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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 11 , nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 229 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 11, ad eccezione degli emendamenti 11.69 (Nuova formulazione) e 11.71 della Commissione e degli emendamenti 11.73, 11.74, 11.75 e 11.76 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), sui quali il parere è favorevole.
PRESIDENTE. È così, onorevole relatore.
GIANCLAUDIO BRESSA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 11.1.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, vorrei riprendere le fila del discorso interrotto prima dal collega Boato per quanto affermavo. Mi sposterò sull'argomento scuola.
alunno (dicasi: uno). L'intera scuola era aperta con gli insegnanti a ranghi completi perché le norme di tutela da noi sottoscritte - che prevedono che non vi possa essere un peggioramento della tutela acquisita - hanno fatto sì che si siano verificati fatti come questo: un'intera scuola è stata tenuta aperta per un alunno (dicasi: uno). Questo è ciò che è avvenuto, mentre le scuole italiane chiudevano a Trieste e a Gorizia. Avremmo dovuto essere noi italiani a richiedere la tutela degli italiani che abitano sul confine! Sappiate che questo è ciò che avviene.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Onorevoli colleghi, vi è una luce accesa che non corrisponde ad alcun deputato. Onorevole Olivo, è alla sua sinistra.
ELIO VITO. Controlli anche nel secondo settore, signor Presidente.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Menia, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la Commissione V (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Mi scusi, onorevole Contento, decida per chi votare.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 11.73 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento), accettato dalla Commissione e dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Avverto che sono preclusi gli emendamenti Menia 11.3, 11.4, 11.2 e 11.5.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, il fatto che alcuni miei emendamenti siano stati preclusi dalla precedente votazione non inficia quanto sto per dire, in particolare, in relazione a quanto tento di introdurre nell'articolo 11 al comma 2 con il mio emendamento 11.6. Vorrei capire, per esempio, per quale motivo il relatore abbia espresso su di esso un parere contrario. Propongo infatti di sostituire all'articolo 5, secondo comma, nonché all'articolo 7, secondo comma, della legge 19 luglio 1961, n. 1012, le parole «candidati di lingua materna » con le seguenti «candidati con piena conoscenza della lingua slovena»; propongo altresì di sostituire all'articolo 2, commi primo, secondo e quarto, e all'articolo 2, comma terzo, della legge 22 dicembre 1973, n. 932, le parole «di lingua slovena» con le seguenti «con piena conoscenza della lingua slovena». Queste sono le norme che tutt'oggi disciplinano l'ingresso in ruolo degli insegnanti nelle scuole con lingua di insegnamento slovena che, lo ripeto, sono scuole statali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
GUALBERTO NICCOLINI. Presidente, quello al nostro esame è un fatto quasi imbarazzante: da una parte, la minoranza slovena rifiuta di farsi contare (non si riesce a realizzare un censimento per capire l'entità del fenomeno e dove esso sia particolarmente interessante), dall'altra, però, tale minoranza chiede di essere tutelata prevedendo che gli insegnanti siano di madrelingua slovena. Questa richiesta dei cittadini sloveni mi sembra priva di senso. In tal modo si arriverebbe a ripercorrere la strada altoatesina: la lingua materna fa testo, non essendo più sufficiente la perfetta conoscenza della lingua.
tra cittadini italiani - continuiamo a ripeterlo: si tratta di cittadini italiani - e sloveni: la lingua madre finisce con il fare aggio per l'ottenimento di un posto di lavoro. Si sta commettendo un gravissimo errore, uno dei tanti di questa legge, e spero che la maggioranza, una volta tanto, capisca che esso non va commesso.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Presidente, proprio in uno spirito di dialogo, a me pare che le osservazioni dei colleghi Niccolini e Menia abbiano un fondamento. Pregherei, dunque, il relatore di spiegare all'Assemblea i motivi per i quali questo emendamento, che mi sembra assolutamente ragionevole, non venga accolto. Così come formulato, sembra fatto apposta per alzare barriere e non per toglierle. Immagino che un cittadino italiano di lingua slovena che sappia perfettamente l'italiano non abbia alcuna preclusione a vincere i concorsi e a insegnare l'italiano nelle nostre scuole; non capisco perché un cittadino italiano che conosca perfettamente lo sloveno non possa insegnarlo in una scuola in Italia dove tale insegnamento è previsto. Chiedo, quindi, al relatore i motivi per i quali si opponga all'accoglimento di questi emendamenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 11.7.
