Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 607 del 20/10/1999
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(Esame dell'articolo 2 - A.C. 6070)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 , nel testo della Commissione e del complesso degli emendamenti ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 6070 sezione 2).
Nessuno chiedendo di parlare invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento Niccolini 2.1, perché è in contrasto con il dettato del comma quarto dell'articolo 81 della Costituzione, prevedendo ipotesi suscettibili di originare nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
Esprimo inoltre parere contrario sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Rivolta, sia perché tale emendamento sconvolge l'impianto legislativo senza rappresentare un «dosaggio» della nuova spesa proposta, sia per la considerazione che vengono ridotte le autorizzazioni di spesa rendendole incongrue rispetto alle finalità perseguite dal provvedimento.
Esprimo altresì parere contrario sugli emendamenti Niccolini 2.2, perché riduce anch'esso quella autorizzazione di spesa alla quale abbiamo già fatto riferimento, e


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Niccolini 2.3, in quanto utilizza in difformità un accantonamento del fondo speciale di parte corrente.
Invito i presentatori dell'emendamento Niccolini 2.4 a ritirarlo, altrimenti il parere è contrario, poiché è già previsto nel testo del comma 3 dell'articolo 3, approvato dalla Commissione e quindi dallo stesso onorevole Niccolini, che così recita: «Entro sei mesi dalla chiusura dell'Esposizione, il Commissario generale del Governo presenta al Ministro degli affari esteri il rendiconto finale delle spese sostenute, che non possono superare il limite massimo di lire 37 miliardi, di cui 20 miliardi nel 1999 e 17 miliardi nel 2000».

PRESIDENTE. Onorevole Niccolini, accoglie l'invito al ritiro del suo emendamento 2.4, rivoltole dal relatore per la maggioranza?

GUALBERTO NICCOLINI. Sì, Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Niccolini.
Prosegua pure, onorevole Trantino.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. L'emendamento Niccolini 2.10 che rappresenta la nuova formulazione dell'emendamento 3.8, trova il relatore attratto da questo desiderio di trasparenza; se vi è qualcuno che insidia il senso della trasparenza, sappia che da parte di altri «si tiene cattedra» da tutta la vita. Su tale emendamento mi rimetto pertanto all'Assemblea, perché essa deve decidere direttive possibili e percorribili.
Per quanto riguarda l'emendamento Cavaliere 2.8, vorrei spiegare le ragioni per le quali chiedo ai presentatori di ritirarlo, altrimenti il parere è contrario. Esprimiamo tale parere perché il testo del comma 4 dell'articolo 3 predisposto dalla Commissione è sicuramente più restrittivo e tassativo. L'invito al ritiro di tale emendamento è inoltre motivato dal fatto che l'ipotesi in esso prospettata è già prevista proprio nel comma 4 dell'articolo 3.

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, accoglie l'invito al ritiro del suo emendamento 2.8 rivoltole dal relatore per la maggioranza?

ENRICO CAVALIERE. No, Presidente, lo mantengo.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Cavaliere.
Onorevole Trantino, prosegua pure nell'espressione dei pareri.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. Nel testo dell'emendamento Niccolini 2.11 (Nuova formulazione) «riappare» un conflitto tra nuovi e maggiori oneri e l'esigenza di una più forte trasparenza. Coerenza vuole, a questo punto, che, in considerazione degli argomenti svolti a fini di eticità del provvedimento, il relatore si rimetta all'Assemblea sull'emendamento Niccolini 2.11 (Nuova formulazione).
Esprimo parere contrario sull'emendamento Cavaliere 2.9, poiché esso comporta tempi confliggenti con «griglie» che sono già previste.
L'emendamento Niccolini 2.5 non può essere accolto perché, richiamandoci sempre al quarto comma dell'articolo 81 della Costituzione, si trova nelle stesse condizioni di impedimento di altri emendamenti.
Poiché ritiengo il testo dell'emendamento Niccolini 2.7 sicuramente migliorativo ed in omaggio ad una posizione volta a non nutrire verso il provvedimento altro interesse se non quello di approvarlo nel testo migliore (vale a dire con le finalità migliori per il nostro paese), esprimo parere favorevole su di esso.
Invito, infine, i presentatori dell'emendamento Niccolini 2.6 a ritirarlo, altrimenti il parere è contrario. Infatti, se la finalità di tale emendamento è quella di effettuare un controllo su quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 2, ritengo che l'onorevole Niccolini converrà con me sulla necessità di ritirarlo.

PRESIDENTE. L'onorevole relatore di minoranza intende aggiungere qualche cosa?


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DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Devo notare che il relatore per la maggioranza ha espresso parere favorevole sull'emendamento Niccolini 2.7 che - lo dico affinché i colleghi siano informati - a proposito di revisione dei prezzi introduce il termine «maggiorative» riferendosi alle revisioni.
Ringrazio il relatore per la maggioranza, perché mi sembra doveroso, ma devo dire che non si tratta di un accoglimento di particolare rilevanza, quale appariva, invece, dall'enfasi con la quale è stato annunciato. Quando si parla di revisione di prezzi, teoricamente potrebbe trattarsi anche di una revisione al ribasso, ma sappiamo che, in casi del genere, è praticamente sempre al rialzo.
Per quanto riguarda gli emendamenti, ritengo che tutti rientrino nello spirito di migliorare l'aspetto della maggiore trasparenza possibile.

PRESIDENTE. Anche quelli sui quali la Commissione bilancio ha espresso parere contrario in relazione alla copertura?

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Credo che la Commissione bilancio abbia fatto le proprie valutazioni con esattezza, ma, nello spirito di una maggiore trasparenza e controllo, ritengo che occorra mantenere la possibilità di votare i suddetti emendamenti. Vorrei anche sottolineare che il testo alternativo del relatore di minoranza all'articolo 2, a mio giudizio, attiene alla stessa volontà di maggiore trasparenza sul provvedimento.

PRESIDENTE. Il Governo?

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Per quanto riguarda l'emendamento Niccolini 2.1 e il testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Rivolta, concordo con il parere contrario espresso dal relatore per la maggioranza. Il parere è contrario sugli emendamenti Niccolini 2.2 e 2.3. Sull'emendamento Niccolini 2.10 (Nuova formulazione del 3.8), sul quale il relatore per la maggioranza si è rimesso all'Assemblea, ritengo di dover specificare che il contenuto potrebbe far parte di una futura proposta che indichi specificamente le modalità oppure potrà essere trasformato in un ordine del giorno perché mi sembra difficilmente applicabile in questa fase. Quindi, nell'esprimere parere contrario, invito a trasfondere i contenuti dell'emendamento applicabili in questa fase in un eventuale ordine del giorno, che il Governo si impegna ad accogliere. A mio avviso, ripeto, è possibile recuperare quella parte dell'emendamento che al momento è inapplicabile - perché non può essere riproposta con una relazione introduttiva - per trasformarla in un pregnante ordine del giorno sulle modalità, i vincoli e le procedure di comportamento. Recepisco in sostanza i contenuti, che invito e trasferire in un ordine del giorno.
Il parere è contrario sull'emendamento Cavaliere 2.8, mentre per quanto riguarda l'emendamento Niccolini 2.11 (Nuova formulazione del 3.12), pur accogliendo l'istanza di trasparenza, chiediamo che il suo contenuto sia trasfuso in un ordine del giorno che ci impegniamo a recepire. Il parere è contrario sugli emendamenti Cavaliere 2.9 e Niccolini 2.5. Per quanto concerne l'emendamento Niccolini 2.7, è evidente che il concetto di revisione maggiorativa è in qualche modo implicito nel testo presentato, perché sarebbe peggiorativa la condizione di accettazione di revisioni maggiorative. Pertanto invito l'Assemblea a non approvarlo per non dovere apportare una modifica al testo legislativo; si potrebbe, invece, nell'ordine del giorno o nel testo, laddove parla di «non revisioni», considerare implicite anche quelle essenziali, vale a dire quelle maggiorative. Pertanto il parere è contrario perché il contenuto mi sembra già implicito nel testo più restrittivo che verrà votato.


