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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni.
PRESIDENTE. Cominciamo con l'interpellanza Manzione n. 2-01574 e le interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-03640, Selva n. 3-04193 e Olivieri n. 3-04188 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, l'oggetto dell'interpellanza che dà il via alle «ostilità» dopo la pausa estiva è il cambio delle valute appartenenti all'area dell'euro. Come tutti sappiamo, pur non essendovi una normativa precisa, i regolamenti dell'Unione europea prevedono l'obbligo di applicare tassi fissi di conversione, essendo di fatto cessato quello che veniva comunemente definito come rischio di cambio. A fronte di questa disposizione contenuta nei regolamenti che richiamavo, dobbiamo invece registrare che le banche italiane pretendono ed ottengono per il cambio commissioni che vanno dall'1 al 2 per cento, per quanto risulta all'interpellante.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le finanze ha facoltà di rispondere.
FERDINANDO DE FRANCISCIS, Sottosegretario di Stato per le finanze. Signor Presidente, con l'interpellanza Manzione n. 2-01574 e le interrogazioni Delmastro Delle Vedove n. 3-03640, Selva n. 3-04193 e Olivieri n. 3-04188 sono stati posti quesiti relativi all'addebito, da parte delle banche, di spese di transazione per l'accredito in lire di pagamenti effettuati in euro per il cambio delle valute dei paesi dell'area dell'euro, nonché all'operato della Banca d'Italia quale autorità garante della concorrenza nel settore bancario.
In ordine alla presunta politica protezionistica svolta dalla Banca d'Italia nei confronti delle banche non sanzionando comportamenti scorretti e vessatori rispetto ai diritti dei clienti si rappresenta che la Banca d'Italia ha avviato, in qualità di autorità garante della concorrenza nel mercato bancario, un'istruttoria in ordine all'indicazione fornita dall'ABI alle proprie associate, nella quale si prevede un ammontare fisso ed una commissione variabile nel cambio delle valute appartenenti all'area dell'euro. Tale istruttoria è stata avviata ai sensi dell'articolo 2 e dell'articolo 14 della legge n. 287 del 1990 per presunta infrazione del medesimo articolo 2 il quale vieta le intese fra imprese che possano impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza nel mercato nazionale o, in una sua parte rilevante, anche attraverso attività consistenti nel fissare direttamente o indirettamente i prezzi.
PRESIDENTE. L'onorevole Manzione ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n. 2-01574.
ROBERTO MANZIONE. Signor Presidente, la mia appartenenza alla maggioranza ed il fatto che il sottosegretario De Franciscis appartenga alla mia componente politica dovrebbero portarmi ad affermare che l'interpellante si ritiene soddisfatto. Tuttavia, voglio continuare a difendere gli interessi che rappresento, che non sono di natura politica, ma riguardano le persone interessate da questo problema: pertanto, non mi dichiaro assolutamente soddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario. Non mi posso, ripeto, dichiarare soddisfatto nella misura in cui la Banca d'Italia, da una parte, ribadisce di essere in linea con quelle che sono le disposizioni comunitarie, e, dall'altra parte, l'infrazione contestata e l'ispezione avviata confermano che questo sistema, da me definito di illegalità diffusa, in qualche modo esiste.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-03640.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole Presidente, onorevole sottosegretario, se l'onorevole Manzione, uomo, diciamo così, appartenente alla maggioranza e particolarmente legato all'onorevole sottosegretario che stamane ci ha risposto, non può dichiararsi soddisfatto, e l'ha detto con grande onestà intellettuale, ancor meno soddisfatto posso dichiararmi io.
deriva da una posizione di assoluta disparità e assenza di par condicio tra un istituto di credito e un suo utente.
PRESIDENTE. L'onorevole Carlo Pace, cofirmatario dell'interrogazione Selva n. 3-04193, ha facoltà di replicare.
CARLO PACE. In qualità di cofirmatario dell'interrogazione Selva n. 3-04193, dichiarandomi non pienamente soddisfatto anzi piuttosto insoddisfatto della risposta, vorrei fare qualche osservazione.
