Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 581 del 14/9/1999
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(Esame dell'articolo 1 - A.C. 4)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 , nel testo unificato della Commissione, e del complesso degli emendamenti ed articoli aggiuntivi ad esso presentati (vedi l'allegato A - A.C. 4 sezione 1).


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Nessuno chiedendo di parlare, invito il relatore per la maggioranza ad esprimere il parere della Commissione.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, la Commissione esprime parere contrario sugli identici emendamenti soppressivi Napoli 1.6 e Lenti 1.16, sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Giovanardi, sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Aprea e sul testo alternativo del relatore di minoranza onorevole Lenti. La Commissione esprime, altresì, parere contrario sugli emendamenti Giovanardi 1.7 e Aprea 1.21.
Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Napoli 1.28 e successivi per il seguente motivo: sostanzialmente si punta sulla questione dei diritti e dei doveri dei genitori di educare ed istruire i figli. Nella legge ci siamo mossi - come è trasparente e leggibile - nell'ambito dei diritti e delle prerogative riconosciute alla famiglia e alla persona ed abbiamo precisato il ruolo...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Soave.
Colleghi, per cortesia è difficile seguire i lavori. Onorevole Armaroli, la prego (Commenti del deputato Armaroli). Sto cominciando da questo lato solo per ragioni di comodità. Onorevole Garra, per favore.
Onorevole Soave, la prego di continuare.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Abbiamo precisato un ruolo, introducendo un concetto forte: quello della cooperazione. Per questo motivo, la Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative che riprendono principi contenuti nella Costituzione italiana e che, naturalmente, non sono disattesi dalla legge. Pertanto, esprimo parere contrario sugli emendamenti Napoli 1.28, Aprea 1.23 e 1.22, Bianchi Clerici 1.27 e 1.24.
Per quanto riguarda l'emendamento Giovanardi 1.8 e la proposta di sostituire la parola «valorizzazione» con la parola «promozione», si potrebbe aprire una lunga discussione filosofica. Dal punto di vista educativo, il termine previsto nel testo mi sembra più rispettoso e pregnante. Pertanto, la Commissione esprime parere contrario.
La Commissione esprime, altresì, parere contrario sull'emendamento Napoli 1.30 per le ragioni manifestate riguardo l'emendamento Napoli 1.28.
Per quanto riguarda l'emendamento Bianchi Clerici 1.32, coglierei l'aspetto che, a nostro giudizio, è implicito laddove si parla di coerenza con le disposizioni in materia di autonomia; aspetto che è, in effetti, esplicitamente dichiarato dal regolamento sull'autonomia; tuttavia, ci sembra di poter richiamare il concetto secondo cui, all'interno dell'educazione, occorre tener conto delle specifiche realtà territoriali; tale concetto, tuttavia, non dovrebbe essere inserito laddove indicato, ma alla fine del comma 1; quindi, dopo le parole «nel mondo del lavoro», aggiungerei: «anche con riguardo alle specifiche realtà territoriali».

PRESIDENTE. Onorevole Bianchi Clerici è d'accordo con la riformulazione proposta dal relatore?

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Sì, signor Presidente.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. La Commissione, inoltre, esprime parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.36 e 1.34, Aprea 1.25 e Bianchi Clerici 1.33; esprime parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.37, in quanto il contenuto della proposta emendativa potrebbe essere riassorbito dal precedente. Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.38, 1.39 e 1.41.
La Commissione invita al ritiro dell'emendamento Napoli 1.29, in quanto si tratta di una riformulazione molto bella ma che non aggiunge, né toglie, alcun concetto al testo.


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Esprime, inoltre, parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.40 e 1.42 e Aprea 1.26; invita, poi, al ritiro dell'emendamento Acierno 1.1. Esprime, inoltre, parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.35, in quanto la parola «corretto» ha un significato ambiguo. Esprime poi parere contrario sull'emendamento Bianchi Clerici 1.43.
Per quanto riguarda gli emendamenti Bianchi Clerici 1.44 e Napoli 1.71 e 1.31, che si riferiscono alla pari dignità tra scuole statali e non statali e alla libertà di insegnamento dei docenti, essi sono ricompresi nel rinvio alla Costituzione; non stiamo riscrivendo la Costituzione; d'altro canto, per quanto riguarda la parità, sarà presentata tra breve una proposta di legge al riguardo. Il parere della Commissione è, quindi, contrario.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.48 e Giovanardi 1.9, perché la natura esclusivamente didattica prevista per i cicli è contraria a tutta la pedagogia moderna. Esprimo invece parere favorevole sull'emendamento Voglino 1.73.
Il parere è contrario sugli emendamenti Bianchi Clerici 1.45, Aprea 1.52 e Bianchi Clerici 1.46, nonché sull'emendamento Bianchi Clerici 1.47, in quanto il concetto qui espresso è già presente nel testo e nell'emendamento Voglino 1.73, che è stato accolto, il quale in qualche misura assorbe il principio e lo specifica.
Esprimo parere contrario sugli emendamenti Aprea 1.54 e Bianchi Clerici 1.50 e 1.49: le questioni affrontate in questi due ultimi emendamenti sono già prese in considerazione nelle leggi n. 144 e n. 196 ed il concetto è già espresso nell'emendamento Voglino 1.73, che a quelle leggi fa specifico riferimento.
Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Bianchi Clerici 1.51 e si esprime parere contrario sull'emendamento Aprea 1.53, per le motivazioni già espresse riguardanti il contenuto delle leggi esistenti. Si esprime parere contrario sugli emendamenti Giovanardi 1.10 e Volontè 1.2, mentre si invitano i presentatori degli identici emendamenti Volontè 1.3 e Acierno 1.4 a ritirarli.
Il parere è contrario sugli emendamenti Aprea 1.59 e 1.58, Napoli 1.56 - quest'ultimo, ad avviso della Commissione, non esprime concetti che non siano già presenti nel testo -, Napoli 1.57, Giovanardi 1.11, sugli identici emendamenti Lenti 1.17 e Bianchi Clerici 1.55, nonché sull'emendamento Aprea 1.60. Si invita a ritirare l'emendamento De Murtas 1.12 e si esprime parere contrario sugli identici emendamenti Acierno 1.5 e Bianchi Clerici 1.61. Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Bianchi Clerici 1.64, perché quanto in esso contenuto è già presente nel testo.
Il parere è contrario sull'emendamento Giovanardi 1.13. Si invitano i presentatori a ritirare l'emendamento Aprea 1.67, perché corrisponde sostanzialmente a quanto previsto nella legge n. 144, articolo 68. Per lo stesso motivo, il parere è contrario sull'emendamento Napoli 1.65. Il parere è altresì contrario sull'emendamento Napoli 1.66, mentre si invita a ritirare gli emendamenti Bianchi Clerici 1.62 e 1.63 e l'emendamento Aprea 1.68, in quanto anche in questo caso i riferimenti in essi contenuti sono già presenti nelle leggi n. 144 e n. 196.
Il parere è inoltre contrario sugli emendamenti Napoli 1.72, Aprea 1.70, Giovanardi 1.15 e Bianchi Clerici 1.69.
L'emendamento Widmann 1.14 verrebbe accettato, se riformulato nel modo seguente: «Le province autonome di Trento e Bolzano e la regione Valle d'Aosta nel rispetto delle norme statutarie disciplinano l'attuazione dell'elevamento dell'obbligo scolastico anche mediante percorsi integrati di istruzione e formazione, ferma restando la responsabilità delle istituzioni scolastiche».

PRESIDENTE. Onorevole Widmann, accetta tale riformulazione?

JOHANN GEORG WIDMANN. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.


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Prego, onorevole Soave.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Esprimo parere contrario sull'emendamento Aprea 1.20.
Anticipo il parere contrario della Commissione sugli articoli aggiuntivi Giovanardi 1.01 e 1.02: quest'ultimo, tra l'altro, ripropone il vecchio equivoco delle competenze parlamentari sui programmi, del quale fortunatamente ci siamo liberati.

Per quanto riguarda gli articoli aggiuntivi Giovanardi 1.03 e 1.04 la Commissione esprime parere contrario. Con riguardo all'articolo aggiuntivo Bianchi Clerici 1.05, il piano dell'offerta formativa vede interessati gli enti locali: con questo articolo aggiuntivo si dispone un qualcosa che è assolutamente indisponibile.
La Commissione esprime infine parere contrario sugli articoli aggiuntivi Bianchi Clerici 1.06, 1.07 e 1.08.

PRESIDENTE. Il Governo?

NADIA MASINI, Sottosegretario di Stato per la pubblica istruzione. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

GIOVANNI DE MURTAS. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo, onorevole De Murtas?

GIOVANNI DE MURTAS. Sul complesso degli emendamenti.

PRESIDENTE. Nonostante sia stato già espresso il parere, le concedo la parola a tale titolo.

GIOVANNI DE MURTAS. Signor Presidente, vorrei chiarire il significato che i comunisti danno ad alcune parti del provvedimento al nostro esame relativo al riordino dei cicli dell'istruzione.
A tal fine chiarirò meglio il significato ed il fine degli emendamenti che abbiamo presentato al testo approvato dalla Commissione cultura. Premetto che le ragioni che esporrò sono alla base dell'orientamento favorevole espresso dal mio gruppo in Commissione sul provvedimento in questione che vorremmo confermare con il nostro voto in quest'aula. Allo stesso modo, tuttavia, tali ragioni giustificano le critiche e le considerazioni negative che esprimiamo su alcune parti del testo approvato.
Dal punto di vista generale, ritengo occorra iniziare a parlare di questo provvedimento in termini più esplicitamente politici, cioè in quei termini progettuali che consentono di definire la portata riformista ed il livello di trasformazione e di cambiamento che vogliamo attuare nella scuola. Infatti, si tratta di una vera e propria riforma della scuola e ciò deve essere sottolineato in maniera chiara, senza alcun atteggiamento di superiorità o arroganza, ma anche senza timidezze eccessive o incomprensibili reticenze. Stiamo aprendo la porta ad un processo riformatore, stiamo iniziando un percorso e non vogliamo che questo provvedimento rappresenti un atto che concluda e racchiuda in sé, una volta per tutte, la riforma della scuola: non è e non vogliamo che sia così neanche nel corso della discussione degli emendamenti che, a parer nostro, se approvati, contribuirebbero certamente a rafforzare il profilo riformatore di questa legge.
Abbiamo più volte segnalato al ministro Berlinguer e all'intero Governo che l'interfaccia dell'azione di riforma che stiamo realizzando è quel cemento ideale - come lo ha definito lo stesso ministro - che solo può aggregare e mobilitare, in forme estese e radicate, il protagonismo sociale nella scuola dei docenti e degli studenti.
È risaputo, ma a parer nostro vale la pena ribadirlo, che per noi comunisti questa relazione sociale non rappresenta un elemento accessorio e non è in alcun modo una presenza aggiuntiva che possa indifferentemente esserci o mancare. Quel cemento ideale che funziona come motore e risorsa del consenso e della partecipazione delle componenti sociali della scuola


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si lega ed interagisce positivamente con la caratteristica di universalità della scuola pubblica.
Questo è il motivo per cui crediamo che questa riforma debba rilanciare l'idea ed il progetto di una scuola di tutti e per tutti, di una scuola che si richiami ai valori fondanti che tutti i cittadini possano condividere e nei quali possano riconoscersi. Dico questo, signor Presidente, signor ministro, perché penso che la maggioranza debba sostenere questa impostazione in termini di responsabilità e coerenza politica. Lo dico, altresì, pensando agli emendamenti che abbiamo presentato agli articoli concernenti la funzione docente: mi riferisco agli emendamenti presentati agli articoli 3, 4 e 5 del provvedimento relativi alla collocazione giuridica, al ruolo, alla professionalità, al compito didattico ed educativo svolto dagli insegnanti, cioè ai nuovi e complessi compiti ai quali i docenti sono chiamati nell'ambito delle trasformazioni culturali e pedagogiche che questa riforma intende apportare. Lo dico perché pensiamo che proprio rispetto a questo problema la normativa in esame deve stabilire maggiori certezze in ordine alla valorizzazione e alla riqualificazione della funzione che gli insegnanti svolgono nella scuola e nel nostro sistema di istruzione. Ma dico queste cose anche con riferimento alle numerose polemiche e alle diverse argomentazioni critiche, talvolta esasperate, che da un po' di tempo a questa parte tornano con regolarità sui diversi temi della scuola e della formazione nel nostro paese. Non sempre nel confronto pubblico sui problemi di questa normativa nonché sui problemi della legge di riforma degli organi collegiali o della legge sulla parità scolastica, è prevalsa la chiarezza; spesso è accaduto che le ragioni della polemica abbiano avuto il sopravvento sulla logica e sulla ragionevolezza delle contestazioni che sono state mosse all'azione del Governo e agli intendimenti della maggioranza di centro-sinistra.
Ecco, direi che questo passaggio parlamentare è l'occasione propizia per fissare dei punti che sono sempre tornati in questo genere di discussione e che oggi si propongono come linee fondamentali del progetto di riordino dei cicli.
Una di queste linee sulle quali...

PRESIDENTE. Onorevole Battaglia, per cortesia! Onorevole Debiasio Calimani! Onorevole Buffo, per cortesia! Onorevole Buffo, la richiamo all'ordine per la prima volta!
Le chiedo scusa, onorevole De Murtas; prosegua pure il suo intervento.