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PRESIDENTE. Prendo atto che l'onorevole Niccolini ha ritirato il suo emendamento 2.6.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Niccolini 2.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazioni di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.

MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, l'articolo 2 del provvedimento è fondamentale. Mentre sull'articolo 1 potevano esservi - e vi sono state - opinioni diverse in merito alla partecipazione dell'Italia all'expo, posto che vi si deve andare, ritengo che si debba fare la migliore figura con il minimo sforzo. Apprezzo gli emendamenti che sono stati presentati, perché tendono a ridurre lo stanziamento previsto.
I colleghi che non hanno partecipato alla discussione in Commissione forse non hanno potuto verificare come siano possibili pesanti riduzioni nei costi di questa trasferta - chiamiamola così - ad Hannover, analizzando le varie voci di spesa, le quali, secondo me sono fatte veramente «di lana grossa» e, a volte, sono anche esilaranti.
Infatti, non sono previsti soltanto 728 milioni di compenso per il commissario generale, ma, ad esempio, anche 576 milioni per il segretario generale e il direttore amministrativo, 180 milioni per due funzionari di settimo livello e 144 milioni per due funzionari di quinto livello. Inoltre, sono previsti 300 milioni per sei consulenti legali e giuridici; 50 milioni per ciascuno dei cinque revisori dei conti, per un totale di 250 milioni; 500 milioni per l'ufficio stampa e promozione; 170 biglietti andata e ritorno da Roma ad Hannover al prezzo di 2 milioni 133 mila lire ciascuno (mi pare si tratti di un prezzo eccessivo, considerate le tariffe normali in vigore sulle tratte europee; forse il ministero potrebbe, per lo meno, fare una convenzione con l'Alitalia).
Tutto ciò riguarda soltanto il personale fisso; poi vi è quello temporaneo: un direttore ed un vicedirettore di padiglione (105 milioni), due impiegati di segreteria a 5 milioni ciascuno, per un totale di 60 milioni per quattro mesi; due autisti, due centralinisti, quattro addetti al ricevimento e quarantadue hostess, per un totale di 865 milioni e 200 mila lire; 400 milioni per l'elettricità e 200 milioni per il riscaldamento, tenuto conto che il periodo va dal 1 giugno al 31 ottobre.

CESARE RIZZI. Ladri!

MARCO ZACCHERA. Posto che si debba andare ad Hannover e che ciò sia potenzialmente giusto, ritengo che sia davvero possibile limare notevolmente le spese.
Secondo me sono giusti gli emendamenti - che tra l'altro abbiamo redatto assieme ai colleghi - riguardanti la spesa, perché essa si può ridurre. Non possiamo portare tali provvedimenti davanti ai cittadini ai quali andiamo a chiedere ogni giorno sacrifici.
Potrei andare avanti, ricordando, ad esempio, le spese per il materiale promozionale (400 milioni), le spese di rappresentanza per 800 milioni, procedendo in tal modo fino ad arrivare ad un totale di 37 miliardi.
Penso davvero che si possa spendere non più della metà, facendo la stessa figura e risparmiando (Applausi di deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cavaliere. Ne ha facoltà.

ENRICO CAVALIERE. Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento del collega che mi ha preceduto, ma non sarà sfuggito ai colleghi, né a lei - sicuramente non è sfuggito a noi della lega forza nord per l'indipendenza della Padania -, come nel corso della votazione precedente, con la quale è stato approvato l'articolo 1, per soli 17 voti di differenza, una parte consistente del gruppo al quale appartiene il deputato che ha parlato prima di me, cioè alleanza nazionale, abbia votato a favore dell'articolo, ovvero del mantenimento del provvedimento.


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Quindi, se non altro, vi è una contraddizione, che credo dia ragione al collega Colombo che ha parlato prima di me, nel senso che, all'interno di alleanza nazionale, così come all'interno di questo Parlamento e dello Stato italiano, vi sono due realtà: una costituita dai deputati del nord, che in questo caso, anche all'interno di alleanza nazionale, hanno votato contro l'articolo (Commenti del deputato Ascierto) e l'altra dai deputati del sud, che, per interessi molto più precisi, hanno votato invece a favore dell'articolo.

NICOLÒ ANTONIO CUSCUNÀ. Io sono del sud e ho votato contro. Sei uno stupido! Non farci perdere la pazienza.

STEFANO LOSURDO. Stupido!

ENRICO CAVALIERE. Taci un attimo!
Quello che mi stupisce invece è che, all'interno della maggioranza (Commenti del deputato Cuscunà) Taci che se vengo là ti spacco la testa, che sei grosso e ce l'hai grande!
Presidente, se fa star zitto quel terrone di alleanza nazionale (Proteste dei deputati del gruppo di alleanza nazionale) è meglio! Faccia star zitto quel fascista di alleanza nazionale (Reiterate proteste dei deputati del gruppo di alleanza nazionale)...

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, non tollero che lei usi certe espressioni!

ENRICO CAVALIERE. Mi stava disturbando, signor Presidente.
Mi scuso con lei, Presidente, ma mi ha dato dello stupido.

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, non tollero che ella usi la parola «terrone» nei confronti di colleghi. Non lo tollero (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e dei democratici di sinistra-l'Ulivo)!

ENRICO CAVALIERE. Non è un'offesa, Presidente, è una presa d'atto.
Allora, io «polentone» del nord, ovvero cittadino della Padania, dico che, all'interno della maggioranza, mi sorprende come altri deputati eletti al nord - nell'Ulivo e in tutto lo schieramento di maggioranza - abbiano invece votato a favore del provvedimento, che è un furto. Coloro i quali voteranno a favore di questo provvedimento si renderanno complici di ladri.
C'è gente che ha fatto la cresta! Pensate che la parcella dei professionisti di un beneamato studio che si chiama «Sturchio and company» o qualcosa del genere, che nessuno conosce, che non esiste neanche su Internet, che non si sa chi sia, è di 2 miliardi! Con la stessa cifra avremmo potuto far fare i progetti ai più grandi architetti che abbiamo in Italia, invece di fare una pessima figura con uno studio di beati sconosciuti (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania), i quali - ne sono sicuro, ve lo posso mettere per iscritto - daranno metà della parcella al signor Ziantoni! Non è che per caso, signor Governo, rappresentato dalla sottosegretaria Tro... Toia, scusi, non è che per caso anche per il Governo ce n'è qualcosa? Quando c'è una cresta di questo tipo, c'è sempre qualcuno che ci guadagna! È un furto, signor Presidente, è un furto (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, non posso tollerare il suo modo di parlare!

