Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 754 del 4/7/2000
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Svolgimento di interpellanze e di interrogazioni (ore 9,35).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.

(Gestione da parte delle Poste italiane Spa del centro nazionale stampati di Scanzano - Perugia)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Benedetti Valentini n. 2-02020 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
L'onorevole Benedetti Valentini ha facoltà di illustrarla.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni ha facoltà di rispondere.

VINCENZO MARIA VITA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, in relazione all'interpellanza presentata dall'onorevole Benedetti Valentini, dobbiamo anzitutto fare una premessa di metodo, che è usuale da quando le Poste sono diventate una società per azioni, ossia che il Governo ed il Ministero delle comunicazioni non hanno un potere diretto di gestione, bensì un ruolo di vigilanza.


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Ciò premesso - non per sottrarci, dunque, ai compiti istituzionali che ci spettano -, abbiamo interessato le Poste italiane Spa in merito ai temi da lei rappresentati, onorevole Benedetti Valentini. Anzitutto, è stato richiamato il piano d'impresa 1998-2002 che, tra l'altro, si propone il raggiungimento di livelli di efficienza comparabili a quelli degli altri paesi europei, tali da favorire un concreto rilancio dell'azienda. Il richiamo al piano d'impresa non è retorico; prima di tale piano e prima del nuovo corso delle Poste la situazione era davvero disastrata, onorevole Benedetti Valentini, glielo posso garantire anche per testimonianza diretta. Uno dei compiti essenziali, dunque, è riportare velocemente le Poste agli standard degli altri paesi del continente attraverso un processo riorganizzativo che è in corso e che, ovviamente, comporta interventi anche radicali, finalizzati alla ristrutturazione e all'ammodernamento dei diversi settori, con l'adozione di meccanismi operativi adeguati che innovino le strutture non aggiornate e sostituiscano quelle obsolete. Quando ci poniamo di fronte ad un singolo caso, quindi, dobbiamo inquadrarlo in questo contesto, altrimenti è fin troppo facile estrapolarne il contenuto, a meno che non si preferisca la gestione passata.
Anche l'iniziativa riguardante il centro di Scanzano, da lei richiamata nell'interpellanza, va inquadrata in tale contesto; essa rappresenta un passo verso l'acquisizione di una crescente mentalità di mercato, un incremento del fatturato, un miglioramento dei servizi ed una logica di riduzione dei costi; condizioni, queste, che permetteranno di raggiungere, augurabilmente, una maggiore competitività delle attività logistiche ed un potenziamento delle iniziative che coinvolgono strutture esterne all'azienda.
Per quanto riguarda in particolare la SDA, la concessionaria ha tenuto a precisare che tale società, acquistata e controllata al 100 per cento da Poste italiane Spa, vanta al proprio attivo un fatturato che si attesta intorno ai 400 miliardi di lire, con una struttura che conta circa 700 unità. All'interno della SDA è stata recentemente costituita una divisione logistica, che annovera tra i propri responsabili alcuni tra i migliori esperti del settore.
L'affidamento a SDA della gestione della struttura di Scanzano s'inserisce, dunque, nell'ampio contesto di iniziative che l'azienda ha varato per migliorare i propri servizi e ridurre i costi. Nella fattispecie, si tratta tra l'altro di perseguire l'ottimizzazione dell'uso degli stampati utilizzati per l'attività corrente, la tipologia dei quali è destinata a comprendere presto non più di 500 esemplari, contro i mille circa tuttora in uso.
Si prevedono innovazioni - ha proseguito sempre la società Poste italiane Spa - anche per ciò che concerne le spedizioni degli stampati, per le quali si è ipotizzato un sistema di distribuzione diretta da Scanzano ai diversi uffici postali, secondo un modulo adottato in via sperimentale in Veneto. Tale iniziativa intende far lievitare l'attività del centro, affidando allo stesso anche compiti che al momento vengono assolti dai magazzini provinciali, entrati ormai in una fase di progressiva dismissione.
Naturalmente, il centro di Scanzano continuerà a svolgere la residuale attività di gestione dell'economato di Poste italiane, affiancando progressivamente ulteriori lavorazioni assunte dall'esterno. Ad oggi sono stati già acquisiti i primi significativi contratti da svolgere presso la struttura e sono in atto importanti trattative per ampliare tali servizi.
Se l'acquisizione di contratti esterni proseguirà in linea con le attuali prospettive, non solo non dovrebbero registrarsi ripercussioni negative sugli attuali livelli occupazionali, ma risulteranno altresì evidenti i benefici che, sotto tutti gli aspetti, può assicurare lo sforzo in atto di trasformazione di attività logistiche interne dell'azienda gestite a costi fissi in attività in grado di intercettare la domanda crescente di determinati servizi specializzati, producendo margini di reddito vantaggiosi.


