Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 653 del 18/1/2000
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Seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge: Scalia; Signorino ed altri; Pecoraro Scanio; Saia ed altri; Lumia ed altri; Calderoli ed altri; Polenta ed altri; Guerzoni ed altri; Lucà ed altri; Jervolino Russo ed altri; Bertinotti ed altri; Lo Presti ed altri; Zaccheo ed altri; Ruzzante; d'iniziativa del Governo; Burani Procaccini ed altri: Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (332-354-369-1484-1832-2378-2431-2625-2743-2752-3666-3751-3922-3945-4931-5541) (ore 17,25).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del testo unificato dei progetti di legge d'iniziativa dei deputati: Scalia; Signorino ed altri; Pecoraro Scanio; Saia ed altri; Lumia ed altri;


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Calderoli ed altri; Polenta ed altri; Guerzoni ed altri; Lucà ed altri; Jervolino Russo ed altri; Bertinotti ed altri; Lo Presti ed altri; Zaccheo ed altri; Ruzzante; d'iniziativa del Governo; d'iniziativa dei deputati Burani Procaccini ed altri: Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Ricordo che nella seduta del 12 gennaio 2000 è iniziato l'esame dell'articolo 1 e sono stati espressi i pareri del relatore per la maggioranza e del Governo (per l'
articolo e gli emendamenti vedi l'allegato A - A.C. 332 sezione 1).

(Ripresa esame articolo 1 - A.C. 332)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Cè.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. Signor Presidente, poiché la proposta di legge che stiamo esaminando è estremamente complessa, ho bisogno di un attimo per riordinare le idee.
Innanzitutto, cercherò di...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cè. Colleghi, per cortesia. Onorevole Gramazio, le comunicazioni possono farsi anche per iscritto, ad esempio tramite circolari, e non solo oralmente; pertanto, la prego di prendere posto. Onorevole Cè, la prego di continuare.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. Grazie, signor Presidente. Nell'articolo 1 della proposta di legge in esame è contenuta l'elencazione dei principi generali e delle finalità della legge. In particolare, al comma 1 abbiamo l'esplicitazione dei principi generali ai quali deve ispirarsi la legge. A nostro parere, nel testo di maggioranza si rilevano sin dall'inizio alcune contraddizioni che saranno ulteriormente visibili negli articoli successivi.
In particolare, nel testo di maggioranza si afferma che il diritto di accesso ai servizi e alle prestazioni sociali è garantito dalla legge. Come vedremo successivamente, le risorse finanziarie realmente a disposizione non consentiranno un accesso di tipo universalistico alle prestazioni e pertanto si configurerà una selezione degli individui che potranno accedere ai servizi sociali. Pertanto, nel mio testo alternativo si vuol chiarire che l'impostazione del testo di maggioranza è, a nostro parere, demagogica ed irrealizzabile. Una tale impostazione annunzia una universalità del servizio ed usa l'espressione «assicurare a tutti i cittadini» salvo poi, negli articoli successivi, specificare le priorità di accesso. Sappiamo benissimo che le disponibilità finanziarie, elencate nella relazione del ministro Turco, che, tra l'altro, riteniamo...

PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia, ascoltate il relatore di minoranza. Onorevole Lembo, ascolti l'onorevole Cè, poiché sta dicendo cose interessanti. Come vede, sto cercando di conquistare audience.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. La ringrazio, signor Presidente. Il fatto è che questo testo è davvero interessante.

PRESIDENTE. Stavo dicendo sul serio, onorevole Cè.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. Sarebbe il caso che l'Assemblea, poiché si tratta di un testo assai complesso, prestasse un po' di attenzione. Sappiamo che l'Assemblea delibera spesso sulla base delle indicazioni fornite dal Comitato dei nove, ma poiché il tema riguarda la ripartizione di funzioni e di competenze tra i vari livelli istituzionali dello Stato e prevede oneri di tipo finanziario estremamente gravosi a carico degli enti locali, sarebbe importante che tutti prestassero grande attenzione. In particolare, penso che coloro i quali rivestono la carica di sindaco dovrebbero essere particolarmente interessati.


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In questo testo alternativo proponiamo, sin dall'inizio, un'impostazione alternativa. Anche noi concordiamo con la previsione di un riordino complessivo del sistema che consenta di realizzare l'universalità di accesso, vale a dire che tutti i cittadini possano accedere a tale servizio. Evidentemente, pur sapendo quali sono le risorse a disposizione, dovremmo cercare di consentire l'accesso prioritariamente ai soggetti di cui all'articolo 38 della Costituzione e garantire servizi e prestazioni ulteriori, implementando il sistema stesso, in base alla disponibilità di risorse che via via il fondo nazionale avrà a sua disposizione.
Quindi, piuttosto che approvare un testo unicamente di principi, assolutamente non concreto e demagogico...

PRESIDENTE. Onorevole Cè, la prego di concludere.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. Signor Presidente, a mio parere è importante che nella discussione di questo provvedimento si riescano a chiarire sin dall'inizio i termini della contrapposizione che in seguito...

PRESIDENTE. Onorevole Cè, le ho solo ricordato che il tempo a sua disposizione.

ALESSANDRO CÈ, Relatore di minoranza. Signor Presidente, ritengo tuttavia che tale questione sia fondamentale.
Nella nostra proposta abbiamo sottolineato, innanzitutto, che piuttosto che approvare un provvedimento di principio e demagogico, che non realizza quanto dichiara, sarebbe più importante assumere un'impostazione diversa al fine di tutelare le figure che sono tutelate dall'articolo 38 della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.

MARIA BURANI PROCACCINI. Signor Presidente, il testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Cè, ha indubbiamente il merito, ad esempio, di riconoscere la famiglia quale soggetto attivo nella gestione dei servizi sociali. La famiglia viene altresì valorizzata dall'articolo 16 del provvedimento, sul quale si è lavorato intensamente in un clima di serena concordia. Tuttavia, è altresì vero che, là dove all'articolo 1 si parla di principi, sarebbe bene introdurre il concetto di famiglia, perché su di esso l'attuale legislazione sociale sta incentrando la propria attenzione.
Possiamo affermare, inoltre, che per noi di Forza Italia il principio della sussidiarietà orizzontale - che rappresenta quel passo indietro che noi vogliamo che lo Stato faccia, visto che non è più in grado di gestire il welfare community in modo da soddisfare le fasce più deboli e bisognose della società senza gravare, con spese insostenibili, su un'imposizione fiscale che sta ormai diventando un onere gravoso proprio per quelle fasce della società italiana che dovrebbero essere maggiormente tutelate - deve essere molto più chiaramente delineato.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE CARLO GIOVANARDI (ore 17,35)

