XIX Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

Resoconto stenografico



Seduta n. 85 di Giovedì 24 luglio 2025

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Colosimo Chiara , Presidente ... 3 

Audizione di Francesco Giannella, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari:
Colosimo Chiara , Presidente ... 3 
Giannella Francesco , procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari ... 3 
Colosimo Chiara , Presidente ... 3 
Giannella Francesco , procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari ... 3 
Colosimo Chiara , Presidente ... 7  ... 7 
Giannella Francesco , procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari ... 7 
Colosimo Chiara , Presidente ... 7 
Giannella Francesco , procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari ... 7 
Colosimo Chiara , Presidente ... 7 
Giannella Francesco , procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari ... 7 
Colosimo Chiara , Presidente ... 7

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
CHIARA COLOSIMO

  La seduta comincia alle 13.20.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Buongiorno a tutti. Avverto che se non vi sono obiezioni la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche tramite impianto audiovisivo a circuito chiuso nonché via streaming sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione di Francesco Giannella, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di Francesco Giannella, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. Ricordo che la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera ed è aperta alla partecipazione da remoto dei componenti della Commissione. I lavori potranno proseguire in forma segreta su richiesta dell'audito o dei colleghi. In tal caso non sarà più consentita la partecipazione da remoto e verrà interrotta la trasmissione via streaming sulla web tv.
  Prima di dare la parola al dottor Giannella, vorrei dire che a seguito della rimodulazione dei lavori dell'Assemblea della Camera, che quindi riprenderà alle 14, avremo solo la relazione e in un'altra seduta le domande perché altrimenti sarà impossibile dare la parola a tutti.
  Ringrazio il dottor Giannella per la cortesia e l'immediata disponibilità e gli do senz'altro la parola.

  FRANCESCO GIANNELLA, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. Buongiorno a tutti. Intanto una precisazione sulla mia qualifica. Da sei giorni ho terminato il mio incarico di procuratore aggiunto. Resto comunque alla Procura della Repubblica di Bari dove tra circa un anno terminerò il mio percorso professionale come sostituto procuratore, come prevede la legge.

  PRESIDENTE. Ha fatto bene a precisarlo.

