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PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Saia n. 3-04249 e Massidda n. 3-06051 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 8).
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, in risposta alle osservazioni formulate dagli onorevoli interroganti, anche sulla base di elementi acquisiti dal Ministero della comunicazioni, si comunica quanto segue.
PRESIDENTE. L'onorevole Saia ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-04249.
ANTONIO SAIA. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per aver cortesemente risposto alla mia interrogazione facendosi carico, ovviamente, di un problema ed anche di una responsabilità che è in capo non a questo Governo - che noi sosteniamo con grande lealtà e con grande determinazione -, bensì a Governi precedenti (parliamo degli anni 1992-1993). Devo quindi dire al sottosegretario che la risposta non mi soddisfa assolutamente. Ritengo che il primo dovere di chi governa un paese, di chi amministra la cosa pubblica, sia quello di rispettare le leggi. Chi vuole che le leggi siano rispettate, chi agisce perché le leggi siano rispettate, deve essere il primo a rispettarle, soprattutto quando queste riguardino diritti dei cittadini, diritti chiari, precisi, che non possono essere disattesi. Se il legislatore viola le leggi che ha fatto a mio avviso si assume una duplice responsabilità, non solo quella di non rispettare le leggi, ma anche quella di ingenerare sfiducia nei cittadini e sconcerto.
PRESIDENTE. Onorevole Saia, bisogna cercare di stare entro i tempi stabiliti, altrimenti il Governo protesta.
MAURO PAISSAN. Anche gli altri parlamentari!
PRESIDENTE. L'onorevole Massidda ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-06051.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario, mi dichiaro fin dall'inizio molto insoddisfatto per due motivi.
MAURO PAISSAN. Ci ha lasciato...
PIERGIORGIO MASSIDDA. Ci ha lasciato in quest'aula, naturalmente... Non potrei mai formulare un auspicio di questo genere nei confronti dell'amico Saia.
PIERGIORGIO MASSIDDA. Dicevo che il Governo nel 1996 è stato interpellato su questa carenza, eppure solo oggi riceviamo questa risposta, che è pilatesca. Molti di questi lavoratori, oltre ad aver subito questa forma di mobbing - perché ciò che è a conoscenza dell'onorevole Saia è a conoscenza anche mia ma credo di più -, non solo sono stati utilizzati in ruoli impropri e non rispettosi della loro professionalità, ma hanno subito delle vere e proprie pressioni, hanno cercato di allontanarsi e di operare privatamente e hanno fatto causa allo Stato per essere trasferiti in enti pubblici. Non solo, ma il mantenimento del loro ruolo all'interno della Telecom li ha spogliati dello status di pubblico dipendente, che invece è stata assegnato con molta facilità negli anni successivi a svariati lavoratori, per esempio a quelli dell'Olivetti, i quali non avevano mai sostenuto né vinto alcun concorso.
che siete a conoscenza del fatto che non solo quei 100 lavoratori, ma un ulteriore numero di lavoratori sarà costretto ad intervenire a livello legale, rivolgendosi alla magistratura di competenza, per vedere riconosciuto uno status che, oggi come oggi, anche sulla base di leggi che voteremo nei prossimi mesi, ha un valore inestimabile per un lavoratore; è quindi giusto che questi lavoratori possano riaverlo.
Queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per la funzione pubblica ha facoltà di rispondere.
In attuazione delle disposizioni della legge 29 gennaio 1992, n. 58, il ministro per la funzione pubblica ha emanato in data 7 agosto 1993 un bando per i posti vacanti nelle pubbliche amministrazioni, destinati al personale della soppressa azienda di Stato per i servizi telefonici, che aveva optato per la permanenza nella pubblica amministrazione; il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, IV serie speciale, del 20 agosto 1993.
Per alcune regioni, in modo particolare quelle del sud Italia, i posti disponibili sono risultati tuttavia inferiori al numero delle richieste formulate da coloro i quali, in base alla legge citata, hanno voluto esercitare opzione per il mantenimento del rapporto lavorativo con la pubblica amministrazione. I dipendenti che, pur avendo optato, non hanno trovato sistemazione, sono per lo più transitati nella società Telecom, salvo un certo numero che ha attivato l'azione giurisdizionale per chiedere il riconoscimento del diritto al trasferimento presso una pubblica amministrazione.
