Sulla pubblicità dei lavori:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2
Audizione di Eros Mannino, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco:
Bicchielli Pino , Presidente ... 2
Mannino Eros , Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ... 3
Bicchielli Pino , Presidente ... 14
D'Alfonso Luciano (PD-IDP) ... 16
Colombo Beatriz (FDI) ... 18
Bicchielli Pino , Presidente ... 21
Mannino Eros , Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ... 22
Bicchielli Pino , Presidente ... 31
Colombo Beatriz (FDI) ... 31
Mannino Eros , Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ... 32
Bicchielli Pino , Presidente ... 32
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
PINO BICCHIELLI
La seduta comincia alle 11.35.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna, se non vi sono obiezioni, sarà assicurata anche tramite l'impianto audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione in diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
(Così rimane stabilito)
Audizione di Eros Mannino, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'audizione del dottor ingegner Eros Mannino, Capo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che saluto e ringrazio per aver accettato il nostro invito. Saluto anche il dottor ingegner Ugo D'Anna, dirigente dell'Ufficio di coordinamento e gestione delle emergenze, che lo accompagna.
È il caso di ricordare che i Vigili del fuoco sono in prima linea nella gestione del dissesto idrogeologico in Italia, intervengono in situazioni di emergenza dovute a frane, alluvioni ed esondazioni, spesso in coordinamento con la Protezione civile regionale e locale, come previsto dalla normativa vigente. Svolgono attività di prevenzione, monitoraggio e messa in sicurezza di infrastrutture e territori a rischio, utilizzando risorse avanzate come droni, elicotteri per la valutazione e il soccorso in aree difficili da raggiungere.
Va inoltre ricordato che in questi ultimi anni hanno registrato un forte aumento delle operazioni per danni idrici e statici affrontando in alcuni periodi incendi di vegetazione.Pag. 3
Fatta questa brevissima premessa, rinnovo il ringraziamento all'ingegner Mannino e gli do la parola.
EROS MANNINO, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Grazie, presidente Bicchielli e grazie a tutti i componenti della Commissione per l'opportunità.
Ho preparato una ventina di slide in cui descriverò una serie di dati e riflessioni. Voi avete la relazione integrale per controllare nel dettaglio questi dati, ma soprattutto farò delle considerazioni di carattere generale partendo, però, da una descrizione di come siamo organizzati. Chiedo scusa per eventuali ripetizioni o cose già note, ma la cosa importante è partire dalla nostra organizzazione.
Possiamo partire con le slide. La nostra organizzazione è un unicum in campo europeo in quanto è un'organizzazione unitaria dal punto di vista nazionale. Di solito i Vigili del fuoco nei vari Stati sono organizzati in territori più o meno limitati, mentre noi abbiamo una organizzazione a carattere nazionale. Questa organizzazione ci consente, ovviamente, un'ottimizzazione, una standardizzazione delle risorse. Abbiamo tutti la stessa divisa, gli stessi mezzi, ma anche le stesse procedure operative. Questo, quindi, ci consente di avere il supporto immediato automatico già proceduralizzato di tutto il territorio nazionale a seconda delle esigenze, come vedremo dopo.
Le caratteristiche nostre più importanti sono l'immediatezza dell'intervento, noi interveniamo nelle primissime fasi dell'emergenza, la specializzazione delle risorse, poi vedremo quante particolarità professionali sviluppiamo anche attraverso programmi di formazione, e soprattutto la multidisciplinarietà. Di solito diciamo che non siamo solo Vigili del fuoco, ma siamo anche vigili della terra, vigili dell'acqua, vigili dell'aria, vigili della chimica e di quant'altro è nelle nostre competenze.Pag. 4
La nostra missione istituzionale è quella prima di tutto di salvaguardare la vita umana e secondariamente i beni, compresi i beni ambientali, ma, soprattutto in Italia, il patrimonio culturale dove siamo spesso impegnati, operando l'attività di soccorso tecnico urgente, non sanitario. Tengo a fare questa distinzione. Ovviamente, per il sanitario ci sono altre strutture proposte. Quanti siamo? In questo momento siamo 34.000 operatori di pronto impiego, impiego operativo, ulteriormente permanenti, quindi professionali, con 6.500 volontari. Sono volontari dei Vigili del fuoco quindi appositamente e adeguatamente formati. Sono volontari molto professionalizzati. Poi abbiamo 1.500 funzionari tecnici, un supporto amministrativo pari a circa il 10 per cento del totale e 230 dirigenti. In prospettiva, entro qualche anno dovremmo superare il tetto dei 40.000 operatori.
Quali sono le nostre specialità e specializzazioni? Noi interveniamo in qualsiasi ambiente. Per esempio, interveniamo sott'acqua con i sommozzatori per il recupero a volte purtroppo di vittime, ma materiale in generale, in scenari complessi.
Noi siamo il primo corpo in Italia a essere stato organizzato nel lontano 1952 di tutte le forze statali, compresi i militari. Abbiamo questo primato di cui andiamo orgogliosi. Poi abbiamo un soccorso nell'ambito portuale con dei natanti e questa è una derivazione. Fu istituito al tempo, negli anni in cui fummo nazionalizzati, intorno al 1940, quando il Corpo divenne Corpo nazionale, con finalità antiaeree perché c'era la guerra in arrivo e quindi qualcuno pensò che le strutture più importanti, in particolare i porti, potessero subire bombardamenti.
Nel tempo si è sviluppata anche una specialità per fare soccorso acquatico di superficie, che è diverso ovviamente dal subacqueo in quanto si soccorrono persone in difficoltà che normalmente ancora si trovano in vita, mentre nell'altro caso, Pag. 5purtroppo, si parla di recuperi in profondità. È tutta un'altra tecnica che si basa su moto d'acqua e altre tecniche di soccorso.
Poi abbiamo anche una grande flotta aerea in grado di intervenire per recuperare persone in difficoltà, anche per spegnere incendi boschivi. Noi abbiamo in questo senso la più grande flotta antincendio in Europa. Abbiamo tutti i mezzi antincendio possibili, dagli elicotteri ai Canadair, quindi ala rotante, ala fissa, compresi quindici reparti volo tutti distribuiti sul territorio.
Ci sono, poi, altre specializzazioni importanti. Una delle più note è quella di salvataggio delle persone sotto macerie. Non le chiamiamo Urban Search and Rescue (USAR), che sono quelle squadre specializzate che estraggono i feriti o le vittime dalle macerie, spesso anche con l'aiuto dei cinofili. Per fare questo bisogna compiere le operazioni in sicurezza e con delle attrezzature particolari. Oltre a questo nucleo, molto importante, ancora più storicamente rilevanti sono i nuclei SAF, che sono coloro che adottano tecniche speleo-alpinistico-fluviali, e sono quelle tecniche con cui si interviene in aree impervie insieme anche al soccorso alpino e alle altre componenti specialistiche.
Abbiamo poi i mezzi di movimento terra pesanti con cui operiamo demolizioni, mezzi speciali, o anche spostamenti di detriti in caso di frane, tanto per cominciare a entrare nel tema odierno, oppure ripristinare le condizioni di viabilità compromessa da eventi naturali indesiderati.
