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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 12, nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti e dei subemendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A. C. 229 sezione 3).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere favorevole sugli emendamenti 12.94, 12.95, 12.96 e 12.97 della Commissione. La Commissione ha predisposto alcuni emendamenti in ottemperanza al parere espresso dalla Commissione bilancio. Mi riferisco agli emendamenti 12.111 e 12.112. La Commissione ha presentato l'emendamento 12.115 con il quale si propone di aggiungere dopo le parole «scuole secondarie» le parole «delle province di Trieste, Gorizia e Udine»; inoltre, abbiamo presentato l'emendamento 12.116 che propone di sostituire le parole: «sono istituiti» con le parole: «possono essere istituiti».
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole relatore, i due emendamenti della Commissione rispondono alle esigenze poste dalla Commissione bilancio con l'emendamento 12.111?
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Speriamo che possano rispondere alle esigenze poste dalla Commissione bilancio.
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, in quanto presidente del Comitato pareri della Commissione bilancio è d'accordo?
ANTONIO BOCCIA, Presidente del Comitato pareri della V Commissione. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Prego, onorevole relatore.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Esprimo, inoltre, parere favorevole sull'emendamento 12.105 della Commissione e sugli emendamenti 12.110 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) nonché sugli emendamenti 12.98 (Nuova formulazione) e 12.99 della Commissione. Esprimo, infine, parere contrario sui restanti emendamenti e subemendamenti.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANCLAUDIO BRESSA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 12.1.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, premetto che avrei ritenuto utile ed opportuno accantonare anche l'esame dell'articolo 12, come si è fatto per l'articolo 11. Infatti, le vicende di cui abbiamo discusso fino ad un attimo fa, inerenti l'insegnamento in lingua slovena nelle scuole slovene, si rifletteranno anche sulle disposizioni per la provincia di Udine.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Non ho detto così!
ROBERTO MENIA. Il succo è questo. Ebbene, l'articolo 12 prevede, in pratica, l'istituzione di scuole slovene anche nella provincia di Udine, dove riteniamo non ve ne sia bisogno: infatti, non vi è una minoranza slovena da tutelare, ma vi è una popolazione che parla un dialetto con influenze slave, che è cosa ben diversa. La mia proposta emendativa, che prevedeva un articolo alternativo, cercava, appunto, di istituire il sostegno alle attività culturali, il rispetto delle tradizioni e della cultura locale, nonché dell'idioma locale: è cosa ben diversa dal voler di fatto «bilinguizzare» anche una parte della provincia di Udine. Ciò non solo non è utile, ma è profondamente sbagliato.
e documentabile e dovrebbe farvi riflettere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rallo. Ne ha facoltà.
MICHELE RALLO. Signor Presidente, a titolo personale ritengo che sia comprensibile, ma francamente molto strana, la posizione espressa dal collega Maselli. Non comprendiamo perché si voglia irregimentare, in una nazionalità culturale slovena, una minoranza slava che ha caratteristiche proprie, che non sono quelle slovene e perché si voglia «slovenizzare» quella componente della zona di Udine. La lingua slovena non coincide con l'arcipelago delle lingue slave: allora perché non il croato, perché non il serbo, perché non il bulgaro-macedone, perché non il dialetto montenegrino? Collega Maselli, credo che il vostro sia un intervento artificioso che vuole irregimentare quella popolazione in una nazionalità culturale slovena alla quale non appartiene. Non capisco perché dobbiamo creare un problema là dove non c'è.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia.
DANIELE FRANZ. Il dettato dell'articolo che stiamo analizzando oggettivamente ci pone di fronte ad una grave mistificazione storica, la quale parte dal presupposto che vi sia una profonda e radicata comunità slovena in provincia di Udine. Oggettivamente questo risulta stridente, anche alla luce del fatto che gli stessi abitanti di quelle zone non si definiscono sloveni, ma, come ha avuto modo di ricordare l'onorevole Menia, appartenenti alla Slavia friulana, un concetto, evidentemente, completamente differente da quello che qui si cerca di affermare.
convinto che ormai questo pericolo fosse stato scongiurato per quanto riguarda la provincia di Udine, appunto perché il concetto di Slavia friulana (che, ripeto, a me personalmente non piace) sembrava andare per la maggiore. Oggi ci troviamo di fronte ad un allargamento di questo concetto che è oggettivamente in controtendenza e che, ve lo posso garantire, signor Presidente, onorevoli colleghi, creerà enormi problemi, non di coabitazione, perché non c'è la minoranza slovena in quelle zone, ma semplicemente di ambientazione per i cittadini italiani e - se mi consentite un minimo di spocchia - per i cittadini friulani, che si troverebbero costretti a confrontarsi con un idioma che non li rappresenta, non appartiene loro ed è totalmente estraneo alla loro tradizione culturale (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.3, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 12.2.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, vorrei cercare di chiarire una volta per tutte questa situazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franz. Ne ha facoltà.
pertanto ad essere più brevi negli interventi, altrimenti sarò costretto ad essere più rigoroso.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, la ringrazio, ma vorrei farle notare che quanto affermato con grande garbo dall'onorevole Maselli stride nettamente con la realtà di questi territori.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Non sono erose!