GIOVANNI DE MURTAS. Come stavo dicendo, una di queste linee è quella che si definisce come differenziazione dell'offerta formativa. Signor ministro, torneremo su questo argomento con gli emendamenti che abbiamo presentato agli articoli 3 e 4 del provvedimento.
Pensiamo che differenziare l'offerta formativa anche all'interno del ciclo della scuola primaria sia una buona cosa, così come pensiamo sia una buona cosa garantire la giusta flessibilità e l'articolazione dei percorsi educativi e degli approcci culturali. Ma questa prospettiva deve rappresentare un obiettivo o meglio una finalità generale che rafforza l'impianto didattico, che organizza scansioni diversificate dell'apprendimento e che persegue coerentemente e sistematicamente il risultato di innalzare le opportunità culturali e didattiche che stanno alla base del successo o dell'insuccesso scolastico. A nostro parere non sarebbe giustificabile né accettabile nessun'altra impostazione minimalista ma soprattutto non sarebbe accettabile né giustificabile la costruzione istituzionale di un modello del sistema scolastico tale da strutturare le fasi dell'apprendimento secondo logiche rinunciatarie e riduttive, cioè, in concreto, secondo logiche che proclamano all'apparenza di volersi misurare con i fallimenti dell'azione educativa svolta dalla scuola (ad esempio, con quel grande dramma che è rappresentato dalla dispersione scolastica, dalla selezione o dall'evasione dall'obbligo) ma poi ritengono di poter o dover offrire altre risposte e di dover sottrarre il terreno dell'apprendimento e


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dell'istruzione a quelle fasce di utenza debole che tradizionalmente sono le più esposte all'insuccesso scolastico e le più colpite dalla selezione di classe che opera nella scuola e attraverso la scuola. Insomma, sulla differenziazione dell'offerta formativa occorre davvero intendersi per sgombrare il campo da equivoci o da ipotesi pseudoculturali che non hanno lo straccio di un fondamento pedagogico.
Come si è visto, anche nel corso della discussione sulla linee generali che si è svolta in quest'aula - lo dico come esempio - quando si parla di questo genere di problemi, signor ministro, torna sistematicamente l'idea della scuola intesa come sgabuzzino, retrobottega o sottoscala del sistema delle imprese; torna cioè, a nostro parere, la rappresentazione della funzione della scuola snaturata da una servitù ideologica e pratica, da un'idea subculturale che nega alla radice la centralità della scuola stessa, perché si tratta infatti - e come tale viene rivendicata - dell'idea che il sistema della scuola, e di quella pubblica in particolare, deve solo adattarsi e conformarsi allo sviluppo industriale contemporaneo, costringendo alla sussidiarietà l'idea stessa di scuola, fissando una volta per tutte la subalternità della formazione rispetto alle istanze assolute e dominanti del mercato e dell'economia, in un quadro che esclude e recide ogni relazione positiva tra la scuola e la società.
Faccio un esempio per stare fuori dalle polemiche ideologiche, ma dentro il testo normativo che stiamo esaminando.
Quando si parla di orientamento e si carica molto, troppo la mano su questa finalità che la scuola deve perseguire, occorre ricordare che lo studente non si attende solo una funzione di informazione consapevole da parte della scuola, che lo aiuti a scegliere rispetto alle possibilità di proseguimento degli studi nelle diverse direzioni oppure, rispetto alle opportunità rese disponibili dal mercato del lavoro. Occorre anche ricordare che esiste, o dovrebbe esistere, una capacità formativa orientante svolta dalla scuola che agisce sull'acquisizione di quelle competenze e di quelle abilità indispensabili alla strutturazione di una personalità equilibrata e consapevole dell'individuo.
A parere nostro, opportunamente e positivamente il disegno di legge di cui stiamo discutendo sceglie di collocarsi su tale opzione; ben diverso sarebbe accettare un tipo di scuola che modelli la sua funzione istituzionale obbedendo in via esclusiva agli input dell'economia e conformando ad essi la sua funzione educativa. Questa sarebbe per noi - come è evidente - l'antitesi e la soluzione più negativa e inaccettabile anche rispetto alle diverse scelte ordinamentali che devono essere previste dalla scansione dei cicli e nei collegamenti tra i diversi segmenti istituzionali del sistema. Diciamo, quindi, con assoluta chiarezza che nessuno può pensare che differenziare l'offerta formativa significhi sostituire l'apprendistato di un mestiere o di una professione all'apprendimento di concetti, valori, conoscenze, abilità e competenze che nel loro insieme concorrono a formare la personalità complessiva dello studente e del cittadino.
Signor ministro, non voglio neppure entrare nel merito di quella falsa pedagogia stracciona e razzista che, per i bambini o i ragazzi poco inclini allo studio, naturalmente poco portati all'apprendimento, per tutti coloro che - come si dice - proprio non riescono a stare seduti dietro un banco di scuola, non sa e non vuole trovare altre forme di recupero - lo dico tra virgolette perché la formula è già di per sé ambigua - che non siano quelle del cosiddetto saper fare, cioè di un fare che sostituisce e surroga le forme e i contenuti necessari della conoscenza con l'apprendimento di un mestiere e con l'orientamento e la canalizzazione precoce verso l'uscita, o meglio direi l'espulsione, nel mondo del lavoro o della disoccupazione o della sottoccupazione. Un certo Aldo Visalberghi lo denunciava già nel 1981 descrivendo il vicolo cieco nel quale va a bloccarsi il sistema educativo quando, cito testualmente «riprende vecchie tradizioni di selezione precoce, al massimo compensando con un


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po' di addestramento pratico gli espulsi dalla preparazione scientifico-culturale più impegnativa o, magari, mascherando il tutto sotto l'espressione di orientamento verso le attività produttive». In realtà, come gruppo comunista riteniamo che, sotto questo e altri profili, il ruolo della scuola pubblica e statale sia insostituibile.
Sostengo con soddisfazione l'impostazione che il ministro Berlinguer confermava prima della pausa estiva in un'intervista su La Stampa a proposito dell'impegno dello Stato e di questo Governo nei confronti della scuola materna rispetto al necessario incremento delle scuole materne statali. Ho l'impressione - lo dico come battuta -, signor ministro, che il ministro della pubblica istruzione si ritrovi di tanto in tanto schierato un po' più a sinistra rispetto alla maggioranza che lo sostiene. Al di là della battuta, vorrei chiedere se sia proprio irricevibile per la nostra maggioranza di centro-sinistra un emendamento impostato come quello che noi ripresentiamo in Assemblea all'articolo 2, comma 1, del provvedimento di riordino dei cicli e se proprio dobbiamo noi, questo Parlamento e questa maggioranza, adattarci ad una soluzione che con la riduzione della durata dell'obbligo a nove anni fa un gravissimo passo indietro, cancella una conquista importante come quella della legge n. 9, che abbiamo votato appena un anno fa, solo perché si ha il terrore di riconoscere il primato della scuola pubblica (cioè della scuola, della collettività e della società nel suo insieme) e di riconoscere, estendere e riqualificare la funzione prioritaria ed essenziale della scuola pubblica anche nel segmento iniziale che è quello dell'educazione e della formazione nell'età dell'infanzia. Vorrei, tra l'altro, ricordare che quell'emendamento riprende almeno in parte un tema caro alla pedagogia progressista e avanzata che è quello dell'uguaglianza intesa come uguaglianza delle opportunità e non come piatto egualitarismo dei fini che è un tema che percorre il lavoro legislativo di questa riforma, la sorregge nell'impianto normativo e nel disegno di sistema che esso propone per la nuova scuola.

Sotto questo profilo, lo ripeto, sosteniamo come dato positivo la riduzione del percorso formativo di una annualità, con l'uscita - anticipata rispetto alla situazione attuale - dal sistema curriculare all'età di diciotto anni. Il fatto di collocare appunto a diciotto anni la conclusione degli studi secondari, peraltro nella prospettiva di una riorganizzazione degli studi universitari, mantiene il carattere unitario e conseguente del quinquennio del ciclo secondario e non comprime la riorganizzazione dei tempi e delle scansioni dell'apprendimento, così come è stata progettata nel ciclo primario, là dove - questo è un altro dato assolutamente positivo di questo provvedimento - si riesce finalmente a ridurre la frattura tra scuola elementare e scuola media in un ciclo unitario. Però, signor ministro - mi avvio a concludere -, proprio per la natura profondamente innovativa delle trasformazioni che intendiamo avviare, è innegabile - lei ne è certamente consapevole - che il riordino dei percorsi formativi, così come questo provvedimento lo definisce, rompe la strutturazione tradizionale e consolidata delle discipline e dei saperi scolastici, ne cambia i contenuti, la ripartizione e la periodizzazione e, quindi, rompe e modifica complessivamente l'attuale organizzazione degli insegnamenti.
Per questi motivi torno su un problema già citato, sul quale vorrei concludere questo intervento, che è davvero fondamentale per le risposte che esige e per le ricadute che può concretamente avere, signor ministro, sull'agibilità e sull'applicabilità della riforma nella scuola così com'è. Si tratta del problema dell'integrazione della presenza e del ruolo dei docenti in questo disegno riformatore, di cambiamento e di trasformazione che proponiamo per il sistema dell'istruzione nel nostro paese.
Non voglio tornare sul senso degli emendamenti che abbiamo presentato a questo scopo, di cui ho già parlato, che tentano di articolare alcune risposte rispetto alla necessità di situare la figura dell'insegnante nel processo di riordino


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dei cicli, riqualificandone la funzione a partire da un progetto coerente e compiuto di aggiornamento professionale, che non può essere dislocato in tempi successivi ed inarrivabili, o abbandonato nelle sabbie mobili della situazione vigente, che è francamente inaccettabile. Segnalo però al ministro ed al Governo il rischio che si possa pensare di operare con la logica dei due tempi su meccanismi ed elementi essenziali del sistema scolastico, che non possono rinunciare ad una dimensione coordinata e funzionale dell'agire nel campo della formazione e dell'istruzione.
In conclusione, noi abbiamo avuto la consapevolezza (mi riferisco a noi come legislatori e, nello specifico, a coloro i quali hanno messo mano alla stesura ed alla definizione di questo testo) e la preoccupazione di come attraverso questa riforma si dovesse tentare di far superare alla nostra scuola quelle carenze, quei deficit, quegli elementi di arretratezza che fanno pagare ai giovani ed ai cittadini un prezzo inaccettabile nella vita e nel mondo contemporaneo. Questi sono la speranza e l'obiettivo che ci proponiamo ma c'è, signor ministro, anche una percezione più confusa e diffusa, alla quale occorre prestare attenzione: la percezione nella scuola e, soprattutto, tra gli insegnanti, di una fase di profonda trasformazione che si apre senza che tutti gli elementi del percorso siano definiti e fissati e ciò crea certamente delle apprensioni, suscita incertezza e determina anche vistosi fenomeni di resistenza nel mondo della scuola.
Badate, non si tratta solo - sarebbe sbagliato ritenerli tali - di atteggiamenti che hanno il segno della conservazione, che hanno - come si dice - la testa rivolta all'indietro, perché nel testo di cui stiamo discutendo ci sono anche ambiguità e debolezze palesi, che abbiamo cercato di evidenziare e di correggere con i nostri emendamenti; ci sono contraddizioni ed incongruenze che sollecitano e giustificano molte apprensioni - ed anche la nostra preoccupazione - nella parte più avvertita e consapevole dell'intellettualità, del mondo della cultura e dell'università, degli operatori della scuola stessa. Si tratta, signor ministro, di interpretare in positivo queste preoccupazioni e di reinvestirle nel cammino legislativo ed istituzionale che con questa riforma, lo ripeto, stiamo convintamente iniziando a compiere e che avrà comunque certamente bisogno, a nostro parere, di correzioni e di aggiustamenti successivi (Applausi dei deputati del gruppo comunista).

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, non entro nel merito dell'intero provvedimento; questo lo farò nel corso della trattazione degli emendamenti e, comunque, in fase di dichiarazione di voto finale. Sento però il dovere di evidenziare a tutti noi che abbiamo iniziato male. Abbiamo cominciato male: in particolare, intendo rivolgermi all'onorevole Mussi, il quale ha fatto pericolose, direi pessime, affermazioni attraverso le dichiarazioni riportate oggi sulla stampa in ordine all'atteggiamento assunto sulla scuola dalla destra e, in particolare, da alleanza nazionale. Cominciamo male, e lo dico senza alcun intento ostruzionistico.
Noi di alleanza nazionale, pur essendo pressati dalla trattazione di un tema così importante proprio alla ripresa dei lavori dell'Assemblea, che, come ha affermato la collega Bianchi Clerici, ha coinciso con l'inizio dell'anno scolastico, ci siamo adattati, abbiamo capito che, come forza di opposizione, non avevamo altra scelta che proporre emendamenti di modifica o di miglioramento del testo.
Ebbene, cominciamo molto male perché i pareri espressi dal relatore per la maggioranza, sui quali il rappresentante del Governo ha concordato, producono automaticamente effetti negativi sui nostri emendamenti migliorativi. Rispetto all'articolo 1 non abbiamo presentato un testo alternativo, ma emendamenti alternativi migliorativi.


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Desidero evidenziare che proprio in questo momento la Commissione bilancio ci ha trasmesso un parere estremamente grave; mi rivolgo a tutti i componenti la Commissione bilancio, convinta che i colleghi del Polo non avranno votato a favore di tale parere. La Commissione bilancio annulla o quanto meno esprime parere contrario sui nostri emendamenti, sostenendo nella premessa che è stata costretta ad esaminarli velocemente ed in tempi ristretti. Tuttavia, colpa di ciò non è né dei presentatori degli emendamenti, né dei colleghi presenti in quest'aula: sono stati il Governo e i gruppi di maggioranza a decidere di procedere in maniera così affrettata. La Commissione bilancio, però, ha espresso parere contrario sulla stragrande maggioranza degli emendamenti, presentati dai gruppi di opposizione, dicendo che gli stessi risultano privi di copertura finanziaria. Questo è falso e significa, cari componenti la Commissione bilancio, non aver nemmeno letto il contenuto degli emendamenti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono stati «scorporati» dai testi dei relatori di minoranza. Se i colleghi avessero avuto la bontà, la cortesia e la correttezza di leggere il testo di minoranza presentato dal gruppo di alleanza nazionale, avrebbero certamente notato che esso prevede la copertura finanziaria. D'altra parte, non riusciamo a capire come la Commissione bilancio abbia potuto esprimere questo parere quando il comma 2 dell'articolo 5 del testo che stiamo esaminando recita testualmente: «L'operatività di tale piano,» - riferendosi al piano contenuto nel comma 1 del citato articolo - «ove questo rilevi oneri aggiuntivi, è subordinata all'approvazione dello specifico provvedimento legislativo recante l'indicazione dei mezzi finanziari occorrenti per la relativa copertura». Allora, qual è il provvedimento che non ha copertura finanziaria? È quello che stiamo esaminando o quello presentato dai relatori attraverso i vari emendamenti?
Ecco perché sostengo che abbiamo iniziato male. Abbiamo iniziato male perché da questa parte avete trovato delle proposte alternative, delle idee valide e non le volete accettare, neppure per modificare una virgola di questo testo. Allora, diciamo chiaramente che il testo è blindato, supponiamo pure che questi emendamenti sono stati predisposti per fini ostruzionistici, così come dice il presidente Mussi, che deve coprire una volontà politica ben precisa di concordato tra la maggioranza politica che sostiene questo Governo...

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Napoli, il suo tempo è esaurito.

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Anche come relatore di minoranza?

PRESIDENTE. Lei aveva tredici minuti e ne sono trascorsi quattordici.

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Sì, Presidente, ma questo è un provvedimento di enorme importanza, che andrà veramente a definire le basi culturali del futuro della nostra nazione. Non possiamo avere il bavaglio...

PRESIDENTE. Mi consenta...

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. Ha ragione, ha ragione, il regolamento va rispettato...

