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PRESIDENTE. Passiamo alle interpellanze Gramazio n. 2-01774 e Manzione n. 2-01766 e alle interrogazioni Gramazio n. 3-04350 e Messa nn. 3-04348 e 3-04349 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 6).
DOMENICO GRAMAZIO. Sono convinto che il sottosegretario disponga già di tutte le risposte possibili relative all'argomento in esame.
una battaglia in difesa di quel giornale e della libertà dell'informazione. Nella sostanza, quindi, signor sottosegretario, si è avuta una serie di fatti che lei avrà avuto sicuramente l'amabilità di verificare.
PRESIDENTE. L'onorevole Manzione ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01766.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, rinuncio all'illustrazione e mi riservo d'intervenire in sede di replica.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale ha facoltà di rispondere.
LUIGI VIVIANI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Signor Presidente, la società editrice romana esercente l'attività di edizione e stampa di giornali quotidiani e titolare della testata Il Tempo ha presentato istanza per il riconoscimento dello stato di crisi aziendale a decorrere dal 6 luglio 1998 e fino al 5 aprile 1999 ai sensi degli articoli 35 e 37 della legge n. 416 del 1981.
il risanamento aziendale basato su un nuovo piano redazionale e sulla introduzione di un nuovo sistema editoriale.
senza rotazione. Le province di Latina e Viterbo non sono interesaste ad alcuna riduzione di personale.
PRESIDENTE. L'onorevole Gramazio ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-01774 e per la sua interrogazione n. 3-04350.
DOMENICO GRAMAZIO. Signor Presidente, ho seguito attentamente l'ampia relazione tecnica letta dal sottosegretario e mi dispiace dover dire che tutto ciò era già a nostra conoscenza per opera del sindacato presente all'interno del giornale e del comitato di redazione del quotidiano Il Tempo. Sapevamo già tutto, lei non ci ha detto niente di nuovo, ma noi vorremmo conoscere la situazione attuale. Le ricordo che la mia prima interpellanza risale al 22 aprile scorso, poi sono state presentate anche quella del collega Manzione, l'interrogazione del collega Messa e quella del collega Carlesi. Lei ci ha letto il «compitino», senza dirci che cosa stia facendo il Governo e se intenda intervenire a garanzia dell'occupazione e della libertà di informazione. Lei è sottosegretario per il lavoro e la previdenza sociale: la ringraziamo per il ruolo che svolge, tuttavia ci serve una risposta di carattere politico, che non abbiamo trovato nella sua risposta odierna alle interrogazioni e interpellanze presentate.
della stampa hanno avuto una serie di incontri con i rappresentanti del Governo.
PRESIDENTE. L'onorevole Manzione ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-01766.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, signor sottosegretario, per cercare di comprendere i passaggi attraverso i quali lei ha ricostruito la vicenda, ho usato come traccia la risposta data il 1 luglio 1999 ad una mia precedente interpellanza urgente, presentata ex articolo 138-bis del regolamento.
vi è agibilità democratica in un confronto con un imprenditore che ritiene di gestire la vicenda editoriale relativa al quotidiano Il Tempo come gestisce i suoi cantieri: non è così.
PRESIDENTE. L'onorevole Messa ha facoltà di replicare per le sue interrogazioni nn. 3-04348 e 3-04349.
VITTORIO MESSA. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per le risposte che ha inteso fornire e che tuttavia meritano una dichiarazione di insoddisfazione. Non si tratta di una dichiarazione di rito, dal momento che le interrogazioni provengono dall'opposizione, poiché ciò non fa parte del nostro metodo e non siamo abituati ad agire così.
quotidiano romano da prendersi la briga (di fronte alle catastrofi che si verificano in Italia e a Roma in particolare) di indagare i giornalisti e il direttore del quotidiano i quali si permettevano il lusso di criticare il sindaco Rutelli. Vorrei sapere se e quale posizione, se e quale sponsorizzazione abbia avuto questo sostituto procuratore della Repubblica nel corso della campagna elettorale di un anno fa per l'elezione del sindaco.
