XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

Resoconto stenografico



Seduta n. 111 di Martedì 7 luglio 2026
Bozza non corretta

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Colosimo Chiara , Presidente ... 3 

Audizione di Vincenzo Molinese, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri:
Colosimo Chiara , Presidente ... 3 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 3 
Colosimo Chiara , Presidente ... 26 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 26 
Colosimo Chiara , Presidente ... 30 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 30 
Colosimo Chiara , Presidente ... 31 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 31 
Colosimo Chiara , Presidente ... 44 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 45 
Colosimo Chiara , Presidente ... 47 
Sallemi Salvatore  ... 47 
Colosimo Chiara , Presidente ... 47  ... 47  ... 48 
Russo Raoul  ... 48 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 48 
Colosimo Chiara , Presidente ... 48 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 48 
Congedo Saverio (FDI)  ... 49 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 51 
Rastrelli Sergio  ... 52 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 53 
Colosimo Chiara , Presidente ... 56 
Molinese Vincenzo , comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri ... 56 
Colosimo Chiara , Presidente ... 57 

Sulla pubblicità dei lavori:
Colosimo Chiara , Presidente ... 57 

Comunicazioni del presidente:
Colosimo Chiara , Presidente ... 57

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
CHIARA COLOSIMO

  La seduta comincia alle 12.15.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche tramite impianto audiovisivo a circuito chiuso nonché via streaming sulla web-tv della Camera.

Audizione di Vincenzo Molinese, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del generale di divisione Vincenzo Molinese, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri, nell'ambito del filone di inchiesta sul narcotraffico transnazionale organizzato.
  Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione, ma che i lavori potranno proseguire in forma segreta a richiesta dell'audito o dei colleghi. In tal caso, non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web-tv.
  Nel dare la parola al generale Molinese, lo voglio ringraziare infinitamente per la sua cortesia e per la sua disponibilità. Come sentirete dalla sua relazione, il lavoro che svolge il ROS, anche fuori dai confini nazionali, è un lavoro di assoluto rilievo anche per i lavori di questa Commissione.
  A lei la parola, generale.

