Sulla pubblicità dei lavori:
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 2
INDAGINE CONOSCITIVA SULLA FRAGILITÀ EMOTIVA E PSICOLOGICA DEI PIÙ GIOVANI ANCHE DA UN PUNTO DI VISTA NEUROPSICHIATRICO, CON FOCUS SU DEPRESSIONE, AUTOLESIONISMO, DISORDINE ALIMENTARE FINO ANCHE ALLA FORMA PIÙ GRAVE, IL SUICIDIO
Audizione di rappresentanti della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS e di
Save The Children
Italia ETS, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla fragilità emotiva e psicologica dei più giovani anche da un punto di vista neuropsichiatrico, con
focus
su depressione, autolesionismo, disordine alimentare fino anche alla forma più grave, il suicidio.
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 2
Caffo Ernesto , presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS ... 2
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 6
D'Alconzo Giusy , Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS ... 6
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 9
Caffo Ernesto , presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS ... 9
D'Alconzo Giusy , Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS ... 10
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 10
Caffo Ernesto , presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS ... 11
D'Alconzo Giusy , Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS ... 11
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 11
Mennuni Lavinia ... 11
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 12
PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
MICHELA VITTORIA BRAMBILLA
La seduta comincia alle 13.05.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione degli impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
(Così rimane stabilito).
Audizione di rappresentanti della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS e di Save The Children Italia ETS, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla fragilità emotiva e psicologica dei più giovani anche da un punto di vista neuropsichiatrico, con focus su depressione, autolesionismo, disordine alimentare fino anche alla forma più grave, il suicidio.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla fragilità emotiva e psicologica dei più giovani anche da un punto di vista neuropsichiatrico, con focus su depressione, autolesionismo, disordine alimentare fino anche alla forma più grave, il suicidio, di rappresentanti della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS e di Save The Children Italia ETS.
Sono oggi presenti, in rappresentanza di Telefono Azzurro, il presidente, professor Ernesto Caffo, e il dottor Lorenzo Neri del Centro studi, mentre per Save The Children sono presenti l'avvocato Giusy d'Alconzo, child rights policy leader, e la dottoressa Arianna Saulini, alliances and networks relations manager.
A nome di tutti i commissari, do il benvenuto ai nostri ospiti, che ringrazio per la disponibilità ad intervenire alla seduta odierna.
Avverto i presenti che la Commissione ha a disposizione un'ora circa. Prego pertanto gli auditi di contenere il proprio intervento nel limite dei quindici minuti, in modo da consentire ai commissari di svolgere eventuali quesiti o osservazioni, ai quali gli auditi potranno replicare o anche rispondere successivamente per iscritto.
Do, quindi, la parola al presidente di Telefono Azzurro, il professor Ernesto Caffo.
ERNESTO CAFFO, presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS. La ringrazio, presidente. Ringrazio la Commissione per affrontare insieme un tema particolarmente complesso, che riguarda la salute mentale di bambini e adolescenti, partendo dall'esperienza che Telefono Azzurro ha sviluppato da 38 anni nell'ascolto di bambini e adolescenti. D'altra parte, personalmente sono un neuropsichiatra infantile, professore senior di neuropsichiatria infantile a Modena e Reggio Emilia. Sono stato presidente europeo della società di neuropsichiatria infantile e sono tuttora professore a Yale proprio sul tema della salute mentale a livello internazionale.
Questo per dire che noi siamo attenti a questo processo che si è sviluppato negli ultimi anni di un aumento progressivo che i dati dell'OMS – tutti i dati sono a disposizione – ci danno di questo processo complesso di difficoltà che i ragazzi stanno affrontando. Da una parte, alcuni fattori esterni, come la pandemia, hanno ampliato i fattori di rischio che i ragazzi vivono e, dall'altra parte, il mondo digitale negli ultimiPag. 3 anni è stato ed è un fattore che va seguito con grande attenzione per l'aumentare, in molti casi più fragili, le situazioni di disagio mentale, i disturbi mentali.
Avete già svolto varie audizioni. Quello che volevo cercare di dare come lettura da parte della nostra organizzazione, al di là dei dati, sulle segnalazioni di Telefono Azzurro che, per informazione, ha oggi quattro aree di intervento legate ai bambini e agli adolescenti, che si sviluppano non più soltanto attraverso la linea telefonica che è rimasta presente e attiva nell'ambito come richiesta di aiuto attraverso l'emergenza, però noi abbiamo oggi sempre più l'accesso di bambini e adolescenti attraverso canali digitali, che sono canali che i ragazzi frequentano e che sono un facilitatore di accesso a servizi di aiuto. Però è anche vero che questo ha cambiato anche in parte il nostro assetto organizzativo. Quindi, abbiamo una linea 114, che noi gestiamo ormai da vent'anni per la Presidenza del Consiglio, sui temi che riguardano prevalentemente abusi sessuali e tematiche da pochi mesi legate al bullismo in modo formale, con la legge approvata proprio da questo Parlamento all'unanimità, che oggi è attuativa.
