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PRESIDENTE. Passiamo alla interpellanza Vito n. 2-02118 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
VINCENZO BIANCHI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'interpellanza urgente da me sottoscritta, assieme ai colleghi Vito, Conte, Zaccheo e Burani Procaccini del Polo per le libertà, è stata presentata fin dal 3 dicembre del 1999. Mentre affrontiamo il dramma umano rappresentato dalla situazione di oltre mille famiglie che alla fine di febbraio perderanno la loro unica fonte di reddito a causa della chiusura della Goodyear, mi pervade un forte senso di disagio. Il mio pensiero va a quelle decine di operai che da cinquanta giorni sono incatenati ai cancelli dello stesso stabilimento!
iscritti alle liste di collocamento, con gravissime difficoltà sociali per il riassorbimento degli ex lavoratori.
manca persino la comunicazione di preavviso di cessazione di attività che la società non ha neppure ritenuto di dover fornire.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato ha facoltà di rispondere.
GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio
e l'artigianato. Signor Presidente, la questione Goodyear, anche per le problematiche più ampie che evoca, è certamente molto significativa e si presta ad una riflessione pacata perché è molto complessa e, quindi, non si presta ad utilizzi strumentali. Proverò a muovermi sul filo di questa impostazione, cercando di fornire alcune informazioni, in parte già riprese nell'illustrazione dell'interpellanza da parte del collega Vincenzo Bianchi, e illustrando le iniziative del Governo, nel ricostruire un quadro di riferimento dei possibili interventi in casi simili.
novembre 1999, quindi pochi giorni dopo l'invio delle lettere di mobilità, il Ministero ha convocato le parti, registrando la volontà della società di confermare la decisione della cessazione dell'attività dello stabilimento di Cisterna. In quella occasione il Ministero ha chiesto con forza - vi è un comunicato molto preciso e puntuale del ministro: si trattava del precedente Governo - all'azienda di riconsiderare la decisione presa per poter avviare un confronto su un piano industriale che permettesse il mantenimento dell'attività produttiva.
VINCENZO BIANCHI. Mal comune, mezzo gaudio!
GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato. Il problema si presenta particolarmente complesso e al momento non posso che ribadire, anche in questa sede, il giudizio fortemente negativo del Governo sulla decisione della Goodyear, soprattutto in presenza di una nuova disponibilità delle organizzazioni sindacali ad affrontare il problema della struttura dei costi e della produttività dello stabilimento di Latina per adeguarlo agli altri stabilimenti europei del gruppo.
procederemo al ricalcolo delle agevolazioni spettanti con l'eventuale recupero degli importi erogati a titolo di anticipazione sulle somme già impegnate.
di convenienza. È un tema aperto e molto complesso (come ha dichiarato lo stesso ministro nel corso di quella trasmissione che è stata qui richiamata), che non solo riguarda il nostro paese ma che è oggetto di dibattito mondiale.
PRESIDENTE. L'onorevole Vincenzo Bianchi, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di replicare.
VINCENZO BIANCHI. Signor sottosegretario, la prima parte della sua risposta fotografa lo stato antecedente all'attuale momento di crisi drammatica e non ci dice nulla di nuovo. Il sottosegretario ha fatto riferimento all'incontro del 13 gennaio 2000 con la Goodyear europea e italiana; mi sia consentito di dire, replicando a quanto sostenuto dal rappresentante del Governo (ovvero, nulla), che io ed i miei colleghi del gruppo di Forza Italia siamo totalmente insoddisfatti delle motivazioni addotte. Non voglio credere che il Governo non abbia la volontà politica o la forza per coinvolgere, ad esempio, l'intera industria dell'automobile che, non va dimenticato, ha ricevuto sistematicamente da questo esecutivo concessioni di benefici quali la rottamazione. Ci vuole, allora, un po' di fantasia!
gli strumenti a nostra disposizione per incalzare il Governo, non per fare demagogia. Sono vicino, insieme ai miei colleghi, a quegli operai da cinquantacinque giorni.