DANIELE FRANZ. Fermo restando, che, con colpevole superficialità - non me ne vogliate né lei né gli altri colleghi -, si sta facendo una vera e propria violenza, in nome di pochi, nei confronti di una popolazione che non si sente figlia di quella cultura. Il mio non deve essere inteso come un intervento a deminutio, perché tutti sappiamo che ogni conoscenza linguistica in aggiunta alla nostra è sicuramente un arricchimento culturale, ma diventa fastidioso se tale arricchimento viene imposto con una legge che, dietro la facciata dell'arricchimento, punta, in base ad una vecchia politica della sinistra in quelle zone, ad uno snaturamento culturale di quelle terre.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei rilevare che con il testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia, s'intende rendere funzionale l'intervento ad operare. Si fa riferimento, sostanzialmente, ad una rivalutazione della cultura e delle tradizioni locali, nonché dell'idioma: questo è quello che vogliamo perseguire con questo testo alternativo, invece di sovrapporre una lingua dotta. Questa è una lingua indotta e non dotta: non la vogliamo introdurre se là si parla una lingua indotta. Se in passato si fosse seguito questo procedimento, noi non avremmo l'italiano nelle scuole, non avremmo il volgare nelle scuole, che rappresenta la lingua indotta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rallo, al quale ricordo che ha un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
MICHELE RALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi apparteniamo ad un ceppo linguistico che è quello latino. Immaginate, tanto per fare un esempio, un provvedimento di legge che un domani imponga agli abitanti del Piemonte o della Sicilia l'apprendimento della nostra lingua dotta
che è il latino! La stessa cosa sarebbe imporre ad abitanti che parlano un dialetto slavo completamente diverso l'apprendimento della lingua dotta originaria slovena, oppure imporre non dico l'uso della lingua francese in una regione italiana (per non dire il siciliano ai calabresi o viceversa), ma lo spagnolo ai portoghesi che pure, in sostanza, parlano un dialetto iberico rispetto al quale il castigliano, se vogliamo essere precisi, rappresenta la lingua dotta.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.94 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.4, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Niccolini 12.5, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.105 della Commissione, accettato dal Governo.
Onorevole Lembo, mi rivolgo a lei che protesta per questo tante volte, altrimenti è meno legittimato alla protesta! Onorevole Lembo, mi scusi, tolga quella tessera! La ringrazio.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Passiamo alla votazione dell'emendamento 12.110 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento).
MANLIO CONTENTO. Presidente, intervengo solamente per sottolineare come il provvedimento al nostro esame, che dovrebbe vedere impegnata la Repubblica nella sua ripartizione istituzionale al concorso anche degli oneri, trova invece una giustificazione davvero peregrina, pur se suggerita dalla Commissione bilancio, in forza della quale l'intervento cui il collega Maselli ha fatto cenno poc'anzi con riferimento alle scuole materne avverrà senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Contento.
Dichiaro chiusa la votazione (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
ROBERTO MENIA. Non è possibile! È respinto!
MARCO BOATO. Ha detto parere contrario!
PRESIDENTE. Procediamo nuovamente alla votazione dell'emendamento 12.110.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Passiamo al subemendamento Menia 0.12.95.1.
ROBERTO MENIA. Presidente, è accaduto un fatto paradossale, perché la Camera ha espresso voto contrario sull'emendamento 12.110 che sosteneva che non vi debbono essere maggiori oneri per il bilancio dello Stato.
PRESIDENTE. No, onorevole Menia, la Camera è stata indotta in errore da me, perché mi sono sbagliato. Come è avvenuto altre volte...
ROBERTO MENIA. Presidente, è accaduto in altri casi...
PRESIDENTE. Come è avvenuto altre volte, essendomi sbagliato, ho corretto l'errore.
ROBERTO MENIA. Ma lei aveva già chiuso la votazione ed è accaduto altre volte che, poiché era stato approvato un nostro emendamento...
MARCO BOATO. No!
ROBERTO MENIA. Presidente, non è andata così!
ANTONIO DI BISCEGLIE. Ma no!
ROBERTO MENIA. C'è scritto questo!
ANTONIO DI BISCEGLIE. Ma no!
ROBERTO MENIA. Ma come non c'è scritto! Parliamo l'italiano, il turco o lo sloveno (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)?
LUIGI OLIVIERI. Sloveno!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fontanini. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Presidente, poiché la questione è legata anche alla presenza dei friulani in quest'area, intervengo per ricordare all'Assemblea la legge quadro sulle minoranze linguistiche approvata nello scorso mese di dicembre. Al comma 5 dell'articolo 4 si dice: «Al momento della preiscrizione i genitori comunicano all'istituzione scolastica interessata se intendano avvalersi per i propri figli dell'insegnamento della lingua della minoranza». Penso che questo trattamento avrebbe dovuto essere contemplato anche per quanto riguarda la minoranza slovena che vive nella provincia di Udine. In caso contrario, Presidente, faremmo una discriminazione nei confronti dei friulani che, per la tutela della loro lingua, dovrebbero sottostare alla norma che ho
testé letto, mentre per gli sloveni sarebbe previsto un obbligo per evitare il quale dovrebbe essere chiesto l'esonero. Penso sarebbe più opportuno equiparare le due minoranze (i friulani e gli sloveni) all'interno della stessa provincia (Udine); viceversa, i friulani si sentirebbero discriminati, a vantaggio degli sloveni.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Rallo. Ne ha facoltà.
MICHELE RALLO. Signor Presidente, richiamo l'attenzione della maggioranza sulla gravità del comportamento che sta tenendo. Vi rendete conto di cosa significhi estendere ad una popolazione, che slovena non è, un'appartenenza artificiale alla comunità culturale slovena?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Di Bisceglie. Ne ha facoltà.
