Sulla pubblicità dei lavori:
Semenzato Martina , Presidente ... 2
Audizione, in videoconferenza, della professoressa Paola Paoloni, ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma, con riferimento al filone di inchiesta sulla violenza economica:
Semenzato Martina , Presidente ... 2
Paoloni Paola , ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma ... 3
Semenzato Martina , Presidente ... 10
Almici Cristina (FDI) ... 11
Paoloni Paola , ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma ... 11
Semenzato Martina , Presidente ... 12
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
MARTINA SEMENZATO
La seduta comincia alle 8.30.
Sulla pubblicità dei lavori.
PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche mediante l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.
Audizione, in videoconferenza, della professoressa Paola Paoloni, ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma, con riferimento al filone di inchiesta sulla violenza economica.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento dell'audizione in videoconferenza della professoressa Paola Paoloni, ordinaria di Diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma, con riferimento al filone di inchiesta sulla violenza economica.
Ricordo che la seduta si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione.
Ricordo, inoltre, che i lavori potranno proseguire in forma segreta, sia a richiesta dell'audita, che dei commissari, sospendendosi in tal caso la partecipazione da remoto e la trasmissione sulla web-tv.
Segnalo altresì che, poiché l'audizione odierna si svolgerà in videoconferenza, non sarà possibile sottoporla a regime di segretezza, in quanto tale regime implica la sospensione di tutti i collegamenti da remoto e della trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.Pag. 3
A nome di tutte le commissarie e i commissari, do il benvenuto alla professoressa Paoloni, ringraziandola per la disponibilità a contribuire ai lavori della Commissione.
La professoressa Paoloni è ordinaria presso l'Università «La Sapienza» di Roma dove insegna Economia Aziendale ed Economia e Strategia delle Piccole e Medie Imprese. È Direttrice Scientifica dell'Osservatorio sugli studi di genere «Ipazia». Le sue principali aree di ricerca sono: gestione delle piccole imprese reporting finanziario, l'imprenditorialità femminile e la misurazione e gestione del capitale intellettuale.
Do, quindi, il benvenuto alla professoressa Paoloni, che – vi ricordo – è stata anche relatrice proprio in un evento della nostra Commissione a marzo dello scorso anno, e rinnovando il ringraziamento do a lei la parola.
PAOLA PAOLONI, ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma. Ringrazio l'onorevole Martina Semenzato e i componenti della Commissione per la parola e per avermi già coinvolto come relatrice nel convegno organizzato da questa Commissione nel marzo del 2025 «Ciò che è tuo è mio. Fare i conti con la violenza economica. L'educazione finanziaria come strumento di contrasto alla violenza di genere».
Come diceva la presidente, insegno Economia aziendale ed Economia e strategia delle piccole e medie imprese, con particolare attenzione all'imprenditorialità femminile e alle tematiche inerenti alle diversità nelle organizzazioni aziendali. Questa attenzione mi ha portato a fondare nel 2014 l'Osservatorio sugli studi di genere «Ipazia», che attualmente dirigo. Ipazia nasce con un cuore aziendalistico, ma velocemente assume un carattere interdisciplinare, quindi opera con l'obiettivo di promuovere gli studi di genere in un'ottica volta a delineare le Pag. 4differenze ed esaltare le sinergie tra uomini e donne, sostenendo la cultura delle pari opportunità.
L'Osservatorio prende il nome da Ipazia, matematica, astronoma e filosofa greca, vissuta ad Alessandria d'Egitto tra il IV e il V secolo, che – come è noto – fu uccisa dai cristiani in un tumulto, divenendo martire della libertà di pensiero.
Convinti che la violenza, tutta, quindi anche quella economica, si prevenga e si combatta anche e soprattutto con la conoscenza e la diffusione di essa attraverso lo scambio con le giovani generazioni, Ipazia ripercorre le proprie attività con le tre missioni dell'Università: la ricerca, la didattica e la terza missione. Affinché la ricerca e la diffusione dei risultati attraverso la didattica non rimanga un'attività sterile e autoreferenziale, negli ultimi anni nelle università si è affiancata questa terza missione, che indirizza la ricerca verso una maggiore attenzione ai bisogni del territorio per contribuire realmente allo sviluppo sociale, culturale ed economico locale.
