XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull'attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall'anno 2019

Resoconto stenografico



Seduta n. 36 di Martedì 14 aprile 2026
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2 

Audizione del Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia», Gen. B. Angelo Vita:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2 
Vita Angelo , Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia» ... 3 
Bicchielli Pino , Presidente ... 10 
Vita Angelo , Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia» ... 11 
Bicchielli Pino , Presidente ... 12 
Colombo Beatriz (FDI)  ... 12 
Bicchielli Pino , Presidente ... 12

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PINO BICCHIELLI

  La seduta comincia alle 12.05.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna, se non vi sono obiezioni, sarà assicurata anche tramite l'impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione in diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

  (Così rimane stabilito)

Audizione del Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia», Gen. B. Angelo Vita.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'audizione del comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia», generale Angelo Vita, che saluto e ringrazio per la disponibilità.
  Il generale oggi è qui in rappresentanza del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari dei Carabinieri, reparto specializzato che si occupa della tutela dell'ambiente dei boschi e della filiera agroalimentare istituito nel 2016 assorbendo il Corpo forestale dello Stato. Ricordo che svolge funzioni di Polizia ambientale, contrasto ai reati ecologici, prevenzione incendi e protezione della biodiversità sul territorio nazionale.
  Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione. Avverto il nostro ospite che della presente audizione verrà redatto un resoconto stenografico e che qualora lo ritenesse opportuno potremmo passare in modalità segreta.Pag. 3
  Do la parola al generale Vita.

