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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Taradash n. 2-02159 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 6).
MARCO TARADASH. Signor Presidente, signor sottosegretario, il 13 gennaio scorso il Governo ha approvato definitivamente il decreto legislativo che era stato proposto qualche tempo prima, nel novembre del 1999, dal ministro del tesoro
Amato, per il riassetto della società Sviluppo Italia. Questo riassetto interviene esattamente un anno dopo la nascita di Sviluppo Italia che era stata proposta come holding leggera con due società operative all'interno delle quali sarebbero state ricondotte e liquidate tutta una serie di società (sette): Itainvest, Imprenditoria giovanile (Ig), Insud, Spi, Finagra, Ribs e Ipi che erano state costituite per il rilancio dell'economia meridionale che, con alterne vicende, per lo più sfortunate, non erano state in grado di realizzare.
vorrei sapere se queste cose siano vere e se sia vero che una società, che ha fatto poco o niente nel corso dell'anno, ha però «macinato» questi stipendi e continua a fare questo genere di assunzioni.
agente di promozione dello sviluppo capace di tenersi al di fuori dei giochi clientelari. Purtroppo, all'interno della stessa Sviluppo Italia il gioco clientelare, attraverso le nomine e le funzioni, si è riprodotto e non c'è da sperare che invece all'esterno, in modo immacolato, coloro che sono stati selezionati per via di amicizia di partito possano produrre mercato e concorrenza e, quindi, innovazione, ciò di cui il Mezzogiorno invece avrebbe grande necessità.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica ha facoltà di rispondere.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, con la sua interpellanza urgente n. 2-02159 l'onorevole Taradash pone quesiti in ordine alla società Sviluppo Italia ed in particolare alle sue prospettive di gestione.
I compiti della società sono individuati, in modo più dettagliato, nel promuovere attività produttive, attrarre investimenti, promuovere iniziative occupazionali e nuova imprenditorialità, sviluppare la domanda di innovazione e i sistemi locali di impresa, anche nei settori agricolo, turistico e del commercio, dare supporto alle amministrazioni pubbliche centrali e locali per la programmazione finanziaria, la progettualità dello sviluppo e la consulenza in materia di gestione degli incentivi nazionali e comunitari, con particolare riguardo al Mezzogiorno e alle altre aree depresse del paese.
Le operazioni di riorganizzazione e di riordino sono in fase avanzata e saranno concluse quanto prima con la fusione in un'unica società di quelle preesistenti.
delle aree territoriali e delle attività produttive in grado di generare effetti moltiplicativi.
organismi presenti nel territorio (IG, CISI, Itainvest, Ipi) che confluiranno nelle società costituende.
PRESIDENTE. L'onorevole Taradash ha facoltà di replicare.
MARCO TARADASH. La ringrazio, onorevole sottosegretario, per l'impegno da lei preso. Per quanto riguarda il resto, ho la testa rintronata dalle cifre e dalle innumerevoli attività svolte da Sviluppo Italia. Sono meravigliato e resto inebetito di fronte ad un'azienda che, nell'anno 2000, pensa di poter fare tutte queste cose.
Lei ha confermato che per l'anno passato gli investimenti ereditati da altre società per lo sviluppo del meridione sono stati volti per il 63 per cento al nord ed al centro e solo per il 37 per cento al sud. Questi sono fenomeni singolari della vita economica dello Stato italiano.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Tremilacentosettantatré!
MARCO TARADASH. Ho capito. Penso però che, se continuiamo a ragionare nei termini «io stanzio tanti soldi, faccio tanta occupazione», il meridione non si svilupperà mai e vedo che questa è anche la sua personale convinzione.
L'onorevole Taradash ha facoltà di illustrarla.
Dalla holding leggera si è passati ad una cosa diversa perché si è deciso di incorporare le due società operative, cioè Investire Italia e Progetto Italia, all'interno della holding Sviluppo Italia e quindi di creare una società complessiva che raccoglie le altre e che non è più leggera come era nelle intenzioni del ministro Amato quando era stata data vita alla prima Sviluppo Italia.
