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PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti ed articoli aggiuntivi ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 4 sezione 1).
Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti soppressivi Napoli 1.6 e Lenti 1.16, sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Giovanardi, sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Aprea e sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Lenti. La Commissione esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti Giovanardi 1.7 e Aprea 1.21.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Soave.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Abbiamo precisato un ruolo, introducendo un concetto forte: quello della cooperazione. Per questo motivo, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative che riprendono principi contenuti nella Costituzione italiana e che, naturalmente, non sono disattesi dalla legge. Pertanto, esprimo parere contrario sugli emendamenti Napoli 1.28, Aprea 1.23 e 1.22, Bianchi Clerici 1.27 e 1.24.
PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici è d'accordo con la riformulazione proposta dal relatore?
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Sì, signor Presidente.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. La Commissione, inoltre, esprime parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.36 e 1.34, Aprea 1.25 e Bianchi Clerici 1.33; esprime parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.37, in quanto il contenuto della proposta emendativa potrebbe essere riassorbito dal precedente. Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.38, 1.39 e 1.41.
Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.40 e 1.42 e Aprea 1.26; invita, poi, al ritiro dell'emendamento Acierno 1.1. Esprime, inoltre, parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.35, in quanto la parola «corretto» ha un significato ambiguo. Esprime poi parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.43.
PRESIDENTE. Onorevole Widmann, accetta tale riformulazione?
JOHANN GEORG WIDMANN. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Sta bene.
Prego, onorevole Soave.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere contrario sull'emendamento Aprea 1.20.
PRESIDENTE. Il Governo?
NADIA MASINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
GIOVANNI DE MURTAS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo, onorevole De Murtas?
GIOVANNI DE MURTAS. Sul complesso degli emendamenti.
PRESIDENTE. Nonostante sia stato già espresso il parere, le concedo la parola a tale titolo.
GIOVANNI DE MURTAS. Signor Presidente, vorrei chiarire il significato che i comunisti danno ad alcune parti del provvedimento al nostro esame relativo al riordino dei cicli dell'istruzione.
si lega ed interagisce positivamente con la caratteristica di universalità della scuola pubblica.
PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, per cortesia! Onorevole Debiasio Calimani! Onorevole Buffo, per cortesia! Onorevole Buffo, la richiamo all'ordine per la prima volta!
GIOVANNI DE MURTAS. Come stavo dicendo, una di queste linee è quella che si definisce come differenziazione dell'offerta formativa. Signor ministro, torneremo su questo argomento con gli emendamenti che abbiamo presentato agli articoli 3 e 4 del provvedimento.
dell'istruzione a quelle fasce di utenza debole che tradizionalmente sono le più esposte all'insuccesso scolastico e le più colpite dalla selezione di classe che opera nella scuola e attraverso la scuola. Insomma, sulla differenziazione dell'offerta formativa occorre davvero intendersi per sgombrare il campo da equivoci o da ipotesi pseudoculturali che non hanno lo straccio di un fondamento pedagogico.
po' di addestramento pratico gli espulsi dalla preparazione scientifico-culturale più impegnativa o, magari, mascherando il tutto sotto l'espressione di orientamento verso le attività produttive». In realtà, come gruppo comunista riteniamo che, sotto questo e altri profili, il ruolo della scuola pubblica e statale sia insostituibile.
dei cicli, riqualificandone la funzione a partire da un progetto coerente e compiuto di aggiornamento professionale, che non può essere dislocato in tempi successivi ed inarrivabili, o abbandonato nelle sabbie mobili della situazione vigente, che è francamente inaccettabile. Segnalo però al ministro ed al Governo il rischio che si possa pensare di operare con la logica dei due tempi su meccanismi ed elementi essenziali del sistema scolastico, che non possono rinunciare ad una dimensione coordinata e funzionale dell'agire nel campo della formazione e dell'istruzione.
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, non entro nel merito dell'intero provvedimento; questo lo farò nel corso della trattazione degli emendamenti e, comunque, in fase di dichiarazione di voto finale. Sento però il dovere di evidenziare a tutti noi che abbiamo iniziato male. Abbiamo cominciato male: in particolare, intendo rivolgermi all'onorevole Mussi, il quale ha fatto pericolose, direi pessime, affermazioni attraverso le dichiarazioni riportate oggi sulla stampa in ordine all'atteggiamento assunto sulla scuola dalla destra e, in particolare, da alleanza nazionale. Cominciamo male, e lo dico senza alcun intento ostruzionistico.
Desidero evidenziare che proprio in questo momento la Commissione bilancio ci ha trasmesso un parere estremamente grave; mi rivolgo a tutti i componenti la Commissione bilancio, convinta che i colleghi del Polo non avranno votato a favore di tale parere. La Commissione bilancio annulla o quanto meno esprime parere contrario sui nostri emendamenti, sostenendo nella premessa che è stata costretta ad esaminarli velocemente ed in tempi ristretti. Tuttavia, colpa di ciò non è né dei presentatori degli emendamenti, né dei colleghi presenti in quest'aula: sono stati il Governo e i gruppi di maggioranza a decidere di procedere in maniera così affrettata. La Commissione bilancio, però, ha espresso parere contrario sulla stragrande maggioranza degli emendamenti, presentati dai gruppi di opposizione, dicendo che gli stessi risultano privi di copertura finanziaria. Questo è falso e significa, cari componenti la Commissione bilancio, non aver nemmeno letto il contenuto degli emendamenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono stati «scorporati» dai testi dei relatori di minoranza. Se i colleghi avessero avuto la bontà, la cortesia e la correttezza di leggere il testo di minoranza presentato dal gruppo di alleanza nazionale, avrebbero certamente notato che esso prevede la copertura finanziaria. D'altra parte, non riusciamo a capire come la Commissione bilancio abbia potuto esprimere questo parere quando il comma 2 dell'articolo 5 del testo che stiamo esaminando recita testualmente: «L'operatività di tale piano,» - riferendosi al piano contenuto nel comma 1 del citato articolo - «ove questo rilevi oneri aggiuntivi, è subordinata all'approvazione dello specifico provvedimento legislativo recante l'indicazione dei mezzi finanziari occorrenti per la relativa copertura». Allora, qual è il provvedimento che non ha copertura finanziaria? È quello che stiamo esaminando o quello presentato dai relatori attraverso i vari emendamenti?
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Napoli, il suo tempo è esaurito.
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Anche come relatore di minoranza?
PRESIDENTE. Lei aveva tredici minuti e ne sono trascorsi quattordici.
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Sì, Presidente, ma questo è un provvedimento di enorme importanza, che andrà veramente a definire le basi culturali del futuro della nostra nazione. Non possiamo avere il bavaglio...
PRESIDENTE. Mi consenta...
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Ha ragione, ha ragione, il regolamento va rispettato...
PRESIDENTE. Non voglio punirla, ma soltanto dirle che quando ho letto prima i tempi nessuno ha detto nulla. Però, trattandosi di un provvedimento di questa importanza, sono già d'accordo con alcuni presidenti di gruppi di maggioranza e di minoranza che me l'hanno chiesto che i tempi possono essere ampliati. Però, ora devo dirle che lei ha esaurito il tempo attualmente previsto. Poi, se arriva una richiesta, posso prevedere un ampliamento di questi tempi.
ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. La ringrazio, Presidente, le chiedo scusa, ma, considerando anche che abbiamo dovuto esaminare con molta ristrettezza
di tempi il testo in Commissione prima della pausa estiva, ritenevo che ci fosse la possibilità di derogare a norme regolamentari che, lo comprendo, dovrebbero essere rispettate.
VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, ministro, Governo, colleghi, da relatore di minoranza esprimo solo una valutazione politica dopo aver ascoltato i pareri espressi dal relatore di maggioranza.
CARLO GIOVANARDI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Giovanardi, se ha difficoltà a stare in piedi, può anche parlare seduto.
CARLO GIOVANARDI, Relatore di minoranza. La ringrazio perché con i minuti che ho, non ce la faccio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo come relatore di minoranza per illustrare il caso storico della resa senza condizioni di una cultura gloriosa che ha dato tanto alla scuola italiana, di area cattolica e laica, che con questo provvedimento abdica ad una storia per tanti aspetti gloriosa e a impostazioni pedagogiche, scolastiche e di professione che sono stati anche il vanto e la gloria di questo paese.
tutti devono fare i professori di lettere e che tutti devono avere la stessa educazione.
MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, come è noto, rifondazione comunista ha presentato una relazione di minoranza ed un testo alternativo, nella consapevolezza che la riforma della scuola richiederebbe davvero altra sostanza, altre discussioni e più tempo in Commissione ed in Assemblea.
rappresenta il nodo importante ed anche il grosso imbroglio, anche costituzionale dico io, perché si parifica la scuola pubblica statale alla scuola privata, cioè alla scuola del lucro, della faziosità, spesso della subcultura (quindi la non scuola), della cultura e della formazione di parte, che viene finanziata con soldi pubblici: ecco l'imbroglio costituzionale!
BRUNO SOLAROLI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO SOLAROLI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, vorrei rispondere all'onorevole Napoli che nel suo intervento ha colto un punto critico e difficile del lavoro della Commissione bilancio sul provvedimento. Lo dico perché nel parere della Commissione bilancio non c'è veleno, né il tentativo di bloccare l'iniziativa dell'opposizione. Nel corso della settimana discuteremo i criteri per dare attuazione, con l'apporto della Commissione bilancio, alla riforma del regolamento per quanto riguarda le coperture finanziarie. Tuttavia, anche con nuovi criteri ed un nuovo regolamento non tutte le questioni saranno risolvibili, in particolare ve ne sono alcune specifiche, in parte anomale nella legislazione italiana che pongono problemi di particolare complessità e delicatezza. Si tratta generalmente di quei provvedimenti che prevedono un intervento compiuto da attuarsi gradualmente nel tempo e che presentano una copertura finanziaria per ciò che deve essere fatto subito, mentre rinviano ad altro provvedimento l'attuazione della parte rimanente. Esso deve provvedere alla copertura finanziaria di ciò che si
farà, però solo dopo l'adozione dello stesso con le risorse necessarie per far fronte agli adempimenti che si realizzano in maniera graduale.
PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto. Prima di passare ai voti, trattandosi della prima votazione dopo la pausa estiva, credo sia corretto dare un'informazione, anche per le discussioni che si sono svolte nelle sedute degli ultimi giorni di luglio precedenti la sospensione. Mi pare opportuno, pertanto, segnalare ai colleghi che a coloro che saranno sorpresi a votare al posto di un altro sarà chiesto di abbandonare l'aula. È chiaro per tutti?
Dichiaro chiusa la votazione.
MARIO PEPE. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARIO PEPE. Signor Presidente, desidero segnalare che il dispositivo di voto della mia postazione non ha funzionato.
UMBERTO CHINCARINI. Chiedo di parlare per una precisazione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
UMBERTO CHINCARINI. Signor Presidente anche il dispositivo di voto della mia postazione non ha funzionato.
ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, in alcune postazioni del nostro gruppo
viene segnalato che il posto è errato, ma abbiamo ancora le targhette con il posto assegnato qui e non ci hanno comunicato spostamenti di posto. Io ho votato, ma non si è accesa la luce e lo stesso si è verificato per altri colleghi. Le chiedo di verificare.
PRESIDENTE. Prendo atto che ciò si è verificato anche in altre postazioni.
PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, volevo sapere quale sia il posto dell'onorevole Chincarini.
PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, il suo posto è il numero 353. Le risulta?
ELENA CIAPUSCI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELENA CIAPUSCI. Signor Presidente, vorrei sapere quale sia il posto dell'onorevole Fongaro. Io ho preso il suo posto, ma non so quale sia il suo. In questo settore hanno cambiato tutti i posti.
PRESIDENTE. C'è stato un cambiamento Mi comunicano che il posto dell'onorevole Fongaro è il numero 337 (Commenti del deputato Gasparri). Onorevole Gasparri, non ho chiesto la sua valutazione sullo stato delle cose.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 413
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Giovanardi, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 407
Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Aprea.
VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Non rinuncio a presentare la nostra proposta alternativa a quella della maggioranza che prevede il mantenimento della ripartizione (livello elementare, medio e superiore) con un'integrazione piena del sistema della formazione professionale all'interno dell'obbligo scolastico e con la possibilità di lasciare fuori la scuola dell'infanzia,
della durata di tre anni. È previsto poi un sistema suddiviso in tre gruppi di quattro anni ciascuno con l'istruzione professionale artigiana regionale che sostituisce quella statale in un'ottica realmente federalista e di cultura del lavoro. Il sistema scolastico prevede anche l'apprendistato, l'istruzione universitaria e la formazione permanente.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 407
Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Lenti.
MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, dal nostro testo alternativo risulta evidente che l'istruzione e la formazione si devono attuare all'interno delle strutture scolastiche e avvalendosi dell'obbligo scolastico.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e Votanti 404
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e Votanti 397
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e Votanti 396
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 397
Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.23.
VITTORIO VOGLINO. Signor Presidente, l'emendamento in esame ed altri richiamano un principio molto importante: quello che riconosce la priorità dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli. È un loro dovere-diritto, che si qualifica come essenziale, originario e primario. Esso è costituzionalmente sancito dall'articolo 30 della Costituzione. Tuttavia, i genitori non vanno lasciati soli; è per questo che, in modo significativo ed opportuno, abbiamo riconosciuto ai genitori la propria responsabilità inquadrandola, però, all'interno di una prospettiva di cooperazione con la scuola, così come emerge chiaramente dall'articolo 1.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA. Signor Presidente, conoscevamo le obiezioni della maggioranza; mantengo il mio emendamento 1.23 in quanto un conto è rifarsi ai principi costituzionali - ci mancherebbe altro! -, un altro è ricordare che rispetto al processo educativo la responsabilità della famiglia - anzi, dei genitori - è una responsabilità chiara che viene prima di qualsiasi decisione dello Stato.
che c'è e deve esserci tra genitori e figli e tra scuola e ragazzi in merito al processo educativo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 393
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 394
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 389
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.24.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, questo emendamento, al pari di molti altri presentati da me e da colleghi di altri gruppi, tende a fare chiarezza sul nodo centrale di questa legge, ovvero sul sistema dell'istruzione e sul sistema della formazione professionale. Ritengo sia profondamente sbagliato non esplicitare a questo punto, ossia nelle prime parole del primo comma del primo articolo, il fatto che il sistema è di istruzione e di formazione professionale. È evidente, infatti, che la parola «formazione» può essere intesa in molteplici sensi e che l'istruzione stessa è, chiaramente, formazione. Di questi aspetti abbiamo discusso a lungo in Commissione e questo emendamento è l'ennesimo tentativo di mettere nero su bianco in una legge che riguarderà tutti i cittadini.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 381
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 380
Passiamo alla votazione dell'emendamento Napoli 1.30.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, vorrei ancora una volta richiamare l'attenzione su questo emendamento, chiedendo contemporaneamente che venga fatta chiarezza sul problema da parte della maggioranza e del ministro. Onorevole ministro, mi rivolgo a lei: prima della pausa estiva è stato dichiarato con enfasi che in un ramo del Parlamento italiano era stata approvata la legge sulla parità scolastica; noi ne inizieremo la discussione in Commissione a partire da domani. Questa legge dovrebbe essere improntata ad un principio fondamentale, che è il perno assoluto perché si possa realmente parlare di parità scolastica. Mi riferisco al rispetto della libertà di scelta educativa delle famiglie.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 378
Onorevoli colleghi, al fine di evitare polemiche vi prego di non votare in alcun caso per altri colleghi.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, vorrei completare quanto già affermato dagli onorevoli Napoli ed Aprea. Con l'emendamento 1.36 si stabilisce che la scuola collabori con la famiglia, secondo quanto stabilito dalla Costituzione. Infatti, spesso gli utenti della scuola si trovano in condizione di sudditanza nei confronti dell'istituzione scolastica: penso, in particolare, alle famiglie culturalmente più deboli e che non riescono a farsi valere anche a livello sociale ed economico. La scuola è un servizio che lo Stato deve garantire ai cittadini, così come fanno i privati.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 368
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 366
Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.25.
GRAZIA SESTINI. Signor Presidente, con questo emendamento si ribadisce l'importanza, sottolineata poco fa anche da un collega della maggioranza che invito ad essere coerente, della prevalenza della famiglia nell'istruzione dei figli. La famiglia non è chiamata solamente a collaborare con la scuola, ma gli deve essere riconosciuto il diritto-dovere di istruire i figli, perché ciò gli è concesso sia dalla natura sia dall'ordinamento dello Stato.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 367
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 365
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.37.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Con questo emendamento, così come del resto con altri, intendiamo richiamare l'attenzione su una delle nostre battaglie fondamentali: quella per il diritto-dovere dell'alunno di imparare la propria lingua locale e di apprendere la storia e la cultura della propria realtà locale.
Si tratta di una battaglia che conduciamo da sempre, talvolta con risultati positivi (penso ai due esperimenti condotti in scuole private, i cui programmi prevedono proprio lo studio della lingua e della cultura locali). È una rivendicazione che continueremo a fare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.
ANGELA NAPOLI. Concordiamo senz'altro sulla necessità di apprendere la storia e la cultura locali e, se vogliamo, anche di esprimersi nella lingua locale, ma ciò non deve comportare l'abbandono del discorso prioritario che è quello relativo alla lingua italiana. Al fine di poter esprimere il nostro consenso sull'emendamento 1.33, vorrei chiedere all'onorevole Bianchi Clerici di inserire nel testo del suo emendamento una analoga garanzia per il mantenimento della lingua italiana.
PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Napoli, ma prescindendo dalle buone intenzioni dell'onorevole Bianchi Clerici, lei sa che ciò non è possibile perché in questa fase l'emendamento può essere riformulato soltanto dalla Commissione.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 366
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 360
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 362
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.41.
ALBERTO ACIERNO. Credo che sia doveroso chiarire il senso di questo emendamento che si riferisce all'apprendimento della storia e della cultura della propria realtà locale.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Acierno, ma adesso stiamo esaminando l'emendamento Bianchi Clerici 1.41 che riguarda la pari opportunità di apprendimento.
ALBERTO ACIERNO. Presidente, posso chiederle di parlare sull'ordine dei lavori?
PRESIDENTE. Alla fine della seduta.
ALBERTO ACIERNO. Addirittura!
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 358
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 359
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 356
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 354
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 358
Passiamo alla votazione dell'emendamento Acierno 1.1.
ALBERTO ACIERNO. Sì, signor Presidente, ritiro il mio emendamento 1.1, ma chiedo che sia apposta anche la mia firma all'emendamento Voglino 1.73.
PRESIDENTE. Sta bene.
ELIO VITO. Signor Presidente, faccio mio l'emendamento Acierno 1.1.
PRESIDENTE. Sta bene.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 363
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 365
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 364
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.32, che - come ricorderete - è stato riformulato e riferito alla fine del primo comma. Ricordo che la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ringraziare il relatore per aver espresso parere favorevole su questo emendamento che è il più «annacquato» tra tutti quelli che abbiamo proposto riguardo alla tutela e all'attenzione alla singola realtà territoriale in cui l'alunno vive. Ci sembra comunque importante che questo principio entri nella legge; anche se è noto che i regolamenti dell'autonomia prevedono tale attenzione, è importante che la legge di riordino dei cicli scolastici recepisca tale principio.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 368
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 364
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 362
Passiamo alla votazione dell'emendamento Napoli 1.31.
