XIX Legislatura

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza

Resoconto stenografico



Seduta n. 50 di Martedì 14 aprile 2026

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULL'IMPATTO DI INTERNET E DELLE NUOVE TECNOLOGIE SULLA SALUTE PSICOFISICA DEI MINORI

Audizione di una delegazione di ragazze e ragazzi coinvolti in attività di partecipazione del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), anche in videoconferenza, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori.
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 3 
Bernacca Agata Merian , Coordinatrice provinciale Younicef ... 3 
Brancatelli Lisa , Volontaria Younicef per il Comitato di Roma ... 4 
Bah Siradio , Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov ... 5 
Kulinich Maria , Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov ... 6 
Tundo Martina , Componente di YAB (Youth Advisory Board) ... 7 
Abdoulina Mihalache Saida , Componente di YAB ... 8 
Siculella Manuel , Componente di YAB ... 9 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 10 
Mennuni Lavinia  ... 11 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 11 
Mennuni Lavinia  ... 11 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 12 
Bernacca Agata Merian , Coordinatrice provinciale Younicef ... 12 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 13 
Brancatelli Lisa , Volontaria Younicef per il Comitato di Roma ... 13 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 13 
Bah Siradio , Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov ... 13 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 14 
Kulinich Maria , Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov ... 14 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 14 
Tundo Martina , Componente di YAB (Youth Advisory Board) ... 14 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 15 
Mennuni Lavinia  ... 15 
Abdoulina Mihalache Saida , Componente di YAB (intervento in videoconferenza) ... 15 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 17 
Siculella Manuel , Componente di YAB (intervento in videoconferenza) ... 17 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 17 
Bernacca Agata Merian , Coordinatrice provinciale Younicef ... 18 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 18

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

  La seduta comincia alle 13.50.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

  (Così rimane stabilito).

Audizione di una delegazione di ragazze e ragazzi coinvolti in attività di partecipazione del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF), anche in videoconferenza, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sull'impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori.

  PRESIDENTE. Comunico che oggi prende avvio in Commissione l'indagine conoscitiva sull'impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori, nell'ambito della quale l'ordine del giorno di oggi, 14 aprile, prevede l'audizione, anche in videoconferenza, di una delegazione di ragazze e di ragazzi coinvolti in attività di partecipazione del Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF).
  Questo è un tema di grande attualità e per noi della Commissione è fondamentale avere dai giovani una visione complessiva, al fine di riuscire a trovare strategie che possano essere d'aiuto alle ragazze e ai ragazzi. Abbiamo voluto con grande determinazione oggi avere voi, ragazze e ragazzi, che siete i nativi digitali e cominciare simbolicamente con voi questo ciclo di audizioni, proprio perché il lavoro di questa Commissione è quello di produrre materiale per Governo e Parlamento al fine di interpretare al meglio le vostre istanze e poter andare nella giusta direzione.
  Faccio presente che le ragazze e i ragazzi che partecipano all'audizione odierna sono già stati coinvolti in percorsi di partecipazione realizzati negli anni dall'UNICEF in Italia. In particolare, sono volontari Younicef, programma dedicato ai minorenni e ai giovani interessati alla promozione e alla tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, rappresentanti dello YAB (Youth Advisory Board), organismo di partecipazione delle ragazze e dei ragazzi nell'ambito della Garanzia europea per l'infanzia, di U-Report Italia e dello Steering Droup U-Report On The Mov, piattaforma digitale indipendente, supportata dall'UNICEF.
  A nome di tutti i commissari do il benvenuto ai nostri auditi e ai loro accompagnatori, che ringrazio per la disponibilità a intervenire all'odierna seduta. Segnalo che cinque degli auditi sono in presenza, Agata Merian Bernacca, Martina Tundo, Siradio Bah, Maria Kulinich e Lisa Brancatelli, che sono accompagnati da Laura Baldassarre, Daniela Maffuccini, Manuela Mariani, Sara Martelli e Andrea Ricciotti, mentre altri due auditi sono collegati in videoconferenza, Saida Abdoulina Mihalache e Manuel Siculella, che sono supportati e coordinati da Maddalena Grechi.
  Do, quindi, la parola ai nostri auditi, a partire da Agata Merian Bernacca, coordinatrice provinciale di Younicef.

  AGATA MERIAN BERNACCA, Coordinatrice provinciale Younicef. Grazie, presidente e onorevoli. Era il 24 maggio 2023 quando Pag. 4qui, per la prima volta, i giovani UNICEF incontrarono i Presidenti di Camera e Senato, ai sensi dell'articolo 12 della Convenzione dell'ONU, che sancisce il diritto all'ascolto dei ragazzi e delle ragazze anche nei processi decisionali che li riguardano. Oggi siamo di nuovo qui, in questa Commissione parlamentare permanente dell'infanzia, che per la prima volta ascolta direttamente ragazzi e ragazze in audizione.
  In questa occasione parleremo di impatto di internet e delle nuove tecnologie sulla salute psicofisica dei minori. Mi presento: sono Agata Bernacca, studentessa di medicina, ho ventitré anni, vengo da Lucca, da anni sono volontaria e coordinatrice provinciale UNICEF. Faccio parte di quella rete di giovani volontari UNICEF di età compresa tra quattordici e trenta anni che ascolta e dà voce ai coetanei. L'UNICEF è l'articolo 12 della Convenzione ONU messo in pratica: il diritto dei minori a essere ascoltati.
  L'anno scorso ho avuto il piacere e l'onore di partecipare alla stesura dell'Agenda regionale 2025-2030, insieme ad altri pari delle regioni che andavano a elezione. È stato un lavoro importante, in cui noi giovani abbiamo potuto riflettere e confrontarci sulle criticità sociali e siamo giunti a proposte di azioni, che abbiamo messo per iscritto e presentato a tutti i candidati presidenti.
  Nell'esplorare le cinque priorità dell'UNICEF – istruzione di qualità, non discriminazione, cambiamento climatico, salute mentale e benessere psicosociale e genitorialità responsabile – è emerso che il benessere digitale è un rumore di fondo che riguarda tutte queste aree e merita, quindi, grande attenzione.
  Noi giovani che abbiamo vissuto il Covid e la didattica a distanza (DAD) e viviamo in prima persona questa transizione digitale e l'avvento dell'intelligenza artificiale sappiamo bene quanto sia importante l'uso consapevole degli strumenti informatici. I disturbi d'ansia tra i giovanissimi sono in aumento e ad alimentarli è proprio l'uso scorretto degli strumenti digitali. Per far fronte a questa emergenza sociale c'è senz'altro bisogno di politiche pensate ad hoc nei nostri comuni, nelle nostre regioni e nel nostro Paese.
  Nella costruzione del manifesto regionale, quindi, il benessere digitale non è passato in secondo piano. Noi Younicef siamo convinti del potenziale delle risorse informatiche e ci tengo a sottolineare che queste sono risorse. Per attività come queste in particolare, tutti i meeting, la stesura del documento e il brainstorming sono stati fatti interamente on-line e su piattaforme open source. Per la nostra stessa attività di advocacy noi volontari ci avvaliamo spesso dei social e degli smartphone. Il potere della rete può, quindi, essere convogliato a fin di bene.
  Nella nostra Agenda regionale la priorità n. 4 «Salute mentale e benessere psicosociale» abbiamo messo nero su bianco che una delle principali sfide è la mancanza di servizi capaci di rispondere alla domanda di supporto psicologico anche in modalità on-line. L'on-line in questi casi non è un ripiego, è una via d'accesso, è la differenza tra chiedere aiuto e restare in silenzio. Per esperienza diretta sappiamo che molti adolescenti, specialmente quelli che vivono in contesti di povertà educativa o zone remote, non hanno accesso a un consultorio e altri semplicemente si vergognano di chiedere aiuto di persona. Per questo, nel nostro documento raccomandiamo alle regioni di potenziare l'accesso ai servizi di supporto psicologico anche on-line. Uno schermo non potrà mai sostituire il contatto umano, ma per un ragazzo che non ha nessuno con cui parlare è indubbiamente il primo passo verso un aiuto concreto.
  Lo Youth Advisory Board, il progetto «Giovani Connessi» e la piattaforma U-Report, di cui sentirete parlare oggi, sono azioni che l'UNICEF mette in campo con la sua attività di advocacy per rendere la rete e le moderne tecnologie importanti mezzi per comprendere meglio i giovani, ascoltarli, garantire la partecipazione giovanile in un mondo sempre più interconnesso e guidare le istituzioni verso un concreto miglioramento della condizione psicofisica dei nostri bambini e adolescenti. Questo è il nostro impegno come giovani volontari UNICEF. Grazie.

