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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza De Simone n. 2-02534 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
ALBERTA DE SIMONE. Signor Presidente, il caso citato nell'interpellanza, con la quale ci siamo rivolti ai ministri della giustizia, per le pari opportunità, per la solidarietà sociale e dell'interno, è emblematico ma non è certamente l'unico. Si tratta di un caso emblematico perché una giovane immigrata, reclutata in Albania con la promessa di un lavoro (è noto che esistono false agenzie che promettono un lavoro), è stata poi condotta in una zona limitrofa ad Aversa, in provincia di Caserta, violentata ed indotta alla prostituzione.
era invece alla base del progetto emancipatorio che guardava al soggetto maschile come un soggetto già liberato e autonomo e, in sostanza, procedeva per una logica egualitaria e imitativa. Negli anni più recenti l'accento è stato fortemente posto sul valore della femminilità e sul diritto alle pari opportunità; perciò si è definita «pari opportunità» la nuova politica e non più «parità», intendendo significare non più uno schiacciamento su un modello dato e da imitare (quello maschile), ma un percorso autonomo che conducesse alla valorizzazione degli elementi di differenza di genere e, contemporaneamente, al libero estrinsecarsi di ogni opportunità e di ogni possibilità.
impedisca la schiavitù sessuale e che faccia di questa Europa, di cui andiamo così giustamente orgogliosi dopo l'unificazione e la moneta unica, anche il luogo della civiltà umana dove vengono combattute efficacemente queste forme di traffico e di schiavitù; infine, con quali provvedimenti (si tratta di penale) si voglia fronteggiare e punire, anche accelerando i processi e comminando sanzioni esemplari, l'abuso, lo sfruttamento, la schiavitù sessuale delle immigrate, la vendita dei loro figli, la violenza e le condizioni disumane della loro sopravvivenza.
PRESIDENTE. La ringrazio.
KATIA BELLILLO, Ministro per le pari opportunità. Signor Presidente, l'onorevole De Simone ripropone il drammatico tema del traffico delle persone, in particolare donne e minori, per fini di sfruttamento sessuale, richiamando così l'attenzione del Governo e dell'intera comunità nazionale sulla necessità di una adeguata, decisa ed efficace azione di contrasto. Come è dimostrato dai casi atroci che l'onorevole De Simone ha riportato, il traffico di persone costituisce una forma di riduzione in schiavitù che comporta violenza e asservimento intollerabili nei confronti delle vittime che spesso sono minorenni e costituisce una delle più gravi violazioni dei diritti umani.
si sia raddoppiato nel giro di pochi mesi indica che l'applicazione dell'articolo 18 comincia ad essere più ampia. Si tratta di un indice positivo che denota una maggiore consapevolezza dei soggetti istituzionali coinvolti, anche se naturalmente il risultato è ancora insufficiente rispetto alle dimensioni complessive del fenomeno.
persone, come moderna forma di schiavitù. Il reato si configura quando una persona, mediante violenza, minaccia o inganno, viene trasferita da uno Stato ad un altro o all'interno dello stesso Stato sia a scopo di sfruttamento sessuale sia a scopo di lavoro forzato. Il disegno di legge ha il fine di fornire alle forze di polizia e alle procure uno strumento legislativo adeguato che consenta di colpire con sanzioni gravi i fatti di traffico, superando i problemi operativi oggi derivanti dall'utilizzazione dei reati previsti dalla legge sullo sfruttamento della prostituzione, che prevedono sanzioni modeste e inadeguate alla gravità del delitto di traffico, ovvero dall'applicazione del delitto di riduzione in schiavitù pensato per il fenomeno della schiavitù storica e che comporta perciò notevoli problemi di prova. Il disegno di legge prevede inoltre misure per la protezione delle vittime che collaborino con le indagini.
PRESIDENTE. L'onorevole De Simone ha facoltà di replicare.