ANTONIO DI BISCEGLIE. Signor Presidente, vorrei ribadire una cosa, che forse finora non si è voluto comprendere: stiamo cercando di approvare una legge della Repubblica italiana in attuazione dell'articolo 6 della Costituzione e pensiamo di essere assolutamente autonomi nel farlo; lo ripeto, tale provvedimento risponde al dettato costituzionale.
PRESIDENTE. Onorevole Di Bisceglie, un chiarimento: le ultime righe dell'emendamento 12.95 della Commissione non prevedono già quanto da lei affermato?
ANTONIO DI BISCEGLIE. Si potrebbe prevedere che al momento della preiscrizione...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Di Bisceglie, c'è il subemendamento Menia 0.12.95.1; poi vedremo come riformulare l'emendamento 12.95 della Commissione.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, credo che il collega Fontanini prima ed il collega Di Bisceglie poi abbiano posto in evidenza un problema oggettivo. Se lei lo ritiene opportuno, prima di passare alla
votazione del subemendamento Menia 0.12.95.1, credo sarebbe importante addivenire alla modifica strutturale alla quale si è fatto riferimento.
PRESIDENTE. Onorevole Franz, credo che lei abbia ragione.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Va benissimo, Presidente.
ROBERTO MENIA. Questo non è scritto per nessuno, solo per gli sloveni, e per giunta a Udine!
PRESIDENTE. Siamo quindi d'accordo, onorevole relatore.
PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Presidente, resta purtroppo ancora una discriminante rispetto ai friulani, perché per questi ultimi vale il contrario: al momento della preiscrizione si deve chiedere l'insegnamento della lingua friulana; viceversa, per gli sloveni è obbligatorio l'insegnamento della lingua slovena, salvo che la persona interessata, al momento della preiscrizione, dica di no.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani, al quale ricordo che dispone di un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
PIETRO ARMANI. Io tutto sommato sarei d'accordo su questa modifica, ma vorrei far notare che la maggioranza ha rifiutato il principio del censimento.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. No, non è così!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino, al quale ricordo che dispone di un minuto di tempo, avendo esaurito il tempo a sua disposizione. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Ho chiesto la parola solo per fornire un chiarimento e per amore di verità.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Nei lavori preparatori dell'Assemblea costituente, quando si parlò
dell'articolo 6, le lingue che vennero citate ufficialmente furono le seguenti: il tedesco, il francese, il ladino e lo sloveno. Lo sloveno venne quindi citato nella discussione che portò all'elaborazione dell'articolo 6 della Costituzione.
ROBERTO MENIA. Dell'Alto Adige!
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Dell'Alto Adige.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.
FILIPPO MANCUSO. Signor Presidente, vorrei fare una piccola osservazione che potrebbe essere utile ai perdenti e ai vincitori di questo dilemma.
PRESIDENTE. Posso tradurre?
FILIPPO MANCUSO. In sloveno (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale)?
PRESIDENTE. No, no, lo sloveno purtroppo non lo so (Applausi).
FILIPPO MANCUSO. Ha tradotto quasi bene.
PRESIDENTE. La ringrazio. La prossima volta mi sforzerò di fare meglio, onorevole Mancuso. Anche lei, magari, faccia un piccolo sforzo, per evitare i miei interventi.
FILIPPO MANCUSO. No, Presidente. Si trattava di una questione tecnica, non potevo farla così, come in osteria.
PRESIDENTE. No, questa non è un'osteria, onorevole Mancuso.
VALENTINA APREA. Signor Presidente, intervengo per esprimere dissenso su questa posizione della Commissione che, in effetti, non fa altro che snaturare l'opzione per l'apprendimento della lingua slovena. Infatti, se il corso è compreso nell'orario curricolare obbligatorio, tutti gli studenti dovranno seguirlo. Quelli che vorranno approfondire lo studio di altre lingue (non stiamo a discutere se la lingua slovena, come ha detto un collega poc'anzi, sia utile, non utile, simile alla lingua francese o alla lingua tedesca, ma della libertà di scelta degli studenti di questi istituti) potranno farlo, oppure l'idea di prevedere nell'orario curricolare quest'insegnamento dovrà di fatto escludere l'approfondimento di queste lingue?
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROSA JERVOLINO RUSSO, Presidente della I Commissione. Credo che la cosa più logica sia accettare la proposta del relatore, cioè sostituire l'ultima parte con la dizione esatta contenuta nella legge n. 482. Per quanto mi riguarda, darei alla richiesta dell'onorevole Mancuso una risposta affermativa: chi non esercita l'opzione decade. Secondo me, quello è il momento della scelta. C'è una facoltà che si può esercitare. Se non la si è esercitata, si decade da questa possibilità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloi, al quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, intervengo per ribadire il concetto di insegnamenti curricolari. Ovviamente, così come è stato riformulato, l'emendamento della Commissione, a mio avviso, crea una contraddizione in termini.
MICHELE RALLO. Presidente!
PRESIDENTE. Onorevole Rallo, lei è già intervenuto!
Dichiaro chiusa la votazione.
I successivi emendamenti da Menia 12.6 a Menia 12.25 sono preclusi.
Dichiaro chiusa la votazione.
Gli emendamenti da Menia 12.20 a Menia 12.23 risultano preclusi. Gli emendamenti Menia 12.101, 12.102, 12.100, 12.10, 12.12, 12.14 e 12.26 sono formali.
