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PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Volontè n. 3-03647 e Cola n. 3-03688 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 2).
MICHELE LAURIA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Con la direttiva CEE n. 97/67 sui servizi postali, recepita con il decreto legislativo del 22 luglio 1999, l'Unione europea ha inteso indirizzare il servizio postale al pari degli altri servizi pubblici verso una liberalizzazione progressiva e controllata, favorendo altresì il miglioramento della qualità del servizio stesso.
servizio universale possono essere riservati la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione di invii di corrispondenza interna e transfrontaliera, anche tramite consegna espressa, il cui prezzo e peso rientrino in un limite determinato. Il prezzo, infatti, deve essere inferiore al quintuplo della tariffa pubblica applicata ad un invio di corrispondenza del primo livello di peso della categoria normalizzata più rapida e il peso degli oggetti inferiore a 350 grammi. Di contro, non fanno più parte della privativa postale le corrispondenze attuali e personali con limiti superiori a quelli suddetti, mentre, indipendentemente da limiti di prezzo e di peso, sono compresi nella riserva gli invii raccomandati attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie.
PRESIDENTE. L'onorevole Volontè ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03647.
LUCA VOLONTÈ. Signor Presidente, a quasi un anno di distanza, il Governo viene a rispondere ad una mia interrogazione. È passato molto tempo e la situazione, per molti versi, si è aggravata. Lo spunto viene offerto dalla preoccupazione per il termine della concessione ministeriale - oggi confermata - relativa alle agenzie di recapito private presenti nelle maggiori città italiane, con la perdita di occupazione e di servizi offerti alla clientela.
fonte governativa, presenta oneri a carico del bilancio per l'esercizio 1999 pari a 2.010 miliardi, con una crescita di 800 miliardi per l'anno 1999 rispetto all'anno 1998 su un fatturato di 12 mila miliardi.
PRESIDENTE. L'onorevole Cola ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03688.
SERGIO COLA. La disamina dell'onorevole Volontè è stata, per la verità, spietata: se il sottosegretario avesse la possibilità di replicare si troverebbe in una situazione di enorme difficoltà. D'altra parte il suo intervento ha reso giustizia delle osservazioni avanzate sia dall'onorevole Volontè sia da me (ma, ovviamente, anche dall'onorevole Tassone, cofirmatario dell'interrogazione Volontè). Signor sottosegretario, lei lo ha fatto inconsapevolmente, perché...
MICHELE LAURIA, Sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Non a caso c'è Freud!
SERGIO COLA... nel momento in cui lei afferma che l'obiettivo è triplice, perché è volto a risanare il bilancio dissestato dell'ente Poste, ad adeguarsi all'esigenza di cui alla direttiva dell'Unione europea e a migliorare il servizio, lei scivola su una buccia di banana, cadendo e facendosi male o, meglio, facendo male al Governo che rappresenta, attraverso un'ammissione di responsabilità.
MARIO TASSONE. No, questo no!
SERGIO COLA. ... ma comunque ci troviamo forse di fronte ad una unificazione, onorevole Piscitello, che attraverso Parisi ha sollecitato un partito unico: siamo quindi sulla stessa barca.
MARIO TASSONE. Non c'è l'ente Poste ma l'ente Passera!
SERGIO COLA. ... che lo rappresenta!
Queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per le comunicazioni, senatore Lauria, ha facoltà di rispondere.
Il recepimento della suddetta direttiva ha rappresentato l'occasione per allineare le regole del mercato postale italiano a quelle vigenti negli altri paesi dell'Unione e, in aderenza all'obiettivo della direttiva stessa, sono stati specificati i contenuti del servizio universale che deve assicurare le prestazioni da fornire in tutti i punti del territorio nazionale a prezzi accessibili a tutti e ad un determinato livello di qualità comprendente la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione degli invii postali fino a due chilogrammi e dei pacchi fino a venti chilogrammi, nonché i servizi relativi agli invii raccomandati ed a quelli assicurati.
