Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 559 dell'1/7/1999
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(Sciopero degli avvocati a causa della mancata approvazione del progetto di legge costituzionale sul «giusto processo»)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Selva n. 2-01864 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).


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L'onorevole Cola, cofirmatario dell'interpellanza, ha facoltà di illustrarla.

SERGIO COLA. Rinuncio ad illustrarla e mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la giustizia ha facoltà di rispondere.

FRANCO CORLEONE, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Il Governo e il ministro di grazia e giustizia, come è noto, condividono ed apprezzano la riforma, già approvata dal Senato, per l'inserimento nella Costituzione dei principi del giusto processo. Ciò risulta da numerose dichiarazioni pubbliche, ma anche e soprattutto dagli atti e dai comportamenti assunti dal Governo nell'iter parlamentare della riforma in Senato e nella Commissione affari costituzionali della Camera.
Il Governo, però, non si è limitato a condividere la proposta, ma ha lavorato anche pubblicamente e, per così dire, sottotraccia, per far arrivare al più presto in porto una riforma che riteniamo importante e giusta, che è attesa e condivisa dal mondo politico e dagli operatori, non solo dagli avvocati ma - ricordo recenti dichiarazioni dell'associazione nazionale magistrati - anche dai magistrati; inoltre, quello che più conta, è attesa e condivisa dalla società. Ciò nella ricerca di un dialogo e di un rapporto costruttivo con l'opposizione e non perché questo tema sia proprio dell'opposizione stessa e non della maggioranza, ma in quanto tale tema è stato comunque sollecitato dall'opposizione; dunque, come dicevo, ciò avviene proprio in quella ricerca di dialogo e di rapporto costruttivo con l'opposizione che oggi è condizione essenziale ed imprescindibile per poter arrivare a costruire un processo riformatore.
In particolare, in materia di giustizia la gran parte delle riforme, non tutte ovviamente - vi sono riforme che costituiscono di per sé un discrimine fra le forze politiche -, in questa condizione di profonda crisi della giustizia, è - o dovrebbe essere - bipartisan.
L'efficienza dell'apparato giudiziario, il rafforzamento delle garanzie, la sicurezza dei cittadini sono obiettivi e valori che appartengono, o dovrebbero appartenere, a tutte le forze politiche; infatti, nel momento in cui si è riusciti a costruire e a mantenere vivo un rapporto di dialogo e di collaborazione tra maggioranza e opposizione, riforme importanti in materia di giustizia sono state approvate con larghissime maggioranze. Penso alla riforma del giudice unico, che in questi giorni ha cominciato a diventare realtà, alla riforma dell'articolo 513 del codice di procedura penale, alla depenalizzazione dei reati minori, alla competenza penale del giudice di pace; ricordo, poi, il voto unanime di ieri della Commissione giustizia della Camera che, in sede deliberante, ha varato in via definitiva la legge sulla incompatibilità con il carcere dei detenuti affetti da AIDS. Potremmo fare molti altri esempi, fra cui la riforma delle norme in materia di abuso d'ufficio.
È questa la linea che il Governo ha sempre mantenuto, senza oscillazioni. Anche in questi giorni, dopo la decisione della Conferenza dei presidenti di gruppo di far slittare di qualche giorno la discussione in Assemblea del provvedimento sul giusto processo, per la verità motivata dal fatto che la Commissione non ne aveva terminato l'esame, e dopo le reazioni critiche dell'opposizione, che hanno indotto il relatore, onorevole Pecorella, ad abbandonare il suo incarico - personalmente ed anche a nome del Governo mi auguro che nei prossimi giorni l'onorevole Pecorella possa tornare sulla propria decisione -, il Governo ha lavorato affinché non venisse meno quel clima di dialogo e di collaborazione che in questi mesi, anche con fatica, si è riusciti a costruire.
È dell'altro giorno - ne hanno riferito i giornali - l'incontro del ministro delle riforme istituzionali con i capigruppo della maggioranza, all'esito del quale si è deciso di dare priorità alla riforma del giusto processo; tale accordo ha consentito una ripresa del dibattito in Commissione - mi sembra in Comitato ristretto - e presto il testo della riforma potrà essere


