Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 631 del 30/11/1999
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(Esame degli ordini del giorno - A.C. 5619-B)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (vedi l'allegato A - A.C. 5619-B sezione 20).
Qual è il parere del Governo?

ENRICO LETTA, Ministro delle politiche comunitarie. Il Governo non accoglie l'ordine del giorno Oreste Rossi n. 9/5619-B/1, mentre accoglie l'ordine del giorno Bova n. 9/5619-B/2. Invito i presentatori dell'ordine del giorno Ballaman n. 9/5619-B/3 a ritirarlo. Il Governo non accoglie l'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/5619-B/4. Per quanto riguarda l'ordine del giorno Pezzoli n. 9/5619-B/5, il Governo lo accoglierebbe a condizione che sia soppressa, nel dispositivo, la frase: «sia nella fase di recepimento degli stessi nell'ordinamento nazionale», in modo che l'impegno si limiti alla fase di negoziazione e non a quella di recepimento.


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PRESIDENTE. Onorevole Pezzoli, accetta la riformulazione del suo ordine del giorno proposta dal Governo?

MARIO PEZZOLI. Presidente, la mia non era un'imposizione. Abbiamo già affrontato il problema con la questione del sistema HACCP. È logico che l'impegno che chiediamo rientra nell'ambito delle potestà del Governo ed anche degli indirizzi che gli conferisce la direttiva. Nel momento in cui recepiamo direttive che possono avere un impatto gravoso soprattutto per la piccola e media impresa, bisogna cercare il più possibile - mantenendoci nella cornice normativa che ci impone la direttiva - di tener conto della realtà cui si troveranno di fronte queste piccole imprese quando dovranno adempiere certi obblighi. Era questo l'intento del mio ordine del giorno. È logico che nella fase ascendente della negoziazione il Governo deve fare la sua parte, e speriamo che la faccia al meglio. Ma lo stesso impegno deve esserci anche nella fase di recepimento, per non doverci trovare, in occasione delle prossime leggi comunitarie, ad affrontare gli stessi problemi che abbiamo affrontato per l'HACCP o per altre materie o settori. Avremmo potuto risparmiare tanto tempo se ci fosse stato un minimo di disponibilità da parte del Governo. Il mio ordine del giorno impegna il Governo a tener conto di tutto questo.

PRESIDENTE. Prosegua, signor ministro.

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Modificando il parere precedentemente espresso, il Governo accoglie anche l'ordine del giorno Pezzoli n. 9/5619-B/5.
Il Governo accoglie come raccomandazione gli ordini del giorno Trabattoni n. 9/5619-B/6, Sedioli n. 9/5619-B/7 e Lembo n. 9/5619-B/8, mentre invita i presentatori degli ordini del giorno Rallo n. 9/5619-B/9 e Cè n. 9/5619-B/10 a ritirarli.

PRESIDENTE. Onorevole Oreste Rossi, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/1, non accolto dal Governo?

ORESTE ROSSI. Presidente, sono sorpreso dal parere del Governo, perché questo ordine del giorno è stato presentato sin dall'inizio in Commissione (tant'è che è il primo del fascicolo) e su di esso il ministro Letta non aveva sollevato alcuna obiezione; anzi mi aveva detto che lo avrebbe accolto come raccomandazione. Lo invito ad un ripensamento rispetto al parere contrario da lui espresso.

PRESIDENTE. Signor ministro?

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Abbiamo svolto una discussione di carattere generale in Commissione, dopo di che abbiamo consultato l'amministrazione di merito, la quale ha consigliato di tenere questo atteggiamento, per cui io non posso fare altrimenti. Mi dispiace, ma invito a tener conto degli atteggiamenti complessivi che abbiamo assunto su questa materia. Pertanto, ribadisco il parere contrario precedentemente espresso.

PRESIDENTE. Onorevole Oreste Rossi, insiste per la votazione?

ORESTE ROSSI. Sì, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Le ricordo che è possibile intervenire per dichiarazione di voto solo sul complesso degli ordini del giorno presentati. Ne ha facoltà.

