Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 708 del 4/4/2000
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(Iniziative per la riduzione degli incidenti sul lavoro)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-04971 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 3).
Il sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale ha facoltà di rispondere.

ROSARIO OLIVO, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Signor Presidente, con riferimento alle questioni poste nell'atto ispettivo in discussione, vorrei innanzitutto premettere che quanto auspicato dall'onorevole Delmastro Delle Vedove e dall'onorevole Fino, relativamente alle agevolazioni sul premio INAIL, ha trovato adeguata risposta in sede legislativa. Infatti, le disposizioni del recente decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38, stabiliscono agevolazioni contributive o incentivi per quelle imprese che attuino le condizioni di sicurezza. L'articolo 3 del citato decreto prevede che le tariffe dei premi differenziate corrispondenti alle altrettante gestioni separate nell'ambito della gestione industria dell'INAIL debbano tener conto, oltre che dell'andamento infortunistico aziendale del settore, anche dell'attuazione delle misure di igiene e di sicurezza sul lavoro di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994 e successive modificazioni. Si viene così a prefigurare un sistema assicurativo basato sulla clausola del bonus malus in funzione di promozione del rispetto della normativa sulla sicurezza. Ne risultano, ovviamente, tassi di premio inferiore per quelle aziende che hanno posto in essere le misure di cui trattasi.
Inoltre, il capo V dello stesso decreto - Interventi per il miglioramento delle misure di prevenzione - prevede, all'articolo 23, l'istituzione in via sperimentale per il triennio 1999-2001, nella contabilità generale dell'INAIL, di un'apposita evidenza finalizzata, nel limite consentito dalla normativa comunitaria, ad interventi di sostegno dell'attività da parte di piccole e medie imprese e dei settori agricolo-artigianale, concernente la sicurezza e l'igiene del lavoro ai sensi del citato decreto legislativo n. 626 del 1994, nonché per l'applicazione degli articoli 21 e 22 dello stesso, relativi alla formazione e all'informazione dei lavoratori.
Con riferimento alle più recenti iniziative intraprese dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale in materia di sicurezza, vorrei ribadire, in questa sede, che la questione sicurezza rappresenta una priorità per il Governo e, naturalmente, per il Ministero che rappresento. Vorrei ricordare la recente conferenza internazionale tenutasi a Genova, che ha avuto una vasta eco sulla stampa, nell'ambito della quale è stata presentata la Carta 2000 elaborata congiuntamente da Governo, istituzioni varie, amministrazioni locali e parti sociali. In questa Carta vengono riportati gli impegni concreti da assumere sul piano legislativo, in tempi rapidi e certi, al fine di condurre il paese a livelli di civiltà in materia di sicurezza sul lavoro, adeguandolo al resto dell'Europa.
Va registrato, comunque, che in pochi mesi sono stati compiuti progressi significativi sia sul piano legislativo sia su quello operativo attraverso l'intensificazione della vigilanza e le iniziative collegate alla prevenzione e all'emersione del lavoro irregolare. Il ministro Salvi, con una circolare diramata alle direzioni regionali e provinciali, ha indicato le linee guida per migliorare le condizioni di sicurezza sul lavoro. Sono previsti interventi indirizzati ad un maggior coinvolgimento dei destinatari delle norme, in primo luogo i datori di lavoro ed i lavoratori, al miglioramento della normativa vigente ed al potenziamento dell'attività