MARIA BURANI PROCACCINI. Purtroppo i nostri emendamenti all'articolo 1 non sono stati approvati, anche se si tratta di emendamenti sostanziali.
Signor Presidente, vorrei ricordare che nel protocollo d'intesa tra Governo e forum del terzo settore integrativo del patto sociale per lo sviluppo e l'occupazione del 12 febbraio 1999 - esattamente un anno fa - si afferma la necessità di applicare fin dall'inizio, in ogni tipo di legge, il principio di sussidiarietà.
Ritenevamo ciò fosse chiaro anche per una legge quadro d'importanza fondamentale, come quella in oggetto, che vuole rivedere tutto il concetto dell'assistenza, che non deve essere più un mero intervento di beneficenza a favore dei deboli


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ma qualcosa che aiuta invece le fasce deboli della società a promuovere la propria attività civile in modo da partecipare con serenità alla vita civile dello Stato.
Questo testo alternativo dell'onorevole Cè, se ha il merito di avere integrato il concetto di famiglia, non è però chiarissimo in ordine a quale parte noi vorremmo che i soggetti del terzo settore o comunque i soggetti dell'associazionismo e le associazioni di famiglie vedessero delineato sin dall'inizio il loro ruolo attivo. Al comma 4 del testo dell'onorevole Cè si dice che lo Stato, le regioni e gli enti locali promuovono e riconoscono il ruolo degli organismi. Pensiamo che questa definizione sia vaga, come ugualmente vaga è la definizione richiamata dalla relatrice Signorino, sia con riferimento al testo in esame sia - peggio ancora! - con riferimento ad un emendamento di cui si parlerà più avanti.
Ciò detto, proprio perché in ogni caso il testo alternativo dell'onorevole Cè contiene degli elementi di novità, a nome del gruppo di Forza Italia preannuncio sullo stesso un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

CARMELO PORCU. Signor Presidente, questa sera iniziamo il percorso legislativo della legge sull'assistenza, un percorso che non sarà né breve né privo di difficoltà.
L'articolo 1 del provvedimento in discussione parla di principi generali del sistema integrato di interventi e servizi sociali. Ebbene, riferendomi a quanto sostenuto poc'anzi dalla collega Burani Procaccini, debbo sottolineare che anche il gruppo di Alleanza nazionale esprimerà un voto favorevole sul testo alternativo dell'onorevole Cè perché in varia misura riprende numerosi emendamenti e posizioni proprie dei gruppi di Forza Italia e Alleanza nazionale; posizioni che abbiamo già fatto valere in Commissione con alcuni emendamenti che tendono a sottolineare, come vedremo più avanti, il ruolo attivo degli organismi sociali, del volontariato e del terzo settore.
Sottolineiamo anche l'importanza del ruolo della famiglia, in ordine al quale ricordo che abbiamo cercato di inserire alcune nostre modifiche in altra parte del provvedimento; modifiche che speriamo la maggioranza voglia accogliere nel corso dell'esame degli articoli riguardanti questo aspetto.

PRESIDENTE. Avverto che i gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale hanno chiesto la votazione nominale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Cè, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 376
Votanti 371
Astenuti 5
Maggioranza 186
Hanno votato
173
Hanno votato
no 198).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Cè 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, credo sia indispensabile che da parte del ministro competente ci vengano dati, all'inizio dell'esame di questo provvedimento, alcuni chiarimenti in ordine alla rilevanza e alle possibili conseguenze finanziarie.
Vorrei ricordare al ministro che nella relazione allegata al testo alla nostra attenzione vi sono, ad esempio, carenze rilevanti per quanto riguarda l'articolo 10 e l'articolo 29 che sono stati profondamente modificati rispetto alle valutazioni espresse dal Governo stesso su articolati precedenti in ordine temporale che non sono, pertanto, assolutamente aggiornate.


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Il ministro stesso si era, peraltro, impegnato a presentare una relazione al Parlamento nella quale avrebbe puntualizzato i prevedibili o possibili livelli di spesa in conseguenza dell'articolo 22 e della lettura congiunta dell'articolo 22, che fissa gli standard dei livelli essenziali, con l'articolo 18 che individua i livelli essenziali stessi. Ad oggi, non abbiamo una situazione aggiornata, uno studio verosimile delle esigenze reali nel territorio italiano che possano essere trasformate in servizi erogabili che devono avere, come il testo Signorino continua a ribadire, la caratteristica dell'universalità. Stiamo, pertanto, approvando un provvedimento senza sapere cosa realmente finanzieremo. Non è possibile approvare una testo e cavarsela dicendo che esistono standard essenziali, previsti dall'articolo 22, che saranno precisati in una fase successiva attraverso un piano nazionale, previsto dall'articolo 18 sulla base delle risorse finanziarie e affermando, nel contempo, sempre all'articolo 22 che vi sono alcuni livelli essenziali di servizi che devono essere, in ogni caso, garantiti ai cittadini secondo le caratteristiche ed i requisiti fissati dalla pianificazione nazionale.
Capisco che chi ci sta seguendo abbia difficoltà a comprendere ciò di cui stiamo parlando, ma la proposta di legge che stiamo esaminando è estremamente complessa. Il ministro, comunque, credo abbia compreso la mia richiesta: non possiamo approvare una legge senza sapere esattamente quali servizi e interventi sociali in essa previsti, che dovrebbero costituire un livello minimo di prestazione garantita ai cittadini, saranno realmente coperti. Se non è questa la logica del provvedimento, ancora una volta devo riconoscere che si tratta di una proposta demagogica e ipocrita: sottolinea alcuni principi, ma non li traduce in pratica, con il risultato di ingenerare nel cittadino una legittima richiesta di esigibilità di un determinato servizio. Il cittadino si rivolgerà agli enti locali che non saranno nella condizione di erogare determinati servizi, se non imponendo tassazioni aggiuntive.
Chiedo, dunque, al ministro di darci un'idea, considerato che il Governo ha i mezzi a disposizione per farlo, sulla cifra verosimilmente necessaria per coprire almeno tutte le categorie di servizi indicate all'articolo 22. Se non avremo questo dato, non credo si potrà approvare la proposta di legge.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, il tempo a sua disposizione è esaurito.

ALESSANDRO CÈ. Presidente, mi permetta di continuare togliendo, al limite, qualche minuto al mio tempo complessivo. Si tratta di richieste che faccio al Governo e che mi sembrano assolutamente preliminari...

PRESIDENTE. Ma le deve fare nell'ambito dei cinque minuti previsti per la dichiarazione di voto su questo emendamento.

ALESSANDRO CÈ. Sì, ma rispetto ad un dibattito cosciente - e sottolineo tre volte «cosciente» - che l'Assemblea dovrebbe svolgere su questo argomento, altrimenti - se qualcuno ha seguito la ratio del mio discorso - non si capisce di quali servizi e di quali diritti stiamo parlando.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, i cinque minuti servono per esporre in maniera succinta e chiara i motivi dell'emendamento.

ALESSANDRO CÈ. Continuerò allora nell'intervento successivo, facendo altre richieste al ministro.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Cè 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 341
Votanti 340
Astenuti 1
Maggioranza 171
Hanno votato
153
Hanno votato
no 187).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Procacci 1.28, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 347
Votanti 329
Astenuti 18
Maggioranza 165
Hanno votato
325
Hanno votato
no 4).

Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Novelli 1.2. e Valpiana 1.3.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Novelli. Ne ha facoltà.

DIEGO NOVELLI. Signor Presidente, ho presentato numerosi emendamenti, ma preannuncio subito che parlerò solo sul primo e non interverrò sugli altri.
L'emendamento 1.2 riveste una particolare importanza perché distingue gli interventi ed i servizi sociali in obbligatori e facoltativi. Infatti, il comma 2 dell'articolo 1 del testo unificato prevede che l'ambito di azione degli interventi e servizi sociali sia quello previsto dall'articolo 128 del decreto legislativo n. 112 del 1998, la cui formulazione è la seguente: «Ai sensi del presente decreto legislativo per servizi sociali s'intendono tutte le attività relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento, o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia».
L'emendamento 1.2 che ho presentato ha lo scopo di garantire gli interventi ed i servizi sociali a coloro i quali, se non ricevono anche le prestazioni assistenziali, non possono vivere o sono inevitabilmente condannati all'emarginazione sociale. I soggetti che necessitano anche di prestazioni di assistenza sociale sono, tra l'altro, i minori, in tutto (figli di ignoti) o in parte privi delle indispensabili cure familiari, gli handicappati intellettivi, totalmente o gravemente privi di autonomia e senza alcun valido sostegno familiare, le gestanti e madri in gravi difficoltà personali, alle quale va altresì fornita la necessaria consulenza psicosociale per il loro reinserimento e per il riconoscimento o meno dei loro nati, le persone che vogliono uscire dalla schiavitù della prostituzione, gli ex carcerati, i carcerati ed i loro congiunti, i soggetti senza fissa dimora. Vanno inoltre considerate le attività che devono essere poste in essere nei confronti dei soggetti giovani, i provvedimenti dei tribunali per i minorenni e le attività concernenti i rapporti con l'autorità giudiziaria in materia di interdizione, inabilitazione, tutela, curatela, adozione, affidamento, eccetera.
Una parte delle attività suddette sono previste come obbligatorie dalla legge vigente e lo erano in base ai regi decreti del secolo scorso: si parla del 1889 o addirittura del periodo fascista, con i regi decreti del 1931, del 1934, del 1940.
Vi è dunque, a mio avviso, la necessità di prevedere che gli interventi indispensabili per la vita dei soggetti più deboli siano obbligatori e che siano facoltativi quelli per le persone che dispongono delle risorse necessarie per un'esistenza accettabile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Burani Procaccini. Ne ha facoltà.


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MARIA BURANI PROCACCINI. In linea di massima, il ragionamento svolto dall'onorevole Novelli non fa una piega, perché credo che nessuno di coloro che hanno lavorato per quasi tre anni su questo testo voglia vedere eliminate una volta per tutte quelle fasce fortemente penalizzate dalla vita, che indubbiamente incontrano difficoltà obiettive e drammatiche ad essere inserite a pieno titolo nella società civile.
Però, secondo la nostra mentalità, in un'epoca nuova, tutto ciò che viene considerato obbligatorio fa paura. Penso che quando si mette mano ad una legge quadro sull'assistenza si metta mano anche ad un rinnovamento e ad un rafforzamento di una concezione alta dello Stato, ma anche del cittadino, secondo la quale il cittadino partecipa, come soggetto attivo, a rimuovere la propria e l'altrui debolezza. Ciò che viene considerato obbligatorio, in realtà diventa un qualcosa che non viene effettuato, perché gli escamotage per sfuggire alle pieghe della obbligatorietà sono sempre stati infiniti in Italia. Purtroppo, noi soffriamo da secoli di una legislazione che, proprio in quanto fortemente chiusa, è stata ampiamente disattesa; si è trattato di leggi alle quali poi non si è dato mai seguito.
Tutte queste motivazioni ci inducono a votare contro emendamenti il cui scopo originario era nobile ed anche condivisibile.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.

MAURA COSSUTTA. Intervengo perché ritengo che gli emendamenti proposti dal collega Novelli pongano un problema reale, di cui abbiamo discusso in questi mesi e nei lunghi anni di lavoro in Commissione. È stato un lavoro molto utile, perché ne è scaturito un testo migliore, in quanto, grazie alla relatrice, alla Commissione ed al Governo, sono state accolte alcune riflessioni critiche. Però, ritengo che questa questione sia un problema reale.
Nel momento in cui parlando di rete dei servizi, si intendono non soltanto i servizi assistenziali, quelli relativi ai soggetti di cui all'articolo 38 della Costituzione, ma l'intera rete dei servizi di un sistema universalistico, è chiaro che si pone il problema della certezza del diritto esigibile per i soggetti più fragili, quelli di cui all'articolo 38. Ritengo quindi con molta lealtà che quello posto sia un problema reale. Ritengo altresì che siano state fornite risposte - sollecitate dal mio gruppo ma anche da altri e con l'approvazione del Governo - che devono costituire dei paletti. Ritengo che tale questione non possa essere accantonata considerando coloro che la propongono come i conservatori e quelli che non la propongono come gli innovatori. Non si tratta qui di riproporre una contrapposizione finta, ipocrita tra conservatori ed innovatori. Semmai, si tratta di contemperare i diritti acquisiti - che sono stati conquiste sofferte, strappate dalla lotta dei lavoratori, delle associazioni, del movimento democratico - a bisogni nuovi, quindi ad una lettura più moderna, più aggiornata dei bisogni. Ricordo, per esempio, che il problema del bisognoso non è più legato solo alla povertà da reddito, ma ai bisogni che intercorrono, transitoriamente o in modo continuativo, nella vita concreta dei soggetti che fanno parte del nucleo familiare.
Mi pare che la risposta che avrebbe dovuto essere data a questo problema reale sia stata fornita da un emendamento della Commissione, che prevede alcuni paletti: innanzitutto, quello per cui accedono prioritariamente ai servizi i soggetti di cui all'articolo 38 della Costituzione e poi la riaffermazione in più punti che la conquista degli emolumenti economici rimane un diritto soggettivo e concretamente esigibile dai soggetti di cui all'articolo 38.
Quindi, chiederei al collega Novelli di ritirare il suo emendamento e di convergere sul testo della Commissione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.


