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PRESIDENTE. Passiamo alle interpellanze Napoli n. 2-02164 e Boccia n. 2-02172 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 9).
Queste interpellanze, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, prima di passare all'illustrazione dell'interpellanza, mi consenta una nota polemica alla quale non posso assolutamente sottrarmi, naturalmente non nei confronti del sottosegretario per la pubblica istruzione Rocchi, come persona e per la carica istituzionale che ricopre, che ha avuto la pazienza di attendere fino a quest'ora ed ha sempre dimostrato sensibilità su determinati problemi. La mia polemica è invece nei confronti del ministro della pubblica istruzione.
come una «procedura finalizzata all'assegnazione del trattamento economico necessario» e non, quindi, come «concorso».
tredicesima mensilità, non viene percepito in caso di malattia, né vi è certezza che il finanziamento dello stesso perduri nel successivo contratto, nonostante le parole e le promesse che in questi giorni stanno facendo le varie organizzazioni sindacali e lo stesso ministro della pubblica istruzione.
PRESIDENTE. Constato che i presentatori dell'interpellanza Boccia n. 2-02172 non sono presenti: si intende che vi abbiano rinunziato.
CARLA ROCCHI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Nel rispondere all'interpellanza dell'onorevole Napoli, la procedura selettiva a cui viene fatto riferimento è stata assunta in sede di contratto collettivo nazionale di lavoro, secondo le norme che disciplinano il rapporto di lavoro pubblico, analogamente a quanto si verifica nel settore privato. Quindi altra sede ed altra possibilità di iniziativa sarebbero state anomale rispetto ad un corpo acquisito di norme e di contrattualità.
un ritardo significativo nell'emanazione dei provvedimenti, in quanto la complessità e la novità della procedura hanno richiesto notevoli tempi tecnici in vista dell'articolata organizzazione necessaria per l'espletamento delle varie fasi della procedura stessa che vedrà impegnate oltre 1.500 commissioni (su questo concordo con le osservazioni dell'onorevole Napoli) e non 62 mila membri, perché la nostra stima si aggira intorno ai 6.500. Tutto ciò depotenzia la preoccupazione circa il grande sforzo economico e non lo renderebbe certamente adatto, qualora questo fosse l'intendimento, a consentire una distribuzione a pioggia delle risorse per altre finalità.
i docenti che, nell'ambito del settore specifico, partecipano alla procedura. Infatti, le tre fasi in cui essa è articolata (prova strutturata, curriculum e prova in situazione) sono volte ad accertare, attraverso un particolare percorso, le specifiche conoscenze del docente rispettivamente acquisite nel tempo, sul piano teorico, nel campo dell'aggiornamento e dei titoli culturali e professionali, nonché nella prova in situazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Napoli ha facoltà di replicare.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, non posso assolutamente ritenermi soddisfatta della risposta del sottosegretario, se non per quel minimo di apertura a rivedere qualcosa, che traspare - ma non è chiaro neppure negli intenti - nella risposta cortesemente fornita.
magari esercitata da un numero tale di anni da vedere il docente prossimo al pensionamento.
solo all'ultimo momento. Credo che la voce dell'intero mondo scolastico, ma anche dell'intera società, debba essere forte ed ascoltata.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
L'onorevole Napoli ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02164.
Di fronte ad un problema della portata che fra breve illustrerò, che coinvolge l'intero mondo scolastico del nostro paese; di fronte ad un problema di rilievo nazionale che gli è stato sollecitato con una lettera sottoscritta da circa 150 parlamentari, rispetto al quale la persona del ministro della pubblica istruzione avrebbe dovuto fungere da garante per tutti i docenti del paese, la sua assenza in questa sede e la sua delega per la risposta in argomento, peraltro dopo le varie dichiarazioni che ha reso alla stampa, mi lasciano estremamente perplessa, nonché preoccupata per il mondo dei docenti italiani.
