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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento delle interpellanze Berlusconi ed altri n.2-00232, Giovanardi n.2-00234, Paissan ed altri n.2-00235, Comino ed altri n.2-00236, Masi e Villetti n.2-00237, Mussi ed altri n.2-00238, Mattarella ed altri n.2-00239, Diliberto ed altri n.2-00240 e Fini ed altri n.2-00241 e delle interrogazioni Maiolo n.3-00310, Gasparri n.3-00311, Sgarbi 3-00313, Parenti n.3-00323 e Piscitello n.3-00324 (vedi l'allegato A).
GIORGIO NAPOLITANO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, la prima risposta che ritengo di dover dare all'insieme delle interpellanze e delle interrogazioni rivolte al Presidente del Consiglio e al ministro dell'interno è una netta, inequivoca, risposta politica e istituzionale: il Governo è pienamente consapevole dell'estrema gravità di ogni violazione delle prerogative del Parlamento e dei parlamentari, dei diritti fondamentali dei cittadini e, in particolare, dei diritti di chi rappresenti e guidi l'opposizione, adempiendo così una funzione vitale nel sistema democratico.
politico, un cardine dello Stato di diritto. Il Governo intende operare in vigorosa coerenza con questa convinzione, facendo la sua parte perché principi e norme non si intacchino e annullino nella pratica per comportamenti arbitrari e illegali di chicchessia, tanto meno di rappresentanti e dipendenti dello Stato.
per il ricorso ad intercettazioni nei confronti di cittadini che non godono di quelle speciali garanzie.
contrapposizioni, per superare il malessere e le tensioni che le istituzioni ed i cittadini stanno vivendo, per rendere possibile un più sereno percorso verso riforme largamente condivise (Applausi dei deputati dei gruppi della sinistra democratica-l'Ulivo, dei popolari e democratici-l'Ulivo e di rifondazione comunista-progressisti).
PRESIDENTE. L'onorevole Villetti ha facoltà di replicare per l'interpellanza Masi n.2-00237, di cui è cofirmatario.
ROBERTO VILLETTI. Signor Presidente, signor ministro dell'interno, l'annuncio fatto dall'onorevole Berlusconi di aver scoperto una microspia nel suo studio ha allarmato giustamente l'opinione pubblica. Ci si è chiesti, legittimamente, chi avesse ordinato di spiare e chi avesse spiato il leader della maggiore formazione politica dell'opposizione.
MARIO CLEMENTE MASTELLA. Non è una leggenda!
ROBERTO VILLETTI. Ho detto, Mastella, che si tratta di una leggenda...
MARIO CLEMENTE MASTELLA. Volesse il cielo che fosse una leggenda!
ROBERTO VILLETTI. Ho detto che si tratta di una leggenda che appare, se non del tutto vera, almeno verosimile. E questa affermazione, espressa nell'aula del Parlamento italiano, ha un suo senso e un suo
significato, che deve richiamare l'attenzione di tutta l'Assemblea.
ha dettato alcuni elementi essenziali per arrivare ad una riforma generale per quanto riguarda i settori più delicati del nostro Stato; ha anche annunciato che il ministro Flick si occuperà di presentare un disegno di legge sulla questione delle intercettazioni e dell'uso, in proposito, di mezzi tecnologici.
ROBERTO VILLETTI. Io penso che le sue parole, signor ministro dell'interno, corrispondano ad un sentimento generale che anima il Parlamento. Noi tutti vorremmo arrivare ad una situazione in cui, vero o falso che sia, nessuno si senta più intercettato, spiato e controllato. Quando questi gravi sospetti, fondati o meno che siano, saranno definitivamente fugati e non se ne parlerà più come un luogo comune (fino al punto che l'onorevole Mastella dava per assolutamente certo il fatto che la leggenda di cui io parlavo corrispondesse esattamente alla verità), tutti i cittadini si sentiranno e saranno effettivamente più liberi (Applausi dei deputati dei gruppi di rinnovamento italiano e del CCD-CDU).
PRESIDENTE. L'onorevole Paissan ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n.2-00235.
MAURO PAISSAN. Signor ministro, colleghi, il paese sta assistendo sbigottito ad una serie di eventi di cui sono protagonisti anche poteri e corpi dello Stato. Eventi che suscitano preoccupazione e sconcerto. Una situazione che esige una pronta risposta da parte della politica, da parte del Governo, da parte del Parlamento, di tutte le istituzioni e di chi vi opera. Gli impegni annunciati poco fa dal ministro Napolitano sono da questo punto di vista rassicuranti.
zione e sul quale il ministro Napolitano ha pronunciato parole nette.
renze ma anche valutazioni, commenti, giudizi, fatti che dovrebbero essere patrimonio esclusivo ed intimo delle persone; si offende così la dignità e l'identità delle persone: un crimine forse non sanzionabile, ma certo un crimine contro la dignità umana!
PRESIDENTE. L'onorevole Giovanardi ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n.2-00234.
CARLO GIOVANARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare subito la nostra Costituzione, la Costituzione della Repubblica, che all'articolo 3, primo comma, sancisce che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di opinioni politiche; che all'articolo 13 sancisce che la libertà personale è inviolabile e all'articolo 27 stabili
sce che la responsabilità penale è personale e che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
gognosa nella quale mi domandavo come fosse possibile che un ministro di questo Governo, il ministro Burlando, che ha subito la disavventura della carcerazione cautelare ed è stato rinviato a giudizio per truffa il processo si celebrerà tra un mese potesse essere legittimato a sostituire il presidente delle ferrovie Necci, incorso in un'altra disavventura giudiziaria e perciò in carcere in virtù dell'istituto della custodia cautelare. Quindi, un rinviato a giudizio era legittimato a revocare una persona, che naturalmente non era neanche rinviata a giudizio, ma sospettata di alcuni reati. Ho presentato questa interrogazione per capire se sia vero nel nostro ordinamento e nel comune sentire politico quanto ho detto in precedenza, ovvero che, in base all'articolo 27 della Costituzione, l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva, nonché quanto è previsto dall'articolo 3, il quale recita: «Tutti i cittadini (...) sono eguali davanti alla legge, senza distinzione (...) di opinioni politiche» oppure se, a seconda dell'opinione politica, chi è incorso o sta incorrendo in vicende giudiziarie possa essere o meno legittimato a ricoprire o non ricoprire incarichi a seconda di valutazioni che sono politiche e non giuridiche.
indiziati, definendo questa prassi inammissibile dal punto di vista del rispetto della persona sancito dalla Costituzione, la quale, fra l'altro, presume l'innocenza dell'incriminato fino alla sentenza definitiva di condanna. Tali sistemi erano definiti non soltanto iniqui, ma anche fallaci per cui ci si domandava se chi se ne avvaleva fosse da considerare sempre infallibile, intoccabile, tale da non incorrere mai in azioni criminose, illecite e neppure in errore.
DIEGO NOVELLI. Perché non lo hanno preso a pedate nel sedere?
CARLO GIOVANARDI. Perché, quando ad una festa ti presentano una persona che ti stringe la mano e ti fanno la foto, cosa fai, prendi quella persona a calci nel sedere? Come fai a sapere che quella foto viene usata contro di te, soprattutto perché sei fra migliaia di persone (Applausi dei deputati dei gruppi di CCD-CDU, di forza Italia e di alleanza nazionale)?
TIZIANA MAIOLO. «Alfa» sono io...!
CARLO GIOVANARDI. Ma che reato ho commesso? La risposta a tale quesito l'avrei voluta ricevere anche dal ministro della giustizia. È da venti giorni, infatti, che credo quasi tutti i gruppi politici hanno presentato interrogazioni per comprendere se l'atteggiamento dell'agente provocatore che non lavora per impedire i reati, ma per istigare i parlamentari a commetterli sia legittimo o illegittimo. Ribadisco che dopo venti giorni devo ancora avere quella risposta. Mi sarei aspettato che questa mattina, assieme al ministro dell'interno, si fosse presentato in aula il ministro della giustizia o, magari, il Presidente del Consiglio. Mi sarei aspettato la presenza del Presidente del Consiglio, non per andare a parlare con l'onorevole Mancuso come ha fatto a suo tempo ma per farci conoscere la sua opinione su questi fatti.
tati sui giornali perché sono oggetto di un'attività giudiziaria. Sarebbe questa la civiltà che stiamo costruendo nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU, di forza Italia e di alleanza nazionale).
CCD-CDU, di forza Italia e di alleanza nazionale Congratulazioni).
LUIGI SARACENI. Presidente, se può concedermi la parola per venti secondi, ai sensi dell'articolo 45...
PRESIDENTE. Onorevole Saraceni, mi perdoni, non sono ammesse eccezioni.
LUIGI SARACENI. L'articolo 45 vale per certi precisi contesti...
PRESIDENTE. L'onorevole Vendola ha facoltà di replicare per l'interpellanza n.2-00240 di cui è cofirmatario.
NICHI VENDOLA. Dunque, signor Presidente, cari colleghi, è accaduto per davvero un fatto assai grave, un fatto che aggiunge nebbia e veleni, che intorbida questa difficile transizione e che appare come una sorta di «protesi» della fin troppo lunga notte della Repubblica. È come se qualcuno continuasse a covare quelle uova di serpente che furono collocate finanche ai vertici dello Stato.
soni, politici di governo fedeli contemporaneamente allo Stato ed all'antistato. No, l'ammiraglio Martini, con la tracotanza di chi è aduso ai fasti ed ai nefasti del potere, ha affermato chiaramente che intercettazioni, pedinamenti, controlli personali erano effettuati su indicazione dei Presidenti del Consiglio succedutisi dal 1984 al 1991. Chissà se riusciamo a ricordare i nomi di questi Presidenti del Consiglio? Per chi non abbia buona memoria: due volte Bettino Craxi, poi Fanfani, Goria, De Mita, due volte Andreotti.
ad un tempo luogo della legalità repubblicana, ma anche territorio per ogni sorta di scorrerie, il segno di una vocazione eversiva delle nostre classi dominanti. Noi non siamo, a proposito di cimici, entomologi; siamo servitori della democrazia e della legalità. Per questo pensiamo che si debba tutto capire, che si debba tutto sapere e, soprattutto, che si debba bonificare ogni tratto di palude che ha inghiottito le nostre istituzioni (Applausi Congratulazioni).
PRESIDENTE. L'onorevole Comino ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n.2-00236.
DOMENICO COMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro dell'interno, l'ampio risalto dato dai media al ritrovamento nell'ufficio del presidente Berlusconi di un microapparato elettronico di intercettazione vulgo microspia, vulgo «cimice» -, seppur di vetusta concezione, ha indotto questa Assemblea ad interrogare il Governo ed a dibattere sulla necessità di varare adeguate misure volte alla tutela della privacy del cittadino, ancorché deputato, anche dal punto di vista della proprietà di informazione e dei dati personali.
mento della microspia nello studio dell'onorevole Berlusconi. A quanto ci è dato di sapere dai mezzi di informazione, si tratterebbe di un autoritrovamento di cui sono stati informati, più o meno tempestivamente, nell'ordine il leader della maggioranza, onorevole D'Alema, i mezzi di informazione con una mirata conferenza stampa e per ultima, nella giornata di lunedì, la magistratura.
padani (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
PRESIDENTE. L'onorevole Mattarella ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n.2-00239.
SERGIO MATTARELLA. Anche a nome degli altri firmatari dell'interpellanza e del gruppo dei popolari e democratici-l'Ulivo, dichiaro la soddisfazione per quanto detto dal ministro. Il ministro Napolitano, con grande dignità ha fornito utilizzo le sue parole una risposta netta di carattere istituzionale a tutela delle esigenze di libertà dei cittadini, dei parlamentari e, in questo caso, del leader dell'opposizione. Condividiamo questa risposta ed il tono con cui è stata espressa.
di ambienti ben noti al Governo. A fronte di questi ultimi atteggiamenti, sinceramente definibili dissennati ed irresponsabili, non vanno invocate voci correnti che la serietà impone di ignorare, ma occorre un richiamo alla necessità di tenere ben saldi i nervi, di rifuggire dalla sciocca attitudine allo sciacallaggio, al ricorso al tentativo meschino di sfruttare contro le altre parti politiche episodi che, nella loro gravità, chiamano tutti ad una seria assunzione di responsabilità. Di fronte al rischio di vedere tutti sconfitti, non soltanto nella politica, ma anche nella società del nostro paese, occorrono su questo episodio come il ministro ha chiesto e ha detto chiarezza e verità. Un episodio che lo ripeto giudichiamo grave ed allarmante. Speriamo che chiarezza venga fatta presto, quale che sia l'interesse, comunque illecito, che ha mosso a collocare quella microspia nello studio dell'onorevole Berlusconi.
termini nuovi; è anche un problema di clima culturale, di costume istituzionale.