Lo stesso ministro Amato ha avuto modo di criticare, anche in Parlamento, la farraginosità dell'organizzazione originaria, spiegando poi le differenze tra i compiti di Sviluppo Italia e del Ministero del tesoro, nonché augurandosi che la sovrapposizione di competenze ed i litigi conseguenti verificatesi nel corso dell'anno venissero meno. Vi è un aspetto singolare in tutta questa vicenda: nonostante le critiche che sono state rivolte dallo stesso ministro a Sviluppo Italia, i dirigenti principali delle varie società sono rimasti al loro posto (il presidente Patrizio Bianchi ed i nuovi amministratori delegati, Carlo Borgomeo e Dario Cossutta, che già avevano ruoli di leadership all'interno della società).
Sviluppo Italia è l'erede, ma non voleva esserlo nella gestione, della Cassa per il Mezzogiorno e di quello che era diventata nel corso degli anni, tradendo le sue funzioni ed anche il suo buon funzionamento iniziale: ci si aspetterebbe che Sviluppo Italia non ripetesse gli errori delle varie aziende di Stato che, nel corso dei decenni, hanno via via macinato decine di migliaia di miliardi per lo sviluppo del Mezzogiorno senza realizzare un bel nulla. Molte erano state le preoccupazioni alla nascita di Sviluppo Italia sul destino di questa nuova holding leggera e devo dire che, nel corso dell'anno, queste preoccupazioni non sono per nulla venute meno, anzi il fatto che si sia proceduto al riassetto le ha moltiplicate. Solo che Sviluppo Italia è una garanzia, se non di sviluppo, sicuramente di sistemazione per moltissimi che per suo tramite riescono a dotarsi di strumenti adeguati, se non operativi, comunque di gestione della propria vita personale.
Le rivolgerò ora, signor sottosegretario, una serie di domande che non hanno un fondamento ufficiale, nel senso che Sviluppo Italia avrebbe dovuto presentare entro il 30 settembre dello scorso anno una relazione al Parlamento, ma non l'ha fatto, per cui tutte le notizie che riguardano l'attività di Sviluppo Italia le ho potute prendere dai giornali: quindi, alcune di queste informazioni saranno imprecise, ma non per colpa mia e neppure per colpa dei giornalisti, bensì per una mancanza gravissima da parte di chi gestendo la società o di chi avendo responsabilità politica e dovendo obbedire ad una legge a questa legge non ha obbedito e non ha presentato la relazione al Parlamento.
Innanzitutto, quanti sono i dipendenti di Sviluppo Italia, vale a dire del complesso delle società che vi fanno capo? Ho letto diverse cifre: si va da una cifra minima di 700 dipendenti ad una massima di 1.092 dipendenti, per cui vorrei sapere quanti siano. Vorrei inoltre conoscere il numero dei dirigenti della società, poiché si legge di 170 dirigenti, con un rapporto, nel caso di 700 dipendenti, che sarebbe singolarmente alto; la media dei relativi stipendi, inoltre, sarebbe pari a circa 200 milioni. Ho letto di nuove recenti nomine relativamente ad un responsabile delle relazioni esterne, che guadagnerebbe più di mezzo miliardo all'anno, e ad un responsabile strategico, che però è uno psichiatra, che guadagnerebbe 300 milioni all'anno. Visto che si tratta di un'azienda pubblica e che, quindi, non violiamo la legge sulla privacy,
Vorrei altresì sapere se sia vero quello che si ricava, in particolare, dalla lettura di un articolo, a firma di Mario Giordano, pubblicato qualche mese fa su Il Giornale, nel quale si legge che le principali operazioni finanziarie condotte da Sviluppo Italia non riguarderebbero affatto la sua funzione di promuovere lo sviluppo meridionale, ma sarebbero state rivolte ad altre aree del paese. Nell'articolo si citavano alcune iniziative: un accordo con la Cina per la costituzione di parchi scientifici in Cina; un investimento nel parco marino Le Navi di Cattolica per promuovere lo sviluppo del turismo nella riviera adriatica; un finanziamento per 80 miliardi alla società Granarolo felsinea, che ha sede a Bologna; un finanziamento di 77 miliardi allo stabilimento «Aia» di Verona; uno stanziamento di 476 miliardi, così ho letto, ma spero sia un errore e si tratti di 4,76 miliardi, per una collaborazione con il Centro biotecnologie avanzate di Genova; il finanziamento di un'indagine che non saprei come definire, forse sociologica, con interviste - tra gli altri - a Caselli e a Wertmuller, denominata Zenit 2000; il finanziamento di un'azienda del settore di arredamenti per uffici, la Synthesis, ex Olivetti Synthesis, che opera nel nord; un intervento di potenziamento per 14 miliardi della società Nuova Campari Spa, settore macellazione delle carni, con sede a San Martino in Rio, in provincia di Reggio Emilia; la rilevazione di un impianto di carpenteria in Sardegna - meno male che c'è stato anche questo -; e l'avviamento di un investimento per 60-70 miliardi - spero siano favole anche queste - per la costruzione di alcuni campi da golf in Sicilia. È vero o non è vero tutto questo? Gradirei saperlo perché è stato scritto sui giornali e non ho letto smentite al riguardo.
