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PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6661 sezione 17).
Qual è il parere del Governo su tali ordini del giorno?
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Il Governo accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Volontè n. 9/6661/1 ed accetta gli ordini del giorno Teresio Delfino n. 9/6661/2, Bova n. 9/6661/3 e Pezzoli n. 9/6661/4. Il Governo accoglie poi l'ordine del giorno Carlesi n. 9/6661/5. Per quanto riguarda l'ordine del giorno Polizzi n. 9/6661/6, il Governo non accoglie il primo capoverso del dispositivo. Per quanto riguarda il secondo capoverso, il Governo invita l'onorevole Polizzi a convergere sull'ordine del giorno Lembo Losurdo ed altri n. 9/6661/13, che è ampiamente comprensivo.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori accettano.
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Il Governo accoglie come raccomandazione il primo capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno Aloi n. 9/6661/7 e non accoglie invece il secondo capoverso del dispositivo.
PRESIDENTE. Avverto che l'ordine del giorno Selva n. 9/6661/14 è stato ritirato.
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Il Governo accoglie l'ordine del giorno Saonara n. 9/6661/15 e accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Nan n. 9/6661/16 (Nuova formulazione).
PRESIDENTE. Onorevole Bergamo, accoglie l'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/6661/19?
ALESSANDRO BERGAMO. Sì Presidente, lo ritiro.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Bergamo.
GIANNI FRANCESCO MATTIOLI, Ministro per le politiche comunitarie. Il Governo accoglie infine l'ordine del giorno Procacci n. 9/6661/20 e accetta come raccomandazione l'ordine del giorno Massa n. 9/6661/21.
GIANPAOLO DOZZO. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, la prego di ripetere il parere espresso dal Governo sull'ordine del giorno Galletti n. 9/6661/9.
PRESIDENTE. È stato accolto come raccomandazione il primo capoverso del dispositivo e sono stati accolti i restanti tre punti.
GIANPAOLO DOZZO. Presidente, nel ringraziarla per il chiarimento, chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANPAOLO DOZZO. Signor Presidente, interverrò sull'ordine del giorno Procacci n. 9/6661/20. Quello che diceva prima il collega Saonara, che tentava in qualche maniera (per la verità, in una maniera un po' disperata) di completare l'esame della questione relativa al sistema degli allevamenti avicoli, si ripresenta con questo ordine del giorno. In tal modo irrigidiamo ulteriormente la normativa comunitaria. Non è possibile che il Governo accolga un ordine del giorno volto a far sì che gli allevamenti si mettano in regola con il regolamento comunitario, più che dal punto di vista del sistema di allevamento, soprattutto sotto il profilo temporale, vale a dire sotto il profilo della riduzione dei tempi.
PRESIDENTE. Onorevole Dozzo, devo dirle che il suo presidente di gruppo non ha proposto l'esame di questo provvedimento e nessun altro presidente di gruppo lo ha fatto.
GIANPAOLO DOZZO. Si era impegnato lei, Presidente, non il mio gruppo!
PRESIDENTE. Sì, ma il Presidente inserisce nel calendario dei lavori dell'Assemblea gli argomenti richiesti dai presidenti di gruppo. Comunque, può informare il suo capogruppo affinché il provvedimento venga inserito nel calendario dei lavori la prossima volta.
ALESSANDRO BERGAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
ALESSANDRO BERGAMO. Chiedo di sottoscrivere l'ordine del giorno Volontè n. 9/6661/1 e l'ordine del giorno D'Ippolito n. 9/6661/17.
PRESIDENTE. Sta bene.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, mi sembra nasca un piccolo problema che vorrei sottoporre alla sua attenzione in ordine agli ordini del giorno Galletti n. 9/6661/9 e Procacci n. 9/6661/20, perché, se ho ben capito il ragionamento del collega Saonara e le considerazioni svolte sul fatto che poi alle Commissioni parlamentari verranno richiesti dei pareri che saranno pareri consultivi rispetto a quello che il Governo proporrà, devo dire che stamattina abbiamo assistito ad una discussione surreale di merito sul fatto se introdurre o no nel nostro ordinamento meccanismi più restrittivi rispetto alla direttiva europea per quanto riguarda il benessere animale. Successivamente l'emendamento è stato ritirato e la Camera non ha potuto esprimere la sua volontà su quella norma importante. Questo ordine del giorno è stato accolto dal Governo e quindi, probabilmente, non verrà votato dall'aula del Parlamento. In un gioco tra il Governo e un parlamentare, l'accettazione di un ordine del giorno sostanzialmente si traduce in un impegno del Governo; le Commissioni poi daranno un parere. Ma a me era sembrato di capire che la maggioranza dell'Assemblea oggi fosse, con le dichiarazioni che sono state fatte, decisamente contrarie all'impostazione della collega Procacci.