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PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole sottosegretario.
L'onorevole Benedetti Valentini ha facoltà di replicare.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Onorevole Presidente, onorevole rappresentante del Governo, ho preferito utilizzare il mio tempo in sede di replica perché il pessimo uso di dare risposte agli atti di interpello con grande ritardo ci offre in questo caso un'opportunità: quella di verificare la credibilità di certe affermazioni. Risalendo, infatti, il mio atto di interpello a parecchi mesi fa, registriamo una risposta del Governo che è pressappoco quella che ci avrebbe potuto dare nella imminenza o nell'immediatezza del nostro atto di interpellanza. Si è trattato di risposte generiche e sfuggenti, che suonano in molti casi come un'aperta provocazione nei confronti delle comunità locali, dei cittadini serviti e del personale operante in queste strutture, per sua disgrazia.
La mia interpellanza, infatti, venendo esaminata diversi mesi dopo la sua presentazione, mi mette nelle condizioni non solo di dire che sono insoddisfatto della risposta, ma anche di precisare in maniera un po' più stringente perché sono insoddisfatto e di richiamare il Governo alle sue non declinabili responsabilità! Non a caso, il primo passaggio della mia interpellanza chiede se sia questo il modo con cui questo Governo e questa maggioranza intendono attuare il processo di privatizzazione.
Onorevole rappresentante del Governo, le faccio grazia di una fin troppo facile polemica sul significato di una sinistra che arriva con la sua mentalità al Governo e che si scopre efficientista e liberista a parole, dando luogo a processi di destrutturazione come questo. Gliene faccio grazia e resto al tema specifico. Vorrei dire semplicemente che non basta affermare che adesso le Poste hanno una loro autonomia. No, non siamo d'accordo! Non siamo d'accordo perché, quando si tratta di materia di servizi pubblici fondamentali ed essenziali, il Governo può certamente fare ricorso a strumenti anche di carattere societario e ad operazioni organizzative di questo genere; non può però assolutamente declinare l'attività di controllo e la propria opera di energica garanzia sotto questo profilo. Che il servizio reso sia insoddisfacente lo sappiamo benissimo, ma non ci rifugiamo dietro a discorsi di carattere generale. In questo caso, parliamo di un qualche cosa come 2.500 miliardi spesi nel tempo per modernizzare, razionalizzare e meccanizzare; sono investimenti che vengono dalle nostre tasche e dai sacrifici dei lavoratori e dei contribuenti!
A fronte di tutto questo, quando il Governo mi risponde affermando che si stanno progettando servizi, incrementando i compiti da affidare e ad ulteriori lavorazioni, qualora siano acquisiti significativi contratti, e che tutto ciò darà la possibilità di non diminuire l'occupazione e di garantire un futuro, io debbo semplicemente rispondere che, negli ultimi tempi, si è assistito esclusivamente ad una progressiva destrutturazione, ad uno smantellamento strisciante (nemmeno tanto strisciante) che non può essere ulteriormente tollerato. Chi ha responsabilità di Governo, di fronte a queste situazioni, di concerto con la società operante, deve dire alle comunità locali e a coloro che operano all'interno di queste strutture quale sarà il destino di tali centri operativi. Se intendono chiuderli, devono dirlo e devono far presenti le ragioni di carattere economico e le scelte politiche e organizzative. Si deve dire chiaramente che questa è la propria mentalità di mercato.
La gente deve potersi riorganizzare e deve avere la possibilità di regolarsi di conseguenza. Si deve evitare che i dirigenti responsabili che si sono sacrificati per anni per mantenere una situazione che appariva sempre più sfilacciata nel tempo debbano subire l'arrivo di manager, o presunti tali. Ho ascoltato la risposta che parlava dei migliori esperti del settore. Contesto recisamente questa affermazione, perlomeno alla stregua di questa esperienza che vedo perché più vicina alle