ROBERTO MENIA. Signor Presidente, do solo alcuni numeri. Per quanto riguarda la scuola italiana, nella provincia di Trieste abbiamo la seguente situazione: gli alunni delle elementari sono 6741, le classi 373, la media alunno-classe è di 18,1; le scuole sono 12, ma la media degli alunni è 562. Per le scuole slovene: 5 scuole elementari, una media di 80 alunni, quindi una scuola per 80, contro una ogni 600 per gli italiani; la media di una classe per la scuola slovena è di 5,9 alunni, con tutto il giro di insegnanti che vi ruota attorno. Emendamento per emendamento cercherò di autodisciplinarmi e vi darò solo i numeri anche per quanto riguarda le altre scuole. Ciò dimostra come tuttora gli italiani siano svantaggiati anche solo per l'accesso alla scuola.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, vorrei chiarire alcuni equivoci. Le notizie che l'onorevole Menia sta fornendo, che sono vere, e le osservazioni che sta svolgendo riguardano le zone di Trieste e di Gorizia, le quali hanno già una simile situazione in forza di accordi internazionali e non di nuove leggi. Per questo motivo, non potremmo sostituire ciò che è già stato fatto, mentre il provvedimento in esame porta l'apertura verso la zona di Udine, verso le valli del Natisone dove non vi è nulla di tutto questo.
ROBERTO MENIA. Perché non ci sono sloveni!
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Siamo in una zona che
presenta due situazioni diverse e vogliamo che vi sia un equilibrio per tutti gli abitanti delle zone nelle quali si parla sloveno. Per quanto riguarda il problema «non ci sono sloveni», vorrei ricordare all'Assemblea che si tratta di persone che non parlano la lingua dotta slovena, ma sono di lingua «indotta» slovena. Abbiamo già parlato del problema dello slavofono e dello sloveno, in realtà se guardiamo a tante regioni d'Italia, vediamo che succede lo stesso dove, ad esempio, si conosce bene il dialetto locale. Ancora, in America, a Brooklyn, la gente sa parlare il napoletano e non conosce più l'italiano, tuttavia sono italiani e si sentono italiani a tutti gli effetti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovine. Ne ha facoltà.
UMBERTO GIOVINE. Signor Presidente, se non sbaglio, il relatore per la maggioranza non ha risposto a quanto chiesto dai colleghi Menia, Niccolini e Giovanardi circa la lingua materna, punto contenuto anche nel precedente emendamento. Mi permetto di rilevare, ancora una volta, questa grave contraddizione. Il provvedimento in esame è tutto rivolto al passato, riflette un modo di pensare vecchio secondo il quale quando una persona nasce parlando una lingua, parla solo quella fino alla morte e nessun'altra. Il collega Maselli ha ricordato Brooklyn, ma la Brooklyn che lui ha in mente è quella di cinquant'anni fa. Vada a Brooklyn ora e mi dica se trova qualcuno al di sotto dei cinquant'anni che parla solo il napoletano: troverà il nonno ottantenne. Questa è una legge da ottantenni, che pretende che, siccome all'asilo si parla una certa lingua, poi non se ne impari nessun'altra. La nostra è una società arretrata dove le lingue non si imparano, mentre dovremmo impararle e in cui siamo più indietro degli altri nell'apprendimento delle lingue.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, in riferimento a questo emendamento e a quello precedente, vorrei capire come si farà ad appurare che una persona è di lingua materna: è scritto in qualche atto, in qualche foglio?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Pace, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