La storia di questo anno è stata costellata, tra l'altro, come dicevo prima, di risse interne al gruppo dirigente, che hanno visto l'economista Mariano D'Antonio arrivare alle dimissioni dalla sua funzione di vicepresidente, ma non dal consiglio di amministrazione. Sono state presentate e poi ritirate le dimissioni del consigliere Paolo Savona; erano state minacciate quelle di un altro consigliere, Carlo Callieri; si parla, ancora oggi, di possibili dimissioni dell'amministratore delegato Dario Cossutta e via dicendo. Grandi polemiche interne ed anche polemiche esterne, dunque, condite dalle notizie molto succose, in base alle quali si sapeva che Sviluppo Italia stava per aprire alcuni call center e negozi per la promozione dello sviluppo nel meridione, in via Veneto a Roma, progetti che non sono state realizzati.
A cosa serva una società come questa nessuno l'ha ancora capito, mentre si sa che stanno per essere spesi altri 120 mila miliardi, tra fondi strutturali, fondi di investimento statale e fondi privati nel Mezzogiorno per i prossimi anni. Si teme che società come questa non facciano altro che ripetere la non funzione che hanno avuto le analoghe società di Stato nei decenni passati e che il tutto si traduca in investimenti a pioggia piuttosto che, da una parte, in infrastrutture e, dall'altra, nel potenziamento del libero mercato. Libero mercato che, solo, è stato in grado di garantire ai paesi e alle aree sottosviluppate lo sviluppo, e non mi riferisco al Medio Oriente o all'Estremo Oriente, ma all'Irlanda, al Galles o alla Spagna, attraverso meccanismi molto diversi. Mi riferisco a meccanismi di apertura del mercato del lavoro con liquidazione dei vincoli dirigistici imposti dal padronato sindacale o di abbassamento delle quote di prelievo fiscale, al fine di consentire di avere vantaggi alle imprese che stanno sul mercato, non a quelle che stanno a cuore al sistema politico e a chi lo dirige in un determinato periodo.
Noi abbiamo scelto, voi avete scelto di nuovo, invece, la strada di un filtro centralistico, attraverso il quale deve passare lo sviluppo dell'economia del Mezzogiorno, sperando, come sempre si è sperato, che non si trattasse di filtro, ma di
Queste sono le domande di fondo che sono state poste nell'interpellanza urgente, che è stata sottoscritta da varie decine di parlamentari. Non vorrei che poi alla fine il riflesso fosse quello che oggi ha rilevato uno dei dirigenti che ho citato, Mariano D'Antonio, che, intervistato dal Corriere del Mezzogiorno, intanto dice che è stato commesso un errore creando i lavori socialmente utili - figuriamoci se non condivido questa impostazione -, ma afferma anche che a questo punto c'è un grande malcontento nel sud. Figuriamoci se non condivido questa valutazione: l'avevo detto due anni fa che vi sareste trovati poi con cento mila persone che, con gli ultimi soldi dei lavori socialmente utili, magari sarebbero andate a comprare il kalashnikov in Albania. Mariano D'Antonio dice di raddoppiare loro lo stipendio; non fanno nulla, ma almeno si dà loro assistenza: ora diamo loro 800 mila lire; diamo loro un milione e 600 mila lire.