Noi gestiamo per la Presidenza del Consiglio, sotto il Dipartimento della famiglia, il servizio 114 anche per la parte che riguarda il tema del bullismo, insieme al Ministro dell'Istruzione e del merito. Poi c'è la linea che, di fatto, si occupa delle tematiche connesse con la scomparsa dei minori e dei minori non accompagnati, che è il numero unico europeo per i minori scomparsi 116.000, che gestiamo insieme al Ministero dell'Interno. Noi siamo diventati da due mesi e mezzo Trusted Flagger, che vuol dire che abbiamo un canale di accesso nuovo per segnalare le situazioni che coinvolgono bambini e adolescenti che sono in qualche modo coinvolti in situazioni di sexting, di situazioni di sfruttamento dell'immagine che molte volte i ragazzi si scambiano nell'ambito delle piattaforme, che segnaliamo, che possiamo sviluppare con il Take It Down insieme alla Polizia postale, ma insieme anche ad organismi internazionali per operare immediatamente ed affrontare questo tema.
Poi c'è la linea 19696, che è la linea storica di Telefono Azzurro, che oggi raccoglie la gran parte del disagio mentale dei nostri servizi, nel senso che bambini e adolescenti oggi si rivolgono a noi prevalentemente per parlare non tanto di situazioni di abuso – in questo caso c'è la linea 19696 – quanto di situazioni di disagio mentale.
Tra le tematiche che sono emerse in questi ultimi anni, ma direi ancora di più negli ultimi mesi, c'è il tema che riguarda il comportamento suicidario, che è diventato un elemento costante su cui vorrei che la Commissione riflettesse molto, perché noi siamo un punto di riferimento anche di accesso. Se i ragazzi su Instagram, su TikTok, su Netflix, e adesso su OpenAI e su ChatGPT, parlano di suicidio, vengono indirizzati ai nostri servizi.
Questo vuol dire che l'aumento di queste richieste di aiuto è legato anche a questo percorso che ci porta a dire che oggi il tema del suicidio è un tema serio, che richiede non soltanto un numero o un servizio di ascolto, ma è anche necessario costruire una rete di interventi, con persone preparate, competenti. Per gli adulti non c'è quasi nulla, c'è soltanto un altro servizio, che ha una storia antica, gestito da volontari puri, che è il Telefono Amico.
Ci sono delle esperienze come a Roma e come in altre località, ad esempio del Veneto, che si occupano per alcune ore al giorno di avere dei servizi rivolti anche ad adulti e a giovani adulti. Però, questo è un tema serio, perché oggi l'atto suicidario è un tema su cui dobbiamo trovare delle risposte. Su questo versante diciamo che altri Paesi hanno maturato su questo processi e iniziative importanti. Anche a livello europeo ci sono stati gruppi e attività a cui noi partecipiamo che su questo hanno costruito sempre più competenze adeguate.
I casi di autolesionismo che arrivano a noi rappresentano circa l'8,3 per cento dei casi. L'8,3 per cento sono i casi di rischio suicidario, il 6,1 per cento gli atti di autolesionismo. In più ci sono tematiche legate a un altro grande tema, che è quello legato Pag. 4ai disturbi alimentari. È un tema che i ragazzi vivono in modo particolare. Abbiamo circa il 2 per cento delle chiamate che vanno in questa direzione.
L'altra componente, il 36,8 per cento, riguarda tematiche più legate a disturbi d'ansia e di depressione, che sono elementi sempre più presenti. Vi forniremo dei dati che danno il senso del trend di sviluppo delle segnalazioni in questa direzione. L'elemento che vedo, importante, su cui dobbiamo potere riflettere è il dato che la frequenza anche dei ragazzi nell'usare sistemi digitali ha portato a un aumento – questo riguarda anche le ricerche che abbiamo fatto insieme a Doxa – delle situazioni in cui c'è una difficoltà di relazione dei ragazzi con gli adulti, una mancanza di autostima. Un elemento che è presente, che a noi preoccupa in modo particolare, è che è ancora presente lo stigma nel chiedere aiuto. I ragazzi hanno una grande paura, una grande vergogna a chiedere aiuto. Questo ha limitato anche l'accesso di bambini e adolescenti – soprattutto degli adolescenti – ai servizi per loro disponibili, che sono quelli dei consultori e delle strutture degli sportelli scolastici. Questo per dare il senso che c'è ancora una parte importante di bambini e adolescenti che non riesce a trovare aiuto, che per noi rappresenta circa il 70 per cento dei ragazzi.
Questo è uno dei temi più importanti da affrontare anche perché noi ci siamo resi conto che avere un servizio h24 – 7 giorni su 7 – permette ai ragazzi di raggiungerci. Molti ragazzi che ci chiamano sono ragazzi che non hanno servizi e opportunità accanto a loro.
Questo aspetto, tra l'altro, che ci porterà a un tema importante, che è quello delle piattaforme, delle chatbot e degli strumenti di intelligenza artificiale, è da tenere presente. I ragazzi vogliono avere una non discriminazione, vogliono evitare di essere identificati come sofferenti di un disagio che viene percepito da coetanei ancora non condiviso e quindi si rivolgono a realtà molte volte lontane.
Telefono Azzurro ha rappresentato questo riferimento – e lo rappresenta tuttora – per la sua attenzione alla confidenzialità, all'anonimato, ma sicuramente questo ruolo lo sta prendendo sempre di più negli ultimi mesi il mondo delle chatbot. Continuiamo a dire che è un mondo importantissimo, da conoscere. Noi stiamo lavorando in questo momento con le grandi piattaforme su questo versante, perché loro hanno lo stesso problema che abbiamo noi, cioè come riuscire a intervenire su situazioni che ovviamente possono diventare fortemente critiche.