ALBERTA DE SIMONE. Sento il bisogno di ringraziare il ministro per l'ampiezza della risposta e di aggiungere ulteriori considerazioni. Sull'articolo 18 e la sua applicazione il ministro Bellillo è stata estremamente precisa e, a proposito dell'aspetto preventivo, ha fatto cenno alla necessità di avviare una campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Concordo pienamente, tant'è vero che avrei voluto proporla io stessa, perché non è possibile che si verifichino traffici che coinvolgono migliaia di ragazze e che lo Stato non lo sappia.
Presidente, stiamo andando verso una nuova barbarie e verso un degrado intollerabile!
L'onorevole De Simone ha facoltà di illustrarla.
Quando, data anche la giovane età, la ragazza si è accorta di essere rimasta incinta, è stata venduta e il nuovo «padrone» che l'ha comprata, oltre a continuare a costringerla a prostituirsi fino a quando il suo stato di gravidanza è diventato del tutto evidente, l'ha poi di fatto trasferita per il parto in Germania - nei pressi di Francoforte - costringendola a firmare una dichiarazione di cessione del proprio bambino, che è stato poi venduto per un cifra di 70 milioni.
Dicevo che il caso non è isolato, ma sono unici il coraggio, la possibilità e la determinazione di sporgere denuncia. Questo è il motivo per il quale oggi siamo al corrente del fatto: perché - lo ripeto - in questo caso vi è stata una denuncia.
Le immigrate schiavizzate e costrette alla prostituzione e poi a partorire all'estero per vendere i propri figli a coppie sterili rientrano in un traffico regolarmente organizzato; un traffico che tra l'altro si collega a quello degli organi e del loro espianto. Tutto ciò ovviamente coinvolge l'Italia, che è un paese di straordinaria civiltà, nel quale le battaglie per i diritti delle donne hanno segnato dei punti di grande valore e significato sia nell'epoca in cui tali battaglie venivano condotte all'insegna del diritto all'emancipazione femminile (segnarono dei passi in avanti straordinari sul terreno della parità dei diritti, della considerazione e del diritto alla maternità, dell'infanzia, del diritto al voto), sia negli anni successivi quando si «mise a tema» la differenza femminile e il diritto ad un'esplicitazione totale della propria personalità, che prescindesse da quel modello imitativo che
Credo che oggi, in quest'alba del 2000, la nuova frontiera della schiavitù femminile sia rappresentata proprio dalla condizione di giovani ragazze che vengono in Italia (non importa se clandestinamente o con i permessi) essendo spinte sia dall'ansia e dal desiderio di autonomia e di miglioramento della propria condizione di vita, sia dalla necessità di uscire da una condizione di subalternità e di povertà come quella che lasciano nei paesi di origine. Queste ragazze vengono invece schiavizzate da alcuni trafficanti, che sono sicuramente collegati a mafie più grandi: e ciò si verifica nel nostro territorio nazionale! Tutto ciò, quindi, ci chiama in causa in maniera assai consistente perché noi non possiamo fingere di non sapere e di non vedere!
Nell'interpellanza dicevamo che il caso riportato non era isolato e che sarebbe sufficiente soltanto prendere in esame le cronache di questi ultimi due giorni: a Roma, due giovani ragazze, rispettivamente di 20 e di 22 anni, si sono rivolte alla procura di Roma - aiutate da un'associazione che le sostiene - denunziando di essere state vendute 15 o 16 volte ed ogni volta al prezzo di 6 milioni a sfruttatori e a padroni diversi; di essere state attirate da un'agenzia che prometteva loro lavoro, trovando invece prostituzione, sfruttamento, sevizie e violenza! Martedì, in un blitz a cui hanno partecipato mille uomini della polizia, sono state individuate 84 prigioniere del sesso tra Napoli, Caserta e Brindisi, ma i sindacati valutano che solo in quelle zone vi sono 3 mila ragazze ridotte in schiavitù e che i bambini extracomunitari sono 2 mila di cui solo 800 frequentano le scuole materne ed elementari, 1.200 bambini non sono registrati, non frequentano le scuole, ma esistono sul nostro territorio nazionale nelle periferie di grandi città dove è più facile occultare le norme dell'ufficializzazione.
