Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 607 del 20/10/1999
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TESTO AGGIORNATO AL 25 OTTOBRE 1999



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(Attività e gestione dell'Istituto mediterraneo per i trapianti Ismett di Palermo)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Baiamonte n. 2-01825 e alle interrogazioni Lo Porto n. 3-02717 e Neri n. 3-04405 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 2).
Questa interpellanza e queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, verranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Baiamonte ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01825.

GIACOMO BAIAMONTE. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province ha approvato il progetto di sperimentazione gestionale «Partnership tra il dipartimento interaziendale Civico-Cervello e l'University of Pittsburgh medical center per la realizzazione di un dipartimento di trapianti d'organi a Palermo» successivamente denominato Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione. Questo è il primo punto, considerando anche che l'espressione «alta specializzazione» è stata aggiunta successivamente (e su questo richiamo l'attenzione del Governo).


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L'articolo 9-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, dispone che «la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome verifica annualmente i risultati conseguiti dai progetti di sperimentazione gestionale sia sul piano economico che su quello della qualità dei servizi».
Il progetto prevede che siano raggiunti entro il primo anno di sperimentazione (e cioè entro il 20 marzo 1998 che, ahimè, è già passato!) i seguenti obiettivi: inizio dei lavori di costruzione della sede definitiva dell'Ismett entro il mese di gennaio 1998; organi nella regione; incremento del 20 per cento dei prelievi di organi nella regione; incremento del 30 per cento dell'attività di trapianto di rene; inizio dell'attività di trapianto di fegato entro il 1997; inizio dell'attività di chirurgia epatobiliare entro il 1997.
La regione Sicilia, in esecuzione del progetto di sperimentazione gestionale e dei conseguenti accordi contenuti nell'accordo di programma ha erogato la somma complessiva di 38 miliardi e 450 milioni di lire per la corresponsione del compenso annuo di gestione al partner dell'Istituto mediterraneo per il 1997 e per il 1998 e circa 6 miliardi di lire per le spese correnti dell'istituto.
Non risulta che l'Ismett abbia svolto fino ai primi mesi del 1999 attività clinica di alcun genere né che alcuno degli obiettivi suindicati sia stato raggiunto nel 1997, nel 1998 e nei primi mesi del 1999.
Con atto del 18 dicembre 1997, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome ha adottato l'integrazione al protocollo d'intesa con la quale è stato affidato all'Istituto mediterraneo il compito di provvedere a tutte le procedure connesse alla realizzazione della costruzione della struttura che la deve ospitare su un'area di proprietà dell'azienda sanitaria Civico di Palermo «attraverso procedure di evidenza pubblica e nel rispetto delle normative nazionali, regionali e comunitarie e con i fondi messi a disposizione per effetto della delibera CIPE, a valere sugli articoli 20 della legge 11 marzo 1988», per un importo complessivo di 102 miliardi.
Non è noto quali procedure siano state seguite nell'elaborazione e nella gestione degli atti di gara per la costruzione della sede definitiva dell'Ismett e se tali procedure risultino nel rispetto delle normative nazionali, regionali e comunitarie.
Alla luce dei fatti riportati e in presenza di così rilevanti esborsi finanziari sostenuti dal servizio sanitario nazionale a favore di una struttura che non ha fin qui - o almeno nei primi mesi del 1999 - effettuato alcuna attività clinica e non ha ottenuto alcuno degli obiettivi prefissati, chiediamo come il Governo valuti l'effettiva utilità in termini di efficienza e di economicità, del progetto di sperimentazione gestionale.
Chiediamo, infine, quale supporto sia garantito alle strutture di prelievo di trapianto di organi che già esistono nel territorio siciliano.
La figura giuridica dell'Ismett stabilisce un soggetto privato, seppure con maggiore capitale pubblico; prevede, inoltre, posti letto per pazienti privati, l'attività di libera professione medica nella struttura dedicata ai trapianti di organi e tessuti, la durata novennale, rinnovabile per ulteriori nove anni, degli accordi anche finanziari, tra i quali il compenso base non negoziabile indipendentemente dall'attività e dai risultati.
La sede dell'Ismett è una struttura sanitaria di proprietà interamente pubblica appartenente alla regione siciliana dalla quale è stata voluta e interamente finanziata come priorità regionale. Tale struttura pubblica ha lo scopo principale di offrire servizi alla popolazione siciliana e non ha alcun fine di lucro. L'Ismett ha anche provveduto ad istituire il 3 luglio 1998 un numero verde che con l'inizio dell'attività multiorgano sarà collegato ad un'unità di terapia intensiva mobile dotata delle tecnologie necessarie per la diagnosi di morte cerebrale e per il mantenimento in vita a cuore battente del potenziale donatore, fino al momento del prelievo dell'organo. È già iniziato un primo corso