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, vorrei ricordare che questo emendamento, che reca per prima la mia firma, era un comma che era stato inserito - mi rivolgo in particolare al relatore - nell'articolo 2 o 3, non ricordo bene. Il Comitato per la legislazione ha evidenziato la necessità di scorporare tale disposizione perché, altrimenti, sarebbe sembrata limitata a quel tipo di scuola (di base o dell'infanzia; non ricordo bene dove l'avevamo collocata). Ho ritenuto corretto il ragionamento svolto dal Comitato per la legislazione e reputo giusto che la clausola in questione, ossia la garanzia della libertà di insegnamento per il raggiungimento degli obiettivi educativi, venga inserita tra le premesse. La libertà d'insegnamento, infatti, è un elemento fondamentale per conseguire gli obiettivi educativi fissati nei piani didattici.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 353
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.48.
Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti 345
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giovanardi 1.9.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, come è noto, «le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni»; immaginiamoci quando le intenzioni, forse, erano cattive e non buone. Noi parliamo di teoria e poi i provvedimenti di questa Camera, presentati dal ministro Berlinguer, producono effetti pratici. Ricordavo prima che Avvenire di questa mattina parla dei 31 mila ragazzi che quest'anno hanno avuto la sfortuna di iscriversi alla formazione professionale e che sono stati del tutto dimenticati, perché per legge non possono frequentare la formazione professionale e, quindi, hanno dovuto trovare un qualche istituto che li accogliesse a «mezzadria» con la formazione professionale. Ciò con il risultato che viene qui descritto: un anno di parcheggio, perduto, durante il quale scalderanno i banchi e saranno discriminati e non dai docenti o dai compagni di soli nove mesi di scuola, ma dai fatti.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano. Ne ha facoltà.
ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, intervengo per ribadire quanto è già stato evidenziato in alcuni casi. Per quest'anno la norma transitoria prevede l'innalzamento dell'obbligo a quindici anni, ovvero l'obbligo di timbrare il cartellino scolastico senza speranza di ottenere alcun vantaggio né culturale né, tanto meno, in termini di preparazione al lavoro. Il Ministero e la scuola non hanno messo in atto alcun corso che anche lontanamente rappresenti la prosecuzione del terzo anno delle scuole medie. Gli uffici di collocamento del nord rifiutano il nulla osta ai ragazzi licenziati dalle medie
che, dopo averlo cercato con ferma volontà e per necessità, hanno trovato un lavoro, spesso per aiutare la famiglia che magari vive della carità di Stato sotto forma di pensione minima, talmente minima da essere circa la metà di quanto regaliamo a rom ed extracomunitari.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Giovanardi 1.9, anche se ho dovuto chiedere su quale emendamento stessimo per votare considerato l'intervento dello stesso onorevole Giovanardi, che mi ha colto un po' impreparata; anch'io avrei voluto riportare articoli di stampa che, invece, parlano bene del provvedimento sull'elevazione dell'obbligo scolastico.
CARLO GIOVANARDI. Avresti fatto fatica a trovarli!
PIERA CAPITELLI. Non avrei fatto fatica a trovarli e soprattutto in questi giorni...
PRESIDENTE. Auspico uno scambio di informazioni, magari.
PIERA CAPITELLI. La prossima volta spero di essere più avveduta e di poter riportare anch'io qualche articolo di stampa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.
FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, ritengo che l'emendamento presentato dall'onorevole Giovanardi sia lineare. Esso è articolato in maniera tale da evitare le confusioni e le perplessità che si sono avute e si stanno avendo in questi giorni; infatti, da una parte vi è il trionfalismo del ministro, dall'altra vi sono le difficoltà oggettive di una scuola che, rispetto ai provvedimenti settoriali, compreso ovviamente quello sull'elevazione dell'obbligo a quindici anni, si trova in grande difficoltà.
Lo stesso discorso sul piano della formazione, poi, pone una serie di questioni di ordine tecnico-pratico. Se tanto mi dà tanto, onorevole ministro, le chiediamo se non ritenga opportuna qualche dichiarazione in meno e qualche elemento pratico in più in termini di chiarezza, compresa l'articolazione indicata dall'onorevole Giovanardi che, attraverso i cicli, pone la questione della scuola.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
(Presenti e votanti 303
Passiamo alla votazione dell'emendamento Voglino 1.73.
VITTORIO VOGLINO. Signor Presidente, vorrei fare soltanto alcune precisazioni in ordine a questo emendamento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
VALENTINA APREA. Signor Presidente, questa è una modifica sostanziale al testo che il relatore aveva presentato e illustrato in sede di relazione e che, potrei dire, riassume la logica astrattamente rivoluzionaria, che nella sua radicalità e incuranza dei legami con la continuità storica potrebbe assomigliare un po', ministro, alla rivoluzione culturale di maoista memoria. Però, noi vi leggiamo, invece, solo una rivoluzione «inculturale», perché trascura quelle dinamiche di psicologia dell'età evolutiva che devono essere rispettate affinché le nozioni vengano assorbite in un reale processo di crescita della personalità. Non lo diciamo soltanto noi, ma lo leggiamo sulle riviste specialistiche che girano nelle scuole in questi giorni e quindi siamo molto contenti di trovare consenso nel paese e da parte degli esperti.
una rivista di ispirazione cristiana - si sarà spaventato quando ha letto su questo numero di Nuova secondaria il titolo: «Dopo tre anni di esaltazione, contrordine. Il ciclo primario non è più strategico né per il ministro né per la sua maggioranza, si deve parlare di scuola di base». In realtà, caro Voglino, sempre questo pedagogista ha poi aggiunto: «Ma resta aperto il problema di come sarà questa scuola». Non è sostituendo una parola con l'altra che voi date significato e valore ai testi e soprattutto alla scuola che verrà e che non abbiamo ancora capito quale sarà. Qui non avete fatto altro che riprendere il concetto del ciclo, che, come tutti ricorderanno, era stato il concetto rivoluzionario del ministro Berlinguer rispetto alla riforma del sistema scolastico, e poi avete aggiunto, anzi mantenuto, il concetto di scuola. Ancora una volta non avete deciso. Avete mantenuto i cicli e le scuole, ma in realtà in che cosa consisterà questo sistema formativo? Vogliamo sapere quali sono gli obiettivi, le scansioni, la preparazione dei docenti, quanti e quali insegnanti, con quali finalità. Tutto questo non si dice e allora, per salvarvi la coscienza di cattolici e per ritrovare una sintonia con la pedagogia cattolica espressa dal grande pensiero dell'editrice La Scuola di Brescia avete voluto presentare questo emendamento che è stato accolto dal relatore e avete invece lasciato una grave lacuna nel testo che diventerà niente di meno che la legge di riforma del sistema scolastico.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà
ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, comprendo che l'approvazione degli emendamenti da parte del relatore e del Governo sia, ancora una volta, frutto di una mediazione tra parti politiche per cui al partito popolare viene approvato questo emendamento e al gruppo dei democratici di sinistra ne verrà approvato un altro all'articolo 3. Questa è la realtà! Siamo sempre a livello di spartizione.
educativo di formazione si realizza secondo le modalità della legge n. 196 del 1997 e della legge n. 144 del 1999». In sede di Commissione, noi avevamo voluto distinguere la materia dell'istruzione da quella della formazione. Al comma 4 verrebbe ripetuto il richiamo alla legge n. 144. Credo che, se dovesse essere approvato questo emendamento, per un motivo di coordinamento, dovrebbe essere eliminata almeno quella parte del comma 4 che richiama la legge n. 144.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lenti. Ne ha facoltà.
MARIA LENTI. Signor Presidente, mi sembra che in questa riforma che a me piacerebbe chiamare della scuola, e non dei cicli scolastici (termine che ha suscitato l'ilarità negli istituti di linguistica e nei dipartimenti di italianistica delle nostre università, ma anche nella stessa scuola), vi sia chi cerca di lucrare da una parte e chi cerca di lucrare dall'altra, magari non riuscendoci, oppure riuscendoci, come nel caso della parte cattolica con riferimento all'emendamento in esame.
PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto, siccome quando si vota rigorosamente per sé ci si stanca un po' di più, potremmo fare un esperimento: dopo il voto su questo articolo, potremmo sospendere una decina di minuti per riprendere poi fino alle venti. Questa breve pausa potrà servire a ciascuno per prendere un caffè o per altro.
PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intervengo per esprimere la piena condivisione del mio gruppo sui contenuti dell'emendamento in esame: negli stessi, sono espressi concetti che consentono una lettura più organica dell'intero testo di legge, che certamente potrebbe essere migliorato dal punto di vista dell'organicità in questi giorni, ma dalla cui lettura
emerge chiaramente, cara onorevole Aprea, quale tipo di scuola si vuole.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano. Ne ha facoltà.
ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, desidero solo ricordare un impedimento di legge che ritengo sia a carico delle amministrazioni comunali. Il testo in esame prevede l'innalzamento temporaneo, per quest'anno, a quindici anni, tuttavia vi è una legge del ventennio fascista che impone ai comuni il rilascio del libretto di lavoro al compimento del quattordicesimo anno. Mi risulta che in molti comuni vi siano difficoltà di interpretazione, anche in assenza di precise indicazioni sia ai comuni sia agli uffici di collocamento, senza parlare poi della mancanza di informazioni nelle segreterie delle scuole di Stato.
PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pirovano. Porremo il problema all'attenzione del Governo.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei ricordare al ministro Berlinguer che il ministro Bassanini è venuto in Commissione affari costituzionali per presentare un progetto di legge che prevede rigorosamente che nella normativa italiana - perché la gente capisca cosa fa il Parlamento - vengano tolti i riferimenti così come indicato dall'onorevole Voglino nel suo emendamento 1.73, dove rimanda i lettori alle modalità di due leggi. Poiché si tratta di leggi finanziarie, il lettore si perde, come la collega Aprea ha dimostrato. Si tratterà anche di un aspetto rivoluzionario, ma poiché il Governo ha presentato il suddetto progetto di legge in Commissione affari costituzionali e vuole che il Parlamento decida che per legge non si facciano i suddetti riferimenti, proviamo ad anticipare la rivoluzione: il Governo e la maggioranza scrivano emendamenti leggibili e comprensibili.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il metodo che abbiamo utilizzato nella scrittura di questo testo è determinato da inviti altrettanto autorevoli di quelli ora citati dall'onorevole Giovanardi, vale a dire inviti ripetuti dalle massime istituzioni della Camera al fine di fare leggi semplici, brevi e, soprattutto il più possibile chiare e inequivoche. Ora, esprimersi sullo stesso concetto in due punti crea problemi, a meno che non si ripetano esattamente le stesse cose soprattutto quando si tratta di leggi...
