Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 737 del 9/6/2000
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(Assegnazione degli incarichi dirigenziali al Ministero dell'industria)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Tassone n. 2-02053 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 2).


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Purtroppo, non essendo presente il sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero, sospendo brevemente, con rammarico, la seduta.

MARIO TASSONE. Presidente, non possiamo far nominare un altro sottosegretario, visto che il Governo è così sollecito a nominarli sul campo?

La seduta, sospesa alle 9,15, è ripresa alle 9,20.

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02053.

MARIO TASSONE. Presidente, la ringrazio anche per la pazienza con cui ci ha atteso prima di passare allo svolgimento di questa interpellanza.
Quella in esame è un'interpellanza che alcuni deputati del CDU hanno presentato nel novembre del 1999. Non c'è dubbio, quindi, che nel frattempo molti aspetti della materia in oggetto hanno avuto uno sviluppo e anche una determinazione, per cui ritengo che il Governo ci debba dare qualche aggiornamento in materia.
Questa nostra interpellanza recupera, per così dire, un concetto che più volte abbiamo espresso in quest'aula; esso riguarda in particolar modo la gestione del decreto Presidente della Repubblica 26 febbraio 1999, n. 150. Si tratta di una gestione che definirei particolarmente azzardata da parte del Governo; una gestione che ha mirato fino ad ora ad assicurare i posti di responsabilità a livello dirigenziale nella pubblica amministrazione a persone che hanno espresso più interessi di parte, di partito o di coalizione che esigenze o interessi concernenti il funzionamento della pubblica amministrazione. Questo è un fatto molto grave perché il concetto dello spoils system che - anche per effetto del regolamento istitutivo del ruolo unico - viene applicato ai dirigenti di prima fascia, sembra riguarderà anche i dirigenti della seconda fascia, in cui si dovrebbe determinare un interesse più affievolito rispetto a quello relativo ai posti di responsabilità dei dirigenti della prima fascia.
Nel presentare questa interpellanza abbiamo fatto riferimento ad alcuni casi specifici che riguardano il Ministero dell'industria, in particolar modo l'ex ministro Bersani il quale ha adesso assunto la responsabilità di un diverso dicastero. Noi attendiamo una risposta che ci tranquillizzi. Non è il caso di polemizzare in termini preconcetti o pregiudiziali ma di sottolineare l'esigenza di un approfondimento delle modalità di tale gestione perché noi facciamo riferimento ad epurazioni, ad emarginazioni, a sostituzioni di dirigenti; in fondo ciò rappresenta una sorta di reiterazione di azioni analoghe che sono state compiute anche nel passato all'interno della pubblica amministrazione. Vorremmo capire se a tale riguardo il Governo sia in grado di darci una risposta esaustiva, razionale, seria e comunque chiara.
Vorremmo capire se queste scelte, di cui abbiamo indicato anche numeri e percentuali, nonché i nomi di qualche dirigente epurato, siano state prese nell'interesse generale dell'amministrazione, oppure nell'interesse di una coalizione di Governo di mantenere alcuni dirigenti in posti di responsabilità e di epurarne altri che, invece, non si sono trovati d'accordo sul piano elettorale con questa amministrazione e con questo Governo.
È una grande preoccupazione che riguarda le caratteristiche e la fisionomia delle nostre istituzioni, ma soprattutto l'efficienza e la capacità operativa della pubblica amministrazione.
Ricordo al collega Taradash e al sottosegretario De Piccoli che proprio ad opera del Governo ha soffiato un «vento di rinnovamento» che ha interessato la pubblica amministrazione. Chi non ricorda il grande slancio impetuoso di un ministro della funzione pubblica che fa ancora parte di questa compagine ministeriale? Si puntava sulla pubblica amministrazione, sulla volontà di cogliere fermenti di novità per snellire tutto il processo burocratico e per consentire interventi