PRESIDENTE. L'onorevole Neri ha facoltà di replicare per l'interpellanza Fini n.2-00241, della quale è cofirmatario.
SEBASTIANO NERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor ministro dell'interno, le vicende che hanno portato al dibattito che stiamo sviluppando oggi in quest'aula sollevano una serie di problemi che non mi pare abbiano trovato esauriente risposta nell'intervento del ministro dell'interno, all'inizio di questa seduta, perché il rinvenimento di una microspia nello studio privato del leader dell'opposizione, in un sistema tendenzialmente bipolare, è un fatto che certamente è grave in sé ma è grave, oltre che per i profili pratici che tutti sono in grado di individuare, anche per i profili istituzionali che ad esso sono legati, e ciò a prescindere da chi sia stato il materiale autore del collocamento della cosiddetta cimice nello studio dell'onorevole Berlusconi.
estranei al processo per il quale sono in corso le indagini, rendono certamente indifferibile un momento di riflessione ma anche l'adozione di quelle misure concrete che servono a regolamentare ancor meglio e a impedire che fatti talmente gravi possano ripetersi a danno dei cittadini e della onorabilità di tutti coloro i quali si vedono pubblicamente chiamati in causa in episodi poco edificanti, magari nulla avendo a che vedere con quegli episodi.
SEBASTIANO NERI. La microspia nello studio del presidente Berlusconi ripeto, a prescindere da chi materialmente abbia posto in essere il fatto rappresenta un ulteriore grado di violazione dei diritti costituzionali. L'articolo 68 lo ha ricordato lo stesso ministro dell'interno prevede che soltanto dietro autorizzazione della Camera di appartenenza possono essere effettuate intercettazioni di qualunque genere nei confronti di un rappresentante del Parlamento.
tare che la prova, come oggi accade attraverso i rimaneggiamenti che sono stati fatti, si formi fuori da quel processo e sia sostanzialmente una cosa già formata ed intangibile nel momento in cui deve essere valutata dal giudice terzo.
porre in essere una riforma che dia garanzia di efficienza, da un lato, e di trasparenza, dall'altro, nella gestione dei servizi di sicurezza. Non vorremmo che lo spunto che emerge da queste gravissime vicende si risolvesse soltanto nella legittimazione di un'attività di ricambio, peraltro legittima perché anche il Governo del Polo nel 1994 ritenne di avere la necessità di rinnovare i vertici dei servizi; ciò non va fatto sull'onda emotiva connessa ad un fatto grave che colpisce il leader dell'opposizione, deve invece essere fatto razionalmente per garantire efficienza e trasparenza nella gestione dei servizi.
Non è possibile derogare, sull'onda di fatti emotivi o di presunzioni di colpevolezza genericamente diffuse sull'ambiente politico, a questi principi.
PRESIDENTE. L'onorevole Berlusconi ha facoltà di replicare per la sua interpellanza n.2-00232.
SILVIO BERLUSCONI. Signor Presidente, signori deputati, ringrazio il ministro dell'interno per le sue dichiarazioni, delle quali ho preso atto con rispetto.
È del tutto ovvio che la violazione della riservatezza, attraverso sistemi spionistici, inquina la politica, intorbida la vita istituzionale e attenta al sistema delle libertà civili, sul quale si fonda il patto che è alle origini della nostra Repubblica. Per questa ragione, non avevo dubbi sul fatto che si sarebbe arrivati in fretta ad un chiarimento parlamentare; ma è sulla lettura di questo chiarimento che intendo fare alcune riflessioni.
tercettazioni virtuali. Se, infatti, si arriva al punto di falsificare un testo di accusa, come è avvenuto di recente, affermando che si tratta della registrazione scritta di un'intercettazione ambientale, quando invece è soltanto il resoconto sommario di un origliamento da bar, i limiti del decoro sono ampiamente oltrepassati (Applausi).
VITTORIO SGARBI. Bravo!
SILVIO BERLUSCONI. Tuttavia è ormai chiarissimo, signori deputati, che il ritorno alla legalità, insieme al recupero di un clima di fiducia e di chiarezza politica, implica la riscrittura di quel sistema di regole che è definito nella nostra Costituzione. Senza un grande disegno riformatore, capace di gettare le fondamenta di uno Stato rinnovato, sarà molto difficile chiudere il brutto capitolo della guerra di tutti contro tutti. A questo compito occorre che la grande maggioranza del Parlamento metta mano anche con uno strappo alle vecchie abitudini e rinunciando alla tutela gelosa di interessi parziali.
pioggia di tasse e di balzelli che è stata fatta gravare sul paese dalla legge finanziaria.
Queste interpellanze e queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Avverto che i presentatori delle interpellanze hanno comunicato alla Presidenza di rinunziare ad illustrarle.
Il ministro dell'interno ha facoltà di rispondere.
Di qui la reazione di sdegno e di preoccupazione del Presidente del Consiglio all'annuncio dato dall'onorevole Berlusconi del ritrovamento, nel suo ufficio romano di presidente di forza Italia, di una microspia, di un apparecchio di intercettazione ambientale. Non c'è, infatti, distinzione politica che tenga: in questi casi è in giuoco un bene comune, una garanzia posta a tutela di qualsiasi parte e soggetto
Sul caso del ritrovamento della microspia nella sede di via del Plebiscito, il legale dell'onorevole Berlusconi ha, nella giornata di lunedì 14, presentato denuncia-querela alla procura della Repubblica di Roma. La ricostruzione del fatto, la verifica di ogni utile indizio, la ricerca e l'accertamento delle responsabilità sono ora interamente rimesse all'autorità giudiziaria che si avvarrà, come sempre, della polizia giudiziaria. Il ministro dell'interno può solo sottolineare la sua disponibilità a prestare e garantire ogni collaborazione per lo sviluppo e il successo dell'indagine che gli venisse richiesta dalla magistratura inquirente. L'individuazione nei tempi più rapidi degli autori del reato contribuirebbe a un chiarimento e rasserenamento di cui c'è serio bisogno nel clima politico e istituzionale.
Che di reato, di grave reato, si tratti, è del tutto evidente: di violazione palese, innanzitutto, del dettato costituzionale, ove l'intercettazione fosse stata predisposta in nome di esigenze di tutela della legalità e di sicurezza democratica. Infatti, l'articolo 68 della Costituzione, pur riformato dal Parlamento nel 1993, prescrive puntualmente, al terzo comma, che «per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni» è richiesta l'autorizzazione della Camera alla quale appartengono. Nessun aggiramento è possibile di una così tassativa prescrizione, che trova riscontro nell'articolo 343 del codice di procedura penale.
L'autorità giudiziaria competente, cui solo spetta condurre indagini sulla collocazione di una microspia nell'ufficio dell'onorevole Berlusconi, prenderà certamente in esame tutte le ipotesi e seguirà tutte le piste per giungere a definire la natura e la provenienza di quell'iniziativa. Tuttavia, non disponendo oggi né il Governo né l'opinione pubblica di alcun elemento, di alcun indizio che possa far pensare al coinvolgimento di organi dello Stato in una indebita intercettazione ai danni di un membro del Parlamento, dico francamente che é arbitrario ed irresponsabile lanciare sospetti su qualsiasi organo dello Stato.
Il Governo non avrebbe indulgenze di sorta nei confronti di quanti risultassero responsabili di violazioni del loro dovere di lealtà verso lo Stato, di rigorosa osservanza della Costituzione e delle leggi; ma non può permettere, specie in un momento così delicato nei rapporti fra i cittadini e le istituzioni, che si alimenti gratuitamente sfiducia nei confronti di questa o quella espressione dei poteri pubblici.
Ritengo di dover aggiungere che è del tutto infondato ogni accostamento tra la vicenda della microspia ritrovata nell'ufficio di via del Plebiscito e la problematica dei servizi di informazione e di sicurezza. Tale problematica, intesa come insieme di esigenze di revisione nella struttura, negli indirizzi, nella direzione dei servizi, è da tempo all'attenzione del Governo in termini obiettivi, suggeriti d'altronde dalle relazioni presentate dal Comitato parlamentare nella scorsa legislatura e segnatamente da quella dell'aprile 1995.
Da tale riflessione il Governo, che non ha dato alcun segno di precipitazione nei mesi trascorsi dalla sua formazione, trarrà le conclusioni che gli spettano e formulerà le proposte di riforma da presentare, nel modo più aperto, al Parlamento. Ma nulla autorizza a confondere tale impegno con la vicenda dell'intercettazione ai danni dell'onorevole Berlusconi. E nulla, nemmeno le molteplici e gravi deviazioni del passato, autorizza ipotesi di coinvolgimento dei servizi o di settori dei servizi in quel che sarebbe un caso di clamoroso sconfinamento nell'illegalità.
Onorevoli deputati, ho fin qui risposto sul tema della violazione delle garanzie poste a tutela del Parlamento, dei parlamentari e quindi anche aspetto rilevante degli esponenti dell'opposizione. Ma nelle interpellanze e nelle interrogazioni si esprime una preoccupazione più generale
La questione merita grande attenzione e richiede il massimo impegno, anche del ministro dell'interno per i compiti che spettano, ma solo se demandati dall'autorità giudiziaria, a strutture operanti nell'ambito del dipartimento della pubblica sicurezza, dotate di apparecchiature idonee per l'esecuzione di intercettazioni telefoniche e ambientali. L'ammissibilità di tali intercettazioni per fini investigativi e repressivi è regolata nel codice di procedura penale e norme particolari sono contenute anche nelle leggi del 1991 e del 1992, recanti misure urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata. Il codice indica per quali provvedimenti relativi a determinate categorie di reati le intercettazioni siano consentite; fissa presupposti e forme dei relativi provvedimenti e sancisce che le operazioni possano essere compiute anche mediante impianti in dotazione alla polizia giudiziaria. È indispensabile vigilare perché le strutture di polizia eseguano le operazioni e facciano uso di quegli impianti nel più scrupoloso rispetto di tutte le disposizioni di legge, su mandato dei pubblici ministeri competenti, a partire dalle autorizzazioni concesse dai giudici per le indagini preliminari. Se le intercettazioni preventive, previste e disciplinate dal legislatore per la lotta alla delinquenza mafiosa, che il procuratore della Repubblica può autorizzare su richiesta del ministro dell'interno, restano estremamente limitate, invece alle intercettazioni «assolutamente indispensabili», secondo il disposto dell'articolo 266 del codice di procedura penale, ai fini della prosecuzione delle indagini, si è fatto ricorso in misura crescente e da ciò sono nati i problemi, specie di tutela della privacy, che il ministro di grazia e giustizia si appresta ad affrontare con apposito provvedimento di legge. Su questo ed altri aspetti di specifica competenza del ministro Flick non posso che rinviare al dibattito già programmato dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi della Camera ed alle comunicazioni che egli renderà in quella occasione.
Io desidero tornare, per concludere, sulle responsabilità che mi spettano e che intendo assumere per sgombrare il campo da preoccupazioni legittime e da rischi reali per quel che riguarda la garanzia della libertà e della riservatezza per tutti i cittadini e specificamente per coloro che esercitano attività politica.
Ogni collaborazione di strutture di polizia ad indagini dell'autorità giudiziaria tramite intercettazioni, ma anche ogni raccolta e conservazione di dati personali per fini di giustizia e di sicurezza presso il Ministero dell'interno, debbono rispettare quella sfera di garanzia. In questo senso si è lavorato e si è pronti a lavorare ancora con la massima disponibilità sono qui per dichiararlo nel modo più impegnativo a tutte le verifiche di situazioni concrete e di aspetti particolari che il Parlamento vorrà chiedermi di compiere insieme con esso.
La risposta del Governo, onorevoli deputati, agli accenti più critici e preoccupati di alcune interpellanze ed interrogazioni non vuole essere superficialmente o burocraticamente rassicurante. Non abbiamo da coprire o sminuire nessuno dei problemi che abbiamo ereditato. Ma non possiamo accedere ad una rappresentazione dello Stato democratico, in seno al quale si sviluppa la dialettica politica tra le diverse forze rappresentate in questa Assemblea, espressione viva della volontà popolare, come Stato di polizia. Occorre senso della misura anche nella denuncia di fenomeni e di tendenze su cui confrontare i rispettivi punti di vista nella ricerca di soluzioni che rafforzino le garanzie di libertà, di legalità, di distinzione e di equilibrio tra i poteri, già volute da coloro che cinquant'anni fa erano qui impegnati a definire i principi della Costituzione repubblicana.
