Camera dei deputati - XVII Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento cultura
Titolo: Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo - D.L. 91/2013 - A.C. 1628
Riferimenti:
DL N. 91 DEL 08-AGO-13     
Serie: Progetti di legge    Numero: 75
Data: 26/09/2013
Descrittori:
ATTIVITA' CULTURALI   BENI CULTURALI ED ARTISTICI
DECRETO LEGGE 2013 0091   TURISMO
Organi della Camera: VII-Cultura, scienza e istruzione
Altri riferimenti:
AC N. 1628/XVII     

 

Camera dei deputati

XVII LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Disposizioni urgenti per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo

D.L. 91/2013 – A.C. 1628

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 75

 

 

 

26 settembre 2013

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Cultura

( 066760-3255 – * st_cultura@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§         La nota di sintesi e le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§         Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

 

 

La documentazione dei servizi e degli uffici della Camera è destinata alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge. I contenuti originali possono essere riprodotti, nel rispetto della legge, a condizione che sia citata la fonte.

File:D13091.doc

 


INDICE

Schede di lettura

Capo I – Disposizioni urgenti per la tutela, il restauro e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano

§      Articolo 1 (Disposizioni per la realizzazione del Grande Progetto Pompei e per la valorizzazione di altri luoghi della cultura in Campania) 5

§      Articolo 2 (Inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano e programma “500 giovani per la cultura”) 24

§      Articolo 2-bis (Esercizio del commercio in aree di valore culturale e locali nei quali si svolgono attività di artigianato e commercio tradizionali) 29

§      Articolo 3 (Riassegnazione di fondi al Mibact per garantire la regolare apertura al pubblico degli istituti e dei luoghi della cultura) 31

§      Articolo 3-bis (Forum Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali) 33

§      Articolo 3-ter (Valorizzazione dei siti Unesco) 34

§      Articolo 3-quater (Autorizzazione paesaggistica) 35

§      Articolo 3-quinquies (Conseguimento della qualifica di restauratore) 36

§      Articolo 4 (Recitazione di opere letterarie in alcuni luoghi della cultura, accesso aperto ai risultati di ricerche finanziate con fondi pubblici, unificazione di banche dati, prezzo dei libri, risorse per istituzioni culturali) 38

§      Articolo 4-bis (Decoro dei complessi monumentali e di altri immobili) 45

§      Articolo 4-ter (Valore storico e culturale del carnevale e di altre antiche tradizioni popolari e di ingegno italiane) 47

§      Articolo 5 (Autorizzazioni di spesa per “Nuovi Uffizi”, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, Mausoleo di Augusto, nonché per interventi di tutela e per celebrazioni) 48

§      Articolo 5-bis (Contributo in favore del Centro Pio Rajna in Roma) 51

§      Articolo 5-ter (Contributo per il funzionamento del Museo tattile statale “Omero”) 53

§      Articolo 5-quater (Tutela dei siti Unesco in provincia di Ragusa) 54

§      Articolo 6 (Realizzazione di centri di produzione artistica e di musica, danza e teatro contemporanei; contributo annuale alla Fondazione MAXXI) 55

Capo II – Disposizioni urgenti per il rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo

§      Articolo 7 (Promozione della musica di giovani artisti e compositori emergenti e di eventi di spettacolo dal vivo) 63

§      Articolo 8 (Tax credit cinema e opere audiovisive, tavolo tecnico “Europa creativa”, licenze per esercitare sale cinematografiche) 69

§      Articolo 9 (Contributi allo spettacolo dal vivo) 74

§      Articolo 10 (Prosecuzione del funzionamento di enti vigilati o sovvenzionati dal MIBACT) 80

§      Articolo 11 (Interventi per le fondazioni lirico-sinfoniche e per gli enti che operano nel settore dei beni e delle attività culturali) 83

Capo III – Disposizioni urgenti per assicurare efficienti risorse al sistema dei beni, delle attività culturali

§      Articolo 12 (Agevolazioni per le donazioni di modico valore in favore della cultura e coinvolgimento dei privati nella gestione e valorizzazione dei beni culturali) 105

§      Articolo 13 (Organismi collegiali operanti presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e presso altri Ministeri) 107

§      Articolo 14 (Olii lubrificanti e accisa su alcool) 111

§      Articolo 15 (Norme finanziarie) 114

§      Articolo 16 (Entrata in vigore) 118

 

 


SIWEB

Schede di lettura

 


Capo I – Disposizioni urgenti per la tutela, il restauro e la valorizzazione del patrimonio culturale italiano

 


 

Articolo 1
(Disposizioni per la realizzazione del Grande Progetto Pompei e per la valorizzazione di altri luoghi della cultura in Campania)

 

L’articolo 1 dispone interventi per Pompei e altri luoghi della cultura siti in Campania.

In particolare, il testo come modificato dal Senato prevede:

§      per la realizzazione del “Grande Progetto Pompei”, la nomina di un direttore generale di progetto, coadiuvato da una struttura di supporto, e di un vice direttore generale vicario;

§      per consentire il rilancio economico sociale e la riqualificazione ambientale e urbanistica dei comuni interessati dal piano di gestione Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”, la costituzione dell’Unità “Grande Pompei” e di un Comitato di gestione;

§      la costituzione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta;

§      la definizione di un accordo di valorizzazione per l’elaborazione di un piano di sviluppo del percorso turistico-culturale integrato delle residenze borboniche.

In vari casi, prevede l’utilizzo dei giovani per i quali l’art. 2, co. 5-bis, del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) ha istituito, limitatamente al 2014, il Fondo “Mille giovani per la cultura”.

 

Le strutture e gli organismi previsti dalle disposizioni in esame sembrano aggiungersi a quelli già operanti, talora senza che sia chiaro il meccanismo di coordinamento.

Sotto il profilo degli strumenti di intervento individuati dalle stesse disposizioni, va considerato che essi si aggiungono a quelli già previsti dall’ordinamento, talora in mancanza di una chiara delimitazione del rispettivo ambito di applicazione.

Disposizioni inerenti il “Grande Progetto Pompei”(commi 1-3)

Il comma 1, nel testo come modificato dal Senato, dispone che con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da adottare, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, sono nominati un “rappresentantedella realizzazione del “Grande Progetto Pompei” e del programma straordinario di interventi per Pompei di cui all’art. 2 del D.L. 34/2011 (L. 75/2011)[1], denominato “direttore generale di progetto”, nonché un vice direttore generale vicario[2].

Sia il direttore generale di progetto che il vice direttore generale vicario devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

§      appartenere ai ruoli delle amministrazioni dello Stato;

§      possedere “comprovata competenza” ed esperienza pluriennale;

§      non aver riportato condanne passate in giudicato per reati contro la pubblica amministrazione.

Lo scopo indicato è quello di potenziare le funzioni di tutela dell’area archeologica di Pompei, rafforzare l’efficacia delle azioni e accelerare gli interventi di tutela di tutela e valorizzazione del sito.

Al direttore generale di progetto il comma 1 affida una serie di compiti, specificando che gli stessi devono essere svolti in stretto raccordo con la Soprintendenza, della quale rimangono fermi compiti e attribuzioni in ordine alla gestione ordinaria del sito. Il comma 3, a sua volta, specifica che il direttore generale di progetto - nonché la struttura di supporto di cui si dirà infra - operano nel rispetto delle competenze della stessa Soprintendenza, fatta eccezione proprio per le funzioni indicate al comma 1.

Occorrerebbe chiarire meglio la ripartizione delle competenze fra il Direttore generale di progetto e la Soprintendenza, nonché esplicitare se il riferimento sia alla nuova Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia, di cui al comma 9.

Inoltre, per il Direttore generale di progetto, nonché per la struttura di supporto, di cui al comma 2, le disposizioni non indicano l’organizzazione amministrativa presso la quale sono istituiti. Dal riferimento, presente nel comma 2, alla dotazione organica dirigenziale del MIBACT, potrebbe intendersi che si tratti dello stesso MIBACT. Sarebbe, peraltro, opportuno un chiarimento.

 

Le funzioni che il comma 1 affida al direttore generale di progetto sono le seguenti:

§      definire e approvare i progetti degli interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione previsti nel “Grande Progetto Pompei”, assicurare l’efficace e tempestivo svolgimento delle procedure di gara per l’affidamento dei lavori e l’appalto dei servizi e delle forniture necessari per la realizzazione del medesimo Progetto, nonché seguire la fase di attuazione ed esecuzione dei relativi contratti. In particolare, il Direttore generale di progetto assume le funzioni di stazione appaltante, anche avvalendosi, attraverso il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione, del supporto dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e per lo sviluppo di impresa di cui all'articolo 55-bis del D.L. 1/2012 (L. 27/2012) (INVITALIA – si veda infra), anche con riferimento alle sue funzioni di centrale committenza, nonché di altri soggetti terzi (lett. a) e b).

Relativamente all'affidamento al direttore generale di progetto delle funzioni di stazione appaltante per la realizzazione del "Grande Progetto Pompei", si segnala che l’8a Commissione Lavori pubblici del Senato, nel parere approvato l’11 settembre 2013 con riguardo al D.L. in commento, ha segnalato l’opportunità di valutare la possibilità di affidare l'espletamento delle procedure di gara relative agli appalti per la realizzazione del progetto alla stazione unica appaltante costituita presso il Provveditorato interregionale per le opere pubbliche Campania - Molise, ai sensi dell'articolo 33 del d.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture), al fine di esercitare un migliore e più efficace controllo delle operazioni amministrative.

Al riguardo si ricorda che l’articolo 3, comma 33, del D.lgs. 163/2006 non definisce la stazione appaltante, ma specifica che si tratta di un’espressione che comprende le amministrazioni aggiudicatrici e gli altri soggetti di cui all'articolo 32 del Codice (oltre alle amministrazioni aggiudicatrici definite dal comma 25 dell’articolo 3, tale articolo comprende i concessionari di lavori pubblici che non sono amministrazioni aggiudicatrici, le società con capitale pubblico alle condizioni previste dalla lettera c) del medesimo comma 1 dell’articolo 32, i privati che aggiudicano contratti sovvenzionati dalle amministrazioni aggiudicatrici, ecc….). Per consentire l’aggregazione della domanda, anche per assicurare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici e prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose, sono state introdotte talune disposizioni volte ad aumentare il ricorso alle centrali di committenza e a istituire in ambito regionale stazioni uniche appaltanti (S.U.A.). L’articolo 10 del Codice disciplina poi la figura del responsabile unico del procedimento (R.U.P.) per le fasi della progettazione, dell'affidamento, dell'esecuzione, che è nominato dalle amministrazioni aggiudicatrici per ogni singolo intervento da realizzarsi mediante un contratto pubblico. In materia di lavori pubblici, il regolamento di cui al D.P.R. 207/2010 stabilisce le tipologie e gli importi massimi per i quali il responsabile del procedimento può coincidere con il direttore dei lavori (art. 9, comma 4): in tale materia, infatti, in ragione della sua complessità, la fase esecutiva è demandata in via generale al direttore dei lavori. Per i servizi e le forniture, il regolamento individua quelli di particolare importanza, per qualità e importo delle prestazioni, per i quali il direttore dell'esecuzione del contratto deve essere un soggetto diverso dal responsabile del procedimento (art. 300).

 

La disposizione sembrerebbe, dunque, introdurre una disciplina derogatoria alla normativa in materia di contratti pubblici atteso che, da un lato, si provvede ad attribuire a un nuovo soggetto (direttore generale di progetto) le funzioni di stazione appaltante e che, dall’altro, tale soggetto dovrà svolgere funzioni di progettazione e affidamento, nonché sovrintendere alle fasi di attuazione ed esecuzione dei lavori.

 

Si rammenta, inoltre, che il comma 1 dell’articolo 55-bis del D.L. 1/2012 consente alle amministrazioni centrali di avvalersi delle convenzioni con l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.A. (ex Sviluppo Italia S.p.A.) per le attività economiche, finanziarie e tecniche - comprese quelle di progettazione in materia di lavori pubblici – occorrenti ai fini della realizzazione di interventi riguardanti le aree sottoutilizzate del Paese, con particolare riferimento agli interventi di rilevanza strategica per la coesione territoriale, finanziati con risorse nazionali, comunitarie e dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, anche mediante finanza di progetto.

§      assicurare una efficace gestione “del servizio finalizzato alla pubblica fruizione e alla valorizzazione” del sito di Pompei, predisponendo la documentazione degli atti di gara e seguire la fase di attuazione ed esecuzione dei relativi contratti (lett. c);

§      assumere direttive per migliorare l’efficace conduzione del sito, definendo le modalità per assicurare il rafforzamento delle competenze e del contributo del personale della Soprintendenza; (lett. d);

§      assicurare supporto organizzativo e amministrativo alle attività di tutela e valorizzazione di competenza della Soprintendenza (lett. e);

§      informare ogni sei mesi il Parlamento sullo stato di avanzamento dei lavori e su eventuali aggiornamenti del crono programma (lett. f-bis).

Al riguardo si valuti l’opportunità che l’informazione sia resa al Parlamento attraverso il Presidente del Consiglio dei Ministri, al quale, come si è visto, compete la nomina del direttore generale di progetto, ovvero attraverso il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo (cfr., al riguardo, art. 1, co. 4, D.I. 19 dicembre 2012, infra citato);

§      collaborare per assicurare la trasparenza, la regolarità e l’economicità della gestione dei contratti pubblici, anche al fine di prevenire il rischio di infiltrazioni mafiose, nel quadro del Protocollo di legalità stipulato con la Prefettura (v. infra) (lett. f-ter).

Il direttore generale di progetto svolge le funzioni di cui alle lett. a), b) e c) sentito il Comitato di pilotaggio del Grande Progetto Pompei, istituito con D.I. 19 dicembre 2012 (lett. f) (v. infra: qui si ricorda solo che il Comitato costituisce riferimento unitario e di garanzia nei confronti della Commissione europea).

 

Sempre il comma 1 dispone che l’indennità complessiva del direttore generale di progetto e del vicedirettore generale vicario, non superiore ad € 100.000 lordi annui, sarà definita con altro DPCM da adottare, come per il DPCM di nomina, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. - su proposta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto dell’art. 23-ter, co. 1 e 2, del D.L. 201/2011 (L. 214/2011)[3].

 

L’art. 23-ter, co. 1, del D.L. 201/2011 ha previsto che con DPCM è definito il trattamento economico di chiunque riceva emolumenti o retribuzioni dalle pubbliche amministrazioni (di cui all’art. 1, co. 2, del D.lgs. 165/2001 nonché il personale in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3 del medesimo D.lgs.), stabilendo come parametro massimo di riferimento il trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione. In esecuzione della disposizione citata, è stato adottato il D.P.C.M. 23 marzo 2012, che ha fissato il limite massimo retributivo di quanti ricevano annualmente retribuzioni o emolumenti a carico delle pubbliche finanze (comprese le indennità e le voci accessorie, nonché le eventuali remunerazioni per incarichi ulteriori o consulenze conferiti da amministrazioni pubbliche diverse da quella di appartenenza) nel trattamento economico annuale complessivo spettante per la carica al Primo Presidente della Corte di cassazione, pari nell'anno 2012 a euro 302.937,12.

Il co. 2 dell’art. 23-ter citato dispone che lo stesso personale di cui al co. 1 che è chiamato, conservando il trattamento economico riconosciuto dall’amministrazione di appartenenza, all’esercizio di funzioni direttive, dirigenziali o equiparate, anche in posizione di fuori ruolo o di aspettativa, presso Ministeri o enti pubblici nazionali, comprese le autorità amministrative indipendenti, non può ricevere, a titolo di retribuzione o di indennità per l’incarico ricoperto, o anche soltanto per il rimborso delle spese, più del 25 per cento dell’ammontare complessivo del trattamento economico percepito.

 

Si noti che il limite stabilito dall’art. 23-ter, co. 1, del D.L. 201/2011 riguarda il trattamento economico individuale complessivo, ai fini del quale si tiene conto delle indennità stabilite dalla disposizione in esame.

 

Dal punto di vista della formulazione del testo, al secondo periodo del comma 1 si segnala la necessità di sopprimere le parole “successivo”, poiché, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, i due DPCM devono essere adottati entro lo stesso termine (60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione).

 

Durante l’esame al Senato è stato inserito il comma 1-bis, che individua le circostanze nelle quali l’incarico di direttore generale di progetto deve essere revocato.

Si tratta di:

§      cause di incompatibilità sopraggiunte;

§      conflitto di interessi inerente la gestione e la realizzazione del progetto;

§      perdita dei requisiti previsti per la nomina.

Nulla è stabilito, al riguardo, per il vice direttore generale vicario.

 

In quanto il direttore generale è dipendente di ruolo delle amministrazioni dello Stato, per le incompatibilità e le situazioni di conflitto di interesse cui si riferisce il comma 1-bis, in mancanza di espressi richiami a specifiche fonti, occorre fare riferimento alla disciplina vigente cui la materia è soggetta.

L’art. 53, co. 5, del D.lgs 165/2001, come modificato, da ultimo, dalla L. 190/2012, prevede che il conferimento operato direttamente dall'amministrazione, nonché l'autorizzazione all'esercizio di incarichi che provengano da amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza, ovvero da società o persone fisiche, che svolgano attività d'impresa o commerciale, sono disposti dai rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e predeterminati, che tengano conto della specifica professionalità, tali da escludere casi di incompatibilità, sia di diritto che di fatto, nell'interesse del buon andamento della pubblica amministrazione, o situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi, che pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al dipendente.

Ciò implica un’attività di predeterminazione delle situazioni di incompatibilità e di conflitto di interesse da parte delle amministrazioni pubbliche, salvo quanto espressamente previsto dai commi 6 e 7 dell’articolo citato, che pongono esplicite esclusioni dal regime di incompatibilità e di conflitto di interesse o specifici divieti. In ogni caso, sulla materia vi è ampia giurisprudenza, amministrativa e ordinaria.

Sul regime di incompatibilità e di conflitto di interessi in relazione ad incarichi nelle pubbliche amministrazioni è intervenuto il D.lgs. 39/2013, in attuazione di delega contenuta nella citata L. 190/2012, nonché, ai sensi della medesima legge, il Piano nazionale anticorruzione approvato dalla CIVIT l’11 settembre 2013, con delibera n. 72. Tale regime è completato dal d.lgs. 33/2013, in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni, e dal D.P.R. 62/2013, in materia di comportamento dei dipendenti pubblici.

 

In base al comma 2, nel testo come modificato dal Senato, ulteriori specifiche sui compiti del direttore generale di progetto - il cui incarico non determina un incremento della dotazione organica del personale dirigenziale del MIBACT -, durata dello stesso incarico, nonché dotazioni di mezzi e di personale, sono indicati con un (altro) DPCM, da adottare, anche in questo caso, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L.

Peraltro, è lo stesso comma 2 a disporre che con il DPCM è costituita una struttura di supporto al direttore generale di progetto.

La struttura, che ha sede nell’area archeologica di Pompei, è composta da un numero massimo di 20 unità di personale, appartenente ai profili professionali tecnico e amministrativo, provenienti dal Mibact o da altre amministrazioni statali, in posizione di comando, e da 5 esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale.

Il personale che compone la struttura mantiene il trattamento economico fondamentale ed accessorio dell’amministrazione di provenienza, che resta a carico della stessa amministrazione esclusivamente per quello avente carattere fisso e continuativo. Per il resto, gli oneri - che, come evidenzia la relazione tecnica, riguardano il trattamento economico accessorio variabile - sono posti a carico della struttura di supporto al direttore generale di progetto.

Durante l’esame al Senato è stato, altresì, previsto che sul sito Internet della Presidenza del Consiglio dei Ministri (www.governo.it) sono pubblicati, con i relativi aggiornamenti:

§      gli “estremi” dei DPCM con i quali, rispettivamente, è nominato il direttore generale di progetto (ma anche, a seguito delle modifiche apportate dal Senato, il vice direttore generale vicario, al quale non si fa riferimento in questo passaggio del testo) ed è costituita la struttura di supporto.

Dalla formulazione del testo si intenderebbe che l’obbligo di pubblicità riguarda solo gli estremi identificativi dei due DPCM e non il loro contenuto;

§      il curriculum vitae del direttore generale di progetto e dei componenti della struttura di supporto. Anche in tal caso, non vi è alcun riferimento alla figura del vice direttore generale vicario;

§      i compensi relativi ai rapporti di consulenza e collaborazione.

 

Gli obblighi di pubblicazione esplicitati sono già desumibili dalla disciplina generale sulla trasparenza delle p.a., oggetto di un recente riordino ad opera del D.lgs. 33/2013. In particolare, l’articolo 15 di tale decreto prevede gli obblighi di pubblicità relativi agli incarichi dirigenziali, a qualsiasi titolo conferiti, che riguardano: gli estremi dell'atto di conferimento dell'incarico; il curriculum vitae; i dati relativi allo svolgimento di incarichi o la titolarità di cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dalla pubblica amministrazione o lo svolgimento di attività professionali; i compensi, comunque denominati, relativi al rapporto di lavoro, di consulenza o di collaborazione, con specifica evidenza delle eventuali componenti variabili o legate alla valutazione del risultato. L’obbligo di pubblicazione riguarda anche il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti estranei alla pubblica amministrazione, di collaborazione o di consulenza a soggetti esterni a qualsiasi titolo per i quali è previsto un compenso.

 

Il comma 2 dispone, inoltre, che, nelle more dell’effettiva operatività del nuovo assetto organizzativo previsto dal decreto-legge, la prosecuzione degli interventi per l’attuazione del Grande progetto Pompei è assicurata dal Comitato di pilotaggio prima citato e dal “Soprintendente per i beni archeologici di Pompei” che, in via transitoria, assumono le funzioni “rafforzate” previste dal comma 1 per il direttore generale di progetto.

Dal punto di vista della formulazione del testo, il riferimento corretto è al “Soprintendente per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia”, in assonanza con quanto dispone il comma 9.

 

L’art. 2 del D.L. 34/2011 (L. 75/2011) ha disposto l'adozione da parte del Ministro per i beni e le attività culturali, entro 60 giorni dalla data della sua entrata in vigore, di un programma straordinario ed urgente di interventi conservativi di prevenzione, manutenzione e restauro da realizzarsi nell'area archeologica di Pompei e nei luoghi ricadenti nella competenza territoriale della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e di Pompei (v. infra), al fine di rafforzare l’efficacia delle azioni e degli interventi di tutela nelle suddette aree. La predisposizione del programma è stata affidata alla medesima Soprintendenza speciale, su proposta del Direttore generale per le antichità, previo parere del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici.

Per il finanziamento del programma straordinario è stata prevista la possibilità di utilizzo delle risorse derivanti dal Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS) destinate alla regione Campania e di una quota dei fondi disponibili nel bilancio della Soprintendenza speciale, determinata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali. Inoltre, è stato previsto che la quota di risorse da destinare al programma straordinario di manutenzione da parte della regione Campania sarebbe stata individuata dalla Regione medesima nell’ambito del Programma di interesse strategico regionale (PAR) da sottoporre al CIPE per l’approvazione.

Il 20 luglio 2011, rispondendo all’interrogazione a risposta immediata 3-01761, il Ministro per i beni e le attività culturali ha evidenziato che il programma straordinario era stato approvato dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici l'8 giugno. Infatti, con comunicato stampa del 9 giugno 2011, il Mibac aveva reso noto che “il piano, articolato in cinque fasi, prevede un investimento complessivo di 105 milioni di euro, così suddivisi: 8,2 milioni di euro per il piano della conoscenza, 85 milioni di euro per il piano delle opere, 7 milioni di euro per il piano della fruizione e della comunicazione, 2 milioni di euro per il piano della sicurezza e 2,8 milioni di euro per il piano di rafforzamento e di capacity building”.

Nel febbraio 2012 il progetto per Pompei è stato inserito nella riprogrammazione del Piano di azione Coesione.

A seguire, il 29 marzo 2012, la Commissione europea, con decisione n. C(2012) 2154, lo ha finanziato con 105 milioni di euro, quale Grande Progetto Comunitario a valere su risorse del Programma Operativo Interregionale “Attrattori culturali, naturali e turismo” FESR2007-20013 (POIn)”.

Il 4 aprile 2012 sono stati presentati i contenuti dei primi 5 bandi per il rilancio del sito archeologico campano ed è stato illustrato il “Protocollo di legalità” stipulato per prevenire eventuali infiltrazioni criminali nell’ambito dei lavori di recupero e messa in sicurezza dell’area archeologica.

Nelle premesse del Protocollo si evidenzia che:

§       il 6 ottobre 2011 era stato sottoscritto un accordo istituzionale tra il Ministro per i beni e le attività culturali e il Ministro per i rapporti con le regioni e per la coesione territoriale, nel quale si individuava come struttura tecnica per l’attuazione del progetto la società Invitalia (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa), società in house del Ministero dell’economia e delle finanze;

§       il 18 ottobre 2011 la Direzione generale per le antichità, la Soprintendenza, il Dipartimento per gli affari regionali della Presidenza del Consiglio, il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica e la società Invitalia avevano sottoscritto una Convenzione nella quale si definivano le attività di supporto per la realizzazione del Grande Progetto Pompei, in particolare per quanto concerneva le fasi propedeutiche agli appalti di lavori, servizi e forniture; con il fine di coordinare tutte le attività previste presso il Segretariato generale del Mibac, inoltre, era stato istituito il Gruppo di coordinamento operativo del quale facevano parte i soggetti sottoscrittori della Convenzione;

§       il 20 gennaio 2012 era stata sottoscritta dalle amministrazioni interessate un’intesa interistituzionale, diretta ad assicurare che il piano di interventi previsti nel progetto venisse realizzato ponendo in essere tutte le misure idonee a prevenire e contrastare tentativi di infiltrazione della criminalità. Per tali finalità era stato istituito presso la Prefettura di Napoli il “Gruppo di lavoro per la legalità e la sicurezza del Progetto Pompei”, che collaborava nella predisposizione dei bandi di gara e dei relativi contratti e monitorava le procedure di gara, anche al fine di evitare forme di concorrenza sleale, e la corretta realizzazione degli interventi.

 

Il 19 dicembre 2012 è stato poi emanato il D.I. istitutivo dello Steering Committee (Comitato di pilotaggio) previsto dagli artt. 3 e 4 dell’accordo del 6 ottobre 2011. A tale comitato, composto da 7 componenti - di cui, due rappresentanti del Mibac, due del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica del Mise, uno del Ministero dell’interno, uno dell’Ufficio del Ministro per la coesione territoriale, e uno della Commissione europea – è stato affidato il compito di assicurare la coerenza delle azioni, degli obbiettivi e dei risultati operativi agli indirizzi strategici, di formulare indirizzi e pareri sull’avanzamento delle attività, di assicurare il monitoraggio e la valutazione in itinere dello stato di attuazione del progetto, e di costituire riferimento unitario e di garanzia nei confronti della Commissione europea. Al Presidente del Comitato è stata affidata l’alta sorveglianza sull’andamento del Grande Progetto Pompei, a tal fine disponendo la presentazione semestrale di una relazione al Ministro per i beni e le attività culturali e al Ministro delegato per la coesione territoriale.

 

Le linee fondamentali del Grande Progetto Pompei consistono in:

- riduzione del rischio idrogeologico, con la messa in sicurezza dei terrapieni non scavati;

- messa in sicurezza delle insulae;

- consolidamento e restauro delle murature;

- consolidamento e restauro delle superfici decorate;

- protezione degli edifici dalle intemperie, con conseguente aumento delle aree visitabili;

- potenziamento del sistema di videosorveglianza.

Lo stato dell’arte dei bandi di gara è consultabile sul sito della Soprintendenza: http://www.pompeiisites.org/Sezione.jsp?titolo=Bandi+di+gara&idSezione=1195.

Disposizioni per il rilancio del sito Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata”(commi 4-7)

I commi da 4 a 7, nel testo come modificato dal Senato, concernono l’istituzione dell’Unità “Grande Pompei” e di un Comitato di gestione, al fine di garantire il rilancio economico-sociale e la riqualificazione ambientale ed urbanistica dei comuni interessati dal piano di gestione del sito Unesco “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata” e di potenziare l’attrattività turistica della stessa area.

 

Al riguardo si ricorda che l'area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata è stata inserita dall'Unesco nella World Heritage List nel 1997. Nel marzo 2013 il Centro del Patrimonio Mondiale ha rimesso allo Stato italiano un Rapporto sullo stato di conservazione del sito, a seguito di una ispezione avvenuta nel gennaio: in esso si sottolineava come, benché ci fossero stati progressi rispetto alla situazione già denunciata dalla stessa Commissione nel 2010, ancora ci fosse bisogno, su alcuni aspetti, di sforzi apprezzabili, in particolare per quanto riguarda la gestione e la conservazione del bene. La missione Unesco ha sottolineato come i prossimi due anni siano strategici per dimostrare l'efficacia delle misure prese e di conseguenza il Centro del patrimonio mondiale e le Organizzazioni consultive hanno suggerito al Comitato Unesco di non procedere immediatamente all'iscrizione del sito archeologico nella Lista del Patrimonio in pericolo, ma di monitorare la situazione.

L’UNESCO richiede per i siti iscritti nella World Heritage List, in quanto patrimonio dell’umanità, un piano di gestione, che riguarda la formulazione di una strategia complessa di conoscenza, tutela, conservazione e valorizzazione dei siti archeologici e di sviluppo economico locale dell’area.

In particolare, l’Unità è istituita per assicurare la convergenza in un’unica sede decisionale di tutte le decisioni amministrative necessarie al raggiungimento degli obiettivi indicati e assume le decisioni relative alla progettazione e alla realizzazione e gestione degli interventi interessati dal piano di gestione del sito Unesco (comma 4).

 

I commi 5 e 6 assegnano all’Unità “Grande Pompei” specifiche funzioni di indirizzo, pianificazione ed esecuzione. In particolare, ai sensi del co. 6, l’Unità:

§      approva un piano strategico, congruente con il “Grande progetto Pompei”, per lo sviluppo delle aree a cui si riferisce il piano di gestione. Lo stesso comma 6 declina dettagliatamente i contenuti del piano, che deve coinvolgere gli operatori del settore turistico e culturale, ai fini della valutazione delle iniziative necessarie al rilancio dell’area e deve ricomprendere: l’analisi di fattibilità istituzionale, finanziaria ed economica, il cronoprogramma, la valutazione delle condizioni di fattibilità degli interventi con riferimento al loro avanzamento progettuale, gli adempimenti di ogni soggetto partecipante e le fonti di finanziamento attivabili per la realizzazione degli interventi. In particolare, il piano prevede gli interventi infrastrutturali urgenti necessari per migliorare le vie di accesso ai siti archeologici e le interconnessioni fra gli stessi e per il recupero ambientale dei paesaggi degradati e compromessi, prioritariamente attraverso il recupero e il riuso di aree industriali dismesse, e interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana nel rispetto del principio del minor consumo di territorio e della priorità del recupero.

Relativamente agli interventi di recupero e di riuso di aree industriali dismesse, si ricorda che il D.L. 70/2011 (L. 106/2011, art. 5, co. 9-14) ha introdotto una normativa nazionale quadro per la riqualificazione delle aree urbane degradate demandata all’attuazione delle singole regioni e sostanzialmente già presente nella legislazione regionale attuativa del cd. Piano casa 2. L’articolo 12 del D.L. 83/2012 (L. 134/2012) ha successivamente disciplinato un nuovo strumento operativo, il “Piano nazionale per le città”, con cui sono state definite le modalità e la tempistica di attuazione degli interventi per il rilancio e la valorizzazione delle aree urbane[4].

Per quanto riguarda, invece, gli interventi di recupero e di rigenerazione urbana nel rispetto del principio del minor consumo del suolo, si segnala che sono in corso di esame alla Camera alcune proposte di legge volte proprio a dettare norme per il contenimento dell'uso di suolo e la rigenerazione urbana (A.C. 70 e A.C. 150, in corso di esame presso l’VIII Commissione) e in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo (A.C. 948 e A.C. 902, in corso di esame presso le Commissioni riunite VIII e XIII). Nella seduta del Consiglio dei ministri del 15 giugno 2013, inoltre, è stato approvato un disegno di legge per il contenimento del consumo del suolo ed il riuso del suolo edificato.

 

Il piano prevede anche interventi di promozione di erogazioni liberali e sponsorizzazioni, nonché la creazione di forme, anche innovative, di partenariato fra pubblico e privato, e il coinvolgimento di cooperative sociali, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, o fondazioni, che abbiano fra i propri fini statutari la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale.

