Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 581 del 14/9/1999
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(Accordo tra la Banca di Roma ed il Monte dei Paschi di Siena)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Gasparri n. 3-03826 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 2).
Il sottosegretario di Stato per le finanze ha facoltà di rispondere.

FERDINANDO DE FRANCISCIS, Sottosegretario di Stato per le finanze. Con l'interrogazione n. 3-03826, presentata dall'onorevole Maurizio Gasparri, si pongono quesiti in ordine all'eventuale acquisizione della Banca di Roma da parte del Monte dei Paschi di Siena. In particolare, l'interrogante chiede se l'operazione di concentrazione tra i due istituti bancari contrasti con i contenuti del decreto legislativo emanato sulla base della legge n. 461 del 1998, concernente il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria.
Al riguardo, la Banca d'Italia, in relazione ai profili autorizzativi di propria competenza, ha comunicato che attualmente non è stata presentata alcuna istanza diretta a realizzare la detta operazione di acquisizione.
Va precisato che all'atto della presentazione di un'eventuale istanza in proposito saranno valutati gli aspetti evidenziati nell'interrogazione in questione. In linea generale, qualora dovesse ricorrere l'applicazione dell'articolo 6, comma 4, del decreto legislativo n. 153 del 17 maggio 1999, va ricordato che la predetta norma stabilisce che «le fondazioni non possono acquisire nuove partecipazioni di controllo in società diverse da quelle di cui al comma 1, né conservare le partecipazioni di controllo già detenute nelle società stesse, fatta salva l'applicazione della disposizione di cui all'articolo 25». Ai sensi del comma 1, «le fondazioni possono detenere partecipazioni di controllo solamente in enti e società che abbiano per oggetto esclusivo l'esercizio di imprese strumentali», intendendosi per imprese strumentali, ai sensi del già citato articolo 1, comma 1, lettera b), «l'impresa esercitata dalla fondazione o da una società di cui la fondazione detiene il controllo, operante in via esclusiva per la diretta realizzazione degli scopi statutari perseguiti dalla fondazione nei settori rilevanti».


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PRESIDENTE. L'onorevole Gasparri ha facoltà di replicare.

MAURIZIO GASPARRI. Nelle tribune non è presente alcuno e non so se i cittadini in qualche modo potranno conoscere risposte di questo genere, che sono quelle che allontanano la gente normale dalla politica. Ovviamente, il sottosegretario leggeva un foglio che gli è stato fornito dagli uffici, ma credo che questa risposta potrebbe essere allegata al prossimo numero della Settimana enigmistica, affinché qualche decriptatore possa capire che cosa significa.
Il problema che ho posto - peraltro in data 19 maggio - e che, per la verità ha trovato una risposta, era se il Monte dei Paschi di Siena dovesse - come dire - acquisire il controllo della Banca di Roma. La Banca di Roma è al centro di numerose trattative; si è parlato di fusioni e, in questi giorni, di un accordo con la COMIT o con la Banca Intesa. Tra le ipotesi ventilate vi è quella dell'acquisizione da parte del Monte dei Paschi di Siena. Allo stato, la notizia non ha preso corpo e la risposta del sottosegretario la esclude, fatta salva la spiegazione enigmistica sul ruolo delle fondazioni ai sensi della normativa citata, che studierò puntualmente per capire il contenuto reale di questo scioglilingua.
Il problema di fondo della mia interrogazione non riguardava soltanto la possibilità di acquisizione della Banca di Roma da parte del Monte dei Paschi di Siena, ma anche quali siano gli indirizzi del Governo. La situazione del Monte dei Paschi di Siena è assolutamente anomala. L'attuale ministro del tesoro, che è tornato sul «luogo del delitto», ha varato norme, da lui stesso sconfessate, che hanno creato le fondazioni; tali fondazioni, poi, si sono rilevate strumenti impropri. È stata approvata una legge, che noi abbiamo contestato per molti aspetti, che punta ad un esproprio di tutte le fondazioni, comprese quelle, come nel caso della Banca di Roma, che non dovrebbero essere espropriate o costrette a vendere perché hanno una storia ed una configurazione privatistica molto chiara.
Il problema politico, però, è utilizzare o meno il Monte dei Paschi di Siena come leva politica per acquisire fette di credito. Mentre si parla molto di privatizzazioni e di revisione delle norme sulle fondazioni, lo scopo delle mie osservazioni è registrare ancora una volta l'anomalia del Monte dei Paschi di Siena, caro rappresentante del Governo. Ci troviamo in un mondo in cui si dovrebbe privatizzare tutto, anche se vi è un'inversione di tendenza; come da più parti si dice, l'ENEL sta diventando la nuova IRI, comprando televisioni, acquedotti, di tutto, mentre dovrebbe essere privatizzata e comunque orientata verso attività elettriche e non verso altri settori come quelli telefonico e dell'acqua. Allo stato attuale, il Monte dei Paschi di Siena si trova nella condizione singolare per la quale i suoi amministratori vengono nominati dagli enti locali di Siena; so che in questa città tale argomento viene utilizzato contro di noi dicendosi che vogliamo espropriare la città della banca. Noi non vogliamo recidere il vincolo esistente tra la città di Siena e la banca, ma tutti sanno che il Monte dei Paschi di Siena è una realtà planetaria, che opera in tutto il mondo; ebbene, far sì che gli amministratori vengano nominati dal comune e dalla provincia di Siena, monopolizzati per ragioni elettorali da un determinato partito, è ridicolo.
Credo vi siano operazioni politiche che utilizzano la leva del Monte dei Paschi di Siena per rafforzare un certo settore politico, la sinistra, tant'è vero che, come riportato nella mia interrogazione, il sindaco di Roma Rutelli, legato al carro della sinistra, mentre insorse con interviste su Il Messaggero, quotidiano controllato da Caltagirone - noto costruttore e «palazzinaro» romano, adesso editore di un giornale molto spesso asservito agli interessi del sindaco di questa città -, contro la possibilità di acquisizione da parte della COMIT, dicendo che in tal modo i milanesi avrebbero comprato la Banca di Roma - argomentazione giusta e molto sentita -, non fece la stessa cosa - e con