C'è bisogno, a mio avviso, oggi, di rivedere anche tutto il tema che riguarda la salute mentale. Non starò qui a dire che occorre aumentare – lo dico perché faccio parte della mia categoria dei neuropsichiatri infantili – gli operatori, però quello che forse manca nell'ambito dell'età evolutiva è l'accesso ai servizi e la competenza di affrontare con i ragazzi le nuove tematiche che loro stanno vivendo, sapendo bene che i ragazzi oggi affrontano questi temi tra pari, tra pari nelle chat, nei confronti, nelle piattaforme, che sono su questo versante per loro disponibili.
Le app che sono cresciute negli ultimi mesi, ma soprattutto negli ultimi due o tre anni – nel mondo anglosassone soprattutto – danno il senso di un bisogno e di un enorme mercato sulla salute, anche mentale, dei ragazzi. Il benessere diventa un elemento importante. I ragazzi cercano benessere, cercano risposte. In questo caso forse anche i nostri modi e i nostri modelli di intervento sanitario e psicosociale non sono all'altezza di questa esperienza.
Abbiamo sicuramente maturato in Italia dei servizi on line di aiuto. Varie piattaforme danno un appoggio con figure professionali psicologiche a persone, adulti e anche ragazzi, con professionalità e competenza, ma sono una piccola parte dei servizi che sono necessari su questo versante, anche perché i ragazzi, talvolta come percezione del problema, vivono nell'immediatezza, hanno bisogno di avere una risposta di vicinanza e di ascolto immediato, non giudicante, accessibile e gratuito, e questo non è spesso possibile.
Altri modelli su cui noi ci siamo in qualche modo collegati, come quello canadese e quello australiano, vanno in questa Pag. 5direzione, con un grande impegno anche del settore pubblico.
Telefono Azzurro sta sviluppando sempre più un processo di servizi in qualche modo di telepsicologia, telemedicina, telesupporto, perché ci rendiamo conto che questa è la sfida su cui dobbiamo potere muoverci.
Mi avvicino alle conclusioni. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione questo tema. I ragazzi oggi vivono gran parte del loro tempo in una dimensione fra l'off line e l'on line talvolta molto confusa, ma molto ricca di esperienze, in cui i ragazzi si raccontano e si raccontano molto di più. I ragazzi delle comunità di accoglienza psichiatrica sono molte volte su TikTok a parlare con i loro coetanei delle loro sofferenze, dimenticando che questo messaggio non filtrato può diventare fortemente a rischio. Chi si occupa di disturbi alimentari sa che molti ragazzi che noi seguiamo molte volte nella rete ritrovano invece meccanismi di imitazione che d'altra parte certe piattaforme e certi creator cercano di indurre.
Molte volte quello che noi costruiamo come terapia, come aiuto anche nel mondo off line, viene fortemente modificato e cambiato nel mondo dell'on line. Questo richiede, quindi, un'attenzione. Io non credo vada demonizzato il mondo degli aiuti on line, però va seguito con grande attenzione, cercando di trovare delle strade possibili. Andiamo nell'ambito dei modelli linguistici addestrati come ChatGPT.
ChatGPT in queste ultime settimane è stata messa al centro di una grande attenzione. Sapete che, nelle ricerche fatte, la gran parte dei ragazzi – e anche dei ragazzi non giovanissimi – oggi sono sempre più a fare domande a ChatGPT su tematiche personali. Il meccanismo degli algoritmi delle piattaforme come ChatGPT è un meccanismo molto efficace nel cogliere le emozioni, nel cogliere i linguaggi, nel cogliere aspetti che poi diventano fonte adeguata di risposta.
I ragazzi, quindi, si trovano con una «persona» in casa – o accessibile in ogni caso in qualunque ora del giorno e della notte – con cui condividere problemi che sentono come particolarmente importanti, di cui non riescono a parlare con la famiglia, con le insegnanti o neanche con i pari.
Dobbiamo capire che questo meccanismo va appreso anche da chi lavora in questo settore, ed è quello che noi stiamo cercando di fare con le piattaforme, per trovare delle modalità di incrocio con il modello che in ogni caso i ragazzi stanno usando, perché l'intelligenza artificiale, nonostante una legge europea, nonostante l'applicazione della legge italiana che dovrebbe vietare l'accesso a strumenti con intelligenza artificiale ai minori di 14 anni, nella sostanza viene usata. Oggi i ragazzi stanno usando questi strumenti e sempre di più le aziende stanno investendo in questo settore. Per cui, credo che noi dobbiamo trovare dei punti d'incontro in cui dobbiamo valorizzare una serie di componenti di questi servizi. Su altre parti, però, dobbiamo avere – e qui mi rivolgo ai legislatori – una grandissima attenzione. Occorre che il Parlamento, guardando anche a quello che avviene in altri Paesi, e penso ad esempio alla Danimarca dove in questi giorni c'è una discussione aperta su una norma che di fatto riguarda proprio le comunicazioni dei ragazzi su chat, ma penso anche a tutta una serie di progetti di iniziativa parlamentare europea in questa direzione, anche italiana, che possono essere di interesse per riuscire a far sì che vengano creati degli strumenti di controllo dell'accesso dei ragazzi alle piattaforme digitali, che è a forte rischio – e quelli con l'intelligenza artificiale lo sono – cercando ovviamente anche di avere con le aziende un chiaro rapporto per lavorare sui loro algoritmi, sui loro modelli. Se, di fatto, questi modelli restano in possesso alle loro conoscenze e ai loro centri di ricerca, noi facciamo fatica a interferire, se non a intervenire su questo tipo di piano.