L'onorevole Vincenzo Bianchi, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.
Dicevo che sono trascorsi più di due mesi dall'annuncio fatto dalla Goodyear di chiudere lo stabilimento di Cisterna di Latina: tanti, infatti, sono stati i giorni necessari al nostro Governo per interessarsi e per prendere coscienza di una problematica che coinvolge il destino di oltre mille famiglie, di 560 operai e di quasi altrettante persone impiegate nell'indotto di un'azienda, che assieme ad altre, dagli anni sessanta ha concorso a fare la storia della città di Cisterna di Latina e dell'intera provincia pontina. L'intensa pressione industriale registrata dal dopoguerra agli anni sessanta ha prodotto in provincia di Latina la crescita di un poderoso polo industriale, tra i più importanti d'Italia!
All'indomani della cessazione dei benefici legati alla Cassa del Mezzogiorno, le grandi industrie - in primo luogo le grandi multinazionali - hanno iniziato una progressiva smobilitazione che sta lasciando sul terreno migliaia di disoccupati in un territorio che, su quasi 500 mila abitanti, oggi conta ben 80 mila
In tale tragico contesto, il panorama si arricchisce di giorno in giorno di nuovi scheletri industriali di difficile riutilizzazione e costosissimo recupero o riconversione: San Pellegrino, Acqua Claudia, Chiorda-Bianchi, Deter Go, Locatelli, Rossi sud e tanti altri nomi che non sto qui ad elencare rappresentano una lista nera alla quale non vorremmo aggiungere oggi la Goodyear e domani la Cirio di Sezze che, non più di qualche giorno fa, ha dichiarato la possibile, anzi la certa chiusura entro la fine di questo mese. Di fatto, signor sottosegretario, la cessazione del funzionamento di un grande stabilimento come la Goodyear, se permessa in maniera indolore, per i pericolosi effetti psicologici e di trascinamento, tocca tutti direttamente e condanna ancor più ad un lungo periodo di drammatica crisi una vastissima area del Lazio meridionale.
A fronte di tale acclarata e prevedibile situazione, il Governo attuale, così come i precedenti, ha brillato per la sua completa assenza, non ha inteso assumere alcuna iniziativa né varare misure adeguate e tamponare tale tragico trend.
Già nel 1998, durante la discussione della legge finanziaria, si è rilevata l'inadeguatezza di provvedimenti o misure predisposte per le aree-cuscinetto, come nel caso di Latina, ovvero per le zone confinanti e quindi a diretto contatto con i territori compresi nell'obiettivo 1, misure che, come da noi previsto e detto, non si sono rivelate sufficienti a garantire la permanenza delle industrie sul territorio e ancor meno ad attirare nuovi investimenti, irresistibilmente attratti dalle agevolazioni e dai finanziamenti che avrebbero potuto trovare spostandosi solo di poche decine di chilometri verso sud, al di là del fiume Garigliano, scatenando una deleteria guerra tra poveri dello stesso territorio.
Quest'anno, non possono certo registrarsi dei miglioramenti laddove, con una situazione certamente peggiorata rispetto agli anni scorsi, il Governo e la maggioranza che lo sostiene, nella discussione della legge finanziaria, ha respinto in quest'aula l'emendamento del Polo mirante a far inserire le province di Latina e di Frosinone tra le aree depresse. Questo è avvenuto malgrado tutto e tutti gli indicatori economici di natura pubblica e privata indichino ed attestino l'effettivo stato di crisi economica, di deindustrializzazione, di forte disoccupazione e di disagio sociale del territorio in questione. Non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un territorio che nel 2000 non ha alcun collegamento con l'autostrada del Sole, è carente di infrastrutture portuali e aeroportuali.