PRESIDENTE. Non voglio punirla, ma soltanto dirle che quando ho letto prima i tempi nessuno ha detto nulla. Però, trattandosi di un provvedimento di questa importanza, sono già d'accordo con alcuni presidenti di gruppi di maggioranza e di minoranza che me l'hanno chiesto che i tempi possono essere ampliati. Però, ora devo dirle che lei ha esaurito il tempo attualmente previsto. Poi, se arriva una richiesta, posso prevedere un ampliamento di questi tempi.

ANGELA NAPOLI, Relatore di minoranza. La ringrazio, Presidente, le chiedo scusa, ma, considerando anche che abbiamo dovuto esaminare con molta ristrettezza


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di tempi il testo in Commissione prima della pausa estiva, ritenevo che ci fosse la possibilità di derogare a norme regolamentari che, lo comprendo, dovrebbero essere rispettate.
Concludo chiedendo perché siano stati esclusi alcuni nostri emendamenti che non erano sostitutivi dell'intero articolo 1, ma soltanto migliorativi. Non riusciamo a capire per quale motivo, attraverso un semplice richiamo alla Costituzione, non si voglia mettere per iscritto e puntualizzare la libertà di scelta da parte delle famiglie, la libertà di scelta educativa. Perché non lo si vuole mettere per iscritto nel momento in cui, con tanta enfasi, questa maggioranza politica sbandiera di voler attuare la cosiddetta parità scolastica? Perché non si accetta un emendamento, da inserire in questo articolo, con il quale si intende dare pari dignità alle scuole statali e a quelle non statali? Ditecelo! Spiegatecelo!

Spiegateci in verità e con grande lealtà che cosa ancora state nascondendo di fronte a questa riforma (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Signor Presidente, ministro, Governo, colleghi, da relatore di minoranza esprimo solo una valutazione politica dopo aver ascoltato i pareri espressi dal relatore di maggioranza.
Forza Italia ha sempre avuto un progetto alternativo, un progetto di riforma, la proposta di legge Berlusconi n. 4416, e non rinuncia a difendere questo progetto alternativo; infatti abbiamo presentato una relazione di minoranza e alcuni articoli sostitutivi. Non abbiamo rinunciato, però, neanche alla responsabilità di presentare emendamenti migliorativi dell'impianto sostenuto e voluto dalla maggioranza e dal Governo.
Onorevole Mussi, lei ha ascoltato i pareri espressi dal relatore di maggioranza sugli emendamenti migliorativi dell'opposizione? Ha ascoltato che sono stati tutti respinti? Onorevole Mussi, una sola domanda: chi fa ostruzionismo in quest'aula (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia)?

CARLO GIOVANARDI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevole Giovanardi, se ha difficoltà a stare in piedi, può anche parlare seduto.

CARLO GIOVANARDI, Relatore di minoranza. La ringrazio perché con i minuti che ho, non ce la faccio. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parlo come relatore di minoranza per illustrare il caso storico della resa senza condizioni di una cultura gloriosa che ha dato tanto alla scuola italiana, di area cattolica e laica, che con questo provvedimento abdica ad una storia per tanti aspetti gloriosa e a impostazioni pedagogiche, scolastiche e di professione che sono stati anche il vanto e la gloria di questo paese.
Basta leggere questa mattina su Avvenire quello che i salesiani sono stati costretti a fare per far sopravvivere le loro scuole professionali. Ed allora viene da dare veramente ragione al collega De Murtas che, facendo parte del gruppo comunista, ha giustamente rivendicato a suo merito l'aver cancellato in questa legge quella che lui ritiene essere una anomalia storica, cioè l'idea che i ragazzi e le ragazze possano avere attitudini diverse. C'è chi è portato allo studio, c'è chi è portato al fare, alla formazione professionale.
Dal mio punto di vista non ho mai pensato che Enzo Ferrari o Panini o i grandi imprenditori del Veneto, della Lombardia o dell'Emilia-Romagna che sono usciti dalle scuole professionali fossero inferiori ai professori di lettere. Essi sono diventati imprenditori con centinaia di operai, si sono formati attraverso il lavoro e la formazione professionale, ma De Murtas dice che tutti sono uguali, che


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tutti devono fare i professori di lettere e che tutti devono avere la stessa educazione.
I grandi educatori del mondo cattolico hanno insegnato il contrario, ma questa è la cultura di questa legge, tanto è vero che, come è noto, riconferma la scelta dell'obbligo scolastico fino a quindici anni. Tale scelta comporta che i ragazzi debbano obbligatoriamente parcheggiarsi nella scuola per un anno e non iscriversi alla formazione professionale: è l'abdicazione e la resa di una parte della cultura cattolica, non la nostra, perché noi la rappresentiamo, ma di chi si arrende alle culture degli altri.
Il nostro testo alternativo è tale nella realtà. Con questo provvedimento il ministro Berlinguer propone agli italiani un sistema educativo e di istruzione articolato sulla scuola d'infanzia, sulla scuola di base e sulla scuola secondaria (la scuola di base durerebbe sette anni). Invece noi riteniamo che la scansione tra scuola d'infanzia, elementare, media e secondaria abbia tuttora una sua validità e che il «settennato», nella denominazione di scuola di base e di scuola dell'infanzia, abbia una scansione di cicli che la maggioranza e il Governo non sono stati in grado di predisporre, perché non sono in grado di decidere neanche articolarlo né sanno indicare come verranno spartite le spoglie tra la scuola elementare e la media.
Fatto sta che questa gloriosa istituzione del nostro paese, dove sono passati i nostri nonni, i nostri padri, noi stessi e i nostri figli e all'interno della quale si è sperimentato e lavorato e si sono costruite esperienze preziose, viene cancellata da questa legge, ma per andare non verso il meglio, bensì verso costruzioni fumose che inventano modelli innovativi, ma non costruiscono né approfondiscono attraverso quali mezzi, sistemi e risorse, curricula e programmi dare una risposta alle famiglie e ai loro ragazzi.
Abbiamo allora presentato un testo veramente alternativo, che riconosce la scansione attuale e non discrimina tra formazione professionale e scuola, ma riconferma il biennio: chiediamo peraltro non l'innalzamento dell'obbligo scolastico a quindici anni, non il pasticcio del compromesso tra i popolari e rifondazione comunista, con l'obbligo a quindici anni perché i sedici non facevano combaciare le esigenze di innalzamento e di eliminazione dell'iscrizione alla formazione professionale. Chiediamo invece il doppio canale, vogliamo che i due anni si possano fare fino ai sedici anni nella scuola o nella formazione professionale, perché non vogliamo ragazzi in parcheggio a perdere tempo solo per pregiudiziali ideologiche: questo lo lasciamo fare ai popolari che si sono arresi alla cultura della sinistra! Abbiamo quindi un nostro progetto organico alternativo a quello del Governo e lo sosterremo in questa battaglia parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD)!

MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, come è noto, rifondazione comunista ha presentato una relazione di minoranza ed un testo alternativo, nella consapevolezza che la riforma della scuola richiederebbe davvero altra sostanza, altre discussioni e più tempo in Commissione ed in Assemblea.
Ritengo che non si stia facendo un regalo alla scuola: ma quale regalo! Bisogna d'altronde considerare, come il ministro sa per i suoi rapporti con i giornali e con la stampa (interviste eccetera), che il mondo della scuola, almeno al 50 per cento, non è d'accordo sul testo al nostro esame: o è contrario o è fortemente critico rispetto ad esso. Vi è però un motivo evidente per il quale lo si vuole far passare (credo che nessuno lo abbia detto esplicitamente, anche se vi si è accennato): il testo sul riordino dei cicli è fortemente connesso con il disegno di legge sulla parità scolastica e con l'autonomia che sta dilagando nelle scuole e provocando molta scontentezza. Soprattutto la parità scolastica


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rappresenta il nodo importante ed anche il grosso imbroglio, anche costituzionale dico io, perché si parifica la scuola pubblica statale alla scuola privata, cioè alla scuola del lucro, della faziosità, spesso della subcultura (quindi la non scuola), della cultura e della formazione di parte, che viene finanziata con soldi pubblici: ecco l'imbroglio costituzionale!
Mi sembra allora di poter dire, con Piero Calamandrei, il quale si riferiva allora alla legge truffa, che la maggioranza sta facendo ostruzionismo contro la Costituzione (non è quindi l'opposizione a fare ostruzionismo), adottando qualsiasi mezzo e possibilità. È davvero molto grave, tanto più se si continua a dire che questo è un Governo di sinistra, con buona pace di quelli che magari rilasciano dichiarazioni contrarie e poi votano tutto fino alla fine, fino all'osso (mi riferisco a tutti quelli della maggioranza che voteranno questo testo). Quali sono le nostre forti diversità rispetto ad esso? In primo luogo, il fatto che si pensi solo ad una scuola che immette direttamente nella vita sociale e nel mondo del lavoro, come se l'istruzione e la formazione dovessero essere necessariamente finalizzate all'esistente, e non ad una sua assunzione critica; in secondo luogo, il fatto che formazione ed istruzione siano divise, per cui si può assolvere all'obbligo anche con la formazione, peraltro effettuata nelle strutture degli enti locali, ma soprattutto in quelle private. Vi è addirittura un obbligo che può essere espletato nell'apprendistato, con soldi dello Stato che vanno all'industria, grazie alla connivenza specifica tra formazione e mondo del lavoro che ingabbia intelligenze, individualità, possibilità ed immette anche nei piccoli lavoratori la non ribellione rispetto all'esistente, la non volontà di cambiamento ed anche l'accettazione della flessibilità.
Il terzo punto è la confusione che si fa fra didattica e obiettivi, all'interno di una programmazione scolastica, ed impianto strutturale che, invece, spetta ad un disegno di legge.
Ultimo, ma certamente non meno importante, il fatto che probabilmente gli handicappati potranno assolvere l'obbligo dove vogliono, come se non esistesse una legge di integrazione dell'handicappato o, viceversa, di integrazione dello studente, del cittadino italiano giovane con chi è meno fortunato, diversamente capace. Ritengo che sul punto vi siano forti contrasti con la Costituzione, ravvisabili proprio nel dettato della legge e nel collegamento sotterraneo con quella sulla parità che, a mio avviso, è lo scandalo dei nostri tempi. Rifondazione comunista non condivide tale aspetti e quindi non voterà né questi cicli né, ovviamente, la parità scolastica (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).

BRUNO SOLAROLI, Presidente della V Commissione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BRUNO SOLAROLI, Presidente della V Commissione. Signor Presidente, vorrei rispondere all'onorevole Napoli che nel suo intervento ha colto un punto critico e difficile del lavoro della Commissione bilancio sul provvedimento. Lo dico perché nel parere della Commissione bilancio non c'è veleno, né il tentativo di bloccare l'iniziativa dell'opposizione. Nel corso della settimana discuteremo i criteri per dare attuazione, con l'apporto della Commissione bilancio, alla riforma del regolamento per quanto riguarda le coperture finanziarie. Tuttavia, anche con nuovi criteri ed un nuovo regolamento non tutte le questioni saranno risolvibili, in particolare ve ne sono alcune specifiche, in parte anomale nella legislazione italiana che pongono problemi di particolare complessità e delicatezza. Si tratta generalmente di quei provvedimenti che prevedono un intervento compiuto da attuarsi gradualmente nel tempo e che presentano una copertura finanziaria per ciò che deve essere fatto subito, mentre rinviano ad altro provvedimento l'attuazione della parte rimanente. Esso deve provvedere alla copertura finanziaria di ciò che si


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farà, però solo dopo l'adozione dello stesso con le risorse necessarie per far fronte agli adempimenti che si realizzano in maniera graduale.
Dunque si tratta di una situazione anomala perché o non si ammette, in via legislativa, la possibilità di adottare provvedimenti di attuazione graduale oppure si è costretti a ricorrere ad un parere che va nella seguente direzione: favorevole per quanto riguarda la parte da attuare subito e che ha la copertura finanziaria, mentre la seconda parte deve essere attuata solo dopo l'adozione del relativo provvedimento di copertura. Siccome, tuttavia, questa non è la prassi del Parlamento italiano, è chiaro che la Commissione bilancio non può che esprimere il seguente parere: bene per la parte con la copertura, l'altra avrà corso solo con la copertura. Ma che fine hanno fatto gli emendamenti che prevedono una maggiore spesa rispetto a quanto dovrà essere attuato in futuro dietro presentazione di un altro provvedimento?
D'altra parte, è chiaro che mancando una linea di quantificazione degli oneri futuri, la Commissione bilancio è costretta ad esprimere parere contrario sulle proposte che comportano un aumento maggiore di spesa, anche rispetto ad una linea per il futuro che oggi rimane immaginaria.

Ho voluto dirlo per dimostrare la difficoltà della questione di fronte alla quale ci troviamo e, quindi, per evitare che prenda corpo il sospetto che l'atteggiamento della Commissione bilancio sia funzionale a creare problemi ai presentatori degli emendamenti e, nella fattispecie, all'opposizione.
Ci troviamo di fronte ad una difficoltà oggettiva rispetto alla quale è difficile trovare una soluzione. Comunque, porremo la questione nel corso della definizione dei nuovi criteri, affinché vi sia almeno la quantificazione delle spese rimandate ad un provvedimento futuro, in modo che si possa verificare se gli eventuali emendamenti di modifica comportino o meno una maggiore spesa rispetto a quella prevista.

PRESIDENTE. Colleghi, vi prego di prendere posto. Prima di passare ai voti, trattandosi della prima votazione dopo la pausa estiva, credo sia corretto dare un'informazione, anche per le discussioni che si sono svolte nelle sedute degli ultimi giorni di luglio precedenti la sospensione. Mi pare opportuno, pertanto, segnalare ai colleghi che a coloro che saranno sorpresi a votare al posto di un altro sarà chiesto di abbandonare l'aula. È chiaro per tutti?

Avverto che il gruppo di forza Italia ha chiesto la votazione nominale.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

MARIO PEPE. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARIO PEPE. Signor Presidente, desidero segnalare che il dispositivo di voto della mia postazione non ha funzionato.

UMBERTO CHINCARINI. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

UMBERTO CHINCARINI. Signor Presidente anche il dispositivo di voto della mia postazione non ha funzionato.

ALBERTO LEMBO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALBERTO LEMBO. Signor Presidente, in alcune postazioni del nostro gruppo


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viene segnalato che il posto è errato, ma abbiamo ancora le targhette con il posto assegnato qui e non ci hanno comunicato spostamenti di posto. Io ho votato, ma non si è accesa la luce e lo stesso si è verificato per altri colleghi. Le chiedo di verificare.

PRESIDENTE. Prendo atto che ciò si è verificato anche in altre postazioni.
Dispongo pertanto l'annullamento della votazione degli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16 e chiedo che venga effettuata la verifica delle postazioni.
Onorevole Lembo, ha trovato il suo posto? Onorevole Paissan, ha «disciplinato il traffico» da quelle parti? Onorevole Lembo, mi dicono che il suo posto è il numero 359: le risulta? Bene, abbiamo risolto un problema.

