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PRESIDENTE. Passiamo ora allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata concernenti argomenti di competenza del ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica.
PAOLO ARMAROLI. Signor ministro, è per me un motivo di soddisfazione vederla finalmente qui in aula, ma badi che gli interrogativi ai quali è chiamato a rispondere sono pesanti come macigni. In ballo non sono solo (e non è poca cosa) gli aiuti di Stato alle imprese finora negati alla Liguria, perché lei è stato sordo davanti ad una regione per troppo tempo afona, ma è in discussione anche il suo comportamento per nulla rispettoso - mi dispiace dirlo - delle prerogative parlamentari.
come personalmente mi auguro, o sarà costretto alle dimissioni perché non può impunemente farsi beffe del Parlamento. A lei la scelta!
PRESIDENTE. Il ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Signor Presidente, onorevole Armaroli, la mappa degli aiuti «ex-consentiti» o consentibili in base all'articolo 87, 3C, del Trattato della Comunità europea è stata predisposta sulla base dei seguenti due vincoli: il primo è il numero totale degli abitanti che l'Italia poteva includere nella mappa, che sono scesi significativamente rispetto al sessennio precedente (sono passati da più di 7 milioni, più l'Abruzzo, per un totale di più di 8 milioni a 5.740.000); il secondo vincolo era rappresentato dai criteri che dovevano essere seguiti, che dovevano avere caratteristiche oggettive, attinenti cioè a tassi di disoccupazione nonché a tassi di variazione di condizioni strutturali delle economie locali e da criteri omogenei per l'intero territorio nazionale.
MARIO PEZZOLI. Hanno sbagliato i criteri!
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. All'interno di questo quadro, abbiamo subito dichiarato la disponibilità del Governo - indiscussa - a scambi tra regioni. Ma insisto su questo punto in un luogo dove tutti rappresentiamo la nazione: aggiungere una zona da una parte significa toglierla da qualche altra parte. Prima di arrivare al risultato finale, avevamo già «spostato» su La Spezia 24 mila abitanti che avevamo tolto da altre regioni.
PRESIDENTE. L'onorevole Armaroli ha facoltà di replicare.
PAOLO ARMAROLI. Le sue spiegazioni non spiegano molte cose e molti misteri restano.
giuridico, non valgono un baffo. Anche qualora non ci fossero state, signor ministro, e mi rivolgo a un antico vincitore di una cattedra di diritto parlamentare, una risoluzione di Commissione, unitaria e approvata all'unanimità, è vincolante per il Governo. Il Governo può essere ora comitato direttivo della maggioranza parlamentare, ora comitato esecutivo: in questo caso, deve essere comitato esecutivo e della maggioranza e della opposizione. Quindi, rispetto a questo, dobbiamo notare che tra il 22 febbraio e il 1o marzo corrono diversi giorni. Lei aveva l'obbligo di tornare immediatamente in Commissione a riferire, anche perché - a pensar male si fa peccato ma si indovina - proprio io volli inserire nella risoluzione delle Commissioni riunite un codicillo significativo, cioè quello volto a impegnare il Governo «a riferire alle Commissioni sull'attuazione della presente risoluzione». Quindi, che cosa raccontiamo ai comuni della valle Bormida, dello spezzino e del ponente genovese, signor ministro?
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Gagliardi n. 3-05293 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 10).
ALBERTO GAGLIARDI. Signor ministro, credo che al suo Ministero non ci sia chiarezza per quanto riguarda la situazione economico-sociale della regione Liguria. Si parla di aiuti di Stato, ma vorrei fosse chiaro che si tratta di aiuti di Stato per il centro-nord; non è che si rivendicano improvvisamente aiuti di Stato impropri per la regione Liguria.
PRESIDENTE. Il ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Mi rendo conto di quello che lei dice, ma devo ancora sottolineare (mi fa piacere che lei abbia introdotto l'argomento in apertura della sua breve esposizione) che la questione riguarda non tanto l'intervento pubblico, che è doveroso (anche in un'economia di mercato, alla quale penso lei tenga) concorra allo sviluppo, senza intralciarlo ma promuovendolo, quanto la considerazione che non è solo questione di aiuti di Stato. Stiamo parlando della mappa degli aiuti di Stato. Questi - di disoccupazione industriale, il che rende plausibile che un aiuto dato all'impresa industriale sia ancora sufficiente, o utile, a rimettere in moto la macchina industriale.
PRESIDENTE. L'onorevole Gagliardi ha facoltà di replicare.