Oggi vi è la notizia che a Trieste la direzione distrettuale antimafia ha arrestato 40 persone per un mercato di uomini, rapiti in Cina e in India, e portati in Italia quasi certamente per alimentare un mercato clandestino dei trapianti. In cambio di un occhio o di un rene questi uomini vengono schiavizzati e qualcuno si vende. Sono stati scoperti dalla procura di Trieste episodi di sevizie, di torture, di stupri, di cinesi obbligati a fare a testate l'uno contro l'altro per poi trasmettere in diretta, facendo ascoltare le urla in diretta, via telefono, ai loro familiari in modo da obbligarli a pagare il riscatto. L'Italia è quindi diventato il territorio in cui si smontano le creature umane e se ne vendono le parti come se fossero auto usate. Siccome queste cose non sono facili, ma richiedono perizia medica e luoghi dove congelare gli organi espiantati, ci sono anche tra i medici alcuni delinquenti che si prestano a queste cose, proprio come nei lager nazisti si prestavano ad esperimenti analoghi a danno degli ebrei.
Credo che la gravità del fenomeno dal punto di vista umano, della condizione dell'infanzia, della pratica di vendere i bambini e della nuova schiavitù a cui sono assoggettate giovani ragazze che invece vengono spinte da un desiderio di autonomia e di miglioramento per la loro condizione di vita sia tale che, innanzitutto, il Governo ci dovrebbe dire: se viene applicata la legge sull'immigrazione nella parte che consente alle prostitute immigrate di uscire dal giro dopo aver denunciato i loro sfruttatori; se si è pensato di concertare una legislazione europea che
Il ministro per le pari opportunità ha facoltà di rispondere.
Tale traffico, come ricordava l'onorevole interpellante, è diventata una delle più ingenti fonti di guadagno delle organizzazioni criminali di tutto il mondo, secondo solo al traffico di droga e di armi. Si pone dunque il problema di individuare strategie efficaci di lotta alla tratta, sia a livello nazionale sia a livello internazionale. Già da diversi anni, il Governo italiano ha impostato un complesso di iniziative di contrasto, tra le quali l'introduzione nel testo unico sull'immigrazione dell'articolo 18, che prevede la concessione di uno speciale permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale e stanzia 10 miliardi l'anno per la realizzazione di programmi di assistenza e integrazione sociale per le vittime, oggi in fase di realizzazione.
In qualità di ministro per le pari opportunità, sono stata delegata dal Presidente del Consiglio ad esercitare funzioni di proposta, indirizzo e coordinamento nella materia. L'approccio al problema del traffico, che ha contraddistinto l'iniziativa del Governo italiano come particolarmente innovativa anche a livello internazionale, è fondato sull'idea di un'integrazione necessaria tra l'aspetto repressivo e l'aspetto della protezione dei diritti delle persone trafficate. La protezione delle vittime è in sé un dovere per un Governo che basa la sua azione sul rispetto della libertà e dei diritti delle persone e, nello stesso tempo, è necessaria anche allo scopo di favorire la collaborazione delle persone trafficate e colpire i trafficanti, nonché prevenire l'ulteriore crescita del fenomeno criminale.
A tale approccio è ispirato l'impianto dell'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione che, com'è noto, prevede la concessione di un permesso di soggiorno di sei mesi rinnovabile. L'aspetto più innovativo della nostra legislazione, che voi naturalmente conoscete perché approvata dal Parlamento, che la rende la più avanzata in Europa, insieme a quella belga, consiste proprio nel permesso, che può essere concesso non solo alle donne che denunciano e rendono testimonianza, ma a tutte coloro che si trovano in pericolo a causa del tentativo di sottrarsi ai condizionamenti del gruppo criminale che le sfrutta, partecipando a un programma di assistenza e di integrazione sociale gestito dagli enti locali o da associazioni iscritte in un'apposita sezione del registro previsto dal testo unico sull'immigrazione.