Alla domanda relativa al fatto che i politici si stanno dividendo sulla questione, Mariano D'Antonio dice sostanzialmente che i politici la devono smettere di «rompere le scatole» (lo ha detto in maniera più elegante; la frase esatta è «i politici, soprattutto quelli degli enti locali, non rompessero l'anima»). Sono assolutamente d'accordo anche su questo: non rompessero l'anima. Ma io non sono il dirigente di un'azienda pubblica. Un dirigente di un'azienda privata può dire «i politici non rompessero l'anima»; un uomo che è stato nominato dal potere politico è bene che parli attraverso le opere e in questo modo metterà a tacere chi deve stare zitto, non certamente con questo linguaggio e nemmeno con quelle proposte.
Al riguardo si deve preliminarmente far presente che l'esperienza applicativa del decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999, recante il riordino degli enti e delle società di promozione e l'istituzione della società Sviluppo Italia, ha evidenziato l'esigenza di procedere ad un intervento correttivo del predetto decreto.
Il nuovo provvedimento, che ha confermato nella sostanza gli scopi della società, è stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri nella seduta del 26 novembre 1999 e successivamente è stato inviato alle Camere per il prescritto parere. La Commissione parlamentare consultiva in ordine all'attuazione della riforma amministrativa ai sensi della legge 15 marzo 1997, n. 59, nella seduta dell'11 gennaio 2000 ha espresso parere favorevole, con poche ed utili modifiche per migliorare ed accelerare il riassetto societario nell'ambito di Sviluppo Italia e per accentuare l'impegno di quest'ultima soprattutto ed effettivamente nel Mezzogiorno.
Dopo il prescritto vaglio parlamentare il decreto è stato definitivamente approvato nella seduta del Consiglio dei ministri del 3 gennaio 2000. Con il suddetto provvedimento Sviluppo Italia non assume più funzioni di mero coordinamento e controllo proprie di una holding, ma assolve compiti direttamente operativi, in via autonoma, come previsto per le società per azioni.
Il nuovo testo chiarisce con maggiore precisione, rimediando ad una lacuna che ha impedito l'instaurazione di legami più profondi tra Sviluppo Italia e le pubbliche amministrazioni nel corso dei primi mesi di attività della società, che queste ultime possono affidare a Sviluppo Italia anche attività strumentali al perseguimento di finalità pubbliche, strettamente collegate alle funzioni proprie di tali amministrazioni, come ad esempio la quantificazione dei bisogni, l'individuazione degli obiettivi di sviluppo prioritari, la valutazione dei progetti, la ripartizione delle risorse ed altre.
Per quanto riguarda i rapporti tra la società ed il dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione, si precisa che la ripartizione delle competenze è stata definita, sin dall'istituzione del dipartimento, ed ulteriormente chiarita con la costituzione della società. In particolare le attività di Sviluppo Italia si raccolgono intorno a due aree operative: la prima, a supporto dello sviluppo locale con la promozione e l'attrazione degli investimenti, lo sviluppo della domanda di innovazione e la promozione di una nuova imprenditorialità; l'altra, impegnata in attività di merchant banking e di finanza per lo sviluppo produttivo locale.
Compito del dipartimento nell'attività di sviluppo locale è offrire strumenti di promozione, non aggregare iniziative locali. Il dipartimento non assiste i soggetti locali che, intravista la possibilità di usare un dato strumento, debbono avviare un dialogo tra loro per individuare con precisione la natura e la misura dell'interesse comune che investe il compito di società come Sviluppo Italia.
Nell'attuazione dei propri compiti, Sviluppo Italia opera in stretto raccordo con il dipartimento. In questo ambito è stata siglata una convenzione con il Ministero del tesoro per la realizzazione, da parte della società, di un'azione volta alla promozione dei sistemi locali di impresa, con specifica attenzione ai patti territoriali ed ai contratti d'area esistenti. Iniziative analoghe verranno predisposte per l'intervento nell'area della ricerca e innovazione e per l'attività di marketing territoriale.