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esaminato dall'Assemblea. Mi auguro che questa decisione possa indurre l'unione delle camere penali a recedere dalla prolungata astensione dalle udienze che è stata annunciata, un'astensione di più di venti giorni.
In questi mesi, il ministro ha lavorato per costruire un clima di dialogo e di confronto costruttivo non solo - come ricordavo - con l'opposizione, ma anche con gli operatori, i magistrati e, in modo particolare, gli avvocati.
Un'astensione dalle udienze così prolungata deve essere evitata in quanto i primi a subirne un gravissimo danno sarebbero i cittadini in attesa di giustizia. Il Governo non intende rimanere passivo; la nostra preoccupazione ci spingerà, quindi, ad azioni positive.
Per quanto riguarda l'ultimo quesito posto dall'onorevole Cola, penso che in questo momento non sia opportuno affrontare il dibattito sulla legittimità del diritto di sciopero da parte dell'avvocatura. Certamente, a mente fredda e dopo aver risolto il grande contenzioso delle riforme di cui stiamo discutendo, non ci si potrà sottrarre ad un pacato esame del disegno di legge proposto da molto tempo dal Governo, anche in relazione alla nota sentenza della Corte costituzionale - mi sembra del 1996 - e magari per affrontare, contestualmente, l'altra ipotesi, che però dovrebbe essere definita con precisione, evocata come autoregolamentazione. Penso quindi di aver dato conforto ai quesiti dell'onorevole Cola augurandomi che in questo mese di luglio ci siano, nei fatti, le risposte che ha sollecitato con la interpellanza urgente.

PRESIDENTE. L'onorevole Cola ha facoltà di replicare.

SERGIO COLA. Signor Presidente, ho la massima stima per l'onorevole Corleone con il quale abbiamo affrontato numerose battaglie, ma questo non mi esime dal fare un primo rilievo che non vuole essere una deminutio nei confronti dell'onorevole Corleone. L'assenza del ministro è estremamente significativa. Lo è stata, per la verità, in relazione all'interpellanza urgente prima svolta dall'onorevole Mancuso, per motivi che facilmente si intuiscono, ma lo è ancora di più in questa interpellanza poiché riguarda proprio gli impegni assunti (purtroppo solo con dichiarazioni di intenti) e senza che alle intenzioni abbia fatto seguito alcun fatto ed azione concreta. Si tratta di un'assenza estremamente significativa!
Signor sottosegretario, oggi, lei ha dato una risposta conforme, perciò ritengo che l'abbia scritta lei e non il suo ufficio, al suo modo di comportarsi, con questo suo guardare in alto, a livello utopico. Infatti, lei è un sognatore, ma purtroppo i sognatori sono sempre lontani dalla realtà nuda e cruda e la realtà sul giusto processo è una realtà tragica e allucinante.
Ella ama la libertà e ha sempre proclamato lo Stato di diritto o la riaffermazione dello Stato di diritto e che ha sempre sottolineato l'esigenza di ritornare ai principi di civiltà giuridica che dovrebbero caratterizzare l'Italia, ma dal momento in cui lei vive tra le nuvole, lontano dalla realtà quotidiana, sia politica che processuale, chiaramente ella fa alcune affermazioni che non mi sento assolutamente di condividere.
Il giusto processo è stato proclamato ai quattro venti come un risultato ottenuto dall'onorevole Diliberto attraverso una elaborazione al Senato che, ancorché presentasse alcuni nei, era stata accolta da tutti come il primo passo verso la restaurazione di determinati principi di libertà. Tale passo avrebbe dovuto essere completato e ampliato attraverso la riforma della valutazione della prova, cioè dell'articolo n. 192 del codice di procedura penale. Ebbene, ci si era accontentati anche di una formulazione di carattere concreto che, per la verità, non trovava in accordo la maggior parte dei giuristi e degli operatori del diritto.
Senonché (ecco perché è un sognatore), l'onorevole Corleone non si è reso conto che i motivi del rinvio non sono assolutamente da rinvenire in ragioni di carattere tecnico, ma si tratta di ragioni di


