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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico della proposta di legge.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, è già da un po' che cerco di chiederle la parola sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Mi lasci concludere questo passaggio procedurale e poi le darò la parola, onorevole Benedetti Valentini.
DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, ho chiesto la parola non solo per formalizzare la richiesta di votazione mediante procedimento elettronico, ma anche per dire che, visto che questa sarà una seduta particolare - in quanto è presumibilmente l'ultima prima della chiusura per il periodo estivo, alle ore 11,30 è previsto l'esame del documento di programmazione economica e finanziaria e molti sono gli argomenti all'ordine del giorno da esaminare prima di questa fatidica ora -, se si vogliono esaminare tutti i provvedimenti iscritti all'ordine del giorno, lo si deve fare con i tempi necessari ad un approfondito esame, senza particolari iugulazioni e senza la fretta dovuta alla scadenza delle 11,30 e alla particolarità della giornata, fatti che potrebbero indurre la Presidenza ad uno strangolamento dei tempi.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
ANGELO SANTORI. Signor Presidente, vorrei iniziare il mio intervento con una
doverosa considerazione relativa al fatto che forse, questa mattina, sarebbe stata opportuna la presenza del Presidente del Consiglio dei ministri. Dico questo, perché ritengo che la causa di quello che noi oggi, forse solamente in parte, modifichiamo è da indicare forse proprio nel Presidente del Consiglio dei ministri, Giuliano Amato, che con il decreto n. 503 del 1992 eliminò l'integrazione al trattamento minimo.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MARIA PIA VALETTO BITELLI, Relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati. Pur condividendo parzialmente l'opportunità di sanare in modo più ampio la situazione venutasi a determinare a seguito del decreto legislativo n. 503 del 1992, ci troviamo dinanzi ad un vincolo di spesa sul quale la Commissione bilancio ha espresso il proprio parere che limita la possibilità di spesa. Pertanto, il contenuto di questo provvedimento, nel testo elaborato dalla Commissione lavoro, rappresenta il punto di equilibrio che si è riusciti a stabilire rispetto alla sanatoria sull'integrazione al trattamento minimo.
PRESIDENTE. Il Governo?
ORNELLA PILONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Avverto che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno chiesto la votazione nominale.
La seduta, sospesa alle 9,35, è ripresa alle 9,45.
PRESIDENTE. Prego i colleghi di prendere posto.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, in sede di discussione sulle linee generali la relatrice aveva sollecitato proposte migliorative del provvedimento, che le opposizioni hanno presentato. La finalità di queste proposte migliorative è quella di eliminare la condizione di emarginazione di taluni soggetti i quali non rientrano nelle previsioni del provvedimento stesso, considerato che ai sensi e per effetto del decreto n. 503 molti lavoratori e soprattutto molte lavoratrici avevano raggiunto l'integrazione al trattamento minimo, ma oggi sono pochi coloro che si salvano.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pampo 1.16.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, continuo ad illustrare le finalità degli emendamenti presentati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, dichiaro innanzitutto il voto favorevole
dei deputati del gruppo della Lega nord Padania sull'emendamento Pampo 1.16.
PRESIDENTE. Onorevole Michielon, mi scusi se la interrompo.
MAURO MICHIELON. Sottolineo che questo provvedimento giace alla Camera da più di un anno. Ora, nell'ultima settimana dei lavori parlamentari prima della chiusura estiva, ci troviamo con una fretta spasmodica a dover votare subito questa proposta di legge, per poi - come ha detto il collega Pampo - leggere sulla stampa dichiarazioni che dicono che praticamente l'integrazione al minimo è stata estesa ad una maggiore platea di soggetti. I soggetti che hanno diritto alla integrazione al minimo sono 400 mila: con questo provvedimento andremo a sanare soltanto 36 mila posizioni. Credo allora che non vi possa essere una norma di principio che ammette che tali persone abbiano diritto alla integrazione al minimo, mentre la realtà è che tale diritto, pur valendo per 400 mila persone, viene garantito soltanto a 36 mila soggetti. Il rischio di questo modo di procedere è che passi una logica, attraverso un messaggio sui giornali e che la gente dopo pensi: finalmente, ci hanno riconosciuto i nostri diritti! In realtà non è così perché, quando andranno a vedere per chi è l'integrazione al minimo, si accorgeranno che i fortunati sono pochi! Se vi è un diritto - ripeto - che riguarda 400 mila soggetti, non vi possono essere 36 mila fortunati!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Santori. Ne ha facoltà.