  FRANCESCO GIANNELLA, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. La legge prevede che alla fine dell'incarico si rimanga presso lo stesso ufficio con funzioni di sostituto. Resta il fatto che continuo a esercitare di fatto le funzioni di coordinatore della DDA su delega del Procuratore della Repubblica.
  Se il tema che interessa questa Commissione è, come immagino, il voto di scambio, intendo prima fare un piccolo inquadramento sulla situazione della criminalità organizzata. Se dovessi parlare di tutto il distretto di Bari, che è molto grande e molto variegato, probabilmente impiegherei tutto il tempo a disposizione, perché tale distretto, che comprende tre province (Foggia, BAT e Bari), presenta dimensioni e caratteristiche di criminalità organizzata molto diversificate. Abbiamo una mafia ancora molto militare nel nord della Puglia, soprattutto sul Gargano e nel foggiano, sebbene comunque in parziale evoluzione; una mafia intermedia tra l'una e l'altra caratteristica nella BAT; nella provincia di Bari l'aspetto della mafia militare, come si dice, si è un po' attenuato. Sebbene ci siano ogni tanto episodi di violenza che normalmente accadono fra componenti di gruppi Pag. 4contrapposti, esiste una evoluzione della criminalità organizzata tesa piuttosto al mantenimento di una apparente pace e dalla infiltrazione soprattutto nel tessuto economico.
  L'assetto territoriale delle famiglie mafiose nel capoluogo di Bari è sostanzialmente immutato nel corso degli anni, salvo espansioni parziali da una parte e dall'altra, e, poi, l'invasione da parte di alcuni clan baresi nei territori limitrofi della provincia e nei paesi che fanno da corona al capoluogo. Quello che è cambiato è però l'approccio sul territorio che diventa più intelligente, se posso permettermi, più furbo e meno in grado di provocare una reazione civile. La percezione di sicurezza che i cittadini hanno, dopo le tante operazioni antimafia che si sono succedute negli anni, è aumentata e di conseguenza, purtroppo, si è attenuata la capacità di reazione e la capacità di cogliere i segnali, che sono meno evidenti ma più nascosti, della presenza della criminalità organizzata. Questo è in fondo anche il grido d'allarme che avevo voluto lanciare, cioè quello di prestare attenzione a quei fenomeni che sono più preoccupanti dal punto di vista sociale, più preoccupanti anche perché suscitano meno reazione. Facciamo spesso antimafia sociale, partecipando a incontri con gli studenti delle università e dei licei e con associazioni sul territorio che, ripeto, è vasto, e registriamo una capacità di appassionarsi, se mi permettete questo termine, al tema antimafia molto diversa. In provincia o nelle zone dove la mafia è ancora molto forte dal punto di vista militare, registriamo un interesse fortissimo e una notevole partecipazione, tanto è vero che quando partecipo a queste riunioni, non mi fanno andare via, se posso esprimermi così, subissandomi di domande e chiedendomi di tornare. Quando abbiamo questi incontri nel capoluogo, per una serie di ragioni sociali, sociologiche, culturali, con classi sociali un po' diverse, composte più da commercianti, l'attenzione e la tensione delle persone è diversa. Nel classico esempio di un incontro antimafia all'università, dove noi addetti ai lavori siamo tutti schierati – il magistrato, l'avvocato, il rappresentante di associazioni di vario genere, di antimafia sociale, il sociologo e il criminologo – parliamo e diciamo più o meno sempre le stesse cose in tutti i posti in cui andiamo, però il nostro pubblico, formato principalmente da studenti universitari, è di fatto – tranne qualche eccezione – totalmente disattento, giocano con lo smartphone e, appena passa il foglio di presenza, firmano e se ne vanno. Questa è una cosa che fa molto male ed è un segnale negativo che trovo preoccupante e che quindi mi spinge a dire che c'è una assuefazione sociale di fronte a un fenomeno che non è affatto sradicato, ma è mutato.
  Il voto di scambio rappresenta una di quelle tematiche che preoccupano di più. Negli ultimi 3-4 anni ci sono state ben tre operazioni che hanno avuto a oggetto fenomeni di voto di scambio a Bari città o nei comuni immediatamente limitrofi. Di queste tre, due hanno previsto la contestazione del 416-ter. Una era soltanto per 416, associazione finalizzata alla corruzione elettorale – articolo 80 – e ben due erano per 416-ter. Questo non può che essere motivo di preoccupazione. Quello che abbiamo scoperto peraltro è avvenuto attraverso indagini che nascevano quasi sempre da altro. Per esempio, nel caso dell'indagine 416-ter nel comune di Valenzano, proprio alle porte di Bari, che ha visto protagonista il clan Buscemi, si è partiti da un'indagine sulla base dell'articolo 74 del DPR n. 309 del 1990, cioè per droga, e poi vennero fuori purtroppo altre realtà. Il fenomeno preoccupa perché dall'altra parte c'è la constatazione del fatto che il decadimento morale, se posso permettermi – forse sono esagerato, non ho il diritto di fare giudizi morali – della popolazione che vende facilmente il proprio voto per 20-25 euro e aliena così il diritto fondamentale dell'essere cittadino, cioè di esprimere liberamente la propria preferenza, ecco, sinceramente, è abbastanza deprimente. Quindi dire che, rispetto alle consultazioni elettorali che si svolgeranno più in là – alle prossime o a quelle future – non esista un motivo di preoccupazione sarebbe dire una stupidaggine. È preoccupante sempre, sebbene si tratti, almeno per quello che abbiamoPag. 