![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 17 , nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 4462 sezione 7).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sugli identici emendamenti Nardini 17.11 e 17.17 della Commissione soppressivi dell'intero articolo.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo all'esame degli articoli aggiuntivi all'articolo.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, la Commissione invita a ritirare l'articolo aggiuntivo Garra 17.01.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo concorda.
PRESIDENTE. Onorevole Garra, accetta l'invito a ritirare il suo articolo aggiuntivo 17.01?
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, non vi è identità tra commissario del Governo e commissario dello Stato: non essendovi, quindi, una preclusione, per le ragioni che ho enunciato poc'anzi, insisto per la votazione del mio articolo aggiuntivo 17.01, sul quale invito l'Assemblea a votare a favore. Ritengo infatti che la figura del commissario dello Stato (funzionario non del Governo, ma la cui scelta viene concordata d'intesa tra Governo e giunta regionale) possa svolgere, per un verso, funzioni utili per il coordinamento dell'azione amministrativa degli organi periferici dello Stato, ma per altro verso
anche funzioni utili per i raccordi ed il coordinamento che certamente in ogni circostanza s'impongono per una migliore tutela degli interessi della collettività.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere sull'articolo aggiuntivo Guarino 17.023.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, la Commissione chiede il ritiro degli articoli aggiuntivi che riguardano la Corte costituzionale Guarino 17.023, Migliori 17.024 e Zeller 17.010 per le ragioni che più volte abbiamo spiegato, che attengono più all'ordine del lavoro che al merito; diversamente, il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Guarino 17.023.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, non so quanto tempo mi venga assegnato.
PRESIDENTE. Lei ha a disposizione cinque minuti come tutti.
FILIPPO MANCUSO. A tal fine, voglio consumare l'esordio per un atto di sincerità liberando, forse, attraverso la mia modesta parola, un'opinione che sento diffusa piuttosto largamente. Molti di noi non sono convinti che con questo travagliato dibattito ci si proponga, o si speri veramente, di produrre una legge che sia realmente tale. L'alternativa può essere un'altra: una rappresentazione politica destinata ad essere percepita fuori di qui come manifesto di intenzioni solo dichiarate. Probabilmente, se questo mio sospetto e timore fossero veri, avremmo dovuto applicarci a qualcosa di più concreto, di più realistico e, quindi, di più utile al paese. Detto ciò, posso convenire con il relatore che una materia come quella in esame, vale a dire l'innovazione della formazione della Corte costituzionale, appartenga piuttosto a esigenze di altro livello. Tuttavia, lei sa meglio di me che, quando si passa a comporre il giudice in un certo modo, si è già preparata la decisione circa le materie che saranno ad esso sottoposte. Ciò avviene nell'ambito delle singole controversie nel momento in cui, ad esempio, si compone concretamente un collegio. Quando la preparazione alla formazione del collegio, come nel caso contemplato dall'articolo 18, attiene alla formazione della Corte costituzionale, le previsioni della composizione della stessa individuano già l'essenzialità o meno dei suoi compiti.
del giudizio. Non ha senso dire che la materia è fuori posto o che «non è il caso», è necessario - e desidero farlo nel mio intervento - porre la questione della dignità in atto della nostra Corte costituzionale. Formata secondo una proporzione prevista dalla legge (allora un terzo, un terzo e un terzo) poteva rispondere ad una sensibilità generica ed astratta, ma dopo aver constatato che tale proporzione ha portato l'autorità del Presidente della Repubblica a infarcire, in base a tale ripartizione, l'attuale Corte costituzionale di uomini di parte di sua scelta, e persino individui privi della legittimazione, dobbiamo rimproverare a chi si oppone all'emendamento in esame di non aver capito che cosa si può celare d'intorno e dietro questo tipo di formazione della Corte costituzionale. Probabilmente noi e chi ci seguirà dovremo sperimentare se i nuovi criteri di formazione della Corte costituzionale proposti con l'emendamento in esame provvederanno ad evitare gli scandali - come scandalo è la permanenza nella Corte della signora Contri - che stanno disonorando quel giudice (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Colleghi, invito sempre tutti ad avere senso della misura nell'uso delle parole.
ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, oggi si discute in quest'aula per la prima volta sulla composizione della Corte costituzionale. Anche questo mi pare sia un merito della Lega, perché, ad esempio, già nella bicamerale avevamo sottolineato - del tutto ignorati - la necessità di cambiare il sistema di nomina della Corte costituzionale...
MARCO BOATO. Come ignorati! C'è nel testo della bicamerale!
ROLANDO FONTAN. ...proprio perché riteniamo che, in un possibile nuovo assetto, per trovare il giusto equilibro tra la posizione centrale rappresentata dallo Stato e le autonomie, vi debbano essere, al di là del numero, anche rappresentanti diretti delle autonomie e, nella fattispecie, delle regioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti di tempo. Ne ha facoltà.
ANDREA GUARINO. Signor Presidente, la Corte costituzionale è il garante assoluto dello Stato di diritto, nonché di tutte le libertà individuali e collettive che conseguono a questo Stato di diritto.
