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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento
di programmazione economico-finanziaria relativo alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2001-2004.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore di minoranza, onorevole Armani (Commenti dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale - Proteste dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
PIETRO ARMANI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, prima di svolgere la mia replica, devo innanzitutto rilevare che vi sono differenze tra la risoluzione di maggioranza del Senato e quella della Camera. La differenza maggiore, signor Presidente, è relativa al punto 8.1.5) della risoluzione della Camera, che corrisponde al punto 8.3) del Senato: vi è infatti una differenza per quanto riguarda la destinazione dei proventi delle licenze UMTS. Laddove la Camera parla di rapporto tra debito delle pubbliche amministrazioni e PIL...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Armani; lei sta parlando di una questione molto importante che l'Assemblea non sta seguendo.
PIERO FASSINO, Ministro della giustizia. Vogliono che i bambini rimangano in carcere!
PRESIDENTE. Questo ditelo in giro; colleghi, per cortesia, l'onorevole Armani sta ponendo una questione molto delicata di rapporto tra il documento presentato al Senato e quello presentato alla Camera. Vi prego di seguire.
PIETRO ARMANI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, stavo dicendo che, per quanto riguarda la risoluzione Mussi 6-00135 presentata alla Camera, con riferimento alle destinazioni dei proventi della vendita delle licenze UMTS al punto 8.1.5) è scritto: «il rapporto debito delle pubbliche amministrazioni/prodotto interno lordo, inclusi i proventi delle privatizzazioni e delle licenze UMTS, dovrà essere pari a 106,6, 103,3, 99,3 e 95,5, in percentuale del prodotto interno lordo rispettivamente alla fine degli anni 2001, 2002, 2003 e 2004». Premesso che questi dati sono diversi da quelli del documento ufficiale di programmazione economico-finanziaria, perché quest'ultimo per il 2002 prevede una percentuale del 103,5 contro quella del 103,3 della risoluzione, per il 2003 il 99,7 a fronte della percentuale del 99,3 della risoluzione, per il 2004 solo il 95 per cento, a fronte del 95,5 per cento della risoluzione, a parte questa differenza - che mi sembra rilevante perché dovremmo fare testo sul documento di programmazione economico-finanziaria e non, evidentemente, su nuove percentuali che venissero inventate - vorrei capire per quale ragione siano state più rigorose le percentuali del 2002-2003 e meno rigorosa la percentuale del 2004.
PRESIDENTE. Onorevole Armani, il tempo a sua disposizione è esaurito.
PIETRO ARMANI, Relatore di minoranza. Presidente, vorrei anche capire per quale ragione esista una differenza di dati fra il documento di programmazione economico-finanziaria e quelli messi «a capocchia», magari anche più rigorosi, ma meno per il 2004.
SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, si tratta di una delicata questione, che sottopongo all'attenzione sua e dell'Assemblea.
la norma relativa all'utilizzo di un'entrata, quindi riferita ad un obiettivo che non figura, per il quale è prevista la variazione dell'entrata, riguardante l'UMTS.
PRESIDENTE. Ci sono colleghi che intendono parlare sulla stessa questione?
GUIDO POSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, le propongo la questione sotto un altro punto di vista, condividendo pienamente le considerazioni dei colleghi Armani e Liotta.
PRESIDENTE. Non c'è niente di superiore!
GUIDO POSSA. Lo dicevo per discriminare il grano dal loglio riguardo a tali questioni.
consente alla risoluzione sul DPEF di contenere integrazioni e modifiche del documento stesso. Purtroppo, la struttura della risoluzione di maggioranza non è tale da identificare con chiarezza le integrazioni e le modifiche anche se, a buon senso, si possono intuire. Si pone, dunque, il problema di una contraddizione tra la condivisione dei contenuti e degli obiettivi del DPEF e alcuni punti su cui la risoluzione di maggioranza impegna il Governo, che non sono affatto allineati con quegli stessi contenuti ed obiettivi.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, vorrei semplicemente ribadire che la soluzione del problema si trova fondamentalmente negli interventi che mi hanno preceduto. Non interverrò sul punto sul quale, eventualmente, interverranno il relatore per la maggioranza ed il Governo, sollevato dall'onorevole Armani con riferimento al contenuto 8.1.5 della risoluzione Mussi n. 6-00135 e, dunque, sui numeri relativi al rapporto tra il debito delle pubbliche amministrazioni e il prodotto interno lordo, indicati nella risoluzione dei capigruppo della maggioranza.
PRESIDENTE. Colleghi, intervengo sulla questione interpretativa del regolamento.
il documento della Camera e quello del Senato.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Sì, all'inizio.
PRESIDENTE. A pagina 3 del testo stampato si dice che, secondo quanto propone la risoluzione Mussi, la Camera «condivide i contenuti e gli obiettivi del documento di programmazione economico-finanziaria». Ora, se non ricordo male - sto citando a memoria - a pagina 20 del documento si fa riferimento a questo tipo di questioni in termini diversi da quelli approvati dalla Camera, perché si dice che «una frazione degli introiti - fino al 10 per cento di quanto effettivamente incassato - verrà destinata alla copertura di un programma straordinario di interventi» e così via. Più avanti si fa di nuovo riferimento alla questione dell'UMTS. Una volta che il documento incorpora in sé, condividendolo, il documento di programmazione economico-finanziaria, dal punto di vista sostanziale non c'è differenza tra i due provvedimenti, anche perché il testo del Senato fa riferimento alle percentuali di 90 e 10 - per capirci -, come il DPEF, a differenza della mozione approvata dalla Camera. Poiché, però, questo documento è successivo, una volta che esso recepisce le percentuali di 90 e 10 previste nel DPEF ed il contenuto è lo stesso delle espressioni specificamente indicate dal Senato, non vedo scostamenti sostanziali, fermo restando, ripeto, che avrei preferito, per maggiore chiarezza complessiva, che anche nel nostro testo fosse inserita quella frase e francamente non capisco perché non vi sia. Dal punto di vista sostanziale, ripeto, non mi sembra ci siano scostamenti. Quindi la questione può considerarsi chiusa.
SILVIO LIOTTA. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, prendo atto delle sue precisazioni, anche se le devo dire, con grandissimo rispetto, che non condivido l'interpretazione secondo cui la norma che impone i sei mesi di differimento per una diversa deliberazione della Camera possa fare riferimento soltanto ad un progetto di legge e non ad un altro atto approvato dalla Camera.