L’art. 20, co. 1, lett. h), del D.L. 5/2012 (L. 35/2012) ha inserito nel Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture la disciplina delle procedure per la selezione di sponsor per interventi relativi ai beni culturali, ora contenuta nell’art. 199 – bis del D.lgs. 163/2006. Al comma 1 di tale articolo si prevede che, al fine di assicurare il rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, le amministrazioni aggiudicatrici competenti per la realizzazione degli interventi relativi ai beni culturali integrano il programma triennale dei lavori con un apposito allegato che indica i lavori, i servizi e le forniture in relazione ai quali intendono ricercare sponsor per il finanziamento o la realizzazione degli interventi. Con D.M. 19 dicembre 2013 (GU n. 60 del 12 marzo 2013), emanato dal Ministero per i beni e le attività culturali, sono state adottate le norme tecniche e linee guida in materia di sponsorizzazioni di beni culturali e di fattispecie analoghe o collegate di partecipazione di privati al finanziamento o alla realizzazione degli interventi conservativi su beni culturali. L'allegato A, approvato per effetto dell'art. 61, co. 1, del D.L. 5/2012, specifica quanto indicato nell'art. 199-bis del D.lgs. 163/2006.

Quanto alla disciplina generale in materia di partenariato pubblico privato (PPP), si segnala che l’art. 3, co. 15-ter, del D.lgs. 163/2006 definisce i «contratti di partenariato pubblico privato» come contratti aventi per oggetto una o più prestazioni quali la progettazione, la costruzione, la gestione o la manutenzione di un'opera pubblica o di pubblica utilità, oppure la fornitura di un servizio, compreso in ogni caso il finanziamento totale o parziale a carico di privati, anche in forme diverse, di tali prestazioni, con allocazione dei rischi ai sensi delle prescrizioni e degli indirizzi comunitari vigenti. Rientrano, a titolo esemplificativo, tra i contratti di partenariato pubblico privato la concessione di lavori, la concessione di servizi, la locazione finanziaria, il contratto di disponibilità, l'affidamento di lavori mediante finanza di progetto, le società miste. La disciplina dei contratti di partenariato pubblico privato (PPP) contenuta nel Codice dei contratti pubblici è stata oggetto di numerose modifiche normative volte a proprio a stimolare il ricorso a capitali privati; a titolo esemplificativo, si rammentano le più recenti innovazioni contenute nell’articolo 19, commi 1-2, D.L. 69/2013 (L. 98/2013) relativamente alle concessioni di lavori pubblici.

 

Inoltre, il piano prevede l’utilizzo dei giovani per i quali l’art. 2, co. 5-bis, del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) ha istituito il Fondo “Mille giovani per la cultura”.

Il co. 5-bis dell’art. 2 del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) ha disposto l’istituzione di un Fondo straordinario, limitato all’anno finanziario 2014, con una dotazione pari ad 1 milione di euro, nello stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Il Fondo, denominato “Fondo mille giovani per la cultura”, è destinato alla promozione di tirocini formativi e di orientamento nei settori delle attività e dei servizi per la cultura, rivolti a soggetti fino a 29 anni di età.

La finalità dell’istituzione del Fondo è individuata nel sostegno al settore dei beni culturali.

Per la definizione di criteri e di modalità per l’accesso al Fondo è stato previsto l’intervento di un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e con il Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, da emanare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Al momento, il decreto non risulta intervenuto.

Durante la seduta dell’Assemblea della Camera del 7 agosto 2013, peraltro, il Governo ha accolto l’ordine del giorno 9/1458/11 che lo ha impegnato a valutare gli effetti applicativi della novità, al fine di adottare ulteriori iniziative normative volte a strutturare e finanziare il «Fondo mille giovani per la cultura» almeno su una dimensione triennale, fino al 2016.

 

§      predispone un accordo di valorizzazione ai sensi dell’art. 112 del d.lgs. 42/2004, articolato in un piano strategico di sviluppo del percorso turistico-culturale integrato del sito Unesco sopra indicato, a tal fine promuovendo l’integrazione delle infrastrutture e dei settori produttivi interessati nel processo di valorizzazione.

All’accordo partecipano soggetti pubblici e privati interessati, nonché i prefetti delle province di Napoli e Caserta e l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

L’art. 112 del d.lgs. 42/2004 dispone che lo Stato - per il tramite del Ministero dei beni e delle attività culturali -, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali stipulano accordi per definire strategie ed obiettivi comuni di valorizzazione, nonché per elaborare i conseguenti piani strategici di sviluppo culturale e i programmi, relativamente ai beni culturali di pertinenza pubblica (tra i quali, l’area archeologica, definita dall’art. 101 “sito caratterizzato dalla presenza di resti di natura fossile o di manufatti o strutture preistorici o di età antica”). Gli accordi possono essere conclusi su base regionale o subregionale, in rapporto ad ambiti territoriali definiti, e promuovono altresì l'integrazione, nel processo di valorizzazione concordato, delle infrastrutture e dei settori produttivi collegati. Possono essere costituiti appositi soggetti giuridici cui affidare l'elaborazione e lo sviluppo dei piani, secondo modalità e criteri definiti con decreto del Ministro. A tali soggetti giuridici possono partecipare, tra gli altri, persone giuridiche private senza fine di lucro, anche quando non dispongano di beni culturali che siano oggetto della valorizzazione, a condizione che l'intervento in tale settore di attività sia per esse previsto dalla legge o dallo statuto.

Anche indipendentemente da tali accordi, possono essere stipulati accordi tra lo Stato, per il tramite del Ministero e delle altre amministrazioni statali eventualmente competenti, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali e i privati interessati, per regolare servizi strumentali comuni destinati alla fruizione e alla valorizzazione di beni culturali. Ulteriori accordi possono essere stipulati dal Ministero, dalle regioni, dagli altri enti pubblici territoriali, da ogni altro ente pubblico, con le associazioni culturali o di volontariato, dotate di adeguati requisiti, che abbiano per statuto finalità di promozione e diffusione della conoscenza dei beni culturali.

 

Si segnala, dunque, che, come si è visto, l’integrazione nel processo di valorizzazione delle infrastrutture e dei servizi produttivi collegati è già prevista dall’art. 112 del d.lgs. 42/2004, richiamato nel comma 6.

 

In generale, come recita il comma 5, l’Unità assume le decisioni relative alla progettazione e alla realizzazione e gestione degli interventi inclusi nel piano strategico.

 

Per quanto riguarda gli aspetti strutturali di questo nuovo soggetto, il comma 5 stabilisce che l’Unità è dotata di autonomia amministrativa e contabile e che alla stessa è preposto il direttore generale di progetto di cui al comma 1, che ne assume la rappresentanza legale.

L’architettura istituzionale è completata dalla previsione di un Comitato di gestione, composto da: Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ministro per la coesione territoriale, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, presidente della regione Campania, presidente della provincia di Napoli, sindaci dei comuni interessati, legali rappresentanti degli enti pubblici e privati coinvolti. In ogni caso, è fatta salva la possibilità di partecipare anche attraverso propri delegati.

Ai sensi dello stesso comma 5, il Comitato di gestione:

§      approva il piano strategico (di cui già al comma 6, v. ante), sulla base della proposta presentata dal direttore generale di progetto, entro dodici mesi dalla data di conversione in legge del decreto-legge.

In merito alla procedura di approvazione del piano strategico, alla luce della lettura del co. 5, che attribuisce al Comitato la decisione in merito, e del co. 6 che, come visto, la attribuisce tout court all’Unità, parrebbe pertanto, in primo luogo, che il riferimento attenga ad un unico piano strategico e, in secondo luogo, che il Comitato di gestione sia organo collegiale che afferisce all’Unità.

In ogni caso, si valuti l’opportunità di un coordinamento delle due disposizioni, anche mediante un rinvio interno;

 

§      svolge le funzioni di “conferenza di servizi permanente”. Sul punto, la disposizione recita che in tale veste sono assunte le determinazioni di ciascun soggetto partecipante ai sensi e con gli effetti delle disposizioni di cui:

a)      all’art. 34 del Tuel, adottato con D.lgs. 267/2000, che  disciplina gli accordi di programma, che possono essere promossi per la definizione e l'attuazione di opere, di interventi o di programmi di intervento che richiedono, per la loro completa realizzazione, l'azione integrata e coordinata di comuni, di province e regioni, di amministrazioni statali e di altri soggetti pubblici;

b)      agli artt. 14 ss. della L. 241/1990, che disciplina in generale l’istituto della conferenza di servizi (propriamente detta);

c)      all’art. 2, co. 203, della L. 662/1996 che prevede ulteriori tipologie di accordo tra soggetti pubblici e soggetti privati, quali strumenti di programmazione negoziata: le intese istituzionali di programma, gli accordi di programma quadro, i patti territoriali.

 

In merito all’attribuzione al Comitato di gestione di funzioni di “Conferenza di servizi permanente”, va innanzitutto rilevato che tale espressione viene utilizzata per la prima volta dal legislatore.

La conferenza di servizi propriamente detta, infatti, è uno strumento di semplificazione del procedimento amministrativo che può essere utilizzato qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo. Essa è disciplinata in generale dagli articoli 14 ss. della citata L. 241/1990 (e prevista da singole norme di settore), ai quali il testo fa esplicito riferimento nell’indicare le norme che si applicheranno al Comitato. Oltre a questa, peraltro, il testo richiama ulteriori disposizioni che disciplinano altri strumenti per pervenire ad accordi tra soggetti pubblici o tra pubbliche amministrazioni e privati.

 

Al riguardo si osserva, in relazione al secondo periodo del comma 5, che il rinvio normativo a disposizioni che disciplinano strumenti diversi, come gli accordi di programma (tra amministrazioni), la conferenza di servizi (tra amministrazioni) e le attività di programmazione negoziata (tra amministrazioni e privati), rende problematica la concreta individuazione del campo e delle modalità di applicazione delle discipline stabilite dalle fonti normative richiamate al Comitato di gestione previsto dalle disposizioni in commento.

In particolare, sarebbe opportuno specificare meglio il regime delle conseguenze del dissenso espresso da uno dei soggetti (diversamente disciplinato dalle norme richiamate), nonché le modalità di coinvolgimento dei privati (non sempre ammesso dalle disposizioni richiamate) che, per espressa previsione, sono rappresentati all’interno del Comitato di gestione.

La disposizione specifica altresì che le determinazioni di ciascun soggetto sono obbligatoriamente espresse all’interno del Comitato e che le determinazioni assunte in tale sede sostituiscono ogni altro adempimento e ogni altro parere, nulla osta, autorizzazione o atto di assenso comunque denominato, che risulti necessario per la realizzazione degli interventi approvati.

 

Per quanto riguarda la struttura amministrativa di supporto, l’Unità si avvale di un contingente di massimo dieci unità di personale, in posizione di comando, proveniente dalle amministrazioni rappresentate nel Comitato di gestione, nonché, della struttura di supporto (composta da un contingente massimo di 20 unità di personale) che, ai sensi del comma 2, supporta il direttore generale di progetto.

Nel rispetto di queste disposizioni, fissate con norma di grado primario, l’attuazione è demandata ad un d.P.C.M. In particolare, con lo stesso decreto che istituisce la struttura di supporto del direttore generale di progetto (co. 2), si provvede anche a:

§      istituire il Comitato di gestione (co. 5);

§      dettare la disciplina organizzativa e contabile dell’Unità, le modalità di rendicontazione delle spese, la sua durata e la dotazione di mezzi e risorse umane (co. 5).

 

In relazione alle disposizioni richiamate, si configura una peculiare architettura istituzionale, diretta a garantire il raccordo orizzontale tra diverse strutture dell’amministrazione statale, nonché il coordinamento tra amministrazioni diverse, ossia lo Stato e le amministrazioni territoriali, e tra amministrazioni e privati. Tale architettura si compone di una struttura amministrativa, al cui vertice è posto il direttore generale di progetto, e di un comitato a composizione mista pubblico-privato che integra i vertici delle pubbliche amministrazioni interessate e gli enti privati coinvolti nella realizzazione degli interventi per il rilancio del sito archeologico. Dalla finalità specifica per la quale viene istituita e dal riferimento esplicito di cui al comma 5, quarto periodo (che demanda al d.P.C.M. la fissazione della sua durata), si evince la natura temporanea dell’Unità.

Tuttavia, alla luce della formulazione dei commi 5 e 6, non emerge con chiarezza la distribuzione dei compiti tra Comitato di gestione e direttore generale di progetto in relazione all’assunzione delle decisioni relative alla progettazione e alla realizzazione degli interventi inclusi nel piano strategico. Si valuti, pertanto, l’opportunità di un chiarimento esplicativo nell’ambito dell’articolo 1 o con un rinvio al d.P.C.M. di attuazione.

 

Si rileva, poi, che, dalle disposizioni in esame non emerge uno specifico coordinamento con altre disposizioni di recente introduzione nell’ordinamento, quali quelle contenute nell’art. 9 bis del D.L. 69/2013, che riguardano il contratto istituzionale di sviluppo, finalizzato ad accelerare la realizzazione di nuovi progetti strategici, sia di carattere infrastrutturale sia di carattere immateriale, di rilievo nazionale, interregionale e regionale, aventi natura di grandi progetti o di investimenti articolati in singoli interventi tra loro funzionalmente connessi, in relazione a obiettivi e risultati, finanziati con risorse nazionali, dell'Unione europea e del Fondo per lo sviluppo e la coesione.

 

Il comma 7 dispone che il direttore generale di progetto, quale legale rappresentante dell’Unità, è autorizzato a ricevere donazioni ed erogazioni liberali da parte di privati, destinati a interventi conservativi, di manutenzione e di restauro dell’area archeologica di Pompei. Il Senato ha aggiunto la previsione che le donazioni ed erogazioni che superano i 1000 euro devono essere effettuate con bonifico bancario, al fine di assicurarne la tracciabilità.

 

Al riguardo si ricorda che l’art. 49 del D.lgs. 231/2007 ha vietato il trasferimento di denaro contante, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento è complessivamente pari o superiore a euro mille.

 

Con il comma 7, nella parte in cui limita l’obbligo di uso di modalità di pagamento tracciabili alle somme che superano i 1000 euro, si introdurrebbe una eccezione alla normativa vigente, di portata generale, che include in tale obbligo anche le somme pari a 1000 euro.

Occorre, inoltre, considerare che anche la previsione dell’obbligo di pagamento a mezzo di bonifico bancario introdurrebbe una eccezione alla normativa vigente, di portata generale, che non indica specifici mezzi di pagamento, ma solo la caratteristica di garanzia della tracciabilità.

Costituzione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta (commi 9-11)

I commi da 9 a 11 dispongono la costituzione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta.

A tal fine, il comma 9 modifica l’art. 15, co. 3, del DPR 233/2007, recante il regolamento di riorganizzazione del Mibac, sostituendo alla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei – di cui alla lett. a) – la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia.

Inoltre, con una novella alla lett. d) dello stesso comma 3, si estende la competenza della Soprintendenza speciale per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico e per il polo museale della città di Napoli alla Reggia di Caserta.

 

Sotto il profilo della tecnica normativa, si rileva che non appare opportuno ricorrere all'atto legislativo per apportare modifiche frammentarie ad atti non aventi forza di legge, al fine di evitare che questi ultimi presentino un diverso grado di ‘resistenza’ ad interventi modificativi successivi.

 

Al riguardo si ricorda che l’art. 9 della L. 352/1997, poi abrogato, aveva previsto che la Soprintendenza di Pompei fosse dotata di autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria per quanto concerne l'attività istituzionale, con esclusione delle spese per il personale.

Successivamente, l’art. 15, co. 3, del D.P.R. 233/2007, ha inserito fra gli istituti dotati di autonomia speciale la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei. La nuova Soprintendenza speciale (organo periferico del MIBAC, ai sensi dell’art. 16 del DPR) ha, dunque, riunito sotto un’unica gestione i siti e i musei archeologici di competenza della ex Soprintendenza archeologica di Pompei e parte di quelli gestiti dalla ex Soprintendenza archeologica di Napoli e Caserta[5].

 

Nel complesso delle due novelle, sostanzialmente scompare il riferimento alla Soprintendenza archeologica di Napoli cui, però, fa riferimento il comma 11 che dispone che, al fine di consentire l’istituzione della stessa soprintendenza, la dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia del Ministero è determinata in 163 unità.

Si tratta di una unità in più rispetto a quella determinata, da ultimo, dal D.P.C.M. 22 gennaio 2013, pubblicato nella GU n. 87 del 13 aprile 2013, intervenuto a seguito dell'art. 2 del D.L. 95/2012 (L. 135/2012).

Si interviene, dunque, con norma primaria, su un aspetto regolato da norma secondaria.

Il comma prevede, peraltro, che è fatta salva la successiva rideterminazione della dotazione organica dei dirigenti di seconda fascia da operare in relazione al trasferimento al Ministero dei beni e delle attività culturali delle funzioni esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di turismo, operata dall’art. 1, co. 5 e 6, della L. 71/2013.

 

Sembrerebbe opportuno chiarire la ragione per la quale non si preveda sin d’ora nelle novelle apportate al DPR 233/2007 la Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli. 

 

Il comma 10, nel testo come modificato dal Senato, dispone che, fino all’adeguamento della disciplina organizzativa delle due nuove Soprintendenze, alle stesse si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni concernenti, rispettivamente, le due Soprintendenze esistenti fino all’intervento del decreto-legge in esame.

Dispone, altresì, che per rafforzare le attività di accoglienza del pubblico, nelle Soprintendenze in questione sono impiegati i giovani ai quali è destinato il già citato Fondo “Mille giovani per la cultura”.

Quantificazione degli oneri e relativa copertura (commi 8 e 12)

Il comma 8 quantifica l’onere derivante dalle disposizioni contenute nei commi da 1 a 7 in euro 200.000 per il 2013 ed euro 800.000 per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016.

 

Il comma 12 quantifica l’onere derivante dall’istituzione delle nuove Soprintendenze in € 109.500,00 annui.

 

Alla copertura degli oneri indicati si provvede, in entrambi i casi, ai sensi dell’art. 15, alla cui scheda di rinvia.

Disposizioni per lo sviluppo del percorso turistico-culturale integrato delle residenze borboniche (comma 13)

Il comma 13 prevede che, entro 3 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo definisce, ai sensi del già citato art. 112 del d.lgs. 42/2004, un accordo di valorizzazione per elaborare, in base agli indirizzi del Ministro, un piano strategico di sviluppo del percorso turistico-culturale integrato delle residenze borboniche. Anche in tal caso di dispone che nel processo di valorizzazione devono essere integrate le infrastrutture e i settori produttivi collegati.

In relazione a tale previsione, si rinvia all’osservazione ante formulata.

 

L’accordo è concluso con la regione Campania e gli enti locali territorialmente competenti che intendano aderire mediante un apporto economico “adeguato”, e vi partecipano l’Agenzia del demanio, i prefetti delle province di Napoli e di Caserta, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, al fine di verificare la possibilità di un proficuo utilizzo dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata per la realizzazione delle finalità dello stesso accordo.

E’, altresì, assicurata la partecipazione di altri soggetti pubblici e privati. Al riguardo, come nel caso del piano strategico di cui al comma 6, si dispone che l’accordo in questione prevede interventi di promozione di erogazioni liberali e sponsorizzazioni. Prevede, altresì, la creazione di forme, anche innovative, di partenariato fra pubblico e privato, nonché il coinvolgimento di cooperative sociali, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, che abbiano fra i propri fini statutari la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale. Prevede, altresì, l’utilizzo dei giovani ai quali è destinato il Fondo “Mille giovani per la cultura”.

 

Le residenze reali borboniche in Campania sono l'assieme delle residenze costruite dai Borbone dal 1734 al 1861 come luoghi di abitazione o di breve permanenza. Complessivamente, si tratta di 22 edifici, 21 dei quali sopravvissuti sino ad oggi: il Palazzo Reale di Napoli, la Reggia di Capodimonte, la Villa d'Elboeuf, la Reggia di Portici, la Villa Favorita, il Palazzo d'Avalos nell'isola di Procida, la Tenuta degli Astroni (nei pressi del lago di Agnano), Licola, Capriati a Volturno, Cardito, la Reale tenuta di Carditello, la Reale tenuta di Persano, Fasano di Maddaloni, Selva di Caiazzo, Sant'Arcangelo, la Reggia di Caserta, San Leucio, il Casino del Fusaro, la Reggia di Quisisana, Mondragone e il Demanio di Calvi.

Per quanto riguarda la disciplina delle sponsorizzazioni e del partenariato pubblico privato, si rinvia a quanto riportato con riferimento ai contenuti del piano strategico di cui al comma 6 dell’articolo 1.

 

 

 


 

Articolo 2
(Inventariazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano e programma “500 giovani per la cultura”)

 

L’articolo 2 prevede un programma straordinario per lo sviluppo delle attività di inventariazione, catalogazione e digitalizzazione del patrimonio culturale italiano, che si inserisce nel quadro delle indicazioni dell’agenda digitale europea ed è finanziato con 2,5 milioni di euro nel 2014, nel quale saranno utilizzati 500 giovani di età inferiore a 35 anni.

 

In particolare, il comma 1, nel testo come modificato dal Senato, dispone che il MIBACT attua il programma straordinario suddetto, anche al fine di incrementare e facilitare l’accesso e la fruizione da parte del pubblico al patrimonio culturale, anche attraverso portali e dispositivi mobili intelligenti (Smart Mobile Device).

Per la realizzazione del programma è autorizzata la spesa di 2,5 milioni di euro nel 2014 - al cui onere, ai sensi del comma 4, si provvede ai sensi dell’art. 15 del D.L. – integrata con eventuali finanziamenti europei.

 

Il programma si conforma ai criteri e alle linee direttive elaborati dall’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione, dall’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche e dall’Istituto centrale per gli archivi.

Al riguardo, si dispone che tale elaborazione avviene anche in attuazione dell’art. 17 del d.lgs. 42/2004 che, tuttavia, affida ad un decreto ministeriale la definizione delle procedure e delle modalità di catalogazione, con il concorso delle regioni.

In particolare, l’art. 17 del D.lgs. 42/2004 prevede che il Ministero, con il concorso delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, assicura la catalogazione dei beni culturali e coordina le relative attività (co. 1) e che le procedure e le modalità di catalogazione sono stabilite con decreto ministeriale (co. 2). Dispone, altresì, che il Ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali curano la catalogazione dei beni culturali loro appartenenti e, previe intese con gli enti proprietari, degli altri beni culturali (co. 4).

Sembrerebbe, pertanto, opportuno un chiarimento.

Dal punto di vista della formulazione del testo, occorrerebbe sopprimere le parole “del Ministero”, che letteralmente sono riferite all’Istituto centrale per gli archivi.

 

Il programma prevede che le risorse digitali vengano prodotte anche tramite accordi con le regioni, le università, le istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), gli istituti culturali e gli altri enti culturali, nonché con fondazioni e associazioni interessate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, comprese quelle appositamente costituite per contribuire allo stesso programma con proprie risorse o utilizzando erogazioni liberali[6].

 

Lo svolgimento del programma si inserisce nel quadro delle indicazioni dell’agenda digitale europea, presentata dalla Commissione Europea nel maggio 2010 (Comunicazione "Un'agenda digitale europea"(COM(2010)245), con lo scopo di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC) per favorire l'innovazione, la crescita economica e la competitività.

Per il supporto tecnologico e strumentale finalizzato alla progettazione e all’attuazione del programma il Ministero può avvalersi, mediante apposita convenzione, dell’Agenzia per l’Italia digitale, nonché di altri soggetti pubblici o privati in possesso di idonee qualificazioni tecniche e organizzative.

Si ricorda che, a livello nazionale, al fine di attuare le politiche dell’Agenda digitale europea, è stata istituita nel 2012 l’Agenda digitale italiana che si sostanzia nella relativa Cabina di regia (D.L. n. 5/2012) e nell'Agenzia per l'Italia digitale (D.L. n. 83/2012). L'Agenzia per l'Italia digitale è, in particolare, preposta alla realizzazione degli obiettivi dell'Agenda digitale italiana, in coerenza con gli indirizzi elaborati dalla Cabina di regia, con particolare riferimento allo sviluppo delle reti di nuova generazione e dell'interoperabilità tra i sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni e tra questi e quelli dell'Unione europea. L’Agenzia dovrà monitorare, in particolare, l'attuazione dei piani di TIC delle pubbliche amministrazioni, promuovendone annualmente di nuovi, in linea con l’Agenda digitale europea. Essa assorbe anche le funzioni dei preesistenti organismi DigitPA e Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione.

Lo Statuto dell’Agenzia per l’Italia Digitale non è ancora stato adottato.

 

In base al comma 3, i sistemi di conoscenza digitale si adeguano agli standard dei dati aperti e accessibili, come definiti in base alla L. 4/2004 e al d.lgs. 82/2005, nonché in base agli atti dell’UE in materia di digitalizzazione e accessibilità in rete dei materiali culturali e in materia di conservazione digitale.

 

Al riguardo, si ricorda che il 27 ottobre 2011 la Commissione europea ha adottato la raccomandazione sulla digitalizzazione e l’accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale (2011/711/UE), che ha stabilito obiettivi minimi per ciascuno Stato membro in materia di digitalizzazione del patrimonio culturale. Intento della raccomandazione è far sì che entro il 2015 Europeana - la biblioteca digitale d’Europa - conti almeno 30 milioni di oggetti rispetto ai 19 milioni attualmente esistenti. La richiesta nei confronti dell’Italia è di portare i 2 milioni circa di oggetti digitali a 3 milioni e 705 mila.

In seguito, si ricordano le Conclusioni del Consiglio del 10 maggio 2012 sulla digitalizzazione e l'accessibilità in rete dei materiali culturali e sulla conservazione digitale, che raccolgono le indicazioni della raccomandazione e nelle quali si invitano gli Stati membri “ad adottare, in linea con le priorità indicate nell'allegato, le misure necessarie a:

-        consolidare le rispettive strategie e obiettivi in materia di digitalizzazione di materiali culturali;

-        consolidare l'organizzazione della digitalizzazione e la fornitura di finanziamenti per la digitalizzazione, anche promuovendo il ricorso a partenariati pubblico-privati;

-        migliorare le condizioni generali per l'accessibilità in rete e l'utilizzo dei materiali culturali;

-        contribuire a sviluppare ulteriormente Europeana, anche incoraggiando le istituzioni culturali a inserire nel sito tutti i materiali culturali digitalizzati pertinenti;

-        assicurare la conservazione digitale a lungo termine

tenendo conto al contempo dei livelli di avanzamento e degli approcci diversi in ordine alla digitalizzazione, così come degli sforzi globali di risanamento di bilancio che gli Stati membri stanno compiendo".

 

In base al comma 2, come modificato dal Senato, il programma è attuato presso gli istituti e i luoghi della cultura statali, sotto la direzione dei titolari degli istituti medesimi.

Sul punto, la relazione illustrativa all’A.S. 1014 precisava che il programma è attuato negli istituti e nei luoghi della cultura statali individuati dal Mibact, con l’indirizzo e l’assistenza tecnico-scientifica degli istituti centrali competenti per la tipologia di patrimonio da digitalizzare. La gestione operativa è affidata alle direzioni regionali e agli istituti territoriali coinvolti.

 

Sempre il comma 2 dispone che, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, il Mibact indice una procedura concorsuale pubblica per la selezione di 500 giovani, che non abbiano compiuto 35 anni di età alla data di entrata in vigore del decreto, laureati nelle discipline afferenti al programma, ovvero in possesso del diploma rilasciato dalle Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica istituite presso gli Archivi di Stato indicati nella tab. B del DPR 1409/1963[7].

I giovani così selezionati devono essere formati per 12 mesi nelle attività di inventariazione e digitalizzazione presso gli istituti e i luoghi della cultura statali.

Al termine del programma, ai partecipanti che lo abbiano portato a termine è rilasciato un attestato di partecipazione, valutabile ai fini di eventuali, successive, procedure selettive del MIBACT e degli Istituti dallo stesso vigilati.

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 faceva presente che il programma ha carattere sperimentale e “pertanto si realizza, in questa dimensione, nelle regioni dell’obiettivo convergenza: Calabria, Campania, Puglia, Sicilia”. Nel comunicato stampa relativo alla riunione del Consiglio dei Ministri del 2 agosto 2013 a tale informazione si aggiunge quella che il progetto pilota partirà nelle regioni indicate con i primi 100 ragazzi.

Al riguardo, peraltro, la 7a Commissione del Senato ha approvato l’ordine del giorno G/1014/1/7, accolto dal Governo, che impegna lo stesso Governo a valutare l’opportunità di prevedere che il programma si realizzi anche nelle regioni del Centro Nord, nonché a valutare la possibilità di incrementare le risorse allo stesso destinate.

Nella stessa sede è stato, altresì, accolto dal Governo l’ordine del giorno G/1014/6/7, che, in particolare, impegna lo stesso Governo a individuare con decreto i criteri per la ripartizione dei giovani fra gli istituti e i luoghi della cultura.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

La promozione della diversità culturale e dei contenuti creativi rientra in una delle sette linee di azione dell’Agenda digitale (COM (2010) 245), quella che prevede l'adozione di soluzioni intelligenti basate sulle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per affrontare le grandi sfide del futuro.

L’Agenda digitale europea (AGE) è una delle sette cosiddette iniziative faro della strategia Europa 2020 (Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva (COM(2010)2020), lanciata a marzo 2010 dalla Commissione europea, con l’intento di uscire dalla crisi e di preparare l’economia dell’UE alle sfide del prossimo decennio. L’Agenda prevede sette grandi linee d'azione, per ognuna delle quali sono indicate misure specifiche, per un totale di 101 (di cui 78 a carico della Commissione e 23 a carico degli Stati membri).

I nuovi strumenti digitali possono infatti permettere una più ampia distribuzione di contenuti culturali e creativi; in particolare la digitalizzazione è uno strumento essenziale per ampliare l’accessibilità al patrimonio culturale dell’Europa e per promuovere la crescita nelle industrie culturali europee. Per finanziare la digitalizzazione su larga scala tuttavia secondo la Commissione occorre potenziare i finanziamenti pubblici e ricorrere a iniziative congiunte con i privati, a condizione che tali iniziative rendano accessibile online su ampia scala il patrimonio culturale comune dell'Europa.

Nell’ambito delle azioni individuate per tale settore, il 27 ottobre 2011 la Commissione ha pubblicato una raccomandazione sulla digitalizzazione, l’accessibilità on line e la conservazione digitale del materiale culturale in cui invita gli Stati membri a:

         predisporre piani rigorosi per i propri investimenti nella digitalizzazione e favorire i partenariati pubblico-privato per la condivisione dei relativi costi. La raccomandazione stabilisce i principi fondamentali per garantire che tali partenariati siano equi ed equilibrati;

         incrementare la presenza in rete di materiale coperto dai diritti d’autore, istituendo un quadro normativo di riferimento che consenta la digitalizzazione su larga scala e l’accessibilità transfrontaliera delle opere fuori commercio;

         rafforzare le proprie strategie e adattare la propria legislazione per garantire la conservazione a lungo termine del materiale digitalizzato, accertandosi, ad esempio, che il materiale depositato non preveda sistemi di protezione tecnologici che ostacolino la conservazione da parte dei bibliotecari.

Sull’argomento è tornato il Consiglio che il 10 maggio 2012 ha adottato conclusioni in cui:

       sottolinea la necessità di proseguire i lavori sulle norme tecniche applicabili alla digitalizzazione e ai metadati, a vantaggio sia dell'accessibilità che della conservazione a lungo termine dei materiali digitalizzati;

       invita gli Stati membri a consolidare le rispettive strategie e obiettivi in materia di digitalizzazione di materiali culturali; migliorare le condizioni generali per l'accessibilità in rete e l'utilizzo dei materiali culturali; assicurare la conservazione digitale a lungo termine.

Tali attività fanno parte delle nuove infrastrutture per servizi digitali pubblici cui sono destinati finanziamenti per un totale di 9,2 miliardi di euro, nell’ambito del Meccanismo per collegare l'Europa 2014-2020 (Connecting Europe Facility – CEF).

Con uno stanziamento proposto di 50 miliardi di euro per il periodo 2014-2020, il CEF è disegnato specificamente per promuovere crescita, occupazione e competitività attraverso investimenti infrastrutturali a livello europeo.

 


 

Articolo 2-bis
(Esercizio del commercio in aree di valore culturale e locali nei quali si svolgono attività di artigianato e commercio tradizionali)

 

L’articolo 2-bis, introdotto durante l’esame al Senato, integra il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.lgs. 42/2004) al fine di promuovere le attività di artigianato tradizionale e altre attività commerciali tradizionali, riconosciute quali espressione dell'identità culturale collettiva.