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lui il citato quotidiano - quando si paventò l'intervento del Monte dei Paschi di Siena, eppure si tratta di una banca di Siena e non di Roma. O si vuole difendere, ammesso che ciò abbia senso in un mercato globale, la centralità di una determinata istituzione bancaria (la Banca di Roma) nel suo territorio nei confronti di tutti, oppure non lo si può fare contro la COMIT e non contro il Monte dei Paschi di Siena.
Dalla data di presentazione della mia interrogazione la vicenda ha subito una battuta d'arresto, probabilmente anche per le discussioni sorte dopo che noi abbiamo sollevato pubblicamente il problema, provocando una certa attenzione da parte della stampa, della Banca d'Italia e, mi auguro, anche delle autorità di Governo; le puntuali precisazioni in ordine ai poteri delle fondazioni sono probabilmente anche un viatico per comprendere meglio quale sarà il futuro.
Noi ci auguriamo che il Governo, nell'ambito di una politica di privatizzazioni a tutto tondo, si ricordi dell'anomalia del Monte dei Paschi di Siena. Abbiamo approvato una legge, ricordata poc'anzi, che di fatto - vedi il caso della fondazione delle casse di risparmio di Roma, azionista importante della Banca di Roma - prevede una vera e propria espropriazione forzata, una costrizione alla vendita, mentre per il Monte dei Paschi di Siena il sindaco di questa città, Piccini, un signore paradossalmente dipendente di detta banca, decide sulle nomine; si tratta, quindi, di una sorta di azionista anomalo. Siccome, poi, la provincia e il comune di Siena fanno riferimento al partito del Presidente del Consiglio, questi ha a disposizione una banca senza dover rischiare nulla, tant'è vero che il partito del Presidente del Consiglio ha concentrato i suoi ingentissimi debiti nel Monte dei Paschi di Siena perché, nominandone gli amministratori, di fronte alla richiesta di pagare i ratei dei debiti accumulati, può sempre minacciare la revoca degli amministratori.
Volevamo partire dal caso della Banca di Roma per ricordare l'anomalia partitocratica del Monte dei Paschi di Siena, che ancora oggi è egemonizzato da un partito politico. Su tale vicenda, il Ministero del tesoro dovrebbe puntare un bel faro per chiarire il ruolo di questa banca.

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