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Grazie, presidente. Grazie a lei e ai signori senatori e onorevoli commissari componenti della Commissione.Pag. 4
  Articolerò il mio intervento, permettetemi, innanzitutto offrendovi un flash sull'organizzazione e i compiti del Raggruppamento, che non sono noti a tutti, come è giusto che sia, peraltro.
  Introdurrò il tema, quindi lo scenario del narcotraffico in generale, qual è il panorama nazionale per quel che attiene ovviamente i traffici illeciti di un certo spessore, non la gestione delle piazze di spaccio, e quali sono le organizzazioni coinvolte a seconda dell'area nazionale a cui ci si riferisce. Mi soffermerò, poi, sul traffico di cocaina, che è uno degli argomenti maggiormente all'attenzione di tutti gli attori nazionali che si occupano di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti e che, per quanto ci riguarda, ci impegna molto perché è un traffico internazionale in cui gli attori criminali italiani recitano un ruolo importante.
  Trattandosi di narcotraffico – per noi addetti ai lavori il narcotraffico è il traffico internazionale di sostanze stupefacenti – mi soffermerò anche su quelli che sono i meccanismi che noi utilizziamo di cooperazione internazionale per interagire con quei Paesi che sono Paesi produttori, Paesi di transito o di riciclaggio per il pagamento dei narco-proventi. Infine, consentitemi, vi illustrerò una delle più belle indagini che riguarda il narcotraffico sviluppata dal Raggruppamento, l'indagine «Eureka», un'indagine che ci ha portato oltre i confini degli oceani (non dell'oceano). Dopo questo – e vi chiederò in alcuni casi di segretare anche le mie affermazioni – mi soffermerò su quelle che possono essere oggi le criticità sul piano investigativo e della cooperazione, proprio nel contrasto al narcotraffico, ma in generale a tutti quelli che sono i fenomeni criminali gravi, quelli più importanti, quelli che sono originati e gestiti dalle organizzazioni criminali di tipo strutturato.Pag. 5
  Incomincio presentandomi. Sono il generale di divisione Vincenzo Molinese, comandante del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, un'unità specializzata nel contrasto al terrorismo e alle gravi forme di criminalità organizzata, con competenza su tutto il territorio nazionale e deputato allo svolgimento di indagini su reati transnazionali in seno alle procure distrettuali delle Repubbliche, che svolge le sue attività soprattutto per quanto attiene al narcotraffico in cooperazione di polizia giudiziaria.
  Il Raggruppamento operativo speciale, il ROS, così come è normalmente conosciuto, è stato istituito inglobando la precedente struttura anticrimine – struttura anticrimine fondata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dai mafiosi nel settembre del 1982 – per far fronte all'aggravarsi proprio della minaccia mafiosa (stiamo parlando degli anni '90). È articolato su una struttura centrale e una periferica. La struttura periferica dipende direttamente dalla struttura centrale, non è inserita nelle articolazioni territoriali dell'Arma dei carabinieri. Questa è stata una scelta che è stata adottata anche in memoria del generale Dalla Chiesa, che nel lontano 1975, quando venne audito dal Parlamento sul fenomeno delle Brigate rosse, tra le altre cose riferì che pensare di poter contrastare i fenomeni criminali gravi a livello locale vuol dire aver già perso.
  Questa è una delle ragioni per cui questo modo di organizzazione, dal punto di vista ordinamentale, del ROS vede ancora la struttura centrale da cui dipendono le strutture territoriali.
  Come dicevo, il ROS è comandato da un generale di brigata o di divisione che si avvale di un vicecomandante col grado di colonnello, perché il vicecomandante mantiene ancora la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, differentemente dal comandante del ROS, che perde la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. Non mi si guardi in quella maniera, ho Pag. 6sempre il vincolo del segreto d'ufficio, quindi mantengo ancora il vincolo della riservatezza su tutto quello che vengo a conoscere.
  Il colonnello vicecomandante è il responsabile del servizio centrale. Faccio questa distinzione perché il servizio centrale di polizia giudiziaria dell'Arma, alla stessa stregua di quello della Guardia di finanza dello SCICO e della Polizia di Stato dello SCO, nel ROS non esaurisce l'organo di law enforcement perché il ROS è competente, diversamente da quegli altri due servizi centrali dei colleghi della Polizia di Stato e della Finanza, anche in materia di eversione e terrorismo.
  Alle dirette dipendenze del comandante, quindi, c'è il vicecomandante, da cui dipendono le articolazioni per le attività antimafia, per semplificare. Ma dal comandante dipendono, oltre a lui, un reparto antiterrorismo che definisce per l'Arma il quadro della minaccia eversiva e terroristica, e aggiungerei anche della minaccia asimmetrica nel più recente passato, orientando e coordinando le attività informative e investigative che sono svolte dalle articolazioni anticrimine nel settore dell'eversione e del terrorismo, assumendo, quando è il caso, anche la gestione diretta delle attività investigative a livello centrale, specie quando questa gestione è originata da un fenomeno che è a carattere nazionale o transnazionale o internazionale.
  Dal comandante del ROS dipendono anche due reparti tecnici – e anche qui siamo sulla scorta di quello che è l'insegnamento e il modello del generale Dalla Chiesa – che sono il reparto indagini tecniche, che si occupa del supporto tecnico, fisico alle attività investigative, e il reparto indagini telematiche, che si occupa delle indagini forensi (tutti loro avranno sentito parlare delle copie forensi, dell'estrazione), quindi di tutto ciò che si può ottenere dalla materia informatica e telematica e si occupa di cyber investigation, svolgendo entrambiPag. 7 anche le funzioni di organi di ricerca e sviluppo per tutta l'Arma dei carabinieri, perché l'innovazione e il supporto tecnologico non sono soltanto a suffragio del Raggruppamento ma di tutta l'Arma territoriale.
  Poi, come potete ben immaginare, l'eccellenza rimane centralizzata dal punto di vista tecnologico, quello che invece si può distribuire a livello territoriale viene distribuito, fermo restando che noi abbiamo compiti anche di sostegno dell'Arma territoriale allorquando hanno necessità di potersi avvalere del nostro strumento tecnologico. A questo proposito – il presidente lo sa bene, perché io lo sottolineo non solo in Italia ma soprattutto e anche all'estero – il Raggruppamento non si avvale, per il supporto tecnico alle indagini, di ditte esterne. Il Raggruppamento acquista, dopo averla sperimentata, tecnologia, acquista l'addestramento dei suoi operatori e agisce in autonomia. Questo è un unicum che ci garantisce di poter garantire la massima riservatezza sulle nostre attività.
  Immaginate il posizionamento anche di una microspia se venisse fatto da un operatore di una società civile: per quanto nominato ausiliario di polizia giudiziaria, quindi vincolato al segreto, verrebbe comunque a sapere qual è il target dell'attività investigativa. Noi non ci avvaliamo di ditte private, lo facciamo in proprio.
  Dal comandante dipende anche il reparto crimini violenti. È stato istituito nel 2011 – lo dico perché io sono stato il primo comandante – ed è stato istituito per la lungimirante idea dell'allora comandante generale, generale Gallitelli, e del comandante del ROS, il generale Ganzer, che decisero che quando avviene qualche evento particolarmente grave che perturba l'ordine e la sicurezza pubblica, è necessario che le indagini vengano coordinate e sviluppate secondo le metodologie del Raggruppamento. Questo è lo scopo del reparto crimini violenti.Pag. 8
  Alle dipendenze del vicecomandante a livello centrale ci sono quattro reparti investigativi che costituiscono il Servizio centrale di polizia giudiziaria. Il primo reparto investigativo concorre alle indagini di criminalità organizzata e alla cattura di latitanti di massima pericolosità. La prima sezione del primo reparto investigativo è la notissima CRIMOR, che il 16 gennaio del 2023 ha catturato Messina Denaro.
  Il secondo reparto investigativo, il cui comandante è il colonnello D'Angelantonio, ha gli stessi compiti di contrasto, ma in materia di narcotraffico, di sequestro di persona, inizialmente anche di riciclaggio, e prevede peraltro la concentrazione di tutte le informazioni che riguardano le attività antidroga dell'Arma dei carabinieri, diventando così per l'Arma l'interfaccia per la Direzione centrale per i servizi antidroga. Pensate che, per quanto attiene alle attività undercover antidroga, il comandante del ROS è competente ad autorizzare l'attività amministrativa dell'undercover e la valutazione e l'istruzione del quadro di situazione viene sviluppata proprio dal secondo reparto.
  Il terzo reparto, analisi e pianificazione operativa, svolge quello che gli anglofoni chiamano l'intelligence-led policing cioè la raccolta di tutte le informazioni per andare ad individuare non solo gli obiettivi ma anche le modalità e le metodologie investigative da utilizzare per poter colpire l'avversario.
  Infine, servizio centrale di polizia giudiziaria, da ultimo istituito nel 3 marzo 2025, il quarto reparto investigativo, che si occupa di contrasto all'infiltrazione economica da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso. Non si può – e non lo dico io, anzi sono l'ultimo tra coloro che l'hanno detto – pensare di contrastare i fenomeni criminali organizzati gravi e strutturali senza attaccare il capitale illecitamente conseguito. Peraltro, nel nostro ordinamento, noi abbiamo due strumenti – Pag. 9lo strumento di prevenzione e lo strumento del procedimento penale – che ci consentono di agire anche dilatando, nel primo caso, i tempi di incidenza dei sequestri e delle confische.
  La struttura periferica è costituita complessivamente da dieci reparti anticrimine, sedici sezioni anticrimine collocate nei distretti di Corte d'appello, nonché quattro nuclei e quattro distaccamenti che dipendono dalla sezione o dal reparto anticrimine che è ubicato laddove c'è la Direzione distrettuale antimafia competente, ma che sono stati lì posizionati perché i fenomeni criminali d'area sono particolarmente gravi. L'esempio più classico che vi posso offrire è quello di una bella operazione, che peraltro abbiamo concluso ieri, quella del Nucleo anticrimine di Foggia, che dipende dal reparto anticrimine di Bari e che è impegnato a contrastare la criminalità organizzata foggiana.
  Faccio un ultimo accenno – permettetemi – al metodo del Raggruppamento, onorando la memoria del generale Dalla Chiesa. Già negli anni Settanta, quando si trova a dover contrastare il fenomeno del terrorismo e dell'eversione, dopo avere già prestato servizio in Sicilia ed essersi confrontato anche e soprattutto con la dimensione economica di cosa nostra, a Torino istituisce il Nucleo centrale di polizia giudiziaria. Ma non istituisce solo un organo di law enforcement, non sceglie soltanto gli appartenenti, non gli indica la strada da seguire e la vita da svolgere, una vita di clandestinità, una vita di abbandono delle esigenze personali e familiari, ma soprattutto individua un metodo che ancora oggi è un metodo che noi utilizziamo e che pubblicizziamo, e viene raccolto da tanti altri organismi di law enforcement che – pensate – vengono in Italia al ROS, nella nostra caserma, a svolgere i corsi che noi somministriamo ai nuovi ingressi nel Raggruppamento. Tra i tanti, anche colleghi dell'FBI, lo dico perché questo è un vanto Pag. 10non del Raggruppamento né dell'Arma, ma è un vanto nazionale.
  Qual è il metodo che abbiamo ereditato dal generale Dalla Chiesa? Innanzitutto non si possono aggredire i fenomeni se non si svolge un'analisi accurata, sulla conoscenza del territorio, su come si sta atteggiando in quel momento la criminalità in una determinata area o in tutto il territorio nazionale, su quello che c'è stato nel passato, leggendo le sentenze o le misure cautelari che sono state emesse nel settore. Solo in questa maniera si può costruire, redigere e stilare un quadro di situazione aderente, che ti deve portare ad individuare degli obiettivi, quindi ad avviare l'azione investigativa.
  Quanto alle tecnologie a supporto delle attività investigative, già negli anni Settanta – immaginate, e siamo lontani anni luce dal punto di vista tecnologico, informatico e telematico – il generale Dalla Chiesa attribuiva grande importanza al supporto tecnico e tecnologico, e soprattutto l'adeguamento dell'azione investigativa, quindi la terza fase, sulla base di un'alimentazione della prima fase, quella informativa, che può anche far cambiare gli obiettivi o le metodologie d'azione.
  Detto questo, entro nel vivo degli argomenti di interesse per l'audizione, ossia quelli relativi al traffico di stupefacenti, e più in particolare della cocaina che, così come in premessa ho anticipato, costituisce il business principale delle mafie autoctone e di importazione che operano nel territorio nazionale. Si tratta di un fenomeno in permanente evoluzione, perché collegato alle mutevoli alleanze che caratterizzano il settore, agli scenari geopolitici, alla necessità da parte delle organizzazioni criminali di reagire alle azioni di contrasto delle autorità individuando nuove rotte e metodi di trasporto e occultamento, nonché alle sempre maggiori richieste del mercato.Pag. 11
  Questo che cosa vuol dire? Come tutti i fenomeni criminali gravi, il traffico di sostanze stupefacenti, il narcotraffico, è un fenomeno che risente di tantissime variabili, in base alle quali i criminali adeguano il loro modo di agire. Possono cambiare la dislocazione dei porti d'arrivo, delle basi di stoccaggio; possono avvalersi di broker differenti per l'intermediazione, anche per l'intermediazione economico-finanziaria per i pagamenti di narco-proventi; possono spostare le aree di transito, e oggi vediamo, soprattutto per la cocaina sudamericana, che le aree di transito sono polivalenti, a seconda anche del continente a cui sono destinate. Del resto, la posizione centrale del mar Mediterraneo e la conformazione geografica, che consta di circa 8 mila chilometri di coste, fanno del nostro Paese una delle principali porte di ingresso delle sostanze stupefacenti destinate all'Europa. Questo aspetto è favorito, tra l'altro, dalla presenza di organizzazioni criminali strutturate, storiche, caratterizzate da capillari e consolidate ramificazioni all'estero, nonché da uno stretto controllo del territorio, che consente loro sia la gestione dei traffici internazionali di sostanze stupefacenti che il mantenimento del controllo dei rispettivi mercati interni, perché poi è il mercato che governa sempre tutto.