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decisionali forti. Vorrei capire se questo vento rinnovatore abbia investito anche le responsabilità dei direttori generali e dei dirigenti della pubblica amministrazione dove capacità ed efficienza passano ancora in secondo piano.
Ritengo sia necessario fare chiarezza perché tutto ciò non riguarda solo la pubblica amministrazione, ma anche i diritti civili e di libertà dei cittadini. Stilare un elenco di epurandi non costituisce certamente un buon viatico per il futuro perché i grandi principi di libertà e di democrazia vengono ad essere compromessi. Si tratta, quindi, di una questione di efficienza della pubblica amministrazione e di diritti dei cittadini. Tutto ciò riguarda anche il rapporto fiduciario tra amministrazione e cittadini, i cosiddetti utenti, che non si sentono tutelati se scorgono anche all'interno della pubblica amministrazione un condizionamento di parte o di partito che non consente una gestione finalizzata al servizio della collettività. Ritengo si debba rimuovere con forza un servizio compromesso con gli interessi di parte che non garantisce quelli dei cittadini.
Sono queste le valutazioni che abbiamo voluto esprimere con la nostra interpellanza; non si tratta di una questione da poco né che può essere risolta in due battute.
Mi auguro che il sottosegretario sia in condizione di dare una risposta esaustiva che rassicuri non soltanto il Parlamento, ma anche il paese ed i cittadini che sentono la pubblica amministrazione sempre più distante e vessatoria nei loro confronti, al di là dell'impegno di quel ministro della funzione pubblica che riuscì a tenerci bloccati in quest'aula per far approvare alcune norme, ma che non è poi riuscito a far applicare le sue riforme. Su questo aspetto, in particolare, volevamo richiamare l'attenzione del Governo e mi auguro che esso possa corrispondere alle nostre attese ed alle esigenze che abbiamo voluto manifestare facendoci carico di problemi ampiamente diffusi nel territorio nazionale.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero ha facoltà di rispondere.

CESARE DE PICCOLI, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero. Debbo innanzitutto scusarmi con lei, signor Presidente, per aver provocato una breve sospensione della seduta, attribuibile a disguidi organizzativi sugli orari della seduta stessa.
L'interpellanza dell'onorevole Tassone, che formula specifici rilievi e quesiti circa l'attuazione, presso il Ministero dell'industria, del regolamento istitutivo del ruolo unico della dirigenza, prende spunto dalla mancata conferma di alcuni dirigenti nei loro incarichi presso i ministeri di appartenenza. Al riguardo occorre premettere, in generale, che il sistema delineato dall'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica n. 150 del 1999 non prefigura la possibilità di revocare arbitrariamente incarichi dirigenziali senza che si siano verificate situazioni di demerito o responsabilità né tanto meno sulla base dell'appartenenza o meno all'area politica della maggioranza di Governo. Tale regolamento, infatti, prevede più semplicemente, in attuazione delle disposizioni di legge secondo cui tutti gli incarichi dirigenziali sono ora conferiti con contratti a termine, che i precedenti incarichi a tempo indeterminato siano esplicitamente confermati nella nuova forma contrattuale.
L'eventuale mancata conferma dell'incarico non costituisce quindi una misura sanzionatoria da connettere a situazioni di demerito o di responsabilità e non implica né la perdita della posizione giuridica né quella del trattamento economico fondamentale, essendo invece esplicitamente previsto che i dirigenti, cui non sono conferiti o confermati specifici incarichi di direzione d'ufficio, ovvero funzioni ispettive di consulenza, studio e ricerca, sono temporaneamente a disposizione della Presidenza del Consiglio dei ministri per essere utilizzati nell'ambito di