Il de minimis ottenuto nella recente legge finanziaria con la possibilità di avere tre milioni di credito di imposta per ogni nuova assunzione è da considerarsi un mero palliativo, una ulteriore misura di scarso rilievo per chi vorrà fare impresa. Paradossali tra l'altro sono state le motivazioni addotte per il mancato accoglimento della nostra richiesta che, secondo il rappresentante dell'esecutivo, il sottosegretario Macciotta, non hanno potuto trovare il giusto spazio in quanto la regione Lazio, anch'essa a guida dell'Ulivo (e vale la pena di ricordarlo), in sede di trattativa con l'Unione europea non ha saputo determinare le condizioni necessarie affinché anche alle province di Latina e di Frosinone venissero estesi i benefici legati alle aree depresse.
La chiusura della Goodyear rappresenta un fatto grave, un ulteriore indicatore di disagio economico e sociale in un territorio che la regione e il Governo non possono colpevolmente continuare ad ignorare. Finanche la chiesa pontina, con il vescovo monsignor Giuseppe Petrocchi, è scesa in campo a fianco del prefetto, delle istituzioni locali e a favore di una mobilitazione che assume caratteri di portata nazionale anche perché la decisione della dirigenza della multinazionale americana di chiudere l'attività dello stabilimento di Cisterna è stata assunta con modalità che dovrebbero, quanto meno, essere meglio precisate. Non sono state spiegate le ragioni di tale decisione,
Vale la pena notare come l'azienda, dal 1980 in poi, non abbia più inteso operare significativi investimenti nella produzione, passando da oltre mille operai agli attuali 560, a testimoniare una logica produttiva tutta incentrata esclusivamente sul profitto e non sul mantenimento del mercato. Al riguardo, si fa notare come nei piani della multinazionale si preveda di mantenere in Italia solo alcuni uffici di rappresentanza commerciale, come a dire di voler continuare a mantenere la sua quota di mercato (ben il 17 per cento) senza spese e sforzi produttivi, dopo aver utilizzato al massimo tutte le agevolazioni concesse dall'Italia, che dal 1964 ad oggi ammontano a più di 50 miliardi di finanziamenti e ad oltre 100 miliardi di sgravi fiscali, per un totale di 150 miliardi.
In tale senso, preoccupa l'estrema arroganza dimostrata dall'azienda, quasi a volere escludere ogni possibile trattativa e soffocare ogni spiraglio alla speranza; preoccupa ancor più, tuttavia, il completo silenzio del Governo, che spero non debba essere interpretato come l'assenso a tale disdicevole atteggiamento della Goodyear, che di fatto considera l'Italia esclusivamente come mercato e non come luogo di produzione. Inoltre, se tale pericoloso concetto dovesse passare, porterebbe con sé il pericolo che anche le grandi aziende straniere e le multinazionali considerino l'Italia solo come un enorme mercato e dismettano i loro opifici per andare a produrre dove il costo del lavoro è minore.
È opportuno precisare che, nella mia qualità di deputato di Forza Italia, quindi di liberale convinto, condivido pienamente, naturalmente in un contesto più generale, quanto dichiarato dal governatore della Banca d'Italia, Fazio, secondo il quale il nostro paese potrà continuare a crescere solo attraverso vere riforme strutturali lungo il percorso di un liberalismo temperato da una grande attenzione alle tematiche sociali.
Ci aspettiamo una risposta ferma e concreta dal Governo su tale vicenda, che se non viene disinnescata prontamente rischia di fungere da detonatore per una deflagrazione ancor più grande: questo esecutivo non si rende conto di come il paese sia sempre più diviso in due tronconi, che si distanziano progressivamente, perché a livello governativo non esiste una programmazione complessiva per la crescita, che tenga conto delle reali situazioni del territorio ed elabori per ogni realtà misure e finanziamenti appropriati ed efficaci, in grado di fornire risultati concreti, che non si trasformino in generiche misure destinate a tradursi in dispersioni a pioggia di finanziamenti pubblici o in ben mirati aiuti al grande capitale, maggiormente propenso a massimizzare i guadagni, piuttosto che a reinvestire in attività produttive, in grado di rilanciare l'economia nelle aree depresse e diminuire la disoccupazione.
