Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 708 del 4/4/2000
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La seduta, sospesa alle 11,15, è ripresa alle 11,30.

(Realizzazione di una discarica per rifiuti urbani solidi presso l'ex cava di Gavonata nel comune di Cassine - Alessandria)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Muzio n. 3-05325 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 8).
Il sottosegretario di Stato per l'interno ha facoltà di rispondere.

SEVERINO LAVAGNINI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, colleghi, rispondo all'interrogazione con la quale l'onorevole Muzio pone all'attenzione del Parlamento il problema della realizzazione della discarica a Gavonata di Cassine in provincia di Alessandria e chiede chiarimenti in ordine all'intervento delle forze dell'ordine nei confronti dei proprietari dei fondi interessati. Desidero, innanzitutto, premettere che il progetto di realizzazione dell'impianto di smaltimento per ceneri, sovvalli e residui di lavorazione di rifiuti solidi urbani, elaborato per conto del consorzio tra i 27 comuni dell'acquese, che rappresentano circa 42 mila abitanti, è stato a suo tempo approvato dagli organi competenti e costituisce parte integrante della pianificazione provinciale in materia di smaltimento rifiuti, adottata in conformità alle linee approvate dal Ministero dell'ambiente e dalla regione Piemonte. I ricorsi presentati dai proprietari dei fondi limitrofi, dagli esponenti del «comitato per il no alla discarica» e dallo stesso comune di Cassine avverso l'approvazione del citato progetto sono stati respinti dal Consiglio di Stato.
Tengo a sottolineare che l'alto consesso si è avvalso, per tale decisione, anche di una perizia affidata a tecnici nominati dal Ministero dell'ambiente per accertare la compatibilità dell'area con l'impianto da realizzare. I contrasti insorti tra il consorzio smaltimento rifiuti dell'acquese, proprietario del terreno individuato per la realizzazione dell'impianto, e i 49 proprietari dei fondi vicini, titolari della strada consorziale di accesso, hanno impedito di arrivare ad un accordo per consentire il transito sulla strada dei mezzi delle imprese incaricate della realizzazione della discarica.
Pertanto, su istanza del consorzio acquese smaltimento rifiuti, la regione Piemonte, il 15 dicembre 1999, emetteva un provvedimento di occupazione d'urgenza della strada d'accesso, con scadenza 15 marzo. Tale provvedimento veniva impugnato dai legali dei proprietari della strada davanti al TAR del Piemonte che, tuttavia, respingeva la richiesta di sospensione cautelare dell'atto. Pertanto, i legali e i tecnici del consorzio acquese smaltimento rifiuti accedevano alla strada e redigevano i verbali di immissione in possesso dell'immobile. Tale procedura veniva tenacemente contestata dai proprietari dei fondi, che continuavano a tenere abbassata la sbarra di accesso alla strada consortile. Le tensioni già esistenti si acuivano ulteriormente, in presenza della notizia dell'approvazione di un progetto di legge regionale per l'istituzione, nella stessa località, di un parco; tale approvazione è stata, comunque, rinviata. Il legale dei proprietari della strada, inoltre, depositava il 6 marzo scorso al tribunale di Alessandria un ricorso di urgenza a tutela del possesso della strada e dei fondi adiacenti, la cui ulteriore data di discussione, iniziata nell'udienza del 24 marzo, deve essere ancora definita.
Nell'imminenza della scadenza del provvedimento regionale di occupazione, i sindaci dei comuni facenti parte del consorzio acquese, il commissario straordinario del comune di Cassine, che fa parte del consorzio, l'assessore all'ambiente dell'amministrazione provinciale di Alessandria ed alcuni parlamentari chiedevano un incontro con il prefetto.
Nel corso della riunione, tenutasi il 13 marzo scorso, i sindaci richiedevano l'intervento delle forze di polizia per evitare eventuali problemi di ordine pubblico. La richiesta veniva approvata anche dagli altri intervenuti alla riunione, per i possibili