Passiamo agli identici emendamenti Menia 12.27 e Niccolini 12.90; vi è poi la questione dell'emendamento relativo al parere della Commissione bilancio.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, abbiamo cercato di sostituire l'emendamento 12.111, presentato ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento con l'emendamento 12.116: attendiamo, però, il parere della Commissione bilancio...
GIANCLAUDIO BRESSA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio. La Commissione bilancio ha già detto di sì!
PRESIDENTE. Onorevole Boccia, vorremmo la conferma che l'emendamento presentato dalla Commissione risolva il problema che avete posto.
ANTONIO BOCCIA, Presidente del Comitato pareri della V Commissione. Signor Presidente, la Commissione ha presentato due emendamenti: il 12.115, che restringe il campo di applicazione del comma 4 alle province di Trieste, Gorizia e Udine, e il 12.116, con il quale si prevede di sostituire le parole «sono istituiti» con le parole «possono essere istituiti». Il combinato disposto dei due emendamenti accoglie la condizione posta dal Comitato pareri, che questa mattina ha discusso sulla questione.
ROBERTO MENIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, vorrei capire per quale ragione risulti precluso il nostro emendamento 12.24.
PRESIDENTE. Onorevole Menia, l'emendamento 12.95 della Commissione che abbiamo approvato ha modificato il comma 3, primo periodo, che nel testo originario prevedeva le parole che lei propone di sopprimere con il suo emendamento 12.24. È chiaro?
ROBERTO MENIA. D'accordo, purché la formula che proponiamo di sopprimere non si ritrovi poi al comma 4.
PRESIDENTE. Ora stiamo esaminando il comma 3, poi passeremo al comma 4.
ROBERTO MENIA. Comunque, nel nuovo testo del comma 3 non sono presenti le parole «anche in deroga al numero minimo di alunni previsto dall'ordinamento scolastico».
PRESIDENTE. Onorevole Menia, il nuovo testo del comma 3 sostituisce interamente un periodo di cui facevano parte le parole che lei proponeva di sopprimere con l'emendamento 12.24: mi sono spiegato? Pertanto, non posso mettere in votazione l'emendamento 12.24.
CARLO PACE. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ha un minuto.
CARLO PACE. Signor Presidente, mi sembra che il collega Boccia abbia chiarito che i rilievi della Commissione bilancio circa i problemi di copertura verrebbero risolti qualora venissero approvati i due emendamenti della Commissione di merito. Se però si votano ora gli identici emendamenti 12.27 e 12.90, credo che si dia per risolto il problema. Quanto all'ordine delle votazioni, dovremmo prendere in considerazione prima le formulazioni che la Commissione bilancio ha posto come condizione.
PRESIDENTE. Tutti gli emendamenti sono sullo stesso piano e l'Assemblea conosce tanto il parere della Commissione bilancio quanto i due emendamenti. Lascerei decidere all'Assemblea. Non per altro, ma, se posticipassi questa votazione, altererei l'ordine delle votazioni, perché
l'emendamento 12.115 della Commissione è successivo, ma il 12.116 della Commissione... mi scusi, in effetti credo che si possano votare i due emendamenti e, in caso fossero approvati, sarebbe sostanzialmente inutile la votazione degli emendamenti soppressivi del comma 4. I colleghi Menia e Niccolini sono d'accordo?
ROBERTO MENIA. Sì, signor Presidente.
GUALBERTO NICCOLINI. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene. La ringrazio, onorevole Pace.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.116 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Sono pertanto preclusi gli identici emendamenti Menia 12.27, Niccolini 12.90 e 12.111 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento). Sono altresì preclusi gli emendamenti Menia 12.30 e Niccolini 12.91.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, poco fa chiedevo proprio se dal nuovo comma 3 fossero scomparse le parole «anche in deroga». Mi pare di avere appurato che sia così; ciò che comunque non è cambiato, al comma 4, sono le parole «...possono essere istituiti... anche in deroga al numero minimo». Io sostituirei il termine «anche» con «purché». Mi pare un sano principio di economicità e di bilancio dello Stato perché non vedo per quale motivo si debba prevedere una deroga, anche su una norma che, come mi pare di avere illustrato, esagera addirittura nelle esigenze di tutela inserendo l'obbligatorietà dell'insegnamento della lingua slovena nel programma curriculare obbligatorio delle scuole della provincia di Udine. Il mio emendamento, quindi, è volto a prevedere che ciò non possa essere fatto in deroga al numero minimo di alunni previsti, bensì «purché» non in deroga.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento Menia 0.12.96.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.96 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Sono pertanto preclusi gli emendamenti da Niccolini 12.92 a Menia 12.34.
GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, con queste votazioni abbiamo tagliato fuori completamente la regione Friuli-Venezia Giulia da un intervento, quanto meno consultivo. Da una parte, discutiamo di federalismo, ma, dall'altra, continuiamo a tagliare la strada all'organo principale che avrebbe potuto dare un parere al Governo sulle modalità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franz. Ne ha facoltà.
DANIELE FRANZ. Signor Presidente, il comma 6 si riferisce ad una situazione sostanzialmente anomala che si verifica nel comune di San Pietro al Natisone, in cui, nonostante siano residenti poco meno di 3.500 anime, vi sono due scuole materne, con una natalità che - non è un mistero per nessuno - è chiaramente ben
al di sotto dello zero. Una di esse, come è ricordato nel comma 6, è parificata con l'insegnamento bilingue ed una è normale, di lingua italiana.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 12.54.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, intervengo brevemente per dire che ritengo palesemente ingiusto il contenuto di questo comma. È una questione che si riproporrà anche in seguito: ad esempio, per la questione del conservatorio. In questo caso vengono riconosciute come scuole statali scuole che sono private.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.97 della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Il successivo emendamento Menia 12.55 risulta pertanto precluso.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.98 (Nuova formulazione) della Commissione, accettato dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
I restanti emendamenti, da Menia 12.58 a Menia 12.78 compreso, sono formali.
