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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Fragalà n. 2-02338 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).
ALBERTO SIMEONE. Onorevole Presidente, onorevole rappresentante del Governo, in questi giorni si sta discutendo di amnistia e di indulto e chi vi sta parlando ha preso da tempo posizione sulla necessità di arrivare all'indulto anche per tentare una pacificazione nazionale che è negli auspici di tanti ma che poi non rientra, a mio avviso, nei programmi veri, perché quando si arriva al momento cruciale tutti fanno un passo indietro e nessuno fa un passo in avanti.
In questo clima particolare, in questa ricerca - mi si perdoni l'aggettivo - ossessiva della verità, abbiamo presentato un'interpellanza urgente volta a sollecitare il Governo a dare una risposta chiara e definitiva su alcuni fenomeni veramente tragici che contrassegnarono quegli anni, ma che poi si sono perpetuati nel tempo con una condotta colpevole del Governo assolutamente non in grado - non so se volontariamente o per incapacità - di dare le risposte che noi sollecitiamo ancora una volta.
solleciti nell'evadere le richieste, anche le più serie, drammatiche, tragiche), la relazione del funzionario dell'ufficio corpi di reato del tribunale di Torino riferiva che, sempre il 13 ottobre, la corte d'assise aveva ordinato la distruzione dei reperti e delegato il comandante della sezione anticrimine di Torino affinché i reperti stessi fossero distrutti dopo aver effettuato una scelta di quelli che potessero avere un certo valore documentaristico o storico.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.
MARIANNA LI CALZI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, relativamente all'interpellanza in esame si risponde sulla base delle informazioni trasmesse dalle competenti autorità giudiziarie e degli elementi di conoscenza pervenuti dai Ministeri della difesa e dell'interno. Lo stesso onorevole Simeone
si renderà conto della complessità della vicenda, della quale il Governo è pienamente cosciente, tenuto conto anche del tempo che è trascorso e dell'accavallarsi dei procedimenti svoltisi in merito a tale vicenda.
della difesa è emerso che gran parte del suddetto materiale, a seguito di ordinanza del 15 marzo 1980 del giudice istruttore dottor Caselli, venne consegnato alla locale sezione anticrimine al fine di consentire al giudice istruttore di Roma, dottor Priore, di prenderne visione e di valutarne la consistenza in relazione ad indagini riguardanti fatti di terrorismo, per i quali appunto procedeva il dottor Priore e quindi Roma. Tali reperti successivamente venivano in gran parte distrutti a seguito del provvedimento del 13 ottobre 1992 della corte d'assise in quanto relativi a procedimenti penali già definiti con sentenza passata in giudicato, fatta eccezione per un ciclomotore, per il materiale suscettibile di acquisire nel tempo valore storico-scientifico e per alcune armi e munizioni che venivano consegnate rispettivamente all'ufficio corpi di reato del tribunale di Torino e al primo reparto rifornimenti di Alessandria.
PRESIDENTE. L'onorevole Simeone ha facoltà di replicare.
ALBERTO SIMEONE. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, rimango ancora una volta sconcertato per come il Governo prende posizione su un fatto di estrema gravità come quello rappresentato dalla strage di piazza Fontana.
documenti e reperti demandando al comandante della sezione anticrimine il compito di scegliere i reperti che potessero avere un valore documentaristico o storico. Ciò non è pensabile perché ci troviamo di fronte ad un atto di gravità estrema, nel quale vi sono responsabilità precise di depistaggio. Il Governo avrebbe dovuto prendere una posizione netta perché l'episodio fosse stigmatizzato nella maniera più precisa e più dura.
una parte, dell'estrema sinistra, dall'altra, e di sedicenti tali, dall'altra ancora. Penso che ciò sia assolutamente necessario perché si faccia luce sulla strage di piazza Fontana, in modo che si possa fare definitivamente chiarezza su episodi che ancora sconvolgono non solo le menti, ma anche i cuori di tanti italiani.
PRESIDENTE. È così terminata la fase antimeridiana dedicata al sindacato ispettivo.
L'onorevole Simeone, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.
Ritengo che questa precisazione sia d'obbligo per l'interpellanza urgente che mi appresto ad illustrare. In questi giorni si parla di indulto per reati terroristici, siano essi rossi o neri, ma si cerca sempre di trasferire il discorso in altra sede o di rinviarlo perché si tenta di nuovo di far riapparire i fantasmi di un passato che dobbiamo assolutamente dimenticare, cosa che possiamo fare anche attraverso una revisione storica di quelli che vanno sotto il nome di «anni di piombo».