Nella sua lunga storia, al di là di quelli che possono essere i giudizi e le aspirazioni politiche o scientifiche, essa si è dimostrata indiscutibilmente sempre all'altezza della situazione. Non c'è il minimo sospetto - e sarebbe offensivo nutrirlo - che la Corte costituzionale, qualunque ne sia la composizione, possa non essere all'altezza della situazione, anche in un mutato configurarsi degli equilibri fra Stato e regioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Migliori. Ne ha facoltà.
RICCARDO MIGLIORI. Il gruppo di Alleanza nazionale voterà a favore di questo articolo aggiuntivo che, come è stato ricordato, è stato sottoscritto dai presidenti di tutti i gruppi che compongono la Casa delle libertà e che offre definitivi elementi di garanzia all'organo principe di rispetto della Costituzione da parte dei poteri dello Stato. La Corte costituzionale ha un ruolo di terzietà, ma non nei conflitti di competenza tra regioni e Stato, specialmente allorché si persevera nello squilibrio circa il criterio di nomina. Un paese autenticamente federale permette anche alle regioni di avere una giusta rappresentanza all'interno dell'organo che deve garantirle rispetto allo Stato e viceversa. Questa è la sostanza del nostro articolo aggiuntivo, non a caso sostenuto e supportato anche dal fronte delle autonomie regionali e che offriamo all'attenzione dei colleghi.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Signor Presidente, per la chiarezza dei nostri lavori, vorrei riprendere quanto ha detto prima il relatore Cerulli Irelli. Egli, nell'invitare il collega Guarino a ritirare il suo articolo aggiuntivo, ha precisato con molta chiarezza che non vi era, da parte sua e della maggioranza del Comitato dei nove, contrarietà al merito ma che il Comitato dei nove si era dato un proprio binario di lavoro limitando le modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione. Proprio per arrivare in porto ha deciso di non affrontare sia gli argomenti relativi alla Corte costituzionale sia quelli del bicameralismo, che vanno esaminati in termini seri. Non si può gabellare per contrasto nel merito un'autolimitazione decisa per raggiungere all'approvazione del provvedimento.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Guarino 17.023, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Non vorrei richiamare per nome quelli che votano per due. Grazie.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo Migliori 17.024.
ELIO VITO. Signor Presidente, anche l'articolo aggiuntivo in esame riguarda la Corte costituzionale. Presidente Jervolino, non intervengo per far polemiche personali né, tanto meno, per finalità ostruzionistiche. Infatti, affermare che, quando qualcuno interviene, lo fa per allungare i tempi del dibattito, è quasi offensivo. Non possiamo accettare l'ipocrisia della maggioranza, che è stata ben rappresentata dagli ultimi interventi: quando la maggioranza boccia i nostri fondamentali emendamenti, non afferma di essere contraria, ma di non voler approvarli ora e di volerli approvare eventualmente nella prossima legislatura. Ipocritamente, la maggioranza afferma di fare ciò per favorire la riforma, non per ostacolarla. È, dunque, un percorso immaginario della maggioranza (che è ipocrita), che consiste nella scelta politica di non introdurre adesso alcune importanti riforme: ebbene, se vi è il tempo per riformare alcuni articoli della Costituzione, dovrebbe esserci anche per riformarne altri; a maggior ragione il tempo c'è, se riformando anche gli altri articoli, si incontra il consenso dell'opposizione; infatti, guarda caso, si tratta di articoli la cui riforma è proposta dall'opposizione. Se si decide di non riformare quegli articoli è perché si è contrari! Poi, nella prossima legislatura si vedrà, ma non si può dire che si è contrari alla riforma di alcuni articoli della Costituzione perché - sebbene se ne condivida il merito -, essendo la maggioranza interessata a riformarne altri, ritiene superfluo fare le modifiche richieste dall'opposizione e non ha neanche il coraggio di dire, nel merito, se sia contraria o favorevole.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. La sussidiarietà non c'entra.
ELIO VITO. Dall'inizio della legislatura, dite a parole di volere le riforme, in quanto gran parte di tali modifiche (come, ad esempio, l'istituzione della Camera delle autonomie) erano state proposte ed accolte dalla Commissione bicamerale; ora avreste potuto approvarle con la nostra piena disponibilità ad entrare nel merito e a trovare le soluzioni più idonee. Non potete però dire che volete le riforme, ma
che non le voterete in quanto volete favorire l'iter della restante parte delle riforme (quelle che non sono volute dall'opposizione). È un atteggiamento arrogante, ipocrita e non ha nulla a che vedere con lo spirito costituente ovvero con lo spirito che occorre avere quando si mette mano alle modifiche della Costituzione e quando lo si fa a fine legislatura, nelle condizioni politiche in cui si trova l'attuale maggioranza, senza che vi sia stata una sua diretta legittimazione popolare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, io credo che il rappresentante dell'opposizione, in questo caso il collega Vito, abbia tutto il diritto di esprimere la propria opposizione alla maggioranza: l'unica cosa che a mio parere non può fare è pretendere di dire cosa fa la maggioranza. La maggioranza dice che sull'integrazione della Corte è d'accordo e che il tema va affrontato in un quadro sistematico, mentre lui ribatte «no, voi siete contro». Presidente, i sostantivi che sono stati usati sono, testualmente: «demagogia, propaganda, ipocrisia, sufficienza, arroganza».
illustrando in che modo il sistema delle garanzie - essendo stato anche relatore per questa parte in seno alla bicamerale - andrà completato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.