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programmi specifici di ispezione e verifica, nonché di ricerca, studio e monitoraggio del grado di attuazione delle riforme legislative e delle innovazioni amministrative. Peraltro, solo l'attuazione di tale innovazione normativa potrà evidenziare l'esigenza di ulteriori interventi e chiarimenti circa la migliore utilizzazione dei dirigenti posti a disposizione della Presidenza. In tal senso risulta che siano già in corso approfondimenti presso la Presidenza stessa.
Nel contesto dell'attuazione di tale normativa, che certamente non contrasta con esigenze d'imparzialità e di buon andamento dell'amministrazione, lo scorso 30 settembre il ministro dell'industria ha provveduto, informandone gli interessati, ad avviare la procedura per la conferma degli incarichi di direzione di ufficio e di studio di livello dirigenziale generale. Solo per due dei dirigenti generali attualmente in servizio presso il dicastero il ministro ha ritenuto di non proporre tale conferma, né di attribuire nuovi incarichi. Ciò, come già detto, è avvenuto senza alcuna valutazione di demerito circa lo svolgimento degli incarichi di studio già attribuiti a tali dirigenti, bensì sulla base di valutazioni organizzative circa il venir meno delle esigenze di studio cui tali incarichi erano connessi o comunque in merito alle possibilità di soddisfare le residue esigenze di approfondimento su tali temi nell'ambito delle ordinarie strutture degli uffici operativi e degli uffici di diretta collaborazione del ministro.
Non essendosi nel contempo manifestate nuove esigenze di attribuzione di incarichi a livello dirigenziale generale e risultando conseguentemente superflua ogni valutazione circa l'eventuale opportunità per tali nuove esigenze di fare ricorso alle particolari esperienze e professionalità in possesso dei predetti dirigenti generali, è stata data comunicazione al responsabile del ruolo unico della loro disponibilità per incarichi diversi, da conferirsi presso le altre amministrazioni o alla Presidenza del Consiglio.
Analoga procedura è stata utilizzata per quanto riguarda i dirigenti di seconda fascia, per i quali la conferma o il conferimento degli incarichi compete ai direttori generali degli uffici di assegnazione. A tal fine il ministero ha provveduto, anche in questo caso informandone contestualmente i dirigenti interessati, a confermare l'assegnazione - o ad assegnare a ciascun ufficio dirigenziale generale del ministero - dei dirigenti, per i quali i titolari degli stessi uffici avevano richiesto tale assegnazione, manifestando l'intendimento di confermare o attribuire ai predetti dirigenti un incarico dirigenziale presso il proprio ufficio. Per i dirigenti per i quali nessuna direzione generale ha manifestato l'intenzione di confermare o di conferire alcun incarico, la direzione generale degli affari generali ha provveduto ad adottare i successivi adempimenti per la comunicazione al responsabile del ruolo unico della conseguente disponibilità per diversi incarichi.
Ciò premesso in termini generali, si specifica quanto segue con riferimento ai singoli quesiti formulati nell'interpellanza, seguendo il medesimo ordine con il quale sono stati esposti dalla stessa.
L'applicazione del regolamento sul ruolo unico, come sopra evidenziato, è solo in parte affidata ai rappresentanti politici dei diversi dicasteri e non si presta, comunque, ad essere utilizzata per epurazioni selvagge né in concreto è stata utilizzata a tal fine presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero.
Il ministro Bersani ha effettivamente inviato, in data 30 settembre 1999, le note alle quali si è già fatto riferimento. Tali note erano indirizzate ai dirigenti interessati che, pertanto, salvo gli eventuali possibili diversi tempi di recapito della corrispondenza, sono stati informati contestualmente. Peraltro, quello di conferma degli incarichi dirigenziali è un procedimento d'ufficio esplicitamente previsto dal regolamento in argomento entro un termine ordinatorio fissato in data anteriore a quello delle lettere di cui sopra e, pertanto, perfettamente noto a tutti gli interessati, che avrebbero potuto fruire delle previste garanzie di partecipazione