La prima missione, sia accademica che empirica, quindi la ricerca, Ipazia la svolge attraverso l'attivazione di gruppi di lavoro, workshop nazionali e internazionali, convegni, con tematiche prevalentemente inerenti l'imprenditorialità femminile, il governo d'impresa, la comunicazione, quindi la disclosure non finanziaria, relazioni tra generi, sostenibilità, responsabilità sociale; la seconda missione attraverso lo svolgimento di corsi, seminari, dottorati, tesi di laurea, tesi di dottorato che trattano tematiche di genere, inclusione, pari opportunità e che coinvolgono prevalentemente i nostri studenti. La terza missione viene svolta offrendo, in primis nelle scuole, ma anche nelle organizzazioni profit e no-profit, attività di mentoring e consulenza scientifica legate a parità di genere, alla violenza economica e al diffondere la consapevolezza sulle pari opportunità, per contrastare gli stereotipi che ancora limitano la Pag. 5piena partecipazione femminile alla vita economica e professionale.
Dalla mia esperienza posso suggerire che in una relazione d'inchiesta sulla violenza economica si dovrebbero trovare ed approfondire alcuni punti fondamentali. Intanto tutte le definizioni esistenti ad opera di diversi organismi che, a vario titolo, sia nazionali che internazionali, sono interessati e coinvolti in questa tematica, partendo dalla Convenzione di Istanbul, dalla sua definizione, ma anche dalle definizioni dell'ONU, dell'ISTAT, dell'ABI (molto articolata), dell'Organizzazione mondiale della sanità, e così via. Inoltre, occorre puntualizzare tutti gli ambiti dove questa si presenta, quello familiare e domestico, quello del mercato del lavoro, quello aziendale, imprenditoriale, quello sociale e quello storico-culturale.
È importante il tema del gender pay gap e, in generale, dello sfruttamento economico. Il gender pay gap non riguarda solo la differenza salariale a parità di mansione, ma riflette una disuguaglianza complessiva nel mercato del lavoro, che include minori opportunità occupazionali, minore continuità lavorativa, maggiore incidenza del part-time e interruzioni di carriera legati alla cura familiare a carico delle donne.
Vi è il tema, poi, del glass ceiling (o soffitto di cristallo) che descrive gli ostacoli invisibili, ma persistenti, che impediscono alle donne di raggiungere le posizioni apicali e di leadership, nonostante abbiano qualifiche ed esperienze comparabili a quelle dei colleghi uomini.
Un altro tema, meno conosciuto, ma molto importante, è quello del glass cliff (scogliera di cristallo), che descrive ciò che accade, a volte, quando le donne riescono finalmente ad arrivare in alto, ma in molti casi sono inserite in ruoli di leadership in momenti di crisi o di instabilità, in contesti caratterizzati da un'alta probabilità di insuccesso. Quindi, sono posizioni che Pag. 6appaiono come riconoscimenti di prestigio, ma in realtà espongono ad un rischio elevatissimo di fallimento.
Un altro tema è quello delle quote di genere, che sono misure di azioni positive finalizzate a garantire una rappresentanza minima delle donne negli organi decisionali, almeno una rappresentanza numerica, sebbene talvolta siano percepite come strumenti imposti. Gli studi dimostrano che le gender quotas hanno un impatto positivo nel favorire l'accesso delle donne ai vertici e nel ridurre alcune forme di esclusione sistemica, ma non garantiscono la piena partecipazione decisionale.
Vi è, poi, il tema dei meccanismi di entrata e permanenza nel mercato del lavoro: le donne incontrano maggiori difficoltà sia nella fase iniziale dell'occupazione che nella continuità lavorativa, a causa di interruzioni legate alla maternità, alla cura familiare, alla mancanza di politiche di conciliazione realmente efficaci.