La tecnologia si è sviluppata nel tempo. Stiamo impiegando sempre di più i droni. Abbiamo delle squadre droni che servono soprattutto a monitorare le aree e ci servono per inquadrare e dare delle priorità alle attività di soccorso, unite anche ad una attività chiamata topografia applicata al soccorso, che sono operatori specializzati che redigono mappature in aree dove si interviene, che normalmente sono sprovviste di mappe e documentazioniPag. 6 affidabili. Si va sul posto e si realizzano autonomamente delle cartografie che poi ci aiutano all'attività di soccorso.
Altra attività fondamentale è quella dei nuclei di telecomunicazioni perché sapete che durante le calamità spesso la prima cosa che salta sono le telecomunicazioni. Noi abbiamo dei nuclei autonomi che spesso trasferiamo, trasliamo negli scenari di intervento perché è proprio lì che le comunicazioni sono saltate e quindi creiamo dei sistemi autonomi per il soccorso che ci consentono di avere in ogni caso comunicazioni.
Passo all'ultima diapositiva delle presentazioni. Noi dobbiamo fronteggiare il rischio NBCR (nucleare, batteriologico, chimico o radiologico) ovviamente per la popolazione e non per finalità militari. Queste sono squadre storiche di elevatissima specializzazione che ci consentono di operare in scenari molto pericolosi con insidie chimiche, nucleari o biologiche.
Una delle più recenti specialità, per concludere, è il sistema di trattamento delle criticità strutturali. Cosa vuol dire? Vuol dire che in caso di sisma, di terremoto, noi innanzitutto facciamo una sorta di triage, una diagnosi dello stato degli edifici, con una mappatura della distribuzione dei danni, e, successivamente, in base a questi censimenti tecnici, realizziamo opere di messa in sicurezza degli edifici per evitare che gli edifici finiscano di crollare, per esempio, a seguito di repliche sismiche o altri eventi e anche per consentire il ripristino della viabilità normale.
Cominciamo a entrare nel tema. I due temi che mi sono stati richiesti nel periodo 2019-2025 sono il rischio idrogeologico e poi successivamente quello sismico. Innanzitutto, per quello idrogeologico facciamo delle considerazioni d'insieme. C'è una sorta di omogeneizzazione o perdita di stagionalità del rischio. Una volta potevamo distinguere tra le stagioni più a rischio, le Pag. 7stagioni più sicure, le stagioni delle piogge o le stagioni degli incendi di bosco. Ora c'è una sorta di impazzimento del clima o comunque degenerazione della regolarità climatica che ha portato sostanzialmente ad avere una stagionalità pressoché continua. Non abbiamo più una stagione precisa dove concentrare i nostri sforzi, ma siamo chiamati, come si vede dal diagramma, a intervenire in senso temporale tutti i mesi dell'anno. Non si parla più di eventi puntuali, ma è una condizione temporaneamente quasi permanente.
Nel 2022 questa intensificazione, questi nuovi scenari, questi scenari sempre più violenti, sempre più distribuiti uniformemente sul territorio, hanno determinato delle criticità particolari. Mi riferisco a quella delle Marche del settembre 2022 dove impegnammo, in contemporanea, 400 soccorritori al giorno, che sono un bel numero per quello che ci riguarda; soccorritori che non intervenivano solo dal luogo colpito, che normalmente può usufruire del raddoppio di orario di servizio e quindi un raddoppiamento del personale, ma anche dalle colonne mobili, dalle componenti operative che venivano dalle regioni limitrofe.
Ovviamente, che tipo di soccorso si fa in questi casi? Lo scenario critico idrogeologico deriva dall'alterazione da fenomeni meteorologici particolarmente avversi, quindi piogge particolarmente intense, vento e quindi agenti atmosferici molto pesanti che determinano, in discendenza, frane, esondazioni. Quindi, la prima cosa che dobbiamo fare è, come al solito, soccorrere le persone, andare a recuperare le persone che sono in difficoltà anche attraverso mezzi anfibi o anche attraverso elicotteri, quindi recuperi. In Emilia-Romagna, per esempio, abbiamo fatto ben 300 salvataggi da elicottero. È stata un'operazione importantissima, portando in salvo le persone che si trovavano in una condizione critica, che non potevano certamente rimanere lì.Pag. 8
Poi c'è l'attività che serve alla messa in sicurezza degli edifici, alla liberazione di strade e di aree, al taglio delle piante pericolanti, al prosciugamento di locali che vengono interessati da queste alluvioni e a tutta una serie di attività, comprese a volte anche delle attività accessorie. Qui c'è l'esempio di Pianello di Ostra, dove allestimmo le tende pneumatiche per garantire il diritto di voto durante l'emergenza. Quando siamo lì veniamo anche coinvolti per una sorta di servizio alla collettività, che non è più tipicamente soccorso, ma diventa necessario per garantire delle attività fondamentali, dei diritti dei cittadini.
A Ischia, per esempio, nel novembre dello stesso anno, solo due mesi dopo, ci fu una grandissima frana: franò una parte del monte Epomeo. Anche qui, come nelle Marche, ci furono altre dodici vittime. Intervenimmo a seguito di questa frana molto estesa, che si portò via molte abitazioni, con una azione particolare, perché nei giorni successivi all'evento la terra si era consolidata e aveva, sostanzialmente, bloccato l'accesso alle case. Quindi, c'erano ancora vittime da recuperare. Noi rompemmo i solai, penetrammo nei solai compattati dal fango con le nostre attrezzature, riuscimmo a entrare e a recuperare le vittime, che è una cosa molto importante nei confronti dei familiari.
L'anno che in questo periodo di interesse è da considerarsi come uno spartiacque, come accennavo prima, è il 2023, quando in Emilia-Romagna facemmo circa 20 mila interventi in tre mesi.
Io sto parlando di numeri che in questo momento si riferiscono solo ai danni d'acqua, alle esondazioni e al rischio idrogeologico. In realtà, noi facciamo circa un milione di interventi l'anno, complessivamente, tra incendi e altre cose. Pag. 9Per cui, i numeri che vedrete oggi sono soltanto riferiti al tema che è stato richiesto.
Anche in quel caso ci fu un dispiegamento importante, ci furono tre province colpite, con 20 mila interventi totali in tre mesi, e ogni giorno c'erano 400 mezzi e 330 soccorritori acquatici, cioè specificamente dedicati al soccorso acquatico, con anfibi, elicotteri, droni, ruspe per liberare e per irreggimentare la corrente che esondava dai fiumi. Furono, quindi, operati salvataggi complessi. Sottolineo – come dicevo – che sono stati realizzati 300 recuperi dall'alto, dall'elicottero, di persone.
Procedendo sempre con gli anni, passiamo al 2024. Nel 2024 c'è una conferma della destagionalizzazione del rischio. Anche qui sono accaduti eventi abbastanza simili in tutti i mesi dell'anno e in tutte le parti del paese. Cominciamo dalla primavera, quando ci furono esondazioni in Lombardia e Piemonte del Ticino. Ci furono anche interventi particolari: fu evacuato un treno, salvando 250 passeggeri. In queste situazioni, in questi scenari il coinvolgimento delle persone e dei beni è continuo e importante. Proseguiamo a maggio, quando il Muson dei Sassi, sopra Padova, straripò. Questa cosa mi è nota perché quando facevo il comandante a Padova ci fu un episodio analogo a Loreggia: straripò il Muson dei Sassi e coprì tutta la città. Quando viene fuori un torrente, tutta la città va sott'acqua, quindi devi affrontare questa emergenza, dove i cittadini hanno problemi di sicurezza dentro le case, non possono rimanere lì, c'è la corrente, vanno evacuati e vanno fatti tantissimi interventi in poco tempo.