PRESIDENTE. Nel regolamento si parla di legge.
SILVIO LIOTTA. Questo nel regolamento, ma l'articolo 64 della Costituzione, al terzo comma, parla genericamente di «deliberazioni» quindi, secondo un'interpretazione estensiva, Presidente, non ci può essere una deliberazione della Camera il cui risultato possa essere rimesso in discussione durante il corso dei sei mesi: solo dopo sei mesi si poteva ripristinare, con un successivo atto - risoluzione o mozione -, ciò che era stato respinto con l'approvazione della mozione Pisanu ed altri sull'UMTS.
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, lei sa che il rispetto è reciproco, ma vorrei soltanto ricordarle il comma 2 dell'articolo 72 del regolamento: «Non possono essere assegnati alle Commissioni progetti di legge», quindi non mozioni o risoluzioni, ma progetti di legge, «che riproducano sostanzialmente il contenuto di progetti precedentemente respinti, se non siano trascorsi sei mesi dalla data della reiezione». È quindi un vincolo che riguarda soltanto i progetti di legge, non le mozioni o le risoluzioni. Poi, per carità, rispetto il dissenso
MANLIO CONTENTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANLIO CONTENTO. Signor Presidente, avrei voluto porre prima questa questione.
MAURO GUERRA. Gli emendamenti!
MANLIO CONTENTO. Se la mia interpretazione estensiva - lei ha ragione a richiamare l'articolo che si riferisce ai progetti di legge - fosse corretta, qualcuno mi dovrebbe spiegare perché un articolo del regolamento faccia espresso riferimento a deliberazioni che siano, come ripeto, precluse da precedenti deliberazioni. Lei potrà dirmi che si riferisce esclusivamente agli emendamenti, ma io non sono convinto che questa interpretazione sia corretta, in forza, come le ho spiegato, del richiamo che per le mozioni si fa a questo articolo, perché altrimenti non avrebbe senso.
che possono cambiare maggioranza e Governo; tuttavia, questo è un fatto che modifica la situazione in cui è stata assunta la precedente deliberazione. In questo caso, modificazioni - se me lo permette -, sotto il profilo di maggioranze e di Governo e, quindi, eccezionali, non ve ne sono.
PRESIDENTE. Cercherò di rispondere anche a questo. Per quanto riguarda la norma prima richiamata, vale a dire il comma 2 dell'articolo 72 del regolamento, relativa all'assegnazione in Commissione dei progetti di legge, essa non è applicabile analogicamente, perché tale articolo fa riferimento ai progetti di legge respinti. In questo caso la mozione è stata approvata.
GUIDO POSSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUIDO POSSA. Signor Presidente, lei ha già risposto in parte: ricordo benissimo che lei ha precluso la votazione della mozione Mussi dopo l'approvazione della mozione Pisanu.
PRESIDENTE. Certamente, proprio perché nell'ambito di uno stesso procedimento.
GUIDO POSSA. Adesso vorrei segnalarle che tutti i documenti che riguardano il ciclo finanziario fanno riferimento al DPEF, che viene assunto quale pilastro centrale dalla legge n. 468 del 1978. Tuttavia, questa legge non fa mai riferimento a questo documento come modificato dalla risoluzione parlamentare.
PRESIDENTE. Onorevole Possa, l'articolo 123-bis del regolamento fa riferimento al documento di programmazione economico-finanziaria, come approvato dalla risoluzione parlamentare.
GUIDO POSSA. Ma solo per i collegati!
programmazione economico-finanziaria, come integrato dalla risoluzione. Ripeto, in nessun punto!
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Non è integrata!
LUCIO TESTA, Relatore per la maggioranza. La risoluzione lo modifica!
GUIDO POSSA. È integrato e modificato a norma dell'articolo 118-bis del regolamento.
PRESIDENTE. Onorevole Possa, all'articolo 3, comma 1, si dice: «Entro il 30 giugno il Governo presenta al Parlamento, ai fini delle conseguenti deliberazioni, il documento di programmazione economico-finanziaria». Questo vuol dire che noi abbiamo davanti il documento di programmazione economico-finanziaria e la risoluzione; dal contesto dei due documenti traiamo le linee che servono per la finanziaria.
GIANCARLO GIORGETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, desidero richiamare la sua attenzione su una questione in ordine alla quale vorrei una sua interpretazione, perché penso che ciò possa avere in futuro dei riflessi.
PIETRO ARMANI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Armani, il tempo a sua disposizione è già terminato. Tuttavia, parli pure per due minuti.
PIETRO ARMANI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, vorrei sollevare un problema di interpretazione. C'è una differenza tra ciò che si dice alla fine di pagina 5 dello stampato contenente le risoluzioni e quanto si dice alla fine di pagina 11 del medesimo stampato. Sto parlando della risoluzione presentata dalla maggioranza.
PRESIDENTE. Non c'è dubbio che si tratti di soldi!
PIETRO ARMANI. Bisogna chiarirlo, Presidente, perché è equivoco!
PRESIDENTE. Vorrei rispondere prima alla questione posta dal collega Giancarlo Giorgetti, poi cercherò di rispondere anche a lei che pone, però, un problema di merito, non regolamentare.
GIANCARLO GIORGETTI. Sono parte integrante!
PRESIDENTE. Sì, sono traslati.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Presidente, è del tutto evidente che il dispositivo complessivo della risoluzione risulta dal combinato disposto della prima e della seconda parte: non vi è conflitto tra le due.
PRESIDENTE. Essendo la seconda precisazione della prima, se non capisco male.
AUGUSTO FANTOZZI, Presidente della V Commissione. Esattamente!
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. L'onorevole Armani aveva posto un altro problema che abbiamo già ampiamente chiarito, ma vorrei fornire un'ulteriore spiegazione in modo che il chiarimento valga per tutti. Il riferimento alle cifre contenute nel punto 8.1.5) della risoluzione della maggioranza è al quadro programmatico delle amministrazioni pubbliche 2000-2004 e non al quadro tendenziale, come era scritto nel documento di programmazione economico-finanziaria: le cifre sono identiche, non vi è alcuna modifica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la maggioranza, onorevole Testa.
LUCIO TESTA, Relatore per la maggioranza. Presidente, quanto tempo ho a disposizione?