Piena trasparenza ed assoluta imparzialità del nostro sistema di sicurezza interna in tutte le sue articolazione e nel suo divenire: è questo l'obiettivo che come ministro dell'interno ribadisco ed intendo concretamente perseguire. Ed è questa certamente una delle strade da battere, anche se non la sola, per disperdere veleni e sospetti, per uscire da nefaste dispute e
Sono circolate, come accade sempre in Italia che è ricca di fantasia! una girandola di ipotesi, l'una più preoccupante dell'altra. Sono stati avvolti dal sospetto tutti gli organi preposti alla sicurezza dello Stato e innanzitutto i servizi segreti che devono purtroppo scontare una cattiva reputazione accumulata e non a torto in passato per le gravi deviazioni avvenute dai propri compiti istituzionali.
Ci si è spinti persino ad immaginare che gli ordini di spiare l'onorevole Berlusconi potessero essere partiti illegalmente dall'interno dell'apparato giudiziario. In mancanza di colpevoli certi ed accertati, è cominciata la ricerca, tutta all'italiana, al capro espiatorio, il desiderio irrefrenabile di fare piazza pulita di tutto e di tutti, senza avere accertato le responsabilità.
È sufficiente dare una scorsa ai giornali per vedere come da una parte e dall'altra si invochi un repulisti generale senza spiegare il perché e il per come. Devo dare atto all'onorevole Napolitano di aver detto in proposito parole chiare e precise.
Su questa vicenda noi dobbiamo sicuramente fare chiarezza: se lo «spione» risultasse essere un politico maldestro e malintenzionato, il caso accaduto resterebbe comunque grave perché segnalerebbe una ulteriore degenerazione sempre temuta, cioé l'uso nella lotta politica, con tanta facilità, di mezzi illegali. Lo dico perché è spuntato pure un anonimo artigiano di microspie che ha voluto fornire la propria versione. Ho letto che l'onorevole Pisanu, capogruppo di forza Italia, l'ha definita con nettezza una «bufala»: spetterà alla magistratura, come ha detto lo stesso ministro dell'interno e come vuole il nostro ordinamento, accertare la verità e, se sarà possibile almeno una volta in episodi del genere, individuare mandanti ed esecutori.
Il Governo, per quanto gli spetta, deve dare un proprio contributo con iniziative che bonifichino l'ambiente politico da altri sospetti. Tutta questa vicenda ancora una volta ha propagato nell'opinione pubblica tensione ed incertezza. Da tempo ormai lontano, e ancora oggi, si teme che vi sia una fitta rete di intercettazioni, non si sa da chi ordinate, da chi messe in opera e da chi utilizzate.
In una intervista, relativamente recente, un ex Presidente della Repubblica si è divertito a scherzare su questo delicato argomento: durante una telefonata con un giornalista ha richiamato all'ordine, tra il serio e il faceto, un ignoto quanto fantastico maresciallo che lo ascolterebbe con assiduità! Centrali italiane e straniere, pubbliche e private, si occuperebbero con continuità e con dovizia di mezzi di chi ha una qualche responsabilità o un qualche ruolo. Si è costruita una leggenda che appare, a livello di senso comune, se non del tutto vera almeno verosimile...
Questo clima di sospetto deve, una volta per sempre, essere fugato. Il caso dell'onorevole Berlusconi deve essere considerato come l'occasione per andare a fondo della questione e per chiarire quanto c'è ancora da chiarire. Del resto, gli stessi fatti che sono stati qui riportati dall'onorevole Tiziana Maiolo contribuiscono a determinare una situazione nella quale molte cose non sono chiare e vanno chiarite. Questa pesante atmosfera è dovuta al fatto che in Italia non c'è fiducia nello Stato come apparato neutrale, imparziale ed indipendente, quale che siano il Governo e la maggioranza del momento. Non prevale nelle coscienze, prima che nei comportamenti, il principio secondo il quale la politica è necessariamente di parte mentre l'amministrazione deve essere al di sopra delle parti.
La riservatezza, che dovrebbe essere una dote gelosamente custodita da servitori grandi e piccoli dello Stato, lascia il campo al protagonismo, alla voglia di apparire e di lanciare proclami al paese. Lo Stato dà spettacolo: basterebbe semplicemente osservare come si diffondono a cuor leggero i materiali delle inchieste giudiziarie senza omettere, come si dovrebbe, aspetti privati, che non hanno alcuna rilevanza penale, nonché nomi e frasi pronunciate confidenzialmente da persone del tutto estranee a delitti e misfatti. Tutto diventa telenovela, indiscrezione e notizia per avidi consumatori. Non ai giornalisti si deve chiedere riserbo, ma a chi spetta di mantenere la riservatezza.
L'apparato dello Stato e la stessa magistratura appaiono divisi in fazioni in lotta, che vedono schierate persone in aspra e spregiudicata competizione per il potere e per la carriera. Sembra che vi sia una guerriglia permanente all'interno di gangli vitali delle nostre istituzioni. Questo stato di cose crea giustificati timori che siano sacrificate neutralità ed imparzialità. I cittadini così non si sentono né protetti né garantiti. La via maestra da imboccare per affrontare la questione degli apparati dello Stato deve essere quella del rispetto delle regole.
Ieri ho ascoltato un dibattito tra l'onorevole D'Alema e l'onorevole Bertinotti, i quali su questo aspetto hanno trovato una significativa convergenza, che riflette un'opinione generale esistente nel Parlamento. Netta deve essere la separazione tra ciò che attiene alla responsabilità politica e ciò che riguarda quella amministrativa e giudiziaria. Spetta al Parlamento modificare le regole, se esse funzionano poco e male. È necessario superare la mentalità che spesso conduce a considerare un ostacolo il rigoroso rispetto delle regole. Lo stesso confronto tra il Parlamento, il Governo e la magistratura deve avvenire nell'ambito delle regole.
La magistratura ha indubbiamente incarnato un ruolo di supplenza della politica e di grande protagonista delle emergenze del paese. Il potere giudiziario, com'è evidente a tutti, deve riuscire a trovare al suo interno e nella sua autonomia nuove forme di equilibrio. Il Parlamento dovrà affrontare, prima o poi, una riforma della magistratura che crei al suo interno una fisiologica dialettica attraverso una netta separazione tra il ruolo della pubblica accusa, che è parte, e quello del giudice, che è neutrale tra le parti. Questa è la via per assicurare le garanzie che spettano a tutti i cittadini. La difesa dei principi di libertà, la tutela della privacy, le garanzie dei cittadini non devono essere temi di scontro in un paese democratico come il nostro, ma terreno di larga direi larghissima convergenza tra maggioranza e opposizione. Questo grave episodio della microspia trovata nell'ufficio dell'onorevole Berlusconi deve essere l'occasione per continuare a sviluppare un confronto tra maggioranza e opposizione sui temi della libertà dei cittadini. Quanto è accaduto non deve essere preso alla leggera, chiunque ne sia il responsabile. Ancora aleggia un clima inquinato, alimentato da veleni sparsi ad arte, che deve essere dissipato.
Lei, signor ministro, ha esposto una linea che esalta il rispetto delle garanzie di libertà; ha sgombrato il campo da voci che avevano creato sconcerto in questi giorni;
La serie di fatti di queste ultime settimane è impressionante. Ne abbozzerò un parziale elenco che già, di per sé, comunica più di tante parole di commento. Mi limiterò ad elencare i fatti solo per rendere il contesto del problema specifico, che si è deciso di isolare come oggetto di questo nostro dibattito e che il ministro dell'interno ha affrontato nel suo intervento, ossia la microspia ritrovata nel suo ufficio esibita alla televisione dal collega Berlusconi e la questione delle intercettazioni e della riservatezza.
Alcuni fatti, dunque. Un'inchiesta della magistratura di La Spezia fa emergere un mondo occulto di affarismo, lobbismo, corruzione, che pare coinvolgere trafficanti di varia natura e i vertici di aziende pubbliche di primaria importanza. Il dispiegarsi di quell'inchiesta giudiziaria si accompagna alla diffusione ad arte di intercettazioni mirate, una telenovela le cui varie puntate pare abbiano ognuna un obiettivo preciso: una volta un manager, un'altra alcuni uomini politici, un'altra ancora un pool di magistrati o un ex magistrato e così via.
Il tutto senza alcun rispetto delle persone citate nelle conversazioni, delle quali vengono messe in piazza, e conseguentemente alla berlina, le vicende anche strettamente private e comunque ininfluenti rispetto all'oggetto delle indagini. Scopriamo oggi dai giornali che la persona intercettata afferma di aver parlato sapendo di avere il telefono sotto controllo.
Alcuni magistrati del pool di Milano si sentono nel mirino dell'azione di altri magistrati e di corpi di polizia, sempre con riferimento al tema delle intercettazioni, e reagiscono con varie dichiarazioni pubbliche, fino all'attacco esplicito contro un settore della Guardia di finanza.
Ancora. Un agente provocatore contatta parlamentari e politici saggiandone la disponibilità a pratiche di corruzione: di questo discuteremo con il ministro Flick, come ha deciso la Conferenza dei capigruppo nella giornata di ieri. Infine (ma ovviamente salto molti passaggi), viene denunciato dal collega Berlusconi il ritrovamento di una microspia nel suo ufficio privato. Un fatto grave, perché lede un diritto costituzionale che riguarda il collega Berlusconi come cittadino prima e come parlamentare poi; un fatto che ha giustamente provocato una quasi unanime rea
Tuttavia mi si permetta di dire che il collega Berlusconi ha gestito a mio parere in modo sconcertante questo episodio. Non capisco perché si siano aspettati due giorni per denunciare pubblicamente il fatto, né perché la denuncia-querela sia stata presentata a cinque giorni dalla scoperta, impedendo in tal modo ogni seria indagine di polizia. Questi comportamenti per me incomprensibili, ripeto legittimano nell'opinione pubblica interrogativi che rischiano di annullare la reazione positiva che c'è stata in seguito al ritrovamento della microspia. Spero che di tali comportamenti vengano in questa sede fornite spiegazioni credibili; altrimenti avrebbero libero corso le interpretazioni più maliziose, che noi non facciamo nostre perché abbiamo a cuore il valore evocato da questo episodio, quello della tutela della riservatezza di ogni cittadino e dei diritti costituzionali di ogni parlamentare.
Ovviamente non posso sapere chi abbia collocato la microspia: forse nessuno qui dentro lo sa. Si sono fatte tutte le ipotesi e lo stesso ministro Napolitano ha affermato che, secondo il Governo, le indagini debbono verificarle tutte. Non mi meraviglierei, comunque, se l'obiettivo di chi ha ideato questa azione non fosse tanto o solo quello di carpire le conversazioni private del collega Berlusconi quanto quello, assai più semplice ma più esplosivo, di fare ritrovare quell'apparecchio e conseguentemente come è puntualmente successo di aggravare quel clima pesante di guerra di tutti contro tutti che ho richiamato come il contesto in cui questo evento va situato. Nella stagione dei veleni, il ritrovamento di una «cimice» nell'ufficio del leader dell'opposizione è quanto di meglio possa accadere se c'è una regia dietro questo inanellarsi di eventi.
Non possiamo lasciare tutto ciò senza risposta. Il Parlamento deve dare una risposta in termini di interventi legislativi e a questo proposito invito l'opposizione a riflettere sulle pesanti responsabilità che si sta assumendo nel bloccare di fatto i lavori della Camera e comunque determinate iniziative legislative. Deve dare una risposta anche il Governo, e gli annunci fatti oggi dal ministro Napolitano rappresentano un elemento positivo. Il ministro della giustizia ha assunto di recente un'iniziativa, che noi valutiamo positivamente, su un aspetto riguardante la magistratura, proprio in relazione al tema delle intercettazioni. Ma forse anche su questo fronte ciò non basta; noi non siamo tra coloro che vorrebbero bastonare la magistratura per una sorta di rivalsa per i risultati positivi che ha ottenuto in questi anni, ma non accettiamo nemmeno che vengano messe a rischio le garanzie dei cittadini o che dei magistrati si pongano come un potere al di sopra di ogni altro potere e al di fuori delle regole.