MICHELE RALLO. Non è vero, hanno parlato soltanto i contrari.
CARLO GIOVANARDI. Poiché, come giustamente nota il collega, è dubbio se sia prevalente la volontà dei favorevoli o quella dei contrari, c'è solo una controprova da fare: far esprimere il Parlamento. Peccato che il Parlamento su questo tema non si possa esprimere, perché in Commissione potrà essere formulato solo un parere consultivo su una decisione del Governo.
PRESIDENTE. Onorevole Giovanardi, il Parlamento può votare a favore o contro l'ordine del giorno.
CARLO GIOVANARDI. Se non viene ritirato!
PRESIDENTE. L'ordine del giorno non è stato ritirato, è stato appena presentato.
CARLO GIOVANARDI. Infatti, aspetto e rivolgo un appello alla collega perché chieda la votazione dell'ordine del giorno: se non fosse votato, diventerebbe anche imbarazzante per me dover far proprio un ordine del giorno di cui non condivido il contenuto. Credo che, alla fine della discussione che abbiamo svolto, sia giusto che l'Assemblea si pronunci sul contenuto dell'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Colleghi, prendete posto, tra breve passeremo ai voti; lo dico, più che per voi che siete in aula, per i colleghi che sono fuori: naturalmente, se perdiamo tempo adesso, dovremo prolungare la seduta di domani, questo deve essere chiaro.
TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, quanto all'ordine del giorno Procacci n. 9/6661/20, devo innanzitutto fare presente che avevo chiesto la parola sull'articolo aggiuntivo da cui l'ordine del giorno medesimo deriva, quindi ben prima che la collega lo ritirasse. Avrei peraltro avuto diritto ad intervenire e forse il mio intervento avrebbe potuto indurla a non ritirare il suo articolo aggiuntivo: Rifondazione comunista desidera stigmatizzare il comportamento della collega Procacci, anche se mi dispiace, perché spesso lavoriamo insieme con lei su molte questioni; credo tuttavia che, in nome della governabilità, si sia sacrificato un principio importante, contenuto appunto in quell'articolo aggiuntivo.
invece, per i problemi degli animali. Rifondazione comunista, come ha precisato in tutti i modi, è a favore dell'amnistia e di condizioni di vita migliori nelle carceri, anche se non sono troppo diverse le considerazioni da svolgere con riferimento alla vita degli animali. Ci sembra, quindi, che l'atteggiamento populista del collega Ferrari, in realtà, nasconda altri interessi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acciarini. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA ACCIARINI. Signor Presidente, prendo la parola proprio perché ritengo che, invece, lo strumento che stiamo per adottare sia quello corretto. Di fronte al recepimento della direttiva CEE, mi sembra opportuno che ci sia un atto, quale un ordine del giorno approvato dal Parlamento, che dia indirizzi al Governo in questo settore. Mi trovo più a mio agio con questo strumento che con il precedente. Mi è parso molto corretto l'intervento dell'onorevole Saonara e tutt'altro che imbarazzato: mi è parso un intervento preciso, che ha dato chiaramente all'Assemblea il senso di quanto si stava votando.