ANGELO SANTORI. Signor Presidente, ci attendiamo quantomeno una risposta dal Governo sul numero effettivo di soggetti che hanno diritto a questo provvedimento perché, se sono 400 mila come noi pensiamo (questo lo abbiamo già ribadito in Commissione), allora possono anche essere comprese in qualche modo le ragioni del Governo, che sostiene che la sanatoria di 400 mila persone diventa estremamente difficile e forse anche impossibile da realizzare data la situazione di bilancio dell'INPS. Se i soggetti sono 60 mila - come fa capire il Governo -, allora crediamo che sia veramente discriminatorio dare la possibilità a 36 mila persone di percepire la integrazione al minimo, mettendo da parte i restanti 25 mila soggetti circa.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Pampo 1.17.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, ritengo che la sinistra italiana che governa questo paese non si stia rendendo conto di quello che sta facendo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pampo 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Santori 1.2.
ANGELO SANTORI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Onorevole Santori, non può intervenire per dichiarazione di voto sul suo emendamento perché è già intervenuto nella discussione dell'articolo.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, con l'emendamento Santori 1.2 si cerca di rendere giustizia a quelle persone che, credendo nelle regole e reputando che uno Stato, un Governo, che hanno fissato delle regole con i cittadini, le mantengano e non le cambino nel corso del gioco, avevano fatto i famosi versamenti volontari. Si tratta di donne che hanno lavorato per un certo periodo di tempo, poi hanno scelto di stare a casa per accudire i propri figli e, avendo lavorato sette, otto, dieci anni, hanno versato cinque, sei anni di contribuzione volontaria, pensando, con quindici anni di contributi, di poter godere di un minimo di pensione che, tutto sommato, avrebbe dato loro una certa tranquillità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.
FEDELE PAMPO. Signor Presidente, a sostegno dell'emendamento in esame va sottolineato che l'integrazione al trattamento minimo è stata inserita nella nostra legislazione con una legge del 1952: la ratio del provvedimento, all'epoca, era di prevedere l'integrazione al trattamento minimo tenendo conto delle esigenze dei soggetti più deboli, per garantire loro il minimo ritenuto vitale.
«L'integrazione al trattamento minimo è un diritto spettante individualmente, anche a prescindere dal cumulo dei redditi». È evidente, allora, che l'approvazione dell'emendamento in esame farebbe giustizia per i soggetti interessati e sarebbe coerente con la sentenza della Corte costituzionale.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santori 1.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santori 1.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pampo 1.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Prestigiacomo 1.5.
FILIPPO ASCIERTO. Signor Presidente, ho sottoscritto l'emendamento in esame, così come tutti gli emendamenti presentati dal collega Pampo, perché voglio sottolineare un aspetto che forse è sfuggito nei suoi particolari con riferimento alla sanatoria cui mira il provvedimento in esame. Ho ricevuto nei giorni scorsi molte mogli di appartenenti alle forze di polizia e di militari ed ho avuto veramente la sensazione di non poter far nulla per loro nel momento in cui mi hanno detto che, a seguito del decreto legislativo n. 503 del 1992, cioè della famosa norma relativa al cumulo dei redditi, percepiscono una pensione di 129
mila lire al mese. Sono donne che, avendo sposato un appartenente alle forze di polizia o un militare, hanno subito, durante la loro vita coniugale, una mobilità che non ha uguali in nessun'altra categoria.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, voteremo a favore dell'emendamento Prestigiacomo 1.5 in quanto esso tende a fare salvi diritti acquisiti. Vale a dire che le persone che al momento del decreto legislativo avevano già versato quindici anni di contributi volontari hanno diritto a percepire la pensione in base ai contributi volontari versati e possono acquisire anche l'integrazione al minimo.
PRESIDENTE. Onorevole Michielon, mi riservo di riesaminare la questione.
Colleghi, lì ci sono troppe luci accese rispetto alle persone presenti (Commenti).