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introduttivo per coordinatori alla donazione e al prelievo di organi realizzato con la partecipazione di docenti statunitensi e spagnoli. All'inizio del 1998 sono stati invitati a Pittsburgh tre tecnici professionali, 39 infermieri professionali e 10 medici italiani.
Nell'équipe chirurgica per trapianto multiorgano è coordinatore e, contemporaneamente, direttore il professor Marino che proviene dall'università di Pittsburgh. Tutti gli altri consulenti della stessa università sono stati posti al secondo livello dirigenziale, mentre al primo livello sono destinati i medici dell'ospedale Civico. È previsto che l'Ismett possa avvalersi a scopo diagnostico del supporto dei servizi dell'università di Pittsburgh attraverso i moderni sistemi di telemedicina, telepatologia e teleradiologia già installati nella sede temporanea dell'istituto stesso.
Quanto costerà prevedibilmente un trapianto d'organo eseguito nell'Ismett, a confronto del costo medio di un trapianto di medesimo organo eseguito in strutture pubbliche italiane che hanno un'elevata casistica di trapianto? Come si integrerà l'Ismett nell'organizzazione e nel coordinamento regionale e sovraregionale in base ai criteri autorizzativi e di funzione previsti dalla nuova legislazione sui trapianti che recentemente abbiamo approvato? Quali professionalità e competenze fornisce l'università di Pittsburgh che non possono essere trovate in Italia presso le strutture di coordinamento e le sedi di trapianto che operano da anni con dimostrata intensa attività e con casistiche elevate di successo?
Noi lo chiediamo, signor sottosegretario, nell'interesse dei cittadini, nell'interesse della comunità italiana. Noi non abbiamo nulla nei riguardi dell'università di Pittsburgh; io personalmente, occupandomi di trapianti, sono stato lì ad attingere alcune tecniche importanti. Non abbiamo nulla, ripeto, perché il confronto migliora tutti, ma desideriamo alcune puntualizzazioni e precisamente che sia varato un serio programma regionale di attività di prelievo d'organo, ad iniziare dall'istituzione di una rete di coordinatori locali, identificati con nomina assessoriale, con compiti, funzioni e risorse definite e precise.
In proposito, devo dire che l'assessore alla sanità proprio di recente ha nominato una commissione. Ma chiediamo che vi siano condizioni paritarie: di questa commissione, di cui è presidente un immunologo, il professor Salerno, fanno parte diversi organizzatori di prelievi e trapianti, ma bisogna fare attenzione ai modi in cui vengono distribuiti i fondi necessari.
Chiediamo che nel programma sia prevista un'attivazione del «118» ed il coinvolgimento reale, con assegnazione di personale, attrezzature e stanziamenti, di tutta l'area dell'emergenza della regione. Le aziende ospedaliere e sanitarie locali della Sicilia devono essere coinvolte nella sperimentazione gestionale, nei programmi di formazione, nella programmazione, nelle scelte, nelle iniziative di informazione rivolte agli operatori sanitari ed alla cittadinanza, affiancate dalle associazioni dei pazienti e dei donatori. Deve esserci un rispetto degli standard minimi fissati dalle norme attuali per l'alta specialità e non devono essere chieste nuove autorizzazioni all'attività di trapianto fin tanto che non si sia raggiunto in Sicilia il tetto minimo dei prelievi da cadavere che permetta l'attività in un anno, rispettivamente, di 25 trapianti di rene, di 20 trapianti di cuore e di 20 di fegato per ognuna delle strutture operanti.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la sanità ha facoltà di rispondere.