ANDREA GUARINO. Signor Presidente, c'è un punto che io vorrei, con stima e rispetto, proporre all'attenzione dell'onorevole Boato. Non si tratta di un problema di merito. L'onorevole Boato ha citato la lettera d): sicuramente il testo è perfettibile e indubbiamente con illustri studiosi e politici di grande esperienza, quali sono presenti nel Comitato dei nove e nella Commissione, sarebbe venuto fuori un testo largamente migliore. Quello che però - ed userò il termine che mi viene direttamente dal profondo dell'anima - stupisce è che durante un lavoro di affinamento fatto dalla Commissione dopo la preparazione del testo unificato, che ne ha mutato in alcuni casi anche profondamente l'architettura, la natura, i contenuti, non una parola sia stata spesa per affrontare questo problema.
MARCO BOATO. Reciproca amicizia.
ANDREA GUARINO. Lo so e me lo hai dimostrato un milione di volte. Il problema non è che il testo sia malfatto, ma che non si sia voluto affrontare questo problema. Non si può dire che il problema era stato affrontato e che il 2 giugno del 1998 da lassù è stato rovesciato il banco: da lassù si è rovesciato il banco anche sulla sussidiarietà! Questa volta il banco non è stato rovesciato, i deputati della Casa delle libertà sono rimasti in aula ed hanno contribuito, come è consentito fare all'opposizione, presentando proposte critiche e sollevando osservazioni. Quel che stupisce è che questa
volta, relativamente al problema della Corte costituzionale e delle garanzie, il banco è stato tolto dalla maggioranza, impedendo, se del caso, anche di rovesciarlo. Questo è quello che non mi spiego: mi rivolgo a te, Marco, ma anche all'intera Assemblea.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pagliarini. Ne ha facoltà.
GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, non dirò che l'intervento del collega sia stato arrogante, ma da bravo ragazzo di campagna non capisco il modo di ragionare. Il presidente Jervolino ha affermato di non essere contrario, ma poi ha votato contro: giuro che non riesco a capire. L'onorevole Boato ha ricordato la storia della bicamerale: 'u capì, ma adesso stiamo votando ed è inutile arrampicarsi sugli specchi. Qui c'è scritto che 5 membri vengono eletti dalle regioni secondo modalità stabilite dalla leggi della Repubblica: se non siete contrari, votate a favore; se voterete contro, vorrà dire che siete contrari al fatto che le regioni eleggano propri rappresentanti (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Ricordo che l'articolo aggiuntivo Zeller 17.010 è stato ritirato.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere sull'articolo aggiuntivo Garra 17.026.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, ribadisco l'invito rivolto all'onorevole Garra a ritirare questo articolo aggiuntivo, già formulato in precedenza. La ragione sta nel fatto che vi è già un articolo aggiuntivo della Commissione in tal senso.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo concorda con il relatore per la maggioranza.
PRESIDENTE. Onorevole Garra, insiste per la votazione del suo articolo aggiuntivo?
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, noi insistiamo per votare questo articolo aggiuntivo: sarebbe l'ennesima riprova del fatto che la maggioranza, a parole, sostiene di affrontare i nodi più spinosi del provvedimento, mentre la sua volontà effettiva, invece, è di adottare, per queste soluzioni la seguente regoletta: «poi, poi; mai, mai». Chiediamo il voto favorevole dell'Assemblea su questo articolo aggiuntivo.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, vorrei ricordare ai colleghi che la Commissione ha presentato l'articolo aggiuntivo 17.029 che voteremo tra breve.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, siamo in dirittura d'arrivo e, se dovessimo sforare di una mezzoretta, non credo cadrebbe il mondo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Fontan 17.025, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere sul subemendamento Zeller 0.17.029.1 e sull'articolo aggiuntivo 17.029 della Commissione.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e le regioni. La Commissione esprime parere favorevole su entrambi.
PRESIDENTE. Il Governo?
ANTONIO MACCANICO, Ministro per le riforme istituzionali. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.029 della Commissione, nel testo subemendato, accettato dalla Commissione e dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione sugli identici subemendamenti Volontè 0.17.030.3 e Fontan 0.17.030.6 e sul subemendamento Fontan 0.17.030.7, sull'articolo aggiuntivo 17.030 della Commissione e sull'emendamento Giovanardi Tit. 1 (vedi l'allegato A - A.C. 4462 sezione 8).
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. La Commissione esprime parere contrario sugli identici subemendamenti Volontè 0.17.030.3 e Fontan 0.17.030.6 e sul subemendamento Fontan 0.17.030.7. Esprime parere favorevole sul proprio articolo aggiuntivo 17.030; infine, l'emendamento Giovanardi Tit. 1 non può essere accolto perché è stata già soppressa la dizione «federale». Invitiamo, pertanto, l'onorevole Giovanardi a ritirare il suo emendamento, altrimenti il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione degli identici subemendamenti Volontè 0.17.030.3 e Fontan 0.17.030.6.