In virtù di quanto sopra, le chiedo, unitamente ai colleghi del mio gruppo, quali urgenti iniziative intenda adottare il Governo per evitare la chiusura dello stabilimento della Goodyear anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate ultimamente dal ministro dell'industria, Letta, davanti a milioni di italiani nel corso della trasmissione televisiva Circus. Egli, in quella circostanza, ha affermato che, incontrando il rappresentante europeo della Goodyear, il Governo avrebbe fatto forti proposte: siamo quindi in attesa di sapere quali. Vogliamo sapere, inoltre, quali siano le ragioni del poco incisivo intervento della regione Lazio nella crisi della Goodyear e se non si reputi opportuno convocare una conferenza di servizi, affinché si realizzino le condizioni atte a determinare misure adeguate alle necessità infrastrutturali e socioeconomiche del territorio in oggetto, al fine di risollevare l'economia e l'occupazione della zona.
Come è noto, nell'ultima settimana dello scorso novembre, la Goodyear italiana ha comunicato ufficialmente l'intenzione di cessare l'attività produttiva presso lo stabilimento di Cisterna, in provincia di Latina, attivando le procedure di licenziamento per cessazione di attività. Successivamente, illustrando la nostra azione, spiegherò meglio che non è vero, collega Vincenzo Bianchi, che non vi siano state da allora ad oggi iniziative del Governo e che ci siano voluti due mesi perché quest'ultimo si interessasse della questione. Il 30 novembre, infatti, a pochi giorni dall'annuncio, si è tenuta una prima riunione con l'illustrazione delle iniziative assunte, come dirò in seguito.
Alla fine di novembre, quindi, sono state attivate le procedure di licenziamento e, decorsi i 75 giorni, che scadono il 10 febbraio prossimo dall'attivazione delle stesse, se non verranno sospese, i lavoratori saranno licenziati ed andranno in mobilità.
La Goodyear ha iniziato la propria attività in provincia di Latina nel 1965, quindi l'azienda ha legami da lungo tempo con l'economia del basso Lazio, ed ha avuto, in questo ambito, un ruolo molto importante per il livello di occupazione. Se non ricordo male, la sola Goodyear ha mille dipendenti ed ha raggiunto un elevato livello sia per dimensioni - oltre 35 mila metri quadri di superficie dell'area è di proprietà della Goodyear -, sia per quantità di utilizzo di agevolazioni previste dalla normativa italiana per incentivare gli investimenti industriali nelle aree depresse. Sono stati attivati undici programmi produttivi (legge n. 64 del 1986) e, precisamente, un programma per la realizzazione di un nuovo impianto, sette programmi di ampliamento e tre di ammodernamento, per circa 60 miliardi di investimenti complessivi; i contributi in conto capitale ammontano a 13 miliardi e mezzo e i finanziamenti agevolati concessi all'azienda a 23 miliardi.
Pertanto, la società è fortemente insediata nel territorio e svolge un ruolo importante, con un significativo utilizzo di risorse pubbliche per l'avvio della propria attività e per la trasformazione e l'innovazione della stessa.
Fino al 1973 la Goodyear produceva pneumatici convenzionali, successivamente si è passati a pneumatici radiali passeggeri; i pneumatici sono forniti a tutti i maggiori costruttori di vetture, Fiat, Lancia, Alfa Romeo, Ferrari, e ai costruttori di macchine agricole. Dal settembre 1999 il gruppo Goodyear ha acquisito la Sumitono-Dunlop. La Goodyear dopo le ultime acquisizioni copre in Europa il 23 per cento del mercato, mentre in Italia copre il 17 per cento, una presenza significativa sul mercato italiano del pneumatico. Gli occupati del gruppo Goodyear in Europa sono circa 30 mila di cui 550 presso lo stabilimento italiano di Cisterna. Gli altri 29.500 dipendenti europei sono dislocati negli stabilimenti dei seguenti paesi: Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Polonia e Slovenia.