ANTONINO MANGIACAVALLO, Sottosegretario di Stato per la sanità. Cercherò di rispondere alle interrogazioni e all'interpellanza del collega Baiamonte, anche se nel corso dell'illustrazione sono emersi quesiti nuovi rispetto alla sua originaria formulazione.
Entro subito nel merito, sottolineando, come faceva notare il collega Baiamonte nell'interpellanza, che l'articolo 9-bis del decreto legislativo n. 502 del 1992 e successive


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modificazioni attribuisce alla Conferenza Stato-regioni e non al Ministero della sanità il compito di verificare periodicamente - più precisamente, annualmente - i risultati conseguiti nell'ambito delle sperimentazioni gestionali, sia sul piano economico sia su quello della qualità dei servizi. La Conferenza Stato-regioni ha affidato tale compito ad un apposito nucleo di valutazione, coordinato dalla segreteria della stessa Conferenza, che è costituito da sette membri effettivi e sette supplenti, dei quali due sono designati dal Ministero della sanità, due dal Ministero del tesoro e dieci dalle regioni.
In merito alla sperimentazione gestionale in atto nella regione Sicilia, il nucleo di cui ho menzionato la costituzione ha già avviato l'attività di monitoraggio, con l'acquisizione da parte dell'assessorato alla sanità della regione Sicilia delle informazioni sull'attività svolta ed evidentemente sulla relativa documentazione.

Possiamo sinteticamente descrivere l'attività, cui faceva riferimento l'onorevole interpellante, ripartendola in quattro fasi distinte. Nella prima - possiamo considerarla proprio la fase iniziale del progetto - l'attività è stata incentrata fondamentalmente sulla costituzione del nuovo soggetto giuridico, denominato Istituto mediterraneo per i trapianti e le terapie ad alta specializzazione (Ismett), cui compete la funzione di regolamentare la partnership con l'università di Pittsburgh e di gestire il trasferimento delle conoscenze mediche nel campo dei trapianti, la formazione del personale medico ed infermieristico qualificato e la promozione della ricerca avanzata, anche attraverso l'utilizzo del personale statunitense. Questo avveniva ed avviene con la frequenza di personale sanitario e parasanitario italiano presso il centro di Pittsburgh - così come si è verificato per l'onorevole Baiamonte, il quale faceva riferimento ad una sua personale esperienza - ossia in loco, con dei corsi gestiti dall'università di Pittsburgh e finalizzati alla formazione ed all'ulteriore approfondimento di tematiche riguardanti sia l'attività sanitaria sia quella parasanitaria.
Durata, oggetto e capitale sociale, struttura, assetto organizzativo, attività, impegno delle parti, norme per la ripartizione degli utili e delle perdite, nonché ogni altro aspetto riguardante il funzionamento della società medesima sono disciplinati dall'atto costitutivo, che è stato sottoscritto il 17 giugno 1997, nonché dallo statuto, cui è seguita la stipula dei patti parasociali in data 11 luglio 1997 e del contratto di gestione tra l'Ismett ed il centro universitario per i trapianti dell'università di Pittsburgh.
I rapporti tra la costituita società e la regione siciliana sono peraltro definiti con un'apposita convenzione, che è stata sottoscritta in data 17 luglio 1997 nella quale, tra le altre cose, si individua l'ammontare dell'impegno finanziario a carico della regione per l'esercizio finanziario del 1997, successivamente formalizzato in 29 miliardi e 400 milioni.
Passiamo alla seconda fase, nella quale le attività sono riconducibili a due distinti adempimenti. Il primo gruppo di tali adempimenti è connesso con l'adattamento della sede provvisoria della sperimentazione presso l'ex divisione di chirurgia toracica dell'azienda Civico di Palermo (opere di gestione e supervisione dei lavori di architettura ed ingegneria, specificazione dell'attrezzatura medica e assistenza ai collaudi delle attrezzature acquisite dall'ospedale Civico) e la costruzione del nuovo plesso ospedaliero, finanziato con i fondi di cui all'articolo 20 della legge n. 67 del 1988 (gestione e supervisione del progetto di costruzione attraverso procedure di gara pubblica).
In particolare, il consiglio di amministrazione dell'Ismett ha deliberato nell'aprile 1998 l'approvazione del bando e gli altri atti di gara per l'appalto del primo stralcio di opere edili e di impiantistica.
La gara per pubblico incanto si è svolta il 18 giugno 1998 e la commissione aggiudicatrice ha disposto l'aggiudicazione provvisoria a favore dell'impresa T&T Spa, con sede a Torino, capogruppo mandataria


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di un'associazione temporanea di imprese comprendente anche la Tecnofin Group.
Il consiglio di amministrazione dell'Ismett, nella seduta del 26 settembre 1998, prendeva atto dell'impossibilità di confermare l'aggiudicazione a favore della citata associazione temporanea per carenza di alcuni requisiti e aggiudicava l'appalto all'associazione temporanea fra la C.C.C. e la ditta Lapis, che aveva formulato la seconda migliore offerta.
Il 3 dicembre 1998 il consiglio di amministrazione dell'Ismett decideva di procedere alla stipula del contratto, che veniva firmato definitivamente nel dicembre 1998.
Il 14 gennaio 1999 si è dato luogo alla consegna dei lavori alla CCC e il successivo 9 giugno, com'è a voi noto, alla presenza del ministro della sanità e (se può servire) mia, si è svolta la cerimonia di posa della prima pietra del nuovo centro.