In tal modo, si attiva un percorso sociale che consente alla vittima di affrontare l'impatto con il procedimento penale, avendo già qualche certezza sulla sua sicurezza e sul fatto che non sarà espulsa a causa della sua condizione di prostituta o di straniera illegale.
Desidero sottolineare che possiamo fare affidamento sulla piena e convinta collaborazione del capo della polizia; confidiamo pertanto che l'applicazione dell'articolo 18, anche nei suoi aspetti più innovativi, sarà ampia e corretta e che non verrà intralciata da resistenze o inerzie. Gli ultimi dati sui permessi, come dirò tra breve, sono positivi, anche se non vanno sottovalutati i problemi e le difficoltà che stiamo cercando di affrontare insieme con le autorità di polizia. In particolare, occorre che, nello svolgimento dei propri compiti istituzionali, vengano superati atteggiamenti inerti o burocratici.
Dietro ogni realtà di prostituzione straniera può infatti esservi un caso di traffico che va indagato e scoperto. Le iniziative di questi ultimi giorni, sottolineate dall'onorevole De Simone in questa sede, ci danno la conferma che abbiamo iniziato a lavorare nella direzione che illustravo.
Solo se sapremo difendere le donne, le bambine e i bambini trafficati, potremo sperare nel loro aiuto, allo scopo di evitare che altre donne, altre bambine e altri bambini vengano venduti, usati e schiavizzati. Per far questo, abbiamo bisogno di lavorare sulla sensibilizzazione dell'opinione pubblica e lo faremo con un'apposita campagna di comunicazione. Occorre che, quando si vede per la strada una giovane donna, o più spesso una ragazzina, tutti e tutte ci chiediamo: chi è questa ragazza? Chi l'ha condotta sulla strada? Chi l'ha obbligata a prostituirsi? Occorre che sempre più spesso nell'opinione pubblica scatti una molla di solidarietà, anziché di rifiuto. Occorre che ciascuna di noi, ma soprattutto ciascuno di noi si chieda perché in tutti i paesi occidentali, compreso il nostro, la sessualità maschile si rivolga così ampiamente al sesso commerciale. È questo un problema di fondo, che non può essere risolto con strumenti repressivi, ma richiede di essere affrontato adeguatamente sul piano culturale. Tuttavia, non possiamo fare a meno di sollecitare un atteggiamento collaborativo anche da parte dei clienti, poiché essi sono spesso le uniche persone che possono aiutare le vittime a sottrarsi al controllo dei trafficanti.
Su un punto desidero essere molto chiara: è evidente che esiste un nesso tra i problemi della prostituzione e quelli del traffico di persone a fini di sfruttamento sessuale. Tuttavia, se vogliamo contrastare efficacemente la tratta, dobbiamo lavorare con piena unità di intenti per individuare una priorità, come giustamente diceva l'onorevole De Simone, quella della nuova schiavitù, che presenta caratteri propri e diversi dal tradizionale sfruttamento della prostituzione. Questo è possibile e lo stiamo facendo. Altra cosa è affrontare il problema delle politiche relative alla prostituzione. Su queste ultime vorrei dire soltanto che si tratta di un problema molto complesso, che richiede studio, approfondimento e discussione pacata, anche alla luce di esperienze internazionali di segno assai diverso.
Venendo più specificatamente agli interrogativi posti dall'onorevole De Simone sull'attuazione dell'articolo 18, si deve segnalare innanzitutto che presso il dipartimento per le pari opportunità opera, sotto la copresidenza mia e del ministro Livia Turco, il comitato interministeriale di coordinamento delle azioni di Governo contro la tratta.