Queste interpellanze e queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Gramazio ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01774.
Vorrei soltanto sottolineare alcuni aspetti della questione.
Signor sottosegretario, le ricordo che più volte alcuni parlamentari, appartenenti anche ad altri gruppi politici, hanno sollecitato - come lei ha potuto constatare dalle interrogazioni e dalle interpellanze presentate - un'attenzione da parte del Governo nei riguardi di un quotidiano che fa parte della storia della città di Roma e che nel passato è stato anche un importante quotidiano nazionale.
Ciò detto, vorrei sottolineare che la mia interpellanza è stata presentata il 22 aprile 1999 e che, quando si arriva a rispondere ad un documento del sindacato ispettivo dopo sei mesi dalla sua presentazione, le situazioni si evolvono. Infatti, al momento in cui presentai la mia interpellanza, non erano stati ancora collocati in cassa integrazione 44 giornalisti; non solo, ma non era in atto la ristrutturazione della società editrice del quotidiano Il Tempo. Ora si è passati dalla cassa integrazione ai licenziamenti, nonché allo sciopero dei dipendenti del quotidiano a Roma e agli articoli del direttore Gianpaolo Cresci che vuole condurre
Ricordo che sollecitai più volte anche il sottosegretario Minniti ad un intervento attento sulla questione in esame e che egli ebbe una serie di incontri con i rappresentanti sindacali del quotidiano Il Tempo e della federazione nazionale della stampa.
Si tratta, quindi, di una serie di questioni che creano sicuramente apprensione non solo perché non sappiamo che fine farà il quotidiano Il Tempo ma anche perché, mentre aspettiamo che la libertà di informazione sia difesa, 44 giornalisti vanno ad aumentare il nucleo dei giornalisti romani ed italiani che sono stati posti in cassa integrazione. E sappiamo benissimo che la cassa integrazione rappresenta il primo atto concreto sulla strada del licenziamento (nel caso in esame, peraltro, tutto ciò si è già verificato)! Una risposta così tardiva sulla prima interpellanza - ahimè - mi costringe a dire che il Governo non ha guardato con attenzione il problema. Vi è, poi, una marea di interrogazioni. Sollecito ancora una volta una maggiore attenzione non solo per i temi e le problematiche della libertà d'informazione, ma anche perché in questo caso l'occupazione viene colpita. Sappiamo bene che altri giornalisti messi in cassa integrazione vanno ad aumentare quella schiera di giornalisti che sono disoccupati nel nostro paese. Essi, signor sottosegretario, aumentano la schiera dei disoccupati in Italia.
La presentazione dell'istanza è stata preceduta, come per legge, dalla consultazione sindacale tenutasi tra le parti in data 14 settembre 1998 presso il Ministero del lavoro. All'esito dell'incontro, in relazione alle eccedenze occupazionali, è risultato l'esubero di complessive 37 unità di cui 18 professionisti appartenenti alla sede di Roma e 11 giornalisti professionisti e 8 giornalisti pubblicisti appartenenti alle sedi decentrate, tutti interessati alla concessione dei trattamenti previsti dai succitati articoli 35 e 37 della legge n. 416.
Sulla base di tali presupposti, l'istanza è stata accolta con decreto ministeriale n. 25452 del 18 dicembre 1998, con il quale è stata accertata la condizione di crisi aziendale relativamente al periodo intercorrente dal 6 aprile 1998 al 5 aprile 1999. Sono stati, quindi, emanati i decreti concessivi del trattamento di cassa integrazione speciale: nel periodo dal 6 aprile 1998 al 5 ottobre 1998 con decreto direttoriale n. 2570; dal 18 dicembre 1998 in favore di 37 giornalisti professionisti, di cui dieci interessati al trattamento di pensionamento anticipato e nel periodo dal 6 ottobre 1998 al 5 aprile 1999 con decreto direttoriale n. 25713 del 4 febbraio 1999 in favore di 37 giornalisti, di cui dieci interessati al trattamento di pensionamento anticipato.