PIETRO FONTANINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PIETRO FONTANINI. Signor Presidente, volevo sapere quale sia il posto dell'onorevole Chincarini.

PRESIDENTE. Onorevole Chincarini, il suo posto è il numero 353. Le risulta?

ELENA CIAPUSCI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELENA CIAPUSCI. Signor Presidente, vorrei sapere quale sia il posto dell'onorevole Fongaro. Io ho preso il suo posto, ma non so quale sia il suo. In questo settore hanno cambiato tutti i posti.

PRESIDENTE. C'è stato un cambiamento Mi comunicano che il posto dell'onorevole Fongaro è il numero 337 (Commenti del deputato Gasparri). Onorevole Gasparri, non ho chiesto la sua valutazione sullo stato delle cose.
Passiamo ai voti.
Indìco nuovamente la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Napoli 1.6 e Lenti 1.16, non accettati dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 413
Votanti 411
Astenuti 2
Maggioranza 206
Hanno votato sì 191
Hanno votato no 220).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Giovanardi, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 407
Votanti 378
Astenuti 29
Maggioranza 190
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 235).

Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Aprea.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il relatore di minoranza, onorevole Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA, Relatore di minoranza. Non rinuncio a presentare la nostra proposta alternativa a quella della maggioranza che prevede il mantenimento della ripartizione (livello elementare, medio e superiore) con un'integrazione piena del sistema della formazione professionale all'interno dell'obbligo scolastico e con la possibilità di lasciare fuori la scuola dell'infanzia,


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della durata di tre anni. È previsto poi un sistema suddiviso in tre gruppi di quattro anni ciascuno con l'istruzione professionale artigiana regionale che sostituisce quella statale in un'ottica realmente federalista e di cultura del lavoro. Il sistema scolastico prevede anche l'apprendistato, l'istruzione universitaria e la formazione permanente.
Secondo le indicazioni dell'OCSE abbiamo cercato di includere tutte le finalità che rappresentano le sfide del terzo millennio. Abbiamo anche previsto un obbligo di dieci anni (dai sei ai sedici anni) rispettando così una previsione della stessa maggioranza contenuta all'interno della legge n. 9 e che non è stata recepita in questa riforma nella quale non vi è traccia alcuna del «salto di qualità» annunciato in quella legge.
Nel nostro testo abbiamo previsto un vero pluralismo educativo e la possibilità di rompere il monopolio statale dell'istruzione, riaffermando nel nostro paese un'educazione libera, controllata ma non gestita dallo Stato (secondo quanto prevede il comma 11).
Rilanciamo le nostre proposte, anche se sappiamo di essere in minoranza; continueremo comunque a difendere nel paese questo tipo di progetto di riforma per il terzo millennio (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Aprea, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 407
Votanti 406
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato sì 172
Hanno votato no 234).

Passiamo alla votazione del testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Lenti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il relatore di minoranza, onorevole Lenti. Ne ha facoltà.

MARIA LENTI, Relatore di minoranza. Signor Presidente, dal nostro testo alternativo risulta evidente che l'istruzione e la formazione si devono attuare all'interno delle strutture scolastiche e avvalendosi dell'obbligo scolastico.
Le aperture vistose presenti nel testo della Commissione non fanno altro che dare ancora una volta la nostra scuola in mano ai privati! Anche se tutto ciò sembrerebbe escluso, di fatto non lo è.
Affermare che l'obbligo di frequenza sino al quindicesimo anno di età possa essere assolto in base alla legge n. 144 del 1999, costituisce la cartina di tornasole e ci dice quale sia la verità. In realtà, si tratta di una privatizzazione strisciante: è una porta aperta alle imprese, è una porta aperta alla Confindustria con la quale, peraltro, il Ministero della pubblica istruzione ha ben stipulato tutte le proprie convenzioni, anche recentemente!
Per tali motivi, raccomando il voto favorevole dell'Assemblea sul mio testo alternativo. Teniamo, altresì, conto che l'obbligo scolastico per noi - come era nelle nostre previsioni - termina a sedici anni e non a quindici, con la previsione dell'innalzamento a diciotto anni.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul testo alternativo del relatore di minoranza, onorevole Lenti, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.


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Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 404
Maggioranza 203
Hanno votato sì 13
Hanno votato no 391).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 397
Maggioranza 199
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e Votanti 396
Maggioranza 199
Hanno votato sì 166
Hanno votato no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 397
Votanti 396
Astenuti 1
Maggioranza 199
Hanno votato sì 167
Hanno votato no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.23.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Voglino. Ne ha facoltà.

VITTORIO VOGLINO. Signor Presidente, l'emendamento in esame ed altri richiamano un principio molto importante: quello che riconosce la priorità dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli. È un loro dovere-diritto, che si qualifica come essenziale, originario e primario. Esso è costituzionalmente sancito dall'articolo 30 della Costituzione. Tuttavia, i genitori non vanno lasciati soli; è per questo che, in modo significativo ed opportuno, abbiamo riconosciuto ai genitori la propria responsabilità inquadrandola, però, all'interno di una prospettiva di cooperazione con la scuola, così come emerge chiaramente dall'articolo 1.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA. Signor Presidente, conoscevamo le obiezioni della maggioranza; mantengo il mio emendamento 1.23 in quanto un conto è rifarsi ai principi costituzionali - ci mancherebbe altro! -, un altro è ricordare che rispetto al processo educativo la responsabilità della famiglia - anzi, dei genitori - è una responsabilità chiara che viene prima di qualsiasi decisione dello Stato.
Di conseguenza, poiché siamo fortemente contrari ad ogni tentazione di creare una Stato educatore, avremmo preferito leggere nel testo un richiamo esplicito a tale principio; non ci convince affatto il principio della cooperazione: la cooperazione vi deve essere, eccome!

Cooperazione e collaborazione sono concetti che condividiamo, ma non rispetto al rapporto, tutelato dalla Costituzione,


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che c'è e deve esserci tra genitori e figli e tra scuola e ragazzi in merito al processo educativo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.23, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 393
Votanti 392
Astenuti 1
Maggioranza 197
Hanno votato sì 163
Hanno votato no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 394
Maggioranza 198
Hanno votato sì 164
Hanno votato no 230).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.27, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 389
Maggioranza 195
Hanno votato sì 162
Hanno votato no 227).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, questo emendamento, al pari di molti altri presentati da me e da colleghi di altri gruppi, tende a fare chiarezza sul nodo centrale di questa legge, ovvero sul sistema dell'istruzione e sul sistema della formazione professionale. Ritengo sia profondamente sbagliato non esplicitare a questo punto, ossia nelle prime parole del primo comma del primo articolo, il fatto che il sistema è di istruzione e di formazione professionale. È evidente, infatti, che la parola «formazione» può essere intesa in molteplici sensi e che l'istruzione stessa è, chiaramente, formazione. Di questi aspetti abbiamo discusso a lungo in Commissione e questo emendamento è l'ennesimo tentativo di mettere nero su bianco in una legge che riguarderà tutti i cittadini.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 381
Votanti 380
Astenuti 1
Maggioranza 191
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 223).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 380
Maggioranza 191
Hanno votato sì 157
Hanno votato no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Napoli 1.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, vorrei ancora una volta richiamare l'attenzione su questo emendamento, chiedendo contemporaneamente che venga fatta chiarezza sul problema da parte della maggioranza e del ministro. Onorevole ministro, mi rivolgo a lei: prima della pausa estiva è stato dichiarato con enfasi che in un ramo del Parlamento italiano era stata approvata la legge sulla parità scolastica; noi ne inizieremo la discussione in Commissione a partire da domani. Questa legge dovrebbe essere improntata ad un principio fondamentale, che è il perno assoluto perché si possa realmente parlare di parità scolastica. Mi riferisco al rispetto della libertà di scelta educativa delle famiglie.
Pertanto, le chiedo, onorevole ministro: perché non coniugare - non lo abbiamo fatto neanche quando abbiamo trattato la questione dell'autonomia scolastica - fin da questo momento il provvedimento sul riordino dei cicli con quello sulla parità scolastica? In caso contrario, la questione relativa alla parità scolastica finirà per riguardare solo il problema dei finanziamenti, mentre per noi deve essere riconosciuto il principio fondamentale.
Le chiedo con insistenza, onorevole ministro, di garantire alle famiglie ciò che è a loro riconosciuto dalla Costituzione italiana: non dobbiamo avere alcun timore nel modificare una legge ordinamentale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Prego i colleghi di prendere posto.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 378
Votanti 376
Astenuti 2
Maggioranza 189
Hanno votato sì 153
Hanno votato no 223).

Onorevoli colleghi, al fine di evitare polemiche vi prego di non votare in alcun caso per altri colleghi.
Avverto che l'emendamento Bianchi Clerici 1.32, a seguito della riformulazione, sarà posto in votazione successivamente.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.36.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, vorrei completare quanto già affermato dagli onorevoli Napoli ed Aprea. Con l'emendamento 1.36 si stabilisce che la scuola collabori con la famiglia, secondo quanto stabilito dalla Costituzione. Infatti, spesso gli utenti della scuola si trovano in condizione di sudditanza nei confronti dell'istituzione scolastica: penso, in particolare, alle famiglie culturalmente più deboli e che non riescono a farsi valere anche a livello sociale ed economico. La scuola è un servizio che lo Stato deve garantire ai cittadini, così come fanno i privati.
Pertanto, ritengo che debbano essere capovolti i termini della questione e che il bambino, il ragazzo, l'alunno o l'utente debba essere considerato al primo posto del sistema scolastico.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.


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Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.36, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 368
Votanti 367
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.34, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 366
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 220).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.25.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sestini. Ne ha facoltà.

GRAZIA SESTINI. Signor Presidente, con questo emendamento si ribadisce l'importanza, sottolineata poco fa anche da un collega della maggioranza che invito ad essere coerente, della prevalenza della famiglia nell'istruzione dei figli. La famiglia non è chiamata solamente a collaborare con la scuola, ma gli deve essere riconosciuto il diritto-dovere di istruire i figli, perché ciò gli è concesso sia dalla natura sia dall'ordinamento dello Stato.
È per questo motivo che chiediamo che il provvedimento al nostro esame riaffermi con forza il valore della famiglia: questo è il senso del nostro emendamento (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia e di alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.25, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 367
Votanti 366
Astenuti 1
Maggioranza 184
Hanno votato sì 146
Hanno votato no 220).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 365
Maggioranza 183
Hanno votato sì 145
Hanno votato no 220).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.37.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Con questo emendamento, così come del resto con altri, intendiamo richiamare l'attenzione su una delle nostre battaglie fondamentali: quella per il diritto-dovere dell'alunno di imparare la propria lingua locale e di apprendere la storia e la cultura della propria realtà locale.


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Si tratta di una battaglia che conduciamo da sempre, talvolta con risultati positivi (penso ai due esperimenti condotti in scuole private, i cui programmi prevedono proprio lo studio della lingua e della cultura locali). È una rivendicazione che continueremo a fare.
In certe zone (ad esempio nel Veneto) dove la lingua viene usata costantemente nella comunità e nei discorsi quotidiani, la scuola, a mio avviso, dovrebbe porsi questo obiettivo che peraltro vale anche per coloro che provengono da altri paesi.
Come tutti sappiamo ci troviamo di fronte ad una vera e propria «invasione» di bambini provenienti da paesi extracomunitari (la stampa ci ha informato che quest'anno sono circa 50 mila gli iscritti alla scuola dell'obbligo); ebbene, è dovere della scuola tutelare la cultura di chiunque frequenti questa istituzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Concordiamo senz'altro sulla necessità di apprendere la storia e la cultura locali e, se vogliamo, anche di esprimersi nella lingua locale, ma ciò non deve comportare l'abbandono del discorso prioritario che è quello relativo alla lingua italiana. Al fine di poter esprimere il nostro consenso sull'emendamento 1.33, vorrei chiedere all'onorevole Bianchi Clerici di inserire nel testo del suo emendamento una analoga garanzia per il mantenimento della lingua italiana.

PRESIDENTE. Mi scusi onorevole Napoli, ma prescindendo dalle buone intenzioni dell'onorevole Bianchi Clerici, lei sa che ciò non è possibile perché in questa fase l'emendamento può essere riformulato soltanto dalla Commissione.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.37, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 366
Votanti 362
Astenuti 4
Maggioranza 182
Hanno votato sì 123
Hanno votato no 239).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.38, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 360
Votanti 355
Astenuti 5
Maggioranza 178
Hanno votato sì 97
Hanno votato no 258).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 362
Votanti 359
Astenuti 3
Maggioranza 180
Hanno votato sì 143
Hanno votato no 216).


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Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.41.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.

ALBERTO ACIERNO. Credo che sia doveroso chiarire il senso di questo emendamento che si riferisce all'apprendimento della storia e della cultura della propria realtà locale.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Acierno, ma adesso stiamo esaminando l'emendamento Bianchi Clerici 1.41 che riguarda la pari opportunità di apprendimento.

ALBERTO ACIERNO. Presidente, posso chiederle di parlare sull'ordine dei lavori?

PRESIDENTE. Alla fine della seduta.

ALBERTO ACIERNO. Addirittura!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 358
Maggioranza 180
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 359
Votanti 358
Astenuti 1
Maggioranza 180
Hanno votato sì 137
Hanno votato no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.40, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 356
Maggioranza 179
Hanno votato sì 136
Hanno votato no 220).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.42, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 354
Maggioranza 178
Hanno votato sì 133
Hanno votato no 221).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).


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(Presenti e votanti 358
Maggioranza 180
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 220).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Acierno 1.1.
Onorevole Acierno, accoglie l'invito a ritirare il suo emendamento 1.1?

ALBERTO ACIERNO. Sì, signor Presidente, ritiro il mio emendamento 1.1, ma chiedo che sia apposta anche la mia firma all'emendamento Voglino 1.73.

PRESIDENTE. Sta bene.

ELIO VITO. Signor Presidente, faccio mio l'emendamento Acierno 1.1.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Acierno 1.1, fatto proprio dall'onorevole Vito, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 363
Votanti 362
Astenuti 1
Maggioranza 182
Hanno votato sì 140
Hanno votato no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 365
Maggioranza 183
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 223).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.43, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 364
Maggioranza 183
Hanno votato sì 141
Hanno votato no 223).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.32, che - come ricorderete - è stato riformulato e riferito alla fine del primo comma. Ricordo che la Commissione e il Governo hanno espresso parere favorevole.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, intervengo semplicemente per ringraziare il relatore per aver espresso parere favorevole su questo emendamento che è il più «annacquato» tra tutti quelli che abbiamo proposto riguardo alla tutela e all'attenzione alla singola realtà territoriale in cui l'alunno vive. Ci sembra comunque importante che questo principio entri nella legge; anche se è noto che i regolamenti dell'autonomia prevedono tale attenzione, è importante che la legge di riordino dei cicli scolastici recepisca tale principio.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.32 (Nuova formulazione), accettato dalla Commissione e dal Governo.