ALBERTO GAGLIARDI. Purtroppo, abbiamo queste risposte a pezzettini, ma tengo a sottolineare il dato che la regione Liguria, in questo momento, ha subito anche penalizzazioni ricevute dal Governo direttamente: vi sono, infatti, casi industriali abbastanza clamorosi, che non so se lei conosce, ma spero di sì visto che si tratta di decisioni del suo Ministero. Mi riferisco a svendite di aziende per fare cassa come nel caso per esempio, della Elsag-Bailey; ebbene, la Bailey è un gioiellino dell'industria italiana, che opera nel settore dell'automazione industriale, ma che è stato venduto (chieda eventualmente al dottor Draghi) per fare cassa, praticamente sottraendolo a Finmeccanica. Oggi, Finmeccanica naviga in buone acque finanziarie e, forse, si sarebbe potuto attendere qualche tempo; oggi possiamo pensare che quella vendita è stata affrettata e che abbiamo favorito un nostro competitore, la ABB. Un altro caso su cui si registra l'assenza del Ministero del tesoro è quello dell'Ansaldo, la prima grande industria italiana, fondata a Genova nel 1852, ora svenduta e spezzettata, non in nome del mercato ma per fare cassa e tappare i buchi.
PRESIDENTE. Onorevole Gagliardi, deve concludere.
ALBERTO GAGLIARDI. Concludo con una battuta: a Genova, in Valbisagno, un quartiere popolare, c'è una scritta storica, forse cancellata adesso, molto grande e di colore rosso: «Amato uccide il malato». È del 1992 - quindi è rimasta lì per otto anni - e l'hanno scritta i suoi amici comunisti. Non vorrei che adesso lei passasse alla storia come il ministro che ha ucciso l'economia ligure (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Labate n. 3-05294 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 11).
GRAZIA LABATE. Signor Presidente, certamente al ministro è noto come la questione da noi sollevata con la risoluzione unitaria delle Commissioni Attività produttive e Bilancio abbia assunto nella realtà ligure un rilievo eccezionale, essendo stata interpretata come clamorosa, iniqua ed ingiustificata penalizzazione nei
confronti di talune aree della regione e, specificatamente, le Bormide del Savonese ed il Ponente genovese.
PRESIDENTE. Il ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Signor Presidente, insisto su un punto, a costo di essere monotono: una cosa sono gli aiuti di Stato, un'altra cosa è l'intervento pubblico. Detto in sintesi, la differenza tra essere inclusi nella mappa degli aiuti di Stato o esserne esclusi sta tutta nel fatto che nelle zone incluse anche le imprese medio-grandi sono ammesse ad usufruire delle agevolazioni previste dalla legge 488, poiché le agevolazioni sono consentite alle imprese di minori dimensioni, mentre sono possibili altri interventi.
più proprio. Sono queste, dunque, le iniziative assunte. Se esse vengono ignorate e si continua ad insistere sul fatto che l'unico modo di intervenire su una regione debba essere quello degli aiuti di Stato, si compie una stravaganza economica; mi riferisco alla stravaganza secondo cui, in un'economia libera, la cosa migliore è ottenere il più elevato numero di aiuti di Stato.
PRESIDENTE. L'onorevole Labate ha facoltà di replicare.
GRAZIA LABATE. La ringrazio, signor Presidente. Signor ministro, chi le parla, essendo anche deputato della maggioranza, conosce perfettamente tutti i provvedimenti attuati con la recente delibera del CIPE e non intende assolutamente proporre una stravaganza economica. Siamo ben consapevoli della coerenza ai principi comunitari e degli adeguamenti che, con le nostre azioni, dobbiamo intraprendere. Mi permetto, tuttavia, di sottolineare un punto che desidererei lei prendesse in considerazione, conoscendo la sua attenzione alle questioni economiche. Non stiamo sottovalutando tutte le possibilità che ci derivano da altri strumenti per il rilancio dell'economia nella nostra regione. Siamo preoccupati per le due zone che ho descritto, in cui sono presenti imprenditori con capacità di investimenti pari a 369 miliardi, che produrranno 9 mila occupati in più nella regione per i prossimi tre anni; essendo quelle zone di fatto escluse dagli aiuti di Stato, la mia regione perderà questa grande occasione! Va tenuto conto del tasso di disoccupazione, così elevato nel nord-ovest, al punto da far sì che la Liguria sia definita una regione meridionale.
PAOLO ARMAROLI. Passa all'opposizione!