Quindi, da una parte occorre, e qui concludo, che ci sia da parte di tutti una grande attenzione alla ricerca, alla ricerca su queste tematiche nuove, perché la salute mentale oggi è cambiata rispetto a quando io – ormai ho qualche anno alle spalle – affrontavo questo tema con i miei studenti. Oggi la salute mentale è un tema che è cambiato, va affrontato con grandi azioni Pag. 6culturali, che vuol dire che tutti devono conoscere la salute mentale e non soltanto gli specialisti, che devono essere più preparati degli altri. Questo mondo di specialisti deve essere molto attento ai cambiamenti che avvengono nel mondo, soprattutto tra i bambini e gli adolescenti, con strumenti di intervento diversi da quelli passati. I ricoveri dobbiamo evitarli possibilmente, ma dobbiamo intervenire per cogliere precocemente questi segnali che i ragazzi ci lanciano.
Dobbiamo ovviamente affrontare le sfide che i ragazzi hanno oggi in un mondo che spesso li mette in difficoltà e a disagio. Dobbiamo cercare di trovare sempre più risposte affidabili e qualificate per i ragazzi, integrando quindi la dimensione della competenza a strumenti di accesso anche digitali.
Concludo definitivamente con un altro aspetto. Faccio l'esempio di una carta che abbiamo lanciato proprio pochi giorni fa con la regione Emilia-Romagna, con il comune di Bologna, che è la carta dell'educazione all'affettività. Dobbiamo riuscire a far sì che i ragazzi riprendano a conoscere l'affettività, a poter chiedere aiuto quando c'è bisogno. Dobbiamo riuscire a far sì che la salute mentale divenga un tema centrale che i ragazzi discutono nelle scuole, nelle università e che non abbiano più la paura di prima di essere giudicati. Questo vuol dire creare sistemi sempre più integrati tra le diverse amministrazioni con anche un ruolo importante del terzo settore, perché su questo versante ci possa essere una forte convergenza.
Per ultimo credo di non dover lasciare fuori da questa discussione il mondo delle aziende tecnologiche, che hanno capito ormai da tempo che il tema della salute mentale è anche un'area economica e di sviluppo. Dobbiamo con loro ragionare, con l'aiuto del legislatore e dell'autorità di controllo, perché non ci sia poi la trasformazione di questi bambini e adolescenti fragili in strumenti di consumo e soprattutto di speculazione economica e di interessi altri.
Grazie.
PRESIDENTE. Ringrazio il presidente Caffo per il suo intervento. Le domande le poniamo alla fine. Ci sono, presidente, diversi colleghi che lei non vede, ma sono collegati, perché oramai abbiamo questa opportunità di seguire i lavori anche da remoto.
Do la parola a Giusy d'Alconzo.
GIUSY D'ALCONZO, Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS. Grazie, presidente. Ringraziamo di cuore come Save The Children la Commissione per il suo impegno su un tema cruciale e bisognoso di analisi profonde ed estese, analisi che consentano anche di superare le percezioni e di mettere al centro i ragazzi e il loro benessere, perché pensiamo che questo sia necessario per politiche efficaci per ascoltare i ragazzi. Lo voglio dire sin dall'inizio e poi ci tornerò nel corso dell'intervento.
Come organizzazione che opera a diretto contatto con famiglie e con minori nei territori più fragili in Italia, oggi interveniamo proprio a partire dalla nostra esperienza sul campo. È a partire da lì che vogliamo contribuire all'indagine. In particolare, vogliamo concentrarci sulle azioni che dal nostro punto di vista è necessario mettere in campo in un'ottica preventiva per favorire un benessere psicosociale in senso positivo dei ragazzi e quindi intervenire prima che si manifestino segnali di difficoltà e acuzie, anche perché questo è il nostro campo di azione in Italia.
Noi lavoriamo in oltre 120 Paesi del mondo, siamo un'organizzazione internazionale. In Italia dal 2014 abbiamo lanciato un programma di contrasto alla povertà educativa, creando dei servizi e degli spazi gratuiti ad alta intensità educativa, che sorgono nei quartieri più svantaggiati e privi di servizi. Oggi sono ventisette in quindici regioni. Si chiamano «Punti luce» e lavorano su due piani, un piano comunitario, rafforzando la comunità educante, e un piano individuale attraverso quelle che definiamo le doti educative, ossia dei piani personalizzati che seguono ogni bambino, bambina e adolescente nel suo percorso personale, che è diverso ovviamente per ciascuno, anche nei quartieri più svantaggiati.Pag. 7
Con lo stesso approccio interveniamo nelle scuole, lavorando con insegnanti, lavorando insieme alle famiglie. Interveniamo in una fase della vita che è molto importante; anche le altre lo sono, ma su questa voglio mettere ancora di più l'accento quando si parla di benessere psicosociale e in generale di salute mentale dei bambini, che sono i primi mille giorni di vita.