(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).

(Presenti 368
Votanti 361
Astenuti 7
Maggioranza 181
Hanno votato sì 339
Hanno votato no 22).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.44, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 364
Maggioranza 183
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.71, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 362
Maggioranza 182
Hanno votato sì 144
Hanno votato no 218).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Napoli 1.31.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, vorrei ricordare che questo emendamento, che reca per prima la mia firma, era un comma che era stato inserito - mi rivolgo in particolare al relatore - nell'articolo 2 o 3, non ricordo bene. Il Comitato per la legislazione ha evidenziato la necessità di scorporare tale disposizione perché, altrimenti, sarebbe sembrata limitata a quel tipo di scuola (di base o dell'infanzia; non ricordo bene dove l'avevamo collocata). Ho ritenuto corretto il ragionamento svolto dal Comitato per la legislazione e reputo giusto che la clausola in questione, ossia la garanzia della libertà di insegnamento per il raggiungimento degli obiettivi educativi, venga inserita tra le premesse. La libertà d'insegnamento, infatti, è un elemento fondamentale per conseguire gli obiettivi educativi fissati nei piani didattici.
Insisto quindi affinché l'emendamento venga riferito alla parte introduttiva della legge, quindi all'articolo 1.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 353
Maggioranza 117
Hanno votato sì 138
Hanno votato no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.48.
Colleghi, la votazione di questo emendamento non ha effetti preclusivi sugli emendamenti successivi, che riprendono alcuni termini in esso contenuti, come scuola dell'infanzia, scuola primaria ed altri. In questo caso, infatti, si intende costituire un sistema omogeneo, mentre in altri le valutazioni vengono fatte settore per settore. Quindi, se l'emendamento venisse respinto, non si avrebbero effetti preclusivi.


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Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 345
Votanti 344
Astenuti 1
Maggioranza 173
Hanno votato sì 142
Hanno votato no 202).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giovanardi 1.9.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, come è noto, «le strade dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni»; immaginiamoci quando le intenzioni, forse, erano cattive e non buone. Noi parliamo di teoria e poi i provvedimenti di questa Camera, presentati dal ministro Berlinguer, producono effetti pratici. Ricordavo prima che Avvenire di questa mattina parla dei 31 mila ragazzi che quest'anno hanno avuto la sfortuna di iscriversi alla formazione professionale e che sono stati del tutto dimenticati, perché per legge non possono frequentare la formazione professionale e, quindi, hanno dovuto trovare un qualche istituto che li accogliesse a «mezzadria» con la formazione professionale. Ciò con il risultato che viene qui descritto: un anno di parcheggio, perduto, durante il quale scalderanno i banchi e saranno discriminati e non dai docenti o dai compagni di soli nove mesi di scuola, ma dai fatti.
Quali sono i fatti? Si parla di formazione - ed i colleghi popolari affermano di essere per la formazione professionale - e di parità scolastica, ma sentiamo il parere degli operatori, i quali dicono che «sarebbe stato ben più semplice innalzare l'obbligo a quindici anni, lasciando che ognuno frequentasse l'anno in più là dove si era iscritto, alla formazione professionale od alla scuola. Ma questo avrebbe significato finanziare i centri di formazione professionale, poiché l'obbligo è gratuito e i centri di formazione professionale sono in gran parte gestisti da enti convenzionati» e - aggiungo io - dai salesiani e da organizzazioni cattoliche benemerite nel settore. Allora i salesiani - non Giovanardi - continuano in questo modo, mentre il ministro ha messo a posto un po' di precari. Alcune scuole superiori statali, di colpo, si sono trovate centinaia di allievi in più da gestire per un anno. Viene il sospetto che i 31 mila ragazzi non fossero affatto dimenticati, ma che sia stata fatta una certa politica sulla loro pelle.
Qui, allora, si parla di formazione professionale, di parità, ma ogni provvedimento di questo Governo e di questa maggioranza va nella direzione di affossare la formazione professionale e quel po' di parità scolastica che c'era nel nostro paese, ad esempio nel campo della formazione professionale (Applausi dei deputati del gruppo misto-CCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano. Ne ha facoltà.

ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, intervengo per ribadire quanto è già stato evidenziato in alcuni casi. Per quest'anno la norma transitoria prevede l'innalzamento dell'obbligo a quindici anni, ovvero l'obbligo di timbrare il cartellino scolastico senza speranza di ottenere alcun vantaggio né culturale né, tanto meno, in termini di preparazione al lavoro. Il Ministero e la scuola non hanno messo in atto alcun corso che anche lontanamente rappresenti la prosecuzione del terzo anno delle scuole medie. Gli uffici di collocamento del nord rifiutano il nulla osta ai ragazzi licenziati dalle medie


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che, dopo averlo cercato con ferma volontà e per necessità, hanno trovato un lavoro, spesso per aiutare la famiglia che magari vive della carità di Stato sotto forma di pensione minima, talmente minima da essere circa la metà di quanto regaliamo a rom ed extracomunitari.
Cosa dovranno fare questi ragazzi per consentire al Governo di truccare i conti sulla disoccupazione giovanile, in ordine alla quale siamo fanalino di coda nella graduatoria europea? Dovranno iscriversi a ragioneria, al liceo classico, ad un istituto navale oppure ad un istituto agrario, buttare via un anno di vita, buttarlo alle ortiche, farsi bocciare, perché se tali ragazzi avranno compiuto quindici anni dopo la conclusione di quest'anno scolastico obbligatorio, anche se saranno bocciati, verranno licenziati e avranno adempiuto agli obblighi di legge, dopodiché, probabilmente, faranno i braccianti presso un'impresa edile.
Tutto questo chi lo paga? La legge prevede che i comuni si facciano carico, trattandosi di scuola dell'obbligo, di ogni costo che la legge stessa impone ai cittadini; in via generale, noi siamo d'accordo sul fatto che il popolo italiano vada acculturato, ma non certo in questo modo, non certo obbligando i ragazzi, come diceva Giovanardi, a scaldare i banchi sapendo che questo anno viene buttato via, forse in modo ancora peggiore di quanto avviene facendo la naia.
Da noi, signor ministro, le piccole e medie aziende, gli artigiani, non accettano di far lavorare in nero i ragazzi perché la finanza passa ogni settimana a controllare gli imprenditori (Commenti del deputato Lenti), il che sicuramente non capita nel centro-sud (Applausi dei deputati del gruppo della lega forza nord per l'indipendenza della Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intervengo sull'emendamento Giovanardi 1.9, anche se ho dovuto chiedere su quale emendamento stessimo per votare considerato l'intervento dello stesso onorevole Giovanardi, che mi ha colto un po' impreparata; anch'io avrei voluto riportare articoli di stampa che, invece, parlano bene del provvedimento sull'elevazione dell'obbligo scolastico.

CARLO GIOVANARDI. Avresti fatto fatica a trovarli!

PIERA CAPITELLI. Non avrei fatto fatica a trovarli e soprattutto in questi giorni...

PRESIDENTE. Auspico uno scambio di informazioni, magari.

PIERA CAPITELLI. La prossima volta spero di essere più avveduta e di poter riportare anch'io qualche articolo di stampa.
Rimanendo all'emendamento 1.9, vorrei dire all'onorevole Giovanardi che, se «La scolarità è ordinata in cicli aventi natura esclusivamente didattica», sul termine cicli è in corso un'ampia discussione proprio in ordine al quesito se essi debbano avere soltanto tale valenza. D'altra parte, in ordine alle scelte pedagogiche, alle scelte sull'educazione, spesso i termini hanno diversa valenza a seconda del contesto nel quale vengono usati; in questo caso, a mio parere, l'emendamento è del tutto a sproposito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aloi. Ne ha facoltà.

FORTUNATO ALOI. Signor Presidente, ritengo che l'emendamento presentato dall'onorevole Giovanardi sia lineare. Esso è articolato in maniera tale da evitare le confusioni e le perplessità che si sono avute e si stanno avendo in questi giorni; infatti, da una parte vi è il trionfalismo del ministro, dall'altra vi sono le difficoltà oggettive di una scuola che, rispetto ai provvedimenti settoriali, compreso ovviamente quello sull'elevazione dell'obbligo a quindici anni, si trova in grande difficoltà.


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Lo stesso discorso sul piano della formazione, poi, pone una serie di questioni di ordine tecnico-pratico. Se tanto mi dà tanto, onorevole ministro, le chiediamo se non ritenga opportuna qualche dichiarazione in meno e qualche elemento pratico in più in termini di chiarezza, compresa l'articolazione indicata dall'onorevole Giovanardi che, attraverso i cicli, pone la questione della scuola.

Per quel che concerne l'espressione «cicli aventi natura esclusivamente didattica», credo che il termine «didattica», al di là delle dissertazioni che possiamo fare, sia comprensivo di una tematica sulla quale non solo la più moderna pedagogia, ma quella di sempre, è molto chiara, anche in rapporto alle prospettive, che sono quelle di una scuola che ponga al centro, come soggetto, l'alunno. È questo il senso di una riforma che voglia porre la questione educativa come questione essenziale e, ripeto, centrale.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.9, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 303
Maggioranza 152
Hanno votato sì 110
Hanno votato no 193
Sono in missione 29 deputati)
.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Voglino 1.73.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Voglino. Ne ha facoltà.

VITTORIO VOGLINO. Signor Presidente, vorrei fare soltanto alcune precisazioni in ordine a questo emendamento.
Intanto, ci pare opportuno sottolineare che abbiamo voluto mantenere il riferimento alla scuola come istituzione generalmente riconosciuta. Però, nel contempo, abbiamo voluto introdurre la prospettiva del ciclo, per sottolineare la dinamicità del processo educativo ed istruttivo e lo spazio di articolazione che l'autonomia didattica e organizzativa della scuola opportunamente riconosce e utilizza.
Nel secondo periodo dello stesso comma, nel momento in cui si indicano i gradi dell'istruzione, a noi è parso molto importante delineare anche l'altro ramo del sistema educativo, quella della formazione professionale, richiamandoci esplicitamente alla legge n. 196 del 1997 e alla legge n. 144 del 1999.
Rispondo anche alla collega Bianchi Clerici. La legge n. 144 prevede percorsi anche integrati tra istruzione, formazione professionale e apprendistato: siamo in quella logica e in quella prospettiva.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA. Signor Presidente, questa è una modifica sostanziale al testo che il relatore aveva presentato e illustrato in sede di relazione e che, potrei dire, riassume la logica astrattamente rivoluzionaria, che nella sua radicalità e incuranza dei legami con la continuità storica potrebbe assomigliare un po', ministro, alla rivoluzione culturale di maoista memoria. Però, noi vi leggiamo, invece, solo una rivoluzione «inculturale», perché trascura quelle dinamiche di psicologia dell'età evolutiva che devono essere rispettate affinché le nozioni vengano assorbite in un reale processo di crescita della personalità. Non lo diciamo soltanto noi, ma lo leggiamo sulle riviste specialistiche che girano nelle scuole in questi giorni e quindi siamo molto contenti di trovare consenso nel paese e da parte degli esperti.
Allora, devo pensare che il partito popolare - considerato che si tratta di


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una rivista di ispirazione cristiana - si sarà spaventato quando ha letto su questo numero di Nuova secondaria il titolo: «Dopo tre anni di esaltazione, contrordine. Il ciclo primario non è più strategico né per il ministro né per la sua maggioranza, si deve parlare di scuola di base». In realtà, caro Voglino, sempre questo pedagogista ha poi aggiunto: «Ma resta aperto il problema di come sarà questa scuola». Non è sostituendo una parola con l'altra che voi date significato e valore ai testi e soprattutto alla scuola che verrà e che non abbiamo ancora capito quale sarà. Qui non avete fatto altro che riprendere il concetto del ciclo, che, come tutti ricorderanno, era stato il concetto rivoluzionario del ministro Berlinguer rispetto alla riforma del sistema scolastico, e poi avete aggiunto, anzi mantenuto, il concetto di scuola. Ancora una volta non avete deciso. Avete mantenuto i cicli e le scuole, ma in realtà in che cosa consisterà questo sistema formativo? Vogliamo sapere quali sono gli obiettivi, le scansioni, la preparazione dei docenti, quanti e quali insegnanti, con quali finalità. Tutto questo non si dice e allora, per salvarvi la coscienza di cattolici e per ritrovare una sintonia con la pedagogia cattolica espressa dal grande pensiero dell'editrice La Scuola di Brescia avete voluto presentare questo emendamento che è stato accolto dal relatore e avete invece lasciato una grave lacuna nel testo che diventerà niente di meno che la legge di riforma del sistema scolastico.
Signor Presidente, richiamo anche la sua sensibilità sulla formulazione dei testi. Le sembra possibile che noi votiamo ed approviamo una legge di riforma dell'intero sistema formativo e per indicare niente meno che le modalità di assolvimento di questo obbligo scolastico, o comunque di frequenza del sistema formativo, facciamo riferimento a due leggi che non hanno niente a che fare con il sistema scolastico?
Vorrei dire al relatore Soave che ho avanzato più volte questa obiezione in Commissione, ma che non sono stata ascoltata.
Ministro, mi rivolgo a lei: è possibile che i cittadini italiani, per conoscere le modalità di assolvimento dell'obbligo scolastico rispetto alla frequenza di attività formative, devono andare a leggersi una legge economica che ha per oggetto le misure in materia di investimenti e delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, l'ENPALS nonché le disposizioni per il riordino degli enti previdenziali?
È mai possibile che in una legge che vuole contenere le norme generali, dunque in una legge-quadro del sistema formativo riformato, noi dobbiamo addirittura risalire ad una legge economica?
Ecco allora che si svela la vera volontà di questa maggioranza e di questo Governo: la formazione professionale, nella concezione del Governo, è una schiava della scuola e una serva del lavoro.
A noi questa concezione non sta bene, ma soprattutto credo che rifarsi a leggi economiche non sia rispettoso degli studenti che vorranno accedere a questo tipo di modalità formativa. È veramente un assurdo!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, comprendo che l'approvazione degli emendamenti da parte del relatore e del Governo sia, ancora una volta, frutto di una mediazione tra parti politiche per cui al partito popolare viene approvato questo emendamento e al gruppo dei democratici di sinistra ne verrà approvato un altro all'articolo 3. Questa è la realtà! Siamo sempre a livello di spartizione.
Non appartengo a quelle due forze politiche, ma in questo momento sono un legislatore e come tale ho quanto meno il dovere di cercare di garantire il coordinamento del testo che noi stiamo esaminando con estrema lealtà.
È stato espresso il parere favorevole su questo emendamento che contiene, nell'ultimo periodo, la frase: «Il sistema


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educativo di formazione si realizza secondo le modalità della legge n. 196 del 1997 e della legge n. 144 del 1999». In sede di Commissione, noi avevamo voluto distinguere la materia dell'istruzione da quella della formazione. Al comma 4 verrebbe ripetuto il richiamo alla legge n. 144. Credo che, se dovesse essere approvato questo emendamento, per un motivo di coordinamento, dovrebbe essere eliminata almeno quella parte del comma 4 che richiama la legge n. 144.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lenti. Ne ha facoltà.