FORTUNATO ALOI. Resterà la prima pietra!

ANTONINO MANGIACAVALLO, Sottosegretario di Stato per la sanità. No, posso dire che la seconda e la terza pietra sono state già posate.

SEBASTIANO NERI. Questo è quel che ci preoccupa!

ANTONINO MANGIACAVALLO, Sottosegretario di Stato per la sanità. Il secondo gruppo di adempimenti può essere considerato di natura preparatoria all'attività di trapianto e riguarda alcuni settori.
Per quanto concerne l'organizzazione, vi è stata l'istituzione di un gruppo di leadership amministrativa e l'attivazione delle relative strutture quali, ad esempio, le risorse umane, la contabilità, la formazione e le relative funzioni di supporto.
In ordine alla formazione, il personale del centro di Pittsburgh, come già anticipato, ha fornito istruzione e formazione, sia presso l'azienda Civico di Palermo, sia a Pittsburgh, al personale sanitario e non che dovrà svolgere, o per meglio dire che già svolge, la propria attività presso l'istituto mediterraneo per i trapianti ad alta tecnologia.
Il terzo settore si riferisce all'attività propedeutica di natura clinica, che rappresenta l'interfaccia clinica con le aziende Civico e Cervello che, com'è a tutti noto, fanno parte di questo esperimento gestionale, con diverse percentuali di partecipazione; con tale attività si provvede all'approvvigionamento dei servizi di laboratorio, diagnostica e radiologia, all'elaborazione di protocolli diagnostici e terapeutici per i vari tipi di trapianto.
Un ulteriore settore è quello dell'informatica, in ordine al quale si è proceduto al completamento del sistema di telepatologia, al quale l'onorevole interpellante faceva riferimento, tra l'azienda ospedaliera Cervello e il centro universitario di Pittsburgh; inoltre, vi è stata l'installazione del sistema «Emtek» per le cure critiche e per l'informazione critica. Sono state svolte, poi, attività promozionali e di leadership progettuale innovativa, come è stato ampiamente riportato dalla stampa.
In ordine alla terza fase, in attesa del rilascio da parte del Ministero della sanità del provvedimento di autorizzazione al trapianto multiorgano, l'attività sanitaria dell'Ismett è iniziata il 10 aprile 1999 con le prime visite ambulatoriali effettuate da un'équipe medico-chirurgica ai primi pazienti siciliani in attesa di trapianto di fegato, al fine di predisporre la lista d'attesa in base ad una valutazione di idoneità al trapianto, per consentire l'espletamento dell'attività chirurgica.
La quarta fase è stata caratterizzata, dieci giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'atto autorizzativo al trapianto di fegato, da almeno cinque trapianti di tale organo, per lo meno fino al giorno al quale si riferiscono le informazioni acquisite; ad oggi, non sappiamo quanti trapianti siano stati effettuati. Un insieme di interventi chirurgici ad alta specializzazione, poi, hanno reso l'attività dell'Ismett non solo virtuale, come qualcuno sostiene, ma concreta, pratica; essa