CARLO PACE. Signor Presidente, intervengo per sostenere la validità di questo emendamento. A me pare, in primo luogo, che l'onorevole Maselli, con la sua ben nota onestà intellettuale, abbia reso una confessione, quando ha detto che in fondo stiamo provvedendo per tutto l'insieme, anche se riguardo alla provincia di Trieste ciò è del tutto indifferente perché la tutela è già assicurata. È quanto il collega Menia aveva già sostenuto nella precedente seduta e quanto andiamo sostenendo da tempo. Si vogliono ribadire cose che già la normativa attualmente vigente in Italia prevede e questa è ovviamente una forzatura.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Aloi, al quale ricordo che ha a disposizione un minuto di tempo. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, onorevole sottosegretario, sono fortemente preoccupato, soprattutto in ordine a questo distinguo tra lingua materna e perfetta e piena conoscenza della lingua, perché nel primo caso potremmo far passare degli elementi di non conoscenza tecnica e - potrei dire - anche scientifica della lingua, mentre nel secondo caso vi è la verifica della validità della conoscenza stessa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, desidero rinnovare l'appello al relatore Maselli affinché mi spieghi questo punto che, a mio giudizio, presenta profili di incostituzionalità. Mi rivolgo anche al rappresentante del Governo perché mi sembra di capire che un cittadino italiano che conosce perfettamente la lingua slovena non possa insegnarla nelle scuole slovene, mentre un cittadino italiano di lingua slovena può insegnare lo sloveno e l'italiano nelle scuole italiane. Mi chiedo come questo sia possibile e vorrei conoscere il motivo per cui il relatore continua a esprimere parere contrario su questi emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole relatore, intende fornire i chiarimenti richiesti?
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. Sì, signor Presidente, credo di averlo già spiegato in precedenza: ritengo di non poter intervenire per le parti riguardanti i trattati internazionali, mentre per tutto il resto sarei assolutamente favorevole. Per quanto riguarda la situazione attuale dell'ex territorio libero di Trieste dopo il Trattato di Osimo, mantengo una serie di dubbi che non mi consentono di esprimere parere favorevole. Lo ripeto, ho detto di no sulla base dell'esistente.
GUALBERTO NICCOLINI. Visto che facciamo una legge nuova, facciamola bene!
PRESIDENTE. Quindi, la sua risposta è che la materia è disciplinata dal trattato internazionale.
ROBERTO MENIA. Non c'è scritto che gli italiani non possano lavorare!
GUALBERTO NICCOLINI. Nessun trattato impedisce agli italiani di lavorare!
PIETRO ARMANI. Osimo non c'entra niente!
MARCO BOATO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, l'emendamento in esame ed altri presentati all'articolo 11 si riferiscono ad una legge del 1973 e ad un'altra del 1961. Mi rivolgo in modo pacato al collega Niccolini: la legge in discussione non introduce ex novo un principio non condivisibile, mentre il collega Menia propone di modificare con questa legge il disposto delle leggi del 1961 e del 1973. Lo dico per chiarezza perché dai discorsi che i colleghi stanno facendo sembra che siamo noi ad introdurre oggi, nel 2000, questo principio, mentre il vostro intervento emendativo è finalizzato a cambiare leggi già in vigore che risalgono a molti anni fa. Poiché è emerso, anche a seguito dell'intervento del relatore, che la questione ha una certa rilevanza e consistenza e poiché alcune di queste leggi sono la traduzione di un trattato internazionale nell'ordinamento interno (di cui occorrerà farà una verifica), suggerisco il momentaneo accantonamento di questa materia in modo che, durante la prevista sospensione prima della seduta notturna, il Comitato dei nove si possa riunire per riesaminarla anche sotto il profilo dei riflessi internazionali. Ritengo che tale questione vada contemperata.
PRESIDENTE. La proposta dell'onorevole Boato mi sembra saggia. Onorevole relatore?
DOMENICO MASELLI, Relatore per la maggioranza. La condivido.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANCLAUDIO BRESSA, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Anche il Governo concorda.
PRESIDENTE. Credo sia più opportuno accantonare l'esame dell'articolo 11 e non solo questo emendamento, poiché si tratta di problemi connessi.