Sempre sulla base di quanto indicato nella direttiva in parola, al fornitore del
Nel precisare, infine, che da gennaio 2001 questo Ministero determinerà, con scadenze triennali e sulla base di periodiche verifiche, l'ambito della riserva nella misura necessaria al mantenimento del servizio universale, è bene rammentare che possono essere offerti al pubblico da quella data, da parte di operatori privati, singoli servizi non riservati che rientrino nell'ambito di applicazione del servizio universale, previo rilascio di licenze individuali.
Le agenzie di recapito di corrispondenza espressa in loco potranno continuare ad operare sino al 31 dicembre 2000 ed inoltre, laddove necessario, potranno anche essere chiamate a collaborare con il gestore pubblico.
In conclusione, dopo attenta lettura del decreto legislativo n. 261 del 1999, si può affermare che il provvedimento adeguatamente contemperi l'interesse della collettività all'ordinato espletamento del servizio universale sull'intero territorio nazionale con le esigenze degli operatori privati di affacciarsi sul mercato dei servizi postali.
Signor Presidente, onorevoli interroganti, vorrei precisare inoltre che lo Stato azionista persegue sostanzialmente tre obiettivi prioritari. Il primo è il risanamento dell'ente Poste spa, i cui bilanci nel recente passato hanno recato buchi neri e disavanzi; pertanto, per esigenze di equilibrio gestionale ed economico, in un percorso di risanamento, è necessario annullare tali zavorre di carattere finanziario. Il secondo obiettivo prioritario è di carattere sociale ed è rappresentato dalla tutela del servizio universale e dalla qualità e dall'ammodernamento dei servizi; tuttavia, tale obiettivo deve essere perseguito senza troncare o soffocare le iniziative private della concorrenza, la quale deve obiettivamente avere, nel breve periodo - da qui a due tre anni -, la possibilità di svilupparsi pienamente e quindi di essere a livello europeo per le date fissate dall'Unione europea, affinché vi sia nel nostro paese, anche nel settore postale, una effettiva concorrenza.
Il documento di sindacato ispettivo presentato dal CDU - come i molti altri documenti di sindacato ispettivo presentati in materia - muove da una duplice esigenza: da un lato, quella di fare chiarezza in un settore delicato dei servizi attraversato da profonde contraddizioni nella fase della privatizzazione; dall'altro, quella di chiamare l'esecutivo a rendere conto di quanto accade in questo settore, nel quale il contribuente è chiamato a dare ancora un pesante contributo in termini di fiscalità diretta ed indiretta.
L'obiettivo del Governo è quello di risanare i bilanci delle Poste spa; ma non si può far finta di niente rispetto ad un settore che, secondo i dati di bilancio di
Rispetto a tale situazione ed a tali risultati certamente non brillanti, l'amministratore delegato Passera affermò che le poste si sarebbero dovute finanziare con il ricorso al monopolio in certi settori di mercato. Forse questo decreto legislativo, che rispecchia certamente alcuni principi della direttiva comunitaria, concede fin troppo potere: laddove la direttiva comunitaria afferma che alcuni servizi possono essere riservati al servizio universale, tale indicazione per il nostro Governo diviene un obbligo; tra l'altro, si tratta di un obbligo richiesto dall'amministratore delegato Passera.
Al di là dell'evidente contraddizione tra le indicazioni del Governo e quelle del Parlamento in materia di liberalizzazione dei servizi pubblici, non vediamo una seria politica di contenimento di vistosi disavanzi che si riflettono sull'efficienza complessiva del sistema dei servizi e sul risanamento del bilancio pubblico e, dunque, sulla conseguente riduzione della pressione fiscale sulla famiglia dei contribuenti.
Il quaderno dei problemi non finisce qui, perché, a fronte di stipendi faraonici elargiti a dirigenti di nomina politica, assistiamo ad una politica di riduzione del personale che si traduce in licenziamenti sommari e ingiustificati attraverso alcune inchieste ispettive e si è proceduto a licenziamenti di massa sulla base di sommari accertamenti. L'adozione di questi provvedimenti rientra in una precisa strategia portata avanti dall'azienda e dalla dirigenza per scaricare sui lavoratori le proprie inefficienze, ricorrendo a licenziamenti di massa. Il sottosegretario ricorderà certamente lo sciopero generale dei sindacati postali del 7 giugno scorso e anche la recente intervista dell'amministratore Passera ad un settimanale a larga diffusione nazionale in cui si indicava nella riduzione del personale una delle possibili azioni per il risanamento dell'azienda.
