(Sezione 6 - Prospettive di gestione della società «Sviluppo Italia»)
F)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, per sapere - premesso che:
nel corso della seduta del Consiglio dei ministri di venerdì 26 novembre 1999, su proposta del Ministro del tesoro, è stato approvato il decreto legislativo di riassetto della holding Sviluppo Italia, costituita nel gennaio 1999 con lo scopo di rilanciare l'economia nel meridione d'Italia e di creare una struttura in cui far confluire gli enti e le società superstiti dell'intervento straordinario nel mezzogiorno ed a cui affidare moderni e innovativi compiti;
l'istituzione di Sviluppo Italia, contrastata sia in relazione alle prospettate politiche di privatizzazione sia in riferimento al fatto che con la riedizione di un organismo che agisse in nome e per conto dello Stato si postulava il pericolo che si riproponesse un'esperienza che si era dimostrata fallimentare ai fini del rilancio economico ed occupazionale del Mezzogiorno, venne sostenuta sulla base della novità costituita dall'idea di una holding leggera, con due società operative, che doveva coordinare ma non gestire;
il disegno originario prevedeva la costituzione di una holding, Sviluppo Italia appunto, dalla quale dipendevano due società operative: Investire Italia, per la finanza, guidata da Dario Cossutta, e Progetto Italia, per il territorio, guidata da Carlo Borgomeo. Proprio in tali società
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avrebbero dovuto confluire sette società, Itainvest, Ig, Insud, Spi, Finagra, Ribs, Ipi, che erano state costituite per il rilancio dell'economia meridionale;
il progetto di riorganizzazione, inserito nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 26 novembre 1999, prevede l'incorporazione delle due società operative, Investire Italia e Progetto Italia, con l'obiettivo di snellire la struttura, nella holding per trasformarle in due rami di attività affidate alla direzione di due amministratori delegati che coincideranno con gli attuali amministratori unici di Investire Italia e Progetto Italia;
il Ministro del tesoro, di fronte alle manifestate perplessità di una riorganizzazione dell'assetto di Sviluppo Italia dopo pochi mesi dalla sua nascita, ha rilevato che «l'esigenza di riorganizzazione della società deriva dalla constatazione della farraginosità della sua organizzazione originaria» e che «i compiti di Sviluppo Italia sono differenti rispetto a quelli di competenza del dipartimento per lo sviluppo del ministero del tesoro, spettando a quest'ultimo, infatti, stipulare i contratti, mentre alla prima l'attività di promozione della programmazione territoriale di identificazione delle prospettive di sviluppo dei singoli territori, di collaborazione con gli enti locali, al fine di stabilire quale può essere l'apporto di questi ultimi nonché la concreta gestione dei singoli patti» (Bollettino delle giunte e commissioni, resoconto sommario, Commissione bilancio, tesoro e programmazione, 23 novembre 1999). Nella stessa sede, il Ministro ha inoltre sottolineato che l'operazione porterà ad un risparmio sul Consiglio di amministrazione e sul personale «che non supererà le 400 unità», contro i 700 dipendenti attuali;
ai sensi della legge istitutiva, il presidente della holding avrebbe dovuto presentare entro il 30 settembre di ogni anno una relazione al Parlamento sull'attività svolta ma questa non è ancora stata trasmessa alle Camere;
le attività svolte da Sviluppo Italia, ed i relativi finanziamenti, dal momento della sua costituzione, risulterebbero consistere in:
a) un accordo con il Thtitde (Torch high technology industry development center) per la costituzione di parchi scientifici in Cina, concluso in novembre;
b) un investimento nel parco marino «Le Navi di Cattolica» per promuovere lo sviluppo del turismo nella riviera adriatica, in agosto;
c) un finanziamento per 80 miliardi di lire alla società Granarolo felsinea, che ha sede a Bologna, in giugno;
d) un finanziamento di 77 miliardi di lire allo stabilimento «Aia» di San Martino Buonalbergo, a Verona, in ottobre;
e) stanziamenti pari a 476 miliardi di lire per la collaborazione con il Centro biotecnologie avanzate di Genova;
f) il finanziamento di un'indagine denominata «Zenit 2000»;
g) il finanziamento di un'azienda del settore di arredamenti per uffici, operante nel nord d'Italia, la Synthesis, ex Olivetti Synthesis;
h) un intervento di potenziamento per 14 miliardi della società «Nuova Campari spa», settore macellazione delle carni, con sede a San Martino in Rio, in provincia di Reggio Emilia;
i) la rilevazione di un impianto di carpenteria in Sardegna per 36 miliardi;
j) l'avviamento di un investimento per 60-70 miliardi per la costruzione di 13 o 14 campi da golf in Sicilia;