PRESIDENTE. Cinque minuti.
LUCIO TESTA, Relatore per la maggioranza. Non intendo discutere ancora sul passato e sui problemi del risanamento, ma voglio guardare al futuro. Il risanamento avvenuto appartiene ed è merito del Governo e della maggioranza, ma soprattutto del popolo italiano e non vedo perché l'opposizione voglia sottrarre questo importante merito a quanti hanno lavorato e risparmiato in questi anni. Ciò è dimostrato anche dal DPEF in cui per la prima volta non si prevede una manovra correttiva dei saldi ma, accanto ad una riqualificazione della spesa primaria, una riduzione della pressione fiscale. È questo un elemento da sottolineare perché risponde alle esigenze avvertite dai cittadini, dalle imprese e da tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione.
come prima veniva ricordato - con la riduzione delle aliquote in misura prevalente ad un punto percentuale su tutti gli scaglioni, con l'aumento delle detrazioni necessarie ad elevare la soglia di esenzioni e con altre misure di agevolazione rivolte alle fasce più deboli; si interverrà, inoltre, sull'IRAP, ed eventualmente sulla DIT, in modo da favorire le piccole e medie imprese e i professionisti sulle imposte di successione e di donazione, attuando la riforma già delineata, e sul trattamento fiscale delle ristrutturazioni edilizie. Questo complesso di interventi offre un forte stimolo al consolidamento della ripresa produttiva e dell'occupazione, anche incrementando il reddito disponibile delle famiglie e rafforzando un clima di fiducia.
PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le seguenti risoluzioni riferite al documento di programmazione economico-finanziaria: Mussi ed altri n. 6-00135 e Pisanu ed altri n. 6-00136 (vedi l'allegato A - Risoluzioni sezione 1).
ANTONIO LEONE. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, vorrei fare chiarezza proprio sull'ammissibilità o inammissibilità dell'emendamento - chiamiamolo impropriamente così - intervenendo per un richiamo al regolamento.
ad una risoluzione presentata dalla maggioranza o dalla minoranza? Il collega Frattini ha presentato una sorta di emendamento alla risoluzione di maggioranza. Cos'è il documento di programmazione economico-finanziaria? Può essere «classificato» come una comunicazione del Governo od una mozione, su cui poi vi è una deliberazione della Camera, ai sensi dell'articolo 118-bis del regolamento, con una risoluzione. Proprio tale articolo prevede che la deliberazione della Camera sul documento programmatico ha luogo con una risoluzione, presentata nel corso della discussione, la quale può contenere integrazioni e modifiche del documento stesso (dunque, non solo integrazioni; lo dico in merito al discorso che i colleghi facevano prima a proposito dell'integrazione tra il documento originario e la risoluzione dell'Assemblea).
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Leone.
ANTONIO LEONE. Vi era la possibilità di emendarla a monte.
PRESIDENTE. No, anche un minuto fa, prima che si concludesse!
ANTONIO LEONE. Perché anche quella mi è preclusa?
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che invito anche ad esprimere il parere sulle risoluzioni presentate, indicando quale dei documenti sia accettato.
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Prendendo atto della circostanza che l'ora è tarda, cercherò di fare una replica sintetica al dibattito che purtroppo non ho potuto seguire di persona, ma che ho letto attentamente nel resoconto stenografico della Camera.
di aggancio all'Europa e che siamo entrati nella moneta unica. Già allora dicemmo più volte che quell'aggiustamento non sarebbe stato indolore, perché lo shock da risanamento avrebbe provocato una difficoltà per alcuni anni, ma che queste difficoltà sarebbero state superate. È quello che sta avvenendo oggi.
mondiale e degli andamenti dell'economia europea: la circostanza è tale per cui la ripresa può essere duratura e stabile in tutta l'Europa.
PIETRO ARMANI. Anche gli esami non finiscono mai!
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. ...il problema è capire se si tratta di una storia positiva oppure simile a quella alla quale abbiamo assistito nel periodo compreso tra il 1980 e le due crisi finanziarie, evitate per miracolo, del 1992 e del 1995.
Pisanu 6-00136 (Applausi dei deputati dei gruppi Democratici di sinistra-l'Ulivo e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).
PRESIDENTE. Sta bene.
Ricordo che nella seduta del 25 luglio 2000 si è conclusa la discussione
Si accomodi, onorevole Benedetti Valentini, oggi ha già dato!
Prego, onorevole Armani.
Ministro Fassino, per piacere! Onorevole Contento, potete discutere fuori.
Prego, onorevole Armani.
Vorrei anche capire per quale ragione vi sia una differenza con la risoluzione presentata al Senato. Desidero sottolineare tale aspetto perché nella risoluzione del Senato, appunto, si legge: «per quanto riguarda i proventi delle licenze UMTS, dovranno essere rispettate le decisioni Ecofin; il Governo dovrà pertanto destinare gli introiti complessivi prevalentemente nella misura minima del 90 per cento alla riduzione del debito pubblico, in conformità alle decisioni assunte in sede europea, riservando la quota residua ad interventi per lo sviluppo della società dell'informazione».
Vorrei ricordare che la Camera ha approvato una mozione specifica che destina tutto l'importo dei proventi della vendita delle licenze UMTS alla riduzione del debito pubblico, in termini di valori assoluti, quindi vi è una differenza tra Camera e Senato che è abbastanza dirimente: da un lato, nel caso del Senato, si destina una quota della vendita delle licenze UMTS a fini diversi rispetto alla riduzione del debito pubblico, ricordando che la legge di istituzione del fondo di ammortamento per il debito pubblico prevede che tutte le entrate straordinarie debbano essere destinate alla riduzione del debito e ricordando anche la mozione approvata dalla Camera pochi giorni fa; dall'altro, nel caso della Camera, non si dice nulla nella risoluzione rispetto alle licenze UMTS. Vorrei ben vedere, dopo l'approvazione di una mozione a maggioranza su questo...
L'articolo 120 del regolamento, laddove tratta del disegno di legge finanziaria e del disegno di legge concernente i bilanci di previsione dello Stato, al comma 2 prevede che il Presidente della Camera, nel momento in cui viene trasmesso al Parlamento il disegno di legge finanziaria, «accerta che il disegno di legge non rechi disposizioni estranee al suo oggetto così come definito dalla legislazione vigente in materia di bilancio e di contabilità dello Stato».
