Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 746 del 22/6/2000
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La seduta, sospesa alle 11,25, è ripresa alle 15,05.

(Iniziative per contrastare la contraffazione di prodotti di consumo)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Collavini n. 2-02487 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
L'onorevole Collavini ha facoltà di illustrarla.

MANLIO COLLAVINI. Signor Presidente, per essere breve, anziché illustrare l'interpellanza - che è abbastanza chiara - punto per punto, vorrei ricordarne alcuni passaggi. In particolare, nel suo insieme, ricordo il business dei falsi e della contraffazione dei prodotti di consumo e dei servizi che, nel 1999, ha registrato in Italia un giro d'affari superiore, nel complesso, a 40 mila miliardi, con un aumento rispetto al 1990, secondo le stime della Confcommercio, di circa il 25-30 per cento. Circa il 60-65 per cento di tale giro d'affari viene gestito da società ed imprese collegate o direttamente controllate dalla criminalità italiana e straniera che opera nel nostro paese.
Il fenomeno della produzione di falsi e del commercio illegale sta assumendo, secondo l'International anticounterfeiting Coalition di Washington, dimensioni via via sempre più rilevanti e comincia a colpire anche settori che, fino a qualche anno fa, sembravano essere del tutto immuni. Secondo la WTO, la produzione e il commercio all'ingrosso ed al dettaglio dei prodotti contraffatti realizzano ormai un giro d'affari complessivo non inferiore a 600 mila miliardi di lire, coinvolgendo 60 nazioni, 97 secondo una stima più recente.


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L'Italia, secondo stime delle maggiori strutture di contrasto operanti nel mondo, è il paese, dopo Thailandia, Taiwan, Corea e Cina, nel quale, proprio per la particolare attenzione che le organizzazioni criminali dedicano a tale business, il fenomeno ha assunto le dimensioni più rilevanti.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'interno ha facoltà di rispondere.

GIAN FRANCO SCHIETROMA, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interpellanza all'ordine del giorno l'onorevole Collavini, unitamente ad altri onorevoli deputati, pone all'attenzione dell'Assemblea il problema della prevenzione e della repressione dei reati di contraffazione e falsificazione di prodotti di consumo e di servizi, auspicando un'intensificazione dell'attività di contrasto delle forze di polizia ed una più efficace politica legislativa.
La contraffazione costituisce una delle tipologie delittuose in espansione nel nostro paese ed investe non solo la riproduzione di articoli di moda, ma anche beni di consumo nei settori alimentare, delle edizioni fonografiche, audiovisive, dell'informatica, degli autoricambi e dei prodotti farmaceutici. Il fenomeno, che finora tendeva ad aumentare solo in alcuni periodi dell'anno, ha assunto una dimensione stabilmente elevata, con maggiore incidenza nelle zone ad alto afflusso turistico e a maggior presenza di mercati cittadini. Peraltro, il fenomeno ha raggiunto una dimensione di livello industriale, con ramificazioni in tutto il mondo, e spesso utilizza i circuiti propri della malavita associata. La contraffazione è caratterizzata anche dal coinvolgimento di numerosi sodalizi criminali cinesi che, alimentandosi attraverso lo sfruttamento della manodopera di loro connazionali, tenuti in condizioni di clandestinità, hanno con il tempo avviato numerosi laboratori artigianali per il confezionamento anche di prodotti contraffatti.
Altro importante settore storicamente interessato dalla contraffazione è quello della pirateria audiovisiva e, più recentemente, quello dei prodotti per l'informatica, che nel corso del 1999 sembra aver assunto tendenzialmente un'importanza addirittura superiore alle altre tipologie di merci, grazie alla diffusione sempre crescente dell'informatica. Si riscontrano, anche se in numero contenuto, ipotesi di contraffazione particolarmente pericolose, come quelle dei prodotti alimentari, per lo più riferite all'olio d'oliva, dei medicinali, dei pezzi di ricambio per autoveicoli.
Anche se è stata rilevata un'attività delinquenziale di soggetti che operano individualmente nelle aree a tradizionale presenza della criminalità organizzata, si assiste al radicamento del fenomeno (soprattutto delle attività di produzione, oltre che dei mercati all'ingrosso e al minuto) che assume talora le forme di una economia sommersa. È ricorrente il coinvolgimento degli stranieri, anello ultimo di una catena commerciale notevolmente efficiente.
Il Ministero dell'interno da tempo attribuisce particolare attenzione al fenomeno non soltanto mantenendo contatti costanti con le associazioni di categoria dei commercianti ambulanti per sollecitarne la collaborazione, ma mettendo anche a punto, attraverso le diverse direttive impartite nel tempo, una articolata strategia di contrasto fondata principalmente sul coordinato sviluppo di due linee di azione: l'una tendenzialmente orientata alla prevenzione e repressione dei fenomeni di vendita al dettaglio nella quale ha particolare, (ma non esclusivo) rilievo l'azione degli enti locali, cui competono tra l'altro le attività amministrative di settore e quella della polizia municipale; l'altra, indirizzata prevalentemente ad individuare le fonti di approvvigionamento e rifornimento degli ambulanti abusivi e a individuare e a reprimere i fenomeni di evasione fiscale e di violazione del diritto d'autore.
Questa linea di intervento è stata ribadita dal Ministero dell'interno con diverse istruzioni diramate il 9 ottobre 1995, il 16 gennaio ed il 19 giugno 1998. Le autorità provinciali di pubblica sicurezza