  Nel 2024 – riferisco qualche dato di quelli più aggiornati che si possono citare – sono stati sequestrati in Italia stupefacenti per complessive 58 tonnellate circa, 19 delle quali, il 32 per cento, presso le aree di frontiera, in gran parte quelle marittime (anche perché quelle marittime consentono dei carichi molto più consistenti rispetto alle frontiere terrestri o alle frontiere aeree), a fronte delle 89 tonnellate sequestrate nel 2023, delle quali solo 22,8 (il 26 per cento del complessivo del 2023) in aree frontaliere. Rilevo significativo, al proposito, che nel 2024 la quantità complessiva di droga intercettata presso i vari ambiti frontalieri ha registrato un sensibile decremento rispetto all'annoPag. 12 precedente, un decremento di circa un terzo. Questo deriva, secondo la nostra valutazione, non solo dall'efficacia dell'azione di controllo svolta negli anni precedenti, ma anche dall'evolversi delle rotte e dei metodi di occultamento e trasporto (di ciò parlerò soffermandomi più avanti), in base ad alcuni recenti sequestri di raffinerie e di laboratori eseguiti nel territorio nazionale, che confermano linee di tendenza diversificate. Con questa affermazione voglio dire quella che è la linea che bisogna seguire quando si svolgono le indagini sui fenomeni gravi: non ci si può mai arrendere, non si può mai pensare che siccome il quantitativo di droga sequestrato è più basso c'è minore traffico. Bisogna andare anche a cercare altre ragioni per cui i quantitativi di droga sono più bassi: probabilmente altre frontiere, altri scali marittimi sono stati individuati, altri soggetti teste di ponte sono stati messi in cantiere dalle organizzazioni criminali. Il sistema si adegua per cercare di sviare le attività investigative.
  Il mercato degli stupefacenti che interessa il nostro Paese riguarda, oltre che la cocaina, di cui parlerò diffusamente più avanti, anche l'eroina di provenienza afgana, che giunge in Italia attraverso la cosiddetta «rotta africana», sia via aerea, sia via nave e terrestre se è transitata dalla Spagna, seguendo la comune «via dell'hashish», così come viene normalmente indicata dagli addetti ai lavori; la rotta balcanica, i cui principali attori risulterebbero i narcotrafficanti turchi, i quali importerebbero direttamente l'eroina o agendo in veste di fiancheggiatori per conto di altre organizzazioni criminali (spesso incontreremo queste figure, cioè questi gruppi criminali che si pongono o come gestori diretti ovvero come società di servizio, quindi facilitatrici per l'esecuzione dei traffici di stupefacenti); ma anche vie marittime, attraverso la Grecia, l'Albania e l'Italia. La cosiddetta «rotta del nord», che è quella che parte dall'Asia Pag. 13centrale, attraversa la Russia e arriva in Europa, sembra invece di secondaria importanza in questa fase a causa della perdurante crisi bellica dovuta al conflitto che tutti conoscete.
  L'hashish di provenienza marocchina arriva anch'esso in Italia, importato via Spagna o attraverso pescherecci. La marijuana risulta ormai coltivata in grandi quantità anche nella nostra penisola. Le droghe sintetiche sembrerebbero prodotte per lo più nel nord est d'Europa, per quanto attiene al nostro continente e al mercato nazionale.
  Con riferimento al fentanyl, nonostante la connessa grave crisi che sta colpendo il Nord America per l'uso diffuso del fentanyl – come tutti sapete, si tratta di un anestetico che, però, se usato come sostanza stupefacente provoca delle ulcerazioni gravi nelle persone, oltre che difficoltà nel connettersi dal punto di vista psichiatrico – non si registrano allo stato nella penisola segnali di coinvolgimento della criminalità organizzata. Questo non vuol dire che non ci siano, perché poi il coinvolgimento della criminalità organizzata nasce dalle acquisizioni investigative, che diventano pubbliche allorquando ci sono almeno dei provvedimenti cautelari che ne svelano l'esistenza. Non è un segnale di pericolo, non voglio allarmare nessuno, fermo restando che per ora non si registra quella gravità del fenomeno dell'uso del fentanyl in Italia così come nel Nord America. Io sono stato più volte, per ragioni di lavoro, nel Nord America, e vi assicuro che è molto sentito il fenomeno dell'uso della droga dei poveri; chi la smercia l'acquista on line ed è di facile reperimento.
  È tuttavia un fenomeno che va monitorato costantemente, in linea con le previsioni dello specifico Piano nazionale di prevenzione. Segnalo, al riguardo, ciò che tutti quanti avrete raccolto dai media, ossia il furto di 80 fiale di fentanyl presso l'Ospedale Israelitico di Roma, denunciato in data 24 giugno Pag. 14ultimo scorso. È un segnale, così come possono essere dei segnali gli esiti delle attività investigative. Un furto presso la farmacia di un noto nosocomio italiano, così come vengono custoditi questi quantitativi nei più grandi ospedali, è un segnale del fatto che incomincia la volontà di approvvigionarsi. Se questa è una volontà che poi è diretta alla diffusione, attraverso il web, di quella sostanza stupefacente nel territorio nazionale o all'estero lo sveleranno le indagini.
  In un mercato così vasto e complesso che interessa l'intero territorio nazionale, si inseriscono anche gli interessi delle maggiori organizzazioni criminali che operano in Italia, aggiungerei interessi che vengono soddisfatti dal narcotraffico, che creano un problema, quello del riciclaggio dei narco-proventi. In termini economici, chiamerei il traffico di droga più che un acceleratore un moltiplicatore di reddito, reddito illecito che deve essere ripulito.
  Da decenni nel nostro Paese la 'ndrangheta rappresenta l'organizzazione criminale autoctona con il ruolo più rilevante nel traffico internazionale di stupefacenti, ed in particolar modo nella cocaina. Questa grande capacità della 'ndrangheta risiede nella sua propensione a costruire rapporti diretti e privilegiati con i cartelli sudamericani, consolidati attraverso una rete di broker, spesso formalmente affiliati all'organizzazione, che hanno garantito un canale stabile e sicuro di approvvigionamento. La 'ndrangheta è riuscita a proiettare non soltanto soggetti, ma anche organizzazioni e strutture che dipendono dalla madrepatria, gemmare la propria organizzazione non solo in Italia (non nell'area tipica, quindi nella regione calabrese, ma anche nel resto del territorio nazionale) ma all'estero, proiettare persone, teste di ponte, o proiettare proprio compagini, le cui direttive provengono sempre dalla madrepatria. Molti di questi broker, i soggetti, hanno operato Pag. 15dall'estero in condizioni di latitanza, quindi coniugando l'esigenza di sottrarsi alla cattura con quella di coordinare l'attività di importazione.
  Tra i nomi più noti figurano quelli di Roberto Pannunzi, Domenico Trimboli, Santo Scipione, Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino, tutti arrestati in Sudamerica dal ROS in collaborazione con autorità locali e agenzie internazionali, nonché quelli di Nicola e Patrick Assisi, a loro volta arrestati dal Nucleo investigativo di Torino nell'ambito dell'indagine «Samba» a San Paolo del Brasile l'8 luglio 2019. Questi soggetti hanno svolto il ruolo di veri e propri ambasciatori della 'ndrangheta, interfacciandosi con i cartelli per conto delle cosche calabresi e confermando la crescente vocazione imprenditoriale della struttura organizzativa nazionale.
  Un tratto distintivo della 'ndrangheta è la sua capacità di fare sistema, in ragione dell'unitarietà della struttura. Le cosche, pur mantenendo un'autonomia operativa, sanno consorziarsi per gestire le operazioni più redditizie, coordinandosi sotto la regia imprescindibile della componente di vertice, la gemmazione a cui facevo riferimento prima.
  Le indagini più recenti, tra cui l'operazione «Eureka» del ROS, hanno confermato questa attitudine, documentando la cooperazione tra le cosche della fascia jonico-reggina e i rapporti consolidati con il Clan del Golfo, potente organizzazione paramilitare colombiana guidata fin dal 2021 da Dario Antonio Usuga detto «Otoniel», e con il PCC, Primeiro Comando da Capital, una delle organizzazioni strutturate in materia di narcotraffico brasiliane che più si affaccia e che più sta conquistando aree nel mercato mondiale della cocaina. Il PCC, infatti, controlla i porti brasiliani maggiormente strategici, in una delle rotte più importanti, al pari di quella che passa per Pag. 16i porti dell'Ecuador, che è una regione di servizio per quanto attiene ai Paesi produttori.
  Questi legami tra il Clan del Golfo e il PCC non sono nuovi. Già negli anni Novanta erano stati accertati dei rapporti tra i paramilitari colombiani – l'ex AUC, Autodefensas Unidas de Colombia – e figure di spicco della 'ndrangheta, proprio quelli che citavo poc'anzi, come Pannunzi, Scali e Scipione. Dopo la caduta dei cartelli storici di Medellín e Cali, le AUC e altri gruppi armati avevano assunto il controllo della produzione di cocaina, circa il 60 per cento di tutta la produzione prodotta in Colombia, dividendosi il mercato con movimenti di guerriglia, con le FARC, la formazione marxista-leninista, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia, e l'ELN, l'Esercito di liberazione nazionale.
  Come vedete, e non solo in questo caso, cioè nel Sud America, ma si può trovare anche in altre aree, c'è una certa sovrapposizione tra il narcotraffico e la materia terroristica, perché è uno dei sistemi di finanziamento anche del terrorismo internazionale o dell'eversione, come per le FARC per esempio. Queste alleanze venivano strette e ripartiti i proventi anche con gruppi criminali organizzati come l'Oficina de Envigado.
  La 'ndrangheta, già all'epoca, seppe inserirsi in questo nuovo scenario come partner affidabile e stabile. Significative, in tal senso, le dichiarazioni di Mancuso Gomez Salvatore, interrogato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e Catanzaro e dal ROS ad Atlanta nel 2019, negli USA, il quale, dichiaratosi tra i capi delle disciolte AUC, riferì che i rapporti tra la struttura e referenti della 'ndrangheta – e citava, mettendoli in relazione, proprio Panunzi Roberto, Scali Natale e il sanlucota Scipione Santo – erano rapporti consolidati.Pag. 17
  Un altro elemento risultava alquanto significativo, allorquando Mancuso Gomez riferì che, dopo una prima operazione di importazione di 1200 chilogrammi di cocaina, databile agli inizi degli anni Duemila, quindi all'inizio del terzo millennio, Scali Natale, in nome e per conto di un cartello di cosche della 'ndrangheta calabrese, tra le quali quella dei Mancuso di Limbadi, gli chiese tramite un emissario di poter disporre in esclusiva di tutta la produzione di cocaina in capo alle AUC da destinare al mercato europeo. Guardate che propensione imprenditoriale in materia, già all'inizio del terzo millennio, mostravano i trafficanti calabresi.
  I paramilitari colombiani, pur continuando a mantenere rapporti privilegiati con i calabresi, evitarono però di definire l'accordo di esclusività, preferendo mano libera sulla scelta degli acquirenti in Europa. In sostanza, ed in conclusione di questa doverosa parentesi, il rapporto tra la 'ndrangheta e i suoi broker e i paramilitari colombiani (il Clan del Golfo di Otoniel ne è un'ideale prosecuzione attuale) è datato nel tempo e sistemico, e ciò rappresenta un chiaro elemento di pericolosità.
  Le indagini hanno inoltre messo in luce alcuni elementi di rilievo che caratterizzano le organizzazioni dei narcos di matrice 'ndranghetista: l'uso sistematico di squadre di esfiltratori nel porto di Gioia Tauro contigui alle cosche della Piana, operatori, operai, portuali, indispensabili per le operazioni basate sul metodo del rip-off (lo spiegherò più avanti); la collaborazione strutturale sempre più stabile con organizzazioni criminali albanesi, che garantiscono l'esfiltrazione dei carichi nei porti del nord Europa e in Italia, e gli albanesi stanno acquisendo un ruolo sempre più importante nel traffico internazionale di sostanze stupefacenti; la capacità di individuare nuovi mercati, anche extra europei. In Australia, ad esempio, la cocaina viene pagata circa 130 mila euro al chilo, Pag. 18contro i 35 mila in Italia, quindi è molto più lucrosa, forse anche perché si possono permettere di pagarla di più in quel Paese.
  Le indagini del ROS hanno documentato canali di approvvigionamento dalla Colombia verso l'Australia, sfruttando la presenza di 'ndranghetisti già radicati in quel continente. Ecco perché parlavo di valicare due oceani. Dinamiche analoghe erano state accertate in Canada nel 2013 con l'operazione «Acero», prosecuzione di quella denominata «Crimine 3», già «Solare Ter».
  La proiezione internazionale della 'ndrangheta è tentacolare. La capillare presenza nei vari continenti, anche con strutture stabili che rappresentano e prendono ordini dall'organizzazione madre, rispettando le regole, è il fattore che ne favorisce l'espansione. Ogni articolazione deve mettere a disposizione dei propri affiliati la rete di contatti di cui dispone in ogni nazione in cui opera, e questo facilita le attività di narcotraffico, perché consente di poter disporre di una maglia attiva permanente che individua fornitori, reti logistiche sicure, narcorotte e modalità di pagamento affidabili dei narco-proventi, nonché sempre nuove opportunità per riciclarli con sistemi diversificati, adottando una più marcata delocalizzazione. Queste sono chiaramente le linee di tendenza più attuali, che si sovrappongono anche alle linee di tendenza più attuali dei movimenti degli stupefacenti. Così come vengono articolati e differenziati i movimenti dello stupefacente, alla stessa stregua vengono articolati e differenziati, resi più complessi da individuare, i movimenti del denaro per il pagamento e per il riciclaggio dei narco-proventi.
  Oltre che in Canada, USA e Australia, oggi gli emissari della 'ndrangheta operano, come già accennato, in Colombia, Brasile, Argentina, Ecuador, Uruguay, Cile, Bolivia, Perù, Venezuela e Pag. 19Panama. In sostanza, in tutti quei Paesi che sono centrali per le rotte del traffico di cocaina o perché produttori o perché centri di stoccaggio ovvero di trasferimento e transito dei carichi.
  Parallelamente sul territorio nazionale la 'ndrangheta sta rafforzando il controllo diretto delle piazze di spaccio nelle grandi città, Roma inclusa, come emerso dall'indagine «Anemone» conclusa dal ROS nel luglio del 2025, con l'arresto di esponenti della 'ndrina dei Marando, originari di Platì, ma da anni operanti tra Milano e Roma, i quali avevano intessuto rapporti stabili con organizzazioni albanesi anch'esse attive nella capitale, con le quali venivano scambiati i canali di approvvigionamento e contatti nei porti di partenza ed arrivo dei carichi, al fine di alimentare il mercato capitolino.
  Questo settore, tuttavia, vede ancora la presenza attiva anche della camorra, di cosa nostra e della criminalità pugliese, secondo piani differenziati, nonché delle mafie etniche, a conferma di un panorama criminale complesso e competitivo. La camorra da tempo ha esteso la propria influenza oltre i confini nazionali, organizzando basi operative in diversi Paesi europei, in particolare in Spagna e nei Paesi Bassi. Queste sedi all'estero hanno consentito ai clan di svolgere un ruolo di intermediazione di alto livello, sfruttando i rapporti con broker sudamericani e marocchini stabilmente presenti in quei territori. In Olanda, in particolare, i camorristi hanno intrecciato legami con la cosiddetta «mocro-mafia», un'organizzazione criminale emergente di matrice marocchina.
