Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 777 del 26/9/2000
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(Valutazione del Governo circa la situazione del carcere di Secondigliano)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Taradash n. 3-03661 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).
Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.

ROCCO MAGGI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. In merito all'interrogazione all'ordine del giorno va in primo luogo evidenziato in linea generale che il Governo ha di recente assunto iniziative, di grande rilievo e significato, riguardanti molteplici profili, sul delicato fronte del sistema penitenziario del nostro paese. La linea di azione perseguita per ovviare alla difficile situazione del settore muove da una prospettiva del tutto innovativa che contempla, oltre ad alcune indispensabili misure emergenziali, una fitta rete di interventi strutturali di breve, medio e lungo periodo, volti a rimuovere i problemi più rilevanti del sistema carcerario nel suo complesso.
In particolare, con il cosiddetto «Piano di azione giustizia» articolato in varie priorità - tra le quali spiccano il programma di edilizia penitenziaria ed il potenziamento degli organici dell'amministrazione penitenziaria - si è fatto un decisivo passo in avanti nella prospettiva del miglioramento delle condizioni di vita nelle carceri.
I settori dell'intervento, sul piano dell'edilizia, non sono limitati all'apertura di nuovi istituti ed alla ristrutturazione di


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quelli già in essere, ma muovono in direzione dell'acquisizione di strutture da altri Ministeri, da utilizzare secondo le necessità. Ovviamente la dimensione finanziaria di detti interventi richiede, accanto alle risorse pubbliche, mobilitazione di capitali privati. Per tale ragione sono state previste - d'intesa con il Ministero dei lavori pubblici - modalità che consentano di ricorrere a forme di leasing e di project financing.
Sul parallelo terreno del potenziamento degli organici del Corpo di polizia penitenziaria e del personale amministrativo e trattamentale - resosi ancor più necessario in ragione dell'attenzione prestata allo sviluppo di circuiti differenziati ed ai programmi di reinserimento sociale - sono state previste assunzioni di personale (agenti di polizia penitenziaria ed addetti sociali ed amministrativi per il sistema penitenziario) da attuarsi in tempi brevissimi.
Si aggiunge, con specifico riguardo alla situazione detentiva, che la completa attuazione, nei tempi previsti, del nuovo ordinamento penitenziario, appena entrato in vigore, potrà consentire un significativo miglioramento della situazione dei reclusi, sia sotto il profilo delle condizioni di vita (anche per quanto attiene alle attività trattamentali), sia sotto il profilo dei rapporti con l'esterno. Infatti, il nuovo regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 30 giugno 2000, n. 230, contiene importanti novità per ciò che concerne le condizioni generali di vita all'interno degli istituti, le strutture edilizie, l'uso delle tecnologie all'interno delle celle ed introduce nuove modalità di comunicazione con l'esterno ed incentivi per lo studio ed il lavoro. Le disposizioni relative alle strutture penitenziarie sono senz'altro quelle più innovative. Esse riguardano, ad esempio, gli sbocchi di luce e la ristrutturazione dei servizi igienici all'interno delle celle. Il capo II, agli articoli 6 e 7 del regolamento, prevede la presenza di docce, bidet ed acqua calda in ogni cella e prescrive l'apertura di finestre che consentano il passaggio dell'aria e della luce naturale. L'effettuazione di interventi, quali ad esempio la sistemazione di docce in ogni cella o di una cucina ogni 200 detenuti, richiederà una ristrutturazione edilizia per quasi tutti gli istituti di pena italiani. Altre novità di rilievo riguardano il complesso di norme sulle modalità di trattamento all'interno dell'istituto (capo III, articoli da 35 a 40), quali, ad esempio, la possibilità di fare telefonate più lunghe una volta alla settimana anziché ogni quindici giorni, la possibilità di avere sei colloqui al mese con i familiari, invece dei quattro in precedenza consentiti, senza pareti divisorie per i detenuti che non si trovino in regime di sicurezza, l'uso di apparecchi radio, lettori CD e computer. Per dare concreta attuazione alle disposizioni contenute nel regolamento, oltre ai 162 miliardi già stanziati per l'edilizia penitenziaria, il Ministero ha sollecitato ulteriori fondi da stanziare con la nuova legge finanziaria. Tutte le iniziative sopra menzionate costituiscono, in definitiva, la dimostrazione che il Ministero è fortemente impegnato a realizzare quella strategia strutturale di interventi che, come già detto, vuole affrontare non solo l'emergenza ma, soprattutto, i nodi di fondo del sistema penitenziario italiano.
In merito ai quesiti specifici posti dall'onorevole Taradash sull'istituto di Secondigliano, si rappresenta che le celle di tale struttura, fatta eccezione per i reparti sanitari, sono generalmente occupati da due detenuti, benché progettate per ospitarne solo uno; le dimensioni dei locali, tuttavia, sono idonee ad ospitare due persone, secondo le indicazioni fornite in proposito dal Ministero della sanità. Le finestre hanno le stesse dimensioni di quelle realizzate negli istituti penitenziari di più recente costruzione e danno sufficiente aria e luce ai locali. Non risulta, poi, che gli impianti di ventilazione dei servizi igienici presentino problemi di funzionamento. La proporzione tra numero degli utenti e numero dei servizi doccia disponibili nell'istituto è stata calcolata in base alle indicazioni fornite dalla competente commissione in sede di realizzazione dei servizi e, al riguardo, non


