XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull'attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall'anno 2019

Resoconto stenografico



Seduta n. 27 di Martedì 20 gennaio 2026
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2 

Audizione del Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2 
Santoro Leonardo , Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia ... 3 
Bicchielli Pino , Presidente ... 7 
Colombo Beatriz (FDI)  ... 8 
Bicchielli Pino , Presidente ... 9 
Santoro Leonardo , Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia ... 9 
Bicchielli Pino , Presidente ... 13

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PINO BICCHIELLI

  La seduta comincia alle 13.05.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna, se non vi sono obiezioni, sarà assicurata anche tramite l'impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione in diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

  (Così rimane stabilito).

Audizione del Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'audizione del Segretario generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia, dottor Leonardo Santoro, che saluto e ringrazio per aver accettato il nostro invito.
  Con l'audizione odierna si inaugura un ciclo di audizioni dedicato alle autorità di bacino distrettuali che, come sappiamo, sono enti pubblici italiani incaricati della pianificazione e gestione integrata dei bacini idrografici, fondamentali per affrontare il dissesto idrogeologico attraverso la definizione di piani come il PAI (Piano di assetto idrogeologico), la tutela delle acque del suolo, la prevenzione di alluvioni e siccità e la promozione di interventi di mitigazione del rischio, per garantire sicurezza e sostenibilità territoriali, operando in coordinamento con Stato, regioni ed enti locali. Quest'oggi affronteremo le problematiche relative al bacino idrografico della Regione Siciliana.Pag. 3
  Cedo, quindi, la parola all'ingegner Santoro per lo svolgimento della relazione.