L'interpellanza che abbiamo ritenuto opportuno presentare riguarda, infatti, un problema estremamente pesante, che sta destando grande attenzione ed anche una viva protesta presso tutta la classe docente italiana, soprattutto quella di ruolo, che ormai da anni opera nelle nostre istituzioni scolastiche. È vero che quanto sta avvenendo ai docenti italiani è dovuto all'articolo 29 del contratto collettivo nazionale di lavoro e all'articolo 38 del contratto collettivo nazionale integrativo, sottoscritto da quattro sindacati della scuola (CGIL, CISL, UIL e SNALS), ma è altrettanto vero che l'attuazione di questi articoli non sta avvenendo con le massime garanzie per la classe docente.
Spiego subito perché: gli articoli che ho richiamato prevedono un trattamento economico accessorio connesso allo sviluppo della professione docente, per i docenti con contratto a tempo indeterminato con almeno dieci anni di effettivo servizio di insegnamento dalla nomina in ruolo. In base alle risorse che sono state stanziate, si prevede di assegnare il trattamento economico accessorio, corrispondente ad una maggiorazione pari a 6 milioni di lire annui lordi, a 150 mila docenti, che rappresentano una percentuale pari soltanto al 20 per cento degli insegnanti con contratto a tempo indeterminato in servizio in ciascuna provincia al 31 dicembre 1999.
Si potrebbe osservare, a questo punto, che è una questione sindacale, perché ormai vi è un contratto di lavoro, che come tale va rispettato. Non è così, perché il comma 5 dell'articolo 38 del contratto collettivo nazionale di lavoro, che ho citato, prescrive che la maggiorazione retributiva sia assegnata ai docenti che, sempre nel limite del 20 per cento, abbiano superato una procedura concorsuale selettiva, la cui indizione era prevista entro il 15 novembre 1999, attraverso l'emanazione di un'ordinanza ministeriale. Il comma 7 del citato articolo delega ancora al ministro della pubblica istruzione la predisposizione della griglia strutturata riguardante gli elementi di giudizio per la valutazione.
Cosa ha fatto il ministro della pubblica istruzione? Ha indetto il concorso con notevole ritardo rispetto ai tempi previsti dal contratto e non con una ordinanza ministeriale, bensì con il decreto ministeriale n. 319 del 1999 con il quale, stranamente, ha delegato un dirigente all'adozione di tutti i provvedimenti connessi all'attuazione dell'articolo 38 del contratto collettivo nazionale di lavoro e credo sia la prima volta che ciò accade. Il provvedimento, tra l'altro, ancora in modo molto strano, o forse per paura di richieste di eventuali modifiche, non è stato neppure sottoposto al vaglio della Corte dei conti; vi è stato un aggiramento nel senso che lo stesso provvedimento è stato definito
Come la stragrande maggioranza dei docenti italiani, noi siamo perfettamente convinti che la suddetta procedura, che non può definirsi non concorsuale, sia incostituzionale, sbagliata, iniqua e controproducente. D'altra parte, denunciamo l'incostituzionalità non in qualità di rappresentanti politici che in questo momento vengono additati dai sindacati sottoscrittori dei due contratti come coloro che vogliono strumentalizzare e che non sanno fare politica sulla scuola, se non guardando esclusivamente al problema della parità scolastica - è proprio così che veniamo additati oggi sulla stampa dai sindacalisti sottoscrittori di questo contratto -, ma perché siamo perfettamente d'accordo con le dichiarazioni che sono state rilasciate, ad esempio, dal noto Vincenzo Caianello, presidente emerito della Corte costituzionale, il quale ha dichiarato possibile la verifica di un contrasto tra la selezione prevista dal concorso indetto dal dicastero della pubblica istruzione con l'articolo 3 della nostra Carta costituzionale.