PRESIDENTE. Prendo atto che i presentatori degli ordini del giorno Volontè
9/6661/1, Teresio Delfino 9/6661/2, Bova 9/6661/3, Pezzoli 9/6661/4, Carlesi 9/6661/5, Polizzi 9/6661/6, Aloi 9/6661/7, Apolloni 9/6661/8, Galletti 9/6661/9, De Benetti 9/6661/10, Pittino 9/6661/11, Lembo 9/6661/12, Losurdo 9/6661/13, Saonara 9/6661/15 e Nan 9/6661/16 (Nuova formulazione) non insistono per la votazione.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, non vorrei contraddire il ministro, ma intanto devo ricordare che la Presidenza della Camera lo ha ritenuto accoglibile. Lei parla, signor ministro, di una materia non armonizzata con il provvedimento che stiamo esaminando, ma quando noi esaminiamo un testo che riguarda gli adempimenti e le direttive comunitarie e si presenta un ordine del giorno che contiene un auspicio perché vengano cambiate le istituzioni comunitarie, anche in previsione dell'appuntamento di Nizza, vorrei capire perché saremmo fuori dalla materia. Forse si tratta di una materia fuori dalla gittata di questo Governo, ma questo è un altro discorso che, ovviamente, non interessa l'Assemblea. Forse vi sono state poche occasioni per discutere dei problemi dell'Europa, quindi, signor Presidente, lascerei l'ordine del giorno così com'è e invito il signor ministro a rivedere la sua posizione che non ritengo accoglibile.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, se mi permette lei è stato inutilmente scortese nei confronti del ministro perché effettivamente l'ordine del giorno è stato presentato in un secondo tempo ed io non l'ho guardato attentamente. Se l'avessi guardato con attenzione avrei dichiarato inammissibili i primi due capoversi del dispositivo perché riguardano una questione che non c'entra assolutamente niente con la legge comunitaria. Si parla, infatti, della costituzione europea e dell'impegno del Governo ad adottare la costituzione federale europea. Sul tema, come lei sa, la Commissione presieduta dal collega Saonara sta avviando una discussione molto lunga e approfondita, quindi non è vero che il Parlamento non può discutere di questo. Comunque, si è trattato di una mia omissione e non posso correggere quanto ho già fatto. Lei insiste per la votazione del suo ordine del giorno?
MARIO TASSONE. Signor Presidente, abbiamo discusso tutta la giornata su questi temi. Non sono stato scorretto nei confronti del ministro: se ho dato questa impressione, chiedo scusa al ministro. Io ho detto che era nelle regole e soprattutto attinente alla materia.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, non abbiamo detto una parola sulla costituzione europea, la prego. Nessuno è intervenuto su questo. Comunque, lei insiste per la votazione.
MARIO TASSONE. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Tassone, possiamo votare per parti separate, perché sul terzo capoverso del dispositivo vi è parere favorevole, mentre sui primi due il parere è contrario. È d'accordo?
MARIO TASSONE. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti
Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Tassone, insiste per la votazione del terzo capoverso del dispositivo del suo ordine del giorno, accettato dal Governo?
MARIO TASSONE. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Colleghi, si tratta di una questione seria: si chiede di impegnare il Governo a riferire al Parlamento sullo stato dei lavori prima della conferenza di Biarritz.
Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Procacci, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6661/20?
ANNAMARIA PROCACCI. No, signor Presidente.
PRESIDENTE. Si pone un problema delicato, sul quale richiamo la vostra attenzione. Colleghi, chiedo anche il vostro aiuto perché è la prima volta che si presenta un problema di questo genere: il presentatore di un ordine del giorno non insiste per la votazione, ma vi è una parte politica, quella del collega Giovanardi, che invece chiede la votazione. Tale questione non si è mai posta.
MAURO PAISSAN. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO PAISSAN. Signor Presidente, faccio presenti altri episodi del genere. Altre volte avrei voluto pronunciarmi su ordini del giorno sui quali i presentatori non hanno voluto che la Camera si esprimesse. Non ritengo che un cambiamento della prassi così forte su una questione del genere possa avvenire senza un'adeguata riflessione. Pertanto, le chiedo di demandare alla Giunta per il regolamento l'esame della questione e di comportarsi in questa occasione come la Presidenza della Camera si è sempre comportata (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e Comunista).
PRESIDENTE. Onorevole Paissan, sono deputato da vent'anni, ma non ricordo alcun caso in cui si sia creato questo conflitto, per così dire, tra il presentatore ed altri deputati. Non dico che non si sia verificato, ma io non lo ricordo (Commenti del deputato Paissan). Non si è espresso, ma in questo caso si è espresso: questa è la differenza.
