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PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Tassone nn. 3-03326 e 3-06052 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 4).
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, rispondo alle interrogazioni dell'onorevole Tassone per delega del Presidente del Consiglio dei ministri.
ai rapporti in questa materia con l'Avvocatura dello Stato; al monitoraggio del contenzioso.
PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare.
MARIO TASSONE. Mi scusi, Presidente, il sottosegretario ha risposto contestualmente a tutte e due le interrogazioni da me presentate?
PRESIDENTE. Sì, l'avevo detto prima inascoltato.
MARIO TASSONE. Ponevo la domanda perché mi sembrava che c'era qualche situazione in più da tenere presente.
PRESIDENTE. Comunque, il sottosegretario ha risposto ad entrambe.
MARIO TASSONE. Ho capito, ma purtroppo non ho con me i legali!
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Non risultano.
MARIO TASSONE. Dove non vi è stata risposta vuol dire che...
RAFFAELE CANANZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ho risposto!
MARIO TASSONE. Il problema è un altro. Non mi interessava porre soltanto la questione dell'organico, che ovviamente viene evidenziata in modo strumentale per giungere ad un ragionamento complessivo sul ruolo dell'ARAN. Infatti, sia nella prima sia nella seconda interrogazione, identiche per alcuni aspetti, ponevo il grosso interrogativo, che più volte abbiamo posto e ci siamo posti in quest'aula, sul ruolo di questa agenzia rispetto ai risultati.
quantomeno, essi hanno raggiunto obiettivi a volte insperati rispetto a trattative defatiganti e, soprattutto, alle posizioni distanti che avevano le parti.
Avverto che le interrogazioni Tassone nn. 3-03326 e 3-06052, vertendo sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente e che, a seguito dello svolgimento di queste ultime, deve considerarsi assorbita anche l'interrogazione Tassone n. 3-06077.
Il sottosegretario per la funzione pubblica, onorevole Cananzi, ha facoltà di rispondere alle interrogazioni Tassone nn. 3-03326 e 3-06052.
In riferimento alle osservazioni formulate dall'onorevole interrogante, relative all'attività dell'agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazione, comunico quanto segue. Il comitato direttivo dell'agenzia è composto dal professor Carlo Dell'Aringa (presidente), dal professor Domenico Carrieri, dall'avvocato Guido Fantoni, dal professor Mario Ricciardi e dal dottor Gianfranco Rucco (componenti).
I consulenti ed esperti utilizzati dall'ARAN sono in media diciannove ed i criteri di scelta riguardano la professionalità necessaria per soddisfare le molteplici esigenze di servizio alle quali l'agenzia non può sopperire con il solo personale di altre pubbliche amministrazioni in posizione di comando o fuori ruolo.
Gli emolumenti corrisposti variano da un minimo di 7 milioni e mezzo di lire ad un massimo di 16 milioni ad incarico trimestrale. L'ARAN attualmente si avvale di diciassette dipendenti di ruolo e di venticinque dipendenti di altre pubbliche amministrazioni posti in posizione di comando o fuori ruolo. Non risulta agli atti che i componenti dell'agenzia abbiano svolto interventi o lezioni in seminari, corsi o conferenze, se non in rappresentanza dell'agenzia medesima. All'ARAN prestano servizio in posizione fuori ruolo due dirigenti generali; non risultano, altresì, attività esterne svolte dai singoli componenti del comitato direttivo. La durata del loro incarico è quadriennale; la loro nomina decorre dal 15 dicembre 1997; i compensi loro corrisposti fanno riferimento a quelli stabiliti a seguito del loro primo incarico, aggiornati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1995: 160 milioni lordi annui al presidente e 130 milioni lordi annui agli altri componenti.
I contratti di affitto per i locali occupati dall'ARAN, annualmente rivalutati in base all'indice ISTAT prevedono un canone annuale pari a 540 milioni di lire per i piani 4o, 5o ed attico e a 305 milioni 760 mila per il 3o piano.
Si fa presente che dall'istituzione dell'ARAN il personale dell'ufficio per le relazioni sindacali delle pubbliche amministrazioni del dipartimento della funzione pubblica è stato notevolmente ridotto; infatti, l'organico attuale tra personale di ruolo, fuori ruolo e comandato è il seguente: un direttore generale, cinque dirigenti, dieci funzionari, dieci segretari, un ausiliario.
Questo personale, suddiviso nei servizi, adempie alla gestione della contrattazione collettiva devoluta dalla legge al dipartimento; all'indirizzo della contrattazione collettiva e ai rapporti con l'ARAN; alle procedure di autorizzazione dei contratti collettivi nazionali; al monitoraggio della contrattazione collettiva nazionale e decentrata; alle analisi economiche e statistiche sulle dinamiche contrattuali; ai conflitti sindacali e all'attuazione della legge n. 146 del 1990 e ai rapporti con la Commissione di garanzia; ai provvedimenti relativi alla funzione dei diritti sindacali in relazione alla rappresentatività; alla raccolta dei dati sulla consistenza rappresentativa delle organizzazioni sindacali; agli studi e documentazioni; al monitoraggio dei rapporti tra contrattazione collettiva e legislazione nazionale e regionale; alla consulenza alle amministrazioni; al supporto tecnico al contenzioso in materia di contrattazione collettiva e di rappresentatività sindacale;
Infine, in relazione alla richiesta di restituire al Dipartimento della funzione pubblica la competenza per la contrattazione del pubblico impiego, si fa presente che la scelta di affidarla ad un'agenzia esterna alla pubblica amministrazione è stata operata dal Parlamento con l'approvazione della legge delega n. 421 del 1992 e poi con l'approvazione del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modificazioni ed integrazioni. Tale scelta, inoltre, è risultata confermata anche in occasione della predisposizione e approvazione della legge n. 59 del 1997. Conseguentemente, ogni diversa scelta in materia non sembra non poter presupporre un altro previo differente orientamento da parte del legislatore.