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hanno costantemente sensibilizzato l'attenzione dei sindaci perché i corpi di polizia municipale esercitino una costante azione di controllo e di vigilanza nei confronti di coloro che esercitano la vendita al dettaglio su aree pubbliche. È stata inoltre incoraggiata la conclusione tra comuni limitrofi di specifici accordi per l'esecuzione di servizi di vigilanza espletati congiuntamente dai rispettivi corpi o servizi di polizia municipale.
Per sensibilizzare maggiormente l'attenzione sul fenomeno, il Ministero dell'interno ha anche predisposto, nel marzo del 1999, una circolare indirizzata ai prefetti e ai questori con la quale ha invitato le autorità provinciali di pubblica sicurezza ad esaminare il problema della contraffazione in apposite riunioni del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato per la circostanza da rappresentanti delle autorità comunali. Scopo di queste riunioni è quello di pervenire ad un dettagliato esame di ciascuna realtà locale che consenta di individuare prima e di attuare, poi, con la massima efficacia, coordinate e mirate attività di prevenzione e di repressione nei confronti di tutti i tipi di manifestazione del commercio illegale di generi contraffatti. Le forze dell'ordine forniscono continuamente un rilevante contributo agli enti locali disponendo frequenti servizi di controllo e potenziando con consistenti rinforzi stagionali i servizi espletati nelle località turistiche maggiormente interessate.
L'azione di contrasto all'abusivismo commerciale si è concretizzata nel 1999 in circa 16 mila operazioni, 9.800 sequestri, 2 milioni e 700 mila pezzi sequestrati. Nell'anno in corso si è proseguito attivamente nell'azione di contrasto. I dati del primo trimestre indicano 4.400 operazioni, 1.300 sequestri e 563 mila pezzi sequestrati, realizzando per quest'ultimo dato un incremento di produttività del 37 per cento circa rispetto al primo trimestre del 1999.
L'impegno profuso dalle forze di polizia si è concentrato in particolare sulle fonti di rifornimento, contro le quali le operazioni condotte con un cospicuo impiego di uomini e di mezzi sono state numerosissime e hanno consentito di sequestrare ingenti quantitativi di attrezzature e di merci poste abusivamente in vendita. È stato inoltre costituito nel 1997, presso la direzione centrale della polizia criminale un desk interforze anticontraffazione con il compito di elaborare un modello di raccolta di dati statistici con valenza interforze. Il problema, vista anche la natura sovranazionale, è stato oggetto di attività di cooperazione di polizia anche a livello internazionale, in particolare con la Francia, paese coinvolto al pari dell'Italia nel fenomeno.
La cooperazione italo-francese ha dato vita a comuni iniziative governative (incontro tra i ministri dell'interno a Napoli e a Parigi nel 1996; vertice di Parigi del 1996; seminario di Bordeaux nel 1997; vertice di Chambery nel 1997) nel settore dello scambio di informazioni strategiche ed operative, nel settore della formazione del personale di polizia e nella designazione di punti di contatto nazionali per lo scambio di informazione e di intelligence.
Un'azione particolarmente incisiva è stata anche svolta d'intesa con il comitato Colbert, organismo sorto in Francia nel 1959 attraverso l'associazione di venti imprese francesi, diventate settanta nel 1999, ed avente la finalità di contrastare e di difendere i diritti fondamentali relativi alla propria produzione. L'associazione si è fatta promotrice, in Italia e Francia, di numerose iniziative, quattro negli ultimi due anni, volte a realizzare uno scambio di informazioni oltre ad attività di cooperazione tra operatori commerciali del settore e forze dell'ordine.
Nel corso dell'ultimo incontro, tenutosi a Roma nel marzo scorso, è stato sottolineato il miglioramento dell'azione di contrasto delle forze di polizia italiane ed è stata auspicata la costituzione, anche in Italia al pari della Francia, di una struttura di coordinamento nazionale delle informazioni dei dati in materia di lotta alla contraffazione.


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Recentemente la Corte di cassazione ha emesso una sentenza di particolare significato nella materia, la n. 1331 del 17 giugno 1999, che prevede la non punibilità di chi vende oggetti la cui evidente scarsità qualitativa o il cui prezzo, eccessivamente basso rispetto a quello comune di mercato, rivelino, ad un acquirente di media esperienza, che gli stessi non possono provenire dalla ditta indicata nel marchio.
Desidero ringraziare l'onorevole Collavini e gli altri firmatari dell'interpellanza per avere sollevato un tema di grande rilievo, sul quale il Governo pone un'attenzione particolare.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Schietroma.
L'onorevole Collavini ha facoltà di replicare.