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TIZIANA VALPIANA. Signor Presidente, i deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti hanno presentato diversi emendamenti a questo testo, forse meno di quelli che avremmo potuto presentare, proprio per non dare l'impressione di tenere un atteggiamento ostruzionistico verso un provvedimento che invece, sinceramente, vogliamo cercare di migliorare perché riteniamo si tratti di una materia nella quale, in questo momento, è fondamentale una presa di posizione concreta e, soprattutto, realistica.
Nel pochissimo tempo che abbiamo a disposizione, cercherò di intervenire sui diversi emendamenti che abbiamo presentato ma, in particolare, mi premeva sottolineare che, come ha già affermato prima di me il collega Novelli, di fatto il mio emendamento 1.3 e l'identico emendamento Novelli 1.2 sono emendamenti cardine; se non sottolineassimo che tali servizi devono distinguersi in obbligatori e facoltativi e, quindi, non dessimo ad alcuni diritti il carattere di diritti soggettivi esigibili, credo che la legge-quadro che stiamo approvando rimarrebbe enunciata sulla carta, ma non diventerebbe in alcun modo praticabile ed attuabile.
Quanto affermato poco fa dalla collega Burani Procaccini, ossia che i diritti esigibili, i diritti obbligatori, sono rimasti fino ad oggi disattesi e che, quindi, riproporli corrisponderebbe ad un atteggiamento di tipo conservatore, non mi trova assolutamente d'accordo: proprio ed ancora di più per il fatto che sono stati disattesi, credo valga la pena ribadire che dobbiamo sottolineare la presenza di servizi obbligatori. Il mio emendamento 6.21, sul quale se avremo ancora tempo torneremo, individua le attività obbligatorie e, quindi, una serie di prestazioni dirette a rispondere a bisogni essenziali ed urgenti, ai quali non possiamo derogare.
Chiedo, quindi, che il mio emendamento 1.3 venga posto in votazione, anche se il collega Novelli deciderà di ritirare il suo emendamento 1.2, che è identico; infatti, credo sia fondamentale in questo momento una presa di posizione in ordine a tale distinzione, altrimenti il provvedimento in esame rimarrà evanescente (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scantamburlo. Ne ha facoltà.

DINO SCANTAMBURLO. Signor Presidente, l'argomento posto dagli ultimi emendamenti merita un po' di attenzione da parte di tutti, perché riguarda uno dei principi sui quali si fonda il provvedimento.
L'articolo 38 della Costituzione va rispettato ed attuato, guai se non ci ponessimo tale problema; dobbiamo anche dire, però, che approvando un provvedimento che riforma la vecchia legge approvata 110 anni fa, dobbiamo cogliere le conseguenze delle trasformazioni in corso in termini di domanda di nuove tutele e di superamento dei fenomeni di nuova povertà e di esclusione sociale, ai quali si sommano le domande inevase di figure deboli per povertà, età, malattia, non autosufficienza, disabilità, immigrazione, per un insieme di condizioni che le emargina e le trova sempre al limite della fruizione dei diritti di cittadinanza sociale.
Il sistema di sicurezza sociale che noi vogliamo realizzare intende fondarsi sull'autonomia e sul benessere delle persone e delle comunità, non facendo prevalere le rivendicazioni di alcune categorie che, magari, risultano mediate solo dai vincoli di bilancio e non da quelli dell'equità e della giustizia. Gli obiettivi generali che ci proponiamo sono: il superamento della concezione di un'assistenza intesa come riparatoria nei confronti di alcuni, anche se ultimi e indigenti; la promozione dell'effettiva autosufficienza della persona; l'applicazione dei principi di sussidiarietà e di solidarietà, che sono, in particolare, i principi cardine dell'ispirazione dei cattolici democratici; l'affermazione della cultura della responsabilità in sede istituzionale e sociale; la promozione degli individui e delle famiglie - il concetto compare di frequente - da utenti passivi a


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partecipi ed attori, in una logica di autotutela e di autopromozione. In questo contesto, noi riteniamo che come ad ogni cittadino vengano garantiti i diritti fondamentali, ad esempio in materia di sanità e di istruzione, così la Repubblica debba garantire ad esso i diritti essenziali in materia sociale; si tratta di un'universalità, quindi, che si riferisce sia ai servizi essenziali, sia ai soggetti fruitori dei servizi stessi, il che vuol dire anche un sistema di prevenzione e di promozione.
Per quanto riguarda le risorse, il Governo risponderà, però ricordo anche a me stesso ed ai colleghi che abbiamo appena approvato una legge finanziaria e di bilancio nella quale abbiamo destinato somme aggiuntive rilevanti a tutto questo settore (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. I colleghi Cè e Valpiana prefigurano nei loro emendamenti, in questa e in altre parti della legge, un'ipotesi di finalizzazione esclusiva del sistema di servizi e prestazioni sociali all'articolo 38 della Costituzione. Questa finalizzazione esclusiva è presente anche nell'emendamento del collega Novelli. Sto parlando della interpretazione letterale dell'articolo 38, cioè a dire di quella interpretazione che è stata concretamente superata in tutta la legislazione regionale in materia di politiche sociali che ha visto la luce in questi anni.
Pur con motivazioni diverse, quei colleghi hanno prefigurato con i loro emendamenti un'ipotesi di Stato sociale minimo. Io non ritengo - mi appello anche alla loro riflessione - che alcuna ipotesi di Stato sociale minimo possa davvero garantire i bisogni ed i diritti delle persone più fragili. I poveri e gli inabili, di cui all'articolo 38 della Costituzione, hanno solo da temere da uno Stato sociale minimo. Solo uno Stato sociale è capace di volgere lo sguardo alle nuove fragilità che segnano questo scorcio d'epoca, è in grado di dare risposte efficaci e di qualità anche ai più poveri e agli inabili.
Colleghi Novelli, Valpiana e Cè, oggi non si nasce inabili e non si è poveri una volta per tutte! Si può nascere inabili e si può essere poveri una volta per tutte, ma si può incontrare la fragilità più volte nel corso della propria vita. La non autosufficienza degli anziani è una condizione di fragilità che può segnare ognuno di noi e, a fronte di quella condizione, anche famiglie che hanno un buon sistema relazionale e mezzi economici a disposizione non sono in grado di reggere se non interviene un sistema di servizi e prestazioni che sappia parlare anche a chi soffre quelle condizioni di fragilità. Il rischio che si corre, teorizzando l'esclusiva finalizzazione all'articolo 38 della Costituzione, non è l'emancipazione dei soggetti più deboli, ma è la produzione di ulteriore povertà e di ulteriore esclusione per chi vive le nuove condizioni di fragilità. Per questo abbiamo concepito una moderna legge di politiche sociali rivolta alla generalità dei cittadini, in grado di garantire loro livelli essenziali di prestazione. Abbiamo voluto un disegno di politiche sociali attento ai soggetti di cui all'articolo 38; ma abbiamo voluto che l'attenzione ai soggetti di cui all'articolo 38 non si concretizzasse nel profilo residuale del sistema delle politiche sociali, bensì in criteri di accesso prioritario alle prestazioni che sono stati ampiamente e puntualmente definiti e formalizzati nella riscrittura dell'articolo 2 della legge.
Colleghi, dunque, i poveri e gli inabili sono in cima alle nostre preoccupazioni.

GIULIO CONTI. Eh!

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Vogliamo garantire loro non servizi residuali, ma servizi di qualità...

GIULIO CONTI. Ma state togliendo tutti gli accompagnamenti!