Anni di piombo che portarono tanti lutti nel nostro paese, contrassegnati da stragi rosse e nere sulle quali poco si è fatto per dire una parola definitiva e per far conoscere alla gente comune, e non solo ai politici e agli operatori del diritto, quali furono le matrici vere di certi delitti orrendi che in quegli anni si verificarono e chi furono i mandanti. Ancora oggi, quei lunghi periodi di lutto del nostro paese rimangono ammantati di un velo di fitto mistero che, essendo in un paese democratico e civile, dovremmo sforzarci di squarciare in tutti i modi per far venire finalmente alla luce la verità che in tanti vogliono ancora tenere oscura.
Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, giungo all'oggetto della nostra interpellanza. Nell'ottobre 1974, fu scoperto nel covo delle brigate rosse di Robbiano di Mediglia un considerevole numero di documenti, tra cui quelli relativi alla cosiddetta controinchiesta delle brigate rosse sulla strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Tra i reperti sequestrati vi erano alcuni documenti di particolare valore, come un'intervista-interrogatorio su audiocassetta del professor Liliano Paolucci, la persona che subito dopo la strage, in modo del tutto casuale, aveva raccolto le confidenze di Cornelio Rolandi, il principale teste a carico di Pietro Valpreda.
Tra i reperti vi erano ancora interrogatori-interviste di alcuni dirigenti del circolo anarchico Ponte della Ghisolfa di Milano, al quale apparteneva Giuseppe Pinelli e dal quale era stato espulso Pietro Valpreda; vi era, inoltre, una relazione dalla quale risultava che Giuseppe Pinelli, l'anarchico morto suicida - secondo la versione ufficiale - nella questura di Milano, nella notte del 15 dicembre 1969, in realtà si era ammazzato perché era rimasto involontariamente coinvolto nel traffico di esplosivo poi utilizzato per la strage.
In base agli esiti della controinchiesta, le brigate rosse conclusero che l'attentato di piazza Fontana era stato opera degli anarchici e, per una valutazione politica, decisero di non divulgare il contenuto di questa controinchiesta.
Si tratta di fatti veramente eccezionali che avrebbero richiesto l'attenzione massima del Governo dell'epoca e dei Governi che si sono poi succeduti nel tempo da quel maledetto periodo storico. Tutto ciò non è avvenuto, benché la Commissione stragi sia stata sollecitata fin troppe volte a prendere iniziative che non sono riuscite nemmeno a fornire quelle risposte che sarebbero doverose in un paese cosiddetto democratico e cosiddetto civile. Noi, infatti, invochiamo la democrazia ed a volte lo facciamo in maniera assolutamente non chiara e non corrispondente alle condizioni reali del paese in un certo momento storico. Ebbene, fino ad oggi, il Governo non ci ha dato le risposte che noi volevamo e che la Commissione stragi ha tentato in molti modi di ottenere.
La Commissione stragi, per motivi chiarissimi ed intuibili, proprio per espletare i propri compiti istituzionali, nel maggio 1999 ebbe a richiedere l'acquisizione di questa documentazione e, in particolare, l'audiocassetta contenente l'intervista registrata del professore Paolucci. Qui, però, avvengono cose strane, che veramente lasciano interdetti, allucinati, signor rappresentante del Governo. La Commissione stragi avanzava questa richiesta nel giugno 1999. Il 15 giugno di quell'anno la corte d'assise presso il tribunale di Torino rendeva noto che in data 25 maggio 1999 (tenete presente, signor Presidente, signor rappresentante del Governo, questa data) il ROS (il reparto operativo speciale dei carabinieri) di Torino, presso i cui uffici era stato depositato tutto il materiale sequestrato, comunicava che lo stesso era stato distrutto. Questo, lo ripeto, in data 25 maggio 1999.