Questo il quadro della situazione per quel che riguarda l'azienda. Siamo di fronte ad una situazione molto complessa, che vede una multinazionale che attiva improvvisamente le procedure di chiusura di uno stabilimento in funzione di un proprio piano strategico, deciso altrove, con effetti su un'area, come quella della provincia di Latina, che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare diverse crisi settoriali. Secondo il piano di riassetto dell'azienda lo stabilimento di Cisterna non è competitivo rispetto ad altri.
Che cosa ha fatto il Ministero dell'industria? Su richiesta delle organizzazioni sindacali e degli enti locali, in data 30
Il 5 gennaio, restando immutate le decisioni dell'azienda, abbiamo avviato un nuovo approfondimento del problema, convocando separatamente - l'ho fatto io personalmente - i vertici italiani della società e le organizzazioni sindacali, ribadendo le indicazioni del Governo che erano state espresse nella riunione del 30 novembre e invitando l'azienda a definire orientamenti di sospensione della decisione in vista di un incontro ai massimi livelli aziendali e politici, di cui abbiamo allora avviato la preparazione.
Questo incontro è avvenuto il 13 gennaio; il ministro Letta ha incontrato il presidente europeo della Goodyear, Sylvain Valenci, con l'obiettivo principale di far sospendere la procedura attivata, che fa diventare la scadenza del 10 febbraio una spada di Damocle sulla testa dei lavoratori di Cisterna. Il primo obiettivo è quello di ottenere uno spostamento dei termini da parte dell'azienda; il secondo è far ripartire un tavolo negoziale con i sindacati al fine di verificare le effettive condizioni di economicità dello stabilimento di Cisterna.
Questa mattina è avvenuto un ulteriore incontro tra me, il ministro Letta e il dottor Corsi, presidente della Goodyear italiana, per verificare gli orientamenti della società rispetto alle richieste che erano state loro avanzate negli incontri precedenti.
Purtroppo le iniziative formali, che sono state accompagnate da una fitta trama di incontri e rapporti informali, non hanno dato al momento il risultato sperato. Permane quindi la decisione della società di sospendere l'attività e di chiudere lo stabilimento italiano del gruppo, mentre sono state annunciate o sono state dichiarate imminenti analoghe decisioni di chiusura per altri stabilimenti europei.
Il Governo, in un sistema di libero mercato, non dispone di strumenti diversi da quello di richiamare con forza l'attenzione degli imprenditori sui costi che deriveranno, in termini di immagine e di quote commerciali, dal disimpegno e dall'abbandono della produzione in un mercato importante e dinamico come quello italiano. Questo abbiamo fatto con il management di Goodyear e lo ribadiamo in questa sede parlamentare.
Ci accingiamo, qualora permanga tale decisione della Goodyear, ad affrontare il problema di una verifica delle incentivazioni che sono state ottenute dalla società per la realizzazione degli investimenti di innovazione all'interno degli stabilimenti di Latina. Ho già ricordato le caratteristiche, la qualità e l'entità di tali interventi. Per le ultime quattro iniziative finanziate, per le quali sono stati assunti provvedimenti provvisori, abbiamo già avviato le procedure di accertamento per la verifica del rispetto delle specifiche condizioni per la concessione definitiva delle agevolazioni. Ove risultassero dismissioni anticipate degli impianti e dei macchinari, ovvero il mancato rispetto della normativa prevista dai contratti nazionali di lavoro,
Il contributo in conto capitale ancora da erogare per le quattro iniziative sopra citate ammonta a 3 miliardi 290 milioni di lire; non siamo ancora in grado di quantificare (ma lo stiamo facendo) l'ammontare degli importi di cui possa essere richiesta la restituzione per il mancato rispetto delle condizioni connesse con le agevolazioni. Siamo in una fase in cui, anche attraverso il richiamo a questi strumenti previsti dalla nostra normativa, stiamo sviluppando tutte le pressioni possibili nei confronti della società affinché riveda la propria decisione e perché analizzi con correttezza le ragioni che determinano oggi la crisi di produttività dello stabilimento di Cisterna e che non risiedono soltanto nel costo del lavoro ma anche nei problemi derivanti da insufficienti investimenti e da insufficiente capacità di gestione.
