(Sezione 3 - Iniziativa del Governo in relazione alla situazione in Iraq e per la revoca dell'embargo commerciale internazionale)
C) Interrogazioni:
SIMEONE, DELMASTRO DELLE VEDOVE, PEZZOLI, FRAGALÀ e CONTENTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
a circa sei anni dalla fine della guerra del Golfo, il permanere dell'embargo nei confronti dell'Iraq continua a provocare effetti sempre più tragici sulla popolazione, in termini di morti per fame e per malattie, accentuando il drammatico isolamento di un popolo che sta inesorabilmente sprofondando in una condizione di sottosviluppo;
in base ai dati forniti dalla Fao, in Iraq mancano macchinari agricoli, concimi e sementi; si registrano enormi difficoltà a livello di reperimento degli essenziali prodotti alimentari, tali da determinare gravissime carenze nutrizionali; il potere d'acquisto dei salari è sensibilmente ridotto; la situazione igienico-sanitaria è critica e si registra un allarmante incremento delle malattie infettive;
la drammatica situazione dell'Iraq è confermata da tutti gli organismi umanitari internazionali e dai componenti delle commissioni inviate in quel Paese dall'Onu;
il Governo iracheno ha riconosciuto i confini del Kuwait e ha annunciato lo smantellamento e il blocco della produzione di armi chimiche e dello sviluppo di armi nucleari;
è diventato ormai ineludibile, alla luce di tali atteggiamenti, riconsiderare la necessità e l'opportunità di confermare sanzioni che stanno facendo sprofondare l'Iraq in un baratro di miseria e di disperazione;
l'esperienza del passato dimostra ampiamente come il ricorso all'embargo non sia di per sé risolutivo e che anzi spesso finisce per agevolare il rafforzamento interno dei governi coinvolti -:
quali iniziative intendano intraprendere al fine di pervenire alla revoca dell'embargo e allo sblocco dei beni iracheni attualmente congelati presso banche estere di paesi aderenti all'Onu, nella misura e con modalità tali da garantire il soddisfacimento delle primarie esigenze di ordine sanitario e delle necessità alimentari della popolazione;
se non intendano assumere tempestivamente adeguate iniziative finalizzate alla realizzazione di un progetto internazionale rivolto all'acquisto di alimenti ad alto valore vitaminico e di medicinali, incaricando della distribuzione in Iraq gli organismi umanitari riconosciuti a livello internazionale. (3-01030)
(28 aprile 1997).
SIMEONE, CONTI, CONTENTO, FRAGALÀ, DELMASTRO DELLE VEDOVE, POLIZZI, MALGIERI, CUSCUNÀ, CARLESI e COLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri ed ai Ministri degli affari esteri e della sanità. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante, in diverse fasi della legislatura in corso, ha presentato atti di sindacato ispettivo volti a conoscere la
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posizione del Governo italiano sulla gravissima questione dell'embargo nei confronti dell'Iraq;
a nessuno di questi atti il Governo ha ritenuto di dover fornire una risposta che, oltre ad appagare le esigenze di conoscenza dell'interrogante, avrebbe consentito di fare chiarezza sull'atteggiamento ad avviso dell'interrogante spiccatamente «pilatesco», assunto dal nostro Paese nei confronti del dramma che coinvolge la popolazione irachena;
in queste ore sull'Iraq incombe il rischio concreto di un attacco militare da parte delle forze anglo-americane, giustificato, in maniera quantomeno superficiale, come atto di ritorsione all'indisponibilità delle autorità irachene a consentire l'effettuazione di ispezioni da parte dei funzionari ONU;
le autorità irachene hanno già avuto modo di ribadisce che nessuna delle strutture attivate sul territorio è finalizzata alla realizzazione di armamenti chimici o ad altra attività considerata «pericolosa»;
ciò nonostante, l'ONU pretende di proseguire l'attività «ispettiva», adducendo motivazioni francamente assimilabili a meri pretesti;
l'unica realtà oggettivamente incontestabile, è rappresentata dalle drammatiche condizioni in cui è costretta a vivere la popolazione irachena, stremata da un embargo assolutamente giustificato sotto il profilo umanitario e destinata alla decimazione per malattia o per indigenza, così come dimostrano i rapporti stilati da ispettori inviati sempre dall'ONU;
occorrerebbe chiarire le ragioni per le quali il Governo non ha mai fornito risposte agli atti di sindacato ispettivo presentati dall'interrogante sulla drammatica crisi che sta sconvolgendo l'Iraq -:
quali atti il Governo intenda porre in essere affinché sia revocato l'inammissibile embargo che, molto più di quanto potrebbe fare una guerra, sta decimando la popolazione irachena, mietendo incolpevoli vittime soprattutto tra anziani e bambini;
quali iniziative il Governo intenda assumere sotto il profilo sanitario ed umanitario per alleviare la tragica condizione nella quale il popolo iracheno è costretto a vivere;
se il Governo intenda adoperarsi e come per evitare la ripresa del conflitto in Iraq e per favorire la revoca di un embargo anacronistico ed ingiustificato sotto ogni profilo. (3-03009)
(4 novembre 1998).
