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PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Simeone nn. 3-01030 e 3-03009, Carlesi n. 3-01371 e Delmastro Delle Vedove n. 3-04579.
PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Ancora una volta in quest'aula viene molto opportunamente sollevato il tema della drammatica situazione che la popolazione civile vive in Iraq in conseguenza dell'applicazione i cui effetti si fanno sentire ormai da lungo tempo: dell'embargo imposto da una risoluzione dell'ONU viene impedita ogni forma di commercio e di relazione economica e commerciale che consenta l'ingresso di beni di consumo in quel paese. Mi riferisco alla risoluzione detta Oil for food, periodicamente rinnovata, le cui linee guida riguardano l'importazione di beni di massima necessità, quali alimenti, farmaci e pochissime altre merci ritenute essenziali, che consente la possibilità di vendita, da parte dell'Iraq, di un quantitativo minimo di petrolio per potere, con un terzo del ricavato, ripagare i danni di guerra e con il resto effettuare contratti di acquisto di cibo e farmaci. Questa situazione ha ingenerato una difficoltà crescente, anche se il meccanismo della risoluzione adottata è stato migliorato rispetto agli ostacoli insuperabili di applicazione, nel senso che, da un lato, i tempi si sono accorciati e gli alimenti arrivano con maggiore fluidità, ma, dall'altro, le difficoltà aumentano perché con il trascorrere del tempo l'embargo, anche se attenuato, procura effetti crescenti sulla salute delle persone, sulle condizioni igieniche, abitative ed educative, cioè proprio quelle che maggiormente preoccupano l'opinione pubblica più sensibile alla vita delle popolazioni. Salute, igiene ed educazione sono i settori più danneggiati dall'embargo.
del materiale bellico è stata operata in parte (e lo sappiamo) ma permangono alcune zone da verificare. Come dicevo, il Governo iracheno non si dimostra disponibile e per contro vi è una durezza di posizioni da parte dei paesi membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU (l'organismo deputato alle scelte relative alle sanzioni) che attendono un atteggiamento di apertura da parte dell'Iraq prima di modificare la risoluzione.
di beni di prima necessità, osserviamo che nemmeno quella disponibilità è stata saturata.
PRESIDENTE. L'onorevole Simeone ha facoltà di replicare per le sue interrogazioni n. 3-01030 e n. 3-03009, nonché per l'interrogazione Carlesi n. 3-01371, di cui è cofirmatario.
ALBERTO SIMEONE. Signor Presidente, ho ascoltato con estrema attenzione, naturalmente, la risposta del sottosegretario, anche perché una mia interrogazione è datata 28 aprile 1997 e da quella data si sono succeduti in Iraq e nel mondo fatti straordinari che hanno posto con forza all'attenzione di tutti noi il problema iracheno.
segnano la vita di una persona: e non sono assolutamente retorico nell'esprimermi, ma del tutto franco.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-04579.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, ho vissuto con l'onorevole Simeone la stessa esperienza visitando Bagdad. Credo che presenteremo altre interrogazioni sulla questione, perché non tolleriamo che ci venga detto che il Governo del Presidente Hussein voglia «antagonizzare» la questione: bisogna andare a Bagdad per capire che forse gli iracheni non hanno più neanche gli strumenti per estrarre il petrolio.
compagnie americane, probabilmente avremmo risolto il problema e probabilmente Saddam Hussein tornerebbe a essere amico strettissimo degli Stati Uniti, così come lo è sempre stato fino al momento in cui era utile a quel paese, fino al momento in cui lo hanno armato, gli hanno consentito di fare la guerra contro l'Iran, attraverso una politica estera che è ignobile sotto il profilo morale e vergognosa sotto il profilo della mancanza di rispetto di ogni norma di diritto internazionale. Sto parlando di una politica estera, come voi sapete, che viene fatta attraverso l'utilizzo di bombardieri e di bombe (in violazione delle norme delle convenzioni internazionali) al fosforo, alla grafite, all'uranio impoverito; tutte sostanze, queste, che sono state usate anche nei confronti della Serbia.
PRESIDENTE. Avverto che, a seguito dello svolgimento dell'interrogazione Delmastro Delle Vedove n. 3-04579, devono considerarsi assorbite anche le interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-04423 e Simeone n. 3-03530, vertenti sullo stesso argomento (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 3).
Queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario di Stato per gli affari esteri ha facoltà di rispondere.