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consta che si siano mai verificati inconvenienti, né che siano state manifestate doglianze da parte dei detenuti.
Per quanto concerne i controlli, va precisato che la presenza di più persone per cella rende necessario che, durante le perquisizioni o le operazioni di conta, i detenuti debbano rimanere in piedi per consentire un'idonea verifica. Si aggiunge che le perquisizioni disposte nei confronti dei soggetti che, per legittimi motivi, accedono in istituto, sono effettuate in conformità alle disposizioni impartite dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e, quindi, con modalità non invasive e nel pieno rispetto della dignità della persona. Dagli accertamenti compiuti presso la direzione dell'istituto di Secondigliano, non è emerso poi che vi siano state proteste da parte dei difensori relativamente alla situazione indicata dall'onorevole interrogante.
Per quanto concerne il vitto, si osserva che corrisponde per quantità e qualità alle tabelle dei capitolati d'appalto e che viene sottoposto a continui controlli, sia dai funzionari dell'istituto, sia dall'apposita commissione detenuti, nominata mensilmente tramite sorteggio. Inoltre, il sopravvitto prevede un elenco di centinaia di voci ed il relativo listino prezzi è soggetto al visto di congruità dell'ufficio annona del comune, secondo le disposizioni vigenti.
Quanto all'assistenza sanitaria, si fa presente che è annesso all'istituto un centro clinico dotato delle più moderne e sofisticate attrezzature, che si avvale della consulenza di specialisti di quasi tutte le branche della medicina; presso il centro è anche attivo un reparto per l'assistenza ai detenuti affetti dal virus HIV. In merito alle dotazioni di svago della struttura, è opportuno evidenziare che circa 10 anni fa sono stati acquisiti per l'istituto di Secondigliano televisori in bianco e nero per quasi tutti i reparti; per quelli che ne sono sprovvisti, e che solo di recente sono entrati in funzione, la direzione ha provveduto ad acquistare ed installare televisori a colori. Allo stato, le limitate disponibilità di bilancio non consentono di sostituire gli apparecchi in bianco e nero già acquistati con altri più moderni.
Si fa presente che il carcere di Secondigliano ospitava, alla data del 22 settembre 2000, 1.322 detenuti, oltre a 150 semiliberi, per un totale quindi di 1.472 detenuti, a fronte di una capienza complessiva di 1.440 posti; nella stessa struttura sono attualmente in servizio 9 educatori. Certamente il rapporto numerico tra educatori e detenuti non consente di far fronte a tutte le richieste di colloqui; viene tuttavia assicurata la presenza quotidiana degli educatori presso i reparti, per lo svolgimento delle attività trattamentali. Tali attività consistono in tre corsi di scuola elementare, otto corsi di scuola media inferiore, otto corsi di scuola media superiore, quindici corsi di formazione professionale e tre laboratori di attività teatrale. La partecipazione dei detenuti ai corsi di scuola elementare, media inferiore e media superiore riguarda 400 soggetti reclusi; presso ogni reparto è avviata un'attività di cineforum; inoltre sono stati organizzati nell'istituto 25 progetti finalizzati e si svolgono tornei di calcio e spettacoli teatrali e musicali.
Sono stati invece avviati ad attività lavorativa solo 270 detenuti, a causa delle limitate disponibilità finanziarie; attesa l'importanza del lavoro in carcere, si è già richiesto un adeguato incremento, per l'esercizio 2001, dei fondi stanziati sul pertinente capitolo di bilancio dell'amministrazione penitenziaria.
Diverse altre attività trattamentali sono organizzate nel reparto a custodia attenuata e in quello ove è vigente un trattamento avanzato.
Per quanto riguarda «la tutela delle posizioni giuridiche dei detenuti e in generale la garanzia dei diritti dei singoli individui», cui fa riferimento l'onorevole Taradash, si ritiene utile ricordare, in primo luogo, che in relazione ad episodi non recenti di violenze ed intimidazioni all'interno della struttura l'autorità giudiziaria ha avviato complesse indagini, all'esito delle quali è stato disposto il rinvio a giudizio di alcuni operatori dell'istituto;