MAURO GUERRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAURO GUERRA. Signor Presidente, mi rimetto alla sua valutazione. Si tratta di una questione delicata e non vorrei incorrere neanch'io in un errore, ma mi pare di ricordare di aver affrontato o abbozzato una discussione o posto la questione in una delle riunioni della Giunta per il regolamento.
PRESIDENTE. Colleghi, mi oriento a favore del voto e ne spiego il motivo.
PIERLUIGI PETRINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIERLUIGI PETRINI. Signor Presidente, poiché il nostro regolamento prevede che sugli ordini del giorno sia possibile l'espressione di una volontà di voto, penso che questa stessa volontà debba trovare compimento nel momento in cui ciò fosse richiesto. Intervengo, quindi, per darle quell'aiuto che lei ha richiesto: mi sembra che la sua interpretazione sia corretta.
PRESIDENTE. Spero che sia corretta. Il problema è nel conflitto tra voto e non voto; poiché la Camera è un organo che delibera, si chiede una deliberazione espressa e io, fra una deliberazione tacita ed una espressa, privilegio quest'ultima.
CARLO GIOVANARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, anch'io tento di offrire un contributo perché mi sembra che la questione sia importante. Io non ho chiesto la votazione, ho chiesto all'onorevole Procacci di essere lei a insistere per la votazione sul suo ordine del giorno perché, se lo facessi io, sarei io a far votare l'Assemblea della Camera su un ordine del giorno il cui contenuto non condivido affatto. Non vedo quindi perché debba essere mia la responsabilità. Io ho chiesto un atto politico all'onorevole Procacci che prima ha presentato un emendamento, poi lo ha ritirato e trasformato in ordine del giorno. Chiedo che abbia il coraggio politico di chiederne la votazione. Se non lo vuol fare, prendo atto che si tratta di una questione intercorsa tra un deputato e il Governo che non ha coinvolto minimamente il Parlamento.
ANTONIO SAIA. È risolto!
PRESIDENTE. Se è così, se nessuno lo chiede, il problema si è risolto da sé.
GIANPAOLO DOZZO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANPAOLO DOZZO. Non è risolto il problema, anche perché, viste le dichiarazioni che sono state fatte su quell'emendamento da tutti i gruppi, quell'emendamento sarebbe stato respinto. Ora si pone il problema che da un emendamento che sarebbe stato quasi certamente respinto si passa, senza alcuna esplicita votazione, ad un ordine del giorno che impegna il Governo. Se è così, noi chiediamo che il Parlamento si esprima.
PIETRO CAROTTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO CAROTTI. Signor Presidente, naturalmente esprimo un'interpretazione personale che elude in qualche modo il nodo politico. La prassi comportamentale che in qualche modo preclude la possibilità di appropriarsi di un ordine del giorno, a differenza di quello che avviene con un emendamento, lascia la libertà di chiedere la votazione soltanto al presentatore. Quindi la tesi dell'onorevole Giovanardi a me pare fondata, nel senso che in questo caso si tratta di un atto politico da parte del presentatore, consentendo agli altri deputati di aggiungere la propria firma. Dal punto di vista dei precedenti parlamentari più volte la Presidenza ha invitato a non appropriarsi di emendamenti proprio per non precludere la possibilità dell'accettazione di un ordine del giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Carotti, non è soltanto questo il problema poiché non si tratta di un emendamento, che si deve necessariamente votare. Qui nella prassi sostanzialmente è invalsa la tesi per cui, se il deputato presentatore non insiste, l'ordine del giorno non si vota. Non si vota perché si ritiene che vi sia un impegno, cioè un'espressione tacita, avendo il Governo accolto l'ordine del giorno. Siamo ora in una situazione diversa, nella specie si richiede una «espressione espressa» da parte dell'Assemblea ma, non essendoci scritto nulla nel regolamento - onorevole Paissan, stiamo cercando, ma gli uffici non riescono a trovare precedenti nel senso che lei indicava, può darsi che lei abbia ragione -, siamo in presenza di un vuoto normativo. Io credo che il Presidente debba garantire, sotto il profilo generale, l'espressione della volontà dell'Assemblea. Questa è la ragione della mia decisione.