Mi pare che l'emendamento 11.76 (da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del regolamento) assorba gli identici emendamenti Menia 11.34, Niccolini 11.68 e 11.70 della Commissione e precluda l'emendamento 11.72 della Commissione.
Il Governo?
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia, che invito a tenere conto dei tempi. Ne ha facoltà.
L'onorevole Boato ha detto che da cinquant'anni l'Italia non ha provveduto e che Lubiana ha ragione di dirci che siamo in ritardo, che non siamo stati corretti e che non abbiamo adempiuto agli impegni internazionali.
Vorrei snocciolarvi soltanto alcune cifre riguardanti, per esempio, la sola Trieste che conosco meglio, visto che vi abito. La minoranza slovena dispone attualmente di numerosissime scuole statali di ogni ordine e grado con lingua di insegnamento slovena. Non solo sono state conservate le esistenti che furono iscritte nell'elenco allegato al memorandum d'intesa, ma sono state - onore all'Italia tutta - notevolmente potenziate per numero, per mezzi e altro.
Nella sola provincia di Trieste si contano, salvo imprecisioni per difetto, 8 scuole materne con lingua di insegnamento slovena, 5 elementari, 5 medie inferiori, un istituto magistrale, un liceo, 3 istituti tecnici professionali. Per quanto riguarda Gorizia (questo è il dato che attiene solo al capoluogo): 2 scuole elementari, una media inferiore, un liceo ginnasio, un istituto magistrale, 2 istituti tecnici professionali (tenete presente che Gorizia ha solo 30 mila abitanti). Vi darò poi il rapporto tra numero di scuole e numero di iscritti e vedrete che tuttora la minoranza slovena gode di notevole privilegio rispetto agli italiani. Non contestiamo questo perché nessuno vuole togliere le scuole che sono state attribuite alla minoranza slovena, ma non si dica per favore che l'Italia è in ritardo o è inadempiente, perché ha dato anche troppo!
Vi farò conoscere una vicenda che pare un aneddoto, ma che è vera: la scuola di Dolegna del Collio fu tenuta aperta per un
Nel prossimo intervento vi darò conto dei dati che ho acquisito nei provveditorati sugli iscritti nelle scuole slovene, sulla media per classe e sulla media per scuola per dimostrare che è palesemente falso quanto si afferma a proposito di una mancata tutela della minoranza slovena che, anche sotto questo aspetto, è largamente tutelata. L'Italia ha fatto bene, ha fatto enormemente bene e non si dica, per favore, che siamo inadempienti perché tutto ciò è falso!
Rispetto a quanto hanno già, ulteriori norme quali quelle previste (poi ne parleremo e avrò modo di illustrare perché ci dichiariamo contrari a tante altre cose) sono misure in più e sbagliate.
Lo ripeto: si sappia che l'Italia ha tutelato e continua a tutelare i cittadini italiani di madrelingua slovena molto di più di quanto abbia fatto per gli italiani oltre confine.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 11.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Onorevole Zagatti, mi scusi, vada al suo posto, altrimenti le devo far ritirare la tessera.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 446
Votanti 441
Astenuti 5
Maggioranza 221
Hanno votato sì 182
Hanno votato no 259).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 402
Astenuti 6
Maggioranza 202
Hanno votato sì 149
Hanno votato no 253).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 343
Astenuti 80
Maggioranza 172
Hanno votato sì 339
Hanno votato no 4).
Passiamo alla votazione dell'emendamento Menia 11.6.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà.
La legge attuale prevede che i candidati siano di madrelingua slovena: evidentemente la dizione «di madrelingua slovena» non è poco differente dall'altra che prevede la piena conoscenza di tale lingua. Contesto questa legge perché vuole bilinguizzare Trieste e vuole imporre ai cittadini di quella città di conoscere la lingua slovena per trovare lavoro in futuro: voglio dunque capire perché già a tutt'oggi per insegnare in una scuola con lingua di insegnamento slovena io debba essere di madrelingua slovena e non invece un italiano che ha piena conoscenza di quella lingua. Con ciò, infatti, si crea a mio giudizio una evidente discriminazione nell'accesso al lavoro.