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di vigilanza. A tale scopo verrà attuato, dalle direzioni regionali, un programma di vigilanza speciale in materia di sicurezza sul lavoro in edilizia che terrà conto delle specifiche realtà regionali e provinciali. Tale programma, considerata la concorrente competenza istituzionale delle aziende sanitarie locali, sarà predisposto in accordo con i comitati regionali di coordinamento, come previsto dall'articolo 27 del decreto legislativo n. 626 del 1994.
Nell'individuazione di criteri di programmazione della vigilanza sulla sicurezza, dovranno essere presi in considerazione tutti i fattori che possono incrementare il fenomeno infortunistico, con particolare riferimento alla regolarità degli appalti, alla interposizione di mano d'opera, ai ritmi lavorativi, alla tutela dei minori; istituti legislativi tutti connessi alla tutela fisica dei lavoratori. L'impegno è di far sì che tutti i settori maggiormente esposti siano monitorati ed ispezionati in modo capillare.
Più mirate iniziative, sempre in materia contributiva e di sicurezza, sono state assunte e sono in corso per le opere del Giubileo a Roma, ove sono stati costituiti appositi gruppi ispettivi, per ispezioni globali, a seguito delle quali sono emersi risultati abbastanza significativi.
Per quanto riguarda, infine, gli infortuni sul lavoro in agricoltura, nel 1999 è stato predisposto un piano di intervento straordinario attraverso una speciale azione di vigilanza svolta presso le zone più a rischio. Tale azione di vigilanza mirata, condotta nel periodo da giugno a dicembre 1999, è andata ad aggiungersi a quella che istituzionalmente viene svolta dalle direzioni regionali del lavoro dell'Emilia, del Lazio, della Campania, della Basilicata, della Calabria e della Puglia.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, l'analiticità della sua risposta non corrisponde alla sostanza e, pertanto, non posso che dichiararmi insoddisfatto.
Credo che, quando un paese detiene il tristissimo record di 1.208 morti all'anno sul lavoro - le cosiddette morti bianche -, quando si supera, quindi, il tetto dei 100 morti al mese, sia necessario prendere atto che qualcosa non funziona.
Ho letto attentamente la carta di Genova del ministro Salvi e tutto ciò che il Ministero intende fare su questo versante e credo sia una semplice dichiarazione di intenti. Là dove esistono già gli strumenti, non si capisce perché non si riesca a farli funzionare. Faccio un esempio pratico, onorevole sottosegretario: l'ISPESL rappresenta uno dei più gravi scandali a livello nazionale. Lei sa perfettamente che le imprese pagano anticipatamente la quota per ottenere i collaudi e che questi ultimi sono eseguiti mediamente in un termine non inferiore ai cinque anni da quando l'imprenditore ha acquistato le apparecchiature e le attrezzature; in alcuni luoghi si arriva fino a nove anni.
Sul piano delle attrezzature agricole la situazione è ancora più scandalosa. Lei sa che proprio in questi giorni è stata conclusa un'indagine dal pubblico ministero di Torino, il dottor Guariniello, con risultati letteralmente esplosivi proprio sotto il profilo dell'assoluta mancanza di attenzione per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Onorevole sottosegretario, ho parlato delle opere giubilari; quindici giorni orsono un suo collega è venuto in quest'aula a rispondere ad una mia interrogazione sulla materia e mi ha enumerato le contravvenzioni elevate nei cantieri del Giubileo; mi ha indicato quanti fossero i lavoratori non in regola e quali fossero i cantieri allestiti in modo assolutamente selvaggio. Allora, per quale ragione non si incide sull'ISPESL, che è uno strumento essenziale? Perché esiste la vergogna di un istituto che non rispetta ancora gli investimenti imprenditoriali, onorevole sottosegretario? Ma le pare normale che un'impresa debba acquistare, per esempio, una gru del valore di 500 milioni, chiedere all'ISPESL di utilizzarla e debba poi aspettare, secondo la logica perversa del Ministero e di questo istituto, quattro o


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cinque anni prima di ottenere il collaudo? L'imprenditore, secondo questa logica folle, dovrebbe tenere congelato un investimento di 500 milioni, in attesa che l'ISPESL faccia i propri comodi! È chiaro che tutti utilizzano le attrezzature, sottosegretario, ma nel momento in cui capita l'infortunio mortale sul lavoro, lo Stato va dall'imprenditore e lo manda sul banco degli imputati in un'aula giudiziaria. Questo perché, ovviamente, ha fatto lavorare degli operai su un macchinario non collaudato.
Questa è una vergogna nazionale che noi di Alleanza nazionale, noi che rappresentiamo una destra nazionale e sociale, ritenevamo non ci sarebbe stata né avrebbe dovuto esserci con un Governo di centrosinistra e con il primo Governo guidato da un uomo che viene dal partito comunista. I risultati, invece, non cambiano e l'ISPESL continua ad essere un'autentica fogna a cielo aperto che non ha controlli ed il Parlamento è pieno di interrogazioni sul funzionamento di questo ente cui non si dà risposta.
Quanto ai morti, al di là della carta di Genova, signor sottosegretario, valuteremo la questione il prossimo anno, perché il punto di riferimento, il parametro per capire quale sia l'efficacia della politica governativa su questo versante sarà quello, tristissimo, di constatare se il record incredibile di morti bianche (1.208 l'anno) diminuirà od aumenterà. Non credo che sarà con i documenti che riportano solo preziose, barocche, bizantine dichiarazioni d'intenti che si aiuteranno i lavoratori, ma con interventi seri sugli enti che già esistono e che voi sapete perfettamente che non funzionano ad un livello scandaloso (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

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