Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 664 del 2/2/2000
Back Index Forward

Pag. 67


...
(Sequestro di pescherecci italiani da parte della polizia croata)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Sinisi n. 3-05009 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
L'onorevole Sinisi ha facoltà di illustrarla.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, signor ministro, il 9 dicembre scorso il motopesca Piccolo Galilea di Manfredonia si trovava in attività di pesca in Adriatico quando venne fermato da una motovedetta croata, che sparava numerosi colpi di arma da fuoco colpendo cabina di comando e fiancata; solo per una combinazione fortunata non vi sono stati né morti né feriti. Il processo, svoltosi con garanzie risibili, ha accertato che il motopesca si trovava a 0,2 miglia nautiche all'interno delle acque territoriali croate. Il motopesca è stato confiscato ed è stata pagata una sanzione di 43 milioni.
Il 28 gennaio scorso è accaduto un fatto analogo al motopesca Zosma di Molfetta, che si trovava nello stesso tratto di mare.
L'uso smodato della forza, la sproporzionata sanzione ed il ripetersi di episodi analoghi preoccupano l'intera marineria pugliese. Chiedo al Governo, quindi, di farci conoscere quali siano le iniziative che si intendano assumere per fare chiarezza sugli episodi e per una soluzione radicale del problema.

PRESIDENTE. Il ministro delle politiche agricole e forestali ha facoltà di rispondere.

PAOLO DE CASTRO, Ministro delle politiche agricole e forestali. Signor Presidente, il fermo e il sequestro della motopesca Piccolo Galilea da parte delle autorità croate, compiuto in condizioni di dubbia legittimità, cui hanno fatto seguito altri analoghi eventi verificatisi di recente e relativi alla motopesca Zosma e alla motopesca Vito, sequestrato dalle autorità montenegrine, ha destato notevoli preoccupazioni per le modalità del tutto sproporzionate con le quali la vicenda si è svolta.
Come in altre occasioni del genere, questa amministrazione ha fortemente deplorato l'uso delle armi da fuoco nei confronti di battelli inermi e non in condizioni di difendersi dall'aggressività, talora eccessiva, delle autorità di controllo straniere nella convinzione che la legge del mare non abilita all'uso della violenza se non in condizioni particolarissime, che non sembrano ricorrere nella situazione di cui si tratta. Tanto più è grave che i comportamenti di tale natura siano stati posti in essere da parte della Croazia, paese con il quale già da tempo sono state realizzate concrete intese di collaborazione nel settore della pesca sia tra le rispettive amministrazioni sia tra le organizzazioni professionali nell'intento di creare nell'Adriatico un clima di pacifica convivenza nel rispetto delle norme del


Pag. 68

diritto del mare sul libero esercizio della pesca in acque internazionali e di cooperazione nella tutela delle risorse ittiche condivise. Dette intese hanno comportato, da parte sia dell'amministrazione sia delle organizzazioni professionali italiane, anche l'impiego di risorse finanziarie di non modesta entità, in particolare per la costruzione di un battello per la ricerca scientifica comune e per la concessione di borse di studio a cittadini croati.
Questa amministrazione ha tempestivamente interessato il Ministero degli affari esteri affinché fossero intraprese sul piano diplomatico tutte le azioni idonee a tutelare equipaggi e battelli. Come evidenziato dall'onorevole interrogante, al di là dei casi in cui vi è la certezza assoluta della illegittimità del fermo operato chiaramente in acque internazionali, per lo più il «punto nave» indicato dal battello diverge da quello dichiarato dalle unità di controllo per le quali l'unità sequestrata era in pesca in acque territoriali. Ciò rende problematico l'accertamento della verità anche in sede giudiziaria, tenuto conto che le autorità giudicanti sono propense ad accogliere come veritiere le dichiarazioni rese dalle unità di controllo che hanno proceduto al sequestro e che vi è in questi casi un evidente difetto di parità delle parti nonostante l'impiego di tutti gli strumenti giuridici e diplomatici da parte delle nostre autorità in loco. Sarebbe quindi essenziale l'accertamento comune della posizione del battello conseguibile mediante l'utilizzo della tecnologia satellitare che consente di monitorare la posizione dei battelli in pesca con assoluta precisione: si tratta delle blue box che l'Unione europea, tra l'altro, ha recentemente istituito.
Si intende quindi proseguire nelle iniziative in questa direzione in stretto collegamento con il Ministero degli affari esteri e con il Ministero della difesa affinché si eviti che altri casi del genere possano ripetersi.

PRESIDENTE. L'onorevole Sinisi ha facoltà di replicare.

GIANNICOLA SINISI. Signor Presidente, gli sforzi e gli interventi ripetuti del Governo ci fanno ben sperare. Così come ci fa ben sperare l'evoluzione della situazione politica in Croazia che può portare con sé non solo un mutamento di orientamento politico, ma anche un radicale cambiamento nel rapporto con gli altri paesi nei Balcani e con l'Unione europea.
Ci preoccupano i gravissimi episodi di violenza che hanno coinvolto gli equipaggi del motopesca Piccolo Galilea di Manfredonia e del motopesca Zosma di Molfetta, nonché gli altri che si sono pure trovati nelle stesse situazioni con minore clamore.
I nostri pescatori sono abituati a confrontarsi con il pericolo del mare, non con la violenza degli uomini, perché sono uomini di pace e infaticabili lavoratori!
Questi rigurgiti violenti di un paese a noi così vicino e così tragicamente abituato alla guerra vanno contrastati con gli strumenti della diplomazia, con comprensione, ma con fermezza.
Gli equipaggi e le famiglie dei marinai dei motopesca confiscati hanno perso ogni forma di sostentamento. Il sud ha bisogno di nuovo lavoro, signor ministro, ma anche di una ferma e determinata azione per mantenere il lavoro che c'è.
Noi sappiamo che il destino delle regioni che si affacciano sull'Adriatico è legato al processo di integrazione europea ma sappiamo anche che, se saremo capaci di trasformare l'Adriatico in un mare di pace, di benessere e di opportunità, daremo un contributo formidabile allo sviluppo della Puglia e dell'intero Mezzogiorno e renderemo più forte l'Europa, che ha la testa a Bruxelles ma il cuore e le radici da noi nel Mediterraneo (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

Back Index Forward