ROLANDO FONTAN. Si tratta di un emendamento alla norma transitoria in cui la Commissione ha previsto che le regioni possano recepire o chiedere qualche competenza, prevedendo una Commissione formata da parlamentari e senatori, sulla falsariga della Commissione parlamentare per le questioni regionali, oltre a tutta una serie di procedure. Si dice, però, che all'interno di questa Commissione che dovrà anche esprimersi sulle richieste delle regioni si può prevedere la partecipazione di rappresentanti delle regioni. Noi riteniamo molto negativa l'espressione «possono prevedere».
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mario Pepe. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE. Presidente, ringrazio i componenti del tavolo dell'interlocuzione istituzionale per il lavoro svolto.
modo, negli organismi regionali. La proposta della Commissione indubbiamente rappresenta un momento di passaggio, di cui apprezzo il valore e la gradualità. È vero che affidiamo la nostra istanza al Parlamento, alla norma regolamentare, ma debbo dire con molta onestà, anche facendomi interprete del pensiero di molte assemblee regionali, che il Parlamento non si è sottratto quando ha dovuto adottare una norma regolamentare di evoluzione ai rapporti tra Stato, Governo e regioni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, l'articolo 64 della Costituzione recita: «Ciascuna Camera adotta il proprio regolamento a maggioranza assoluta dei suoi componenti». Altri articoli rinviano al regolamento - penso all'articolo 72 della Costituzione: «Il regolamento stabilisce (...) Può altresì stabilire (...)» e così via - ma siamo all'interno della Carta costituzionale, nel titolo I che riguarda il Parlamento e che fa riferimento a quelli che si chiamano gli interna corporis, in questo caso al massimo di questi ultimi, ossia ai regolamenti di Camera e Senato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tassone. Ne ha facoltà.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, abbiamo presentato il subemendamento Volontè 0.17.030.3 identico a quello degli onorevoli Fontan e Fontanini. Capisco il ragionamento che ho poc'anzi ascoltato da parte dell'onorevole Boato: le Camere hanno una loro autonomia regolamentare, il regolamento ha un rilievo costituzionale, ma ciò che mi suscita qualche preoccupazione è il giocare sul «possono prevedere». Su questo abbiamo presentato il nostro subemendamento, volto a sostituire le parole «possono prevedere» con la parola «prevedono».
procedere per quanto riguarda la rivisitazione della norma costituzionale.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, il problema sollevato dall'onorevole Tassone ce lo siamo posti realmente, ma abbiamo ritenuto - credo di essere nel giusto - che, senza una norma costituzionale di autorizzazione, i regolamenti parlamentari non potessero integrare con membri esterni la composizione di una Commissione parlamentare.
MARIO TASSONE. Questo non è vero!
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Ciò anche perché la Costituzione, all'articolo 126, prevede che la Commissione bicamerale per le questioni regionali è composta da deputati e senatori. Abbiamo quindi ritenuto che per una composizione allargata ai rappresentanti delle regioni occorresse una norma costituzionale. Tutto qui, Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Fontan 0.17.030.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Prego i colleghi che intendono intervenire in sede di dichiarazioni di voto finale di chiederlo adesso alla Presidenza in modo da poter organizzare i lavori e comunicarlo ai colleghi.
ROLANDO FONTAN. Signor Presidente, con quest'ultimo articolo aggiuntivo siamo arrivati alla cosiddetta ciliegina sulla torta, nel senso che sotto la fattispecie di una norma transitoria si nasconde un inghippo che cercherò di spiegare.
con il preciso intento di avere ancora una volta il massimo controllo su quello che chiedono le regioni e probabilmente, purtroppo, con la specifica volontà di bloccare, di rallentare, di fermare, di non concedere. Tra l'altro, nell'articolato si prevede che, qualora la Commissione non sia d'accordo o addirittura stabilisca prescrizioni, deciderà il Parlamento.
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto.
Dichiaro chiusa la votazione.
GIACOMO GARRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Signor Presidente, alcuni minuti fa mi è stato consegnato un elenco di proposte di coordinamento formale, che reca la seguente intestazione: «A nome del Comitato dei nove».
ANTONIO SODA, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti all'ordinamento regionale. È una bozza!
GIACOMO GARRA. Non mi risulta...
PRESIDENTE. Calma, colleghi!
GIACOMO GARRA. Presidente, non ho necessità di alzare i toni.
PRESIDENTE. Neanch'io, ho detto soltanto di stare calmi.
GIACOMO GARRA. Non mi risulta che il comitato dei nove sia stato riunito.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Come ho avuto modo di dire non più di due minuti fa ai
colleghi Garra e Migliori, quella che è circolata è una proposta di coordinamento. È evidente che nessuno si sogna di gabellare, a nome del Comitato dei nove, una proposta sulla quale il Comitato dei nove non ha avuto modo di pronunciarsi.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. Signor Presidente, devo dare una spiegazione sull'emendamento Giovanardi Tit. 1 e mi scuso con il collega se, nella fretta di prima, sono stato reticente.