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al procedimento stesso. Non merita perciò alcuna smentita, in quanto, evidentemente, era assolutamente infondata, l'ipotesi che tale procedimento sia stato utilizzato per liberarsi dei dirigenti colpevoli di non avere tessere di partito o, soprattutto, incarichi nei partiti di Governo.
Si ribadisce, tuttavia, che la mancata conferma dei dirigenti più bravi e preparati non integra un provvedimento sanzionatorio per presunte responsabilità, anche se la generica bravura e preparazione di un dirigente non costituisce di per sé requisito di maggiore idoneità allo svolgimento di un qualsiasi specifico incarico concretamente disponibile. Si può anzi convenire che tali caratteristiche saranno indubbiamente utili al rapido conseguimento, da parte dei dirigenti non confermati presso il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero, di nuovi incarichi meglio corrispondenti alle loro caratteristiche professionali presso altri Ministeri o presso la Presidenza del Consiglio.
Effettivamente, tra i dirigenti non confermati nel loro attuale incarico è inserito anche il responsabile nazionale della Dirstat-Confedir; ciò è assolutamente casuale né può ritenersi che, in una procedura non finalizzata ad un trasferimento di sede o di ruolo, essendo ormai unico il ruolo dirigenziale delle amministrazioni statali, bensì destinata solo ad individuare i termini di incarichi dirigenziali, che comunque devono necessariamente avere una scadenza, la funzione che il dirigente interessato eventualmente riveste all'interno dell'organizzazione sindacale possa o debba avere qualche rilievo in proposito, positivo o negativo.
Quanto al numero dei dirigenti non confermati rispetto a quelli in servizio, si conferma, per i dirigenti di prima fascia, che si tratta di due unità su un totale di sedici (non di undici), ivi compresi quelli fuori ruolo e quelli del dipartimento del turismo, recentemente trasferito al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato e del commercio con l'estero. Per quanto concerne i dirigenti di seconda fascia, risultano non confermati quattro dirigenti inseriti nella direzione generale dell'energia, poiché si è ritenuto che le loro caratteristiche non fossero conformi alle esigenze della direzione stessa; tale fatto, tuttavia, non riveste carattere di persecuzione né di svalutazione dei dirigenti stessi, tant'è che per due di loro si è provveduto, nell'ambito dell'altra direzione generale, ad assegnare un incarico più confacente alle loro caratteristiche.
Quanto alle dotazioni organiche dirigenziali del Ministero, si evidenzia che, per valutarne la consistenza e il grado di copertura, occorre tenere conto anche del ruolo aggiunto delle ex partecipazioni statali e del ruolo transitorio del dipartimento del turismo. Si evidenzia, altresì, che è in corso un'apposita procedura di rideterminazione della dotazione organica dello stesso Ministero.
Quanto all'erogazione delle retribuzioni di risultato anche ai dirigenti non confermati, si ribadisce che il procedimento di conferma o meno dell'incarico non ha carattere sanzionatorio e non è connesso all'ipotesi di mancato raggiungimento dei risultati.
Quanto alla ricognizione dei posti dirigenziali vacanti, si evidenzia che alla stessa si è proceduto, anche recentemente, nell'ambito della richiamata procedura di rideterminazione della pianta organica, di cui è stata fornita informazione anche alle organizzazioni sindacali.
Nello scegliere i dirigenti di seconda fascia da confermare, non è stata effettuata, in quanto non prevista dalla norma alcuna valutazione comparativa formale con criteri predeterminati, pur essendosi proceduto, nella sostanza, prima delle definitive determinazioni necessariamente effettuate, ad un attento raffronto congiunto informale da parte di tutti i dirigenti generali interessati, che hanno quindi potuto valutare, ai fini della richiesta di assegnazione, le caratteristiche professionali di tutti i dirigenti disponibili, in raffronto tra loro e con le caratteristiche richieste da incarichi effettivamente vacanti. La procedura di attribuzione e di conferma degli incarichi dirigenziali, delineata dal regolamento di attuazione del