 

In particolare, aggiunge all’articolo 52 del Codice - il cui comma 1 prevede che i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l'esercizio del commercio - il comma 1-bis.

In base alla novella, fermo restando quanto previsto dall’art. 7-bis dello stesso Codice - che dispone che le espressioni di identità culturale collettiva contemplate dalle Convenzioni UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale e per la protezione e la promozione delle diversità culturali sono assoggettabili alle disposizioni del Codice medesimo qualora siano rappresentate da testimonianze materiali e sussistano i presupposti e le condizioni per l'applicabilità dell'articolo 10[8] - i comuni, sentito il soprintendente, individuano i locali, a chiunque appartenenti, nei quali si svolgono attività di artigianato tradizionale e altre attività commerciali tradizionali, riconosciute quali espressione dell'identità culturale collettiva ai sensi delle convenzioni UNESCO citate, per assicurare alle stesse apposite forme di promozione e salvaguardia, nel rispetto della libertà di iniziativa economica di cui all'articolo 41 della Costituzione.

Al riguardo si ricorda che l’art. 2, co. 2, lett. e), della Convenzione Internazionale Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 e ratificata dall’Italia con L. 167/2007, specifica che il patrimonio culturale immateriale si manifesta, fra l’altro, nel settore dell’artigianato tradizionale. Il co. 3 dispone, inoltre, che per “salvaguardia” s’intendono le misure volte a garantire la vitalità del patrimonio culturale immateriale, ivi compresa l’identificazione, la documentazione, la ricerca, la preservazione, la protezione, la promozione, la valorizzazione, la trasmissione.

L’art. 11 della Convenzione affida ad ogni Stato contraente il compito di individuare gli elementi del patrimonio culturale immateriale presente sul suo territorio e di adottare i provvedimenti necessari a garantirne la salvaguardia.

 

Si ricorda, altresì, che si intende per impresa artigiana l'impresa che, esercitata dall'imprenditore artigiano, abbia per scopo prevalente lo svolgimento di un'attività di produzione di beni, anche semilavorati, o di prestazioni di servizi, escluse le attività agricole e le attività di prestazione di servizi commerciali, di intermediazione nella circolazione dei beni o ausiliarie di queste ultime, di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, salvo il caso che siano solamente strumentali e accessorie all'esercizio dell'impresa.

 

Al contempo, con la novella si sostituisce la rubrica dell’art. 52 citato, facendo riferimento, oltre che all’esercizio del commercio in aree di valore culturale, anche all’esercizio dello stesso commercio in locali storici tradizionali.

 

In materia si ricorda che, in conformità all'articolo 117, primo comma, della Costituzione, le regioni emanano norme legislative in materia di artigianato nell'ambito dei principi previsti dalla legge quadro (L. 443/1985), fatte salve le specifiche competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome. Spetta dunque alle regioni l'adozione di provvedimenti diretti alla tutela ed allo sviluppo dell'artigianato ed alla valorizzazione delle produzioni artigiane. L’oggetto dell’intervento normativo dell’articolo in esame, sono tuttavia le attività di artigianato tradizionale e altre attività commerciali tradizionali riconosciute quali espressione dell'identità culturale collettiva. Si può, quindi, ritenere che le disposizioni in commento siano riconducibili sia alla tutela dei beni culturali – affidata alla competenza esclusiva dello Stato (art. 117, secondo comma, lett. s), Cost.) – sia alla “valorizzazione dei beni culturali” – affidata alla competenza concorrente di Stato e regioni (art. 117, terzo comma, Cost.).

 

Andrebbe, in ogni caso, valutata l’opportunità di individuare adeguate forme di coinvolgimento delle Regioni, con riferimento alla valorizzazione delle attività oggetto delle disposizioni in esame.

 

Si segnala che ulteriori modifiche all’art. 52 del D.lgs. 42/2004, con l’introduzione di un ulteriore comma 1-bis, sono introdotte con l’art. 4-bis del testo trasmesso dal Senato.

Occorre, pertanto, procedere al necessario coordinamento dei commi aggiuntivi, dal punto di vista della numerazione.

 

 


 

Articolo 3
(Riassegnazione di fondi al Mibact per garantire la regolare apertura al pubblico degli istituti e dei luoghi della cultura)

 

L’articolo 3 è finalizzato a riassegnare allo stato di previsione della spesa del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, a decorrere dal 2014, le somme corrispondenti ai proventi (biglietti di ingresso, canoni di concessione o corrispettivi per la riproduzione di beni culturali) relativi a istituti o luoghi della cultura appartenenti o in consegna allo Stato, al fine di garantirne la regolare apertura al pubblico.

 

Il comma 1, infatti, dispone la soppressione, nell’Elenco 1 della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007) - relativo alle disposizioni legislative autorizzative di riassegnazioni di entrate che, in base all’art. 2, co. 615, della medesima legge dal 2008 non potevano più essere iscritte negli stati di previsione dei Ministeri, con l’eccezione della categoria “redditi da lavoro dipendente” - del riferimento all’articolo 110 del d.lgs. 42/2004.

E’, pertanto, ripristinata, dal 1° gennaio 2014, la integrale riassegnazione allo stato di previsione della spesa del MIBACT degli introiti sopra indicati che, prima di tale novità, affluivano parzialmente nel cap. 2401, ai sensi dell’art. 2, co. 616 e 617, della stessa L. 244/2007.

 

L’art. 110 del d.lgs. 42/2004 dispone che nei casi in cui la gestione del bene culturale è diretta, vale a dire svolta a mezzo di strutture organizzative interne alle amministrazioni, proprietarie o consegnatarie del bene, i proventi derivanti dalla vendita dei biglietti di ingresso agli istituti ed ai luoghi della cultura, nonché dai canoni di concessione e dai corrispettivi per la riproduzione dei beni culturali, sono versati ai soggetti pubblici cui gli stessi istituti o beni appartengono o sono in consegna. Ove si tratti di istituti o beni appartenenti o in consegna allo Stato, i proventi sono versati alla sezione di tesoreria provinciale dello Stato. Il Ministro dell'economia e delle finanze riassegna le somme incassate alle stato di previsione della spesa del Mibac, secondo i criteri e nella misura fissati dal Ministero medesimo.

 

Come sopra evidenziato, l’art. 2, co. 615, della L. 244/2007 ha, poi, disposto che le somme introitate ai sensi dell’art. 110 del d.lgs. 42/2004 non potevano più essere iscritte nello stato di previsione del Mibac.

In relazione al divieto di riassegnazione, che interessava vari Ministeri, i commi 616 e 617 hanno disposto l’istituzione, nei relativi stati di previsione, di appositi Fondi da ripartire, con decreto ministeriale, nel rispetto delle finalità stabilite dalle stesse disposizioni legislative. La dotazione dei Fondi, nei quali doveva confluire il 50% dei versamenti riassegnabili nell’anno 2006 ai pertinenti capitoli dell’entrata del bilancio dello Stato, è rideterminata annualmente in base all’andamento dei versamenti riassegnabili effettuati entro il 31 dicembre dei due esercizi precedenti.

I proventi in questione - che, in base al testo previgente dell’art. 110 citato, erano destinati alla realizzazione di interventi per la sicurezza e la conservazione dei luoghi medesimi, nonché all'espropriazione e all'acquisto di beni culturali, anche mediante esercizio della prelazione - potranno essere destinati, in base alla novella recata dal comma 2 dell’art. 3 in commento, anche al funzionamento degli istituti e dei luoghi della cultura appartenenti o in consegna allo Stato (ex art. 101 del d.lgs. 42/2004, i luoghi della cultura sono musei, biblioteche e archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali) ossia, in base alla rubrica, potranno essere utilizzati per garantire la regolare apertura al pubblico degli stessi.

 

Il comma 3 quantifica l’onere derivante dalle novità introdotte in 19,2 milioni di euro dal 2014, e dispone che alla sua copertura si provvede, quanto a 12,8 milioni di euro, ai sensi dell’art. 15 (alla cui scheda si rinvia) e, quanto a 6,4 milioni di euro, mediante riduzione della dotazione del fondo istituito nello stato di previsione del Mibact ai sensi dell’art. 2, co. 616, della L. 244/2007.

Nella legge di bilancio per il 2013-2015 (Legge n. 229/2012 e relativo D.M. Economia 31 dicembre 2012 di riparto in capitoli dei programmi di spesa), il fondo in questione, iscritto sul capitolo 2401/Beni culturali, risulta dotato di 28,6 milioni di euro per l’anno 2014 e di 28,2 milioni di euro per l’anno 2015.


 

Articolo 3-bis
(Forum Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali)

 

L’articolo 3-bis, introdotto durante l’esame al Senato, autorizza la spesa di 400.000 euro per l’organizzazione e lo svolgimento del Forum Unesco sulla cultura e sulle industrie culturali che, evidenzia il testo, si terrà a Firenze nel 2014.

 

Al relativo onere si provvede utilizzando i fondi destinati alle attività culturali, a valere sulla quota degli utili derivanti dalla nuova estrazione dei giochi del lotto di cui all’art. 3, co. 83, della L. 662/1996.

L’art. 3, co. 83, della L. 662/1996 ha disposto che con decreto del Ministro delle finanze fossero stabiliti nuovi giochi ed estrazioni infrasettimanali del gioco del lotto e che, con decreto interministeriale, da emanare entro il 30 giugno di ogni anno, sulla base degli utili erariali derivanti dal gioco del lotto accertati nel rendiconto dell'esercizio immediatamente precedente, è riservata in favore del MIBACT una quota degli utili, non superiore a 300 miliardi di lire, per il recupero e la conservazione dei beni culturali, archeologici, storici, artistici, archivistici e librari, nonché per interventi di restauro paesaggistico e per attività culturali.

 


 

Articolo 3-ter
(Valorizzazione dei siti Unesco)

 

L’articolo 3-ter, introdotto durante l’esame al Senato, modifica l’art. 4 della L. 77/2006, relativo alle misure di sostegno per i siti italiani inseriti nella Lista Unesco del patrimonio mondiale.

 

Al riguardo si ricorda, preliminarmente, che la L. 77/2006 ha qualificato i siti italiani inseriti nella lista del patrimonio mondiale “punte di eccellenza” del patrimonio culturale e naturale italiano e della sua rappresentazione a livello internazionale e ha previsto la priorità di intervento per i progetti di tutela e restauro dei beni inclusi nel perimetro di riconoscimento dei siti italiani Unesco qualora siano oggetto di finanziamento secondo le leggi vigenti. Inoltre, per assicurare la conservazione dei siti e creare le condizioni per la loro valorizzazione, ha previsto la redazione di piani di gestione e misure di sostegno.

I piani definiscono le priorità di intervento, le azioni esperibili per reperire risorse pubbliche e private, nonché le forme di collegamento con altri strumenti che perseguono finalità complementari. Gli interventi di sostegno attengono allo studio delle problematiche relative ai siti, alla predisposizione di servizi di assistenza culturale e di ospitalità, alla realizzazione di sistemi di mobilità funzionali ai siti nelle aree contigue agli stessi, alla diffusione della conoscenza dei siti nelle scuole.

A decorrere dal 2009, gli oneri per l’applicazione della legge sono quantificati dalla legge di stabilità.

Ulteriori informazioni sull’argomento sono reperibili alla pagina http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Avvisi/visualizza_asset.html_1995969768.html

 

L’art. 3-ter:

§      novellando l’art. 4, co. 1, lett. c), della L. 77/2006, estende la possibilità di sostegno anche ai casi di realizzazione di aree di sosta e sistemi di mobilità in zone non contigue ai siti, fermo restando il vincolo della funzionalità rispetto ai siti stessi;

sostituendo l’art. 4, co. 1, lett. d), della stessa L. 77/2006, fa riferimento, in termini generali e non più circoscritti al solo ambito scolastico, ad interventi di diffusione e valorizzazione della conoscenza dei siti italiani Unesco, ai quali aggiunge anche interventi di riqualificazione e valorizzazione degli stessi siti. Resta fermo che, in ambito scolastico, la valorizzazione si attua attraverso il sostegno ai viaggi di istruzione e alle attività culturali delle scuole.


 

Articolo 3-quater
(Autorizzazione paesaggistica)

 

L’articolo 3-quater, inserito durante l’esame al Senato, reca disposizioni volte a modificare la durata delle autorizzazioni paesaggistiche in corso di efficacia (il cui termine viene prorogato di 3 anni) e a stabilire un termine preciso per l’esecuzione dei lavori per i quali è stata rilasciata l’autorizzazione, stabilendo che gli stessi possono essere conclusi entro l’anno successivo alla scadenza del quinquennio di durata dell’autorizzazione medesima.

Si ricorda che, ai sensi dell’art. 146, comma 1, del D.lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), i proprietari, possessori o detentori a qualsiasi titolo di immobili ed aree di interesse paesaggistico, tutelati in base alle disposizioni del Codice stesso, non possono distruggerli, né introdurvi modificazioni che rechino pregiudizio ai valori paesaggistici oggetto di protezione. Pertanto, ai sensi del comma 2, hanno l'obbligo di presentare alle amministrazioni competenti il progetto degli interventi che intendano intraprendere, corredato della prescritta documentazione, ed astenersi dall'avviare i lavori fino a quando non abbiano ottenuto l'autorizzazione.

Il comma 4 del medesimo articolo dispone, tra l’altro, che l’autorizzazione paesaggistica costituisce atto autonomo e presupposto rispetto al permesso di costruire o agli altri titoli legittimanti l'intervento urbanistico-edilizio e che l'autorizzazione è efficace per un periodo di 5 anni, scaduto il quale l'esecuzione dei lavori progettati deve essere sottoposta a nuova autorizzazione.

Tale disposizione è stata recentemente integrata dall’art. 39 del D.L. 69/2013 (L. 98/2013) prevedendo che, qualora i lavori siano iniziati nel quinquennio, l'autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi.

 

In particolare, il comma 1 dell'articolo in commento sostituisce l’ultimo periodo del comma 4 dell’art. 146 del D.lgs. 42/2004 (modificato, appunto, dall’art. 39 del D.L. 98/2013) al fine di introdurre un termine preciso per l’esecuzione dei lavori iniziati nel corso del quinquennio di efficacia dell’autorizzazione paesaggistica.

Rispetto al testo vigente, secondo il quale nel caso di lavori iniziati nel citato quinquennio l'autorizzazione si considera efficace per tutta la durata degli stessi, viene previsto che la conclusione dei lavori possa avvenire entro, e non oltre, l'anno successivo alla scadenza del quinquennio medesimo.

 

Il comma 2 aggiunge un periodo alla fine del comma 3 dell’art. 30 del D.L. 69/2013 (che ha prorogato di due anni i termini di inizio e di ultimazione dei lavori avviati in seguito al rilascio del permesso di costruire), prevedendo una proroga di 3 anni del termine delle autorizzazioni paesaggistiche in corso di efficacia alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge in commento.

 


 

Articolo 3-quinquies
(Conseguimento della qualifica di restauratore)

 

L’articolo 3-quinquies, introdotto durante l’esame al Senato, novella l’art. 182 del d.lgs. 42/2004, per la parte relativa all’acquisizione in via transitoria[9] della qualifica di restauratore.

In particolare, specifica che l’iscrizione nell’elenco dei restauratori è consentita per i settori cui si riferiscono gli insegnamenti di restauro seguiti ai fini del conseguimento del titolo di studio, ovvero cui si riferisce l’esperienza professionale (pubblica o privata) maturata.

 

Al riguardo si ricorda che la materia è stata oggetto di un recente intervento normativo, operato con la L. 7/2013, che ha novellato l’art. 182 del d.lgs. 42/2004.

In particolare, la L. 7/2013, dopo le problematiche applicative derivate dalle originarie previsioni recate dall’art. 182 del d.lgs. 42/2004, che si erano concluse con la sospensione, nel novembre 2010, della procedura di selezione avviata nel settembre 2009, ha disposto che la qualifica di restauratore si acquisisce - con provvedimenti del Ministero, che danno luogo all’inserimento in un elenco suddiviso per settori di competenza, per il settore o i settori specifici richiesti, fra quelli indicati nella II sezione dell’all. B[10] del nuovo art. 182 del d.lgs. 42/2004 - in esito ad una procedura di selezione pubblica, che doveva essere indetta entro il 31 dicembre 2012 e che si deve concludere entro il 30 giugno 2015.

In particolare, la qualifica si consegue con un punteggio, derivante dai titoli di studio e dalle esperienze professionali indicate nella I sezione dell’all. B citato, pari a 300.

La sezione indicata è articolata in tre tabelle: la prima riguarda i titoli di studio, la seconda il personale dipendente dalla amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali, la terza le esperienze professionali relative ad attività di restauro di beni mobili e superfici decorate di beni architettonici.

Per ciascuna tipologia sono previsti i punteggi di riferimento. In alcune ipotesi, è possibile che al punteggio di 300 si possa pervenire con la combinazione di titoli di studio ed esperienza professionale.

La stessa L. 7/2013 affidava la definizione delle modalità di svolgimento della prova di idoneità ad un decreto Mibac-MIUR da emanare, d’intesa con la Conferenza unificata, entro il 31 dicembre 2012.

Il 15 febbraio 2013 il Mibac ha comunicato sul proprio sito che l’8 febbraio 2013 si era insediato il Gruppo di Lavoro “Qualifiche professionali in materia di restauro”, con il compito di curare gli adempimenti propedeutici, amministrativi e tecnici necessari per avviare l’apposita procedura di selezione pubblica. Il Gruppo ha svolto le audizioni di organizzazioni imprenditoriali e sindacali del settore, al fine della definizione delle linee guida per l'espletamento della procedura di selezione pubblica, nel corso del mese di giugno 2013.

 

Nel quadro normativo vigente così sinteticamente descritto (più ampiamente, si veda il dossier del Servizio Studi n. 739 del 13 dicembre 2012), l’art. 3-quinquies, inserendo il comma 1-nonies nell’art. 182 del d.lgs. 42/2004, dispone, specificamente, che:

§      i titoli di studio indicati nell’all. B citato consentono l’iscrizione nell’elenco, relativamente ai settori di competenza cui si riferiscono gli insegnamenti di restauro “impartiti” (rectius: seguiti ai fini del conseguimento dello stesso titolo di studio);

§      l’inquadramento nei ruoli delle amministrazioni pubbliche preposte alla tutela dei beni culturali a seguito del superamento di un pubblico concorso relativo al profilo di restauratore di beni culturali, di cui allo stesso all. B, consente l’iscrizione nell’elenco per i settori di competenza cui si riferiscono le attività lavorative svolte a seguito dell’inquadramento;

§      le esperienze professionali relative ad attività di restauro di beni mobili e superfici decorate di beni architettonici, di cui, sempre, all’all. B citato, consentono l’iscrizione nell’elenco relativamente al settore di competenza cui si riferiscono le attività di restauro svolte in via prevalente, nonché agli eventuali altri settori cui si riferiscono attività di restauro svolte per almeno 2 anni.


 

Articolo 4
(Recitazione di opere letterarie in alcuni luoghi della cultura, accesso aperto ai risultati di ricerche finanziate con fondi pubblici, unificazione di banche dati, prezzo dei libri, risorse per istituzioni culturali)

 

L’articolo 4, nel testo come modificato dal Senato, reca previsioni normative varie, relative:

§         alla recitazione di opere letterarie in alcuni luoghi della cultura;

§         all’accesso aperto ai risultati delle ricerche scientifiche finanziate con fondi pubblici;

§         all’unificazione di banche dati del MIUR e del MIBACT per facilitare il reperimento e l’uso dell’informazione culturale e scientifica;

§         al prezzo dei libri;

§         a risorse da destinare ad istituzioni culturali.

Recitazione di opere letterarie in alcuni luoghi della cultura (comma 1)

Il comma 1, nel testo come sostituito dal Senato, novellando l’art. 15 della L. 633/1941, amplia gli ambiti (oggettivi) in cui la recitazione di un’opera - limitatamente alle opere letterarie - non è considerata pubblica.

L’art. 15 citato individua, al primo comma, il diritto esclusivo di eseguire, rappresentare o recitare in pubblico in qualunque modo, sia gratuitamente che a pagamento, opere musicali, drammatiche, cinematografiche, nonché ogni altra opera di pubblico spettacolo e opera orale.

Al secondo comma, nel testo previgente le modifiche introdotte dal D.L. 91/2013, disponeva che non è considerata pubblica la esecuzione, rappresentazione o recitazione dell'opera entro la cerchia ordinaria della famiglia, del convitto, della scuola o dell'istituto di ricovero, purché non effettuata a scopo di lucro. All’ipotesi prevista dal secondo comma citato, il D.L. 91/2013 aveva aggiunto il caso in cui l’esecuzione, la rappresentazione o la recitazione dell’opera è eseguita, senza scopo di lucro, all’interno delle biblioteche, a fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione dell’opera.

Rispetto a quanto previsto dal D.L., il testo approvato dal Senato dispone che all’art. 15 della L. 633/1941 sia inserito (così “rivivendo” il previgente secondo comma) il comma 2-bis, in base al quale la sola recitazione di opere letterarie non è considerata pubblica, ove effettuata senza scopo di lucro all’interno di musei, archivi e biblioteche pubblici, a fini esclusivi di promozione culturale e di valorizzazione da individuare in base a protocolli di intesa SIAE-MIBACT.

Dunque - sempre raffrontando il testo approvato dal Senato con il testo del D.L. - dal punto di vista oggettivo si fa riferimento solo alla recitazione (e non anche alla rappresentazione o all’esecuzione) di opere letterarie (e non anche di opere musicali, drammatiche, cinematografiche).

Dal punto di vista soggettivo, si fa riferimento non solo alle biblioteche, ma anche agli archivi e ai musei, purché pubblici. Inoltre, si introduce la necessità di un protocollo di intesa SIAE-MIBACT per l’individuazione delle finalità di promozione culturale e valorizzazione che consentono di non qualificare la recitazione delle opere in questione come pubblica.

Accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica finanziata con fondi pubblici (commi 2 e 2-bis)

Il comma 2, nel testo come sostituito dal Senato, affida all’autonomia dei soggetti pubblici preposti all’erogazione o alla gestione dei finanziamenti alla ricerche scientifiche la definizione delle misure necessarie per la promozione dell’accesso aperto ai risultati delle stesse ricerche finanziate per una quota pari o superiore al 50% con fondi pubblici: al riguardo, specifica che ciò vale quando le stesse sono documentate in articoli pubblicati su periodici a carattere scientifico che abbiano almeno 2 uscite all’anno, ed includono una scheda di progetto in cui sono menzionati tutti i soggetti che vi hanno concorso.

Specifica, inoltre, che l’accesso aperto si realizza:

§      al momento della prima pubblicazione, attraverso la pubblicazione da parte dell’editore in modo tale che l’articolo sia accessibile a titolo gratuito dal luogo e nel momento scelti da ciascuno. Si intenderebbe, dunque, che debba trattarsi di una pubblicazione on-line;

ovvero:

§      tramite la ripubblicazione senza fini di lucro in archivi elettronici istituzionali o disciplinari, sempre garantendo l’accesso a titolo gratuito dal luogo e nel momento scelti da ciascuno, entro 18 mesi dalla prima pubblicazione per le pubblicazioni delle aree disciplinari scientifiche, tecniche e mediche, ed entro 24 mesi per le pubblicazioni delle aree disciplinari umanistiche e delle scienze sociali (sul punto si veda infra).

 

Il testo del D.L., invece, prevedeva l’obbligatorietà del deposito dei risultati delle ricerche indicate in archivi elettronici, entro 6 mesi dalla pubblicazione.

 

Sull’argomento, si ricorda che il 17 luglio 2012 la Commissione europea ha adottato la raccomandazione sull’accesso all’informazione scientifica e sulla sua conservazione (2012/417/UE) in cui, ricordato che le politiche di accesso aperto sono volte ad assicurare l’accesso gratuito ai dati di ricerca e alle pubblicazioni scientifiche oggetto di valutazioni inter pares, nonché a consentire l’utilizzo e il riutilizzo dei risultati della ricerca scientifica, ha evidenziato che tali politiche dovrebbero applicarsi a tutte le ricerche che beneficiano di finanziamenti pubblici. La Commissione ha, dunque, raccomandato di provvedere affinché l’accesso aperto alle pubblicazioni prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici avvenga quanto prima possibile, e comunque non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell’area delle scienze sociali e umane. Ha, altresì, raccomandato di provvedere affinché gli organismi di finanziamento della ricerca responsabili della gestione dei finanziamenti pubblici alla ricerca e le istituzioni accademiche che ricevono finanziamenti pubblici definiscano politiche istituzionali per la diffusione delle pubblicazioni scientifiche e l’accesso aperto alle stesse.

 

Si ricorda anche che l’art. 63 del DPR 382/1980 ha istituito l’Anagrafe nazionale delle ricerche e che l’art. 64 ha disposto che all'Anagrafe devono affluire tutte le notizie relative alle ricerche comunque finanziate, in tutto o in parte, con fondi a carico del bilancio dello Stato o di bilanci di enti pubblici.

 

Si ricorda, infine, che la L. 106/2004 ha disciplinato il deposito legale dei documenti di interesse culturale destinati all’uso pubblico.

In particolare, sono oggetto di deposito legale presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze e la Biblioteca nazionale centrale di Roma i documenti prodotti totalmente o parzialmente in Italia, destinati all’uso pubblico e fruibili mediante la lettura, l’ascolto e la visione (dunque, tra gli altri, in base all’art. 4, libri, opuscoli, pubblicazioni periodiche, documenti diffusi su supporto informatico o, comunque, diffusi tramite rete informatica). I documenti sono consegnati entro i 60 giorni successivi alla prima distribuzione. I soggetti obbligati al deposito legale sono: l’editore, o comunque il responsabile della pubblicazione, sia persona fisica che giuridica; il tipografo, ove manchi l’editore; il produttore o il distributore di documenti non librari o di prodotti editoriali similari; il Mibac, nonché il produttore di opere filmiche.

 

Al contempo, il Senato ha introdotto il comma 2-bis che esclude l’applicazione delle disposizioni di cui al comma 2, in materia di accesso aperto ai risultati della ricerca, quando i diritti su tali risultati siano tutelati, come diritti di proprietà industriale, dal decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30.

 

In base al d.lgs. 30/2005, la definizione di proprietà industriale comprende marchi ed altri segni distintivi, indicazioni geografiche, denominazioni di origine, disegni e modelli, invenzioni, modelli di utilità, topografie dei prodotti a semiconduttori, informazioni aziendali riservate e nuove varietà vegetali.

La protezione dei diritti industriali avviene attraverso il brevetto (articolo 45 CPI).

Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni, di ogni settore della tecnica, che sono nuove e che implicano un'attività inventiva e sono atte ad avere un'applicazione industriale. Non sono considerate come invenzioni le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici; i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciale ed i programmi di elaboratore; le presentazioni di informazioni.

In alternativa alla brevettazione, costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore, ove tali informazioni: siano segrete, nel senso che non siano nel loro insieme o nella precisa configurazione e combinazione dei loro elementi generalmente note o facilmente accessibili agli esperti ed agli operatori del settore; abbiano valore economico in quanto segrete; siano sottoposte, da parte delle persone al cui legittimo controllo sono soggette, a misure da ritenersi ragionevolmente adeguate a mantenerle segrete.

 

Unificazione di banche dati del MIUR e del MIBACT per facilitare il reperimento e l’uso dell’informazione culturale e scientifica (comma 3)

Il comma 3, nel testo come modificato dal Senato, dispone che, al fine di facilitare il reperimento e l’uso dell’informazione culturale e scientifica, nonché di ottimizzare le risorse disponibili, il Mibact e il MIUR adottano strategie coordinate per l’unificazione[11] delle banche dati che, rispettivamente, gestiscono. A titolo esemplificativo, vengono citate quelle riguardanti la già citata Anagrafe nazionale delle ricerche, il deposito legale dei documenti digitali e la documentazione bibliografica.

 

Con riferimento al deposito legale dei documenti digitali, si ricorda che l’art. 5 della già citata L. 106/2004 ha affidato al regolamento applicativo la definizione delle modalità di deposito dei documenti diffusi su supporto informatico. A sua volta, l’art. 37 del DPR 252/2006 ha rimandato ad un successivo regolamento (che non risulterebbe intervenuto) la definizione in questione.

 

Dal punto di vista della formulazione del testo, si segnala che la denominazione corretta è “Anagrafe nazionale delle ricerche”.

Clausola di invarianza finanziaria (comma 4)

Il comma 4 reca la clausola di invarianza finanziaria in relazione a quanto previsto nelle disposizioni già illustrate.

Prezzo dei libri (commi 4-bis e 4-ter)

Il comma 4-bis, inserito durante l’esame al Senato, novella la L. 128/2011, che ha introdotto una nuova disciplina relativa al prezzo dei libri, mentre il comma 4-ter abroga la vecchia disciplina, incompatibile con le novità apportate dal comma 4-bis.

In particolare, per quanto qui interessa, la L. 128/2011 ha disposto che dal 1° settembre 2011 il prezzo al consumatore finale dei libri è liberamente fissato dall’editore o dall’importatore: lo sconto al consumatore finale, compresi i libri venduti per corrispondenza anche nell’ambito di attività di commercio elettronico, non deve essere superiore al 15% del prezzo fissato.

Lo sconto può arrivare al 20% per libri venduti in occasioni di manifestazioni fieristiche e per quelli destinati a particolari categorie di consumatori (ONLUS, scuole e istituzioni educative di ogni ordine e grado, centri di formazione legalmente riconosciuti, università, istituzioni o centri scientifici di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici).

Alcune categorie di libri sono comunque escluse dall’applicazione di tali previsioni (in particolare, libri per bibliofili, libri d’arte, libri antichi, libri usati, libri posti fuori catalogo).

Più ampiamente, si veda il dossier del Servizio Studi 327/1 del 22 marzo 2011 e il tema web “Il prezzo dei libri” presente nella Documentazione di inizio legislatura.

La novella approvata dal Senato esclude dall’applicazione delle previsioni sugli sconti massimi i libri venduti a scuole e istituzioni educative di ogni ordine e grado, centri di formazione legalmente riconosciuti, università, istituzioni o centri scientifici di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, per i quali, come si è visto, lo sconto attuale può essere, al massimo, del 20%.

A seguito della novella, invece, per i libri venduti alle organizzazioni non lucrative di utilità sociale lo sconto non potrà essere superiore al 15% (a fronte dell’attuale 20%).

Fondi per istituzioni culturali (commi 4-quater e 4-quinquies)

 

Il comma 4-quater, introdotto nel corso dell’esame al Senato, attraverso due novelle all’articolo 33, comma 1, della legge di stabilità 2012 (L. 183/2011), provvede a:

§      incrementare di 1,3 milioni di euro – da 90 a 91,3 milioni di euro per il 2013 – il finanziamento del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, di cui all’art. 13, co. 3-quater, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008), riservando tale importo alle istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato, comprese nella Tabella di cui all'art. 1 della L. 534/1996 (lettera a).

La L. 534/1996 ha riordinato la disciplina riguardante i contributi statali ad enti culturali, disponendo una razionalizzazione delle diverse ipotesi di erogazione, a decorrere dal 1° gennaio 1997.

In particolare, l’art. 1 ammette al contributo ordinario annuale dello Stato le istituzioni culturali che presentino domanda e siano incluse in apposita tabella, sottoposta a revisione ogni tre anni, emanata con decreto del MIBAC, di concerto con il MEF, sentite, fra l’altro, le Commissioni parlamentari competenti.

I requisiti necessari per l’inclusione nella tabella sono individuati dall’art. 2[12].

I fondi destinati alle istituzioni culturali in questione sono allocati sul cap. 3671 dello stato di previsione del MIBACT.

Con D.I. 31 agosto 2012, pubblicato nella GU n. 248 del 23 ottobre 2012, è stata emanata la tabella delle Istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato, per il triennio 2012-2014. Per il primo anno del triennio, alle istituzioni inserite nella tabella sono stati destinati € 5.430.000.

Si segnala che il comma 1, terzo e quarto periodo, dell’articolo 33 della legge n. 183/2011 (legge di stabilità 2012) aveva originariamente disposto il finanziamento di 50 milioni di euro per l'anno 2013 dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge n. 112/2008, istitutivo del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio[13], stabilendo che alla ripartizione della predetta quota e all'individuazione dei beneficiari si provveda con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario.

Il finanziamento per il 2013 del Fondo per la tutela dell’ambiente disposto dalle legge n. 183/2011 è stato successivamente incrementato – attraverso una apposita novella al citato articolo 33 – da 50 a 90 milioni per il 2013 dall’articolo 23, comma 12-quater del D.L. n. 95/2012 (legge n. 135/2012), nonché ridotto di 10 milioni di euro dall’articolo articolo 67-octies, comma 3 del D.L. n. 83/2012 (legge n. 134/2012)[14].