Il giudice amministrativo ha riconosciuto le ragioni dei ricorrenti - circa un centinaio, rispetto ad una forza lavoro di circa 9 mila unità - nei casi di regioni per le quali i posti messi a disposizione sono risultati inferiori a quelli disponibili.
In questi casi, sulla base delle sentenze, il dipartimento della funzione pubblica ha avviato le attività occorrenti ad acquisire, caso per caso, la disponibilità di posti vacanti nella provincia richiesta ed a disporre i relativi trasferimenti.
Al di fuori della ipotesi citata, il numero dei dipendenti che, pur avendo richiesto di permanere nella pubblica amministrazione, sono transitati nella società Telecom e che non hanno attivato tempestivamente l'azione giurisdizionale, non risulta essere di una certa consistenza e comunque, nel caso specifico della regione Abruzzo, i posti vacanti messi a disposizione con il bando del 1993 erano in totale 136, dato rilevato dal dipartimento della funzione pubblica, pubblicato sulla citata Gazzetta Ufficiale e, comunque, insufficienti per fronteggiare le richieste del personale che aveva presentato domanda di opzione.
Inoltre si fa presente che la società Iritel, costituita a seguito della soppressione dell'Azienda di Stato per i servizi telefonici, nel rispetto di quanto disposto dalla legge 29 gennaio 1992, n. 58, ha accolto il personale non transitato nella pubblica amministrazione, che, in seguito, è stato trasferito presso la società Telecom Italia, la quale ha precisato che, nei confronti del citato personale, non vi è stata alcuna discriminazione per quanto riguarda il riconoscimento della professionalità, la sede di assegnazione e l'incarico lavorativo ricoperto, operazioni queste effettuate sulla base degli accordi sindacali intercorsi fra la delegazione Iritel, STET-SIP-Intersind e le organizzazioni dei lavoratori FILPET-CGIL, FPT-SILTS-CISL, UILTE-UIL del 15 marzo e dell'8 aprile 1993.
Tutto questo, sottosegretario Cananzi, lo ripeto, non riguarda né lei né questo Governo, ma nella sua risposta sono contenute le motivazioni che giustificano la mia insoddisfazione.
La legge parla chiaro, la legge che deriva da accordi sindacali non dà adito a possibilità diverse: afferma che i lavoratori della ex ASST, nel momento in cui lo Stato decide di liquidare tale azienda pubblica, hanno diritto di essere trasferiti nella pubblica amministrazione, a richiesta. Tra l'altro, la legge recita testualmente che «il ministro per la funzione pubblica determina i criteri per l'assegnazione delle sedi, prevedendo comunque la facoltà per il dipendente di essere destinato nel territorio provinciale nell'ambito del quale ha svolto il proprio servizio». Chi ha il dovere di far rispettare le leggi, insisto, ha prima di tutto il dovere di rispettarle. Le chiedo perché questi dipendenti che hanno presentato domanda devono essere costretti, per vedere rispettati i loro diritti, a ricorrere presso i tribunali? Questa è una prima ingiustizia.
Inoltre, lei stesso ha ammesso che i posti messi a concorso erano insufficienti. Infine, aggiungo che quei posti non corrispondevano alle qualifiche professionali di questi dipendenti, tanto è vero che in Abruzzo nessuno è potuto transitare nella pubblica amministrazione e questo è accaduto anche in altre regioni meridionali, tra cui la Sardegna. Ci dobbiamo chiedere quali ne siano stati i motivi. Perché al nord la legge è stata attuata e al sud no? Semplicemente perché al nord c'erano più posti disponibili nella pubblica amministrazione e nel sud no, ma questo non era un motivo per disattendere quanto stabilito dalla legge. Il Governo avrebbe dovuto seguire la questione.
Non posso altresì essere soddisfatto del fatto che si chieda ai dipendenti, per il riconoscimento dei loro diritti, di ricorrere alla magistratura amministrativa. Questo non è possibile!