ORESTE ROSSI. Signor Presidente, ho presentato il mio ordine del giorno n. 9/5619-B/1 anche su sollecitazione delle associazioni di categoria, le quali lamentano il fatto che sia stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 345 del 1999, recante il recepimento della direttiva comunitaria n. 94/33 relativa


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alla protezione dei giovani sul posto di lavoro; dal 23 ottobre scorso, infatti, a causa del predetto decreto, oltre 50 mila giovani di età inferiore ai diciotto anni ed occupati in imprese artigiane rischiano il proprio posto di lavoro, dal momento che gli imprenditori che continuano ad avvalersi dell'opera di apprendisti minori sono ormai passibili di sanzioni che prevedono l'arresto fino a sei mesi.
Gli artigiani sono da sempre impegnati nella tutela della salute dei giovani, che oltre tutto sono spesso loro familiari. Il decreto legislativo n. 345 del 1999 è fortemente condizionato da una mentalità che porta a deprimere lo sviluppo delle capacità professionali e la produttività, per privilegiare l'imposizione burocratica di forme di tutela esasperate, posto che la normativa nazionale esclude i giovani apprendisti da ben 37 tipologie di lavoro contro le 9 originariamente previste dal provvedimento comunitario recepito. Voglio aggiungere che la settimana scorsa, mentre ero in missione a Bruxelles con alcuni colleghi della XIV Commissione, ho sollevato il problema davanti al Presidente della Commissione europea, Prodi, il quale ha riconosciuto che, effettivamente, vi è stato un eccesso di inserimenti nel recepimento della direttiva europea.
L'Italia deve quindi essere bene attenta, nella fase del recepimento delle direttive europee, a non esagerare per essere fra i primi della classe. Il recepimento in questione, francamente, «mette in ginocchio» le officine meccaniche e addirittura i saloni degli acconciatori, perché a questo punto i giovani sotto i diciotto anni, a causa dell'eccessivo recepimento della direttiva, non potranno più prestare lavoro in ben 37 attività lavorative, nelle quali vi è un rumore troppo elevato, o si usano sostanze che potrebbero determinare allergie o solventi. Praticamente, si tratta di tutte le attività cui si dedicano i giovani per imparare un lavoro.
Il Governo dell'Ulivo, che sostiene di voler tutelare i giovani, di creare posti di lavoro, di garantire l'occupazione, di insegnare un lavoro ai giovani che non vogliono continuare gli studi e che quindi a sedici anni vanno a lavorare, recependo in questo modo la direttiva comunitaria, di fatto, impedisce ai giovani dai sedici ai diciotto anni di andare ad imparare un lavoro. È incredibile! Ero convinto che il ministro accogliesse, almeno come raccomandazione, il mio ordine del giorno, con il quale si impegna il Governo a rivedere le categorie di attività produttive in cui il lavoro minorile, tra i sedici e i diciotto anni, è vietato. In Commissione, non era stata sollevata alcuna obiezione ed io, in buona fede, ero convinto che l'ordine del giorno sarebbe stato accolto: oggi, invece, ho avuto questa sorpresa negativa! Sinceramente, non credo che sia un metodo corretto di lavorare: come gruppo della Lega forza nord per l'indipendenza della Padania, ci siamo comportati correttamente in Commissione e personalmente ho chiesto se vi fossero obiezioni sul testo dell'ordine del giorno: ebbene, non sono state sollevate obiezioni mentre adesso in aula, all'ultimo momento, mi sono sentito dire che il Governo non accoglie l'ordine del giorno!
Ovviamente, insisto per la sua votazione: mi dispiace davvero per questa situazione e naturalmente ci comporteremo e lavoreremo in modo nettamente diverso sul disegno di legge comunitaria 2000!

DOMENICO BOVA, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DOMENICO BOVA, Relatore. Signor Presidente, vorrei invitare il Governo ad accogliere l'ordine del giorno Oreste Rossi n. 9/5619-B/1, almeno come raccomandazione.

PRESIDENTE. Il Governo può rifletterci un attimo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, prendo la parola per ribadire


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quanto ha detto chi mi ha preceduto ed anche per sottolineare, a questo punto, una forte incongruenza da parte del Governo, nonché per invitare la stessa Presidenza dell'Assemblea a chiedere al Governo di essere coerente. Giovedì scorso, in quest'aula, è stata svolta un'interpellanza urgente, sottoscritta da 38 colleghi del gruppo di Alleanza nazionale, ed in evidente affanno la relativa risposta del Governo è stata che si sarebbero recepiti i problemi sollevati, che sono esattamente quelli indicati dall'onorevole Rossi.
Il Governo non può affermare giovedì, in aula, che recepisce il contenuto della nostra interpellanza urgente e, oggi, che non accoglie un ordine del giorno di analogo contenuto.