Per quanto riguarda le prospettive, il ministro dell'industria, di fronte alle sollecitazioni pervenute dai lavoratori, dai sindacati e da tutti gli attori coinvolti sul territorio, ha assicurato ogni sforzo per uno sbocco positivo della vertenza, con le iniziative che ho ricordato, e ha assicurato un impegno affinché la cultura legata alla produzione del pneumatico, che si è insediata negli ultimi 35 anni in provincia di Latina, non solo non vada dispersa, ma sia una piattaforma per attivare iniziative di una coerente riconversione industriale. Quella cultura ed il know-how acquisito dai lavoratori di Cisterna rappresentano un patrimonio che va salvaguardato e protetto.
La situazione della società Goodyear si inquadra in una situazione di difficoltà dell'area di Latina. La competitività del sistema economico italiano e a maggior ragione di aree locali, come quella di Latina, continuerà sempre più a dipendere dall'andamento di variabili fondamentali per le imprese, come i costi di produzione e la produttività del lavoro e degli impianti; ma assume crescente importanza la capacità del sistema pubblico di migliorare il sistema delle regole che incidono sull'organizzazione dell'attività economica.
Diviene allora necessario ed urgente verificare per l'area di Latina quali siano gli interventi necessari per alleggerire costi di origine pubblica sopportati dalle imprese. Latina, come tutto il resto del Mezzogiorno, è uscita dal sistema Cassa per il Mezzogiorno, per il rispetto che il nostro paese ha per le regole dell'Unione europea disciplinate dal principio della salvaguardia della concorrenza e del mercato. Questo significa che da alcuni anni è terminata la stagione dell'intervento statale a pioggia e che attraverso quadri comunitari di sostegno il sistema di finanziamento delle aree locali si basa sul finanziamento di azioni strutturali in grado di generare economia endogena.
Il sistema locale del lavoro 410 di Latina è stato inserito nella mappatura, coordinata dal Ministero del tesoro, degli aiuti di Stato a finalità regionale, che sono ammissibili in base ai criteri dell'articolo 87, comma 3, lettera c), dell'ultimo trattato. Il nostro paese è in attesa dell'approvazione della Commissione europea, che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane.
A questo punto vorrei fare cenno ad un ulteriore problema. La vicenda qui richiamata pone la questione del rapporto tra imprese globali e l'impatto delle loro decisioni sulle realtà locali, questione su cui occorre avviare un confronto ed una riflessione comune. Siamo consapevoli del pieno inserimento della nostra economia in una dimensione mondiale e del fatto che nell'elevazione del livello di convenienza per l'attrazione ed il mantenimento di investimenti sul nostro territorio sta la capacità di risolvere questi problemi.
Nel corso di una riunione con la regione Lazio abbiamo affrontato il tema delle infrastrutture in un contesto di territorio capace di essere attrattivo. Dobbiamo individuare quali siano le azioni politiche e le regole da adottare per accompagnare la creazione di queste condizioni
Penso che occasioni come quelle relative alla Goodyear debbano essere sfruttate per affrontare i problemi concreti che vogliamo risolvere e per sviluppare una riflessione più generale su queste tematiche.
Ci sono voluti sessanta giorni per rispondere ad un'interpellanza e, alla fine di febbraio, mille dipendenti della Goodyear non percepiranno lo stipendio. Certamente, la responsabilità non è del Governo, ma quando il sottosegretario fa riferimento ai sindacati e alle forze sociali, non va dimenticato che la nostra interpellanza era stata presentata da tempo, vista l'enorme gravità della situazione. Signor sottosegretario, non vi è nulla di personale nei suoi confronti, ma mi sarei aspettato che il ministro, oltre a partecipare alla trasmissione televisiva Circus, si fosse presentato anche in aula, perché metà Parlamento chiedeva la sua presenza.