Si precisa altresì che, con direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 3 dicembre 1999, è stato stabilito che il ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica adotti «le iniziative necessarie al fine di introdurre nello statuto della società Sviluppo Italia Spa una clausola in forza della quale alle riunioni del consiglio di amministrazione è invitato il capo del dipartimento per le politiche di sviluppo e di coesione o un suo rappresentante, tutte le volte che vi siano questioni di interesse del medesimo dipartimento».
Un'ulteriore scelta in materia di coordinamento è rappresentata dalla decisione assunta dal CIPE che, con delibera n. 215 del 21 dicembre 1999, in corso di registrazione, ha dato mandato alle sue commissioni II e III di definire, «sentita la società Sviluppo Italia Spa, modalità e criteri per l'attività delle società ai fini di ulteriori determinazioni degli organi competenti».
Per quanto concerne le attività svolte nel primo anno, Sviluppo Italia ha operato, con le inevitabili difficoltà di una complessa fase di avvio, per raggiungere i principali obiettivi ad essa affidati: da una parte, razionalizzare e qualificare le attività delle diverse società di promozione senza interromperne l'operatività; dall'altra, procedere rapidamente al loro riassetto.
Dal punto di vista operativo, è stato dato grande impulso alla verifica della «domanda di servizi» da parte delle amministrazioni centrali e periferiche, che resta compito fondamentale della società.
Sono stati avviati, inoltre, numerosi confronti con le amministrazioni centrali (agricoltura, pari opportunità, industria e ricerca scientifica) per mettere a punto rapporti di convenzione che consentano alle amministrazioni stesse di utilizzare Sviluppo Italia per funzioni di progettazione, monitoraggio, assistenza tecnica. In questo quadro particolare rilevanza ha assunto la convenzione stipulata con il Ministero del tesoro per la verifica dei patti territoriali.
Sono stati anche avviati rapporti con le regioni, soprattutto quelle comprese nell'obiettivo 1; è stata infatti firmata una convenzione con la regione Campania con la fornitura di servizi in materia di promozione, di accompagnamento alla progettazione e di realizzazione degli interventi di programmazione negoziata, mentre sono allo studio programmi di investimenti turistici in Sicilia e Sardegna.
Sono altresì in fase di avanzata istruttoria ipotesi di investimento, nelle regioni meridionali, di operatori internazionali; sono in corso di progettazione iniziative di promozione e di investimenti nei settori avanzati con università e grandi imprese.
Intanto è continuata l'attività delle società, pur con le modifiche connesse al piano di riordino.
Gli investimenti attivati nel corso del 1999, ma decisi dalle diverse società del gruppo (Itainvest, SPI, Ribs, Finagra) nel periodo precedente la costituzione di Sviluppo Italia Spa, ammontano complessivamente ad oltre 593 miliardi di lire: il dato è relativo alle partecipazioni ed alle quote di finanziamento pubblico direttamente mobilitate che produrranno a regime circa 2.000 addetti.
L'impegno diretto delle società del gruppo, riferibile a forme diverse di intervento (partecipazione al capitale sociale, contributi in conto capitale, finanziamenti agevolati, attività di assistenza), ammonta a 303 miliardi di lire ed è attribuibile, per il 37 per cento, ad interventi nel Mezzogiorno e, per il 63 per cento, ad interventi in aree del centro nord.
La quota più significativa di tali interventi è, infatti, rappresentata dagli impegni della Spi per interventi nelle aree di crisi siderurgica del centro-Italia. Nel corso del 1999 c'è stata una netta inversione di tendenza. Se si considerano gli impegni programmati per nuove iniziative già deliberate e che andranno in attuazione il prossimo anno, si nota che, a fronte di 665 miliardi di lire di impegni per investimenti complessivamente attivati, pari a 1.045 miliardi, il 79 per cento degli interventi si sposta al sud, con una previsione di 3.173 nuovi addetti e solo il 21 per cento rimane nell'area del centro-nord, con una previsione di 844 addetti.