CARLO GIOVANARDI. Bassanini dice così!
SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. ...Intelligenti pauca, caro Giovanardi, c'è anche questo che Bassanini non dice.
creare per il fatto che si ascolta una sola campana sulla questione della formazione professionale. Esso recita: «Al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani è progressivamente istituito, a decorrere dall'anno 1999-2000, l'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età. Tale obbligo può essere assolto in percorsi integrati di istruzione e formazione: a) nel sistema di istruzione scolastica; b) nel sistema di formazione professionale di competenza regionale; c) nell'esercizio dell'apprendistato.
CARLO GIOVANARDI. Quindi ci si può iscrivere a quindici anni!
Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Napoli 1.28 e successivi per il seguente motivo: sostanzialmente si punta sulla questione dei diritti e dei doveri dei genitori di educare ed istruire i figli. Nella legge ci siamo mossi - come è trasparente e leggibile - nell'ambito dei diritti e delle prerogative riconosciute alla famiglia e alla persona ed abbiamo precisato il ruolo...
Colleghi, per cortesia è difficile seguire i lavori. Onorevole Armaroli, la prego (Commenti del deputato Armaroli). Sto cominciando da questo lato solo per ragioni di comodità. Onorevole Garra, per favore.
Onorevole Soave, la prego di continuare.
Per quanto riguarda l'emendamento Giovanardi 1.8 e la proposta di sostituire la parola «valorizzazione» con la parola «promozione», si potrebbe aprire una lunga discussione filosofica. Dal punto di vista educativo, il termine previsto nel testo mi sembra più rispettoso e pregnante. Pertanto, la Commissione esprime parere contrario.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'emendamento Napoli 1.30 per le ragioni manifestate riguardo l'emendamento Napoli 1.28.
Per quanto riguarda l'emendamento Bianchi Clerici 1.32, coglierei l'aspetto che, a nostro giudizio, è implicito laddove si parla di coerenza con le disposizioni in materia di autonomia; aspetto che è, in effetti, esplicitamente dichiarato dal regolamento sull'autonomia; tuttavia, ci sembra di poter richiamare il concetto secondo cui, all'interno dell'educazione, occorre tener conto delle specifiche realtà territoriali; tale concetto, tuttavia, non dovrebbe essere inserito laddove indicato, ma alla fine del comma 1; quindi, dopo le parole «nel mondo del lavoro», aggiungerei: «anche con riguardo alle specifiche realtà territoriali».
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Napoli 1.29, in quanto si tratta di una riformulazione molto bella ma che non aggiunge, né toglie, alcun concetto al testo.
Per quanto riguarda gli emendamenti Bianchi Clerici 1.44 e Napoli 1.71 e 1.31, che si riferiscono alla pari dignità tra scuole statali e non statali e alla libertà di insegnamento dei docenti, essi sono ricompresi nel rinvio alla Costituzione; non stiamo riscrivendo la Costituzione; d'altro canto, per quanto riguarda la parità, sarà presentata tra breve una proposta di legge al riguardo. Il parere della Commissione è, quindi, contrario.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.48 e Giovanardi 1.9, perché la natura esclusivamente didattica prevista per i cicli è contraria a tutta la pedagogia moderna. Esprimo invece parere favorevole sull'emendamento Voglino 1.73.
Il parere è contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.45, Aprea 1.52 e Bianchi Clerici 1.46, nonché sull'emendamento Bianchi Clerici 1.47, in quanto il concetto qui espresso è già presente nel testo e nell'emendamento Voglino 1.73, che è stato accolto, il quale in qualche misura assorbe il principio e lo specifica.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.54 e Bianchi Clerici 1.50 e 1.49: le questioni affrontate in questi due ultimi emendamenti sono già prese in considerazione nelle leggi n. 144 e n. 196 ed il concetto è già espresso nell'emendamento Voglino 1.73, che a quelle leggi fa specifico riferimento.
Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Bianchi Clerici 1.51 e si esprime parere contrario sull'emendamento Aprea 1.53, per le motivazioni già espresse riguardanti il contenuto delle leggi esistenti. Si esprime parere contrario sugli emendamenti Giovanardi 1.10 e Volontè 1.2, mentre si invitano i presentatori degli identici emendamenti Volontè 1.3 e Acierno 1.4 a ritirarli.
Il parere è contrario sugli emendamenti Aprea 1.59 e 1.58, Napoli 1.56 - quest'ultimo, ad avviso della Commissione, non esprime concetti che non siano già presenti nel testo -, Napoli 1.57, Giovanardi 1.11, sugli identici emendamenti Lenti 1.17 e Bianchi Clerici 1.55, nonché sull'emendamento Aprea 1.60. Si invita a ritirare l'emendamento De Murtas 1.12 e si esprime parere contrario sugli identici emendamenti Acierno 1.5 e Bianchi Clerici 1.61. Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Bianchi Clerici 1.64, perché quanto in esso contenuto è già presente nel testo.
Il parere è contrario sull'emendamento Giovanardi 1.13. Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Aprea 1.67, perché corrisponde sostanzialmente a quanto previsto nella legge n. 144, articolo 68. Per lo stesso motivo, il parere è contrario sull'emendamento Napoli 1.65. Il parere è altresì contrario sull'emendamento Napoli 1.66, mentre si invita a ritirare gli emendamenti Bianchi Clerici 1.62 e 1.63 e l'emendamento Aprea 1.68, in quanto anche in questo caso i riferimenti in essi contenuti sono già presenti nelle leggi n. 144 e n. 196.
Il parere è inoltre contrario sugli emendamenti Napoli 1.72, Aprea 1.70, Giovanardi 1.15 e Bianchi Clerici 1.69.
L'emendamento Widmann 1.14 verrebbe accettato, se riformulato nel modo seguente: «Le province autonome di Trento e Bolzano e la regione Valle d'Aosta nel rispetto delle norme statutarie disciplinano l'attuazione dell'elevamento dell'obbligo scolastico anche mediante percorsi integrati di istruzione e formazione, ferma restando la responsabilità delle istituzioni scolastiche».
Anticipo il parere contrario della Commissione sugli articoli aggiuntivi Giovanardi 1.01 e 1.02: quest'ultimo, tra l'altro, ripropone il vecchio equivoco delle competenze parlamentari sui programmi, del quale fortunatamente ci siamo liberati.
Per quanto riguarda gli articoli aggiuntivi Giovanardi 1.03 e 1.04 la Commissione esprime parere contrario. Con riguardo all'articolo aggiuntivo Bianchi Clerici 1.05, il piano dell'offerta formativa vede interessati gli enti locali: con questo articolo aggiuntivo si dispone un qualcosa che è assolutamente indisponibile.
La Commissione esprime infine parere contrario sugli articoli aggiuntivi Bianchi Clerici 1.06, 1.07 e 1.08.
A tal fine chiarirò meglio il significato ed il fine degli emendamenti che abbiamo presentato al testo approvato dalla Commissione cultura. Premetto che le ragioni che esporrò sono alla base dell'orientamento favorevole espresso dal mio gruppo in Commissione sul provvedimento in questione che vorremmo confermare con il nostro voto in quest'aula. Allo stesso modo, tuttavia, tali ragioni giustificano le critiche e le considerazioni negative che esprimiamo su alcune parti del testo approvato.
Dal punto di vista generale, ritengo occorra iniziare a parlare di questo provvedimento in termini più esplicitamente politici, cioè in quei termini progettuali che consentono di definire la portata riformista ed il livello di trasformazione e di cambiamento che vogliamo attuare nella scuola. Infatti, si tratta di una vera e propria riforma della scuola e ciò deve essere sottolineato in maniera chiara, senza alcun atteggiamento di superiorità o arroganza, ma anche senza timidezze eccessive o incomprensibili reticenze. Stiamo aprendo la porta ad un processo riformatore, stiamo iniziando un percorso e non vogliamo che questo provvedimento rappresenti un atto che concluda e racchiuda in sé, una volta per tutte, la riforma della scuola: non è e non vogliamo che sia così neanche nel corso della discussione degli emendamenti che, a parer nostro, se approvati, contribuirebbero certamente a rafforzare il profilo riformatore di questa legge.
Abbiamo più volte segnalato al ministro Berlinguer e all'intero Governo che l'interfaccia dell'azione di riforma che stiamo realizzando è quel cemento ideale - come lo ha definito lo stesso ministro - che solo può aggregare e mobilitare, in forme estese e radicate, il protagonismo sociale nella scuola dei docenti e degli studenti.