ENRICO CAVALIERE. Io devo tutelare i cittadini italiani che pagano le tasse (Commenti del deputato Landolfi)!

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, non le consento di parlare così!

ENRICO CAVALIERE. È giusto che i soldi dei cittadini vengano utilizzati nel miglior modo possibile, che vi sia un controllo sulla spesa! Non è pensabile che vengano dissipati i soldi in questo modo (Commenti del deputato Cè).
Ho ancora del tempo, Presidente.


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PRESIDENTE. Il tempo a sua disposizione è superato ampiamente.
Onorevole Cavaliere, se ella è qua per creare provocazioni, le dico che questa Presidenza non accetta provocazioni (Dai banchi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania si grida:«Eh...»)!

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Vorrei ricordare ai colleghi, anche se è stato già svolto ampiamente nel corso della discussione, che è stato svolto un lungo e faticoso lavoro in Commissione esteri (Commenti dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania - Applausi polemici del deputato Cavaliere). Vorrei ricordare anche...

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, la richiamo all'ordine!

ENRICO CAVALIERE. Ho applaudito, signor Presidente, ho applaudito!

PRESIDENTE. La richiamo nuovamente all'ordine! Prosegua, onorevole Montecchi.

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Vorrei ricordare anche...

ENRICO CAVALIERE. Mi mandi fuori!

PRESIDENTE. Onorevole Cavaliere, lei è escluso dall'aula (Commenti dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!
Invito i deputati questori a far eseguire l'ordine.
Sospendo la seduta.

La seduta, sospesa alle 12,25, è ripresa alle 12,55.

PRESIDENTE. Colleghi, siamo in fase di dichiarazioni di voto; pertanto, dopo il voto, indipendentemente dall'esito, sospenderemo l'esame del provvedimento, che riprenderà alle 18, non avendo il gruppo della lega forza nord aderito alla richiesta del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo, espressa dall'onorevole Soro, di anticipare la ripresa delle votazioni alle ore 17.
Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ELENA MONTECCHI, Sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, stavo ricordando, prima dell'interruzione, che in Commissione vi è stata un'istruttoria lunga ed attenta, che ha posto in evidenza problemi non connessi alla specifica deliberazione prospettata dal provvedimento, ma relativi alla specifica funzione del commissario; problemi che, in questa sede, sono stati rappresentati dai deputati del gruppo della lega forza nord con un linguaggio caricaturale ed inaccettabile per ogni cittadino, non soltanto per un'istituzione democratica. Pertanto, non entro nel merito.
Il Governo ha dato risposta ai problemi evidenziati in Commissione. Dobbiamo ragionare sul fatto che vi è un interesse nazionale prioritario alla partecipazione italiana all'esposizione universale di Hannover. Tuttavia, il Governo nella sua collegialità - quindi, compreso il Ministero degli esteri - si rende conto che la discussione ha assunto caratteristiche molto particolari. Pertanto, credo che sia opportuno affrontare con maggiore pacatezza il merito della questione.
Mi rivolgo, in particolare, al relatore. Siamo ora in sede di votazione. Il Governo si rimette alle valutazioni del relatore, al quale chiede se condivida l'ipotesi che il Governo intende avanzare - si tratta di un'ipotesi politica e non semplicemente di calendario - di sospendere, per la giornata di oggi, la discussione sul disegno di


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legge in esame; infatti, sia in sede di Comitato dei nove, sia relativamente all'iniziativa del Governo, vogliamo raggiungere l'obiettivo di giungere a deliberare sul provvedimento in tempi brevissimi. Ciò, proponendo altre argomentazioni che ci consentano una discussione tale da non costringerci a respingere la volgare accusa di essere componenti di un Governo che copre dei ladri; queste, infatti, sono volgarità che non rendono onore a questa istituzione.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, sono stato chiamato in causa dal Governo, quindi ho il dovere di precisare il punto di vista del relatore. Ciò potrebbe, infatti, alleviare la tensione e, contestualmente, dettare una nuova agenda dei nostri lavori.
Il relatore non ha fatto mistero - lo dico per coloro che sostengono la teoria del «latrato» - del fatto che il provvedimento avrebbe potuto essere approfondito meglio e non sotto il profilo dei sospetti di collusione, o d'altro, tra il Governo ed il commissario. Tutte le volte in cui - il sottesegretario Toia dia testimonianza di ciò - ricorrono ipotesi concrete di illecito, affermo che ci si deve rivolgere alla magistratura, come dovere e non come scelta, e il sottosegretario Toia ha già detto che sarebbe stata la prima a sottoscrivere la denuncia. Tutto ciò non si è verificato, perché siamo sul piano di una prospettazione critica della scelta del commissario, che è stata legittimamente definita infelice.
Il relatore è per garantire la legalità di un mandato non per proteggere eventuali nuove iniziative che sono nella mente del Governo. Quest'ultimo, molto responsabilmente, ai fini di un approfondimento, ha chiesto di sospendere a questo punto la discussione sul disegno di legge in esame, perché ciò potrebbe portare nuove scelte, nuove soluzioni che consentirebbero di varare il provvedimento alla luce della sua finalità principale: la presenza dell'Italia all'esposizione universale di Hannover. Questa presenza resta un valore; il resto è tutto discutibile.
Il relatore non solo accoglie la richiesta avanzata dal Governo, ma credo - lo dico non per apporre una coccarda - che ciò abbia costituito una costante per tutto il tempo in cui ho avuto l'onore di essere il relatore in Commissione: dialogare per migliorare. Così, al pari del Governo, sono altrettanto d'accordo con questa soluzione che mi trova in concordia con la mia coscienza di cittadino e di legislatore.

PRESIDENTE. Nonostante questa entente che si sta manifestando, dobbiamo pure arrivare ad un voto, perché siamo in sede di dichiarazioni di voto.

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, in qualità di relatore, seppur di minoranza, intendo manifestare la mia solidarietà di collega, nonché personale ed umana, al relatore di maggioranza per gli epiteti o insulti che gli sono stati rivolti e che ritengo lui non meriti in alcun modo (Applausi).
Allo stesso modo intendo completamente dissociarmi da coloro che, pur combattendo con me questa battaglia, a qualunque forza politica appartengano, hanno utilizzato, quale argomentazione, il fatto che ci troviamo di fronte ad un conflitto tra nord e sud: non è così. Io sono un cittadino del nord nato, cresciuto e residente al nord, ma mi sento cittadino italiano (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale) e combatto questa battaglia in qualità di parlamentare della Repubblica italiana.
È per questo motivo che ritengo che questa sia una battaglia tra coloro i quali chiedono il massimo della trasparenza e coloro i quali accettano di convivere con


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alcune ombre. Solo questo è il motivo che muove la mia battaglia e non vi è alcuna contrapposizione artefatta la quale, oltre ad essere lungi da me, credo sia lungi dal sentimento di qualsiasi cittadino italiano (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).
Accetto, comunque, la proposta di rinvio formulata dal rappresentante del Governo.