L'asse degli interventi vede, quindi, un forte incremento dell'impegno a favore del Mezzogiorno ed in particolare conferma l'interesse a sostenere settori industriali di innovazione tecnologica e soprattutto di servizi (ambiente, turismo, informatica, formazione manageriale) per quanto riguarda l'attività Itainvest.
Gli interventi della Ribs, prevalentemente connessi ad aiuti di Stato per il settore agricolo, vanno dall'ortofrutta alla zootecnia, al lattiero-caseario, dal florovivaismo alla vitivinicoltura. Particolare rilievo ha in tale contesto il programma relativo alla riqualificazione della logistica e dei trasporti dei prodotti agroalimentari nel Mezzogiorno, che sarà prossimamente sottoposto all'esame del CIPE. Gli interventi della Spi prevedono attività di produzione industriale ampiamente diversificate.
I dati richiamati evidenziano un'attività finanziaria in sviluppo, con una crescente focalizzazione sugli obiettivi di sostegno alle aree in deficit di sviluppo, con un contributo efficace alla realizzazione ed alla finalizzazione degli interventi pubblici e con una crescente attenzione alla selezione
In relazione alle proposte di investimento, si precisa che attualmente sono in istruttoria 56 proposte.
Più specificatamente, gli interventi a sostegno della nuova imprenditorialità gestiti dalla IG hanno visto confermati i tradizionali dati di sviluppo tendenziale della domanda, ottenendo miglioramenti della performance in termini di tasso di approvazione e di finanziamento delle iniziative, realizzando un impatto occupazionale complessivo di oltre 7 mila unità.
Grazie alla legge n. 95 del 1995, sono stati presentati nell'anno 271 progetti e ne sono stati approvati 79; le imprese finanziate sono state 70 e 54 quelle operativamente avviate. Nel settore delle imprese dei servizi (turismo, ambiente e beni culturali, innovazione tecnologica), agevolate con la legge n. 236 del 1993, si è registrato un incremento dei progetti presentati nell'anno pari a 128 e sono state finanziate dodici nuove iniziative, mentre sei sono state operativamente avviate.
È inoltre proseguito e si è consolidato il successo del «prestito d'onore» (legge n. 608 del 1996 per il finanziamento delle iniziative di lavoro autonomo individuale) con 12 mila domande presentate, 4.268 iniziative avviate; la diffusione capillare dell'intervento ha continuato a produrre effetti rilevanti di diffusione della cultura di impresa nelle aree più difficili del Mezzogiorno ed ha generato una rilevante attività di formazione (5 mila utenti coinvolti) e di sensibilizzazione alla propensione all'autoimpiego.
La gestione degli strumenti di creazione di impresa ha consolidato anche una rete di servizi, diffusa ormai in tutte le regioni del Mezzogiorno, con l'attività di strutture territoriali dedicate, che interessano dai servizi di accompagnamento a quelli di formazione e di tutoraggio, producendo metodologie e modelli di intervento trasferibili, oggetto di positiva valutazione da parte degli organismi tecnici dell'Unione europea ed in grado di attivare, direttamente o indirettamente, un ampio filone di progetti finanziati con fondi comunitari, recepiti anche come linee di intervento per la prossima programmazione 2000-2006.
Particolarmente significativa è, poi, l'attività di sostegno al settore turistico realizzata dalla Insud. È proseguito il programma di acquisizione e valorizzazione di strutture alberghiere di pregio, realizzate in dimore storiche; entro il 2000 le strutture operative saranno 25. Sono in corso di attuazione iniziative di portualità turistica a Capri e a Palermo; ulteriori interventi sono in corso di avanzata definizione in Sardegna e in Campania. Sono, inoltre, in progettazione numerosi interventi territoriali di sviluppo del settore turistico in aree a rilevante potenziale di attrazione turistica in Campania, Sardegna, Puglia e Sicilia, essenzialmente centrati sul turismo di beni culturali e sul turismo congressuale.