Dichiaro chiusa la votazione.
Astenuti 4
I successivi due emendamenti sono preclusi dalla votazione precedente, mentre sono formali gli emendamenti Menia da 12.82 a 12.87.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'articolo 12.
CARLO PACE. Signor Presidente, vorrei segnalare che con l'approvazione di questo articolo introduciamo nel paese un'ulteriore discriminazione. Voi tutti sapete che vi sono regole in base alle quali, per ragioni di risparmio di risorse, si provvede alla chiusura di classi e di scuole qualora l'utenza non raggiunga certi limiti, e altrettanto avviene con gli ospedali (cosa ancora più grave).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franz, che ha un minuto. Ne ha facoltà.
DANIELE FRANZ. Con suo sollievo, Presidente, userò meno tempo perché mi limiterò a manifestare una profonda delusione: se la Camera dovesse approvare l'articolo 12, sancirebbe per legge che la provincia di Udine è a cultura slovena. Ho vissuto in quella provincia per 37 anni e non me ne sono mai accorto e ringrazio i colleghi che con il loro voto sanciranno che anch'io, mio malgrado e nonostante mi chiami Franz, sono di cultura slovena. Se ce la fate, non votatelo!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Come ho cercato di spiegare in più occasioni, nella provincia di Udine non esiste una minoranza slovena, ma un dialetto protoslavo, il che è stato confermato dal relatore Maselli poco fa, quando ha affermato che si parla effettivamente un dialetto che non è lo sloveno dotto; pertanto, dovremo prima insegnare a quelle popolazioni lo sloveno e, una volta che lo avranno imparato, lo potranno parlare anche nei consigli comunali.
Seguendo l'iter della proposta di legge, scopriremmo che nella stesura originaria veniva addirittura imposto come obbligatorio, nelle scuole della provincia di Udine, l'insegnamento in lingua slovena e della lingua slovena, il che è paradossale e folle. Non avevamo stabilito che nelle scuole italiane delle province di Trieste e di Gorizia fosse obbligatorio apprendere lo sloveno perché, grazie a Dio, nessuno si sognava di proporre una cosa del genere; al contrario, gli estensori della proposta di legge avevano pensato di fare una cosa del genere nella provincia di Udine. L'idea, poi, è parzialmente mutata, perché ora saranno i genitori a stabilire se vogliono che vi sia anche un insegnamento facoltativo dello sloveno dove - ripeto - non esiste una comunità slovena: ma questa è, una volta di più, l'adesione alle pretese nazionalistiche slovene che, a proposito delle zone del Friuli orientale e delle valli del Natisone, parlano di Slavia friulana o di Slavia veneta; questo fatto è documentato
All'onorevole Rallo ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 416
Astenuti 4
Maggioranza 209
Hanno votato sì 160
Hanno votato no 256).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Franz. Ne ha facoltà.
A questo, poi, va aggiunto il fatto - che in parte potrebbe essere ancor più incomprensibile - che tutta una serie di comuni, che storicamente non hanno avuto alcun tipo di contatto neppure con la cultura della cosiddetta Slavia friulana, sono stati, dal mio modesto punto di vista, proditoriamente inseriti in una elencazione che tende ad amplificare in maniera incredibile, portandola addirittura fin quasi al confine del comune di Udine, una parlata slovena che non ha mai avuto a che fare con la tradizione non solo culturale, ma anche sociale ed economica di quelle zone.
Credo che nessuno, neppure tra i colleghi della sinistra che provengono da quelle zone, possa smentirmi quando dico che lì si è sempre parlato il friulano. Risulterebbe quindi completamente snaturante l'inserimento di una parlata nazionale estera che non appartiene - lo ripeto, perché giova che venga ricordato - alla tradizione culturale di quelle terre.
Un atteggiamento del genere (e mi rendo conto di dire probabilmente qualcosa di provocatorio) è figlio di una politica espansionistica, dal punto di vista culturale, ma anche e soprattutto da quello politico, che la Jugoslavia, attraverso la Slovenia, pose in essere in anni passati, durante la gestione del potere da parte di Tito. Io pensavo che quegli spettri fossero spariti per sempre, ero addirittura
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 404
Votanti 402
Astenuti 2
Maggioranza 202
Hanno votato sì 162
Hanno votato no 240).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 405
Votanti 404
Astenuti 1
Maggioranza 203
Hanno votato sì 152
Hanno votato no 252).
Vorrei per prima cosa dire nuovamente che vogliamo l'esatto contrario di quanto affermato dall'onorevole Giovine, il quale ci ha accusato di voler chiudere le porte.
In primo luogo, non si obbliga nessuno ad imparare a parlare solo lo sloveno, anzi si aggiunge lo sloveno all'italiano, visto che si tratta sempre di una facoltà.
In secondo luogo, in questa zona, secondo gli studiosi, è nata la lingua slovena. Tale zona, essendo lontana dal mondo austroungarico, non è stata sistemata dal punto di vista linguistico, come è accaduto nel Quebec con la Francia. Tuttavia, ciò non significa che a queste popolazioni non sia giusto insegnare una lingua che ritengono essere la loro insieme a quella italiana e, mi auguro, insieme a quella inglese e, se possibile, a quella tedesca.