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effetti negativi che la mancata realizzazione dell'opera avrebbe potuto determinare su un bacino di utenza di 432 mila abitanti circa. Pertanto, dopo ulteriori tentativi di mediazione anche da parte del commissario straordinario, venivano predisposti per la mattinata del 15 marzo scorso idonei servizi di ordine, di sicurezza e vigilanza per garantire lo svolgimento delle operazioni tecniche indispensabili per completare l'occupazione di urgenza della strada di accesso.
Le operazioni si sono svolte regolarmente nella mattinata del 15 marzo. Dagli accertamenti appositamente esperiti risulta infatti che l'intervento della forza pubblica, presente con sessantotto uomini, è stato improntato a grande cautela e moderazione ed ha evitato il verificarsi di incidenti. Nel corso dell'operazione una sola manifestante ha riportato lievissime contusioni, mentre un'anziana donna presente sul posto già prima dell'intervento delle forze dell'ordine ha accusato un malore. Sulla base delle direttive vigenti in materia di ordine pubblico, l'operato del prefetto di Alessandria e dei responsabili delle forze dell'ordine è stato improntato ad una valutazione oggettiva delle circostanze.
Non ha poi ragion d'essere la preoccupazione manifestata dall'interrogante in merito al rischio della mancata distribuzione dei certificati elettorali, tenendo presente che si tratta di atti obbligatori nei quali i sindaci non agiscono come esponenti delle autonomie locali, ma come ufficiali di Governo, nei confronti dei quali vale la potestà surrogatoria del Governo centrale. Assicuro comunque all'interrogante che tale rischio è al momento inesistente.
Un'ultima considerazione riguarda gli aspetti strettamente giuridici legati allo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di questione delicatissima che, come è noto al Parlamento, genera comunque contrasti, che alle volte divengono veri e propri conflitti tra i diversi interessi. Da un lato vi è l'esigenza di salvaguardare l'equilibrio ambientale mediante la realizzazione di discariche, indispensabili per risolvere il problema dei rifiuti, dall'altro vi è l'esigenza altrettanto fondamentale di non danneggiare altri beni e diritti, come nel caso specifico l'area di produzione del vino. Un problema del genere non può che essere risolto con la collaborazione dei soggetti interessati e in questa direzione si muove l'autorità provinciale di Governo.

PRESIDENTE. L'onorevole Muzio ha facoltà di replicare.

ANGELO MUZIO. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario perché l'interrogazione presentata il 16 marzo scorso ha avuto oggi risposta da parte del Governo. La risposta fornita, tuttavia, non esaurisce i motivi che mi hanno spinto a sottoporre, tramite l'attività di sindacato ispettivo della Camera dei deputati, questa interrogazione al Governo. Non posso certo dichiarare la mia soddisfazione per le risposte che sono state fornite: risposte che non rispondono, anzi quasi distraggono dai problemi esistenti in quel territorio e che rappresentano un elemento di conflitto. Addirittura, quelle risposte, se rimangono nello stato attuale, rischiano di creare ulteriori conflitti.
Ho comunicati delle associazioni agricole e della Confederazione italiana degli agricoltori che parlano di un'area in cui si producono due vini a denominazione di origine controllata e garantita. Come riconosce lo stesso Ministero, nelle scorse settimane era in corso l'approvazione di una legge la quale prevedeva che su quello specifico sito in cui deve essere costruita la discarica la regione Piemonte realizzasse qualcosa di ben diverso. Molti dei consiglieri regionali avevano infatti presentato proposte di legge al consiglio regionale per l'attivazione del parco del Bosco delle sorti, vicino a quei vigneti. Il Ministero dell'ambiente ha dichiarato che questa attività di conferimento di sovvalli e di ceneri - non stiamo parlando di una discarica di rifiuti tossico-nocivi o urbani - può essere considerata compatibile, perché l'impatto ambientale