  ANGELO VITA, Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia». Buongiorno. Grazie per il gentile invito. Parlerò dell'attività dell'organizzazione Forestale dell'Arma dei carabinieri in tema di rischio idrogeologico. Evidentemente quello che farò sarà anche tracciare un percorso storico per determinare quali sono le competenze e qual è l'impegno del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari (CUFAA) all'interno del nostro territorio per combattere il rischio idrogeologico. Parto proprio dall'inizio. Cercherò di essere breve.
  Il Corpo forestale dello Stato, assorbito nel 2017 nell'Arma dei carabinieri, ha origine intorno nel 1822, esattamente il 15 ottobre, con Regie patenti di Carlo Felice. È una data importante perché proprio in quegli anni nasce in tutta la penisola italica, nei singoli Stati preunitari, una legislazione forestale che dipende dall'enorme aumento di inondazioni di valanghe di alluvioni dovute ad un disboscamento selvaggio per l'assenza, appunto, di legislazione forestale.
  Il consumo di legname in quegli anni, a causa della rivoluzione industriale, a causa dello sviluppo economico, diventò abnorme. La mancanza di legislazione forestale comportò un disboscamento selvaggio e il disboscamento comportò una serie di problemi di rischio idrogeologico. Però, negli Stati preunitari la normativa fu molto eterogenea. In generale, quello che si andò a determinare fu una normativa basata soprattutto su una vincolistica di carattere generale. Addirittura nello Stato sabaudo venne istituita una direzione generale, allo stesso modo venne istituita anche nello Stato borbonico, però mediamente nei singoli Stati preunitari la normativa fu molto differenziata in dipendenza anche delle criticità locali.
  Nel momento dell'Unità d'Italia si dovette trovare la possibilità di emanare una legge unitaria. Questa legge fu poi Pag. 4emanata nel 1877, e per gli addetti ai lavori è una legge molto importante, la legge Calatabiano Majorana, che definisce un vincolo, il cosiddetto limite dell'altitudine del castagno, quindi il limite massimo di crescita del castagno, oltre il quale si pensava che potesse esserci un vincolo assoluto al dissodamento e comunque al taglio dei boschi e al di sotto del quale, invece, si potesse fare cosa si voleva. Questa, ovviamente, fu una legge non molto corretta in quanto proprio per la differenza meteo-climatica presente su tutta la penisola italiana, in realtà, il vincolo del limite del castagno non era di quelli più indicati. Pertanto, ci fu un susseguirsi ancora di eventi catastrofici che dettò in sintesi la inadeguatezza della norma. La norma fu poi superata da una legge famosissima, che è la legge Serpieri.
  La legge Serpieri fu emanata nel 1923, Regio decreto n. 3267, che fissò le basi per la protezione dal rischio idrogeologico ancora presente in Italia, attraverso un sistema di vincolistica e quindi di autorizzazione a svolgere alcune lavorazioni sul terreno, che era basata su delle argomentazioni meramente tecniche. Non c'era più un'altitudine al di sopra della quale niente era permesso e una al di sotto della quale niente era permesso. Le considerazioni sull'imposizione del vincolo erano dovute essenzialmente a valutazioni di carattere tecnico. La legge Serpieri ancora è in vigore. Dal punto di vista del Corpo forestale dello Stato, le vicissitudini portano alla costituzione della Milizia nazionale forestale nell'epoca del fascismo e poi all'introduzione del Corpo forestale dello Stato nel 1948.
  Negli anni Cinquanta la legge della montagna che fu diretta a risollevare l'economia montana vede il Corpo forestale dello Stato in prima linea in tutta la costruzione di numerose infrastrutture sul territorio dirette anche a proteggere dal rischio idrogeologico (si pensi alle briglie, si pensi agli argini dei fiumi), tutte costruite da manovalanze forestali.Pag. 5
  Negli anni Settanta, invece, si verifica un processo di decentramento amministrativo e regionalizzazione. Vi sono due fasi negli anni Settanta e poi ce n'è un'ultima alla fine degli anni Novanta che determinano il trasferimento delle funzioni legislative in materia di agricoltura e foreste totalmente alle regioni, secondo il dettato costituzionale della legge n. 3 del 2001 e, per quanto riguarda il Corpo forestale, determinano la legge n. 36 del 2004, con la quale il Corpo forestale si afferma come Forza di polizia a vocazione ambientale piuttosto che come organo tecnico come in precedenza era per lo più stato considerato.
  Nel 2017 c'è l'assorbimento del Corpo forestale dello Stato nell'ambito dell'Arma dei Carabinieri. Si costituisce il CUFAA, il Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari, detta anche Grande Unità, che è la più grossa Polizia ambientale presente al mondo per numero di persone. All'interno del CUFAA transita la parte del Corpo forestale dello Stato che non è transitata in altri Corpi, la stragrande maggioranza. Restano immutate le funzioni.
  Le funzioni prevedono, per esempio, per quello che riguarda questa Commissione, il concorso nel monitoraggio e nel controllo del territorio ai fini della prevenzione del dissesto idrogeologico, nonché la collaborazione nello svolgimento dell'attività straordinaria di Polizia idraulica. Queste funzioni sono confermate e si realizzano attraverso varie attività. Ne ho portata qualcuna in questa relazione che poi ho messo a disposizione della Commissione, ma di un'altra specifica poi parlerò in separata sede. Che cosa fanno le pattuglie forestali? Fanno innanzitutto quotidiana vigilanza ambientale nel territorio, che prevede anche la segnalazione di situazioni di rischio idrogeologico alle autorità competenti, soprattutto quelle locali, quali il sindaco. C'è l'istituzione di un servizio di emergenza Pag. 6ambientale che era già presente nel Corpo forestale dello Stato, servizio d'emergenza ambientale 1515, dal numero di telefono che bisogna digitare per accedere al servizio. Rispondono le centrali operative dei Carabinieri, attivano le nostre pattuglie in servizio generalmente h12 sul territorio per questioni legate all'emergenza ambientale.
  C'è un contrasto quotidiano, in quanto Polizia giudiziaria, ai crimini ambientali nelle loro varie forme. È un'attività che spesso viene considerata sottotraccia per una serie di aspetti che voglio specificare, perché invece io ritengo che sia di notevole importanza. Il danno ambientale in generale è un danno che ha una caratteristica di serialità, cioè diventa rilevante soltanto se vi viene considerato a valle di numerosi piccoli e puntuali violazioni che, di per sé, sarebbero anche irrilevanti, ma nel totale determinano poi questo danno.
  L'attività delle nostre pattuglie è andare a intervenire su questi piccoli elementi per evitare poi il danno che viene dal totale di queste situazioni. Potrei fare numerosissimi esempi di queste situazioni. Poi ci sono delle campagne di controllo dedicate, che sono a volte organizzate dai Comandi regione, ma spesso anche dal Comando per la tutela forestale dei parchi da cui i Comandi regione – io sono il comandante per quanto riguarda la regione Puglia – dipendono. Poi ci sono tutta una serie di attività a competenza regionale che sono, invece, disciplinate, attraverso una convenzione che il Ministro dell'agricoltura, da cui il CUFAA dipende funzionalmente, può stipulare con i presidenti delle singole regioni per attività che sono di competenza regionale, e questo ovviamente dipende da quello che avevo detto prima per quanto riguarda la legge costituzionale n. 3 del 2001 che passa le funzioni legislative in materia di agricoltura e foreste alle regioni a seguito di tutto il decentramento amministrativo degli anni Novanta, che ha portatoPag. 7 alla gestione delle materie riguardanti l'agricoltura e le foreste in capo alle regioni. Attraverso queste convenzioni, noi operiamo su vari campi. Ne dico uno su tutti: il controllo delle utilizzazioni boschive. Oggi il controllo delle utilizzazioni boschive, ovvero se un taglio boschivo è fatto a regola d'arte, non ci sono tanti operatori che riescono a farlo. Noi lo facciamo abitualmente.
  «Bosco Sicuro» è una delle campagne che ha organizzato e organizza annualmente il Comando per la tutela forestale e dei parchi a livello nazionale, generalmente fissato nel mese di marzo perché il mese di marzo è il mese in cui generalmente si conclude quella che si chiama «Annata Silvana», ovvero il periodo dell'anno in cui si opera il taglio dei boschi cedui. I boschi possono essere o cedui o, lo dico per i non addetti ai lavori, ad alto fusto. I boschi ad alto fusto sono quelli che conosciamo nell'immaginario collettivo, il tipico bosco da seme, con la pianta che cresce in alto. Il bosco ceduo, invece, è un bosco che si configura, lo si vede perché ci sono dei ciuffi di alberi che salgono verso l'alto. In questo caso il taglio non è sempre permesso ed è permesso generalmente fino al 31 marzo o in alcuni casi e in alcune regioni si posticipa a metà aprile o comunque un po' più tardi.
  Nel mese di marzo generalmente facciamo questa campagna «Bosco Sicuro» che produce degli ottimi risultati. Nella relazione che metto a disposizione ho dato anche un po' di dati di carattere generale. Che cosa c'entrano i nostri controlli di utilizzazione boschiva sul rischio idrogeologico? La presenza di foreste è il primo e più importante strumento di prevenzione del rischio idrogeologico. Quindi, la tutela del patrimonio forestale, a parte le specifiche e dirette rivalutazioni, ha un risvolto importante anche sul tema del rischio idrogeologico. Questo ha comportato, per esempio, che non solo in tema di Pag. 8utilizzazione boschiva, ma soprattutto in tema di tutela del territorio, noi abbiamo una media di 400 reati all'anno commessi da ignoti. Sono circa 4.000 le persone denunciate di media all'anno, l'anno scorso erano poco più di 4 mila, e facciamo 610 sequestri all'anno. Questo dal punto di vista penale.
  Dal punto di vista amministrativo si accertano in media 9.500 illeciti amministrativi all'anno sul territorio italiano (ma non su tutto il territorio italiano, perché la nostra presenza come nuclei forestali non c'è nelle regioni a Statuto speciale, dove sono presenti Centri anticrimine natura dell'Arma dei Carabinieri, che però si rivolgono con maggiore priorità alla repressione dei crimini ambientali) per un importo di circa 10 milioni di euro. L'anno scorso addirittura abbiamo stimato un importo di 15 milioni di euro di illeciti amministrativi.
  L'attività dell'Arma dei Carabinieri in ambito rischio idrogeologico si conclude con una serie di convenzioni, stipulate ai sensi dell'articolo 15 della legge n. 241/1990, con i Commissari straordinari per il rischio idrogeologico, che generalmente vengono nominati in sede di eventi catastrofici. Abbiamo avuto accordi di collaborazione con il Commissario straordinario per l'alluvione in Emilia-Romagna, ce ne sono stati addirittura due: lì abbiamo una serie di attività ancora in corso molto importanti.
  Nella fase post-evento abbiamo svolto attività di monitoraggio sia delle infrastrutture idrauliche, tipo argini, sia delle criticità idrauliche. Soprattutto in questo campo, la nostra attività è stata spesso decisiva perché siamo andati o di iniziativa o su segnalazione a verificare la presenza di occlusioni dell'alveo che avrebbero potuto determinare difficoltà serie in quei momenti.Pag. 9
  Abbiamo svolto una verifica sul territorio di un'attività di foto-rilevazione di tutte le frane che ci sono state in Emilia-Romagna a causa di quegli eventi meteorologici. La foto-interpretazione è stata fatta dall'università, ma aveva bisogno di un riscontro di carattere visivo, e le nostre pattuglie l'hanno fatto su numerosissime frane. È stata fatta un'attività di verifica della gestione dei rifiuti provenienti dall'alluvione: evidentemente l'alluvione ha provocato una produzione notevole di terre trascinate dalle acque. Non si sapeva che cosa c'era in quelle terre: dovevano essere caratterizzate per verificare se potevano essere riutilizzate, se potevano essere messe a destino o se dovevano essere smaltite in qualche modo per la presenza di sostanze inquinanti. Questo è stato fatto dall'Arma dei Carabinieri, con la sua organizzazione forestale.
  Attualmente stiamo verificando l'attivazione dei cantieri in corso per la ristrutturazione di tutte le opere che sono state danneggiate dall'alluvione. In questo caso, verifichiamo la presenza eventuale di violazioni di natura ambientale.
  Questa non è stata l'unica convenzione che abbiamo stipulato. Abbiamo stipulato una convenzione anche per quanto riguarda la frana che c'è stata nel 2022 su Ischia, è stato stipulato un accordo con il Commissario straordinario, in cui abbiamo messo a disposizione la nostra dotazione tecnologica per fare una mappatura puntuale della frana. Per «puntuale» si intende tra i 1.800 e 2.400 punti fissati da laser a metro quadro, per cui una mappatura precisissima, per determinare quali potessero essere le soluzioni per diminuire il rischio idrogeologico presente sul territorio.
  In una seconda convenzione, un secondo accordo, fatto a tre, con il Commissario straordinario, il Dipartimento agricoltura dell'Università di Napoli e il CUFAA (Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari) dell'Arma dei Carabinieri, abbiamoPag. 10 messo a disposizione la nostra competenza per determinare quale soprassuolo forestale impiantare in quelle aree. Non è un problema da poco, perché si ritiene che la frana sia dovuta anche a un sovraccarico determinato da una serie di specie forestali le cui radici non sono riuscite a scendere in profondità per mantenere il terreno a causa della natura geologica del terreno dell'isola di Ischia. Abbiamo messo a disposizione, in questo caso, la nostra competenza e, attraverso i nostri reparti di biodiversità, abbiamo messo a disposizione anche la possibilità di andare a prendere le piantine forestali, che dovranno rimboschire quel territorio in modo sicuro, dai vivai dei reparti di biodiversità.
  Pertanto, volendo ricapitolare, dal punto di vista del rischio idrogeologico, a carattere generale la competenza sulla Protezione civile è dell'Arma dei Carabinieri nella sua complessità, è il Comandante provinciale o il Comandante di compagnia che partecipa ai centri operativi presenti sul territorio nel caso di eventi calamitosi, ma la nostra attività si sostanzia nei momenti immediatamente successivi all'evento, in un'attività di soccorso, come fanno tutte le forze di polizia. L'attività preventiva riguarda tutte quelle situazioni di cui vi ho parlato, tipo il piano d'azione «Bosco sicuro». Vi è, poi, tutta un'attività con una grande componente tecnologica di competenza, a cui i Commissari straordinari dei singoli eventi calamitosi che ci sono stati fanno riferimento per una migliore gestione delle fasi post-evento.