Continuiamo con i mesi di luglio e agosto, con quelle che chiamiamo «bombe d'acqua» estive, fenomeni improvvisi di estrema violenza, dove le precipitazioni superano i livelli prevedibili. Entriamo, quindi, in un campo di assoluta imprevedibilità.Pag. 10 In questo caso, esondano i torrenti, si gonfiano i laghi, a volte ci sono, purtroppo, dei dispersi. Una delle nostre attività è ricercare questi dispersi nei laghi, anche grandi, cosa assolutamente complicata, assolutamente non semplice, tenuto conto delle dimensioni e delle poche informazioni che si hanno per condurre certi tipi di intervento.
Come accennavo prima, nel 2024, addirittura, come ci capita spesso, tanto per citare un esempio, ci fu una simultaneità delle regioni colpite: furono colpite contemporaneamente sei regioni. In questo caso, l'ingegner D'Anna, il vicario dell'emergenza, lo sa bene, noi dobbiamo pianificare l'intervento delle risorse che abbiamo, perché poi devi anche capire come si sposterà il maltempo, quindi coinvolgere personale in aiuto da altre regioni, tenendo in relazione l'evoluzione, il fatto che la regione stessa potrebbe essere colpita dopo una settimana. Non puoi indebolire il presidio se non sei certo che l'andamento del tempo o delle criticità segua certi percorsi.
Qui si vede bene: furono colpite le regioni Emilia-Romagna, Toscana e Marche, ma contemporaneamente Toscana, Calabria e Sicilia, e lì dovemmo impostare una sorta di mosaico di intervento «creativo», perché le risorse non sono infinite. Il nostro schema prevede che in caso di emergenza possiamo raddoppiare i turni di chi subisce la calamità, quindi raddoppiamo il personale in servizio in quel territorio, ma possiamo inviare anche in aiuto circa un 25 per cento del personale totale, proveniente da altre regioni.
Per concludere il discorso idrogeologico, nel 2025 ci fu una situazione delirante, in termini operativi. Lo trovate bene nella relazione che vi abbiamo trasmesso, dove riportiamo dati particolari. Tutte le zone d'Italia furono colpite con una sorta di continuità temporale, ma con una distribuzione territoriale veramente importante.Pag. 11
L'altra considerazione, quindi, è che l'emergenza, che noi consideravamo sempre un fenomeno puntuale, purtroppo oramai è quasi sempre, quando cambiano le condizioni climatiche, un evento non puntuale, ma assolutamente diffuso, che mette in difficoltà il sistema.
Passiamo all'ultimo argomento, all'argomento sismico, dove le considerazioni sono leggermente diverse. I sismi hanno una ciclicità meno casuale. È del tutto casuale il luogo, ma non la probabilità di accadimento. Tutto sommato nemmeno il luogo, perché abbiamo delle zonizzazioni che ci dicono esattamente dove ragionevolmente entro qualche anno qualcosa accadrà.
Per le nostre statistiche, ogni 10-15 anni sappiamo che un terremoto molto importante – quelli che fanno vittime, tanto per intenderci – avverrà nelle zone sismiche individuate come zone particolarmente sismiche. In questo periodo di osservazione di cui mi è stato chiesto il commento abbiamo avuto un sisma che era in fase discendente, quello del centro Italia del 2016, quello di Amatrice, tanto per intenderci, che in realtà, per quello che ci riguarda, ha determinato un decremento naturale degli interventi, quindi una fase, sostanzialmente, di calma. Sappiamo, però, che il sisma è insidioso, perché comunque ha una sua ciclicità.
Oltre questo, che è uno scenario già conosciuto, ci sono stati nuovi fronti sismici. In particolare un sisma nelle Marche nel 2022, che ci ha fatto compiere 3.276 verifiche. Due parole su questa attività. Le nostre verifiche di agibilità, le chiamiamo così, verifiche strutturali sono verifiche speditive. Noi arriviamo nell'immediatezza dell'evento e dobbiamo dire subito esattamente se quell'edificio può continuare a essere abitabile oppure no. Questo è il nostro mandato nell'immediatezza. Quindi, è un rilievo speditivo.Pag. 12
Abbiamo introdotto un concetto nuovo, una decina di anni fa, ossia il concetto di triage dell'edificio, una sorta di analogia con il triage delle persone che arrivano al pronto soccorso. Noi facciamo un triage all'edificio e, in base a quello, decidiamo se l'edificio è da demolire, se l'edificio è da consolidare provvisoriamente, con quelle tecniche di puntellamento che vi facevo vedere, se l'edificio è immediatamente agibile, eccetera. A questo, ovviamente, seguono dei provvedimenti, seguono delle diffide che noi facciamo attraverso le autorità amministrative, normalmente il sindaco del comune, a cui vengono inviate queste comunicazioni in caso di emergenza, in caso di calamità. Questo passa tutto per il COM, per strutture di coordinamento.
Anche in tempo di pace questo nostro giudizio di agibilità speditivo è fatto per dire subito a una persona se può continuare a stare nella propria casa o se deve essere evacuata. Spesso, purtroppo, dobbiamo anche evacuare. La difficoltà del sindaco è anche quella di trovare un posto in cui far dormire queste persone. Si tratta di evacuare, a volte, anche paesi interi.
Insieme a questa delle Marche, c'è stata un'emergenza, un nuovo fronte dei Campi Flegrei, come sapete, a cui abbiamo parzialmente compensato con un potenziamento di 150 vigili in più permanentemente nella zona, ma che, ovviamente, ha implicato per noi un'attività di verifica di stabilità. Tutte queste verifiche, questo triage a cui accennavo, alla fine, portano a una cosa importante: una mappatura dei danni che il territorio a seguito di quell'evento ha subìto. Questa mappatura serve a chi deve prendere decisioni, è una mappatura di strategia, tant'è che noi questi dati li condividiamo con la Protezione civile, che può attivare tavoli decisionali, avendo compreso il danno riscontrato nell'immediatezza.
Tenete conto che in caso di sisma spesso queste situazioni si devono aggiornare, perché c'è una scossa e poi c'è una replica Pag. 13che mi cambia completamente la situazione e mi rende non agibili anche altri edifici, che prima magari lo erano. In riferimento a una scossa avvenuta a maggio del 2024, anche con altre repliche in questo anno passato, c'è stata una magnitudo del 4.4, zona Campi Flegrei, abbiamo fatto migliaia di verifiche, con interventi e provvedimenti di diffida. Sono stati evacuati 67 nuclei familiari a Bagnoli, con 76 ordinanze o prescrizioni di sgombero, come le vogliamo chiamare.
Insieme a questo, visto che noi siamo definiti dalla legge come componente fondamentale della Protezione civile, abbiamo anche dato ausilio per il monitoraggio della CO2, un indicatore dell'attività sismica. Per aiutare il sistema sicurezza, abbiamo contribuito a monitorare la presenza di CO2 nelle scuole.