Allo stato attuale, è in fase istruttoria la documentazione inerente alla proroga del terzo semestre (dal 6 aprile 1999 al 5 ottobre 1999). La società in questione ha chiesto la proroga dei benefici di cui agli articoli 35 e 37 della legge n. 416 del 1981 per 37 dipendenti: 20 giornalisti (a rotazione) e 17 poligrafici (senza rotazione). La proroga viene richiesta per completare
Con riferimento allo stato degli assetti societari l'autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha riferito che l'assetto proprietario dell'editrice Romana Spa editore del quotidiano Il Tempo dal 18 maggio 1999 è così costituita: DB Costruzioni immobiliari Srl: 98 per cento; Angela Bonifaci: 2 per cento. Alla stessa data l'assetto della DB Costruzioni immobiliari Srl è il seguente: Bonifaci Domenico 80 per cento, Casson Gianni 20 per cento.
Per quanto riguarda le situazioni delle redazioni locali il Ministero del lavoro ha tempestivamente interessato le competenti direzioni del lavoro con le seguenti risultanze.
Presso la redazione del quotidiano Il tempo di Pescara sono occupati sette giornalisti professionisti; di questi tre unità, e precisamente il redattore capo, un vice capo servizio e un redattore ordinario, sono stati posti in cassa integrazione straordinaria a zero ore e senza rotazione, a decorrere dal 23 giugno 1999.
Dalla documentazione dell'azienda, risulta che l'apporto dei lavoratori occasionali negli ultimi tre anni è stato il seguente: nel 1996, 28 collaboratori; nel 1997, 33 collaboratori; nel 1998, 29 collaboratori; nel 1999, 20 collaboratori. Nei programmi aziendali di riassetto, è stato avviato il trasferimento della sede operativa regionale da Pescara a L'Aquila. Nella provincia di Chieti operavano due giornalisti professionisti e due pubblicisti con contratto a tempo parziale; presso ciascuno dei due uffici di corrispondenza in Lanciano e Vasto operavano due pubblicisti. I provvedimenti adottati dalla direzione del quotidiano sono consistiti nella risoluzione di tutti i rapporti con i pubblicisti, esattamente sei unità, e nella messa in cassa integrazione del capo della redazione di Chieti: in definitiva, è rimasto un unico giornalista, che si avvale telefonicamente, o via fax, della collaborazione esterna di pubblicisti ed informatori non legati da rapporto di lavoro subordinato. L'ufficio di corrispondenza di Vasto viene ancora tenuto aperto da uno dei collaboratori autonomi che opera tramite le apparecchiature VDT nelle ore pomeridiane e serali. Uno dei due pubblicisti che lavorava presso l'ufficio di Lanciano, ora chiuso, continua la sua collaborazione, con apparecchiature proprie, tenute nella sua abitazione e collegate con la redazione di Chieti.
Gli elementi raccolti, in taluni casi, fanno propendere ad un rapporto di natura subordinata, piuttosto che di collaborazione, ed in tal senso l'ufficio si è attivato. Presso l'ufficio di corrispondenza di Sulmona, in data 23 giugno 1999, sono stati licenziati due giornalisti, occupati a tempo parziale. Presso lo stesso ufficio, sono stati trovati al lavoro due giornalisti pubblicisti. Per i due pubblicisti sopra indicati è stata inviata diffida alla società editrice del quotidiano Il Tempo, in ordine all'applicazione dell'articolo 36 del contratto collettivo nazionale dei giornalisti. Presso la sede de L'Aquila e ad Avezzano non sono risultate irregolarità.