  LEONARDO SANTORO, Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia. Grazie, presidente. La ringrazio per l'invito. Ciò che rappresenterò oggi parte dal quadro normativo all'interno del quale si incardina l'Autorità di bacino distrettuale della Sicilia, che è l'ultima a nascere sul territorio nazionale, con una norma regionale del 2018. Ha una connotazione peculiare in quanto, coincidendo il bacino idrografico con il perimetro geografico della regione, assume la funzione di dipartimento regionale e attraverso la norma istitutiva, quindi, assume sia le funzioni specifiche delle altre sei autorità di bacino distrettuali, quindi competenze in materia di pianificazione connessa al piano di gestione delle acque, rischio alluvioni e quant'altro, sia le funzioni peculiari dei rami dell'amministrazione regionale, e tra queste principalmente quella legata ad assicurare la difesa del suolo contro il dissesto idrogeologico e la gestione del reticolo idrografico regionale. Questo è il primo elemento che sottolineo in termini, da un lato, di peculiarità e, dall'altro, di criticità. Infatti, oltre che a funzioni di mera e puntuale pianificazione, vi sono anche funzioni operative legate alla gestione per quanto riguarda il demanio fluviale e per quanto riguarda la difesa del suolo.
  Dal 2018 l'autorità di bacino opera nell'aggiornamento dei piani di gestione, in particolare opera nella pianificazione per la lotta contro la desertificazione, e già nel 2021 annuncia come sia possibile nelle successive annualità l'avvio di un ciclo settennale di crisi idrica, crisi idrica che poi puntualmente si è verificata, con due anni di ritardo rispetto a quanto già pianificato, purtroppo, dall'Autorità di bacino, e si è addivenuti a uno stato di severità idrica alta. Tuttora la Sicilia è l'unica Pag. 4regione italiana in criticità alta. Perdura lo stato di emergenza nazionale, che è in corso dalla scorsa annualità.
  Nell'ambito di queste attività di pianificazione si incardina anche l'aggiornamento del Piano di assetto idrogeologico, ma la connotazione specifica legata alla norma istitutiva fa sì che l'autorità di bacino debba procedere anche in termini di programmazione degli interventi per assicurare la difesa del suolo. Per fare chiarezza nell'ambito regionale, da un lato, e nell'ambito nazionale, dall'altro, è stato necessario predisporre una direttiva, emanata dall'onorevole presidente della Regione Siciliana, che individua in maniera puntuale le competenze in materia di prevenzione del dissesto idrogeologico da parte dei tre soggetti principalmente coinvolti, ovvero la protezione civile per quanto attiene agli interventi di emergenza, l'autorità di bacino in termini di pianificazione e programmazione, la struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico per quanto riguarda la parte attuativa. Ed è qui che sorgono le prime criticità.
  Una prima criticità è legata alla programmazione dei fondi provenienti dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, che disconosceva, fino ai giorni scorsi, la competenza specifica dell'Autorità di bacino distrettuale della Sicilia in materia di mitigazione del rischio idrogeologico, non riconoscendone le valenze in termini di ramo dell'amministrazione regionale che deve operare in tal senso. Per tale ragione, la direzione generale per l'uso sostenibile del suolo e delle acque a tutt'oggi continua a indirizzare le richieste di programmazione degli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico al ramo dell'amministrazione regionale che fino al 2018, invece, era competente. Questo comporta una prima deriva nel fatto che queste opere non possono essere programmate in maniera puntuale, perché il ramo dell'amministrazione regionale,Pag. 5 l'assessorato territorio e ambiente, oggi non ha più quelle competenze, quindi le risorse del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica rischiano di andare perdute.