FABIO CALZAVARA. Governo bugiardo!

MARCO ZACCHERA. La seconda incongruenza sta nel fatto che, toccato sul vivo, il giorno seguente il Governo ha incontrato le associazioni sindacali degli artigiani e, dopo alcuni giri di parole, recependo le proteste dell'unione artigiani, in particolare della Confartigianato, ha emesso un comunicato nel quale affermava di volere recepire le osservazioni fatte dalla suddetta associazione e, quindi, che avrebbe rivisto il decreto. Oggi il Governo non accoglie l'ordine del giorno: è veramente strano!
Vi sono poi altri aspetti comici, anzi direi tragicomici, nell'atteggiamento del Governo che, in un eccesso di zelo, blocca - per fare solo un esempio - la possibilità per i ragazzi minorenni di lavorare in locali che abbiano un rumore superiore agli 80 decibel. In Italia sono normati i lavori sopra i 90 decibel, quindi, neanche volendo, un imprenditore potrà far lavorare un giovane minorenne dove vi sia un rumore compreso tra gli 80 e i 90 decibel. Si può pensare che si tratti di un rumore molto forte, ma non è così: è un rumore normale e, comunque, si potrebbe prevedere l'uso di una cuffia che invece non può essere utilizzata qualora il rumore sia inferiore a 90 decibel: è veramente assurdo!
Si prevede, inoltre, che una persona possa essere assunta a 16 anni con un contratto di lavoro di un anno e mezzo: dovrebbe dunque essere licenziata a 17 anni e mezzo, ultimato l'apprendistato, non avendo ancora compiuto 18 anni. Francamente tutto ciò è assurdo perché tale sistema fa perdere 50 mila posti di lavoro ai giovani, secondo i calcoli dell'unione degli artigiani.
È previsto, poi, l'arresto fino a sei mesi per gli imprenditori. Le ASL hanno già reso noto che non permettono più l'assunzione di giovani in locali di lavoro che non abbiano le caratteristiche di cui al nefasto decreto legislativo n. 345.
A questo punto, dal momento che stiamo parlando dell'accoglimento o meno di un ordine del giorno, chiedo al Governo di essere coerente: non può assumere una posizione in contrasto con le affermazioni rese in quest'aula giovedì della scorsa settimana (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzoli. Ne ha facoltà.
Per cortesia, colleghi! Onorevole Fontan, onorevole Olivieri!

MARIO PEZZOLI. Signor Presidente, desidero intervenire sul complesso degli ordini del giorno per dire che siamo di fronte alla rappresentazione plastica della necessità di presentare un ordine del giorno, se non come imposizione, come invito al Governo e al Parlamento ad affrontare un tema molto importante.
Se nella fase ascendente, nell'ambito della negoziazione sul recepimento delle direttive comunitarie, affrontassimo preventivamente questi temi, oggi non ci troveremmo a dibattere su un problema così importante sul quale cercare una mediazione tra Parlamento e Governo, che comunque è necessaria. Capisco il disagio del ministro che si trova, da una parte, a confrontarsi con noi, che sentiamo


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le categorie, abbiamo il polso della situazione e cerchiamo di mutuare le esigenze del Governo nell'ambito del recepimento delle direttive comunitarie con quelle del territorio e, dall'altra, a confrontarsi con i suoi colleghi del Governo. Tuttavia, il Parlamento ed il Governo devono affrontare questo tema cominciando a recepire le direttive comunitarie; nell'ambito della negoziazione, occorre poi far capire ai nostri partner europei che l'Italia ha una sua specificità. Se il 90 o il 95 per cento delle imprese hanno piccole o piccolissime dimensioni, è logico che direttive che affrontano temi generali per i vari settori possano avere un impatto nefasto sul tessuto economico del nostro paese. Ecco perché, desidero ringraziare il Governo per la sensibilità dimostrata nel recepire l'ordine del giorno che va proprio in questa direzione.
Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno Rallo n. 9/5619-B/9, di cui sono cofirmatario, che riguarda il sistema HACCP perché ciò è doveroso da parte mia dal momento che il Governo ha recepito quella parte del testo già emendata in precedenza dalla Camera.
Inoltre, ritiro l'ordine del giorno Lembo n. 9/5619-B/8, di cui sono cofirmatario, perché è di contenuto analogo a quello già accolto dal Governo.