È risaputo, ma a parer nostro vale la pena ribadirlo, che per noi comunisti questa relazione sociale non rappresenta un elemento accessorio e non è in alcun modo una presenza aggiuntiva che possa indifferentemente esserci o mancare. Quel cemento ideale che funziona come motore e risorsa del consenso e della partecipazione delle componenti sociali della scuola
Questo è il motivo per cui crediamo che questa riforma debba rilanciare l'idea ed il progetto di una scuola di tutti e per tutti, di una scuola che si richiami ai valori fondanti che tutti i cittadini possano condividere e nei quali possano riconoscersi. Dico questo, signor Presidente, signor ministro, perché penso che la maggioranza debba sostenere questa impostazione in termini di responsabilità e coerenza politica. Lo dico, altresì, pensando agli emendamenti che abbiamo presentato agli articoli concernenti la funzione docente: mi riferisco agli emendamenti presentati agli articoli 3, 4 e 5 del provvedimento relativi alla collocazione giuridica, al ruolo, alla professionalità, al compito didattico ed educativo svolto dagli insegnanti, cioè ai nuovi e complessi compiti ai quali i docenti sono chiamati nell'ambito delle trasformazioni culturali e pedagogiche che questa riforma intende apportare. Lo dico perché pensiamo che proprio rispetto a questo problema la normativa in esame deve stabilire maggiori certezze in ordine alla valorizzazione e alla riqualificazione della funzione che gli insegnanti svolgono nella scuola e nel nostro sistema di istruzione. Ma dico queste cose anche con riferimento alle numerose polemiche e alle diverse argomentazioni critiche, talvolta esasperate, che da un po' di tempo a questa parte tornano con regolarità sui diversi temi della scuola e della formazione nel nostro paese. Non sempre nel confronto pubblico sui problemi di questa normativa nonché sui problemi della legge di riforma degli organi collegiali o della legge sulla parità scolastica, è prevalsa la chiarezza; spesso è accaduto che le ragioni della polemica abbiano avuto il sopravvento sulla logica e sulla ragionevolezza delle contestazioni che sono state mosse all'azione del Governo e agli intendimenti della maggioranza di centro-sinistra.
Ecco, direi che questo passaggio parlamentare è l'occasione propizia per fissare dei punti che sono sempre tornati in questo genere di discussione e che oggi si propongono come linee fondamentali del progetto di riordino dei cicli.
Una di queste linee sulle quali...
Le chiedo scusa, onorevole De Murtas; prosegua pure il suo intervento.
Pensiamo che differenziare l'offerta formativa anche all'interno del ciclo della scuola primaria sia una buona cosa, così come pensiamo sia una buona cosa garantire la giusta flessibilità e l'articolazione dei percorsi educativi e degli approcci culturali. Ma questa prospettiva deve rappresentare un obiettivo o meglio una finalità generale che rafforza l'impianto didattico, che organizza scansioni diversificate dell'apprendimento e che persegue coerentemente e sistematicamente il risultato di innalzare le opportunità culturali e didattiche che stanno alla base del successo o dell'insuccesso scolastico. A nostro parere non sarebbe giustificabile né accettabile nessun'altra impostazione minimalista ma soprattutto non sarebbe accettabile né giustificabile la costruzione istituzionale di un modello del sistema scolastico tale da strutturare le fasi dell'apprendimento secondo logiche rinunciatarie e riduttive, cioè, in concreto, secondo logiche che proclamano all'apparenza di volersi misurare con i fallimenti dell'azione educativa svolta dalla scuola (ad esempio, con quel grande dramma che è rappresentato dalla dispersione scolastica, dalla selezione o dall'evasione dall'obbligo) ma poi ritengono di poter o dover offrire altre risposte e di dover sottrarre il terreno dell'apprendimento e
Come si è visto, anche nel corso della discussione sulla linee generali che si è svolta in quest'aula - lo dico come esempio - quando si parla di questo genere di problemi, signor ministro, torna sistematicamente l'idea della scuola intesa come sgabuzzino, retrobottega o sottoscala del sistema delle imprese; torna cioè, a nostro parere, la rappresentazione della funzione della scuola snaturata da una servitù ideologica e pratica, da un'idea subculturale che nega alla radice la centralità della scuola stessa, perché si tratta infatti - e come tale viene rivendicata - dell'idea che il sistema della scuola, e di quella pubblica in particolare, deve solo adattarsi e conformarsi allo sviluppo industriale contemporaneo, costringendo alla sussidiarietà l'idea stessa di scuola, fissando una volta per tutte la subalternità della formazione rispetto alle istanze assolute e dominanti del mercato e dell'economia, in un quadro che esclude e recide ogni relazione positiva tra la scuola e la società.
Faccio un esempio per stare fuori dalle polemiche ideologiche, ma dentro il testo normativo che stiamo esaminando.
Quando si parla di orientamento e si carica molto, troppo la mano su questa finalità che la scuola deve perseguire, occorre ricordare che lo studente non si attende solo una funzione di informazione consapevole da parte della scuola, che lo aiuti a scegliere rispetto alle possibilità di proseguimento degli studi nelle diverse direzioni oppure, rispetto alle opportunità rese disponibili dal mercato del lavoro. Occorre anche ricordare che esiste, o dovrebbe esistere, una capacità formativa orientante svolta dalla scuola che agisce sull'acquisizione di quelle competenze e di quelle abilità indispensabili alla strutturazione di una personalità equilibrata e consapevole dell'individuo.
A parere nostro, opportunamente e positivamente il disegno di legge di cui stiamo discutendo sceglie di collocarsi su tale opzione; ben diverso sarebbe accettare un tipo di scuola che modelli la sua funzione istituzionale obbedendo in via esclusiva agli input dell'economia e conformando ad essi la sua funzione educativa. Questa sarebbe per noi - come è evidente - l'antitesi e la soluzione più negativa e inaccettabile anche rispetto alle diverse scelte ordinamentali che devono essere previste dalla scansione dei cicli e nei collegamenti tra i diversi segmenti istituzionali del sistema. Diciamo, quindi, con assoluta chiarezza che nessuno può pensare che differenziare l'offerta formativa significhi sostituire l'apprendistato di un mestiere o di una professione all'apprendimento di concetti, valori, conoscenze, abilità e competenze che nel loro insieme concorrono a formare la personalità complessiva dello studente e del cittadino.
Signor ministro, non voglio neppure entrare nel merito di quella falsa pedagogia stracciona e razzista che, per i bambini o i ragazzi poco inclini allo studio, naturalmente poco portati all'apprendimento, per tutti coloro che - come si dice - proprio non riescono a stare seduti dietro un banco di scuola, non sa e non vuole trovare altre forme di recupero - lo dico tra virgolette perché la formula è già di per sé ambigua - che non siano quelle del cosiddetto saper fare, cioè di un fare che sostituisce e surroga le forme e i contenuti necessari della conoscenza con l'apprendimento di un mestiere e con l'orientamento e la canalizzazione precoce verso l'uscita, o meglio direi l'espulsione, nel mondo del lavoro o della disoccupazione o della sottoccupazione. Un certo Aldo Visalberghi lo denunciava già nel 1981 descrivendo il vicolo cieco nel quale va a bloccarsi il sistema educativo quando, cito testualmente «riprende vecchie tradizioni di selezione precoce, al massimo compensando con un
Sostengo con soddisfazione l'impostazione che il ministro Berlinguer confermava prima della pausa estiva in un'intervista su La Stampa a proposito dell'impegno dello Stato e di questo Governo nei confronti della scuola materna rispetto al necessario incremento delle scuole materne statali. Ho l'impressione - lo dico come battuta -, signor ministro, che il ministro della pubblica istruzione si ritrovi di tanto in tanto schierato un po' più a sinistra rispetto alla maggioranza che lo sostiene. Al di là della battuta, vorrei chiedere se sia proprio irricevibile per la nostra maggioranza di centro-sinistra un emendamento impostato come quello che noi ripresentiamo in Assemblea all'articolo 2, comma 1, del provvedimento di riordino dei cicli e se proprio dobbiamo noi, questo Parlamento e questa maggioranza, adattarci ad una soluzione che con la riduzione della durata dell'obbligo a nove anni fa un gravissimo passo indietro, cancella una conquista importante come quella della legge n. 9, che abbiamo votato appena un anno fa, solo perché si ha il terrore di riconoscere il primato della scuola pubblica (cioè della scuola, della collettività e della società nel suo insieme) e di riconoscere, estendere e riqualificare la funzione prioritaria ed essenziale della scuola pubblica anche nel segmento iniziale che è quello dell'educazione e della formazione nell'età dell'infanzia. Vorrei, tra l'altro, ricordare che quell'emendamento riprende almeno in parte un tema caro alla pedagogia progressista e avanzata che è quello dell'uguaglianza intesa come uguaglianza delle opportunità e non come piatto egualitarismo dei fini che è un tema che percorre il lavoro legislativo di questa riforma, la sorregge nell'impianto normativo e nel disegno di sistema che esso propone per la nuova scuola.
Sotto questo profilo, lo ripeto, sosteniamo come dato positivo la riduzione del percorso formativo di una annualità, con l'uscita - anticipata rispetto alla situazione attuale - dal sistema curriculare all'età di diciotto anni. Il fatto di collocare appunto a diciotto anni la conclusione degli studi secondari, peraltro nella prospettiva di una riorganizzazione degli studi universitari, mantiene il carattere unitario e conseguente del quinquennio del ciclo secondario e non comprime la riorganizzazione dei tempi e delle scansioni dell'apprendimento, così come è stata progettata nel ciclo primario, là dove - questo è un altro dato assolutamente positivo di questo provvedimento - si riesce finalmente a ridurre la frattura tra scuola elementare e scuola media in un ciclo unitario. Però, signor ministro - mi avvio a concludere -, proprio per la natura profondamente innovativa delle trasformazioni che intendiamo avviare, è innegabile - lei ne è certamente consapevole - che il riordino dei percorsi formativi, così come questo provvedimento lo definisce, rompe la strutturazione tradizionale e consolidata delle discipline e dei saperi scolastici, ne cambia i contenuti, la ripartizione e la periodizzazione e, quindi, rompe e modifica complessivamente l'attuale organizzazione degli insegnamenti.
Per questi motivi torno su un problema già citato, sul quale vorrei concludere questo intervento, che è davvero fondamentale per le risposte che esige e per le ricadute che può concretamente avere, signor ministro, sull'agibilità e sull'applicabilità della riforma nella scuola così com'è. Si tratta del problema dell'integrazione della presenza e del ruolo dei docenti in questo disegno riformatore, di cambiamento e di trasformazione che proponiamo per il sistema dell'istruzione nel nostro paese.