Abbiamo dei centri rivolti a bambini e bambine tra 0 e 6 anni. Si chiamano «Poli Millegiorni» proprio per questa attenzione a questi primi mille giorni fondamentali. Abbiamo dei centri chiamati «Spazi mamma» che supportano le mamme, ma anche i papà e i genitori nei quartieri più svantaggiati. Abbiamo poi un progetto, che si chiama «Fiocchi in ospedale», che realizziamo all'interno delle strutture ospedaliere proprio per supportare i nuclei più a rischio. Poi interveniamo per promuovere le competenze e la sicurezza dei bambini e degli adolescenti nell'ambiente digitale.
Veniva ricordato oggi che l'ambiente fisico e quello digitale sono in continuità nell'esperienza di un bambino o di un adolescente. Quindi, non si può non considerare questo nel progettare interventi per l'infanzia e per l'adolescenza. Noi lavoriamo su più fronti, in particolare promuoviamo le competenze digitali attraverso un progetto che si chiama «Connessioni digitali». Abbiamo coinvolto 99 scuole nel triennio 2021-2024, perché pensiamo che la prima forma di sicurezza per un ragazzo o una ragazza sia la consapevolezza di come funzionano gli strumenti digitali, cosa significa proteggere la privacy e la conoscenza anche di strumenti non semplicemente tecnologici. Ad esempio, lo spirito critico è fondamentale per distinguere una fake news da un'informazione vera.
Su questo stiamo mettendo molto impegno e lavoriamo da molti anni, dal 2002, per la protezione dei minori dagli abusi che avvengono on line. Gestiamo – siamo in collaborazione in un progetto molto importante – la nostra piattaforma per la segnalazione di materiale pedopornografico da parte degli utenti in via anonima. È molto importante perché c'è la possibilità per chiunque – si chiama «Stop-it» – di segnalare piattaforme che sembrano a rischio.
Dico questo perché in tutti questi ambienti avvengono cose che è importante intercettare quando possono essere segnali di disagio, ma in tutti questi ambienti avvengono anche cose belle, il rapporto tra pari, l'amicizia, la crescita, su cui è importante investire se vogliamo intervenire prima che il ragazzo o la ragazza manifestino segnali di disagio, non perché non sia importante intervenire dopo – ovviamente lo è ed è fondamentale – ma l'intervento precoce e l'intercettazione precoce dei segnali di disagio è fondamentale perché non ci siano peggioramenti.
L'esperienza della pandemia è un'esperienza che abbiamo fatto tutti come individui e anche come organizzazioni. Durante quell'esperienza, che non è stata la prima insorgenza di una forte sofferenza psicologica nei ragazzi, perché sappiamo che i dati ci dicono che era già iniziata prima, però quello è stato sicuramente un momento in cui noi abbiamo toccato con mano in questi servizi, tutti quelli di cui sto parlando, che impatto avesse l'isolamento, la lontananza dalla scuola, il lockdown stesso, perché era inevitabile, lo aveva su tutti ed evidentemente anche sui ragazzi in fase evolutiva.
Cosa abbiamo fatto? Abbiamo continuato a fare il nostro lavoro ancora più consapevoli di come lavorare sugli spazi educativi, sugli spazi ricreativi e sulle opportunità ed ascoltare la voce dei ragazzi era fondamentale anche per attutire gli impatti più forti.
La pandemia, però, lo abbiamo constatato, ha avuto anche un effetto in qualche modo positivo rispetto al discorso sulla salute mentale. Su questo i ragazzi sono stati dei precursori. I ragazzi si sono sentiti – un po' tutti – più legittimati a parlare del malessere psicologico proprio perché eravamo in una situazione molto simile in cui tutti stavamo provando una forma di difficoltà.
Gli adolescenti hanno lanciato forte l'allarme parlando di questa necessità, iniziandoPag. 8 a parlare sempre di più delle loro vulnerabilità. Ad esempio, nel nostro Movimento Giovani, un movimento che raccoglie giovanissimi, i ragazzi e le ragazze ci dicono – hanno anche fatto una comunicazione esterna su questo – come si sentano spesso forzati a nascondere le loro vulnerabilità. In un'età già delicata, a cui a tutto si aggiunge anche il carico pesante della cultura del fallimento, della performance, una cultura che li sfida molto e spesso li mette in difficoltà, c'è anche una narrativa che li vede come una generazione passiva. Abbiamo, quindi, bisogno di analisi approfondite, ce lo stanno chiedendo i ragazzi. Abbiamo bisogno di una risposta olistica multisettoriale, perché neanche il miglior sistema sanitario del mondo può assicurare da solo la tutela del benessere e della salute di un bambino o di una bambina.
I sistemi sanitari sono centrali, ma ovviamente l'insieme delle relazioni contribuisce enormemente alla protezione di adulti e di bambini dalle difficoltà che possono, poi, esitare in acuzie e in situazioni gravi.
In parole semplici, dal nostro punto di vista cosa andrebbe fatto? Parole semplici, chiave, però interventi complessi. Quali sono queste parole? Sostegno alle famiglie, scuola, luoghi di aggregazione, ascolto e partecipazione, supporto di comunità e tra pari.