  Grazie a queste relazioni i clan campani hanno potuto accedere direttamente a forniture di cocaina e hashish, stringendo accordi non solo con i cartelli sudamericani, ma anche con i paramilitari del Clan del Golfo, cui accennavo poc'anzi, e con i narcotrafficanti, che si avvalgono delle strutture logistiche Pag. 20di tale organizzazione. In questa maniera la camorra si è progressivamente accreditata come interlocutore affidabile nel mercato internazionale della droga, collocandosi in un livello superiore di intermediazione. Sul piano interno la camorra mantiene un controllo militare capillare delle piazze di spaccio, soprattutto in Campania, dove gestisce la distribuzione al dettaglio e rifornisce anche mercati esterni, inclusa la Capitale.
  Le indagini hanno documentato come le piazze campane siano tra le più floride d'Europa. Un esempio recente è l'operazione condotta nel 2023 dal Comando provinciale dei carabinieri di Napoli nell'area del mercato ortofrutticolo di Pozzuoli, che ha portato all'arresto di sei affiliati ai clan Contini e Polverino-Nuvoletta e al sequestro di oltre 1,3 tonnellate di hashish provenienti dalla Spagna.
  Analoghi esiti emergono nell'indagine «Champions League» del 2024, condotta sempre dall'Arma territoriale partenopea, che ha fotografato le correlate dinamiche nell'era post imperiale evidenziando, tra l'altro, la storica posizione apicale dei clan Maranesi, che appaiono strutturati e ramificati anche in forza di datate alleanze con altre influenti organizzazioni autoctone, come cosa nostra, tra tutte, e di stabili basi operative all'estero.
  Le organizzazioni camorristiche, infatti, si stanno distinguendo per caratteristiche che le hanno sempre contraddistinte: il dinamismo e la fluidità. Sono capaci di stringere alleanze con la 'ndrangheta e con altri gruppi stranieri, adattandosi rapidamente alle evoluzioni del mercato. Un settore in cui hanno sviluppato particolare competenza è quello del trasferimento e riciclaggio dei narco-proventi, attraverso circuiti bancari clandestini basati sulla compensazione. La compensazione è molto simile al modello hawala gestito da cittadini cinesi. Questi circuiti consentono, previo pagamento di un corrispettivo e riconoscimento tramite token, il trasferimento del denaro in Pag. 21modo istantaneo in tutto il mondo (ecco perché si chiama «compensazione»). I clan campani hanno intessuto rapporti con reti criminali di origine cinese, libanese, libica e turco-siriana specializzate nel riciclaggio internazionale, settore operativo al centro di complesse manovre investigative condotte tuttora dal Raggruppamento.
  Per quanto riguarda cosa nostra va osservato come l'organizzazione mafiosa siciliana abbia mostrato nel più recente periodo un rinnovato interesse per il traffico di stupefacenti, settore che storicamente aveva rappresentato una delle sue principali fonti di finanziamento, pur avendo perso parte della centralità che l'aveva contraddistinta in passato. L'organizzazione siciliana ha cercato di recuperare terreno alimentando accordi di cooperazione con la 'ndrangheta e con la camorra e tentando, in talune circostanze, anche di sviluppare legami diretti con le organizzazioni fornitrici sudamericane, in particolare per l'approvvigionamento di cocaina.
  Non è così semplice avere rapporti diretti con le organizzazioni produttrici, con coloro che offrono anche le basi di intermediazione e di partenza. Certo, organizzazioni criminali come cosa nostra non hanno difficoltà ad accreditarsi anche in questo senso.
  Significativa, in tal senso, è proprio l'operazione «Grande Inverno-Kairos», conclusa dal Comando provinciale dei carabinieri di Palermo e dal ROS nel febbraio 2025. La conclusione si è sostanziata complessivamente con il sequestro di 40 chili di cocaina e altre tipologie di stupefacenti e soprattutto con l'esecuzione di 181 misure cautelari emesse dal locale ufficio GIP nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, soggetti appartenenti, ovvero collegati ai mandamenti di Porta Nuova, Pagliarelli, Tommaso Pag. 22Natale, San Lorenzo, Bagheria, Brancaccio, Noce e Santa Maria di Gesù.
  Questi elementi dimostrano come cosa nostra, pur non detenendo più il monopolio delle grandi rotte internazionali (io direi non ancora mantenendo il monopolio), continui a giocare un ruolo attivo e dinamico nel settore, sfruttando la propria rete di contatti e la sua storica capacità di adattamento. La strategia attuale sembra orientata a inserirsi in un sistema di alleanze con altre mafie italiane piuttosto che a perseguire un'autonomia assoluta, puntando così a mantenere una quota significativa del mercato e a riaffermare la propria presenza nello scenario del narcotraffico.
  La criminalità organizzata pugliese, invece, grazie alla significativa e strategica vicinanza alla penisola balcanica, ricopre un ruolo preminente nella gestione dei traffici di sostanze provenienti dall'Albania, esercitando, tuttavia, un controllo capillare sullo smercio nella regione. Si articola in tre macroaree di influenza criminale, corrispondenti alla provincia di Foggia, di Bari e al Salento.
  Come sapete, è poliforme la criminalità organizzata pugliese: la cosiddetta «sacra corona unita» è più leccese e brindisina, l'area tarantina ha avuto sempre dei contatti molto stretti con la 'ndrangheta calabrese e i baresi, dal canto loro, hanno una propria area di autonomia e sono stati i primi a essere colpiti – se non ricordo male – da sentenze per associazione di tipo mafioso. I foggiani sono diversi da tutti quanti gli altri e oggi presentano anche gravi elementi di pericolosità rispetto ad altri.
  Passiamo alla provincia di Foggia. In quest'area operano la società foggiana e la cosiddetta «mafia garganica». Quest'ultima, pur caratterizzata da una decennale faida interna sull'asse Manfredonia-Monte Sant'Angelo-Vieste, non ha mai interrotto, grazie agli storici legami, i rapporti con la 'ndrangheta, Pag. 23attivi sin dalla fine degli anni Ottanta, come documentato dall'indagine «Go kart» del ROS, con i trafficanti albanesi e con esponenti della criminalità cerignolana, da sempre attivi nel narcotraffico. Nel tempo, la mafia garganica ha sviluppato un approccio sempre più imprenditoriale, utilizzando attività economiche lecite, perlopiù nel settore turistico e del commercio, come strumento di riciclaggio e reimpiego dei proventi illeciti. Le indagini, come quella codificata «Neve di marzo», hanno confermato la centralità del territorio in questione nel narcotraffico, nonostante le tensioni interne tra le varie compagini.
  Passiamo alla provincia di Bari. La criminalità barese mantiene un ruolo significativo nella gestione dei traffici, con gruppi radicati che controllano le piazze locali e intrattengono rapporti con organizzazioni straniere per l'approvvigionamento di grossi quantitativi.
  Passiamo al Salento. Nel Salento la sacra corona unita, e sue evoluzioni, e i gruppi collegati risultano particolarmente attivi. Le indagini, come l'operazione «Taros» del ROS, hanno documentato il loro coinvolgimento nel cosiddetto «poli-traffico», ossia la gestione contemporanea di più tipologie di sostanze stupefacenti, attività che si affianca al tradizionale controllo del territorio. Sembra che abbiano mutuato la predisposizione per il poli-traffico dagli albanesi, i quali sono grandi esperti di poli-traffico.
  Oltre alle mafie storiche, si registra la presenza di una criminalità straniera diffusa, capillarmente radicata, soprattutto nelle zone dove il controllo mafioso tradizionale è meno forte. Il riferimento generico è ai nigeriani e agli albanesi, in ambito di territorio nazionale, non dove insistono le organizzazioni di criminalità organizzata di tipo mafioso tipiche, dove sono riusciti a ritagliarsi, anche mutuando le condotte delle nostre mafie autoctone, delle aree di territorio da controllare.Pag. 24
  Passiamo ai gruppi kosovari-albanesi. Tra le organizzazioni straniere più attive in Italia spiccano proprio i sodalizi kosovari-albanesi, oggi in grado di rifornire di qualsiasi tipo di sostanza stupefacente il poli-traffico, i gruppi criminali interessati. Nati come strutture specializzate nella logistica e nella produzione di marijuana, quindi di servizio e di produzione di droga non pesante, si sono evoluti in organizzazioni capaci di gestire l'intera filiale del narcotraffico, dall'approvvigionamento di cocaina ed eroina nei Paesi produttori, fino allo smercio nelle grandi città italiane. La loro forza risiede nella ramificazione internazionale, con basi logistiche in Italia, Olanda, Belgio, Germania e Svizzera, collegamenti diretti con i cartelli sudamericani e una capacità di convivenza con le mafie autoctone italiane, tanto da sostituirle in alcune piazze dove queste ultime non erano presenti.
  Recenti indagini hanno documentato la loro operatività, con sequestri di ingenti quantitativi di cocaina, eroina e hashish, oltre a episodi di violenza per il controllo delle piazze di spaccio. Di rilievo sono le saldature con cosche della 'ndrangheta, evidenziate da indagini, anche in corso, che vedono gruppi albanesi ben inseriti – più che ben inseriti, direi fortemente radicati – nei grandi porti del nord Europa, con proprie articolazioni deputate all'esfiltrazione di carichi.
  Inoltre, i gruppi albanesi sono stabilmente presenti nei Paesi di primo stoccaggio, come l'Ecuador e il Brasile (non sono Paesi produttori, ma Paesi che da quelli produttori ricevono la sostanza stupefacente che poi viene trasferita), garantendo la sicurezza dei trasferimenti del narcotico. Su questo aspetto interloquirò anche oltre, riferendo più in dettaglio degli esiti dell'indagine «Eureka».
  Passiamo alla criminalità nigeriana. Le organizzazioni nigeriane si distinguono per la struttura verticistica e per il fortissimoPag. 25 vincolo etnico e rituale che lega i loro membri, spesso appartenenti ai cosiddetti «cult», caratterizzati da credenze mistico-religiose e da rigide regole interne.
  Sapete bene che i cult nascono negli anni Settanta in Nigeria quale strumento di protezione sociale nelle università, per evitare l'elitarismo di coloro che si potevano permettere di essere protetti in un'altra maniera, quando i riti di affiliazione, molto violenti già all'epoca, e la capacità di interagire, in maniera sempre violenta, nel mercato criminale ne hanno variato la predisposizione in organizzazioni criminali davvero molto ben strutturate.
  I cult operano come network transnazionali, con basi in Europa, Asia, Sud America e Africa, e sono attivi nel traffico di cocaina, eroina e marijuana, nonché nella tratta di esseri umani. Peraltro, tratta di esseri umani – lo dirò dopo – che serve anche per i trasferimenti di droga.
  La posizione geografica della Nigeria nel Golfo di Guinea ne fa un hub naturale per lo stoccaggio e il transito della cocaina sudamericana e dell'eroina afgana, introdotta in Europa attraverso la cosiddetta «rotta del sud» alternativa a quella balcanica. Le indagini più recenti hanno confermato come la tratta e il narcotraffico siano spesso collegati: le vittime di tratta vengono, infatti, impiegate anche come corrieri per il trasporto di droga e di denaro.
  Emergono anche relazioni con strutture criminali albanesi, così come recentemente evidenziato dall'indagine «Alba-Tibus» eseguita dai carabinieri di Roma il 19 febbraio 2025, che ha visto l'emissione e l'esecuzione di 19 provvedimenti cautelari nei confronti di altrettanti nigeriani e albanesi ritenuti responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti.
  Gli albanesi mantengono strutture anche con le organizzazioni italiane, come ad esempio è emerso nell'operazione del Pag. 26Comando provinciale di Perugia del 4 aprile 2024, che ha consentito l'arresto di 24 soggetti perlopiù di origine nigeriana facenti parte di un'organizzazione criminale che importava cocaina ed eroina in ingenti quantitativi, destinati anche a gruppi di matrice camorristica.
  Passiamo ai sodalizi dominicani. I gruppi dominicani hanno costituito una rete dinamica di broker in grado di importare grandi quantitativi di cocaina in Europa utilizzando container o corrieri a pioggia. L'indagine «Yemen» del ROS, ancora al vaglio del competente GIP, ha documentato la loro operatività dimostrando che questi sodalizi si caratterizzano per...
  Chiedo, per favore, la segretazione in questo momento.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Criminalità serbo-croata e montenegrina. Per quanto attiene a questi gruppi criminali, si conferma l'elevato livello in relazione alla capacità di sviluppare qualificate attività di brokeraggio nei Paesi produttori e disponibilità di efficienti strutture logistiche, che mettono al servizio anche delle organizzazioni italiane, nell'ottica della mutua assistenza.
  Sintomatico sul punto quanto accertato nell'ambito del progetto «Eureka», progetto investigativo del ROS, sul conto del narcotrafficante Mrdeza Antun, alias Boros Nikol, recentemente arrestato in Venezuela, in rapporti con la 'ndrangheta, con una rete operativa nella Repubblica Dominicana, in Colombia e in Ecuador.
  Passiamo alla criminalità cinese. I gruppi criminali cinesi, inizialmente attivi nella distribuzione interna e nel trasferimentoPag. 27 dei narco-proventi tramite le agenzie di money transfer clandestine, mostrano di aver ampliato il loro raggio d'azione: oggi gestiscono circuiti di compensazione finanziaria molto complessi ed evoluti, utilizzati anche da organizzazioni italiane, per i pagamenti internazionali, trattenendo commissioni e garantendo rapidità e anonimato nelle transazioni. Le indagini hanno documentato punti di raccolta a Milano, Roma e Napoli, da cui partivano trasferimenti verso le città colombiane per il pagamento dei fornitori, quindi il pagamento dei narco-proventi: 22 milioni di euro movimentati tra agosto 2020 e maggio 2021, e siamo soltanto a una fetta.
  Le indagini condotte dall'Arma, in ultimo quella denominata «China connection», conclusa nel 2023 dai carabinieri di Roma con l'arresto di 47 soggetti responsabili, tra l'altro, di traffico di sostanze stupefacenti, hanno dimostrato l'attivismo di queste componenti nell'importazione e nel conseguente smercio di droghe sintetiche e shaboo. La criminalità cinese è attiva anche nella produzione di marijuana ad alto contenuto di THC, con piantagioni indoor in passato localizzate a Prato, Bologna, Rovigo e Pinerolo.
  I sodalizi magrebini, dal canto loro, intendendo per tali quelli di origine marocchina e tunisina, gestiscono in regime di quasi monopolio il traffico di hashish verso l'Europa, la loro rete copre la Spagna, l'Olanda, il Belgio, il Portogallo, la Francia e l'Italia, con una spiccata capacità di adattamento alle richieste del mercato. Rimangono anch'essi attivi nel poli-traffico e nella distribuzione al dettaglio, come confermato da numerose indagini dell'Arma territoriale.
  Terminata questa parentesi relativa al ruolo dei diversi gruppi criminali nel traffico degli stupefacenti in Italia in generale, mi soffermerò sul traffico di cocaina che, come già Pag. 28sottolineato, costituisce la minaccia più grave, e su questo specifico fronte ritengo di dover sottolineare alcuni aspetti.
  L'offerta mondiale di cocaina – lo segnala la DCSA nell'ultima relazione annuale del 2025 – ha raggiunto livelli record nel 2022, con circa 2.700 tonnellate prodotte, pari a circa il 20 per cento in più rispetto all'anno precedente, un aumento frutto di maggiore sfruttamento in generale del terreno e in particolare nella scelta di destinare a questa coltivazione sempre maggiori aree sottratte alla foresta amazzonica. Tra il 2022 e il 2023 queste aree hanno raggiunto una superficie di quasi 380 mila ettari.