Nella legge di bilancio 2013, il capitolo 7536/MEF, sul quale è allocato il Fondo qui in oggetto, presenta uno stanziamento pari a 80 milioni per il 2013.

§      affidare il riparto delle risorse da destinare alle istituzioni culturali ad un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sottraendole così alle modalità di riparto già previste per le altre risorse del Fondo (decreto del Ministro dell’economia e finanze, da adottarsi in coerenza con apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili di carattere finanziario) (lettera b).

 

Il comma 4-quinquies dispone che all'onere derivante dal comma precedente pari a 1,3 milioni di euro per l'anno 2013, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica.

Si ricorda che il Fondo ISPE è stato istituito dall'articolo 10, comma 5, del D.L. n. 282 del 2004 al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze (cap. 3075) viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari. Per quanto concerne le risorse finanziarie, si ricorda che nella legge di bilancio 2013-2015 (legge n. 229/2012 e relativo D.M. Economia 31 dicembre 2012 di riparto in capitoli dei programmi di spesa) il Fondo presentava una dotazione pari a 16,9 milioni per il 2013, 14,4 milioni per il 2014 e a 29,7 milioni per il 2015.

Si ricorda che la dotazione del Fondo è stata via via ridotta, a copertura di una serie di disposizioni legislative intercorse successivamente all'approvazione della legge di bilancio. nonché incrementata da una serie di recenti interventi, tra i quali l’articolo 27, comma 1, del D.L. n. 104 del 12 settembre 2013, in corso di esame alla Camera, che rifinanzia il Fondo di 3 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni per l’anno 2015 e di 15 milioni a decorrere dall’anno 2016.

Un ulteriore rifinanziamento è previsto all’articolo 15, comma 1, del provvedimento in esame, il quale incrementa il Fondo di 1,8 milioni di euro per l'anno 2013, 11 milioni per l'anno 2014, 7,5 milioni per l'anno 2015, 4,5 milioni per l'anno 2016, 13 milioni per l'anno 2017 e 4,5 milioni a decorrere dal 2018.

Infine, si ricorda che anche l’articolo 5-bis del provvedimento in esame dispone una riduzione del Fondo di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 a copertura delle misure in esso previste.

Alla data del 23 settembre 2013, sulla base dell’interrogazione effettuata sul capitolo 3075/MEF, il Fondo in oggetto presenta disponibilità per circa 510 mila euro per il 2013.

 


 

Articolo 4-bis
(Decoro dei complessi monumentali e di altri immobili)

 

L’articolo 4-bis, introdotto durante l’esame al Senato, integra il Codice dei beni culturali e del paesaggio affidando alle Direzioni generali per i beni culturali e paesaggistici e alle Soprintendenze l’adozione di determinazioni che contrastino l’esercizio, nelle aree pubbliche aventi particolare valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico, di attività commerciali e artigianali, in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale.

Le norme introdotte elevano a rango legislativo disposizioni già vigenti nell’ordinamento e contenute nella Direttiva ministeriale 10 ottobre 2012, adottata sulla base dell’art. 52 del d.lgs. 42/2004.

 

La Direttiva del Ministro per i beni e le attività culturali 10 ottobre 2012, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 262 del 9 novembre 2012, efficace su tutto il territorio nazionale, è finalizzata a contrastare l’esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante o su posteggio, nonché di qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale, con particolare riferimento alla necessità di assicurare il decoro dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti, nonché delle aree ad essi contermini. In particolare, la direttiva include anche le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico, appartenenti a soggetti pubblici e realizzate da oltre settanta anni, per i quali non sia stato emanato un puntuale provvedimento di vincolo.

A tal fine, con il coordinamento dei Direttori regionali, i Soprintendenti propongono ai competenti enti locali l’individuazione di aree per le quali vietare o sottoporre a condizioni l’esercizio del commercio. Inoltre, gli uffici territoriali del MiBAC collaborano con le amministrazioni locali mediante la segnalazione delle attività commerciali o ambulanti che si svolgano illecitamente in tali aree, perché vengano adottati gli opportuni provvedimenti.

L’esercizio congiunto dei poteri può essere racchiuso, in base alla direttiva, nella forma dell’accordo fra pubbliche amministrazioni volto a disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune, ai sensi dell’art. 15 della L. 241/1990.

In ogni caso, e indipendentemente dalle attività di collaborazione con i comuni, gli uffici periferici del Mibac devono valutare, in base alla direttiva, la necessità di adottare:

§       appositi provvedimenti di tutela, vietando gli usi non compatibili con il carattere storico o artistico dei beni;

§       prescrizioni di tutela indiretta rispetto alle aree non assoggettate di per sé a tutela, ma costituenti la cornice ambientale di beni culturali direttamente tutelati.

I provvedimenti adottati hanno come diretti destinatari i soggetti proprietari o consegnatari delle aree pubbliche interessate, individuabili nei Comuni. I medesimi provvedimenti sono peraltro destinati a riverberare i loro effetti anche nei confronti dei titolari di diritti di uso individuale delle aree interessate.

 

In particolare, l’art. 4-bis aggiunge all’articolo 52 del Codice – che, come evidenziato in precedente scheda, prevede che i comuni, sentito il soprintendente, individuano le aree pubbliche aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l'esercizio del commercio - il comma 1-bis che prevede l’adozione, da parte delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici e delle Soprintendenze, sentiti gli enti locali, di apposite determinazioni volte a vietare gli usi da ritenere non compatibili con le specifiche esigenze di tutela e di valorizzazione, con specifico riguardo alle attività commerciali e artigianali su aree pubbliche, in forma ambulante o su posteggio, nonché a qualsiasi altra attività non compatibile con le esigenze di tutela del patrimonio culturale.

La norma in esame ricomprende:

§      le forme di uso pubblico non soggette a concessione di uso individuale, quali le attività ambulanti senza posteggio;

§      l'uso individuale delle aree pubbliche di pregio a seguito del rilascio di concessioni di posteggio o di occupazione di suolo pubblico, ove se ne riscontri la necessità.

Si ricorda che l’articolo 70 del D.lgs. 26 marzo 2010, n. 59, che ha recepito la cd. “direttiva Servizi” è intervenuto a modifica dell’articolo 28 (commi 2, 4 e 13) del D.lgs. n. 114/1998 (cd. decreto “Bersani”) recante “Riforma della disciplina relativa al settore del commercio”, in materia di commercio sulle aree pubbliche.

Ai sensi del citato articolo 28, il commercio sulle aree pubbliche può essere svolto (comma 1):

a) su posteggi dati in concessione per dieci anni;

b) su qualsiasi area, purché in forma itinerante.

L'esercizio del commercio sulle aree pubbliche è soggetto ad apposita autorizzazione rilasciata a persone fisiche, a società di persone, a società di capitali regolarmente costituite o cooperative (comma 2).

L'autorizzazione all'esercizio dell'attività di vendita sulle aree pubbliche esclusivamente in forma itinerante e’ rilasciata, in base alla normativa emanata dalla regione, dal comune nel quale il richiedente, persona fisica o giuridica, intende avviare l'attività (comma 4).

 

Si ricorda che ulteriori modifiche all’art. 52 del D.lgs. 42/2004, con l’inserimento di un altro comma 1-bis, sono introdotte con l’art. 2-bis del testo trasmesso dal Senato.

Occorre, pertanto, procedere al necessario coordinamento dei commi aggiuntivi, dal punto di vista della numerazione.


 

Articolo 4-ter
(Valore storico e culturale del carnevale e di altre antiche tradizioni popolari e di ingegno italiane)

 

L’articolo 4-ter, introdotto durante l’esame al Senato, riconosce a livello legislativo il valore storico e culturale del carnevale e delle attività e manifestazioni ad esso collegate, nonché di altre antiche tradizioni popolari e di ingegno italiane, e dispone che ne sia favorita la tutela e lo sviluppo in accordo con gli enti locali.

 

La Convenzione Internazionale Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, adottata a Parigi il 17 ottobre 2003 e ratificata dall’Italia con L. 167/2007, definisce come tale ampie categorie di beni: tradizioni orali, lingue, arti dello spettacolo, consuetudini sociali, eventi rituali e festivi, conoscenze ed abilità artigiane che i gruppi e anche gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio culturale (art. 2, co. 1, della Convenzione).

L’art. 11 della Convenzione affida ad ogni Stato contraente il compito di individuare gli elementi del patrimonio culturale immateriale presente sul suo territorio e di adottare i provvedimenti necessari a garantirne la salvaguardia.

Al riguardo si ricorda che l’art. 7-bis del D.lgs. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, assoggetta alle proprie disposizioni le espressioni di identità culturale collettiva contemplate dalla Convenzione suddetta, nonché dalla Convenzione per la promozione delle diversità culturali, qualora siano rappresentate da testimonianze materiali e sussistano i presupposti e le condizioni per l'applicabilità dell'articolo 10, che definisce le varie tipologie di beni culturali (sulla nozione di bene culturale, si veda l’apposito approfondimento pubblicato nella Documentazione di inizio legislatura).

 


 

Articolo 5
(Autorizzazioni di spesa per “Nuovi Uffizi”, Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, Mausoleo di Augusto, nonché per interventi di tutela e per celebrazioni)

 

L’articolo 5, come modificato durante l’esame al Senato, dispone autorizzazioni di spesa, per complessivi 22 milioni di euro, per l’avanzamento di lavori già avviati in alcuni luoghi della cultura, nonché per la tutela di beni culturali che presentano rischi di deterioramento e per celebrazioni di particolari ricorrenze.

 

Sono previste, in particolare, le seguenti autorizzazioni di spesa:

§      8 milioni di euro, di cui 1 milione per il 2013 e 7 milioni per il 2014, ai fini della prosecuzione dei lavori per la realizzazione del progetto “Nuovi Uffizi” (comma 1).

Come si legge nel sito dedicato al progetto dei Nuovi Uffizi, esso è stato avviato con un atto di indirizzo dell’ottobre 1999, approvato da una Commissione di nomina ministeriale composta dalla Soprintendenza ai beni architettonici di Firenze, dalla Direzione del Museo e da autorevoli studiosi e storici dell’arte. Il progetto è stato messo a punto nel febbraio 2004 – e, come faceva presente la relazione illustrativa all’A.S. 1014, nello stesso anno il Mibac l’ha approvato - e ne è stata elaborata una variante nel 2009.

Il sito fornisce anche un cronoprogramma dei lavori, mentre la relazione illustrativa specificava che per completare il progetto restano da finanziare lavori per un totale di 50,6 milioni di euro.

Sempre in base alla stessa relazione, il progetto porterà al raddoppio della superficie espositiva (da 6.100 mq a 12.900 mq) e alla creazione di nuove aree di servizio e laboratori (da 5.900 mq a 8.700 mq).

 

§      4 milioni di euro, di cui 1 milione per il 2013 e 3 milioni per il 2014, quale contributo per la prosecuzione dei lavori di realizzazione della sede del Museo nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah a Ferrara, istituito in base alla L. 91/2003 (comma 2).

Le norme istitutive del “Museo Nazionale dell’Ebraismo italiano e della Shoah”, contenute nella richiamata L. 91/2003, sono state modificate dall’art. 1, co. 1144, della L. 296/2006 (legge finanziaria 2007), che ne ha integrato e rivisto i compiti, disponendo, tra l’altro, che per le attività di ricerca e documentazione scientifica il Museo si avvale della collaborazione dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), oltre a quella già prevista della fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (CDEC) di Milano.

La gestione del Museo è affidata ad una Fondazione costituita tra il Ministero per i beni e le attività culturali, il comune di Ferrara, il CDEC e l’UCEI.

In proposito si ricorda che, per la realizzazione dei lavori della sede del Museo, la L. 208/2005 aveva autorizzato la spesa di 15 milioni di euro per l'anno 2005, somma già prevista per l’anno 2003 dalla citata L. 91/2003. Quest’ultima ha, inoltre, autorizzato un onere a regime di 1 milione di euro annui quale contributo per le spese di funzionamento del Museo. Successivamente, l’articolo 1-novies del D.L. 250/2005 (L. 27/2006) ha destinato la somma di 250 mila euro per il 2006 al finanziamento del Museo.

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 faceva presente che il costo totale dell’intervento sui tre corpi di fabbrica è di 40,8 milioni di euro, mentre il finanziamento complessivo ancora occorrente è di 31,8 milioni di euro, dei quali 30 per il secondo lotto e 1,8 per l’allestimento dell’apparato scenografico necessario per comunicare in modo efficace il materiale esposto. Il primo lotto, funzionale al restauro dell’edificio ex carcerario nel suo complesso, risulta già completamente coperto da un finanziamento di 9 milioni di euro.

Specificava, inoltre, che con l’intervento disposto dal decreto-legge si finanziano parte delle spese previste per il secondo lotto, che consiste nella costruzione del corpo di entrata al Museo sulla via Rampari di San Paolo, che completerebbe la sistemazione esterna.

 

Durante l’esame al Senato sono stati sostituiti i commi 3 e 4, ed è stato introdotto il comma 3-bis.

 

Il comma 3, come sostituito, autorizza la spesa di 2 milioni di euro per il 2014 per il restauro del Mausoleo di Augusto, in Roma, in occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte dell’imperatore.

Nel sito della Soprintendenza Capitolina ai beni culturali, si legge che “Nell’ambito del progetto generale di riqualificazione e valorizzazione dell’area del Tridente, nel centro storico di Roma, l’Amministrazione Capitolina intende realizzare un intervento di restauro, valorizzazione e apertura al pubblico del Mausoleo di Augusto, anche in vista del bimillenario della morte dell’imperatore Augusto, che ricorrerà nell’anno 2014.

Tale intervento, progettato a seguito di approfondite indagini archeologiche, prevede lavori di consolidamento e restauro conservativo. Pertanto, è indetta, mediante avviso pubblico, una manifestazione d’interesse volta a ricercare soggetti disponibili a finanziare e/o realizzare, in qualità di sponsor, l’intervento di recupero e restauro del Mausoleo di Augusto, sulla base di apposito progetto elaborato dalla Sovraintendenza Capitolina. L’importo minimo della proposta di sponsorizzazione è pari a € 4.300.000,00. Le lettere di manifestazione di interesse dovranno pervenire entro le ore 12 del giorno 20 gennaio 2013”. Nello stesso sito è presente il progetto di recupero e restauro.

 

In base ai commi 3-bis e 4, è autorizzata la spesa di 8 milioni di euro, di cui 1 milione per il 2013 e 7 milioni per il 2014, per far fronte a interventi di particolare rilevanza relativi a beni culturali che presentano gravi rischi di deterioramento e a celebrazioni di particolari ricorrenze.

L’individuazione degli interventi è rimessa ad un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L[15].

 

La copertura degli oneri derivanti dall’art. 5 è individuata nell’art. 15, alla cui scheda si rinvia.

 


 

Articolo 5-bis
(Contributo in favore del Centro Pio Rajna in Roma)

 

L’articolo 5-bis, introdotto durante l’esame al Senato, riprende, con alcune variazioni relative all’arco temporale di riferimento e alla copertura degli oneri, i contenuti dell’A.C. 5309 della XVI legislatura, trasmesso al Senato il 21 dicembre 2012 (A.S. 3651).

In particolare, esso prevede la concessione di un contributo annuale di 500.000 euro, dal 2013 al 2015, al Centro di studi per la ricerca letteraria, linguistica e filologica Pio Rajna (comma 1).

Il contributo è destinato a sostenere le attività di ricerca storica, filologica e bibliografica sulla cultura umanistica italiana svolte dal Centro, con particolare attenzione:

§      alle iniziative mirate allo sviluppo della ricerca su Dante e sulla sua opera, in occasione del settimo centenario della morte, nel 2021;

§      all’informatizzazione della Bibliografia generale della lingua e della letteratura italiana (BiGLI), al fine di garantirne l’accesso attraverso il sito internet del Centro (comma 2).

 

Il Centro Pio Rajna è stato fondato nel 1988 con il compito statutario di promuovere iniziative per lo sviluppo della ricerca scientifica nei settori letterario, linguistico e filologico e per la diffusione della cultura umanistica, anche attraverso scambi socio-culturali in Italia e con l'estero.

Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali del 19 febbraio 1999 al Centro è stata riconosciuta la personalità giuridica e ne è stato approvato lo statuto.

Il Centro è stato poi incluso nella Tabella triennale delle istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario annuale dello Stato ai sensi dell’art. 1 della L. 534/1996 (per la quale si rinvia agli elementi informativi forniti nella scheda relativa all’art. 4).

La Tabella Triennale 2012-2014, di cui al DM 31 agosto 2012, pubblicato nella GU n. 248 del 23 ottobre 2012, ha previsto la concessione al Centro, per il primo anno del triennio, di 25.000 euro[16].

Infine, la regione Lazio, con legge n. 1 del 1994, ha disposto la stipula di una convenzione con il Centro per partecipare alla pubblicazione della Bibliografia generale della letteratura italiana, stanziando 200 milioni di lire per il 1993 e disponendo che per gli anni successivi il contributo sarebbe stato determinato con le leggi di bilancio, sulla base delle effettive esigenze, in misura comunque non superiore allo stanziamento disposto per il 1993.

 

Entro il 31 gennaio di ogni anno il Centro Pio Rajna trasmette al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, e al Ministro degli affari esteri, una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e sull’utilizzo dei contributi pubblici ricevuti, con specifico riferimento ai contributi statali e al perseguimento delle finalità indicate.

Entro il successivo 15 febbraio, i Ministri indicati trasmettono la relazione alle Camere (commi 3 e 4).

 

All'onere derivante dall'attuazione delle misure previste – indicato in 500.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 - si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo interventi strutturali di politica economica, come integrata dal D.L. n. 104/2013, in corso di conversione.

 

Per il Fondo ISPE si rinvia alla scheda di lettura relativa all’art. 4.


 

Articolo 5-ter
(Contributo per il funzionamento del Museo tattile statale “Omero”)

 

L’articolo 5-ter, introdotto durante l’esame al Senato, autorizza la spesa di 500.000 euro annui per il triennio 2013-2015, al fine di garantire il funzionamento del Museo tattile statale “Omero” (comma 1).

 

Il Museo tattile statale “Omero” è stato istituito in Ancona con L. 452/1999.

In base alla legge, il Museo Omero raccoglie materiali, oggetti o perfette riproduzioni delle diverse forme di arti plastiche e delle manifestazioni storico-culturali dell'organizzazione dell'ambiente, dello spazio e della vita dell'uomo, al fine di promuovere la crescita e l'integrazione culturale dei minorati della vista e di diffondere tra essi la conoscenza della realtà.

Per l’istituzione del Museo la legge ha autorizzato una spesa di lire 300 milioni nel 1998 e di lire 500 milioni nel 1999, mentre per il suo funzionamento ha autorizzato una spesa di lire 460 milioni annue a decorrere dal 1999.

Le risorse per il funzionamento sono allocate sul cap. 1308 dello stato di previsione del Mibac.

Il DM 111878 del 31 dicembre 2012, di ripartizione in capitoli delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e per il triennio 2013-2015, reca, in corrispondenza del cap. 1308, € 56.711 per il 2013, € 45.984 per il 2014 ed € 45.330 per il 2015.

 

Come indicato nel sito di riferimento, nell'estate del 2012 il Museo ha iniziato il trasferimento nei nuovi spazi della Mole Vanvitelliana di Ancona. La realizzazione del nuovo Museo Omero ha come obiettivo la creazione di un percorso espositivo innovativo e multisensoriale, tecnologicamente avanzato e articolato su 1500 mq per un totale di circa 300 opere.

 

Il comma 2 dispone che all’onere derivante dal comma 1 si provvede ai sensi dell’art. 15, alla cui scheda si rinvia.

 


 

Articolo 5-quater
(Tutela dei siti Unesco in provincia di Ragusa)

 

L’articolo 5-quater, introdotto durante l’esame al Senato, autorizza la spesa di 100.000 euro annui per il triennio 2013-2015 per far fronte a interventi urgenti di tutela dei siti inseriti nel patrimonio Unesco in provincia di Ragusa (comma 1).

Il riferimento sembrerebbe essere, dunque, a Ragusa, Modica e Scicli.

 

Si ricorda, infatti, che Ragusa, nonché Modica e Scicli, che insistono sul suo territorio provinciale, sono tre delle otto città barocche del Val Di Noto dichiarate nel giugno del 2002Patrimonio dell’Umanità” e inserite nella lista Unesco di protezione del patrimonio mondiale[17].

Le otto città sono state distinte, in base ai propri caratteri di specifica identità, in tre categorie, richiamate nella World Heritage List:

1. Centri storici (ne fanno parte le città di Caltagirone, Noto e Ragusa);

2. Ambienti urbani: vie e piazze (Piazza Duomo, Via dei Crociferi e monumenti limitrofi di Catania; l’antica Via del Corso San Michele di Scicli, oggi Via F. Mormina Penna);

3. Monumenti (le chiese di: San Giorgio e San Pietro a Modica; San Sebastiano e San Paolo a Palazzolo Acreide; San Nicolò e Santa Maria della Stella a Militello Val di Catania).

 

Il comma 2 dispone che all’onere derivante dal comma 1 si provvede ai sensi dell’art. 15, alla cui scheda si rinvia.

 

 

 


 

Articolo 6
(Realizzazione di centri di produzione artistica e di musica, danza e teatro contemporanei; contributo annuale alla Fondazione MAXXI)

 

L’articolo 6 reca disposizioni per favorire il confronto culturale e la realizzazione di spazi di creazione e produzione artistica, nonché di musica, danza e teatro contemporanei.

Dispone, inoltre, un’autorizzazione di spesa, a decorrere dal 2014, per il sostegno delle attività della Fondazione MAXXI.

 

Realizzazione di centri di produzione artistica e di musica, danza e teatro contemporanei (commi 1-5)

 

Al fine di favorire il confronto culturale e la realizzazione di spazi di creazione e produzione artistica, nonché di musica, danza e teatro contemporanei, il comma 1, nel testo modificato dal Senato, demanda ad un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottare entro il 30 giugno di ogni anno, l'individuazione, su indicazione dell'Agenzia del demanio, anche sulla base di segnalazione degli stessi soggetti interessati, di beni immobili di proprietà dello Stato, con particolare riferimento alle caserme dismesse e alle scuole militari inutilizzate, da destinare, nel rispetto delle norme vigenti in ordine all'utilizzazione, alla valorizzazione e al trasferimento dei beni immobili pubblici, a studi di giovani artisti[18] italiani e stranieri.

Gli immobili in questione devono essere individuati fra quelli non utilizzabili per altre finalità istituzionali e non trasferibili agli enti territoriali ai sensi del D.lgs. 85/2010.

Il D.lgs. 85/2010, in attuazione della delega di cui all'art. 19 della L. n. 42/2009, in materia di federalismo fiscale, prevede l'individuazione dei beni statali che possono essere attribuiti a comuni, province, città metropolitane e regioni, operata attraverso uno o più DPCM, e la successiva attribuzione dei beni agli enti medesimi. Tuttavia, il d.lgs. 85/2010 aveva delineato un complesso percorso di individuazione e di attribuzione, a titolo gratuito, a diversi livelli di governo sub statale, di beni immobili, demaniali o patrimoniali, di proprietà dello Stato, articolato in diverse fasi, che coinvolgeva anche la Conferenza unificata Stato-Regioni-Città, ai fini dell'acquisizione delle prescritte intese, ovvero dei pareri. Tale procedura ha comportato una dilatazione dei tempi del procedimento, costringendo il legislatore ad emanare in taluni casi, nell’ambito di provvedimenti di urgenza, norme che hanno interessato singole tipologie di beni (quali, ad esempio, i beni culturali), al fine di accelerarne il trasferimento.

Da ultimo, l’art. 56-bis del D.L. 69/2013 (L. 98/2013) ha rinnovato la procedura di trasferimento dei beni demaniali, prevedendo nel periodo dal 1° settembre 2013 al 30 novembre 2013 la possibilità per gli enti territoriali di fare richiesta all’Agenzia del demanio di attribuzione di tali beni, eccetto le tipologie specificamente indicate. In particolare, non possono essere trasferiti i beni in uso per finalità dello Stato o per quelle in materia di razionalizzazione degli spazi e di contenimento della spesa; i beni per i quali siano in corso procedure volte a consentirne l’uso per le medesime finalità; i beni per i quali siano in corso operazioni di valorizzazione o dismissione ai sensi dell’articolo 33 del D.L. 98/2011. Tale ultima norma ha previsto la creazione di un sistema integrato di fondi immobiliari (gestito da una società di gestione del risparmio a totale partecipazione pubblica: Invimit S.p.A.) con l’obiettivo di accrescere l’efficienza dei processi di sviluppo e di valorizzazione dei patrimoni immobiliari di proprietà degli enti territoriali, di altri enti pubblici e delle società interamente partecipate dai predetti enti.

Al riguardo si segnala che la normativa vigente (organicamente modificata dall’articolo 27 del D.L. 201/2011) prevede altri strumenti per la valorizzazione economica e sociale del territorio attraverso il migliore utilizzo degli immobili pubblici. Oltre ai nuovi veicoli finanziari e societari per incrementare il valore economico e sociale dei patrimoni immobiliari pubblici (art. 33 e art. 33-bis del D.L. 98/2011), si segnalano i Programmi unitari di valorizzazione territoriale, le concessioni di lunga durata e i veicoli societari e finanziari previsti dal D.L. 351/2001. L’art. 58 del D.L. 112/2008 prevede, inoltre, che per procedere al riordino, gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare di regioni, province, comuni e delle società interamente partecipate dagli enti territoriali, ciascun ente individui i singoli beni immobili ricadenti nel territorio di competenza, non strumentali all'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, suscettibili di valorizzazione ovvero di dismissione, e predisponga un piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari, allegato al bilancio di previsione.

 

In base al comma 3-bis, introdotto durante l’esame al Senato, tra i beni immobili da destinare a studi di giovani artisti italiani e stranieri possono essere inseriti anche i beni confiscati alla criminalità organizzata ai sensi del codice delle leggi antimafia, di cui al d.lgs. 159/2011.

 

Il d.lgs. 159/2011 delinea, all'art. 48, co. 3, le possibili destinazioni dei beni immobili confiscati all'esito di un procedimento di prevenzione. Tra queste destinazioni si segnalano:

§       il mantenimento del bene al patrimonio dello Stato, per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per altri usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso;

§       il trasferimento dell'immobile per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, ovvero al patrimonio della provincia o della regione. Gli enti territoriali, anche consorziandosi o attraverso associazioni, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, adeguata pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato, a cooperative sociali o a comunità terapeutiche, nonché alle associazioni di protezione ambientale riconosciute;

§       come ultima possibilità, la vendita.

 

Ragioni sistematiche suggeriscono di inserire ogni novella relativa alla destinazione dei beni confiscati alla criminalità nel corpo del recente Codice antimafia.

Proprio in relazione alla normativa generale, occorre esplicitare se la previsione del comma 3-bis intenda derogare all'art. 48, comma 3, del suddetto Codice, consentendo allo Stato di destinare gli immobili, oltre che a istituzioni culturali di rilevante interesse, anche agli studi dei giovani artisti. Resta peraltro da verificare se tali immobili possano essere definiti (secondo quanto previsto dal comma 1 dell’articolo 6 in esame) come «non trasferibili agli enti territoriali ai sensi del decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85», posto che la destinazione al patrimonio di comuni, province e regioni è espressamente prevista dallo stesso Codice Antimafia per i beni immobili confiscati.

 

In base al comma 4, anche le regioni e gli enti locali possono concedere beni con le stesse modalità, su richiesta dei soggetti interessati, come definiti al comma 2.

Il comma 2 è stato interamente sostituito nel corso dell’esame al Senato.

La nuova formulazione del testo stabilisce che i beni individuati ai sensi del comma 1 sono locati o concessi per un periodo non inferiore a 10 anni ad un canone mensile simbolico non superiore a 150 euro, con oneri di manutenzione ordinaria a carico del locatario o concessionario.

Tali beni sono locati o concessi esclusivamente a cooperative di artisti ed associazioni di artisti (quindi, non a singoli artisti), residenti nel territorio italiano, dall'ente gestore che predispone un bando pubblico ai fini dell'assegnazione dei beni ai progetti maggiormente meritevoli. I beneficiari devono dimostrare il possesso, da parte dei soci o degli associati, di un adeguato progetto artistico-culturale.

L'eventuale sub-concessione o sub-locazione deve essere preventivamente autorizzata dall'ente gestore.

Al riguardo sembrerebbe opportuno chiarire se per “ente gestore” si debba intendere il MIBACT.

Rispetto al testo del D.L.[19] le principali novità intervenute riguardano:

§         la misura del canone di locazione o concessione;

§         la necessità di residenza in Italia per poter usufruire del beneficio;

§         l’eliminazione del riferimento ad una fascia di età predeterminata.

Le entrate[20] derivanti dalle locazioni o concessioni sono iscritte in un apposito fondo istituito presso il Ministero dell'economia e delle finanze con una dotazione di 1 milione di euro. Il fondo è destinato all'erogazione di contributi a fondo perduto a favore delle cooperative di artisti ed associazioni di artisti che compiano opere di manutenzione straordinaria, in proporzione alle spese sostenute. L’individuazione dei criteri di assegnazione di tali contributi, nell’ambito e nel limite delle risorse di tale fondo, è demandata ad un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Il decreto deve essere riferito al Ministro dell’economia e delle finanze, e non al Ministero.

 

Il comma 5, sostituito nel corso dell’esame al Senato, prevede che all'onere derivante dall'attuazione del comma 2, nella nuova formulazione disposta dal senato, si provvede mediante corrispondente riduzione della parte corrente dell'autorizzazione di spesa per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali, disposta, a decorrere dal 2011, dall’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2011 (L. 75/2011).

La norma richiamata ha autorizzato, in aggiunta agli ordinari stanziamenti di bilancio, la spesa di 80 milioni annui per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali.

Al riguardo si ricorda che l’autorizzazione di spesa in questione è già stata ridotta da varie disposizioni intervenute nel prosieguo[21] e che ulteriori riduzioni derivano dal comma 5-bis del presente articolo, nonché dall’art. 9 del D.L. in esame.

Si segnala, al riguardo, che l’articolo 15, comma 2-bis, precisa che le disposizioni di cui all'articolo 6, commi da 1 a 5, come riformulate nel corso dell’esame al Senato, si applicano, a decorrere dall'anno 2014, nel limite di spesa complessivo di 2 milioni di euro, incluse le spese di manutenzione straordinaria degli immobili e le eventuali minori entrate per il bilancio dello Stato, derivanti dalla nuova formulazione del testo.

 

Il comma 3 – nel testo come modificato nel corso dell’esame al Senato – prevede l’emanazione, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, di un ulteriore decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, per la definizione delle modalità di utilizzo dei beni per finalità artistiche, nonché delle modalità di sponsorizzazione degli stessi beni, anche al fine di sostenere, in tutto o in parte i costi connessi alla relativa locazione, concessione, gestione e valorizzazione.

 

Nel corso dell’esame al Senato è stato introdotto, infine, il comma 1-bis, che prevede che, nel caso in cui l'attività dei giovani artisti riguardi progetti architettonici di abbellimento di edifici pubblici e preveda l'esecuzione di opere d'arte di pittura e scultura, nonché di decorazione interna ed esterna, gli stessi artisti possono usufruire di una parte della quota del 2 per cento prevista dall'art. 1 della L. 717/1949, concernente l’abbellimento di edifici pubblici mediante opere d’arte.

 

La L. 717/1949 è nota come «legge del 2%», in quanto ha reso obbligatorio, per tutta l'edilizia pubblica di nuova realizzazione, destinare all’abbellimento di tali edifici con opere d'arte una quota non inferiore al 2% della spesa totale prevista nel progetto, indipendentemente dall’importo dei lavori. Tale percentuale è stata poi rimodulata dall’articolo 47 del D.L. 1/2012, che ha fissato percentuali decrescenti al crescere dell’importo dei lavori, in luogo della percentuale fissa del 2%.

In particolare, l’art. 1 della L. 717/1949 prevede che le Amministrazioni dello Stato, anche con ordinamento autonomo, nonché le regioni, le province, i comuni e tutti gli altri enti pubblici, per l'esecuzione di nuove costruzioni di edifici pubblici destinano all'abbellimento di essi, mediante opere d'arte, una quota della spesa totale prevista nel progetto non inferiore alle seguenti percentuali:

- due per cento per gli importi pari o superiori ad un milione di euro ed inferiore a cinque milioni di euro;

- un per cento per gli importi pari o superiori a cinque milioni di euro ed inferiore a venti milioni di euro;

- 0,5 per cento per gli importi pari o superiori a venti milioni di euro.