  LISA BRANCATELLI, Volontaria Younicef per il Comitato di Roma. Buongiorno a tutti. Sono Lisa Brancatelli, ho diciotto anni, sono volontaria Younicef da un anno. Sono Pag. 5diventata volontaria alimentata dal desiderio di aiutare i bambini e le bambine in condizioni vulnerabili in tutto il mondo, rendendomi conto che come semplice liceale questo è l'unico modo in cui posso effettivamente provare a cambiare le cose. Quest'anno sono stata a contatto con i bambini e le bambine durante i laboratori «Pigotta» e ho fatto diverse attività di raccolta fondi, che mi hanno fatta sentire utile rispetto a tutto ciò che succede nel mondo.
  Tra le attività che svolgiamo, cardine dell'Agenda UNICEF, diamo grande priorità al benessere psicofisico e mentale della giovane generazione, con un focus sui pericoli, da non sottovalutare, che internet e le nuove tecnologie comportano per i minorenni. L'UNICEF, grazie alla sua piattaforma U-Report Italia, che permette ai giovani di esprimersi anonimamente attraverso sondaggi, l'anno scorso ha fatto un'indagine proprio sull'uso sicuro e sulle pericolosità di internet. Le opinioni dei ragazzi e delle ragazze in questo sondaggio sono quasi unanimi: la maggioranza (54 per cento) si sente sicura a usare internet ed è consapevole dei pericoli, come la diffusione di dati sensibili (43 per cento). Le persone sondate, però, si sentono più libere di esprimere le proprie idee con le persone fisiche (quasi l'80 per cento) e si rendono conto che alcuni comportamenti, come condividere le immagini dei propri figli, non sono corretti.
  Noi giovani, però, siamo anche coscienti che nella società attuale internet è fondamentale per la comunicazione, ma sappiamo che il suo uso va controllato, data la mancanza di consapevolezza degli utenti. Sui social troviamo discriminazione, violenza di genere e altri tipi di insulti che minacciano la salute mentale di chi legge. Sebbene queste siano risposte date solo da ragazzi e ragazze sopra i quindici anni, ormai gli strumenti digitali, ad esempio gli smartphone, sono a disposizione anche di bambini e bambine, inconsapevoli dei pericoli delle nuove tecnologie. Per questo, come UNICEF e Younicef vogliamo mettere in luce la necessità di informare ed educare da subito i bambini e le bambine ai possibili pericoli di questo mostro. Non avendolo controllato e, anzi, essendo ancora in espansione, soprattutto ora con l'intelligenza artificiale, la soluzione più efficace e che esporrebbe a meno rischi le fasce di età più giovani è quella di avere un allenamento e una conoscenza dei rischi e delle agevolazioni di questo mezzo. Un minore informato sulle possibilità e sulle opportunità di internet sarà meno condizionato da esso e ne farà un uso consapevole.
  L'obiettivo dell'UNICEF è anche quello di garantire l'accesso libero e sicuro a internet a tutti i bambini e le bambine del mondo, senza esclusioni, pena il rischio che rimangano vittime le persone più vulnerabili, esposte a cyberbullismo, sfruttamento sessuale, contenuti violenti e istigazione al suicidio. Per noi è essenziale che la scuola si attivi in questo ambito, in modo tale che non avvengano più quelle situazioni che capita spesso di vedere oggi. Le richieste di aiuto sono davanti a noi tutti i giorni. Ci rendiamo conto di essere più vittime delle nuove tecnologie, piuttosto che soggetti attivi, soprattutto noi minorenni e giovani rispetto alle persone adulte. L'educazione all'uso consapevole della tecnologia nelle scuole deve diventare una materia come le altre, se vogliamo garantire ai nostri bambini e alle nostre bambine una esistenza non dettata da un cervello non umano e che non possiede le nostre bellissime sfaccettature. Grazie.

  SIRADIO BAH, Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov. Mi chiamo Siradio Bah e vengo dalla Guinea Conakry. Vivo in Italia da quasi quattro anni. Lavoro con lo Steering Droup U-Report On The Mov, piattaforma digitale che poi la mia collega Maria vi descriverà nei dettagli.
  Vorrei partire da un punto molto semplice. Il digitale, che ormai fa parte della nostra vita quotidiana, non è qualcosa di separato dal mondo reale. Le nostre vite on-line e off-line sono sempre più connesse. Per molti giovani, soprattutto per chi è fuggito dal proprio Paese oppure è migrato ed è arrivato in Italia da poco, il digitale è uno strumento fondamentale per restare in contatto con la famiglia, informarsi, studiare, crearsi opportunità.
  Secondo i dati di U-Report On The Movk, il 48 per cento dei giovani e delle giovani migranti e rifugiati considera che la comunicazione con amici e familiari è la cosa più Pag. 6importante quando si è connessi a internet. Allo stesso tempo, però, il digitale non è sempre percepito come uno spazio sicuro, perché vediamo che il 25 per cento dice di sentirsi davvero sé stessi, mentre il 36 per cento si sente più sicuro nelle relazioni di persona. Questo ci dice una cosa importante: il digitale non va eliminato, ma migliorato.
  Guardando ad altri ambiti, sempre analizzati tramite i sondaggi di U-Report, vediamo che le difficoltà sono concrete. Per esempio, nell'istruzione internet rappresenta una grande opportunità, ma non sempre è accessibile davvero a tutte e a tutti. Le barriere linguistiche e la complessità dei contenuti possono limitare l'apprendimento sia on-line che off-line. Invece, nel mondo del lavoro queste difficoltà diventano ancora più evidenti. Dal sondaggio di U-Report emerge che il 16 per cento dei ragazzi rispondenti è caduto in una truffa on-line lavorativa, mentre il 31 per cento l'ha riconosciuta e rifiutata. Questo significa che quasi la metà dei giovani ha incontrato almeno una truffa. Se sei un minore straniero non accompagnato o un giovane senza una rete di supporto, questo rischio è ancora più alto, perché hai meno strumenti per riconoscerla e meno possibilità di chiedere aiuto. Questo significa che manca una informazione chiara, accessibile e affidabile.
  Per queste ragioni vogliamo concludere con tre richieste concrete. Primo: mettere davvero al centro i diritti dei minorenni e delle minorenni nello sviluppo delle tecnologie digitali, tenendo conto anche delle esperienze specifiche dei minori stranieri non accompagnati e delle giovani e dei giovani migranti e rifugiati. Secondo: coinvolgere i giovani e le giovani nei processi decisionali non solo come destinatari delle politiche ma come partecipanti attivi, riconoscendo che non tutti i giovani partono dalle stesse condizioni e che le esperienze di chi ha un background migratorio sono diverse e spesso più complesse. Terzo: investire in un mondo digitale più sicuro e inclusivo attraverso educazione digitale, accesso a informazioni e strumenti di protezione efficaci che siano davvero accessibili a tutti e a tutte, indipendentemente dalla lingua, dallo status giuridico e dal contesto di vita.
  Non chiediamo solo di essere protetti ma anche di essere ascoltati, perché le soluzioni funzionano davvero solo quando includono anche il punto di vista di chi vive ogni giorno questi spazi. Grazie.