  Sempre la Direzione centrale per i servizi antidroga, confermando che le coltivazioni rimangono concentrate in Colombia, Perù e Bolivia, evidenzia a livello europeo, e non solo italiano, un sensibile calo dei sequestri, il 40 per cento in meno in Olanda e il 50 per cento in meno in Belgio nel 2024, rispetto all'anno precedente, segnalando come tale evidenza possa essere collegata all'aumento dei controlli, come in apertura sottolineato, ma anche alla diversificazione delle rotte, quindi alla ricerca di strumenti per eludere le attività investigative.
  Devo necessariamente aggiungere sul punto che, ad avviso del ROS, questa tendenza può essere relazionata ai seguenti fattori: l'emersione di diversificate modalità di occultamento e le maggiori e gravi difficoltà tecniche di controllo del flusso comunicativo tra narcotrafficanti, che inibiscono, di fatto, l'acquisizione degli elementi investigativi necessari al sequestro dei carichi. In sostanza, oggi i carichi più ingenti vengono sequestrati soprattutto per l'attività di controllo frontaliero, quindi doganale, e più raramente su input di attività investigative, proprio per le difficoltà che citavo.
  Su questi argomenti interloquirò specificamente oltre.Pag. 29
  Soffermandomi sulle rotte tradizionali, comunque sempre attuali, tramite le quali la cocaina viene importata in Italia e più generalmente in Europa, devo osservare come si assista a una sempre maggiore delocalizzazione che interessa sia i porti di partenza che quelli di arrivo. I narcos non scelgono le rotte più brevi ed economicamente più convenienti, ma quelle più sicure, quindi vengono privilegiati quei porti dove nel momento di interesse vi sono le migliori opportunità, per controlli più blandi o per la presenza di operatori portuali disponibili ad assecondare le esigenze delle organizzazioni criminali.
  I cartelli colombiani da tempo hanno individuato i porti dell'Ecuador, Guayaquil in particolare, come base di partenza privilegiata. Lo dimostra il fatto che, secondo i dati disponibili, è il terzo Paese al mondo per sequestri di cocaina: nel 2023 circa 154 tonnellate. Tale scelta è certamente dettata dalla vicinanza geografica, ma anche dalla presenza di gruppi criminali in grado di garantire la compiacenza di operatori portuali, funzionari pubblici e referenti dei gruppi acquirenti, nonché in grado di gestire in autonomia le fasi di ingresso nelle aree portuali.
  Società di servizio criminali. Al riguardo si conferma, sulla base di dati investigativi del ROS, la presenza massiccia di narcos albanesi stabilitisi in Ecuador proprio per gestire le fasi di trasporto e garantire il collegamento con le articolazioni presenti in Europa, dove i carichi vengono in gran parte inviati per poi raggiungere su strada la località di destinazione finale.
  Significativo appare l'omicidio del narcotrafficante albanese Dashi Ergys, avvenuto proprio a Guayaquil, in Ecuador, nel gennaio 2022. Egli era sospettato di essere referente in Ecuador di un gruppo albanese in rapporti strutturali proprio con la 'ndrangheta.Pag. 30
  Ulteriore importante base di partenza della cocaina verso l'Europa è rappresentata dal Brasile, dove il porto di Santos è tuttora centrale. In Brasile, dove sono presenti 40 porti che si affacciano sull'Atlantico, la cocaina giunge dalla Colombia, ma soprattutto dalla Bolivia e dal Perù, per poi raggiungere l'Europa attraverso le normali rotte commerciali, ma anche via Africa, dove giungono carichi via nave per poi essere trasferiti via terra fino al Marocco, dove, seguendo le rotte dell'hashish, giungono in Europa.
  Con l'operazione «Samba 2» del dicembre 2024 i carabinieri del ROS, in collaborazione con la polizia federale brasiliana, hanno proceduto all'arresto di 23 persone, 18 delle quali in Brasile e 5 in Italia, disarticolando tre distinti e collegati gruppi di narcotrafficanti attivi sulla rotta Brasile-Italia in grado di inviare in Europa ingenti quantitativi di droga occultati su navi portacontainer dirette verso porti italiani e del nord Europa.
  La stabile presenza della 'ndrangheta in Brasile, aspetto che la rende centrale e che rende centrale questo grande Paese per le rotte che interessano il nostro Paese, era stata già dimostrata dalle indagini che portarono alla cattura di Nicola e Patrick Assisi, nonché, nel maggio 2021, dei latitanti Rocco Morabito e Vincenzo Pasquino. Chiedo di passare in seduta segreta.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Non si può, a questo punto, non dedicare un accenno importante al PCC, considerato il più importante in Brasile, egemone nell'area di San Paolo, fondato in ambienti carcerari nel 1993. Come vedete, la storia si ripete, la creazione Pag. 31di organizzazioni criminali importanti all'interno delle carceri, sia per mutua assistenza sia per gestire i traffici all'estero. Oggi vanta migliaia di membri, con ramificazioni estese in particolare in Paraguay e si finanzia principalmente con il traffico di sostanze stupefacenti, ma anche con gravi reati predatori e con la gestione del gioco d'azzardo.
  Sul modello delle nostre mafie autoctone, anche il PCC adotta un rito di affiliazione (battesimo) ed è strutturato su una rigida compartimentazione interna in cosiddette «sintonie». L'epicentro dell'organizzazione è ubicato – come detto – nella città di San Paolo, ma dalle informazioni attualmente disponibili gestirebbe, controllando importanti porti brasiliani, fasi rilevanti di una delle più incidenti rotte della cocaina verso l'Europa.
  Chiedo la segretazione.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Il Brasile ha una rilevante importanza, anche perché dal sud è alimentato dalle rotte che interessano la Triple Frontera, centrali per la cocaina di produzione boliviana e peruviana, dove la 'ndrangheta da anni ha creato basi logistiche. Da un'intercettazione ambientale acquisita nell'ambito dell'indagine «Crimine» si apprende dalla voce di Domenico Oppedisano, allora capo crimine della 'ndrangheta, che in Argentina esiste una struttura formalmente riconosciuta dal crimine di Polsi, dal Santuario, che prevedeva riunioni annuali per la concessione delle doti, a differenza di quello che avviene in Calabria. I tempi sono un po' più dilatati per la concessione delle doti in Calabria.Pag. 32
  Questa è un'area – quella della Triple Frontera – particolarmente sensibile per ragioni geografiche, che facilitano il transito sicuro della cocaina. Il complesso viario denominato «Idrovia», segnato dai fiumi Paraná, Iguazú e loro affluenti, continua a essere di assoluta utilità per il narcotraffico, consentendo il trasporto via fiume di pasta base dalle zone di produzione ai numerosi laboratori di trasformazione presenti nelle aree interne del Paese.
  Anche il lago Titicaca è un vero e proprio gigante navigabile, con una superficie di oltre 8.500 chilometri quadrati, e costituisce un'altra importante opportunità viaria per i trafficanti che intendono utilizzare la direttrice Perù-Bolivia.
  Inoltre, gruppi criminali specializzati operano nel traffico di stupefacenti e sono particolarmente pericolosi. Al riguardo non può non ricordarsi l'omicidio del magistrato paraguaiano Marcelo Pecci, che, impegnato in indagini sul narcotraffico, è stato ucciso il 10 maggio 2022. Nel vicino Uruguay vi era la base logistica di Morabito Rocco, che utilizzava la località balneare di Punta dell'Est per le operazioni di riciclaggio nel settore immobiliare e dove godeva di importanti appoggi collusivi, così come dimostrato dalla sua fuga avvenuta dal carcere di Montevideo nel marzo del 2019, dopo il suo occasionale arresto avvenuto proprio nel 2017.
  In Uruguay ripartirono le indagini quando la DDA di Reggio Calabria decise di delegare il ROS allo scopo di rintracciare e arrestare il latitante. Un team del secondo reparto investigativo, in seno a una rogatoria accolta dalle autorità di quel Paese, raggiunse Punta dell'Est, svolgendo installazioni tecniche e pedinamenti per conto della locale polizia, che, priva di moderni strumenti tecnologici, aveva rappresentato difficoltà a garantire un perdurante monitoraggio sulla famiglia del latitante presente nella città turistica uruguaiana. Le indagini – Pag. 33come è noto – svolte dal team del ROS permisero di acquisire quei primi elementi di riscontro per arrivare alla localizzazione e all'arresto a João Pessoa, in Brasile, nel maggio del 2021 sia di Morabito che di Pasquino Vincenzo, dopo una complessa manovra internazionale che ha visto la collaborazione della polizia federale brasiliana, dell'FBI e della DEA.
  Le agenzie statunitensi, in particolare l'FBI, fornirono, infatti, dati provenienti dal sistema criptofonico Anom, che si rivelarono fondamentali per localizzare Pasquino Vincenzo, il quale, secondo quanto emerso dalle indagini condotte in Italia, era in quei momenti certamente in rapporti di frequentazione con l'altro latitante, Rocco Morabito.
  Lo sviluppo delle indagini connesse alla cattura dei due importanti latitanti confluite nel procedimento «Eureka», in atto da parte del ROS sotto il coordinamento della DDA di Reggio Calabria e della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, dimostrò che i due latitanti erano in Brasile, dove da anni avevano intessuto rapporti strutturali per conto delle più importanti cosche della 'ndrangheta, con il PCC e con altri sodalizi operanti nella Tripla Frontera, allo scopo di garantire all'organizzazione calabrese costanti approvvigionamenti sulle rotte che generavano dai porti brasiliani.
  Questa operazione, che rappresenta perfettamente l'adozione del metodo anticrimine sul fronte internazionale, dimostra l'assoluta importanza di una cooperazione internazionale proattiva che, oltre a basarsi sull'utilizzo dei tipici canali giudiziari e di polizia, si fonda sull'integrazione e la fornitura di asset specialistici nei Paesi in cui determinati strumenti operativi mancano, ad esempio, nel caso specifico, l'Uruguay, ma di questo parlerò successivamente, anche in relazione a una serie di iniziative intraprese dal ROS con il fondamentale supporto dell'Organizzazione internazionale italo-latina americanaPag. 34 (IILA), proprio per cercare di colmare lacune tecniche specialistiche presenti in talune strutture di polizia straniere operanti in aree territoriali strategiche per il contrasto al narcotraffico.
  L'operazione internazionale che portò all'arresto dei due latitanti fa emergere un ulteriore spunto di riflessione, che tratterò successivamente, cioè quello che attiene ai sistemi di criptofonia utilizzati dai narcotrafficanti.
  Ritornando al tema in trattazione, quello delle rotte della cocaina, dopo aver parlato dei Paesi latino-americani, che appaiono centrali per la produzione, lo stoccaggio e la partenza dei carichi, devo necessariamente fare riferimento alla restante parte della filiera, in particolare ai sistemi di trasporto e occultamento e ai porti europei di destinazione finale.
  Per quanto riguarda i sistemi di trasporto e occultamento, il trasferimento via mare è quello maggiormente utilizzato, a discapito di quello aereo, perché consente l'invio in Europa di carichi, ovviamente, di maggiore quantità. La metodologia più usata è sempre attuale, ed è quella del rip-off: vengono utilizzati container viaggianti verso il porto prescelto sulle normali rotte commerciali, i cui mittenti e destinatari sono ignari dell'uso illecito. Nel porto di partenza un operatore portuale doganale corrotto facilita l'inserimento e il posizionamento di borse o zaini pieni di cocaina e nel porto di arrivo un'analoga figura garantisce l'esfiltrazione e la consegna ai corrieri deputati al trasporto e alla destinazione finale.
  È un metodo estremamente semplice, che garantisce il trasferimento di centinaia di chilogrammi di cocaina alla volta, ma necessita di azioni collusive e del controllo dei porti. Se per i porti di partenza ho detto, per quelli di arrivo, in Europa, allo stato maggiormente utilizzati dai narcos, devo segnalare quello di Rotterdam dove operano gruppi di esfiltratori legati alla già Pag. 35detta mocro-mafia e alla criminalità albanese. Anversa, Amburgo e quelli spagnoli sono anch'essi di grande rilievo e lì operano gruppi locali. Infine, non per minore importanza, ci sono quelli italiani, infiltrati dalla 'ndrangheta e dalla camorra, tra tutti quello di Gioia Tauro.
  L'indagine «Eureka» del ROS – di cui parlerò dettagliatamente – ha fatto emergere che esistevano veri e propri turni per le diverse squadre di esfiltratori, questo anche a dimostrazione dalla dimensione dei carichi, legati alla 'ndrangheta e impegnati per le operazioni di rip-off. Questi gruppi specializzati erano a disposizione delle cosche e venivano pagati per i loro servigi in cocaina o denaro. Analoghe evidenze sono state acquisite sempre dal ROS già negli anni precedenti ed in particolare nell'indagine «Solare 3» che si riferiva al periodo 2008-2011.
  Di rilievo risultano anche i porti di Livorno, Genova, Savona, Vado Ligure e Salerno, centrali per le rotte commerciali che interessano il narcotraffico e interessati da periodiche operazioni di sequestro.
  L'indagine «Cargo», conclusa dal ROS nell'aprile 2024 con quindici misure cautelari, ha fatto emergere come esistesse una collaborazione tra la 'ndrangheta (lato Alvaro) e la camorra (clan Ardoino-Vaccaro) per garantire la gestione dei carichi provenienti dal Sudamerica, in particolare dall'Ecuador, nel porto di Salerno. Proprio le alleanze e le relazioni tra associazioni criminali differenti, che consentono loro lo scambio reciproco di entrature e strutture logistiche, risultano sempre più costanti e funzionali all'alimentazione del narcotico. È una grande rete criminale che ha un solo scopo, ossia quello di inondare l'Europa di cocaina.
  Se per le organizzazioni criminali questa rete è funzionale e strategica per i loro scopi, costituisce un'ulteriore criticità per le indagini, che non possono che svilupparsi in regime di Pag. 36cooperazione internazionale tra forze di polizia e di Stati con ordinamenti giuridici spesso differenti e non compatibili.
  Altri metodi registrati con cadenza periodica sono l'occultamento della cocaina all'interno dei motori esterni refrigeranti dei container frigo in carichi di copertura specificamente predisposti come, per esempio, barattoli di frutta o altri alimenti, prodotti normalmente che vengono commercializzati tra il Sudamerica e l'Europa. Questa metodologia comporta l'esistenza di una società che spedisce e di una che riceve il carico, infiltrata o comunque a disposizione dei gruppi criminali coinvolti, stoccaggi nelle stive di velieri transoceanici a bordo di imbarcazioni con equipaggio coinvolto con conseguente recupero a mare attraverso altre imbarcazioni dello stupefacente predisposto in pacchi galleggianti dotati di trasmettitori satellitari per essere localizzati ovvero nascosto da personale navigante e da questo trasferito a terra durante le soste nei porti europei. Si tratta, in questo caso, di operazioni che riguardano quantitativi però minori.
  In Spagna e Portogallo nel recente passato sono stati sequestrati anche sommergibili deputati al trasferimento di cocaina in Europa. Tuttavia, si tratta di procedure non comuni di cui si ebbe già traccia fin dai primi anni Duemila in seno alle indagini «Journey» e «Ibisco» del ROS.