MARIA LENTI. Signor Presidente, mi sembra che in questa riforma che a me piacerebbe chiamare della scuola, e non dei cicli scolastici (termine che ha suscitato l'ilarità negli istituti di linguistica e nei dipartimenti di italianistica delle nostre università, ma anche nella stessa scuola), vi sia chi cerca di lucrare da una parte e chi cerca di lucrare dall'altra, magari non riuscendoci, oppure riuscendoci, come nel caso della parte cattolica con riferimento all'emendamento in esame.
Se non sbaglio, nel disegno di legge del Governo era prevista la differenziazione tra istruzione, formazione professionale ed apprendistato: con l'emendamento al nostro esame, accettato dal relatore per la maggioranza, torna lo stesso concetto sotto altra forma. Siccome qui le cose avvengono con un po' di fretta e qualche volta con un po' di disattenzione, magari da parte mia in primo luogo, voglio far notare che nell'emendamento sono citate due leggi che riguardano il lavoro. Ricordo peraltro che io stessa intervenni nella discussione sulla legge n. 144 del 1999, in quanto si faceva riferimento ad una sorta di sanatoria per l'apprendistato collegato alla formazione scolastica. Certo, in questo caso, forza Italia non è d'accordo, perché la formazione professionale prevista in queste leggi avviene in sostanza nelle scuole dei cattolici e dei salesiani, nei centri di formazione professionale che sono stati già citati e che non ripeto: a forza Italia non va bene, poiché vorrebbe una formazione professionale all'interno dell'industria, d'altronde secondo le convenzioni già stipulate tra ministero e Confindustria.
Mi sembra, insomma, che si tenti di lucrare sulla formazione e sulla crescita delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, senza tenere conto della loro necessità, bisogno e forse desiderio di crescere diversamente: una crescita che va sostenuta con un'istruzione quanto più possibile alta, differenziata, non canalizzata e finalizzata ad una criticità che permetta in seguito di scegliere sul lavoro, sull'istruzione, sul tempo libero, sulla vita privata ed anche sulla propria vita politica. Non nascondiamoci dietro pareti di vetro: questo emendamento è un regalo ad una parte della maggioranza e per la verità non sono neanche stupita che tra i suoi firmatari vi sia qualcuno che si è sempre dichiarato contrario al finanziamento delle scuole private e comunque alla privatizzazione della scuola italiana. Rifondazione comunista, pertanto, voterà contro l'emendamento in esame (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto, siccome quando si vota rigorosamente per sé ci si stanca un po' di più, potremmo fare un esperimento: dopo il voto su questo articolo, potremmo sospendere una decina di minuti per riprendere poi fino alle venti. Questa breve pausa potrà servire a ciascuno per prendere un caffè o per altro.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intervengo per esprimere la piena condivisione del mio gruppo sui contenuti dell'emendamento in esame: negli stessi, sono espressi concetti che consentono una lettura più organica dell'intero testo di legge, che certamente potrebbe essere migliorato dal punto di vista dell'organicità in questi giorni, ma dalla cui lettura


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emerge chiaramente, cara onorevole Aprea, quale tipo di scuola si vuole.

Emerge inoltre molto chiaramente quale tipo di progetto riformatore la maggioranza intende portare avanti. Da ultimo, per brevità, ricordo che vi sono riviste - domani magari le porteremo anche noi - che riconoscono la bontà di questo progetto e la significatività del testo in discussione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pirovano. Ne ha facoltà.

ETTORE PIROVANO. Signor Presidente, desidero solo ricordare un impedimento di legge che ritengo sia a carico delle amministrazioni comunali. Il testo in esame prevede l'innalzamento temporaneo, per quest'anno, a quindici anni, tuttavia vi è una legge del ventennio fascista che impone ai comuni il rilascio del libretto di lavoro al compimento del quattordicesimo anno. Mi risulta che in molti comuni vi siano difficoltà di interpretazione, anche in assenza di precise indicazioni sia ai comuni sia agli uffici di collocamento, senza parlare poi della mancanza di informazioni nelle segreterie delle scuole di Stato.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Pirovano. Porremo il problema all'attenzione del Governo.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giovanardi. Ne ha facoltà.

CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, vorrei ricordare al ministro Berlinguer che il ministro Bassanini è venuto in Commissione affari costituzionali per presentare un progetto di legge che prevede rigorosamente che nella normativa italiana - perché la gente capisca cosa fa il Parlamento - vengano tolti i riferimenti così come indicato dall'onorevole Voglino nel suo emendamento 1.73, dove rimanda i lettori alle modalità di due leggi. Poiché si tratta di leggi finanziarie, il lettore si perde, come la collega Aprea ha dimostrato. Si tratterà anche di un aspetto rivoluzionario, ma poiché il Governo ha presentato il suddetto progetto di legge in Commissione affari costituzionali e vuole che il Parlamento decida che per legge non si facciano i suddetti riferimenti, proviamo ad anticipare la rivoluzione: il Governo e la maggioranza scrivano emendamenti leggibili e comprensibili.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Signor Presidente, il metodo che abbiamo utilizzato nella scrittura di questo testo è determinato da inviti altrettanto autorevoli di quelli ora citati dall'onorevole Giovanardi, vale a dire inviti ripetuti dalle massime istituzioni della Camera al fine di fare leggi semplici, brevi e, soprattutto il più possibile chiare e inequivoche. Ora, esprimersi sullo stesso concetto in due punti crea problemi, a meno che non si ripetano esattamente le stesse cose soprattutto quando si tratta di leggi...

CARLO GIOVANARDI. Bassanini dice così!

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. ...Intelligenti pauca, caro Giovanardi, c'è anche questo che Bassanini non dice.
Dicevo, soprattutto quando si tratta di leggi che hanno un valore effettivamente rivoluzionario, termine desueto che non uso mai. Mi riferisco, ad esempio, alla legge n. 144 ed in particolare all'articolo 68 che desidero leggere ai colleghi che si interessano dell'argomento e che avremmo dovuto riscrivere interamente per evitare il semplice rinvio alla legge. Ciò, però, avrebbe appesantito l'articolo 1 del testo in esame che è un articolo di indicazione di sistema.
Desidero leggere l'articolo 68 della legge n. 144 anche al fine di evitare tutti gli equivoci che potrebbero venirsi a


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creare per il fatto che si ascolta una sola campana sulla questione della formazione professionale. Esso recita: «Al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani è progressivamente istituito, a decorrere dall'anno 1999-2000, l'obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età. Tale obbligo può essere assolto in percorsi integrati di istruzione e formazione: a) nel sistema di istruzione scolastica; b) nel sistema di formazione professionale di competenza regionale; c) nell'esercizio dell'apprendistato.
L'obbligo di cui al comma 1 si intende comunque assolto con il conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. Le competenze certificate in esito a qualsiasi segmento della formazione scolastica, professionale e dell'apprendistato costituiscono crediti», Giovanardi, «per il passaggio da un sistema all'altro».
Ho letto soltanto i primi due commi dei cinque dell'articolo 68. Gli altri commi non sono inessenziali perché riguardano l'applicazione di questi principi fondamentali.

CARLO GIOVANARDI. Quindi ci si può iscrivere a quindici anni!

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Avremmo dovuto scrivere tutto ciò nell'articolo 1, ma abbiamo ritenuto più semplice, più produttivo, più chiaro e, soprattutto, più inequivoco fare riferimento alla legge n. 144, così come abbiamo fatto per l'altra legge che viene citata nell'articolo e che potrei ugualmente leggere, ma non voglio rubare tempo ai colleghi. Ciò è quanto abbiamo fatto, non per togliere o negare qualcosa, ma per essere inequivoci e per evitare di scrivere sullo stesso argomento cose che, anche marginalmente diverse, possono indurre ad applicazioni incerte.
Per quanto riguarda poi la seconda questione posta dall'onorevole Napoli, non è superfluo ribadire il riferimento all'articolo 68 contenuto nel comma 4 dell'articolo 1 del provvedimento, perché, nell'ambito del sistema individuato nell'articolo 1, i commi 3 e 4 riguardano l'indicazione chiara dell'obbligo. In questo caso era utile ripetere che, da un lato, vi è un obbligo scolastico che finisce al quindicesimo anno, ma, dall'altro, vi è l'obbligo di frequenza di attività formative - che si esplicano nei modi e nei termini previsti dall'articolo 68 della legge n. 144, che ho ricordato poco fa - che arriva fino al diciottesimo anno di età, che rende anche un po' stucchevoli tutte le polemiche sull'aumento a sedici, diciassette o diciotto anni dell'obbligo, perché ciò è già realizzato in leggi approvate da questo Parlamento e da questa Camera.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Voglino 1.73, accettato dalla Commissione e dal Governo.

(Segue la votazione).

Prego i colleghi di votare ciascuno dal proprio banco.

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).

(Presenti 323
Votanti 322
Astenuti 1
Maggioranza 162
Hanno votato sì 201
Hanno votato no ....121).

Colleghi, sospendo brevemente la seduta, che riprenderà con immediate votazioni.

La seduta, sospesa alle 18,20, è ripresa alle 18,35.

PRESIDENTE. Avverto che a seguito della precedente votazione, risultano preclusi gli emendamenti Bianchi Clerici 1.45, Aprea 1.52, Bianchi Clerici 1.46 e 1.47.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.54.


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Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sestini. Ne ha facoltà.

GRAZIA SESTINI. Con l'emendamento in votazione chiediamo che nella legge siano introdotti i contenuti, di cui essa è pesantemente deficitaria poiché afferma che si va a scuola per imparare, ma per imparare cosa? L'emendamento fa riferimento a quattro elementi fondamentali che altro non sono che i quattro saperi riconosciuti dall'Unesco. Innanzi tutto imparare a conoscere perché, essendo la scuola indefinita apertura alla realtà, occorre conoscere se stessi, gli altri e la realtà circostante. Sappiamo tutti che lo scopo di qualsiasi tipo di educazione è proprio quello di favorire l'apertura alla realtà e quindi la possibilità che i ragazzi vengano introdotti alla conoscenza.
Il secondo elemento è quello che consiste nell'imparare a fare. A tale riguardo faccio riferimento a quanto affermato in precedenza in relazione alla formazione professionale. «Fare» non significa, come ha dichiarato il ministro un anno fa, acquisire manualità (rispetto alla quale chi, come me, ha fatto il liceo classico rimane inevitabilmente escluso); imparare a fare significa imparare ad operare nel mondo o, con un'espressione più semplice che nessuno oggi usa più, imparare un mestiere con tutta la dignità che tale espressione ha avuto in passato e continua ad avere.
Il terzo elemento è imparare a vivere con gli altri nel rispetto di tutti. Ciò non significa imparare a socializzare ma aprirsi al confronto ed al rispetto degli altri, al rispetto delle regole della convivenza civile. A nessuno sfugge che tutto questo si impara attraverso lo studio di alcune discipline specifiche, tra l'altro pesantemente mortificate negli ultimi anni. Faccio, per esempio, riferimento all'insegnamento della storia che un provvedimento del ministro ha ridotto nell'ultimo anno delle superiori (e cioè per gli studenti più adulti e più consapevoli) alla storia del solo novecento, mortificando così lo studio dei secoli precedenti che è stato raggruppato in modo non rispettoso della storiografia ed impedendo l'apprendimento della convivenza e delle tradizioni.
Infine, l'ultimo elemento è quello relativo all'imparare ad essere perché all'interno della scuola noi vogliamo innanzi tutto formare delle persone.
L'emendamento in votazione è per noi fondamentale perché finalmente costringe a dichiarare quale sia l'obiettivo degli insegnamenti scolastici. Come abbiamo già avuto modo di osservare, la riforma dei cicli è uno scatolone vuoto perché non chiarisce i motivi per cui si va a scuola. Dobbiamo avere il coraggio di dare agli insegnanti, alle famiglie e ai ragazzi più grandi degli istituti secondari obiettivi precisi dichiarando quali responsabilità intendiamo assumerci riguardo al sistema scolastico ed educativo (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

LAMBERTO RIVA. Chiedo di parlare per una precisazione.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LAMBERTO RIVA. Volevo far presente che nella precedente votazione sull'emendamento Voglino 1.73 erroneamente ho votato contro, mentre era mia intenzione votare a favore.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Voglino. Ne ha facoltà.

VITTORIO VOGLINO. Signor Presidente, mi ritrovo con le osservazioni di natura culturale e pedagogica espresse dalla collega Sestini; tuttavia mi sembra opportuno sottolineare che quella in esame è una legge quadro che, in quanto tale, deve contenere tutti i tasselli, compresi quelli di carattere culturale.

Peraltro, in linea con tale idea e con tale prospettiva, nell'articolo 1 abbiamo affermato che la Repubblica assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le


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conoscenze, le capacità e le competenze. Ritengo, quindi, che abbiamo costruito una bella cornice.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acierno. Ne ha facoltà.

ALBERTO ACIERNO. Signor Presidente, vorrei riprendere l'intervento della collega di forza Italia. Sembrerebbe, infatti, che il testo al nostro esame abbia dimenticato di valorizzare quei principi che la collega ha così bene voluto sottolineare. In realtà, un'attenta lettura dell'articolato - che va sempre fatta prima di presentare emendamenti - rinvia agli articoli successivi - quando si parla del ciclo della scuola materna, di quella primaria e di quella secondaria - i principi ed i valori dell'insegnamento; ciò sempre in concorrenza con quel valore, per noi imprescindibile, della famiglia che concorre, insieme all'istituzione formativa ed educativa, a creare il soggetto umano.
Sarebbe, quindi, opportuno - condividendo le parole che ho ascoltato - che da parte della collega di forza Italia si desse un sostegno alle norme che seguono l'articolo 1: mi riferisco agli articoli 2, 3 e 4, che sanciscono i principi sottolineati e precisati dalla collega nell'emendamento al nostro esame.
Pertanto, sostituendomi al relatore - senza alcuna presunzione - ritengo che sarebbe opportuno ritirare l'emendamento Aprea 1.54, in quanto il suo contenuto già fa parte del testo al nostro esame.