Non voglio tornare sul senso degli emendamenti che abbiamo presentato a questo scopo, di cui ho già parlato, che tentano di articolare alcune risposte rispetto alla necessità di situare la figura dell'insegnante nel processo di riordino
In conclusione, noi abbiamo avuto la consapevolezza (mi riferisco a noi come legislatori e, nello specifico, a coloro i quali hanno messo mano alla stesura ed alla definizione di questo testo) e la preoccupazione di come attraverso questa riforma si dovesse tentare di far superare alla nostra scuola quelle carenze, quei deficit, quegli elementi di arretratezza che fanno pagare ai giovani ed ai cittadini un prezzo inaccettabile nella vita e nel mondo contemporaneo. Questi sono la speranza e l'obiettivo che ci proponiamo ma c'è, signor ministro, anche una percezione più confusa e diffusa, alla quale occorre prestare attenzione: la percezione nella scuola e, soprattutto, tra gli insegnanti, di una fase di profonda trasformazione che si apre senza che tutti gli elementi del percorso siano definiti e fissati e ciò crea certamente delle apprensioni, suscita incertezza e determina anche vistosi fenomeni di resistenza nel mondo della scuola.
Badate, non si tratta solo - sarebbe sbagliato ritenerli tali - di atteggiamenti che hanno il segno della conservazione, che hanno - come si dice - la testa rivolta all'indietro, perché nel testo di cui stiamo discutendo ci sono anche ambiguità e debolezze palesi, che abbiamo cercato di evidenziare e di correggere con i nostri emendamenti; ci sono contraddizioni ed incongruenze che sollecitano e giustificano molte apprensioni - ed anche la nostra preoccupazione - nella parte più avvertita e consapevole dell'intellettualità, del mondo della cultura e dell'università, degli operatori della scuola stessa. Si tratta, signor ministro, di interpretare in positivo queste preoccupazioni e di reinvestirle nel cammino legislativo ed istituzionale che con questa riforma, lo ripeto, stiamo convintamente iniziando a compiere e che avrà comunque certamente bisogno, a nostro parere, di correzioni e di aggiustamenti successivi (Applausi dei deputati del gruppo comunista).
Noi di alleanza nazionale, pur essendo pressati dalla trattazione di un tema così importante proprio alla ripresa dei lavori dell'Assemblea, che, come ha affermato la collega Bianchi Clerici, ha coinciso con l'inizio dell'anno scolastico, ci siamo adattati, abbiamo capito che, come forza di opposizione, non avevamo altra scelta che proporre emendamenti di modifica o di miglioramento del testo.
Ebbene, cominciamo molto male perché i pareri espressi dal relatore per la maggioranza, sui quali il rappresentante del Governo ha concordato, producono automaticamente effetti negativi sui nostri emendamenti migliorativi. Rispetto all'articolo 1 non abbiamo presentato un testo alternativo, ma emendamenti alternativi migliorativi.
Ecco perché sostengo che abbiamo iniziato male. Abbiamo iniziato male perché da questa parte avete trovato delle proposte alternative, delle idee valide e non le volete accettare, neppure per modificare una virgola di questo testo. Allora, diciamo chiaramente che il testo è blindato, supponiamo pure che questi emendamenti sono stati predisposti per fini ostruzionistici, così come dice il presidente Mussi, che deve coprire una volontà politica ben precisa di concordato tra la maggioranza politica che sostiene questo Governo...
Concludo chiedendo perché siano stati esclusi alcuni nostri emendamenti che non erano sostitutivi dell'intero articolo 1, ma soltanto migliorativi. Non riusciamo a capire per quale motivo, attraverso un semplice richiamo alla Costituzione, non si voglia mettere per iscritto e puntualizzare la libertà di scelta da parte delle famiglie, la libertà di scelta educativa. Perché non lo si vuole mettere per iscritto nel momento in cui, con tanta enfasi, questa maggioranza politica sbandiera di voler attuare la cosiddetta parità scolastica? Perché non si accetta un emendamento, da inserire in questo articolo, con il quale si intende dare pari dignità alle scuole statali e a quelle non statali? Ditecelo! Spiegatecelo!
Spiegateci in verità e con grande lealtà che cosa ancora state nascondendo di fronte a questa riforma (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Forza Italia ha sempre avuto un progetto alternativo, un progetto di riforma, la proposta di legge Berlusconi n. 4416, e non rinuncia a difendere questo progetto alternativo; infatti abbiamo presentato una relazione di minoranza e alcuni articoli sostitutivi. Non abbiamo rinunciato, però, neanche alla responsabilità di presentare emendamenti migliorativi dell'impianto sostenuto e voluto dalla maggioranza e dal Governo.
Onorevole Mussi, lei ha ascoltato i pareri espressi dal relatore di maggioranza sugli emendamenti migliorativi dell'opposizione? Ha ascoltato che sono stati tutti respinti? Onorevole Mussi, una sola domanda: chi fa ostruzionismo in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)?
Basta leggere questa mattina su Avvenire quello che i salesiani sono stati costretti a fare per far sopravvivere le loro scuole professionali. Ed allora viene da dare veramente ragione al collega De Murtas che, facendo parte del gruppo comunista, ha giustamente rivendicato a suo merito l'aver cancellato in questa legge quella che lui ritiene essere una anomalia storica, cioè l'idea che i ragazzi e le ragazze possano avere attitudini diverse. C'è chi è portato allo studio, c'è chi è portato al fare, alla formazione professionale.
Dal mio punto di vista non ho mai pensato che Enzo Ferrari o Panini o i grandi imprenditori del Veneto, della Lombardia o dell'Emilia-Romagna che sono usciti dalle scuole professionali fossero inferiori ai professori di lettere. Essi sono diventati imprenditori con centinaia di operai, si sono formati attraverso il lavoro e la formazione professionale, ma De Murtas dice che tutti sono uguali, che
I grandi educatori del mondo cattolico hanno insegnato il contrario, ma questa è la cultura di questa legge, tanto è vero che, come è noto, riconferma la scelta dell'obbligo scolastico fino a quindici anni. Tale scelta comporta che i ragazzi debbano obbligatoriamente parcheggiarsi nella scuola per un anno e non iscriversi alla formazione professionale: è l'abdicazione e la resa di una parte della cultura cattolica, non la nostra, perché noi la rappresentiamo, ma di chi si arrende alle culture degli altri.
Il nostro testo alternativo è tale nella realtà. Con questo provvedimento il ministro Berlinguer propone agli italiani un sistema educativo e di istruzione articolato sulla scuola d'infanzia, sulla scuola di base e sulla scuola secondaria (la scuola di base durerebbe sette anni). Invece noi riteniamo che la scansione tra scuola d'infanzia, elementare, media e secondaria abbia tuttora una sua validità e che il «settennato», nella denominazione di scuola di base e di scuola dell'infanzia, abbia una scansione di cicli che la maggioranza e il Governo non sono stati in grado di predisporre, perché non sono in grado di decidere neanche articolarlo né sanno indicare come verranno spartite le spoglie tra la scuola elementare e la media.
Fatto sta che questa gloriosa istituzione del nostro paese, dove sono passati i nostri nonni, i nostri padri, noi stessi e i nostri figli e all'interno della quale si è sperimentato e lavorato e si sono costruite esperienze preziose, viene cancellata da questa legge, ma per andare non verso il meglio, bensì verso costruzioni fumose che inventano modelli innovativi, ma non costruiscono né approfondiscono attraverso quali mezzi, sistemi e risorse, curricula e programmi dare una risposta alle famiglie e ai loro ragazzi.
Abbiamo allora presentato un testo veramente alternativo, che riconosce la scansione attuale e non discrimina tra formazione professionale e scuola, ma riconferma il biennio: chiediamo peraltro non l'innalzamento dell'obbligo scolastico a quindici anni, non il pasticcio del compromesso tra i popolari e rifondazione comunista, con l'obbligo a quindici anni perché i sedici non facevano combaciare le esigenze di innalzamento e di eliminazione dell'iscrizione alla formazione professionale. Chiediamo invece il doppio canale, vogliamo che i due anni si possano fare fino ai sedici anni nella scuola o nella formazione professionale, perché non vogliamo ragazzi in parcheggio a perdere tempo solo per pregiudiziali ideologiche: questo lo lasciamo fare ai popolari che si sono arresi alla cultura della sinistra! Abbiamo quindi un nostro progetto organico alternativo a quello del Governo e lo sosterremo in questa battaglia parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD)!
Ritengo che non si stia facendo un regalo alla scuola: ma quale regalo! Bisogna d'altronde considerare, come il ministro sa per i suoi rapporti con i giornali e con la stampa (interviste eccetera), che il mondo della scuola, almeno al 50 per cento, non è d'accordo sul testo al nostro esame: o è contrario o è fortemente critico rispetto ad esso. Vi è però un motivo evidente per il quale lo si vuole far passare (credo che nessuno lo abbia detto esplicitamente, anche se vi si è accennato): il testo sul riordino dei cicli è fortemente connesso con il disegno di legge sulla parità scolastica e con l'autonomia che sta dilagando nelle scuole e provocando molta scontentezza. Soprattutto la parità scolastica
Mi sembra allora di poter dire, con Piero Calamandrei, il quale si riferiva allora alla legge truffa, che la maggioranza sta facendo ostruzionismo contro la Costituzione (non è quindi l'opposizione a fare ostruzionismo), adottando qualsiasi mezzo e possibilità. È davvero molto grave, tanto più se si continua a dire che questo è un Governo di sinistra, con buona pace di quelli che magari rilasciano dichiarazioni contrarie e poi votano tutto fino alla fine, fino all'osso (mi riferisco a tutti quelli della maggioranza che voteranno questo testo). Quali sono le nostre forti diversità rispetto ad esso? In primo luogo, il fatto che si pensi solo ad una scuola che immette direttamente nella vita sociale e nel mondo del lavoro, come se l'istruzione e la formazione dovessero essere necessariamente finalizzate all'esistente, e non ad una sua assunzione critica; in secondo luogo, il fatto che formazione ed istruzione siano divise, per cui si può assolvere all'obbligo anche con la formazione, peraltro effettuata nelle strutture degli enti locali, ma soprattutto in quelle private. Vi è addirittura un obbligo che può essere espletato nell'apprendistato, con soldi dello Stato che vanno all'industria, grazie alla connivenza specifica tra formazione e mondo del lavoro che ingabbia intelligenze, individualità, possibilità ed immette anche nei piccoli lavoratori la non ribellione rispetto all'esistente, la non volontà di cambiamento ed anche l'accettazione della flessibilità.