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santori 1.6, non accettato dalla
Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Michielon, per quanto riguarda i suoi emendamenti 1.7 e 1.8, mentre nell'emendamento Prestigiacomo 1.5 si afferma «fatti salvi i diritti acquisiti» e, quindi, l'intervento è in vista del trattamento, lei chiede invece una cosa diversa, cioè la restituzione dei contributi. È così? Non capisco molto di queste cose e, quindi, le chiedo una mano.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, con il decreto legislativo n. 503 si è deciso che, ai fini dell'integrazione al minimo, si faccia il calcolo del reddito familiare. Prima dell'emanazione di questo decreto, invece, il calcolo veniva effettuato separatamente per il reddito di ogni persona. Pertanto, alcune persone, in base alla normativa allora vigente, hanno proseguito il versamento volontario dei contributi, perché la normativa non impediva loro di percepire anche l'integrazione al minimo: questa è la differenza.
RENZO INNOCENTI, Presidente della XI Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RENZO INNOCENTI, Presidente della XI Commissione. Signor Presidente, intervengo molto velocemente per fornirle alcuni elementi di chiarimento. Nell'emendamento Prestigiacomo 1.5 si finalizzava l'intervento all'ottenimento della prestazione anche per coloro che sono stati autorizzati alla prosecuzione volontaria. Quindi, la questione della prosecuzione volontaria in questo emendamento era finalizzata ad ottenere la prestazione pensionistica.
PRESIDENTE. Forse, in base ad un'interpretazione restrittiva tali emendamenti dovrebbero essere considerati inammissibili; tuttavia, mi pare vi sia un raccordo di tipo logico-politico e, pertanto, li dichiaro ammissibili.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, intanto ringrazio il presidente Innocenti per la sua estrema correttezza nell'esporre la questione relativa ai due emendamenti.
restituzione di tutti i contributi che hanno versato, maggiorati di un tasso di interesse del 5 per cento annuo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
PAOLO ARMAROLI. Guardi anche dall'altra parte!
PRESIDENTE. Cominciamo a guardare dappertutto! Per cortesia, l'ultima fila.
ELIO VITO. Guardi anche là, non facciamo chiudere!
PRESIDENTE. Dove altro?
ELIO VITO. Guardi il secondo settore, Presidente!
PRESIDENTE. Quale fila? La terza?
CESARE RIZZI. Presidente, guardi là! C'è una persona sola, ma votano in tre!
PRESIDENTE. Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Invito i segretari a ritirare le tessere dei colleghi che non fossero presenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).
Dichiaro chiusa la votazione.
VINCENZO ZACCHEO. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO ZACCHEO. Desidero farle presente che nella precedente votazione non ha funzionato il dispositivo elettronico della mia postazione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Anch'io desidero farle presente che nella precedente votazione non ha funzionato il dispositivo elettronico della mia postazione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
MAURO MICHIELON. Signor Presidente, con l'emendamento 1.15 ho inteso richiamare l'attenzione dei colleghi sulla situazione di tutti coloro che al momento dell'entrata in vigore del decreto n. 503 del 1992 avevano completato i quindici anni di contribuzione volontaria senza però raggiungere l'età minima per poter godere della pensione. È per questo che chiedo che si facciano salvi i diritti acquisiti. In tal modo tutte le persone che nel 1992 avevano completato i versamenti di contribuzione volontaria avranno diritto a godere della loro pensione e anche delle eventuali integrazioni al minimo. Più in particolare, la pensione volontaria non si cumula al reddito familiare. Solo in questo modo renderemo giustizia a donne che, dopo aver lavorato dieci anni, avendo deciso di tornare a fare le mamme, hanno fatto versamenti volontari per ulteriori cinque anni per non buttare al vento gli anni di lavoro precedenti, mentre con il decreto si sono viste negare un diritto che avevano già maturato relativamente alla contribuzione ma non anche relativamente all'età. È inammissibile che uno Stato cambi le regole in questo modo e per questi motivi invito i colleghi a votare a favore. In questo modo 400 mila persone che hanno completato i versamenti volontari potranno godere di un diritto che avevano già maturato (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
ANTONIO GUIDI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTONIO GUIDI. Non le farò perdere tempo, signor Presidente. Io rispetto moltissimo la sua non visione delle differenze, e la ringrazio tanto, ma esiste anche la visione delle difficoltà. A volte si aspetta anche a lungo che i VIP dell'aula votino, mentre io, che avevo la scheda già inserita, ho avuto una piccola difficoltà. Un Parlamento che non vede le differenze è un grande Parlamento, ma un Parlamento che non riconosce le difficoltà dovrebbe essere un po' più umano. In questa overdose di votazioni continue, c'è qualcuno che può avere qualche piccola difficoltà in più: teniamone conto, qualche volta.