GRAZIA SESTINI. Chiedo di parlare per replicare all'onorevole Acierno.

PRESIDENTE. No, onorevole Sestini, lei ha già parlato. Non vi è possibilità di replica.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Capitelli. Ne ha facoltà.

PIERA CAPITELLI. Signor Presidente, intervengo per associarmi all'invito al ritiro formulato dal collega Acierno. L'onorevole Voglino ha giustamente osservato che una legge-quadro è una legge che fornisce una cornice e non deve delineare obiettivi, quali quelli relativi ai contenuti di cui si è parlato; la legge-quadro deve indicare soltanto le finalità.
Credo che nessuno dei legislatori che ci hanno preceduto abbia mai fatto confusione tra obiettivi e finalità. Una legge-quadro deve indicare le finalità della scuola; l'operazione di delineazione degli obiettivi è una operazione di delineazione del quadro culturale, pedagogico e didattico della scuola e deve essere compiuta dai programmi; la determinazione dei programmi, a sua volta, è competenza del ministro della pubblica istruzione, attraverso un'operazione che egli, ovviamente, non farà con un'unica disposizione ma che, certamente, dovrà tener conto del parere della scuola. Successivamente saranno istituite delle Commissioni e saranno svolti lavori per dare corpo ed immagine e per fornire una specificità alle finalità della scuola.
In conclusione, ritengo che dobbiamo emanare una legge-quadro e saper far intravedere quali saranno i contenuti indicando, però, solo e unicamente le finalità.
Concordo anch'io con l'onorevole Acierno, il quale ha richiamato gli articoli successivi all'articolo 1 ed in particolare l'articolo 3, che senz'altro potrà essere migliorato - al riguardo sono stati presentati alcuni emendamenti - ma con il quale si è compiuto uno sforzo nella direzione sollecitata dalla collega: quella di essere più espliciti nel far intendere e nel far capire quali saranno i contenuti senza, però, entrare nel merito; ciò in coerenza con la distinzione tra finalità ed obiettivi.

PRESIDENTE. Onorevole Aprea, accede all'invito rivoltole dall'onorevole Acierno a ritirare il suo emendamento 1.54?

VALENTINA APREA. No, signor Presidente, e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.


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VALENTINA APREA. Signor Presidente, comprendiamo l'imbarazzo della maggioranza nel dover respingere le finalità dell'Unesco; sono finalità - non sono obiettivi - presenti in tutte le riforme dei sistemi formativi europei più avanzati. Comprendo la vostra difficoltà, ma mantengo il mio emendamento 1.54.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.54, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 293
Votanti 291
Astenuti 2
Maggioranza 146
Hanno votato sì 87
Hanno votato no 204
Sono in missione 29 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.50, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 292
Votanti 291
Astenuti 1
Maggioranza 146
Hanno votato sì 88
Hanno votato no 203
Sono in missione 29 deputati)
.

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bianchi Clerici 1.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bianchi Clerici. Ne ha facoltà.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. Signor Presidente, intervengo su questo emendamento, anche se quello che davvero ci interessava era il precedente. Esso prevede che tutte le competenze relative ad attività riguardanti la formazione professionale appartengano alle regioni e che queste ultime provvedano al trasferimento di tali competenze, ovviamente con le necessarie risorse, alle province, le quali avranno quindi il compito di organizzare corsi calibrati sulla realtà economico-sociale del territorio di riferimento. Si tratta di una questione alla quale siamo sempre molto attenti, anche se, a quanto pare, con scarsi risultati, considerato che questi emendamenti vengono regolarmente bocciati: tuttavia riproponiamo la questione anche in questa occasione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA. Signor Presidente, nel preannunciare il nostro voto favorevole sull'emendamento Bianchi Clerici 1.49, colgo l'occasione per anticipare anche l'illustrazione del mio emendamento 1.53, il quale ribadisce il concetto secondo cui l'istruzione professionale deve tornare ad essere, rispettando il dettato costituzionale, di competenza regionale. In più, tale emendamento introduce - secondo cavallo di battaglia di forza Italia - la possibilità di ottemperare all'obbligo scolastico seguendo questa formazione professionale regionale. Assisteremo anche all'approvazione di emendamenti concordati tra le province di Trento e di Bolzano ed il Governo i quali consentiranno a tali province di proseguire nell'integrazione dei due sistemi, quello scolastico e quello della formazione professionale. Ciò ovviamente ci vede favorevoli, però avremmo voluto che tale salto di qualità fosse compiuto dal sistema dell'istruzione nazionale. Tra l'altro, il concetto di formazione


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professionale statale non esiste nella Costituzione, non esiste nei paesi economicamente più avanzati e, soprattutto, non è aderente a quella cultura del lavoro che la sinistra dice di voler difendere e sostenere con tutta una serie di interventi, ma che in realtà poi lascia sempre sull'uscio. Quando, infatti, si impedisce ai ragazzi di accedere ad una formazione prima del fatidico quindicesimo anno d'età, di fatto si impoverisce la formazione professionale e si dimostra di non volere una vera cultura del lavoro, che certamente non dev'essere più intesa né come addestramento né come avvio precoce al lavoro. Questo non lo vuole nessuno, lo sanno bene coloro che si occupano della formazione professionale, che preparano per le qualifiche professionali riconosciute a livello europeo, con corsi che hanno una durata addirittura triennale o quadriennale. Il problema che noi poniamo alla maggioranza e che non è risolto dal testo che il Governo evidentemente sostiene è proprio questo: ci rendiamo conto che lasciando tutti gli studenti nei licei, sia pure riformati, fino a quindici anni, cioè fino alla fine del biennio, andremo a mortificare la formazione professionale? Di fatto, poiché ci sono qualifiche annuali o biennali, dopo i licei si seguirà solo un anno, al massimo due, di formazione professionale vera e propria, dopo di che questi giovani entreranno nel mondo del lavoro. In realtà, sappiamo che potrebbe accadere il contrario, ossia che questi ragazzi non concludano tutto il percorso scolastico. Potrebbe accadere, infatti, che questi ragazzi non concludano il percorso scolastico, arrivino al quindicesimo anno d'età senza aver frequentato i nove anni obbligatori e siano costretti a ripiegare sul canale della formazione professionale che diventa, ancora una volta, un canale residuale, un canale per il drop out, che non contribuisce, in tal modo, ad elevare il livello qualitativo della manodopera specializzata nel nostro paese. Questo è quello che vuole la sinistra?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Lenti. Ne ha facoltà.

MARIA LENTI. Signor Presidente, vorrei anch'io intervenire su tale argomento. Avevo già denunciato la pericolosità della questione in sede di discussione generale sul provvedimento.
In primo luogo, vorrei far notare che in tal modo si verificheranno differenze tra gli enti locali e, pertanto, tra gli studenti delle diverse realtà italiane: ciò potrebbe essere oggetto di una censura per illegittimità costituzionale nel momento in cui lo Stato non riuscirà ad assicurare la medesima istruzione a tutti i cittadini. Il timore è che la formazione professionale e l'apprendistato, considerate le ragioni alle quali ho accennato in precedenza, finiranno per raccogliere il disagio economico e psicologico dei ragazzi. Che scuola è quella che non riesce a valutare e a porre fine a tale disagio e si adegua ad esso, indirizzando i giovani verso i canali lavorativi?
Cosa propone rifondazione comunista? Pensa che i ragazzi debbano rimanere a bivaccare sui banchi di scuola pur non avendone voglia? In primo luogo pensiamo di realizzare una scuola diversa e ritiene che la formazione professionale, come ho già detto, si debba svolgere all'interno delle strutture scolastiche. Le scuole devono essere dotate di laboratori attrezzati con tecnologie adeguate in modo da far conoscere agli studenti gli strumenti di lavoro senza essere ad essi sottomessi, come accadrebbe all'interno di una fabbrica o presso centri specializzati nella formazione professionale. I ragazzi devono uscire da scuola avendo le conoscenze tecnologiche che consentano loro di svolgere un lavoro ed essendo altresì capaci di scegliere un lavoro e di innovarlo e non solamente di eseguirlo.
Ministro Berlinguer, sottosegretario Masini, colleghe e colleghi, credo che in tal modo verrebbero creati posti di lavoro perché le intelligenze esterne entrerebbero nella scuola conferendo ai ragazzi la capacità di innovare il mondo del lavoro.


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Chiediamo, pertanto, una scuola uguale per tutti ed un lavoro al quale i nuovi lavoratori diano un contributo attivo: questa è la proposta avanzata da rifondazione comunista. Capisco che tutto ciò abbia un costo in termini finanziari e capisco altresì per quale motivo il provvedimento al nostro esame non preveda una norma di copertura e sia a costo zero: esso affida i giovani a strutture che non appartengono alla scuola (Applausi dei deputati del gruppo misto-rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 309
Maggioranza 155
Hanno votato sì 100
Hanno votato no 209
Sono in missione 29 deputati)
.

Chiedo all'onorevole Bianchi Clerici se accetti la proposta di ritiro del suo emendamento 1.51 formulata dal relatore.

GIOVANNA BIANCHI CLERICI. No, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bianchi Clerici 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti 308
Votanti 307
Astenuti 1
Maggioranza 154
Hanno votato sì 98
Hanno votato no 209
Sono in missione 29 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 308
Maggioranza 155
Hanno votato sì 98
Hanno votato no 210
Sono in missione 29 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giovanardi 1.10, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 310
Maggioranza 156
Hanno votato sì 101
Hanno votato no 209
Sono in missione 29 deputati)
.

Constato l'assenza dei presentatori degli emendamenti Volontè 1.2 e 1.3: si intende non insistano per la votazione.
Passiamo all'emendamento Acierno 1.4, sul quale vi è un invito al ritiro.


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ALBERTO ACIERNO. Presidente, accolgo l'invito a ritirare il mio emendamento 1.4 anche perché la problematica in esso contenuta è stata per così dire risolta dall'emendamento Voglino 1.73, che ho sottoscritto.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Aprea 1.59.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Aprea. Ne ha facoltà.

VALENTINA APREA. Con questo emendamento si comincia ad entrare nel vivo della riforma...

PRESIDENTE. Pensavo che c'eravamo già!

VALENTINA APREA. Siamo ancora lontani dal cuore della riforma, adesso entriamo nel vivo! Finora infatti abbiamo discusso di principi e di finalità generali. Con questo emendamento si cominciano ad affrontare le disposizioni relative agli anni di istruzione obbligatoria, e quindi alla durata dell'obbligo scolastico.
Abbiamo presentato una «batteria» di emendamenti. Con l'emendamento 1.59, ora in esame, si prevede un diritto allo studio di dieci anni: dal sesto anno di età fino al sedicesimo; con il successivo emendamento 1.58 è prevista invece una istruzione obbligatoria dal sesto anno di età fino al quindicesimo. Dunque, con questi due emendamenti riproponiamo l'opzione tra la scuola secondaria e l'istruzione professionale accreditata.
So di essere anche noiosa nel dire queste cose però a questo punto occorre dire chiaramente quale è la situazione perché altrimenti sembra soltanto che forza Italia abbia il pallino della formazione professionale e che vi sia una contrapposizione ideologica. Le cose invece non stanno così.
Credo che i colleghi e lo stesso ministro Berlinguer abbiano letto i giornali che hanno dedicato intere pagine non solo alla ripresa dell'anno scolastico ma anche ad una ricerca fatta dall'Eurispes, i cui risultati sicuramente non ci fanno onore. Ecco alcuni titoli comparsi sulla stampa: «Scuola arretrata sforna disoccupati»; «Scuola: troppi si perdono per strada»...

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. Comincia a cambiare!

VALENTINA APREA. «Italiano il record dei diplomati senza lavoro».

PRESIDENTE. Il collega Soave la invita a leggere il titolo per intero.

VALENTINA APREA. Attenzione, l'unico cambiamento, collega Soave, è relativo all'iscrizione giuridica di quanti sono stati formalmente obbligati ad iscriversi. C'è quindi un aumento dei numeri rispetto a quello degli iscritti alle scuole secondarie! Ma qui il problema è di qualità del servizio, degli studi e della formazione. Ed allora, se le cose stanno così, abbiamo davvero perso cinquant'anni! Rispetto alle riforme introdotte dai paesi europei, noi abbiamo perso certamente dieci o venti anni. Infatti, con riferimento ai vecchi sistemi formativi e a quelli che erano gli impianti classici dell'istruzione in Europa e nel mondo, molti paesi hanno già rivisto i propri sistemi, hanno rafforzato in tutti i modi il canale della formazione professionale ed hanno aumentato la durata dell'obbligo.
Non è un falso problema perché siete stati voi l'anno scorso, cari amici della maggioranza, a voler inserire l'inciso che gli anni di obbligo sarebbero passati da nove a dieci. Noi ve lo avevamo anche detto che non si poteva fare una legge a futura memoria senza conoscere bene il contenuto di questa riforma dei cicli; avete insistito e adesso dovete rimangiarvi quello che avete approvato, lasciando così questo discorso appeso ad un filo.
Consideriamo la durata: poco importa che vi sia stata l'approvazione dell'obbligo formativo per il conseguimento di un diploma o di una qualifica professionale. Qui stiamo parlando del corso di studi e della qualità degli studi: siamo fermi a nove anni e saremo indietro rispetto agli altri paesi europei.


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Lo studio più recente - ricevuto tra l'altro dai colleghi - della Commissione europea ci indica gli anni dell'obbligo scolastico: nove anni sono previsti solo in Danimarca, in Portogallo e in Svezia. Non mi sembra, Presidente, che questi siano i nostri diretti partner europei e neppure i concorrenti. Se consideriamo i partner europei e i concorrenti, quindi USA, Germania, Francia, Paesi Bassi, Inghilterra, Irlanda del Nord e Spagna, ci accorgeremo che questi anni sono molti di più! Non solo, ma in tutti questi paesi vi è l'alternanza tra scuola e lavoro, un sistema duale piuttosto che una formazione professionale. Ad esempio, in Francia - intendo fare l'esempio perché tornerò su questo aspetto - già a partire dal secondo anno del ciclo centrale che corrisponde più o meno alla scuola media, gli studenti possono optare per l'indirizzo generale o tecnologico.

SERGIO SOAVE, Relatore per la maggioranza. A quindici anni!

VALENTINA APREA. Per non parlare poi...

PRESIDENTE. Onorevole Aprea, deve concludere.

VALENTINA APREA. Per non parlare poi di tutti i dati dell'Isfol e dei suggerimenti forniti. Concludo riportando dati aggiornatissimi della provincia di Milano.