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è medio-alto, e che devono essere osservate alcune prescrizioni di smaltimento che, a tutt'oggi, non sono conosciute. Lo stesso Ministero dell'ambiente afferma che «potrebbero essere, inoltre, concordate con i proprietari forme di indennizzo compensative del disagio e di un accertato minor valore dei fondi e dei redditi, seppure ciò non sia previsto dalle norme».
Abbiamo inoltre una dichiarazione del Ministero dell'interno in cui si afferma che i contadini, gli abitanti di quelle zone ed i proprietari di quei fondi, che vivono grazie al lavoro che vi si svolge, nell'ambito di un'agricoltura garantita e tutelata, erano fermi davanti alla sbarra e non consentivano la presa di possesso. Riuscite ad immaginare cosa abbiano potuto fare una trentina di proprietari di fondi di fronte a 180 tra poliziotti e carabinieri? Inoltre, visto che le norme prevedono che la presa di possesso debba essere fatta obbligatoriamente in contraddittorio, è possibile che questi proprietari non abbiano visto consumarsi il contraddittorio? Come è possibile pensare che si sarebbero potuti palesare, prima dell'intervento del 15 marzo scorso, gli effetti negativi che sono stati scongiurati? Gli effetti negativi non sono stati scongiurati, perché la prefettura aveva l'onere di garantire che non scaturissero effetti negativi in base ad una valutazione obiettiva che non vi è stata.
Infatti, di fronte alla posizione assunta dal Ministero dell'ambiente, di fronte alle notizie giornalistiche che riportano la notizia delle forze dell'ordine diffidate per il blocco di Gavonata - stiamo parlando dei carabinieri, della polizia e della prefettura di Alessandria -, di fronte alla richiesta del sindaco leghista di Acqui Terme relativa alla sostituzione del prefetto nel caso in cui non fosse stata attuata la presa di possesso della discarica ed a sindaci che minacciano lo sciopero elettorale attuato non consegnando i certificati elettorali ai loro cittadini, qual è la presa di posizione non del Governo, ma delle autorità presenti sul territorio, vale a dire del commissario di Cassine e del prefetto di Alessandria? Cosa vuole dire «valutazione oggettiva delle circostanze»? Per noi queste sono le circostanze oggettive che avrebbero dovuto impegnare la prefettura a dare risposte diverse.
È stata fatta una campagna sul pagamento della tassa dei rifiuti che turba l'ordine pubblico. Infatti, dal punto di vista scientifico, una discarica per sovvalli e ceneri è diversa da un altro tipo di discarica.
Ma cosa si è fatto in questa realtà? Da una parte, si è acquisita una discarica al costo di 350 milioni, quando la perizia attesta che il terreno vale 20 milioni (e credo che qualcuno debba rispondere a questo interrogativo); dall'altra, non è stato ancora costruito il biodistruttore anaerobico che dovrebbe conferire le ceneri. Capite, allora, che è difficile essere soddisfatti della presa di posizione della prefettura.
Chiedo, quindi, che a ciò debba seguire un atto del Governo che vada al di là di quanto è stato oggi risposto da un suo rappresentante; esso deve tentare di rispondere a quella valutazione oggettiva che lei, sottosegretario, prima richiamava - ed io sono disponibile a crederle - e deve dare un contributo fattivo affinché da parte degli organi di Governo vi sia un controllo effettivo della situazione. Si deve impedire che intervengano ulteriori atti giuridicamente validi sulla presa di possesso di quel terreno, di quei vigneti e di quella strada perché siamo di fronte ad una situazione allarmante non solo per quelle zone, ma per le conseguenze che potrebbero discendere da tale presa di possesso.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Muzio. Ho consentito che lei procedesse un po' oltre il tempo a sua disposizione, perché ha avuto la pazienza di aspettare. Vi era, inoltre, anche necessità di completare il concetto.
È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sospendo la seduta fino alle 15.

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