ELSA SIGNORINO, Relatore per la maggioranza. Vogliamo che quei servizi


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siano in grado di «parlare» alle vecchie e alle nuove condizioni di fragilità.
Siamo attenti al nodo delle compatibilità economiche e per questo abbiamo voluto una legge che fosse dotata di adeguate risorse aggiuntive, ma abbiamo voluto anche - mi rivolgo ai colleghi che sono attenti a queste problematiche e in particolare al collega Cè - una legge che usasse il denaro pubblico come volano moltiplicatore di altre risorse. In altre parole, abbiamo voluto una legge che mandasse in pensione statalismo e assistenzialismo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIVIA TURCO, Ministro per la solidarietà sociale. Abbiamo discusso molto di questa legge; abbiamo alle spalle tre anni di lavoro e credo sia doveroso da parte mia riconoscere il grande lavoro svolto dalla Commissione e sottolineare l'importanza che ha avuto il dialogo tra tutte le forze politiche che ci ha fatto convergere su alcuni punti importanti. Mi auguro che, nel momento in cui si arriva in aula, questi dati, che sono stati importanti, non vengano meno.
L'onorevole Cè mi ha posto una questione a cui ho risposto parecchie volte in Commissione. Mi ha posto un quesito la cui risposta è allegata nel testo di legge, ma io rispondo volentieri, cioè come si finanzia questa legge.
Questa legge è composta di due parti: una riguarda i diritti soggettivi. Non è vero che questa legge non prevede i diritti soggettivi! Si tratta di una legge che prevede i diritti soggettivi riconosciuti dall'articolo 38 della Costituzione. Per questi soggetti e per questi diritti la legge stanzia l'insieme delle risorse oggi previste per l'assistenza. Quindi, questa legge si «porta in dote» nel piano nazionale per le politiche sociali l'insieme delle risorse attualmente esistenti per l'assistenza che finanziano i diritti soggettivi previsti dall'articolo 38.
Questa legge si compone anche di un'altra parte che tutti conveniamo essere la più moderna, la più innovativa e necessaria perché concernente un settore drammaticamente carente in questo paese: quello della rete integrata dei servizi. Mi pare che ci siamo resi conto tutti (persone invalide, prevenzione del disagio connesso a varie situazioni) di quanto sia importante avere, insieme al trasferimento monetario e insieme all'indennità che viene riconfermata in questa legge, il centro diurno, l'assistenza domiciliare, l'RSA, la comunità alloggio. Ebbene, l'importanza di questa legge è quella di costruire la rete integrata di servizi che offra uno standard omogeneo di servizi sul territorio nazionale. Che cosa significa in termini di costi questa rete e in quanto tempo la si realizza?
Onorevole Cè, lei sa benissimo che proporsi di realizzare questa rete integrata di servizi significa porsi un obiettivo programmatico e soprattutto darsi una metodologia.
Si sarebbero potute stanziare risorse? Avremmo potuto fare delle stime? Certamente. Credo sia un elemento di serietà della legge, che voi stessi avevate apprezzato, prevedere una metodologia di costruzione della rete integrata di servizi. La metodologia è quella del piano sociale che viene elaborato ogni tre anni sulla base del metodo della concertazione. Il piano definisce i bisogni esistenti e stabilisce quali sono i servizi che si realizzano con il metodo della programmazione; c'è una valutazione fra bisogni stabiliti, servizi individuati e risorse stanziate nella legge finanziaria.
È questo meccanismo la risposta al quesito che lei mi pone. È la risposta più seria perché come si può far dire che c'è solo bisogno di centomila comunità alloggio o di tremila asili nido? Francamente, mi pare che sarebbe una stima alquanto azzardata. È molto più serio che una legge indichi una modalità, il piano, il fondo per le politiche sociali, il rapporto tra


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valutazioni dei bisogni e risposte indicate nelle leggi finanziarie. Come ho detto tante volte nella discussione in Commissione, la scelta davvero innovativa e importante dal punto di vista del bilancio contenuta in questa legge è che il fondo per le politiche sociali diventa un fondo strutturale che va a finire nella tabella C della legge finanziaria che, in quanto tale, verrà alimentata in modo progressivo sulla base delle risorse esistenti.
Voglio osservare, però, che il provvedimento in esame porta in dote delle risorse: in particolare, 1.500 miliardi per affermare i diritti cui faceva riferimento l'onorevole Novelli, i diritti dell'infanzia, i diritti dei portatori di handicap grave, i diritti delle famiglie. Vi sono poi le risorse che confluiranno nel fondo sociale (come lei, onorevole Cè, sa bene) con trasferimenti a favore della maternità e vi sono le risorse aggiuntive della legge finanziaria, che sono oggetto di un emendamento assolutamente chiaro. Il provvedimento, inoltre, porta in dote un altro elemento importante: la riforma sanitaria prevede che tra gli standard essenziali della sanità, dunque pagati dalla sanità, vi siano i servizi che riguardano i malati cronici, i portatori di handicap gravi e gravissimi, dunque i servizi che per ora sono considerati figliastri, che nessuno vuole riconoscere e che molte volte vanno a finire sulle spalle dei comuni. Ebbene, nell'articolo che riguarda l'integrazione socio-sanitaria del testo al nostro esame, si fa riferimento ad un provvedimento legislativo che è entrato in vigore, il quale prevede esattamente che vi siano servizi a carico della sanità.
Ecco, credo che queste siano risposte importanti, sapendo (onorevole Cè, ci siamo conosciuti in questi anni, non si vende fumo) che la strada da percorrere è lunga e che bisogna utilizzare tutte le risorse disponibili per il sociale. Questo una cultura come la sua, come quella dell'opposizione, dovrebbe riconoscerlo: per il sociale, bisogna saper utilizzare bene tutte le risorse, per esempio quelle dei fondi strutturali e dei fondi sociali. Le risorse dei fondi strutturali sono ingenti: ebbene, vengano dirottate per programmi e servizi alla persona ed alla comunità; è un obiettivo che ci dobbiamo porre ed è importante che in questo ambito facciamo riferimento ai fondi strutturali. È altresì rilevante che vi sia un atto di indirizzo del ministro per la solidarietà sociale rivolto alle regioni, che invita queste ultime ad utilizzare i fondi strutturali ai fini di politiche per i servizi e per la comunità.
Analogamente, è importante il patrimonio delle IPAB: vi sono 4.200 IPAB diffuse sul territorio nazionale che noi ci proponiamo di far entrare nella rete integrata dei servizi, in quanto si tratta di un patrimonio enorme. Così, se i servizi alla persona sono produttivi ed attengono allo sviluppo ed alla qualità della vita, se sono servizi che creano lavoro, allora anche le risorse dei patti territoriali devono essere investite in questo ambito ed è importante che abbiamo attivato tre patti territoriali che hanno come obiettivo quello di creare servizi alla persona. Dunque, il nodo delle risorse va assunto con questa ottica progettuale ed io credo che il merito del provvedimento in esame sia assumere questa ottica progettuale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Procacci. Ne ha facoltà.