CARLO PACE. Bravo!
PRESIDENTE. Altrimenti non garantirei ad un'Assemblea che vuole esprimersi attraverso un documento di un collega la possibilità di farlo. Capisco il complesso delle motivazioni, ma accedo a questa decisione.
SERGIO SABATTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO SABATTINI. Signor Presidente, la questione mi appassiona e vorrei suggerire una distinzione ai colleghi. È del tutto evidente che, se l'Assemblea vota e l'ordine del giorno viene approvato, ciò impegna il Parlamento nella sua relazione con il Governo. Faccio riferimento alla mia brevissima esperienza.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sabattini, ma vorrei ricordarle che con gli
ordini del giorno è la Camera ad impegnare il Governo e non è il singolo deputato a farlo.
SERGIO SABATTINI. Ha ragione, signor Presidente, ma questa è la contraddizione in cui ci troviamo. Il collega Giovanardi ha scelto l'unica strada possibile allo stato della prassi: egli ha fatto una richiesta all'onorevole Procacci, perché non sarebbe consentito diversamente. Ritengo, dunque, che dovremmo fermarci qui.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Sabattini, tuttavia l'onorevole Giovanardi pone una questione politica e non regolamentare; egli ha affermato di non voler essere responsabile di un ordine del giorno che non condivide, però, un'altra parte politica ha chiesto di votare su quell'ordine del giorno. Poiché l'ordine del giorno impegna la Camera dei deputati ed una parte di questa Assemblea ha chiesto di deliberare, francamente ritengo di dover mettere in votazione l'ordine del giorno in questione.
FRANCESCO ALOISIO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Aloisio, per il suo gruppo ha già parlato l'onorevole Sabattini; pertanto, non posso darle la parola.
Dichiaro chiusa la votazione.
GABRIELLA PISTONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
GABRIELLA PISTONE. Per precisare che intendevo esprimere voto favorevole nella votazione appena conclusa.
PRESIDENTE. Ne prendo atto.
LUIGI MASSA. No, non insisto.
PRESIDENTE. È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno presentati.
IDA D'IPPOLITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
IDA D'IPPOLITO. Signor Presidente, è da tempo che sto cercando con insistenza di attirare l'attenzione della Presidenza, ma con poca fortuna. Vorrei, innanzitutto, un'informazione, poi una precisazione. Il mio ordine del giorno n. 9/6661/17, su cui il ministro stava esprimendo il parere, non è stato affatto citato dalla Presidenza, nemmeno tra gli ordini del giorno ritirati. La prima informativa che richiedo è, appunto, la seguente: vorrei sapere se nel faldone degli ordini del giorno risulta inserito anche il mio ordine del giorno n. 9/6661/17, superato dall'approvazione dell'articolo aggiuntivo Selva 10.01, che ne ha recepito per intero gli obiettivi.
vorrei chiedere - visto che non vi è stata l'opportunità di votare il mio ordine del giorno - di aggiungere la mia firma all'articolo aggiuntivo Selva 10.01.
PRESIDENTE. Onorevole D'Ippolito, la ringrazio; lei ha espresso una possibilità che non si è verificata, forse a causa della concitazione dei nostri lavori. Ciò indica lo spirito con cui la Presidenza ha ritenuto - per motivi di continenza - che anche la sua disponibilità al ritiro fosse espressa. In ogni caso, lei ora ha precisato bene quale era il suo intendimento. Quindi, mi sembra che l'equilibrio sia stato ristabilito.
Prosegua pure, signor ministro.
Il Governo accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Apolloni n. 9/6661/8 e accoglie come raccomandazione il primo capoverso del dispositivo dell'ordine del giorno Galletti n. 9/6661/9, mentre accoglie i restanti tre capoversi del dispositivo.
Il Governo accoglie l'ordine del giorno De Benetti n. 9/6661/10, accoglie come raccomandazione l'ordine del giorno Pittino n. 9/6661/11 ed accoglie gli ordini del giorno Lembo n. 9/6661/12 e Losurdo n. 9/6661/13.
Prosegua pure, signor ministro.