Sono escluse da tale obbligo le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di edilizia residenziale pubblica, sia di uso civile che militare, nonché gli edifici a qualsiasi uso destinati, che importino una spesa non superiore a un milione di euro.

Nei casi in cui edifici siano eseguiti per lotti separati ed anche in tempi successivi, ai fini dell'applicazione della legge si ha riguardo alla spesa totale prevista nel progetto.

Sono escluse da tale obbligo le costruzioni e ricostruzioni di edifici destinati ad uso industriale o di alloggi popolari, nonché gli edifici a qualsiasi uso destinati, che importino una spesa non superiore a 1 miliardo.

A formare la quota del 2 per cento non concorrono le somme che eventualmente siano state previste per opere di decorazione generale.

Qualora il progetto architettonico non preveda l'esecuzione in sito di opere d'arte di pittura e scultura, il 2 per cento verrà devoluto all'acquisto ed all'ordinazione di opere d'arte mobili di pittura e di scultura, che integrino la decorazione, degli interni.

Si segnala, infine, che l’8a Commissione Lavori pubblici del Senato, nel parere approvato l’11 settembre 2013 con riguardo al decreto legge in commento, ha sottolineato la necessità di dare concreta attuazione alle disposizioni della legge n. 717 del 1949.

 

Contributo annuale alla Fondazione MAXXI (comma 5-bis)

 

Il comma 5-bis, introdotto durante l’esame al Senato, autorizza la spesa annua di 5 milioni di euro, a decorrere dal 2014, per il sostegno delle attività della Fondazione MAXXI.

L’autorizzazione di spesa è destinata ad incrementare il fondo di gestione della Fondazione.

Al riguardo si ricorda che l’art. 25 della L. 69/2009 ha previsto la trasformazione del “Centro per la documentazione e la valorizzazione delle arti contemporanee”, istituito nel 1999 a Roma come polo nazionale espositivo dedicato all’arte e all’architettura contemporanee, in fondazione di diritto privato Fondazione MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo, per incrementarne la dotazione di bilancio attraverso la partecipazione di privati ed enti locali. Sono rimasti fermi i compiti di raccolta, valorizzazione ed esposizione delle testimonianze materiali della cultura visiva internazionale.

La Fondazione è sottoposta alla vigilanza del MIBACT in ordine al conseguimento di livelli adeguati di pubblica fruizione delle opere d’arte e delle raccolte.

Per la partecipazione del Mibac al fondo di gestione della fondazione, l’art. 25 citato ha autorizzato, a titolo di contributo per le spese di funzionamento, la spesa di 1,6 milioni di euro nel 2009, 1,8 milioni di euro nel 2010 e 1,4 milioni di euro dal 2011.

Il DM 111878 del 31 dicembre 2012 - Ripartizione in capitoli delle Unità di voto parlamentare relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e per il triennio 2013-2015 indica la somma di € 900.042 per il 2014 e di € 887.239 per il 2015, oltre che di € 2.265.880 per il 2013, allocati sul cap.5514.

 

Per il 2014, dunque, sulla base dell’autorizzazione di spesa disposta dal comma in esame, i fondi ammonterebbero ad € 5.900.042.

 

All’onere si provvede, anche in questo caso, mediante corrispondente riduzione della parte corrente dell’autorizzazione di spesa disposta dall’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2011 (L. 75/2011) (si veda ante).

 

In considerazione dell’introduzione del comma 5-bis, la rubrica dell’art. 6 dovrebbe essere integrata.

 

 


Capo II – Disposizioni urgenti per il rilancio del cinema, delle attività musicali e dello spettacolo dal vivo

 


 

Articolo 7
(Promozione della musica di giovani artisti e compositori emergenti e di eventi di spettacolo dal vivo)

 

L’articolo 7, come modificato durante l’esame al Senato, concede un credito d’imposta alle imprese produttrici di fonogrammi e di videogrammi musicali, nonché alle imprese organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo, al fine di sostenere il mercato dei contenuti musicali e l'offerta di opere dell'ingegno e di promuovere lo sviluppo di artisti emergenti.

Reca, inoltre, disposizioni finalizzate ad eliminare alcune autorizzazioni per eventi di spettacolo dal vivo di piccola portata.

 

In particolare, il comma 1 fissa il credito d'imposta nella misura del 30% dei costi sostenuti per sviluppo, produzione, digitalizzazione e promozione di registrazioni musicali. Il credito è riconosciuto per il triennio 2014-2016, fino all'importo di 200.000 euro nei tre anni di imposta (soglia de minimis) e nel limite di spesa di 4,5 milioni di euro annui.

Destinatarie della disposizione sono le imprese produttrici di fonogrammi e videogrammi musicali, come definite dall’art. 78 della L. 633/1941, nonché le imprese organizzatrici e produttrici di spettacoli di musica dal vivo[22], esistenti almeno da 1° gennaio 2012.

L'articolo 78 della L. 633/1941 definisce come produttore di fonogrammi "la persona fisica o giuridica che assume l'iniziativa e la responsabilità della prima fissazione dei suoni provenienti da una interpretazione o esecuzione o di altri suoni o di rappresentazioni di suoni". Il luogo di produzione è quello ove avviene la diretta registrazione originale.

 

I commi dal 2 al 4 recano ulteriori specificazioni in merito al credito d'imposta, con particolare riferimento alle condizioni di accesso al beneficio.

Il comma 2 specifica che il credito è concesso esclusivamente per opere prime o seconde[23], escluse le demo autoprodotte[24], di nuovi artisti, gruppi di artisti, compositori o artisti-interpreti[25]. Nel caso di gruppi di artisti, il gruppo può usufruire del credito di imposta solo se nello stesso anno non ne abbia usufruito più della metà dei componenti[26].

Il comma 3 stabilisce che il credito d'imposta è concesso alle imprese che spendono almeno l'80% del beneficio concesso nel territorio nazionale favorendo la formazione e l'apprendistato in tutti i settori tecnici coinvolti.

Ai sensi del comma 4, le imprese devono essere “indipendenti”, ovvero non devono essere controllate da un editore di servizi media audiovisivi.

Si prevede, inoltre, il necessario rispetto dei limiti della regola de minimis di cui al regolamento CE n. 1998/2006 del 15 dicembre 2006 che si applica dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2013.

 

Si ricorda che la normativa europea vieta gli aiuti di Stato alle imprese, in quanto distorsivi del principio della libera concorrenza, tranne i casi esplicitamente indicati. Le disposizioni che istituiscono regimi di aiuto devono essere comunicate alla Commissione, che ne valuta la compatibilità. A tale proposito l'articolo 108, paragrafo 3, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) (ex articolo 88, paragrafo 3, del trattato che istituisce la Comunità europea, TCE) contempla l'obbligo di notificare gli aiuti di Stato alla Commissione europea al fine di stabilirne la compatibilità con il mercato comune sulla base dei criteri dell'articolo 107, par. 1 TFUE (ex articolo 87, paragrafo 1, TCE).

Alcune categorie di aiuti possono tuttavia essere dispensate dall'obbligo di notifica in virtù del regolamento (CE) n. 994/98. A tale riguardo gli aiuti concessi su un periodo di tre anni (tre esercizi finanziari) e che non superano la soglia dei 200.000 euro non vengono considerati aiuti di Stato ai sensi dell'articolo 107, paragrafo 1, TFUE (c.d. aiuti de minimis).

 

Il comma 5 prevede le modalità di concessione del credito d'imposta. Il credito non concorre alla formazione del reddito ai fini dell'imposta sui redditi e alla formazione del valore della produzione ai fini IRAP. Il credito è utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo n. 241 del 1997.

Inoltre il credito non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 (deducibilità degli interessi passivi) e 109, comma 5 (deducibilità delle spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale), del testo unico delle imposte sui redditi di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).

 

L'articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997 dispone che i contribuenti che vantano dei crediti per imposte possono compensare il suddetto importo portandolo in riduzione dalle somme a debito dovute a titolo di imposte, tasse, tributi o contributi. Al fine di contrastare gli indebiti utilizzi del credito d’imposta alcune misure sono già state introdotte dall’articolo 10 del D.L. n. 78/2009 ai sensi del quale la compensazione di crediti IVA superiori a 10.000 euro, effettuabile esclusivamente in via telematica, è ammessa solo se il credito risulta espressamente nella dichiarazione annuale o trimestrale IVA. Inoltre, se il credito IVA è superiore a 15.000 euro, ai fini della compensazione è richiesto che la dichiarazione sia corredata dal visto di conformità da parte dei soggetti abilitati (c.d. “visto leggero”) ovvero che la dichiarazione sia sottoscritta anche dal soggetto cui è demandato il controllo contabile ai sensi dell’articolo 2409-bis del codice civile (revisore legale dei conti o società di revisione iscritta nell’apposito albo).

L'art. 61 del TUIR stabilisce che gli interessi passivi inerenti all'esercizio d'impresa sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

Il successivo art. 109, comma 5, dispone che le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi.

 

Il comma 6 stabilisce che le disposizioni applicative dell'articolo in esame devono essere stabilite con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il decreto dovrà, in particolare, fissare, oltre alle disposizioni relative alle tipologie di spese eleggibili, e alle soglie massime di spesa eleggibile per ogni registrazione, nonché alle modalità di verifica e accertamento delle stesse, anche le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti. A tale proposito, si richiama l'art. 1, co. 6, del D.L. 40/2010 (L 73/2010).

 

L'art. 1, co. 6, del D.L. 40/2010 reca disposizioni finalizzate a garantire un più efficace contrasto agli indebiti utilizzi dei crediti d’imposta effettuati attraverso la compensazione degli stessi per il pagamento di altre tasse, tributi o contributi ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241 del 1997. In particolare, si introduce l’obbligo della trasmissione - da parte dell’Agenzia delle entrate alle amministrazioni e agli enti tenuti al recupero delle somme indebitamente fruite - dei dati relativi ai crediti d’imposta indicati nelle dichiarazioni dei redditi ovvero ai crediti utilizzati in compensazione nei versamenti unitari effettuati con modello F24. Le somme recuperate dalle amministrazioni e dagli enti coinvolti nell’attività di contrasto alle frodi fiscali, devono essere riversate all’entrata del bilancio dello Stato e rimangono acquisite nelle casse erariali.

Si segnala che la Corte costituzionale, con sentenza 18-21 aprile 2011, n. 152 ha dichiarato, tra l’altro, l’illegittimità della norma citata nella parte in cui stabilisce che le entrate derivanti dal recupero dei crediti d'imposta «sono riversate all'entrata del bilancio dello Stato e restano acquisite all'erario», anche con riferimento a crediti d'imposta inerenti a tributi che avrebbero dovuto essere riscossi nel territorio della Regione siciliana.

Il comma 7 rimanda all'articolo 15 per la copertura degli oneri che, come stabilito dal tetto di spesa fissato dal comma 1, risultano essere pari a 4,5 milioni per ciascuno degli anni 2014-2016.

Il comma 8 abroga i commi 287 e 288 dell'articolo 1 della L. 296/2006 (L. finanziaria 2007), i quali prevedevano un credito d’imposta per fattispecie analoghe, ma che, tuttavia, non avevano trovato alcuna attuazione.

 

Il comma 287 citato concedeva alle piccole e medie imprese di produzioni musicali di beneficiare di un credito d’imposta per le spese di produzione, di sviluppo, di digitalizzazione e di promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali per opere prime o seconde di artisti emergenti. Il comma 288 limitava l’accesso all’agevolazione disposta dal comma 287 alle sole imprese con un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiore a 15 milioni di euro e non possedute, direttamente o indirettamente, da un editore di servizi radiotelevisivi.

Le norme non prevedevano alcuna scadenza temporale per quanto riguarda la spettanza del credito (quindi è da presumere che il credito valesse a decorrere dall'anno 2007 ed a regime), né veniva fissato l'ammontare del credito di imposta. Inoltre non era precisato se tale credito concorresse o meno alla formazione del reddito o della base  imponibile ai fini IRAP e se rilevasse ai fini del rapporto di cui agli articoli 96 (deduzione degli interessi passivi) e 109, comma 5 (determinazione del reddito di impresa) del TUIR. Infine, non era previsto alcun decreto attuativo, né specifiche su eventuali attività di controllo da parte degli uffici finanziari circa la spettanza del beneficio in argomento.

Si segnala che nel bilancio per il 2007, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, era stato previsto il capitolo 3882 “Somme da versare all’entrata del bilancio dello Stato per i crediti d’imposta fruiti dalle piccole e medie imprese di produzioni musicali a titolo di spesa di produzione, di sviluppo, di digitalizzazione e di promozione di registrazioni fonografiche o videografiche musicali per opere prime o seconde di artisti emergenti”. Tuttavia su tale capitolo non erano previsti stanziamenti, né in termini di competenza né di cassa. Il capitolo 3882 è stato successivamente soppresso.

 

Il comma 8-bis, introdotto durante l’esame al Senato, apporta alcune novelle al TU delle leggi di pubblica sicurezza (RD. 773/1931), finalizzate ad eliminare l’autorizzazione per eventi di spettacolo dal vivo di piccola portata.

 

In particolare, le novelle riguardano gli articoli 68, 69 e 71 del TULPS, che disciplinano il rilascio di una licenza per feste da ballo, spettacoli o intrattenimenti in luogo pubblico.

 

L’articolo 68 del TULPS stabilisce che occorre la licenza del Questore per dare in luogo pubblico aperto, ovvero esposto al pubblico, accademie, feste da ballo, corse di cavalli e spettacoli di simile tenore. Inoltre, in mancanza di tale licenza, è vietato aprire o esercitare circoli, scuole di ballo e sale pubbliche di audizione[27].

Con specifico riferimento alle feste da ballo in luogo esposto al pubblico, la Corte costituzionale, con sentenza n. 142/1967, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della prevista licenza del Questore, rispetto all'art. 17 della Costituzione.

In seguito, con sentenza n. 56/1970, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 68 nella parte in cui impone la licenza del Questore per gli intrattenimenti che si tengono in luoghi aperti al pubblico e che non siano indetti nell'esercizio di attività imprenditoriali.

 

L’articolo 69 del TULPS dispone che è necessaria la licenza dell’autorità locale di pubblica sicurezza per dare, anche temporaneamente, nell’esercizio di attività imprenditoriali, intrattenimenti pubblici, esposizione al pubblico di rarità, di persone, di animali e di altri oggetti di curiosità. Senza tale licenza viene inoltre vietato di dare audizioni all'aperto.

 

Ferme restando le previsioni degli articoli 68 e 69 del TULPS sopra indicate, il comma 8-bis dispone che, per eventi fino ad un massimo di 200 partecipanti e che si sviluppano entro la mezzanotte del giorno di inizio, la licenza del Questore e dell’autorità locale di pubblica sicurezza è sostituita con una segnalazione certificata di inizio attività presentata allo sportello per le attività produttive o ufficio analogo.

 

Opera, poi, il necessario coordinamento nell’art. 71 del TULPS, che stabilisce che le licenze sono valide esclusivamente per il locale e per il tempo in esse indicati, estendendo tale previsione anche alla segnalazione certificata di inizio attività introdotta negli artt. 68 e 69.

 

Si ricorda che l’art. 49, co. 4-bis, del D.L. 78/2010 (L: 122/2010), novellando l’art. 19 della L. 241/1990, ha sostituito la Dichiarazione di inizio attività (DIA) con la Segnalazione certificata di inizio attività (SCIA), che consente di avviare immediatamente l’attività di impresa depositando presso l’amministrazione competente a effettuare i controlli una serie di certificazioni sostitutive di provvedimenti autorizzativi vincolati che attestano la presenza dei requisiti e degli adempimenti previsti in via regolamentare. Quindi, più in particolare, quando l’attività amministrativa è rivolta esclusivamente all’accertamento di determinati requisiti e presupposti richiesti dalla legge o da atti amministrativi, l’esercizio dell’attività imprenditoriale, commerciale o artigianale può iniziare nello stesso momento in cui è consegnata la SCIA, che va direttamente a sostituire gli atti di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta, comprese le domande per le iscrizioni ad albi o ruoli. L’amministrazione destinataria della segnalazione è tenuta a svolgere i controlli di regolarità e legittimità entro 60 giorni dalla data di deposito della documentazione.

Peraltro, lo stesso articolo 19 della legge 241/1990 esclude l’applicabilità della SCIA quando i provvedimenti autorizzativi riguardano:

·         vincoli ambientali, paesaggistici o culturali;

·         atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia, all’amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco;

·         atti imposti dalla normativa comunitaria.

 

Si segnala che i casi cui si riferisce la norma in esame non sembrano rientrare nel campo di applicabilità della SCIA, come introdotta dall’articolo 19 della legge 241/1990, in quanto si tratta di autorizzazioni rilasciate dalle “amministrazioni preposte alla pubblica sicurezza”. Occorrerebbe, pertanto, esplicitare se si sia in presenza di una deroga rispetto a quanto previsto dallo stesso articolo 19 della legge 241/1990.

 

 


 

Articolo 8
(Tax credit cinema e opere audiovisive, tavolo tecnico “Europa creativa”, licenze per esercitare sale cinematografiche)

 

L’articolo 8, come modificato durante l’esame al Senato, rende permanenti, dal 1° gennaio 2014, i crediti d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico previsti dalla legge finanziaria 2008 (L. 244/2007) e li estende - dalla medesima data - anche ai produttori indipendenti di opere audiovisive.

Durante l’esame al Senato, è stata, inoltre, prevista la costituzione di un tavolo tecnico presso il MIBACT con riferimento al programma UE “Europa creativa” e sono state eliminate alcune misure di sicurezza da verificare ai fini del rilascio delle licenze per esercitare sale cinematografiche.

Credito di imposta per il cinema e le opere audiovisive (commi 1-7)

Il comma 1 rende permanenti, dal 1° gennaio 2014, i crediti d’imposta per la produzione, la distribuzione e l’esercizio cinematografico previsti dall’articolo 1, commi da 325 a 328 e da 330 a 337, della L. 244/2007.

Si rammenta che tali crediti d’imposta erano stati prorogati al 2014 dall’art. 11 del D.L. 69/2013 (L. 98/2013), nel limite massimo di spesa di 45 milioni di euro. Lo stesso articolo aveva previsto l’intervento di un provvedimento dell'Agenzia delle entrate (non ancora emanato) per la definizione di termini e modalità di fruizione dei crediti di imposta.

 

Occorrerebbe, pertanto, disporre un coordinamento con l’art. 11 del D.L. 69/2013, anche in considerazione del fatto che, come si vedrà infra, l’articolo 8 in commento individua nuove modalità di definizione delle disposizioni applicative.

 

I meccanismi di incentivazione fiscale a favore degli investimenti nel settore cinematografico sono stati introdotti dalla L. 244/2007 per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2007 e per i due periodi d’imposta successivi. Tali agevolazioni sono state successivamente prorogate a partire dal 1° gennaio 2011 e fino al 31 dicembre 2013 dall’art. 2, co. 4, del D.L. 225/2010 (L. 10/2011). Da ultimo, come già indicato ante, è intervenuto il D.L. 69/2013 che ha prorogato tali incentivi per tutto il 2014.

I commi 325-328 dell’art. 1 della legge finanziaria 2008 riconoscono, in primo luogo, un credito di imposta ai soggetti passivi IRES e ai titolari di reddito di impresa a fini IRPEF, che non appartengono alla filiera del settore cinematografico ed audiovisivo (c.d. tax credit esterno) nella misura del 40% degli apporti in denaro effettuati per la produzione di opere cinematografiche riconosciute di nazionalità italiana di cui all’art. 5 del D.lgs. n. 28/2004, entro il limite massimo di 1 milione di euro e purché sia rispettato il c.d. “requisito di territorialità” (obbligo di utilizzare l’80% di detti apporti nel territorio nazionale, impiegando manodopera e servizi italiani).

Per le imprese interne alla filiera del cinema (c.d. tax credit interno) vengono invece riconosciuti, ai fini delle imposte sui redditi, crediti di imposta differenziati in varie percentuali e con determinati limiti massimi, a seconda che si tratti di imprese di produzione cinematografica, di imprese di distribuzione cinematografica, ovvero di imprese di esercizio cinematografico. I suindicati crediti d’imposta, con riferimento alla stessa opera filmica, non sono in ogni caso cumulabili a favore della stessa impresa ovvero delle imprese che facciano parte dello stesso gruppo societario, o ancora di soggetti legati tra loro da un rapporto di partecipazione o controllati anche indirettamente dallo stesso soggetto, secondo le norme civilistiche.

I commi 330-332 stabiliscono i limiti massimi degli apporti ammessi ai fini del calcolo dei crediti di imposta e alla partecipazione complessiva agli utili degli associati e le condizioni per il riconoscimento del credito d’imposta che, tra l’altro, può essere fruito a partire dalla data di rilascio del nulla osta di proiezione in pubblico del film (di cui alla L. 161/1962) e previa attestazione, rilasciata dall’impresa di produzione cinematografica, del rispetto delle condizioni richieste dalla legge. Il comma 333 ha demandato ad un decreto del MiBAC la fissazione delle disposizioni applicative delle disposizioni contenute ai suindicati commi. E’ pertanto intervenuto il D.M. 7 maggio 2009 che ha dettato la disciplina di dettaglio per la concessione dei crediti d’imposta in esame - e divieti di cumulo - per le imprese di produzione cinematografica in relazione alla realizzazione di opere cinematografiche. Successivamente, è stato inoltre emanato il D.M. 21 gennaio 2010 con riferimento ai crediti di imposta concessi alle imprese non appartenenti al settore cine-audiovisivo e alle imprese di distribuzione ed esercizio cinematografico, sia per l’attività di produzione, sia per quella di distribuzione di opere cinematografiche.

Il comma 334 stabilisce che l’efficacia delle agevolazioni introdotte sia subordinata all’autorizzazione della Commissione europea in materia di aiuti di Stato. I crediti d’imposta di cui è possibile fruire, pertanto, devono essere riferiti esclusivamente a spese sostenute successivamente a tale atto autorizzatorio. In proposito si ricorda che, da ultimo, la Commissione europea, con atto C(2011) 4984 definitivo del 6 luglio 2011 ha deciso di non sollevare obiezioni sul regime di proroga fino al 31 dicembre 2013 delle agevolazioni fiscali in commento. Infatti, la proroga e l’aumento della dotazione delle misure non hanno modificato la valutazione iniziale riguardante la compatibilità dei regimi già approvati dalla Commissione con atti N595/2008 e C25/2009 (ex- N673/08).

Il comma 335 attribuisce, inoltre, un credito d’imposta per spese relative a manodopera italiana: alle imprese di produzione esecutiva e di post-produzione nazionali viene riconosciuto un credito d’imposta, utilizzando manodopera italiana, del 25% dei costi di produzione, entro il limite massimo di 5 milioni di euro per ciascun film, su commissione di produzioni estere di pellicole, o loro parti, girate sul territorio nazionale. Le norme attuative di tale agevolazione, da emanarsi con decreto del MiBAC come previsto al comma 336, sono contenute nel sopra richiamato D.M. 7 maggio 2009.

Il comma 337 stabilisce, infine, che i crediti d’imposta sono utilizzabili esclusivamente in compensazione, non concorrono alla formazione del reddito ai fini fiscali, alla formazione del valore della produzione ai fini IRAP e non rilevano ai fini del calcolo degli interessi passivi deducibili dalla base imponibile.

 

Ai sensi del comma 2, dal 1º gennaio 2014 i predetti benefici fiscali sono estesi ai produttori indipendenti di opere audiovisive, come definiti nel comma 5.

In base a quest’ultimo, ai soli fini della concessione dei crediti d’imposta, per “produttori indipendenti di opere audiovisive” si intendono gli operatori di comunicazione che svolgono attività di produzioni audiovisive e che non sono controllati da o collegati a emittenti, anche analogiche, che per un periodo di tre anni non destinino almeno il novanta per cento della propria produzione ad una sola emittente e che detengano diritti, relativi alla trasmissione delle opere sulle quali sono richiesti i benefici, secondo specifiche disposizioni affidate ad un decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e sentito il Ministro dello sviluppo economico.

 

Il comma 4 dispone, infatti, che con tale decreto, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L., sono definite:

§      le disposizioni applicative dei commi 1 e 2 (sui crediti d’imposta in favore del settore cinematografico e dei produttori indipendenti di opere audiovisive);

§      le norme volte a garantire il rispetto del limite massimo di spesa per le due tipologie di beneficio, pari a 110 milioni di euro, di cui al comma 3, anche con riferimento ai limiti da assegnare rispettivamente al tax credit per il cinema  e a quello relativo ai produttori indipendenti di opere audiovisive;

§      le “specifiche disposizioni” riguardanti i produttori indipendenti di opere audiovisive destinatari del tax credit (ai sensi del comma 5).

 

La definizione di “produttore indipendente” di opere audiovisive prevista dall’articolo in esame ai fini della concessione dei benefici fiscali appare più rigorosa di quella prevista dall’art. 2, co. 1, lett. p), del D.lgs. 177/2005. In base a quest’ultimo, infatti, per “produttori indipendenti”, si intendono gli operatori di comunicazione europei che svolgono attività di produzioni audiovisive e che non sono controllati da o collegati a emittenti, anche analogiche, o che per un periodo di tre anni non destinino almeno il 90 per cento della propria produzione ad una sola emittente, anche analogica.

 

Ai sensi del comma 6, gli oneri recati dalle norme in esame sono pari a 65 milioni per l'anno 2014 (che si sommano ai 45 milioni di euro previsti per l’anno 2014 dall’art. 11 del D.L. 69/2013) e 110 milioni a decorrere dal 2015 e la loro copertura finanziaria è compresa all’interno delle disposizioni finanziarie di cui all’articolo 15, alla cui scheda di lettura si rinvia.

 

Infine, il comma 7 subordina l'efficacia delle disposizioni introdotte, recanti misure qualificabili come aiuti di Stato, alla preventiva all'autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell’articolo 108 del trattato sul funzionamento dell’UE, affidando il compito di richiedere tale autorizzazione al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Licenze per esercitare sale cinematografiche (comma 8)

Il comma 8, introdotto durante l’esame al Senato, abroga l’art. 117 del R.D. 635/1940, regolamento per l'esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS: R.D. 773/1931), recante misure di sicurezza da verificare ai fini del rilascio delle licenze per esercitare sale cinematografiche.

 

In base all’art. 117 del R.D. 635/1940, per il rilascio della licenza di esercizio di sale cinematografiche è necessario accertare la capacità tecnica degli operatori e la sistemazione della cabina in modo che non comunichi direttamente con la sala e con il pubblico, al fine di evitare propagazioni di un eventuale principio di incendio.

L’accertamento dei predetti requisiti deve essere effettuato dalla Commissione di vigilanza di cui all’art. 141 del citato Regolamento di esecuzione del TULPS.

L’art. 117 prevede, inoltre, la presenza di un apposito dispositivo di sicurezza, approvato dal Ministero dell’interno, di cui devono essere dotate le macchine di proiezione delle pellicole, atto a prevenire la possibilità d'incendio e ad assicurare in tale eventualità l’illuminazione automatica ed istantanea della sala e dei locali di servizio. Si segnala, in proposito, che, in base all’art. 2 del D.lgs. n. 534/1948, l’impianto della cabina e il dispositivo di sicurezza non sono obbligatori per i locali adibiti a proiezioni cinematografiche con pellicole a passo ridotto, a patto che le proiezioni siano effettuate con pellicole non infiammabili.

 

Appare utile ricordare, in proposito, che, in base ai dati Media Salles, sito italiano del Programma Media dell'Unione Europea, finalizzato, tra l’altro, al monitoraggio del c.d. switch off alla tecnologia digitale delle sale cinematografiche, già dal 2012 oltre la metà degli schermi in Europa è passata al digitale. In Italia tale dato si attesta al 46,8%, stimato in progressiva crescita nei prossimi anni.

Tavolo tecnico Europa creativa (comma 9)

Il comma 9 dispone l’istituzione presso il MIBACT di un tavolo tecnico operativo in riferimento al programma “Europa creativa”, promosso dalla Commissione europea per il periodo 2014-2020 (si veda, infra, apposita scheda).

Il tavolo - che è istituito senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica - deve coinvolgere in maniera diretta i soggetti potenziali destinatari del programma.

La sua composizione sarà definita con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da adottare entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

Nell'ambito delle azioni previste nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2014-2020, il 23 novembre 2011 la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento relativa al programma  "Europa creativa" (COM(2011)785), che intende valorizzare le esperienze dell’UE a sostegno dei settori della cultura e degli audiovisivi.

Il programma si articolerà in tre sezioni:

       una sezione trasversale, che comprende la creazione di nuovi strumenti di garanzia finanziaria per l’accesso al credito dei piccoli operatori culturali e delle PMI culturali e creative, e misure che promuovono una cooperazione politica transnazionale;

       una sezione Cultura;

       una sezione MEDIA.

Gli obiettivi generali saranno: la protezione e la promozione della diversità culturale e linguistica europea, nonché il rafforzamento della competitività del settore. In tal modo il programma darà il suo contributo alla strategia Europa 2020 e alle sue iniziative faro.

Gli obiettivi specifici saranno i seguenti:

-      sostenere la capacità dei settori culturali e creativi europei di operare a livello transnazionale anche mediante il rafforzamento dei rapporti e delle reti tra operatori;

-      promuovere la circolazione transnazionale delle opere e degli operatori culturali e creativi e raggiungere nuovi pubblici in Europa e nel mondo;

-      rafforzare la capacità finanziaria dei settori culturali e creativi;

-      sostenere la cooperazione politica transnazionale in modo da favorire lo sviluppo di politiche, l'innovazione, la costruzione del pubblico e nuovi modelli di business.

Dopo l’accordo sul quadro finanziario pluriennale raggiunto a giugno scorso da Parlamento europeo e Consiglio, la dotazione del programma per l’intero periodo è passata da 1,8 miliardi di euro della proposta della Commissione a 1,28 miliardi di euro. Di conseguenza, l’incremento rispetto al budget del settennio precedente è passato dal 34 al 10%.

La dotazione di bilancio indicativa sarà ripartita come segue: 15% per la sezione trasversale, 30% per la sezione Cultura e 55% per la sezione MEDIA.

La proposta di regolamento, che segue la procedura legislativa ordinaria, è all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio.

 


 

Articolo 9
(Contributi allo spettacolo dal vivo)

 

L’articolo 9:

§      prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2014, la rideterminazione dei criteri per l’erogazione e delle modalità per la liquidazione e l’anticipazione dei contributi allo spettacolo dal vivo;

§      dispone in materia di trasparenza relativa agli incarichi nei relativi enti e in materia di esenzioni dall’imposta di bollo.

Disposizioni inerenti i contributi (commi 1, 1-bis, 4 e 5)

Il comma 1 dispone che con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, d’intesa con la Conferenza unificata, si provvede alla rideterminazione dei criteri per l’erogazione e delle modalità per la liquidazione e l’anticipazione dei contributi allo spettacolo dal vivo, che avrà effetto a decorrere dal 1° gennaio 2014.

 

Preliminarmente, si ricorda che il Fondo unico per lo spettacolo (FUS), istituito dalla L. 163/1985 al fine di ridurre la frammentazione dell'intervento statale e la conseguente approvazione di apposite leggi di finanziamento, è attualmente il principale strumento di sostegno pubblico al settore dello spettacolo dal vivo (e della cinematografia).

L’importo complessivo del Fondo è stabilito annualmente in Tabella C della legge di stabilità ed è allocato in differenti capitoli, sia di parte corrente che di parte capitale, dello stato di previsione del MIBACT[28].

Ai sensi dell’art. 2 della L. 163/1985, il FUS è ripartito tra i diversi settori, in ragione di quote non inferiori al 45% per le attività musicali e di danza, al 25% per le attività cinematografiche, al 15% per quelle del teatro di prosa ed all’1% per le attività circensi e dello spettacolo viaggiante.

Attualmente, i criteri per l’assegnazione dei contributi del FUS sono determinati con decreto ministeriale, d’intesa con la Conferenza unificata[29].

Si è addivenuti a tale procedura dopo l’intervento del nuovo art. 117 della Costituzione che ha affidato alla competenza concorrente la promozione e l’organizzazione di attività culturali, fra le quali la Corte costituzionale ha ricompreso lo spettacolo (sentenze n. 255 e 256 del 2004 e 285 del 2005).