  PRESIDENTE. Ringrazio il generale Angelo Vita per la sua relazione puntuale. A nome anche degli altri componenti della Commissione, la ringrazio per quello che fate come nucleo forestale, per l'importanza della tutela del patrimonio forestale. Quando parliamo di prevenzione non possiamo che partire dalla tutela di tutto il nostro patrimonio forestale.Pag. 11
  Chiedo agli uffici di acquisire anche la relazione che ci è arrivata, in modo da metterla all'interno dell'audizione. Questa Commissione si pregia di avere un consulente come il colonnello Sechi, che collabora con noi ed è davvero prezioso.
  Sicuramente i colleghi avranno delle domande da fare, ma ne ho una anche io (alla quale in parte ha già risposto durante la sua relazione) che riguarda cosa è cambiato dal 2016. Mi sembra che il controllo del territorio sia migliorato, sia diventato più capillare. Le vorrei chiedere, vista la sua competenza sul campo, proprio al fine di ottenere un capillare controllo del territorio per prevenire i rischi idrogeologici, quali attività oppure quali norme, visto che stiamo lavorando come Commissione anche alla formazione di una norma quadro, ritiene utili, in base proprio alla sua lunga esperienza, cioè quali interventi prioritari lei ci suggerirebbe per migliorare la gestione del territorio, quindi ridurre il rischio idrogeologico.
  Ovviamente a tutte le domande – adesso chiediamo ai colleghi se ne hanno – lei può anche riservarsi di rispondere successivamente in forma scritta.
  Intanto, generale, se vuole, può rispondere alla mia domanda.