CARLESI, CONTENTO, CONTI, SIMEONE, SOSPIRI, ARACU, FOLLINI, GERARDINI e ALBANESE. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
da circa sette anni, a seguito dell'occupazione del Kuwait, le Nazioni Unite hanno deliberato di applicare l'embargo nei confronti dell'Iraq;
a distanza di tanto tempo, tale misura è ancora giustificata per quanto riguarda le armi ed altri materiali bellici; per quel che concerne invece i farmaci, le apparecchiature diagnostiche, i viveri ed altri beni e generi comunque destinati alla sanità ed alla alimentazione, l'embargo non ha più ragione d'essere;
la situazione in Iraq, sotto questi ultimi due aspetti, è drammatica e causa la morte di un incredibile numero di persone, in particolare bambini ed anziani;
il Senato, in data 15 aprile 1997, ha approvato all'unanimità una mozione con la quale ha impegnato il Governo a «prendere iniziativa ufficiale nelle sedi internazionali proprie e nei contatti riservati per un progressivo superamento dell'embargo» -:
quali azioni concrete il Governo stesso abbia sin qui svolto nella direzione indicata;
quali risultati abbia ottenuto;
quali iniziative ritenga dover adottare in futuro al fine di cogliere nel più breve
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tempo possibile l'obiettivo indicato dalla predetta mozione;
se, tra le altre iniziative di tipo umanitario, non ritenga di dover sollecitare le Nazioni Unite a ripristinare i voli civili dell'aeroporto di Bagdad, quanto meno per le emergenze sanitarie. (3-01371)
DELMASTRO DELLE VEDOVE e SIMEONE. - Al Ministro per gli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nel documento «Ecclesia in Asia», Sua Santità Giovanni Paolo II ha voluto significativamente dedicare un brano insistito alla condizione in cui versa l'Iraq;
il Santo Padre, per l'ennesima volta, ha espresso aperta solidarietà al popolo iracheno, ricordando le sofferenze, soprattutto dei bambini, a causa della persistenza dell'embargo che genera la mancanza o, comunque, l'insufficienza di medicinali e di generi di prima necessità;
il Papa ha quindi nuovamente supplicato Dio affinché illumini «le coscienze di quanti hanno la responsabilità di dare giuste soluzioni alla crisi, affinché ad un popolo già duramente provato siano risparmiate ulteriori sofferenze e lacrime»;
l'ulteriore intervento del Santo Padre è monito per tutti i governanti dell'Occidente che, in modo attivo o in posizione più defilata, comunque continuano a ritenere necessario un embargo che, già fallito nel suo obiettivo di rovesciare il presidente Saddam Hussein, produce soltanto sofferenze al popolo dell'Iraq -:
se, anche in ragione dell'ultimo citato appello del Papa, l'Italia non ritenga di dover porre in modo formale e quindi ufficiale la questione della revoca dell'embargo nei confronti dell'Iraq. (3-04579)
(10 novembre 1999).
