![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Selva n. 3-05063 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).
GUSTAVO SELVA. Presidente, ministro, alla biografia di Aurelio Concardi aggiungo un altro particolare: una delle sette vittime è stata sgozzata e scotennata (fa perfino terrore dirlo).
PRESIDENTE. Il ministro della giustizia ha facoltà di rispondere.
OLIVIERO DILIBERTO, Ministro della giustizia. Voglio risponderle subito: se vi è
stato errore, qualcuno pagherà, ma dobbiamo verificare chi lo abbia commesso per non sparare nel mucchio, onorevole Selva.
PRESIDENTE. L'onorevole Selva ha facoltà di replicare.
GUSTAVO SELVA. Signor ministro, le posso assicurare che il mio gruppo non farà propaganda, ma collaborerà, ma lei naturalmente ha svolto ancora una volta un altro esercizio di enfasi burocratica fatta di annunci (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia). Lei ha annunciato, si è attivato ed altro, ma intanto è un dato di fatto che il Concardi, purtroppo, è uscito e ha potuto fare quello che ha fatto.
che qualche volta appartengono anche all'utopia, avete contribuito negli anni passati a indebolire la pretesa punitiva dello Stato (questo è noto) anche nei confronti della criminalità organizzata.
L'onorevole Selva ha facoltà di illustrarla.
È quindi necessario considerare come sono andate le cose.
Questo criminale era stato condannato a trent'anni, perché l'ergastolo - come si sa - nelle nostre corti non viene dato; e, dopo appena otto anni e mezzo, ha ottenuto la semilibertà. L'aveva ottenuta per comportamento esemplare o l'aveva ottenuta per un'applicazione errata dei giudici di sorveglianza? O l'aveva ottenuta perché era stato arruolato - come pare - tra i pentiti e promosso collaboratore di giustizia, signor ministro?
Se ha sbagliato il giudice o ha sbagliato chi l'ha dichiarato collaboratore di giustizia, pentito, visto che aveva due pistole, di cui una era depositata presso la cooperativa nella quale doveva lavorare e dove non andava mai, vi sarà qualcuno che pagherà l'errore o dovremo vedere i criminali terrorizzare le città, ferire gli agenti e i carabinieri e vederli finire all'ospedale e purtroppo qualche volta perfino al cimitero?
Concardi era stato arrestato nel 1983 e condannato nel 1987 a trent'anni di reclusione dalla corte di assise di appello di Milano. La prima istanza di semilibertà era stata respinta dal tribunale di sorveglianza di Milano nel 1994 e la seconda venne accolta dallo stesso tribunale nel maggio del 1996.
Il tribunale ritenne allora che il beneficio penitenziario potesse essere concesso in base all'osservazione della personalità effettuata in ambito carcerario, ai progressi compiuti nel corso del trattamento e naturalmente alla sussistenza degli elementi e dei presupposti normativi.
Risultava infatti che il Concardi aveva espiato metà della pena inflittagli, vale a dire il periodo che la legge prevede come necessario all'ottenimento della misura allorché, come nel caso in questione, si è in presenza (e rispondo a uno dei suoi quesiti) di un detenuto dissociato o collaborante non sottoposto a programma di protezione.
A proposito di tale condizione personale, la procura della Repubblica e la corte d'assise avevano attestato che, durante il processo, Concardi aveva aiutato concretamente l'autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi sia per la ricostruzione dei fatti sia per l'individuazione degli autori dei reati. Voglio aggiungere che alla concessione del beneficio della semilibertà non erano ostative neppure le informative di polizia. Sia la questura di Varese sia la regione carabinieri Lombardia non avevano infatti segnalato condotte del Concardi tali da far ritenere la sussistenza di suoi collegamenti con la criminalità organizzata. Inoltre, la misura alternativa era stata concessa perché la cooperativa «Fraternità» di Ospedaletto di Brescia aveva offerto a Concardi una opportunità lavorativa.
Ora, io sono assolutamente convinto che debba proseguire l'accertamento di eventuali responsabilità e lo stiamo facendo immediatamente. Come hanno scritto i giornali, ho chiesto delle informative precise ai vari soggetti di questa catena che serve appunto per la concessione di benefici, ma occorre un intervento legislativo che è esattamente contenuto nel cosiddetto pacchetto-sicurezza di cui abbiamo parlato prima, cioè un obbligo più stringente di motivazioni in merito alla concessione dei benefici da parte dei giudici di sorveglianza. Contemporaneamente, credo sia indispensabile aumentare il numero dei giudici di sorveglianza, cosa che stiamo provando a fare. Infatti, presto presenteremo un disegno di legge proprio sull'aumento dell'organico della magistratura di mille unità (cioè il 10 per cento circa), che è cosa di cui si parla da molto tempo e che stiamo per realizzare nel giro di una settimana (posso annunciarlo qui in Parlamento), che servirà anche ad aumentare il numero dei giudici di sorveglianza.
In questo senso, credo che, con un obbligo più stringente di motivazioni, l'intero pacchetto sicurezza possa consentire di addivenire alle misure necessarie alla sicurezza dei cittadini. Chiedo a lei, che è un autorevole rappresentante dell'opposizione, onorevole Selva, che su questi temi così delicati si eviti di fare la reciproca propaganda (non serve per la polemica politica): mettiamoci a tavolino insieme per provare a trovare le soluzione concrete per far sì che il pacchetto sicurezza vada avanti e sia definitivamente approvato.
Del resto (me lo lasci dire), a sinistra, con precise connotazioni e scelte ideologiche
Non c'è dubbio. Fra lassismo e utopia un dato è certo: la sicurezza della pena è messa continuamente in discussione.
Mezzi e uomini sono stati invece altre volte mobilitati - mi lasci dire questo - per perseguire dei reati che forse erano più politicamente redditizi (l'opinione pubblica sta naturalmente constatando questo) mentre pochi sono quelli alle calcagna dei ladri, dei criminali e dei delinquenti cosiddetti comuni.
Per quanto riguarda, poi, la concessione dei benefici ai condannati, spesso essa viene affrontata con spirito burocratico. Lei ci ha dato anche questa volta una indicazione di quello che è stato fatto, magari come una manifestazione spiccia e routinaria, invece di guardare nel curriculum: infatti, visto il curriculum del Concardi, credo che non dovesse essere assolutamente scarcerato.
Il nostro sistema, pur senza essere compiutamente garantista, risulta purtroppo, almeno in base ai dati di fatto, incapace di punire, anche se abbiamo forcaioli impotenti che sfogano la voglia di manette quasi sempre in direzione sbagliata. Signor ministro, prendo atto delle sue considerazioni ma i cittadini, quelli che ci guardano alla televisione in questo momento, hanno bisogno non di parole, non di annunci, ma di fatti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia - Congratulazioni).