Il Governo valuta del tutto estranei alla materia i primi due capoversi del dispositivo contenuti nell'ordine del giorno Tassone n. 9/6661/18, perché sollevano questioni su cui il dibattito è del tutto aperto e che non si può assolutamente chiudere su questi problemi di politica generale europea trattando ora la legge comunitaria. Il Governo accoglie invece l'ultimo impegno contenuto nel suddetto ordine del giorno.
Mi pare che l'ordine del giorno Bergamo n. 9/6661/19 sia del tutto estraneo alla materia trattata perché riguarda la materia finanziaria che concerne il nostro paese e non la Comunità europea. Invito pertanto il presentatore di tale ordine del giorno a ritirarlo.
Prosegua pure, signor ministro.
Sul decreto che il Governo predisporrà per recepire la direttiva faremo una opposizione ferma e dura, perché non è così che si risolvono i problemi, come non si risolvono con l'ordine del giorno del collega Galletti.
Signor Presidente, in questo caso come avviene sempre, dietro al paravento del benessere animale si cerca di mettere a terra e di non far più progredire un comparto come quello agricolo che, come lei sa, in tutti questi anni non è stato soltanto maltrattato, ma ferito ed oppresso anche da questo Parlamento.
Concludo, signor Presidente, ricordandole l'impegno che si era preso un mese e mezzo fa di portare in aula il provvedimento di riforma della legge n. 468 sul settore lattiero-caseario. Si ricorda che, visto che si è già svolta la discussione sulle linee generali, lei si era impegnato a portarlo in quest'aula? Non mi risulta che fino ad ora questo suo impegno sia stato onorato.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
Se il Governo riterrà di disattendere il parere, per esempio della Commissione agricoltura, potrà farlo benissimo...
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
Per inciso, devo precisare, a nome di Rifondazione comunista, che non accettiamo quanto il collega Ferrari ha accennato con riferimento ad una presunta mancanza di attenzione per i problemi dei carcerati e ad una maggiore attenzione,
Per quanto riguarda l'ordine del giorno Procacci n. 9/6661/20, desidero ricordare che, dall'indagine conoscitiva sulla sicurezza alimentare svolta dalla Commissione affari sociali ed in particolare dalle audizioni dei ministri della sanità e delle politiche agricole sulla questione della peste aviaria nelle Commissioni affari sociali e agricoltura, nonché di tecnici esperti, come quelli dell'Istituto superiore di sanità, è emerso unanimemente che la velocità di diffusione della peste aviaria e la sua crescita esponenziale e virulenta, con tutti i danni conseguenti per il comparto dell'agricoltura ed in particolare il settore avicolo, sono state dovute anche ai sistemi di allevamento intensivo ed in batteria. Credo quindi che un articolo aggiuntivo come quello che era stato presentato non solo non andasse contro il settore agricolo, ma anzi, alla distanza, avrebbe aiutato il settore per una migliore organizzazione ed una migliore vita degli animali, al fine di affrontare in maniera migliore anche eventuali problematiche di tipo sanitario che potessero presentarsi.
Ricordo anche che il ministro della sanità si era impegnato sui risarcimenti ai proprietari e agli allevatori dei polli finalizzati proprio alla riorganizzazione del settore: mi sembra, quindi, che quanto viene definito nell'ordine del giorno non sia né in più, né al di fuori di quanto altri atti parlamentari e del Governo avevano indicato per il settore. Ritengo anche io che l'ordine del giorno sia importante: forse, se la collega insisterà per la sua votazione, vi potrà essere un atto di indirizzo più cogente, ma effettivamente è già importante anche l'accoglimento da parte del Governo.
Per quanto riguarda le etichette, su tale tema tutti abbiamo convenuto in tutte le sedi sul fatto che l'informazione al cittadino è fondamentale per poter assicurare libertà di scelta: credo che nessuno abbia alcunché da obiettare su tale principio.
Del resto, come è stato detto dai colleghi che mi hanno preceduto, ritengo sia veramente miope non rendersi conto di come il problema della salute e del benessere degli animali si rifletta sulla salute e sul benessere degli uomini.
