Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 653 del 18/1/2000
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(Esercizio del diritto di critica politica nelle competizioni elettorali)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Piscitello n. 3-03932 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 3).
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni ha facoltà di rispondere.

MICHELE LAURIA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. In relazione all'atto parlamentare cui si risponde, si precisa che la legge 6 agosto 1990, n. 223,


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e successive modificazioni ed integrazioni (legge che disciplina il sistema radiotelevisivo pubblico e privato), non attribuisce al Governo la possibilità di sindacare l'operato delle emittenti radiotelevisive per quanto attiene al contenuto delle trasmissioni.
Allo stato, pertanto, non è possibile effettuare alcun controllo preventivo sui programmi che vengono radiodiffusi. L'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, istituita con legge 31 luglio 1997 (meglio nota come la legge n. 249), che svolge anche compiti già attribuiti al garante per la radiodiffusione e l'editoria, al fine di garantire l'applicazione delle disposizioni vigenti sulla propaganda elettorale, sulla pubblicità e sull'informazione politica, nonché l'osservanza delle norme in materia di equità di trattamento e di parità di accesso nelle pubblicazioni e nelle trasmissioni di informazione e propaganda elettorale, può intervenire allo scopo di procedere all'irrogazione della sanzione solo a trasmissione avvenuta.
Tuttavia, si rappresenta che è in discussione in Parlamento, come del resto è noto, il disegno di legge recante disposizioni urgenti per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie. L'interrogante, l'onorevole Piscitello, è tra l'altro un profondo conoscitore delle difficoltà ma anche delle connessioni talvolta contraddittorie che può mettere in campo un'iniziativa concernente la parità di accesso ai mezzi di comunicazione, in ordine ai quali sono labili i confini tra libertà, censura ed espressione del pensiero, con vincoli di carattere costituzionale ed anche con l'indiscutibile esigenza che non vi siano sperequazioni causate da motivi di carattere economico o addirittura da conflitti di interessi che possono deformare questo delicato settore della formazione del consenso nelle moderne democrazie.
La vicenda normativa, pur non essendo del tutto inadeguata dal punto di vista della disciplina sostanziale, non risulta sufficientemente incisiva per quanto concerne l'impianto sanzionatorio. Assistiamo, infatti, a vicende rispetto alle quali si interviene, come si dice con una frase comune, «a babbo morto» - quando lo si fa - e si registrano lungaggini di carattere istruttorio che sostanzialmente vanificano un'azione di controllo e di rispetto delle regole.
La proposta del Governo, che nasce dall'esigenza primaria di tutelare il cittadino nella sua massima e più significativa espressione politica e assicura, nel contempo, ai contendenti parità di condizioni nella competizione per quanto riguarda l'utilizzo e l'accesso ai mezzi di comunicazione di massa, tocca tra gli aspetti principali l'estensione della normativa a tutte le campagne elettorali, al fine di assicurare, oltreché le condizioni di parità di accesso, anche l'imparzialità del mezzo informativo rispetto a tutti i competitori nella campagna elettorale in corso. Finalità questa posta alla base dell'intero sistema di informazione televisiva già dalla legge n. 223 del 1990.
Si prevede l'individuazione di precise fattispecie nelle forme di utilizzo del mezzo di comunicazione di massa a fini elettorali, tra cui è individuabile l'informazione elettorale che comprende i servizi e gli altri programmi informativi e radiotelevisivi, avendo ad oggetto la competizione elettorale, nonché la propaganda che si può svolgere tanto sulla stampa quanto nella programmazione della concessionaria pubblica e privata. Si prevede, inoltre, l'introduzione di misure di reintegrazione dell'equilibrio nella competizione elettorale e la previsione di sanzioni adeguate alle diverse infrazioni, nonché la definizione di spazi di parità sufficientemente articolata da adattarsi a qualsiasi tipo di evento elettorale.
La regolamentazione concreta delle modalità di accesso è lasciata alla Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi e all'autorità, ciascuna secondo le proprie competenze istituzionali.
Nell'adottare la regolamentazione relativa alla propaganda elettorale, le medesime dovranno tenere conto dei codici deontologici, nel caso siano stati adottati


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dagli operatori del settore della comunicazione di massa. Nell'ambito dell'emittenza radiotelevisiva locale - tra l'altro, l'interrogante si riferisce a particolari eventi di violazione avvenuti a livello regionale in cui è evidente anche una certa malafede di interessi dovuti al vuoto normativo e alle lungaggini istruttorie demandabili ad una sorta di araba fenice di cui tutti parlano, ma che nessuno vede e conosce e alla quale è, quindi, difficile attribuire responsabilità - le competenze sono attribuite, per quanto riguarda l'istruttoria, ai comitati regionali per le comunicazioni ai quali dovrebbe essere consentita, in base alle attuali normative, anche un'immediata agibilità e operatività che purtroppo - il Governo lo riconosce - non sempre entra in campo per rimuovere le disfunzioni, come quelle denunziate, che possono verificarsi.