MANLIO COLLAVINI. Signor Presidente, ringrazio il Governo per l'impegno che mi sembra di capire abbia promesso in questo importante settore. Non dimentichiamo che i settori commerciale, della distribuzione e degli esercenti vengono penalizzati da questo abusivismo continuo che, mi permetto di ricordarle, signor sottosegretario, non tende a diminuire. Lei dice giustamente che è stato fatto molto, ma possiamo verificare direttamente che, in ogni angolo di strada, anche a Roma, gli abusivi vendono in ogni ora del giorno qualsiasi cosa: dalle borse, alle imitazioni di prodotti di moda e quant'altro.
Vorrei anche ricordare i dati più recenti che riguardano gli abusivismi nei vari settori, che vorrei leggere rapidamente sperando di essere il più sintetico possibile. È opportuno ricordarli perché è giusto riflettere sul reale danno che essi provocano sia al settore commerciale e industriale sia all'erario, perché i normali esercenti pagherebbero regolari tasse, mentre gli abusivi, come sappiamo bene, non lo fanno. Nel settore della pelletteria, ad esempio, il giro di affari si quantifica in circa 3 mila miliardi; nel settore dell'abbigliamento e della moda si parla di 6 mila miliardi; nella cosmesi, profumi e farmaceutici di 2.500 miliardi; nel settore delle videocassette e Hi-fi, 2.300 miliardi; in quello degli orologi, degli occhiali e del materiale fotografico e delle videocamere 1.600 miliardi; per gli articoli sportivi si parla di 3 mila miliardi; per i vini e i prodotti alimentari, di 4.500 miliardi; nel settore della componentistica e pezzi di ricambio per auto e moto, 2 mila miliardi; per i detersivi e prodotti per l'igiene, 1.500 miliardi; per l'antiquariato, 400 miliardi; per le sigarette, mille miliardi. Continua, inoltre, ad avere rilevanza lo spaccio abusivo di cibo e bevande, con un giro d'affari di circa 5 mila miliardi.
Inoltre, il dato globale della falsificazione controllata specificatamente dalle organizzazioni criminali è ancora più elevato, perché bisogna tener conto dell'espansione anche su altri mercati. In Africa e nei paesi del terzo mondo si esporta, ad esempio, una grande quantità di prodotti farmaceutici contraffatti o scaduti, un giro rilevante sul quale da tempo sta indagando l'Organizzazione mondiale per la sanità.
Nel settore della pelletteria e dell'abbigliamento è esploso, invece, il mercato dell'est europeo, con un'inondazione di merci prodotte soprattutto in Thailandia, ma importate in Europa da società controllate dalla 'ndrangheta e dalla mafia russa. Vi è inoltre la mafia giapponese, la yakuza, che controlla il mercato del materiale elettronico contraffatto, che viene prodotto in parte a Taiwan e in parte in Corea, nonché le triadi cinesi, che esportano in tutto il mondo, ed anche in Italia, tutti quei giocattoli prodotti in Cina, quasi sempre senza rispettare le regole comunitarie.
Inizialmente le organizzazioni criminali hanno tentato solo esperimenti; poi, a partire dagli anni novanta, hanno verificato sia la possibilità di cospicui introiti che potevano provenire da questo tipo di commercio, sia la facilità con cui si potevano aggirare le norme di contrasto. Infine, vi si sono gettate a capofitto, con le conseguenze che le cifre sopraelencate hanno ampiamente dimostrato.


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Le transazioni finanziarie avvengono quasi sempre nei paesi offshore, cioè nei paradisi fiscali, ed è un gioco ad incastro complicato, perché in queste sedi merci contraffatte, partite di droga e di armi, investimenti immobiliari e imprese produttive finiscono nello stesso paniere e le organizzazioni criminali modificano di continuo strategie e programmi per sfuggire sia ai controlli delle autorità doganali, sia alle strutture che combattono soprattutto il mercato della droga.
Un dato sembra certo: se le strutture investigative di vari paesi avessero dedicato alla lotta alla contraffazione delle merci lo stesso impegno delle forze impiegate per combattere il mercato della droga, il fenomeno non si sarebbe così sviluppato, ma è evidente che si sono stabilite delle priorità che forse oggi, alla luce delle nuove situazioni, andrebbero riconsiderate.
Per concludere, vorrei ricordare le richieste in sei punti avanzate dalla Confcommercio: combattere con maggior rigore la contraffazione e l'abusivismo; promuovere un più efficace coordinamento tra le forze di polizia; punire più severamente i contraffattori; promuovere un coordinamento internazionale, come già avviene per la lotta alla droga; varare un quadro normativo che regolamenti tutte le possibili violazioni; infine, semplificare le procedure repressive. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Collavini.

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