Per quanto riguarda la regione Lazio, nella provincia di Frosinone, il capo redattore si avvale della collaborazione coordinata e continuativa, senza vincolo di subordinazione, di collaboratori. Nella provincia di Rieti, operano un giornalista, già dipendente, quattro unità con specifica specializzazione ad altri articolisti saltuari. Precedentemente, due professionisti sono stati messi in cassa integrazione straordinaria ed è cessato il rapporto con un'unità in part-time. Le prestazioni rese dai collaboratori, anche se in qualche caso non occasionali, non possono essere ricondotte ad un rapporto di lavoro di natura subordinata. Nella provincia di Roma, sono tuttora in corso gli accertamenti per approfondire la vicenda che ha portato alla richiesta di riconoscimento di crisi aziendale, iniziata il 6 aprile 1998, per il personale giornalistico e poligrafico e per l'utilizzo di quattro unità che prestano l'attività lavorativa pur non essendo dipendenti. Nel luglio 1999, data del primo accertamento ispettivo, l'organico dell'azienda risultava di 184 unità, di cui 35 giornalisti in cassa integrazione straordinaria
Infine, per quanto attiene alla regione Molise, la società mantiene aperto un ufficio di redazione con sede a Campobasso e due uffici di corrispondenza siti a Termoli e Isernia. Nella redazione di Campobasso, erano occupati due giornalisti, di cui uno assunto a tempo determinato. Per quest'ultimo, la società editrice, dalla data del 15 luglio 1997, ha prorogato l'assunzione più volte, motivandola con causali diverse, quali: sostituzione di personale per maternità, ferie ed in ultimo il rilancio dell'edizione molisana. Per la giornalista occupata a tempo indeterminato è stata stabilita, il 23 giugno 1999, la sospensione del lavoro. In ciascuno degli uffici di corrispondenza di Termoli e Isernia, era occupata una giornalista, assunta ai sensi dell'articolo 36 del contratto collettivo nazionale dei giornalisti. Per l'unità presente a Termoli, sempre in data 23 giugno 1999, è stata stabilita la risoluzione del rapporto di lavoro e conseguentemente la chiusura del locale ufficio di corrispondenza. In merito a quest'ultimo punto, dagli accertamenti effettuati, è risultato che l'ufficio di Termoli è tuttora aperto nelle ore pomeridiane, quando viene frequentato dai collaboratori esterni. Gli stessi, peraltro numerosi in tutta la regione, operano con contratto di collaborazione coordinata e continuativa senza vincolo di subordinazione, utilizzando le attrezzature ivi installate. Si precisa che su quest'ultimo aspetto la direzione provinciale del lavoro di Campobasso è stata interessata per un maggior approfondimento della reale situazione.
Pertanto, mi dichiaro completamente insoddisfatto e desidero richiamare la sua attenzione non solo sulla questione in esame, che sicuramente è impellente, ma anche sul fatto che, da quando è iniziata la vertenza, la situazione si è deteriorata ulteriormente. I 44 giornalisti, infatti, sono stati licenziati e vi è stata una serie di scioperi ad oltranza, prima dei giornalisti e poi delle altre maestranze: in sostanza vi è una continua conflittualità all'interno dell'azienda, che certo non deve attribuirsi al Governo: si tratta infatti di una proprietà privata che gestisce una società; tuttavia la mia interpellanza e la mia interrogazione erano volte a sapere se il Governo sia intervenuto sulla proprietà per accertarsi che, al termine della ristrutturazione, dieci, quindici, otto, sei, quattro, tre, due, uno o zero giornalisti sarebbero stati richiamati in servizio. Dopo aver parlato con il sottosegretario Minniti, speravo che forse lei, in questa sede, potesse dirci qualcosa di più.
Pertanto, richiamo la sua attenzione sulla questione, che non può concludersi con la risposta odierna alle nostre interrogazioni ed interpellanze, anche perché l'associazione dei giornalisti, il sindacato dei giornalisti, la federazione nazionale
Nella relazione da lei svolta, inoltre, si parla di alcune anomalie che lei ha denunciato: si manda via il professionista e si fa finta di avere dei collaboratori che lavorano da casa, con il fax. Non devo ricordarle che i giochi dei giornali sono chiari: quando vengono cacciati alcuni giornalisti, vengono chiamati collaboratori esterni che non devono fare pressione, non devono operare nella redazione territoriale, nelle strutture. Esiste, quindi, una situazione di conflittualità anche per i suddetti casi.