PRESIDENTE. Va bene.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. ... perché non interveniamo su questo.
PRESIDENTE. Un momento, però: come ci arriviamo a questo titolo «banale»?
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. A mio avviso, su questo punto servirebbe il coordinamento formale. Poi, deciderà lei.
PRESIDENTE. Scusate, mettetevi d'accordo fra di voi, prima!
CARLO GIOVANARDI. La ringrazio, signor Presidente.
Capisco anch'io che è un atto di forma, ma ritengo opportuno procedere alla votazione.
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, credo che vi sia un equivoco.
CARLO GIOVANARDI. È quello della legge, che va cambiato! Io propongo di modificarlo nel senso che è già stato accettato dall'Assemblea. Non mi sembra un coordinamento formale.
PRESIDENTE. Onorevole relatore, se il titolo proposto dal collega Giovanardi va nel senso che lei indicava come coordinamento formale, se è lo stesso, tanto vale esprimere parere favorevole.
VINCENZO CERULLI IRELLI, Relatore per la maggioranza per i profili inerenti agli enti locali e ai loro rapporti con lo Stato e con le regioni. L'orientamento del Comitato dei nove sarebbe quello di limitarsi a dire: «Modifiche del titolo V della parte seconda della Costituzione».
PRESIDENTE. Va bene, ne prendo atto.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti, soppressivi dell'intero articolo, Nardini 17.11 e 17.17 della Commissione, accettati dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 433
Astenuti 4
Maggioranza 217
Hanno votato sì 237
Hanno votato no 196).
Avverto che l'articolo aggiuntivo Garra 17.02 è assorbito e che l'articolo aggiuntivo Pisanu 17.028 è precluso. Avverto inoltre che gli articoli aggiuntivi Crema 17.03, Zeller 17.010, Crema 17.04, Zeller 17.011, Zeller 17.022, 17.013, 17.014 e 17.09 sono stati ritirati.
Invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione sull'articolo aggiuntivo 17.01.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garra 17.01, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 447
Votanti 436
Astenuti 11
Maggioranza 219
Hanno votato sì 165
Hanno votato no 271).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.
Sotto tale aspetto trovo squilibrato, ma non decisivamente turbato, il criterio di formazione quanto alla componente della rappresentanza regionale. Tuttavia, veniamo da un'esperienza di composizione della Corte costituzionale, che in questi giorni vive i momenti più scandalosi, avvenuta sulla base della vigente normativa costituzionale, la quale ha rivelato l'inadeguatezza rispetto all'etica politica
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
A noi ovviamente fa piacere che per la prima volta si cominci a discuterne seriamente. Abbiamo posto questo problema sia come Lega, sia come Polo, tant'è vero che questo articolo aggiuntivo è firmato da tutti i capigruppo. Si tratta dell'ultimo dei nostri cinque emendamenti importanti, perché non c'è dubbio che, se si vuole che uno Stato vada non verso il federalismo, ma quanto meno verso un minimo di autonomia, bisogna anche riconoscere tale presenza all'interno della Corte costituzionale, che, nel momento in cui i poteri venissero davvero trasferiti alla periferia, acquisterebbe sempre più importanza nel disciplinare le varie competenze ed i problemi conseguenti.
Mi pare che questa maggioranza, ancora una volta, non abbia discusso ed abbia chiuso ogni ragionamento anche su questo principio. Tuttavia, prendiamo atto che, ancora una volta, siamo stati i primi - lo stiamo dimostrando anche in quest'aula - a voler dare un giusto equilibrio al sistema delle autonomie ed un giusto riconoscimento alle regioni.
Speriamo, quindi, che il relatore Soda, la maggioranza e il Boato di turno, allorquando incontreranno i loro tanto sostenuti presidenti di regione, cercheranno di spiegare loro non solo perché non hanno votato a favore, ma anche perché non hanno nemmeno approfondito e discusso questo problema, che mi pare sia di interesse notevole anche per le regioni.
Quindi l'articolo aggiuntivo che abbiamo presentato non è dettato da questo motivo, ma dal desiderio che la Corte costituzionale possa arricchirsi dell'esperienza, della capacità e della conoscenza di chi viene espresso direttamente dal sistema delle regioni.
L'originario modo di elezione della Corte non fu dettato da motivi di sfiducia ma dalla volontà di arricchire l'esperienza della Corte e il dialogo al suo interno con quella di chi proveniva da quelli che allora erano considerati i tre poteri dello Stato (giudiziario, esecutivo, legislativo) originariamente prevedendo, con funzione di garanzia, i giudici di nomina presidenziale.