Da ciò emergevano due fatti inquietanti, due date che sono veramente terrificanti dal punto di vista temporale per la realizzazione di un disegno che potrebbe anche sfuggire ai più, ma non a noi. Il 12 ottobre 1992 il comandante della sezione anticrimine dell'Arma di Torino aveva interpellato l'autorità giudiziaria procedente sulla sorte di quei corpi di reato. Ebbene, il giorno successivo, quindi in data 13 ottobre 1992 (sappiamo peraltro come in particolare le corti d'assise, ma tutti i tribunali d'Italia non siano assolutamente
La scelta di questi materiali, quindi, veniva demandata, ma solo a fini documentaristici, al comandante della sezione anticrimine, potendosi poi procedere alla distruzione di tutti gli altri. In tal modo, lo ribadisco, la scelta del materiale sottratto alla distruzione veniva insindacabilmente devoluta al comandante dell'anticrimine di Torino. Il materiale sottratto alla distruzione veniva quindi trasferito dalla sede dell'Arma al palazzo di giustizia di Torino e depositato presso di esso. Tale materiale, peraltro, si sostanziava soltanto nella raccolta di volantini, di documenti, di riviste e materiale propagandistici delle bande armate dell'epoca, che aveva uno scarsissimo valore storico, ma qualche rilievo documentaristico in senso lato.
La Commissione stragi si è rivolta anche alla corte d'assise di Catanzaro, dove si era svolto il primo processo su piazza Fontana, chiedendo l'acquisizione, ossia l'invio dalla corte d'assise indicata alla Commissione stragi, dell'audiocassetta in questione, il cui contenuto era stato copiato su altra audiocassetta, previa autorizzazione dell'allora giudice istruttore Giancarlo Caselli, titolare delle indagini sulle Brigate rosse e sul covo di Robbiano di Mediglia.
In data 10 giugno 1999, la procura generale di Catanzaro ha inviato una lettera alla Commissione stragi rappresentando che l'audiocassetta in questione non era stata trovata e che della stessa assolutamente non vi era traccia nei registri degli uffici giudiziari di Catanzaro. Vi è stata, quindi, la «scomparsa» e la distruzione della documentazione sequestrata a Robbiano di Mediglia, il che ha privato il giudice Salvini, i suoi collaboratori ed i giudici che si sono succeduti nell'inchiesta di elementi di rilevante interesse che avrebbero potuto imprimere un indirizzo diverso alle indagini sulla strage di piazza Fontana svolte fino ad allora ed attualmente in corso.
Si tratta di fatti veramente gravissimi, onorevole Presidente, onorevole rappresentante del Governo. Ritengo, allora, che sia necessario conoscere quali misure di carattere ispettivo s'intendano assumere affinché sia identificato con assoluta precisione il responsabile della sezione anticrimine dei carabinieri di Torino all'epoca della decisione di distruggere i reperti di Robbiano di Mediglia e si chiariscano i criteri che portarono alla distruzione di una parte dei reperti ed alla conservazione della parte restante degli stessi.
Penso che ciò rivesta assoluta importanza affinché le nuove indagini che possono aprirsi sulla strage di piazza Fontana possano portare definitivamente all'acquisizione di quella verità che finora ci è sfuggita per volontà assoluta della magistratura, o di parte di essa, e dei Governi che si sono succeduti da quei maledetti anni; ciò consentirebbe di scoprire finalmente il vero motivo che ha determinato quella strage.
Ritengo che il Governo debba dare una sistematica e completa risposta affinché tutti si possano adoperare su tale vicenda e, soprattutto, affinché si dia il destro alla Commissione stragi per fare definitiva chiarezza su episodi veramente allucinanti per il modo in cui si sono verificati.
In particolare, i dicasteri della difesa e dell'interno, a tal fine notiziati dal comando generale dell'Arma dei carabinieri, hanno comunicato che, in data 11 ottobre 1974 (una delle date alle quali faceva riferimento l'interpellante), personale della sezione anticrimine di Torino sequestrava nel covo delle brigate rosse di Robbiano di Mediglia 205 reperti numerati ed elencati nel relativo verbale. Tali reperti vennero poi tutti depositati il 24 maggio del 1980 presso l'ufficio corpi di reato del tribunale di Torino. I reperti contrassegnati dai numeri 140 e 204 risultavano così costituiti: il primo, da un nastro magnetico in cassetta inciso su entrambi i lati; ed il secondo, da otto audiocassette, tra cui una di marca Paros tipo C60, sulla quale, nel lato «A» era riportata la scritta «memoriale» e sul lato «B» la scritta «Valpreda».
Il comando generale dell'Arma dei carabinieri ha precisato al riguardo di non poter stabilire se le registrazioni relative all'interrogatorio del professor Paolucci - di cui si accenna nell'atto ispettivo - fossero o meno contenute nelle citate audiocassette, in quanto tale circostanza non risultava dal verbale di sequestro. Nel verbale di sequestro vengono enunciati i vari corpi di reato, ma non è enunciato il contenuto dell'audiocassetta in particolare.
