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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Urso n. 3-05453 (vedi l'allegato A - Interrogazioni sezione 1).
DARIO FRANCESCHINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, onorevoli deputati, con l'interrogazione in discussione viene chiesta l'opinione del Governo circa la presenza del ministro Bianco nella campagna elettorale del comune di Catania e le modalità di tale presenza.
condicio dispone circa la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie, ma ovviamente non pone alcun limite alla possibilità per i componenti del Governo di partecipare come cittadini alla campagna elettorale e, quindi, di sostenere, come è naturale, il proprio partito o il proprio schieramento.
perché è vero che non ha fatto comizi - con una manifestazione del Polo che era in corso a Cagliari, alla quale erano presenti anche il ministro Urbani e due sottosegretari (Caputo e Cicu), e dichiarò: «Attendo un voto di sostegno per il Governo», anticipando così un atteggiamento meno arrendevole dell'Italia sull'Unione europea, e altro. Ripeté: «Credo che dobbiamo essere sereni perché si è realizzato quello che alcuni mesi fa sembrava un sogno. L'80 per cento dei nostri obiettivi l'abbiamo già raggiunto, evitando che l'Italia cadesse nelle mani delle sinistre; abbiamo salvato il paese da un destino illiberale e ora ci rimane di fare l'altro 20 per cento per dare all'Italia un buon Governo».
PRESIDENTE. L'onorevole Urso ha facoltà di replicare.
ADOLFO URSO. Signor Presidente, ovviamente mi dichiaro insoddisfatto della risposta data, potrei dire, dal ministro Giuliano Ferrara ad un'interrogazione sul Governo Berlusconi, dato che il sottosegretario Franceschini ha risposto come se la domanda fosse stata rivolta in merito ad un inquinamento della vita politica realizzato dal Presidente del Consiglio Berlusconi e non da parte del ministro dell'interno Bianco. Egli ha tutto il diritto di esprimere le proprie opinioni politiche ma non di aggirare la legge sulla par condicio, fatto chiaramente dimostrato dagli indici di presenza televisiva in base ai quali il ministro Bianco è sicuramente il più presente in televisione, incidendo così sulla campagna elettorale.
l'intenzione di utilizzare tali poteri in maniera diversa se la città di Catania risponderà al suo desidero o se, invece, sceglierà un'altra candidatura politica.
Il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
Anzitutto vorrei dire che fa un certo piacere sentire che esponenti dell'opposizione invochino la legge sulla par condicio, in qualche modo presumendo che vi siano state violazioni di tale legge. In realtà, non vi è stata alcuna violazione nei comportamenti del ministro Bianco, poiché, come è noto, la legge cosiddetta sulla par
Per quanto riguarda la vicenda di Catania, si deve sottolineare che la lista Bianco esiste a Catania dal 1997; fu presentata per la prima volta in occasione delle elezioni comunali, ottenendo il 27 per cento dei consensi. Ora sembrerebbe paradossale ed in contrasto con ogni principio di rappresentanza politica che l'impegno di un uomo debba fermarsi completamente quando assume responsabilità di Governo.
È evidente che il ministro Bianco ha il compito e il dovere di agire - come fa - quale ministro dell'interno per servire il paese, nell'esercizio delle sue funzioni, secondo i principi costituzionali e nel totale rispetto di quanto disposto dalle leggi dello Stato, ma è altrettanto evidente che egli ha, al contempo, il diritto elementare di svolgere il ruolo di leader di un movimento politico che oggi è impegnato nella campagna elettorale, a maggior ragione nella competizione elettorale per il rinnovo del consiglio comunale della sua città e per l'elezione del suo successore a sindaco di Catania.