  MARIA KULINICH, Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov. Buongiorno a tutti e a tutte. Grazie mille per averci invitato. Mi chiamo Maria Kulinich, sono ucraina e vivo in Italia da quattro anni, dal 2022. Ho finito il liceo linguistico a Napoli e adesso frequento il corso di lingue e culture comparate presso l'università «L'Orientale».
  Come ha già detto Siradio, noi siamo membri dello Steering Droup U-Report On The Mov. Siamo un gruppo di giovani ragazzi migranti e rifugiati, il nostro ruolo principale è quello di portare nel mondo la voce di altri migranti e rifugiati, ma anche di minori stranieri non accompagnati. Facciamo sondaggi con l'obiettivo di parlare di temi importanti per la vita dei giovani migranti, come la discriminazione, l'affido familiare e la violenza di genere. Questi sondaggi, una volta fatti, ci danno dei risultati, grazie ai quali raccogliamo dati utili a formulare le raccomandazioni da rivolgere alle istituzioni. Innanzitutto possiamo dire che il tema odierno è molto importante, ovvero quello del mondo digitale, rispetto a cui vorrei dire che non sempre è uno spazio neutro e, contestualmente, può comportare molti rischi. Se parliamo, ad esempio, di discriminazione, i dati raccolti con il nostro sondaggio mostrano che il 57 per cento dei giovani intervistati ritiene che i media, inclusi i social media, promuovano stereotipi razziali e di genere. Questo è un problema molto grave, perché ancora oggi molte persone vengono discriminate, soprattutto se parliamo di ragazze migranti, non soltanto nella vita reale ma anche on-line.
  Un altro problema è quello del cyberbullismo. La maggior parte degli intervistati non sa a chi rivolgersi. Invece, tutti gli altri non hanno idea di come possano cambiare la loro situazione.
  Un altro tema importante, sempre in materia di violenza di genere, è quello del cyberflashing, ovvero l'invio di immagini sessuali senza consenso, che è un problema molto diffuso. Il 45 per cento dei giovani che sono Pag. 7stati intervistati e che hanno risposto ai nostri sondaggi riconosce che la violenza di genere esiste anche nel digitale, ma molti non riescono a riconoscere quando ne sono vittime. Questo ci dice che mancano educazione, consapevolezza e spazi di dialogo, soprattutto se parliamo non solo del mondo on-line ma anche delle scuole.
  Un altro tema molto importante di cui vorrei parlare è quello della salute mentale. Solo il 23 per cento degli intervistati ha detto che si sono sentiti sempre supportati, mentre quasi il 30 per cento degli intervistati non si sono sentiti mai supportati. Questo è un problema molto grave, perché i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di essere ascoltati con rispetto e non giudicati. Quando questo ascolto manca, vediamo che molti giovani che non si sentono ascoltati oppure che si sentono soli si rivolgono, per esempio, al digitale, inclusi i social media e l'intelligenza artificiale, che rappresentano uno strumento non molto sicuro per informarli o capire il loro problema.
  Per queste ragioni crediamo che oggi non basti parlare di protezione. Ciò che manca davvero è ascolto, accesso e partecipazione. Proteggere i giovani è fondamentale, ma non può significare escluderli. Noi dobbiamo essere coinvolti nella costruzione delle soluzioni. L'incontro di oggi è un primo passo importante, ma deve essere solo l'inizio. Grazie mille.

  MARTINA TUNDO, Componente di YAB (Youth Advisory Board). Buongiorno a tutti. Sono Martina Tundo, ho ventuno anni e sono un membro dello YAB da quasi tre anni. Sono una studentessa di scienze della cooperazione. Prima di iniziare vorrei ringraziarvi di questo invito, in quanto siamo molto onorati e onorate di essere qui.
  Far sentire la propria voce ed essere ascoltati è un processo fondamentale all'interno della nostra crescita personale, in quanto questo ci permette di essere cittadini attivi e consapevoli. È importante in quanto, quando si parla di questioni che riguardano i ragazzi e le ragazze, di politiche e servizi a noi dedicati, noi siamo i primi a sapere i nostri problemi e ciò che affrontiamo ogni giorno. Ciò è fondamentale in quanto ci permette di analizzare al meglio i nostri bisogni e i nostri desideri, sia nel presente sia per il nostro futuro. Quindi, possiamo essere d'aiuto per creare servizi e politiche più efficienti.
  Come Youth Advisory Board siamo un gruppo di ragazzi e ragazze di età compresa fra i quattordici e i ventuno anni, creato nel 2021 dall'UNICEF, e siamo nati in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e il Dipartimento delle politiche per la famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri, con il supporto dell'Istituto degli Innocenti. Siamo nati nel quadro di iniziativa europea per quanto riguarda la garanzia dell'infanzia proprio con lo scopo di migliorare i servizi e le politiche per il contrasto della povertà minorile e l'esclusione sociale, portando al loro interno lo sguardo di adolescenti e giovani.
  Ci siamo occupati di molti temi interessanti, fra cui l'educazione di qualità, la scuola aperta, la salute mentale, il benessere psicosociale e il rapporto tra i giovani e le tecnologie. Ciò è stato possibile tramite la realizzazione di sondaggi lanciati ai nostri coetanei e diffusi tramite la nostra pagina Instagram e l'utilizzo di podcast, ma anche scrivendo lettere alle nostre istituzioni di riferimento.
  Il tema del benessere degli adolescenti è sempre stato al centro dei nostri interessi. Abbiamo studiato, ci siamo confrontati fra di noi, abbiamo portato la nostra esperienza alle istituzioni e anche a tantissimi eventi, tra cui eventi nazionali e anche al di fuori del contesto italiano. Per esempio, abbiamo scritto raccomandazioni per quanto riguarda spazi necessari per trovarci ed esprimerci, che sono state raccolte all'interno di un bando pubblico del Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà, con l'apertura di novantatré centri polifunzionali in tutta Italia. Sia il nome che il logo del progetto sono stati realizzati da noi, ovvero «DesTEENazione – Desideri in azione». Ormai questo succedeva meno di due anni fa e ora i centri stanno aprendo, con sale prove, spazi per lo studio e il gioco e i servizi. Inoltre, per due anni abbiamo partecipato a un progetto con il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro per Pag. 8migliorare i servizi di supporto alla salute mentale e al benessere a noi dedicati, sedendo allo stesso tavolo con i rappresentanti delle istituzioni.
  Arriviamo qui oggi con questo percorso da mettere a vostra disposizione, con un focus particolare sul benessere digitale, di cui vi parlerà Saida. Grazie.

  SAIDA ABDOULINA MIHALACHE, Componente di YAB (intervento in videoconferenza). Salve. Mi chiamo Saida Mihalache e ho diciotto anni. Come ha introdotto Martina, a noi dello YAB il tema del benessere digitale ci sta particolarmente a cuore. Ne abbiamo trattato anche sui nostri profili social, oltre che sul blog. L'ultimo anno abbiamo lavorato e messo per iscritto una pubblicazione, che ci terremmo leggeste anche voi. La pubblicazione in questione si chiama «Giovani Connessi. CostruIAmo il nostro benessere digitale».
  I social sono diventati, come tutti ben sappiamo, parte integrante del quotidiano, soprattutto per noi giovani, perché ci permettono di comunicare, di esprimerci e di creare nuove comunità, oltre, ovviamente, che studiare. I social e le piattaforme che si trovano on-line possono essere utili anche da questo punto di vista. Oltre al mondo social, dal 2022 anche l'intelligenza artificiale è diventato uno strumento alla portata di tutti e di tutte. Il nostro rapporto con il mondo digitale è un tema controverso, che spesso porta a visioni semplicistiche, come se ci fosse una correlazione diretta tra lo stare on-line e il disagio giovanile. La nostra vita è on-life ed è normale che sia così.
  Noi dello YAB abbiamo certamente rilevato anche dei rischi, che, a dire il vero, non sono neanche pochi, però siamo anche consapevoli che i social media e l'intelligenza artificiale sono strumenti e canali potenti che, se usati in modo proprio, possono e devono ampliare i nostri orizzonti e le nostre capacità. Queste nuove tecnologie sono il presente ma anche e soprattutto il futuro di tutti noi. Durante gli incontri on-line che abbiamo svolto come gruppo è emerso un sentimento condiviso: dal punto di vista dei social il mondo adulto ci descrive in un determinato modo e questa descrizione porta a un sentimento comune, che è quello della stanchezza di dover essere etichettati con le solite frasi superficiali, come «sono sempre attaccati al telefono» oppure «è dipendente dai social».
  Durante questi incontri abbiamo deciso di mettere per iscritto una guida. Durante la stesura della pubblicazione «Giovani Connessi» abbiamo usufruito di più raccolte di dati, tra queste vi è il rapporto delle dipendenze comportamentali sulla generazione Z, quindi sulla nostra generazione, che è stato scritto dall'Istituto superiore di sanità, che ci dice, ad esempio, che solo il 2 per cento delle ragazze e dei ragazzi si considera realmente dipendenti dai social e il 12 per cento dei ragazzi in particolare manifesta una tendenza alla dipendenza da videogiochi. Questi sono dati che ci dovrebbero rassicurare, perché la situazione non è così allarmante come si pensa. Quindi, il nostro obiettivo in particolare è quello di non far crescere questi dati, di non farli aumentare.
  Più in generale, si tende a giudicare l'utilizzo dei social da parte dei giovani tramite il tempo passato on-line, ragion per cui il tempo diventa un criterio di come si utilizzano i social, se si utilizzano in maniera buona o cattiva. Ma il tempo in sé non è e non deve essere un indicatore assoluto. Certamente è un indicatore, però non è soltanto quello. Quindi, noi chiediamo che ci sia una maggiore attenzione sull'analisi di cosa si fa effettivamente sui social o, comunque, sui propri dispositivi a portata di mano.
  Dinnanzi a tutto ciò che abbiamo raccolto durante i nostri incontri ci siamo detti: perché non scrivere una piccola guida che possa aiutare in maniera concreta noi e i nostri coetanei a navigare in questo mondo? Parliamo di un mondo relativamente nuovo anche per noi, che siamo la prima generazione a interfacciarsi con questo ambiente. Non solo l'abbiamo detto, ma l'abbiamo fatto. Ci siamo messi al lavoro tutti e tutte assieme, incontrandoci on-line ma anche in presenza, con il coordinamento dell'UNICEF, che ringraziamo, perché è un mediatore essenziale. Ebbene, per Pag. 9iniziare il nostro percorso nella stesura della pubblicazione «Giovani Connessi», per prima cosa abbiamo pensato agli argomenti per noi più importanti e abbiamo costruito un indice. Successivamente ci siamo divisi in gruppi più piccoli per gestire meglio la stesura effettiva della pubblicazione e dedicarci in particolare a un capitolo ciascuno. A partire da luglio 2025 abbiamo lavorato in maniera autonoma, sempre ovviamente seguiti dalle coordinatrici UNICEF, ad esempio Maddalena. Oggi il nostro lavoro è pronto, è scaricabile dal sito dell'UNICEF ed è già stato raggiunto da studenti e studentesse, il che rappresenta il nostro obiettivo principale.
  In conclusione, noi dello YAB speriamo che il nostro operato possa essere utile a tutti gli effetti a tante ragazze e ragazzi per orientarsi al meglio nelle complessità di questo mondo che – lo ribadisco – è il nostro presente e il nostro futuro. Dalla pubblicazione «Giovani Connessi» emergono indicazioni importanti, dalla necessità di consapevolizzare i giovani all'urgenza di educare le nuove generazioni, ma anche i genitori e gli insegnanti, che sono le figure che sono più a contatto con i giovani, per avere una visione completa dei social e di strumenti che sono sempre più presenti nel nostro quotidiano.
  Adesso Manuel continuerà il discorso soffermandosi in particolare sul tema dell'intelligenza artificiale, che rappresenta un capitolo particolare della nostra pubblicazione. Grazie.