ANNAMARIA PROCACCI. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione le parole del ministro Turco e la ringrazio per essersi espressa con grande chiarezza: gli elementi che ci ha offerto, ancora una volta, vanno a conferma di uno dei punti importanti del testo in esame, vale a dire la certezza. Una legge impegnativa per una riforma essenziale come questa deve offrire certezze e gli emendamenti che stiamo esaminando, tra i quali anche l'emendamento Gardiol 1.27, ponevano a tutti noi, al Governo per primo, interrogativi sulle certezze e sull'esigibilità dei servizi sociali e delle forme di assistenza


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sociale. Sono interrogativi legittimi e fondamentali, ma noi riteniamo che la riscrittura dell'articolo 2 operata dal relatore per la maggioranza sia soddisfacente e ci offra ancora maggiori garanzie sui temi centrali della certezza e dell'esigibilità, soprattutto con la definizione dell'accesso prioritario.
Ritiriamo dunque l'emendamento Gardiol 1.27, sottolineando ancora una volta, colleghi, come sia importante che il Parlamento giunga a concludere l'iter di una riforma attesa soprattutto con riferimento alle nuove esigenze della società. Mi riferisco a quelle esigenze primarie che venivano poste tanti anni fa nel corpo della Costituzione all'articolo 38 e che, indubbiamente, si sono evolute con l'evolversi del nostro modo di vivere. Per quanto riguarda l'articolo 1 del provvedimento in esame, il gruppo dei Verdi aveva posto l'esigenza di scrivere meglio alcuni punti, dando loro maggiore forza. Mi riferisco, ad esempio, al coordinamento delle politiche del territorio. Riteniamo che si potrà rispondere in modo soddisfacente a tali aspetti che portiamo alla vostra attenzione, anche con senso critico, ribadendo che ritiriamo l'emendamento Gardiol 1.27 e sottolineando, a questo punto, il nostro apprezzamento per il testo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Porcu. Ne ha facoltà.

CARMELO PORCU. Signor Presidente, signor ministro, in Commissione abbiamo lavorato per due anni a questo provvedimento e si è trattato di un lavoro che la maggioranza e l'opposizione hanno condotto in termini costruttivi, a mio avviso, anche attraversando periodi in cui la burrasca dei rapporti politici segnava il massimo. Abbiamo sempre tenuto al riparo il provvedimento da queste perturbazioni di carattere politico generali, anche perché volevamo dimostrare che in tema di solidarietà sociale e di attenzione ai problemi delle persone deboli, delle fasce deboli del paese, nessuno ha il diritto di avanzare primogeniture o di far valere situazioni di privilegio o di protagonismo. Siamo tutti consci che il valore della solidarietà appartiene a tutta la comunità nazionale e a tutte le forze politiche presenti. Ecco perché anche da destra abbiamo contribuito in maniera costruttiva durante questi anni al lavoro in Commissione; ecco perché, signor Presidente, dico che però è necessario riportare la questione su un piano di verità.
L'onorevole Scantanburlo afferma che il provvedimento in esame viene discusso dopo centodieci anni di vigenza della famosa legge Crispi sull'assistenza; io dico che era ora di cambiare e di fare una legge quadro, esigenza sulla quale tutti siamo concordi. Tuttavia, cari colleghi della sinistra, il problema non è tanto quello di dividere gli interventi in obbligatori e facoltativi, ma di renderli efficaci, di rendere realmente fruibili i servizi dei quali effettivamente il cittadino si possa avvantaggiare e con i quali il cittadino debole veda cambiata in meglio la sua condizione di vita.
In fin dei conti, se fossi dall'altra parte della barricata, signor Presidente, e stessi ascoltando questa discussione alla radio, o attraverso il canale satellitare della televisione, mi chiederei: l'entrata in vigore della «legge Signorino» - come è stata definita in questi anni durante la discussione in Commissione - servirà ad evitare che muoiano i barboni nelle strade di Roma, a tre passi da qui (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale)? Servirà ad evitare che al bambino Down venga negato l'assegno di accompagnamento perché magari, rispondendo alle domande del medico, dice di abitare a Roma e quindi non ne ha bisogno? Servirà ad evitare che le persone muoiano di fame e di freddo perché l'ENEL stacca la corrente se non hanno la facoltà di pagare la bolletta? Le disquisizioni sull'obbligatorietà o la non obbligatorietà degli interventi, quindi, sono frutto di una concezione ideologica delle cose che, a mio avviso, deve essere superata. Ecco perché, signor Presidente, vorrei sottolineare


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che di leggi quadro è piena la via che porta all'inferno della legislazione italiana.
Attenzione, perché si tratta di questioni fondamentali! Il Parlamento nel 1992 ha approvato una legge quadro sulle persone disabili che si è rivelata «tutto fumo e niente arrosto» perché non è riuscita a risolvere nemmeno uno dei problemi che già allora erano all'attenzione del Parlamento. Così abbiamo un bel vessillo da sventolare ai congressi internazionali e ai nostri rappresentanti viene detto che siamo tanto bravi perché abbiamo una legislazione avanzata; in realtà però, sotto il profilo dell'efficienza e dell'efficacia dei servizi erogati, siamo in una condizione di precarietà tipica di un paese del terzo mondo. Ecco perché richiamo l'attenzione dei colleghi della maggioranza sulla necessità di non caricare questo provvedimento di eccessive attese perché sarebbero fuori luogo (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lucchese. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO LUCCHESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro, quello dei servizi obbligatori o facoltativi è un falso problema, anche perché si potrebbero creare categorie di cittadini di serie A e di serie B, il che non è sostenibile sotto il profilo umano. Il problema in realtà è quello di sostenere economicamente chi ha davvero bisogno.
Ho apprezzato la passione con cui il ministro Turco ha illustrato il problema e ho capito la sua buona fede, ma una caratteristica di questo Governo è quella di fare leggi prive della necessaria copertura finanziaria. Concordo con l'onorevole Cè perché il problema non è offrire questi servizi ma individuare il modo per farlo; occorre reperire i fondi necessari perché quelli finora stanziati non sono sufficienti. Il problema reale è quello del finanziamento di questi servizi che già esistono e sui quali ci appassioniamo insieme al ministro, la cui azione viene penalizzata proprio da questo aspetto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO CÈ. Onorevole ministro, l'entusiasmo che ha dimostrato è sicuramente apprezzabile ma non mi ha convinto, e vorrei spiegarne il motivo. Quello da me presentato - mi rivolgo al relatore per la maggioranza, onorevole Signorino - non è un «testo manifesto», nel senso che non è la proposta che la Lega nord sottopone all'attenzione del Parlamento per la riforma dell'assistenza perché, se così fosse, avrebbe un carattere essenzialmente federalista. Dato che la titolarità delle funzioni sociali è attribuita ai comuni, a questi ultimi dovrebbero essere attribuite le risorse finanziarie, la programmazione e la valutazione delle reali esigenze del territorio.
Il testo alternativo viene redatto in modo che possa essere confrontato con quello di maggioranza ed è per questo che ho cercato di mitigare gli errori contenuti nella proposta della maggioranza.
Come dicevo, l'intervento del ministro non mi ha convinto. Infatti l'articolo 1 del testo della Commissione stabilisce per tutti i cittadini l'erogazione di determinate prestazioni, e cioè quelle indicate all'articolo 22. Quest'ultimo articolo è composto di numerosi capoversi che contengono al loro interno altre sottoclassi, per cui si compie un'estensione importante rispetto ai servizi erogati fino ad oggi.
Addirittura si prevede l'obbligatorietà, per gli enti locali, di istituire servizi sociali professionali, interventi per situazioni di emergenza sociale, assistenza domiciliare, strutture residenziali e semiresidenziali, centri di accoglienza residenziali e diurni. Si tratta di un onere assai gravoso. Pertanto, signor ministro, nella relazione tecnica lei fa alcune affermazioni orientative, senza avere riscontri concreti sulle reali necessità del territorio; infatti, come ha detto lei stessa, la legge ha carattere programmatico ed arriveremo ai risultati previsti non prima di sette o otto anni!