FABIO CALZAVARA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FABIO CALZAVARA. Vorrei intervenire per precisare che anch'io riconosco al relatore Trantino la correttezza, la precisione e l'educazione che lo contraddistinguono. Le stesse virtù riconosco anche al sottosegretario Toia, che avrei preferito intervenisse a nome del Governo al posto del sottosegretario Montecchi.

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Abbia un attimo di pazienza.

FABIO CALZAVARA. Detto questo, devo altresì ricordare che il sottosegretario Toia e l'onorevole Trantino sono illustri personalità politiche ormai da molti anni ed hanno quindi un'esperienza notevole.
Tuttavia, pur avendole riconosciuto una serie di virtù - non intendo associarmi ad alcune frasi che ho ascoltato -, mi permetta di riflettere, nonostante le accuse pesanti, gravi e provate che le sono state rivolte non solo in quest'aula, ma anche in Commissione esteri, sul perché lei non abbia sentito il dovere di dimettersi. Questo lascia lecitamente sospettare l'esistenza di un inciucio in favore del suo partito il quale fa parte della maggioranza che governa il comune di Bari.
Vorrei altresì rispondere al sottosegretario Montecchi in merito alle frasi volgari dette da alcuni membri della lega forza nord per l'indipendenza della Padania. Le condivido in quanto non sono indirizzate a singole persone ma ad un comportamento che è volgare. Volgare è l'improvvisare e molto volgare è ciò che voi avete fatto in ordine all'impostazione di questo provvedimento, ai tentativi di rabberciare e giustificare le diverse ma tutte inaccettabili proposte di spesa! È volgare questa che non è una nomina improvvisata! Ricordo ancora la nomina del commissario Ziantoni (era al suo primo incarico di questo tipo) per l'esposizione di Lisbona. Una nomina che fu diffusamente criticata. Dunque non si tratta di un'improvvisazione ma di un fatto volgare con il fine di estorcere un voto a quest'aula.
È proprio il caso di dire che voi preferite comunque spendere male piuttosto che non spendere.

GUALBERTO NICCOLINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUALBERTO NICCOLINI. Signor Presidente, ricollegandomi a quanto ha detto il relatore di minoranza, onorevole Rivolta, vorrei ricordare ai colleghi che noi abbiamo impostato una battaglia politica per una questione di chiarezza di rapporti tra Governo e Parlamento.
Nel corso della discussione sulle linee generali abbiamo ricordato le assicurazioni date in quest'aula, oltre che in quella del Senato e nelle Commissioni competenti, da tre sottosegretari e i precisi impegni che sono stati assunti anche se non contenuti in ordini del giorno (ordini del giorno che comunque questa volta presenteremo) che, come del resto sappiamo, spesso non hanno alcun risultato pratico.
La nostra è stata ed è una battaglia politica perché è assolutamente inaccettabile il discorso di una divisione tra nord e sud ed è inaccettabile questo grido: «Terroni, ci rubate!». È inaccettabile dire che ci troviamo di fronte ad uno scandalo nazionale perché il nostro padiglione andrà a Bari (ammesso che ciò accada visto che dobbiamo ancora votare).


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Tutto ciò non fa parte del bagaglio politico di forza Italia; non fa parte della nostra battaglia politica in questa sede contro un provvedimento di legge che riteniamo inaccettabile per come è stato portato avanti, per i tempi con i quali è stato esaminato e per ciò che vi era a monte, visto che si tratta di un argomento già sviscerato a lungo due anni fa.
È questo il senso della nostra battaglia. Per tutto il resto forza Italia non c'entra e non accetta strumentalizzazioni.

STEFANO MORSELLI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANO MORSELLI. Credo che questo atteggiamento irresponsabile e demagogico tenuto da molti colleghi sia dovuto anche alla totale ignoranza del problema.
Chi fa parte della Commissione esteri sa bene che ormai sono cinque mesi che tale Commissione lavora su questo provvedimento. Troppo spesso la Commissione è stata poco frequentata da quei colleghi che oggi invece urlano, fanno la voce grossa e vogliono ricavarsi un po' di pubblicità da questa vicenda.
Signor Presidente, il 27 settembre scorso, quando vi è stata la discussione sulle linee generali del provvedimento, l'aula era desolatamente vuota; non c'era certo un grande interesse su questa vicenda. Forse su queste vicende si deve manifestare un qualche interesse nelle mattinate di martedì e mercoledì e non il lunedì pomeriggio? È questa l'immagine che si vuol dare dei seri e probi parlamentari che intervengono sulle diverse vicende del paese?
Ed allora non scherziamo! Alleanza nazionale e forza Italia hanno condotto una dura battaglia in Commissione, pur con delle differenze. Noi di alleanza nazionale abbiamo sempre sostenuto che l'Italia dovesse partecipare all'esposizione di Hannover pur non essendo favorevoli alle modalità previste.

Invece, la filosofia ispiratrice, che prima ci è stata spiegata dettagliatamente dall'onorevole Rivolta, era quella di impiegare in modo più produttivo queste risorse, adducendo le motivazioni che gli spettatori saranno pochi e che i nostri istituti di cultura all'estero avrebbero bisogno di maggiori finanziamenti. Vi erano due posizioni contrastanti che, però, confluivano nella critica marcata - dobbiamo ricordarlo - dello stesso onorevole Trantino che ha accettato l'incarico di essere relatore proprio per cercare di migliorare il migliorabile di un testo che a tutti, in Commissione, piaceva molto poco.
Non si tratta di uno scontro nord-sud; personalmente ho votato a favore della partecipazione italiana all'expo di Hannover e sono un deputato di Bologna, non certamente di Bari o del profondo sud. Queste sono sottolineature volgari e gratuite che ricadono su chi le sostiene. Per dimostrare che siamo in linea con un atteggiamento duro, anche ostruzionistico, perché molti deputati di alleanza nazionale hanno partecipato alla discussione portando il loro contributo in Commissione affari esteri, annuncio che il testo alternativo del relatore di minoranza sarà approvato dai deputati di alleanza nazionale perché, quando si prevede una riduzione di spesa, noi siamo sicuramente d'accordo.
In Commissione affari esteri avevo presentato un emendamento che riduceva lo stanziamento a 10 miliardi, quindi, a maggior ragione, non posso che accettare l'invito di portare lo stanziamento da 37 a 20 miliardi: a mio parere, sono anche troppi! È la dimostrazione che alleanza nazionale si è sempre opposta fortemente e ha sempre cercato, attraverso discussioni serrate e l'opera intelligente del relatore, di creare griglie di trasparenza che vincolassero lo stesso commissario e condizioni che non consentissero le fughe in avanti cui abbiamo drammaticamente assistito a Lisbona. Chi vi parla ha toccato con mano il disastro di Lisbona provocato dal commissario Ziantoni, commendatore, quasi laureato, grande ufficiale, presidente di tutto e che ha deleghe per gestire arbitrariamente tutto e tutti.