Sto per chiudere. Un'altra cosa che vorrei segnalare, tornando alle nostre squadre USAR, cioè quelli che liberano le persone da sotto le macerie, noi abbiamo anche delle missioni internazionali, siamo inquadrati in un meccanismo europeo di Protezione civile, veniamo chiamati insieme ad altri colleghi, ma siamo un'eccellenza. Nel terremoto in Turchia del 2023, ad esempio, siamo stati incaricati di coordinare tutte le azioni del meccanismo europeo, e questo per noi è stato un elemento di grande orgoglio. Sono nuclei molto importanti. Per esempio, qui ci sono 48 unità, il modulo USAR consta di 48 unità ed è intervenuto immediatamente, pochi giorni dopo quel terribile sisma, per operare e recuperare vittime o feriti. Abbiamo recuperato anche gente in vita, ma sono state 24 le vittime recuperate. Questo per noi è un test importante come elemento di confronto verso colleghi che fanno il nostro stesso lavoro.
L'ultima considerazione è che, rispetto a tutti questi interventi, che io riporto freddamente come numeri, in realtà un Pag. 14intervento che conta uno può essere un intervento di estrema complessità.
Faccio un esempio per tutti: la famosa alluvione con i tre dispersi nel fiume Natisone, che purtroppo ci ha dato problemi ancora in essere. Siamo stati incolpati di non aver soccorso bene, ma qui ci sarebbe tutta una discussione da fare. In quel caso siamo intervenuti, oltre che con le unità ordinarie, con ben 744 unità specializzate impiegate: sommozzatori, soccorritori fluviali, elicotteristi. Quindi, per noi in uno scenario un solo intervento può essere un intervento complesso sia in termini numerici che qualitativi per operare.
In conclusione, come abbiamo già detto, ci sono questi problemi sempre più urgenti di simultaneità degli eventi e di ciclicità ravvicinate, che comportano una sorta di destagionalizzazione, e per rimediare a questi problemi dobbiamo essere flessibili in modo robusto e strutturato, non possiamo permetterci sotto organici e dobbiamo avere la possibilità di spostare in modo strutturato e robusto un numero adeguato di risorse. Tutto questo lo facciamo con grande spirito, con grande slancio e soprattutto con empatia nei confronti delle persone che soccorriamo, perché riteniamo il nostro lavoro un privilegio, un lavoro che ci consente di operare risolvendo problemi e criticità.
Vi ringrazio per l'attenzione.
PRESIDENTE. Siamo noi a ringraziare lei, dottor Mannino, e ringraziando lei vogliamo ringraziare tutti i vigili del fuoco per il lavoro che fanno quotidianamente al servizio della nostra comunità e per la professionalità che dimostrate in ogni istante.
I colleghi sicuramente vorranno fare delle domande, quindi direi di metterle tutte insieme, alla fine deciderà a quali rispondere immediatamente e a quali rispondere in un momentoPag. 15 successivo, perché magari richiedono dati più precisi, anche mediante e-mail.
Ho letto attentamente la relazione – colgo l'occasione per ringraziarla di avercela fatta pervenire prima dell'audizione, così da averci consentito di poterla approfondire – e vorrei chiederle, considerato che dalle nostre audizioni è emerso che uno dei temi più importanti è quello della mancanza di coordinamento, della presenza di troppi punti decisori, se voi avete problemi di coordinamento con le altre forze quando fate questi interventi, soprattutto quelli di carattere specialistico. Inoltre, a seguito di questo coordinamento o mancanza di coordinamento, le chiedo quali sono le criticità che voi rilevate quando operate in termini di soccorso.
Mi ha molto colpito quando lei ha parlato di questa emergenza, che noi, soprattutto in occasione dell'audizione del professor Boccaletti, abbiamo centrato, quella ormai di una emergenza costante, permanente. Non ci sono più periodi dell'anno dedicati, ma ormai ogni giorno purtroppo è un giorno a rischio emergenza. Lei ha parlato di simultaneità, ha parlato dell'autunno 2024. Voi siete in grado di dirci qual è il punto di stress, ovvero il punto in cui oltre quella soglia il sistema nazionale non tiene? Esiste questo punto? L'avete valutato? Oppure non lo conosciamo e dobbiamo provarlo sul campo?
Un altro tema che abbiamo affrontato in questi primi mesi di audizioni è sicuramente quello delle priorità. Quando dovete intervenire soprattutto per le verifiche, le priorità chi le decide e come vengono decise? Si parte dalle scuole, dagli ospedali, dalle infrastrutture? Ovviamente immagino che non si possa fare tutto contemporaneamente.
In ultimo, vista la vostra esperienza, sia sua che del dottor D'Anna, che ringrazio per la presenza, considerato che la nostra è una Commissione d'inchiesta ma anche una Commissione che, Pag. 16svolgendo un'attività legislativa, tenta di costruire delle norme che possano aiutare il servizio, le chiedo se c'è una norma, un intervento, una misura che secondo voi il Parlamento può adottare per ridurre i danni e per migliorare le vostre operazioni di soccorso.
Do ora la parola ai colleghi parlamentari che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
LUCIANO D'ALFONSO. Anch'io mi complimento con il Comandante del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ingegner Mannino, per la sua relazione e anche per le sottolineature che ha aggiunto facendo la sua relazione. Mi incastro con le domande che il Presidente ha già articolato e provo a supportarle ulteriormente. Le elenco queste domande. Mi pongo innanzitutto il tema, illustre comandante, di come funziona, se funziona e quale sarebbe eventualmente l'ulteriore misura per una migliore performance del centralino delle chiamate di emergenza.
Le faccio una seconda domanda. Proprio perché questa non è una Commissione conoscitiva del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ma, come ha ricordato il presidente Bicchielli, è una Commissione parlamentare di inchiesta, con capacità di produzione normativa e di attivazione di procedure normative, le chiedo: qual è l'età media dei vostri mezzi tecnici? Noi siamo arrivati finalmente, dopo una serie di distrazioni dei ministri e dei ministeri dei lavori pubblici, a imparare che le strutture hanno una vita tecnica, un'età media riferita alla vita tecnica, che non può essere superata. Peraltro, non può il Parlamento, con una legge, allungare la vita tecnica delle strutture, perché è come se noi facessimo illuministicamente l'allungamento della vita di Cristo. Trentatré anni sono. Anche se una legge di bilancio precisasse che sono ottantotto, restano trentatré. Qual è l'età media dei mezzi tecnici che consentono Pag. 17alle vostre competenze di mettere a segno gli interventi di emergenza? Penso ai mezzi meccanici e a tutta la strumentazione. Prima vedevo anche la capacità di utilizzo di tecnologia avanzata. Di che cosa è composta la vostra tecnologia e a quando risale?
Passo adesso a una domanda che non serve per avere il sorriso delle rappresentanze sindacali: come procede la vostra progressione di carriera? C'è la «riforma Zangrillo» che io vedo con consapevole simpatia: l'innalzamento dirigenziale finalmente non si fa più solo per quiz, domande sulla profondità del lago di Isoletta, ma la progressione di carriera si fa anche attraverso l'esaltazione della performance professionale. Se un autorevole vigile del fuoco ha messo a segno un'operazione di successo per la tracimazione controllata nei laghi di Sondrio e della sua provincia, è chiaro che quell'attività prevale come innalzamento di capacità di collocazione giuridica di quella figura, molto di più di un concorso su base teorica, che magari mette insieme l'esaltazione della legge n. 241 con la profondità del lago di Isoletta o di Leonessa. Come vi state preparando per la progressione di carriera tenendo conto dello specifico della vostra attività, quanti Canadair amministrate?