In particolare, nella sentenza n. 255 del 2004, la Corte si è pronunciata sull’art. 1 del D.L. 24/2003 (L. 82/2003), che, proprio in attesa che la legge di definizione dei principi fondamentali di cui all’art. 117 della Costituzione definisse gli ambiti di competenza dello Stato medesimo, ha stabilito che i criteri e le modalità di erogazione dei contributi alle attività dello spettacolo, previsti dalla L. 163/1985, e le aliquote di ripartizione annuale del FUS fossero indicati annualmente con decreti del Ministro per i beni e le attività culturali non aventi natura regolamentare. La Corte, pur confermando la legittimità della norma, in ragione del suo carattere transitorio, ha segnalato l’esigenza di prevedere opportuni strumenti di collaborazione con le autonomie regionali.

Dopo l’intervento del D.L. 314/2004 (L. 26/2005), che confermava per il 2005 la disciplina transitoria, è intervenuta la L. 239/2005, il cui art. 1, comma 3, in linea con quanto richiesto dalla Corte, ha introdotto la citata intesa con la Conferenza unificata nella procedura di adozione dei decreti ministeriali previsti dal D.L. 24/2003. I decreti possono comunque essere adottati qualora l'intesa non sia raggiunta entro 60 giorni dalla data della loro trasmissione alla Conferenza unificata da parte del Ministro.

 

Con la disposizione primaria sono, peraltro, già stabiliti i parametri ai quali fare riferimento nella determinazione dei criteri di assegnazione. Si tratta di:

§      importanza culturale e livelli quantitativi della produzione svolta;

§      indici di affluenza del pubblico;

§      regolarità gestionale.

 

Inoltre, il comma 1-bis, introdotto durante l’esame al Senato, ha stabilito che “i decreti” – rectius: il decreto – di cui al comma 1 possono destinare graduali incentivi in favore di esercenti attività circensi e spettacoli viaggianti senza animali, nonché di esercenti di circo contemporaneo, nell’ambito delle risorse assegnate al settore.

Al riguardo, si evidenzia che nel corso dell’esame al Senato è stato anche approvato l’ordine del giorno G9.205, che impegna il Governo a prevedere in futuro una riduzione progressiva dei contributi, a valere sul FUS, ad esercenti attività circensi e spettacoli viaggianti con animali, fino al completo azzeramento dei contributi nell'esercizio finanziario 2018.

 

Occorrerebbe valutare se la definizione dei parametri ai quali fare riferimento possa essere disposta con la norma primaria, senza l’intesa con la Conferenza unificata.

Occorrerebbe, inoltre, coordinare la previsione recata dal comma 1 in ordine alla rideterminazione dei criteri di erogazione dei contributi allo spettacolo dal vivo con quella recata dall’art. 11, co. 20-21, che reca disposizioni inerenti i criteri di erogazione del contributo alle fondazioni lirico-sinfoniche.

 

Inoltre, il comma 1, nel testo come modificato dal Senato, dispone che i pagamenti a saldo sono disposti a chiusura di esercizio, a fronte di attività già svolte e rendicontate.

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 – che faceva riferimento alle “assegnazioni” da corrispondere a saldo - evidenziava che i programmi artistici e i relativi preventivi finanziari riferiti all’anno in corso, sulla base dei quali avviene l’assegnazione dei contributi alle attività di spettacolo dal vivo, costituiscono “un «pronostico» che la complessa macchina organizzativa di uno spettacolo dal vivo difficilmente consente di rispettare”. A fronte di ciò, evidenziava la relazione, l’Amministrazione può essere messa in grado di recuperare l’importo dell’assegnazione e attribuirlo a favore di altri organismi solo in caso di rinuncia in corso d’anno al contributo, mentre, negli altri casi (mancata effettuazione del programma, o effettuazione del programma con modifiche anche molto consistenti alla parte artistica o alla parte economica) deve limitarsi a considerare le somme in questione come transitate in economia e quindi perse ai fini del sostegno istituzionale delle attività. La stessa relazione evidenziava che, invece, il sistema di assegnazione dei contributi deve essere strutturato in relazione alle attività svolte e rendicontate al fine di evitare la riduzione de facto del FUS, evitare il fenomeno della conferma ex post di assegnazioni a favore di programmi ridotti o modificati nella qualità intrinseca, formare un quadro veritiero e compiuto delle attività di spettacolo effettivamente realizzate, premiare gli organismi che sanno realizzare le attività e rispettare gli obblighi, anche previdenziali, fornire certezza finanziaria al settore dello spettacolo.

 

Con riferimento alla liquidazione dei contributi, prendendo ad esempio il decreto relativo alle fondazioni lirico-sinfoniche (DM 29 ottobre 2007), si ricorda che esso stabilisce, all’art. 5, che il contributo è erogato, per ogni anno, in due rate, salvo diversa disposizione di legge. La prima rata, pari all’80% della quota del fondo spettante alla fondazione, è erogata entro il 28 febbraio dell’anno di riferimento. La seconda rata è erogata entro il 31 ottobre del medesimo anno. L’erogazione della prima rata è subordinata alla presentazione del bilancio di previsione dell’anno di riferimento e di una dichiarazione relativa all’attività effettivamente realizzata nell’anno precedente. Entro il 30 giugno dell’anno successivo le fondazioni presentano il bilancio consuntivo dell’anno di riferimento e una relazione analitica sull’attività svolta.

 

Da ultimo, peraltro, l’art. 4 del D.L. 64/2010 (L. 100/2010), ha disposto che dal 2010 il Ministero può liquidare anticipazioni sui contributi ancora da erogare, fino all’80% dell’ultimo contributo assegnato, applicando i criteri e le modalità previsti dai decreti vigenti.

 

Dal punto di vista del coordinamento normativo, occorre disporre l’abrogazione dell’art. 4 del D.L. 64/2010 a decorrere al 1° gennaio 2014, in considerazione del fatto che, da tale data, si applicheranno le nuove modalità per le anticipazioni individuate con il decreto ministeriale di cui al comma in esame.

Infine, il comma 1 dispone l’abrogazione dell’art. 1 della L. 589/1979, concernente il sostegno alle attività musicali, che in parte recava disposizioni relative all’anno 1979, in altra parte recava disposizioni relative al fondo speciale per la diffusione della cultura musicale, di cui all’art. 40 della L. 800/1967, a sua volta abrogato dall’art. 1, co. 1147, della L. 296/2006. Sembrerebbe trattarsi, dunque, di una norma di mero coordinamento.

 

Il comma 4 dispone l’abrogazione dell’art. 13, secondo comma, lett. e), della L. 163/1985 e dell’art. 2, quarto comma, della L. 182/1983, esplicitando che sono, pertanto, soppressi i fondi speciali per la concessione dei contributi in conto capitale e in conto interessi per l’adeguamento delle strutture e per il rinnovo degli arredi delle sale teatrali e musicali.

La relazione illustrativa dell’A.S. 1014 evidenziava che i due fondi sono ormai ritenuti residuali e in pratica quasi inutilizzati in quanto sostituiti, nel corso degli anni, dalle specifiche forme di sostegno previste dalla disciplina attuativa del FUS.

A seguito delle modifiche introdotte dal Senato, il comma 4 stabilisce, inoltre, che i beneficiari di contributi già deliberati entro la data di entrata in vigore del decreto-legge devono completare l’invio all’ente gestore della documentazione necessaria per la liquidazione entro il termine perentorio del 30 novembre 2013.

Prevede, inoltre, che ulteriori disposizioni e modalità tecniche relative alla soppressione dei fondi speciali sono definite con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, da emanare entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

 

L’art. 13, secondo comma, lett. e), della L. 163/1985 disponeva che il 10% della quota del FUS assegnata alle attività musicali e il 10% della quota del FUS assegnata alle attività teatrali di prosa fossero utilizzati per la istituzione presso la sezione autonoma per il credito teatrale della Banca nazionale del lavoro di un fondo con un conferimento annuale di pari importo, da utilizzare in parti uguali tra i due settori, destinato alla concessione di contributi in conto capitale a favore di esercenti o proprietari pubblici o privati di sale musicali e teatrali per l'adeguamento delle strutture e per il rinnovo degli arredi.

 

L’art. 2, quarto comma, della L. 182/1983 disponeva, invece, che alla stessa sezione autonoma era conferita, sul fondo di cui all'art. 2, primo comma, lett. b), della L. 800/1967 (per l’erogazione di sovvenzioni a favore di manifestazioni liriche, concertistiche, corali e di balletto da svolgere in Italia ed all'estero e di altre iniziative intese all'incremento ed alla diffusione delle attività musicali), la somma di lire 150 milioni per ciascuno degli esercizi finanziari 1983 e 1984, da utilizzare per la riduzione degli interessi relativi ai finanziamenti concessi dalla stessa sezione a favore delle associazioni concertistiche operanti nel Mezzogiorno, nonché degli istituti di cui all’art. 1, quinto comma, della L. 589/1979 (istituti tesi a raccogliere documentazioni, fornire informazioni, effettuare ricerche sulle attività musicali, nonché centri di iniziativa musicale con funzioni a carattere nazionale, promossi da enti ed associazioni, volti a realizzare forme di coordinamento organico e continuativo della produzione musicale e della sua distribuzione ed iniziative di carattere propedeutico e formativo, senza scopo di lucro).

Successivamente, l’art. 13, secondo comma, lett. d), della medesima L. 163/1985 ha disposto – a regime – l’aumento dello stanziamento istituito dall’art. 2, quarto comma, della L. 182/1983, per un importo pari al 3% della quota del FUS assegnata alle attività musicali e al 3% della quota del FUS assegnata alle attività teatrali di prosa, con estensione delle agevolazioni a tutte le attività musicali e teatrali ammesse alle operazioni della sezione autonoma del credito teatrale presso la BNL.

 

Il comma 5 dispone che le risorse giacenti sui fondi soppressi dal comma 4 sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, al netto del compenso dovuto, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, al soggetto che li gestisce, ossia alla Banca nazionale del lavoro.

Trasparenza (commi 2 e 3)

I commi 2 e 3 dispongono in materia di pubblicazione di informazioni da parte degli enti ed organismi dello spettacolo che ricevono finanziamenti a valere sul FUS o “ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni”[30].

In particolare, si prevede che, entro il 31 gennaio di ogni anno, con gli aggiornamenti eventualmente necessari dopo tale data, gli enti in questione pubblicano le informazioni relative ai titolari di incarichi amministrativi ed artistici di vertice, di incarichi dirigenziali, nonché di incarichi di collaborazione o consulenza, riguardanti:

§      gli “estremi” dell’atto di conferimento dell’incarico;

§      il curriculum vitae;

§      i compensi, comunque denominati, da corrispondere, inclusi quelli relativi al rapporto di lavoro.

Con riferimento alla normativa generale in materia, si rimanda alla scheda relativa all’art. 1.

Si prevede, altresì, che, fino a che non sia comunicata la pubblicazione o l’aggiornamento di tali informazioni, ai soggetti in questione non possono essere erogate somme ad alcun titolo.

 

Non è indicato se la pubblicazione in questione debba essere effettuata sul sito internet dell’ente. Occorre, inoltre, esplicitare a chi debba essere data comunicazione della pubblicazione medesima.

Esenzioni dall’imposta di bollo (commi 6 e 7)

Il comma 6 esenta dall'imposta di bollo le istanze presentate dal 10 agosto 2013 (giorno di entrata in vigore del decreto in esame) presso le competenti direzioni generali del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ai sensi dei seguenti provvedimenti:

a) legge 30 aprile 1985, n. 163 che disciplina, tra l’altro, il FUS;

b) decreti del Ministro dell'interno 22 febbraio 1996, n. 261, e del Ministro per i beni e le attività culturali 12 luglio 2005, in materia di vigilanza antincendio nei luoghi di spettacolo e intrattenimento;

c) decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 28, recante la riforma delle attività cinematografiche;

d) legge 21 aprile 1962, n. 161, recante la revisione dei film;

e) commi da 325 a 337 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, in materia di agevolazioni fiscali per le attività cinematografiche (rese permanenti dall’art. 8 del provvedimento in esame).

 

Il comma 7 quantifica l’onere derivante dalle predette esenzioni in 216.000 euro a decorrere dall'anno 2014 e dispone, nel testo come modificato dal Senato, che ad esso si provvede mediante corrispondente riduzione della parte corrente dell'autorizzazione di spesa di 80 milioni di euro per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali, disposta, a decorrere dal 2011, dall’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. 34/2011 (L. 75/2011).

Al riguardo si ricorda che l’autorizzazione di spesa in questione è già stata ridotta da varie disposizioni intervenute nel prosieguo[31] e che ulteriori riduzioni della medesima autorizzazione sono previste dall’art. 6 del provvedimento in esame[32].

 

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 chiariva che l’esenzione dall'imposta di bollo delle suddette istanze ha una rilevante valenza di semplificazione amministrativa; essa si rende necessarie per rendere completo e coerente il processo di informatizzazione di tutte le procedure amministrative connesse alle istanze di sostegno presso le Direzioni generali per il cinema e per lo spettacolo dal vivo (circa 11.000 l'anno), ormai per intero effettuabili su piattaforme on-line. L’esenzione dall’imposta di bollo consente dunque l’eliminazione del cartaceo.


 

Articolo 10
(Prosecuzione del funzionamento di enti vigilati o sovvenzionati dal MIBACT)

 

L’art. 10, che non ha subito modifiche durante l’esame al Senato, dispone l’esonero degli enti che operano nel settore culturale da alcune limitazioni di spesa dettate dal D.L. 78/2010 (L. 122/2010) e, per gli stessi enti, attenua, dal 2014, la misura dei tagli di spesa per consumi intermedi previsti dal D.L. 95/2012 (L. 135/2012).

 

La relazione illustrativa dell’A.S. 1014 specificava che la platea dei soggetti destinatari delle disposizioni recate dall’art. 10 è costituita dalle 14 fondazioni lirico-sinfoniche (si veda scheda art. 11), da 17 teatri stabili pubblici e da 11 enti vigilati dal Mibact, inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuati dall’ISTAT.

Per quanto riguarda questi ultimi, la stessa relazione ne indica, in realtà, 10: Accademia della Crusca, Biblioteca europea di informazione e cultura, Centro sperimentale di cinematografia, Fondazione Festival dei due mondi, Fondazione La Biennale di Venezia, Fondazione La Quadriennale di Roma, Museo storico della liberazione, Scuola archeologica italiana di Atene, Fondazione Centro Internazionale di studi di architettura Andrea Palladio e Fondazione Gioacchino Rossini.

 

In particolare, si prevede che ai soggetti che operano nel settore dei beni e delle attività culturali, anche con personalità giuridica di diritto privato, vigilati o comunque finanziati dal Mibact, inclusi i teatri stabili di iniziativa pubblica e i relativi circuiti e associazioni, non si applicano le disposizioni di limitazione della spesa per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità, rappresentanza, e della spesa per missioni, recate dall’art. 6, co. 8 e 12, del D.L. 78/2010 (L. 122/2010).

 

Si ricorda che le disposizioni recate dai commi 8 e 12 dell’art. 6 del D.L. 78/2010 si applicano, a decorrere dal 2011, alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’ISTAT.

In base al comma 8, le spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza non possono essere sostenute per un ammontare superiore al 20% della spesa sostenuta nel 2009 per le medesime finalità. Inoltre, il comma 8 dispone che, dal 1° luglio 2010, l'organizzazione di convegni, di giornate e feste celebrative, nonché di cerimonie di inaugurazione e di altri eventi similari è subordinata alla preventiva autorizzazione del Ministro competente. L'autorizzazione è rilasciata solo nei casi in cui non sia possibile limitarsi alla pubblicazione, sul sito internet istituzionale, di messaggi e discorsi ovvero non sia possibile l'utilizzo, per le medesime finalità, di video/audio conferenze da remoto; in ogni caso, gli eventi autorizzati si devono svolgere al di fuori dall'orario di ufficio e il personale che vi partecipa non ha diritto a percepire compensi per lavoro straordinario, ovvero indennità. Le disposizioni del comma 8 già non si applicavano, fra gli altri, ai convegni organizzati dalle università e dagli enti di ricerca e alle feste nazionali previste da disposizioni di legge. Inoltre, per il 2012, le stesse disposizioni non si sono applicate alle mostre autorizzate, nel limite di spesa complessivo di 40 milioni di euro, nel rispetto dei limiti derivanti, fra l’altro, dal patto di stabilità interno, dal Mibac, di concerto, ai fini finanziari, con il MEF.

In base al comma 12, le spese per missioni, con esclusione di quelle esplicitamente indicate, non possono superare il 50% della spesa sostenuta nel 2009. Tale previsione già non si applicava, fra l’altro, alla spesa effettuata dalle università e dagli enti di ricerca con risorse derivanti da finanziamenti dell'Unione europea, ovvero di soggetti privati, nonché, in base alla modifica apportata dall’art. 58, co. 3-bis, del D.L. 69/2013 (L. 98/2013) con risorse derivanti da finanziamenti di soggetti pubblici, espressamente destinati ad attività di ricerca.

 

Inoltre, per gli stessi soggetti, a decorrere dal 2014, viene ridotta la misura di contenimento della spesa per consumi intermedi, diminuendo la percentuale di riduzione, attualmente fissata al 10 per cento, all'8 per cento delle spese sostenute nel 2010.

Si ricorda che l'articolo 8, comma 3, del D.L. 95/2012 (L. 135/2012) è volto ad assicurare il contenimento della spesa per consumi intermedi[33] degli enti e organismi pubblici, costituiti anche in forma societaria, in misura pari al 5% per il 2012 e al 10% dal 2013 della spesa sostenuta per consumi intermedi nel 2010[34]. A tale riduzione sono sottoposti, in particolare, gli enti pubblici inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, quale che ne sia la forma giuridica, nonché le autorità indipendenti, inclusa la Consob. Sono previste alcune esclusioni, tra cui gli enti territoriali (e loro enti e organismi vigilati) e gli enti del servizio sanitario nazionale, nonché le università e determinati enti di ricerca.

Ferme restando le misure di contenimento della spesa già previste dalla legislazione vigente, la riduzione della spesa per consumi intermedi nelle misure indicate avviene prioritariamente attraverso un ridimensionamento dei trasferimenti statali. Tuttavia, qualora ciò non fosse possibile per effetto delle operazioni di gestione avvenute nel corso del 2012 o poiché gli enti e gli organismi anche costituiti in forma societaria, dotati di autonomia finanziaria, non ricevono trasferimenti dal bilancio dello Stato, i soggetti interessati sono chiamati ad adottare interventi di razionalizzazione della spesa per consumi intermedi tali da assicurare risparmi corrispondenti alle percentuali sopra indicate, che dovranno essere versati annualmente in apposito capitolo dell'entrata del bilancio dello Stato entro il 30 giugno di ciascun anno.

 

Detta riduzione comporta un maggior onere complessivo quantificabile in circa 4 milioni di euro annui, alla cui copertura si provvede ai sensi dell’articolo 15 (alla cui scheda si rinvia).

Secondo quanto riportato nella relazione tecnica, l'effetto complessivo di risparmio derivante, con riferimento al MIBAC, dalle disposizioni di cui al citato D.L. 95 è ammontato nel 2013 a circa 20 milioni di euro, di cui:

§       circa 12,5 milioni, per effettive riduzioni dei trasferimenti agli enti vigilati dal Ministero, effettuati in sede di determinazione del bilancio di previsione dall'anno 2013;

§       circa 7,5 milioni, per versamenti all'entrata del bilancio dello Stato effettuati dai teatri stabili e da altri enti vigilati dal Ministero.

 

Non appare chiara la ragione del riferimento esplicito ai teatri stabili ad iniziativa pubblica, dal momento che gli stessi si collocano direttamente nella generale categoria degli organismi sovvenzionati dal Mibact alla quale si fa riferimento nell’incipit del comma 1.

 

Al riguardo si ricorda, infatti, che l’attività teatrale stabile è disciplinata dagli artt. 8 e seguenti del DM 12 novembre 2007, con il quale, come esposto nella scheda relativa all’art. 9 del D.L. in esame, sono stati definiti i criteri per l’erogazione di contributi in favore del teatro. In particolare, l’art. 9 individua i requisiti ai quali è subordinato il riconoscimento di teatro stabile ad iniziativa pubblica.

L’elenco dei teatri stabili ad iniziativa pubblica per il 2013 è stato definito con il DM 14 maggio 2013.

 


 

Articolo 11
(Interventi per le fondazioni lirico-sinfoniche e per gli enti che operano nel settore dei beni e delle attività culturali)

 

L’articolo 11, modificato durante l’esame al Senato, reca disposizioni volte al risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche che versano in situazioni di difficoltà economico-patrimoniale, nonché disposizioni per il sostegno finanziario agli enti che operano nel settore dei beni e delle attività culturali.

L’intervento per le fondazioni lirico-sinfoniche fa seguito a quello, da ultimo, disposto con l’art. 11, co. 17, del D.L. 76/2013 (L. 99/2013) che ha autorizzato il MIBACT, per l’anno 2013, ad erogare tutte le somme residue a valere sul Fondo unico dello spettacolo (FUS), a favore delle fondazioni, allo scopo di fronteggiare lo stato di crisi del settore e di salvaguardare i lavoratori delle medesime.

In particolare, l’art. 11 prevede la nomina di un commissario straordinario del Governo, cui le fondazioni lirico-sinfoniche sono tenute a presentare un piano di risanamento, nonché la possibilità di concedere finanziamenti a valere su un Fondo di rotazione, appositamente istituito con una dotazione di 75 milioni di euro per il 2014, e anticipazioni finanziarie, già per il 2013, in favore delle fondazioni che versano in una situazione di carenza di liquidità tale da pregiudicarne anche la gestione ordinaria.

Ulteriori disposizioni riguardano la governance delle fondazioni, il coordinamento dei programmi e delle attività delle stesse, il relativo personale, nonché i criteri per  l’attribuzione a ciascuna fondazione della quota del FUS.

 

Per alcuni di tali aspetti, si disciplina con decreto-legge quanto, in base all’art. 1 del D.L. 64/2010 (L. 100/2010) - anch’esso intervenuto per far fronte alla profonda crisi del settore, razionalizzare le spese degli enti e implementare la produttività, nonché i livelli di qualità delle produzioni offerte - avrebbe dovuto costituire oggetto di regolamenti di delegificazione, che dovevano intervenire entro il 31 dicembre 2012.

Al riguardo, la relazione illustrativa all’A.S. 1014 evidenziava che si è cercato di stabilire con urgenza forme più appropriate di controllo degli atti di gestione e di verifica della sostenibilità economico-finanziaria di determinate spese.

Inoltre – fatto riferimento all’originaria carenza di capitalizzazione, già presente con la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche del 1996 e ai crescenti costi di produzione (in primis, quelli del personale), e rilevato che il FUS non ha garantito un adeguato sostegno finanziario – sottolineava le profonde crisi strutturali, evidenti soprattutto nella amministrazione straordinaria cui sono sottoposte tre fondazioni, ed evidenziava che l’attuale crisi di indebitamento, in cui versa la maggior parte delle fondazioni, è commisurabile, alla data del 31 dicembre 2012, in 377,4 milioni di euro, con forte esposizione nei confronti degli istituti di credito per 162,9 milioni di euro e rilevanti interessi passivi.

 

Cenni sui principali interventi normativi riguardanti le fondazioni lirico-sinfoniche

 

Le fondazioni lirico-sinfoniche sono state disciplinate dalla L. 800/1967, che ha dichiarato il “rilevante interesse generale” dell’attività lirica e concertistica “in quanto intesa a favorire la formazione musicale, culturale e sociale della collettività nazionale” ed ha attribuito agli enti autonomi lirici e alle istituzioni concertistiche assimilate la personalità giuridica di diritto pubblico, sottoponendoli alla vigilanza dell’autorità di Governo competente (all’epoca, Ministero del turismo e dello spettacolo). In particolare, l’art. 6 della legge ha riconosciuto come enti autonomi 11 teatri lirici – il Teatro Comunale di Bologna, il Teatro Comunale di Firenze (ora, Fondazione Teatro del Maggio musicale fiorentino), il Teatro Comunale dell'Opera di Genova (ora, Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova), il Teatro alla Scala di Milano, il Teatro San Carlo di Napoli, il Teatro Massimo di Palermo, il Teatro dell'Opera di Roma, il Teatro Regio di Torino, il Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Trieste, il Teatro La Fenice di Venezia e l'Arena di Verona – ed ha individuato l’Accademia nazionale di S. Cecilia di Roma e l’Istituzione dei concerti e del teatro lirico Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari (ora Fondazione teatro lirico di Cagliari), quali istituzioni concertistiche assimilate. Agli enti sopra indicati si è aggiunta, a seguito della L. 310/2003, la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari. Attualmente, pertanto le fondazioni lirico-sinfoniche sono quattordici.

Con il d.lgs. 367/1996, gli enti di prioritario interesse nazionale operanti nel settore musicale sono stati trasformati in fondazioni di diritto privato, al fine di eliminare rigidità organizzative connesse alla natura pubblica dei soggetti e di rendere disponibili risorse private in aggiunta al finanziamento statale, costituito principalmente dal FUS.

Successivamente, con il già citato D.L. 64/2010 (L. 100/2010) (al riguardo, si veda il dossier del Servizio Studi n. 357 del 17 giugno 2010) sono stati disposti ulteriori interventi nel settore lirico-sinfonico, al fine di razionalizzare le spese e al contempo implementare la produttività e i livelli di qualità delle produzioni offerte, In particolare, è stata prevista l’adozione dei regolamenti di delegificazione di cui si è detto.

Tra i criteri indicati per l’adozione dei regolamenti di delegificazione vi erano quelli relativi all’individuazione di indirizzi in materia di composizione degli organi, gestione e controllo dell’attività, partecipazione di finanziatori pubblici e privati, alla previsione di forme adeguate di controllo e vigilanza sulla gestione economico finanziaria, alla previsione di specifici strumenti di raccordo dell’operato delle fondazioni, all’’incentivazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la rideterminazione dei criteri di ripartizione del contributo statale, alla destinazione di una quota crescente di finanziamento statale in base alla qualità della produzione, all’eventuale previsione di forme organizzative speciali, all’attribuzione all’amministratore generale, ovvero sovrintendente, della responsabilità della gestione.

Il D.L. 64/2010 ha, peraltro, determinato un intervento della Corte costituzionale che, con sentenza 153/2011, ha ribadito la qualificazione in senso pubblicistico degli enti lirici, ancorché da tempo privatizzati a seguito del d.lgs. 367/1996[35].

 

 

Con DPR n. 117 del 2011 (sul cui schema di regolamento - Atto n. 331 - si veda il dossier del Servizio Studi n. 295/0 del 28 febbraio 2011) è stato adottato un primo regolamento di delegificazione che ha stabilito criteri e modalità per il riconoscimento di forme organizzative speciali ad alcune fondazioni lirico-sinfoniche. Sulla base del DPR 117/2011 è stata riconosciuta la forma organizzativa speciale all’Accademia di S. Cecilia (D.M. 23 gennaio 2012) e al Teatro alla Scala (D.M. 16 aprile 2012). In seguito, peraltro, con sentenza del TAR del Lazio, sezione prima, n. 10262 del 7 dicembre 2012, è stato disposto l’annullamento del DPR 117/2011, confermato dal Consiglio di Stato, sezione quarta, con sentenza 3119 del 6 giugno 2013.

 

Il termine per l’emanazione degli ulteriori regolamenti di delegificazione – inizialmente fissato in 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. 64/2010 – è stato successivamente posticipato dall’art. 22, co. 5, del D.L. 201/2011 (L. 214/2011) al 31 dicembre 2012.

Nella seduta del 22 dicembre 2012 il Consiglio dei Ministri ha svolto l’esame preliminare di uno schema di regolamento che disciplinava l’ordinamento e l’organizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche, mai pervenuto alle Camere.

La procedura per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche e i contenuti del piano di risanamento (commi 1-2)

Il comma 1 prevede la presentazione di un piano di risanamento da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche che:

§      si trovano nelle condizioni di amministrazione straordinaria, di cui all’art. 21 del d.lgs. 367/1996[36];

§      sono state in regime di amministrazione straordinaria nel corso degli ultimi due esercizi[37], non avendo ancora terminato la ricapitalizzazione;

§      non possono far fronte ai debiti certi ed esigibili da parte di terzi.

 

Il piano di risanamento, che deve essere presentato al commissario straordinario (v. infra) entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, deve intervenire – a seguito delle modifiche introdotte dal Senato – su tutte le voci di bilancio strutturalmente non compatibili con la inderogabile necessità di assicurare gli equilibri strutturali del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale sia economico-finanziario, entro i tre successivi esercizi finanziari.

 

I contenuti inderogabili del piano di risanamento sono individuati nei seguenti:

§      rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione che preveda uno stralcio del valore nominale complessivo del debito esistente al 31 dicembre 2012, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora (lett. a)); nel corso dell’esame al Senato è stato precisato che la rinegoziazione e la ristrutturazione del debito devono essere precedute dalla verifica che gli istituti bancari non abbiano applicato nel corso degli anni interessi anatocistici (c.d. interessi sugli interessi) sugli affidamenti concessi alle fondazioni liriche;

§      indicazione della contribuzione a carico degli enti diversi dallo Stato partecipanti alla fondazione (lett. b));

§      riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al 50% di quella in essere al 31 dicembre 2012, nonché – a seguito delle modifiche introdotte dal Senato – razionalizzazione del personale artistico (lett. c)), previo accordo con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative;

§      divieto di ricorrere a nuovo indebitamento per il triennio 2014-2016, salvo il caso di finanziamento a valere sul Fondo di rotazione (v. infra, comma 6), ipotesi nella quale nel piano devono essere indicate misure di copertura adeguate ad assicurarne il rimborso (lett. d));

§      entità del finanziamento dello Stato – a valere sul Fondo di rotazione – utilizzata per contribuire all’ammortamento del debito, nella misura strettamente necessaria a rendere sostenibile il piano (lett. e));

§      individuazione di soluzioni compatibili con gli strumenti previsti dalle leggi di riferimento del settore[38] e idonee a riportare la fondazione, entro i tre esercizi finanziari successivi, nelle condizioni di attivo patrimoniale o almeno di equilibrio del conto economico (lett. f));

§      cessazione dell'efficacia dei contratti integrativi aziendali in vigore, applicazione esclusiva degli istituti giuridici e dei livelli minimi delle voci del trattamento economico fondamentale e accessorio previsti dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro e previsione che i contratti collettivi dovranno in ogni caso risultare compatibili con i vincoli finanziari stabiliti dal piano (lett. g)), previo accordo con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Al riguardo, la relazione illustrativa dell’A.S. 1014 evidenziava che causa principale del dissesto “è data dal costo delle cosiddette masse artistiche, tecniche amministrative, il cui costo nel 2012 assomma a ben 308.748.241 euro. [...] La lievitazione nel tempo del valore economico dei contratti integrativi aziendali, nel loro ammontare percentuale rispetto al valore economico del Contratto collettivo nazionale di lavoro, tocca infatti nel 2011 punte superiori anche al 35-38 per cento, con una spesa complessiva superiore a 75.000.000 euro”.

Si ricorda, altresì, che l’art. 3, co. 3-bis, del D.L. 64/2010 ha disposto che i contratti integrativi aziendali in essere alla data della sua entrata in vigore potevano essere rinnovati solo successivamente alla stipulazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro, al quale faceva riferimento l’art. 2.

§      nel corso dell’esame al Senato è stato attribuito al legale rappresentante delle fondazioni lirico-sinfoniche l'obbligo di verificare che nel corso degli anni non siano stati corrisposti interessi anatocistici agli istituti bancari che hanno concesso affidamenti (lett. g-bis)).

 

In base al comma 2, il piano di risanamento è approvato, su proposta motivata del commissario straordinario, sentito il collegio dei revisori dei conti, con decreto MIBACT-MEF, entro 30 giorni dalla sua presentazione.

Il piano è corredato di tutti gli atti necessari a dimostrare attendibilità, fattibilità e appropriatezza delle scelte effettuate, nonché dell'accordo raggiunto con le associazioni sindacali (in ordine alle previsioni cui si è già accennato).

Il commissario straordinario del Governo (commi 3-5)

In base al comma 3, nel testo come modificato dal Senato, con decreto MIBACT-MEF, da adottare entro 20 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, è nominato un commissario straordinario del Governo dotato di una comprovata esperienza di risanamento nel settore artistico-culturale.

Il medesimo decreto stabilisce, altresì, durata dell’incarico e – a valere sulle risorse di bilancio delle fondazioni interessate dalla procedura di risanamento – compenso del commissario straordinario, nei limiti fissati dall’art. 15, co. 3, del D.L. 98/2011 (L. 111/2011) (che prevede una parte fissa e una parte variabile, ciascuna per un massimo di 50 mila euro annui) (comma 5).