  La nuova frontiera che si sta riscontrando in questa fase storica che ritengo importante segnalare è quella della cocaina liquida impregnata in merce legale attraverso la miscelazione con materiali di supporto naturali (alimenti, bevande, polpa di frutta, eccetera) e non naturali (carbone, materiali porosi, tessuti, legno o cartone) oggetto di spedizione.
  Si tratta di un metodo estremamente sicuro perché elude i controlli scanner, ma che necessita della collaborazione di Pag. 37chimici che sono le stesse organizzazioni fornitrici a mettere a disposizione, nonché di laboratori deputati all'estrazione.
  Nel più recente periodo le indagini dell'Arma e del ROS in particolare, oltre a documentare la presenza di chimici colombiani e domenicani in contatto nel nostro Paese con organizzazioni italiane, hanno permesso di sequestrare e smantellare tre laboratori clandestini.
  Nel dicembre del 2025, presso un'abitazione di Fucecchio, in provincia di Firenze, veniva scoperto un laboratorio ricavato in un'area in fase di costruzione dell'abitazione adibito alla lavorazione della cocaina liquida. In quella circostanza veniva sequestrata cocaina liquida per un peso totale di 26 chili e cocaina già lavorata e predisposta in panetti, nonché il materiale per la lavorazione.
  Il 14 febbraio 2026, presso un'ulteriore abitazione di Sant'Agata del Bianco a Reggio Calabria, veniva rinvenuto un ulteriore laboratorio ove all'interno era presente acido borico e materiale per il confezionamento in panetti della cocaina. Nell'operazione venivano arrestati due cittadini domenicani.
  Il 22 aprile 2026 il ROS faceva irruzione in un'abitazione di Foligno scoprendo un ulteriore laboratorio dove erano presenti 7 chili di pasta di coca, varie tipologie di solventi chimici e presse per la predisposizione dei panetti.
  Considerando le informazioni che derivano da altre indagini tuttora in corso è evidente che questi sequestri rappresentano un cambio di modalità operativa messa in atto da alcune organizzazioni criminali alla ricerca di nuove metodologie per eludere le attività di controllo.
  Per quanto attiene alla cooperazione internazionale, il ROS utilizza i canali previsti in materia, che sul fronte di polizia si fondano sulla cooperazione con la Direzione centrale per i servizi antidroga, che ha una sua rete di esperti stanziati nei Pag. 38Paesi produttori e di transito, nonché con Europol attraverso la partecipazione a gruppi di lavoro tematici. Sul versante giudiziario fondamentale, invece, è l'azione della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo e a livello europeo di Eurojust. Entrambe garantiscono l'azione operativa mediante l'esecuzione di ordini di indagini europee e rogatorie internazionali, nonché la costituzione di squadre investigative comuni.
  Il Raggruppamento si avvale di questo strumento non solo a livello europeo, ma anche con i Paesi del Sudamerica ed in particolare con il Brasile e l'Argentina. Tuttavia, molto spesso ci si trova a confrontarsi con ordinamenti al quanto differenti e con forze di polizia con mezzi limitati e procedure operative che mirano esclusivamente al sequestro dei carichi e al risultato singolo. Non è questa la strategia del ROS. La strategia del ROS è quella di disarticolare l'organizzazione criminale che origina il traffico, il sequestro dello stupefacente, la distruzione del laboratorio del sito di stoccaggio e, per usare termini medici, la cura dell'effetto e non della causa.
  Vengo al caso del corso eseguito da ufficiali operatori specializzati in installazioni tecniche del ROS. Cosa vogliamo realizzare? Il Raggruppamento, di concerto con la Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, tende a instaurare, nei Paesi strategici per contrastare il narcotraffico, dei rapporti strutturali, mettendo a disposizione le proprie capacità al fine di omogeneizzare il metodo investigativo che ho citato in apertura e fornire a quelle polizie strumenti e procedure idonee alla complessa azione di contrasto. Questo è stato eseguito da miei collaboratori dall'8 al 22 marzo a Buenos Aires, in Argentina, in favore del Dipartimento delle investigazioni antimafia e della Polizia federale argentina. È un corso finanziato dall'Istituto italiano latino-americano che è stato richiesto proprio dal procuratore nazionale antidroga dell'Argentina che Pag. 39aveva avuto modo nei mesi precedenti di osservare l'azione di un team del ROS che aveva operato in una joint investigation team proprio nell'area di Buenos Aires.
  Le stesse finalità sono la base di corsi specialistici eseguiti da squadre del Raggruppamento in favore della polizia kosovara e della polizia albanese, finanziati in questo caso rispettivamente dai progetti HAPE ed EU4LEA dell'Unione europea.
  Ritengo fondamentale questo tipo di cooperazione, che mira ad allineare le capacità operative tra le diverse forze di polizia perché siamo in presenza di una minaccia che non ha confini. Credo necessario che gli sforzi siano indirizzati proprio verso quei Paesi da cui partono i flussi di cocaina verso l'Italia o comunque più strategici nell'ambito delle relative rotte.
  A proposito della cooperazione internazionale di polizia giudiziaria valuto la più volte citata indagine «Eureka» condotta dal ROS un esempio perfetto di come debbano essere sviluppate le indagini su questo fronte. Rappresenta, a mio avviso, un modello virtuoso di indagine, perché non si è limitata ai sequestri di stupefacenti, ma è stata sviluppata nell'ottica della piena comprensione del monitoraggio delle dinamiche associative transnazionali e parallelamente sulle modalità di riciclaggio dei narco-proventi, ovvero l'intera filiera. A tal riguardo il 3 maggio 2023 il ROS e il Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria hanno dato esecuzione a quattro collegate misure cautelari personali e reali emesse a carico complessivamente di 108 indagati dal GIP del tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia con il contestuale sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore complessivo di 25 milioni di euro circa, eseguito non solo in Italia, ma anche all'estero ed in particolare in Portogallo, Germania e Francia tramite la proceduraPag. 40 di congelamento prevista dal Regolamento europeo 2018/1805.
  Gli indagati sono stati ritenuti responsabili a vario titolo di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico, ripetute e ingenti operazioni di traffico internazionale di cocaina e detenzione di armi, riciclaggio e trasferimento di valori.
  Gli interventi hanno interessato le aree di Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia, Pescara, Milano, Salerno, Catania, Savona, Bologna, Vicenza, L'Aquila, Ancona, Roma e Cagliari, nonché, a seguito di appositi mandati di arresto europeo, il Portogallo, il Belgio, la Germania, la Spagna, la Francia e la Romania. Altri due indagati sono stati localizzati uno in Brasile, dove era già detenuto per altra causa, e l'altro in Australia. Come vedete, sono stati valicati due oceani.
  Contestualmente, a seguito di indagini condotte in due distinti joint investigation team, due squadre investigative comuni, con le competenti autorità belghe e tedesche, sono stati eseguiti in Belgio altri sei arresti e in Germania ulteriori ventiquattro. Anche in questo caso i delitti contestati autonomamente da quelle autorità giudiziarie estere rientrano nell'ambito dell'associazione finalizzata al narcotraffico e al riciclaggio.
  L'indagine è stata avviata nel 2019 e condotta dal ROS e dai carabinieri di Locri, anche con una complessa e rischiosa operazione sotto copertura svolta da operatori undercover del secondo reparto investigativo del ROS e dalla polizia federale belga. È stata sviluppata sul fronte internazionale con il costante supporto della Direzione centrale per i servizi antidroga, del servizio centrale per la cooperazione di polizia, in questo caso con il progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta), che è un progetto che finanzia tutte le attività di contrasto alla 'ndrangheta fuori del territorio nazionale, di Pag. 41Europol, della rete ONNET, della US DEA (Drug Enforcement Administration), dell'antidroga americana, e grazie all'articolata cooperazione giudiziaria della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo ed Eurojust e di polizia che ha visto operare congiuntamente, in modo sistemico, oltre che i reparti che vi ho citato dell'Arma dei carabinieri, la polizia federale belga, il BKA e gli LKA tedeschi competenti per territorio, la polizia giudiziaria di Lisbona, il servizio di polizia giudiziaria di Nizza, l'UDICO, che è l'Unità centrale antidroga spagnola, e l'AFP (Australian Federal Police) australiana, con il contributo informativo e accertativo delle agenzie antidroga di Colombia, Panama e Brasile.
  L'attività investigativa è risultata molto complessa anche per il contesto areale in cui si è sviluppata. È nata a seguito di un'attivazione pervenuta sul canale Europol dalla polizia federale belga che aveva in atto indagini anche con l'impiego di un'operazione undercover nei confronti di una componente facente riferimento ai Nirta di San Luca da anni stanziati in Belgio ed attivi nel traffico internazionale di cocaina. A seguito del coordinamento operativo eseguito sotto l'egida della Direzione distrettuale antimafia reggina, le attività condotte in Italia si sono concentrate da parte dei due reparti dell'Arma con un'azione sinergica sugli Strangio-Fracascia, collegati ai citati Nirta, e progressivamente nei confronti di appartenenti ai Nirta «Versi», Strangio «Janchi», Giampaolo «Russello», Giampaolo «Nardo», Giorgi «Suppera», Mammoliti «Fischiante», Pelle «Gambazza», nonché dei cosiddetti «Tranca». Il gotha della 'ndrangheta d'area. Sono articolazioni tutte attive a San Luca, nonché soggetti ritenuti collegati alle locali di Platì e di Africo, alla 'ndrangheta vibonese e appartenenti alla locale di 'ndrangheta di Bianco e alle loro propagazioni estere attive negli Stati citati in precedenza.Pag. 42
  In via generale l'indagine ha ricostruito l'operatività di una vasta organizzazione criminale di derivazione 'ndranghetista nel narcotraffico di cocaina che veniva importata grazie anche ai rapporti intessuti con il Clan del Golfo sia dalla Colombia, ma anche via Ecuador, Brasile e Panama per alimentare il mercato europeo, italiano, tedesco e belga in particolare.
  È stato documentato anche il modus operandi utilizzato per trasferire i narco-proventi per complessivi circa 22 milioni 300 mila euro dalla Calabria al Belgio e ai Paesi Bassi da lì a Panama, Colombia, Brasile ed Ecuador, attraverso spalloni con autoveicoli dotati di doppi fondi per la tratta Calabria-Belgio sia mediante l'ingaggio ad hoc di autonomi circuiti criminali cinesi attivi in Italia (Roma, Milano e Napoli) e in Olanda, con basi anche in Dubai, specializzati nell'esecuzione di operazioni di pick up money a livello globale.
  Al riguardo le indagini permettevano di ricostruire più operazioni di pick up money per complessivi quasi 15 milioni di euro, due trasferimenti su ruota dalla Calabria al Belgio in settembre e novembre 2020 per quasi 3,5 milioni e mezzo di euro, un ulteriore trasferimento che doveva essere definito a marzo 2021 dalla Calabria al Belgio per quasi 4 milioni di euro. Attraverso gli agenti sotto copertura schierati sul campo e infiltrati nell'organizzazione, al riscontro del quadro intercettivo emerso, nel maggio 2021 veniva operato, con rituale autorizzazione ovviamente delle autorità giudiziarie italiane e belghe, tra Bovalino (Reggio Calabria) e Genk (Belgio), il trasferimento a specchio di ulteriori quasi 200.000 euro in contanti.
  Sempre nell'ambito dell'indagine, si è potuto procedere, nel maggio 2021, come ho già riferito, a Joao Pessoa, in Brasile, con la collaborazione della Polizia federale brasiliana, all'arresto dei latitanti Morabito Rocco e Pasquino Vincenzo. Sono stati ricostruiti peraltro gli assetti della locale di 'ndrangheta di Pag. 43Bianco e si è proceduto a una serie di interventi di riscontro sul territorio nazionale che si aggiungono ad altri eseguiti all'estero attraverso i circuiti della cooperazione. Evito di citare tutti i vari riscontri. Sono contenuti nella relazione che lascerò alla Commissione.
  Sul fronte estero, invece, sempre connessi con le indagini svolte dall'Arma, venivano documentate ulteriori operazioni con contestuali ingenti sequestri di centinaia di chili di cocaina.
  Infine, sono state documentate le modalità di riciclaggio dei narco-proventi reinvestiti in attività imprenditoriali nel settore della ristorazione, bar e in autolavaggi nel territorio italiano in Calabria e a Roma, in Germania, Portogallo e Belgio anche, da cui derivano gli interventi cautelari anche di tipo reale disposti dall'autorità giudiziaria.
  L'indagine, inoltre, è rientrata nella complessiva manovra di contrasto alla 'ndrangheta concepita dai vertici del Raggruppamento e costantemente supportata in un perfetto quadro sinergico dall'Arma territoriale competente, d'intesa con l'autorità giudiziaria inquirente che mira tuttora all'individuazione delle articolazioni estere della struttura, funzionali alla gestione delle più qualificate dinamiche di narcotraffico. L'operazione, infatti, costituisce l'ideale prosecuzione di un più ampio progetto avviato sin dal 2008, che ha visto il ROS e l'Arma territoriale conseguire importanti e precedenti interventi. Per citare solo quelle più rilevanti, che sono note anche al pubblico, mi riferisco alle operazioni «Crimine», «Solare», «Mandamento», «Mamma Santissima» e «Rinascita-Scott».
  Sul piano dell'analisi si deve infine evidenziare come il quadro raccolto abbia svelato il ruolo centrale sempre più consolidato della 'ndrangheta nello specifico settore criminale, l'esistenza del rapporto con esponenti di vertice dell'ormai noto Clan del Golfo, la costante disponibilità di timidi esfiltratori Pag. 44operanti nei porti di Gioia Tauro contigui alle cosche della Piana di Gioia Tauro, indispensabili per quelle operazioni di narcotraffico basate sul metodo del cosiddetto «rip-off», la continua ricerca di nuove rotte che ha generato una stabile collaborazione con la criminalità organizzata albanese, che garantisce importanti entrature nei porti del Nord Europa quali Rotterdam e Anversa in particolare, la capacità di individuare nuovi mercati anche extra europei grazie alla tentacolare struttura presente in tutto il mondo, e qui il riferimento è all'Australia.
  L'azione di contrasto su questo fronte e più in generale sul crimine organizzato rivela, a mio avviso, in questa fase storica, importanti criticità. Ho fatto riferimento in precedenza ad alcune che attengono alla cooperazione internazionale, che derivano dalle diverse procedure esistenti nei differenti Paesi con i quali ci si trova a dover interagire per le indagini connesse; Paesi che sono caratterizzati da ordinamenti giuridici e poteri investigativi molto diversi dal nostro e che rendono molto spesso difficoltose le attività di cooperazione. Per cui, oltre alla ricerca costante di soluzioni utili ad ottimizzare e velocizzare lo scambio di informazioni ed elementi di prova, è assolutamente necessario un travaso di esperienze, di best practice e anche di bad practice aggiungerei, dove non sono andate bene le cose e per quale ragione.
  Tuttavia, le difficoltà che registriamo progressivamente nell'ultimo periodo sono ben più gravi.
  Vorrei secretare la parte successiva.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