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VINCENZO ZACCHEO. Non lo conosci!

STEFANO MORSELLI. È per questo che rinnovo ancora una volta la richiesta al Governo di rivedere le condizioni di nomina di questo commissario che, se avesse un briciolo di dignità, si dimetterebbe avendo già preso oltretutto, sottosegretaria Toia, 350 milioni dei 758 previsti. Se avesse un briciolo di dignità - lo ripeto - sentirebbe la necessità di dimettersi, ma si sa che la dignità fa a pugni con l'ingordigia, con la primaria vocazione alla clientela strisciante e tentacolare e questo personaggio cercherà in tutti i modi di rimanere a galla. Il suo nome, Violenzio, farà più che mai violenza al Parlamento: cercate di porvi rimedio! Spero che questa giusta pausa vi porti il consiglio di tornare oggi pomeriggio in aula con nuove proposte per fare in modo che tutto il Parlamento approvi con fiducia e, finalmente, con soddisfazione una partecipazione italiana, che è necessaria, ma a condizioni diametralmente opposte a quelle prospettate finora.

ANNA MARIA DE LUCA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANNA MARIA DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'esprimere la mia solidarietà personale all'onorevole Trantino, colgo l'occasione per sottolineare alcuni elementi. Credo che il casus belli sia stato il trasferimento previsto, ma non ancora approvato dall'Assemblea, del padiglione nella città di Bari. Non è una questione geografica. Però, a differenza degli interventi degli altri colleghi che mi hanno preceduto, vorrei anche spiegare perché possiamo dire che non è una questione geografica. Noi pensiamo che la città che dovrà ricevere in donazione questo padiglione, che costa ai cittadini italiani ben 37 miliardi, per lo meno dovrebbe partecipare ad una gara, riservata soltanto alle città con chiara vocazione turistica o fieristica disposte ad accettare di accollarsi alcuni oneri di spesa, che riguardano lo smontaggio, il trasferimento e il rimontaggio di tale padiglione. Credo che questo già chiarisca la nostra posizione di contrarietà sul metodo.
Oltretutto, noi riteniamo - gli interventi dei miei colleghi lo hanno fatto capire ampiamente - che questo provvedimento avrebbe dovuto essere formulato in un altro modo. Riteniamo che un intervento di questo tipo si potrebbe e dovrebbe realizzare meglio e soprattutto, cosa più importante, con costi inferiori.
Faccio un ultimo inciso rapidissimo sulla scheda tecnica e sulla mancanza assoluta di capitolato di spesa, che non definisce la qualità e quindi gli importi relativi.

RAMON MANTOVANI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RAMON MANTOVANI. Signor Presidente, gentile senatrice Toia, rappresentante del Governo, noi siamo - lo confesso - in imbarazzo per il modo con il quale si è discussa la questione. Il dibattito che si è sviluppato in Commissione e in aula dimostra inequivocabilmente che non si tratta di una vicenda delle migliori, né dal punto di vista dell'azione di Governo, né da quello della nostra capacità di essere rappresentati come paese nella fiera di Hannover.
Noi siamo favorevoli alla presenza dell'Italia in queste manifestazioni internazionali. Pensiamo che l'Italia sia un grande paese che abbia da dire molto al mondo. Tuttavia, noi non ci pieghiamo all'idea - come sempre emergenziale e, tra l'altro, in modo sospetto - per la quale per salvare l'onore della patria si calpesta l'onore del Parlamento e di tutta la comunità nazionale. Questa è una di quelle tipiche vicende che indubitabilmente provocano un sentimento di rigetto nella popolazione, nella società civile, non solo per i modi e i tempi - che qui abbiamo sentito descrivere ampiamente e


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diffusamente - con i quali ci si appresta ad approvare questo provvedimento, ma soprattutto per il fatto, che almeno a me e a noi sta molto a cuore, che senza dubbio in questa vicenda si spreca del denaro. È inverosimile inoltre che si sprechi del denaro quando la nostra storia, la nostra cultura, la nostra capacità di inventiva sarebbero ampiamente sufficienti a rappresentarci come paese, usando le risorse in misura minima. Avviene invece il contrario, quasi che dovessimo inventarci una capacità di essere rappresentati nel mondo. Ciò però stride ancora di più, visto che parliamo dell'Italia nel mondo, con l'atteggiamento dell'attuale Governo e di quelli che l'hanno preceduto sulle questioni che riguardano i grandi problemi internazionali.
Non voglio riprendere il tema della guerra; anche a quel proposito si è deciso e speso prima e dopo si è violentato il Parlamento. Come dicevo, non voglio però riprendere quel tema; parlo del fatto che ormai da quattro o cinque Governi non si riesce a dire chiaramente quando l'Italia conseguirà l'impegno sacrosanto, che si è assunta, di portare allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo le risorse destinate allo sviluppo, alla cooperazione, all'aiuto dei paesi poveri del mondo. Parlo inoltre del fatto che si sprecano miliardi con una mano, mentre con l'altra si è tirchi quando si tratta di porre in essere operazioni umanitarie. Vorrei che nessuno dimenticasse che per quell'operazione, cosiddetta umanitaria, che non era altro che uno degli elementi del piano di guerra previsto dalla NATO - mi riferisco alla missione «Arcobaleno», si è chiesto ai cittadini italiani di mettere mano al portafoglio. Questo mentre si sprecano i denari pubblici con la scusa dell'emergenza di dover rappresentare l'Italia in una expo internazionale.
Queste cose sono intollerabili e va da sé che noi voteremo contro il provvedimento, perché non accettiamo il ricatto emergenziale e riteniamo che non si possa mettere su un piatto della bilancia la salvezza dell'onore della nazione, calpestando poi l'onore del Parlamento e della nazione stessa.
Siamo contrari anche al rinvio del provvedimento in Commissione, giacché il tema ci sembra abbastanza sviscerato e perché appare più che evidente che ormai ci sono tutte le condizioni per arrivare ad un voto definitivo e chiarificatore. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità.

ENZO TRANTINO, Relatore per la maggioranza. La proposta è di rinvio della discussione, non in Commissione.

RAMON MANTOVANI. Siamo contrari anche al rinvio della discussione.