5 scoperto noi, di fatti non generalizzati. Almeno per quello che abbiamo scoperto noi, si tratta di fatti confinati a determinati candidati e a determinate situazioni specifiche.
  L'altro aspetto che preoccupa della evoluzione della criminalità organizzata verso l'imprenditorialità è ovviamente l'infiltrazione e il condizionamento di settori dell'economia, come abbiamo potuto constatare nell'indagine «Codice interno» che conoscete perfettamente. Credo sia il primo caso in Italia di una amministrazione giudiziaria ex articolo 34 di una municipalizzata, società privata però a socio unico. Così come è stata sottoposta ad amministrazione giudiziaria, sebbene già conclusasi, anche un'importante azienda dell'automotive. Nell'indagine «Codice interno» è emerso almeno un caso di reinvestimento ex articolo 512-bis in esercizio commerciale nell'ambito della ristorazione e poi nella invasione nel settore della vendita del caffè. Non dico cose che non sapete. Il clan Parisi di fatto si era appropriato del mercato della fornitura di caffè di bassa qualità e ad alto costo, fornendo questo servizio ai commercianti grazie a un'opera di convincimento che, in un territorio come quello, non ha bisogno di essere esercitato attraverso la coercizione violenta perché sono persone conosciute rispetto alle quali non è necessario esternare fisicamente ed esplicitamente la mafiosità. È chiaro che questi segnali vanno denunciati ed evidenziati in maniera forte perché quella assuefazione nella gente purtroppo c'è, a seguito della «smilitarizzazione», diciamo così – però è vero in parte – delle mafie. Quella attenzione invece deve essere ridestata, perché la gente deve sapere che le mafie sono presenti, sono diverse, ma sono capaci di condizionare in alcuni casi l'economia di un territorio che tra l'altro, come tutti voi sapete, sta vedendo uno sviluppo in senso turistico, che era inaspettato fino a poco tempo fa. Però sembra quasi che la gente sia molto contenta di vedere soltanto l'aspetto «carino» della cosa, direi un po' cinematografico alla «Lolita Lobosco», per cui tutto è folklore. Non è proprio così, però fa comodo pensare che sia così.
  L'altro aspetto evolutivo del modo di manifestarsi della criminalità è quello che chiamo violenza giovanile nei luoghi di aggregazione sociale. Soprattutto nel corso degli ultimi due anni – in particolare nel 2024 – abbiamo avuto una serie di episodi, anche collegati fra loro, di violenze commesse da giovani con giovani, nelle discoteche e nei luoghi di ritrovo dove i ragazzi si presentano al preciso scopo di mettere in risalto la loro caratura criminale. Si tratta nella maggior parte dei casi di rampolli di famiglie ben note che si presentano nelle discoteche pretendendo di entrare senza pagare, pretendendo di entrare senza essere controllati – ed entrano regolarmente armati – ovviamente con le tasche piene di sostanze stupefacenti. Una delle modalità più classica è quella di lasciare la pistola nella borsetta della ragazza, che non viene quasi mai controllata per rispetto e invece lì c'è la pistola. In queste occasioni si fronteggiano palesemente, si provocano fra loro e arrivano a contendersi che cosa? Il palcoscenico. Perché oggi è tutto social, oggi è tutta manifestazione esteriore e quindi se un tempo il mafioso non manifestava apertamente la sua mafiosità, oggi chi appartiene a una famiglia mafiosa lo deve dire, lo deve far capire, lo deve manifestare.