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carattere politico, qualche volta a livello di mercimonio (noi facciamo questo se tu fai quello).
Sorge poi un sospetto gravissimo. Lei non è aggiornato e mi dispiace che non lo sia nel momento in cui ha sottolineato la incomprensibilità di una protesta dell'onorevole Pecorella che è stato costretto a rassegnare le dimissioni ed ha auspicato che egli riveda questa sua posizione.
Purtroppo lei si è fermato a qualche giorno fa. Lei non conosce lo sviluppo successivo e come esso sia stato e come sia traumatico. Esso è rivelatore dei veri piani che stanno alla base della maggioranza che sostiene il Governo e di cui il Governo dovrebbe essere naturalmente il rappresentante più autorevole.
Lei dice che il Governo si sta prodigando in quel senso e non sa - anche se penso che lo sappia - che il relatore è stato sostituito con un abilissimo deputato dei democratici di sinistra, l'onorevole Soda; non sa neppure la cosa più grave e cioè che l'onorevole Soda ha già redatto una nuova formulazione dell'articolo 111. È una riformulazione che cancella in modo integrale la ratio della riforma del giusto processo, in quanto reinserisce, a mio modo di vedere, la possibilità di porre a sostegno di un'affermazione di responsabilità dichiarazioni rese dinanzi alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero senza alcun tipo di garanzia difensiva.
Lei avrà sicuramente letto quali sono state le modifiche proposte, alcune di carattere soltanto formale e una in particolare di carattere sostanziale. In effetti, quelle di carattere meramente formale, a mio avviso, potrebbero nascondere l'esigenza di far approvare la riforma in tempi lontanissimi, in quanto si dovrebbe andare oltre la doppia lettura a causa delle modifiche: questa è una delle ragioni per le quali l'onorevole Pecorella, giustamente, si è dimesso. Se però nel primo, nel secondo e nel terzo periodo vi sono modifiche di natura formale, che non sarebbe stato neanche il caso di porre in essere, nel quarto periodo vi è una modifica shock, nel vero senso della parola: se prima si sosteneva che la colpevolezza non può essere assolutamente provata da dichiarazioni rese da chiamati in correità o da imputati ex articolo 210 del codice di procedura penale e che se tali dichiarazioni entrano nel processo sono in ogni caso inutilizzabili per l'affermazione di responsabilità, sa, onorevole Corleone, qual è la modifica proposta dalla maggioranza? È la maggioranza che sostiene il suo Governo, che contraddice ed annulla le sue dichiarazioni di intenti, facendo cadere nel ridicolo non solo lei ma anche il ministro di grazia e giustizia!
Ebbene si propone quanto segue: il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova e poi si aggiunge «non costituiscono prova» - non si fa più riferimento all'inutilizzabilità, quindi - «le dichiarazioni rese da chi, per libera scelta...». Se non costituiscono prova, l'interpretazione più logica è che possano costituire indizi, e lei, signor sottosegretario, mi insegna che gli indizi univoci e concordanti assurgono a dignità di prova.
Caro Saraceni, tu che sei un cultore di diritto e sorridi di fronte a tutto questo, sei l'unico a dissentire su un'interpretazione siffatta, che invece è quella di Filippo Mancuso, di Gaetano Pecorella, di Donato Bruno, di tutti coloro che masticano un po' di diritto da questa parte...

LUIGI SARACENI. Infatti, stavo molto attento; aspettavo la bomba ma non è scoppiata!

SERGIO COLA. Tu, naturalmente, dall'alto della tua preparazione, ritieni che questa formulazione non possa nascondere l'insidia di far reinserire, a livello di indizio, le dichiarazioni dei pentiti che si sono sottratti alla verifica processuale, perché tu sei al di sopra di ogni tipo di valutazione e fai interpretazioni così logiche! Tu, che pratichi le aule di giustizia, mi insegni che la suprema Corte di cassazione, a livello di interpretazione, ha fatto tutto ed il contrario di tutto, proprio perché tali possibilità sono state offerte da una formulazione infelice, che nel caso di specie, onorevole Saraceni, è fatta non in


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buona ma in cattiva fede, nel vero senso della parola...

LUIGI SARACENI. Stai facendo tutto da solo!