  ANGELO VITA, Comandante Regione Carabinieri forestale «Puglia». Certamente.
  Chiaramente il rischio idrogeologico è un argomento complesso, soprattutto in Italia, per la particolare conformazione geologica e orografica del nostro territorio, della nostra penisola. Come per tutti gli argomenti complessi, evidentemente, non esiste una risposta unica. Ci dovrebbe essere un pacchetto di azioni, ma non ho la competenza, per il mio ruolo, per potermi esprimere, soprattutto in sintesi. Un rafforzamento del pattugliamento sul territorio, specifico per il rischio idrogeologico, potrebbe sicuramente servire a potenziare l'attività di Pag. 12prevenzione, soprattutto se implementato con la strumentazione tecnologica attualmente presente sul mercato.

  PRESIDENTE. Grazie, generale.
  Prego, onorevole Colombo.

  BEATRIZ COLOMBO. Grazie, presidente.
  Ringrazio il generale. Chiedo se ha già depositato quello che ha detto oggi [...] perché è veramente molto interessante come spunto.
  Mi ero segnata una domanda, cerco di riprenderla.

  PRESIDENTE. L'onorevole Colombo non è più in collegamento. Le domande le faremo avere in forma scritta al generale, che poi avrà la cortesia di risponderci.
  Se non vi sono altre domande, dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 12.35.