Non si fa un nazionalismo delle piccole lingue con questo provvedimento, ma si tenta di non perdere valori e di acquisirne altri. Vorrei quindi che fosse chiaro l'atteggiamento di questa Commissione.
Invito i colleghi di Alleanza nazionale a tenere conto che a tale gruppo erano stati attribuiti 43 minuti: sono ormai passati un'ora e tredici minuti. Vi invito
Se fosse possibile, vorrei invitare il collega Maselli, prima dell'approvazione di questo articolo, a seguirmi nelle valli del Natisone che egli ha indicato quale culla della lingua slovena, affinché si renda conto che, quando uno sloveno e un cittadino di Stregna, di Drenchia o di San Pietro parlano fra loro, non riescono a capirsi compiutamente (Commenti del deputato Di Bisceglie). Onorevole Di Bisceglie, le assicuro che è così: ho sposato una donna di San Pietro al Natisone, vuole che non lo sappia?
Il problema sollevato dall'onorevole Menia con questo testo alternativo tende a fare un minimo di giustizia, limitando l'ingiustizia cosmica causata da questo provvedimento. Inoltre, va paradossalmente incontro all'indicazione, a mio avviso comunque fuorviante, del collega Maselli: se si ritiene che la culla dello sloveno siano proprio quelle zone, limitiamolo almeno a quel territorio e non erodiamo altre zone che con lo sloveno hanno poco a che vedere.
Onorevole Pace, le ricordo che ha un minuto a sua disposizione.
Nelle scuole non sarebbe mai entrato nemmeno «padre» Dante! Vorrei che ci ricordassimo di questo: tutte le lingue sono derivazioni di ceppi precedenti; ognuna ha poi preso la sua strada. Dunque perché voler ricondurre, forzando la realtà evolutiva, ad un ceppo dotto qualcosa che invece ha avuto una sua difforme evoluzione, che qualcuno chiama indotta, come indotta e non dotta, cioè volgare, è la lingua italiana (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)?
Ebbene queste alchimie, queste ingegnerie linguistiche sono estremamente pericolose perché mettono in movimento fattori politici che sono estranei alla realtà e come tali possono favorire un domani ulteriori elementi di frizione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.2, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 408
Astenuti 5
Maggioranza 205
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 240).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 414
Votanti 410
Astenuti 4
Maggioranza 206
Hanno votato sì 320
Hanno votato no 90).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 417
Astenuti 4
Maggioranza 209
Hanno votato sì 161
Hanno votato no 256).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 417
Astenuti 3
Maggioranza 209
Hanno votato sì 160
Hanno votato no 257).
(Segue la votazione).
(Presenti 427
Votanti 329
Astenuti 98
Maggioranza 165
Hanno votato sì 307
Hanno votato no 22).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Contento. Ne ha facoltà.
Allora, posto che le competenze relative alla scuola materna sono istituzionalmente chiare e posto che questi oneri non sono riassunti nell'ambito del bilancio dello Stato, come può il Parlamento chiedere alle scuole materne di occuparsi di garantire quella tutela di cui abbiamo discusso fin qui, senza però sborsare anche gli oneri finanziari conseguenti, rendendo quella stessa tutela sostanzialmente orfana dell'intervento necessario ad assicurarla? Sono incongruenze tipiche di un provvedimento che ha scopi diversi rispetto a quelli che sono stati più volte echeggiati in quest'aula. Ecco perché, a nome del gruppo di Alleanza nazionale, annuncio che esprimeremo voto contrario sull'emendamento 12.110 che dimostra come questa estensione nel territorio udinese abbia - come stavo dicendo - fini affatto diversi rispetto a quelli che anche il relatore ha più volte ribadito in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.110 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del regolamento), non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Scusate colleghi, ho sbagliato nel riferire i pareri. Chiedo scusa e annullo la votazione (Proteste dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.110 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
(Presenti 414
Votanti 404
Astenuti 10
Maggioranza 203
Hanno votato sì 276
Hanno votato no 128).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Voglio comunque sostenere le ragioni del mio subemendamento 0.12.95.1 all'emendamento 12.95 della Commissione. Mi si accusava di essere un falsario perché sostenevo alcune cose, pertanto ora mi limiterò a leggere testualmente l'emendamento della Commissione nel quale si stabilisce che nella provincia di Udine, dove neppure esistono gli sloveni, ma altre cose - come ha ammesso anche Maselli - l'insegnamento della lingua slovena, della storia e delle tradizioni culturali è compreso nell'orario curricolare obbligatorio. Non abbiamo avuto il coraggio, grazie a Dio - lo dico per Trieste e per Gorizia -, di inserire tale insegnamento obbligatorio nelle scuole italiane, perché vi sarebbe stata la rivolta degli italiani; tuttavia, per il chiaro spirito nazionalista sloveno che anima questo provvedimento per quanto riguarda la provincia di Udine, abbiamo stabilito nel testo dell'emendamento 12.95 della Commissione - che sarà fra poco approvato - che sarà obbligatorio studiare la lingua slovena nelle scuole della provincia di Udine. Alla fine dell'emendamento vi è un inciso paradossale che recita: «Qualora i genitori non intendano avvalersi per i propri figli dell'insegnamento di cui sopra», potranno ritirarli. Ma questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra perché nulla ha a che vedere con la tutela delle minoranze! Abbiamo stabilito che gli sloveni non sono presenti nella provincia di Udine, quindi non dobbiamo tutelare nessuno; tuttavia, al contempo, stabiliamo che i figli degli italiani avranno l'obbligo di imparare lo sloveno.
