Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 726 del 25/5/2000
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(Iniziative per impedire la diffusione di patologie legate allo sviluppo puberale)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Cuscunà n. 2-02406 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 5).
L'onorevole Cuscunà ha facoltà di illustrarla.


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NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Signor Presidente, ritengo opportuno, utile, positivo e indispensabile illustrare l'interpellanza proprio perché questo atto parlamentare non è un fatto episodico ma ha dei precedenti. Proprio per ripercorrere l'impegno parlamentare in nome e per conto del gruppo di Alleanza nazionale, è giusto che, tra l'altro, si ricostruisca il fatto storico.
Tutto inizia con un'interrogazione presentata il 21 maggio 1999, cui il Governo risponde in data 20 ottobre, attraverso la persona del sottosegretario Antonino Mangiacavallo. Tengo a ricordare questi passaggi perché è bene precisare anche che, in particolare per un argomento così importante e delicato (si parla di pericoli per la salute pubblica), dovrebbe esservi sempre una linearità e, da parte del Governo, una programmazione di strategia. Non voglio puntualizzare che da questa parte politica si nutrono forti riserve (non me ne voglia il sottosegretario, la collega Labate, che tra l'altro conosco avendo frequentato la stessa Commissione attività produttive) anche perché il balletto di sottosegretari su questo problema ci preoccupa non poco.
Nel giro di un anno sull'argomento alla nostra attenzione si è discusso tre volte in quest'aula che, da questo punto di vista, è sacra, per cui le interrogazioni o le interpellanze in Assemblea vogliono indicare proprio l'importanza che annettiamo alla materia. Ebbene, in un anno si sono alternati tre sottosegretari. Voglio comunque sperare che vi sia almeno una linearità negli impegni che il ministero è andato e andrà ad assolvere.
Il secondo passaggio è avvenuto il 9 novembre 1999, con risposta il 14 febbraio. I dati, al di là del merito delle risposte dei due sottosegretari che hanno dato voce al Governo in precedenza, sono sconfortanti. Il primo di tali dati, concernente l'utilizzo di elementi chimici vietati (quindi, l'impiego per la crescita negli allevamenti zootecnici di sostanze vietate e dannose alla salute) e l'importazione in Italia di alimenti di produzione estera, è allarmante. Il sottosegretario Antonino Mangiacavallo rispondeva infatti che sulla somma dei controlli (il 100 per 100) l'incidenza di casi positivi ammontava allo 0,16 per cento. Dopo sei mesi, l'onorevole Fabio Di Capua, visto l'incalzare dei miei atti di sindacato ispettivo, aumentava la percentuale dei casi positivi, portandoli al 12 per cento. Voglio ritenere che questi siano dati reali e che nel frattempo il problema non si sia aggravato anche se debbo rilevare che l'attenzione che la Comunità europea ha su questo tema è particolare, tant'è vero che in data 6 aprile 2000 il commissario europeo David Byrne, nel corso di un'audizione svoltasi presso la Commissione affari sociali della Camera, ha dato quasi - se non del tutto - ragione dell'allarme esistente.
Non si può sottovalutare il problema legato ai pericoli di importazione, lavorazione e trasformazione degli alimenti con estrogeni (per usare il termine giusto); non si tratta, infatti, di materie vietate, ma, in questo caso, di elementi vietati dalla normativa europea e dall'ordinamento del nostro paese.
Detto questo, desidero rammentare al Governo che alla mia interpellanza segue una mozione ed una proposta di legge: con l'atto di sindacato ispettivo intendiamo sollevare il problema, con la mozione vogliamo impegnare il Governo che, se vuole, può anche non badare alla proposta di legge, assumere una propria iniziativa e, quindi, decretare in tal senso, quello, tra l'altro, indicato dal commissario europeo: costituire un'agenzia o un istituto di controllo ed osservazione dal valore tecnico-scientifico. Oggi sappiamo che forme istituzionali di controllo esistono ma che, evidentemente, sono incapaci, insufficienti a garantire la salute pubblica.
Mi aspetto dal Governo, pertanto, risposte in ordine ai quesiti posti; più che parole, attendo fatti e scadenze precise (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la sanità ha facoltà di rispondere.