Sul tema delle intercettazioni telefoniche ambientali occorrono delle modifiche legislative e alcune proposte di legge sono già depositate nei due rami del Parlamento; mi auguro che si riesca ad esaminarle quanto prima. È positivo l'annuncio dato dal ministro Napolitano di una iniziativa specifica in questo senso da parte del ministro di grazia e giustizia.
È questa delle intercettazioni una materia delicatissima. L'evoluzione tecnologica fa di questo strumento di indagine un mezzo terribilmente invasivo della sfera privata dei cittadini: terribile anche perché talvolta amplificato dalla pubblicazione delle conversazioni sui mezzi di informazione. E, se posso esprimere una piccola riserva rispetto alla relazione del ministro Napolitano, direi che forse tale aspetto è stato sottovalutato nelle sue parole: quello della pubblicazione delle intercettazioni e non solamente quello della loro effettuazione.
Questa pubblicazione, che mi risulta non sempre illegittima, almeno secondo quanto dicono i giuristi sulla base della legislazione vigente, costa prezzi altissimi non tanto e non solo agli indagati e ai controllati, ma alle persone che hanno l'unico torto di essere in relazione con chi è sotto controllo. Vengono così portati a pubblica conoscenza, prima in atti processuali e poi addirittura sui giornali, sentimenti, rapporti personali, talvolta drammi e soffe
Tutto ciò non è tollerabile e pertanto occorre modificare la legislazione in materia. Un problema, questo, che nella nostra gerarchia dei valori viene ancor prima della tutela delle garanzie per i parlamentari perché coinvolge persone spesso più deboli e con minori capacità di reazione e di difesa. Quella della riservatezza è una questione che va affrontata anche in relazione alle potenzialità ulteriori di intrusione nella vita privata insite nei nuovi mezzi informatici; abbiamo appena affrontato questo tema anche qui in aula, nell'ambito della problematica sui dati personali e sulle banche dati.
In relazione ai diversi fatti di cui ho parlato all'inizio, noi chiediamo al Governo un'azione di rinnovamento e di ricambio dei vertici di taluni apparati dello Stato e delle aziende pubbliche. Qui il Governo segna un ritardo, e lo diciamo noi che siamo leali sostenitori del Governo! Non si tratta di affibbiare una patente di inaffidabilità agli attuali responsabili dei servizi, di corpi militari, di aziende pubbliche e di enti pubblici, perché questo sarebbe per alcuni o per molti sbagliato ed ingeneroso: tuttavia il rinnovamento comporta anche il cambiamento dei responsabili oltre che nuove direttive. La prudenza, quando travalica nella timidezza e dunque nel continuismo, diventa un fattore negativo.
Si è parlato, a proposito e a sproposito rispetto ai fatti recenti, dei servizi segreti, magari, come ha fatto il ministro Napolitano, per negarne ogni coinvolgimento. Ma, visto che se ne è parlato, occorre affermare che su questo terreno si impone una riforma radicale.
Troppo spesso questi ambienti o loro settori deviati sono stati, nel passato, sospettati di essere fonte di inquinamento della vita democratica. Personalmente ho difficoltà a comprendere l'utilità di apparati pensati e strutturati in funzione di una situazione politica interna ed internazionale che non c'è più.
Si è parlato molto in questi giorni dell'opera di controllo svolta nei confronti del partito comunista e dei suoi esponenti, compresi i parlamentari. So, per esempio, che il partito della rifondazione comunista ha reagito con forza alle dichiarazioni dell'ammiraglio Martini riguardanti il collega Cossutta.
Occorre però anche aggiungere che i servizi sono stati spesso usati come strumento di ricatto e di pressione all'interno delle forze di governo del tempo e per condizionare pesantemente l'evoluzione politica e sociale.
Storia passata, si dirà. Io non ho elementi per affermarlo, né per affermare il contrario. Penso comunque che, a situazione internazionale radicalmente mutata e a coscienza democratica più matura e più solida, debba corrispondere anche una forte novità nella struttura, nel funzionamento, negli scopi degli apparati di sicurezza, dei quali va per lo meno rivalutata la necessità o l'utilità.
Insomma, signori rappresentanti del Governo, il Parlamento deve fare la sua parte, e non la sta facendo (anche per le motivazioni che ho esposto prima rispetto all'atteggiamento delle opposizioni), ma anche il Governo faccia la sua, lanciando al paese un messaggio di iniziativa, di cambiamento, di innovazione ed anche di rasserenamento (Applausi dei deputati dei gruppi della sinistra democratica-l'Ulivo e di rifondazione comunista-progressisti).
Questi sono i principi costituzionali di riferimento. Il problema dell'Italia di oggi è se essi siano applicati o se siano clamorosamente non applicati.
Mi rifaccio a quanto ha scritto De Rita nella versione completa dell'articolo pubblicato sul Corriere della sera, un articolo ragionato che spiegava come, attraverso le fasi del terrorismo, della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, si sia arrivati nel nostro paese ad attenuare alcuni principi fondamentali, attraverso strumenti anche legislativi eccezionali, sui quali invito ancora una volta questo Parlamento a riflettere. Mi riferisco, in particolare, all'istituto della custodia cautelare (il carcere preventivo) e a reati che non abbiamo introdotto noi parlamentari, noi legislatori nel codice penale, ma che attraverso una elaborazione di tipo giurisprudenziale sono diventati strumento di indagine e di imputazione. Penso al concorso esterno in associazione criminale, un reato costruito dalla giurisprudenza e tale per cui la collega Maiolo, se qualche giudice ritenesse fondate le fantasiose dichiarazioni di pentiti come fecero durante la campagna elettorale alcuni giudici della Calabria -, rischierebbe fino a sei anni dico sei anni di carcere preventivo, prima di avere diritto ad un giudizio. Questa è dunque la legislazione del nostro paese oggi!
Il concorso esterno in un'associazione può comportare fino a sei anni di carcere preventivo. Ci sono colleghi che hanno rivestito l'incarico di parlamentare in altre legislature che stanno scontando il loro terzo o quarto anno di carcerazione preventiva per reati del genere. Non chiedetemi, perché ci arriverò successivamente, cosa c'entri questo con le microspie. Il concorso esterno si costruisce non attraverso l'imputazione di reati specifici, ma attraverso la dimostrazione che un certo politico aveva collegamenti e conosceva persone della criminalità organizzata.
Credo che il Parlamento si sia occupato, od abbia tentato di farlo, di questa situazione. Lo ha fatto nell'XI legislatura, quella del Parlamento degli inquisiti, un Parlamento delegittimato, che l'opinione pubblica e la stessa magistratura non ritenevano legittimato ad affrontare questo tipo di problematiche. Allora, lo ricordo, il semplice avviso di garanzia rappresentava una sentenza capitale. Cinque o sei ministri sono stati costretti alle dimissioni solo perché toccati da avviso di garanzia. Ricordo ad esempio il caso del ministro dell'agricoltura Fontana e del ministro Reviglio. Non si sa se poi l'azione giudiziaria nei confronti di queste persone sia andata avanti o sia stata archiviata, perché tutto è scomparso nel nulla.
Nella scorsa legislatura, dopo l'avvio della seconda Repubblica, il Parlamento e il Governo Berlusconi hanno tentato nuovamente di affrontare il problema, ma ancora una volta la commistione fra giustizia e politica ha travolto tutto e lo stesso Presidente del Consiglio si è trovato nell'imbarazzante situazione di essere raggiunto da un avviso di garanzia durante una conferenza internazionale. Anche l'esperienza della XII legislatura si è conclusa senza che il sistema politico, il Parlamento ed il Governo riuscissero ad affrontare questi argomenti.
Ci troviamo nella XIII legislatura in una situazione politica nuova, ma ahimè, come risulta dalle cronache di questa settimana, parte della magistratura pubblicamente, e direi sfrontatamente, contesta il diritto ad un Parlamento liberamente eletto di affrontare i problemi della giustizia, magari aderendo anche ad appelli come quello del Capo dello Stato che ci ha caldamente invitati, ad esempio, a rivedere l'istituto dell'abuso di ufficio. L'invito del Capo dello Stato alle Camere viene duramente contestato da chi, in base al nostro ordinamento, dovrebbe limitarsi ad applicare la legge senza pretendere che il Parlamento la conservi, non la modifichi o la approvi in conformità alle sue opinioni.
Il risultato, onorevoli colleghi, è che il sistema è impazzito perché non ci sono più regole comuni. L'altro giorno ho presentato un'interrogazione il collega Mussi ha avuto l'amabilità di definirla ver
A tale riguardo si pone il non indifferente problema del «doppiopesismo» o dell'adozione di regole diverse quando dovrebbero essere uguali per tutti. Mi si oppone Vittorio Grevi su Il Corriere della Sera lo fa spessissimo che, se c'è una custodia cautelare, se c'è un intervento dell'autorità giudiziaria, vuol dire che ci sono fondati elementi per arrivare all'estrema soluzione rappresentata dalla custodia cautelare stessa. Una volta ci credevo anch'io, ma dopo i casi Darida, Tabacci, Adamoli, Conte, Abbruzzese, dopo i fatti di Reggio Calabria, le decine di parlamentari o imputati politici successivamente prosciolti, qualche dubbio che si proceda sempre agli arresti sulla base di elementi fondati mi è insorto e credo che sia insorto anche negli onorevoli colleghi.
Quando poi, senza fare polemica o senza gridare, ho cercato di utilizzare gli strumenti parlamentari di sindacato ispettivo per sapere dal Governo come sia stato possibile, per esempio, che un ministro della giustizia (Darida è stato guardasigilli, sindaco di Roma, un personaggio autorevole) abbia fatto due mesi e mezzo di carcere per essere poi prosciolto, perché ciò sia avvenuto, e sulla base di quali elementi, non ho ricevuto alcuna risposta, nonostante siano trascorsi già due anni e mezzo dalla data di presentazione della mia interpellanza. Per la verità ho ricevuto risposte inquietanti, perché il giudice Misiani venne accusato dal dottor Greco di aver rivolto domande indiscrete sulle cimici installate nel famoso bar Tombini; ebbene Misiani ha detto (e la questione è al vaglio del Consiglio superiore della magistratura) che quando Darida venne prosciolto lo stesso Greco gli chiese la cortesia di impugnare la sentenza perché c'erano gli ispettori a Milano, quindi non per ragioni di giustizia, ma per coprirsi rispetto all'errore iniziale (Applausi dei deputati del gruppo del CCD-CDU e di deputati del gruppo di alleanza nazionale), per dimostrare agli ispettori, attraverso l'impugnazione, che quello iniziale non era stato un errore.
Di fronte a situazioni di questo genere ci sono buoni motivi per essere preoccupati, così come lo era l'onorevole Correnti. Voi tutti certo ricorderete quali denunce e quali battaglie fece l'onorevole Correnti deputato del partito democratico della sinistra nella XI legislatura. Vorrei sapere che fine abbiano fatto le sue denunce sul caso Tabacci. Ricordo che, davanti alla richiesta di arresto dell'onorevole Tabacci, con il consenso di tutta l'Assemblea, l'onorevole Correnti affermò che il magistrato che aveva adottato quel provvedimento così temerario avrebbe dovuto essere sottoposto a sanzione disciplinare perché la violenza che si voleva fare nei confronti di un parlamentare era al di fuori di ogni immaginazione.
Mi sembra però che nulla finora sia accaduto ed è per questo che richiamo la preoccupazione manifestata in una interpellanza di qualche anno fa, nella quale ci si lamentava del sistema giudiziario che tendeva a privilegiare la confessione degli
Questa era la replica dell'onorevole Berlinguer all'onorevole Scalfaro, quando si lamentava che, non la magistratura, ma la polizia cercasse esclusivamente la confessione dell'imputato, con tutte le disastrose conseguenze di fallacia e di violazione di principi costituzionali che essa comportava.
Le preoccupazioni di Berlinguer di allora sono le stesse che proviamo noi oggi. Negli ultimi tempi abbiamo compiuto un passo in avanti, perché non ci sono più gli indagati, gli imputati, ci sono anche i coinvolti. Le vicende di La Spezia e di Napoli hanno aperto un'altra inquietante pagina. Ci sono colleghi fuori e dentro quest'aula (mi viene in mente il sindaco Bassolino in relazione alla vicenda dell'agente provocatore di Napoli) che si trovano coinvolti in un'indagine giudiziaria, che vedono le loro foto pubblicate sui settimanali. Ma come sono stati coinvolti? È sufficiente che un agente provocatore chieda di essere accompagnato presso tutti i politici di una determinata città...