  Questo per esempio accade anche nelle carceri dove molti detenuti, appena entrati, riescono ad avere la disponibilità di smartphone. Non parliamo più di piccoli cellulari che venivano introdotti nelle carceri nei modi più fantasiosi, ma parliamo di veri e propri smartphone che nella maggior parte dei casi arrivano con i droni che si avvicinano alle finestre delle celle. Attraverso gli smartphone stanno sui social mentre sono in carcere e manifestano apertamente il fatto di essere in cella, fanno il video facendo vedere come hanno allestito le pareti della cella. In un caso abbiamo la registrazione di un ragazzo appena entrato nella cella che fa vedere le magliette del Bari appese ai muri e tutto questo lo fa sapendo perfettamente di poter essere anche colto di sorpresa e intercettato, ma bastano 24 ore perché ne arrivi un altro. Però il messaggio è questo: «Io sono io, anche in carcere faccio quello che mi pare Pag. 6e quindi abbiate paura di me». Abbiamo dei casi di estorsioni a commercianti fatte mostrando al commerciante il video in diretta del mafioso, che dal carcere intimidisce il commerciante. Voi capite bene che un commerciante che subisce un'intimidazione vedendosi in diretta il criminale, che conosce, nella cella che lo minaccia, ha un effetto devastante e intimidatorio molto più accentuato. Si tratta di un altro allarme che ho lanciato, ma non l'ho lanciato solo io perché questa è una cosa della quale si è parlato tanto in questi ultimi anni, cioè il problema della sicurezza nelle carceri e il problema della incapacità del sistema carcerario, allo stato attuale, di interrompere i legami tra chi è dentro e chi è fuori rendendo quindi inefficace la prima finalità della detenzione, che è quella, se parliamo di 416-bis, di dividere. Invece chi è dentro e chi è fuori fa sempre parte della stessa cosa, è soltanto un modo esistenzialmente diverso di vivere la mafiosità: o sulla strada o nelle carceri. Questo ci fa quasi cadere le braccia perché noi facciamo la repressione e purtroppo questo è il nostro compito, brutta parola. Il massimo che possiamo fare è di ottenere la carcerazione dei mafiosi, ma se loro sbeffeggiano il sistema carcerario e sbeffeggiano anche noi e quindi lo Stato, questa cosa non può andare avanti. Bisogna fare in modo che non entrino più cellulari nelle carceri. Come si deve fare lo sa sicuramente chi di competenza.
  Questo è il modo in cui noi ci dobbiamo adattare alle novità e una di queste novità è proprio quella di cui ho appena finito di parlare, vale a dire la capacità dei detenuti di continuare a gestire le fila. Negli anni scorsi abbiamo avuto il caso di un omicidio ordinato da un detenuto ai suoi, omicidio eseguito a Bari qualche anno fa, in un quartiere periferico. Abbiamo quindi dovuto provare molte volte a chiedere il 41-bis per alcuni detenuti apicali, naturalmente. In alcuni casi lo abbiamo ottenuto e quindi il Ministero ci ha seguito in questa richiesta. Quasi sempre abbiamo dimostrato che una delle ragioni che imponevano l'applicazione del 41-bis nei confronti di quei detenuti era proprio il fatto che continuavano ad avere relazioni con l'esterno con la capacità di interagire con quell'altra parte del clan che era invece in libertà. L'altro effetto della detenzione dei principali protagonisti delle famiglie mafiose è che le giovani generazioni – e questo si riallaccia a quello che ho detto prima – che sono meno, scusate il termine, «mafiosamente» educate, esercitano la loro prepotenza sul territorio in maniera più spavalda e più evidente. Tutto questo mi porta a dire che dobbiamo rinnovare le nostre attenzioni e non ci possiamo più accontentare di fare soltanto repressione perché la repressione porta ovviamente a carcerazioni che però di per sé non sono sufficienti a interrompere i legami mafiosi. Sosteniamo e ci avviciniamo tantissimo all'antimafia sociale, partecipiamo, a scapito del nostro tempo libero, a incontri di questo genere, anche lontano dal capoluogo, però, ripeto, è un po' deprimente vedere questa assuefazione che ci fa sembrare di girare a vuoto.
  Sul voto di scambio si potrà tornare con qualche maggiore approfondimento ma credo che siate tutti perfettamente edotti – lo sapete già dall'anno scorso – di quello che è stato scoperto con l'indagine «Codice interno», siete perfettamente edotti di ciò che è venuto fuori anche da altri procedimenti penali che ho appena indicato e quindi credo che tutti noi possiamo convenire sul fatto che questo è un tema delicato che va affrontato anche in qualche modo che non sia semplicemente la repressione penale. Ciò, tenendo conto del fatto che nella società civile si percepisce sempre meno il disvalore del voto di scambio, il disvalore del vendere il proprio voto: è considerato un fatto sostanzialmente legittimo, come se anche questo fosse espressione di una libertà. Decido liberamente di farmi pagare per vendere il mio voto. Posso anche dirvi che le indagini non finiscono. Abbiamo sempre un focus aperto su questo tema. È chiaro che, dal punto di vista delle strategie investigative, non possiamo tenere aperto un fascicolo per voto di scambio contro ignoti. Dobbiamo partire da alcuni elementi concreti su cui poi eventualmente sviluppare un'attività investigativa, elementiPag. 7 concreti che però non sempre arrivano. Come è capitato in passato, molto spesso si parte da occasioni oppure da indagini che hanno natura completamente diversa.
  Prima di proseguire chiedo al presidente di potere passare alla forma segreta.