Per quanto riguarda poi il caso che viene citato, cioè il fatto che vi sarebbe stato un intervento del ministro Bianco sulla Mc Donald's perché utilizzasse nei propri locali in Italia arance rosse siciliane, innanzitutto va sottolineato che questo intervento si è verificato nel settembre 1999, quando Bianco era sindaco della città e non ministro dell'interno, ma soprattutto, poiché l'interrogazione fa trasparire chissà quale comportamento ai confini dell'illiceità, va ricordato che non è stato assolutamente compiuto un intervento a favore di un'azienda, ma a sostegno di un prodotto italiano, che è quanto normalmente fanno i rappresentanti di un paese nell'ambito del commercio internazionale, aiutando le imprese ed i prodotti italiani. Si tratta, quindi, di un normale rapporto, che è stato stimolato per perseguire un interesse pubblico del paese. Eviterei, semmai, di utilizzare frasi forti e strumentali, che rischiano, invece, di rappresentare in modo totalmente diverso la realtà dei fatti.
Del resto, la libertà di ogni cittadino di svolgere un'attività politica trova fondamento nella Costituzione e non credo possa essere limitata in questo caso perché Bianco è stato prima sindaco di Catania ed oggi è il ministro dell'interno. Peraltro, nei giorni successivi alla presentazione dell'interrogazione la polemica si è in qualche modo sviluppata: prima l'onorevole Fini e poi l'onorevole Berlusconi, al momento dell'attracco della nave a Catania, hanno ricordato nuovamente questo impegno in campagna elettorale dell'onorevole Bianco e ieri l'onorevole Berlusconi ha allargato le critiche al Presidente D'Alema, accusato in qualche modo di fare campagna elettorale.
Vale la pena ricordare che la libertà di svolgere la campagna elettorale non fu in alcun modo scalfita in occasione delle elezioni europee del 1994, quando l'onorevole Berlusconi, allora Presidente del Consiglio, decise di candidarsi in tutte le circoscrizioni elettorali del paese, pur sapendo che la sua carica, in base alle legge vigente, era incompatibile ed infatti, al momento dell'elezione, dovette dimettersi per restare Presidente del Consiglio.
A nessuno venne in mente in quel momento di condannare in piazza il Presidente del Consiglio, che era il leader non solo di un partito ma anche di un intero schieramento, di una coalizione che ricevette un significativo sostegno dal punto di vista dei risultati elettorali grazie alla sua candidatura nelle liste di Forza Italia. Il Presidente Berlusconi fece campagna elettorale e ieri, nel rivolgere le accuse al Presidente D'Alema, ha dichiarato di non aver fatto comizi ma le cronache del 1994 danno indicazioni diverse. Il 23 maggio - cioè all'apertura della campagna elettorale - si collegò telefonicamente - la forma è stata salvata
Poco tempo dopo partecipò a palazzo San Giacomo, nella sede del comune, ad un incontro dove utilizzò normali toni da campagna elettorale: «Il pericolo estremista in Italia è una barzelletta; c'è un altro tipo di pericolo ed è per questo motivo che ora mi trovo a fare il Presidente del Consiglio». Partecipò verso la fine della campagna elettorale, il 9 giugno 1994 - sono soltanto alcuni esempi perché gli impegni furono molto più frequenti - ad una Tribuna elettorale in cui disse: «Le elezioni europee l'8 giugno 1994 hanno un significato politico anche per il Governo che ha da poco cominciato la sua attività». Berlusconi ha spiegato che alle elezioni europee la sua partecipazione era «di bandiera come suo contributo in quanto leader di Forza Italia, così come in fondo hanno fatto gli esponenti di altri partiti politici». E così ha proseguito nell'incoraggiare il sostegno alle liste del Polo e alle liste di Forza Italia.
Questo è quanto è avvenuto per cui diventa difficile oggi pensare che si possano utilizzare toni di questo tipo per il fatto che alcuni ministri, come leader politici e non in quanto ministri della Repubblica, si impegnano in campagna elettorale.
Se è comprensibile l'attacco politico al ministro Bianco da parte di esponenti dell'opposizione, vi è un invito a non confondere quella che è e rimane una sana competizione politica con le istituzioni del paese.