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non è relativa solo ad accertamenti diagnostici, ma anche ad aspetti essenzialmente chirurgici e di alta tecnologia, come previsto nell'atto costitutivo ed in quello di programmazione dell'istituto stesso.
Sulla base delle notizie e delle informazioni acquisite, il nucleo di valutazione ritiene che l'attività posta in essere sia concretamente in linea con gli obiettivi sperimentali contenuti nel protocollo d'intesa; tale giudizio può essere ricavato dai lavori preparatori della relazione che lo stesso nucleo intende presentare doverosamente alla Conferenza Stato-regioni al termine della prima fase di monitoraggio delle sperimentazioni in corso.
Circa l'attività diagnostica dell'Ismett, è emerso un quesito non nel contenuto dell'interpellanza, ma nella illustrazione del collega Baiamonte; devo dire che è vero che alcuni interventi vengono svolti avvalendosi del supporto telematico in collaborazione con il centro di Pittsburg, ma è altrettanto vero che gli accertamenti diagnostici vengono effettuati in loco, e non potrebbe essere diversamente, avvalendosi di un rapporto di collaborazione strettissimo, in maniera particolare per quanto riguarda gli esami contrastografici, come ad esempio l'arteriografia, con l'azienda «ospedale Civico di Palermo». Tra l'altro, anche da parte del Ministero, con incontri ufficiali, è stata sollecitata una maggiore collaborazione con l'università che, in maniera particolare a Palermo, ma non solo, può avvalersi di altissime competenze e di elevate esperienze professionali nel settore dei trapianti. Da un rapporto di collaborazione tra questo esperimento gestionale e il mondo dell'università sicuramente possono derivare grandi benefici non tanto agli operatori quanto agli «utenti».
È auspicabile che possa realizzarsi una sempre più fitta interconnessione e un rapporto di collaborazione anche o con le altre aziende sanitarie locali che, pur non facendo parte di questo esperimento gestionale, sicuramente possono rappresentare un momento di supporto non trascurabile al fine di assicurare un servizio più adeguato e presente sul territorio.
Circa l'opportunità e l'utilità di un campagna di informazione per la donazione degli organi, credo che questa rientri nei piani e nei programmi non solo del piano sanitario nazionale del Ministero della sanità, ma anche nei progetti operativi. Pertanto, posso comunicare all'onorevole interpellante e ai colleghi che hanno presentato le interrogazioni che è già cura del Ministero della sanità promuovere queste campagne d'informazione, mentre la realizzazione di una rete più fitta e più presente di centri di rianimazione che possano preparare all'espianto degli organi non rientra nelle competenze, almeno operative, del Ministero della sanità, rientrando queste tra i compiti istituzionali della regione Sicilia.

PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Mangiacavallo per l'ampia risposta.
L'onorevole Baiamonte ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-01825.

GIACOMO BAIAMONTE. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario per le risposte che mi ha dato e che mi lasciano parzialmente soddisfatto per le seguenti ragioni.
In primo luogo, ella non mi ha risposto sul fatto che l'Ismett ha ricevuto dei finanziamenti per gli anni 1997 e 1998 che non sono piccoli, ma rilevanti per l'economia del nostro paese e per il servizio sanitario nazionale. Infatti, esso ha ricevuto per ogni anno 38 miliardi e 450 milioni più le spese correnti dell'istituto. Non si tratta di finanziamenti di poco conto, signor sottosegretario, e non ci possiamo permettere il lusso di erogarli senza che l'Ismett abbia svolto alcuna attività.
Quello che mi lascia ancora perplesso - l'ho detto all'inizio della illustrazione della mia interpellanza - è il fatto che sia stata data all'Ismett la possibilità di effettuare tutti i trapianti. Peraltro ciò già avveniva in Sicilia, tranne che per il trapianto di fegato per il quale la richiesta di autorizzazione, però, era già stata avanzata dalle due strutture universitarie


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di Palermo e Catania. Nel 1992 una commissione ministeriale, giunta a Palermo, aveva esaminato i locali e aveva dichiarato idonea la struttura e le competenze dei medici che dovevano effettuare tali trapianti.
Non si capisce perché dal 1992 al 1996-1997 non si sia potuto ottenere tutto ciò, mentre poi l'Ismett lo ha ottenuto subito. Ribadisco, però, che non è questo il problema, perché noi siamo ben lieti di accogliere i colleghi americani e di poterci scambiare le conoscenze che abbiamo.
Io, personalmente, signor sottosegretario, le ho detto che sono stato lì e che oltre tutto siamo ben felici di poterci incontrare perché la conoscenza della esperienza reciproca fa crescere tutti sia nell'interesse comune sia, e principalmente, nell'interesse del cittadino che fa ricorso a tali servizi. Aggiungo, però, che non capisco come sia stata data all'Ismett la possibilità di effettuare interventi - così si dice nella convenzione - di alta chirurgia epatobiliare, quando in Sicilia, a Palermo, esiste una scuola che - vedi caso - da decenni è considerata a livello europeo dal punto di vista della chirurgia epatobiliare; a livello europeo, perché - non a caso - l'esperienza di questa scuola è risultata elevata.
Signor sottosegretario, come ella sa, avendo noi in Sicilia un alto tasso di malattie epatobiliari (mi riferisco principalmente alle parassitosi e alla echinococcosi), la scuola chirurgica palermitana ha acquisito una tale esperienza da essere considerata - ripeto - tra le prime in Europa! I suoi rappresentanti vengono infatti invitati in tutti i congressi internazionali proprio per questa esperienza.
In ogni caso, prendiamo atto che il fatto è avvenuto; ne siamo lieti e ci auguriamo soltanto che quell'ingresso e la collaborazione che vi sarà tra l'Ismett e l'università si possano realizzare - ripeto - nell'interesse comune e nell'interesse dei cittadini.