Partiamo dal sostegno alle famiglie. Per aiutare i minori non si può non aiutare le famiglie. In alcune linee che questo Governo sta portando avanti c'è una grande attenzione al nucleo familiare. Ci sembra importante sottolineare che, anche quando si parla di salute mentale, non si può non considerare, soprattutto nei territori più fragili, la condizione degli adulti che per i minori hanno un ruolo fondamentale: non solo i genitori, pensiamo anche agli educatori. Verso i genitori e verso gli adulti di riferimento sono necessari interventi di sensibilizzazione, anche per riconoscere i primi segnali di malessere. Soprattutto negli adolescenti, ma anche nei bambini, non sempre è così scontato interpretare un segnale. È molto importante che le famiglie e gli educatori sappiano interpretare questi segnali. Questo è vero nell'ambiente fisico ed è vero anche per quello che può accadere nell'ambiente digitale.
Noi investiamo molto, ad esempio, nel produrre guide gratuite per i genitori, facciamo un lavoro anche in collaborazione con la Polizia postale, ultimamente anche grazie a un protocollo molto importante che abbiamo firmato a dicembre 2024 con il Capo della Polizia, proprio per aiutare i genitori che non possiamo dare per scontato abbiano familiarità con l'ambiente digitale, a destreggiarsi e a riconoscere i segnali.
La scuola è un luogo fondamentale dove non solo si imparano nozioni, ma si imparano relazioni. Come veniva detto, è fondamentale investire sul riconoscimento delle proprie emozioni e su percorsi anche di training per gli insegnanti. L'educazione all'affettività e, più in generale, l'educazione anche alla sessualità e a un rapporto libero dalla violenza richiede adulti specializzati che lo sappiano fare, e questo ha molto a che vedere anche con la prevenzione di comportamenti a rischio in relazioni tra pari, anche in relazioni sentimentali, ad esempio in relazioni sentimentali online, dove è molto importante che i ragazzi e le ragazze siano consapevoli dei rischi.
Ascolto tra pari, e vado verso la conclusione. Evidentemente il rapporto tra pari, l'amicizia, il fare gruppo è fondamentale durante l'adolescenza. È interessante citare che esistono modelli di supporto tra pari, ad esempio il modello che si chiama I Support My Friends, che è stato delineato a livello internazionale da UNICEF e Save The Children, insieme all'Organizzazione mondiale della sanità, che costituisce un percorso rivolto innanzitutto ai ragazzi affinché acquisiscano la capacità di stare al fianco dei loro compagni in difficoltà, ovviamente sotto la supervisione degli adulti in posizione fiduciaria. Questo perché sicuramente il gruppo dei pari può fare tantissimo davanti a una situazione di disagio.
Della consapevolezza e della sicurezza negli ambienti digitali abbiamo già parlato. Certamente un investimento, anche economico – andiamo verso la legge di bilancio Pag. 9– per iniziative informative e di empowerment a vantaggio dei genitori ci sembra fondamentale.
Infine, i dati. Per delineare al meglio gli interventi è necessario che l'Italia si doti di un sistema di raccolta dati di monitoraggio dello stato di salute mentale di bambini, bambine e adolescenti (questa era già una raccomandazione del Comitato ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza nel 2019), che si vada verso un quadro epidemiologico nazionale chiaro sulle patologie e che si rilevino i segnali positivi, questo per leggere la realtà oltre la superficie e con approfondimento.
Per concludere, noi diciamo sempre che i giovani sono il futuro. Se i giovani – come noi crediamo che siano – sono il futuro, è da quello che loro dicono, dalle loro idee innovative, dalla loro creatività e anche dalle loro difficoltà che dobbiamo partire per costruire politiche efficaci.
PRESIDENTE. Grazie infinite.
Vorrei iniziare rivolgendo una domanda al professore e una domanda a lei.
Intanto, professore, famiglia e scuola certamente come stakeholder importanti, ma anche forze dell'ordine, oltre ai servizi sociali. Vorrei comprendere meglio il vostro punto di vista sul ruolo delle forze dell'ordine in questo nostro importante lavoro. Famiglia e scuola rivestono un ruolo importante, chiaro, definito, che tutti conosciamo. Sempre di più stiamo apprezzando anche l'importanza di avere alleate le forze dell'ordine, quindi le istituzioni in generale. Vorrei avere da lei questo punto di vista.
Vorrei, invece, chiedere all'avvocato l'età di tutto quello che lei ci ha spiegato, gli interventi che voi state mettendo in campo e avete messo in campo. Mi complimento con entrambe le vostre realtà per quanto qualitativamente e quantitativamente fate. Chiedo se è vero che l'età si è spostata verso bambini sempre più piccoli. Questo è quanto è emerso dalle nostre indagini, dalle nostre audizioni. Vorrei capire come voi intervenite sulle diverse fasce, quindi sui più piccoli.
Do la parola al professor Caffo.