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Signor Presidente, qualche collega si chiedeva quale fosse l'opinione del Ministero degli affari esteri e perché io non fossi ancora intervenuta. Non l'ho fatto per rispetto della lunga discussione che si è svolta oggi in questa sede, apprezzabile per quanto riguarda alcuni interventi, anche i più critici, e certamente deprecabile per altri; comunque per un membro del Governo è doveroso seguire il dibattito, così come per ogni parlamentare.
Come i miei colleghi con cui mi sono alternato - giacché nessuno di noi sottosegretari ha una delega specifica su questa materia - nel corso della lunga discussione in Commissione e del lunghissimo dibattito svoltosi al Senato, ho fornito le risposte che mi sono state chieste e ho partecipato attivamente al confronto, così come, lo ripeto, hanno fatto i miei colleghi.
Voglio fare allora solo due puntualizzazioni e mi dispiace che in questo momento l'aula sia vuota, perché ad aula piena ho sentito insulti e sospetti ricadere pesantemente sul Governo, oltre che sul


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relatore per la maggioranza che voglio ringraziare per l'opera, veramente sensibile, che ha svolto verso le istituzioni, così come ringrazio i colleghi i quali, pur da posizioni diverse, hanno comunque concorso correttamente, non impropriamente, ai lavori. Come dicevo, voglio difendere l'operato del mio Ministero, e quindi del Governo, su questo punto o, quantomeno, puntualizzare molto brevemente alcuni passaggi.
In Commissione abbiamo ammesso - l'ho fatto io - che evidentemente, nelle posizioni assunte collegialmente dai Governi passati, tra alcune rassicurazioni su procedure diverse (o sulla disponibilità a procedure diverse) e gli atti poi intervenuti vi sono state delle discrasie, delle incomprensioni. Questo l'ho ammesso e ce ne siamo fatti carico in questa fase.
Certamente, però, non per una intenzione che oggi è stata malevolmente definita in modi diversi. Respingo non solo ogni affermazione ma anche ogni sospetto; come ha correttamente ricordato il collega Trantino, alla notizia certa di qualunque atto «ombroso», che configurasse una qualche ombra, egli era pronto a fare le segnalazioni del caso ed io mi sono dichiarata subito pronta a sottoscriverle.
Abbiamo ascoltato soltanto una serie di insinuazioni, di sospetti, ma nulla di preciso che ci inducesse ad assumere atteggiamenti diversi. Certo, con un decreto sottoscritto da quattro ministri, abbiamo proposto una nomina con la quale si confermava lo stesso commissario della precedente esposizione, in qualche modo non dando corso agli impegni che i sottosegretari avevano assunto in Commissione; ciò, però, non per voler fare un dispetto, ma solo per le impossibilità derivanti da fatti concreti, da tempi e sedi decisionali diverse, che spesso determinano il mancato rispetto di posizioni assunte collegialmente in Commissione.
Lo ripeto, vi è un decreto sottoscritto da quattro ministri e assunto legittimamente dal Governo che, come ricordava l'onorevole Pezzoni, se ne è assunto la responsabilità, non scaricandola sul Parlamento. A quest'ultimo spetta la responsabilità di approvare una legge e quello che oggi è stato dipinto nei modi più impropri e strumentali è, invece, un provvedimento assolutamente normale, finché non vareremo insieme, Parlamento e Governo, un provvedimento diverso per regolamentare la presenza a tali manifestazioni, che oggi, forse, hanno un significato meno «forte» rispetto al passato. Finché tali manifestazioni si svolgono, la non partecipazione configura un danno assai grave; sappiamo tutti, anche coloro che non hanno espresso questa opinione, che è così. Vi è un danno grave nella non presenza, ancora maggiore della possibilità di valutare il vantaggio della presenza.
I paesi partecipanti sono 190, le spese previste e le quote di partecipazione sono molto alte, come ha ricordato il collega Saraca; siamo, comunque, nella norma e negli standard, anzi al di sotto di questi. Ciò non significa che non bisogna spendere bene; occorre spendere poco, il necessario e bene (sul punto vi è anche l'interesse e l'impegno del Governo).
Per quanto riguarda il fatto che il provvedimento sia tardivo, non è così. Io, che sono la prima ad assumere in questa sede la responsabilità del Governo, devo dire che questa volta il disegno di legge è stato presentato tempestivamente; è facoltà dei due rami del Parlamento, poi, utilizzare il tempo che ritengono opportuno, purché poi non si dica che è il Governo ad essere in ritardo.
Infine, per quanto concerne la deroga prevista, che potrebbe rappresentare una anomalia, si tratta di un dato quasi obbligato per le difficoltà che la contabilità e le procedure pubbliche comportano nei lavori che si svolgono anche all'estero; naturalmente, siccome nessuno decide queste cose a cuor leggero, siamo ben convinti che la deroga non significhi assenza di regole, non trasparenza, mancanza di controlli. Non pretendo che i colleghi che usano certe espressioni...

ALESSANDRO CÈ. Quelli onesti!

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. ... leggano e capiscano tutto.


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ALESSANDRO CÈ. Capiamo fin troppo!

PATRIZIA TOIA, Sottosegretario di Stato per gli affari esteri. Non ho la pretesa che tutti capiscano le stesse cose, ognuno capisce ciò che vuole; credo, però, che chi legge onestamente il testo, oltre che gli ordini del giorno, si renda conto che si prevedono controlli preventivi e definitivi, come sempre avviene in materia di rendicontazione. Vi è, poi, un ordine del giorno molto puntuale, che a volte va persino nel dettaglio, che va benissimo nello spirito e nella sostanza. Inoltre, mi sono dichiarata disponibile ad accettare la previsione di eventuali ulteriori controlli, anche un po' impropri, da parte di parlamentari e funzionari della Corte dei conti, allo scopo di dimostrare una determinata volontà.
Per tali ragioni, non per fatto personale, non essendo la materia in oggetto di mia specifica competenza, ma a nome del Governo che rappresento, affermo che il provvedimento in esame non merita affatto, se non vi sono altre opinioni che incidono sulla sua valutazione, la rappresentazione che ne è stata fatta questa mattina, che non corrisponde alla realtà.
Ho ascoltato molte affermazioni improprie (come quelle riguardanti soldi già spesi o cose già fatte), ma non vi è stato né modo né tempo, né vi erano le condizioni di serenità, per intervenire su ogni punto. Mi riservo, anzi lo farà chi rappresenterà il Governo, di precisare anche tali punti nel seguito della discussione, esplicitando la realtà dei fatti su altri argomenti in ordine ai quali vi è chiarezza di esposizione.
Signor Presidente, anche per ragioni di dignità personale (sempre riferita al Governo che rappresento e non alla mia persona), mi spiace di non aver potuto fornire tali rassicurazioni a quei colleghi che, per senso di responsabilità e comprendendo che vi era un obiettivo importante, a volte hanno un po' accantonato legittime perplessità o richieste di approfondimento.
Oltre a ringraziare il relatore, voglio ringraziare anche questi colleghi.

PRESIDENTE. Sta bene.
Per quanto riguarda l'ordine dei lavori, avverto che darò la parola agli ultimi due colleghi che hanno chiesto parlare, gli onorevoli Pagliarini e Pezzoni, e passeremo quindi al voto.
Riprenderemo alle ore 18, mentre alle 15 si terrà il question time e alle 16 è previsto lo svolgimento di interpellanze ed interrogazioni.