Ancora una volta, è necessaria una maggiore attenzione e non solo sul versante della disoccupazione; come hanno detto i sindacati di categoria, con il passare del tempo e con la ristrutturazione, anche altri giornalisti e alcune maestranze saranno chiamati fuori dal giornale: prima saranno messi in cassa integrazione e poi si andranno ad aggiungere ai tanti e tanti disoccupati. Attendevamo, quindi anche una risposta di carattere politico e non solo la lettura attenta di alcuni aspetti sicuramente importanti, quali la truffa ai danni dei lavoratori, che il Ministero ha denunciato nella risposta alla mia interpellanza e alla mia interrogazione.
Tuttavia, devo riscontrare che, ancora una volta, ci troviamo in una situazione di scarsa chiarezza, poiché vi è una ricognizione effettiva dei vari passaggi, ma ci troviamo in un campo minato, quale quello dell'editoria. Infatti, in tale settore, per quanto riguarda i rapporti con i privati, i mass media, l'informazione e la platea degli utenti, dovrebbero essere rispettate alcune leggi, che, invece, non vengono rispettate e, probabilmente, il potere contrattuale del Governo non è tale da garantire il rispetto delle regole.
Ma vi è un dato sul quale richiamo la sua attenzione: nella risposta del 1 luglio 1999 veniva detto che era in istruttoria la documentazione inerente la proroga per il terzo trimestre per quanto riguarda lo stato di crisi e le agevolazioni previste dalla legge n. 416 del 1981. Il periodo era quello che andava dal 6 aprile al 5 ottobre 1999, che si conclude oggi.
Rispetto a ciò è inaccettabile che si dica ancora che è in corso l'istruttoria per la verifica delle condizioni per l'accettazione della richiesta di proroga. Dobbiamo prendere atto, per quanto è stato detto allora, per ciò che conosciamo tutti e per quello che lei ha ribadito oggi, che non esistono le condizioni per tale proroga.
Infatti, i benefici previsti dalla legge n. 416 del 1981 sono in favore dell'editoria in crisi, ma chiaramente con riferimento ai livelli occupazionali. Nel momento in cui il rapporto con i livelli occupazionali non viene rispettato e il mantenimento di tali livelli diventa un'appendice inutile del rapporto con lo Stato e con il ministero, è evidente che non vi è alcuna ragione perché i benefici siano concessi e perché si dica ancora che qualcosa è in istruttoria. Ma cosa? La verifica di tutte le violazioni degli accordi sottoscritti dinanzi al Ministero del lavoro?
Avrei preferito che lei ci dicesse che è in istruttoria la verifica della eventuale necessità di pretendere la restituzione di agevolazioni e provvidenze che non andavano concesse: questo è ciò che onestamente mi sarei aspettato da un Governo che avesse fatto tesoro di quanto è accaduto in questi quattro o cinque mesi.
Infatti, se è giusto cercare in qualche modo di spingere politicamente per salvaguardare i livelli occupazionali, ad un certo punto - come ho detto prima, siamo alla fine del terzo trimestre di proroga - bisogna purtroppo rendersi conto che non
Probabilmente il Governo ha fatto tutto ciò che doveva fare, ma adesso pretendiamo che faccia qualcosa in più: poiché non è stato possibile salvaguardare i livelli occupazionali, tuteliamo il danaro pubblico che è stato erogato. È un impegno che pretendo dal Governo: me lo consenta.
Tale dichiarazione di insoddisfazione emerge, invece, nella sua evidenza proprio dalla risposta che lei ha fornito, gentile sottosegretario.
Lei ha sostanzialmente ripercorso e descritto uno scenario che ben conoscevamo (come ha osservato il collega Gramazio) e che era nelle premesse delle interrogazioni e delle interpellanze, nel senso che chiedevamo chiarimenti proprio perché erano avvenuti determinati fatti. Lei ci ha descritto un campo di battaglia, ha elencato i caduti sul fronte dell'occupazione presso il quotidiano Il Tempo (quattro licenziati su sette a Pescara, sei su sei a Vasto, due su due a Sulmona, due in cassa integrazione a Rieti e a Termoli, e così via). Erano però queste notizie che noi già conoscevamo perché erano le stesse che ci venivano fornite in modo preoccupato dalle rappresentanze sindacali dei lavoratori del prestigioso quotidiano romano.