Affrontare queste problematiche richiede un profondo mutamento culturale, in particolare alcune politiche strutturali per l'equità di genere che includano, ad esempio, sistemi retributivi trasparenti, criteri di promozione chiari, programmi di mentoring e leadership femminile, una distribuzione più equa delle responsabilità nei momenti di crisi.
Un tema di violenza economica importante è nell'ambito domestico, che rappresenta una delle forme più pervasive e meno riconosciute della violenza di genere: consiste nell'uso sistematico del controllo delle risorse economiche come strumento di potere, coercizione e subordinazione esercitato prevalentemente all'interno delle relazioni di coppia, ma nei contesti familiari tutti. A differenza di altre forme di violenza, non lascia segni visibili, ma produce effetti profondi sulla libertà, sull'autonomia, sulla dignità della persona che la subisce.Pag. 7
Nel panorama degli studi internazionali, l'ambito domestico è quello maggiormente indagato e studiato, a conferma del fatto che la dipendenza economica costituisce uno dei principali meccanismi attraverso cui si consolida la violenza nelle relazioni intime. Limitare l'accesso al denaro, escludere la partner dalle decisioni finanziarie, impedirle di lavorare o di formarsi, appropriarsi dei suoi guadagni, costringerla a contrarre debiti o a fungere da prestanome sono pratiche che trasformano l'economia familiare in uno spazio di dominio.
Queste condotte non producono solo un danno patrimoniale, ma incidono sulla capacità della donna di autodeterminarsi. La dipendenza economica diventa così una barriera concreta all'uscita dalla relazione violenta, alimentando un circolo vizioso in cui la paura della povertà, dell'isolamento sociale, della perdita dei figli si sommano alla pressione psicologica esercitata dal partner.
In questo senso la violenza economica non è solo una forma autonoma di abuso, ma anche un fattore che rende possibile e che agevola altre forme di violenza.
Contrastare la violenza economica in ambito domestico significa agire soprattutto su un piano preventivo, significa rafforzare l'educazione finanziaria, sostenere l'accesso al lavoro, garantire strumenti di protezione economica per le vittime, valorizzare il ruolo dei centri antiviolenza, promuovere una cultura della condivisione delle responsabilità delle relazioni familiari. Poi c'è il tema dell'imprenditoria femminile, che viene riconosciuto come uno strumento efficace per favorire l'autonomia economica delle donne e contrastare la povertà e la dipendenza finanziaria. Tuttavia, anche nell'ambito della imprenditorialità, l'analisi della letteratura dimostra che la violenza economica rappresenta un ostacolo spesso invisibile, Pag. 8che limita profondamente la capacità delle donne di operare in condizioni di parità rispetto agli uomini.
A mio avviso, risultano necessari degli interventi politici e istituzionali mirati, ad esempio, a garantire che i prestiti concessi alle donne non possano essere utilizzati impropriamente dal partner; ad eliminare pratiche bancarie restrittive come richiesta della firma del coniuge; ad introdurre programmi di educazione finanziaria specifici per le imprenditrici; a riconoscere la violenza economica come una barriera strutturale dell'imprenditoria femminile; a prevedere programmi di indipendenza finanziaria e di protezione economica.
In questa prospettiva risultano prioritarie due direttrici di intervento, da una parte lo sviluppo di accordi tra banche e istituzioni e l'introduzione di obblighi di rendicontazione attraverso degli indici specifici, accompagnati da sistemi di premialità per le imprese più virtuose in materia di parità di genere, con l'obiettivo non solo di aumentare il numero delle imprese femminili, ma di garantire poi che queste imprese possano operare in condizioni di reale autonomia, di sicurezza economica e di pari dignità.
Aggiungerei anche i temi della responsabilità sociale delle imprese, quindi un'attenzione non solo alla capacità di un'impresa di creare reddito, ma soprattutto al modo in cui questo reddito viene creato, distribuito e governato, con dei modelli di governance inclusivi, basati su criteri di equità, trasparenza, inserendo su questo argomento anche la governance delle imprese familiari, che sono molto importanti all'interno del nostro territorio, valorizzando i passaggi generazionali al femminile.