PRESIDENTE. Onorevole Lo Porto, credo che avrà qualche difficoltà a rispondere, poiché non ha ascoltato la risposta del Governo alla sua interrogazione.

GUIDO LO PORTO. Signor Presidente, i contenuti della risposta del sottosegretario Mangiacavallo mi sono stati riferiti dai colleghi.

PRESIDENTE. L'onorevole Lo Porto ha pertanto facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-02717.

GUIDO LO PORTO. Signor Presidente, premetto che disponiamo di dati «indipendenti» dalle fonti ministeriali, avendo seguito la vicenda dell'Ismett da vicino in Sicilia e a Palermo. Si tratta indubbiamente di una materia di competenza del Ministero della sanità, ma anche e ancor di più di una competenza attribuibile alle responsabilità della politica sanitaria in Sicilia. Sono allora in grado di ritenere, sulla base di quanto ho colto dai riferimenti dei colleghi, che la risposta del Ministero non abbia riguardato gli elementi che rappresentavano l'oggetto dei documenti ispettivi in esame; con tale risposta ci si è infatti limitati a riferire dati tecnici del tutto formali e noti.
Ricordo che i rilievi da noi mossi vertevano soprattutto su quei due-tre elementi attinenti ai criteri di politica sanitaria ai quali si sono ispirati il Ministero della sanità e l'assessorato alla sanità della regione Sicilia.
Il sottosegretario Mangiacavallo è un siciliano come me e quindi avrà sicuramente vissuto direttamente la vicenda della nascita dell'Ismett, prima ancora di ricoprire l'attuale carica, trattandosi di una vicenda che è stato oggetto di grande dibattito, curiosità ed interesse da parte del mondo accademico, delle professionalità e dell'intera opinione pubblica siciliana. Ricordo che la nascita di questo centro trapianti - unico nell'Italia meridionale, con altissima specializzazione - venne salutata con grande curiosità e sulla spinta di un interesse diretto: intendo riferirmi al fatto che la Sicilia è terra di esportazione di capitali immensi per soccorrere il malato con il fatidico «dottor-medico»,


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ovvero il «dottor-aeroplano», cioè il dottore che opera fuori dalla nostra terra; ciò si verifica soprattutto in questo campo così altamente specialistico nel quale la diffidenza verso le strutture locali porta la quasi totalità delle persone ammalate a prendere la strada dell'Italia del nord o dell'estero. Quando nacque l'Ismett fu salutata con gioia l'opportunità di mettere un freno a questo uso, necessitato ma triste, quindi incoraggiammo gli interventi della regione, del Ministero della sanità, nonché del mondo accademico palermitano, in collegamento con una grande struttura internazionale, quale l'ospedale di Pittsburgh.
Le perplessità iniziali nascevano dal fatto che si potesse entrare in un rapporto di subordinazione nei confronti di Pittsburgh, se non addirittura nei confronti del Ministero. Mi riferisco al rischio di subordinazione di quel mondo professionale e accademico, che in Sicilia annovera testimonianze di primissimo ordine. Pertanto, ritenemmo di interpretare la volontà dei cittadini siciliani e palermitani, in particolare, nel rivendicare il ruolo delle professionalità locali, impegnate presso il policlinico di Palermo, dove appunto sono stati dati esempi di altissima professionalità e di serio adeguamento ai metodi ed ai sistemi internazionali, rivendicando così un ruolo primario per la Sicilia.
La regione, quindi, intervenne con il massimo dei contributi e fu possibile rivendicare il ruolo insostituibile delle professionalità locali, che temevamo venissero sacrificate; tra le altre iniziative presentammo l'interrogazione alla quale oggi finalmente si risponde.
Signor sottosegretario, l'avvio dell'iniziativa è incoraggiante: l'Ismett ha dato esempio di buona produttività e di efficienza. L'istituto è nato nel giro di pochi mesi, cosa rara in Italia per le realtà scientifiche di simile importanza. Dobbiamo dare atto ai dirigenti, al professor Marino, di avere già dimostrato ampiamente di aver risolto gravissimi casi patologici locali e ci auguriamo che si fermi il fiume di malati che emigrano dalla nostra terra.
Tuttavia, devo concludere richiamando il Governo e le istituzioni pubbliche a svolgere il proprio ruolo per rispondere alle esigenze maggiormente sentite dalla cittadinanza di Palermo e dalla Sicilia in generale. Quindi, valutiamo positivamente la nascita dell'istituto, prendiamo atto con gioia delle prime performance, dei primi successi dell'équipe del professor Marino, ma possiamo ritenere soddisfacente tutto ciò solo ad una condizione. Non faccio riferimento alla risposta del Governo, che mi viene indicata dal collega Neri, che si occupa dell'identica materia, come estremamente burocratica e generica, piuttosto desidero invitare il Governo ad impegnarsi affinché l'azione di controllo e di guida del Ministero, sia pure solamente formale, dell'ospedale civico di Palermo per conto dell'assessorato regionale alla sanità siano tali da valorizzare ancora di più - visto che fino ad ora ciò non è stato completamente realizzato - il fiore all'occhiello della realtà scientifica delle tre grandi università siciliane. Mi riferisco alla grande professionalità dei professori universitari e a quella di coloro che operano all'interno del policlinico di Palermo. Ciò deve avvenire attraverso il riconoscimento, il rispetto e, se credete, l'utilizzazione puntuale e massiccia dei medici palermitani che, in questo campo, rappresentano un esempio positivo in tutto il mondo.