La mancanza di un criterio nazionale uguale per tutti non consentirà di individuare certamente i docenti migliori, lasciando fuori, peraltro, numerosi e validi insegnanti di ruolo, che non potranno rientrare nella fetta del 20 per cento prevista dal contratto. Non solo, ma il megaconcorso dovrebbe avere, secondo una prima stima effettuata dallo stesso Ministero della pubblica istruzione, circa 530 mila potenziali candidati e solo 150 mila, quasi 1 su 3, saranno soddisfatti, mentre l'immagine professionale del restante 80 per cento, pur se meritevole, verrà distrutta sia nell'ambito della singola istituzione scolastica sia in quello della singola provincia, considerato che il 20 per cento sarà scelto in quell'ambito. Tra l'altro, da che mondo è mondo, qualsiasi prova concorsuale, che veda coinvolta qualsiasi categoria, dovrebbe essere finalizzata ad individuare professionalità più elevate per svolgere funzioni più complesse. Ma la prova concorsuale in argomento assicurerà il mantenimento dello status di docente di ruolo, già in possesso dei concorrenti prima della partecipazione al concorso in questione, senza alcuna prospettiva di carriera. Sarà l'unico concorso che si svolgerà in Italia che vedrà la persona che vi parteciperà e che eventualmente lo vincerà, rientrando nella fetta del 20 per cento, mantenere lo stesso ruolo di provenienza: docente di ruolo era prima, docente di ruolo sarà dopo.
Non vorrei che la nostra difesa, che ritengo giusta, della classe docente e, soprattutto, della sua professionalità desse luogo ad alcuna strumentalizzazione o demagogia e, pertanto, vorrei ribadire che, nell'ambito della discussione sulle innovazioni e nell'ambito delle leggi sull'istruzione scolastica e della relativa attuazione, noi abbiamo sempre puntato a privilegiare il merito, la qualità, la preparazione individuale e l'impegno della classe docente. Ma proprio per tale motivo riteniamo indispensabile che vada modificato questo tentativo, che è stato posto in essere con l'accordo sindacale, di sanare la piaga che vede la classe docente italiana priva di un adeguato riconoscimento economico. Temiamo che questo tentativo, questa sanatoria rispetto alla piaga esistente, possa essere fatto con un concorso che rischia di premiare non la competenza e la vera professionalità, ma chi in questi anni, sotto le direttive delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative - si vedano i 25 punti su cento che vengono previsti per i titoli curriculari -, ha finito di aggiornarsi su argomenti vari, venendo meno persino al suo doveroso ruolo di insegnante.
I sindacalisti sottoscrittori dei due contratti collettivi, in accordo con il ministro della pubblica istruzione, in questi giorni si stanno facendo vanto, affermando che questo concorso sarebbe l'istituto più innovativo ed atteso del contratto stesso. Ciò mi appare demagogico e strumentale, se si pensa che il compenso accessorio in questione non rientra nel computo della
Forse il Ministero della pubblica istruzione non ha preso in considerazione questo aspetto, ma, se tutti i potenziali candidati dovessero legittimamente presentarsi al concorso - ed io mi auguro che tutti i docenti che ne hanno i requisiti, cioè che abbiano superato i dieci anni di permanenza in ruolo, partecipino in massa a questo concorso «beffa» -, verrebbe richiesto al Ministero della pubblica istruzione uno sforzo organizzativo per la costituzione delle circa 1.500 commissioni necessarie, il reclutamento e la nomina di 62 mila commissari e di 1.500 presidenti, con un dispendio economico che supererebbe la spesa prevista per l'aumento dello stipendio al 20 per cento dei docenti.
Di fronte a queste e ad altre contestazioni che aggiungerò nella replica, chiedo se il ministro della pubblica istruzione non ritenga necessario ed urgente eliminare almeno il tetto del 20 per cento per dare a tutti la possibilità di ottenere un'adeguata maggiorazione del trattamento economico connesso allo sviluppo della professione docente; se non ritenga di dover almeno modificare la procedura concorsuale in maniera da garantire criteri uguali per tutti e, in ultima analisi, se non ritenga di abolire il concorso indetto e trovare altre forme di incentivazione tendenti a motivare i docenti e a riconoscerne la professionalità.
Il sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione, senatrice Carla Rocchi, ha facoltà di rispondere.