  Una seconda criticità è legata a una presunta esclusiva competenza in materia di programmazione degli interventi da parte della struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico. Da questo punto di vista ho utilizzato il termine specifico «presunta» in quanto questo ha comportato la programmazione di interventi finanziati in particolare con ingenti risorse provenienti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione 2021-2027 anche per interventi che non rientrano nella piattaforma ReNDiS, oggi gestita dall'autorità di bacino, ma che provengono da diversi tipi di programmazione. Anche questa a mio avviso è una criticità, perché impedisce di operare in materia di utilizzo delle risorse per la mitigazione del rischio idrogeologico in termini di mitigazione del rischio connesso alle pianificazioni operate dall'autorità di bacino.
  A tutt'oggi, quindi, in Sicilia si continua a operare in termini di interventi puntuali, che hanno l'obiettivo di risolvere la singola criticità evidentemente legata a un evento calamitoso, ma nulla riescono a produrre per concorrere a una mitigazione del dissesto idrogeologico a scala di bacino. Questa, a mio avviso, è un'ulteriore criticità, che fa sì che le pianificazioni definite dall'autorità di bacino stessa non possano raggiungere l'obiettivo a grande scala, per esempio a scala di sub-bacini territoriali, nell'affrontare problematiche che oggi, soltanto attraverso ulteriori strumenti normativi che la Regione Siciliana ha introdotto su proposta dell'autorità di bacino, consentono, invece, di operare a scala più ampia. Tra queste vi è una norma regionale emanata nel 2023 che permette il dragaggio dei corsi d'acqua, aumentandone la capacità di deflusso delle acque in regime di massima piena o di piena eccezionale, fattispecie che Pag. 6non era prevista, che era vietata fino agli anni scorsi e che, talvolta, nei corsi d'acqua siciliani, che hanno un carattere torrentizio, tranne singole peculiarità, quali i fiumi Imera, Salso e Simeto, fa sì che gli accumuli di sovralluvionamento riducano nel tempo la capacità di smaltimento delle acque, oltre che impedire il trasferimento del trasporto solido a mare per il ripascimento delle spiagge. Questa è una criticità che, evidentemente in termini di riflesso, oggi si tenta di ridurre attraverso questa norma regionale che consente, a seguito dell'assenso da parte dell'autorità di bacino, di operare per la rifunzionalizzazione dei corsi d'acqua.
  Ulteriore elemento che mi preme sottolineare è legato incidentalmente alle competenze dell'autorità di bacino, ma in qualche modo si sovrappone ai livelli di pericolosità sismica dell'isola, vale a dire la scelta compiuta dallo Stato di individuare anche in Sicilia dei siti per lo stoccaggio delle scorie nucleari. In quella connotazione l'autorità di bacino ha espresso un parere negativo sulla valutazione di impatto ambientale ministeriale per una serie di ragioni, tra queste, poiché i siti per le scorie nucleari sono stati individuati in provincia di Trapani, per una interferenza con corpi idrici sotterranei e in particolare per la presenza di fenomeni vulcanici secondari. L'areale è quello del Belice, notoriamente legato a eventi sismici disastrosi, che fino al 2021 – data nella quale viene a decadere la classificazione sismica introdotta dalle amministrazioni regionali, che individuavano i comuni soprattutto dell'area focale del Belice come comuni in zona 1, quella che oggi si intenderebbe come area a elevata pericolosità sismica – vengono derubricati nelle mappe (emanate nel 2026) di pericolosità sismica dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), in aree a pericolosità sismica bassa o medio-bassa, declassificando l'areale del Belice. Uno degli effetti di riflesso è legato alla sottovalutazionePag. 7 della presenza di fenomeni vulcanici secondari che, invece, confermano come la necessità di studi di microzonazione sismica in quell'areale faccia sì che un principio di cautela dovrebbe escludere completamente la presenza in quell'area di possibili siti di stoccaggio, ma soprattutto dovrebbe operare in termini di rivisitazione e rivalutazione della pericolosità sismica della Valle del Belice, che a mio avviso continua a rimanere sottovalutata.
  Questo è quanto, signor presidente, in termini di definizione complessiva. Resto a disposizione per eventuali approfondimenti. Grazie.