Il volume delle merci è insufficiente. È vero che taluni rapporti riferiscono che le merci sono sufficienti per la sopravvivenza della popolazione e che non vengono utilizzate completamente ma ciò avviene per volontà del governo iracheno che, a nostro avviso, non fa molto per alleviare le sofferenze derivanti dall'embargo. Tutto ciò ovviamente va ad ulteriore discapito della popolazione.
È questa una realtà che trova sensibile non solo il Parlamento ma anche il Governo che più volte si è attivato in sede ONU per migliorare i meccanismi di applicazione della risoluzione, per estenderne la portata, per aumentare la quantità di petrolio da vendere, per correggere le lentezze del comitato sanzioni nell'approvazione dei contratti. Accogliamo quindi la preoccupazione che anima le interrogazioni presentate, tanto più che la situazione oggi presenta una fase di stallo per effetto di un duplice irrigidimento, se così possiamo definirlo: il primo si registra sulla condizione complessiva dell'embargo e sulle condizioni politiche necessarie per rimuovere le sanzioni nell'ambito del quadro indicato dalle risoluzioni dell'ONU; il secondo interessa la posizione del Governo iracheno che rifiuta ogni forma di condizionamento per la rimozione dell'embargo, dunque non accetta di aprire nuovamente il paese a forme di ispezione e di controlli, e rifiuta in sostanza di dimostrare se gli adempimenti richiesti dalle risoluzioni in merito alla distruzione del materiale bellico siano stati compiuti. Sicuramente la distruzione
In questa situazione si colloca la disponibilità del nostro paese: mi riferisco alla disponibilità sollecitata dal Parlamento e che il Governo ha cercato di dimostrare nei mesi scorsi anche se, secondo gli atti del sindacato ispettivo in esame, non vi sono stati effetti concreti delle decisioni assunte dal Parlamento.
In realtà, vi sono stati passi avanti e posizioni che il Governo ha assunto, pur ribadendo le responsabilità che sono a monte di tali decisioni. Si tratta di responsabilità oggettive in capo a quel paese e al suo Governo, che hanno provocato determinati effetti in sede ONU. Tuttavia, anche se queste responsabilità restano primarie, la nostra disponibilità a promuovere un'iniziativa che faccia riconsiderare la situazione è stata riconfermata dallo stesso ministro Dini a New York, a margine dei lavori dell'Assemblea delle Nazioni Unite, incontrando il ministro degli esteri iracheno Al Sahhaf. La disponibilità del Governo italiano è nei seguenti termini: vogliamo promuovere, insieme agli altri paesi, una riconsiderazione in termini innovativi della questione, per rafforzare segnali di movimento e per incoraggiare una via di uscita dall'attuale situazione di stallo. Una via d'uscita, dobbiamo dirlo, è assai difficile, in quanto si tratta di un percorso molto stretto.
All'interno di tale disponibilità si colloca un'istruzione impartita dal Ministero degli esteri, affinché, in sede di Unione Europea, la rappresentanza italiana promuova riflessioni sull'atteggiamento dell'Unione Europea, affinché si verifichi se possa emergere qualche elemento evolutivo e si cominci a studiare una posizione europea che influenzi entrambi le parti, proprio per muovere l'attuale situazione.
In tale ottica, il Ministero degli esteri ha sottolineato la necessità di accogliere la proposta avanzata dall'Assemblea nazionale irachena a questo Parlamento riguardo all'operato di una delegazione parlamentare, in quanto potrebbe costituire un segnale di movimento. Sappiamo che tale delegazione di parlamentari ha svolto la sua missione e credo sia tornata nel nostro paese nei giorni scorsi (il 25 o il 26 novembre). Sarebbe opportuna nel nostro Parlamento, a livello di Commissioni o di una Commissione bicamerale, una riflessione sugli effetti di quella missione; tale riflessione non vi è stata ma ritengo che potrà ugualmente - anche se non presenterà elementi di particolare novità - essere uno degli elementi in grado di smuovere la situazione e dimostra l'interesse del nostro paese. È necessaria, dunque, una presa di posizione a livello europeo, per agire in sede di Nazioni Unite, per chiedere un qualche segnale di movimento rispetto all'attuale situazione di stallo.
Siamo in una situazione che vede permanere l'embargo e che registra un utilizzo delle risorse di quel paese inferiore alle effettive possibilità dello stesso.