In proposito, il tribunale di Torino, espletati gli opportuni accertamenti anche sulla base di quanto relazionato dall'Arma dei carabinieri, riferiva di avere effettivamente individuato tra i reperti custoditi nell'ufficio corpi di reato un plico contrassegnato con il numero 204. Si è proceduto quindi alla sua apertura e si è constatato che lo stesso conteneva tra l'altro un'audiocassetta recante la scritta «memoriale» sul lato «A» e «Valpreda» sul lato «B», così come rappresentato dall'Arma dei carabinieri.
A seguito dell'audizione dei primi minuti di registrazione, da ogni lato della cassetta in questione è emerso, per come riferito, che l'argomento del dialogo tra gli interlocutori riguardava l'attentato di piazza Fontana e in particolare l'individuazione del tassista che accompagnò l'attentatore.
Nella nota che è pervenuta dal tribunale di Torino si aggiunge che la cassetta di cui si è detto - compresa nel reperto n. 204 - è stata inviata in copia alla Commissione stragi presso il Senato, come da espressa richiesta, ed alla procura della Repubblica di Milano, in relazione al procedimento penale n. 6071/95 riguardante la strage di Piazza Fontana, per quanto eventualmente di propria competenza.
Quanto alla trasmissione a Catanzaro di una copia dell'audiocassetta contenente l'intervista al professor Paolucci cui si fa riferimento espressamente nell'atto ispettivo, si precisa che le laboriose ricerche effettuate dall'ufficio giudiziario torinese, anche alla luce dei chiarimenti forniti dal Ministero della difesa, hanno consentito di acquisire la prova dell'avvenuto invio all'ufficio istruzione del tribunale di Catanzaro di copia della cassetta in questione. È stato di conseguenza possibile informare il tribunale di Catanzaro, fornendo ulteriori dati documentali al fine di agevolare le ricerche, all'esito delle quali è stata rinvenuta la cassetta che era stata inviata a quell'ufficio giudiziario - quindi all'ufficio giudiziario di Catanzaro - dal giudice istruttore dottor Caselli. Tale reperto non era né pervenuto né iscritto nei registri dei reperti del tribunale di Catanzaro ed era invece allegato agli atti del primo vecchio dibattimento del processo a carico di Valpreda Pietro ed altri, iniziato a far data dal 18 marzo 1974, successivamente sospeso e quindi riunito dalla suprema Corte di cassazione agli altri procedimenti relativi alla strage di piazza Fontana.
Quanto agli altri reperti sequestrati presso il covo brigatista di Robbiano di Mediglia, dalle notizie che sono pervenute dal tribunale di Torino e dal Ministero
Si aggiunge, infine, che la procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, dal canto suo, ha riferito che all'atto del procedimento che è in corso a Milano, n. 6071/95, relativo alla strage di piazza Fontana (sarebbe l'ultimo procedimento aperto), in fase dibattimentale in questo momento innanzi alla II sezione della corte d'assise, non risultano elementi che in modo diretto o indiretto facciano riferimento al materiale documentale rinvenuto nel covo brigatista.
Lo stesso ufficio ha peraltro segnalato che il dottor Guido Salvini ha trasmesso il 21 aprile 1999 alla procura della Repubblica una nota con allegati venti fogli che ha dichiarato essergli pervenuti da un giornalista e che potrebbero essere collegati con l'operazione di sequestro oggetto dell'interpellanza. Tali documenti di difficile leggibilità e di scarsa utilità, a giudizio del pubblico ministero assegnatario del procedimento, sono stati uniti al fascicolo 5297/98 in cui sono confluite le indagini relative ad alcuni soggetti le cui posizioni sono state stralciate dal processo che è in fase dibattimentale attualmente a Milano.
Per tale nuovo procedimento sono tuttora in corso le indagini preliminari e pertanto tutti gli atti di esso, compresi i documenti sopra indicati, sono coperti allo stato dal segreto investigativo.
Onorevole rappresentante del Governo, io sono garbato nei suoi confronti (non potrebbe essere diversamente) per una questione di etica anche politica, ma penso più per educazione. Nella migliore delle ipotesi, però, devo dire che la sua risposta è assolutamente non significativa perché non porta assolutamente alcunché di nuovo alle conoscenze già possedute e ho l'impressione (e questa è la cosa più grave) che le notizie in possesso dell'interpellante siano di gran lunga più copiose e meglio «attrezzate» di quelle che il Governo ha dato e ha. È veramente offensivo, per chi sente certe risposte, dover considerare che il Governo è ancora una volta incapace o non è nelle condizioni di dire la verità su alcuni fatti che hanno contrassegnato in maniera drammatica un'epoca storica che si concretizzò in una serie di lutti per il nostro paese.