PRESIDENTE. Le chiedo scusa, onorevole Guidi; non me ne ero davvero accorto.
Dichiaro chiusa la votazione.
Avverto che, consistendo la proposta di legge in un solo articolo, non si procederà alla votazione dello stesso ma direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del regolamento.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi degli articoli 86, comma 1, e 89 del regolamento, in quanto estranei al contenuto della proposta di legge in esame - che modifica la disciplina dell'integrazione al trattamento pensionistico minimo - i seguenti emendamenti, non previamente presentati in Commissione:
Michielon 1.20, 1.21, 1.22 e 1.23, che modificano la disciplina della liquidazione dei contributi per i lavoratori extracomunitari;
Michielon 1.7, 1.8, 1.9 e 1.10, volti ad introdurre, in via generale, la facoltà di richiedere la liquidazione dei contributi versati per i soggetti che abbiano prestato attività lavorativa o per i soggetti ammessi alla prosecuzione volontaria della contribuzione.
Ha facoltà di parlare sull'ordine dei lavori, l'onorevole Benedetti Valentini.
Poiché in passato vi sono stati contrasti a tale riguardo, raccomando che si esaminino i vari documenti solo se si è nella condizione di affrontarli con il tempo a ciò necessario, anche perché spesso si può dar luogo a fenomeni di insofferenza o di intolleranza nei confronti di chi chiede la parola, pur nell'esercizio di un proprio diritto-dovere di intervento. Chiedo quindi che l'ordine dei lavori sia doppiamente rispettato da questo punto di vista e, se non ci sarà tempo per esaminare alcuni progetti di legge, chiedo che il loro esame sia rinviato alla ripresa dei lavori. Chiedo, quindi - patti chiari e amicizia lunga - che non venga coartato il diritto di intervento dei colleghi sui provvedimenti al nostro esame; nel caso non ci fosse tempo, sarebbe meglio rinviarne l'esame alla ripresa autunnale.
Passiamo dunque all'esame dell'articolo unico, nel testo della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6250 sezione 1).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Santori.
Ritengo che sarebbe stata opportuna la sua presenza anche perché, pur in una situazione molto più grave dal punto di vista finanziario, il Presidente del Consiglio oggi accede a riconoscere questa possibilità ad alcuni soggetti, come emerge dall'ampia discussione svoltasi nella Commissione di merito.
Vorrei dire, inoltre, che il provvedimento che oggi ci accingiamo ad approvare è del tutto parziale.
Se giustizia doveva essere fatta, allora doveva essere completa. In altri termini, crediamo che si debba dare a tutti la stessa possibilità di avere la pensione integrata al trattamento minimo, non riservandola cioè soltanto ad una parte degli aventi diritto.
In Commissione abbiamo chiesto al rappresentante del Governo di dirci quanti sono i soggetti che hanno diritto alla integrazione al trattamento minimo, perché secondo i dati raccolti dai nostri uffici, i soggetti che hanno questo diritto sono 400 mila. Il Governo ci ha risposto invece che sono poco più di 60 mila. Sta di fatto che nessuno ci ha ben chiarito quanti sono i soggetti che hanno diritto alla integrazione al trattamento minimo.
Ci troviamo oggi qui ad approvare una legge che va a sanare soltanto 36 mila posizioni e che, a mio avviso, dunque, aggiunge discriminazioni a discriminazioni. Gli emendamenti che abbiamo presentato sono volti proprio ad eliminare queste disparità. Se realmente i soggetti che hanno questo diritto sono 60 mila, come sostiene il Governo, credo allora che questo Governo e questa maggioranza vogliano approvare il provvedimento di legge in questione soltanto per fini elettoralistici.
Questo, infatti, è un provvedimento che va nella direzione di salvaguardare una parte degli aventi diritto aderenti alla Federcasalinghe, come è stato più volte detto anche in seno alla Commissione lavoro.
Signor Presidente, naturalmente non possiamo non essere favorevoli all'approvazione di questo provvedimento, ma vogliamo ancora una volta rimarcare - e i nostri emendamenti vanno in tale direzione - come questa maggioranza e questo Governo nel legiferare creino comunque e sempre discriminazioni.