  MANUEL SICULELLA, Componente di YAB (intervento in videoconferenza). Buongiorno a tutti. Grazie, Saida. Sono Manuel Siculella, ho ventun anni e vengo da Lecce. Attualmente studio scienze politiche e relazioni internazionali all'Università del Salento. Come hanno già menzionato i miei colleghi, noi giovani, ma non solo noi, spesso costruiamo e presentiamo la nostra identità attraverso i social media e le altre piattaforme on-line, che possono avere, anzi, hanno degli effetti diretti sulla nostra vita sia personale che sociale e sul nostro benessere. Questi effetti, ovviamente, sono sia positivi sia soprattutto negativi, ma non per questo bisogna fare allarmismo su quelli che possono essere gli effetti negativi. Come menzionava prima Saida, l'essere on-life porta anche a nuove sfide sulla sicurezza dei dati personali e sulla privacy, poiché le informazioni possono essere facilmente condivise e diffuse per fini commerciali, ma anche per vendette, come il caso del revenge porn, o per finalità illecite, come menzionavo precedentemente. Ciononostante, bisogna anche sottolineare e affermare che i social ci danno tanto. Ci permettono di conoscere persone nuove e punti di vista diversi, di restare in contatto con chi non possiamo vedere di persona, di interessarci e informarci su cause globali. Insomma, i social sono fondamentali e ormai sono parte integrante della nostra vita, e possiamo dire di non poterne fare a meno, in particolar modo per chi si sposta da un altro Paese e vuole mantenere un contatto quotidiano con la sua famiglia e con i suoi amici.
  Non bisogna, inoltre, sottovalutare i progressi che ha raggiunto l'intelligenza artificiale negli ultimi anni, che è diventata parte integrante della nostra vita e, così come i social, anche l'avanzamento dell'intelligenza artificiale comporta effetti e possibilità positive, come anche negative. Siamo la prima generazione che nasce con i social e questa novità talvolta può farci sentire o farci assumere comportamenti sbagliati, ma proprio per questo, come evidenziava Saida, abbiamo provato a intervenire con la nostra guida «Giovani Connessi. CostruIAmo il nostro benessere digitale», che con un gioco di parole menziona l'intelligenza artificiale (IA).
  Come Youth Advisory Board, quindi, abbiamo scritto alcuni consigli per i nostri coetanei per usare la rete nella maniera migliore possibile, in particolare mantenendo un atteggiamento più corretto e consigliabile possibile, evitando i profili che promuovono negatività, stili di vita lontani dal reale o astio nei confronti altrui, e non cadere nelle trappole di profili che promettono miglioramenti impossibili. Giornalmente incappiamo in questa tipologia di profili e contenuti.
  Evitare di partecipare a sfide, che nel gergo giovanile vengono definite «challenge »,Pag. 10 che possano mettere a rischio la nostra vita, la nostra incolumità e quella degli altri. Evitare i linguaggi offensivi e discriminatori, i cosiddetti «hate speech», quindi commenti, video o qualsiasi altro tipo di riferimento a credi altrui o che sia per motivazioni di lingua, religione o quant'altro. Tenere sempre a mente che la nostra privacy, se siamo on-line, è completamente esposta, quindi qualsiasi contenuto da noi caricato, qualsiasi informazione da noi veicolata sui social rimane sui social, per cui è importante valutare e scegliere con attenzione cosa condividere e soprattutto con chi, evitando contenuti che potrebbero poi risultare dannosi per noi o per gli altri soprattutto in ottica futura. Inoltre, bisogna circondarsi di contenuti che riguardino i nostri interessi, non perdendo tempo su materiali casuali che non rispecchino i nostri valori e i nostri gusti. In questo ci viene in aiuto l'algoritmo, ad esempio, di Instagram o TikTok, che ci propongono principalmente argomenti che rientrano nel nostro interesse. Bisogna soprattutto ricordare sempre che ciò che appare on-line spesso non rappresenta la realtà. Non bisogna credere al pensiero che ci fa vedere tutti più felici o più belli di noi. Chiunque ha le proprie fragilità, chiunque ha le proprie debolezze, anche se nascoste. I social spesso possono anche risultare molto apparenza. Infine, bisogna sempre tenere a mente che ciò che vediamo dal nostro schermo è spesso solo una faccia del reale o addirittura può essere un inganno.
  Agli algoritmi, tuttavia, bisogna prestare attenzione, proprio perché le piattaforme digitali devono assumersi le loro responsabilità segnalando contenuti dannosi, proteggendo gli utenti dal cyberbullismo e dalla pubblicità occulta e incentivando l'autenticità, il rispetto della privacy e la sicurezza.
  Tornando al tema dell'intelligenza artificiale, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale dovrebbe essere regolato a livello etico e legislativo, dal momento che l'intelligenza artificiale è entrata nella vita di tutti i giorni come mezzo di aiuto, di consulto, di confronto. Pensiamo ad Alexa, a ChatGPT, a Gemini, tutti strumenti che ormai sono entrati nella nostra quotidianità. Le informazioni che fornisce possono essere sbagliate – questo è importante sottolinearlo – possono essere superate o possono anche non essere affidabili. È fondamentale accertarsi della veridicità dei fatti e soprattutto delle fonti che da questa vengono utilizzate, consultando canali ufficiali, testate giornalistiche o divulgatori scientifici.
  Non dobbiamo permettere che l'intelligenza artificiale rimpiazzi i nostri ragionamenti, perché così rischiamo solamente di diminuire il nostro senso critico e la nostra creatività, che rappresentano un punto fondamentale. Dobbiamo essere noi e dobbiamo rimanere noi al centro. La persona umana deve rimanere al centro e non deve farsi comandare o condizionare da una macchina. Per raggiungere questa consapevolezza bisogna che le scuole diventino spazi in cui impariamo non solo a usare la tecnologia ma anche a comprenderla e, quindi, a spargere consapevolezza. Parlo, dunque, di sicurezza informatica, uso consapevole dei dati personali, capacità di distinguere tra informazione e disinformazione. È importantissimo che vi sia uno spargimento di consapevolezza a partire dagli organi istituzionali, a partire dagli organi preposti all'insegnamento, proprio perché un futuro digitale più felice e sicuro richiede un impegno collettivo.
  La tecnologia non è uno scherzo. Il modo in cui viene progettata, regolata e utilizzata determina il suo impatto sulla società e noi nuove generazioni dovremmo essere coinvolte attivamente nella trasformazione digitale, proprio perché noi siamo la gran parte di quella fetta di mercato che utilizza quotidianamente i social. Siamo la prima generazione che nasce e cresce con questi strumenti e proprio per questo chiediamo di essere coinvolti dalle companies, dalle istituzioni, che controllano e che possono intervenire normativamente nell'ambito di social e intelligenza artificiale per portare la nostra voce da protagonisti e da persone che lo vivono in primis.
  Rinnovo i ringraziamenti per questo invito, con la speranza che questo possa essere solo l'inizio di un nuovo percorso. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie infinite, ragazzi.Pag. 11
  Vorrei porvi una domanda su ciò che stiamo facendo in Parlamento. È al momento in discussione, come avrete seguito dai media, un testo di legge che vuole limitare l'accesso ai social fino ai sedici anni. Questo è quanto si discute, che è quasi legge in Spagna, Francia e Grecia, ed è già realtà in Australia. Voi che cosa ne pensate? Non so chi vuole rispondere.