DELMASTRO DELLE VEDOVE e SIMEONE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
le agenzie di stampa hanno dato ampio risalto alla notizia delle interessanti aperture del Presidente iracheno Saddam Hussein sul tema della pace fra arabi ed israeliani;
in particolare il presidente iracheno avrebbe affidato in questi giorni un messaggio di pace al re di Giordania Abdallah II destinato al Presidente degli Stati Uniti, contenente l'impegno all'adozione di una politica più flessibile verso Israele;
Saddam Hussein, nel messaggio in questione, si sarebbe altresì dichiarato disponibile a risarcire Israele dei danni provocati dai missili iracheni durante la guerra del Golfo, a riprendere il dialogo con Washington ed a modificare in senso più democratico e pluralista la costituzione;
tali aperture sembrano significative ed incoraggianti e debbono necessariamente incontrare disponibilità da parte degli Stati Uniti -:
se non ritenga opportuno intervenire presso il governo alleato degli Stati Uniti affinché la nuova posizione assunta dal Presidente Saddam Hussein sia incoraggiata con gesti significativi, quali la revoca o comunque la sostanziale riduzione dell'embargo che da otto anni, ormai, genera troci sofferenze al popolo iracheno.
(3-04423)
(Interrogazione non iscritta all'ordine del giorno, ma vertente sullo stesso argomento).
DELMASTRO DELLE VEDOVE e SIMEONE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in data 2 marzo 1999 la Camera dei deputati ha approvato una risoluzione con la quale si chiede una maggiore attività in
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vista di una revoca dell'embargo che attanaglia l'Irak e della riapertura dell'ambasciata irakena a Roma;
il Presidente della Commissione esteri della Camera onorevole Achille Occhetto ha testualmente dichiarato: «Siamo partiti dalla convinzione sempre più diffusa che l'embargo decretato dall'Onu nei confronti dell'Irak non abbia risolto alcuno dei problemi per cui era stato decretato, ma si sia risolto soltanto in un peso crudele per la popolazione»;
il Presidente della Commissione esteri ha ritenuto, proprio in ragione della tragica gravità della situazione in cui versa la popolazione irakena, di sottolineare l'importanza di atti anche di natura unilaterale finalizzati alla normalizzazione dei rapporti fra la comunità internazionale e l'Irak;
la risoluzione è documento di grande rilievo e la stessa eterogeneità delle forze che l'hanno approvata è testimonianza tangibile della disumanità delle condizioni in cui è costretto il popolo irakeno per volontà degli Stati Uniti d'America e degli inglesi, «compagni di merenda petroliferi»;
anche il governo russo, in questi giorni, attraverso le parole del Ministro degli esteri, ha ribadito che «gli attacchi aerei devono cessare immediatamente dal momento che non hanno giustificazione legale o morale e complicano in misura rilevante la soluzione del problema irakeno nel Consiglio di sicurezza»;
si fa sempre più strada, nel mondo, la rivolta contro l'aggressione americana, che sta perpetrando un genocidio scientifico della popolazione irakena;
è necessario che l'Italia, non in violazione dei doveri che derivano dalle alleanze, ma proprio in ragione dell'alleanza medesima, intervenga immediatamente attraverso l'autorevole iniziativa del Presidente del Consiglio nei confronti del Presidente degli Stati Uniti, per rappresentare senza indugio la forte ripulsa del popolo italiano nei confronti di una politica che, secondo molti osservatori provoca ormai 250 morti al giorno, cui si aggiungono i morti per i bombardamenti e le sofferenze per gli stenti;
quali urgentissime iniziative il Governo intenda assumere, con l'intervento in prima persona del Presidente del Consiglio dei ministri, per dare concreta applicazione alla risoluzione 2 marzo 1999 della Commissione esteri della Camera dei Deputati. (3-03530)
(Interrogazione non iscritta all'ordine del giorno, ma vertente sullo stesso argomento).