Vengo alla domanda sulla norma, che le ha fatto il presidente con molta intelligenza. Che cosa pensate delle esperienze di realtà di volontariato? Il volontariato può mettere insieme la buona volontà, ma Ciampi diceva, nel 1993, che anche il volontariato deve avere competenza. So che si stanno diffondendo esperienze formative anche per il volontariato, per cui le chiedo: come si compongono i volontari dei vigili del fuoco con le strutture di professionalità? Quali sono le catene di collegamento? Ci sono strutture che cominciano a ospitare questa doppia motivazione e questa doppia capacità? Io credo che avesse ragione il primo Bertolaso quando, da capo della protezionePag. 18 civile, diceva che dobbiamo arrivare a una domiciliarizzazione della capacità di risposta della protezione civile. In ogni famiglia bisogna sapere cosa si deve fare quando c'è un'emergenza. E su questo è molto importante la formazione.
Concludo. Sono attratto – oggi ho guadagnato consistenza conoscitiva, avendone sentito parlare, andrò a studiare – dal triage degli edifici. Io vengo da una regione nella quale il TAR provò a emettere una sentenza che stabilisse il coefficiente di sicurezza sostenibile di un edificio scolastico. Abbiamo assistito a quella norma riguardante il Superbonus 110 per cento per le abitazioni, di cui non diciamo nulla in questa sede, avremmo bisogno di una norma riguardante il consolidamento di strutture destinate alla vita collettiva, ma il triage degli edifici destinati alla vita collettiva secondo me è necessario e non può essere che si faccia, come si fece con quella sentenza del TAR L'Aquila, che, siccome uscì, la premura fu di non farla conoscere, perché stabiliva il coefficiente di sicurezza degli edifici, al fine di evitare una reazione emotiva. Ma noi dobbiamo sapere come stanno le cose, anche per graduare quali sono gli interventi. Le chiedo, dunque, se può esprimersi su questo tema e come questo si può comporre con il fascicolo di sicurezza dei fabbricati.
Come ha ricordato il presidente, lei dispone di una garanzia: non deve rispondere solo oggi o a tutto oggi, si può anche riservare di elaborare risposte. Complimenti ancora.
BEATRIZ COLOMBO. Vorrei innanzitutto ringraziare l'ingegner Mannino e l'ingegner D'Anna ed esprimere la gratitudine, a nome mio e del mio gruppo, a tutto il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con cui ho avuto modo di collaborare in Emilia-Romagna. Io sono volontaria di protezione civile, quindi gli eventi alluvionali e i terremoti verificatisi in Emilia-Romagna li ho vissuti in prima persona anche come volontaria Pag. 19di protezione civile, quindi al vostro servizio e della cittadinanza.
Vengo ora alle domande. Alla luce degli eventi, visto che questa è una Commissione di inchiesta, come abbiamo già sottolineato, dal 2019 ad oggi quali sono, secondo voi, le opere di prevenzione che avrebbero potuto ridurre in maniera significativa gli impatti anche solo su evacuazioni e allagamenti ripetuti? In base alla vostra esperienza operativa, quali sono gli interventi che hanno il miglior rapporto costo/beneficio? Penso, ad esempio, alla manutenzione diffusa degli alvei, dei fossi, dei tombamenti, delle vasche di laminazione, degli argini, delle casse di espansione, degli scolmatori, della regimazione delle acque. Quali di questi interventi avrebbero potuto ridurre quello che in Emilia-Romagna è stato un vero e proprio danno in termini di opere, infrastrutture, beni personali e pubblici e vite umane?
Nei casi di piena improvvisa, come, ad esempio, il fango, come quelli descritti, quanto incide la mancata manutenzione mirata? È possibile stimare quanta parte di interventi di soccorso derivi da criticità che potevano essere prevedibili? Penso a ostruzioni e frane.
Che cosa chiedereste in modo pratico alle regioni, ai consorzi di bonifica o anche ai comuni come minimo sindacale nell'attuale manutenzione? Anche la pulizia dei fiumi possiamo mettere tra queste opere.
Mi riallaccio a un tema che ha sollevato il collega D'Alfonso. Io ho un pallino, che ormai porto avanti in tutte le audizioni, e il presidente Bicchielli lo sa bene. Per quanto riguarda la pianificazione, l'evacuazione, il cosiddetto «zainetto delle settantadue ore», che in protezione civile siamo abituati a tenere nelle nostre macchine e nelle nostre case ormai da anni, visto anche ciò che è successo in passate alluvioni, quando avete fatto Pag. 20salvataggi con l'elicottero e le macchine. Se a un certo punto arriva la piena del fiume, il cittadino è preso dal panico, deve velocemente andare al piano di sopra, quando ha la possibilità, della propria abitazione, ma in quel momento, preso, appunto, dal panico non sa cosa deve portare via. Quindi, sarebbe opportuno che lo stesso cittadino, soprattutto in certi territori, che potremmo definire come zone rosse, abbia la possibilità di avere chiare le indicazioni di quello che deve avere a portata di mano per una evacuazione immediata, senza creare panico. Qui ci sarà da fare un'opera di formazione di un certo tipo e di comunicazione. Secondo me inizia a essere veramente una necessità. Se sì, quali contenuti deve avere e come può essere comunicato senza generare il panico. Sono suggerite anche esercitazioni periodiche, almeno per le scuole, che vengono già fatte, e per le strutture sanitarie a rischio esondazione e frana. Inoltre, secondo la vostra esperienza, quali sono gli errori più comuni dei cittadini che rendono i soccorsi più difficili?
Per quanto riguarda l'allerta, le comunicazioni e le catene di comando, c'è un tema, che è stato anticipato in Emilia-Romagna. Molto spesso, nel momento dell'emergenza per terremoti o alluvioni, le comunicazioni sono le prime a cadere. L'abbiamo visto in Emilia-Romagna, dove abbiamo avuto la possibilità di allacciarci alla rete satellitare Starlink, di proprietà di Elon Musk. Nelle emergenze i problemi di comunicazione radio tra le squadre in fasi critiche quanto sono frequenti e quali sono le cause principali di copertura, di interoperatività, di sovraccarico dei canali, di apparati e di procedure? Come possiamo migliorare? Quali investimenti servono per garantire una ridondanza comunicativa radio e satellitare, ripetitori mobili, mezzi di integrazione con altri enti?Pag. 21
Con riferimento all'attuale sistema di allertamento meteo-idro, dove sono i principali buchi neri? I tempi di reazione? La comunicazione al cittadino? Le decisioni di chiudere le strade o le scuole? Chi deve avere l'ultima parola sull'evacuazione preventiva quando i segnali sono ambigui, il sindaco, la protezione civile, il prefetto? Secondo voi serve una procedura più chiara e uniforme?