Il problema non è solo quello di salvaguardare l'occupazione di giornalisti, di pubblicisti, di lavoratori, che già di per sé è molto serio e che giustificherebbe l'intervento del Governo, ma quello di carattere più generale, di salvaguardare cioè la libertà dell'informazione, il pluralismo dell'informazione nella capitale, dove il giornale è molto diffuso, come del resto nel centro-sud.
Come dicevo, il problema è quello di garantire non solo la libertà dell'informazione ma anche il pluralismo dell'informazione. Non a caso un quotidiano che è fuori dal coro subisce un'aggressione (lei è stato sufficientemente corretto nel riconoscere l'anomalia di certe situazioni) tale da comportare la possibile scomparsa di un assetto politicamente attestato su certe posizioni che possono essere più o meno condivisibili ma che, rispetto al panorama dei grandi quotidiani romani, sono uniche.
Questo dato è sospetto perché nello scenario che lei ha descritto e che noi conosciamo bene si inserisce un'altra anomalia, che è sospetta dal punto di vista dei tempi. Mi riferisco all'aggressione rivolta da una parte della procura della Repubblica romana verso i giornalisti e il direttore de Il Tempo per un delitto che noi pensavamo fosse consegnato negli annali dei pandettisti medievali, cioè il delitto di lesa maestà. Sono indagati dalla procura romana - contestualmente ad un'aggressione che proviene dall'interno della società nei confronti di giornalisti e pubblicisti - sette od otto giornalisti su un'ipotesi di reato che ha fatto inorridire per tanti anni il senatore Andreotti (il quale ora è più tranquillo e siamo tutti contenti per lui), cioè l'ipotesi di associazione a delinquere perché il giornale a Roma si schierava contro le scelte di Rutelli. Il giornale dunque attaccava un sindaco!
Io, che a tempo perso faccio l'avvocato, suggerisco un accertamento (non a lei, perché nella sua funzione di sottosegretario di Stato per il lavoro non ne ha titolo) perché mi piacerebbe sapere per quale motivo un procuratore della Repubblica sia stato tanto zelante in un momento di emergenza per i giornalisti del
È proprio da qui che deriva l'iniziale dichiarazione di insoddisfazione. Anche le interrogazioni da me presentate sono datate e, non essendo le interrogazioni come il vino, che più invecchia e più diventa buono, dobbiamo dolerci di tale fatto. Con esse ponevamo due domande alle quali mi pare (ho ascoltato con molta attenzione) che il Governo non abbia risposto. In particolare, chiedevamo quali iniziative intendesse assumere, nell'ambito delle proprie competenze, per garantire la tutela dei diritti dei lavoratori affinché Il Tempo continui ad essere quell'autorevole quotidiano che tutti conosciamo. Lo ripeto, mi sembra che su tale quesito non sia stata data nessuna risposta; anzi lei ha descritto uno scenario, ha riconosciuto l'esistenza di situazioni anomale ma non ha fatto cenno ad eventuali iniziative del Governo, nonostante sia noto che nei confronti di altri quotidiani vi siano stati pesanti interventi di natura economica da parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo.
Chiedevamo, soprattutto, quali iniziative il Governo intenda assumere riguardo la messa in cassa integrazione dell'intera rappresentanza sindacale. Concludo, dunque, il mio intervento, sottoponendo uno spunto di riflessione al Governo: chiedo cosa sarebbe avvenuto se in qualsiasi altra fabbrica o cantiere del medesimo proprietario del quotidiano Il Tempo fosse stata posta in cassa integrazione la rappresentanza sindacale. In questo caso non si è mosso un dito. Avremmo gradito che al riguardo il Governo avesse dato risposta e fosse intervenuto.


