Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 664 del 2/2/2000
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(Gestione dell'ordine pubblico in occasione delle manifestazioni dei centri sociali di sabato 29 gennaio)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Pecorella n. 3-05017 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).
L'onorevole Pecorella ha facoltà di illustrarla.

GAETANO PECORELLA. Signor Presidente, signor ministro, i fatti sono noti e sono particolarmente gravi, perché la città di Milano ha vissuto, in anni tragici, episodi analoghi, che hanno spesso l'effetto di provocare una specie di imitazione collettiva. Noi non possiamo essere contrari al diritto di tutti di manifestare, soprattutto di coloro che, non avendo altri strumenti attraverso i quali far conoscere il loro pensiero, debbono ricorrere a forme di associazione o a cortei, ma il problema qui si pone in termini diversi. Abbiamo potuto leggere tutti sulla stampa che quel corteo era organizzato fin dall'inizio con l'intenzione di arrivare allo scontro, come risulta dalle fotografie. Allora,


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riservandomi di replicare alle sue risposte, signor ministro, le rinnovo la domanda che abbiamo formulato nell'interrogazione: come pensa di garantire la sicurezza nella città di Milano?

PRESIDENTE. Il ministro dell'interno ha facoltà di rispondere.

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Onorevole Pecorella, ricorderò brevissimamente i fatti cui ella fa riferimento.
Nella giornata di sabato scorso, a Milano come in altre città d'Italia, si è svolta una manifestazione indetta da diversi soggetti politici, di vario colore e con varie motivazioni ideali o ideologiche, che aveva come oggetto la richiesta della chiusura del centro di permanenza di via Corelli, a Milano. Alla manifestazione hanno partecipato, secondo le informazioni che abbiamo ricevuto, circa 5 mila persone. La manifestazione si è svolta, nel complesso, senza particolari incidenti fino al momento in cui alcune centinaia di persone - quindi una minoranza del corteo - hanno cercato di forzare il blocco delle Forze di polizia con l'intenzione di avvicinarsi al centro di permanenza. A questo punto la ferma reazione delle forze dell'ordine ha impedito che ciò avvenisse; sono stati esplosi alcuni candelotti lacrimogeni; non ci sono stati scontri, ma solo alcuni feriti lievi: non si può parlare quindi di una condizione di grave disagio per l'ordine pubblico del tipo di quelle che Milano, purtroppo, ha conosciuto in passato.
Onorevole Pecorella, voglio ricordarle che queste cose capitano in ogni città, qualunque sia il Governo del paese. Come ricorderà, infatti, nel 1994, e più esattamente il 22 gennaio - c'era il Governo Berlusconi -, a Milano ci fu un'iniziativa analoga con molti feriti in occasione della manifestazione del centro Leoncavallo, con scontri tra forze dell'ordine e manifestanti. Anche allora, nessuno pensò di vietare lo svolgimento di quella manifestazione.
Il punto più importante del suo intervento riguarda il modo in cui garantire la sicurezza e, mi si consenta, la dignità di questi centri. Il centro sociale di via Corelli a Milano sarà trasferito in un'altra zona, perché l'esame attento delle sue condizioni non può che preoccuparci. Temiamo, tra l'altro, che un abbassamento degli standard qualitativi di tali centri possa essere la ragione di una grave preoccupazione. Verrà aperto un centro in un'altra zona: abbiamo già chiesto al prefetto di Milano e alle autorità competenti di individuare una zona sicura e dignitosa.
Voglio infine ricordare che da parte delle organizzazioni umanitarie, tra le quali anche la Caritas che è stata ricordata poco fa da un deputato di Alleanza nazionale, vi è stato un pieno apprezzamento per lo sforzo del Governo per un ripensamento dell'organizzazione dei centri di permanenza temporanea per immigrati e per il ruolo che in essi svolgerà il volontariato.

PRESIDENTE. L'onorevole Pecorella ha facoltà di replicare.

GAETANO PECORELLA. Lei stesso, signor ministro, ha dovuto riconoscere che quanto è accaduto ha le sue origini nella mancanza di intervento tempestivo da parte del Governo. Non è pensabile, infatti, che ci si sia solo ora resi conto che quei centri erano disumani e non si sia provveduto tempestivamente, in modo da non provocare un certo tipo di manifestazioni.
La seconda osservazione che vorrei fare riguarda il fatto che lei non mi ha risposto sui dati che le ho fornito. A parte il fatto che centinaia di persone non rappresentano una piccola parte, va detto che tali persone erano attrezzate per lo scontro, come risulta dalle fotografie, ma non sono state tempestivamente isolate.
Lascio alla sua meditazione alcune domande. Come intende intervenire su coloro che non hanno, quanto meno, fatto presenti le condizioni sociali in cui si trovavano gli immigrati? Come intende intervenire per far sì che questi centri non diventino sempre più numerosi, in relazione


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al fatto che non viene controllato l'accesso dei clandestini? Come intende intervenire nei confronti di quelle autorità di Milano che non hanno provveduto per tempo ad isolare coloro che avrebbero inevitabilmente provocato gli scontri? Come intende garantire che quei centri, i quali non saranno più sorvegliati dalla polizia o saranno affidati ai volontari, non diventino colabrodi dai quali gli immigrati potranno uscire, con tutti i problemi legati ai rapporti con la criminalità organizzata?
Più che esprimere la mia insoddisfazione le rivolgo queste domande, perché interessano non solo noi, ma tutti i cittadini italiani.

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