Il terzo punto è la confusione che si fa fra didattica e obiettivi, all'interno di una programmazione scolastica, ed impianto strutturale che, invece, spetta ad un disegno di legge.
Ultimo, ma certamente non meno importante, il fatto che probabilmente gli handicappati potranno assolvere l'obbligo dove vogliono, come se non esistesse una legge di integrazione dell'handicappato o, viceversa, di integrazione dello studente, del cittadino italiano giovane con chi è meno fortunato, diversamente capace. Ritengo che sul punto vi siano forti contrasti con la Costituzione, ravvisabili proprio nel dettato della legge e nel collegamento sotterraneo con quella sulla parità che, a mio avviso, è lo scandalo dei nostri tempi. Rifondazione comunista non condivide tale aspetti e quindi non voterà né questi cicli né, ovviamente, la parità scolastica (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).
Dunque si tratta di una situazione anomala perché o non si ammette, in via legislativa, la possibilità di adottare provvedimenti di attuazione graduale oppure si è costretti a ricorrere ad un parere che va nella seguente direzione: favorevole per quanto riguarda la parte da attuare subito e che ha la copertura finanziaria, mentre la seconda parte deve essere attuata solo dopo l'adozione del relativo provvedimento di copertura. Siccome, tuttavia, questa non è la prassi del Parlamento italiano, è chiaro che la Commissione bilancio non può che esprimere il seguente parere: bene per la parte con la copertura, l'altra avrà corso solo con la copertura. Ma che fine hanno fatto gli emendamenti che prevedono una maggiore spesa rispetto a quanto dovrà essere attuato in futuro dietro presentazione di un altro provvedimento?
D'altra parte, è chiaro che mancando una linea di quantificazione degli oneri futuri, la Commissione bilancio è costretta ad esprimere parere contrario sulle proposte che comportano un aumento maggiore di spesa, anche rispetto ad una linea per il futuro che oggi rimane immaginaria.
Ho voluto dirlo per dimostrare la difficoltà della questione di fronte alla quale ci troviamo e, quindi, per evitare che prenda corpo il sospetto che l'atteggiamento della Commissione bilancio sia funzionale a creare problemi ai presentatori degli emendamenti e, nella fattispecie, all'opposizione.
Ci troviamo di fronte ad una difficoltà oggettiva rispetto alla quale è difficile trovare una soluzione. Comunque, porremo la questione nel corso della definizione dei nuovi criteri, affinché vi sia almeno la quantificazione delle spese rimandate ad un provvedimento futuro, in modo che si possa verificare se gli eventuali emendamenti di modifica comportino o meno una maggiore spesa rispetto a quella prevista.
Avverto che il gruppo di forza Italia ha chiesto la votazione nominale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Dispongo pertanto l'annullamento della votazione degli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16 e chiedo che venga effettuata la verifica delle postazioni.
Onorevole Lembo, ha trovato il suo posto? Onorevole Paissan, ha «disciplinato il traffico» da quelle parti? Onorevole Lembo, mi dicono che il suo posto è il numero 359: le risulta? Bene, abbiamo risolto un problema.
Passiamo ai voti.
Indìco nuovamente la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 411
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 220).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 378
Astenuti 29
Maggioranza 190
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 235).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il relatore di minoranza, onorevole Aprea. Ne ha facoltà.
Secondo le indicazioni dell'OCSE abbiamo cercato di includere tutte le finalità che rappresentano le sfide del terzo millennio. Abbiamo anche previsto un obbligo di dieci anni (dai sei ai sedici anni) rispettando così una previsione della stessa maggioranza contenuta all'interno della legge n. 9 e che non è stata recepita in questa riforma nella quale non vi è traccia alcuna del «salto di qualità» annunciato in quella legge.
Nel nostro testo abbiamo previsto un vero pluralismo educativo e la possibilità di rompere il monopolio statale dell'istruzione, riaffermando nel nostro paese un'educazione libera, controllata ma non gestita dallo Stato (secondo quanto prevede il comma 11).
Rilanciamo le nostre proposte, anche se sappiamo di essere in minoranza; continueremo comunque a difendere nel paese questo tipo di progetto di riforma per il terzo millennio (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Aprea, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 234).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il relatore di minoranza, onorevole Lenti. Ne ha facoltà.
Le aperture vistose presenti nel testo della Commissione non fanno altro che dare ancora una volta la nostra scuola in mano ai privati! Anche se tutto ciò sembrerebbe escluso, di fatto non lo è.
Affermare che l'obbligo di frequenza sino al quindicesimo anno di età possa essere assolto in base alla legge n. 144 del 1999, costituisce la cartina di tornasole e ci dice quale sia la verità. In realtà, si tratta di una privatizzazione strisciante: è una porta aperta alle imprese, è una porta aperta alla Confindustria con la quale, peraltro, il Ministero della pubblica istruzione ha ben stipulato tutte le proprie convenzioni, anche recentemente!
Per tali motivi, raccomando il voto favorevole dell'Assemblea sul mio testo alternativo. Teniamo, altresì, conto che l'obbligo scolastico per noi - come era nelle nostre previsioni - termina a sedici anni e non a quindici, con la previsione dell'innalzamento a diciotto anni.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Lenti, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 203
Hanno votato sì 13
Hanno votato no 391).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 199
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 233).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 199
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 230).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 396
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 229).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Voglino. Ne ha facoltà.
Di conseguenza, poiché siamo fortemente contrari ad ogni tentazione di creare una Stato educatore, avremmo preferito leggere nel testo un richiamo esplicito a tale principio; non ci convince affatto il principio della cooperazione: la cooperazione vi deve essere, eccome!
Cooperazione e collaborazione sono concetti che condividiamo, ma non rispetto al rapporto, tutelato dalla Costituzione,
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 392
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 229).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 198
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 230).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 195
Hanno votato sì 162
Hanno votato no 227).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 380
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 223).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 191
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 223).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.
Pertanto, le chiedo, onorevole ministro: perché non coniugare - non lo abbiamo fatto neanche quando abbiamo trattato la questione dell'autonomia scolastica - fin da questo momento il provvedimento sul riordino dei cicli con quello sulla parità scolastica? In caso contrario, la questione relativa alla parità scolastica finirà per riguardare solo il problema dei finanziamenti, mentre per noi deve essere riconosciuto il principio fondamentale.
Le chiedo con insistenza, onorevole ministro, di garantire alle famiglie ciò che è a loro riconosciuto dalla Costituzione italiana: non dobbiamo avere alcun timore nel modificare una legge ordinamentale.
Prego i colleghi di prendere posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 376
Astenuti 2
Maggioranza 189
Hanno votato sì 153
Hanno votato no 223).
Avverto che l'emendamento Bianchi Clerici 1.32, a seguito della riformulazione, sarà posto in votazione successivamente.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.36.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
Pertanto, ritengo che debbano essere capovolti i termini della questione e che il bambino, il ragazzo, l'alunno o l'utente debba essere considerato al primo posto del sistema scolastico.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 221).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 220).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sestini. Ne ha facoltà.
È per questo motivo che chiediamo che il provvedimento al nostro esame riaffermi con forza il valore della famiglia: questo è il senso del nostro emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 366
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 220).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 183
Hanno votato sì 145
Hanno votato no 220).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
In certe zone (ad esempio nel Veneto) dove la lingua viene usata costantemente nella comunità e nei discorsi quotidiani, la scuola, a mio avviso, dovrebbe porsi questo obiettivo che peraltro vale anche per coloro che provengono da altri paesi.
Come tutti sappiamo ci troviamo di fronte ad una vera e propria «invasione» di bambini provenienti da paesi extracomunitari (la stampa ci ha informato che quest'anno sono circa 50 mila gli iscritti alla scuola dell'obbligo); ebbene, è dovere della scuola tutelare la cultura di chiunque frequenti questa istituzione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 362
Astenuti 4
Maggioranza 182
Hanno votato sì 123
Hanno votato no 239).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 355
Astenuti 5
Maggioranza 178
Hanno votato sì 97
Hanno votato no 258).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 359
Astenuti 3
Maggioranza 180
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 216).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 180
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 221).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 358
Astenuti 1
Maggioranza 180
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 221).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 179
Hanno votato sì 136
Hanno votato no 220).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 178
Hanno votato sì 133
Hanno votato no 221).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 180
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 220).
Onorevole Acierno, accoglie l'invito a ritirare il suo emendamento 1.1?
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acierno 1.1, fatto proprio dall'onorevole Vito, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 362
Astenuti 1
Maggioranza 182
Hanno votato sì 140
Hanno votato no 222).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 183
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 223).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 183
Hanno votato sì 141
Hanno votato no 223).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.32 (Nuova formulazione), accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
Votanti 361
Astenuti 7
Maggioranza 181
Hanno votato sì 339
Hanno votato no 22).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 183
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 222).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 182
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 218).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.
Insisto quindi affinché l'emendamento venga riferito alla parte introduttiva della legge, quindi all'articolo 1.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 117
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 215).