L'avvio della procedura concorsuale si configura esclusivamente come un adempimento contrattuale a cui l'amministrazione è tenuta a seguito degli impegni assunti e sottoscritti nel contratto collettivo nazionale di lavoro (maggio 1999) e nel successivo contratto integrativo (agosto 1999) con le organizzazioni sindacali CGIL, CISL, UIL e SNALS che rappresentano la grande maggioranza del personale della scuola e a cui i problemi degli insegnanti e della tutela della loro professionalità staranno certamente a cuore, almeno quanto stanno a cuore a noi che ne parliamo.
Circa le modalità di avvio della procedura, si ricorda che, essendo la medesima un atto di gestione, il provvedimento va adottato dal dirigente responsabile e non dal vertice politico, secondo la previsione normativa del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modifiche che, nel riassetto della pubblica amministrazione, assegna appunto gli atti di gestione alla dirigenza amministrativa. Pertanto il relativo provvedimento di indizione, come previsto anche per procedure concorsuali o selettive, non è soggetto ad alcun controllo preventivo, ai sensi delle disposizioni contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 20 febbraio 1998, n. 38, e della circolare ministeriale n. 69 del 6 agosto 1998 del Ministero del tesoro.
È stato tuttavia necessario, nell'attuale assetto organizzativo dell'amministrazione, individuare tra i direttori generali, quello (cioè il direttore generale del personale degli affari generali e amministrativi) a cui conferire l'incarico di provvedere all'emanazione dei provvedimenti attuativi. Né si può parlare al riguardo di
Nel merito e fermo restando che il criterio adottato è il risultato di un accordo tra parti ognuna delle quali rappresenta obiettivi diversificati, si osserva che la determinazione di attribuire un riconoscimento economico su base selettiva e ristretta risponde all'obiettivo di fondo di recuperare un incentivo di merito sul quale si è più volte insistito da parte della generalità delle forze politiche.
Quanto al numero contenuto dei destinatari, pari a 150 mila (concordiamo sui dati), si è dovuto tener conto in primo luogo delle disponibilità finanziarie che il Parlamento ha destinato ai rinnovi contrattuali, in considerazione anche della situazione economica del paese e delle compatibilità del bilancio.
Circa le modalità della selezione, pur riconoscendo in qualche misura alcuni aspetti problematici, sono state adottate le procedure che, nella situazione data e con gli strumenti a disposizione, potessero assicurare il miglior risultato possibile. Si intende che, a seguito dell'esperienza in corso, le modalità potranno essere affinate e meglio calibrate. Al riguardo, l'amministrazione, mentre si dichiara aperta ad ogni indicazione ed utile apporto, intende comunque promuovere una iniziativa di monitoraggio in progressione con lo svilupparsi delle procedure selettive.
Non si ritiene utile ed opportuno entrare nel merito dei singoli aspetti rappresentati, ritenendo di privilegiare gli aspetti fondamentali che, in buona sostanza, intendono affermare il principio della verifica sulla qualità e sulle capacità del docente, alla stregua di ogni altro operatore pubblico e, tanto più, in considerazione della delicatezza della funzione, analogamente all'indirizzo assunto nella generalità dei paesi al nostro stesso livello di sviluppo.
Mentre si concorda sulla modestia delle retribuzioni del docente, si rileva tuttavia che tale situazione può essere migliorata con l'attribuzione di più consistenti disponibilità finanziarie e non certo ripartendo sulla totalità del personale una quota sostanzialmente insignificante per il singolo, qualora retribuita pro capite, così come altre volte in passato è accaduto: dividere una torta piccola per la totalità degli aspiranti significa avere a disposizione una somma di un certo ammontare che, però, così suddivisa non rappresenta alcun beneficio per i singoli destinatari.