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Avverto che saranno ora svolte tre interrogazioni concernenti il medesimo argomento, che saranno comunque affrontate distintamente, secondo le modalità previste dal regolamento.
Passiamo, dunque, alla interrogazione Armaroli n. 3-05245 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 9).
L'onorevole Armaroli ha facoltà di illustrarla.
Come mai in Commissione il sottosegretario De Franciscis apre i cuori alla speranza e lei poco dopo conclude che per la Liguria le vie del Signore sono finite? Questo è intollerabile, signor ministro. Delle due l'una: o torna sui suoi passi,
L'Italia ha utilizzato, a differenza di altri paesi, un criterio che meglio di altri potesse cogliere la realtà dei mercati del lavoro locali evitando di annebbiare le caratteristiche delle singole zone a livelli di generalità meno idonei a percepire le peculiarità locali: i sistemi locali di lavoro. In base a questo e utilizzando i criteri comunitari, emergeva il tasso medio di disoccupazione con riferimento alle zone industriali disagiate, dove rilevantissima era la quota rimasta degli occupati nell'industria, ovvero a zone in fase di mutazione agricolo-strutturale. È stata costruita la mappa ed è un dato oggettivo che zone di una pluralità di parti del paese si sono trovate davanti a parti della regione Liguria che pure, per diverse ragioni, hanno motivo di meritare l'attenzione pubblica, ma che non rientravano strettamente nei criteri delle zone ammissibili agli aiuti. Faccio presente che collocare una zona anziché un'altra significa espellere una zona a beneficio di un'altra, essendo il plafond degli abitanti consentiti all'Italia comunque invalicabile. Faccio notare che la Commissione ci ha dato alcuni margini, ma non ci consentiva di «sfondare» sul plafond degli abitanti ammessi.
Approfitto del fatto che sono state presentate più interrogazioni per centellinare la mia risposta - non si spaventi, Presidente - e mi fermo su questo punto ora. Ricordo quanto disse il sottosegretario De Franciscis in Parlamento: egli dichiarò la disponibilità del Governo. Il giorno dopo la Commissione approvò la mappa, che ormai era stata inviata, lasciando in sospeso la parte del nord, perché su questa parte ancora non era approvata la zonizzazione dell'obiettivo 2.
Il resto nella risposta alle altre interrogazioni.
Primo mistero gaudioso: perché mai il sottosegretario De Franciscis ha preso degli impegni vincolanti e questi impegni non sono stati rispettati? Ma soprattutto le dichiarazioni del sottosegretario De Franciscis, da un punto di vista strettamente
Sono veramente assolutamente insoddisfatto e, devo dire, addirittura scandalizzato del suo comportamento. Mi dispiace dirlo, signor ministro, anche perché personalmente ho grande stima nei suoi confronti, ma francamente questo suo comportamento è estremamente censurabile, non è parlamentarmente corretto ed è censurabile anche sotto il profilo strettamente regolamentare, parlamentare e costituzionale.
L'onorevole Gagliardi ha facoltà di illustrarla.
Ebbene, in questa mappatura, l'unica regione ampiamente penalizzata tra le aree del cento-nord è incredibilmente la Liguria. Forse ci sono state motivazioni tecniche, forse il governo della regione Liguria non è stato tempestivo nel segnalare al suo Ministero quello che credo lei e il suo Governo dovrebbero conoscere: la regione Liguria ha già avuto pesanti penalizzazioni a livello economico e industriale da decisioni di questo Governo, del precedente governo Prodi e in particolare da decisioni del Ministero del tesoro. È incredibile pensare che la regione più penalizzata del centro-nord - che ormai di fatto è una regione meridionale dal punto di vista economico-sociale: si informi, signor ministro, e informi i suoi uffici - sia appunto la Liguria.
Capita che zone come quella di Genova - in ragione del fatto che la crisi industriale di questa città è, ahimè, risalente ad anni più lontani rispetto a quella di altre zone - abbiano una caduta della presenza industriale ed un'intensità del salto disoccupazionale nel settore industriale differente rispetto ad altre zone, negli ultimi anni. Questa è la ragione che ha portato lo strumento aiuto più in altre zone e che legittima per zone come Genova altri tipi di intervento, come quelli che cercherò di illustrare nella risposta all'ultima interrogazione, per non rubare tempo.