Le norme che presiedono alla elaborazione del DPEF e della legge finanziaria sono contenute nella legge n. 468 del 1978, coordinata con le recenti modifiche introdotte dalla legge n. 208 del 1999, riguardante l'amministrazione del patrimonio e la contabilità generale dello Stato.
All'articolo 3 della predetta legge, che riguarda il documento di programmazione economico-finanziaria, vengono indicati gli obiettivi precisi che il DPEF deve contenere al suo interno. Tra questi obiettivi, alla lettera e) del comma 2, figurano anche le «conseguenti regole di variazione delle entrate». Al successivo articolo 11 della legge, che riguarda la legge finanziaria, il comma 2 recita: «La legge finanziaria, in coerenza con gli obiettivi di cui al comma 2 dell'articolo 3», che ho dianzi illustrato.
Presidente, ci troviamo in una circostanza regolamentare particolare. Abbiamo sempre sostenuto che occorre identità tra le risoluzioni presentate sul DPEF alla Camera e al Senato, ma abbiamo anche sempre accettato e condiviso che tale identità non debba riguardare aspetti meramente formali, bensì sostanziali, affinché non vi siano scostamenti tra gli obiettivi indicati in una risoluzione rispetto a quelli indicati nella risoluzione presentata nell'altro ramo del Parlamento.
La delicatezza della questione, Presidente, riguarda quel punto della legge che si riallaccia agli obiettivi, a proposito delle «conseguenti variazioni delle entrate». Questa conseguente variazione dell'entrata, relativa ad un obiettivo che non è indicato, nella risoluzione della Camera non figura.
Tralascio le altre osservazioni, pure pertinenti, fatte dal collega Armani. Il punto fondamentale riguarda il punto 8.3) della risoluzione Mussi ed altri presentata alla Camera, che nella risoluzione presentata al Senato diventa il punto 8.4), mentre il punto 8.3) al Senato è completamente diverso, perché viene introdotta
Signor Presidente, poiché quest'anno, come gli altri anni, lei dovrà esprimere il giudizio di conformità del disegno di legge finanziaria alle indicazioni ed agli obiettivi prioritari contenuti nel DPEF, nel momento in cui dovrà procedere a tale giudizio, sulla base di quale delle due risoluzioni procederà?
Sulla base della risoluzione della Camera, che non contiene l'indicazione relativa ad un obiettivo e alla conseguente entrata, o sulla base di una risoluzione sostanzialmente diversa per questo punto e approvata dall'altro ramo del Parlamento?
È un problema delicato, signor Presidente, e, se non fosse così, non sarebbe stato sollevato al Senato. È pur vero che l'articolo 72 del regolamento della Camera prescrive che non possano essere ripresentati progetti di legge che riproducano sostanzialmente il contenuto di progetti precedentemente respinti, se non siano trascorsi sei mesi dalla data della reiezione. Occorre tener conto dell'articolo 64, comma 3, della Costituzione che fa riferimento alle deliberazioni di ciascuna Camera dove non si fa alcuna distinzione tra deliberazioni della Camera adottate su un testo legislativo o tra deliberazioni della Camera adottate su una mozione, un ordine del giorno o una risoluzione. Evidentemente presso questa Camera non poteva essere riproposto il tema relativo all'UMTS. Sottopongo quindi a lei, signor Presidente, questo problema, perché deve essere sciolto il tema se ci possano essere due risoluzioni, una delle quali non contenente un obiettivo prioritario, con la conseguente variazione delle entrate, ed un'altra approvata dall'altro ramo del Parlamento dove l'argomento poteva essere riproposto.
È un problema che si ripresenterà quando lei dovrà dare il giudizio di conformità della legge finanziaria ai documenti che la sostengono.
Nella risoluzione di maggioranza si legge: «La Camera condivide i contenuti e gli obiettivi del documento di programmazione economico-finanziaria e successivamente impegna il Governo (...)». I contenuti del documento di programmazione economico-finanziaria condivisi sono anche quelli di pagina 20: «Il Governo ritiene tuttavia che una frazione degli introiti delle licenze UMTS - fino al 10 per cento di quanto effettivamente incassato - verrà destinata alla copertura di un programma straordinario di interventi nel settore 'la società dell'informazione' le cui caratteristiche sono descritte nel successivo capitolo IV».
Qualche giorno fa noi abbiamo approvato una mozione che destina il cento per cento delle risorse UMTS alla riduzione del debito. Mi sembra che ci sia una contraddizione tra l'approvazione da parte della Camera di questa mozione e quello che propone il DPEF per l'UMTS.
Vi è un'altra considerazione da fare. L'articolo 118-bis del regolamento, recentemente modificato, consente alla risoluzione sul DPEF di contenere integrazioni e modifiche del documento stesso. D'altra parte ...
Le chiedo scusa Presidente, mi appello alla sua superiore scienza ...
Dicevo che l'articolo 118-bis del regolamento, a seguito di modifiche recenti,
Mi limiterò, invece, ad intervenire sul punto relativo alla differenza tra i due documenti della Camera e del Senato per cercare di semplificare e sdrammatizzare il problema che, a mio avviso, non sussiste. Qual è la base di partenza? È evidente (anche noi concordiamo) che la linea espressa dalle due risoluzioni deve essere unitaria. Ebbene, tale linea è unitaria dal momento che la risoluzione dei capigruppo della maggioranza alla Camera si limita - come rilevava l'onorevole Possa - a condividere tutti i contenuti e gli obiettivi del DPEF. Sono state ricordate la legge n. 468 del 1978 e la legge n. 208 del 1999. Non vi è dubbio, anche sulla base di risoluzioni ed ordini del giorno approvati l'anno scorso dalla Camera dei deputati e sulla base della risoluzione approvata quest'anno dalla Commissione bilancio, che il DPEF è la base delle scelte che debbono conseguire al documento stesso. Ebbene, non vi è ombra di dubbio che la risoluzione dei capigruppo della maggioranza ha la funzione di precisare i punti che evidentemente la maggioranza stessa ritiene meritevoli di precisazione o gli indirizzi specifici che essa ritiene utile ed opportuno dare al Governo.