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In ogni caso, quella lunga elencazione di servizi rappresenta un livello essenziale - come avete scritto voi stessi - che potrà essere ulteriormente ridotto attribuendo caratteristiche e requisiti che verranno specificati nel piano di zona sulla base dei finanziamenti disponibili.
Come si può vedere, si tratta di un impianto assai pericoloso: da un lato si stabiliscono diritti esigibili; infatti, se nella legge si scrive che un determinato servizio dovrà essere assicurato alla collettività non si può, poi, pensare di individuare posizioni soggettive, altrimenti si sarebbe dovuto usare un altro termine. Anche se la vostra è una impostazione programmatica, si sarebbe comunque dovuto usare un altro termine. Di fatto, quando il cittadino, che sarà in grado di comprendere questa legge - che è poco intelligibile per l'individuo comune - si rivolgerà ai comuni pretendendo livelli minimi di prestazioni, che voi chiamate essenziali, non vi saranno le risorse necessarie: questa è la verità, ministro Turco!
Signor ministro, oggi lei ci ha detto e confermato che vi sarà un'implementazione di servizi e che essi avranno carattere di universalità; tuttavia, nella relazione lei afferma che presuntivamente saranno necessari mille miliardi; in ogni caso, riteniamo che si tratti di una sottostima, assai lontana dalle esigenze reali. Abbiamo avuto conferma di ciò da molti sindaci.
Tra l'altro, signor ministro, lei si dimentica di dire che, oltre alle risorse aggiuntive previste in mille miliardi, di fatto saranno disponibili soltanto 500 miliardi, iscritti nella tabella A della legge finanziaria recentemente approvata, che prevede, tra l'altro, ulteriori provvedimenti. Infatti, la tabella A...

PRESIDENTE. Onorevole Cè, deve concludere.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, la prego di lasciarmi concludere questo discorso, altrimenti diventa una farsa.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, questa non è una farsa; il fatto è che gli interventi che non possono superare cinque minuti: debbono essere organizzati in modo che l'oratore possa esprimere il proprio pensiero nel tempo a disposizione.

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, vedrà che nel prosieguo del dibattito non si ripresenterà questo problema. Si tratta, ora, di questioni preliminari e fondamentali...

PRESIDENTE. La comprendo, tuttavia lei ha avuto cinque minuti di tempo a disposizione per il suo precedente intervento e cinque minuti per quello attuale. Il regolamento vale per tutti. Pertanto la prego di concludere.

ALESSANDRO CÈ. Come stavo dicendo, il ministro sa bene che le risorse necessarie sono del tutto ipotetiche. Forse saranno disponibili 500 miliardi, inseriti nella tabella A; per il resto, occorrerà preparare provvedimenti specifici che dovranno essere approvati dall'Assemblea. Vi saranno, probabilmente, risorse derivanti dalle IPAB, ma esse perverranno quando vi sarà l'equiparazione delle IPAB alle ONLUS; tuttavia, tale equiparazione non sarà immediata; essa avrà luogo tra molto tempo, quando saranno istituiti i fondi integrativi, per cui i risparmi del contribuente potranno essere destinati a quel settore.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, per cortesia, la invito a concludere. Le preciso che conteggerò il tempo da lei utilizzato tra quello a disposizione del suo gruppo, in quanto lei ha terminato il tempo a lei riservato come relatore di minoranza.

ALESSANDRO CÈ. La ringrazio, signor Presidente, ma ritengo che alcune volte dovrebbero essere consentite deroghe, quando gli argomenti in discussione sono di estrema importanza (Applausi del deputato Calzavara).

EDUARDO BRUNO. E basta!


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PRESIDENTE. Onorevole Cè, non vi possono essere deroghe. Lei ha esaurito il tempo a sua disposizione. Sono stati presentati molti emendamenti e debbono intervenire molti altri colleghi.

ALESSANDRO CÈ. Va bene, interverrò nell'esame di qualche altro emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Battaglia. Ne ha facoltà.

AUGUSTO BATTAGLIA. Signor Presidente, innanzitutto mi dispiace constatare che questa importante discussione su uno dei punti più significativi e decisivi della legge si svolga con i banchi quasi vuoti dei gruppi del Polo e della Lega.

UBER ANGHINONI. Anche dell'Ulivo e dei Democratici di sinistra!

AUGUSTO BATTAGLIA. Questa è una legge importante e il dibattito dovrebbe vedere la partecipazione del maggior numero di parlamentari, in quanto attiene ai bisogni fondamentali dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono disagi.

FABIO CALZAVARA. Ma non dei furbi e dei lazzaroni!

AUGUSTO BATTAGLIA. Vorrei, in ogni caso, fare due osservazioni relativamente agli emendamenti in esame ed invitare i presentatori a ritirarli.
Negli emendamenti in questione si distingue tra servizi obbligatoriamente erogati a certe categorie di cittadini e servizi facoltativi. Successivamente, gli stessi proponenti degli identici emendamenti Novelli 1.2 e Valpiana 1.3 hanno presentato altri emendamenti all'articolo 2 in cui vengono ricompresi tra i servizi da erogare obbligatoriamente quelli per i quali il provvedimento fornisce già risposte chiare. Infatti, alla lettera a) degli identici emendamenti Novelli 2.2 e Maura Cossutta 2.20 si propone di erogare i servizi sociali obbligatori ai soggetti che si trovano in una condizione di «insufficienza del reddito e dei beni del singolo o del nucleo familiare con cui il soggetto convive a garantire il superamento della soglia di povertà»: ricordo che il provvedimento si esprime già chiaramente sulla questione con l'articolo 24 che istituisce il reddito minimo di inserimento, il quale, nelle forme che saranno definite al termine della sperimentazione, costituisce un diritto soggettivo per tali persone. Si tratta quindi di un servizio reso obbligatoriamente dallo Stato.
Alla lettera b) dei medesimi emendamenti si definisce una condizione di «incapacità totale o parziale dell'interessato a provvedere alle proprie esigenze per cause non determinate da malattie acute o croniche in atto»: ricordo che il provvedimento si esprime in tal senso non solo con l'articolo 24 sul reddito minimo di inserimento, ma anche con l'articolo 25, che prevede interventi obbligatori in favore degli aventi diritto per quanto riguarda sia assegni e pensioni di invalidità sia le indennità di accompagnamento che vengono riconosciute per le minorazioni. Anche in questo caso l'intervento obbligatorio viene reso possibile da un flusso finanziario indipendente da quello previsto per i servizi territoriali.
Infine, anche per la previsione di cui alla lettera c) dei citati emendamenti Novelli 2.2 e Maura Cossutta 2.20, relativa alla «sottoposizione del soggetto a provvedimenti dell'autorità giudiziaria», ricordo che l'articolo 23 istituisce un ufficio di pubblica tutela per rispondere in maniera più efficace e certa a questo tipo di bisogni.
Pertanto, non credo che gli identici emendamenti Novelli 1.2 e Valpiana 1.3 siano giustificati, visto che rispetto a bisogni fondamentali esigibili la legge fornisce già risposte chiare e aggiuntive, perché è prevista una serie di interventi da determinare triennalmente sulla base delle risorse disponibili. Con una lettura attenta dell'articolo 2, nel testo riformulato dalla Commissione, e dell'articolo 22 si può notare che nell'ambito di questi interventi si chiarisce che la priorità deve essere data a quelli che vengono erogati