A volte una politica miope, che guarda solo all'immediato, può far dimenticare i terribili esiti che si determinano in presenza di fatti dannosi nei confronti sia degli uomini, sia dello sviluppo di determinati settori. Vi sono reazioni di panico di fronte a malattie, a epidemie, quindi credo che l'attenzione in questa direzione sia necessaria e credo opportuno che, attraverso un ordine del giorno, si dia un significato forte a ciò che, a mio parere, è già un grande risultato europeo, che rivendico perché l'Italia ha avuto una parte importante al fine di giungere, con la dovuta progressività, alla dismissione degli allevamenti di galline ovaiole in gabbia.
Onorevole Tassone, insiste per la votazione del suo ordine del giorno 9/6661/18?
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sui primi due capoversi del dispositivo dell'ordine del giorno Tassone n. 9/6661/18, non accettati dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 332
Votanti 309
Astenuti 23
Maggioranza 155
Hanno votato sì 88
Hanno votato no 221).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul terzo capoverso della parte dispositiva dell'ordine del giorno Tassone n. 9/6661/18, accettato dal Governo.
(Segue la votazione - Commenti).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 320
Votanti 313
Astenuti 7
Maggioranza 157
Hanno votato sì 251
Hanno votato no 62).
Il problema delicato è che l'ordine del giorno impegna il Governo e, se un deputato chiede che si voti sull'ordine del giorno, perché ci si esprima in tal modo sull'impegno del Governo, credo che non si possa contestare al deputato il diritto a votare. Pertanto, ammetto la votazione... (Commenti). Non si è mai fatto perché non si è mai posto il problema: colleghi, è la prima volta che si pone.
Vorrei solo spiegare una cosa - può darsi che sbagli, ora lo vedremo -: si tratterebbe di privare il Parlamento nel suo complesso del diritto di esprimersi, lasciando soltanto ad un deputato e al Governo il rapporto relativo all'impegno del Governo. Questa è la questione che pongo (Applausi del deputato Becchetti).
Potrei sbagliarmi, Presidente; può darsi che sia stata una discussione che si è svolta solo informalmente in aula senza poi sfociare in una presa di posizione formale, ma a me pare di ricordarlo, perché ho presente da tempo questa questione. Mi pare che vi sia stata anche occasione di un minimo confronto su tale questione, rimandato poi perché la vicenda non si è sciolta.
Come ripeto, la questione che lei pone è molto seria, vera e reale. Non vorrei sbagliarmi, ma mi pare che sia stata già discussa.
Riterrei comunque opportuna, indipendentemente dalla decisione che assumerà oggi sul caso specifico, una valutazione della questione da parte della Giunta per il regolamento. Mi pare tuttavia che fosse stata già trattata incidentalmente.
Credo che un minimo di riflessione sul punto non sarebbe inopportuna, mentre passare al voto sarebbe restituire la caratteristica di emendamento a quello che è diventato un ordine del giorno proprio per evitare che accadesse quello che ora si vorrebbe far accadere.
Se quell'ordine del giorno fosse votato ed approvato, impegnerebbe non solo il Governo ma la stessa Camera dei deputati. Nel momento in cui vi è una relazione tra il Governo ed il singolo presentatore dell'ordine del giorno, quella relazione impegna il Governo; naturalmente l'esecutivo avrà espresso la propria valutazione con piena cognizione di causa.
Signor Presidente, mi consenta un suggerimento: poiché il problema da lei posto esiste, ritengo debba essere discusso nella sede propria, ovvero, la Giunta per il regolamento. Le suggerirei di non creare un precedente. Preciso che, qualora si dovesse votare, esprimerei voto contrario su quell'ordine del giorno, ma il rischio è che si crei a caldo un precedente su una procedura sulla quale, invece, occorrerebbe riflettere a fondo. Mi scusi se mi sono permesso di dare questo suggerimento.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Procacci n. 9/6661/20, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 324
Votanti 310
Astenuti 14
Maggioranza 156
Hanno votato sì 183
Hanno votato no 127).
Onorevole Massa, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/6661/21, accettato dal Governo?
Colleghi, per cortesia. Onorevole Ruffino, per piacere. Onorevole Ruffino, per piacere. Onorevole Ruffino, è la terza volta che mi rivolgo a lei.
Signor Presidente, vorrei dunque ufficializzare la mia disponibilità al ritiro dell'ordine del giorno citato, che la Presidenza ha dato per acquisita; inoltre,