Evidentemente, sulla questione delle concessioni UMTS, la maggioranza ha ritenuto di prendere atto della mozione che è stata approvata; al tempo stesso, condividendo tutti i punti del DPEF, compreso quello relativo alle concessioni UMTS, ha ritenuto di non dare ulteriori specifiche indicazioni, ritenendo quelle contenute nel DPEF sufficienti per la maggioranza della Camera.
Pertanto, a nostro avviso, non vi è discrepanza tra i due documenti: il problema si risolve nel rispetto della sovranità della Camera dei deputati che, evidentemente, i capigruppo hanno dovuto salvaguardare.
Se non erro, sono state poste sostanzialmente due questioni. Colleghi, per cortesia. Onorevole Gramazio, per piacere: potete divertirvi fuori?
La prima questione posta è se sia ammissibile una modifica del contenuto della mozione approvata dalla Camera relativamente alle concessioni UMTS. La seconda questione attiene a quale sia il margine di discrepanza tra il documento del Senato e il documento della Camera dei deputati e se tale discrepanza sia accettabile o meno.
Per quanto riguarda la prima questione, nel nostro regolamento vi è una sola preclusione, che riguarda le proposte di legge respinte. Colleghi, per cortesia, vi chiedo se potete smetterla. Onorevole Giannotti, stiamo lavorando, per cui potete anche uscire, se volete, per divertirvi. Stiamo affrontando una questione molto delicata che riguarda la compatibilità tra
Come stavo dicendo, l'unica preclusione è quella che riguarda le proposte di legge respinte, le quali non possono essere assegnate - se riproducono sostanzialmente lo stesso testo - se non ricordo male, prima di sei mesi dalla data della reiezione; non c'è altra preclusione. Pertanto, la risoluzione in questa Camera poteva ben contenere l'espressione contenuta nella risoluzione del Senato; infatti, anche il giorno dopo si può approvare una risoluzione diversa. Si può modificare una legge il giorno dopo che è stata approvata; figuriamoci se non si può modificare una risoluzione.
Pensiamo al caso, non di scuola, di un cambio di maggioranza: una maggioranza definisce con una risoluzione, un certo documento, un determinato indirizzo, poi cambia la maggioranza e ne approva un'altra. Pensiamo a cosa avverrà se nella prossima legislatura cambiasse la maggioranza e non fosse stata definita la questione UMTS, se sia vincolata o meno da questo provvedimento. Quindi da questo punto di vista non c'è preclusione.
Devo comunque dire, onorevole Liotta, onorevole Armani, onorevole Possa, che personalmente avrei preferito che si fosse fatto un riferimento specifico all'UMTS nel documento della Camera ed i colleghi lo sanno, perché questo avrebbe reso molto più chiaro il rapporto tra i due testi. Tuttavia, il fatto che non vi sia questa previsione non incide sulla natura del documento, e vi spiego perché. In più casi ci sono differenze e scostamenti tra i testi. Credo che l'onorevole Possa vi abbia fatto riferimento con grande precisione, ed anche il presidente Fantozzi...
A questo punto, Presidente, prendo atto della sua decisione che si basa su un'interpretazione che io, con grande rispetto, ritengo di non poter condividere.
Vi è un punto che vorrei comprendere in merito a questo aspetto non indifferente della questione dell'UMTS, e da qui deriva la questione regolamentare sollevata. Vorrei capire se il riferimento - contenuto nella risoluzione che approva il DPEF, che la Camera voterà - al rapporto tra debito pubblico e PIL, che contempla anche gli introiti dell'UMTS, costituisca un modo elegante per sostenere che la risoluzione approva esattamente il contenuto di quella presentata al Senato. Questo è il motivo per cui quella formulazione sibillina è stata, a mio giudizio, inventata.
Da qui la questione regolamentare. Lei ha fatto riferimento all'articolo 72 del regolamento, relativo ai progetti di legge: vorrei chiederle - lei sa che l'articolo che si riferisce al documento di programmazione economico-finanziaria prevede che la deliberazione della Camera su tale documento debba aver luogo con una risoluzione -, se alla risoluzione possano essere, ad esempio, applicabili le disposizioni riferite alle mozioni. In via quanto meno analogica, infatti, questo potrebbe essere un argomento. L'articolo 89 del regolamento richiama la facoltà - per carità! - del Presidente di negare l'accettazione e lo svolgimento di ordini del giorno e, a mio giudizio, anche di risoluzioni e di mozioni, in forza di quel richiamo che analogicamente si estende, non solo ad argomenti estranei all'oggetto della discussione, ma che siano anche preclusi da precedenti deliberazioni.
Se l'interpretazione serve a dare un senso a questa disposizione, dovrebbe applicarsi, a mio giudizio, anche al caso in cui ci siano deliberazioni contraddittorie. Se così non fosse, sarebbe possibile, per la Camera, votare nello stesso giorno, anche risoluzioni o mozioni completamente opposte e, quindi, con un indirizzo che non si spiega. Lei, invece, ha ragione sul fatto
Per quanto riguarda la sottile questione concernente l'articolo 89 del regolamento, lei deve tener presente che ci si riferisce all'ambito dello stesso procedimento e non a procedimenti diversi. Infatti, l'articolo 89 si riferisce ad ordini del giorno, emendamenti o articoli aggiuntivi. Se fosse vero quanto da lei affermato, aver votato sei mesi fa un emendamento nell'ambito di un procedimento ci impedirebbe di cambiare orientamento oggi. Pertanto, la preclusione agisce nel medesimo procedimento e non nell'ambito di procedimenti diversi. In questo caso ci troviamo nell'ambito di procedimenti diversi: il primo è un procedimento che si è concluso con il voto di una mozione ed ora ci troviamo nell'ambito della procedura di bilancio, procedimento diverso dal primo.
Per questi motivi, avendola ascoltata con attenzione, non mi sembra di poter condividere le sue considerazioni.
Noi abbiamo reso talmente importante la risoluzione rispetto al DPEF che la carenza dell'integrazione nella legislazione di bilancio della risoluzione stessa, almeno nella forma, induce al seguente dubbio: qual è il nostro riferimento? Quello formale di cui alla legge - vale a dire il documento di programmazione economico-finanziaria - o quello che risulta dall'integrazione nel DPEF dei contenuti della risoluzione?
Non dimentichiamoci che nel tempo si è verificato che la risoluzione, da un valore corrispondente al 5 per cento del totale rispetto al 95 per cento del DPEF, pian piano è diventata più importante del DPEF stesso. In altre parole, siamo ormai in presenza di risoluzioni che valgono più del DPEF in termini di precisa definizione degli obiettivi.