Al contrario, non sembra che si possa considerare fattore demotivante per il restante personale l'attribuzione di un riconoscimento a chi abbia superato positivamente una prova selettiva comparativa che, mentre evidenzia un merito costruito con l'impegno quotidiano del singolo docente per una migliore preparazione professionale, non suona tuttavia come fatto negativo per chi, in questa tornata, non avrà modo di accedere ai compensi in questione, condizionati necessariamente ed esclusivamente alla limitatezza delle risorse. Ciò significa che l'intendimento a proseguire in questa strada vale anche per il futuro e non si intende certamente risolvere con una remunerazione una tantum un problema di tale importanza e delicatezza.
A completamento di quanto detto, vorrei fare alcuni ulteriori chiarimenti. Non si ravvisa violazione del diritto di uguaglianza dei cittadini, sancito dall'articolo 3 della Costituzione, nei contenuti dell'istituto contrattuale in questione e delle disposizioni emanate per la sua attuazione, in quanto i criteri per l'attribuzione della maggiorazione sono uguali per tutti
I principi che regolano tale accertamento sono improntati, sia per il numero sia per la varietà delle prove, sia per i contenuti delle stesse, a criteri di trasparenza ed omogeneità di trattamento. A tal fine, l'amministrazione - anche in forza del contratto integrativo citato - è comunque impegnata ad organizzare iniziative di formazione per i componenti delle commissioni esaminatrici per assicurare unità di indirizzi e di applicazione dei criteri di valutazione.
Innanzitutto, è necessario che ci si metta d'accordo tra l'ufficio ministeriale che prepara le risposte agli atti del sindacato ispettivo e lo stesso ministro della pubblica istruzione. È di oggi la dichiarazione del ministro, riportata sulla stampa quotidiana, secondo cui la prova è sinonimo di promozione e non di selezione. Dunque, questa prova non può essere definita, in alcun caso, prova selettiva! Forse né il ministro né chi è stato delegato a predisporre lo svolgimento di questo concorso ha ben chiaro quel che accadrà con l'espletamento dello stesso all'interno delle singole istituzioni scolastiche. Questo concorso non farà altro che creare conflittualità - peraltro già in atto - e demotivare i docenti a fronte di risultati basati su criteri non certamente conformi alle situazioni reali.
Bisogna provare a mettersi nella condizione del docente che, dopo aver espletato il concorso, non verrà dichiarato meritevole. Bisogna farlo non perché non avrà quella misera risorsa in più dei 6 milioni lordi, che si ridurranno a circa 280 mila lire nette mensili: i docenti italiani, fino ad oggi, hanno dimostrato spirito professionale basato sul volontarismo: pertanto, potranno anche continuare a fare a meno di un paio di scarpe in più. Ma non è così che si premia veramente il merito e la professionalità.
Non mi aspetto nulla dai quattro sindacati che hanno sottoscritto il contratto e che lei, onorevole sottosegretario, afferma badano alla tutela della professionalità dei docenti. Io le dico che, in questo momento, i sindacati non hanno tutelato i docenti, esprimendo il consenso a queste norme, ma hanno tutelato le loro tasche. Stanno andando avanti sapendo che non vi sono norme che vincolano la pubblicità degli atti e delle risorse: ai sindacati interessano solo le loro tasche, perché con questo concorso stanno attuando un business spaventoso, che supererà quella miseria che è stata stanziata e a cui lei ha fatto riferimento. Non mi vengano a dire le forze sindacali che hanno sottoscritto questo contratto che non è vero: infatti, abbiamo i volantini che hanno già trasmesso con i pagamenti delle quote per i moduli delle domande che dovranno essere presentate. Abbiamo in mano questi volantini! Non scrivano più sugli organi di stampa, continuando ad illudere i docenti!