È evidente che proprio in questo spirito non si può - ora che si proclama la volontà di modificare l'equilibrio, di aggiungere un'altra realtà istituzionale alla configurazione della Repubblica, la realtà regionale, federale o protofederale - non arricchire la Corte costituzionale anche di queste esperienze. È per questo che, al di là di una valutazione politica (ringrazio il relatore Cerulli Irelli per la delicatezza con cui ha espresso il parere contrario), mi permetto di osservare che opporsi a questa modifica delle modalità di nomina della Corte costituzionale, da espressione della libertà dei cittadini e delle garanzie di libertà quali siamo noi tutti, indipendentemente dalla nostra appartenenza politica, sarebbe un errore (Applausi dei deputati Manca e Rebuffa).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 411
Astenuti 4
Maggioranza 206
Hanno votato sì 194
Hanno votato no 217).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Vito. Ne ha facoltà.
Presidente Jervolino, se si era d'accordo sul merito di introdurre alcune modifiche, lo si sarebbe potuto fare; eravamo disponibili a valutare come nominare quei 5 componenti della Corte costituzionale che proponiamo siano nominati dalle regioni; eravamo, dunque, disponibili a valutare come nominarli, da parte di quali organi o a quali organismi sottrarre l'attuale potere di nomina: questo vuol dire svolgere un confronto nel merito! La maggioranza non può decidere con arroganza ed ipocrisia di riformare alcuni articoli per fare prima; dove sta scritto che in questo modo si fa prima? Così si fa più tardi, si fa male e senza il consenso dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)! In questo modo, la maggioranza si sottrae all'onere di dire, di fronte all'opinione pubblica e al Parlamento, che in realtà non vuole operare le riforme in materia di federalismo, sussidiarietà, modifica nella composizione della Corte costituzionale.
Signor Presidente, il vulnus di questa operazione politica è gravissimo, anzi è doppiamente grave: non solo si compiono operazioni politiche di demagogia e propaganda elettorale ai danni della Costituzione; non solo si prova a compiere riforme senza il consenso che si sarebbe potuto ottenere, ma la maggioranza afferma che, al momento, non vuole realizzare alcune modifiche costituzionali - sulle quali sarebbe teoricamente d'accordo - e che si vedrà nella prossima legislatura se vorrà realizzarle. È un atteggiamento arrogante ed ipocrita, che non ha nulla a che vedere con lo spirito costituente e che, a nostro giudizio, non consentirà neanche di portare a termine quella parte delle modifiche della Costituzione che la maggioranza afferma di voler approvare. Questo atteggiamento mette pienamente a nudo le caratteristiche del centrosinistra e dell'attuale maggioranza: quello spirito di presunzione per il quale si ritiene che solo le proprie idee e proposte siano utili al paese e adatte al cambiamento, guardando con sufficienza ed arroganza alle altre proposte, non entrando nel merito e non tenendo conto che tali proposte sono quelle grazie alle quali, già oggi, chi siede da questa parte del Parlamento gode del consenso della maggioranza degli elettori. Così vi mettete anche contro la volontà degli elettori davanti ai quali, anche su questi temi , sarete chiamati (insieme a noi) a confrontarvi.
Intervengo, dunque, solo per togliervi questo alibi: volete o non volete modificare la composizione della Corte costituzionale? Se sì, c'è l'occasione per farlo, anche con l'articolo aggiuntivo in esame: entriamo, dunque, nel merito e proponeteci come fare, ma non dite che volete fare una riforma rinviandola alla prossima legislatura per il bene della riforma stessa; così facendo, affossate la riforma che proponiamo e che dite di volere, nonché la riforma che noi riteniamo insufficiente e che state cercando di portare a casa senza il nostro consenso; ma non ci riuscirete (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia)!
Il testo della bicamerale, che evidentemente il collega non aveva letto, prevedeva che il numero dei giudici della Corte costituzionale fosse portato da quindici a venti; che i cinque di nomina parlamentare fossero eletti dal Senato come Camera delle garanzie e non più dalla Camera politica; che i cinque provenienti dal sistema delle autonomie fossero nominati dai membri integrati del Senato. Prevedeva anche - e io credo che bisognerà arrivare a questo - l'accesso diretto alla Corte non solo da parte dei cittadini per la violazione dei diritti fondamentali, ma anche da parte dei comuni e delle province. Se, infatti, nell'articolo 114 prevediamo che la Repubblica è costituita da comuni, province - o città metropolitane -, regioni e Stato, dovremo prevedere l'accesso diretto anche dei comuni e delle province (nessuno di voi ha presentato emendamenti in tal senso). Sto
Faccio riferimento all'articolo aggiuntivo Guarino 17.023 perché è sottoscritto da tutta la Casa delle libertà: ma come si fa a prevedere, come è scritto alla lettera d), che cinque componenti la Corte costituzionali siano nominati «dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni secondo modalità previste con legge statale»? Quale organo costituzionale è la conferenza dei presidenti delle regioni? È evidente che, se dovremo arrivare - e dovremo arrivarci - alla nomina di giudici da parte della rappresentanza politica del sistema delle autonomie, ci arriveremo in un contesto di rafforzamento necessario del sistema delle garanzie, nel quadro non più della riforma del titolo V della Costituzione, cui ci stiamo dedicando, ma anche della riforma del titolo I, concernente il Parlamento, del titolo II, che riguarda il Presidente della Repubblica, e del titolo VI, concernente le garanzie costituzionali.