Un esempio concreto di governance sostenibile può essere rappresentato dai finanziatori etici, dagli investimenti ad impattoPag. 9 sociale che, attraverso degli indicatori misurabili, orientati all'inclusività, possono sostenere le imprese femminili.
In questo contesto un contributo significativo è offerto dalle certificazioni di genere o dagli osservatori istituzionali, dagli organismi di monitoraggio che, come strumenti di accountability, sono capaci di collegare la governance, la trasparenza e la responsabilità sociale d'impresa.
Nel complesso, bisognerebbe dare risalto ad una visione dell'impresa che non si limita, quindi, al generare reddito, ma sia capace di interrogarsi su un valore sociale del proprio operato. La responsabilità sociale d'impresa può essere misurata nella capacità di favorire l'accesso delle donne al credito e alla leadership, nel garantire processi di governance inclusivi, nell'adottare modelli di rendicontazione trasparente, nell'attivare la prevenzione alla violenza economica, dialogando in modo responsabile con tutti gli stakeholder che, a vario titolo, gravitano intorno alle imprese.
Poi c'è il tema nell'ambito sociale, dove la violenza economica assume una dimensione particolarmente complessa, perché non riguarda soltanto le relazioni individuali, ma coinvolge strutture istituzionali, politiche e sistemi di welfare, reti di protezione sociale e quindi colpisce poi in modo molto forte le donne e i gruppi socialmente emarginati, quindi stranieri, disabili e soggetti vulnerabili. Contribuisce, inoltre, ad ampliare le disuguaglianze economiche e a perpetrare negli squilibri di potere nei contesti sociali.
In conclusione, cito qui due suggerimenti finali oltre a quelli già evidenziati nel corso della relazione. Intanto, sul piano normativo ci vorrebbe l'introduzione di una definizione specifica di violenza economica nel codice penale, riconoscendola come reato autonomo, oppure l'estensione della tutela del diritto di famiglia affinché la violenza economica sia presa in Pag. 10considerazione nei procedimenti di separazione e di divorzio in relazione all'assegnazione dei beni, agli alimenti e alla custodia dei figli.
Il secondo punto è l'educazione economico-finanziaria di genere, con riferimento sia alle giovani generazioni, ma anche alle generazioni di donne adulte, attraverso il coinvolgimento trasversale delle istituzioni, delle associazioni di categoria, delle Forze dell'ordine, degli operatori sociosanitari e di diritto, dei centri antiviolenza, delle imprese, affinché si costruisca una rete robusta che lavori soprattutto sulla consapevolezza, sull'informazione e sulla prevenzione.
Grazie.
PRESIDENTE. Grazie, professoressa Paoloni. So che lei poteva andare avanti due giorni su questo argomento. Penso che si sia imposta una sintesi faticosissima. Conoscendo i suoi lavori, la sua attività accademica, conoscendo «Ipazia», so che questo è il suo argomento. Abbiamo già avuto modo di parlarne quando ci siamo incontrate. Faccio fatica io a farle qualche domanda. Questa settimana abbiamo avuto due audizioni particolarmente significative, ieri di taglio più giuridico, oggi con una di taglio molto economico.
Questa è l'ultima audizione, la settantaseiesima del ciclo della violenza economica, quindi con lei si chiude. Nella sua narrazione abbiamo trovato tutti gli spunti della nostra inchiesta. Ci ha anche rincuorato, perché direi che il 99 per cento di quello che ha detto, fortunatamente, lo ritroviamo anche nella nostra inchiesta.
Faccio fatica, quindi, a farle qualche domanda, perché condivido gli ambiti, condivido l'importanza della definizione, condivido l'importanza di dare al nostro codice penale una definizione di violenza economica, condivido l'importanza della Pag. 11educazione economica finanziaria, del valore del grande tema dell'empowerment e del lavoro al femminile, quindi la ringrazio.