PRESIDENTE. L'onorevole Neri ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-04405. Oggi assistiamo ad una inversione della cavalcata dell'apocalisse: prima parlano i medici e poi gli avvocati.

SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, non credo sia un caso, considerando la natura dei problemi che abbiamo sollevato, che rispetto agli stessi la risposta del sottosegretario sia stata assolutamente inesistente; ho dunque difficoltà financo a dichiararmi insoddisfatto, perché dovrei chiedermi di che cosa.
Noi non abbiamo sollevato una problematica di natura tecnico-scientifica, che costituiva invece gran parte dell'oggetto dell'interpellanza del collega Baiamonte, che ho ascoltato con interesse, animato dalle stesse speranze che sono state evidenziate nella replica dal collega Lo Porto.


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Credo che non vi sia nessuno in Sicilia che, nel momento in cui è stata avviata tale iniziativa, non l'abbia salutata con grandi speranze di miglioramento, di riscatto e di realizzazione di tutte le finalità che il collega Lo Porto ha elencato poc'anzi con estrema chiarezza e che non ripeto, poiché le condivido.
I problemi sono di natura diversa, perché a volte può accadere - e ci auguriamo vivamente che non sia questo il caso - che dietro ai migliori propositi si nascondano le peggiori nefandezze.
Abbiamo presentato questa interrogazione parecchi mesi fa e desidero rassegnare agli atti parlamentari la gravissima scorrettezza istituzionale del ministro, che ha pensato bene di partecipare all'inaugurazione e alla posa della prima pietra, senza aver prima risposto ad alcune osservazioni che erano state sollevate in merito all'Ismett.
In sostanza, nell'interrogazione venivano posti alcuni problemi, ai quali - forse ero distratto, ma non credo - il Ministero non ha dato risposta e che, a questo punto, desidero rassegnare agli atti parlamentari, al pari della considerazione precedente. Infatti, in questo paese, che ha visto decine di pronunzie fondate sul principio del «non poteva non sapere» - e si trattava di responsabilità giudiziarie -, desidero che, almeno sul piano della responsabilità politica, nessuno possa dire «non me lo aveva detto alcuno».
La prima preoccupazione che abbiamo avuto, nel momento in cui sono emerse le questioni evidenziate nell'interrogazione, riguardava l'accelerazione nella realizzazione dell'Ismett, che stranamente è coincisa con la decisione del Governo statunitense di limitare la destinazione a cittadini non statunitensi di organi espiantati, fissandola in una misura non superiore al 2 per cento.
L'università di Pittsburgh era stato il centro elettivo per i trapianti di tutti i paesi arabi (ovviamente, non dei «poveracci» arabi, ma di quelli che potevano permettersi tale servizio). Vi è, pertanto, una coincidenza, rispetto alla quale nessuno si è pronunziato e che non intendo denunziare per affermare che vi sia dietro chissà cosa, ma perché vorrei capire cosa sia accaduto a tale proposito.
Il diavoletto malizioso con cui nella fumettistica viene dipinta la coscienza cattiva mi induce a chiedermi se, per garantire quel tipo di assistenza, non risultasse più utile un centro in pieno Mediterraneo, quindi più facilmente raggiungibile. È una domanda che nasce da una considerazione di ordine pratico, rispetto alla quale il Ministero non ha fornito una risposta, neanche nella parte scientifica dell'esposizione del sottosegretario, che è stata abbastanza esaustiva.
In Sicilia non vi è un numero di donazioni - ad esempio, per quanto riguarda i reni - sufficiente a soddisfare le richieste e, quindi, a consentire ai centri esistenti di operare a pieno regime, per cui - abbiate pazienza - ci risulta difficile comprendere perché si senta l'esigenza di un nuovo centro che operi in tale ambito.
Nella nostra interrogazione è evidenziato come vi sia un settore carente per quanto riguarda i trapianti in Sicilia, quello dei trapianti epatobiliari e, soprattutto, di quelli epatici (mi saranno consentite alcune lacune terminologiche o di carattere scientifico, per carenza di professionalità specifica). Pertanto, avremmo voluto che vi fosse una iniziativa tesa a potenziare un settore oggettivamente carente.
Per quanto riguarda gli altri centri trapianti, che sono penalizzati nella loro piena operatività dalla mancanza di donatori di organi, ci piacerebbe comprendere perché fosse necessario crearne un altro e se non sarebbe stato meglio prevedere invece un centro altamente specializzato, nel quale l'università di Pittsburgh creasse le condizioni per un esperimento che coinvolgesse i centri trapianti già esistenti con professionalità di primissimo livello.