Come dicevo, non mi aspetto nulla dai sindacati, ma è dal ministro della pubblica istruzione che mi aspetto la tutela dell'intera classe docente. Questa sì che me l'aspetto, perché è doverosa. Ho capito benissimo, attraverso le norme che sta varando e attraverso la sua stessa assenza di questa sera, che al ministro non interessa se dopo questo concorso verrà messa in discussione la figura del docente e danneggiata la sua credibilità educativo-didattica,
Non è vero che i criteri ai quali lei ha fatto appello sono uguali per tutti, perché vanno a reperire il 20 per cento per ogni singola provincia. Vi sarà il rischio, infatti, che il docente che prenderà parte al concorso in una provincia ed otterrà un punteggio pari a 75 rimarrà fuori, perché non rientrerà nella fascia del 20 per cento. In un'altra provincia si vedrà superare da un docente che magari ha preso un punteggio pari a 40, e quindi notevolmente inferiore al suo, ma che rientrerà nella fascia del 20 per cento. Quindi, non è vero che vi è un criterio uguale per tutti.
E poi, diciamolo chiaramente, onorevole sottosegretario (io spero che il ministro, l'ufficio legislativo, chi è preposto all'effettuazione di questo concorso, legga questi punti attentamente): attribuire 50 punti su 100 alla terza prova, quella definita «lezione simulata», è assolutamente insensato e non tendente ad un'effettiva valutazione del merito e della professionalità. Mi si dovrebbe spiegare, onorevole sottosegretario, chi, dopo dieci anni di insegnamento, non sarebbe in grado di preparare una semplice unità didattica nell'arco di due mesi. Mi si dovrebbe ancora spiegare come possa diventare superabile l'umiliazione che un docente in cattedra da più di dieci anni e che è stato ritenuto meritevole di esserlo, perché nessun controllo lo ha fatto allontanare (eppure la legge vigente prevede questo) dal posto di insegnamento, dovrà subire nel sostenere un'unità didattica di fronte ad allievi i quali il giorno dopo, in caso di esito negativo, potrebbero non accettarlo più come insegnante. Come sarebbe superabile l'umiliazione di dover sostenere la lezione di fronte a colleghi in pensione da qualche anno, magari di discipline assolutamente diverse, magari anche baby pensionati, che con molta probabilità non conosceranno nemmeno le nuove modalità di insegnamento? E non saranno i corsi di formazione a porre rimedio; ormai di questi corsi di formazione ne conosciamo a iosa. Per non parlare dell'umiliazione di un docente il quale, dovendo affrontare la prova in una fase successiva, si ritroverà di fronte ad una commissione composta di docenti assegnatari del trattamento accessorio di 6 milioni passati nella prima fase: anche questo è previsto nel decreto!
Faccio un esempio: e chi decidesse di impostare una lezione, simulata o meno, improntata sulla disobbedienza rispetto all'attuazione di quel famigerato decreto ministeriale che impone dei limiti allo studio della nostra storia, chi intendesse - perché ce ne sono che con coraggio stanno proseguendo, nella loro attività professionale di docenti, a svolgere i curricula in maniera estremamente corretta - impostare la lezione improntandola su questa disobbedienza, come verrebbe valutato dalla commissione? Come si può dire che realmente questo concorso serva a valutare il merito e la professionalità?
Ieri ho lanciato una sfida sulla stampa e il ministro oggi mi ha riprovocata su quella sfida. Io la rilancio e mi dispiace che stasera il ministro non sia presente. La sfida è questa: io sarei nelle condizioni, onorevole sottosegretario, di depositare presso tutti i notai provinciali i nominativi o almeno i criteri in base ai quali sarà designato quel 20 per cento. Glielo dico io: saranno quelli che non hanno mai occupato il loro posto professionale, che da anni non vanno più nella scuola ad insegnare, ma che sono dietro alla lobby sindacale, che frequentano corsi, che ottengono i distacchi più disparati su materie più disparate. Quelli avranno i 25 punti che sono previsti nella griglia di valutazione che è stata definita dal Ministero della pubblica istruzione: è facile individuarli.
So che il mio discorso potrebbe indurre i docenti ad uno scoraggiamento, ma non voglio che succeda questo. Vorrei, invece, che tutta la classe docente, che molto ha dato al nostro paese, partecipasse compatta e con dignità a questo concorso e che non si ricordasse di protestare di fronte a contratti vergognosi, a contratti beffa, e di fronte ai comportamenti del ministro della pubblica istruzione