La questione è particolarmente preoccupante se teniamo conto che il sistema tributario italiano è il responsabile primario dell'inefficienza e dell'onerosità dei servizi bancari in Italia che penalizzano fortemente il sistema bancario. Basti pensare a quanto avviene per i crediti che non sono onorati, cioè per le perdite derivanti dai crediti, sulle quali il fisco italiano fa pagare ugualmente l'IRPEG fino al momento in cui le perdite non siano registrate, non nel bilancio civilistico perché ciò avviene subito, ma a seguito di cessione del credito o di sua svalutazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Olivieri ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-04188.
LUIGI OLIVIERI. Con il mio atto di sindacato ispettivo si chiede di avere una risposta da parte del Governo in merito alla situazione venutasi a creare per quanto riguarda una serie di commissioni di carattere bancario, con percentuali che riteniamo fuori dall'ordinario, praticate da alcuni istituti di credito. Si tratta soprattutto delle commissioni praticate che, ad avviso nostro o quantomeno mio, non rientrano nelle consuetudini bancarie; anzi, vi è un aggravio in capo al soggetto con il quale vi è un contratto di mutuo che non trova alcuna giustificazione. È per questo motivo che abbiamo sollevato la questione all'attenzione del Ministero del tesoro.
Questa interpellanza e queste interrogazioni, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
L'onorevole Manzione ha facoltà di svolgere la sua interpellanza.
Tale violazione dei regolamenti comunitari, che provoca una caduta di credibilità complessiva per i nostri istituti bancari e gravi danni sia per i lavoratori frontalieri sia per i nostri commercianti delle aree di confine, pare sia stata avallata da un'indicazione formale trasmessa dall'ABI alle banche associate, indicazione con la quale si prevede un ammontare fisso ed una commissione variabile nel cambio delle valute appartenenti all'area dell'euro. Se questo è il confine oggettivo entro il quale ci muoviamo, più che un sospetto esiste una certezza ormai acclarata che questo quadro anomalo, che potremmo altresì definire di diffusa illegalità nel momento in cui si continua a pretendere una commissione talmente rilevante - pari all'incirca al 2 per cento - per il cambio delle banconote appartenenti all'area dell'euro, sia frutto di una illecita intesa fra le banche.
A tale riguardo vorremmo sapere cosa intenda fare il Governo e quali provvedimenti intenda assumere.
Al riguardo, sentita la Banca d'Italia, si rappresenta che la questione del cambio delle valute appartenenti all'area dell'euro è ancora dibattuta in quanto i regolamenti dell'Unione europea in materia si limitano a prevedere l'obbligo di applicare i tassi fissi di conversione. Le altre condizioni sono, quindi, in linea di principio, lasciate all'autonomia della determinazione delle banche. È comunque previsto che le eventuali commissioni, se motivate da elementi diversi dal cessato rischio di cambio, siano pubblicizzate ed applicate separatamente dal tasso di cambio fisso.
La Commissione europea è intervenuta in data 23 aprile 1998 relativamente alle operazioni su conti bancari raccomandando alle banche la conversione senza spese da una valuta nazionale all'euro o viceversa dei pagamenti ricevuti. In merito al cambio delle banconote si precisa che la Banca d'Italia effettua il cambio in lire delle banconote degli altri paesi dell'area dell'euro in ottemperanza alla specifica disposizione dello statuto della SEBC (sistema europeo delle banche centrali) rivolta alle banche centrali dell'area.
Probabilmente sarebbe legittimo pretendere che non ci si fermi ad una mera ricognizione di un fenomeno che non possiamo assolutamente avallare ma che si prenda lo spunto dall'interpellanza e dalle interrogazioni presentate sull'argomento per avviare un tentativo di risolvere il problema in maniera più concreta ed efficace.
Per tali motivi non posso che ribadire la mia insoddisfazione.
Anzitutto non credo che gli uffici del ministero competente abbiano predisposto una risposta pertinente alla mia interrogazione, in cui ho fatto riferimento ad una attività ispettiva già svolta da parte degli organismi europei a carico di banche di diversi paesi, tra cui quelle italiane. Avendo chiesto al ministero competente di accertare il fondamento delle contestazioni mosse dalle associazioni dei consumatori in rapporto ad indagini già svolte, credo che sarebbe stato doveroso dire qui cosa sia stato accertato.