Conseguentemente, da un punto di vista legislativo, occorrerà integrare la dizione «documento di programmazione economico-finanziaria» con le parole «integrato dalla risoluzione approvata». Diversamente, non avremmo più un riferimento chiaro nella legge n. 468, dove si fa unicamente menzione del DPEF.
Signor Presidente, io dico una cosa diversa. La legge n. 468, così come modificata dalla legge n. 208, non menziona mai, in alcun punto, il documento di
Al punto 9 della risoluzione presentata dalla maggioranza, si dice: si impegna «a non presentare disegni di legge collegati alla manovra di finanza pubblica per il 2001-2003 (...).» - ma presumo sia il 2004 - «I disegni di legge collegati tuttora all'esame del Parlamento sono considerati tali a tutti gli effetti».
Ritenendo che il documento di programmazione economico-finanziaria per il 2001-2004 sostituisca o annulli quello approvato l'anno scorso, penso di poter interpretare quanto ho appena letto in questo modo, e cioè che i disegni di legge collegati e tuttora all'esame delle Camere vengono recepiti e costituiscono parte integrante alla manovra di finanza pubblica 2001-2004. Se così è, vorrei avere una sua conferma, perché altrimenti si lascia un margine di indeterminatezza che in futuro potrebbe far sorgere dei contenziosi dal punto di vista regolamentare.
Più precisamente, a pagina 5, al punto 3), si dice: «per quanto riguarda le politiche fiscali e tributarie, in relazione alla revisione delle stime sul gettito tributario da effettuare con la nota di aggiornamento e compatibilmente con gli equilibri complessivi di finanza pubblica, così come definiti in sede comunitaria: a ridurre la pressione fiscale operando su più tributi: sull'IRPEF con la riduzione delle aliquote in misura equivalente a quella di un punto percentuale del complesso degli scaglioni in un arco pluriennale e con l'aumento delle detrazioni (...)». A pagina 11 dello stampato, al punto 8.3.1) si dice: «ridurre in modo permanente le aliquote IRPEF, con una scansione anche pluriennale (...)», ossia non si parla né di un punto percentuale né di un intervento sugli scaglioni. C'è un'ambiguità e una confusione tra due punti della stessa risoluzione che deve essere chiarita perché stiamo parlando di soldi, Presidente, non si possono fare interpretazioni puramente letterarie!
Per quanto riguarda la questione posta dal collega Giorgetti, credo sia accaduto altre volte che i provvedimenti collegati, il cui esame non è stato esaurito nell'ambito dell'anno, non siano stati ripresentati, ma traslati all'anno successivo.
La questione posta dal collega Armani è di merito, non regolamentare, e riguarda l'impostazione della risoluzione. Credo che il presidente della Commissione possa risolvere il dubbio. Prego, onorevole Fantozzi.
Tra queste ultime vi è stato chi ha affermato che questo Governo e questa maggioranza non sappiano né vogliano affrontare veramente il nodo fiscale. Ad affermazioni di tal genere il DPEF e la risoluzione della maggioranza offrono una risposta concreta che troverà attuazione in tempi brevi. La risoluzione prefigura, infatti, una riduzione del carico fiscale ottenuta operando su più tributi che, comunque, interessa e favorisce la generalità dei contribuenti. Si interverrà sull'IRPEF -
Per quanto riguarda l'occupazione, le favorevoli dinamiche in atto sono in grado di stimolare la riduzione del prelievo tributario sul lavoro atipico e del prelievo contributo sul lavoro part-time. La manovra fiscale che vogliamo attuare si inserisce in un contesto più ampio di misure di contrasto della povertà e dell'emarginazione sociale.
A questo fine è essenziale un riordino del settore dell'assistenza, secondo le linee definite dalla legge quadro, ispirato sia dal riconoscimento della posizione centrale della famiglia, sia dalla valorizzazione della funzione svolta dalle organizzazioni non-profit.
Appropriate misure di carattere tributario rivolte ad una riduzione degli oneri sociali sui redditi da lavoro potranno dare un contributo anche alla regolarizzazione del sommerso. Si tratta di una grave piaga che affligge il tessuto civile prima ancora che quello produttivo del paese. Il superamento del sommerso permetterà una più equa ripartizione del carico tributario ed una situazione di regolare concorrenza tra le imprese. L'impegno per favorire l'emersione deve inoltre assicurare ai lavoratori condizioni di lavoro sicure e dignitose ed eliminare le contiguità che si creano tra attività produttive irregolari e criminalità organizzata.
Un'ultima parola sulla formazione e l'innovazione. Una crescita solida e duratura dipende dalla capacità di riorganizzare l'intero sistema economico sfruttando le nuove tecnologie e dalla disponibilità di risorse umane.
Nel DPEF il Governo ha mostrato attenzione e fattivo impegno verso le tematiche dell'innovazione tecnologica. Le iniziative già avviate devono coordinarsi con la riforma della scuola, dell'università, delle strutture di formazione. È evidente che si gioca soprattutto su questo terreno il futuro delle nuove generazioni del nostro paese. Ritengo che per rendere migliore questo futuro il DPEF e la risoluzione di maggioranza rechino un contributo utile e significativo.
Informo inoltre i colleghi che l'onorevole Frattini ha presentato una proposta di modifica della risoluzione Mussi qualificandola come proposta di riformulazione o emendamento. Come sapete, la modifica non è possibile, perché essendo consentito a tutti presentare risoluzioni, non si possono modificare quelle altrui. Quindi, se il collega avesse voluto formulare una propria valutazione o un proprio giudizio, avrebbe dovuto presentare una risoluzione, cosa che non ha fatto. Perciò la proposta di modifica è inammissibile.
Perché sarebbe inammissibile una modifica della risoluzione, un emendamento
Se allora si parla di modifiche, non vedo perché la risoluzione che viene portata all'attenzione dell'Assemblea non possa essere «emendata», ancorché addirittura si pensa che sia inemendabile il documento. La cosa strana peraltro è che nel regolamento si parla di mozione e risoluzione all'articolo 110. È chiaro che in questo caso si può arrivare ad una votazione non su una mozione, ma su una risoluzione di recepimento o meno, ovvero che modifica od integra.