PRESIDENTE. L'onorevole Piscitello ha facoltà di replicare.

RINO PISCITELLO. Ringrazio il sottosegretario Lauria per la disponibilità e anche perché la risposta ha spaziato al di là dell'evento da me contestato nell'interrogazione, che risale al 16 giugno. Eravamo in piena campagna elettorale per le elezioni europee e, presentando l'interrogazione, ero consapevole che avrei avuto risposta dopo alcuni mesi. È evidente che avevo bisogno di porre il caso come problema di tipo generale.
Vi è un nodo che, secondo me, va risolto e che probabilmente è oggetto di scarsa attenzione. Abbiamo cioè un problema riguardante le televisioni locali. Il sottosegretario sa quanto io sia legato a quello delle televisioni locali che reputo un sistema garante della democrazia, ma anche di un assetto federale: esso, infatti, garantisce che la comunicazione sia molto diffusa sul territorio locale. Contemporaneamente, però, vi è il rischio del monopolio, ossia vi è il pericolo che una televisione sul piano territoriale, se non adeguatamente controllata, determini in qualche modo un monopolio dell'informazione e, quindi, sottragga democrazia non solo ai cittadini ma, soprattutto, a coloro che in campagna elettorale devono godere di alcuni diritti fondamentali, ossia i candidati, i quali hanno bisogno di confrontarsi con gli altri candidati.
L'esempio che ho riportato nella mia interrogazione è tipico. Ci troviamo di fronte ad un candidato il quale chiede alla televisione locale, che è fondamentale nel suo circondario, quella cioè che in qualche modo ha il monopolio, di trasmettere uno spot televisivo. Se quella televisione è proprietà dei suoi concorrenti politici, non di un suo concorrente specifico, ma il candidato potrebbe avere da tempo un conflitto politico con i proprietari di quella televisione, è questo conflitto, potrebbe risultare per il candidato in questione impossibile veder trasmessa la sua propaganda elettorale. Infatti, la televisione di cui si tratta potrebbe addurre un'interpretazione rigidissima delle norme, assolutamente fuori da ogni logica, e rispondere: no, in questo spot vi è la critica al tuo avversario politico.
Due allora sono i problemi. Il primo è che nel caso in questione - che però è solo un esempio - lo spot invitava a leggere un libro - cosa assolutamente inconcepibile! - nel quale vi era una critica all'avversario del candidato di cui si parla.
Il secondo problema è il seguente. Pensiamo davvero che la propaganda elettorale non debba contenere critiche nei confronti del proprio avversario, certo all'interno di un contesto che non sia di volgarità (anche se spesso ne sentiamo anche in questo luogo, che dovrebbe essere l'ambito sacro della democrazia) e che dovrebbe essere scevro da polemiche inutili? Noi dobbiamo garantire che il confronto politico, attraverso la propaganda elettorale, rimanga all'interno dei meccanismi di confronto e di critica tra tutti i candidati. Ebbene, è vero che il caso riportato è un esempio, ma noi abbiamo avuto la violazione dei diritti di una persona che in quel momento era candidata e si tratta di una violazione grave. Dunque, o immaginiamo - evidentemente nella nuova legge - dei meccanismi


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per i quali (non parlo, per carità, di controlli su quello che deve essere trasmesso) i diritti dei candidati in campagna elettorale siano garantiti in modo tale che la televisione non può negare, tranne che per motivazioni gravissime, la trasmissione dello spot televisivo, oppure noi rischiamo che alcune televisioni locali, che peraltro in sede locale costituiscono un monopolio, possano in qualche modo alterare il libero confronto tra i candidati e, quindi, la campagna elettorale. Questo è il tema che propongo e, in conclusione, ne aggiungo un altro all'attenzione del sottosegretario e del Governo.
Quando una televisione - non voglio fare neppure l'esempio concreto, ma sollecitare, come dicevo, l'attenzione del Governo...

PRESIDENTE. Onorevole Piscitello, ha ancora un minuto di tempo.

RINO PISCITELLO. Anche meno. Quando una televisione è gestita e diretta da persone che sono coinvolte in processi riguardanti l'articolo 416-bis, quando inoltre essa impedisce la libera competizione nelle campagne elettorali, quando il controllo rischia di essere legato anche a fenomeni di criminalità organizzata e quando il proprietario o il direttore sono direttamente coinvolti in questo, è possibile porsi il problema del ritiro della concessione? Sottopongo la questione all'attenzione del Governo (il quale, certo, senza normative non può e non deve fare nulla), perché credo che il Governo stesso debba riflettere su questo aspetto al fine di predisporre una normativa che nel controllo dell'informazione televisiva faccia rientrare anche la presa in considerazione di reati particolarmente odiosi, nei quali possono essere coinvolti i proprietari di emittenti radiotelevisive.

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