L'ultima risoluzione dell'ONU, nel rinnovare l'ennesima fase Oil for food, amplia fino a 5 miliardi di dollari il tetto consentito per il periodo futuro, ma aggiunge un'ulteriore possibilità consentendo la vendita di petrolio e l'acquisto di beni per 3 miliardi di dollari, proprio perché questo pacchetto è rimasto finora fermo. Questo è un punto che va chiarito: per quale motivo tale quota è rimasta inutilizzata? Per difficoltà oggettive, in quanto non si è in grado di estrarre un sufficiente quantitativo di petrolio per raggiungere tale quota, oppure a causa di una lentezza e di una inerzia delle stesse autorità irachene, che a questo punto vogliono antagonizzare la situazione creata dall'embargo e trarne le estreme conseguenze? Questo è un punto che ci riserviamo di approfondire, in quanto, pur giudicando insufficiente la disponibilità di acquisto
In conclusione, si tratta di una situazione difficile che, sul piano della cooperazione, si cerca di alleviare soprattutto con gli interventi a favore dell'ospedale pediatrico di Bagdad e con altri interventi di emergenza sanitaria, resi oggi quasi impossibili dalla volontà del Governo iracheno di far sospendere anche gli aiuti umanitari di emergenza.
Si tratta, dunque, di una situazione difficile, che non viene certo risolta dai raid militari, ma cui si fa fronte solo con un mutamento delle condizioni politiche generali, in primo luogo attraverso una maggior disponibilità reciproca in sede di Nazioni Unite. Solo così si potrà realizzare quel passo avanti che il nostro Governo sta cercando - pur nella limitatezza delle possibilità consentite da un'azione solamente bilaterale - di compiere.
Nella risposta del rappresentante del Governo ho notato una grande abilità dialettica, con la quale ella ha cercato di trovare una via d'uscita a tutti i problemi che la questione irachena pone sul tappeto. Debbo però anche riconoscerle, signor sottosegretario, una grande onestà intellettuale, perché ella ha cercato in ogni caso di rappresentare una situazione che è di una gravità estrema e che porta a puntare il dito verso il Governo italiano, verso l'Unione europea e verso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, tutti responsabili di una situazione che ha determinato l'embargo e che crea nell'Iraq una situazione di una tragicità senza fine.
Io sono stato in Iraq nel 1997, ci sono ritornato nel 1999 ed ho trovato una realtà ancora più drammatica di quella che mi aveva già letteralmente sconvolto nella precedente occasione. Giravo continuamente per la capitale alla ricerca di sintomi di una certa ripresa della città e dell'intero paese, ma ad ogni incrocio, quando il taxi - ed è eufemistico definirlo in questo modo - si fermava, ero attorniato da centinaia - e la mia valutazione numerica non è assolutamente iperbolica - di bambini e di ragazzi che chiedevano l'elemosina: una situazione estremamente più grave di quella che soltanto due anni prima avevo trovato. I miei continui incontri con gli esponenti del governo iracheno mi hanno messo in condizione di conoscere una realtà gravissima dal punto di vista igienico, come ella, signor sottosegretario, ci ha rappresentato, ma ancora più grave dal punto di vista alimentare, sociale e della sicurezza. Si tratta di un paese che tra qualche anno, o forse tra qualche mese, sarà assalito da quella criminalità di cui parliamo da tempo e che assedia anche le nostre città. Si tratterà di una criminalità diversa, perché dettata dalla necessità assoluta di sperare quanto meno di esistere. In quel paese, infatti, manca tutto.
Lei ha fatto cenno, senatrice Toia, alla situazione dell'ospedale pediatrico di Bagdad: io ci sono stato e mi sono visto morire sotto gli occhi alcuni bambini; dico letteralmente morire, perché non c'era niente con cui si potesse debellare o quanto meno contenere il male di cui erano preda e nemmeno alleviare le loro sofferenze. Si è trattato di scene veramente allucinanti, signor sottosegretario, il cui ricordo sarà sempre davanti ai miei occhi, oltre che nel mio cuore, e mi accompagnerà per tutta la vita, non solo di modesto politico e parlamentare, ma anche di uomo. Sono esperienze che
Sollecito il Governo a rivedere il rapporto con l'Unione europea e con l'Organizzazione delle Nazioni unite, perché questi organismi non hanno alcun significato. Se l'Unione europea potrà, prima o poi - forse più poi che prima -, arrivare ad un'unità politica, ritengo che l'ONU, per come è strutturato, non abbia significato alcuno e pertanto non abbia alcuna ragione di esistere.