Se il principio generale di un qualsiasi documento o provvedimento sottoposto all'Assemblea è la sua emendabilità prima del voto, non vedo come si possa parlare, nel momento in cui il nostro regolamento non prevede, per il concetto di specialità, un'esclusione, di inemendabilità. Sollevo questo problema perché penso si tratti di una questione molto importante, né si può dire che, come si sa, non è possibile apportare emendamenti alla risoluzione. Siamo in presenza di una specialità nella specialità, di un documento che non è né mozione, né comunicazione del Governo, ma è il documento di programmazione economico-finanziaria, così come previsto dall'articolo 118-bis in poi. Io posso anche non presentare una risoluzione mia personale come singolo deputato o come gruppo, o come minoranza, ma posso condividere l'intera risoluzione portata all'attenzione di questa Assemblea da parte di una parte politica, quindi della maggioranza; voglio però aggiungere, integrare o modificare alcune cose. Non vedo perché questo diritto, che è sancito generalmente quando vengono presentati dei provvedimenti all'attenzione di questa Assemblea, non venga poi ad essere sancito in questa fattispecie.
Questa è la questione che volevo sollevare.
La risoluzione è lo strumento conclusivo del dibattito e, in quanto tale, è uno strumento individuale: ciascun collega può presentare, alla fine del dibattito, una risoluzione. Poiché è un atto conclusivo, non è possibile presentare emendamenti, dal momento che l'emendamento si presenta all'interno del procedimento. Questa è una prassi assolutamente costante, da sempre.
In più, se vuole, questa prassi è rafforzata dalla procedura speciale prevista dal comma 2 dell'articolo 118-bis del regolamento, che riguarda questa risoluzione. Ciascuno può presentare una risoluzione ma, come è noto, il voto sulla risoluzione su cui il Governo dichiara il proprio consenso preclude il voto di tutte le altre. Perché? Perché attraverso questo procedimento si vuole avere la massima chiarezza possibile, compatibile con il modo con cui è formulata la risoluzione (sul cui merito non entro), per l'indirizzo successivo.
Poiché è la fase conclusiva del procedimento, a questo punto i colleghi che intendono sottolineare una posizione o sottoporla al voto, possono presentare un loro documento (risoluzione). Onorevole Leone, le assicuro che questa è una prassi assolutamente costante, sulla base del fatto che è la fase finale del procedimento.
Se i colleghi avessero voluto davvero una deliberazione dell'Assemblea, avrebbero dovuto presentare una loro risoluzione, cosa che non è stata fatta.
Penso che a conclusione della discussione non si possa non prendere atto del fatto che questo documento di programmazione economico-finanziaria segni la conclusione di un processo di risanamento che è stato molto energico, molto rischioso e molto faticoso, ma che è stato coronato da un successo insperato, non certo da parte del Governo - che sapeva esattamente quello che si faceva - ma da parte di molti osservatori; tant'è vero che oggi la situazione economica del paese può essere considerata eccellente.
La cosa più interessante è che questa situazione sembra migliorare di giorno in giorno, così come dimostrano i dati che emergono.
E ancora più importante è che questa situazione non riguarda soltanto l'Italia, ma l'intera zona dell'euro.
Vorrei leggere pochissime frasi tratte dalla dichiarazione conclusiva della missione del Fondo monetario internazionale sulle politiche economiche nella zona euro; dichiarazione che si pone nel quadro delle discussioni del 2000 sulla consultazione prevista dall'articolo 4 con i paesi della zona euro.
Questa dichiarazione è del seguente tenore: «L'economia della zona euro gode di ottima salute; mentre avvenimenti esterni di natura transitoria influenzano la situazione più di quanto a volte si ammetta, la zona euro potrebbe essere avviata verso una lunga e forte espansione. Tuttavia, tale prospettiva dipende dalla lungimiranza e dalla efficacia delle politiche attuali in misura sufficiente ad evitare gli ostacoli che in passato hanno rallentato la ripresa. È difficile ricordare un periodo in cui i fondamentali siano stati buoni come adesso. La situazione complessiva di bilancio della zona si sta avvicinando al pareggio. L'inflazione è bassa, tanto più se si prescinde dagli effetti di eventi straordinari come l'impennata dei prezzi del petrolio e il deterioramento dei tassi di cambio. Siamo inoltre in presenza di un'autorità monetaria competente per tutta la zona che è fermamente impegnata a mantenerla a quei livelli. Le privatizzazioni hanno favorito nuova imprenditorialità; le riforme del mercato dei prodotti hanno evidenziato i meriti della concorrenza con accentuata diminuzione dei prezzi per alcuni beni e servizi fondamentali.
L'occupazione nella zona euro è al terzo anno di crescita grazie, in gran parte, alle politiche volte a potenziare la domanda di lavoro», eccetera.
Potrei continuare, però queste frasi sintetiche, pronunciate poi da un osservatore terzo, effettivamente dicono che qualcosa di importante è successo. C'erano grandi preoccupazioni in varie parti d'Europa, in particolare in Italia, su questa operazione di aggancio alla moneta unica e di ingresso del paese nella moneta unica, con i costi del risanamento impliciti in questo; ebbene, quelle preoccupazioni erano infondate. Il fatto che oggi l'Italia abbia una ripresa economica molto forte ed una prospettiva di crescita molto rilevante deriva essenzialmente dalla circostanza che noi nel 1997 facemmo quell'operazione
La ripresa c'è ed è molto forte. Vorrei ricordare come in quest'aula, non più tardi di un mese fa, vi era chi sosteneva che la ripresa non c'era. La ripresa non deriva dalle esportazioni. Certo, le esportazioni - come dice pure la prima frase del documento del Fondo che ho citato - hanno agevolato e accelerato la ripresa, ma la ripresa anche in Italia, anzi, soprattutto in Italia, ormai è chiaro che dipende dalla domanda interna, in particolare dalla domanda di investimenti che cresce da tre anni a tassi rilevanti, e dalla domanda di beni di consumo che sta cominciando a crescere in modo molto evidente: gli ultimi dati del mese di luglio relativi alle opinioni dei consumatori italiani hanno registrato un ulteriore forte miglioramento della fiducia in presenza di opinioni molto più favorevoli circa lo stato dell'economia e, in particolare, del mercato del lavoro. In altre parole, le famiglie stanno recependo il fatto che aumenta l'occupazione, aumenta la disponibilità di reddito e sono, quindi, disposte a consumare di più.