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ruolo unico della dirigenza statale, supera in effetti alcune delle relative disposizioni al riguardo contenute nel relativo contratto di lavoro in scadenza. Tale parte del regolamento è fonte di rango superiore a quella contrattuale e la materia non è interamente riservata alla contrattazione.
Un miglior coordinamento fra la fonte regolamentare e la fonte contrattuale potrà certamente realizzarsi in occasione del prossimo rinnovo contrattuale che è in corso.
Per i dirigenti di seconda fascia, le motivazioni della mancata conferma non sono rilevabili direttamente dalla nota del ministro, che ha proceduto solo a confermare o meno l'assegnazione di una determinata direzione generale, quanto piuttosto nelle relative note di richiesta dei direttori generali interessati e nelle valutazioni effettuate dagli stessi ai fini di tali richieste. Tali motivazioni non sembrano, quindi, individuabili in modo univoco e generalizzato nell'esigenza di sopprimere i relativi posti di funzione, benché in alcuni casi esistano effettivamente uffici dirigenziali le cui attuali funzioni possono ritenersi superate dalle innovazioni introdotte nelle competenze del Ministero dal processo di riforma dell'amministrazione, di cui alla legge n. 59 del 1997, oltre che per effetto degli accorpamenti di alcune direzioni generali del Ministero realizzati con il decreto del Presidente della Repubblica n. 220 del 1997.
Per superare tale situazione è stato emanato il decreto del Presidente della Repubblica n. 116 del 2000 di modifica dello stesso regolamento n. 220, in base al quale si procederà quanto prima ad una completa ridefinizione, con decreto ministeriale degli uffici dirigenziali, di ciascuna direzione generale. Fino a tale data, per garantire la continuità dell'azione amministrativa, non si potrà naturalmente che fare ricorso, con criteri prudenziali, all'assetto vigente degli uffici, anche quando si tratti della necessaria assegnazione di funzioni ai vincitori e agli idonei di concorsi precedentemente banditi.
In relazione a tutto quanto sopra precisato, sembra evidente che l'attuazione delle disposizioni sul ruolo unico non possa costituire nel concreto e non abbia costituito presso il Ministero dell'industria alcuna forma di persecuzione psicologica sul posto di lavoro.

PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare.

MARIO TASSONE. Abbiamo ascoltato - ed io ringrazio il sottosegretario - una lunga disquisizione dalla quale si evidenzia che sarebbe «tutto a posto» e che sarebbe «tutto normale», «tutto perfetto», anzi, si sarebbe svolto un lavoro intenso e forte, una formidabile prova di efficienza all'interno del Ministero dell'industria! Sarà anche così, per carità di Dio: a tutto ciò ha concorso una serie di forze perché quanto da lei detto si svolgesse senza apparenti contraccolpi! Ma quali contraccolpi forti potevano venir fuori rispetto alla responsabilità che si assume il ministro dell'industria? È certo però che tutti quei «movimenti» - forse a lei sfugge, signor sottosegretario - sono stati preceduti da ampie consultazioni. Utilizzo questo ultimo termine senza mancare di rispetto ovviamente alle consultazioni che vengono effettuate dal Presidente della Repubblica. Sono stati preceduti non solo da ampie consultazioni, ma anche da incontri e riunioni nella sede della direzione nazionale dei DS! Vi sono state talune consultazioni intense rispetto anche alla organizzazione del Ministero dell'industria; certo, sono state sempre prese con le migliori intenzioni le decisioni - a tavolino - su chi debba andare via e chi debba essere sostituito.
Lei, signor sottosegretario, non mi ha risposto però sul fatto del dirigente della Dirstat e sarebbe curioso conoscere le ragioni per le quali sia stato rimosso proprio quel dirigente... Ovviamente perché non è uno dei soggetti allineati! Non sarà neanche un terzomondista, ma non è allineato con il Governo di cui lei fa parte, signor sottosegretario. Ribadisco che lei ha taciuto su tale questione; anzi,