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Chiedo di parlare

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, tenuto conto dell'invito corale che la XIV Commissione ha rivolto e, soprattutto, del clima che in essa si è creato su questi temi e nonostante la difficoltà che ho testé evidenziato, che rimanda alla necessità di affrontare tali materie anche dal punto di vista delle regole - perché credo che anche qui, plasticamente, si veda quanto è complicato mantenere il coordinamento e, allo stesso tempo, rispettare le differenti competenze dei singoli settori -, accolgo l'ordine del giorno Oreste Rossi n. 9/5619-B/1 come raccomandazione.

PRESIDENTE. Onorevole Oreste Rossi, insiste per la votazione del suo ordine del giorno?

ORESTE ROSSI. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Bova, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/2, accettato dal Governo?

DOMENICO BOVA. No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Ballaman, accoglie l'invito al ritiro del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/3?

EDOUARD BALLAMAN. Signor Presidente, naturalmente accolgo l'invito al ritiro del mio ordine del giorno e ringrazio il ministro per l'emendamento 10.4 del Governo che va esattamente nella direzione richiesta dal nostro gruppo fin dall'inizio.
Ribadisco però che occorre ricordare che l'HACCP, di fatto, continuerà a penalizzare le piccole imprese e, quindi, dovremo essere estremamente attenti e pronti a dare un ausilio per tutto quello che riguarda il nostro patrimonio di piccole aziende, sia economico, sia culturale e culinario, che è assolutamente da salvaguardare, perché rappresenta uno dei punti di forza del nostro paese.

PRESIDENTE. Onorevole Trabattoni, insiste per la votazione dell'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/5619-B/4, di cui è cofirmatario, non accettato dal Governo?

SERGIO TRABATTONI. Sì, signor Presidente, insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno Pecoraro Scanio n. 9/5619-B/4, non accettato dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 276
Votanti 179
Astenuti 97
Maggioranza 90
Hanno votato
sì 32
Hanno votato
no 147
Sono in missione 51 deputati).

Onorevole Pezzoli, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/5, accettato dal Governo?

MARIO PEZZOLI. No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Trabattoni, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/6, accolto come raccomandazione?

SERGIO TRABATTONI. No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Sedioli, insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/7, accolto come raccomandazione?

SAURO SEDIOLI. No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, accoglie l'invito al ritiro del suo emendamento n. 9/5619-B/10?

ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, credo che il ministro abbia letto l'ordine del giorno molto velocemente. Forse nel dispositivo vi è una parte che risulta troppo cogente, in quanto si stabilisce un limite temporale di sessanta giorni entro i quali il Governo dovrebbe emanare il regolamento di attuazione. Chiedo anche che il testo dell'ordine del giorno venga distribuito ai commissari.
Dato che su questo argomento al Senato si è registrata una larga maggioranza che, confortata anche dall'assenso del Governo, ha deciso di modificare l'articolo 2 della legge n. 110 del 1975, adeguandolo alle normative europee del settore, credo sia altrettanto importante che venga accettato tale ordine del giorno, in quanto le categorie interessate ci hanno segnalato che, in assenza del regolamento di attuazione, che dovrebbe essere approntato rapidamente, vi sarebbero grossi ostacoli per la produttività. Chiediamo, quindi, che vi sia una riconsiderazione sotto questo profilo.

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Signor Presidente, accetto le considerazioni dell'onorevole Cè, naturalmente a condizione che l'ordine del giorno venga riformulato nel modo da lui proposto. A tale condizione, accolgo l'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, come andrebbe riformulato l'ordine del giorno?

ALESSANDRO CÈ. Bisogna solo togliere dal dispositivo le parole: «non oltre sessanta giorni».

PRESIDENTE. In tal modo il Governo lo accoglie?

ENRICO LETTA, Ministro per le politiche comunitarie. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Cè, in questo caso insiste per la votazione del suo ordine del giorno n. 9/5619-B/10?

ALESSANDRO CÈ. No, Signor Presidente.

PRESIDENTE. È così esaurita la trattazione degli ordini del giorno presentati.

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