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GRAZIA LABATE, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, in relazione all'esposizione dell'interpellanza presentata dal collega Cuscunà, vorrei fare due sottolineature. Anzitutto, proprio con riferimento all'iter parlamentare richiamato, il Governo condivide le preoccupazioni espresse circa la diffusione di patologie afferenti alla fase dello sviluppo puberale nella popolazione italiana e, in generale, in quella dei paesi occidentali. Si condivide, inoltre, la necessità di individuare le cause del fenomeno con la conseguente predisposizione di interventi finalizzati.
Ora, però, occorre anche precisare che, per quanto attiene all'azione dannosa di sostanze chimiche, anzitutto il Ministero della sanità predispone annualmente, dal 1988, il piano nazionale per la ricerca dei residui, più noto come PNR, che ha finalità di sorveglianza e monitoraggio relativamente alla presenza, nelle varie filiere alimentari, di sostanze vietate, di residui di farmaci autorizzati o di contaminanti ambientali.
Nel PNR vengono individuate le singole molecole oggetto di ricerca e viene programmato, tenendo conto delle disposizioni comunitarie, il numero di campioni da prelevare. Il PNR comporta la ricerca nei seguenti settori: bovino, suino, ovino-caprino, equino, avicolo, cunicolo, dell'acquacoltura, della selvaggina, dell'allevamento, del latte, delle uova e del miele.
Nel PNR del 1998, per il solo settore bovino sono state programmate 6.000 analisi per l'individuazione di sostanze ad azione ormonale e di cortisonici; i campioni sottoposti ad indagine scientifica microbiologica dall'Istituto superiore di sanità sono stati 2.094. L'indice di positività riscontrato è stato pari allo 0,2 per cento, di cui lo 0,1 per cento ha riguardato la presenza di residui di cortisonici contenuti in farmaci autorizzati. Tali percentuali sono fra le più basse tra i paesi dell'Unione europea e, anche in considerazione del fatto che le positività non hanno riguardato gli estrogeni di sintesi a spiccata azione cancerogena (quelli dei quali abbiamo parametri di valutazione e range di osservazione molto più rigorosi), non rappresentano motivo di allarme sanitario, né nel nostro paese né al vaglio della comunità scientifica e internazionale.
In particolare è opportuno ricordare che dal 1988 viene ricercato il DES (dietilstilbestrolo) e dal 1989 non si sono avuti ancora riscontri di positività. In ogni caso, questa sostanza è monitorata costantemente, perché è sostanza di accentuata e rigorosa vigilanza scientifica.
La protezione del consumatore è garantita dalla presenza sul territorio del servizio veterinario delle aziende sanitarie locali che effettua la vigilanza sulla filiera alimentare, a partire dai mangimifici per finire alla distribuzione del prodotto alimentare, disponendo tutte le indagini e i campionamenti che venissero ritenuti opportuni in osservanza di precisi parametri scientifici, comunitari e nazionali.
Vorrei fornire all'onorevole Cuscunà, proprio perché è materia rispetto alla quale condividiamo tutta la preoccupazione, ulteriori elementi che possano confortare la vigilanza con la quale dobbiamo «stare addosso» a questo delicato settore.
Gli elementi che vorrei sottolineare sono i seguenti: l'impiego di ormoni auxinici negli allevamenti zootecnici non è mai stato consentito nel nostro paese (la posizione italiana in ambito comunitario è stata condivisa anche dagli altri paesi dell'Unione europea), per cui l'uso degli ormoni anabolizzanti a scopo auxinico è bandito in tutti i paesi comunitari (Italia, Francia e Spagna furono le prime nazioni a dettare regole per la messa al bando di tali ormoni); l'utilizzo di sostanze volontariamente aggiunte (i famosi additivi, che preoccupano altrettanto) agli alimenti a scopo conservativo o per altri fini tecnologici, è regolamentato a livello nazionale e comunitario secondo il principio di una preventiva valutazione degli aspetti tossicologici che escluda eventuali rischi per la salute umana. È prevista una continua osservazione e valutazione dell'esposizione umana a tali sostanze che garantisca il costante controllo sanitario; il problema - che è anch'esso un elemento importante -