Questa poteva invece essere l'occasione per ridare quanto è stato tolto a tanti soggetti, a tante donne che hanno avuto la sfortuna di non poter continuare a lavorare, non potendo così raggiungere un numero minimo di contributo versati. Sarebbe stato quindi molto più opportuno, in questa circostanza, e considerato che gli aventi diritto, come afferma il Governo, sono soltanto 60 mila, porre fine ad una discriminazione certamente non più sopportabile.
Per consentire l'ulteriore decorso del termine regolamentare di preavviso, sospendo brevemente la seduta.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Santori 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.
La relatrice, sempre in occasione della discussione sulle linee generali, aveva affermato che il provvedimento introduce una sanatoria temporanea che non riguarda la generalità dei soggetti, il che significa che, implicitamente, questo provvedimento è discriminatorio nei confronti di taluni. La relatrice ha poi affermato che si è raggiunto un tetto di spesa, per cui il provvedimento in esame si limita a favorire alcuni rispetto ad altri. Ebbene, riteniamo che quando si legifera in questo modo non si soddisfino le esigenze della collettività, ma soltanto quelle marginali. Per questa ragione siamo favorevoli all'emendamento Santori 1.1 che, quanto meno, sancisce un principio di equità.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santori 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 399
Maggioranza 200
Hanno votato sì 175
Hanno votato no 224).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.
Avendo effettuato una quantificazione, riteniamo che i soggetti interessati al provvedimento possano essere tra i 350 e i 400 mila. La relatrice ed il sottosegretario, purtroppo, hanno fatto affermazioni molto diverse, dicendo che si tratta di 60 mila unità e la stessa onorevole Valetto Bitelli ha dichiarato che il provvedimento in esame si limita a soddisfare le esigenze di 36 mila unità. Evidentemente, quindi, la proposta di legge è discriminatoria nei confronti di altre 24 mila unità. Mi domando e vi domando: qual è lo scopo delle veline del Governo che ogni giorno assicura sulla stampa di venire incontro alle esigenze delle famiglie più povere, se poi nei fatti, il comportamento è questo?
La motivazione è chiara: la relatrice ci ha detto che in realtà vi è un problema di bilancio e che queste sono le cifre. Ed ha aggiunto che è vero che i soggetti interessati sono circa 400 mila e che si tratta per lo più di gente che aveva volontariamente proseguito il versamento di contributi. Era gente che aveva pagato milioni per avere un «pezzettino» di pensione in più, per garantirsi la propria vecchiaia! Ebbene, con il decreto legislativo n. 503 del 1992 si è cancellata questa certezza!
Risulta pertanto evidente che la questione dei diritti acquisiti alcune volte vale ed altre volte no!
Colleghi, per cortesia, riducete il brusio!
Onorevole Serafini, la prego!
Prosegua pure, onorevole Michielon.
Per questo motivo, ribadisco il voto favorevole dei deputati del gruppo della Lega nord Padania sull'emendamento Pampo 1.16, perché amplia la platea dei soggetti che potranno godere di tale diritto (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale).
Se si voleva fare uno sforzo ed un discorso di equità, questa era l'occasione giusta per sanare tutte le posizioni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pampo 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 433
Votanti 432
Astenuti 1
Maggioranza 217
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 220).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pampo. Ne ha facoltà.
Ricordo che l'integrazione al trattamento minimo fu revocata a causa di un decreto legislativo del Governo Amato. Manco a farlo apposta, è lo stesso Presidente del Consiglio! Da quel momento l'attacco a questo istituto è stato continuo.
Il centrosinistra è tornato ad essere favorevole alla revisione di questo istituto solo ed esclusivamente durante il periodo delle elezioni del 1996, quando nei contatti con una associazione maturò un interesse elettorale tale da indurlo a integrare questo tipo di provvedimento.
Riteniamo si tratti di diritti acquisiti e vi sono chiare sentenze della Corte costituzionale in tal senso. Le norme sono state travisate nel tempo attraverso l'indicazione del doppio dell'importo esistente in famiglia, divenuto poi il triplo, il quadruplo, il quintuplo. In altre parole, si è limitato questo tipo di intervento solo ed esclusivamente in presenza di fattori temporali, istantanei.