Signor Presidente, ancora un secondo per ricordare che il Papa ha programmato, per i primi mesi del 2000, un viaggio nella terra di Abramo, in particolare ad Ur dei caldei, in Iraq: mi auguro che quel viaggio, che sarà un viaggio della speranza, riesca a coinvolgere non solo tutta la Chiesa cattolica, ma anche tutte le chiese del mondo e, in particolare, in maniera molto più forte e determinante, il nostro Governo, affinché si traduca in un viaggio di certezza, riuscendo a porre fine ad un embargo assolutamente assassino.
Non dimentichiamo che gli ispettori dell'ONU, che avrebbero dovuto verificare l'esistenza o meno di arsenali chimici, hanno invece rappresentato una situazione completamente diversa. Per questa ragione affermo che, come riportato ampiamente anche dalle cronache, Butler è stato un infedele ispettore ONU e che quelle ispezioni si sono rivelate un autentico «macello» per quella popolazione e per quel paese.
Onorevole sottosegretario, noi dovremmo far sì che il nostro Governo, sulla scia di quello che sta facendo il Governo francese e di quanto sta cercando di fare quello spagnolo, riesca ad avere un'autonomia tale da intraprendere una nuova strada che dia speranza a chi crede nella concordia nel mondo e che faccia venir meno un embargo, lo ribadisco, assolutamente assassino. Ciò deve avvenire in tempi molto brevi, prima che quel paese sia cancellato dalla fame, dai problemi derivanti dalle scarse condizioni igieniche e dall'operato di una criminalità che, a poco a poco, sta mettendo le mani sulla città, nonché su un paese che si è sempre distinto fortemente per una tolleranza religiosa che aveva portato a considerare l'Iraq un paese modello nell'ambito di una zona così delicata quale il Medio Oriente.
Pertanto, le sottopongo, onorevole sottosegretario, alcuni elementi di riflessione. In qualità di rappresentante di un partito di destra, le confesso che, nel momento in cui il Presidente D'Alema ha assunto l'incarico di Presidente del Consiglio, nutrivo quanto meno l'ottimistica speranza che, in omaggio alle sue giovanili marce in favore della pace contro gli Stati Uniti, ovunque e sempre, avrebbe perseguito una politica meno servile nei confronti del nostro alleato. Invece così non è. Onorevole sottosegretario, come fa il Governo italiano a non sapere o a fingere di non sapere che la no-fly zone è un'invenzione di pirateria internazionale contro tutte le norme di diritto internazionale sostenuta dagli Stati Uniti?
L'onorevole Simeone ha parlato di questo viaggio che il Pontefice intende fare, pur tra mille difficoltà, in Iraq ma non ha detto, perché è troppo buono, che la Gran Bretagna e, in particolare, gli Stati Uniti stanno persino cercando di ostacolare questo viaggio nella terra di Abramo.
Signor sottosegretario, si potrebbe anche dire che trovare una soluzione sia semplice. Se infatti consegnassimo tutti i pozzi petroliferi dell'Iraq alla Exxon o alle
Il Governo italiano abbia almeno la decenza di non dire che forse Saddam Hussein vuole evitare l'estrazione del petrolio! Lei non ha detto, signor sottosegretario, che il rinnovo di questo programma è stato fatto - il che è ancora più vergognoso - per quindici giorni anziché per sei mesi. In altre parole, noi siamo alleati di un Governo che dà quindici giorni di vita a milioni di persone del popolo iracheno! Lei sa bene che negli ultimi dieci anni, secondo fonti internazionali, vi è stato almeno un milione di morti e sa anche bene che quegli ispettori degli Stati Uniti, attraverso precise accuse lanciate nel Parlamento inglese, sono stati individuati come uomini dei servizi segreti inglesi o americani, quindi tutto ciò che hanno rivelato in quelle poche circostanze in cui questo è accaduto, ha il grave handicap di provenire da spie degli Stati Uniti e della Gran Bretagna.
Ed allora penso che vi «sommergeremo» di interrogazioni perché si può essere alleati seri e fedeli ma in una posizione di dignità. Il Governo italiano, anche alla luce dei continui addolorati appelli del Santo Padre, deve trovare la dignità di distinguersi e di chiedere l'immediata revoca di questo embargo.
In caso contrario il nostro Governo avrà solo una posizione di ignobile servilismo che non fa certo onore alle tradizioni di civiltà della nostra Repubblica.