Presso il dipartimento opera anche la commissione incaricata di selezionare i programmi di integrazione sociale per le vittime del traffico e di attribuire i finanziamenti previsti dall'articolo 18 del testo unico sull'immigrazione. In base ai dati forniti dal dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno, aggiornati al 31 marzo 2000, le vittime della tratta soggiornanti nel territorio nazionale con permesso di soggiorno rilasciato ai sensi dell'articolo 18 erano 267, di cui 23 di età inferiore ai 18 anni, 239 tra i 19 e i 40 anni e 5 tra i 41 e i 60 anni. La maggioranza sono di nazionalità albanese, rumena e nigeriana.
In base all'ultimo aggiornamento, al 18 luglio 2000 il numero delle vittime con permesso di soggiorno è salito a 521. Il fatto che il numero complessivo dei permessi
Il dipartimento pari opportunità ha già provveduto a selezionare i programmi di assistenza e di integrazione sociale previsti dall'articolo 18. I progetti presentati da vari enti locali e associazioni sono stati selezionati da un'apposita commissione, che ne ha approvati 49 su 61. Il 29 febbraio scorso è stata firmata la convenzione che li rende operativi e proprio in questi giorni stiamo completando un primo monitoraggio sulla realizzazione dei programmi, i cui risultati saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che abbiamo organizzato per il prossimo 26 luglio.
Tra le azioni di sistema previste nell'ambito dell'attuazione dell'articolo 18 sarà attivato un numero verde per informazioni e aiuto. Gli obiettivi del numero verde, realizzato da un coordinamento nazionale e collegato con quindici punti locali per assicurare un tempestivo aiuto sul territorio alle vittime della tratta, sono innanzitutto quelli di offrire informazioni alle donne e a chiunque si ponga come tramite tra le donne e il servizio e, in secondo luogo, di consentire il collegamento con associazioni, ASL, servizi sociali, questure, strutture religiose e consolati più vicini, che possono concretamente prestare assistenza. Il servizio sarà attivo ogni giorno dalle 12 alle 24 a partire dal 26 luglio e avrà una sperimentazione di sei mesi, dopo i quali si attuerà l'organizzazione definitiva.
Il secondo interrogativo posto dall'onorevole De Simone riguarda l'esigenza di concertare una legislazione europea per impedire la schiavitù sessuale. A tale proposito deve essere ricordato che il 19 maggio 2000 il Parlamento europeo ha approvato all'unanimità una risoluzione volta a promuovere ulteriori azioni nella lotta contro la tratta di donne. La risoluzione indica, fra l'altro, l'obiettivo di una definizione chiara ed armonizzata di traffico, comprendente tutte le pratiche simili alla schiavitù.
Si sottolinea quindi che a livello europeo ci si dovrà occupare di stabilire un quadro giuridico e misure efficaci di prevenzione, protezione ed aiuto, mentre a livello nazionale i Governi dovranno intervenire sul piano legislativo, amministrativo e di polizia.
Sempre sul piano dell'azione di contrasto alla tratta a livello internazionale, per iniziativa della delegazione italiana, il traffico di persone è stato esplicitamente menzionato nello statuto della Corte penale internazionale ed inserito nella lista dei crimini contro l'umanità, nell'ambito del delitto di riduzione in schiavitù.
Il dipartimento per le pari opportunità, inoltre, partecipa ai lavori del gruppo ad hoc per la redazione della convenzione ONU sulla criminalità organizzata transnazionale, che si svolgono a Vienna. Nell'ambito di tali lavori si sta concludendo la stesura di un protocollo addizionale sul traffico di persone, in particolare donne e minori, distinto da quello sull'immigrazione illegale. Scopo del protocollo è favorire l'armonizzazione delle legislazioni nazionali e, insieme, migliorare la cooperazione internazionale.