  PRESIDENTE. Se i colleghi convengono, dispongo che la Commissione prosegua i suoi lavori in seduta segreta.

  (I lavori proseguono in seduta segreta, indi riprendono in seduta pubblica)

  PRESIDENTE. Riprendiamo i lavori in seduta pubblica.

  FRANCESCO GIANNELLA, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. Presidente, mi dia lei una indicazione su come procedere.

  PRESIDENTE. So che c'erano diversi iscritti a parlare, ma, dato che alle 14 riprenderà la seduta dell'Assemblea della Camera, non c'è il tempo per dare la parola ai colleghi.

  FRANCESCO GIANNELLA, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. Se mi permette, presidente, vorrei fare una chiosa finale.

  PRESIDENTE. Prego.

  FRANCESCO GIANNELLA, procuratore della Repubblica aggiunto presso il Tribunale di Bari. La preoccupazione mia e della procura della DDA di Bari è proprio di carattere sociale. Si tratta di un decadimento sociale. Naturalmente non sono un sociologo e quindi non è compito mio occuparmi di questo, ma da magistrato antimafia e non da magistrato ordinario io devo preoccuparmi anche dei fenomeni. Voglio sottolineare questo. Quando ero sostituto procuratore di una procura ordinaria sul mio tavolo arrivavano ogni giorno le notizie di reato – furto, rapina, violenza fisica – le esaminavo, istruivo un fascicolo e poi lo mandavo a giudizio, se era il caso. La procura antimafia deve fare un lavoro diverso e chi l'ha fatta sa perfettamente cosa voglio dire. Noi dobbiamo cioè avere una visione strategica, dobbiamo essere capaci di leggere i fenomeni e di poterli interpretare per capire se dietro quei fenomeni ci sia la mano delle mafie, come per esempio nel riciclaggio e nella segnalazione delle operazioni sospette. Sono tutti segnali che riceviamo e su cui dobbiamo lavorare, anche partendo da una non notizia di reato. La nostra preoccupazione sul decadimento generale sui temi dell'antimafia e sui temi della legalità è una preoccupazione che si traduce anche nella necessità di dover studiare ancora meglio e ancora più preventivamente le evoluzioni che servano – a noi che magari siamo un po' più abituati – a leggere pericoli per la democrazia, pericoli per la libera espressione del voto, pericoli per la libertà in generale dei cittadini. Dobbiamo farlo perché è il nostro compito: studiare anche i fenomeni, come è stato per tanti altri casi. Certo il tema del voto di scambio non è un fenomeno su cui è possibile aprire un fascicolo dove dentro non c'è niente. Dobbiamo partire da qualcosa, questo è ovvio, e quindi si spera in un risveglio sociale: anche un cittadino, uno, che venga a denunciare un tentativo, noi non ce l'abbiamo mai.

  PRESIDENTE. Grazie. Una chiosa che ci deve far riflettere. Ovviamente sarò costretta a disturbarla di nuovo per le domande. Grazie a tutti i colleghi, anche per la disponibilità ad anticipare la seduta odierna.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 13.55.