il 18 novembre 1999, il vice presidente di Sviluppo Italia, l'economista Mariano D'Antonio, si è dimesso dalla carica, pur mantenendo quello di componente del consiglio di amministrazione, motivando la sua decisione sulla base di tre ordini di ragioni: «Primo, il profondo disagio sui metodi malfermi di gestione della società. Secondo, i rapporti confusi tenuti con gli organi sindacali delle società confluite in
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Sviluppo Italia. Terzo, i gravi difetti di comunicazione che ne pregiudicano la reputazione e l'immagine.»;
nonostante non sia stata ancora presentata la prevista relazione al Parlamento sull'attività svolta e non sia ancora iniziato il dibattito presso la Commissione bicamerale per la riforma amministrativa, il 30 novembre 1999 si è svolto un incontro presieduto dal Vice presidente del consiglio, Sergio Mattarella, il Ministro del tesoro, Giuliano Amato, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Franco Bassanini, ed i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil sul futuro di Sviluppo Italia e sulla politica del Governo per il Mezzogiorno;
i rappresentanti sindacali hanno quindi riferito di aver sollecitato il Governo ad ampliare i campi di intervento di Sviluppo Italia nel Mezzogiorno, «perché la società possa intervenire ed aiutare concretamente i distretti industriali che si trovano in difficoltà produttive». Dunque non solo iniziative legate ai settori nuovi della ricerca e della tecnologia;
quanto agli esuberi annunciati dal Ministro del tesoro i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno precisato che «non ci saranno esuberi finché la società non presenterà il piano di impresa. Gli esuberi di cui lo stesso Amato ha parlato sono una cosa infondata»;
i sindacati, nel corso dell'incontro, hanno inoltre proposto al Governo di varare un «piano di azione per il Mezzogiorno», individuando interventi e risorse da mettere in campo nel 2000 per favorire lo sviluppo e l'occupazione delle aree più depresse del Paese, nonché di adottare un'azione straordinaria per il sud d'Italia per incrementare sviluppo ed occupazione in tempi rapidi;
il presidente dell'Unione industriali con delega di Confindustria per il Mezzogiorno, il dottor Antonio D'Amato, con una nota del 2 dicembre 1999, ha definito «paradossale la vicenda di Sviluppo Italia», che «dimostra la vaghezza della politica del Governo in tema di Mezzogiorno» tanto che si rischia di disperdere in investimenti a pioggia gran parte dei 120 mila miliardi che, tra fondi strutturali, cofinanziamenti, risorse pubbliche e private potranno essere investiti nei prossimi anni nel Mezzogiorno;
l'emendamento Cherchi-Sales (Ds) al disegno di legge finanziaria, ha previsto l'assegnazione di 1200 miliardi a Sviluppo Italia -:
quali siano state le attività svolte, gli investimenti previsti e le somme corrisposte da Sviluppo Italia dal momento della sua costituzione e quali siano i motivi per i quali non è stata presentata la prevista relazione al Parlamento sull'attività svolta mentre si è proceduto ad intavolare una trattativa col sindacato, unico interlocutore informato dell'attività di Sviluppo Italia;
se non ritengano opportuno verificare la legittimità delle decisioni di investimento e di finanziamento finora adottate da Sviluppo Italia e dalle due società operative, in rapporto alle finalità statutarie e ai criteri di economicità, pubblicità e trasparenza vigenti;
quali siano gli intendimenti del Governo in ordine alle proposte di finanziamento di Sviluppo Italia e se siano previsti stanziamenti a favore della società;
quali siano i differenti ambiti di competenza tra Sviluppo Italia, dopo la riorganizzazione, e il Dipartimento per lo sviluppo del ministero del tesoro e con quali meccanismi sia previsto il coordinamento delle relative attività per evitare eventuali duplicazioni;
quali siano le motivazioni poste alla base della scelta di riorganizzare Sviluppo Italia anziché procedere al suo scioglimento, considerando il pericolo che una struttura inefficiente possa disperdere le risorse per il rilancio del Mezzogiorno e ritardarne o addirittura impedirne la realizzazione, provocando gravissime conseguenze economiche e sociali;
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se non ritengano che lo schema seguito nella riorganizzazione contrasti con la originaria natura di holding leggera di Sviluppo Italia e, soprattutto, con le politiche di privatizzazione perseguite dal Governo.
(2-02159)
«Taradash, Alborghetti, Anedda, Armaroli, Becchetti, Bergamo, Bicocchi, Bosco, Buontempo, Calderisi, Calzavara, Collavini, Del Barone, Dalla Rosa, Dell'Utri, Errigo, Fei, Filocamo, Fino, Foti, Fragalà, Frau, Giannattasio, Giovine, Giuliano, Landi di Chiavenna, Landolfi, Liotta, Malgieri, Mantovano, Manzoni, Marinacci, Marotta, Marras, Marzano, Matranga, Mitolo, Niccolini, Orlando, Ozza, Giovanni Pace, Paolone, Piva, Proietti, Radice, Riccio, Rivolta, Rossetto, Rosso, Russo, Savelli, Scaltritti, Selva, Stradella, Tatarella, Trantino, Tringali, Urso, Zacchera».
(11 gennaio 2000)