SERGIO COLA. Si pone allora il quesito: perché riformulare il quinto periodo con questa modifica e non far permanere l'espressione precedente, che non lasciava adito ad alcun tipo di sospetto? Mi pare che vi sia una ragione! Se le mie sono argomentazioni non logiche, mi si devono indicare le argomentazioni logiche a sostegno di una riformulazione di quel genere, che è vergognosa e nasconde le insidie che ho prospettato!
Allora, carissimo onorevole Corleone, si ricordi che l'avvocatura, anche nei periodi più bui del totalitarismo e del fascismo, è stata l'unica isola di indipendenza mentale e di libertà democratica nel paese. L'avvocatura non si è mai ribellata a chicchessia ma si è sempre ribellata al totalitarismo!
Si ribella anche a questo totalitarismo strisciante che voi state gestendo, a questo regime, perché si tratta di regime nel vero senso della parola. L'avvocatura è il presidio della libertà, gli avvocati si astengono e proclamano astensioni dalle udienze perché si rifiutano, carissimo onorevole Corleone, di celebrare processi nei quali la loro funzione è archiviata, nei quali nulla possono fare di fronte ad un assetto rituale siffatto. Se le dichiarazioni dei pentiti sono il presupposto per l'affermazione di responsabilità, senza alcun tipo di esame o di riscontro, se addirittura i riscontri possono essere reciproci, senza la riformulazione dell'articolo 192 del codice di procedura penale, mi si deve dire in siffatti processi quale sia la funzione dell'avvocato. Quale parte può avere? L'avvocato, proprio perché tutore della libertà, infatti, preferisce astenersi dal celebrare queste farse, questi simulacri di processi, nel vero senso della parola.
Pertanto, dovreste apprezzare il comportamento degli avvocati perché processi del genere sono nulli sotto il profilo morale; forse potrebbero essere validi sotto quello sostanziale, ma sicuramente sono nulli sotto quello etico perché sono espressione di un regime affossatore della libertà per motivi di carattere politico. Ci vogliamo nascondere tutto ciò? Dobbiamo anche sopportare il fatto che un garante, il presidente dell'authority, dica che è una vergogna che gli avvocati scioperino e che addirittura faccia intravedere provvedimenti repressivi dell'avvocatura.
Mi sarei aspettato di più, carissimo onorevole Corleone, e non solo un richiamo alla sentenza della Corte costituzionale, che pure riconosce questo sacrosanto diritto agli avvocati, così come a tutte le altre categorie, solo che queste scioperano per motivi di carattere economico, mentre noi avvocati scioperiamo, ci asteniamo dalle udienze per motivi di carattere morale, vale a dire per tutelare non solo la libertà dei nostri assistiti, ma anche quella di tutti i cittadini italiani, per tutelare la democrazia. Noi avvocati non ci asteniamo per noi stessi, ma per gli altri: questa è la differenza. Lei ci viene a dire che bisogna regolamentare tale diritto, magari stringendo ulteriormente la vite, mentre non dice niente di fronte ad una presa di posizione antidemocratica, liberticida, del professor Giugni alla quale ho fatto riferimento.
Lei vorrebbe che mi dichiarassi soddisfatto delle risposte che ha fornito in questo momento? No, loro, signori del Governo, hanno una sola possibilità: restaurare realmente le condizioni per potere andare avanti, ma non attraverso queste prese di posizione o sotterfugi, bensì restituendo all'onorevole Pecorella, con le condizioni ex ante, la funzione di relatore, eliminando questa farsa. È necessario, infatti, non lasciarsi condizionare da mercimonio e compromessi che, invece, a mio avviso, sono alla base di questo ritardo.
Onorevole Corleone, lei ha vissuto insieme con me l'inizio degli anni ottanta, ed il travaglio del processo Tortora; ricorda - allora lei era un radicale vicino a Pannella - le battaglie che fecero gli avvocati napoletani a fronte della vergogna della condanna di Tortora, poi morto


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per tumore a seguito delle sevizie morali alle quali era stato sottoposto? Furono quelle battaglie che portarono non solo al referendum per la responsabilità civile dei magistrati, ma anche ad una serie di riforme meravigliose che oggi, sulla scorta di Mani pulite, sono messe da parte e sotterrate. Sono stati sempre gli avvocati a determinare le svolte di libertà in Italia ed ora vogliamo reprimere tutto ciò? Vogliamo, dunque, che in modo indifferente si assista alla iattanza del professor Giugni, il quale si permette di fare quelle osservazioni?
Ci saremmo aspettati, allora, in particolare da lei onorevole Corleone, ma ancora di più dall'onorevole Diliberto, un altro tipo di risposte; le vostre non solo ci lasciano completamente insoddisfatti, ma ci lasciano anche il timore che purtroppo questo sia un regime e noi faremo tutto il possibile per opporci a chi vuole affossare la libertà (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale e di forza Italia).

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