ERNESTO CAFFO, presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS. Grazie per la domanda. Telefono Azzurro ha una storia di accordi con il Ministero dell'Interno molto antica. Dall'inizio noi abbiamo lavorato sempre con le forze di polizia, con la Polizia postale dopo, ma l'elemento cardine è anche quello di un processo di cambiamento profondo, che nella scuola di polizia si è sviluppato, di attenzione al mondo della psicologia, da una parte; anche gli accordi fatti con noi, con l'Università La Sapienza, proprio per formare, anche in progetti europei, coloro che sono sul campo, che diventano molte volte ufficiali importanti di coordinamento di azioni che riguardano talvolta anche adolescenti, e parliamo di tutta l'area degli adolescenti a forte rischio sociale, che vanno affrontati con competenze anche più ampie di quelle presenti tradizionalmente nei corsi formativi delle forze di polizia.
Abbiamo sviluppato da pochi mesi l'accordo con il Ministero della Difesa, cosa insolita per un'associazione per l'infanzia. È un accordo con tutte le armi della difesa per affrontare insieme il nuovo ruolo, oggi, anche della difesa in un Paese. Al di là delle complessità di questi momenti, è chiaro che il concetto di difesa è un concetto importante, da sviluppare nell'ambito educativo, nell'ambito della formazione, di chi ha contatto in situazioni di sostegno alle realtà più fragili, per capire come affrontare bambini e adolescenti in situazioni di guerra.
Tra l'altro, tra pochi giorni – giovedì – avremo questo grande incontro alle Nazioni Unite, firmato dalla Santa Sede e anche da tante altre realtà, compreso il nostro Paese, sul tema dei bambini e la guerra. Il nostro Paese è stato il primo a occuparsi delle tematiche della tutela delle persone fragili. Questo è un fatto importante, che deve caratterizzare anche tutto il rapporto tra una società civile, come la nostra, e il mondo sia della difesa sia degli interni.
Un elemento che aggiungerei, presidente, se me lo consente, è il ruolo dei prefetti. I prefetti hanno in mano il controllo dei territori. I comitati sulla sicurezzaPag. 10 possono talvolta essere in grado di affrontare – come facciamo con il 114 – tutta la complessità di certi territori, quando ci sono casi, ad esempio, di bullismo che coinvolgono certe comunità o situazioni di devianza strutturata. I prefetti hanno, oggi, anche per formazione, la capacità di essere il punto di riferimento e di coordinamento di queste azioni. Quindi, è assolutamente importante questo ruolo.
GIUSY D'ALCONZO, Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS. Grazie per la domanda. La risposta è molto complessa, cercherò di essere molto sintetica.
Evidentemente, ogni fascia d'età ha bisogno di un intervento specifico. Nell'elenco che facevo prima c'era un riferimento alla fase dell'adolescenza o comunque della scuola dell'obbligo, in cui il lavoro educativo è fondamentale, ed è fondamentale soprattutto nelle zone dove ci sono meno servizi, dove c'è un rischio forte di povertà, anche educativa, dove le famiglie vivono condizioni di emarginazione. In tutto questo noi interveniamo con i «punti luce» in 20 città italiane (sono 27 punti luce in tutto). In cosa consiste il nostro intervento? Il nostro è un intervento il più possibile connettivo, delle forze che già ci sono nei quartieri, anche difficili – le periferie hanno forti potenzialità e una grande ricchezza: spesso c'è difficoltà nel creare una rete, e facciamo anche questo – e poi sui singoli bambini e bambine, guardando ciascuno nella sua unicità, anche quando ha una necessità di supporto, con le doti educative, che rappresentano proprio questa idea, che portiamo avanti, che continueremo a portare avanti e che suggeriamo come metodo, di investire su progetti personalizzati, conoscendo il bambino e la famiglia.
Per quanto riguarda l'età che citavo prima, la fase evolutiva, in particolare nei primi mille giorni di vita, se si parla di salute mentale, c'è un lavoro da fare con grande attenzione. Sappiamo bene – i neuropsichiatri infantili ce lo ricordano costantemente – che quello che accade in quei primi due anni di vita ci caratterizzerà e caratterizzerà la vita per lungo tempo. Quelli sono gli anni determinanti per il neurosviluppo e per la salute mentale. Su questo l'attenzione che mettiamo nei primi mille giorni in «Fiocchi in ospedale» e nei progetti in cui interveniamo sul nucleo mamma-bambino ha anche questo obiettivo, di favorire metodi che supportino quello sviluppo. Ci sono tanti modelli che si possono citare. Per citarne uno molto pratico, molto semplice, penso all'importanza della lettura ad alta voce nei bambini più piccoli.
Infine, l'età nel mondo digitale. Il tema dell'età nel mondo digitale – e qui concludo, ho cercato di essere sintetica – innanzitutto è legato al fatto che l'ambiente digitale non è stato creato per i minori, le piattaforme social non sono state concepite per i bambini e per i ragazzi. Attualmente quello che anche l'Italia sta facendo, insieme all'Unione europea, è regolare l'accesso. È chiaro, esiste un limite di età per l'accesso ai social network, dato dal GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati), che è quello di 14 anni, ma è un limite di età al momento non controllato. Allora sì che quanto veniva ricordato, anche in termini di esposizione all'algoritmo e a contenuti inadeguati, può diventare un rischio per i bambini e le bambine, soprattutto i bambini e le bambine che hanno già una forma di disagio e che possono sviluppare un rapporto problematico con internet, ad esempio non riuscendo a regolare il tempo di permanenza oppure semplicemente entrando in ambienti in cui non dovrebbero trovarsi.