Le risorse umane e strumentali necessarie per lo svolgimento dei compiti dell’organo commissariale sono assicurate dal MIBACT, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica (comma 4).

Il commissario straordinario del Governo svolge le seguenti funzioni:

§      riceve i piani di risanamento, con allegate le informazioni sugli incarichi di cui all’art. 9, co. 2, presentati dalle fondazioni e ne valuta, d'intesa con le medesime, eventuali modifiche e integrazioni, anche definendo criteri e modalità per la rinegoziazione e la ristrutturazione del debito. Nel corso dell’esame presso il Senato, la disposizione è stata integrata prevedendo che eventuali modifiche incidenti sulle questioni relative al personale, di cui al comma 1, lett. c) e g), sono rinegoziate dalla fondazione con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative (lett. a)).

Non è chiaro il riferimento al co. 3 dell’art. 9, che disciplina la tempistica di pubblicazione degli elementi informativi di cui al co. 2;

§      propone i piani di risanamento all'approvazione del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Ministro dell'economia e delle finanze, previa verifica della loro adeguatezza e sostenibilità (lett. a));

§      sovrintende all'attuazione dei piani ed effettua un monitoraggio semestrale dello stato di attuazione degli stessi, redigendo un’apposita relazione da trasmettere al MIBACT, al MEF e alla competente sezione della Corte dei conti (lett. b));

§      tenuto conto dello stato di avanzamento degli stessi, può richiedere l'aggiornamento dei piani con le integrazioni e le modifiche necessarie al fine del conseguimento degli obiettivi prefissati (lett. c)); le eventuali integrazioni e modifiche sono approvate, su proposta motivata del commissario, con decreto MIBACT-MEF (comma 2, ultimo periodo). Rispetto alla procedura di approvazione iniziale del piano, dunque, non è previsto, in questo caso, il parere del collegio dei revisori dei conti; inoltre, non è prevista l’intesa con le parti negoziali nel caso in cui l’aggiornamento riguardi questioni relative al personale;

§      assicura il rispetto del cronoprogramma delle azioni di risanamento previsto dai piani approvati (lett. d)).

Al riguardo, si evidenzia che, in base a quanto dispone il comma 1, il cronoprogramma delle azioni di risanamento non è incluso tra i contenuti inderogabili del piano di risanamento;

§      sentiti i Ministeri interessati (si intenderebbe, MIBACT e MEF), e previa diffida a provvedere entro un termine non superiore a 15 giorni, può adottare atti e provvedimenti anche in via sostitutiva, al fine di assicurare la coerenza delle azioni di risanamento con i piani approvati (lett. e)).

 

Il Fondo di rotazione (commi 6-8)

Il comma 6 prevede l’istituzione nello stato di previsione del MEF di un Fondo di rotazione, con una dotazione di 75 milioni di euro per il 2014, per la concessione di finanziamenti a favore dei soggetti di cui al comma 1, della durata massima di 30 anni.

 

Agli oneri derivanti dall’istituzione del Fondo si provvede, ai sensi del comma 8, mediante corrispondente riduzione della dotazione della "Sezione Enti locali”  del Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili di cui all’articolo 1, comma, 10 del D.L. 35/2013 (L. 64/2013).

 

Si ricorda che tale Fondo, per la cui costituzione il D.L. 35/2013 ha autorizzato l’emissione di debito aggiuntiva, è stato istituito nello stato di previsione del MEF per concedere anticipazioni di liquidità a favore degli enti locali per far fronte al pagamento dei debiti certi, liquidi ed esigibili maturati dagli enti territoriali.

Il Fondo è distinto in tre sezioni (a cui corrispondono tre articoli del relativo capitolo di bilancio), “Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti locali”, gestita da Cassa depositi e prestiti fuori bilancio, “Sezione per assicurare la liquidità alle regioni e alle province autonome per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili diversi da quelli finanziari e sanitari”, “Sezione per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili degli enti del Servizio Sanitario Nazionale”. Tali ultime due sezioni sono gestite direttamente dal MEF.

Il Fondo opera a restituzione, nel senso che le anticipazioni di liquidità sono erogate agli enti territoriali i quali sono tenuti a restituirle secondo un piano di ammortamento, che, per ciò che specificamente concerne gli enti locali, è di durata massima di 30 anni e prevede rate costanti annuali, comprensive di quota capitale e quota interessi (cfr. infra comma 7).

La dotazione originaria del Fondo, pari complessivamente a 9,328 miliardi di euro per il 2013 e 14,528 miliardi per il 2014 è stata rimodulata dal comma 1 dell’articolo 13 del D.L. 102/2013, attualmente all’esame delle Camere per la sua conversione, in complessivi 16,5 miliardi di euro per il 2013 e 7,3 miliardi per il 2014.

In particolare, l’importo per l’anno 2014 è ripartito in 189 milioni di euro destinati alla “Sezione enti locali”, 625,6 milioni destinati alla “Sezione Regioni e province” e 6.494,8 milioni destinati alla “Sezione debiti sanitari”.

Si ricorda, inoltre, che il comma 8 dell’articolo 13 del D.L. n. 102/2013 aggiunge 7,2 miliardi per il 2014 nella dotazione complessiva del Fondo, finalizzando tali risorse “ad ulteriori pagamenti” da parte degli enti territoriali di debiti certi liquidi ed esigibili maturati alla data del 31 dicembre 2012, demandando però ad un successivo decreto del MEF, da adottarsi, d'intesa con la Conferenza Unificata, entro il 28 febbraio 2014, la definizione della distribuzione dell'incremento tra le tre Sezioni del Fondo.

 

Il finanziamento erogabile a ciascuna fondazione  è definito con il medesimo decreto interministeriale di approvazione del piano di risanamento, di cui al comma 2.

Ai sensi del comma 7, l’erogazione delle somme alla fondazione è subordinata alla sottoscrizione di un contratto conforme al contratto tipo, appositamente predisposto dal commissario straordinario e approvato dal MEF, nel quale sono, tra l'altro, indicati:

§      tasso di interesse sui finanziamenti;

§      misure di copertura annuale del rimborso del finanziamento;

§      modalità di erogazione e di restituzione delle predette somme;

§      modalità di recupero e applicazione di interessi moratori, qualora l'ente non adempia nei termini stabiliti al versamento delle rate di ammortamento.

Alla copertura degli oneri che ne conseguono, pari a 3 milioni di euro a decorrere dal 2015, si provvede – ai sensi dell’art. 15 – con le maggiori entrate recate dal provvedimento.

La relazione tecnica chiarisce che si tratta di una stima prudenziale operata al fine di tener conto del possibile minor flusso di interessi attivi che deriverebbero dai finanziamenti a favore delle fondazioni lirico sinfoniche.

Il comma 7 non fissa, infatti, il tasso di interesse dei finanziamenti, che potrebbe risultare – afferma la relazione tecnica - inferiore a quello che sarebbe stato realizzato qualora le somme – dal comma 6 destinate al finanziamento alle fondazioni lirico sinfoniche - fossero state utilizzate per le anticipazioni concesse agli enti locali ai sensi della normativa sul Fondo liquidità di cui all’articolo 1, comma 10, del D.L. 35/2013.

La relazione tecnica comunque afferma che l’importo di 3 milioni di euro a decorrere dal 2015 corrisponde ad un tasso medio del 4 per cento sull’intero ammontare dei prestiti concedibili, pari a 75 milioni di euro.

Si ricorda, in proposito, che l’art. 1, co. 13, del D.L. 35/2013 (L. 64/2013) stabilisce che il tasso di interesse da applicare alle anticipazioni di liquidità a favore degli enti locali effettuate a valere sul Fondo anticipazioni liquidità di cui all’articolo 1, comma 10, è pari, per le erogazioni dell'anno 2013, al rendimento di mercato dei Buoni Poliennali del Tesoro a 5 anni rilevato dal Ministero dell'economia - Dipartimento del tesoro all’8 aprile 2013 (3,302 percento). Per l'erogazione dell'anno 2014, il tasso di interesse da applicare alle suddette anticipazioni sarà determinato sulla base del rendimento di mercato dei Buoni Poliennali del Tesoro a 5 anni in corso di emissione con comunicato del Direttore generale del tesoro da emanare e pubblicare sul sito internet del MEF entro il 15 gennaio 2014.

Anticipazioni finanziarie (commi 9 e 10)

Il comma 9 prevede, per le fondazioni che versano in una situazione di carenza di liquidità tale da pregiudicare la gestione ordinaria, una speciale procedura da attivare, nelle more del perfezionamento del piano di risanamento, entro 30 giorni dalla nomina del Commissario straordinario.

 

In particolare, prevede che alle fondazioni in questione possono essere concesse dal MIBACT, su indicazione del Commissario straordinario, anticipazioni finanziarie, per un importo complessivo fino a 25 milioni di euro per il 2013, utilizzando le disponibilità giacenti, alla data di entrata in vigore del decreto-legge, sulle contabilità speciali intestate ai capi degli Istituti del Ministero, nonché le somme giacenti presso i conti di tesoreria unica degli Istituti dotati di autonomia speciale (al riguardo si veda, più approfonditamente, infra, paragrafo relativo ai commi 11 e 12).

Per accedere alle anticipazioni finanziarie, la fondazione deve:

§      comunicare al MIBACT e al MEF, nel termine sopra indicato di 30 giorni dalla nomina del Commissario straordinario, l'avvio della negoziazione per la ristrutturazione del debito esistente al 31 dicembre 2012, (che, come già previsto nel comma 1, prevede uno stralcio del valore nominale complessivo del debito stesso, comprensivo degli interessi maturati e degli eventuali interessi di mora, nella misura sufficiente ad assicurare la sostenibilità finanziaria del piano di risanamento, gli equilibri strutturali del bilancio della fondazione, sia sotto il profilo patrimoniale che economico-finanziario), nonché l'avvio delle procedure per la riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo, nei termini di cui allo stesso comma 1 (lett. a);

§      concludere, entro il termine previsto per la presentazione del piano di risanamento, ossia entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, l'accordo di ristrutturazione di cui alla lettera a), da inserire nel piano medesimo (lett. b).

Si segnala che la condizione di cui alla lett. b), letteralmente prevista per l’accesso alle anticipazioni finanziarie, prevede un termine che, di fatto, sembrerebbe successiva all’effettiva anticipazione, da concedere “nelle more del perfezionamento del piano di risanamento”.

 

Ai sensi del comma 10, il rimborso delle anticipazioni finanziarie avviene “secondo quanto previsto dai commi 6 e 7”.

L’intendimento sembrerebbe quello di prevedere – analogamente al disposto di cui al comma 7 – l’erogazione delle anticipazioni subordinatamente alla sottoscrizione di contratti conformi al contratto tipo.

Se l’interpretazione è corretta, sembrerebbe opportuno esplicitare il concetto.

Personale in eccedenza delle fondazioni lirico-sinfoniche (comma 13)

Il comma 13 reca disposizioni per il personale delle fondazioni eventualmente (come precisato dal Senato) risultante in esubero a seguito della rideterminazione delle dotazioni organiche disposta ai sensi del comma 1[39].

In particolare, per tale personale la norma dispone, in primo luogo, l’applicazione, fermo restando per la durata del soprannumero il divieto di assunzioni di personale, dell’istituto della risoluzione del rapporto di lavoro nella P.A., di cui all’articolo 72, comma 11, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008).

 

L’art. 72, co. 11, del D.L. 112/2008 ha riconosciuto la facoltà per le pubbliche amministrazioni, per il triennio 2009-2011 (periodo successivamente prorogato per il triennio 2012-2014 dall’art. 1, co. 16, del D.L. 138/2011 nonché confermato dall’art. 22, co. 5, del D.L. 201/2011), di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro nel caso in cui il dipendente (compresi i dirigenti) abbia maturato un’anzianità contributiva pari a 40 anni (con un preavviso di sei mesi e fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici). Viene specificato che tale facoltà rientra nei poteri di organizzazione della P.A. ai sensi dell’articolo 5 del D.Lgs. 165/2001.

La nuova disciplina non trova applicazione nei confronti dei magistrati, dei professori ordinari e dei dirigenti medici responsabili di struttura complessa.

Successivamente, l'articolo 16, comma 11, del D.L. 98/2011 ha previsto che, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro derivante dall’esercizio della facoltà richiamata, la pubblica amministrazione non debba fornire ulteriori motivazioni, qualora essa abbia preventivamente determinato in via generale appositi criteri applicativi con atto generale di organizzazione interna, sottoposto al visto dei competenti organi di controllo. Specifici criteri e modalità applicative  per i dipendenti dei comparti sicurezza, difesa ed esteri, sono rimessi ad appositi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Nel caso vi siano ulteriori eccedenze di personale, la norma demanda ad uno o più specifici D.P.C.M. la determinazione di un’apposita procedura selettiva di idoneità (previa informativa alle OO.SS.) e il successivo trasferimento del personale amministrativo e tecnico dipendente a tempo indeterminato delle Fondazioni, in essere alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame, nella società Ales S.p.A., nell'ambito delle vacanze di organico e nei limiti delle facoltà di assunzioni di tale società.

 

La società Arte Lavoro e Servizi (ALES spa) è stata costituita nel dicembre 1998, ai sensi dell'articolo 20 della L. 196/1997, al fine di consentire la stabilizzazione di personale impiegato in attività socialmente utili presso il MIBAC ed ha come oggetto sociale lo svolgimento di attività di servizi di conservazione del patrimonio culturale. Il Ministero partecipò alla costituzione, sottoscrivendone il capitale per il 30% delle azioni. Socio di maggioranza era Italia Lavoro spa, allora controllata da Itainvest spa.

L'art. 26, co. 1, della L. 69/2009 ha successivamente disposto il trasferimento a titolo gratuito della titolarità della partecipazione azionaria detenuta da Italia Lavoro spa in ALES spa (70%) al MIBAC, al fine di garantire la continuità occupazionale del personale impiegato nella stessa ALES spa, con riguardo – secondo quanto desumibile dalla rubrica dell’articolo – al personale impiegato in attività socialmente utili attraverso società partecipate da Italia Lavoro spa.

In base a tale previsione, il MIBAC – che precedentemente deteneva solo il 30% del capitale sociale – è divenuto azionista unico della ALES spa[40].

 

Come precisato nel corso dell’esame al Senato, quanto previsto dal comma in esame non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Liquidazione coatta amministrativa delle fondazioni (comma 14)

Il comma 14 prevede che le fondazioni che si trovano nelle condizioni descritte al comma 1, per le quali non è stato presentato o non è stato approvato entro i termini previsti un piano di risanamento, ovvero che non raggiungono entro l’esercizio 2016 le condizioni di equilibrio strutturale del bilancio, sia sotto il profilo patrimoniale sia sotto il profilo economico-finanziario, del conto economico sono poste in liquidazione coatta amministrativa.

Il medesimo effetto è determinato, ai sensi del già citato comma 10, dal mancato verificarsi delle condizioni previste per l’accesso alle anticipazioni finanziarie (co. 9, lett. a) e b)).

Governance delle fondazioni lirico-sinfoniche (commi 15-17)

Al fine di assicurare il rilancio del sistema nazionale musicale di eccellenza, i commi 15 e 16 dispongono che (tutte) le fondazioni lirico-sinfoniche devono adeguare i propri statuti, attenendosi alle disposizioni di seguito indicate, entro il 30 giugno 2014 (termine così posticipato, rispetto a quello del 31 dicembre 2013 previsto dal D.L., a seguito delle modifiche introdotte dal Senato). Il mancato adeguamento nei termini indicati determina l'applicazione dell’art. 21 del d.lgs. 367/1996.

Le nuove disposizioni statutarie si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2015. A seguito delle modifiche introdotte dal Senato, si prevede, tuttavia, che, in caso di rinnovo degli organi in scadenza, l’entrata in vigore dei nuovi statuti può essere anticipata.

In particolare, i nuovi statuti devono prevedere:

a)   una struttura organizzativa articolata nei seguenti organi, tutti – si intenderebbe, ad eccezione del presidente – della durata di cinque anni (a fronte dei 4 attualmente previsti per alcuni organi. Ulteriori differenze riguardano la rinnovabilità dei mandati):

§      il presidente, nella persona del sindaco del comune nel quale ha sede la fondazione – ovvero di persona da lui nominata – con funzioni di rappresentanza giuridica dell'ente.

     Questa prescrizione non si applica alla Fondazione dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia, che – come già attualmente – è presieduta dal presidente dell'Accademia stessa, il quale svolge anche funzioni di sovrintendente.

     La novità rispetto a quanto previsto dall’art. 11 del d.lgs. 367/1996 è dunque costituita esclusivamente dalla possibilità che il sindaco deleghi la presidenza ad altro soggetto;

§      il consiglio di indirizzo, composto dal presidente e dai membri designati da ciascuno dei fondatori pubblici e dai soci privati che, anche in associazione fra loro[41], versino almeno il 5 per cento del contributo erogato dallo Stato. A seguito delle modifiche introdotte dal Senato, si stabilisce, inoltre, che il numero dei componenti non può comunque essere superiore a 7 e che la maggioranza in ogni caso deve essere costituita da membri designati da fondatori pubblici. In base al comma 17, il consiglio di indirizzo deve assicurare il pareggio del bilancio. La violazione di tale obbligo comporta – oltre all'applicazione dell'art. 21 del d.lgs. 367/1996 – la responsabilità personale prevista, per i soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti in materia di contabilità pubblica, dall’art. 1 della L. 20/1994.

Ai sensi dell’art. 12 del d.lgs. 367/1996, il consiglio di amministrazione è composto da un numero di membri variabile da sette a nove, compreso il presidente, tra i quali i rappresentanti dell’autorità di governo competente in materia di spettacolo e i rappresentanti della regione in cui ha sede la fondazione (fa eccezione il c.d.a. dell’Accademia nazionale di S. Cecilia, composto da tredici membri, compresi il presidente e il sindaco di Roma, tra cui, oltre ai rappresentanti dell’autorità di governo e della regione, cinque eletti dal corpo accademico). I componenti del cda, ad eccezione del presidente, durano in carica quattro anni e possono essere riconfermati una sola volta.

Con riferimento alla partecipazione dei privati al cda, l’art. 10 del d.lgs. 367/1996 dispone che lo statuto può prevedere che possono nominare un rappresentante nello stesso consiglio i fondatori che, come singoli o cumulativamente, assicurino per almeno 2 anni consecutivi un apporto annuo non inferiore all’8 per cento del totale dei finanziamenti statali[42]. La permanenza nel c.d.a. dei rappresentanti nominati dai fondatori privati è subordinata all’erogazione da parte di costoro dell’apporto annuo per la gestione dell’ente. L’apporto complessivo dei fondatori privati al patrimonio della fondazione non può comunque superare la misura la misura del 40 per cento del patrimonio stesso;

§      il sovrintendente, quale unico organo di gestione, nominato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, su proposta del consiglio di indirizzo; il sovrintendente può essere coadiuvato da un direttore artistico e da un direttore amministrativo.

L’art. 13 del d.lgs. 367/1996 dispone che il sovrintendente nomina, sentito il c.d.a., il direttore artistico e può nominare collaboratori, tra cui il direttore musicale, ferme restando le competenze del direttore artistico, della cui attività risponde direttamente. Egli cessa dalla carica unitamente al consiglio di amministrazione che lo ha nominato e può essere riconfermato;

§      il collegio dei revisori dei conti, composto da 3 membri, uno, con funzioni di presidente, designato dal Presidente della Corte dei conti fra i magistrati della Corte, e uno in rappresentanza, rispettivamente, di MEF e MIBACT. L’incarico dei membri del collegio è (l’unico) rinnovabile per non più di due mandati[43].

In base all’art. 14 del d.lgs. 367/1996, il collegio dei revisori, nominato con D.I., si compone di 3 membri effettivi e di un supplente, di cui un membro effettivo ed uno supplente designati in rappresentanza del Ministero del tesoro, un membro effettivo designato dall'autorità di governo competente in materia di spettacolo, e l'altro scelto tra gli iscritti nel registro dei revisori contabili istituito presso il Ministero di grazia e giustizia. I revisori restano in carica per quattro anni (non è previsto, dunque, il rinnovo del mandato).

Il compenso degli organi è stabilito in conformità a criteri stabiliti con decreto MIBACT-MEF, per la cui emanazione non è previsto un termine;

b)   la partecipazione dei soci privati in proporzione agli apporti finanziari alla gestione o al patrimonio della fondazione, non inferiori al 3 per cento (sul punto si veda, ante, la disciplina previgente);

c)   l’articolazione del patrimonio in un fondo di dotazione, indisponibile e vincolato al perseguimento delle finalità statutarie, e in un fondo di gestione, destinato alle spese correnti di gestione dell'ente.

Al riguardo la relazione illustrativa dell’A.S. 1014 evidenziava che l’individuazione di due fondi è finalizzata a rendere più chiara e trasparente la gestione patrimoniale.

 

Dal punto di vista del coordinamento con la normativa vigente, occorre disporre l’abrogazione, in particolare, delle disposizioni del d.lgs. 367/1999 incompatibili con le nuove previsioni.

 

Il comma 17 dispone, inoltre, che la fondazione è soggetta al rispetto della disciplina in tema di appalti di lavori, servizi e forniture prevista dal d.lgs. n. 163/2006 e che le spese per eventuali rappresentazioni lirico-sinfoniche eseguite all'estero sono da imputare in bilancio con copertura finanziaria specificamente deliberata.

Conferenza delle fondazioni lirico-sinfoniche (comma 18)

Il comma 18 dispone che i sovrintendenti coordinano i programmi e le attività, sia all’interno di ciascuna fondazione, sia rispetto alle altre fondazioni, assicurando il conseguimento di economie di scala nella gestione delle risorse e una maggiore offerta di spettacoli.

A tal fine, essi possono essere riuniti in conferenza, convocata e presieduta del Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, anche per gruppi individuati per zone geografiche o specifici progetti comuni.

La conferenza deve garantire la maggiore diffusione territoriale degli spettacoli, la maggiore offerta al pubblico giovanile, l'innovazione, la promozione del settore attraverso i mezzi di comunicazione, il contenimento e la riduzione del costo dei fattori produttivi, anche mediante lo scambio di spettacoli o la realizzazione di coproduzioni, nonché lo scambio di singoli corpi artistici e di materiale scenico, la promozione dell'acquisto o la condivisione di beni e servizi comuni al settore.

Personale delle fondazioni lirico-sinfoniche. Disciplina a regime (comma 19)

Il comma 19 dispone l’obbligo per le fondazioni dell’espletamento di una procedura selettiva pubblica[44] per l’instaurazione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, rapporti ai quali si applica la normativa vigente sul pubblico impiego in materia di assenze per malattia e infortunio non sul lavoro.

 

Ai sensi dell’articolo 22 del D.lgs. 367/1996, i rapporti di lavoro dei dipendenti delle fondazioni sono disciplinati dalle disposizioni del codice civile (articolo 2103, a seguito di verifica di idoneità professionale) e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa e sono costituiti e regolati contrattualmente. Per il personale artistico e tecnico delle Fondazioni non trovano applicazione le disposizioni sul termine e sulla successione dei contratti a tempo determinato (attualmente recata dagli articoli 4 e 5 del D.lgs. 368/2001).

Successivamente, il già citato D.L. 64/2010 ha previsto un nuovo procedimento di contrattazione collettiva e nuove disposizioni in materia di personale dipendente.

Per quest’ultimo profilo, è stata dettata una nuova disciplina limitativa della possibilità di svolgere attività autonome all’esterno delle fondazioni; è stata prevista la possibilità di rinnovo dei contratti integrativi aziendali vigenti alla data di entrata in vigore del D.L. solo successivamente alla stipula del nuovo CCNL; è stato condizionato il riconoscimento di eventuali trattamenti economici aggiuntivi al raggiungimento del pareggio di bilancio, fatti salvi i diritti acquisiti. Oltre a ciò, salvo ipotesi specifiche, sono state vietate le assunzioni a tempo indeterminato fino al 31 dicembre 2011 (permettendole dal 2012 nel rispetto di determinati limiti) e sono stati posti limiti per le assunzioni a tempo determinato, in ordine alle quali, inoltre, è stato consentito il ricorso a tipologie contrattuali flessibili. Infine, sempre in materia di assunzioni sono state dettate specifiche discipline per le fondazioni con particolari requisiti.

Si ricorda, inoltre, che l’art. 3, co. 5, del D.L. 64/2010, dopo aver previsto, dal 1° maggio 2010 al 31 dicembre 2011, un blocco delle assunzioni a tempo indeterminato  per le fondazioni, ha stabilito, altresì, che a decorrere dall’anno 2012 tali assunzioni siano contenute nell’ambito di un contingente annuale complessivamente corrispondente ad una spesa non superiore a quella relativa al personale cessato nel corso dell’anno precedente. In ogni caso, il numero delle unità da assumere non può essere superiore a quello delle unità cessate nell’anno precedente, nell’ambito delle compatibilità di bilancio della fondazione.

 

In tema di assenze per malattia nel pubblico impiego si ricorda che l’articolo 71 del D.L. 112/2008 ha introdotto misure volte a regolare le assenze per malattia, soprattutto in riferimento al trattamento economico, alla certificazione della malattia e alle fasce orarie di reperibilità, con l'obiettivo di ridurre il tasso di assenteismo nel settore pubblico.

In particolare, in deroga ai contratti collettivi e alla normativa di settore, per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, si prevede che ai lavoratori venga corrisposto, nei primi 10 giorni di assenza, il solo trattamento economico fondamentale, escludendo ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché ogni altro trattamento accessorio. Resta comunque fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. Ulteriori disposizioni sono contenute nell’articolo 55-septies del D.Lgs. 165/2001, che in primo luogo, al fine di rendere più rigorosa la certificazione della malattia nelle ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a 10 giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, ha disposto l’obbligo di ricorrere ad una struttura sanitaria pubblica per il rilascio della certificazione medica, nonché ad un medico convenzionato con il S.S.N.. Oltre a ciò, si prevede la trasmissione della certificazione medica per via telematica direttamente dal medico o struttura sanitaria all’INPS e inoltrata dall’istituto alla amministrazione di appartenenza. Inoltre, è stato disposto anche l’espletamento dei controlli da parte delle amministrazioni anche per assenza di un solo giorno e l'individuazione delle fasce orarie di reperibilità del lavoratore ai fini delle visite mediche di controllo (in attuazione di tale norma il D.M. 18 dicembre 2009 fissa gli orari dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 15 alle 18, con obbligo di reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi). Lo stesso articolo 55-septies stabilisce altresì che le pubbliche amministrazioni dispongano il controllo sulle assenze per malattia dei dipendenti, valutando la condotta complessiva del dipendente e gli oneri connessi all’effettuazione della visita, tenendo conto dell’esigenza di contrastare e prevenire l’assenteismo. Se l'assenza ha luogo per l'espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici, l'assenza può essere giustificata mediante la presentazione di attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura, anche privati, che hanno svolto la visita o la prestazione.

Da ultimo, l’articolo 7 del D.L. 179/2012 ha in primo luogo esteso l'ambito di applicazione (ad eccezione del personale delle Forze Armate e dei Corpi armati dello Stato, nonché del Corpo nazionale dei vigili del fuoco) delle norme già vigenti sulle certificazioni di malattia per i dipendenti pubblici e sulla loro trasmissione per via telematica al personale non contrattualizzato della P.A. (a decorrere dal 18 dicembre 2012). Allo stesso tempo, è stato previsto l’obbligo, per il medico o la struttura sanitaria, di inviare telematicamente la medesima certificazione anche all’indirizzo di posta elettronica personale del lavoratore, nel caso in cui quest’ultimo ne faccia espressamente richiesta fornendo un valido indirizzo.

 

In particolare, il contratto aziendale di lavoro deve essere conforme al contratto nazionale di lavoro e sottoscritto da ciascuna fondazione con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. L'ipotesi di accordo, con la quantificazione dei costi contrattuali, deve essere inviata alla Corte dei conti che, entro 30 giorni dalla ricezione[45], valuta l'attendibilità della suddetta quantificazione e la sua compatibilità con gli strumenti di programmazione e bilancio. L’esito della certificazione è comunicato alla Fondazione, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e al Ministero dell’economia e delle finanze; in caso di certificazione negativa la firma dell’accordo è preclusa e la fondazione riapre le trattative per la sottoscrizione di una nuova ipotesi di accordo.

Si ricorda che l’articolo 2 del D.L. 64/2010 prevede un’apposita procedura per la sottoscrizione del C.C.N.L. delle Fondazioni lirico-sinfoniche, in attesa della riforma organica della contrattazione riguardante questo settore prevista dall’articolo 1 e fermo restando quanto previsto dall’articolo 22 del già citato D.Lgs. 367 del 1996.

In particolare si dispone che il C.C.N.L. sia sottoscritto tra una delegazione datoriale e le associazioni sindacali maggiormente rappresentative dei lavoratori dipendenti dalle fondazioni. La delegazione datoriale è individuata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali in sede di prima applicazione, e da una delegazione rappresentativa individuata dalle fondazioni lirico-sinfoniche, per la disciplina a regime. Essa si avvale della collaborazione dell’A.R.A.N. Le competenze relative alla contrattazione collettiva sono esercitate dal Ministro per i beni e le attività culturali. L’accordo è sottoposto al controllo della Corte dei conti, previo parere del Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Inoltre, si stabilisce che avverso le delibere delle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti le parti interessate possano ricorrere alle Sezioni Riunite della Corte stessa in speciale composizione ai sensi dell’art. 1, co. 169, della L. 228/2012.

Il citato comma 169 ammette ricorso alle Sezioni riunite della Corte dei conti, in speciale composizione, avverso gli atti di ricognizione delle amministrazioni pubbliche annualmente operata dall'ISTAT ai sensi dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196. La ricorribilità alla Corte dei Conti è disposta ai sensi dell'articolo 103, secondo comma, della Costituzione, secondo il quale la Corte dei conti ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

 

Nel corso dell’esame al Senato sono state apportate alcune modifiche al testo originario del comma in esame. In particolare, è stato disposto che le fondazioni procedono a rideterminare l’organico necessario all'attività da realizzarsi nel triennio successivo, con apposita delibera dell’organo di indirizzo, da adottare entro il 30 settembre 2014.

Infine, è stato soppresso l’ultimo periodo del comma in oggetto il quale, attraverso un’interpretazione autentica dell’articolo 3, comma 6, primo periodo, del D.L. 64/2010[46], disponeva che per le fondazioni, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, non trovasse applicazione la normativa sulla stabilizzazione del rapporto di lavoro come conseguenza della violazione delle norme in materia di stipulazione di contratti di lavoro a termine, di proroga o di rinnovo dei medesimi contratti.

Si ricorda che l’art. 3, co. 6, del D.lgs. 64/2010 è già stato oggetto di interpretazione autentica da parte dell’art. 40, co. 1-bis, del D.L. 69/2013, il quale ha stabilito che il primo periodo del comma 6 dell’articolo 3 del D.L. 69/2010 si interpreta nel senso che per le fondazioni, fin dalla loro trasformazione in soggetti di diritto privato, non trovino applicazione le disposizioni di legge che prevedono la stabilizzazione del rapporto di lavoro come conseguenza della violazione delle nome in materia di stipulazione di contratti di lavoro subordinato a termine, di proroga o di rinnovo dei medesimi contratti.

Criteri per l’attribuzione della quota FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche (commi 20-21)

I commi 20, 20-bis e 21 dettano nuovi criteri per l’attribuzione a ciascuna delle fondazioni lirico-sinfoniche della parte della quota del FUS spettante.

In particolare, il comma 20 – ribadito che la quota destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche è determinata annualmente con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la Consulta per lo spettacolo[47], ed è attribuita ad ogni fondazione con decreto del Direttore generale per lo spettacolo dal vivo, sentita la commissione consultiva per la musica – modifica i criteri di erogazione dei contributi disponendo che:

§      il 50% della quota è ripartita in considerazione dei costi di produzione derivanti dalle attività realizzate da ogni fondazione nell’anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione;

§      il 25% della quota è ripartita in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse;

§      il 25% della quota è ripartita in considerazione della qualità artistica dei programmi. Sul punto, durante l’esame al Senato, nel testo è stato introdotto uno specifico riferimento a quelli idonei a realizzare in un arco di tempo circoscritto spettacoli lirici, di balletto e concerti su un tema comune, nonché idonei ad attrarre turismo culturale.