L'ultima questione riguarda il fatto che nella sua risposta si fa riferimento a una dichiarazione fatta dalla Telecom. Ho notizie abbastanza attendibili in base alle quali questi lavoratori ex ASST, transitati in Telecom, stanno subendo, in alcuni casi, azioni definibili con il termine attuale di mobbing: ciò vuol dire che molto spesso sono stati adibiti a svolgere mansioni diverse rispetto a quelle svolte precedentemente, non idonee alle loro capacità professionali e in alcuni casi addirittura degradanti. Tali lavoratori sono molto preoccupati per il loro futuro, perché, visto che l'azienda in cui sono transitati è stata privatizzata, temono che da un momento all'altro possano essere messi in mobilità, in cassa integrazione o addirittura licenziati. Non hanno alcuna certezza riguardo alla sicurezza del loro posto di lavoro.
Signor sottosegretario, proprio perché riconosco a questo Governo, lo ripeto, di non avere responsabilità riguardo al fatto che la legge del 1992 non sia stata applicata e che la legge del 1993 non abbia previsto i posti per tali lavoratori - si tratta di una responsabilità precisa dei Governi di allora -, chiedo a questo Governo di riparare. Avrei voluto una risposta in questo senso e per questo mi sono dichiarato insoddisfatto per la risposta. Non è possibile che un Governo non faccia rispettare una legge dello Stato e che deriva da accordi presi con i lavoratori: pacta sunt servanda ed i primi a doverli rispettare sono i pubblici amministratori.
Le chiedo, quindi, un maggior impegno e le assicuro che fra qualche mese, ove non si dovesse registrare un'azione in tal senso da parte del Governo, tornerò sulla questione con un atto più incisivo di un semplice atto di sindacato ispettivo, magari una risoluzione. Mi auguro, tuttavia, che non mi si dia modo di arrivare a questo.
In primo luogo, permettetemi di segnalare il fatto che il sottosegretario ha riferito quanti posti fossero stati messi a disposizione in Abruzzo, mentre non è stato possibile sapere quanti posti fossero stati messi a disposizione in Sardegna: probabilmente i suoi uffici si sono vergognati di dire che, in realtà, i posti per la Sardegna erano veramente pochi, in relazione specialmente al fatto che i posti sono stati abilmente occupati da altro tipo di personale, come spiegherò tra breve.
L'onorevole e amico Saia ha ricordato che pacta sunt servanda: questo è vero ed impone a qualsiasi Governo, al di là dello schieramento politico, il rispetto delle leggi dello Stato e, qualora tali leggi non fossero state rispettate dai Governi precedenti, di porvi rimedio.
La mia interrogazione, alla quale ricevo risposta solo oggi, fu presentata nel lontano 1996, all'epoca di un Governo che l'onorevole Saia, che purtroppo ci ha lasciato...
Quindi, è vero quanto è stato detto poc'anzi dal collega: per altri lavoratori è stato facile trovare in tutto il territorio nazionale ampi spazi. Voglio ricordare che la stragrande maggioranza dei lavoratori che hanno trovato spazio nella pubblica amministrazione negli anni successivi lo hanno trovato proprio nell'ente Poste che, come tutti sanno, ha una enorme carenza di organico nelle regioni del sud e insulari.
Quindi, non me la sento assolutamente di associarmi all'assoluzione data dal collega Saia ai Governi che si sono succeduti, in quanto più di una volta - lo ripeto - sono stati sollecitati, ma non hanno posto alcun riparo alla situazione, mentre hanno riservato questi posti, che avrebbero permesso di dare un giusto riconoscimento dello status di dipendente pubblico a chi aveva subito un torto, ad altri lavoratori.
Spero si voglia porre riparo a questa situazione, perché non è possibile che sia il Governo stesso a non rispettare i patti, a non rispettare le leggi o a servirsene a proprio uso e consumo a seconda degli interessi e probabilmente a seconda degli interessi elettoralistici, visto che alcuni interventi sono stati concentrati in aree dove i Governi successivi hanno ricevuto vasto consenso, il che ci fa naturalmente pensare male.
Capisco anche che la richiesta di 9 mila unità fosse elevata; probabilmente l'assorbimento da parte della Telecom ha risolto tanti problemi, però è anche vero
Pertanto, mi attendo dal Governo iniziative reali, un atteggiamento di rispetto delle leggi, altrimenti proseguirò questa battaglia per il riconoscimento dei diritti di alcuni cittadini, anche se questi fossero pochi, perché non è in termini numerici che si può valutare il riconoscimento delle leggi italiane.