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Penso a quelli operanti a Palermo, e ricordati dal collega Lo Porto, oltre che a quelli operanti nel resto della Sicilia. Ricordo inoltre che a Catania esiste un centro di trapianti cardiaci di livello mondiale. Non comprendiamo comunque perché queste professionalità da tutti riconosciute di alto livello non siano state inserite in un contesto in cui si verificano strane cose. Mi riferisco alla partecipazione di maggioranza delle strutture pubbliche ospedaliere palermitane che nel consiglio di amministrazione è ribaltata a favore dell'università di Pittsburgh (io stento a capire perché con i miei soldi debbano comandare gli altri, perché è questo il problema). Mi riferisco anche a trattamenti economici di personale a parità di mansioni, e quindi a parità di prestazioni, rispetto ai medici operanti nelle strutture pubbliche centri trapianti italiani, assolutamente non paragonabili fra loro; all'obbligo per i direttori dei centri trapianti italiani di osservare norme restrittive di riferimento che sono stringenti, inesistenti o comunque largamente derogate verso chi dirige il centro Ismett. Penso anche al costo per intervento che è quasi doppio rispetto a quello riconosciuto alle strutture pubbliche italiane. I casi sono due: o si vuole mortificare la struttura pubblica italiana, che pure esprime altissime professionalità, o c'è una tale mancanza di coordinamento che tutto questo diventa ingiustificabile.
Volendo rispettare i tempi assegnatimi (e la ringrazio per la tolleranza), mi avvio a conclusione. Non comprendo perché un ministro della sanità che ha difeso a spada tratta la priorità del servizio pubblico rispetto a quello privato, di fronte ad una situazione nella quale rimangono tanti punti interrogativi (e che mi auguro possano trovare risposta), sembri invece voler penalizzare deliberatamente le strutture pubbliche esistenti. Di fronte all'assenza di una risposta sui punti specifici dell'interrogazione, mi rivolgo a lei, signor Presidente. Confesso di non raccapezzarmi più in quest'aula in più di un'occasione. A cosa serve il sindacato ispettivo? Se un parlamentare rivolge delle domande precise e circostanziate al ministro e non ottiene risposta, sul piano regolamentare può dichiararsi non soddisfatto; nel caso specifico, grazie alla tolleranza del Presidente che mi ha concesso più tempo di quello che avevo a disposizione, ho circostanziatamente dichiarato di non essere soddisfatto ma le mie domande non hanno ottenuto risposta. Se l'avessero avuta, alcuni dubbi maliziosi che ho dovuto rassegnare agli atti parlamentari sarebbero stati sciolti nell'interesse della collettività e dell'Ismett che, in quanto esistente e in quanto iniziativa positiva (come tutti ci auguriamo che sia), potrebbe operare senza ombre e senza illazioni.

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