La Corte costituzionale ha stabilito che esiste un diritto per questa gente, soprattutto per coloro i quali hanno versato contributi facoltativi dopo aver scelto di soddisfare le esigenze della propria famiglia. Il mio emendamento 1.17, ampliando il campo, non fa altro che lenire il concetto discriminatorio evidenziato dallo stesso provvedimento perché, estendendo a non più di cinque anni il periodo di tempo per la maturazione del diritto, faremmo rientrare nella disciplina prevista da questo provvedimento la stragrande maggioranza degli interessati anche perché, signor Presidente, se non lo facciamo adesso, questi saranno gli assistiti di domani. Se il minimo vitale è stato fissato ad una certa somma e se c'è gente che percepisce molto meno di quella somma, evidentemente un Governo saggio, un Governo sociale, un Governo che intende tutelare le esigenze dei cittadini non può che provvedere come sta facendo il Governo attuale dando ogni giorno indicazioni sulla stampa di andare incontro alle famiglie più povere.
Questo è il modo migliore per dimostrare se siete davvero d'accordo sul fatto di andare incontro alle esigenze delle famiglie più povere e bisognose.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Pampo 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 451
Astenuti 2
Maggioranza 226
Hanno votato sì 214
Hanno votato no 237).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 434
Astenuti 1
Maggioranza 218
Hanno votato sì 206
Hanno votato no 228).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Con il decreto legislativo n. 503 del 1992 - è bene ricordare che allora come ora era Presidente del Consiglio Amato, il quale probabilmente si è pentito e sta cercando di cambiare le cose - si sono cambiate le regole del gioco e si è stabilito che il reddito al quale si faceva riferimento non era più quello della singola persona, ma quello della famiglia. A questo punto tantissime persone che avevano versato i contributi volontari si sono trovate nella posizione assurda, sommando il reddito del coniuge, di superare il limite stabilito dalla legge e di non avere pertanto diritto alla integrazione al minimo.
Questo significa che incassavano una pensione di 200 mila lire dopo aver versato per quindici anni i contributi ma, se non avessero versato un solo contributo, lo Stato avrebbe dato loro più di 625 mila lire al mese. Credo non sia accettabile che gente che ha versato i suoi soldi ed ha creduto nello Stato, alla fine, dal 1994 in poi, sia stata punita perché troppo onesta e perché, a differenza di altri, ha pensato al suo futuro; nel frattempo, visto che il Presidente del Consiglio era Amato, vi era qualcuno che decideva come governare le famiglie e soprattutto stabiliva la soglia per poter accedere all'integrazione al minimo!
Sulla base di tali considerazioni, invito i colleghi a votare a favore dell'emendamento in esame, poiché, ripeto, al di là di ciò che sostiene la Commissione bilancio, i soldi all'INPS ci sono: 400 mila persone hanno versato contributi volontari e l'INPS, quindi, ha i fondi. Ci sono dunque persone che, purtroppo, dopo aver versato milioni, sono state penalizzate e non hanno potuto godere neppure di ciò che hanno versato!
Vi è poi la sentenza della Corte costituzionale n. 1691 del 1996 che conferma tale principio, dichiarando testualmente:
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Santori 1.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo, e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 462
Votanti 461
Astenuti 1
Maggioranza 231
Hanno votato sì 217
Hanno votato no 244).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 453
Votanti 452
Astenuti 1
Maggioranza 227
Hanno votato sì 211
Hanno votato no 241).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 459
Maggioranza 230
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 244).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 457
Maggioranza 229
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 242).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ascierto. Ne ha facoltà.
In questo periodo, mese per mese, hanno voluto mettere da parte i soldi per pagare quel piccolo contributo che poteva garantire loro una pensione nel futuro. Si sono trovati così gli unici lavoratori statali, appartenenti alle forze di polizia e dipendenti di altri ministeri ed enti, a dover cumulare il proprio reddito ai contributi delle mogli. Oggi, il provvedimento in esame non rispetta la dignità della loro vita e nemmeno del lavoro delle forze di polizia. Faccio appello al sottosegretario Bressa che si impegna parlando di sicurezza per le forze di polizia, perché a queste donne venga riconosciuto il diritto a una pensione. La sanatoria di due anni, che volete estendere a coloro che sono state danneggiate dalla legge n. 503, in realtà esclude le mogli di appartenenti alle forze di polizia e alle forze militari che, pur avendo versato i contributi, necessitavano ancora di due anni di versamenti per poter aver diritto al trattamento pensionistico.
Vi chiedo di riflettere perché, quando si parla di dignità della vita degli appartenenti alle forze di polizia, non bisogna dimenticare le famiglie e coloro che subiscono disagi nel corso della propria carriera professionale, disagi sicuramente maggiori rispetto a quelli di altre categorie.