GIANCARLO PAGLIARINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANCARLO PAGLIARINI. Signor Presidente, sono stato obbligato ad intervenire perché ho sentito prima il Governo (non il sottosegretario che c'è adesso, ma quell'altra sciura, la Montecchi) che ha detto che la lega forza nord per l'indipendenza della Padania utilizza un linguaggio caricaturale. La cosa non può passare sotto silenzio.
Signor Presidente, non è vero che noi usciamo un linguaggio caricaturale, però certe cose ci vengono fuori dal cuore. Uno vede che per una roba del genere si spendono 37 miliardi e dice: «Eh, la Peppa, 37 miliardi!». Sarà caricaturale l'espressione «E, la Peppa!» però a noi escono certe espressioni. Non è possibile spendere 37 miliardi per una roba del genere.
Ancora, uno vede che un commissario, per un lavoro di cinque o sei mesi, si «becca» 728 milioni e dice: «Ciula! 728 milioni? Ma siamo matti?». Sarà un linguaggio caricaturale, signor Presidente, ma 728 milioni per un lavoro, diciamo pure di un anno, sono tanti quattrini.
Perciò voglio richiamare il Governo, e la sciura del Governo che ora non c'è più, ad astenersi da queste cose. Lei può dire che 728 milioni sono uno stipendio piccolo e moderato per quello che farà questo signore, può benissimo dirlo, ma non ha il diritto di affermare che usiamo


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un linguaggio caricaturale se, di fronte ad una cifra del genere diciamo: «Ciula! E, la Peppa! Quanti quattrini!».
Se ci penso, queste espressioni escono anche a me. Vorrei dire anche una cosa al collega di Bologna con la barbetta che ha detto giustamente che non si tratta di una guerra tra nord e sud. Siamo assolutamente d'accordo, ci mancherebbe altro! Però, siccome a pagare sono sempre quelli e a ricevere sono sempre quegli altri, io credo che egli sarà assolutamente d'accordo con me nel dire che adesso, visto che a Bari abbiamo già dato una montagna di soldi per i vecchi giochi del Mediterraneo, regaliamo quei quattrini a Genova e non a Bari. Anche Genova è in Italia! Perché devono sempre andare a Bari, mentre in altre parti non arriva mai niente? Se non è una guerra tra nord e sud, alla fine regaliamoli al comune di Genova che non ha mai beccato niente! Il comune di Bari ha già preso per i giochi, quindi diamoli al comune di Genova. Mi sembra ovvio e mi sembra giusto.
Tu, collega di Bologna, non ti lamenti e fai bene, però a Bologna non trovi mai un parcheggio e quando vai sull'autostrada, sull'anello circolare di Bologna, sei sempre in coda.

STEFANO MORSELLI. Abbiamo cambiato!

GIANCARLO PAGLIARINI. Facciamo allora in modo che il sistema formato da comuni, province e regioni mantenga per sé, come minimo, il 70 per cento di tutte le imposte pagate dai soggetti ivi residenti e il 30 per cento lo mandiamo a Roma per la perequazione, la solidarietà, le spese generali dello Stato e tutto quello che volete, però con i soldi versati dai bolognesi si costruiscono i parcheggi che migliorano la qualità di vita dei bolognesi, invece che mandare tutto a Roma che poi redistribuisce con quei risultati che, purtroppo, come abbiamo visto questa mattina, generano anche delle tensioni che sarebbe meglio non vedere mai.
Il problema è nel sistema, se tutto va al centro e poi il centro lo distribuisce, per forza qualcuno ci rimane male, qualcuno si arrabbia e qualcuno è contento. Cambiamo sistema, colleghi!
Il 12 novembre dovrebbe venire in aula la legge sul federalismo. Stabiliamo, tutti uniti, che il sistema formato da comuni, province e regioni, mantiene almeno il 70 per cento delle imposte e tasse pagate dai soggetti residenti e che con il resto si fa quello che si fa adesso. In tal modo i motivi di tensioni saranno molto minori. Non ho dubbi che alleanza nazionale sarà d'accordo su questa nostra proposta. Questo eliminerebbe ogni motivo di attrito...

MICHELE RALLO. No!

GIANCARLO PAGLIARINI. ...(non è d'accordo!) che è nel sistema e non è nelle persone!
In realtà io sono intervenuto per dare una tiratina d'orecchie al Governo che secondo me non può permettersi di dire che un gruppo utilizza un linguaggio caricaturale perché, di fronte a certi numeri viene naturale esprimersi in questo modo, come viene naturale a tutti noi che siamo persone normali, vedendo queste cose. Per noi, insomma, due più due fa quattro. Andiamo quindi dritti al punto, senza fare tanti giri di parole: non è bello che il Governo faccia queste valutazioni e non rientra assolutamente tra i suoi diritti (Applausi dei deputati del gruppo di lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Onorevole Pagliarini, dato che in quel momento della seduta presiedevo io e lei non era in aula, le debbo dire che un suo collega non ha usato un linguaggio caricaturale, ma un linguaggio scurrile, che è una cosa diversa!

DAVIDE CAPARINI. Si sono contenuti.

ALESSANDRO CÈ. È il linguaggio della verità!

MARCO PEZZONI. Chiedo di parlare.


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PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCO PEZZONI. Signor Presidente, ho chiesto la parola per dire, a nome del mio gruppo, che siamo d'accordo sul rinvio dell'esame del provvedimento. Tale rinvio, però, ha anche un significato politico perché il nostro gruppo non può non essere soddisfatto per il fatto che, con l'approvazione dell'articolo 1, si sia vinta una prima battaglia; era la battaglia più importante e politicamente più rilevante: quella che conferma la partecipazione italiana all'esposizione di Hannover!
Come è stato detto questa mattina da alcuni colleghi, non corrisponde al vero che su questo punto tutti siamo stati d'accordo; anzi, proprio il relatore di minoranza ha ribadito più volte, sia in Commissione sia oggi in aula, che in fondo sarebbe stato meglio non partecipare a quella manifestazione. Oggi questo punto è stato risolto con l'approvazione dell'articolo 1 e quindi ora dobbiamo guardare in avanti e soffermarci sulle questioni aperte. Visto che dobbiamo partecipare all'esposizione di Hannover, è quindi opportuno precisare che le questioni aperte sono quelle relative al commissario ed al progetto.
Devo dire che questa mattina - anche in Commissione - mi sono trovato molto d'accordo su diversi punti con il collega Morselli; mentre mi trovo totalente d'accordo, ovviamente, con il relatore per la maggioranza, onorevole Trantino perché, con grande capacità, ha cercato di raggiungere una «unità istituzionale» - come l'ha definita lui - sulla nostra partecipazione all'esposizione di Hannover.
Su un punto, però, non sono d'accordo con il collega Morselli; ed è un punto che lascio alla riflessione del Governo.
Il punto è il seguente: non vi è dubbio che vi è stato uno «strappo istituzionale» - come l'ho definito in Commissione - perché - come è stato riconosciuto anche dal sottosegretario Toia - il Governo ha deciso autonomamente, con quel decreto firmato da quattro ministri, la nomina del commissario Ziantoni. Come Commissione esteri, abbiamo chiesto di «parlamentarizzare» tale nomina, perché pensavamo che fosse almeno importante discutere sui criteri e le modalità. Tutto ciò non è avvenuto ed il Governo se ne è assunto pienamente la responsabilità! Ora, però, rimane il disaccordo - credo - dell'intera Commissione esteri sul metodo seguito dal Governo.
Il punto è però un altro. Visto che si è verificato questo «strappo» e visto che si è proceduto alla nomina di quel commissario (al riguardo, vi è la piena responsabilità del Governo: oggi, peraltro, tutto ciò è stato ammesso dall'esecutivo, come è avvenuto nel passato), il problema è allora il seguente: dobbiamo a questo punto assumere un atteggiamento punitivo sull'altra vera questione che attiene alla responsabilità del Parlamento, cioè quella relativa al progetto di partecipazione all'esposizione di Hannover? Questo è il punto...