PRESIDENTE. Non adesso, lo farà in un suo prossimo intervento, siamo già andati molto oltre. Grazie onorevole Aprea.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.59, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 297
Maggioranza 149
Hanno votato sì 92
Hanno votato no 205
Sono in missione 29 deputati)
.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Aprea 1.58, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 296
Maggioranza 149
Hanno votato sì 95
Hanno votato no 201
Sono in missione 29 deputati)
.

BEPPE PISANU. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BEPPE PISANU. Signor Presidente, come lei ricorderà, nella Conferenza dei presidenti di gruppo abbiamo chiesto che ci fosse concesso l'ampliamento dei tempi riservati alla discussione perché intendevamo aver modo di sviluppare compiutamente le ragioni della nostra radicale opposizione a questo provvedimento.
Siamo venuti qui in aula per svolgere questo compito naturalmente con la speranza di trovare nel Governo un minimo di attenzione, di risposta e di confronto su un provvedimento di estrema delicatezza che è destinato a dividere letteralmente il mondo della scuola. Nel dibattito finora abbiamo parlato perfettamente inascoltati; il ministro Berlinguer, che certamente è attento anche alle nostre ragioni, non ci ha degnati neppure di un cenno di risposta per le molte osservazioni che abbiamo


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fatto e per le questioni non irrilevanti che abbiamo sollevato. Francamente, non ci sembra questo il modo di affrontare un provvedimento così delicato, né di onorare l'impegno che l'opposizione sta profondendo per un confronto che vorremmo fosse proficuo nell'interesse della scuola italiana. In queste condizioni non si può pretendere dall'opposizione di continuare a battere vanamente sul muro di gomma del Governo e di stare qui in aula soltanto per far parlare i nostri deputati e consentire al «votificio» di funzionare a ritmi serratissimi. In queste condizioni, lo ripeto, il dibattito ed il confronto diventano sempre più difficoltosi e sempre più disagevole rischia di diventare la nostra partecipazione al dibattito ed al voto (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).

PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, per quanto riguarda la questione dei tempi, questi ultimi sono ben lungi dall'essersi esauriti e, qualora si esaurissero, come lei sa perché ne abbiamo parlato nella Conferenza dei presidenti di gruppo con lei e con il collega Selva, saranno rivisti.

GUSTAVO SELVA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVO SELVA. Signor Presidente, sono preoccupato che il ministro Berlinguer sia rimasto senza voce, perché, in effetti, in tutto il pomeriggio non abbiamo avuto il piacere e l'onore di ascoltarlo intervenire in merito ad alcuno degli emendamenti che l'opposizione ha presentato.
Credo che il nostro ruolo sia stato esercitato con spirito cooperativo, anche se ci opponiamo radicalmente a questo suo provvedimento. Il suo silenzio, però, è una testimonianza irriguardosa - mi lasci dirlo - nei confronti dell'opposizione. Ritengo pertanto di elevare, con grande garbo, se vuole, ma con altrettanta decisione, una protesta in ordine al nostro lavoro, che tende a migliorare, nel quadro delle possibilità ristrette che ci sono date, un provvedimento di una importanza che tutti definiamo o dovremmo definire storica.
Se allora questo è diventato il Parlamento in cui noi siamo costretti ad un soliloquio senza essere ascoltati, senza ottenere una risposta, non dico un'accettazione del nostro contributo, sono molto preoccupato per i rapporti fra maggioranza, ed opposizione e mi meraviglio, onorevole ministro, che lei che è stato parte importante e rilevante nella funzionalità di questo Parlamento, presti come membro del Governo il fianco ad una critica così decisa e determinata come quella noi ci sentiamo di rivolgere a lei, rappresentante del Governo (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).

MICHELE RALLO. Il ministro non sa che dire, non ha argomenti!

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento Napoli 1.56.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Napoli. Ne ha facoltà.

ANGELA NAPOLI. Signor Presidente, vorrei tentare un chiaro, modesto ed anche calmo ragionamento sull'aspetto che riguarda l'obbligo scolastico di formazione. Debbo premettere che mi sono per così dire rimaste nel computer le parole «o di formazione», da aggiungersi dopo le parole «L'obbligo di frequenza di attività d'istruzione». Si tratta di un mio errore, ma chiedo che venga fatta questa aggiunta.

PRESIDENTE. Faremo questa correzione.

ANGELA NAPOLI. Come dicevo, vorrei tentare di fare un ragionamento rispetto alla legge, già esistente e continuamente richiamata, sulla formazione professionale ed a quella, anch'essa già vigente, sull'innalzamento dell'obbligo scolastico (per il momento di un solo anno), nonché sul provvedimento che stiamo varando. Quest'ultimo


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eleverà l'obbligo scolastico a nove anni, il che significa che coinvolgerà i primi due anni del biennio.

Onorevole ministro, gradirei veramente che questa volta ci desse una risposta; lei sta costruendo un mosaico ma noi, sinceramente, non riusciamo a vedere né le parti che costituiscono il singolo pezzo del mosaico, né la possibilità di collegare le stesse parti. Se, infatti, il provvedimento in esame non verrà collegato alle leggi esistenti, non sapremo a che pro uniformarci ad un innalzamento della scuola dell'obbligo a nove anni. Tale innalzamento, peraltro, porta anche al discorso della formazione fino al compimento del diciottesimo anno di età; al riguardo, ho il dovere di ricordare a tutti noi che non credo che il provvedimento che stiamo per varare possa vietare che il conseguimento di una qualifica professionale avvenga prima del diciottesimo anno di età. Vogliamo o non vogliamo definire almeno ciò, ossia che l'obbligo di frequenza di attività di istruzione termina al conseguimento di una qualifica professionale?
Vorrei svolgere un ragionamento anche sul primo biennio della scuola superiore, attualmente di un anno. In base alla legge sulla formazione professionale, oggi non esiste alcuna possibilità di aderire a tale formazione se non in via sperimentale; infatti, onorevole ministro, lei ha varato un regolamento attuativo sull'innalzamento dell'obbligo scolastico (per il momento di un solo anno) prevedendo la possibilità di detta adesione soltanto a livello sperimentale. Che cosa dovranno fare gli alunni nei due anni successivi, quindi fino al raggiungimento del nono anno di frequenza?
Teniamo conto del fatto che questo provvedimento continua a nascondere sotterfugi, contiene vuoti, perché se è vero che apparentemente si limita ad accorciare di un anno l'età scolare attuale, è altrettanto vero che automaticamente distruggerà, o almeno ridurrà a soli tre anni, gli studi propedeutici a quelli universitari. In quei due anni relativi all'innalzamento, cosa faranno i giovani? Perché non consentire loro un apprendistato attraverso - chiamatelo pure in modo diverso da alleanza nazionale - l'inserimento, la predisposizione della scuola superiore al lavoro? Lo ripeto, chiamatelo pure in altro modo, tanto tutte le proposte di alleanza nazionale sono da demonizzare; per piacere, però, non demonizzate i ragazzi che attualmente rientrano nell'altissimo tasso di dispersione scolastica. Non è vero che tale dispersione potrà essere ridotta solo attraverso un discorso quantitativo, obbligando i giovani, come già avviene oggi, a frequentare un altro anno. Dobbiamo certamente aumentare gli anni dell'obbligo scolastico, ma anche garantire davvero il futuro inserimento nel mondo del lavoro.
Sui giornali di questi giorni, come ha giustamente ricordato l'onorevole Aprea, si parla finalmente - fino ad oggi, non so per quale volontà, il discorso sul riordino dei cicli era stato sottaciuto - a caratteri cubitali della rivoluzione che stiamo per decidere in Parlamento. Ma vogliamo garantire qualcosa a questi giovani? Quindi, chiedo almeno che si valuti il futuro, che si tenga conto della possibilità di dare a questi ragazzi, nel periodo dell'obbligo, un percorso che sia anche di formazione e di collegamento reale con il mondo del lavoro.

LUIGI BERLINGUER, Ministro della pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUIGI BERLINGUER, Ministro della pubblica istruzione. Vorrei prima di tutto cogliere questa occasione per fugare una possibile impressione, che mi è stata segnalata, sia pure con molto garbo - e di questo ringrazio - da due autorevoli colleghi capigruppo, cioè che l'atteggiamento del Governo, e presumo anche della maggioranza, possa essere letto come una forma di irriverenza. Se ho dato questa impressione, vi prego di scusarmi; non è sicuramente nelle intenzioni mie personali, tanto meno del Governo.
Tuttavia, poiché vi è stata questa gentile per quanto ferma sollecitazione, penso


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sia opportuno che intervenga per esprimere, cogliendo l'occasione di questo emendamento, un'opinione generale. Del resto, sono intervenuto dopo la discussione generale, in sede di replica, prima della pausa estiva, persino richiamato dalla Presidenza per l'eccessiva durata del mio intervento; quindi, non credo di essere tacciabile di stringatezza, anzi, se ho un difetto è quello della logorrea e vi chiedo scusa per questa interpretazione.
L'emendamento di cui si parla prevede che: «L'obbligo di frequenza di attività di istruzione inizia al sesto anno e termina al diciottesimo anno di età o al conseguimento di una qualifica professionale». Il mio desiderio è quello di dimostrare la natura pleonastica, sia pure dietro una lodevolissima intenzione, di questo emendamento e pertanto la necessità che di fronte ad un pleonasmo si proceda, per evitare ridondanze, mantenendo il testo della legge.
Quanto è scritto nell'emendamento è già scritto in una legge dello Stato, la n. 144, che sarebbe pleonastico ripetere. Già il relatore ha dimostrato come non sia opportuno che dentro il testo attuale si riprendano - in forma, come dicevano i giuristi medioevali, tralaticia - testi già esistenti, perché altrimenti, oltre ad avere troppe leggi nel nostro ordinamento, avremmo l'aggravante che queste leggi vengono anche ripetute. Quindi, è opportuno che il Parlamento proceda con stringatezza in proposito. Il secondo comma dell'articolo 68 della legge n. 144 dice che l'obbligo di cui al primo comma si intende comunque assolto con il conseguimento di un diploma di scuola secondaria o di qualifica professionale. Il testo è già recepito, addirittura in una solenne ed importante legge dello Stato. Ecco la natura pleonastica.
Poiché sono state formulate osservazioni di carattere più generale, non voglio tuttavia esimermi dall'affrontare questo discorso. Il Governo, mi pare in sintonia con il relatore, ha rilevato che molti degli emendamenti qui presentati avessero natura analoga e che quindi così si dovesse procedere. Bene, tuttavia, anche nei confronti del ragionamento, che qui è stato avanzato e che ha avuto già una risposta dal relatore, circa la difficoltà di combinare il disposto di più leggi, abbiamo risposto più volte in quest'aula che l'indirizzo del Governo è stato quello di non scegliere l'idea di fare un'unica riforma della scuola che contenesse tutto e composta di centinaia, non decine, di articoli, perché questo non è più il modo moderno di legiferare. Quel modo era possibile in regimi autoritari, attraverso i testi unici emanati per decreto-legge, non per elaborazione legislativa, oppure attraverso un lavoro di forte delega, che poi si ricomponesse in una legge completamente organica ad opera del Governo - come avviene per i codici, per esempio - e non ad opera del Parlamento. La natura del Parlamento moderno presuppone la necessità del ricorso a leggi agili e stringate perché altrimenti la fatica di un'opera legislativa così minuta, che spesso sbanda nella legge-regolamento, ha questo rischio. È stata fatta una scelta, anche di tecnica legislativa; può essere contestata, però non si può contestare la legittimità di una scelta rispetto ad un'altra, anche da un punto di vista di cultura normativa.
Per quel che riguarda l'obbligo formativo, vi è un'apposita norma contenuta nella legge n. 144, e nel disegno di legge che stiamo discutendo, che riguarda l'intero sistema di istruzione. Occorre tener presente che la formazione è parte immediatamente contigua all'istruzione e tuttavia allocata in una sedes materiae che giuridicamente e legislativamente è definita altrove. Si opera in sede ermeneutica ed interpretativa attraverso la combinazione dei disposti. Questo è, del resto, acquisito alla cultura giuridica e legislativa come uno dei punti di sofisticazione e di qualità dell'intervento che si vuole predisporre.
Quanto poi alla sordità della maggioranza e del Governo rispetto alle sollecitazioni dell'opposizione, non si può non rilevare che l'iter di questo disegno di legge di cui oggi noi stiamo celebrando la parte finale qui, solennemente, in aula, si collega ad un dibattito che si svolge da


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una trentina d'anni, comunque, in questa legislatura, dal luglio 1997, quindi da più di due anni. Esso ha avuto un approfonditissimo esame, prima in Commissione, poi in Comitato ristretto e, successivamente, un secondo passaggio in Commissione. Il testo è stato cambiato ripetute volte. Resta una traccia della struttura, dell'architettura e dell'ispirazione dell'originario testo del Governo, ma la Commissione si è esercitata in un lavoro paziente, lungo, persino di cesello, non soltanto di revisione dell'architettura, ma persino di stringatezza perché ha ridotto anche la mole dell'originario testo del Governo. Moltissime idee emendatrici dell'opposizione si ritrovano nel testo perché è stata la maggioranza a recepirle, spesso non sotto forma di modifiche formali, ma recependone l'ispirazione e trascrivendole nel testo che qui viene presentato. Non si può, a mio parere, parlare di sordità, nei confronti di sollecitazioni importanti, di fronte a un tal numero di stesure: se gli storici del diritto domani volessero farne una collazione, avrebbero qualche difficoltà per la mole delle stesse.
Laddove invece l'opposizione, come giustamente rivendica, ripropone i tre cicli o comunque una visione alternativa, è evidente che non di pleonasmo si tratta, ma di una concezione diversa ed è legittimo che nella libera dialettica parlamentare la maggioranza vada avanti, in questo caso sui cicli, e l'opposizione continui a riproporre il suo modello.
Credo che sia giusto approfittare anche di questa occasione per ribadire l'opinione del Governo e, mi pare di capire, della maggioranza, circa la validità di questo impianto. Se nel corso della discussione successiva, verranno sollecitazioni che, dentro il disegno e l'architettura del testo, possano rappresentare elementi di qualità, il Governo, e ritengo la maggioranza, non saranno assolutamente insensibili. È lungi da noi, e desideriamo fugare qualunque impressione in tal senso, assumere un atteggiamento di irriverenza nei confronti del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi dei democratici di sinistra-l'Ulivo e dei popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Napoli 1.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera non è in numero legale per quattro deputati.
Pertanto, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del regolamento, rinvio la seduta di un'ora.

La seduta, sospesa alle 19,25, è ripresa alle 20,25.

PRESIDENTE. Dovremmo ora nuovamente procedere alla votazione dell'emendamento Napoli 1.56, nella quale in precedenza è mancato il numero legale; tuttavia, apprezzate le circostanze, rinvio la votazione ed il seguito del dibattito ad altra seduta.

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