Passando ai dati tecnologici, come diceva il presidente Bicchielli, c'è la necessità, che è arrivata in tutte queste audizioni, di riuscire ad avere una piattaforma unica, vigili del fuoco, protezione civile e comune, ma mettiamoci dentro anche l'ordine dei geologi e l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Secondo voi questa comunicazione è necessaria a condividere segnalazioni e chiusure di strade anche con i comuni, livelli idrometrici, squadre in campo, richieste di soccorso? Esiste già? Si può migliorare. È da creare? Anche le aree di esondazione e i dati previsionali. Sono tutte comunicazioni che devono essere condivise in maniera migliore. Come valutate l'uso di droni e immagini, anche satellitari, per anticipare le frane e le rotture degli argini durante un intervento?
Tutte queste domande le depositerò in Commissione.
Ricordo una cosa che era stata segnalata, se non sbaglio, in Campania o in Toscana. Vi è mai capitato di non poter intervenire durante le alluvioni per un rischio chimico o biologico? Penso, ad esempio, a sversamenti industriali pericolosi.
Le altre domande le deposito, perché sono veramente tante. Mi sono sbizzarrita. Mi scuserete, ma attendevo la vostra audizione con ansia. Aspetto le vostre risposte. Vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie.
Non essendovi ulteriori richieste di intervento da parte dei colleghi parlamentari, do la parola al comandante Mannino per la replica. Come ho detto prima, vi potete riservare di farci Pag. 22pervenire le risposte via e-mail alle domande a cui adesso non siete in grado di rispondere.
EROS MANNINO, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Grazie. Mi fa piacere il vostro interesse alla materia ma anche la vostra conoscenza. Siete entrati nel merito di questioni che a volte presentano criticità, che vanno risolte anche in questa sede, nella sede politica. Provo intanto a tracciare delle risposte di massima, riservandoci di rispondere più approfonditamente e più puntualmente per iscritto tra qualche giorno.
Il coordinamento delle attività è un elemento centrale. Per legge siamo riconosciuti come componente fondamentale della protezione civile e per legge abbiamo il coordinamento tecnico di quasi tutte le attività di soccorso non sanitario. Parlo di coordinamento tecnico, dal momento che il coordinamento complessivo è in capo al prefetto o ad altre autorità di protezione civile. Ma l'intervento, quindi quando si va per primi sui luoghi in una primissima fase, deve essere coordinato da noi. Quando ci sono emergenze in cui si costituiscono organi di protezione civile, tipo il COM (centro operativo misto) e il DICOMAC (direzione di comando e controllo), questo coordinamento più o meno si riesce a inquadrare facilmente. Invece, nell'attività ordinaria, nell'attività di tutti i giorni ci sono delle complicazioni, perché questo non sempre ci viene riconosciuto nei fatti. Troviamo tanta gente che, come cittadino, vuole giustamente operare. Questo perché il soccorso, diversamente dall'ordine pubblico, è attività concorrente, non è attività di competenza esclusiva. Se un poliziotto trova una persona armata dice «fermati, sennò ti arresto», perché dell'ordine pubblico se ne occupa lui. Nel soccorso, invece, vale la regola della concorrenza. Anche un cittadino è tenuto a prestare soccorso in senso figurato. È chiaro – qui sottolineo il problema – che facendo soccorso rischia di farsi male l'operatore o il cittadino Pag. 23che spontaneamente, senza adeguata preparazione, interviene. In tal caso, la responsabilità anche giuridica è la nostra. La giurisprudenza, infatti, dice che è l'organo competente per legge che risponde di tutti quelli che ci provano.
Come risolvere questo problema è piuttosto complicato, stante la natura dell'attività di soccorso. Certamente si può fare molto. Per esempio, per andare direttamente al contributo delle tante e lodevoli attività di volontariato presenti nel nostro Paese, noi non possiamo disporre direttamente del volontariato per le operazioni di soccorso, ma possiamo disporre solo dei nostri volontari. Tenete conto che all'estero questi rapporti sono rovesciati: i volontari dei vigili del fuoco sono tantissimi rispetto a quelli che abbiamo noi. Ne abbiamo pochissimi in relazione ai professionisti. Quindi, la mia idea sarebbe quella di creare un volontariato di protezione civile molto specializzato e molto formato che possa operare insieme a noi nelle attività di soccorso. Peraltro, il volontariato fa tante altre cose, si occupa di assistenza alla popolazione e di servizi vari. Ma l'attività di soccorso è un'attività delicata, che richiede, dunque, una elevatissima preparazione e formazione, e non tutti coloro che vogliono fare i volontari hanno queste caratteristiche. Quindi, la mia idea è quella di dare qualità al soccorso, ma integrandolo, ossia facendo in modo che queste persone, che potremmo formare anche noi come Corpo nazionale, possano essere messe a effettiva disposizione operativa. Questo è un tema importante.
Criticità nel soccorso. Il lavoro è molto particolare. Noi non abbiamo procedure operative di soccorso. Le abbiamo, ma sono procedure di formazione, con cui prepariamo le persone ad affrontare scenari variegati, perché noi non sappiamo quello che succede e non sappiamo soprattutto come evolve lo scenario del soccorso. Quindi, dobbiamo disporre di persone preparate a tutto, quanto più possibile. Dobbiamo dare informazione Pag. 24prima di tutto per essere sicuri e per saper inventare a volte creativamente la giusta strategia per quel particolare tipo di evento. Quindi, non abbiamo procedure che ci danno la soluzione tecnica del miglior modo di procedere. Non le abbiamo e non le dobbiamo avere. Sbagliano quelle autorità giudiziarie che tendono a condannarci per il non rispetto di qualche procedura. Noi non le abbiamo. Questo perché i nostri scenari sono estremamente complessi e dipendenti da più fattori.
Faccio un esempio. Noi abbiamo un'attività molto simile ai medici del pronto soccorso. Ci si presenta una persona in difficoltà, però quella è una persona fisica, quindi il rispetto della procedura sanitaria paradossalmente è sinonimo di regola dell'arte per il dottore che è intervenuto, quindi lo esonera da altre responsabilità. Io rispetto la procedura, quindi sicuramente ho fatto bene. Se non la rispetto, non ho fatto bene. Per noi questa è una regola che non esiste perché, a partire dal più banale intervento, che può essere un incidente stradale, l'incidente stradale è fatto di mille parametri diversi. C'è il combustibile che è diverso, c'è la vettura che può essere ribaltata o di fianco, c'è la possibilità che scoppi un incendio, c'è la persona che può essere incastrata. Noi non abbiamo una regola, e non possiamo averla, che ci dà la soluzione per le cose che dobbiamo fare. Dobbiamo andare sul posto e con buonsenso e preparazione fare la cosa migliore che è richiesta in quel momento. Questo lo dico anche a discolpa di colleghi che rischiano di essere condannati, soprattutto ultimamente. Purtroppo c'è una brutta tendenza ad incolpare i soccorritori perché magari l'intervento non riesce. È ovvio che noi ci proviamo in tutti i modi, con tutte le nostre professionalità e i nostri sforzi possibili, ma non è detto che l'intervento abbia sempre un esito positivo. Ci si prova, ma quando si interviene Pag. 25lo scenario è assolutamente complesso e critico. Questa era una parentesi che mi piaceva sottolineare.