Caro Novelli, questi fatti sono stati utilizzati come prove in procedimenti giudiziari! In questi casi, si è giunti alla conclusione che l'onorevole tale conosce il pregiudicato, perché gli ha stretto la mano! Ma chi glielo ha portato dinanzi? Un colonnello dei carabinieri, che mi mette nelle condizioni di conoscere un pregiudicato o una persona attraverso la quale sta istigando a commettere reati e, nel momento in cui mi fa riprendere da una telecamera o in cui registra una conversazione magari innocente, io sono comunque coinvolto e divento «Alfa», «Omega»...
Onorevoli colleghi, tali questioni è opportuno precisarlo riguardano proprio la libertà personale sia dei cittadini sia dei parlamentari. Sostengo tale opinione perché sono stato ferito non so se avete provato la medesima sensazione dal punto di vista morale, politico e civile dalle cose che ho letto sui giornali rispetto all'inchiesta di La Spezia su terze persone, che non avevano assolutamente nulla a che fare con la vicenda. In quest'ultimo caso, si è verificato che due persone, parlando con un linguaggio scurrile e volgare, abbiano coinvolto uomini e donne, esprimendo giudizi infamanti nei loro confronti, e che tali giudizi siano stati ripor
Ribadisco che su tali questioni avrei voluto sentire qualche giudizio da parte del Governo.
Amici del PDS, converrete con me che per vincere le elezioni e andare al Governo avete avuto una mano dalla magistratura, nel senso che alcuni settori politici sono stati particolarmente colpiti dall'attività di quest'ultima, mentre altri sono stati oggetto di particolari omissioni, invece che di attenzioni... Potrei affrontare la questione relativa al finanziamento illecito, ma non è questo il momento di farlo; in ogni caso si tratta di un argomento di attualità che andrebbe approfondito: tuttavia, ne parleremo un'altra volta!
In che cosa consiste il problema di maggiore attualità? Consiste nel fatto che, chi una volta era al Governo, ora è all'opposizione. È evidente che le questioni in esame sono particolarmente delicate per chi svolge il ruolo di opposizione, in un regime democratico di tipo bipolare. Ciò riguarda non solo i parlamentari, ma anche i dirigenti ed i militanti di partito. Sostengo tale punto di vista perché ritengo che l'attività politica non possa essere sottoposta al sospetto continuo di chi dice di voler «rivoltare l'Italia come un calzino»; e il fatto stesso che qualcuno svolga attività politica o militi in un partito lo fa diventare un cittadino diverso dagli altri, immediatamente soggetto o oggetto di una serie di situazioni del tipo di quella delle microspie.
Perché in Italia vengono piazzate diecimila, trentamila o quarantamila microspie? Perché le conversazioni della gente vengono continuamente ascoltate mentre svolge la propria attività o i propri affari? È per una questione di ordine pubblico, di giustizia o di controllo politico? Queste sono domande particolarmente delicate per chi deve svolgere il ruolo di opposizione nel nostro paese e che certamente non è tranquillo. Sottolineo comunque che quella microspia, dalla quale è scaturito il dibattito, era stata collocata nell'ufficio del capo dell'opposizione. In ogni caso, non è solo quest'ultimo ad essere sotto tiro, perché tutti sappiamo che tale pericolo ha una rilevanza generale, è a 360 gradi.
Non solo, ma tutti noi sappiamo perché ce lo diciamo tra di noi che «costruzioni» giudiziarie come quelle di Napoli sono fantascienza, non esistono: sono presenti soltanto nella testa dei magistrati. Mi riferisco a quella connection che ha coinvolto tutti i partiti, tutti gli esponenti politici nazionali. Non esiste! Forse vi è la volontà di continuare a tenere subordinato il potere politico, di tenere sotto scacco il Parlamento e di ricoprire ancora un ruolo la cui funzione è stata comprensibile in momenti eccezionali, ma non lo è più nel momento in cui dobbiamo rifare la Costituzione o forse tornare alla Costituzione!
Io penso che si dovrebbe modificare la seconda parte della Costituzione. Lo faremo ricorrendo alla Commissione bicamerale o alla assemblea costituente, ma in ogni caso credo lo abbiamo ripetuto un milione di volte che tutti siamo d'accordo sul fatto che si debbano rivedere le parti della Costituzione che necessitano di modifiche e che, soprattutto, si debba ritornare alla difesa degli articoli fondamentali della Costituzione stessa: mi riferisco agli articoli 3, 13 e 27. Credo però di aver dimostrato, ma lo sappiamo tutti, che oggi, in questo paese, quegli articoli non vengono rispettati.
E allora, signor ministro, con rammarico le devo dire di non essere soddisfatto della sua risposta. Come ho detto anche ieri in sede di Conferenza dei capigruppo, ritenevo che, partendo da un episodio specifico, quella odierna potesse rappresentare un'occasione, per il Parlamento e per il Governo, per una riflessione sullo stato dei rapporti tra il Parlamento, gli eletti dal popolo, e la magistratura e per cominciare a fornire risposte. Anche se noi, forza di opposizione, queste risposte le potremmo dare, tuttavia riteniamo giunto finalmente il momento che sia il Governo a dovercele fornire (Applausi dei deputati dei gruppi del
L'episodio di cui oggi discutiamo si colloca in un contesto che mette i brividi: è tornato, incandescente, il conflitto tra i poteri dello Stato. Si fa fatica a recuperare un senso di equilibrio tra i poteri dello Stato. La cronaca di questi giorni ci racconta di procure in guerra contro altre procure; ci racconta della politica che si arma contro la magistratura e della magistratura che si arma contro la politica. C'è un agente provocatore che gira tra deputati, tra politici, per indurre in tentazione; ci sono «pezzi» segreti di istruttorie che rimbalzano come schizzi di fango su privati cittadini e diventano notizie di dominio pubblico; ci sono poliziotti che sparano su carabinieri. Tutto questo, mentre le magnifiche sorti e progressive del capitalismo italiano, i grand commis di Stato, come Lorenzo Necci e gli imprenditori privati, finiscono tutti, pubblici e privati, molto prosaicamente, in tribunale.
Si ha la sensazione, signor ministro, di uno Stato in affanno. Lei ha fatto bene a metterci in guardia dai rischi degli eccessi della dietrologia, che non è una scienza esatta e che induce a rappresentazioni semplicistiche e fumettistiche della realtà. Si fa fatica, signor ministro, a recuperare per ciascun organo dello Stato non soltanto il sentimento pieno della propria autonomia, ma anche il senso del limite. Perché è da questa duplice vocazione, autonomia e senso del limite, che si può ricostruire, per così dire, una trama di equilibri complessi e delicati che possono tenere in piedi uno Stato democratico.
La «cimice» dunque. Lei, signor ministro, ci ha raccomandato di non trarre conclusioni affrettate e di non dedicarci a narrazioni di tipo dietrologico. Eppure, la «cimice» è un fatto grave, ma non è un fatto inedito, non è un fatto che possa stupire. Stupisce lo stupore, perché la «cimice» appartiene in qualche maniera, simbolicamente, ad un'Italia che abbiamo imparato a conoscere, un'Italia pullulante di regie occulte, di mestieranti della destabilizzazione. È proprio l'Italia dei cosiddetti servizi deviati e vorrei sottolineare tre volte l'espressione «cosiddetti» l'Italia delle stragi, l'Italia della P2.
Noi chiediamo che sia fatta piena luce su quanto è accaduto nei confronti dell'onorevole Berlusconi. Infatti è davvero inquietante che vengano violate le prerogative di un parlamentare e, quando tali prerogative sono del capo dell'opposizione, è doppiamente inquietante.
Siamo grati all'onorevole Paissan per avere solitariamente segnalato ciò che soltanto noi precedentemente avevamo detto: all'indomani della denuncia dell'onorevole Berlusconi, l'ammiraglio Martini, già capo del SISMI, ci informava che fino al 1991 altri parlamentari in carica, tra i quali un nostro collega, un autorevole protagonista della storia italiana, presidente del partito della rifondazione comunista, l'onorevole Armando Cossutta, erano stati oggetto di controlli. La rivelazione è illuminante perché si badi bene non siamo, secondo le parole dell'ammiraglio Martini, al racconto di una deviazione, di eccessi di zelo della vocazione atlantica dei nostri servizi; non siamo al teatrino parallelo e oscuro delle trame eversive con dietro l'ombra dei consueti burattinai: generali felloni e mas
Sono veritiere le affermazioni dell'ammiraglio Martini? Non possiamo chiederne conto ai morti, ma forse è opportuno chiederne conto ai vivi: possono smentire tali affermazioni, possono spiegarle, possono chiarirle? Abbiamo diritto o no di sapere cosa sia accaduto in Italia nei confronti dei dirigenti del più grande partito dell'opposizione in tutta la lunga storia repubblicana?
Si è trattato di un controllo ha affermato l'ammiraglio Martini istituzionale, esercitato su indicazione della NATO poiché, nel caso dell'onorevole Armando Cossutta, trattavasi di un agente del Cominform. Cari colleghi, non occorre essere degli storici eruditi per sapere che il Cominform fu sciolto nel 1956 e che quel controllo appare quanto meno tardivo se si è prolungato fino al 1991.
Tutto il partito comunista italiano era sotto controllo. Ed allora è legittimo porre la seguente domanda: erano sotto controllo anche l'attuale Presidente della Camera e l'attuale ministro dell'interno?
Dicevo prima «cosiddetti servizi deviati» proprio perché le deviazioni non sono state una escrescenza, una patologia; in alcuni momenti della storia italiana sono state una caratteristica, un aspetto della fisiologia di una democrazia malata. È per questo, e non per intendimenti vendicativi, che abbiamo il diritto ed il dovere di sapere cosa sia accaduto in un paese che è stato a sovranità limitata.
Cari colleghi, signor ministro, noi che abbiamo tanta stima nei suoi confronti ed apprezzamento per l'equilibrio e la sobrietà che ella anche in questa circostanza ha dimostrato, vorremmo sottolineare, con particolare enfasi, il bisogno della cesura che il racconto che ho testé fatto indica essere necessaria.
Non si tratta di una generica invocazione giacobina; non siamo qui a chiedere spargimento di sangue né teste che rotolino, ma ad interrogarci su quanto debba essere profonda la bonifica negli apparati dello Stato. Non bastano sobrietà ed equilibrio, ma è necessario davvero un intervento radicale, di bonifica dei settori che hanno deviato la vita della nostra democrazia (Applausi dei deputati dei gruppi di rifondazione comunista-progressisti e della sinistra democratica-l'Ulivo).
Dunque, ci aspettiamo molto, direi che ci aspettiamo di più dal Governo Prodi e dal ministro dell'interno; ci aspettiamo da tutti noi la costruzione di garanzie contro i rischi di una democrazia troppo indiscreta e troppo invadente, per così dire orwelliana. Questo orecchio che tutto ascolta, quest'occhio che tutto vede mette inquietudine; non mette soltanto a repentaglio le prerogative di chi alla rappresentanza della democrazia è tenuto a giurare fedeltà, ma genera inquietudine anche rispetto ai diritti del semplice cittadino, il quale si sente indifeso, avvolto da questa spirale di controlli. Abbiamo paura di una democrazia che modernamente possa riprodurre la deriva del sorvegliare e punire.
Onorevole Giovanardi, è curioso che da questa vicenda lei tragga conclusioni esattamente opposte a quelle che traggo io. Proprio questo insieme di fatti «verminosi» mi mettono in guardia rispetto al rischio di una sponda autoritaria, di una riforma istituzionale che in qualche maniera semplifichi ed induca la nostra democrazia verso sponde di mortificazione. È proprio questa vicenda che spinge rifondazione comunista a tenere ben salda nelle proprie mani la bandiera del bisogno di una riforma che allarghi gli spazi di democrazia, che coinvolga di più i cittadini, la partecipazione popolare.
Quella «cimice», signor ministro, è davvero il segno di una democrazia ipotecata, di uno Stato che fu doppio, che era
Il gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania, anche se scettico sull'effettiva utilità di tale dibattito, ha acconsentito affinché lo stesso potesse essere svolto, supportato da adeguate interpellanze nonché dalla puntuale, conseguente risposta del signor ministro dell'interno, risposta della quale non ci dichiariamo né soddisfatti né insoddisfatti, ma che ci lascia totalmente indifferenti, convinti come siamo non solo che questo Stato e le sue istituzioni, ormai in dissoluzione, nulla possano contro poteri più o meno occulti, ma anzi che ne siano conniventi (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
La risposta del signor ministro Napolitano può essere letta, secondo una tecnica di screening, per frasi e parole chiave. Le parole o frasi chiave che ci è parso di aver udito sono: netta ed inequivoca risposta istituzionale, Governo consapevole e disposto a collaborare con la magistratura, reazione di sdegno e di preoccupazione, responsabilità e delega all'autorità giudiziaria, grave reato, violazione del dettato costituzionale e via discorrendo.