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gli uffici non hanno inserito questo aspetto nelle note che lei ha letto in Parlamento: ciò ovviamente fa capire che vi sono state quelle riunioni alle quali ho fatto riferimento! Signor sottosegretario, si informi e vedrà che si sono svolte riunioni presso la direzione centrale dei DS! Abbia la pazienza, la cortesia la disponibilità e la generosità di informarsi! Il suo ragionamento, signor sottosegretario, o quanto meno il ragionamento che le hanno fatto ripetere questa mattina (e che noi abbiamo ascoltato con grande simpatia, ovviamente), sulla prima e sulla seconda fascia e sui dirigenti che sarebbero stati sostituiti perché ormai era un fatto superato ed evolutivo rispetto alla professionalità e alle competenze, non fa un grinza, per carità, ma non avete mai avuto la tentazione di andare a vedere come mai, guarda caso, erano stati ritenuti superati quei dirigenti o reputati inutili, coloro che appartenevano ad una certa posizione politica o culturale? Sarà una coincidenza, signor sottosegretario, sarà certamente una coincidenza, ma queste coincidenze sono state guarda caso molteplici.
Alcuni dirigenti sono stati salvati all'ultimo momento dall'epurazione selvaggia, signor sottosegretario, lo ripeto, dall'epurazione selvaggia del ministro Bersani perché si sono recati qualche giorno prima presso la «centrale» delle botteghe oscure per fare atto di sottomissione e di fede. Questo è un fatto grave! Lei ha risolto il problema con le cose che le hanno fatto dire (e io l'ho ringraziata sinceramente e non con ironia perché lei è venuto qui alla Camera ed ha fatto le sue dichiarazioni).
Vi sono state poi anche altre professioni di fede, altri credo. Ritengo questo sia un fatto incredibile. Noi possiamo accettare tutte le risposte; nell'interpellanza non abbiamo messo molte cose, ma potevamo fare riferimento a uomini, a casi, a momenti, e anche ai tentativi di catturare il consenso da parte dei dirigenti e da parte dell'entourage politico-amministrativo del ministro Bersani che ovviamente viene da una esperienza forte dell'Emilia Romagna. Ritengo questo debba fare necessariamente preoccupare il Parlamento e il Governo, ma il Governo credo abbia poche preoccupazioni cui far fronte (pochissime) e noi ci auguriamo di potergli levare anche le poche preoccupazioni residue che potrebbe nutrire.
Signor Presidente, io avverto un senso di grande disagio su una vicenda che riguardava la pubblica amministrazione, la sua efficienza, ma soprattutto i diritti di libertà perché non vi è stata una risposta anche perché il sottosegretario si è abbandonato sui discorsi dei contratti a tempo, a termine, facendo confusione (o facendola gli uffici) tra quelli che sono nominati coordinatori generali e i dirigenti di seconda fascia. Inoltre, le epurazioni non si verificano solo tra i dirigenti, ma anche nei direttivi e le collocazioni per tessera o per professione di fede sono anche al di sotto dei direttivi. Che significa? I contratti a termine li hanno solo i coordinatori generali. Che significa il discorso che fa confusione tra i dirigenti di prima e seconda fascia? Ritengo che bisogna fare qualche valutazione, non c'è dubbio, ma del resto questa è una interpellanza di molto tempo.
Signor sottosegretario, lei ha fatto riferimento (o glielo hanno fatto fare) a dirigenti dei quali ha riconosciuto e apprezzato la capacità professionale. Perché questi dirigenti non sono stati ascoltati? Perché questi dirigenti si sono trovati di fronte ad un provvedimento ad hoc di sostituzione o di trasferimento? Se erano tanto bravi ed avevano la stima da parte dell'amministrazione, perché il capo dell'amministrazione non ha avvertito l'esigenza di avere un colloquio e un confronto franco con loro?
Ritengo che qualcosa non sia andato per il giusto verso. Ecco perché, signor Presidente, credo di dover negare la mia soddisfazione per la risposta che ho ricevuto; lo ripeto, non sono in polemica, signor sottosegretario per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero, perché non si tratta di sottolineare, di accogliere o di respingere alcunché, si tratta di essere preoccupati.


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Di fronte ad una interpellanza nella quale si individuava un malessere, un fenomeno di deficit di democrazia e di condizionamento della libertà e dell'agibilità democratica all'interno di un Ministero, viene data una risposta che oserei definire burocratica. Il ministro Bersani non voleva forse snellire la burocrazia? Perché queste risposte burocratiche? Forse i Ministeri non hanno capito la riforma di Bassanini o, forse, Bassanini non ha capito la situazione dei Ministeri o, ancora, forse le riforme sono fatte per assicurare a chi governa la continuità, a scapito dell'efficienza, della razionalità, ma, soprattutto, a scapito dei cittadini che si attendono una risposta diversa dalla pubblica amministrazione, al di là dei giochi di partito e di potere.
Se l'avessimo fatto noi, quando eravamo al Governo, avremmo avuto grandi manifestazioni, la CGIL sarebbe scesa in piazza con le bandiere e con le canzoni. Noi dobbiamo cogliere questi momenti per fare un richiamo forte a livello istituzionale, un richiamo sincero, preoccupato, sentito alla responsabilità del Governo e - perché no? -, signor Presidente, anche alla responsabilità di chi, in questo momento, presiede l'Assemblea di Montecitorio, espressione alta della democrazia e della sovranità popolare.

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