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il processo è tuttora in corso. Per quanto attiene poi ad asserite inerzie nella tutela dei diritti dei detenuti da parte del tribunale di sorveglianza di Napoli, si tratta di questione attinente all'esercizio della giurisdizione, attività questa suscettibile, se del caso, dei rimedi endoprocessuali previsti dall'ordinamento, ma insindacabile in sede amministrativa, fatte salve le ipotesi estreme di abnormità, negligenza o errore inescusabile, ovvero strumentale esercizio della funzione per scopi contrari a giustizia, ipotesi che non sembra di poter ravvisare nella fattispecie, considerata anche la genericità di quanto esposto e quindi l'impossibilità di svolgere utilmente approfondimenti in merito.
Si fa infine presente che nell'istituto di Secondigliano sono ristretti anche detenuti ad alto indice di pericolosità e che ciò nonostante non si sono mai registrate situazioni allarmanti per la sicurezza, l'ordine e la disciplina all'interno della struttura.
Naturalmente anche a Secondigliano, come nella maggior parte degli istituti penitenziari del paese, permangono situazioni di difficoltà e disagio che possono costituire la causa remota, specie per i soggetti più deboli e a rischio, del triste fenomeno della morte in carcere, fenomeno che purtroppo continua a verificarsi, nonostante il continuo ed attento impegno di tutti gli operatori del settore per prevenirlo e contenerlo.
Proprio le difficoltà attuali del sistema penitenziario nel suo complesso, che sono numerose e delicate, il Governo sta affrontando con decisione e concretezza attraverso quella organica azione riformatrice di cui si è detto in premessa, intesa ad assicurare a tale settore ogni necessaria risorsa sul piano umano, materiale finanziario.
Per le ragioni sopra esposte, non si ravvisano, allo stato, con riguardo all'istituto di Secondigliano, le condizioni e i presupposti per gli interventi di specifica competenza del Ministero della giustizia, sollecitati dall'onorevole interrogante.

PRESIDENTE. L'onorevole Taradash ha facoltà di replicare.

MARCO TARADASH. Signor Presidente, signor sottosegretario, apprezzo l'impegno del Governo per migliorare le condizioni di vita in carcere, perché significa altresì migliorare le condizioni di vita dopo il carcere anche per coloro che non sono in carcere, ma che sono stati vittime dei reati.
Vorremmo avere, quindi, carceri in cui ci sia meno violenza, anche indiretta, e un maggiore tentativo di integrazione: carceri, quindi, che restituiscano cittadini e non delinquenti, potenziati dal contatto con gli altri delinquenti. Pertanto, tutto quanto viene intrapreso in questa direzione deve essere sostenuto.
Mi sarei aspettato invece una risposta più precisa riguardo la situazione del carcere di Secondigliano. In particolare, mi sarei aspettato che, nel quadro di queste buone intenzioni, anche altre volte enunciate e poi, per varie ragioni, non sempre realizzate, fosse stato illustrato almeno un intervento che verrà fatto per il carcere di Secondigliano. Capisco che si tratta di un carcere molto difficile, perché ad alta frequentazione malavitosa, con circa 1.500 detenuti: è ovvio che la disciplina può anche essere più severa rispetto ad altri carceri; tuttavia, le denuncie che ci sono pervenute dal suo interno, anche su questioni che potrebbero essere risolte, avrebbero meritato una risposta concreta. Ad esempio, è stato segnalato il numero assolutamente basso degli educatori, confermato dal sottosegretario: potremmo quindi cominciare proprio da qui, offrendo un supporto psicologico maggiore, con la possibilità di incontrare assistenti sociali. Bisogna dare, quindi, la possibilità di avere contatti con il mondo diverso da quello del carcere con aperture alla vita esterna; questa deve rimanere una prospettiva non solo per i detenuti, ma anche per coloro che di loro si occupano, cercando di reinserirli nella società.
Alcune delle situazioni denunciate in lettere inviate ai giornali da parte degli stessi detenuti o a me pervenute sono


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state smentite dal sottosegretario: non ho la possibilità di stabilire chi abbia ragione, ma chiedo un'attenzione maggiore a situazioni particolari quali questa, perché in Italia siamo abituati ai grandi interventi di riforma che, però, difficilmente riescono a trasformarsi in piccole iniziative pratiche.
Il sottosegretario ha parlato della possibilità di fare una telefonata ogni settimana e non ogni 15 giorni: a me sembra ancora poco, perché ritengo che nella condanna all'isolamento fisico non debba essere inclusa anche quella al divieto di comunicazione con il mondo esterno, seppure evitando la continuazione dell'attività delinquenziale. Vi è invece una logica carceraria che, sotto molti profili, può essere considerata una logica di tortura e non di reinserimento e di rieducazione. Questo passaggio e, per fare un esempio minimale, la possibilità che avranno i detenuti di telefonare - preferisco parlare di cose molto concrete - una volta alla settimana, invece che ogni due, mi sembrano un passo troppo piccolo rispetto alla ridefinizione del ruolo e della funzione del carcere.
Mi auguro che, al di là delle inchieste, che non ci saranno, sul modo in cui è gestito il carcere di Secondigliano e sugli episodi di violenza che sono accaduti al suo interno (per i quali, come ci è stato riferito, è in corso un'inchiesta della magistratura), sul recentissimo suicido avvenuto nel suo interno e sullo stato di tensione che una delegazione di parlamentari, di consiglieri regionali e di associazioni di solidarietà ha riscontrato recentemente, di cui ha parlato anche il collega Pisapia in una sua interrogazione, il Governo intervenga concretamente al di là delle inchieste amministrative o delle ispezioni.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo brevemente la seduta.

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