È chiaro che la polemica è il pane quotidiano del Parlamento, si può criticare - anche se si dovrebbe usare un linguaggio più rispettoso -, ma non si può affermare «voi dite questo, ma in realtà pensate tutt'altro», perché ciò che la maggioranza - ed anche gran parte dell'opposizione - pensava era scritto nel progetto della bicamerale, che riguardava tutta la seconda parte della Costituzione. Da quel banco lassù qualcuno si alzò, il 2 giugno 1998, e rovesciò completamente il tavolo della bicamerale: si vorrebbe rimetterlo del tutto in piedi a fine settembre del 2000, quando si voterà nell'aprile-maggio 2001? Questo, francamente, è paradossale. Conduciamo in porto questo disegno e, se il Polo vorrà promuovere il referendum - spero che non lo chiamerete più «referendum comunista», come avete chiamato gli ultimi -, io dirò «viva il referendum»! Il popolo sovrano si pronuncerà ed io sono convinto che capirà l'importanza di questa riforma, che è stata richiesta da tutto il sistema delle autonomie (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista e misto-Socialisti democratici italiani).
Onorevole Guarino, ha a sua disposizione due minuti.
Onorevole Boato, se posso darti del tu pubblicamente con amicizia...
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Migliori 17.024, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 458
Votanti 449
Astenuti 9
Maggioranza 225
Hanno votato sì 208
Hanno votato no 241).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Peretti 17.027, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 424
Astenuti 2
Maggioranza 213
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 233).
Onorevole Fontan, è esaurito anche il tempo ulteriore assegnato al vostro gruppo: veda lei.
L'articolo aggiuntivo Garra 17.026, attualmente al nostro esame, è uguale, nella sua sostanza, al mio articolo aggiuntivo 17.025 ed al 17.029 della Commissione. Non riesco a capire per quale motivo gli emendamenti presentati dall'opposizione, che la Commissione giudica comunque positivi, non vengano approvati, mentre devono essere assolutamente approvati quelli della maggioranza.
Questo mi sembra un comportamento assolutamente arrogante.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Garra 17.026, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 459
Votanti 455
Astenuti 4
Maggioranza 228
Hanno votato sì 209
Hanno votato no 246).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 439
Astenuti 6
Maggioranza 220
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 233).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Zeller 0.17.029.1, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 417
Astenuti 35
Maggioranza 209
Hanno votato sì 265
Hanno votato no 152).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 452
Votanti 438
Astenuti 14
Maggioranza 220
Hanno votato sì 283
Hanno votato no 155).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
Se sostenete che questo provvedimento è all'insegna dell'autonomia, del riconoscimento delle regioni e delle rispettive rappresentanze, non riesco a capire perché vi sia una Commissione parlamentare che debba decidere sulle richieste delle regioni e perché il regolamento della Camera potrà prevedere o meno la partecipazione dei rappresentanti delle regioni. È un comportamento oltremodo vergognoso nei confronti delle regioni e degli enti locali che pure continuate a dire di rispettare.
Nei fatti, non date garanzia e sicurezza alle regioni e agli enti locali di essere presenti in quella Commissione, che del resto è inutile e ne spiegheremo dopo il motivo. L'espressione «possono prevedere» significa proprio questo: non garantire la sicurezza della partecipazione. Ancora una volta perpetrate un grave attacco contro le autonomie e i loro rappresentanti.
Questi emendamenti indubbiamente riducono, per la sobrietà del nostro dibattito e per i tempi cogenti che viviamo in una fase di difficile interpretazione politica, la normativa molto più ampia che avevano presentato alcuni colleghi, che io condividevo sul piano della sostanza politica, soprattutto perché rispondeva ad una forte esigenza culturale e partecipativa presente nel paese e, in particolar
In questo spirito ritengo si possa sostenere la norma in esame e sono convinto che il regolamento della Camera dei deputati farà segnare un passo in avanti all'impianto federalista, che è nell'auspicio soprattutto delle autonomie locali (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Noi stiamo predisponendo una disposizione transitoria, che non entra nel corpo della Costituzione, pur essendo di rango costituzionale ed è norma di rango costituzionale essendo necessaria per dare copertura all'integrazione della Commissione parlamentare per le questioni regionali. Non è però nuovo testo costituzionale. Questo è il motivo per il quale, per rispetto dell'autonomia delle due Camere - sancita in particolare, per quanto riguarda il regolamento, dall'articolo 64 -, la Commissione ha scritto «possono prevedere». Ciò sapendo bene che, se questa è la volontà politica delle due Camere - e lo è perché su questo siamo tutti d'accordo -, i regolamenti poi disciplineranno la materia.
Non si tratta quindi di una mancanza di rispetto nei confronti del sistema delle autonomie, ma di una forma di rispetto nei confronti dell'autonomia regolamentare di Camera e Senato.