Avrei voluto sapere se, per esempio, è stato costituito un tavolo istituzionale di crisi; avete incontrato per ben due volte i rappresentanti della Goodyear e non ci dite se avete creato l'opportunità di un tavolo istituzionale di crisi; sapete perfettamente a cosa alludo: un tavolo cui partecipino Governo, imprese e sindacati. Signor sottosegretario, è possibile sapere con esattezza se la Goodyear sta riflettendo e quale significato attribuire alle sue riflessioni? È possibile sapere quali sono state le proposte operative del Governo? Un ministro non può andare in televisione ed affermare che ha in serbo importanti proposte, solo per convincere qualcuno, e non riferirle poi al Parlamento! Ci sarebbe piaciuto che il Governo assumesse un impegno quale un'immediata convocazione della regione Lazio per una conferenza di servizi.
Signor sottosegretario, poco fa lei ha affermato che il Governo sta dando delle risposte insieme alla regione Lazio, quando da dieci anni gli indicatori economici affermano che le province del Lazio stanno scivolando agli ultimi posti della classifica nazionale. Ciò non è affermato dall'onorevole Bianchi del Polo delle libertà, ma si tratta di documenti ufficiali: Latina è al novantacinquesimo posto, Viterbo e Frosinone sono, più o meno, allo stesso livello. Tutto ciò significa una cattiva programmazione! Per questo, sarebbe stato necessario un tavolo di programmazione con la regione Lazio.
Signor sottosegretario, abbiamo chiesto e chiediamo il riconoscimento della qualifica di area depressa all'intero territorio pontino; non è possibile conferire tale qualifica a macchia di leopardo! Anche nel disegno di legge finanziaria, abbiamo cercato di raggiungere tale obiettivo, ma ci è stato risposto, come le ho preannunziato nella mia illustrazione, che la responsabilità è della regione Lazio. Il Governo dell'Ulivo sostiene, dunque, che la responsabilità è della regione Lazio, che non ha avuto la capacità di mediare con l'Unione europea! Queste cose vanno dette; sono
Il Governo sta cercando, da tempo, di gonfiare l'agenzia Sviluppo Italia; signor sottosegretario, non sto facendo un'affermazione inesatta, perché tutti i giorni leggiamo notizie al riguardo. Ebbene, il Governo sta cercando di gonfiare sempre di più Sviluppo Italia (ex Itainvest ed ex Gepi) per fini propri, mentre assistiamo al totale immobilismo per quel che concerne una bozza di piano industriale. Che cosa è decollato in termini di contratti d'area e di patti territoriali? Cosa sta facendo Sviluppo Italia? Da quanto tempo sono in piedi queste attività?
Signor Presidente, signor sottosegretario, non si tratta della difesa di un orto. Gli indicatori istituzionali hanno denunziato, la settimana scorsa, in quest'aula, grazie ad una relazione dell'antimafia, il pericolo costante che corre questa provincia per le infiltrazioni malavitose della mafia e della camorra, visti gli 80 mila disoccupati iscritti nelle liste di collocamento a cui se ne aggiungeranno altri 10 mila. Non si tratterà, infatti, solo di altri mille disoccupati, perché ho ricordato anche la situazione di altre aziende, quale, ad esempio, la Cirio di Sezze.
La prossima settimana prenderà parte ai lavori del Consiglio d'Europa, per la prima volta, il Presidente della Commissione europea, Romano Prodi. Ebbene, in questa sede farò presente questa situazione, perché siamo convinti che questo non è un problema solo della provincia di Latina o del nostro paese, ma è ormai un problema europeo: infatti, questa azienda ha già chiuso anche in Grecia, entro febbraio chiuderà la sede italiana e prossimamente chiuderà quella polacca. Si tratta, quindi, di un problema europeo e lo farò presente al Presidente Prodi.
So che lei sabato andrà in visita a Cisterna di Latina: ci sono famiglie disperate, mi creda, e se lei andrà lì per sostenere quanto detto in quest'aula al sottoscritto, farà veramente male a quella gente. Mi auguro che lei si rechi lì per dare una risposta concreta alle richieste che, molto umilmente, le ho sottoposto in questa sede con l'interpellanza che abbiamo presentato.