Il ministro dell'interno, peraltro, non è un ministro qualunque ma è colui il quale dovrebbe garantire la regolarità delle elezioni e che sovrintende al rapporto con gli enti locali ma, intervenendo quotidianamente in campagna elettorale, può accadere che, mentre un finanziere muore sull'autostrada (come è avvenuto domenica scorsa), il ministro Bianco sia a passeggio nelle strade di Catania per sostenere il suo candidato. In questo modo fa intendere con chiarezza, dichiarandolo nelle interviste, di voler svolgere da ministro dell'interno un ruolo particolare di aiuto alla città di Catania se essa risponderà ai suoi desideri politici.
È addirittura intervenuto nell'ambito di competenze di Ministeri diversi citando l'esempio del Ministero dei trasporti e dell'accordo con la Mc Donald's che lavoreranno a favore della città di Catania solo se essa darà il consenso al suo candidato. Il ministro dell'interno è in possesso di poteri particolari sia per quanto riguarda la campagna elettorale sia per quanto riguarda gli enti locali e deve, quindi, esimersi dal far trasparire
Peraltro, di questa violazione continua, non tanto del galateo, quanto del ruolo istituzionale, è dimostrazione il fatto che il quotidiano di proprietà (ovviamente, di proprietà politica) del ministro dell'interno ha già risposto alla mia interrogazione tre giorni fa, citando fonti ufficiali di Palazzo Chigi. Ecco, signor sottosegretario, le mostro quel quotidiano, dove si leggono le seguenti parole: legittimo l'impegno di Bianco, D'Alema risponde all'interrogazione di Alleanza nazionale. Questa notizia è stata pubblicata tre giorni fa. Ciò vuol dire che, chissà per quali servizi - probabilmente servizi segreti - il quotidiano La Sicilia, di proprietà politica del ministro dell'interno, già sindaco-imperatore di Catania e feudatario per la stessa città della sinistra, ha risposto citando le parole che il sottosegretario Franceschini ha riferito all'Assemblea.
Ho l'impressione che, soprattutto per il ruolo che riveste il ministro dell'interno e per il rispetto delle prerogative del Parlamento, sia stato inopportuno che il quotidiano di sua proprietà abbia risposto con tre giorni di anticipo all'intervento del sottosegretario Franceschini in aula. Anche questa è una dimostrazione dello scarso senso istituzionale del ministro dell'interno in una città, come quella di Catania, che per le sue vicende storiche e politiche avrebbe bisogno di maggior senso istituzionale. Nella città di Catania il connubio di interessi e la sovrapposizione di compiti, istituzioni e ruoli sono particolarmente evidenti e lo sono stati ancor di più nel passato. Quella città non ha certamente bisogno di un ministro del Governo Giolitti che interviene in maniera così pesante in campagna elettorale, utilizzando tutti i meccanismi di consenso e, talvolta, anche di pressione e ricatto per ottenere un consenso che evidentemente sente di non avere più.
Per questo, non possiamo non dichiararci insoddisfatti nei confronti di una risposta che, peraltro, anche sotto il profilo della par condicio, non evidenzia un fatto che è sotto gli occhi di tutti: la par condicio esiste per tutti tranne che per gli esponenti del Governo, che appaiono continuamente, come alcuni candidati della maggioranza hanno rilevato, chiedendo che sia maggiormente rispettata la loro competenza; non è un caso che, per gli spot dell'Ulivo, gli spot del Presidente del Consiglio siano stati velocemente sostituiti con quelli dei candidati in campagna elettorale. Costoro intervengono in maniera pesante, aggirando la legge sulla par condicio! Ciò è tanto più grave nel caso in cui il ministro dell'interno ha presentato una lista con il proprio nome. È ovvio che, in questo modo, si aggira di fatto, in maniera truffaldina, una legge dello Stato, che noi non abbiamo votato; ma noi siamo abituati, anche quando non votiamo leggi dello Stato, ad osservarle scrupolosamente (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).