Anche in questa occasione la prima fu quando in quest'aula si discusse sull'irruzione della DIGOS negli uffici della lega nord a Milano lei, signor ministro, si è comportato come Ponzio Pilato, cioé se ne è lavato le mani ed ha usato termini vaghi e vuoti che, nell'intento di rassicurare, dimostrano invece tutta l'incapacità e l'impotenza del sistema-regime di affrontare in modo serio, organico e trasparente, il problema della divisione dei compiti e dei poteri; in altre parole, l'incapacità di provvedere alle riforme indispensabili per questo Stato, che a parole si dichiara libertario e democratico, ma in realtà convive con l'alter Stato, alimentato da lustri di connivenza del potere politico con la mafia, con i servizi segreti deviati, con l'affarismo, la corruzione, il clientelismo, con le stragi impunite e con la strategia dell'eversione.
Onorevole Presidente, non servono i dibattiti! Sarebbe bastato recepire tempestivamente e compiutamente la direttiva comunitaria sulla protezione dei dati personali e probabilmente oggi molti esponenti politici del Polo e dell'Ulivo non sarebbero qui ad interrogarsi sul loro futuro destino politico, messo in serio pericolo da chissà quali inidentificate centrali di potere occulto.
Quando la lega denunciava che i domicili dei propri dirigenti e le proprie sedi erano spiate, quando denunciava il ritrovamento di microspie, bonariamente la reazione era di insofferenza se non addirittura di fastidio. Oggi che ad essere spiato è il presidente Berlusconi, nonostante l'ingente apparato di cui dispone, si paventa chissà quale attentato alle regole di convivenza democratica. Come al solito, siamo al «doppiopesismo», ai due pesi e due misure!
Al di là della risposta del signor ministro dell'interno, ciò che ci ha colpiti è stata la singolare procedura di ritrova
La successione dei fatti, così come descritta dai mezzi di informazione peraltro indirettamente confermata dalla risposta del signor ministro -, sui quali, pertanto, non abbiamo motivo di dubitare, si presta ad una serie di possibili interpretazioni, la cui valutazione è lasciata ai colleghi. A nostro avviso, si possono ravvisare tre possibili scenari interpretativi: il primo è quello secondo cui l'onorevole Berlusconi, leader del maggior partito di opposizione, giustamente preoccupato del calo di immagine e di consensi della propria parte politica soprattutto in Padania, abbia cercato di invertire le sorti con un abile coup de thé'tre, efficacemente amplificato dai giornali e dalle televisioni (Commenti dei deputati del gruppo di forza Italia). Questo però ci sembra lo scenario meno credibile e meno foriero di risultati, anche perché, se così fosse, avremmo serio motivo di dubitare delle effettive capacità politiche e strategiche del leader di forza Italia, al quale, peraltro, va tutta la nostra solidarietà e comprensione per i gravi fatti se accertati di cui è stato vittima.
Il secondo scenario, anch'esso in qualche modo suffragato dalle notizie circolate, vedrebbe colpito il leader di forza Italia per giustificare un'azione governativa volta a creare un necessario disorientamento nell'opinione pubblica, inducendola in uno stato di tensione e preoccupazione, e a giustificare in tal modo la rimozione, il ricambio degli attuali vertici dei servizi di sicurezza con altri più «allineati» e disposti a «servire» lo dico tra virgolette la maggioranza ed il Governo più di quanto non lo siano gli attuali.
In tal modo il ricambio apparirebbe motivato da necessità di trasparenza e di efficienza e metterebbe al riparo da critiche un'operazione altrimenti difficilmente giustificabile, stante la totale inamovibilità dei vertici del pubblico funzionariato.
Se questo scenario fosse credibile, il Governo dovrebbe avvalersi, nella sua azione, dell'alta consulenza e del patrocinio di persone che hanno dato prova di conoscere profondamente il sistema, anche deviato, dei servizi, tant'è che alcune di loro, nonostante la loro immensa competenza, non sono state designate nel Comitato di controllo sui servizi segreti, ma sono state gratificate dallo Stato con la carica di senatore a vita (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania).
Vi è poi un terzo ed ultimo scenario, non paventato dai mezzi di informazione ma che, se debitamente verificato, apparirebbe veramente inquietante. Nessuno ci può far desistere dal pensare che sia in atto (lo confermerebbe la telefonata dell'onorevole Berlusconi all'onorevole D'Alema) un'azione concordata tra maggioranza ed opposizione tesa a dimostrare l'insorgenza di una grave, anche se falsa, emergenza di turbativa della sicurezza nazionale, per dare vita di conseguenza ad un progetto consociativo al fine di consolidare, magari anche attraverso la bicamerale o magari attraverso forme di presidenzialismo più o meno spinto, l'attuale sistema centralista ed affossare ogni tentativo di riforma dello Stato. Non sarebbe estraneo a tale scenario il tentativo di delegittimazione dell'operato di parte della magistratura, finalizzato, a nostro parere, a ridimensionarne il ruolo e l'operato, non per rivendicarne l'autonomia ma per ricondurla al controllo del potere politico. In tal modo l'accordo politico consociativo, la alte und grosse Koalition, vecchia in quanto a metodi, potrebbe efficacemente utilizzare i mezzi di informazione, la magistratura e i servizi più o meno segreti per rincuorare l'opinione pubblica (dicendole: non preoccupatevi, siamo qui noi, rimettiamo tutto a posto, ci pensiamo noi!) e contemporaneamente puntare le proprie artiglierie contro l'unica vera forza riformatrice del paese, la lega nord, espressione della volontà di riscatto dei popoli
Le prime avvisaglie si sono già viste nel voluto oscuramento della manifestazione sul Po e nell'irruzione della polizia politica nelle sedi della lega nord a Milano. Noi, onorevoli colleghi, non ci preoccupiamo più di tanto di atti di intercettazione e di spionaggio; siamo abituati da sempre a parlare chiaro nelle strade e nelle piazze, e lo facciamo a cuore aperto. Gli atti di intimidazione non fanno altro che avvalorare ed esaltare il nostro progetto politico, sempre più condiviso dai cittadini padani. Le cimici, le pulci, gli scarafaggi non appartengono alla cultura padana, ma sono propri della cultura romano-latina (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania), quella, per intenderci, del bisbiglio da confessionale, della delazione, del detto e del non detto. Ho vaghe reminiscenze entomologiche, ma esse mi consentono comunque di affermare che cimici e pulci vivono e prosperano negli ambienti sudici e maleodoranti, tipici dei palazzi romani, nei quali ogni ricambio d'aria formale e sostanziale è sistematicamente impedito e delegato a strumenti che paiono dare una sensazione di benessere, ma in realtà provocano il mal di schiena e il raffreddore (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania)!
Ho volutamente descritto uno scenario ipotetico di cui non siamo in grado di valutare le effettive capacità di realizzazione; risposte in tal senso ne avremo nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, magari a finanziaria approvata. Qualcuno dirà: «Comino pensa male». Sarà anche vero che ci avete inculcato il gene della diffidenza e che in noi è notevolmente aumentata la propensione a pensare male, ma, come ci hanno insegnato i vostri insigni maestri, pur peccando forse di presunzione, probabilmente abbiamo indovinato. Quanto più appare verosimile tale scenario, tanto più appaiono definiti i connotati dell'unica vera vittima sacrificale dell'intera operazione; mi dispiace per lei, signor ministro dell'interno: tali connotati sono quelli del Presidente del Consiglio Prodi e del suo esecutivo. È anche vero che morto un papa se ne fa un altro e che nella logica complessiva di forte restaurazione centralista, di probabile governo di sanità pubblica, magari presieduto da un uomo forte con forti poteri, il destino dell'attuale esecutivo appare decisamente marginale e del tutto ininfluente. Sappiate però, cari amici del Polo e dell'Ulivo, che le strategie dell'eversione, dei colpi di Stato venduti come operazioni democratiche in Padania non attecchiscono più, non fanno più presa su popoli di cittadini e non di sudditi che hanno ormai scelto di essere liberi da Roma e sovrani a casa propria (Applausi dei deputati del gruppo della lega nord per l'indipendenza della Padania Congratulazioni).
Giudichiamo allarmante la vicenda di cui oggi si tratta. Avremmo anche noi preferito che la denunzia alla magistratura fosse stata almeno contestuale, se non precedente, alla denunzia pubblica. Rimane comunque l'episodio nella sua gravità ed attorno ad esso si è manifestata una generale preoccupazione, a partire dal Presidente del Consiglio. Nell'immediatezza vi sono state dichiarazioni di tono diverso: chi ha esercitato l'ironia, chi ha impropriamente sottovalutato, chi fatto assai più grave ha accusato alte cariche dello Stato, chi ha tentato di accusare il Governo e la maggioranza parlamentare. Anche stamani su un giornale vi è chi parla
Benissimo ha fatto il ministro dell'interno a respingere qualunque accostamento tra questo episodio e i servizi. Non sarebbe serio collegarvi arbitrariamente questo episodio né legare sorti e vicende dei servizi a questa vicenda. Le decisioni concernenti i servizi riguardano il Governo. Si deve rifuggire è appena il caso di ricordarlo, ma noi lo chiediamo formalmente da lottizzazioni, così come da attacchi o difese di parte. Non è argomento che riguardi i partiti né dell'opposizione, né della maggioranza parlamentare; così come l'argomento è rimasto estraneo all'incontro della maggioranza parlamentare svoltosi due giorni fa con il Governo a Palazzo Chigi.
Il Parlamento deciderà sulle riforme proposte, vigilerà e controllerà le attività: non a caso è stato chiamato a presiedere il Comitato sui servizi un esponente dell'opposizione. Ma il Governo come il ministro ha detto tragga le conclusioni che gli spettano, del tutto al di fuori di questo episodio.
Non si può comunque ignorare, su un altro versante e bene ha fatto il ministro a ricordarlo -, il problema complessivo della tutela della riservatezza, posto sempre più dalla crescita delle possibilità di intercettazione che mezzi via via più sofisticati consentono, fenomeno che interseca quello dell'aumento delle relazioni interpersonali ed intersoggettive nella vita della società moderna e che fa sì che nella libertà effettiva di queste relazioni si collochi sempre più il contenuto della libertà e della democrazia.
Va, marginalmente, aggiunto che non tutti hanno la possibilità di far bonificare ambienti e luoghi di vita e di lavoro.
Il problema del bisogno di difendere efficacemente il diritto alla riservatezza, che il ministro ha enunciato, e quello delle intercettazioni illecite e delle dimensioni quantitative di quelle autorizzate, e quindi formalmente lecite (pur se non sempre attuate con procedure del tutto rituali), va quindi affrontato con serietà ed attenzione.
Condividiamo in pieno l'affermazione che il ministro dell'interno ha fatto qui, respingendo la leggerezza con cui si parla del nostro paese come di uno Stato di polizia; bene ha fatto il ministro a ricordare, comunque, l'esistenza di fenomeni e tendenze che si ha il dovere di analizzare.
Vi sono delle intercettazioni per parlare di quelle lecite assunte a provvedimento talvolta di routine, rimuovendo la questione della lesione o quanto meno della messa a rischio di altri valori tutelati dalla Costituzione e dalla civile convivenza. Tra questi valori vi è quello del diritto alla riservatezza, al rispetto della sfera personale nonché quello del diritto di comunicare liberamente.
Non si può d'altra parte ignorare quanto occorre per la tutela della legalità, per la lotta alla criminalità ed alla corruzione; bisogna individuare il punto di equilibrio tra queste fondamentali esigenze ed altre che non sono inferiori e che non possono essere sacrificate senza comprimere gli stessi obiettivi e gli stessi valori che la difesa della legalità intende garantire.