Onorevole Rallo, ha un minuto di tempo.
Mi auguro che tra Italia e Slovenia vi siano sempre rapporti pacifici, addirittura idilliaci, ma se domani dovesse esservi un momento di tensione tra questi due paesi, onorevole Maselli, avremmo fatto l'opera insana di indurre una parte della popolazione italiana, che è fuori dalla comunità slovena, verso un circolo, anche politico, che potrebbe portare tali popolazioni ad atteggiamenti di insofferenza nei confronti dell'Italia. Tutto ciò lo faremmo gratuitamente, senza alcun motivo, solo per fare un favore alla Slovenia. Diciamo la verità: questo provvedimento è servile nei confronti di un vicino che con noi non si comporta assolutamente con altrettanta generosità.
In secondo luogo, il provvedimento in esame mette a disposizione diritti, non impone nulla. Non vi è, come qualche parlamentare ha cercato di affermare, un arricchimento imposto, ma semplicemente una possibilità, un'opportunità, in rapporto a determinati insediamenti di minoranze, come in questo caso i cittadini italiani di lingua slovena in provincia di Udine.
Detto questo, per quanto riguarda le osservazioni svolte sul meccanismo che consente di avvalersi o meno dei diritti indicati, non ho difficoltà ad affermare che potremmo riformulare l'emendamento 12.95 della Commissione; infatti, se il meccanismo previsto viene ritenuto in qualche modo diverso e si ritiene preferibile quello contemplato dalla legge n. 482 del 1999, possiamo tranquillamente prevedere che i genitori, all'atto della preiscrizione, fanno presente se intendano o meno avvalersi di quei diritti. Mi sembra che ciò sia coerente con lo spirito del provvedimento, che consiste nel mettere a disposizione diritti dei quali ci si può avvalere o meno.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Franz. Ne ha facoltà.
Onorevole Franz, ha un minuto di tempo.
L'espressione «qualora i genitori non intendano avvalersi per i propri figli dell'insegnamento di cui sopra» verrebbe sostituita dalla seguente: «al momento della preiscrizione, i genitori comunicano all'istituzione scolastica interessata se intendano avvalersi per i propri figli dell'insegnamento della lingua della minoranza».
Onorevole relatore, è questa l'esigenza?
Preciso che le parole «è obbligatorio» per l'insegnamento erano scritte...
Io chiedevo che anche per gli sloveni fosse adottata la norma che riguarda la legge (Commenti del deputato Menia)... Vorremmo che fosse tolta l'obbligatorietà all'inizio e che fosse lasciata la possibilità al momento della preiscrizione di chiedere per i propri figli l'insegnamento della lingua della minoranza.
Questo è un meccanismo attraverso il quale si realizza il principio del censimento.
Quando un insegnamento viene compreso nell'orario «curricolare obbligatorio» è una fattispecie che sottrae orario ad altri insegnamenti. È quindi sicuramente diverso rispetto alle altre lingue minoritarie per le quali abbiamo chiesto che le famiglie, all'atto dell'iscrizione, esprimano la propria decisione. In questo caso quindi non si può, almeno per amore di verità, sminuire la portata di questo emendamento che è chiaro nella resa obbligatoria di questo insegnamento nell'ambito di questi istituti scolastici.
Noi abbiamo ritenuto di dover continuare questa legge di tutela sugli sloveni anche dopo aver fatto la legge di tutela su tutte le lingue minoritarie italiane proprio per la particolarità degli sloveni, che era estremamente somigliante a quella dei francesi della Valle d'Aosta e dei tedeschi del Sud....
Questa è stata la motivazione in base alla quale è stata necessaria una legge.
Non possiamo quindi retrocedere da quanto abbiamo fatto.
Esprimo il seguente dubbio: se l'aver fissato, per l'opzione linguistica dell'insegnamento della prole, la preiscrizione, non configuri un caso di decadenza da questa facoltà. Dopodiché la facoltà diventerebbe una soggezione giuridica.
Praticamente, l'onorevole Mancuso, ha posto una questione non di secondaria importanza, cioè, se uno non lo fa al momento della preiscrizione, decade da questo diritto o può esercitare questo diritto anche dopo? Mi pare che non sia una questione secondaria.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
Questa norma, inoltre, giunge in un momento in cui si sta discutendo a livello nazionale di distinguere fortemente il curricolo nazionale dal curricolo opzionale e locale. Perché approvare ancora simili norme che appesantiscono notevolmente il curricolo obbligatorio e nazionale per tutti? Trovo che questa norma sia veramente antistorica oltre che illiberale.
Vorrei ricordare all'onorevole Aprea che senza dubbio si possono approfondire anche altre lingue. Noi siamo all'interno di un sistema di autonomia scolastica per cui, se gli istituti desiderano far arricchire la conoscenza linguistica degli alunni, lo possono fare, però, data la particolare collocazione geografica di queste scuole, non credo che la conoscenza dello sloveno possa essere messa esattamente sullo stesso piano della conoscenza del portoghese o dello spagnolo. Questa mi sembra la logica che ha guidato la scelta della Commissione.