  LAVINIA MENNUNI. Presidente, posso fare una precisazione?

  PRESIDENTE. Si aggiunge la senatrice Mennuni, che non mi sembra una ragazzina.

  LAVINIA MENNUNI. Direi di no. Se posso, vorrei fare solo una precisazione. Intanto, presidente, la ringrazio moltissimo per aver organizzato questo momento di ascolto dell'UNICEF. Mi sembra molto calzante. È stato veramente utile, nell'ambito della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, giustamente coinvolgere questi giovani.
  Vorrei indicare un aspetto in merito al disegno di legge, che è nato da una serie di componenti della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza, direi una larga parte dei componenti, in modo molto naturale e soprattutto trasversale, perché conta esponenti di destra, di sinistra, di tutte le aree politiche. Il disegno di legge non indica come limite d'età sedici anni, ma quindici o quattordici, rispetto, invece, ai sedici anni previsti dall'Australia. È solo un'osservazione che volevo rappresentare ai giovani rappresentanti dell'UNICEF che sono qui presenti.
  Colgo l'occasione per formulare alcune brevi osservazioni in merito all'importantissimo punto di vista che hanno espresso. Concordo pienamente sull'impostazione che la presidenza ha giustamente voluto offrire: che si ascoltino soprattutto i giovani utenti delle piattaforme on-line è un elemento a mio modo di vedere molto importante. Noi abbiamo avuto una generazione, probabilmente quella Covid, che ha subìto molto fortemente l'impatto di questa rivoluzione della tecnologia, perché i ragazzi che oggi hanno 21-22 anni – alcuni di voi mi sembra che appartengano a questa fascia di età – sono proprio coloro che si sono ritrovati chiusi in casa, con la didattica a distanza, in un momento in cui avevano 14-15 anni e, quindi, in un momento in cui erano pronti a fiorire, a uscire nel mondo, e si sono ritrovati purtroppo chiusi per molto tempo, con la didattica a distanza e con le tecnologie che erano l'unico elemento che poteva collegare questi giovani, che avevano, invece, il desiderio e il bisogno di unirsi.
  Ho molto apprezzato il riferimento al tema delle migrazioni e, quindi, alla ricchezza che la tecnologia può offrire nel consentire di avvicinarsi alle proprie famiglie, di sentire la propria casa, pur se distante, sicuramente più vicina. Quindi, ci sono degli aspetti molto positivi. Tuttavia, presidente, come sappiamo, ci sono anche elementi che non sono assolutamente positivi. Penso, per esempio, al dato che ci arriva dalle consulenze neuropsichiatriche dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù, per dirne una, perché proprio ieri ci è stato fornito questo dato molto importante: vi è stato un picco negativo di circa 1.900 richieste di aiuto negli anni del Covid, poi vi è stato un leggero calo e adesso vi è di nuovo una crescita di queste richieste di aiuto a livello neuropsichiatrico. Cosa succede? Dagli studi effettuati si è verificato che una buona misura di queste richieste è correlata a un abuso – non uso, ma abuso – dei social media, proprio perché corrisponde al tempo in cui i cellulari sono diventati più a buon mercato e, quindi, di detenzione di tutti quanti.
  Perché ho voluto dare questi dati e offrire questo spunto, prima di quella che sarà l'utile analisi che spero voi possiate esporre? Perché un conto è l'uso consapevole che può essere fatto da ragazzi di quindici, sedici o diciassette anni, che hanno ormai una certa formazione anche mentale che li aiuta ad approcciarsi con gli algoritmi e con i contenuti che arrivano e che in qualche modo riescono a gestire, cosa diversa è, invece, l'uso che può essere fatto dai bambini e dai ragazzini. Purtroppo oggi è così, anche se i social in teoria fino a Pag. 12tredici anni non dovrebbero essere accessibili. Sono tanti i bambini e i ragazzini, in Italia, in Europa e nel mondo, che accedono a queste tecnologie a tre, cinque, otto, dieci, undici o dodici anni, comunque prima addirittura dell'età che le stesse piattaforme reputano quella più giusta in cui interagire su questo tipo di piattaforme.
  Sappiamo anche che ci sono nazioni, come la Svezia, che si sono spinte molto in avanti nell'uso delle tecnologie a livello didattico, salvo poi tornare indietro, perché si sono resi conto che una cosa è lo studio che può essere svolto con il metodo della carta, della penna, della lettura, per fissare i dati, sottolineare, asteriscare, ripetere, altra cosa è lo studio che possono fornire questi contenuti molto forti che arrivano da un algoritmo, che a volte rinvia a cose che si tende a cercare e, quindi, non consente di allargare la conoscenza a 360 gradi, come sarebbe utile.
  So che il Governo italiano sta lavorando alacremente per arrivare – questo vostro contributo, quindi, è molto utile in questo momento – a definire anche in Italia una strategia migliore per riuscire, da una parte, a proteggere le giovani menti, soprattutto quelle dei bambini, affinché mantengano la libertà, la libertà di studio, di analisi, di essere autonomi, cosa che deriva dalla cultura e dalla conoscenza, e, dall'altra parte, a non impedire la fruizione di uno strumento estremamente utile quale può essere internet. Quindi, occorre, da un lato, proteggere il bambino e il preadolescente nella sua fase formativa e, dall'altro, consentire, nel momento in cui il ragazzo raggiunge i quattordici o quindici anni, di poter essere un fruitore consapevole. Grazie, presidente.

  PRESIDENTE. Ottimo, grazie.
  Allora, ragazzi, vorremmo conoscere il vostro punto di vista sull'ipotesi formulata di limitare l'uso dei social a chi non ha ancora questa consapevolezza. Sono diversi i disegni di legge depositati presso le Camere, ce n'è uno in Senato, presentato dalla senatrice Mennuni, ce n'è uno alla Camera dei deputati, che è stato appena depositato e fissa il limite a sedici anni. Insomma, ce ne sono diversi, come ci sono diverse esperienze europee. Però, è il principio che noi vorremmo vedere con voi, ovvero il punto di limitare l'uso dei social. Che cosa ne pensate? A voi la parola.