Vi è quindi un problema di regole che come bene ha fatto il ministro a ribadire in buona parte esistono ma che i mezzi sempre più sofisticati pongono in
Alcune interpellanze hanno poi evocato altri argomenti importanti, che non possono essere trattati di sfuggita in questo dibattito, anche per non ridurne la portata, ma che sono ben presenti all'attenzione del Parlamento e tali devono restare: il rapporto tra i poteri dello Stato (che qualcuno ha già evocato in questo dibattito), l'equilibrio rispettoso tra di essi e rispettoso soprattutto delle norme costituzionali e di legge ordinaria, i rapporti all'interno di ciascun potere dello Stato, della magistratura e fra questa e i corpi operativi dello Stato. Vi è la convinzione, da affrontare come fenomeno pericoloso, di «tutto potere» e di superiorità rispetto alle regole: un virus che a seconda dei momenti può passare di ambiente in ambiente, di sede istituzionale in sede istituzionale e che va combattuto e sconfitto nei luoghi della politica come è giusto ma che va bandito da qualunque ambito della vita sociale.
Sono temi ed argomenti che non trovano posto in questo dibattito, per i suoi limiti propri, ma che sono oggetto del percorso riformatore e sono affidati anche alla competenza della Commissione bicamerale, che speriamo sorga presto ed in modo efficace.
In conclusione, signor Presidente, signor ministro dell'interno, a me sembra che, anche in questo dibattito, il Governo e la maggioranza abbiano colto l'occasione per proporre all'opposizione uno sforzo riformatore comune, in un confronto libero e scevro da pregiudizi, per recuperare nel paese un forte senso delle istituzioni e collocare in queste un'alta condizione della politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei popolari e democratici-l'Ulivo e della sinistra democratica-l'Ulivo).
Si pongono anzitutto dei problemi, ai quali il ministro dell'interno ha cercato di dare una risposta sul piano della impostazione, ma non certamente sul piano dell'annuncio di provvedimenti concreti, che riguardano la tutela della privacy dei cittadini, che è diritto costituzionale. Infatti l'inviolabilità dei diritti della persona e della personalità, e quindi il diritto alla riservatezza, che è sancito in più passaggi della Carta costituzionale, è diritto che va tutelato in termini assoluti, a prescindere dalla qualifica pubblica che il singolo cittadino possa avere. Qualora egli poi, come nel caso in ispecie, sia rappresentante eletto dal popolo nell'organismo parlamentare, non c'è dubbio che scattano anche quelle garanzie, previste in particolare dall'articolo 68 della Costituzione, che richiedono una valutazione attenta delle violazioni poste in essere con un comportamento certamente illecito e gravissimo.
L'inviolabilità dei diritti della persona sancita dalla Costituzione richiede che le deroghe a questo principio siano strettamente disciplinate dalla legge. Conseguentemente, se è vero che in determinati casi ed ipotesi è consentito interferire nella sfera privata del singolo cittadino, è altrettanto vero che questo lo si può fare nelle ipotesi tassativamente previste e soltanto con il controllo della magistratura.
I fatti recenti, che riguardano la pubblicità assunta da intercettazioni telefoniche, specie quando queste riguardano soggetti estranei al processo e fatti altrettanto
Il fatto è estremamente grave già di per sé, ma nel momento in cui il sistema è bipolare, quanto meno tendenzialmente, e cerca di perfezionare questa sua tendenza al bipolarismo, bisogna prendere atto e coscienza che il cosiddetto statuto delle opposizioni deve cominciare a diventare non più argomento di discussione ma qualcosa di concreto. Nella corretta dinamica maggioranza-opposizione di un sistema bipolare il leader dell'opposizione non svolge solo il ruolo politico di capo di coloro i quali non stanno al Governo, ma svolge il ruolo politico-istituzionale di capo di coloro i quali svolgono una funzione di controllo verso coloro che hanno la maggioranza di Governo, e che si apprestano, in un regime di alternanza, a succedere a quelli, cambiando il ruolo e ricambiando le garanzie nei confronti di chi oggi è maggioranza e domani potrebbe essere opposizione.
A fronte di questa vicenda ci si deve porre il problema sostanziale di andare a disciplinare e stabilire le regole essenziali per il corretto svolgimento della vita democratica nel nostro paese.
Cosa implica ancora il rinvenimento di questa microspia nello studio del presidente Berlusconi e cosa implica anche questa diffusa attività di intromissione nella sfera privata dei cittadini, che avviene in maniera così frequente ed allarmante? Implica la presa d'atto che alcuni meccanismi istituzionali nel nostro paese sono decisamente saltati.
L'onorevole Giovanardi nel corso del suo intervento poc'anzi ha evidenziato alcuni passaggi che debbono destare preoccupazione. Noi abbiamo oggi una distorsione complessiva nei rapporti tra poteri dello Stato della quale bisogna prendere atto e sulla quale gli organi parlamentari devono intervenire con l'adozione di strumenti che non siano premiali o punitivi nei confronti di qualcuno, ma che tendano a riportare nell'alveo delle regole di un corretto svolgimento della vita istituzionale del paese episodi che palesemente ne sono fuori.
Noi abbiamo oggi una sproporzione all'interno del sistema processualistico penale che ha prodotto distorsioni evidenti e che ha portato alla ipertrofia di una parte processuale. Un processo di rito accusatorio, quale era quello entrato in vigore nell'ottobre 1989, è stato via via rimaneggiato ed ha visto ingigantirsi il ruolo e la funzione di una parte processuale, la pubblica accusa, senza che questa fosse bilanciata dal riconoscimento dei pieni diritti della difesa nell'ambito di quel processo.
Gli interventi che il Parlamento oggi deve adottare non devono certamente essere volti al ridimensionamento dell'attività di indagine e di conoscenza che le procure debbono e possono adottare. Si deve invece compiere il tentativo di ripristinare una parità processuale tra le parti che davanti ad un giudice terzo debbono concorrere all'accertamento della verità, fosse anche soltanto quella processuale.
Quindi, non un intervento per ridimensionare o colpire un'attività di un settore della magistratura, ma un intervento teso a riequilibrare il processo penale per evi
Questo è un passaggio fondamentale perché, nel momento in cui ecco l'aggancio con le tematiche che affrontiamo oggi attività di polizia o di spionaggio sono in qualche misura direttamente collegabili alle attività di indagine, la riflessione che nasce spontanea è che vi è un potere dello Stato, la pubblica accusa, che fisiologicamente fa uso degli strumenti istituzionali posti nel paese al servizio delle attività di prevenzione e di repressione e che però non è più soggetto al controllo che il sistema processuale originario del 1989 prevedeva e che è in qualche misura saltato.
È questo un fatto che ci deve far porre un interrogativo di natura istituzionale. Nel momento in cui un potere dello Stato, che non ha legittimazione democratica originaria, cioè che non è frutto del consenso espresso liberamente dal popolo nei modi e nei termini previsti dalla Costituzione, può fare uso di uno strumento di prevenzione e di repressione, a quale controllo esso è sottoposto?
Non è la possibilità di fare uso delle forze di polizia che va messa in discussione, quanto piuttosto la mancanza di controllo istituzionale che ne deriva. Infatti, se un potere dello Stato ha la possibilità di accedere in modo incontrollato, e quindi in assenza di responsabilità istituzionale e democratica, ad un potere siffatto, quale quello di prevenzione e di repressione, affidato istituzionalmente alle forze di polizia, la mancanza di controllo ci porta a dire che vengono meno le connotazioni dello Stato di diritto e che si scivola pesantemente verso uno Stato di polizia.
In questo contesto ci pare che l'occasione che ci si offre oggi a fronte di un fatto gravissimo, qual è la presenza di una microspia nello studio del leader dell'opposizione, ci debba indurre non a trarre le stesse conclusioni del Governo o comunque non a trarre solo le conclusioni del ministro dell'interno. È questa la sede nella quale il discorso deve assumere un profilo politico.
Il ministro dell'interno ha dato risposte squisitamente tecniche che possono, soltanto sotto il profilo tecnico, dare qualche soddisfazione agli interpellanti e agli interroganti. Ma queste interpellanze, quantomeno la nostra, erano dirette anche al Presidente del Consiglio dei ministri proprio per i profili politici che nascono dalle vicende dedotte in queste stesse interpellanze. Ci dispiace pertanto che il Presidente del Consiglio dei ministri, che è il responsabile della politica del Governo e che quindi deve dare indicazioni circa l'indirizzo politico dell'esecutivo, non sia presente in aula e non ci dica, ad esempio, come intenda intervenire, anche perché alcuni argomenti di competenza specifica del Presidente del Consiglio dei ministri sono stati trattati in questo dibattito.
La riforma dei servizi di sicurezza è un argomento che ha preso spunto dal rinvenimento della microspia nello studio del presidente Berlusconi. Oggi in quest'aula sono state trattate ancora una volta le questioni inerenti ai servizi deviati, ma ricordo a me stesso ed ai colleghi che le deviazioni dei servizi di sicurezza, ogniqualvolta sono state paventate e riscontrate, sono state poste al servizio di chi stava al potere in quel momento. Non si ha traccia oggi di deviazioni dei servizi di sicurezza poste in essere a favore di chi stava all'opposizione e contro il Governo in quel momento in carica nel paese.
Mi pare un collegamento preoccupante quello che fa risalire il rinvenimento della microspia nello studio del presidente Berlusconi ad un'attività di servizi deviati, per trarre da questo spunto l'occasione per porre in essere una revisione complessiva degli assetti. È un argomento del quale ho modesta conoscenza avendo fatto parte, nella scorsa legislatura, del Comitato parlamentare di controllo dei servizi di sicurezza ed avendo lavorato assieme al presidente Brutti all'individuazione di alcune proposte che potrebbero costituire le linee di riforma sulle quali orientarci nel prossimo futuro: oggi il problema è quello di
In un momento in cui questo tipo di attività si orienta anche nel solco di una riforma non più differibile dei servizi, bisogna evitare di creare un monolite nella nuova gestione dei servizi, ma deve essere assicurato il concorso di tutte le componenti che garantiscono l'equilibrio, la trasparenza e la certezza di un operato costituzionalmente corretto dei servizi stessi (Applausi dei deputati del gruppo di alleanza nazionale).
Signor ministro, nel corso del suo intervento che ho cercato di ascoltare con attenzione e mi auguro soltanto che, nonostante lo sforzo che ho fatto, qualcosa mi sia sfuggito non ho sentito indicazioni precise da lei rivolte agli organi di polizia per evitare che, ad esempio, si dia attuazione a direttive o indicazioni non precisamente nel solco della legge. Ci sono stati dei fatti preoccupanti come l'intervento della polizia giudiziaria nella sede della lega nord all'indomani della manifestazione sul Po, ordinato dalla magistratura. Anche in quel caso lei diede una risposta tecnica e non politica, agganciandosi al fatto, certamente corretto, che la polizia giudiziaria funzionalmente risponde alla magistratura, ma non sarebbe forse il caso che il Governo si cominciasse a preoccupare di dare indicazioni alle forze dell'ordine circa un'attenta valutazione dei canoni di legalità nell'ambito dei quali sono richiesti determinati interventi? Probabilmente qualche intercettazione ambientale discutibile o qualche intercettazione telefonica concernente terzi estranei ai processi e fatti estranei ai processi, che non dovrebbero poter entrare nelle carte processuali, vi entrano trovando come unica giustificazione la difficoltà di espungere da migliaia di fogli dichiarazioni che non c'entrano con il processo, ma la garanzia alla integrità personale, alla propria dignità ed alla riservatezza che la Costituzione prevede per ogni cittadino non può essere messa in qualche modo in discussione dalla difficoltà di operare una cernita di ciò che deve o non deve entrare nei processi.
C'è una diffusa attività di spionaggio e di controllo, attività, come ha ricordato il collega Giovanardi, che anche nelle vicende napoletane dà luogo a qualcosa su cui non abbiamo ancora avuto risposta, avendo pur tuttavia chiesto soltanto chiarimenti di tipo istituzionale ed atteso che il nostro ordinamento giuridico prevede la possibilità dell'uso dell'agente provocatore, in assenza di un reato commesso, soltanto in materia di droga e di armi, mentre negli altri casi esso può servire soltanto all'acquisizione della prova di un reato commesso.
Noi abbiamo chiesto di sapere, ma finora non abbiamo avuto alcuna risposta al riguardo, se nel caso di specie questo sia stato fatto, non perché ci preoccupi il risultato di quelle indagini, ma perché l'affermazione di principi di garanzia dei cittadini, a maggior ragione dei cittadini parlamentari che svolgono per il paese un servizio da non mortificare più (bisogna smetterla ormai di vergognarsi di essere qui a rappresentare il popolo italiano), è un principio indefettibile sul quale non intendiamo indietreggiare. Siamo certamente d'accordo che nel paese vanno assicurati i canoni di legalità più elevati, siamo d'accordo sul fatto che le indagini sul malaffare di qualunque tipo esso sia (corruzione, pubblica amministrazione, delinquenza organizzata o qualunque altro settore dall'ordinamento dello Stato ritenuto aggredito dall'illecito) non debbano essere fermate, purché tutto avvenga nel rispetto delle garanzie che si rivolgono ai galantuomini che, osiamo sperare, sono ancora la maggioranza del popolo italiano.