Pag. 45

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Cogliendo l'assist del presidente, proprio in relazione a queste difficoltà sempre crescenti e all'evoluzione che ormai è incontrollata, ma è giusto che sia così, perché l'evoluzione tecnologica è una evoluzione di cui gioviamo tutti, segnalo la mancanza del regolamento esecutivo previsto nella legge n. 146 del 2006 in merito al rilascio dei documenti di copertura per gli agenti undercover. Noi utilizziamo molto questo strumento, con dei correttivi che abbiamo condiviso con l'autorità giudiziaria. È uno strumento importantissimo. La possibilità sia virtuale che fisica di potersi inserire nelle organizzazioni criminali simulando di essere, per esempio, il titolare di una società che può ricevere il prodotto che nasconde la cocaina, che è l'esempio più classico, per noi è importante.
  Le difficoltà che nascono dalla mancata adozione dei discendenti, in particolare questi sui documenti di copertura... Considerate che la norma già consente la testimonianza dell'agente undercover con i nominativi di copertura e con le stesse cautele con cui vanno a testimoniare i collaboratori di giustizia, ma non avere una norma che consenta direttamente di poter avere i documenti di copertura è un limite per uno strumento investigativo che nel nostro Paese è molto importante, e non solo per contrastare il narcotraffico.
  Concludo finalmente il mio intervento, ringraziandovi ancora una volta per l'attenzione che mi avete dedicato, un'attenzione che avete dedicato non a me, ma a un grande reparto che io indegnamente guido da quasi tre anni.
  Ritengo che oggi sia necessario affiancare sempre di più alle tradizionali metodologie di contrasto al narcotraffico le indagini economico-finanziarie, non solo per ricostruire le collegate operazioni di riciclaggio dei narco-proventi, ma soprattutto per individuare i canali dei narco-pagamenti che sempre più spesso Pag. 46avvengono tramite circuiti basati sulla compensazione, sul modello hawala, gestiti da cittadini cinesi, libanesi, siriani e libici. A questo riguardo, oltre a specializzare su queste dinamiche una componente del secondo reparto investigativo, come dicevo in apertura, è stato istituito il quarto reparto investigativo con l'esclusivo compito di svolgere indagini sul piano economico-finanziario, perché l'inquinamento dell'economia legale, oltre al danno fisico dell'assassinio di persone di qualsiasi genere si voglia trattare, è ciò che fa più male al Paese, perché va a distorcere i meccanismi della libera concorrenza e quindi mina anche la crescita economica della nazione da un lato e, dall'altro lato, è l'unico strumento capace veramente di depotenziare la capacità criminale delle organizzazioni strutturate. Privandole della capacità economica, si privano di tante risorse ivi compresa quella di poter sostenere le spese per le difese nei processi.
  Un secondo aspetto riguarda quello organizzativo. È necessario un costante raccordo delle indagini antidroga. L'Arma dei carabinieri fonda la sua azione di contrasto su un approccio integrato. Le componenti territoriali di sviluppo le indagini in contesti areali di competenza limitati, monitorando le piazze di spaccio. Il ROS opera su un piano ultra-provinciale, nazionale e internazionale, attraverso le sue articolazioni anticrimine e il secondo reparto a cui è devoluto anche il compito di raccordare tutte le attività dell'Arma. Quest'azione è sviluppata attraverso sistemi di analisi e rilevazioni delle convergenze allo scopo di supportare, dal punto di vista informativo, tutti i reparti coinvolti, evitare inutili sovrapposizioni e soprattutto mettere a sistema gli elementi complessivamente acquisiti nel tempo. È un modello che dovrebbe essere acquisito da tutti quando si vuole contrastare un fenomeno criminale grave, esteso e strutturato, Pag. 47più livelli di intervento a seconda della difficoltà dell'area e della importanza criminale del sodalizio che si va ad attaccare.
  Noi lavoriamo in questa maniera da tanti anni. Crediamo di aver ottenuto degli ottimi risultati e quando andiamo a svolgere quei corsi, finanziati peraltro da organizzazioni europee o dall'organizzazione nazionale dell'IILA, cerchiamo di trasmettere anche questo tipo di metodo organizzativo, oltre al metodo di indagine.
  Vi ringrazio e sono a disposizione per eventuali domande.

  PRESIDENTE. Generale, purtroppo per lei ci sono delle domande. Io mi metto in coda perché se sono troppe mi asterrò. Però, prima di dare la parola ai colleghi, la voglio ringraziare perché questa sua relazione dimostra quello che io ho sinteticamente detto all'inizio dell'audizione. Di fatto, lei ha scritto la relazione della Commissione antimafia sul narcotraffico e l'ha scritta con un dettaglio che dimostra che non indegnamente, ma degnamente sta continuando la storia super onorata del ROS.
  Do la parola ai colleghi che intendono intervenire.

  SALVATORE SALLEMI. Grazie, presidente. Faccio una richiesta. Chiedo se è possibile andare in segreta. O preferisce farlo alla fine?

  PRESIDENTE. Facciamole tutte insieme. C'è qualcun altro che vuole andare in segreta – anche l'onorevole Della Porta – quindi facciamo prima la parte segreta.
  Ho tre iscritti che potremmo fare in pubblica. Poi, se lei ritiene, chiede comunque la segreta.

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

Pag. 48

  PRESIDENTE. Prego, senatore Russo.

  RAOUL RUSSO. Grazie, presidente. Ringrazio ancora una volta il comandante Molinese sia per l'operato del ROS che per la completezza di questa relazione che oggettivamente è organica e dà una rappresentazione molto importante di questo fenomeno.
  Ho due domande. Chiedo se ci può meglio esplicare e approfondire il concetto che lei ha affrontato del traffico di esseri umani ad opera soprattutto della mafia nigeriana. Qual è il legame? Come si estrinseca? Quali sono le rotte? Quali sono le vostre evidenze in questo campo?
  Passo alla seconda domanda, che riguarda il crack. Quali sono, secondo i vostri approfondimenti, le rotte principali e le principali organizzazioni che lucrano su questo traffico che è estremamente devastante soprattutto a livello giovanile?

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Sulla prima domanda chiedo la secretazione.

  PRESIDENTE. Facciamo tutto alla fine. Vada direttamente alla seconda domanda.

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Per quanto attiene al crack, è un po' come il fentanyl. Ci sono delle droghe che vanno al di fuori di quelli che sono i circuiti non ordinari, ma circuiti che interessano il nostro Paese, come le droghe sintetiche che possono essere di provenienza europea o possono essere di provenienza estera.
  Teniamo sempre presente che il principio attivo è sempre lo stesso ed è un principio attivo che proviene dall'est, dal Medio Oriente e dall'Alto Medio Oriente. Le rotte che oggi ci sono non sono ad esclusivo appannaggio della cocaina, dell'eroina o dell'hashish. Non le faccio l'esempio della rotta balcanica tantomenoPag. 49 quello del Nord Europa che dal Venezuela un tempo arrivava negli Stati Uniti o che dalla Triple Frontera può arrivare al Golfo di Guinea. Le faccio un esempio di una rotta che invece si dirama dal Medio Oriente per tutto il Sahel e trova in tanti Paesi, eccezion fatta forse per l'Algeria, delle possibilità poi di accesso al Mediterraneo fino a giungere, se proviene di là, al Golfo di Guinea per poter valicare l'oceano. Lo stesso discorso può essere fatto poi per il Nord Europa o per il Nord America, una volta valicato il Mediterraneo. Ci sono porti internazionali che non ricevono solo cocaina – i porti spagnoli, quelli portoghesi, quelli olandesi, anche quelli nazionali, ma i nazionali un po' di meno quando si parla di esportazione – ma alimentano anche altri tipi di sostanze stupefacenti. Quella è una sostanza stupefacente che nell'ultimo periodo, e quando parlo dell'ultimo periodo parlo almeno di cinque anni considerando che i due anni del Covid vanno cancellati dalle statistiche, ha dimostrato di non essere così diffusa in particolare nel nostro Paese così come specialmente nei Paesi nordamericani.
  Questo è un po' il panorama. Viaggia, così come tante altre droghe, a seconda di chi sono i trafficanti e della origine della produzione e del mercato di utilizzazione. Può viaggiare attraverso la rotta del Sahel, attraverso la rotta balcanica o anche attraverso rotte che vanno dal Nord Europa e poi possono andare nel Nord America. Oggi non abbiamo grandi evidenze per quanto ci riguarda e soprattutto per quello che interessa la nostra azione di contrasto che è sempre focalizzato sulle organizzazioni nazionali e sull'arrivo del tar narcotico in Italia per bloccare il consumo e quindi il traffico. Non abbiamo grandi evidenze sull'ingenza di questo fenomeno.

  SAVERIO CONGEDO. Grazie, generale, per la relazione veramente di ampio respiro, completa. Ha dato una disamina Pag. 50veramente approfondita delle questioni che riguardano le varie criminalità organizzate. Vorrei fare una domanda meno globale e più ristretta. Io sono pugliese, anzi sono leccese. La ricordo benissimo alla guida dei ROS a Lecce. Anzi, le dico che molti di quelli che lei ha contribuito a sbattere in galera, ahimè, stanno tornando in libera uscita per aver espiato la loro pena, con tutte le conseguenze che lei può immaginare sui rapporti sul territorio.
  Lei ha fatto una disamina della regione Puglia, che coincide con le risultanze che noi abbiamo registrato in una missione che, guidati dalla presidente, abbiamo fatto in Puglia, sul fatto che non ci sia, a differenza di altre regioni come la Campania o la Calabria o la Sicilia, un'unica organizzazione criminale di stampo mafioso, ma la regione potrebbe sostanzialmente dividersi in tre comparti diversi, l'area nord pugliese, quindi foggiana, la centrale barese e quella ionico-salentina. Dalla sua relazione emerge che ci sono degli elementi comuni, sebbene siano separati. Uno è quello sostanzialmente dei rapporti con altre mafie, alcune autoctone italiane, e penso alla 'ndrangheta principalmente, e le altre anche straniere dovute, come lei ha ricordato, alla vicinanza geografica abbastanza ristretta. Dalla costa italiana a quella albanese in alcuni punti sono circa 40 miglia marittime.
  Un altro elemento in comune è il riciclaggio dell'attività economica. Anche le mafie non organizzate come quelle più conosciute, e mi riferisco appunto a quelle pugliesi, ormai hanno subito una metamorfosi e quindi sono diventate mafie imprenditoriali. C'è una domanda che vorrei farle: come mai tra queste tre aree diverse c'è sostanzialmente un rispetto territoriale? Pur non essendoci una regia unica, non si avvertono dei conflitti regionali su questo tema. Secondo lei, dipende dal fatto che comunque c'è una sorta di comunicazione o è un Pag. 51semplice rispetto spontaneo tra le tre aree geografiche? È evidente che gli interessi sono altissimi, sia del narcotraffico sia degli interessi economici ad una regione soprattutto a vocazione turistica. Lei ha ricordato che uno dei principali settori di investimento e di riciclaggio è proprio quello ricettivo-turistico. È sostanzialmente uno spontaneismo e una ripartizione spontanea del territorio o forse ci può essere una regia che gestisce una ripartizione geografica pugliese?