 

Sempre durante l’esame al Senato, è stato, peraltro, introdotto il comma 20-bis, in base al quale per il triennio 2014-2016 il 5% della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche è riservata alle fondazioni che hanno raggiunto il pareggio di bilancio nei tre esercizi finanziari precedenti.

 

Da tale modifica discende la necessità di modificare le percentuali di cui al comma 20, la cui somma equivale già al 100% della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche.

 

Il comma 21 dispone che gli indicatori di rilevazione della produzione, i parametri per la rilevazione del miglioramento dei risultati della gestione e quelli per la rilevazione della qualità artistica dei programmi, nonché il procedimento per l’erogazione dei contributi sono predeterminati con decreto del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, sentita la commissione consultiva per la musica. In base alle modifiche apportate dal Senato, il decreto deve essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge.

Come già ricordato nella scheda relativa all’art. 9 del decreto-legge in esame – cui si rimanda per approfondimenti –, i criteri per l’assegnazione dei contributi alle fondazioni lirico-sinfoniche sono stati determinati, da ultimo, previa intesa con la Conferenza unificata, con DM 29 ottobre 2007.

 

Occorre, dunque, considerare la necessità di prevedere il coinvolgimento della Conferenza unificata ai fini della definizione di nuovi criteri di ripartizione della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche.

 

In particolare, in base al DM 29 ottobre 2007:

§       una sub-quota pari al 65% della quota del FUS destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche è assegnata in considerazione dei costi di produzione conseguenti dagli organici funzionali approvati, con esclusivo riferimento a quelli derivanti dal minimo tabellare previsto dal CCNL (art. 1, co. 1, lett. a);

§       una sub-quota del 25% è assegnata in considerazione dei costi di produzione derivanti dai programmi di attività offerta da ciascuna fondazione nell’anno cui afferisce la ripartizione, sulla base di indicatori di rilevazione della produzione meglio definiti all’art. 2 del medesimo decreto (art. 1, co. 1, lett. c);

§       una sub-quota del 10% è assegnata in considerazione della qualità artistica dei programmi (art. 1, co. 1, lett. d).

Ulteriori disposizioni a sostegno del settore dei beni e delle attività culturali (commi 11 e 12)

Il comma 11 dispone che, al fine di sostenere gli enti che operano nel settore dei beni e delle attività culturali, a valere sulle giacenze delle contabilità speciali intestate ai capi degli Istituti del MIBACT, nonché sulle somme giacenti presso i conti di tesoreria unica degli Istituti dotati di autonomia speciale[48], sono versati all'entrata del bilancio dello Stato 3,5 milioni di euro (ulteriori rispetto a quelli di cui al comma 9) “per gli anni 2013 e 2014”, da riassegnare successivamente ai pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero.

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 evidenzia che l’importo di 3,5 milioni di euro è riferibile a ciascuno degli anni 2013 e 2014.

Al riguardo, appare necessario un chiarimento.

 

In base al comma 12, resta comunque fermo l'obbligo di completamento dei versamenti all’entrata previsti dall'art. 4, co. 85, della L. 183/ 2011 (legge di stabilità 2012), di cui viene operata – senza utilizzare la tecnica della novella – una rimodulazione temporale pari a 2 milioni di euro per il 2013 e a 8,6 milioni di euro annui per il periodo 2014-2018.

L’art. 4, co. 85, della L. 183/2011, come modificato dall’art. 1, co. 78, della L. 228/2012 (legge di stabilità 2013), ha disposto che, le somme giacenti, alla data della sua entrata in vigore, nelle contabilità speciali intestate ai capi degli Istituti centrali e periferici del Ministero, compresi gli Istituti dotati di autonomia speciale, per la gestione dei fondi loro assegnati in applicazione dei piani di spesa per la realizzazione di interventi nel settore dei beni culturali (sull’argomento si veda, nel dossier del Servizio Studi n. 708/4 del 31 gennaio 2013, la scheda di lettura relativa all’art. 1, co. 78, della L. 228/2012), con priorità per quelle accreditate fino al 31 dicembre 2006, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato, rispettivamente per un importo pari a 60,4 milioni di euro entro il 30 giugno 2012 e a 10 milioni di euro entro il 30 giugno 2013, previa individuazione con uno o più decreti del Ministro per i beni e le attività culturali, su proposta del Segretario generale.

 

 

 


Capo III – Disposizioni urgenti per assicurare efficienti risorse al sistema dei beni, delle attività culturali

 


 

Articolo 12
(Agevolazioni per le donazioni di modico valore in favore della cultura e coinvolgimento dei privati nella gestione e valorizzazione dei beni culturali)

 

L’articolo 12 ha lo scopo di facilitare l’acquisizione di donazioni di modico valore per i beni e le attività culturali effettuate dai privati, nonché di individuare forme di coinvolgimento degli stessi privati nella gestione e valorizzazione dei beni culturali.

La relazione illustrativa all’A.S. 1014 sottolineava, in particolare, che occorre superare le criticità nella raccolta e nella finalizzazione delle c.d “erogazioni liberali”, strumento che ha avuto un utilizzo ancora modesto.

In particolare, evidenziava che, attualmente, le somme in questione devono essere versate in conto entrata dello Stato e, solo successivamente, sono riassegnate allo stato di previsione del MIBACT, il che determina il decorso di un notevole lasso di tempo fra il momento del versamento del contributo da parte del privato e quello della disponibilità delle somme da parte dell’istituto destinatario. Inoltre, la procedura determina aggravi amministrativi, poiché comporta il coinvolgimento di numerose articolazioni centrali e periferiche del MIBACT e della Ragioneria generale dello Stato.

 

Il comma 1, nel testo come modificato dal Senato, prevede che, con decreto del MIBACT, di concerto con il MEF – da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. –, sono definite le modalità di acquisizione delle donazioni fino all’importo di 10.000 euro (a fronte dei 5.000 previsti dal testo del D.L.) in base ai seguenti criteri:

a) massima semplificazione della procedura, ed esclusione di qualsiasi onere amministrativo a carico del privato;

b) garanzia che la donazione sia diretta allo scopo indicato dal donante;

c) pubblicità delle donazioni ricevute e del loro impiego, mediante una dettagliata rendicontazione, sottoposta agli organi di controllo;

d) previsione della possibilità di effettuare la donazione mediante versamento bancario o postale, ovvero secondo altre modalità tracciabili, idonee a consentire lo svolgimento di controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria.

 

In materia si ricorda che l’art. 40, co. 9, del D.L. 201/2011 (L. 214/2011) ha già previsto una riduzione degli adempimenti amministrativi per le imprese e per i cittadini che intendono effettuare erogazioni liberali a favore dei beni e delle attività culturali ai sensi dagli artt. 15, co. 1, lett. g) ed h), e 100, co. 2, lettere e) ed f) del DPR 917/1986 (Testo unico delle imposte sui redditi). In particolare, ha sostituito la documentazione e le certificazioni previamente richieste per il conseguimento delle agevolazioni fiscali con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, presentata dal richiedente al MIBAC e relativa alle spese effettivamente sostenute per le quali si ha diritto alle agevolazioni. Il medesimo Ministero esegue controlli a campione.

Inoltre, proprio l’art. 42, co. 9, dello stesso D.L. 201/2011 ha disposto la riassegnazione allo stato di previsione della spesa del Mibac di alcune somme derivanti da elargizioni da parte di soggetti pubblici e privati allo Stato per attività o interventi culturali, che era stata in parte eliminata in base all’art. 2, co. 615, della L. 244/2007.

Lo stesso comma ha previsto che le predette somme non possono essere utilizzate a scopo diverso da quello per il quale sono state elargite.

 

Ulteriori informazioni sulle erogazioni liberali per la cultura sono disponibili alla pagina http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset.html_1969781888.html

 

Il comma 2 dispone che, entro il 31 ottobre 2013, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo individua, sulla base della legislazione vigente e alla luce delle indicazioni fornite dalla “commissione di studio già costituita presso il Ministero”, forme di coinvolgimento dei privati nella valorizzazione e gestione dei beni culturali, con riferimento a beni individuati con decreto del medesimo Ministro, il cui intervento – si presume – dovrebbe avvenire entro la data indicata.

Si tratta di un obiettivo che era stato indicato dal Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo nel corso dell’audizione presso le Commissioni VII della Camera e 7a del Senato del 23 maggio 2013. In particolare, il Ministro aveva fatto presente che occorre individuare soluzioni che consentano di coniugare le esigenze della migliore fruizione pubblica degli istituti e dei luoghi della cultura con la sostenibilità economica delle gestioni e la valorizzazione della progettualità degli operatori economici.

Al riguardo si ricorda che la materia è attualmente disciplinata, in particolare, dall’art. 115 del d.lgs. 42/2004, che prevede la gestione indiretta delle attività di valorizzazione dei beni culturali, attuata tramite concessione a terzi delle attività di valorizzazione. La scelta fra gestione diretta e gestione indiretta è attuata mediante valutazione comparativa in termini di sostenibilità economico-finanziaria e di efficacia, sulla base di obiettivi previamente definiti.

 

In proposito appare utile segnalare che la Conferenza delle regioni il 22 novembre 2012 ha approvato un documento che reca le Linee guida per la valorizzazione della cultura in Italia attraverso la collaborazione pubblico/privato.

 

Sarebbe opportuno indicare la tipologia di atto che si prevede di adottare, nonché gli estremi dell’atto con il quale è stata costituita la commissione citata.


 

Articolo 13
(Organismi collegiali operanti presso il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e presso altri Ministeri)

 

L’articolo 13 è finalizzato a consentire l’operatività, presso il MIBACT, di organismi collegiali con competenze tecniche che in parte hanno cessato di operare in base alle disposizioni derivanti dalla c.d. “spending review”, in parte potrebbero cessare in futuro in base alle stesse disposizioni.

Reca, inoltre, disposizioni analoghe relative ai nuclei di valutazione degli investimenti pubblici e alla Commissione permanente tecnico artistica operante preso il MEF e competente per gli aspetti attinenti alle monete.

 

Il comma 1, interamente sostituito nel corso dell’esame al Senato, dispone l’esclusione degli organismi operanti nei settori della tutela e della valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e delle attività culturali, nonché dei nuclei di valutazione degli investimenti pubblici, dall’applicazione delle disposizioni previste dalla normativa vigente in materia di riduzione degli organismi collegiali.

L’intervento normativo è volto a evitare, dunque, in primis, la soppressione dei c.d. “organismi in regime di proroga” operanti presso il MIBACT, e a ripristinare l’attività consultiva dei Comitati tecnico-scientifici, operanti sempre presso il MIBAC, già cessati.

Rispetto al testo del D.L., che autorizzava il Ministero ad avvalersi, oltre che del Consiglio superiore per beni culturali e paesaggistici, di un numero di Comitati tecnico-scientifici e di organismi consultivi, scelti con proprio decreto, in numero non superiore a 7, la modifica è dunque tesa a far salva l’attività di tutti gli organismi collegiali operanti presso il Ministero, ma anche dei nuclei di valutazione degli investimenti pubblici.

Si ricorda che presso il MIBACT opera un solo nucleo di valutazione degli investimenti pubblici. Occorrerebbe, pertanto, chiarire il riferimento generale ai “nuclei di valutazione degli investimenti pubblici”, che sono costituiti presso le altre amministrazioni centrali e regionali[49].

Si dispone che agli stessi organismi non si applichino le disposizioni dell’art. 68, co. 2, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008) e dell’art. 12, co. 20, del D.L. 95/2012 (L. 135/2012) e che, ove essi siano cessati per effetto di tali disposizioni, siano ricostituiti. In occasione della ricostituzione, ovvero del primo rinnovo successivo alla data di entrata in vigore della legge di conversione, gli organismi collegiali assumono di nuovo la durata prevista dalle disposizioni che ne prevedono (o prevedevano) l’istituzione e ne regolano (o regolavano) il funzionamento.

Entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L., il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo ridetermina con proprio decreto il numero dei componenti degli organismi, assicurandone una riduzione pari, almeno, al 10%.

Al riguardo si segnala che, attualmente, il numero dei componenti degli organismi collegiali che fanno capo al MIBACT è determinato con DPR (in particolare, DPR 233/2007 e DPR 89/2007). Occorrerebbe, poi, chiarire il riferimento al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo con riferimento al numero dei componenti dei nuclei di valutazione degli investimenti pubblici.

 

Preliminarmente, si ricorda che gli organi collegiali che fanno capo al MIBACT sono costituiti:

§      quali organi consultivi centrali, dal Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici (che, tra l’altro esprime pareri obbligatori sui programmi nazionali per i beni culturali e paesaggistici e sui relativi piani di spesa: v. art. 13 DPR 233/2007) e da 7 Comitati tecnico-scientifici (ex art. 14 DPR 233/2007, si tratta dei Comitati: per i beni archeologici; per i beni architettonici e paesaggistici; per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico; per gli archivi; per le biblioteche e gli istituti culturali; per la qualità architettonica e urbana e per l’arte contemporanea; per l’economia e la cultura), i cui presidenti compongono, insieme con otto eminenti personalità del mondo della cultura, lo stesso Consiglio superiore;

§      dagli organi collegiali operanti presso varie Direzioni generali.

 

In materia si evidenzia che, sulla base dell’art. 29, co. 2-bis, del D.L. 223/2006 (L. 248/2006) - che aveva dettato norme per il contenimento della spesa per organi collegiali - l’art. 68, co. 2, del D.L. 112/2008 (L. 133/2008) ha disposto che, ove fosse stata riconosciuta la perdurante utilità degli stessi organismi collegiali, si doveva concedere una proroga per un periodo non superiore a due anni.

Su questa base:

§       con DPCM 3 agosto 2011, pubblicato nella GU n. 240 del 14 ottobre 2011, sono stati prorogati per un biennio - dopo il riordino effettuato con DPR 89/2007 - la Consulta per lo spettacolo, le Commissioni consultive per lo spettacolo dal vivo[50], la Commissione per la cinematografia, la Consulta territoriale per le attività cinematografiche, la Giuria per i premi di qualità, le Commissioni di primo e di secondo grado per la revisione dei film, il Comitato permanente per il diritto d’autore, il Comitato per le pubblicazioni, il Comitato tecnico scientifico speciale per il patrimonio storico della prima guerra mondiale, l’Osservatorio nazionale per la qualità del paesaggio, il Comitato per i premi agli esportatori del libro, la Commissione per i contributi alle pubblicazioni di elevato valore culturale, nonché il nucleo di valutazione e verifica degli investimenti pubblici;

§       con DPCM 26 giugno 2012, pubblicato nella GU n. 211 del 10 settembre 2012, il Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici - la cui durata è fissata dall’art. 13, co. 7, del DPR 233/2007 in 3 anni, con previsione di eventuale proroga di durata non superiore - è stato prorogato per un biennio, stabilendo anche che la partecipazione a tale organismo è onorifica.

 

In seguito, l’art. 12, co. 20, del D.L. 95/2012 (L. 135/2012) ha disposto che, a decorrere dalla scadenza degli organismi collegiali operanti in regime di proroga, le attività svolte dagli stessi sono definitivamente trasferite ai competenti uffici delle amministrazioni nell’ambito delle quali operano.

Su questa base, alla scadenza del loro mandato, nel febbraio 2012, i Comitati tecnico scientifici hanno cessato di operare.

Ne è conseguita una formazione incompleta del Consiglio superiore per i beni culturali e paesaggistici che, come ricorda la Relazione della Corte dei conti sul rendiconto generale dello Stato per l’anno 2012 (v. p. 398), ha indotto il Ministero a chiedere un parere al Consiglio di Stato per chiarire quali possano essere le modalità di svolgimento della funzione consultiva obbligatoria per la conclusione di numerosi procedimenti, in assenza degli organi a ciò deputati.

Sull’argomento si era anche soffermato il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo durante l’audizione del 23 maggio 2013 presso le Commissioni VII della Camera e 7a del Senato, sottolineando che “In assenza del ripristino degli organismi cessati, l'amministrazione si vedrebbe verosimilmente costretta a ricorrere a consulenti esterni, con aggravio dei costi per la collettività e garanzie di professionalità e di indipendenza certamente non maggiori”.

 

Il comma 1 prevede anche che ai componenti degli organismi sopra richiamati non spetta alcun compenso, indennità, gettone di presenza o rimborso spese per la partecipazione ai lavori degli organismi stessi.

 

Il comma 2 dispone che i predetti organismi operano senza oneri a carico della finanza pubblica, salvo il rimborso delle eventuali spese di missione, se previste dalla legislazione vigente per tali categorie di spese e in ogni caso entro i limiti degli stanziamenti di bilancio già previsti per le medesime spese. La disposizione infine ribadisce che ai suddetti organismi collegiali non spetta alcun emolumento o indennità. Si tratta, come si è visto, di un precetto già presente nel comma 1.

 

Il comma 2-bis, introdotto durante l’esame al Senato, dispone che il MEF continua ad avvalersi della Commissione permanente tecnico-artistica competente per gli aspetti attinenti alle monete. La partecipazione alla Commissione, come nel caso degli organi collegiali di cui al comma 1, è onorifica e non è previsto il rimborso delle spese.

 

I compiti della Commissione, istituita con R.D. 27/1905, sono individuati dall’art. 28 del DM 524 del 1999, in base al quale essa esamina i tipi delle nuove monete metalliche nazionali, con esclusione del lato comune delle monete euro, ed i relativi conii e si pronuncia su ogni altro argomento affine o attinente alla monetazione.

Il medesimo art. 28 disciplina altresì la composizione della Commissione: il presidente e il vicepresidente sono, rispettivamente, il sottosegretario di Stato per il Tesoro, e il direttore generale del Tesoro. I membri sono: due dirigenti dell'amministrazione del tesoro (di cui uno, appositamente delegato, è il sostituto del direttore generale del Tesoro alla vicepresidenza della Commissione, in caso di assenza o impedimento); il presidente ed il direttore generale dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; tre esperti nel campo dell'arte e della storia dell'arte (almeno uno di essi deve avere competenza specifica nel campo delle incisioni); un esperto con specifiche competenze in materia di monetazione metallica in euro; un rappresentante del MiBAC; un rappresentante del Consiglio per i beni culturali e ambientali; un rappresentante dell'Accademia di belle arti di Roma; un rappresentante dell'insigne Accademia nazionale di San Luca; il direttore della sezione Zecca.

 

 

Con DPCM 4 maggio 2007, che ha riordinato gli organismi operanti presso il MEF ai sensi dell’art. 29 del già citato D.L. 223/2006, è stata confermata la perdurante utilità della Commissione permanente tecnico-artistica.

Successivamente, il DPCM 4 agosto 2010 ha prorogato la Commissione, ai sensi dell’art. 68, co. 2, del già citato D.L. 112/2008, per un ulteriore biennio.

 

 


 

Articolo 14
(Olii lubrificanti e accisa su alcool)

Il comma 1 fissa, a decorrere dal 1° gennaio 2014, l'aliquota dell'imposta di consumo sugli oli lubrificanti di cui all'allegato I al testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, approvato con il D.lgs. 26 ottobre 1995, n. 504, nella misura di 787,81 euro per mille chilogrammi, determinando pertanto un aumento di 37,81 euro per mille chilogrammi rispetto all’aliquota previgente (750 euro per mille chilogrammi).

 

Il comma 2 interviene in materia di accisa, disponendo aumenti, dal 1° gennaio 2014 e dal 1° gennaio 2015, delle aliquote di accisa relative alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilico.

Ai sensi della normativa previgente, l’Allegato 1 al testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi (D.Lgs. n. 504 del 1995) indica le seguenti aliquote di accisa per tali prodotti:

a)    birra: euro 2,35 per ettolitro e per grado-Plato;

b)    prodotti alcolici intermedi: euro 68,51 per ettolitro;

c)    alcole etilico: euro 800,01 per ettolitro anidro.

 

Il comma 2 ridetermina tali aliquote, per il 2014 e a decorrere dal 2015, nelle seguenti misure:

 

euro per:

2013

2014

2015

Birra

ettolitro e per grado-Plato

2,35

2,39

2,48

Prodotti alcolici intermedi

ettolitro

68,51

69,78

72,28

Alcole etilico

ettolitro anidro

800,01

814,81

844,01

 

Si ricorda, tuttavia, che tali aumenti di accisa sono di fatto superati da quanto previsto dall’articolo 25, comma 2, del D.L. 12 settembre 2013, n. 104 (in corso di conversione – A.C. 1574), che, a fini di coordinamento con quanto disposto dal D.L. n. 91 in esame, stabilisce che le aliquote di accisa rideterminate dall'articolo 14, comma 2, del D.L. n. 91 per il 2014 e a decorrere dal 2015 sono fissate nelle seguenti misure così indicate al successivo comma 3 del presente articolo:

a) a decorrere dal 1° gennaio 2014:

-      birra: euro 2,70 per ettolitro e per grado-Plato;

-      prodotti alcolici intermedi: euro 78,81 per ettolitro;

-      alcole etilico: euro 920,31 per ettolitro anidro.

b) a decorrere dal 1° gennaio 2015:

-      birra: euro 2,99 per ettolitro e per grado-Plato;

-      prodotti alcolici intermedi: euro 87,28 per ettolitro;

-      alcole etilico: euro 1019,21 per ettolitro anidro.

 

Considerando che il comma 1 dell’articolo 25 del D.L. n. 104 del 2013 modifica tali aliquote relativamente al 2013, con decorrenza dal 10 ottobre 2013, la misura delle aliquote di accisa per i tre prodotti considerati viene ad avere la seguente evoluzione temporale, ai sensi dell’art. 25 del D.L. n. 104/2013:

 

fino al 9/10/2013

dal 10/10/2013

dal
1/1/2014

dal
1/1/2015

Birra: per ettolitro e per grado-Plato

2,35

2,66

2,70

2,99

Prodotti alcolici intermedi: per ettolitro

68,51

77,53

78,81

87,28

Alcole etilico: per ettolitro anidro

800,01

905,51

920,31

1.019,21

 

Si segnala, peraltro, che, a seguito dell’approvazione di emendamenti nel corso dell’esame al Senato all’articolo 5 (modifiche al comma 3 e inserimento del comma 3-bis) e all’articolo 8, si è resa necessaria la copertura dei nuovi oneri complessivi (28 milioni nel 2014 e 20 milioni a decorrere dal 2015) attraverso l’introduzione al comma 2 dell’articolo 15 – relativo alla copertura degli oneri – delle nuove lettere e-bis ed e-ter), che dispongono un ulteriore incremento complessivo delle aliquote di accisa relative alla birra, ai prodotti alcolici intermedi e all’alcole etilico tale da garantire nel 2014 un maggior gettito pari ad almeno 28 milioni nel 2014 e 20 milioni a decorrere dal 2015.

I predetti incrementi di aliquote, pertanto, si aggiungono agli aumenti già definiti dal decreto-legge n. 104 del 2013.

 

Il comma 3 stabilisce che sia incrementato, a partire dal 1° gennaio 2014, il prelievo fiscale sui “prodotti da fumo”, in misura tale da assicurare maggiori entrate pari a 50 milioni annui a partire dal medesimo anno.

L'incremento verrà fissato con determinazione direttoriale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, da adottarsi entro il 30 novembre 2013.

Il comma 3 prevede inoltre che il Direttore dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli trasmette al Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro il 30 novembre 2013 e con aggiornamento quadrimestrale, i dati previsionali correlati al maggior gettito previsto ai sensi del primo periodo.

In caso di scostamento, il Direttore della predetta Agenzia provvede ad adeguare la misura del prelievo fiscale, al fine di assicurare le predette maggiori entrate.

 

L’Allegato 1 al testo unico delle imposte sulla produzione e sui consumi (D.Lgs. n. 504 del 1995) indica le seguenti aliquote di accisa per tali prodotti:

a) sigari 23,00%;

b) sigaretti 23,00%;

c) sigarette 58,50%;

d) tabacco da fumo:

1) tabacco trinciato a taglio fino da usarsi per arrotolare le sigarette 56,00%;

2) altri tabacchi da fumo 56,00%;

e) tabacco da fiuto 24,78%;

f) tabacco da masticare 24,78%;

 

Si ricorda che i fiammiferi sono soggetti invece ad imposta di fabbricazione e non sono classificati come prodotti da fumo, ma “prodotti per fumo”.

Inoltre la sigaretta elettronica è assoggettata ad imposta di consumo nella misura pari al 58,5 per cento del prezzo di vendita al pubblico (ai sensi dell’art. 11, comma 22, del D.L. n. 76 del 2013) ed é considerata come un prodotto da "vapore" e non da fumo.

 

 


 

Articolo 15
(Norme finanziarie)

L’articolo 15 reca, al comma 1, il rifinanziamento del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE) e, ai commi da 2 a 3, le norme di copertura finanziaria degli oneri recati dal provvedimento.

 

In particolare, il comma 1 rifinanzia il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (FISPE) di 1,8 milioni per il 2013; di 11 milioni per il 2014; di 7,5 milioni di euro per il 2015; di 4,5 milioni di euro per il 2016; di 13 milioni di euro per il 2017; e di 4,5 milioni di euro a decorrere dal 2018.

 

Per il Fondo ISPE si rinvia alla scheda relativa all’art. 4.

 

I commi da 2 a 3 dispongono le norme per la copertura finanziaria degli oneri derivanti da una serie di misure contenute nel provvedimento.

In particolare, il comma 2 quantifica nel modo seguente gli oneri derivanti dalle singole disposizioni normative cui si intende dare copertura finanziaria:

§      articolo 1, commi 8 (Pompei) e 12 (dirigente II fascia istituenda Soprintendenza per i beni archeologici di Napoli), oneri pari a 200.000 euro per il 2013; 909.500 euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016 e a 109.500 euro a decorrere dal 2017;

§      articolo 2 (500 giovani per la cultura), oneri per 2,5 milioni di euro per il 2014;

§      articolo 3 (introiti vendita biglietti riassegnati al Mibac): oneri per 12,8 milioni di euro a decorrere dal 2014;

§      articolo 5 (Nuovi Uffizi, Museo ebraismo, Mausoleo di Augusto, interventi di tutela e celebrazioni): oneri pari a 3 milioni di euro per il 2013 e a 19 milioni per il 2014;

§      articoli 5-ter e 5-quater (Museo tattile statale “Omero” e tutela dei siti Unesco in provincia di Ragusa): oneri pari a 600.000 euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015;

§      articolo 7 (musica giovani talenti): oneri pari a 4,5 milioni per ciascuno degli anni 2014, 2015, 2016;

§      articolo 8 (tax credit cinema): oneri pari a 65 milioni per il 2014 e a 110 milioni a decorrere dal 2015;

§      articolo 10 (teatri): oneri per 4 milioni di euro a decorrere dal 2014;

§      articolo 11, comma 7 (fondazioni lirico-sinfoniche): oneri pari a 3 milioni a decorrere dal 2015;

§      articolo 14, comma 1 (oli lubrificanti): oneri pari a 3,41 milioni per il 2015 e a 1,93 milioni a decorrere dal 2016;

§      articolo 14, comma 2 (accisa su alcool): oneri pari a 5,1 milioni per il 2015, a 11,5 milioni per il 2016 e a 7,8 milioni a decorrere dal 2017[51];

§      articolo 15, comma 1 (Rifinanziamento Fondo per interventi strutturali di politica economica) (cfr. sopra): oneri pari a 1,8 milioni per il 2013; 11 milioni per il 2014; 7,5 milioni per il 2015; 4,5 milioni il 2016; 13 milioni per il 2017 e a 4,5 milioni a decorrere dal 2018.

 

Gli oneri del provvedimento risultano, pertanto, pari complessivamente a 5,6 milioni di euro per l'anno 2013, a 120,3 milioni per l'anno 2014, 151,8 milioni per l'anno 2015, 153,1 milioni per l'anno 2016, a 152,6 milioni per l'anno 2017 e a 136,3 a decorrere dall'anno 2018.

 

Il medesimo comma 2, alle lettere da a) ad e), individua la necessaria copertura finanziaria come di seguito specificato:

§      quanto a 3 milioni per l’anno 2013 mediante corrispondente riduzione del fondo speciale di conto capitale iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (lett. a);

§      quanto a 600.000 euro per l'anno 2013, per le finalità specifiche di cui agli articolo 5-ter (Museo tattile statale “Omero”) e 5-quater (tutela dei siti Unesco in provincia di Ragusa), mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero medesimo e, quanto a 600.000 euro per ciascuno degli anni 2014 e 2015, mediante riduzione della quota di parte corrente dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1, lettera b), del D.L. n. 34/2011, relativa al finanziamento per la manutenzione e la conservazione dei beni culturali (lett. a-bis);

§      quanto a 2 milioni per l’anno 2013 e a 8,6 milioni per ciascuno degli anni dal 2014 al 2018, con le maggiori entrate di cui all’articolo 11, comma 12 (completamento dei versamenti dalla tesoreria al bilancio delle somme giacenti nelle contabilità speciali intestate ai capi degli Istituti centrali e periferici del Ministero, compresi gli Istituti dotati di autonomia speciale, per la gestione dei fondi loro assegnati in applicazione dei piani di spesa per la realizzazione di interventi nel settore dei beni culturali) (lett. b);

§      quanto a 20,1 milioni per l’anno 2014 e a 61,6 milioni a decorrere dall’anno 2015, mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’articolo 14, comma 2 (determinazione delle aliquote di accisa relative a birra e alcolici) (lett. c):

§      quanto a 49,6 milioni per il 2014, a 47,6 milioni per il 2015, a 49,5 milioni per il 2016, a 49,029 milioni per il 2017 e a 49,1 milioni a decorrere dal 2018, mediante utilizzo di quota parte delle maggiori entrate di cui all’articolo 14, comma 3 (incremento a decorrere dal 1° gennaio 2014, del prelievo fiscale sui prodotti da fumo) (lett. d):

§      quanto a 13,4 milioni a decorrere dall’anno 2014, mediante utilizzo delle maggiori entrate di cui all’articolo 14, comma 1 (rimodulazione dell'aliquota dell'imposta di consumo sugli oli lubrificanti) (lett. e);

§      quanto a 8 milioni di euro per il 2014, per le finalità specifiche di cui all’articolo 5, commi 3 e 3-bis (relativi al finanziamento del Museo di Augusto e degli di tutela e celebrazioni), mediante ulteriore incremento delle aliquote di accisa relative a birra e alcolici, di cui all'articolo 14, comma 2, in misura tale da garantire un maggior gettito netto pari almeno a 8 milioni di euro per l'anno 2014 (lett. e-bis).

§      quanto a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014, per le finalità specifiche di cui all’articolo 8 (tax credit cinema), mediante ulteriore incremento delle aliquote di accisa relative a birra e alcolici, di cui all'articolo 14, comma 2, in misura tale da garantire un maggior gettito netto pari almeno a 20 milioni di euro a decorrere dall'anno 2014 (lett. e-ter).

 

La Tabella che segue indica gli oneri complessivi per gli anni 2013-2018 e le risorse utilizzate a copertura ai sensi del comma 2 dell’articolo in esame, come indicate nella relazione tecnica:

 

Art./co.

 

2013

2014

2015

2016

2017

2018

 

ONERI

5,6

120,3

151,8

153,1

152,6

136,3

1, co. 8

Personale Pompei

0,2

0,8

0,8

0,8

-

-

1, co. 12

Soprintendenza beni archeologici di Napoli

-

0,1

0,1

0,1

0,1

0,1

2

500 giovani per la cultura

-

2,5

-

-

-

-

3

Introiti vendita biglietti riassegnati al Mibac

-

12,8

12,8

12,8

12,8

12,8

5

Nuovi Uffizi, Museo ebraismo, Mausoleo di Augusto, interventi urgenti di tutela

3,0

19,0

-

-

-

-

5-ter

Museo tattile statale “Omero”

0,5

0,5

0,5

 

 

 

5-quater

Tutela dei siti Unesco in provincia di Ragusa

0,1

0,1

0,1

 

 

 

7

Musica giovani artisti e compositori emergenti

-

4,5

4,5

4,5

-

-

8

Tax credit cinema

-

65,0

110,0

110,0

110,0

110,0

10

Teatri

-

4,0

4,0

4,0

4,0

4,0

11, co. 7

Risanamento Fondazioni lirico-sinfoniche

-

-

3,0

3,0

3,0

3,0

14, co.1

Oli lubrificanti

-

-

3,4

1,9

1,9

1,9

14, co. 2

Effetti su IRPEF/IRES ed IRAP dell’aumento dell’accisa su alcolici

-

-

5,1

11,5

7,8

-

27, co. 1

Rifinanziamento Fondo ISPE

1,8

11,0

7,5

4,5

13,0

4,5

 

COPERTURA

5,6

120,3

151,8

153,1

152,6

152,7

a)

Fondo speciale in conto capitale

3,0

-

-

-

-

-

a-bis