Si segnala, infine, l'attività realizzata dall'Ipi, rivolta allo sviluppo del territorio: metodologie per l'attivazione dello sportello unico per le imprese; basi dati e sistema informativo sui fattori di localizzazione finalizzati alle attività di marketing territoriale; analisi socio-economica relativa alle aree interessate dai patti territoriali. L'attività è stata anche rivolta al supporto tecnico al Ministero dell'industria, per gli interventi connessi ai regimi di aiuto alle imprese (in particolare, ai sensi della legge n. 488 del 1992 e della legge n. 341 del 1995) nonché all'assistenza tecnica al Ministero dell'industria per il piano operativo «Industria, servizi ed artigianato» 1994-99 e per i diversi programmi di iniziativa comunitaria. L'attività dell'Ipi si è rivolta, infine, al supporto alle attività del Ministero dell'industria per il programma operativo nazionale «Sviluppo imprenditoriale locale» e per il programma multiregionale «Energia Mezzogiorno», per la programmazione 2000-2006.
Nel corso del 2000, Sviluppo Italia promuoverà, tra l'altro, la costituzione di società regionali per una necessaria articolazione territoriale delle attività e per un effettivo coordinamento dei diversi
Per quanto riguarda la presentazione annuale, da parte di Sviluppo Italia, a decorrere dal 30 settembre 1999, del rapporto sul proprio assetto organizzativo, nonché sull'attività svolta, con l'indicazione delle iniziative assunte, dei progetti realizzati, nonché dei risultati raggiunti, ai sensi dell'articolo 4 del citato decreto legislativo n. 1 del 1999, si fa presente che lo stesso è stato inviato da Sviluppo Italia alla Presidenza del Consiglio in data 21 ottobre 1999 ed è in corso di pubblicazione.
In ordine al quesito concernente le proposte di finanziamento di Sviluppo Italia e la previsione di stanziamenti a favore della società, si precisa che alla società «Sviluppo Italia» sono state assegnate, dalla sua costituzione, le sottoindicate risorse: lire 35 miliardi con delibera CIPE n. 1 del 22 gennaio 1999, per la costituzione del capitale sociale iniziale; lire 5,5 miliardi con delibera CIPE n. 72 del 14 maggio 1999, finalizzati al finanziamento di un primo programma operativo, relativo all'esercizio 1999, in materia di informazione e animazione di iniziative di sviluppo locale, con particolare riferimento ai patti territoriali; lire 9,5 miliardi con delibera CIPE del 21 dicembre 1999, in corso di registrazione alla Corte dei conti, per le attività relative ad una serie di specifici programmi di promozione imprenditoriale.
Le citate risorse sono state assegnate dal CIPE a valere sull'accantonamento di lire 50 miliardi per la promozione imprenditoriale delle aree depresse di cui all'articolo 1, comma 5, della legge n. 208 del 1998, che risulta pertanto esaurito.
Altri finanziamenti potrebbero essere destinati dal CIPE a Sviluppo Italia - come previsto dall'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo n. 1 del 9 gennaio 1999 - a valere sulle risorse di cui alla legge n. 208 del 1998, come rifinanziata dalla Tabella D della legge n. 488 del 1999 (legge finanziaria 2000), che ammontano a lire 2 mila miliardi per il 2000 e a lire 5 mila miliardi per ciascuno degli anni 2001 e 2002.
In tale quadro si prevede, al termine dell'esame dei programmi di Sviluppo Italia che sarà compiuto dalle commissioni seconda e terza del CIPE, la stipula di apposite convenzioni tra il dipartimento per le politiche di sviluppo del Ministero del tesoro e la società Sviluppo Italia al fine di garantire l'accompagnamento delle iniziative ritenute meritevoli di interesse. Si ricorda, infine, che la riorganizzazione di Sviluppo Italia, fin qui illustrata in funzione della promozione e dell'accompagnamento e non più dell'intervento diretto, appare in linea con le politiche di privatizzazione perseguite dal Governo.
Onorevole Taradash, mi rendo conto di non aver risposto ad alcune delle domande da lei poste, in particolare a quelle poste seduta stante: mi riservo di inviarle una risposta scritta soprattutto per quanto riguarda il numero dei dipendenti e l'ammontare delle retribuzioni.