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delle sostanze con attività ormonale è considerato con crescente attenzione a livello epidemiologico quando dovesse rivelare principi di tossicologicità, di valutazione dell'esposizione per i quali è stato predisposto un regolamento ed una normazione di cui i nostri istituti di vigilanza sono in possesso (costituisce quindi la base dell'effettivo controllo).
Per quanto attiene, poi, alla tutela della salute dei bambini, e quindi della fascia di età puberale, l'Italia per prima ha ritenuto di affidarla allo specialista pediatra di libera scelta, attraverso un'organizzazione a rete diffusa su tutto il territorio nazionale. Come ella sa, onorevole Cuscunà, di recente il piano sanitario nazionale 1998-2000 ha istituito il «progetto obiettivo materno infantile» - il cui provvedimento è stato recentemente trasmesso al Ministero della giustizia per la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale - che prevede tra i propri obiettivi che i pediatri di libera scelta collaborino con il distretto (nell'ambito dell'organizzazione dipartimentale dell'area materno-infantile tra ospedale e territorio) e con il Dipartimento della prevenzione - problema che il nostro paese non aveva mai affrontato in termini organizzativi; il che diventa fondamentale per la trasmissione dei dati e delle azioni efficaci in quella delicatissima fascia d'età - e proprio attraverso questo progetto si è realizzato un migliore collegamento sul terreno organizzativo e l'affidamento dei compiti più impegnativi al pediatra di libera scelta, si è istituita l'osservazione epidemiologica, al livello più vicino alla famiglia e al cittadino, per il monitoraggio delle situazioni di rischio, così contribuendo ai rilievi epidemiologici regionali ed alla costituzione dei registri per l'età evolutiva con i quali si potrà seguire con rigorosità scientifica e medica l'evoluzione di eventuali patologie che dovessero insorgere. Mi riferisco ad esempio alla semplice allergia ad una determinata sostanza, il cui margine di rischio attualmente la scienza considera come minimo, ma che su ogni soggetto e su ogni individuo potrebbe avere un potere di reattività differente. In merito allo specifico quesito posto più dalla risoluzione che dall'interpellanza sull'opportunità di istituire un osservatorio epidemiologico sulle patologie puberali, abbiamo consultato l'Istituto superiore di sanità che, ritenendo importante e rilevante il problema, chiede comunque, almeno per il momento, la raccolta a livello territoriale della novità introdotta dal progetto materno infantile che ci consente di avere elementi per iniziare una campionatura di screening e di osservazione a livello scientifico.
Mi auguro di aver risposto nel merito delle sue osservazioni e ritorno alla premessa più generale. Il tema sollevato dall'interpellanza Cuscunà n. 2-02406 è di estrema attenzione per il Governo che intende vigilare sia con gli strumenti a disposizione sia con quelli nuovi che saranno attivati nell'applicazione del progetto materno infantile.

PRESIDENTE. L'onorevole Cuscunà ha facoltà di replicare.

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Signor Presidente, signor sottosegretario, non posso non ritenermi soddisfatto perché effettivamente, nel merito delle risposte, con i fatti e con le iniziative poste in essere dal Ministero della sanità c'è da sperare, se non si abbasserà la guardia.
Il problema esiste perché l'origine delle iniziative parlamentari poste in essere dal mio gruppo sono state sollevate per via dei dati allarmanti individuati e pubblicati da una ricerca finanziata dalla Comunità europea e realizzata dal centro ricerche scientifiche del San Raffaele di Milano, nella persona del professor Giuseppe Chiummello, che voglio ricordare perché sta facendo molto affinché gli organismi dello Stato siano debitamente informati dei pericoli che corre il cittadino italiano per mancati controlli sui prodotti alimentari.
Voglio aggiungere che il problema non è legato comunque solamente alla importazione di alimenti e di materie prime per l'alimentazione, ma anche ai controlli che devono essere effettuati sul nostro territorio. È risaputo, perché da più parti sono


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state presentate denunce circostanziate sull'utilizzo di queste sostanze vietate che vengono commercializzate e controllate dalla malavita organizzata che, in contatto con industrie chimiche e farmaceutiche disoneste, mettono in commercio e sul mercato prodotti vietati dalla nostra normativa. Parimenti, bisogna intensificare, al di là dell'osservatorio da lei ricordato, i controlli sul territorio e il loro potenziamento con personale idoneo e specializzato delle ASL degli uffici alimenti e veterinari perché si possa combattere l'elusione e l'evasione dei controlli da parte di quegli allevatori disonesti che non si attengono al rispetto delle normative vigenti.
Dunque, ribadisco la mia soddisfazione e quella del mio gruppo per le risposte del Governo fermo restando che continuerò con le altre due iniziative, la mozione e la proposta di legge, non solo a mantenere in caldo la questione, ma a fare pressing sul Governo perché, al di là della fase politica attuale che ci vede fortemente preoccupati per gli sviluppi della situazione, le stesse possano portare beneficio e andare a buon fine.

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