Perché non si è privilegiata l'elettromeccanica anziché l'auto? La rottamazione dell'auto non dava prospettive; si era di fronte ad un prodotto obsoleto, come oggi si è dimostrato clamorosamente: ebbene, questi Governi, questo Ministero, anziché privilegiare il futuro ed il lavoro, hanno privilegiato per ragioni politiche certe realtà politico-economiche. Un altro caso emblematico: nel tempo del federalismo e del decentramento, l'Italiana Petroli è stata concentrata a Roma. Noi amiamo Roma, ma non crediamo che debba diventare nel 2000 una città anche industriale: Roma ha altre vocazioni. Questo Governo ha sbagliato troppo se, attraverso certe decisioni, alla fine la Liguria perde 3 mila miliardi di investimenti ed altri 9 mila posti di lavoro.
Signor ministro, si informi: non so se lei verrà a Genova, dove...
L'onorevole Labate ha facoltà di illustrarla.
Se si considera che l'esclusione di tali aree dalla mappa degli aiuti a finalità regionale non dipende dagli orientamenti della Comunità europea, bensì da scelte compiute dal nostro paese, si comprendono e si giustificano le proteste e le azioni di natura contenziosa intraprese dalla regione, dagli enti locali e dalle associazioni imprenditoriali.
Per parte mia aggiungo che la quasi totale esclusione delle aree che ho citato deriva da scelte metodologiche del suo Ministero, che non sono riuscite a cogliere le reali esigenze del territorio, ancorché nel nord-ovest la Liguria sia una regione con un tasso di disoccupazione molto elevato, pari all'11,6 per cento.
Ciò che le chiedo, signor ministro, è una volontà conciliativa degli interessi nazionali e di quelli di una regione a declino industriale, per trovare ancora margini e spazi che gli orientamenti 2000-2006 consentono: basta conciliare l'87.3.c con il punto 3.10.5 degli orientamenti stessi.
Mi permetta di dire - tendo ad essere franco - che ho la sensazione che su questo punto vi sia stata giustamente - ciascuno fa il suo mestiere - un'enfatizzazione da parte dell'opposizione, nell'ambito della quale forse non è stata sottolineata con sufficiente chiarezza la poliedricità degli strumenti in gioco per sostenere lo sviluppo di una regione.
Sulla base di questa premessa, vorrei semplicemente ricordare che occorre considerare la difficoltà di togliere ad altri ciò che era dovuto loro in base a criteri oggettivi, perché non si poteva usare per la regione Liguria un criterio diverso da quello adottato per altri e per l'insieme della nazione era giusto utilizzare un criterio che riservasse prioritariamente l'aiuto di Stato alle situazioni di disoccupazione industriale recente ed intensa, nei confronti delle quali tale aiuto può essere più efficace che per altre.
A questo punto, come ripeto, consapevoli della realtà ligure, abbiamo sottratto ad altre regioni 24 mila abitanti e li abbiamo portati su La Spezia; ne potevamo prevedere di più, ma avremmo fatto pagare prezzi più alti ad altri, perché il nostro non era un pozzo senza fondo, ma un plafond limitato.
Il 7 marzo scorso abbiamo deliberato in sede CIPE - la delibera è ormai operativa - di accantonare nell'ambito della legge n. 488, cui ho fatto prima riferimento, 40 miliardi di lire da destinare ad iniziative nella zona di Genova. Lo stesso giorno abbiamo previsto di destinare il 10 per cento, pari a 450 miliardi, dello stanziamento di 4.500 miliardi per investimenti in grandi progetti infrastrutturali a valenza nazionale ed internazionale, formula che, come è noto, evoca la Liguria e Genova in particolare. Abbiamo approvato un disegno di legge che verrà presto all'esame del Parlamento, relativo al vertice del G8 che si svolgerà a Genova nel 2001, che contribuisce finanziariamente con circa 60 miliardi di opere infrastrutturali da realizzare in quella città.
In verità, per imprese di maggiori dimensioni collocate in quell'area, è meglio che vi sia una rivitalizzazione delle opere infrastrutturali piuttosto che una generica abilitazione all'aiuto di Stato. Tale soluzione ci sembra uno strumento
Ritengo, poi, che non si possa ignorare un principio comunitario, mi riferisco al principio della gradualità. La regione passa dal 50,5 per cento di popolazione ammissibile all'8,6 per cento; ciò chiama in causa una nostra volontà conciliativa degli interessi nazionali con quelli regionali. Non credo che sia un fatto positivo per un Governo ascrivere tale domanda ad una sorta di questua da regione a regione o da territorio a territorio. Mi auguro ancora che il mio Governo possa trovare i margini per una soluzione al problema.
Sospendo la seduta fino alle 16,30.