D'altra parte, le informazioni congiunturali più recenti sull'economia italiana dicono che la nostra economia è cresciuta nel primo trimestre del 2000 ad un tasso del 3 per cento, cioè tra i più alti della zona dell'euro; il trend della produzione industriale continua in modo positivo e così l'indice del fatturato e degli ordinativi.
Per quanto attiene alle preoccupazioni sull'inflazione, devo dire che questa, come risultava anche dalle frasi che leggevo prima, in Europa non è una preoccupazione nella situazione attuale, perché si ritiene - lo ritiene finora anche la Banca centrale, che pure sottolinea che bisogna fare attenzione - che il grosso dell'inflazione dell'anno in corso derivi da elementi di carattere transitorio.
Per quanto riguarda la posizione dell'Italia e l'inflazione italiana rispetto a quella degli altri paesi, dobbiamo dire che essa è oggi nella media europea. L'inflazione italiana è superiore esclusivamente a quella di Francia e Germania, il che è preoccupante, perché significa che la nostra core inflation è più elevata, sia pure di poco, di quella di altri paesi con noi concorrenti, ma è inferiore a quella di tutti gli altri paesi. Ci sono paesi nei quali l'inflazione cresce al 3, 3 e mezzo, 4 per cento, senza che nessuno si preoccupi in modo particolare, probabilmente facendo male. Ma questo tasso d'inflazione deriva in parte dal petrolio, in parte dalla ripresa. Nella nostra inflazione attuale, circa un punto è dovuto al petrolio e alla svalutazione.
Per il futuro, la prospettiva dell'economia mondiale, oltre che di quella europea, è molto favorevole: questo di solito non si verifica, perché normalmente vi sono problemi da una parte o dall'altra. Siamo adesso in una situazione in cui l'economia americana continua a crescere, ma lo fa a tassi decrescenti: l'anno prossimo, l'economia americana sarà guidata verso una crescita intorno al 3 per cento, poiché si sta perseguendo quell'atterraggio morbido che è l'unica garanzia rispetto al rischio di un collasso finanziario nella borsa americana. Questo sta avvenendo con molta perizia e, se quell'operazione si completa, non vi sono difficoltà particolari, perché contemporaneamente l'economia europea crescerà di più e, nello stesso tempo, vi è una ripresa delle economie orientali, in particolare anche del Giappone.
Abbiamo quindi di fronte, sempre che non si facciano sbagli, sempre possibili, una fase di crescita pluriennale consistente e stabile. Questo riguarda l'Italia e l'Europa: in proposito, vorrei riprendere alcune osservazioni dell'onorevole La Malfa in relazione alla qualità ed alla sostenibilità della ripresa. Innanzitutto, le valutazioni devono essere inserite nel contesto cui prima accennavo, quello dell'economia
Il problema, cui ha accennato anche il Fondo monetario internazionale, è che in passato in Europa si sono compiuti errori di politica di bilancio, che, per esempio, stroncarono la ripresa della fine degli anni ottanta; invece di essere prudenti sulla tenuta del bilancio, si fecero politiche procicliche che portarono, quelle sì, ad un aumento dei tassi di interesse e d'inflazione, quindi, poi, all'intervento delle banche centrali che stroncarono la ripresa. Questo, oggi, a mio avviso, è il principale pericolo ed è per tale motivo che il ministro del tesoro ha continuato in questi giorni e continuerà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi a sottolineare la necessità di tenere i bilanci sotto controllo.
Un'altra questione è quella delle riforme strutturali e delle liberalizzazioni ancora in corso in Europa. È evidente che, se vogliamo arrivare a risultati come quelli americani, con una ripresa di dieci anni, dobbiamo creare un ambiente favorevole alla crescita non inflazionistica; dobbiamo quindi ridurre i costi di produzione, introdurre nuove tecnologie, fare una politica dell'offerta che aumenti quantità e dimensioni delle imprese, condurre in Europa politiche di armonizzazione delle legislazioni e delle normative, accelerare in Italia tutti i processi che sono già in corso, in particolare le liberalizzazioni ed una serie di semplificazioni, anche normative, come quella che riguarda il diritto societario e fallimentare che è in discussione, o l'approvazione dei provvedimenti collegati in cui vi sono misure molto importanti in tema sia di liberalizzazione, sia di ulteriore sollievo fiscale per le imprese. Ciò serve ad aumentare la competitività anche da questo punto di vista.
Dovremo controllare la dinamica della spesa e al riguardo faccio presente alla Camera che l'accordo che il Tesoro sta per realizzare con le regioni sulla spesa sanitaria e sulla sua dinamica ha una dimensione che non vorrei definire storica, ma sicuramente, se andrà in porto, sarà la prima volta che si porrà sotto controllo una posta importante della spesa pubblica, evitando sprechi che sono diventati evidenti e migliorando l'efficienza dei servizi per i cittadini.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono spiacente di non poter essere pessimista (Applausi dei deputati del gruppo misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani). Mi dispiace, ma questi sono i fatti. Posso anche capire che chi aveva investito su interpretazioni non corrette della realtà economica e dell'azione del Governo possa avere ancora dei dubbi; allo stesso modo non sottovaluto affatto le debolezze strutturali che questo paese ha ereditato dal passato e ancora ha e deve superare. Tuttavia, il compito di chi governa è proprio porre le condizioni perché questi eventi positivi possano accadere; si trattava quindi di porre le condizioni perché l'Italia non andasse alla deriva in Europa, ma potesse agganciarsi alla ripresa. Lo abbiamo fatto e, anzi, oggi l'Italia è uno dei paesi che cresce meglio; probabilmente a fine anno ci troveremo in una situazione di boom, come non succedeva da anni. Ciò ci darà tempo e modo, ovviamente, per accelerare quei processi di modernizzazione che abbiamo iniziato e che comunque dovremo continuare.
La storia non finisce mai...
Signor Presidente, concludo dando parere favorevole sulla risoluzione Mussi 6-00135 e parere contrario sulla risoluzione
Ricordo che la risoluzione accettata dal Governo sarà votata prioritariamente rispetto alle altre e che, in caso di approvazione, risulteranno precluse, ai sensi dell'articolo 118-bis, comma 2, del regolamento, le altre risoluzioni.