  AGATA MERIAN BERNACCA, Coordinatrice provinciale Younicef. Intervengo sia per rispondere alla presidente sia anche per integrare e magari completare quello che ha detto la senatrice Mennuni, che è assolutamente giusto.
  Mi ha fatto molto piacere che lei abbia citato questi dati del Bambin Gesù. È vero che dare in mano i social network a una persona eccessivamente giovane comporta dei rischi, però è anche vero che la corteccia frontale si sviluppa completamente intorno ai 25 anni, quindi limitare l'uso dei social solo agli over 25 mi sembra una scelta poco saggia, visti i tempi e visto che oggi, purtroppo, vince chi è più al passo coi tempi.
  D'altro canto, Umberto Galimberti, per quanto possa essere popolare o impopolare, diceva che secondo lui i bambini già a dieci anni dovrebbero avere il telefono e l'accesso ai social network. Questo perché oggi la socializzazione si è spostata on line e se oggi tu precludi a un pre-adolescente (quindi non parliamo neanche di adolescente) la possibilità di socializzare con i suoi coetanei sulle piattaforme che sono disponibili oggi, crei più danni che favorire lo sviluppo di questo ragazzo.
  Quindi, presidente, io rispondo alla sua domanda dicendole che questo disegno di legge dovrebbe definire in maniera molto chiara che cosa si intende con il limitare l'uso dei social. Se limitare vuol dire escludere completamente gli under 14 o gli under 16 io non sono assolutamente d'accordo. Se, invece, limitare vuol dire imporre a queste grandi piattaforme di inserire delle misure che possano limitare alcuni tipi di contenuti – come succede già su YouTube, dove gli under 18 non possono accedere a certi contenuti – sono assolutamente favorevole. Anzi, le dico anche che per quello sarei favorevole ad estendere ulteriormente fino ai 18 anni la limitazione. Grazie.

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  PRESIDENTE. Avrei un'altra domanda. Adesso che siete qui, fino a che possiamo protrarre la seduta – vedo che stanno facendo tardi in Aula – abbiamo la possibilità di farvi tante domande.
  Voi ritenete – a parte queste limitazioni di YouTube, YouTube Kids eccetera – che oggi le varie piattaforme abbiano un controllo adeguato? Parliamo di Facebook, di TikTok, di Instagram, e anche di YouTube, certo. Voi ritenete che i controlli che ci sono ora possano essere sufficienti e adeguati? O le ritenete pericolose comunque, non per voi, magari, ma per i più giovani ovviamente?

  LISA BRANCATELLI, Volontaria Younicef per il Comitato di Roma. Io penso che i controlli non siano adeguati, anche perché, purtroppo, i rischi non derivano solo da contenuti violenti, possono anche essere di tipo psicologico, sul giovane, sul minore. Quando un minore o comunque una persona più debole, non sicura di sé, vede un certo tipo di persona, di influencer sui social, con un certo stile di vita, il contenuto non sembrerebbe pericoloso, ma innocuo, in sé, ma potrebbe portare altri tipi di problematiche meno evidenti. Per quanto riguarda i contenuti violenti, su Instagram e TikTok soprattutto sono controllati, non se ne vedono spesso, tranne in alcuni casi quando sono stati hackerati. Per il resto, almeno il mio algoritmo non mi mostra contenuti violenti. Comunque, il rischio non è uno solo.
  Per quanto riguarda la domanda di prima, io sono d'accordo, però penso che non basti solo eliminare i social. Bisogna anche fare in modo che i minori, i giovani abbiano la consapevolezza di cosa sono i social, altrimenti il problema si ripete. Se per 15 anni non si sa minimamente cosa è Instagram, cosa è TikTok, cos'è YouTube o altro, non si conosce per nessuna ragione, appena li si scopre è un po' come per le sigarette: hai voglia di saperlo, è una cosa vietata e la vuoi. Dopo i 15-16 anni vedranno Instagram, TikTok, i social e vorranno starci. Per questo bisognerebbe sì eliminarli o comunque ridurne molto l'uso. Personalmente passo tantissimo tempo sui social, ed è tempo che potrei passare a fare altro, anche attività più interessanti. Se abbiamo consapevolezza dei rischi, ma anche dei lati positivi di questi mezzi (che sono tanti, per quanto ce ne sono anche di negativi), la risposta sarà più efficace, anche più completa.
  Penso che sia un punto importante informare sulle piattaforme. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie, Lisa. Hai dato al nostro dibattito uno spunto importante, che riguarda la dipendenza dalle tecnologie. Passo tanto tempo sui social, questo crea un isolamento sociale, perché sei fisicamente in casa o dove ti trovi, ma con la testa sei fuori, e sei solo, e potresti dedicare quel tempo a fare altro. Ma la dipendenza da queste tecnologie vi pare – magari anche voi stessi, in prima persona – di viverla? Avete visto, di questo si è molto parlato. Voi siete grandi, ma pensate ai ragazzi più giovani di voi.
  Ecco, pensate che da questo punto di vista si dovrebbe lavorare, noi Istituzioni ovviamente, per tutelarvi? Vi sentite esposti a questo? Al di là dei rischi, cyberbullismo eccetera, io mi riferisco proprio alla dipendenza dalle tecnologie, cioè al fatto che se non scrollo mi sembra che mi manchi qualcosa. Com'è il vostro punto di vista?

  SIRADIO BAH, Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov. Grazie per la domanda. Se parliamo delle dipendenze, come diceva anche la senatrice prima, il problema dei social è l'abuso. Parlavamo prima della legge per limitare l'uso dei social ai minorenni, ai più piccoli. Da una parte sono d'accordo, però dall'altra parte potrebbe essere anche una cosa che possiamo evitare se come Istituzioni cercate di educare i ragazzi giovani all'utilizzo dei social. Se educhi una persona a saper approcciare questo strumento, magari potrebbe anche avere un approccio critico e quindi evitare anche questi abusi. Secondo me, la dipendenza dipende anche da quello. Personalmente mi ritengo già dipendente dai social perché non riesco a stare tutta la giornata senza scrollare su TikTok o andare su Instagram, e questo secondo me è grave. Pag. 14Io ho venti anni, ma immaginiamo un ragazzo che ha 14 anni, che deve ancora crescere. Secondo me deve essere educato all'utilizzo di questi strumenti.

  PRESIDENTE. Chi secondo voi – chiedo a Maria o Martina – dovrebbe esservi più di supporto in questa educazione? La scuola? La famiglia? Quale agenzia educativa? Chi dovrebbe essere più al vostro fianco?

  MARIA KULINICH, Membro dello Steering Droup U-Report On The Mov. Penso che la prima persona debba essere sé stessi, ovviamente, perché se una persona non vuole fermarsi, se non vuole controllare il suo tempo, è chiaro che questo è un problema. Però ci sono molti ragazzi che non sono tanto consapevoli del fatto che sono dipendenti dai social eccetera, e io penso che in questo debbano anche intervenire le scuole o i genitori. Secondo me, è meglio che intervengano le scuole, perché molto spesso i ragazzi non vogliono ascoltare i propri genitori o i propri parenti, invece magari nelle scuole si possono proporre attività che possono cambiare la visione o anche la prospettiva dei giovani e magari proporre loro altri modi per passare il proprio tempo e per conoscere le cose non soltanto nel mondo digitale ma anche leggendo libri, andando in diversi luoghi dove si può conoscere il mondo o la società in un altro modo.
  Anche se molte persone riescono a leggere molte cose on line e a informarsi, questo non succede con tutti, perché tanti ragazzi purtroppo non usano i social media oppure internet in generale in un modo sicuro ma anche efficace per la loro vita. Penso che sia molto importante fare qualche proposta magari di attività alternative che possono anche cambiare la visione dei giovani oggi.

  PRESIDENTE. Grazie. Martina, tu credi che quando andate sui social, girate in rete eccetera, avete interesse per quello che accade nel mondo? Mi spiego. Internet, i social propongono tante volte una realtà, un mondo che non è quello reale, mentre oggi nel mondo ci sono le guerre e accadono eventi che solitamente non interessano i giovani. Ecco, questa vostra – intendo di voi giovani – dipendenza, questo forte legame con i social vi porta anche ad informarvi sull'attualità, su quello che succede nel mondo? Quindi, voi che non guardate la televisione – perché alla vostra età non si guarda la televisione, ci si informa solo on line, questo ormai lo abbiamo compreso – utilizzate questo forte strumento anche per informarvi?
  I vostri genitori guardano il telegiornale, voi invece vi informate on line o c'è da parte delle vostre generazioni un rifiuto di quello che è il contenuto di attualità e vi rifugiate solo negli ambiti che ricercate o che vi danno maggior interesse, divertimento e quant'altro?