L'Italia è uno dei Paesi-test sull'age verification, in implementazione del Digital Services Act, che è un regolamento fondamentale anche per la protezione dei minori. Insomma, siamo contenti che l'Italia lo sia. Così come è fondamentale seguire la proposta di regolamento sugli abusi contro i minori, che citava prima anche il professor Caffo, perché è un regolamento che conterrà dispositivi fondamentali per continuare a monitorare la rete e a prevenire gli abusi online.
PRESIDENTE. Grazie per queste delucidazioni.
In questi cinque minuti, una domanda velocissima a entrambi. Noi spesso ci troviamo,Pag. 11 in questa Commissione, a constatare i limiti di un'Italia a due velocità, ci troviamo a constatare limiti di assistenza e cure diversi a seconda delle varie regioni, quindi anche problematiche diverse a seconda delle varie regioni. Vorrei chiedere a entrambi la vostra percezione sulla disparità o uguaglianza del problema nelle varie parti d'Italia, dove ci sono maggiori tematiche, a vostro giudizio.
ERNESTO CAFFO, presidente della Fondazione SOS il Telefono Azzurro ETS. Da una parte è verissimo che ci sono disparità storiche e che, nonostante gli investimenti – penso ai grandi progetti nel Sud – per i bambini, questo non abbia portato a risultati così significativi come ci aspettavamo.
Oggi, forse, con una politica coordinata del nostro Paese, guardando molto all'Europa, con investimenti maggiori su bambini, adolescenti e le loro famiglie, che è un tema centrale – l'aiuto alla famiglia – per aiutare bambini e adolescenti, questo è indubbio, con uno sviluppo del sistema educativo nazionale fortemente qualificante, anche lo sviluppo dei ragazzi, è chiaro che certe sfide possono essere affrontate.
Se le realtà, al di là del Parlamento, come l'ANCI e la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, possono su questi temi essere coinvolte maggiormente per avere politiche che siano omogenee, che ci sia una maggiore volontà di costruire insieme, e questo vale anche per le nostre associazioni, che devono essere al fianco di queste realtà locali, cosa che cercano di fare, per riuscire a fare sintesi, anzi a fare sistema tra tutto quello che c'è, e questo è un dato molto importante. Credo che anche la Conferenza nazionale, che il nostro Governo farà nei prossimi giorni, sia un'occasione di dibattito, però credo anche che lo sforzo del nostro Parlamento sia proprio quello di cogliere tutte queste istanze e portarle a un bene comune.
GIUSY D'ALCONZO, Child Rights Policy Leader di Save The Children Italia ETS. Grazie per la domanda. Save The Children si impegna molto per raccomandare il superamento delle diseguaglianze e, ancor prima, per analizzare le diseguaglianze, perché le diseguaglianze territoriali in Italia hanno un impatto anche – e, devo dire, soprattutto – sui bambini e le bambine, e questo è vero anche per la salute mentale. Gli indicatori di salute, anche di salute mentale, sono fortemente condizionati dalle diseguaglianze economiche. Basti pensare alle differenze nelle reti di servizi che esistono tra regioni e regioni o, per citare un elemento che ancora non avevo citato, gli asili nido, che sono uno strumento fondamentale per lo sviluppo dei bambini e anche di supporto alle famiglie. C'è una grande disparità territoriale, quindi bisogna lavorare a più livelli, in un'ottica multisettoriale, con investimenti nel superamento delle diseguaglianze, partendo anche dalle buone prassi, perché anche nei territori complessi ci sono senz'altro buone prassi ed esempi da imitare e replicare.
PRESIDENTE. La senatrice Mennuni vorrebbe rivolgere una domanda. Prego, senatrice.
LAVINIA MENNUNI (intervento in videoconferenza). Mi scuso per non essere presente, ma purtroppo era impossibile per me essere presente, come avrei desiderato.
Volevo semplicemente soprattutto congratularmi per il lavoro che stanno svolgendo le grandi associazioni oggi presenti e ringraziare lei, presidente, per l'audizione.
È un lavoro molto complesso quello che il legislatore – come sappiamo tutti – deve svolgere per regolare lo sviluppo di queste tecnologie, che però sono molto entranti e molto influenzanti.
Spero che potremo continuare questa grande alleanza che si sta portando avanti, peraltro bella perché assolutamente trasversale, tra società civile, associazioni e parti politiche diverse, per cercare di iniziare un lavoro di tutela del minore nella sfera digitale. Sappiamo che qualunque provvedimento legislativo – speriamo che una legge venga approvata a breve – comunque è solo l'inizio di un percorso che vedrà impegnati tutti i vari stakeholders in questa questione, per mettere sempre al centro il benessere del minore.Pag. 12
Capisco che la comunicazione è difficile, non voglio rubarvi altro tempo, quindi vi ringrazio.
PRESIDENTE. Grazie a lei, senatrice, anche a nome dei nostri ospiti.
Vi ringrazio per essere stati presenti. In un periodo relativamente breve verrà conclusa questa indagine conoscitiva e sarebbe molto importante per noi avervi all'evento di presentazione, in qualità di ospiti o relatori. Ovviamente l'oggetto della vostra audizione sarà allegato agli atti della Commissione. Grazie a tutti.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 14.