Punto di stress del sistema. Non esiste un punto di stress. Noi ci rimettiamo continuamente in discussione e in qualche modo riusciamo a fronteggiare le situazioni. Abbiamo la possibilità di raddoppiare l'orario, abbiamo la possibilità di attingere a questa riserva che viene da altre realtà. Finora non ci siamo mai trovati sul punto di dire: non ho persone da inviare. Certamente abbiamo momenti dove dobbiamo stabilire delle priorità, perché ci sono cinquemila interventi da fare subito, per tutti. Abbiamo anche una capacità residua, una resilienza che ci consente di mandare Canadair nel sistema europeo. Ce li chiedono all'estero i nostri Canadair. Quindi, per certi aspetti abbiamo una capacità probabilmente anche superiore a quelle che sono le nostre necessità. Ripeto, crisi per attività interne finora non se ne sono verificate. Certo, abbiamo momenti di forte sofferenza e momenti in cui dare una risposta immediata a tutti quanti non è possibile. Se arriva una scossa sismica, giungono cinquemila richieste da evadere subito. È evidente che in quei casi il cittadino deve avere pazienza, non nel soccorso alla persona, ma nella verifica di stabilità. Può passare del tempo, con priorità che hanno logiche tecniche ma anche politiche. Ci sono questi centri di coordinamento dove noi ascoltiamo le priorità, che ci vengono date anche dalla politica del territorio. Ci dicono: guarda, qui c'è una scuola importante, quindi andate prima a verificare quella che non l'altra. Quindi, noi seguiamo direttive tecniche ma anche indirizzi, che sono governati da chi gestisce il territorio.
Vengo adesso alle questioni poste dall'onorevole D'Alfonso. Per quanto riguarda il centralino e le chiamate di emergenza, da poco siamo passati al numero unico, che per noi rappresenta un'esperienza nuova. Come dovrebbe essere un centralino? Noi Pag. 26storicamente mettevamo al centralino della sala operativa i più anziani, i più esperti, perché questa è un'attività fondamentale, cruciale, dal momento che, quando una persona chiama, noi dobbiamo subito inquadrare, anche psicologicamente, qual è il mezzo migliore da mandare e, quindi, capire cosa sta succedendo. Avevamo dei centralinisti che erano dei veri e propri psicologi. Erano persone di esperienza che riuscivano a inquadrare e a decidere in tempo reale qual era il mezzo da far partire. Con questo sistema che ha terziarizzato, ha laicizzato il servizio evidentemente non si può pretendere che una chiamata venga subito ben interpretata, per tutte le esigenze, non solo quelle dei vigili del fuoco, ma anche quelle di carabinieri e poliziotti, nonché quelle del servizio 118. L'ideale sarebbe avere dei centralini che abbiano tutti i componenti presenti in grado di valutare la telefonata in diretta e non trasferire la chiamata. Questo è lo schema ideale, che ritengo, però, piuttosto complicato da realizzare. Questa è un'osservazione che mi sentivo di fare.
Sulla progressione in carriera anche qui avete centrato l'argomento perché i criteri attualmente in vigore, che noi continuamente aggiorniamo a seconda delle categorie, perché c'è poi la categoria vigile, la categoria comandante, la categoria amministrativo, abbiamo diverse carriere, in questo momento si basano molto sui titoli di studio, sui corsi frequentati, che sono tutti indicatori importanti. Secondo me, come lei accennava, probabilmente è fondamentale sviluppare una selezione anche di tipo attitudinale, perché sul camion e sull'intervento non posso mandare uno che ha cinque lauree, devo mandare uno che ha anche delle caratteristiche di prontezza fisica e di risposta, oltre che di preparazione culturale, quindi capacità attitudinali, ma anche capacità mostrata sul campo. Quello che si distingue in un intervento va premiato, ma non con la Pag. 27medaglia e con l'onorificenza, che è cosa importante, ma che poi non dà un risultato di carriera, ma se è stato bravo va premiato.
Stiamo pensando di orientare anche i nuovi criteri su questo aspetto, anche all'inizio, anche in termini di assunzione, perché poi quando hai assunto un Vigile del fuoco deve fare il Vigile del fuoco, non può fare lo scienziato o altro mestiere.
Come diceva giustamente il collega, i dirigenti nostri hanno una carriera blindata. Se tu entri come direttivo dei Vigili del fuoco divento dirigente dei Vigili del fuoco, non puoi arrivare da fuori, almeno da noi. Questo garantisce un certo tipo di percorso più specificamente orientato.
Quanti Canadair abbiamo? Ne abbiamo mi pare diciotto in prontezza, che, ovviamente, vengono dislocati in varie parti d'Italia e frequentemente li impieghiamo nel meccanismo unionale di Protezione civile. Siamo una cosa importante.
Il triage, la verifica statica degli edifici, lo usiamo in emergenza perché la nostra è una verifica speditiva. Per quello che riguarda il fascicolo di sicurezza del fabbricato a cui alludeva probabilmente ci vuole una valutazione più profonda, più attenta, più strumentale rispetto alla nostra, che è una valutazione molto visiva e molto nell'immediatezza dell'evento.
A noi serve proprio per gestire l'emergenza, le prime fasi e dire che, ad esempio, questa è tutta zona rossa, creare le zone rosse, far fare dei provvedimenti amministrativi a seguito dei nostri rilievi perché adesso mi manca una mappa, ma è molto evidente, con i colori si vede benissimo. Dove è verde e dove è giallo chiaramente puoi accedere, anche gli stessi mezzi di cantiere possono cominciare a intervenire. Dove è rosso o dove è nero è chiaro che lì bisogna pensare ad altri tipi di intervento. Quindi, in base alla distribuzione di questi colori nell'ambito della mappa del Paese ne deriva un quadro, che poi è un quadro Pag. 28dinamico, come accennavo, della situazione che consente a chi deve prendere decisioni di avere elementi importanti, compresa la politica ovviamente.
Onorevole Colombo, quali sono le entrate in ambiti ancora più specifici? Quali sono le opere di prevenzione? C'è un discorso generale che è il vivere la montagna e la campagna, che non si vive più. Una volta questi erano posti abitati, dove gli stessi residenti facevano manutenzione, gli stessi residenti segnalavano le frane, gli stessi residenti erano padroni del territorio. Ora, purtroppo, questo presidio non c'è più e quindi una prima cosa è vivere il territorio o comunque presidiare in qualche modo il territorio in questi termini.
La manutenzione alvei è fondamentale, perché è chiaro che se l'alveo non viene pulito poi produce più fango, a parità di precipitazioni che sono veramente importanti, sono a volte davvero eccezionali, dovute ai cambiamenti climatici. C'è tutta una concatenazione di fattori che esaspera la mancanza di gestione di queste cose.
Visto che sto parlando in modo molto diretto, mi consentirete in modo diretto di esprimermi. Ci vuole anche un certo coraggio, in termini proprio urbanistici, perché ci sono delle aree nel nostro territorio che sono esposte a rischio. Cosa deve fare un sindaco? Deve conoscere il territorio in termini di mappatura e sapere dove è il rischio. È impensabile che io consento l'abitazione di zone molto a rischio, documentatamente a rischio, in modo univoco a rischio. Ci vuole anche il coraggio a volte magari di prendere dei provvedimenti di delocalizzazione. Non voglio fare nomi, però è evidente che vivere in certe aree è rischioso. È inutile che io metto 10.000 pompieri o faccio opere, perché quella è una terra che trema, è una terra che sprofonda, è una terra che frana. Ci sono stati degli episodi dove intere città giacevano su canali scolmatori Pag. 29realizzati dal genio borbonico per drenare il fango dalla montagna. C'erano città che erano lì. Ci vuole anche il coraggio di interpretare. Mi riferisco a Sarno, alla frana di Sarno.