Chiedo ai colleghi e alle colleghe collegati se ci sono delle domande. Qui c'è l'onorevole Almici, a cui cedo la parola.
CRISTINA ALMICI. Buongiorno, professoressa. La ringrazio per l'audizione. Lei ha fatto un panorama sull'economia aziendale e sulle imprese di grandi dimensioni. Le chiederei, invece, rispetto alle imprese familiari, quali sono i rischi specifici della violenza economica e quali, secondo lei, potrebbero essere gli indicatori che ci permetterebbero di individuarla preventivamente, in modo tale da evitare che si arrivi alle situazioni che ormai conosciamo.
La ringrazio ancora davvero molto. Le chiedo quindi un focus anche sulle imprese familiari un po' più piccole. Grazie.
PAOLA PAOLONI, ordinaria di diritto ed economia di impresa presso La Sapienza Università di Roma. Grazie a lei per la domanda. Avevo sottolineato l'importanza dell'attenzione alle imprese familiari perché costituiscono la parte maggiore nel contesto del nostro territorio. In realtà, nelle imprese familiari c'è una situazione particolare, perché sono quelle dove l'ambito economico si sovrappone a quello domestico.
Le imprese familiari devono sovrapporre due anime, quella della famiglia e quella dell'impresa, quindi hanno delle mission, delle strutture molto diverse che, invece, nel loro operare devono essere sovrapposte. Anche la violenza economica è sovrapposta. I due ambiti che ho detto, quello domestico e quello familiare, hanno dei temi specifici che nell'impresa familiare si sovrappongono.
Volevo rispondere alla sua domanda, soprattutto per le imprese di minori dimensioni, per una peculiarità, una chicca che recentemente nella nostra ricerca è emersa. Fino a qualche Pag. 12anno fa, quando mi interessavo del passaggio generazionale, perché quella è la parte fondamentale dove poi si esprime di più la violenza economica, a mio avviso, i passaggi generazionali erano prevalentemente padri-figli. Non si prendeva proprio in considerazione la figlia femmina.
La cosa particolare che ho notato nelle ultime ricerche è che il passaggio generazionale padre-figlia ora c'è, fortunatamente, ma subdolamente nasconde un'imposizione e non una scelta. Mi è capitato di vedere che la scelta, quindi il potere decisionale, resta in mano ai figli maschi, figli maschi che non vogliono prendere l'impresa familiare e quindi la figlia femmina è costretta, fattore pull o push. È costretta, ancora una volta, a sopperire alla cura della famiglia, dove l'impresa ricade nella famiglia. È costretta, quindi, a farsi carico di un'attività che magari non vorrebbe.
Gli indicatori sono prevalentemente da costruire nel passaggio generazionale, secondo me. È la parte più critica, perché è lo sviluppo e la crescita dell'impresa familiare. Finché l'impresa familiare si costituisce, c'è l'accordo, poi sorgono i problemi, come dicevo prima, sia dell'ambito domestico che dell'ambito imprenditoriale, dell'accesso al credito, dell'accesso a forme di finanziamento e autofinanziamento. Sono punti che già si conoscono anche separatamente. Secondo me, quello che li mette insieme è proprio nel momento del passaggio generazionale, che va dalla formazione degli eventuali discendenti alla consapevolezza dell'imprenditore senior che per lui è arrivato il momento di cominciare a delegare e di imporre o far scegliere gli eventuali candidati alla delega.
Aveva fatto un'altra domanda?
PRESIDENTE. No, mi pare che abbia risposto compiutamente.Pag. 13
Chiedo ai colleghi e alle colleghe se ci sono altre domande. Non ne vedo.
Ringrazio la professoressa Paoloni. Conto di farle capire se abbiamo interiorizzato nella nostra inchiesta tutti i suoi suggerimenti, ma mi sento molto positiva.
Grazie, professoressa, anche per il grandissimo lavoro che da anni svolge sul tema della indipendenza economica.
Dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 8.55.