(Sezione 7 - Sequestro di pescherecci italiani da parte della polizia croata)
SINISI. - Al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
il 9 dicembre 1999 un motopesca della marineria di Manfredonia, il «Piccolo
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Galilea», si trovava in attività di pesca al largo delle coste croate, con andatura bordeggiante il limite tra le acque territoriali e quelle internazionali, allorquando veniva raggiunto da una motovedetta della polizia croata che intimava di fermarsi sparando numerosissimi colpi di arma da fuoco ad altezza d'uomo, colpendo ripetutamente la cabina di comando e la fiancata;
l'imbarcazione veniva sequestrata e l'equipaggio tratto in arresto;
il processo si celebrava il giorno dopo, senza alcuna garanzia e senza tenere in alcun conto né le dichiarazioni sulla diversa posizione del motopesca della motonave Valtellina che si trovava a transitare in quello specchio di mare al momento dell'intervento della motovedetta croata, né l'accertamento successivo della capitaneria di porto italiana sulla localizzazione delle reti che erano state abbandonate sul luogo;
il comandante veniva rilasciato dopo il pagamento di una sanzione di lire 43.000.000;
anche l'appello si celebrava con ancora più sbrigative modalità, nonostante l'intervento del ministero degli affari esteri e delle sue rappresentanze, del ministero dell'interno e del ministero dei trasporti e della navigazione;
il 28 gennaio 2000 accadeva un episodio analogo nei confronti del motopesca «Zosma» della marineria di Molfetta, che, peraltro, si trovava in navigazione e non in attività di pesca a circa 0,5 miglia all'interno delle acque territoriali croate;
anche in questo caso il motopesca veniva raggiunto da colpi d'arma da fuoco di una motovedetta delle polizia croata, l'imbarcazione veniva sequestrata, il processo celebrato il giorno stesso e pagata una sanzione di lire 43.000.000 per la liberazione del comandante -:
se non ritenga il Governo che tali modalità di intervento della polizia di mare croata siano del tutto spropositate rispetto alle violazioni, peraltro discutibili, e che debba svolgersi un'azione ferma nei confronti delle autorità di quello Stato perché riconsiderino le loro decisioni, per scongiurare la possibilità che si verifichino incidenti ancora più gravi, per accertare se si tratta in effetti dello stesso equipaggio operante e, quindi, di un abuso di individui ben determinati, e se non sia necessario promuovere intese per introdurre strumenti che certifichino la posizione di pesca o di navigazione delle imbarcazioni italiane che operano in quel tratto di mare come ad esempio la «bluebox» e così ridare serenità e giustizia ai pescatori pugliesi ed alle loro famiglie. (3-05009)
(1o febbraio 2000)