  PRESIDENTE. La ringraziamo, dottor Santoro. È davvero preziosa per il nostro lavoro la sua audizione e soprattutto la sua esperienza. La nostra è una Commissione di nuova costituzione, quindi stiamo affrontando per la prima volta in modo organico e sistemico questi argomenti, che, invece, come lei ben sa, sono centrali nell'economia di un Paese.
  Ci sono diversi dubbi, per cui sia io che i colleghi le faremo alcune domande. Ovviamente lei può anche riservarsi di rispondere. In tal caso, ci farà avere le risposte in forma scritta. Nelle audizioni che abbiamo tenuto in questi primi mesi è emersa con forza la criticità che riguarda l'iter autorizzativo per la manutenzione straordinaria degli alvei, che è un iter complesso e farraginoso. Lei poc'anzi ha detto che in Sicilia c'è un'esperienza regolata da specifiche direttive, circolari, per cui le chiedo: secondo lei questo modello operativo è un modello positivo, che contiene aspetti qualificanti che possiamo replicare anche nel resto del Paese?
  Vi è, poi, una specificità tutta siciliana. Abbiamo notato che in Sicilia vi è una forte accelerazione per progetti e autorizzazioni per impianti fotovoltaici e agrivoltaici. Come lei sa meglio di noi, nei procedimenti autorizzativi assumono rilievo importantePag. 8 le verifiche di compatibilità idraulica e soprattutto il principio di invarianza idraulica. Quindi, vorrei conoscere la sua valutazione di questa dinamica molto specifica.
  Un altro punto che è emerso nelle varie audizioni è quello del censimento. Le chiedo se in Sicilia avete avviato o ritenete utile avviare un censimento e una verifica sistematica degli attraversamenti e delle opere idrauliche storiche, rapportandone l'adeguatezza agli scenari che, come lei sa meglio di noi, soprattutto in Sicilia sono sempre più eccezionali, considerato che si passa da siccità ad alluvioni estreme nel giro di pochi giorni. I colleghi ricorderanno che il giorno stesso in cui trattavamo il «decreto siccità» c'era l'alluvione in Emilia-Romagna.
  Un'ultimissima domanda. Lei, quando ha parlato del Belice, ha detto che la Sicilia, come anche altri territori che abbiamo attenzionato come Commissione, presenta contesti a rischio multi-hazard, dove la componente idrogeologica si interseca con quella sismica e con quella vulcanica. Soprattutto in questi scenari, come è stato, ad esempio, Stromboli, le chiedo come interagiscono operativamente i diversi soggetti competenti, quindi autorità di bacino, protezione civile, regione, comuni, INGV e tutti gli altri tecnici. Peraltro, questo ambito è caratterizzato da una stratificazione e una duplicazione di enti responsabili. Le chiedo, dunque, se esistono protocolli o indirizzi per queste valutazioni integrate.
  Do ora la parola ai colleghi parlamentari che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  BEATRIZ COLOMBO(intervento in videoconferenza). Ringrazio il dottor Santoro per la preziosa relazione. Passo subito alle domande. Rispetto ai rivi, relativamente alle parti di proprietà privata, in Sicilia come siete organizzati? Ricordo, infatti, che esiste un vecchio regio decreto in merito ai rivi il Pag. 9quale stabilisce che, qualora si dovesse mettere in atto una pulizia dei rivi, relativamente alle parti di proprietà privata vi è l'impossibilità o la difficoltà di pulire questi rivi, dove molto spesso, qualora queste proprietà private fossero abbandonate, si possono creare problemi a causa della cattiva manutenzione, rami, fogliame e quant'altro, che in caso di alluvioni o forti piogge possono essere trascinati lungo il fiume, fino a provocare delle esondazioni. Voi come trattate questo aspetto? Come pensate di poter dare un contributo a questa Commissione, considerato che stiamo preparando una legge quadro, grazie al nostro presidente? Avremmo il piacere di ricevere qualche contributo pratico per la nostra Commissione.
  La ringrazio e buon lavoro.