Vi dirò qualcosa di più. Vi racconterò un giochetto che, nelle nostre province, è stato utilizzato per decenni: sono stati banditi concorsi nelle scuole con lingua d'insegnamento slovena, ai quali partecipavano solo candidati di madrelingua slovena che, una volta entrati in ruolo, chiedevano il trasferimento per entrare in una scuola italiana, liberando il posto nella scuola slovena: in tal modo si finiva con il pregiudicare l'ingresso degli italiani tanto nelle scuole di lingua slovena quando nelle scuole con lingua d'insegnamento italiana. Questi sono fatti paradossali che si sono verificati e che continuano a verificarsi! Vorrei capire per quale motivo, con ostinazione che in questo caso è antinazionale, il relatore - ed il rappresentante del Governo che si associa regolarmente al suo parere - dica che è sbagliato sostenere che è sufficiente la piena conoscenza della lingua slovena per insegnare nelle scuole statali con lingua d'insegnamento slovena, essendo necessario essere di madrelingua slovena. Questo mi pare un attentato al diritto al lavoro degli italiani.
Il «no» del relatore sull'emendamento dell'onorevole Menia è, dunque, assolutamente insopportabile. La norma, infatti, crea sicuramente una condizione di disparità
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Menia 11.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 415
Votanti 411
Astenuti 4
Maggioranza 206
Hanno votato sì 195
Hanno votato no 216).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Menia. Ne ha facoltà. Onorevole Menia, visti i tempi, la prego di autodisciplinarsi.
Mi rifiuto di pensare che si debba fare una scelta solamente in base a questa definizione arcaica di lingua materna o paterna. Voi sapete che un bambino di tre anni che venga esposto a quattro lingue contemporaneamente le impara tutte e quattro perfettamente. Quindi, non capisco perché si debba inibire a chi ha imparato perfettamente una lingua di poterla dichiarare lingua materna o, comunque, di poterla usare anche per l'insegnamento.
L'arretratezza di questa legge si dimostra particolarmente in questo aspetto linguistico, in cui, come ripeto, l'Italia è in fondo alla classifica europea per quanto riguarda l'apprendimento delle lingue e certamente vi resterà, sulla base dei principi che la sinistra vuole inculcarci a tutti i costi (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Da una parte, non vogliono il censimento, ma, dall'altra, si prevede il requisito della lingua materna e non ci si accontenta di qualcuno che conosca perfettamente la lingua. Questo è assurdo, perché creiamo veramente un «giardinetto» di privilegi per quelli che dimostreranno di essere di lingua materna slovena. Otterremo finalmente il censimento che vogliamo, ma otterremo anche un privilegio assurdo, perché ci saranno cittadini italiani di lingua italiana che hanno studiato lo sloveno e che non potranno utilizzare i loro studi per fare questo lavoro: ecco uno dei tanti privilegi che questa legge crea.
La seconda questione riguarda la disparità, che a mio avviso rasenta l'incostituzionalità, che si viene ad introdurre quando si prevede che il requisito per l'insegnamento nelle scuole di lingua slovena non è la conoscenza dello sloveno, ma il fatto di essere di madrelingua slovena. Questo mi pare davvero un requisito che forza il principio di parità cui tutti i cittadini hanno diritto e naturalmente viola anche il principio in base al quale per giudicare circa l'accessibilità ai pubblici ruoli occorrono requisiti accertati obiettivamente e che si tratti di requisiti di professionalità.
Lo stesso problema si è posto anche quando abbiamo varato la legge sulle minoranze etnico-linguistiche e in quella circostanza, onorevole Maselli, abbiamo tenuto a sottolineare che bisognava distinguere il grano dal loglio. Ciò che interessa è la conoscenza tecnico-scientifica della lingua; il resto può essere un elemento che crea confusione e determina situazioni che certamente non vanno nella direzione del valore didattico della lingua stessa.
Non essendovi obiezioni, l'articolo 11 e i restanti emendamenti ad esso presentati si intendono accantonati.