  MARTINA TUNDO, Componente di YAB (Youth Advisory Board). Personalmente penso che informarsi sui social dipenda anche dall'età in cui uno si ritrova. Un quattordicenne dubito si informi direttamente dai social. Personalmente, sì, mi informo sui social ma credo che sia nella mia consapevolezza capire se l'informazione è vera, se è giusta, oppure analizzare se è falsa, perché talvolta l'informazione su quello che succede nel contesto internazionale e nazionale dipende dalla pagina presa in considerazione. Quindi, sta anche a noi la consapevolezza di capire se si tratta di un'informazione vera o falsa.
  Secondo me, dipende anche molto dalla persona. Se io leggo un post, ad esempio mi viene in mente Trump e quello che sta succedendo ora con il Papa, poi sta a me decidere se assimilare un'informazione così oppure andare a ricercare, informarmi, capire perché c'è stata questa dinamica e non fermarmi. Secondo me, dipende molto dalla consapevolezza di ognuno di noi, perché naturalmente i social danno il la, poi sta a noi cercare o non ricercare al meglio.
  Per quanto riguarda la domanda di prima, secondo me l'informazione sui social, quindi formare e dare consapevolezza, deve avvenire all'interno delle scuole, ma tramite un approccio peer-to-peer, quindi fra pari. Magari all'interno del contesto scolastico un adolescente di 14 anni che sta Pag. 15seduto e ascolta il docente sulla consapevolezza sui social assimila l'informazione, ma il livello di attenzione è pari a zero. Magari avendo un confronto fra di noi è più semplice capire effettivamente dov'è il problema, capire quale può essere un approccio per distaccarsi dai social e realizzare anche amicizie all'interno della realtà. Grazie.

  PRESIDENTE. Senatrice Mennuni, abbiamo Saida e Manuel che devono fare il loro secondo intervento. Ha una domanda?

  LAVINIA MENNUNI. Grazie, presidente. Sono molto interessata e soprattutto vedo che le domande che lei sta facendo sono quelle che farei io, quindi mi sento perfettamente rappresentata dalla Presidenza.
  Una cosa mi è venuta in mente ascoltando adesso l'intervento della giovane Martina, che ho trovato molto intelligente: mi arriva la notizia delle parole di Trump, sta a me decidere se approfondire o meno. Questo è assolutamente sensato. Ovviamente questo tipo di riflessione richiede, secondo me, un'età direi superiore ai 14 anni, non la immaginerei per un tredicenne o un dodicenne, quindi anche lì si torna al tema se è sufficiente il parental control o no.
  L'altra questione è che l'algoritmo – ahimè, tutti lo sappiamo – cerca una certa tipologia di notizia, quindi la domanda che la presidente ha fatto è molto calzante. È chiaro che mi ritorna quel genere di notizia, con l'algoritmo, quindi se io per esempio sono interessato allo sport, mi arriva molto sullo sport, mentre giustamente lei diceva che il telegiornale, pur se superficialmente, dà una visione su politica estera, politica nazionale, cronaca, il Santo Padre, gli esteri e così via, quindi ti dà un'infarinatura, se non altro, su tutti i temi. Sono d'accordo con lei nella domanda che ha posto sull'algoritmo e sull'influenza che l'algoritmo può avere.
  Ecco, chiedo se anche su questo i ragazzi vogliono darci un punto di vista.

  SAIDA ABDOULINA MIHALACHE, Componente di YAB (intervento in videoconferenza). Vorrei riprendere alcune domande che sono state poste in precedenza e andare per ordine.
  Intanto, del primo intervento della senatrice Mennuni mi sono soffermata su ciò che diceva riguardo ai prezzi dei dispositivi che si stanno diffondendo sempre di più nel quotidiano, nelle famiglie, anche in quelle più svantaggiate, come è giusto che sia. Proprio su questa diffusione rapida dei dispositivi nei nuclei familiari vorrei dire qualcosa. Essere genitori non è semplice, non è sempre semplice, e sempre più genitori decidono di affidare lo smartphone in mano ai propri figli – parliamo anche di fasce di età al di sotto dei 5 anni – in maniera molto libera, senza applicazioni che evitino il contatto del bambino o della bambina con contenuti non appropriati. Insomma, questo uso libero dei dispositivi non è sicuramente qualcosa che può essere regolamentato in tutto e per tutto dal Governo, ma anche gli assistenti sociali magari potrebbero essere una figura chiave per questo aspetto, senza addentrarmi in discorsi troppo tecnici.
  Io frequento il liceo scientifico opzione scienze applicate, quindi ho il modo di parlare, discutere in aula di tecnologia in maniera più approfondita rispetto a un ragazzo o una ragazza che frequenta una scuola dove la materia informatica non viene insegnata. Riprendendo il discorso dell'utilizzo degli smartphone, vorrei capire se nella proposta di legge di cui si sta discutendo negli ultimi giorni si tratti anche dell'utilizzo dell'identità digitale, SPID o CIE, che viene utilizzata anche nelle scuole, ad esempio per la piattaforma UNICA adoperata da noi studenti. Io frequento il quinto anno, quest'anno ho la maturità, e UNICA è diventata ormai nel triennio una piattaforma sempre più necessaria per caricare i cosiddetti elaborati di fine anno eccetera eccetera.
  Vorrei capire se, dal punto di vista della protezione nei confronti degli adolescenti rispetto ai social media potrebbe essere adoperata anche la registrazione su determinate piattaforme tramite l'uso dell'identità digitale. Secondo me, sarebbe una scelta ottima, in quanto non penso che un bambinoPag. 16 di dieci anni, ad esempio, sia in grado di entrare sull'app di Poste Italiane (faccio un esempio), che è una delle applicazioni che gestisce l'identità digitale. Inserire la password, il codice che viene inviato e così via è già un'azione più articolata rispetto a un accesso diretto a un social come Instagram, dove per creare un account bastano pochi minuti, basta inserire un indirizzo e-mail e assicuro che i bambini sono ormai in grado di fare queste piccole cose con il telefono, ricavare il codice e inserirlo. Con l'identità digitale, invece, magari si potrebbe rendere più difficile l'accesso al social di per sé e questo scoraggerebbe molti bambini dall'accesso a queste piattaforme.
  Per quanto riguarda lo studio e le tecnologie, la senatrice citava l'esempio dei Paesi scandinavi, che appunto hanno iniziato ad adoperare sempre di più queste tecnologie, banalmente i tablet, il cui uso ad oggi è consentito anche nei licei. Nel mio liceo, in particolare, tutta la classe ormai ha «abbandonato» penna e quaderno e ci siamo muniti quasi tutti di tablet e penna touch.
  Questo – l'ho notato all'interno del mio istituto, ma anche per me in prima persona – non è sempre una cosa buona, quindi da questo punto di vista, e concordo appieno con la senatrice, secondo me si dovrebbe fare un passo indietro. Bisognerebbe limitare l'utilizzo di questi dispositivi all'interno delle classi, anche banalmente facendo tenere il tablet posato sul banco e non alzato, tipo schermo del computer o del portatile, perché così anche i docenti hanno modo di verificare se effettivamente gli studenti stanno seguendo la lezione e prendendo appunti (è a discrezione dello studente o della studentessa prendere appunti o meno). È un modo per incentivare l'ascolto, che con l'uso dei dispositivi all'interno delle aule si va un po' a perdere, ponendo questo muro, come i miei docenti lo chiamano, o barriera. Anche nei loro confronti non mi sembra un comportamento ottimale.
  Martina ha fatto un intervento che condivido appieno, in quanto effettivamente le informazioni si possono trovare on line, ma il punto è che non tutti sono interessati a informarsi. Parlo dei giovani come anche degli adulti. Eppure i social sono stati comunque un mezzo importante. Senza entrare nel particolare o parlare dei risultati, abbiamo avuto un esempio importante con il referendum, quasi un mese fa. C'è stata un'altissima adesione da parte dei giovani, molti giovani si sono recati alle urne, c'è stata un'affluenza importante, che non si vedeva da anni, ed è un dato positivo. Vorrei sottolineare che i social sono anche un mezzo per raggiungere i giovani, coinvolgerli in maniera attiva nel sociale, nella politica, e anche dare informazioni che non coinvolgono soltanto le passioni dell'utente.
  Ovviamente le informazioni che ci giungono nel feed non sono sempre veritiere. Lì subentra il discorso del fact checking, che è un discorso complesso, perché spesso anche su Instagram – ne parlo perché è la piattaforma penso più utilizzata da noi giovani, ma non solo – il sistema fatica a determinare se un'informazione è veritiera o meno. Qui dovremmo chiederci se non sia il caso di tenere dei colloqui più duri con chi ha in proprio possesso queste piattaforme, perché l'algoritmo viene promptato, ad esempio, in questo caso da Meta, ed è libero di scegliere, al posto di vere persone che vanno a controllare se l'informazione è veritiera o meno. L'algoritmo è appunto un'intelligenza artificiale che ti propone sempre più contenuti per tenerti attaccato alla piattaforma di riferimento su cui l'utente interagisce. L'algoritmo è utile, se ad esempio sei interessato a scoprire cose che ti stimolano e arricchiscono il bagaglio culturale e non solo, però talvolta può anche portarti in parti di internet che non sono del tutto gradevoli.
  L'anno scorso, se non erro, proprio su Instagram ci fu un malfunzionamento importante dell'algoritmo e tutti gli utenti furono vittime di contenuti violenti e non solo. Questo problema ha avuto una durata prolungata e non è stato fatto nulla nell'immediato per bloccare questo flusso di contenuti che sono stati in grado di raggiungere tutte le tipologie di utenti.
  Scusate per il lungo intervento. Ora lascio la parola anche a Manuel, che voleva intervenire. Grazie a tutti e a tutte.