STEFANO MORSELLI. Perché lo fa lui!

MARCO PEZZONI. No, perché lo fa lui, ma perché il progetto di partecipazione all'esposizione di Hannover non è puramente «immateriale», per cui noi possiamo pensare che dipenda esclusivamente dal commissario, ma perché gran parte del progetto è «struttura» vera e propria, è un'ampia «struttura in carne ed ossa». Ricordo che in Commissione abbiamo ottenuto una riduzione del relativo stanziamento da 45 a 37 miliardi e che il Governo ha dovuto ammettere che il principale taglio delle spese riguardava la dimensione della struttura che si voleva attivare.
Pur ribadendo che, se il Governo decidesse di «parlamentarizzare» quella scelta o i criteri e le modalità, è evidente che noi non ci pronunceremmo a favore della riconferma del commissario Ziantoni e ribadendo che il Governo si è assunto la responsabilità di tale scelta (e può farlo legittimamente), chiedo a tutti i parlamentari - e non solo come rappresentante dei democratici di sinistra - se per questo


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motivo dobbiamo punire il progetto di Hannover e, cioè, ridimensionarlo perché questo commissario di nomina governativa non ci piace?
In questa sede mi appello ad una cultura di governo e ad un senso di responsabilità, come ha dimostrato in tutta questa vicenda l'onorevole Trantino, e ribadisco che noi non possiamo - mi rivolgo anche al Governo - penalizzare il progetto complessivo perché ci troviamo in presenza di un commissario che non ci piace!
Dirò di più. Il collega Morselli ha affermato - questo è il punto di bivio al quale siamo giunti: e chiedo al Governo di riflettere su di esso - di essere d'accordo sul fatto di portare la spesa relativa al progetto complessivo da 37 a 20 miliardi.

Io non sono d'accordo perché il punto non è che più si taglia e più la spesa diventa trasparente, il criterio è invece che vi deve essere maggiore trasparenza. Peraltro qui non c'è chi è per la trasparenza e chi per l'ombra, perché il mio gruppo da sempre è favorevole alla massima trasparenza. Come dicevo, non si può pensare che, se si tratta di 37 miliardi, vi sono ombre, mentre se invece sono 20, tutto è risolto: il punto è la capacità di controllo del progetto.
Chiedo, quindi, al Governo che si faccia carico di ciò che è emerso dal dibattito odierno: nel caso in cui Ziantoni fosse rimosso, sarebbe possibile avere un progetto da 37 miliardi; se, invece, Ziantoni dovesse rimanere, si punirebbe il progetto portando lo stanziamento a 20 miliardi.
Ritengo che ciò sia sbagliato - è la posizione mia e del mio gruppo - perché il progetto non deve essere punito, né ridimensionato al fine di renderlo più trasparente. Come ha già detto il collega Trantino, anch'io sono disponibile al massimo della trasparenza possibile e al controllo; ritengo infatti che siano necessari meccanismi di controllo molto rigidi da parte del Parlamento, dal momento che la questione delle deroghe - come ha affermato il sottosegretario Toia - non è un fatto di minori controlli, anzi proprio per i tempi ristretti è necessario averne di più.
Il Governo, però, ci deve dire quale sia il costo di un progetto qualificato; se fosse di 37 miliardi, perché dovremmo tagliare? A questo punto, chiedo a tutti, maggioranza ed opposizione, a coloro che oggi sono momentaneamente al Governo e a coloro che sono momentaneamente all'opposizione, di avere una cultura di governo e di rappresentanza degli interessi nazionali: il problema non è più la questione dei tagli, ma avere un progetto all'altezza dell'expo di Hannover, sul quale verificare la nostra capacità di controllo, del massimo di controllo parlamentare. Sarebbe opportuno, ripeto, non penalizzare questo progetto solo perché non ci sta bene il commissario di nomina governativa.
Ho inteso con questo dare un contributo anche per la fase successiva della discussione perché, con nel corso dell'esame degli emendamenti, ci troveremo di fronte ai nodi ai quali ho fatto riferimento e che saranno all'attenzione dell'Assemblea e del Governo.

CESARE RIZZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CESARE RIZZI. Signor Presidente, non sono d'accordo con il mio capogruppo. Lei ovviamente ha detto che è una persona che parla bene, mentre la lega è scurrile e si pronuncia in modo non adeguato a questa sede.

PRESIDENTE. Non ho detto la lega, ho detto un deputato della lega.

CESARE RIZZI. È ovvio che si riferisse alla lega. Pertanto, riconosco che il collega Pagliarini ha ragione quando dice «quando ci vuole, ci vuole». Invece di dare i fondi a Bari, diamoli a Genova, diamoli a Siracusa, diamoli a Catania! Non capisco perché debbano andare a finire a Bari.
Signor Presidente, non siamo al cinema: non è possibile che un sottosegretario si presenti in quest'aula e, non


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sapendo più come eliminare i nostri emendamenti, suggerisca di presentare ordini del giorno sapendo che, di tutti quelli che il Governo ha accolto, neanche uno ha avuto un seguito positivo.
Torno al personaggio di cui si è parlato, questo commendatore, fenomeno, luminare, scienziato, grande ufficiale, quasi avvocato. Dico «quasi avvocato» perché mi ricorda quelli che vendono «i quasi rolex», i «pataccari»; si tratta proprio di un personaggio del genere che è stato commissario anche dell'expo di Lisbona nel 1998. In tale occasione, in qualità di rappresentante dell'Italia, fu duramente criticato e lo stesso Governo ha affermato di non avere intenzione di procedere a qualsiasi altra nomina. Ciò significa che ne ha fatte di tutti i colori (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania)!

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DARIO RIVOLTA, Relatore di minoranza. Poiché stiamo per procedere alla votazione dell'emendamento Niccolini 2.1, interamente soppressivo dell'articolo 2 - anche se probabilmente mancherà il numero legale -, qualora tale emendamento non venisse approvato, non potrò più intervenire per illustrare il mio testo alternativo all'articolo 2 e, quindi, vorrei farlo adesso.

PRESIDENTE. Onorevole Rivolta, la votazione dell'emendamento soppressivo Niccolini 2.1 non preclude la votazione del suo testo alternativo. Quindi, potrà intervenire successivamente.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale mediante procedimento elettronico sull'emendamento Niccolini 2.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione)

Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non è in numero legale per deliberare; rinvio la votazione e il seguito del dibattito alle ore 18.
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

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