L'invito che rivolgo allora alla Commissione ed ai relatori è il seguente: visto e considerato che abbiamo qualche problema circa la possibilità di far prevedere da norme dei regolamenti di Camera e Senato la convocazione dei rappresentanti delle autonomie locali e quindi delle regioni, ritengo che anche il primo comma della norma transitoria dovrebbe essere eliminato. Se vi è un'autonomia regolamentare di Camera e Senato, anche il «possono» contenuto in quel comma è inutile. Ciò anche per seguire un certo ragionamento, altrimenti adottiamo il nostro che, in fondo, è cogente per i regolamenti. È indubbio che, se attribuiamo autonomia regolamentare, il primo comma della norma transitoria è inutile. Se la Commissione recepirà questo dato, avremmo fatto un aggiustamento concettuale, una razionalizzazione e conferito una certa dignità al nostro modo di
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici subemendamenti Volontè 0.17.030.3 e Fontan 0.17.030.6, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 443
Votanti 440
Astenuti 3
Maggioranza 221
Hanno votato sì 202
Hanno votato no 238).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 432
Astenuti 3
Maggioranza 217
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 241).
Passiamo alla votazione dell'articolo aggiuntivo 17.030 della Commissione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontan. Ne ha facoltà.
Non riesco a capire perché debba esservi un'apposita Commissione per le questioni regionali, formata da deputati e senatori, della quale, presumibilmente, i rappresentanti delle regioni non faranno parte; ma al di là della composizione, tale Commissione avrà il compito di stabilire se le richieste avanzate dalle singole regioni relativamente a qualche competenza siano giuste o sbagliate, legittime o illegittime e quant'altro. Una volta definito il quadro delle competenze che rimangono allo Stato (purtroppo sono quasi tutte), non si riesce a capire perché volete a tutti i costi costituire tale Commissione, se non con il preciso scopo,
Voi mettete, quindi, una serie di bastoni fra le ruote nei confronti dell'autonomia, nei confronti delle poche richieste che presumibilmente - è da auspicare - arriveranno dalle regioni. Ancora una volta, ciò che non siete riusciti a fermare finora lo fermate con una Commissione centrale, che probabilmente sarà costituita solo da rappresentanti del Parlamento e che, comunque, avrà un potere fortissimo nell'incidere e, quindi, nel fermare o meno le richieste che verranno avanzate dalle regioni.
Ho cominciato il mio intervento dicendo che questo articolo aggiuntivo rappresentava la ciliegina sulla torta: il provvedimento in esame, nato non certo nello spirito di concedere una vera autonomia, si conclude ancora una volta con il timbro del centralismo, nel senso che deve essere il Parlamento di Roma, il Parlamento statale, lo Stato a dire sempre e comunque l'ultima parola. È questa, purtroppo, la realtà (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 17.030 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 433
Astenuti 7
Maggioranza 217
Hanno votato sì 254
Hanno votato no 179).
Aggiungo che il ministro Maccanico, in conclusione dei lavori del Comitato dei nove, ha detto: «Stiamo accorti, perché sul coordinamento formale va fatta una riflessione adeguata».
Ed allora, non corriamo verso la dirittura d'arrivo saltando su questioni di metodo, a nome del Comitato dei nove e su esigenze di contenuti concreti che sono stati messi a fuoco anche dal ministro che ve lo può confermare, se riterrà di farlo.
Siccome però si tratta non di argomenti di sostanza ma di argomenti di mera forma, alcuni dei quali sono stati proposti e gentilmente da colleghi del gruppo di Alleanza nazionale, non riteniamo essenziale questo coordinamento e preghiamo lei e i colleghi di considerare come se non fosse mai esistita questa bozza, che ribadisco non essere altro che una proposta (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
L'articolo 1 del testo della Commissione conteneva la modifica al titolo del titolo V della Costituzione. Tale articolo è stato però soppresso. Quindi, il titolo V della parte seconda della Costituzione, allo stato rimane con il titolo che ha ...
Resta il problema del titolo della nostra legge, cioè della legge di modifica costituzionale e questo non può che essere che quello banale di «modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione».
Le questioni sono due: o vi è una intesa totale da parte della Commissione di mutare il titolo della legge, visto che è cambiato il contenuto e a questo punto, se non vi sono obiezioni, potremmo procedere in tale maniera; se, invece, le cose non stanno in questa maniera, dobbiamo sottoporre al voto dell'Assemblea il mutamento del titolo. Questa è una cosa che si può fare perché la proposta di coordinamento formale può essere sottoposta al voto dell'Assemblea, come voi sapete bene!
In ogni caso, ora affrontiamo una questione per volta. Adesso esaminiamo l'emendamento Giovanardi Tit. 1.
Lei, onorevole relatore, ha spiegato le ragioni per il quale il Comitato dei nove è contrario.
Darò ora la parola al presidente Giovanardi.
A me sembrerebbe corretto, in presenza di una richiesta di ritiro dell'emendamento formulata dal relatore Cerulli Irelli, di non ritirarlo perché è vero che è una questione formale, ma è anche una questione sostanziale! Non è possibile che noi abbiamo modificato i contenuti della legge e che questa «vada agli atti» con scritto: «Ordinamento federale».
Il titolo a cui fa riferimento lei è il titolo della legge o quello della Costituzione?
Non è così, onorevole Cerulli Irelli?
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi Tit. 1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 338
Astenuti 108
Maggioranza 170
Hanno votato sì 96
Hanno votato no 242).