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  PRESIDENTE. Grazie, Saida. Manuel, ti facciamo un'ultima domanda, poi dobbiamo chiudere la seduta. Richiamando il problema del cyberbullismo, il problema dell'emarginazione, il problema che va a colpire i soggetti più fragili, ecco, tu credi ci sia in questo momento una corretta tutela, credi che sia un pericolo reale? Com'è la tua esperienza?

  MANUEL SICULELLA, Componente di YAB (intervento in videoconferenza). Probabilmente non si è fatto abbastanza finora, secondo me, da quel punto di vista, soprattutto dal punto di vista del cyberbullismo. Se di persona è molto più facile e immediato risalire a chiunque compia atti di bullismo, sui social molto spesso è più complicato, soprattutto per via dell'utilizzo di profili falsi o comunque le identità vengono facilmente nascoste eludendo anche i controlli delle piattaforme. Controlli che spesso – ahimè – vengono anche condotti dall'intelligenza artificiale e questo secondo me è un problema, perché difficilmente un'intelligenza artificiale riesce a cogliere quella sensibilità che un essere umano invece può cogliere. Innanzitutto, secondo me, bisognerebbe partire dal fatto che questi controlli debbano essere necessariamente effettuati da persone, da esseri umani, da esseri viventi e può essere già un punto di partenza.
  Per il resto, a mio parere, seguendo gli interventi precedenti al mio e anche gli interventi della senatrice Mennuni, ruota tutto intorno alla parola «consapevolezza». A mio parere, spargere consapevolezza è il punto di partenza per tutti questi temi che abbiamo affrontato fino a oggi, anche per quanto riguarda il cyberbullismo.
  Mi riaggancio all'ultimo input della senatrice riguardo anche all'algoritmo. L'algoritmo molto spesso, anche dal punto di vista politico, ci presenta argomenti che rientrano esclusivamente nella nostra sfera di pensiero, nel nostro pensiero politico, e raramente ci fanno ampliare le vedute facendoci sentire altre campane. Proprio per questo è importante appunto la consapevolezza e avere un pensiero critico per valutare se quelle notizie sono vere o false. Raccolgo anche l'input di Saida che citava il caso del referendum, su cui si è fatta tanta campagna social, ma anche tanta disinformazione, da parte di ambedue gli schieramenti, soprattutto sui social, da parte di content creator on line.
  Proprio per questo è importante investire molto di più sulla consapevolezza, che deve andare di pari passo con gli interventi normativi. Sull'intento di questo nuovo disegno di legge di vietare i social ai sedicenni tendenzialmente sarei favorevole, però, come sosteneva anche la senatrice precedentemente, è un divieto facilmente eludibile, così come accade attualmente con il divieto ai tredicenni di accedere alle piattaforme social, che viene eluso con la complicità dei genitori o comunque perché il controllo non è accurato.
  Per tale ragione, tendenzialmente sarei favorevole, però è importante investire, come sosteneva anche Martina precedentemente, sulla consapevolezza, con incontri fatti da pari a pari nelle scuole, negli organismi che si occupano dell'educazione, in tutte le sfere della nostra società, a partire dalle scuole, e poi sensibilizzare non solo noi ragazzi, ma anche i genitori, che spesso risultano essere molto lassisti da questo punto di vista.
  Oggi è raro trovare dei genitori che sono fermi sulla loro posizione di non concedere banalmente il telefono ai loro figli sin da piccolissimi, fin dai 4-5 anni, e quindi, ovviamente, diventando un'abitudine, proseguono nel tempo. È importante fare informazione soprattutto tra noi ragazzi, ma anche per i genitori. Grazie.

  PRESIDENTE. Caro Manuel, noi genitori sbagliamo molto. Quando sarete genitori voi vi renderete conto che non è un mestiere facile.
  Vi ringrazio moltissimo, ringrazio i vostri bravi accompagnatori, coordinatori, ringrazio UNICEF, il presidente Graziano, tutti voi. Credo che quello che ci avete raccontato, che finirà agli atti e a tutti i commissari di questa Commissione, anche ovviamente a quelli non presenti, e di cui abbiamo preso anche buona nota noi presenti o collegati, sarà materiale prezioso per questo lavoro che prima della fine della legislatura vorremmo riuscire a condurre Pag. 18in porto. Sono certa che oggi si sia inaugurato un metodo, quello dell'ascolto in questa Commissione, che è la vostra, perché è la Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza. Voi siete diventati maggiorenni ma fino all'altro ieri eravate sicuramente destinatari di questo lavoro.
  Credo che questo metodo che oggi si è inaugurato verrà ripreso anche altre volte, non nell'ambito di questa indagine, ma anche delle prossime, su casi di cronaca o altro, quindi ne sono molto orgogliosa. Vi ringrazio e mi auguro che vi dedichiate un pochino alla politica. Lo dico perché tutti voi sette, che avete dimostrato di avere grandi doti, grandi capacità, spirito di altruismo nel voler rappresentare gli interessi dei più deboli, ecco, sareste sicuramente un'ottima risorsa anche in politica. Lo dico indipendentemente dal partito, nel senso che c'è bisogno di giovani all'interno di questi palazzi, proprio perché la rappresentanza dei vostri interessi sia prima di tutto in capo a voi.
  Darei adesso la parola ad Agata, come coordinatrice, per concludere questo nostro incontro prima di chiudere la seduta.

  AGATA MERIAN BERNACCA, Coordinatrice provinciale Younicef. Proprio perché tutto ciò che è stato detto oggi verrà messo agli atti, ci tengo a fare un commento finale. Forte, forse, di questo mio sentimento di futuro medico, ci tengo a dire una cosa: il problema dei social network non è solo un problema sociologico, psicologico, è prima di tutto un problema sanitario.
  Vi invito e vi incoraggio, per tutte le decisioni che voi prenderete intorno a questo tema, di confrontarvi con esperti, medici, magari dell'Istituto superiore della sanità o del Ministero della salute. Non voglio dilungarmi nel dire come i social network sono progettati per creare dipendenza tramite dei circuiti dopaminergici che attivano il cervello. Avrete visto che i social network sono progettati per la maggior parte per lo scrolling verticale; questo non è casuale, questo è un sistema analogo a quello delle slot machine. Perché funziona per le slot machine? Perché crea una sorta di apparente infinito, cioè uno scorrimento che all'apparenza sembrerebbe andare all'infinito. Questo, insieme ai colori sgargianti, praticamente accende dei circuiti neuronali dopaminergici che poi portano purtroppo al Parkinson precoce.
  Ma non è solo questo. Lo schermo blu, in generale, quindi non è solo un discorso di stare davanti al social network ma di stare davanti al dispositivo, manda in atrofia i muscoli ciliari. Infatti, ad Hong Kong e in tutte queste realtà dove sono iper digitalizzati tutti i bambini soffrono di miopia. Non è un caso, è perché loro sono abituati sin da piccoli, magari da quando hanno 3-4 anni, a stare davanti allo schermo, quindi non riescono a sviluppare questo riflesso di modificare la vista da vicino o da lontano e a dieci anni sono tutti miopi. Andate a leggere i dati, sono impressionanti.
  Ci tenevo a chiudere questa riunione dicendo che, poiché qui si tratta di salute psico-fisica dei bambini, non bisogna sottovalutare l'aspetto fisico, quindi il problema sanitario e fisico, perché può anche rientrare in importanti programmi di prevenzione. Grazie.

  PRESIDENTE. Grazie a voi. Dichiaro chiusa la seduta.

  La seduta termina alle 15.15.