Credo che voi stiate ripetendo un grave errore, proprio di un sistema consociativo e partitocratico. Non a caso la società Sviluppo Italia è stata voluta, in particolare, dagli onorevoli Bertinotti e Cossutta: l'uno l'ha ereditata dall'altro per garantire la maggioranza al Governo. Forse al Governo vi era qualche esponente più liberalizzatore rispetto a Bertinotti o Cossutta. Fatto sta che noi ci ritroviamo sul groppone questa società chiamata a svolgere tutte queste cose straordinarie e che finanzia molteplici attività concernenti l'intero settore dell'economia italiana.
Poi ci ha detto che nel futuro il 79 per cento invece andrà al meridione. Non ho sentito bene il numero degli addetti che saranno creati nel meridione attraverso questo 79 per cento; ho sentito che sono 844...
Dovremmo capire se un'azienda di Stato ha un ruolo e darle quel ruolo, perché le aziende di mercato non lo svolgono. Naturalmente, invece, parte del tipo di operazioni che sono richieste a Sviluppo Italia non dovrebbero essere proprio fatte. I finanziamenti diretti alle aziende, la selezione delle aziende per dar loro la possibilità di immettersi sul mercato non dovrebbero proprio essere realizzate, perché fanno parte di un meccanismo che ha portato alla rovina il Mezzogiorno: ha trasferito moltissimi denari al nord e ai delinquenti ed ha lasciato invece il Mezzogiorno in stato di miseria, spesso economica, ma soprattutto civile.
Invece, viene ripetuto questo meccanismo. Leggo che il presidente di questa società, Bianchi, intervistato sull'Unità, dichiara: «No, io resto al mio posto, non mollerò mai la poltrona, ma mica perché voglio la poltrona, no, perché penso a quel giovane in quel laboratorio di Catania che aspetta da me di avere...». Ma insomma, queste cose dovremmo lasciarle ad un passato da seppellire! Cerchiamo di riuscirci, ma mi pare invece che non ci riusciamo. Non ci riuscite voi ora che siete al Governo, chissà se mai ci riuscirà qualcun altro; certamente, non ci riusciamo.
Questa disgraziata Sviluppo Italia, nonostante tutti i suoi riassetti, farà la fine che hanno fatto nella storia tutte le precedenti aziende di Stato, che non avrebbero dovuto esistere, che avrebbero dovuto lasciare i valorosi dirigenti alle loro università o alle loro aziende private per arricchire il paese e che invece hanno consentito di arricchire quegli stessi dirigenti, ma non il paese. È una disgrazia questa Sviluppo Italia! Leggo che il Governo si fa carico della disgrazia non soltanto con i finanziamenti ma anche con gli omissis. È stata consegnata al Governo una relazione il 21 ottobre; certo, capisco che anche il Poligrafico è di Stato e quindi comprendo come non si sia riusciti a pubblicare la relazione dal 21 ottobre al 31 dicembre. Sono costernato di questa inefficienza, ma essa è la riprova che sarebbe meglio mettere la parola fine a tutta questa «ammuina», a questo continuo andare da poppa a prua, da una società ad un'altra, cambiando nome, riassettandole, creando la holding, e poi ci si accorgerà che la holding era troppo «leggera», che «sì, la volevamo leggera, ma ci siamo accorti che ci serve la 'roba' pesante», ma l'anno prossimo lei o chi per lei verrà a dirci: «abbiamo visto che la roba pesante era una ripetizione del passato e quindi non va bene. Quindi, il presidente Bianchi lo abbiamo nominato iper o super presidente, Dario Cossutta è amministratore delegato a destra» - anzi, a sinistra... - «quell'altro dall'altra parte». I giovani di cui si occupa intanto sono diventati vecchi, ma la realtà non cambia.
Auguri per il suo lavoro, signor sottosegretario! È la prima volta che lei risponde ad una mia interpellanza; ho avuto questa fortuna, ma forse lei presto avrà invece la sfortuna di dover rispondere ad altre interpellanze, perché certamente questa «polpa» così grassa non intendo smettere di morderla.