Onorevole sottosegretario, la ringrazio per la risposta, per aver dato qualche elemento rispetto ai quesiti e ai problemi che ho affrontato con i colleghi attraverso la presentazione di queste interrogazioni. Lei ha fatto riferimento all'organico dell'ARAN, ma per la verità avevamo posto anche altre questioni; è stato fatto il discorso sugli emolumenti, ma mi pare non vi sia stata risposta sulla partecipazione dei funzionari dell'ARAN a seminari e via discorrendo...
Il sottosegretario sa meglio di me che l'ARAN nasce in un momento particolare della vita politica del nostro paese; nasce con la volontà di sottrarre al Governo in termini diretti ed immediati la contrattazione con il pubblico impiego, che veniva svolta dal Ministero della funzione pubblica (per un certo periodo di tempo denominato Organizzazione della pubblica amministrazione). Senza dubbio quel ministero svolgeva un ruolo di mediazione, di indirizzo e di sollecitazione tra le parti, che è stato ritenuto non sufficiente, quindi da rimuovere e da eliminare. Era il momento in cui la politica veniva criminalizzata; chi faceva politica, chi svolgeva un ruolo anche a livello di responsabilità di governo non aveva titolo - questo era il clima - per svolgere un'azione positiva e dinamica tra i contraenti.
A dire il vero, in una fase delicata della vita della nostra Repubblica credo che l'attività dei ministri e dei sottosegretari, prima della funzione pubblica e poi del lavoro, sia stata coronata da successo;
L'ARAN è una struttura sempre più burocratizzata - era questo il senso delle nostre interrogazioni -, sempre più elefantiaca, che si espande, anche se, per alcuni versi, lei ci ha tranquillizzato in ordine ai numeri ed ai quesiti che mi ponevo e che ho posto al Governo. Ripeto, si tratta di una struttura burocratizzata che ha un suo rituale e una sua liturgia e che non ha una sua dinamicità; in fondo, l'ARAN non ha una propria capacità di mediazione. Anche nelle interrogazioni sostengo che l'ARAN si limita a registrare i fatti e a registrare la posizione del Governo; tuttavia, quest'ultimo non partecipa alle trattative, dà disposizioni ed indirizzi e l'ARAN si attiene ad essi senza la possibilità di modificare alcun elemento o, con una parola ormai consunta, una virgola.
Per la sua lunga esperienza, non di Governo (che è recente) ma professionale, signor sottosegretario, lei mi insegna che le mediazioni devono poter essere tali, devono essere dinamiche ed avere una capacità di ricerca e di valutazione delle proposte che in quel momento vengono avanzate al tavolo delle trattative. Al contrario, abbiamo burocratizzato e disumanizzato anche questo, ed io ritengo che una valutazione vada fatta.
L'ARAN non è, come si suol dire, un ente o un'agenzia inutile. Nel nostro paese, d'altronde, di enti inutili non ne ho visti; una volta abbiamo fatto un elenco lunghissimo - il sottosegretario Bargone forse lo ricorderà - ma non abbiamo eliminato niente. Non pretendo, quindi, che l'ARAN sia eliminata; non abbiamo eliminato strutture obsolete e superate, figuriamoci se oggi, 20 luglio, chiedo l'abolizione dell'ARAN! Ma un problema di carattere politico, signor sottosegretario, lo devo porre ed è serio: l'ARAN è un ente non inutile, ma dannoso, burocratizzato, con una struttura di dirigenti e «sottodirigenti» che si muovono al di là di ciò che hanno detto loro gli uffici, che operano anche con una tendenza manageriale (lei capisce cosa intenda per tendenza manageriale). Ovviamente, però, manca un'azione di ricerca, di aggiornamento, di recupero e di aiuto alle parti: questo è un dato sul quale intendo richiamare la sua attenzione.
Certo, un'interrogazione non può andare oltre, ma sarei curioso di sapere - forse riusciremo a trovare altri momenti nell'attività parlamentare per soddisfare la mia curiosità - quali siano stati i risultati che l'ARAN ha raggiunto.
In conclusione, signor Presidente, sono ovviamente grato al sottosegretario per la sua risposta - lo dico in termini sinceri, non formali - ma, per i motivi politici che ho esplicitato, mi dichiaro profondamente insoddisfatto e, per alcuni versi, anche rammaricato per non aver ricevuto le garanzie e le assicurazioni che avevo chiesto attraverso i miei strumenti di sindacato ispettivo.