Condivido la tesi e la soluzione data al quesito dell'onorevole Mancuso, per cui si decade. È nella logica delle cose, anche per analogia, anche seguendo la legislazione vigente in materia di preiscrizione alla scuola elementare o media (più che elementare). Ovviamente il problema va posto, da una parte, nel rispetto della normativa scolastica italiana e, dall'altra, riconoscendo carattere di validità all'opposizione in termini di libera scelta, fermo restando il problema politico - lo devo dire con molta franchezza - che va visto secondo la logica della difesa dei valori della lingua italiana e dell'unità linguistica italiana.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.95 della Commissione, nel testo riformulato, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 391
Astenuti 44
Maggioranza 196
Hanno votato sì 327
Hanno votato no 64).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.19, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 408
Astenuti 14
Maggioranza 205
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 240).
Invito il relatore ad esprimere il parere sugli emendamenti in esame, che non è stato ancora espresso.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.115 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 425
Astenuti 9
Maggioranza 213
Hanno votato sì 267
Hanno votato no 158).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 424
Astenuti 7
Maggioranza 213
Hanno votato sì 386
Hanno votato no 38).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 12.28.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 421
Astenuti 7
Maggioranza 211
Hanno votato sì 173
Hanno votato no 248).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 424
Astenuti 6
Maggioranza 213
Hanno votato sì 169
Hanno votato no 255).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 427
Astenuti 7
Maggioranza 214
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 263).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 425
Astenuti 6
Maggioranza 213
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 229).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 423
Astenuti 11
Maggioranza 212
Hanno votato sì 267
Hanno votato no 156).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Niccolini 12.93.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
Mi spiace che si continui in questa direzione, tagliando fuori le competenze della regione che, pur essendo a statuto speciale, avrebbe avuto diritto di legiferare in materia.
In questo momento la struttura della scuola italiana non solo è di gran lunga inferiore, ma viene anche tendenzialmente mantenuta in una condizione di scarsa appetibilità per l'utenza che, come mi sono permesso di ricordare prima, è già di per sé abbastanza bassa per i problemi di denatalità che tutti conosciamo.
Quindi, vorrei un chiarimento: nel momento in cui si opera un riconoscimento come scuole statali, ciò cosa significa esattamente? Significa che finalmente esse verranno equiparate anche dal punto di vista delle strutture, con grande sollievo dei bambini di lingua italiana, che potranno avere gli stessi privilegi di cui hanno goduto i loro coetanei di lingua slovena? Non è molto chiaro. Mi auguro che questo sia lo spirito, cioè che una struttura che oggettivamente è competitiva venga equiparata all'altra che in questo momento non è competitiva per una evidente scelta politica anche da parte del comune di San Pietro al Natisone.
Colleghi, vi prego di prendere posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Niccolini 12.93, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 424
Astenuti 5
Maggioranza 213
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 260).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 426
Votanti 418
Astenuti 8
Maggioranza 210
Hanno votato sì 165
Hanno votato no 253).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 423
Astenuti 7
Maggioranza 212
Hanno votato sì 168
Hanno votato no 255).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
Viene riconosciuta autonomia didattica e amministrativa, ma ciò che è più incredibile in questa vicenda è che gli insegnanti di queste scuole, che sono scuole private, diventeranno insegnanti pubblici, senza aver mai fatto un concorso, e verrà loro riconosciuta l'anzianità. Ciò mi pare palesemente ingiusto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.54, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 428
Astenuti 9
Maggioranza 215
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 262).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 428
Astenuti 12
Maggioranza 215
Hanno votato sì 270
Hanno votato no 158).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.112 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 425
Astenuti 7
Maggioranza 213
Hanno votato sì 289
Hanno votato no 136).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 431
Votanti 421
Astenuti 10
Maggioranza 211
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 277).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 430
Astenuti 6
Maggioranza 216
Hanno votato sì 272
Hanno votato no 158).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 12.79, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 435
Maggioranza 218
Hanno votato sì 178
Hanno votato no 257).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 12.99 della Commissione, accettato dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 445
Votanti 440
Astenuti 5
Maggioranza 221
Hanno votato sì 252
Hanno votato no 188).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pace. Ne ha facoltà.
Nel caso delle scuole, c'è da dire che nelle aree rurali l'unica difesa che hanno le famiglie per consentire ai loro ragazzi di frequentare la scuola è quella di usare il mezzo di trasporto della maestra che raccoglie gli allievi nelle aree rurali e li conduce nella scuola rurale. In questo modo si riesce a raggiungere il numero minimo previsto dalla legge. Questi sono tutti fenomeni noti a chi abbia un minimo di familiarità con la vita nelle campagne italiane.
In questo caso noi imponiamo alle famiglie rurali di provvedere con le loro risorse o con la loro organizzazione al mantenimento di sedi scolastiche che altrimenti finirebbero con l'essere estremamente diradate e condurrebbero all'obbligo di trasporto, snaturando così l'ambiente nel quale gli allievi studiano. Invece, nel caso delle scuole slovene, noi ammettiamo che ci possa essere una scuola per allievo perché, quando si deroga al numero minimo, si può raggiungere anche questo risultato assurdo.
Mi permetto quindi di richiamare l'attenzione dei colleghi - non avendolo potuto fare quando i singoli emendamenti venivano votati - sull'opportunità di ripensare criticamente all'intero articolo 12 e di evitare così di ricorrere ad una misura che va contro gli interessi della stragrande maggioranza delle popolazioni rurali di questo paese. Mi sembra davvero che si adottino due pesi e due misure, fatto che va segnalato alle famiglie dei nostri agricoltori.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 12, nel testo emendato.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 415
Astenuti 13
Maggioranza 208
Hanno votato sì 241
Hanno votato no 174).