Ci sono tante situazioni dove ci sono parti di città che stanno in zone troppo a rischio e lì ci vuole il coraggio anche di prendere delle decisioni drastiche, perché sennò è solo un problema di probabilità di accadimento, prima o poi qualcosa accadrà.
Bisogna in questo senso analizzare di più i rischi del territorio. In questo senso dico che i sindaci devono appropriarsi del territorio e poi devono elaborare Piani di Protezione civile comunali che sono come minimo comunque una misura di risposta alla criticità del territorio. C'è stata quella polemica. Adesso entro in temi di Protezione civile che non mi competono pienamente, ma bisogna che ogni Comune si doti di questo strumento, almeno sapere quelle che sono le risorse in termini di capacità di risposta in caso di eventi indesiderati. Tutto, però, si basa sulla diffusione della cultura di autoprotezione. Abbiamo avuto quell'esempio recente della discoteca. Anche lì è chiaro che la colpa è del gestore, non ci sono dubbi, la colpa è anche di chi non ha fatto i controlli, ma certamente si nota che, e questo lo vediamo anche nelle emergenze, le persone e in particolare i giovani dovrebbero essere più consapevoli, dovrebbero essere informati del rischio, consapevoli dei rischi nelle varie attività che fanno, anche nella vita quotidiana, ma devono sapere soprattutto cosa fare in caso succeda qualcosa. Questo andrebbe insegnato nelle scuole. Andrebbero inseriti dei moduli – stiamo pensando a questo – che consentano come educazione civica di dare la possibilità al cittadino di essere informato, ma soprattutto di sapere come comportarsi in caso di emergenza.
Cultura dell'autoprotezione. In Italia abbiamo delle remore perché abbiamo paura del panico. Se io informo le persone che Pag. 30c'è il rischio allora si scatena il panico. Ho capito, ma non comunicarglielo penso che sia peggio. All'estero fanno molto di più di noi, mettono le persone davanti più a situazioni di fatto e questo certamente aiuta come elemento di risposta e capacità di resilienza si direbbe oggi.
Le comunicazioni radio e le comunicazioni in generale sono la prima cosa che salta in emergenza perché c'è un problema fisico. Le comunicazioni, quando tutti vogliono telefonare e prendono il cellulare intasano i ponti radio. Se tu vuoi sapere se tuo figlio è tornato da scuola perché senti la scossa sismica, come te ci sono infiniti genitori e infinite persone che chiamano e quindi rendono il servizio difficile. È un problema troppo tecnico, non mi voglio addentrare in meccanismi, però cosa facciamo noi da sempre? Ci creiamo un sistema autonomo da questo, perché sappiamo che una delle cose che salta per prima, soprattutto nel luogo colpito, è la comunicazione. Il rimedio è farsi dei sistemi autonomi, ponti radio mobili, satellitari. Adesso per fortuna c'è il satellite che si vede da tutte le parti e quindi questo consente di avere una capacità comunicativa suppletiva e comunque indipendente dal sistema che per giorni è bloccato.
Coinvolgimento dei professionisti, piattaforma unica dei dati. Bisogna coinvolgere tutte le forze. È chiaro che da soli non si può fare, però devono essere tutte persone che devono avere una professionalità specifica, quindi bisogna trovare un linguaggio macchina delle condivisioni. L'ingegnere studia, ma tendenzialmente non conosce le cose dell'emergenza. Bisogna che sia introdotto e portato nel mondo dell'emergenza, in coordinamento con gli enti di soccorso. Ci sono esperienze in questo senso anche nelle verifiche dei fabbricati dove il mondo professionale è assolutamente importantissimo per fare più controlli possibili.Pag. 31
I droni sono fondamentali, come dicevo, proprio per le immagini e per pianificare l'intervento. Ci consentono anche di andare in situazioni pericolose. Una volta facevamo le verifiche entrando in aree pericolose solo per vedere quanto era elevato il pericolo. Adesso mandiamo i droni, specialmente dentro gli edifici pericolanti, per recuperare immagini da fuori. È un grande ausilio. Tra l'altro, i droni ci consentono anche a volte di intervenire magari anche per lo spegnimento. In futuro ci saranno sempre più apparecchi in grado di intervenire e magari spegnere incendi o fare interventi. In questo momento c'è più una finalità di ricognizione, di realizzazione di immagini e di documentazione di mappatura di quello che sta accadendo.
L'ultima domanda riguarda gli eventi chimici durante le calamità. Quando c'è una calamità, c'è un'alluvione è facile che, per esempio, un serbatoio venga strappato dalle sue fondazioni con tutta la sostanza pericolosa che quindi prima stava in un posto, dopo l'alluvione il fiume se la porta in un altro. C'è l'emergenza alluvionale naturale che si fonde con l'emergenza magari chimica industriale. Anche gli impianti a rischio vengono coinvolti dalle calamità, dagli effetti delle calamità e diventano più a rischio ancora. Quando interveniamo dobbiamo essere veramente multitasking, pronti un pochino a tutto perché il territorio, gli impianti e le apparecchiature vengono tutte comunque interessate e alterate in termini negativi per la sicurezza.
PRESIDENTE. Grazie. C'è l'onorevole Colombo che voleva fare un'altra domanda.
BEATRIZ COLOMBO. Vorrei fare una domanda visto che questa è una Commissione d'inchiesta. Innanzitutto grazie per l'esposizione e per le sue risposte.
Le mappe di pericolosità, ad esempio di ISPRA, ma anche le vostre indicazioni sui sopralluoghi, sono state poi tradotte in Pag. 32scelte urbanistiche relativamente alle regioni Emilia-Romagna e Toscana?
EROS MANNINO, Capo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. Hanno una valenza diversa, perché le nostre, come accennavo prima, hanno una valenza mirata alle attività di soccorso e messa in sicurezza provvisoria. Quelle di ISPRA sono più scientifiche, sono la famosa attività di previsione prevista. È un compito fondamentale della Protezione civile e quindi hanno un valore più formale, legato anche allo studio, alle statistiche.
Non so sinceramente se sono state adottate in Emilia-Romagna o tenute in considerazione, ma certamente sono elementi che dovrebbero essere utili a pianificare il territorio o meglio a decidere la destinazione urbanistica del territorio.
Se una parte del territorio è esondabile, è chiaro che lì non faccio costruire. Se lì ci sono fabbricati esistenti, magari ho il coraggio di programmare una delocalizzazione oppure delle opere di protezione degli argini. Però, è più efficace non abitarci, secondo me, in riva al fiume, ma questa è un'idea mia personale.
PRESIDENTE. Grazie, dottor Mannino. Se può farci avere tutto per iscritto, la ringraziamo. Non so se c'è qualche domanda alla quale non ha risposto. Le mandiamo il resoconto con tutte le domande.
Ringrazio ancora una volta il Capo Mannino e il dottor D'Anna per la loro disponibilità e dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 12.55