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mie frequentazioni. Si parla di manager pagati oltre 20 milioni al mese, più indennità di oltre un milione al giorno per le loro missioni. Queste sono le indennità che fioccano mentre il personale è in attesa da quattro anni che si possa rivedere il suo contratto.
A fronte di tutto questo, abbiamo una totale dismissione delle funzioni, della pubblicazione e della diffusione degli stampati e di tutto quello che doveva essere attuato, come l'officina telegrafica. Si è trattato di promesse che uomini di Governo responsabili hanno reso in occasione delle loro visite e dei loro sopralluoghi. Conservo un'abbondante rassegna stampa dei parlamentari della sinistra del territorio che, come è noto, lo rappresenta egemonicamente.
Le promesse, le contropromesse e gli impegni non sono stati mantenuti. Quindi, non possiamo essere soddisfatti di questo tipo di risposta. Anzi, penso che si vada ad aggravare una stagione di conflitti. Lo stesso numero degli addetti è ormai precipitato, nonostante quello che si dice. Infatti, si dice che, se potremo acquisire i contratti, allora non ci sarà bisogno di riduzioni. Ma di che cosa stiamo parlando, quando il personale è stato già drasticamente dimezzato, mentre si era detto che rinunciando semplicemente a qualche decina di addetti si sarebbe potuto riequilibrare e rimettere in sesto dal punto di vista economico e funzionale l'efficienza del complesso?
Purtroppo, in questo tipo di risposte noi abbiamo la prova provata della mancanza di volontà politica di rimettere in sesto un centro che pure (e non è un modo di dire) ha formato delle professionalità distinte e riconosciute dalla pubblica amministrazione. Non si tratta di affermazioni demagogiche che si fanno per supportare la protesta di una parte o di tutto il personale. Non è così. Vi sono delle professionalità assolutamente riconosciute. Vi sono delle strutture sulle quali sono stati investiti, come ho detto, denari in misura allucinante per un centro che poi si intendeva eventualmente smantellare. Oltre tutto, ciò va a ricadere su un territorio che, a causa degli eventi sismici che si sono abbattuti sullo stesso, presenta naturalmente degli esacerbati problemi di carattere occupazionale, sociale ed economico. Perciò non si può accettare assolutamente questo tipo di risposta. Certamente, in questa sede non è che si possa fare molto di più di un appello, ma se questo è il processo di privatizzazione, di esternalizzazione dei servizi, di razionalizzazione, Dio ce ne guardi! Non è assolutamente questo il modo, perché si ottiene solo sperpero, superpagamento di manager, nessun risultato, nessuna acquisizione di nuovi servizi, dismissione dei servizi esistenti e dimezzamento del personale che viene preso quale unico metro di efficientizzazione economica (quando ad esso però non corrispondono rese maggiori e servizi organizzati in maniera più efficiente). Se questi sono i processi che vengono attuati, mi pare che siamo ad un bilancio assolutamente fallimentare.
Faccio dunque appello al senso di responsabilità del Governo perché non si abbandoni a questi processi assolutamente non chiari, non trasparenti, ad un sistema di scatole cinesi nel quale effettivamente si traduce questo simulacro di privatizzazioni a cui si sta procedendo e affinché intervenga con la sua responsabilità di governo e di controllo per dare una certezza di prospettive, perché si prenda partito in un senso o in un altro, perché si dica che cosa si intende fare con un preciso progetto aziendale che attualmente manca totalmente. Questa è la verità: devo ritenere che il Governo, avendo attinto le informazioni dalla competente sede, non si sia trovato nella condizione di poter accennare alle linee generali di un incredibile piano di riorganizzazione per l'efficienza e il migliore sfruttamento dell'impianto.
Faccio appello, quindi, al senso di responsabilità del Governo verso un territorio e rispetto ad un servizio, affinché vengano offerte ben diverse certezze e siano dati immediatamente segnali concreti


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di cambiamento di una linea sulla quale non possiamo assolutamente consentire.

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