Pertanto, nutriamo una forte insoddisfazione per la risposta data dal Governo alla nostra interrogazione, soprattutto riguardo alle politiche che il Governo sta portando avanti nel settore dei servizi di pubblica utilità; vi è insoddisfazione, inoltre, per i risultati conseguiti sul piano dell'impresa. Le Poste non si avviano ad essere un elemento chiave, purtroppo, nell'opera di modernizzazione del nostro paese, come era stato sbandierato.
Onorevole sottosegretario, affermare che gli operatori, dopo il 31 dicembre 2000, potranno essere chiamati a collaborare con il servizio universale vuol dire non mettere l'azienda nelle condizioni di poter programmare il proprio futuro, ma soprattutto il futuro delle 2 mila persone che lavorano in questo settore.
Spero che le mie riflessioni e quelle che svolgerà l'onorevole Cola la convincano, quanto meno, che l'amministratore delegato ha certamente l'obiettivo di risanare i conti dell'azienda, ma secondo prospettive, finalità, azioni e metodi che corrispondano alle indicazioni del Parlamento e, speriamo, a quelle del Governo.
Nella mia interrogazione ho affermato, tra l'altro - lei non mi ha smentito assolutamente -, che un recente studio dell'università statale di Milano del maggio 1999 evidenzia, senza alcun tipo di riserva, la pessima efficienza delle Poste italiane, distanti anni luce da quelle francesi e nord-europee. Ebbene, nel momento in cui questa inefficienza viene riconosciuta, di fronte alla facoltà indicata dalla direttiva europea, che tra l'altro privilegia la liberalizzazione, invece di migliorare il servizio, risaniamo il bilancio a scapito di 67 aziende e 2 mila dipendenti. D'altra parte, lei, alla fine del suo intervento, dopo aver letto quanto indicato dai funzionari del suo Ministero, si è impegnato per il Governo ad adoperarsi al fine di conciliare le esigenze contrapposte. Tuttavia, lei ha comunque ribadito, in questa sede, che, al 31 dicembre 2000, 67 aziende chiuderanno e 2 mila dipendenti finiranno in mezzo ad una strada contribuendo ad aumentare la disoccupazione (quella reale e non quella che il Governo dichiara di aver diminuito grazie ai lavori socialmente utili). Pertanto, dopo il 31 dicembre 2000 quelle povere aziende dovranno chiudere, contribuendo al progresso economico tanto esaltato anche nel recente congresso dei democratici di sinistra. Non so se lei sia diessino...
Ritengo che occorra essere seri nel dare le risposte e con ciò non mi riferisco a lei ma a chi le ha scritto il testo dell'intervento. Signori del Governo, i vostri interlocutori non sono degli sprovveduti, ma recepiscono immediatamente le lacune e le risposte meramente formali che alla fine dei conti sono delle vere e proprie prese in giro.
La realtà è questa e noi la denunceremo pubblicamente; per il risanamento dell'ente Poste voi mandate in mezzo alla strada 2 mila persone e fate finire un servizio che fin dal 1920 si è dimostrato veramente efficiente sotto tutti i punti di vista; aggiungo che non solo non è stato criticato da coloro che hanno fatto a livello universitario la ricerca qui richiamata, ma è stato anche esaltato, naturalmente ponendo in evidenza, come corrispondenza negativa, la totale inefficienza dell'ente Poste.
È inutile che si dica poi che l'ente Poste è autonomo perché la presenza del Governo, che deve presiedere al controllo di un servizio così importante come quello postale, non può essere solo di carattere formale ma deve condizionare determinate azioni dell'ente Poste e del dottor Passera...
In conclusione, esprimo la mia totale insoddisfazione per una risposta che offende veramente chi ha presentato questa interrogazione.