Colleghi, la votazione di questo emendamento non ha effetti preclusivi sugli emendamenti successivi, che riprendono alcuni termini in esso contenuti, come scuola dell'infanzia, scuola primaria ed altri. In questo caso, infatti, si intende costituire un sistema omogeneo, mentre in altri le valutazioni vengono fatte settore per settore. Quindi, se l'emendamento venisse respinto, non si avrebbero effetti preclusivi.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Votanti 344
Astenuti 1
Maggioranza 173
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 202).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
Quali sono i fatti? Si parla di formazione - ed i colleghi popolari affermano di essere per la formazione professionale - e di parità scolastica, ma sentiamo il parere degli operatori, i quali dicono che «sarebbe stato ben più semplice innalzare l'obbligo a quindici anni, lasciando che ognuno frequentasse l'anno in più là dove si era iscritto, alla formazione professionale od alla scuola. Ma questo avrebbe significato finanziare i centri di formazione professionale, poiché l'obbligo è gratuito e i centri di formazione professionale sono in gran parte gestisti da enti convenzionati» e - aggiungo io - dai salesiani e da organizzazioni cattoliche benemerite nel settore. Allora i salesiani - non Giovanardi - continuano in questo modo, mentre il ministro ha messo a posto un po' di precari. Alcune scuole superiori statali, di colpo, si sono trovate centinaia di allievi in più da gestire per un anno. Viene il sospetto che i 31 mila ragazzi non fossero affatto dimenticati, ma che sia stata fatta una certa politica sulla loro pelle.
Qui, allora, si parla di formazione professionale, di parità, ma ogni provvedimento di questo Governo e di questa maggioranza va nella direzione di affossare la formazione professionale e quel po' di parità scolastica che c'era nel nostro paese, ad esempio nel campo della formazione professionale (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).
Cosa dovranno fare questi ragazzi per consentire al Governo di truccare i conti sulla disoccupazione giovanile, in ordine alla quale siamo fanalino di coda nella graduatoria europea? Dovranno iscriversi a ragioneria, al liceo classico, ad un istituto navale oppure ad un istituto agrario, buttare via un anno di vita, buttarlo alle ortiche, farsi bocciare, perché se tali ragazzi avranno compiuto quindici anni dopo la conclusione di quest'anno scolastico obbligatorio, anche se saranno bocciati, verranno licenziati e avranno adempiuto agli obblighi di legge, dopodiché, probabilmente, faranno i braccianti presso un'impresa edile.
Tutto questo chi lo paga? La legge prevede che i comuni si facciano carico, trattandosi di scuola dell'obbligo, di ogni costo che la legge stessa impone ai cittadini; in via generale, noi siamo d'accordo sul fatto che il popolo italiano vada acculturato, ma non certo in questo modo, non certo obbligando i ragazzi, come diceva Giovanardi, a scaldare i banchi sapendo che questo anno viene buttato via, forse in modo ancora peggiore di quanto avviene facendo la naia.
Da noi, signor ministro, le piccole e medie aziende, gli artigiani, non accettano di far lavorare in nero i ragazzi perché la finanza passa ogni settimana a controllare gli imprenditori (Commenti del deputato Lenti), il che sicuramente non capita nel centro-sud (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).
Rimanendo all'emendamento 1.9, vorrei dire all'onorevole Giovanardi che, se «La scolarità è ordinata in cicli aventi natura esclusivamente didattica», sul termine cicli è in corso un'ampia discussione proprio in ordine al quesito se essi debbano avere soltanto tale valenza. D'altra parte, in ordine alle scelte pedagogiche, alle scelte sull'educazione, spesso i termini hanno diversa valenza a seconda del contesto nel quale vengono usati; in questo caso, a mio parere, l'emendamento è del tutto a sproposito.
Per quel che concerne l'espressione «cicli aventi natura esclusivamente didattica», credo che il termine «didattica», al di là delle dissertazioni che possiamo fare, sia comprensivo di una tematica sulla quale non solo la più moderna pedagogia, ma quella di sempre, è molto chiara, anche in rapporto alle prospettive, che sono quelle di una scuola che ponga al centro, come soggetto, l'alunno. È questo il senso di una riforma che voglia porre la questione educativa come questione essenziale e, ripeto, centrale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
Maggioranza 152
Hanno votato sì 110
Hanno votato no 193
Sono in missione 29 deputati).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Voglino. Ne ha facoltà.
Intanto, ci pare opportuno sottolineare che abbiamo voluto mantenere il riferimento alla scuola come istituzione generalmente riconosciuta. Però, nel contempo, abbiamo voluto introdurre la prospettiva del ciclo, per sottolineare la dinamicità del processo educativo ed istruttivo e lo spazio di articolazione che l'autonomia didattica e organizzativa della scuola opportunamente riconosce e utilizza.
Nel secondo periodo dello stesso comma, nel momento in cui si indicano i gradi dell'istruzione, a noi è parso molto importante delineare anche l'altro ramo del sistema educativo, quella della formazione professionale, richiamandoci esplicitamente alla legge n. 196 del 1997 e alla legge n. 144 del 1999.
Rispondo anche alla collega Bianchi Clerici. La legge n. 144 prevede percorsi anche integrati tra istruzione, formazione professionale e apprendistato: siamo in quella logica e in quella prospettiva.
Allora, devo pensare che il partito popolare - considerato che si tratta di
Signor Presidente, richiamo anche la sua sensibilità sulla formulazione dei testi. Le sembra possibile che noi votiamo ed approviamo una legge di riforma dell'intero sistema formativo e per indicare niente meno che le modalità di assolvimento di questo obbligo scolastico, o comunque di frequenza del sistema formativo, facciamo riferimento a due leggi che non hanno niente a che fare con il sistema scolastico?
Vorrei dire al relatore Soave che ho avanzato più volte questa obiezione in Commissione, ma che non sono stata ascoltata.
Ministro, mi rivolgo a lei: è possibile che i cittadini italiani, per conoscere le modalità di assolvimento dell'obbligo scolastico rispetto alla frequenza di attività formative, devono andare a leggersi una legge economica che ha per oggetto le misure in materia di investimenti e delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, l'ENPALS nonché le disposizioni per il riordino degli enti previdenziali?
È mai possibile che in una legge che vuole contenere le norme generali, dunque in una legge-quadro del sistema formativo riformato, noi dobbiamo addirittura risalire ad una legge economica?
Ecco allora che si svela la vera volontà di questa maggioranza e di questo Governo: la formazione professionale, nella concezione del Governo, è una schiava della scuola e una serva del lavoro.
A noi questa concezione non sta bene, ma soprattutto credo che rifarsi a leggi economiche non sia rispettoso degli studenti che vorranno accedere a questo tipo di modalità formativa. È veramente un assurdo!
Non appartengo a quelle due forze politiche, ma in questo momento sono un legislatore e come tale ho quanto meno il dovere di cercare di garantire il coordinamento del testo che noi stiamo esaminando con estrema lealtà.
È stato espresso il parere favorevole su questo emendamento che contiene, nell'ultimo periodo, la frase: «Il sistema
Se non sbaglio, nel disegno di legge del Governo era prevista la differenziazione tra istruzione, formazione professionale ed apprendistato: con l'emendamento al nostro esame, accettato dal relatore per la maggioranza, torna lo stesso concetto sotto altra forma. Siccome qui le cose avvengono con un po' di fretta e qualche volta con un po' di disattenzione, magari da parte mia in primo luogo, voglio far notare che nell'emendamento sono citate due leggi che riguardano il lavoro. Ricordo peraltro che io stessa intervenni nella discussione sulla legge n. 144 del 1999, in quanto si faceva riferimento ad una sorta di sanatoria per l'apprendistato collegato alla formazione scolastica. Certo, in questo caso, forza Italia non è d'accordo, perché la formazione professionale prevista in queste leggi avviene in sostanza nelle scuole dei cattolici e dei salesiani, nei centri di formazione professionale che sono stati già citati e che non ripeto: a forza Italia non va bene, poiché vorrebbe una formazione professionale all'interno dell'industria, d'altronde secondo le convenzioni già stipulate tra ministero e Confindustria.
Mi sembra, insomma, che si tenti di lucrare sulla formazione e sulla crescita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, senza tenere conto della loro necessità, bisogno e forse desiderio di crescere diversamente: una crescita che va sostenuta con un'istruzione quanto più possibile alta, differenziata, non canalizzata e finalizzata ad una criticità che permetta in seguito di scegliere sul lavoro, sull'istruzione, sul tempo libero, sulla vita privata ed anche sulla propria vita politica. Non nascondiamoci dietro pareti di vetro: questo emendamento è un regalo ad una parte della maggioranza e per la verità non sono neanche stupita che tra i suoi firmatari vi sia qualcuno che si è sempre dichiarato contrario al finanziamento delle scuole private e comunque alla privatizzazione della scuola italiana. Rifondazione comunista, pertanto, voterà contro l'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.
Emerge inoltre molto chiaramente quale tipo di progetto riformatore la maggioranza intende portare avanti. Da ultimo, per brevità, ricordo che vi sono riviste - domani magari le porteremo anche noi - che riconoscono la bontà di questo progetto e la significatività del testo in discussione.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.
Dicevo, soprattutto quando si tratta di leggi che hanno un valore effettivamente rivoluzionario, termine desueto che non uso mai. Mi riferisco, ad esempio, alla legge n. 144 ed in particolare all'articolo 68 che desidero leggere ai colleghi che si interessano dell'argomento e che avremmo dovuto riscrivere interamente per evitare il semplice rinvio alla legge. Ciò, però, avrebbe appesantito l'articolo 1 del testo in esame che è un articolo di indicazione di sistema.
Desidero leggere l'articolo 68 della legge n. 144 anche al fine di evitare tutti gli equivoci che potrebbero venirsi a
L'obbligo di cui al comma 1 si intende comunque assolto con il conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. Le competenze certificate in esito a qualsiasi segmento della formazione scolastica, professionale e dell'apprendistato costituiscono crediti», Giovanardi, «per il passaggio da un sistema all'altro».
Ho letto soltanto i primi due commi dei cinque dell'articolo 68. Gli altri commi non sono inessenziali perché riguardano l'applicazione di questi principi fondamentali.