Si chiede infine con quali provvedimenti il Governo si proponga di fronteggiare e punire il drammatico fenomeno del traffico. In base ad un'indagine compiuta dal procuratore nazionale antimafia, i procedimenti penali in corso per delitti connessi con il traffico di persone erano 1.441 alla data dell'8 luglio 1999. Gli imputati sono in genere numerosi in ogni singolo procedimento e di diversa nazionalità. Ciò conferma che il traffico ha ormai assunto dimensioni tali da doversi trattare con un approccio giuridico e tecniche investigative propri dei processi di criminalità organizzata.
Allo scopo di accrescere l'efficacia dell'azione repressiva, su mia proposta, il Governo ha predisposto il 9 marzo 1999 un disegno di legge che introduce nel codice penale il nuovo delitto di traffico di
Quindi, ci vuole non solo una campagna per sensibilizzare l'opinione pubblica a collaborare, ma ci vuole anche altro. Mi preoccuperei, altresì, anche di impartire disposizioni ed indirizzi precisi alla polizia locale: non c'è piccolo comune o quartiere in cui non siano presenti i vigili urbani, i quali sanno cosa accade nelle strade a partire da una certa ora: non possono, dunque, non guardare che volto e che età hanno quelle ragazze e che tipo di attività si può supporre dietro certe presenze. Occorre, perciò, sollecitare una forte collaborazione della società civile e dell'opinione pubblica e attivare una campagna pubblicitaria che faccia sentire complice chiunque non aiuta queste ragazze ridotte in schiavitù o non aiuta a porre fine ai traffici e trapianti di organi. Mi permetto, dunque, di insistere perché credo che si possa fare di più; abbiamo il dovere morale di fare di più e non possiamo permettere che l'Italia diventi il luogo in cui accadono tali fatti.
Si è fatta, poi, una strana confusione tra clienti e trafficanti. Ho letto, sulla stampa, pareri secondo cui i clienti sono parimenti colpevoli rispetto ai trafficanti. No, dobbiamo fare graduatorie, anche morali, prima che politiche: da una parte, vi sono le vittime, che non sono donne adulte che liberamente scelgono, in un paese libero, la prostituzione come lavoro, ma sono ragazze attirate in Italia con la promessa di una vita migliore, ma che sono state violentate e schiavizzate: questo è un fatto gravissimo! Mi sono trovata di fronte alle legittime preoccupazioni dei sindacati, quando la polizia ha fatto alcune retate a Napoli. Non dico che la polizia non debba fare le retate, perché quelle persone non avevano il permesso di soggiorno, ma il pericolo è che ci si fermi al livello di chi rischia di essere vittima due volte.
Vi è poi la questione dei clienti. Al riguardo, non andrei tanto ad indagare: i clienti esistono da quando esiste la storia dell'umanità. Il colpevole è il trafficante, cioè chi ci guadagna. Queste persone, per essere diventate trafficanti di carne umana e di organi che vengono espiantati e venduti sono collegate non solo a mafie più grosse, ma anche a personale specializzato e a luoghi dove esistono frigoriferi a determinate temperature. La loro organizzazione ha una struttura e collegamenti che non è possibile non si possano rintracciare o vedere. Questo è il livello che, secondo me, deve essere colpito con molta severità, senza falsi pietismi. Signor
Il terzo livello è quello dei bambini. Per questi bambini - sia quelli che nascono per essere venduti, sia i figli di extracomunitari che non hanno ancora l'accesso alle scuole, sia quelli che vengono adoperati per sfruttamento sessuale - dobbiamo avere il coraggio civile di essere spietati contro chi compie tali crimini. Infatti, è la lesione del diritto ad una vita che comincia, è la contaminazione ed il trauma inferto ad una persona nel momento in cui si affaccia alla vita o sta iniziando la sua esistenza. Da questo punto di vista, quel che si è fatto, anche a livello europeo, è certamente degno di lode, ma bisogna fare di più. Bisogna essere durissimi, ricorrendo a pene e sanzioni, altrimenti ben presto ci troveremo, anziché nel millennio del progresso, nel millennio di questa nuova barbarie che, a mio parere, è intollerabile.