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Innanzitutto non vorrei essere stato frainteso. In Campania non c'è solo la camorra, perché, se vogliamo, possiamo distinguerla da quella casertana, da quella partenopea, napoletana e salernitana. Anche la Sicilia non è tutta cosa nostra. C'è stato il fenomeno, lo ha ricordato il senatore, degli stiddari. Forse l'unica regione che è monolitica anche nella criminalità, oltre che nel territorio – chiedo scusa al presidente, però il territorio monolitico è anche un vantaggio a volte – è la Calabria.
  Potrei strutturarle quattro mafie foggiane, una della sesta provincia della BAT, due o anche tre nel barese, nella provincia, quella tarantina e quella salentina, che è soltanto Brindisi e Lecce, che è la sacra corona unita storica, che poi ha avuto altre denominazioni. Quando ci sono gli affari non si litiga e soprattutto le organizzazioni criminali di tipo mafioso, che sono state colpite duramente dall'azione di contrasto della giustizia e delle forze dell'ordine, hanno imparato che litigare al loro interno, salvo quando non è necessario per affermare quella forza di intimidazione derivante dal vincolo all'interno o all'esterno, non è il caso. Non serve sollevare polveroni. Gli affari sono affari: se dobbiamo trafficare, traffichiamo assieme. L'importante è che le delimitazioni delle aree di competenza siano nette. C'è questo aspetto, che è un aspetto ormai direi quasi decennale, Pag. 52anche tra le quattro mafie autoctone, chiamiamole così, organizzazioni più che mafie, di tipo mafioso autoctono italiane.
  Come avete potuto ascoltare dalla relazione, queste connivenze e joint venture tra cosa nostra, la camorra e la 'ndrangheta per riaffermarsi nel narcotraffico o i rapporti di collaborazione tra la camorra e la 'ndrangheta o i fortissimi rapporti di collaborazione tra gli albanesi etnici con i calabresi o con i napoletani dimostrano che anche e soprattutto in ambito criminale gli affari sono affari e se si tratta di fare denaro, illegalmente in questo caso, ci si mette d'accordo. L'importante è che non ci si pestino i piedi. Non ci sono oggi delle evidenze e debbo dire che le nostre indagini sulla criminalità organizzata, come potete immaginare, per quella che è la nostra vocazione e la nostra struttura, sono di tipo strategico, cioè noi andiamo a cercare quelle evoluzioni a cui faceva riferimento lei, la regia unica, la strategia unica, la cupola. Quello è il nostro obiettivo, e lo fanno a livello locale i carabinieri o le sezioni anticrimine. Non ci fermiamo al fenomeno locale. Noi puntiamo al fenomeno nella sua interezza. Non abbiamo evidenze che ci portano a poter individuare una regia unica in strategie che, secondo me, sono originate da «gli affari sono affari».

  SERGIO RASTRELLI. Generale, le dico con franchezza che io non so se ringraziarla per il contributo che lei oggi ha portato in Commissione, perché a tratti ne sono profondamente inquietato, nel senso che sollevando un attimo lo sguardo lei ha dipinto dei profili criminali sempre più complessi che ci dobbiamo trovare a presidiare e che probabilmente comportano anche la necessità di una trasformazione della sfida dello Stato, delle forze dell'ordine, della magistratura, della politica rispetto alle logiche classiche del contrasto all'intreccio tra narcotraffico e criminalità organizzata e quindi a profili tendenzialmente di criminalità economica di business di profitto.Pag. 53
  È come se si stesse sovrapponendo o sia già sovrapposto un fenomeno ben più inquietante che è quello dell'intreccio tra questi fenomeni inestricabili e le relazioni con il terrorismo e quindi con una dinamica guidata da motivazioni ideologiche e politiche: i rapporti stabili del narcotraffico con membri di spicco di Al Qaeda, Hezbollah, Hamas; la polivalenza dei traffici (droga, migranti, armi, forse in prospettiva anche metalli rari), alcune rotte tra quelle che lei ha fotografato, alcune particolarmente inquietanti, penso a quella che dal Golfo di Guinea sale verso l'Africa occidentale, e che lungo questo traffico alimenta anche finanziariamente le reti jihadiste. Da ultimo, lei ha tratteggiato anche il fenomeno della mocro-mafia e lì sono ormai assodati alcuni rapporti con i servizi segreti iraniani. Addirittura si è parlato di omicidi commissionati alla mafia marocchina direttamente dalle guardie armate della rivoluzione islamica.
  Allora, questo è chiaramente uno scenario molto più complesso. Poiché però anche questo, al di là degli aspetti che paradossalmente appaiono di dettaglio delle realtà locali, dovremo interrogarci in sede di relazione conclusiva delle attività della Commissione, io le chiedo dal suo e dal loro punto di osservazione se, a livello internazionale e mondiale, le strutture organizzative di contrasto siano ad oggi sufficientemente attrezzate per una risposta globale così complessa e se in modo particolare gli strumenti operativi in Italia e in altre realtà nazionali che non hanno la nostra storia e quindi la nostra facoltà e capacità di risposta, consentano un presidio adeguato al fenomeno che mi ha inquietato e rispetto al quale ringrazio il ROS non solo per quello che ha fatto ma per quello che, ringraziando il cielo, continuerà a fare.

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Grazie a lei. Non volevo inquietare nessuno, ho Pag. 54voluto dipingere una fotografia per quanto più realistica potesse essere.
  Lei ha fatto riferimento a tante sfaccettature di un fenomeno che io ho dipinto come un acceleratore. Tenga presente che la 'ndrangheta calabrese si butta sul narcotraffico per investire i proventi dei sequestri di persona che all'epoca portava in essere, ed era il miglior affare che si potesse fare, il che l'ha fatta diventare ancora più potente. Con questo che cosa voglio dire? È vero, il narcotraffico, il riciclaggio e il reimpiego sono trasversali, tant'è vero, come avrete potuto ascoltare dalla mia relazione, che c'è la società di servizio per il reimpiego con la compensazione dei cinesi. Non fanno droga, fanno il trasferimento dei capitali e si prendono la loro percentuale.
  Per finanziarsi, così come lo Stato islamico occupava aree di territorio in cui c'erano i pozzi di petrolio per poter finanziare la rivoluzione, anche altre organizzazioni – non stiamo parlando solo di jihadismo, ma di qualsiasi genere di organizzazione – potrebbero sfruttare il narcotraffico per potersi finanziare, perché è un acceleratore di denaro. Questo non va mai escluso, considerando che non è così facile inserirsi in circuiti; l'avete visto da quando nasce l'inserimento della 'ndrangheta nella produzione di narcotico sudamericano, non è un qualcosa di avantieri avere quel tipo di ruolo, ma si costruisce pian piano anche con le teste di ponte.
  Ora, dal punto di vista della capacità degli attori internazionali, noi difficilmente riusciamo a confrontarci bene con gli altri Paesi, ma perché noi siamo precursori. Noi ancora oggi annoveriamo nel nostro codice penale una predisposizione normativa che è l'associazione di tipo mafioso, anche internazionale (io l'aggiungo sempre, perché ce ne si dimentica a volte), che è unica. Ce l'abbiamo solo noi, la contestiamo. Abbiamo imparato noi forze dell'ordine, ma soprattutto la magistratura, Pag. 55la magistratura di legittimità e il legislatore, ad ammodernare anche il disposto. Non ce l'hanno gli altri.
  Cito un caso di un mese e mezzo fa, l'esecuzione della rogatoria di Bruzzese in Canada: siamo riusciti per la prima volta a far recepire ai canadesi una rogatoria per un 'ndranghetista che era colpito da un provvedimento solo per associazione mafiosa. Queste sono le difficoltà, che però si superano lavorando assieme e parlandoci.
  Noi abbiamo numerosissime – l'ho detto – squadre investigative comuni con molti Paesi sudamericani, con tantissimi Paesi europei, con Paesi nordamericani, che ci consentono soprattutto di poter utilizzare gli elementi di indagine raccolti dall'altrui forza di polizia nei nostri procedimenti penali direttamente. Debbo dire che non abbiamo mai avuto difficoltà nello stringere questo tipo di team, e quando abbiamo constatato vicendevolmente che ci potevano essere delle lacune da una parte o dall'altra ci siamo confrontati e abbiamo trovato le soluzioni. Bisogna però conoscersi.
  La cooperazione di polizia e la cooperazione giudiziaria non si fa con le carte, la fanno le persone. Non a caso noi facciamo quei corsi, non soltanto per disseminare un metodo. Agli argentini, grazie all'IILA e al Comando generale dell'Arma, noi abbiamo lasciato anche i materiali per i quali li abbiamo formati sulla tecnologia. Gli abbiamo dato i registratori, le microspie e i sistemi. Gli argentini oggi con noi non parlano con le carte, parlano a voce, a parte il fatto che i loro uomini e anche i miei sono costantemente in Argentina.
  Gli strumenti ci sono; non sono sempre compatibili, ma la cooperazione serve proprio a questo. Non possiamo pensare che l'albanese parli il portoghese quando va in Brasile. Lui parla l'albanese e il suo partner criminale parla il portoghese. Pian piano compensano in base all'esigenza comune, che è Pag. 56quella dell'affare criminale, e noi compensiamo in base all'esigenza comune che è quella del contrasto. Le assicuro che anche in certi Paesi che possono sembrare generalmente poco collaborativi, quando si stringono poi dei rapporti personali di gente appassionata e di gente che vuol contrastare il crimine a tutti i livelli ce n'è in tutto il mondo. Noi ne abbiamo toccati tanti e, ripeto, quando ci si conosce personalmente ci si scambia le esperienze, si fanno indagini comuni. Queste indagini comuni ci consentono reciprocamente di poter ottenere – come avete visto nell'indagine «Eureka» – oltre ai nostri provvedimenti i provvedimenti altrui. È solo questo il modo per combattere fenomeni che sono worldwide, in tutto il mondo.
  L'onorevole mi dice che sono stato in parte rassicurante, e questo mi fa piacere.

  PRESIDENTE. Non ho altri iscritti, quindi vado nella parte segreta per la risposta al senatore Russo. Non vorrei tornare in pubblica, anche perché abbiamo torturato abbastanza il nostro ospite, quindi lo rimandiamo a lavorare, come è giusto che sia.
  Approfitto della pubblica per fare a nome di tutta la Commissione i complimenti per l'operazione di controspionaggio svelata poche ore fa, non solo perché dimostra la competenza del ROS, ma perché rassicura, per restare su parole che abbiamo utilizzato fino a qui.
  Ovviamente approfitto anche per ringraziarla di nuovo di quanto qui ha detto e ha fatto, perché per noi sarà il filo comune denominatore anche del viaggio che ci stiamo approntando a fare, dove ci aspetta tra gli altri Lincoln Gakija che lei conosce perfettamente.

  VINCENZO MOLINESE, comandante del ROS dell'Arma dei carabinieri. Grazie a lei, presidente, anche a nome dei miei collaboratori che stanno ancora terminando le operazioni dell'attività che è stata pubblicizzata.

Pag. 57

  PRESIDENTE. Propongo di passare in seduta segreta.

  (Così rimane stabilito. I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche tramite impianto audiovisivo a circuito chiuso.

Comunicazioni del presidente.

  PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Dario Iaia è stato designato dal Presidente della Camera quale componente della Commissione in sostituzione dell'onorevole Riccardo De Corato, dimissionario.
  Rivolgo un augurio di buon lavoro all'onorevole Iaia per una proficua collaborazione in seno alla Commissione.
  Comunico, inoltre, che l'Ufficio di Presidenza, nella riunione del 23 giugno 2026, ha convenuto che la Commissione si avvalga, ai sensi dell'articolo 23, comma 1 del Regolamento interno, della collaborazione a tempo parziale di Giuseppe Fragapani, avvocato, Claudio Togna, professore universitario e notaio, Stefano Giordano, avvocato, e Bolis Amos, tenente colonnello della Guardia di finanza.

  La seduta termina alle 14.40.