Per altri versi, la posizione del Governo diventa ridicola laddove cerca di difendere anche una parte di magistratura, le cui responsabilità ritengo siano immense, perché quei fatti si sono verificati, certe distruzioni di documenti sono avvenute e, certamente, sono state volute. Soltanto in data 13 ottobre 1992, ad un giorno di distanza dalla richiesta che il comandante della sezione anticrimine dell'arma di Torino aveva rivolto all'autorità giudiziaria affinché provvedesse - si dice testualmente nella richiesta - alla sorte dei suddetti corpi di reato, la corte di assise di Torino ordina la distruzione di quei
Noi continuiamo a subire interpretazioni suggestive di quella strage e di quegli anni, che sono assolutamente offensive per chi ha vissuto quei problemi drammaticamente sulla propria pelle.
Diventa realmente ridicolo, quindi, far risalire la scomparsa di documenti e la distruzione di quel materiale probatorio a fatti, per così dire, naturali. Se il Ministero della difesa e il Ministero dell'interno, onorevole rappresentante del Governo, ci riferiscono che la complessità della vicenda ed il tanto tempo trascorso non consentono loro di dare risposte precise, offendono ancora una volta il paese intero e non soltanto coloro che subirono pesantemente quegli anni, cosiddetti di piombo, quelle indagini finalizzate ad individuare i responsabili in una parte soltanto o a volere vedere fantasmi dove non esistevano, nonché ad ascrivere ad altri responsabilità che, invece, si potevano tranquillamente e in maniera nettissima ascrivere a determinati gruppi eversivi.
Il Ministero dell'interno ha comunicato che l'11 ottobre 1974 sequestrava 205 reperti, che poi venivano elencati nei verbali depositati presso l'ufficio corpo di reati di Torino, tra i quali diverse audiocassette e sicuramente quella alla quale facevo riferimento nell'illustrazione dell'interpellanza in esame e relativa all'interrogatorio-intervista del professor Liliano Paolucci, cioè la persona che subito dopo la strage, in modo del tutto casuale, aveva raccolto le confidenze di Cornelio Rolandi, il principale teste a carico di Pietro Valpreda. Allora, la scomparsa proprio di quella audiocassetta desta un profondo sconcerto. È veramente allucinante tutto quello che si è verificato durante questa lunga sequela di avvenimenti storici, di lutti e di errori giudiziari ed io non so neanche a cosa approderà il processo in corso. Non so se tale processo sarà in grado di ricostruire la verità storica e umana di quegli anni e di quei fatti, perché la vicenda giuridica è soprattutto vicenda umana e storica. A distanza di anni, benché le sollecitazioni al Governo siano state tante, ancora non siamo riusciti a comprendere la verità, le cause di quella strage, le ragioni storiche di quanto è avvenuto in quegli anni.
Mi rimane davvero l'amaro in bocca, perché molto probabilmente - o certamente - il Governo non vuole assolutamente dare risposte. Mi ritorna in mente quel libro - mi pare sia di Camilla Cederna - che parlava di una responsabilità dello Stato e di stragi di Stato.
Gli interrogativi sono davvero tanti, le congetture che si possono fare sono tantissime, ma naturalmente con le congetture non si giunge alla prova della responsabilità, con le illazioni non si crea la certezza delle responsabilità. Noi ci abbandoniamo ad ipotesi, che tuttavia non sono fantasiose, come è fantasioso invece il Governo quando tenta di dare spiegazioni del proprio operato, che non sono assolutamente in regola con i canoni della corretta informazione. Ci troviamo in un'aula parlamentare nella quale sarebbe sacrosanto dovere del Governo dare risposte certe ed altrettanto sacrosanto dovrebbe essere il diritto di chi interpella di riceverle.
Molto probabilmente dovremo percorrere ancora un lungo cammino prima di arrivare a conoscere certe verità. Mi auguro davvero che questo cammino possano farlo tutti, perché la verità processuale, umana o storica, è una verità che tutti noi dobbiamo conoscere.
Pertanto, la sollecitazione al Governo - me lo consenta, onorevole sottosegretario - è veramente accorata, profondamente sentita ed appassionata. Il Governo accerti davvero le ragioni della scomparsa e della distruzione di tanti documenti relativi al coinvolgimento di esponenti anarchici, da
Sospendo la seduta fino alle 15.