  PRESIDENTE. Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi parlamentari, do la parola al dottor Santoro per la replica.

  LEONARDO SANTORO, Segretario Generale dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia. Grazie, signor presidente. Grazie, onorevole. Partirei rispondendo all'ultimo quesito. Per quanto attiene alla manutenzione dei corsi d'acqua, sia minori che ordinari, quindi quelli afferenti sia al demanio idrico regionale che statale, ma in particolare minori – aggiungo che quello statale è stato trasferito con un accordo di collaborazione all'autorità di bacino distrettuale, che quindi gestisce anche la parte connessa ai regimi concessori, mentre la titolarità in termini di proprietà deve essere perfezionata con un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri – l'autorità di bacino distrettuale, con miei decreti segretariali, ha emanato due direttive che liberalizzano la possibilità di rimuovere la vegetazione in eccesso dai corsi d'acqua da parte dei privati, previa semplice comunicazione all'autorità di bacino, e Pag. 10quindi consentono al privato di intervenire sia per rimuovere la vegetazione spontanea sia per acquisire il legname per usi diversi. Unica condizione è quella legata alla stagionalità dell'intervento, vale a dire che non deve coincidere con i periodi nei quali vi sono flussi di ritorno legati alla biodiversità e alla tutela in particolare dell'avifauna.
  L'altra direttiva è quella che liberalizza la possibilità di rimuovere il materiale sovra-alluvionale in eccesso, in questo caso predisponendo piani di gestione per la rimozione di questo materiale. Tutto ciò è stato perfezionato con norma regionale. Quindi, prima è arrivata una direttiva dal segretario dell'Autorità di bacino e oggi c'è una legge regionale che consente anche la rimozione del materiale arido sovra-alluvionato.
  La risposta a questo quesito si aggancia – così torno nella scaletta degli altri quattro quesiti – al primo quesito posto dal presidente, legato sostanzialmente alle autorizzazioni idrauliche che vengono emanate in Sicilia. Per accelerare l'iter autorizzatorio è stata definita in Sicilia un'autorizzazione idraulica unica, che definisce in un unico provvedimento emanato dall'Autorità di bacino l'autorizzazione alla realizzazione di un intervento nel corso d'acqua, ma anche l'accesso all'alveo e il ripristino del corso d'acqua a seguito del completamento dell'intervento.
  Per quanto riguarda il secondo quesito, quello legato alla proliferazione di impianti fotovoltaici e agro-fotovoltaici, il ramo dell'amministrazione regionale coinvolto in maniera specifica è il dipartimento dell'energia per quanto attiene alla realizzazione dell'intervento stesso. Per quanto riguarda, invece, l'impatto ambientale, questo rimane di competenza del dipartimento dell'ambiente. L'Autorità di bacino entra in questa attività con dei pareri, che vengono di volta in volta richiesti dai due rami dell'amministrazione regionale deputati a intervenire.Pag. 11
  La prima criticità sollevata dall'Autorità di bacino sta o nell'invarianza idraulica o nell'interferenza con siti PAI, in questo senso in particolare per la presenza in Sicilia di numerosissimi siti di attenzione. Da questo punto di vista, l'Autorità di bacino ha in corso un progetto di revisione dei siti di attenzione che nell'arco di un'annualità verranno trasformati in siti che puntualmente definiranno i livelli di pericolosità e del rischio idraulico e idrogeologico.
  Per quanto riguarda il terzo punto, quello legato al censimento degli attraversamenti e, aggiungo io, anche dei fiumi tombati, vi è un'intensa attività da parte dell'Autorità di bacino innanzitutto per il censimento di quei tratti fluviali che sono stati ricoperti o il cui alveo è stato ricompreso all'interno di manufatti artificiali che ne limitano la capacità di deflusso, al fine di obbligare l'ente che ha operato negli anni, nei decenni questa riduzione della sezione idraulica all'effettuazione di verifiche idrauliche straordinarie. In questo senso si inquadra una direttiva sulle verifiche idrauliche straordinarie che l'Autorità di bacino ha rivolto a tutti gli enti gestori di ponti e opere di attraversamento. Tra questi ci sono, in particolare, i viadotti ferroviari e i viadotti delle strade statali.
  Registro una criticità, in particolare da parte di ANAS, in relazione alla resistenza a effettuare le verifiche idrauliche straordinarie, addirittura sostenendo, anche in sedi giudiziarie, il ricorso contro i provvedimenti dell'Autorità di bacino, che impone il mantenimento della sezione idraulica pelvi al di sotto dell'attraversamento stabile delle strade statali, al fine di garantire il deflusso delle acque.
  Ci sono casi, invece, in cui vi è stato un riscontro favorevole. Cito come esempio virtuoso quello dell'ente Ferrovie, che nell'areale del trapanese ha individuato una serie di opere di attraversamento ferroviario che non verificavano dal punto di Pag. 12vista idraulico rispetto alle attuali norme del piano di gestione rischio alluvioni. Stanno predisponendo la modifica delle infrastrutture di attraversamento mediante l'abbattimento e la loro riconfigurazione.
  Naturalmente, nel tempo che intercorre tra il momento in cui hanno completato le verifiche idrauliche straordinarie e quello nel quale verrà sostituito il tombino con un viadotto, di concerto con la Protezione civile regionale, è stato richiesto ai comuni nei quali ricadono queste opere di attraversamento l'aggiornamento dei piani comunali di Protezione civile, al fine di aggiungere quei nodi come elementi di criticità che, a seguito dell'allerta meteo, devono prevedere una filiera di comando e controllo con i soggetti che devono attivare l'interruzione del traffico e la sorveglianza idraulica straordinaria.
  Per quanto riguarda il quarto punto, quello legato agli areali multirischio, ed è stata citata in maniera specifica Stromboli, una delle linee d'azione adottate dall'Autorità di bacino siciliana, e non è stato necessario definire una norma o una circolare specifica, è quella di intervenire d'ufficio con l'aggiornamento del PAI, in particolare per i fenomeni che si sono verificati nell'isola di Stromboli, all'inizio avviati a seguito della rimozione, a seguito di incendi, della copertura vegetale, poi a seguito di due anni di siccità e di perduranza di abbancamento di ceneri vulcaniche su un territorio arido, fattispecie che ha configurato uno strato di alcuni metri di ceneri vulcaniche che non hanno avuto la capacità, grazie alla piovosità regolare, di stabilizzarsi con il sottofondo, ma hanno creato un cuscino che, nel momento in cui si sono verificate ulteriori ingenti precipitazioni, ha fatto sì che l'intero materasso vulcanico sia stato trascinato a valle.
  Tra queste criticità vi era anche una peculiarità delle isole legata al fatto che spesso il corso d'acqua è stato riconfigurato Pag. 13in via di accesso per le contrade interne, con un utilizzo improprio del corso d'acqua stesso. Per questo motivo è stato necessario aggiornare il PAI, introducendo il vincolo idraulico anche su quelle che erano definite «viabilità», naturalmente riconfigurandole in termini di corso d'acqua. Questo ha come primo effetto la limitazione di nuove urbanizzazioni e ha come secondo effetto la possibilità di intervenire per rifunzionalizzare i corsi d'acqua stessi.

  PRESIDENTE. Dottor Santoro, la ringrazio, a nome mio e di tutti i membri della Commissione, per la sua audizione utile e preziosa.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 13.35