La verità, come ha detto l'onorevole Manzione, è che il sistema e i meccanismi di operatività del sistema bancario italiano spesso e volentieri sconfinano in una illegittimità che è data ovviamente anche dalla scarsa conoscenza delle nuove normative da parte del grande pubblico degli utenti.
Taluni, facendo dell'umorismo che potremmo definire un po' nero e criminale, hanno affermato che probabilmente per avere un rapporto paritario con le banche occorre andare a fari i prelievi con... calzamaglia e fucili a canne mozze.
Signor sottosegretario, probabilmente questa battuta ha un suo fondamento che
Al di là della risposta in merito alla quale non posso certo che dichiarare la mia più assoluta insoddisfazione, ritengo che bene farebbe il ministero competente a controllare affinché almeno il mondo del credito si adegui a normative europee perché non è sufficiente rispettare formalmente i parametri di Maastricht, ma bisogna che si abbia, anche nell'ambito degli importanti rapporti creditizi tra istituto di credito e suo utente, un respiro europeo basato sul rispetto delle regole e di quella correttezza che probabilmente in altri paesi europei i governi sanno imporre.
Il decreto relativo all'introduzione dell'euro prevedeva, in conformità con gli impegni comunitari, che vi fosse la gratuità nelle conversioni.
Mi rendo conto che siamo ancora in una fase transitoria rispetto all'introduzione dell'euro e che certamente, quando l'euro verrà introdotto, non sarà possibile far pagare alcuna commissione per convertire l'euro in euro, così come oggi non è possibile far pagare alcuna commissione se si vuole cambiare in banca un biglietto da centomila lire in dieci da diecimila lire; sarebbe infatti assurdo che la banca si facesse pagare per un tale servizio di cambio un qualche commissione.
In realtà, il rischio di cambio comportava costi per il cambio di una valuta in un'altra, ma - va detto con obiettività - vi è una ragione per cui le commissioni possono essere pretese in questa fase transitoria. La ragione è rappresentata dalla circostanza che una banca che deve convertire, ad esempio, lire in franchi francesi deve approvvigionarsi dei franchi francesi e averne una scorta. Non può utilizzare i franchi, possibilità che, invece, avrebbe se disponesse semplicemente di scorte in lire. Ciò comporta la possibilità teorica di richiedere un compenso, ma se questa fosse la situazione, non ci saremmo scomodati a presentare un'interrogazione, né avremmo scomodato il sottosegretario per le finanze per ottenere una risposta. In realtà, l'entità delle commissioni desta assoluta preoccupazione perché certamente non è in linea. Teniamo conto che questo fenomeno riguarda soprattutto il cambio tra lire e valute straniere dei paesi dell'euro nelle zone frontaliere dove siamo, per così dire, in vetrina rispetto agli altri paesi. Ciò danneggia l'immagine del sistema paese o, se vogliamo, ne rende evidente l'inefficienza a confronto con quello degli altri paesi confinanti: è un fatto estremamente grave riguardo al quale non basta pensare ad interventi di tipo ispettivo e, di fatto, l'interrogazione presentata dal presidente Selva, e da me sottoscritta, fa riferimento a problemi che il nostro sistema bancario si trova ad affrontare anche per effetto delle distanze delle nostre leggi dagli standard europei.
Ci troviamo ad avere un sistema bancario inefficiente perché è inefficiente il modo con cui le normative finanziarie, lavoristiche e processuali prendono in considerazione le esigenze di funzionamento di tale sistema bancario. Il sistema creditizio soffre di inefficienze del sistema Italia: la conseguenza è che, per portare in attivo o in pareggio i bilanci, le banche italiane operano condizioni che sono largamente al di sopra di quelle praticate nei paesi dell'euro. Questa situazione deve essere rimossa, tenuto conto degli innumerevoli e onerosi gravami che ricadono sul sistema bancario italiano. È per questa ragione che abbiamo fatto riferimento alla distanza delle nostre leggi dagli standard europei a spiegazione del fenomeno, argomento sul quale - ahimè - la risposta del nostro sottosegretario è stata totalmente carente.
Queste sono le ragioni per le quali imputiamo ad un'inerzia del Governo il fatto che il funzionamento del nostro sistema bancario penalizza i cittadini italiani e, soprattutto, i lavoratori delle zone di frontiera.