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alle persone con disagi maggiori, vale a dire ai centri diurni, all'assistenza domiciliare e così via.
Credo che, vista l'impostazione generale del provvedimento e per il quadro generale degli interventi distinti tra quelli esigibili dal cittadino e quelli che devono essere organizzati sul territorio da parte dei comuni sulla base delle risorse disponibili, il provvedimento dia già una risposta alle questioni poste con gli identici emendamenti Novelli 1.2 e Valpiana 1.3. Pertanto credo che questi ultimi debbano essere ritirati o respinti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Massidda. Ne ha facoltà.

PIERGIORGIO MASSIDDA. Non voglio dilungarmi ulteriormente sulle questioni sulle quali i colleghi che rappresentano il mio gruppo politico si sono già espressi, definendo la nostra posizione. Tuttavia, visto che siamo all'inizio della discussione, tengo a chiarire, in particolare con l'onorevole Battaglia, ma anche con i colleghi che stanno seguendo la discussione, che questo provvedimento non nasce esclusivamente per volontà della maggioranza o del Governo, ma da una sensibilità comune a tutti i partiti, come ha riconosciuto anche lo stesso ministro. Senza la minoranza questo provvedimento non sarebbe approdato in quest'aula e non sarebbero state fatte certe scelte, fermo restando che su alcune posizioni ci sono alcune divergenze, cosa più che democratica.
Noi consideriamo questa legge ottimale negli intenti, ma carente nelle risorse da destinare. La definiamo inoltre demagogica perché sappiamo fin d'ora che essa è irrealizzabile. Ma perché dico questo, onorevole Battaglia? Mi rivolgo a lei, se me lo consente, da amico a amico. Non scendiamo sul piano della polemica! In questo momento il Polo e la Lega non sono presenti non per un'insensibilità nei confronti di questa legge, ma per ragioni che in quest'aula tutti ben conoscono. Evitiamo dunque delle strumentalizzazioni, anche perché potremmo dire che se vi sono deputati assenti nelle forze del Polo, vi sono deputati - e in misura maggiore - della sua parte, onorevole Battaglia, meno attenti e che hanno tanta voglia e tanta fretta di zittire l'onorevole Cè, il quale stava probabilmente facendo un discorso rasserenante ed utile a tutti. Infatti, molte delle cose dette dall'onorevole Cè sono state condivise dalla stessa maggioranza, ma non accettate unicamente perché il disegno è ben differente.
Colleghi, vi chiedo cortesemente di non scendere sul piano dello scontro, anche perché ritengo che nel prosieguo dell'esame del provvedimento si incontreranno meno ostacoli. Indubbiamente, su questo primo articolo, si registrano delle differenziazioni nette e anche scelte ideologiche che ci possono dividere; ed è per questo motivo che abbiamo bisogno di tempo per esprimerci. Ci troviamo in un momento in cui i lavori dell'Assemblea registrano una forma di protesta da parte del Polo. Per cortesia, non strumentalizziamolo, altrimenti rischiamo di danneggiare una legge che, se è vero che viene chiamata «legge Signorino» (collega di cui riconosciamo il grande lavoro svolto), è altrettanto vero che viene portata avanti da tutte le forze politiche, da tutti quei deputati che rappresentano i cittadini e che credono fermamente alla necessità di approvare questa legge per superare i gravi ostacoli esistenti. Stiamo lavorando, stiamo confrontandoci per vedere se sia possibile migliorare il testo del provvedimento, dunque, per favore, non scendiamo sul piano dello scontro.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo, al quale ricordo che per il suo gruppo è già intervenuto per dichiarazione di voto l'onorevole Porcu. Può parlare a titolo personale, per due minuti.

TEODORO BUONTEMPO. Presidente, stile, educazione e rispetto avrebbero dovuto imporre alla maggioranza, in un momento delicato dell'attività dell'Assemblea, essendo in corso una riunione della


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Conferenza dei presidenti di gruppo e in considerazione dell'importanza della proposta di legge in esame, di chiedere una breve sospensione dei lavori per impedire che su una questione di grande importanza regolamentare e oltre che di sostanza non ci sia un leale confronto.
In ordine al provvedimento di cui stiamo discutendo, a me sembra molto chiara la posizione critica che qui è stata manifestata. L'articolo 38 della Costituzione, più volte citato in quest'aula, è di una chiarezza eccezionale eppure non è stato applicato per cinquant'anni e ciò, per così dire, sulla pelle dei disabili e delle persone che versano in condizioni di grave disagio sociale.
Noi vogliamo impedire che venga approvata una legge il cui testo appare un testo di propaganda elettorale, essendo incapace di incidere concretamente a causa dell'eccessiva molteplicità dei soggetti che debbono intervenire. Per tale motivo l'opposizione chiede che sia chiarito il punto relativo alla copertura finanziaria e che vengano inoltre chiariti i doveri dei soggetti interessati, se non si vuole che questa legge possa diventare, come ho già detto, materia di propaganda elettorale e far rimanere i disabili nelle condizioni di incertezza in cui si trovano.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Novelli 1.2 e Valpiana 1.3, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione (Commenti).
Pur conteggiando l'onorevole Massidda, la Camera non è in numero legale per 33 voti.
Pertanto, a norma dell'articolo 47, comma 2, del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.

La seduta, sospesa alle 18,40, è ripresa alle 19,40.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE

PRESIDENTE. Dovremmo ora procedere nuovamente alla votazione degli identici emendamenti Novelli 1.2 e Valpiana 1.3, nella quale è precedentemente mancato il numero legale. Tuttavia, apprezzate le circostanze, rinvio la votazione e il seguito del dibattito ad altra seduta.

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