Colgo l'occasione per chiedere di riconsiderare l'inammissibilità dei miei emendamenti 1.7 e 1.8 perché essi sono volti a far sì che possano essere restituiti dall'INPS i contributi volontari versati. Si tratta della stessa logica dell'emendamento Prestigiacomo 1.5, che, in sostanza, fa salvi i diritti acquisiti di coloro che hanno versato i contributi volontari; il sottoscritto propone di rovesciare il discorso: diamo la possibilità a chi ha versato i contributi di riaverli, visto che non può godere di ciò che ha versato.
Per queste motivazioni, signor Presidente, la invito a riflettere sulla possibilità di riconsiderare l'inammissibilità dei miei emendamenti 1.7 e 1.8. Credo che in tal modo si possa raggiungere lo stesso obiettivo da due versanti diversi.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Prestigiacomo 1.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato sì 193
Hanno votato no 247).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 466
Maggioranza 234
Hanno votato sì 212
Hanno votato no 254).
Dopo l'emanazione del decreto legislativo n. 503, chi ha fatto i versamenti volontari ed ha diritto a 200 mila lire al mese di pensione, se moltiplicando queste 200 mila lire per tredici mensilità sfora il tetto di reddito familiare cumulato stabilito per avere diritto all'integrazione al minimo, non ha più tale diritto. Quindi, incassa 200 mila lire al mese al posto delle 625 mila che si avrebbe incassato se non avesse proseguito il versamento dei contributi volontari. Questo è l'isterismo di tale legge per cui chi ha versato è stato punito rispetto a chi non ha versato una lira.
Il collega Michielon nei suoi emendamenti 1.7 e 1.8 afferma, invece, che, se questa prosecuzione volontaria non dà origine ad un trattamento pensionistico, per lo meno si deve consentire la restituzione una tantum della massa contributiva. Queste sono le differenze esistenti tra gli emendamenti: a lei spetta la decisione sulla loro ammissibilità.
Passiamo, pertanto, alla votazione dell'emendamento Michielon 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Solitamente le leggi dovrebbero valere per tutti i cittadini. In base al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, i lavoratori extracomunitari che decidono di tornare nel proprio paese o comunque di andarsene dal nostro territorio nazionale hanno diritto di chiedere all'INPS la
A questo punto mi chiedo: se i lavoratori extracomunitari hanno diritto a chiedere la restituzione dei versamenti INPS, indipendentemente da quanti anni abbiano lavorato nel nostro paese, come è possibile che i nostri cittadini che hanno proseguito volontariamente i versamenti non possano chiedere la restituzione di questi contributi?
Questo discorso ha un senso logico; inoltre, colgo questa occasione per ribadire un concetto, dato che l'articolo 22, comma 11, del decreto legislativo n. 286 del 1998 non è a conoscenza di molti: il governatore della Banca d'Italia Fazio deve smetterla di andare a dire che le nostre pensioni saranno salvate dai versamenti dei lavoratori extracomunitari (Applausi del deputato Calzavara), perché questi, se vogliono, quando tornano a casa loro, se ne vanno con tutti i versamenti contributivi versati all'INPS (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania), anche perché - è bene che la gente lo sappia - su un milione e 106 mila permessi di soggiorno rilasciati nel 1999 ad extracomunitari, ben il 46 per cento non sono stati concessi per motivi di lavoro.
Quest'anno con i ricongiungimenti ci saranno più cittadini extracomunitari che non lavorano rispetto a quelli che lavorano e quindi, se non si pone mano subito al problema che ho sollevato anche presentando una serie di emendamenti, ovviamente dichiarati inammissibili, la situazione non potrà che peggiorare.
Invito l'Assemblea a votare a favore del mio emendamento per far sì che almeno i diritti di molte casalinghe siano identici a quelli dei lavoratori extracomunitari (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Colleghi, io avrò un difetto, ma vedo troppa «roba» lì!
(Presenti 465
Votanti 455
Astenuti 10
Maggioranza 228
Hanno votato sì 204
Hanno votato no 251).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 413
Astenuti 11
Maggioranza 207
Hanno votato sì 170
Hanno votato no 243).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Michielon 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Michielon 1.15, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 444
Astenuti 1
Maggioranza 223
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 249).