Signor ministro dell'interno, quanto abbiamo evidenziato, la pessima abitudine di mettere in piazza fatti processuali che non dovrebbero nemmeno entrare negli incartamenti processuali, la microspia trovata nello studio del leader dell'opposizione, le conversazioni ascoltate o comunque monitorate (ne posso parlare avendo partecipato alla stesura della relazione del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di sicurezza della scorsa legislatura), l'abitudine della Telecom di fornire sistematicamente al Ministero dell'interno i tabulati che documentano il traffico di tutte le utenze telefoniche (i numeri chiamati e chiamati da chi, per fortuna non ancora il contenuto delle conversazioni), tutto questo mi lascia un'immagine pessima. Oggi attendevo dal suo intervento non dico indicazioni concrete di provvedimenti che rendano impraticabili tali sistemi, perché è forse impossibile dal momento che ci troviamo di fronte ad un'evoluzione della tecnica che non ci consente di valutare bene cosa può essere fatto a tutela della effettiva privacy dei cittadini, ma almeno misure concrete che dimostrino la ferma volontà del Governo di tutelare la libertà dei cittadini, perché la inviolabilità dei diritti della persona è un presidio fondamentale di libertà.
Signor Presidente, signor ministro dell'interno, la legge sul trattamento dei dati personali è un passaggio fondamentale, certamente non risolutivo ma che va adottato perché, nel momento in cui negli organismi internazionali (avendo io l'onere e l'onore di rappresentare il nostro paese nell'autorità comune di controllo Schengen) siamo tenuti all'angolo come osservatori solo perché non ci siamo ancora dotati di uno strumento che tutti gli altri paesi aderenti al trattato hanno già, rappresenta un passaggio non solo di adempimento di obblighi internazionali ma è anche il segnale vero che tutti noi vogliamo porci concretamente, di fronte alle nuove tecnologie, il problema della riservatezza dei soggetti.
Signor ministro dell'interno, questa diffusa tolleranza, al di là delle formali espressioni di deplorazione che riguardano i fatti che abbiamo denunziato e dei quali siamo oggi qui a discutere, ci lascia l'amaro in bocca, un vago sentore di regime che ci auguriamo il Governo possa fugare. Le sue risposte tecniche, che mancavano del profilo politico (e che probabilmente ne erano prive perché esso avrebbe dovuto essere trattato dal Presidente del Consiglio dei ministri comportando scelte di politica generale), la mancata accelerazione riguardo all'adozione di normative specifiche in materia di intercettazioni, riservatezza e secretazione degli atti processuali e di riequilibrio del processo stesso, per le ragioni funzionali che ho evidenziato, ci lasciano molto perplessi. Nel momento in cui siamo chiamati ad esprimere soddisfazione o meno sulle dichiarazioni da lei rilasciate all'inizio della seduta, le debbo dire con grande amarezza che non credo di poter fare una valutazione di soddisfazione o meno. Ho l'amaro in bocca per una sensazione molto precisa: che oggi, anche alla luce delle sue dichiarazioni, signor ministro dell'interno, e dopo i fatti denunziati, siamo tutti un po' meno liberi in questo paese (Applausi dei deputati dei gruppi di alleanza nazionale, di forza Italia e del CCD-CDU Molte congratulazioni).
Il ritrovamento di una microspia nell'ufficio di presidenza di forza Italia è infatti come hanno unanimemente affermato i leader della nostra democrazia un segnale grave di allarme per la salute dei diritti costituzionali: i diritti dei cittadini, le prerogative del potere legislativo che ogni deputato rappresenta, i diritti dell'opposizione.
A noi tocca oggi discutere del significato politico di quanto è accaduto. Spetterà agli organi inquirenti accertare la verità giudiziaria. Spetta al Governo, che ha l'alta amministrazione e il coordinamento dei servizi di sicurezza, prendere le iniziative amministrative e politiche utili alla bonifica delle comunicazioni nella capitale della Repubblica, nelle sedi dei movimenti, negli uffici dei parlamentari, dei rappresentanti del popolo. E sta al Parlamento decidere sull'opportunità di intervenire direttamente, con gli strumenti più autorevoli ed agili che si possono individuare, a tutela delle sue prerogative violate. Ma alla base di tutto dovrebbe porsi una severa, autentica e non faziosa considerazione dello stato effettivo in cui versano oggi, qui nel nostro paese, il sistema di amministrazione della giustizia e i diritti civili.
Onorevoli colleghi, il fatto davvero grave non è il ritrovamento della microspia; grave è che un'attività spionistica ai danni del leader dell'opposizione, da chiunque sia stata ordita, rientri perfettamente nel panorama non limpido della vita nazionale. Mai, in nessun periodo della storia repubblicana, sono gravate sulla libera attività politica tante ombre e tanto minacciose. Mai era accaduto prima che un Presidente del Consiglio in carica fosse raggiunto, attraverso la prima pagina di un quotidiano, dalla notizia di un avviso di reato. Mai era accaduto prima che l'ordine giudiziario, chiamato a vigilare sul rispetto delle leggi, si trasformasse in un potere con licenza di intervento nei processi di formazione e approvazione delle leggi. Mai erano rimaste sospese nell'aria tante allusioni riguardanti politici di primo piano, ministri in carica ed alti esponenti dell'establishment.
Le intercettazioni telefoniche ambientali sono diventate il «romanzo nero» di una cattiva giustizia, che divora a puntate la credibilità e il prestigio della politica e delle sue istituzioni.
Il professor Giovanni Conso ha detto di recente cose assai ragionevoli nel suo stile pacato ed equilibrato a proposito degli evidenti eccessi giustizialisti nell'uso di tecniche di indagine che rischiano di distruggere la certezza del diritto.
Certo, nessuno di noi, onorevoli colleghi, ha diritto di ritenersi intoccabile. Nessuno è al di sopra delle leggi, ma tutti abbiamo il diritto di rivendicare che l'opera, meritoria, della magistratura e delle forze di polizia giudiziaria si svolga nella più assoluta osservanza delle leggi ed entro i limiti più rigorosi della più rigorosa legalità (Applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD-CDU).
Noi oggi siamo arrivati al punto che le stesse aule parlamentari possono diventare ricettacolo per le attività spionistiche di agenti provocatori, in un circuito malsano e vizioso in cui, alle normali procedure di accertamento della verità giudiziaria, si sostituiscono la delazione, la provocazione, lo spionaggio.
Il ritorno alla legalità nelle indagini e il pieno rispetto dei diritti civili è la condizione decisiva perché in questo paese venga ripristinata la sovranità delle regole. Quella stessa sovranità delle regole, onorevole D'Alema, che ieri dai banchi dell'opposizione ed oggi dai banchi della maggioranza, avete proclamato di voler restaurare.
Abbiamo bisogno di istituzioni imparziali, abbiamo un disperato bisogno di giudici terzi, un disperato bisogno di giudici indipendenti ed autonomi, sia dall'influenza della pubblica accusa, sia dall'influenza del potere politico; giudici che restituiscano alla collettività il senso di una giustizia uguale per tutti, scevra da ogni condizionamento ideologico. Nella giustizia malata e spesso strabica di questo paese, invece, siamo arrivati fino alle in
Non si può arrestare un cittadino, quali che siano le risultanze successive dell'inchiesta, sulla base di un copione teatrale scritto da un brigadiere di polizia e spacciato per una registrazione su nastro. È così che si crea il clima propizio per una generale attività di spionaggio che, alla fine, non risparmia nessuno.
Il Consiglio superiore della magistratura non ha ritenuta urgente la discussione di questo caso. Forse è urgente una riforma del Consiglio superiore della magistratura (Applausi); una riforma della sua costituzione e del suo funzionamento, per togliere a questo organo il sospetto della politicizzazione e della strumentalizzazione.
Dobbiamo manifestare apertamente, onorevoli colleghi, contro ogni intimidazione, il nostro sgomento per la battaglia in corso tra un pool della magistratura requirente e i corpi dello Stato che svolgono delicatissimi compiti anche di polizia giudiziaria. Dobbiamo condannare severamente le tendenze al protagonismo politico dei magistrati, le dichiarazioni di guerra che avviliscono la funzione propria degli altri organi costituzionali e la funzione autonoma della politica.
Come ha detto giustamente il senatore Salvi, un magistrato ha sempre il dovere di esprimere anche la sua legittima protesta, anche le sue legittime rimostranze, solo nelle forme previste dalla legge e in maniere tali da non offuscare l'immagine di un potere imparziale al servizio di tutti. Il Parlamento e il Governo non possono stare a guardare.
Non è sopportabile da una sana democrazia che persino altissimi magistrati, come il dottor Pierluigi Vigna, procuratore capo di Firenze, si sentano obbligati a parlare di una sorta di giustizia a orologeria e di siluri lanciati contro le loro carriere. Ricordo che le prerogative che la Costituzione assegna al ministro di grazia e giustizia non sono altro che il richiamo al dovere di iniziativa quando si tratti di correggere gravi storture. Un richiamo che è scritto nella Legge fondamentale del nostro Stato. E mi domando, con tutto il rispetto dovuto alla persona e alla funzione, se non sia giunto anche per il ministro Flick il momento di fare finalmente, fino in fondo, il proprio dovere (Applausi).
L'elezione di un'assemblea costituente o di una assemblea di revisione costituzionale sarebbe il segno tangibile di una grande svolta nello spirito pubblico, ed alla fine le nuove forme di governo e di Stato nascerebbero già forti di una legittimazione popolare. Tale convincimento è ancora radicato nell'opinione di molti parlamentari del Polo della libertà. Comunque, il tentativo individuato fin qui con la prima votazione di una Commissione bicamerale per le riforme è ancora degno di essere sperimentato.
Non vi è più molto tempo a disposizione per restituire alla buona politica, dopo anni di supplenza della magistratura e di cattiva politica, il diritto di offrire al paese un orizzonte di sicurezza e di stabilità. Noi continueremo a svolgere con fermezza il nostro ruolo di oppositori del Governo e della maggioranza. Continuiamo a credere che sia un drammatico errore la
Pensiamo, a ragion veduta, che in Europa come diceva un tempo anche il Presidente del Consiglio dovrebbe entrare un paese vivo e non un paese morto; un paese in cui la fiducia nello sviluppo sia tale da generare investimenti, voglia di intraprendere, gusto dell'innovazione.
È ormai indilazionabile una riforma dello Stato sociale e dei flussi colossali di spesa pubblica improduttiva nel segno dell'efficienza e della vera solidarietà; è indilazionabile, come sembrava credere fino a poco tempo fa l'onorevole D'Alema.
Per queste ragioni non faremo sconti al Governo e manterremo fermo, di fronte alla determinante influenza politica di rifondazione comunista su questa maggioranza, il nostro punto di vista liberale ancorato ad una idea di società aperta, che contrasta fortemente la deriva assistenzialistica e demagogica espressa dalla finanziaria di quest'anno.
Ma l'opposizione alle politiche economiche del Governo, in difesa della grande classe media, che ha fatto e fa grande la fortuna del nostro paese e la cui prosperità è la garanzia di poter sostenere anche le parti deboli della società, può andare di pari passo con uno sforzo comune, con una larga maggioranza per le riforme istituzionali.
Le avevo scritto una lettera sincera, onorevole D'Alema, quando, pochi giorni dopo la sua elezione a segretario del PDS, la invitavo ad una discussione sulle regole della seconda Repubblica. Era il leader della maggioranza che si rivolgeva al capo dell'opposizione. Molte cose sono cambiate da allora; ma oggi, da leader dell'opposizione, mi sento di rinnovare l'appello di allora: riformare le regole per ripristinare le regole di legalità e di preminenza della politica senza le quali una democrazia rischia di ammalarsi e di morire. Spero che questo appello non rimanga senza risposta (Applausi dei deputati del gruppo di forza Italia).
Nessun democratico ha interesse a lasciare degenerare le cose; nessuno ha interesse a premiare gruppi deviati o poteri deviati che contribuiscono come possono, magari piazzando una microspia, al degrado del clima civile della nostra democrazia e della nostra libertà. Vi ringrazio (Vivi applausi dei deputati dei gruppi di forza Italia, di alleanza nazionale e del CCD-CDU Congratulazioni).


